LA-U dell'ulivo

Forum Pubblico => VATICANO, CRISTIANI e FEDI ALTRE. => Discussione aperta da: Admin - Febbraio 24, 2013, 04:09:42 pm



Titolo: PAOLO RODARI.
Inserito da: Admin - Febbraio 24, 2013, 04:09:42 pm
VERSO IL CONCLAVE

Il Papa incontra Napolitano: «Pregherò per l'Italia»

Commosso incontro tra il Pontefice e il presidente della Repubblica


«Pregherò per l'Italia». Con queste parole il Papa si è rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nell'incontro, di circa venti minuti, che si è tenuto in Vaticano. Un incontro segnato da forte commozione. Sia il Papa, sia il Presidente, sia sua moglie Clio sono apparsi molto commossi in quest'ultimo incontro, ormai alla vigilia della «rinuncia» di Benedetto XVI, che lascerà il soglio pontificio giovedì 28 febbraio. «Signor Presidente, ha trovato il tempo di venire a salutarmi», ha detto il Papa. «No, è lei mi ha dato opportunità di rivederla», ha risposto Napolitano. Nel corso della visita il capo dello Stato ha accennato alla sua recente visita negli Stati Uniti e alla prossima visita in Germania. E ha regalato al Papa un'edizione rara dei «Promessi Sposi». Benedetto XVI ha invece donato una stampa. Salutando il Capo dello Stato e sua moglie, il Papa ha assicurato le sue preghiere per l'Italia.

INCONTRO CORDIALE - Quello tra il Papa e i coniugi Napolitano è stato oggi un incontro «particolarmente intenso e cordiale, data la grande stima reciproca e la ormai lunga familiarità dei due illustri interlocutori». Lo ha detto il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, che ha rivelato ai giornalisti di aver visto commossi trutti tre gli interlocutori, dopo la mezz'ora di colloquio privato. «Il presidente Napolitano - ha spiegato il portavoce - ha manifestato al Papa non solo la gratitudine del popolo italiano per la sua vicinanza in tanti momenti cruciali e per il suo altissimo magistero religioso e morale, ma anche l'affetto con cui esso continuerà ad accompagnarlo nei prossimi anni». Da parte sua, il Papa «ha ancora una volta espresso al Presidente e alla Signora la gratitudine per la loro amicizia e i migliori auspici per il bene dell'Italia».

RIFLESSIONE - «Il Maligno vuole sempre sporcare la creazione per contraddire Dio e per rendere irriconoscibile la sua verità e la sua bellezza» aveva detto in precedenza il Papa nella breve riflessione con la quale ha concluso gli esercizi spirituali predicati dal cardinale Gianfranco Ravasi.

POLEMICHE - Secondo alcuni il discorso del Papa potrebbe essere stato effettuato in riferimento alle polemiche sorte dopo che alcuni media avevano parlato dell'esistenza di una «lobby gay e pedofila» all'interno del Vaticano legata tra l'altro alla presenza nel conclave di almeno tre cardinali coinvolti nella scandalo pedofilia. Un attacco mediatico a cui aveva risposto , prima della nota ufficiale della Santa Sede, padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede, in un editoriale diffuso dalla Radio Vaticana. In un momento complesso per la vita della Chiesa «non manca chi - ha detto Lombardi - cerca di approfittare del momento di sorpresa e di disorientamento degli spiriti deboli per seminare confusione e gettare discredito sulla Chiesa e sul suo governo, ricorrendo a strumenti antichi - come la maldicenza, la disinformazione, talvolta la stessa calunnia - o esercitando pressioni inaccettabili per condizionare l'esercizio del dovere di voto da parte dell'uno o dell'altro membro del Collegio dei cardinali, ritenuto sgradito per una ragione o per l'altra». «Nella massima parte dei casi - continua padre Lombardi - chi si pone come giudice, tranciando pesanti giudizi morali, non ha in verità alcuna autorità per farlo». «Chi - ha aggiunto il portavoce della Santa Sede - ha in mente anzitutto denaro, sesso e potere, ed è abituato a leggere con questi metri le diverse realtà, non è capace di vedere altro neppure nella Chiesa, perchè il suo sguardo non sa mirare verso l'alto o scendere in profondità a cogliere le dimensioni e le motivazioni spirituali dell'esistenza. Ne risulta una descrizione profondamente ingiusta della Chiesa e di tanti suoi uomini».

CREDENTI - Eppure, rileva ancora il portavoce vaticano, «tutto ciò non cambierà l'atteggiamento dei credenti, non intaccherà la fede e la speranza con cui guardano al Signore che ha promesso di accompagnare la sua Chiesa». «Noi vogliamo, secondo quanto indica la tradizione e la legge della Chiesa - afferma Lombardi - che questo sia un tempo di riflessione sincera sulle attese spirituali del mondo e sulla fedeltá della Chiesa al Vangelo, di preghiera per l'assistenza dello Spirito, di vicinanza al Collegio dei cardinali che si accinge all'impegnativo servizio di discernimento e di scelta che gli è chiesto e per cui principalmente esiste».

MOTU PROPRIO - Intanto, con tutta probabilità il «motu proprio» con il quale il Papa preciserà alcuni punti sul Conclave sarà pronto per lunedì. Lo ha spiegato sempre padre Lombardi nel corso di un briefing. «È molto probabile - ha detto padre Lombardi - che il motu proprio ci sia per lunedì».

Redazione Online23 febbraio 2013 | 15:17© RIPRODUZIONE RISERVATA

da - http://www.corriere.it/cronache/13_febbraio_23/papa-maligno-pedofilia-cardinali_4c38e518-7da3-11e2-af5b-7a4139da51bb.shtml


Titolo: PAPA FRANCESCO.
Inserito da: Admin - Marzo 14, 2013, 03:52:20 pm
 Papa Bergoglio, il primo gesuita a salire sul soglio di Pietro.

Intervista a Padre Giovanni La Manna: "Eviterà conflitti con il padre generale"

L'Huffington Post  |  Di Giulia Belardelli   Pubblicato: 13/03/2013 22:51 CET  |  Aggiornato: 13/03/2013 23:50 CET


Jorge Mario Bergoglio, 76 anni, non è solo il primo Papa sudamericano nella storia della Chiesa. E' anche il primo Papa gesuita, l'unico membro della Compagnia di Gesù presente nel collegio dei cardinali che hanno votato per scegliere il successore di Joseph Ratzinger. Mai, prima di oggi, un gesuita aveva avuto il compito di guidare la Chiesa. Verosimilmente anche perché l'ordine religioso fondato da Ignazio di Loyola nel 1534 ha al suo centro una figura che - almeno nell'immaginario collettivo - può essere percepita come in contrasto con il Santo Padre: il preposito generale - o padre generale o, come viene più comunemente chiamato, il "Papa nero".

Abbiamo intervistato Padre Giovanni La Manna, gesuita e presidente del Centro Astalli di Roma. Che ci ha spiegato perché, dal suo punto di vista, non vi saranno scontri tra le due autorità religiose, anche grazie alla "levatura spirituale e umana del nuovo Papa", che eviterà qualsiasi forma di contrasto con il "padre generale". Quanto al nome scelto dal nuovo Papa - Francesco I - il gesuita non ha dubbi: è un omaggio a San Francisco de Jasso Azpilcueta Atondo y Aznares de Javier, meglio noto come San Francesco Saverio. Uno dei primi santi testimoni della Compagnia di Gesù.

I gesuiti devono prestare obbedienza, oltre che al Papa, anche al padre generale, il cosiddetto "Papa nero" (che attualmente è Adolfo Nicolás). Come si rapporteranno i gesuiti con queste due figure?

Credo che il nuovo Papa sia una grande persona, sia dal punto di vista spirituale che umano, e che avrà la maturità per evitare qualunque forma di conflitto. I gesuiti, riguardo alla missione, fanno un voto che va oltre all'obbedienza: si tratta del cosiddetto "quarto voto di obbedienza al Papa". In base a questo voto, il Papa in qualsiasi momento può chiedere ai gesuiti un impegno a una missione, e i gesuiti - al di là delle intenzioni del padre generale - sono tenuti a obbedire. Ma sono certo che non succederà: Francesco I non creerà forme di conflitto nell'obbedienza al padre generale e a sua santità".

Che significato ha il primo Papa gesuita nella storia della Chiesa?

E' sicuramente qualcosa di nuovo che, come tutte le novità, porterà gioia e curiosità tra i fedeli. Personalmente, sono molto felice e curioso di vedere come si muoverà un Papa gesuita.

Dal suo punto di vista si tratta anche di un riconoscimento del vostro ordine?

Il nuovo Papa è una persona che ha ricevuto una formazione gesuitica. E chi è stato gesuita per anni non può cancellare le sue origini. La sua formazione ha influito sul modo in cui ha agito da arcivescovo di Buenos Aires: quello che forma un uomo difficilmente si dimentica. Il fatto di essere gesuita entrerà nel suo modo di servire la Chiesa.

Ne abbiamo avuto un assaggio già nel saluto di stasera, nella sua richiesta ai fedeli di pregare per lui prima ancora di benedirli. Così come il Papa benedice il popolo della Chiesa, Francesco I ha chiesto al suo popolo di benedirlo e pregare per lui.

E cosa dice del nome? Pensa che lo abbia scelto in riferimento a San Francesco e al suo voto di povertà?

Avendo Sua Santità una storia da gesuita, penso proprio che lo abbia scelto avendo in mente San Francesco Saverio (San Francisco de Jasso Azpilcueta Atondo y Aznares de Javier, ndr), uno dei primi missionari ad aver tentato di evangelizzare terre nuove. Credo che la scelta del nome appartenga alla storia di Sua Santità e dunque affondi le sue radici nella storia dei gesuiti.

Pensando e vivendo da gesuita, ho pensato immediatamente a questo riferimento al nostro Francesco Saverio, che è un santo fondamentale per i gesuiti: uno dei primi santi testimoni della Compagnia di Gesù. Ha speso una vita intera nella sua missione di evangelizzazione. Sono certo che questo nome risuoni nell'animo di Sua Santità.

Che tipo di Papa sarà Francesco I? Un Papa di rottura o di continuità con il passato?

Sicuramente terrà conto della linea seguita dai suoi predecessori. Ma a modo suo darà delle priorità, e nell'identificazione di queste priorità peserà il suo essere gesuita. Tenendo conto del nome che ha scelto, sarà certamente un uomo impegnato nella nuova evangelizzazione nell'anno della fede.

Guiderà la Chiesa con l'attenzione di chi guarda il mondo da un altro punto di vista, che nel suo caso è l'Argentina. In questo modo aiuterà la Chiesa universale ad avere un'aria nuova e rivedere le sue priorità. Tutto ciò non potrà che portare slancio ed entusiasmo nella Chiesa. Torno al suo primo discorso da Papa: chiedendo ai fedeli di benedirlo, ha avviato un dialogo, una relazione nuova, biunivoca. Non è un discorso a senso unico: vuol dire sentirsi parte di un'unica realtà.

da - http://www.huffingtonpost.it/2013/03/13/papa-gesuita-intervista-padre-giovanni-la-manna_n_2870717.html?utm_hp_ref=italy


Titolo: Francesco, il vescovo di Roma che si inchina davanti alla gente
Inserito da: Admin - Marzo 14, 2013, 03:53:22 pm

Tutte le novità di Francesco, il vescovo di Roma che si inchina davanti alla gente

Pubblicato: 14/03/2013 09:11


Fin dal primo annuncio è stato chiaro che le dimissioni di Benedetto XVI non fossero una conclusione, ma un gesto profetico carico di senso per la Chiesa e per il mondo. Solo che non riuscivamo a immaginare come. L'emozionante serata di ieri con l'annuncio al mondo dell'elezione di papa Francesco è uno dei primi frutti di quel gesto e ci mostra come nella Chiesa si sia aperto uno spazio di novità. Nonostante si tratti del 266º successore di Pietro, con stupore ci rendiamo conto che sotto molti punti di vista si tratta di una prima volta, come sottolineano anche i gesti del neoletto Pontefice. Merita la pena approfondire questo aspetto che pure molti hanno già notato.

Per la prima volta abbiamo un Papa latinoamericano. Certo con radici italiane, ma anche portatore di una sensibilità specifica di un diverso continente. Anzi, per la prima volta abbiamo un Papa che guarda il pianeta con gli occhi del Sud del mondo. Questa diversa prospettiva è legata alle peculiarità della Chiesa argentina, diversa da quella occidentale, radicata in una realtà molto popolare, in termini di religiosità ma anche di vicinanza concreta a chi vive situazioni di sofferenza e povertà. Questa spiritualità spiazza le nostre dicotomie tra "conservatori" e "progressisti", che faremo meglio a mettere da parte per evitare di perderci la novità e la sorpresa che abbiamo davanti agli occhi.

Ebbene, quest'uomo che i cardinali "sono andati a prendere quasi alla fine del mondo" si presenta dal balcone della basilica vaticana affermando che la sua missione è quella di essere vescovo di Roma, senza riferire né a sé né a Benedetto XVI alcun altro titolo (come papa o pontefice). Fin dalle prime parole del suo pontificato, Francesco si propone come il pastore di una Chiesa locale - certo con un ruolo particolare - chiamato a collaborare "nella carità" con tutti gli altri fratelli nell'episcopato, responsabili di altre Chiese locali. Questa immagine di una Chiesa collegiale non è una novità, è la dottrina affermata dal Concilio Vaticano II, ma che finora non ha trovato una soddisfacente attuazione. Le prime parole di papa Bergoglio lasciano intravedere che sarà questo uno degli assi del suo pontificato.

È anche la prima volta di un Papa gesuita, uscito tra l'altro da un Conclave in cui Bergoglio era l'unico gesuita presente. Certamente la spiritualità della Compagnia di Gesù darà un'impronta a papa Francesco, e nel suo senso più autentico, non in quello deteriore che ha preso piede anche a causa dei limiti con cui i gesuiti concreti l'hanno incarnata nella storia. È una spiritualità che spinge a coinvolgersi integralmente nella relazione con Dio: non solo con la mente ma anche con l'affettività, i sentimenti, la memoria, il corpo ... È una spiritualità che invita a non accontentarsi, ma a osare il nuovo, l'impensato, sempre alla ricerca di un "di più" nella direzione della costruzione del Regno di Dio e della sua giustizia. Infine, è una spiritualità che insegna a contemplare Dio all'opera nella storia del mondo e degli uomini - e certamente non solo all'interno dei confini della Chiesa - e a nutrire uno sguardo positivo su tutti gli uomini e tutta la creazione, uno sguardo di fiducia (non a caso una delle prime parole pronunciate da papa Francesco). Riconosciamo una traccia potente di questo atteggiamento nella richiesta che la folla pregasse Dio di benedire il neoletto vescovo di Roma, prima che a sua volta lui impartisse la benedizione, e soprattutto nel gesto di inchinarsi di fronte alla piazza gremita. Dio è presente e all'opera in tutti, e non solo nel Papa; e tutti, Papa compreso, abbiamo bisogno di scambiarci reciprocamente i doni che derivano da questa presenza.

Ma quello che più mi ha commosso è la scelta del nome, anche questa una novità assoluta nella storia della Chiesa. Francesco di Assisi è l'uomo che, senza essere neanche prete, accolse il compito di ricostruire la Chiesa in un epoca di corruzione e di allontanamento dal Vangelo, facendosi forte solo della povertà, della semplicità, della capacità di affidarsi interamente a Dio. La scelta di chiamarsi Francesco in una Chiesa indebolita da scandali, mancanza di trasparenza e intrighi indica con chiarezza quale strada intenda prendere papa Bergoglio. Oltre che con il nome lo ha indicato rinunciando alla mozzetta bordata di ermellino e presentandosi con la sola veste, senza neanche la stola sacerdotale (poi indossata al momento della benedizione): un Papa, sull'esempio di Francesco di Assisi, spogliato di tutte le sue insegne, che porta sul cuore soltanto quella croce - nemmeno dorata! - da cui riceve forza.

Queste le novità, per molti versi inaudite, del giorno dell'elezione di papa Francesco. In termini più squisitamente teologici possiamo chiamarle promesse. Attraverso di loro tocchiamo con mano che lo Spirito, a cui è affidata la Chiesa, non ha smesso di soffiare e di "fare nuove tutte le cose" (per utilizzare le parole dell'Apocalisse), anche quelle che sembrano più immutabili. Fin dalle sue prime parole papa Francesco ci ha ricordato come il ruolo di vescovo e di papa abbia una natura irriducibilmente relazionale: non vi è pastore se non c'è un gregge, e viceversa. Come in ogni relazione, tocca a ciascuno fare la propria parte. Il successo del pontificato di Francesco è affidato alla responsabilità sua come a quella di tutti i membri della Chiesa: se la accoglieremo, potremo assistere e partecipare al compimento delle promesse che abbiamo udito ieri sera.

da - http://www.huffingtonpost.it/giacomo-costa/francesco-il-vescovo-di-roma-che-si-inchina-davanti-alla-gente_b_2873874.html?utm_hp_ref=italy&utm_hp_ref=italy


Titolo: Gesuita filosofo, figlio di un ferroviere italiano chi è Jorge Mario Bergoglio
Inserito da: Admin - Marzo 14, 2013, 03:54:36 pm
 Gesuita filosofo, figlio di un ferroviere italiano chi è Jorge Mario Bergoglio, il primo Papa sudamericano della storia: "Sono venuti a prendermi da lontano"

Pubblicato: 13/03/2013 20:36 CET  |  Aggiornato: 14/03/2013 10:59 CET


Gesuita, arcivescovo di Buenos Aires, nato nella capitale argentina il 17 dicembre 1936, Jorge Mario Bergoglio è di origine italiana ed è noto per uno stile di vita segnato dall'austerità e la semplicità.

Da buon argentino il nuovo Papa, Jorge Bergoglio, è un appassionato di calcio e di tango. Tifoso del San Lorenzo, squadra del quartiere Almagro di Buenos Aires.

Nel Conclave del 2005 fu il grande antagonista di Joseph Ratzinger. Ha sempre abitato in una piccola stanza dall'aspetto monacale nella sede dell'arcivescovato. Nella sua città, la megalopoli Buenos Aires, ha l'abitudine di girare in autobus e in metropolitana.

Laureato in filosofia e teologia nel collegio massimo 'San José' di San Miguel, il 13 dicembre 1969 è stato ordinato sacerdote.
Nel 1973 è stato eletto Provinciale dell'Argentina, incarico che ha esercitato per sei anni. In seguito ha conseguito il dottorato in Germania.

Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo titolare di Auca e ausiliare di Buenos Aires. Il 3 giugno 1997 è stato nominato arcivescovo coadiutore di Buenos Aires e il 28 febbraio 1998 arcivescovo di Buenos Aires per successione, alla morte del cardinale Antonio Quarracino.

È stato ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina che non possono contare su un ordinario del loro rito. Da Giovanni Paolo II è stato nominato cardinale nel concistoro del 21 febbraio 2001, del Titolo di San Roberto Bellarmino.
E' membro delle Congregazioni per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, per il Clero, per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica; del Pontificio consiglio per la Famiglia; della Pontificia Commissione per l'America Latina; del Consiglio ordinario della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi.

LE REAZIONI DEI GIORNALI La stampa latinoamericana ha accolto con gioia e entusiasmo l'elezione dell'arcivescovo di Buenos Aires. Diversi però sono anche i titoli critici di alcuni quotidiani che insistono su aspetti più polemici della storia e personalità del nuovo pontefice o sui suoi rapporti politici in patria.

Così in Argentina, il Clarin ricorda "l'aspra relazione di Bergoglio con i Kirchner", soprattutto con il defunto ex presidente Nestor.

In Messico, El universal titola sulla sua prima frase dal balcone: "sono venuti a cercarmi fino alla fine del mondo", allusiva al sudamerica. La jornada invece, principale giornale messicano di impronta progressista, ricorda invece una vicenda passata ma problematica nella carriera di Bergoglio: "testimoni collegano il nuovo papa alla dittatura argentina".

In colombia El Espectador, giornale liberale fondato nel 1887, decide di titolare sulla sua edizione online su un altro aspetto polemico del nuovo Papa: "Francesco i, un papa contro il matrimonio gay".

In brasile, la Folha de sao paulo titola: "Papa Francisco" e insiste sul fatto che sia "il primo Papa latinoamericano". In un altro titolo ricorda "il nuovo Papa ha guadagnato popolarità per aver lavato i piedi dei malati di aids". Anche il sito del grande giornale o globo titola sul fatto che si tratta de "il primo Papa gesuita e latinoamericano".


da - http://www.huffingtonpost.it/2013/03/13/chi-e-jose-mario-bergoglio-il-nuovo-papa_n_2869099.html?1363203622&utm_hp_ref=italy


Titolo: BERGOGLIO, Cucina da solo, si sposta in autobus
Inserito da: Admin - Marzo 14, 2013, 04:00:57 pm
IL RITRATTO

Cucina da solo, si sposta in autobus

E ricorda il dialetto piemontese

Figlio di un ferroviere astigiano, entrò nei Gesuiti a 21 anni. I soldi per la sua festa cardinalizia li volle dare ai poveri



CITTÀ DEL VATICANO - Curet primo Deum , anzitutto curati di Dio. Bisogna partire dalla Formula di Sant'Ignazio di Loyola, la regola del fondatore della Compagnia di Gesù, per capire la semplicità di Francesco, il primo gesuita vestito di bianco della storia. L'austerità di Jorge Mario Bergoglio, 76 anni, è leggendaria. A Buenos Aires gira in autobus, non vive nell'episcopato ma in un piccolo appartamento, raccontano si prepari la cena da sé e del resto la sera mangia poco o niente, un tè, della frutta. Quando Giovanni Paolo II lo creò cardinale, 21 febbraio 2001 (nello stemma aveva il cristogramma IHS, per il greco Iesous, dei gesuiti), si dice che i fedeli avessero preparato una colletta per fare festa ed accompagnare il suo viaggio a Roma: ma lui chiese loro di restare in Argentina e dare i soldi raccolti ai poveri, a Roma festeggiò quasi da solo. Il suo motto episcopale era miserando atque eligendo , scusando e scegliendo. Nelle biografie preparate dai cardinali per la sala stampa della Santa Sede la sua è tra le più corte, una mezza pagina.

Bergoglio è solido nella dottrina e insieme riformatore, molto attento alle questioni sociali. «In questa città la schiavitù non è abolita, è all'ordine del giorno sotto diverse forme», sillabava poco tempo fa denunciando lo sfruttamento dei lavoratori nelle officine clandestine, il rapimento di donne e bambine per avviarle alla prostituzione. E poi la povertà, il debito sociale: «Per coloro che hanno abbastanza i più poveri non contano, c'è una immorale, ingiusta e illegittima violazione al diritto di sviluppare una vita piena».

Grande festa in Argentina per l'elezione del nuovo ponteficeGrande festa in Argentina per l'elezione del nuovo pontefice
Sarà anche che suo padre faceva il ferroviere: si chiamava Mario come lui ed era un piemontese di Portacomaro, in provincia di Asti, emigrato a vent'anni in Argentina per sbarcare il lunario. Lui, Jorge Mario, è nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936, da ragazzo fece le pulizie in fabbrica e si diplomò come perito chimico prima di entrare, a 21 anni, nella Compagnia. Studi umanistici, laurea in Filosofia e poi in teologia, una tesi dottorale in Germania. A 37 anni era già «provinciale» e quindi superiore dei gesuiti in Argentina. Durante la dittatura militare si mosse sottotraccia per salvare sacerdoti e cittadini dai torturatori ed è molto rispettato dalle madri di Plaza de Mayo, che non hanno certo risparmiato condanne alle connivenze della gerarchia cattolica.

Ora passerà alla storia anche per essere il primo Papa latinoamericano. È appassionato di tango, ma le origini italiane e piemontesi restano. Francesco si ricorda ancora il dialetto astigiano e conosce Rassa nostrana , «libera e testarda», il canto degli immigrati. Del resto oltre allo spagnolo e all'italiano parla inglese, francese, tedesco. Coltissimo e umile, parla duro se necessario, come quando pochi mesi fa, a novembre, deplorò il fariseismo di alcuni preti della sua diocesi: «Lo dico con dolore, se suona come una denuncia o un'offesa perdonatemi: nella nostra regione ecclesiastica ci sono presbiteri che non battezzano i bambini delle madri non sposate perché non sono stati concepiti nella santità del matrimonio». Contro tale «sequestro» dei sacramenti, contro gli ipocriti che «allontanano il popolo di Dio dalla salvezza» («magari una ragazza che non ha voluto abortire si trova a pellegrinare di parrocchia in parrocchia, chiedendo che qualcuno le battezzi il bimbo») le parole di quell'omelia suonano oggi fondamentali dopo un Conclave che ha avuto al centro la nuova evangelizzazione: «Gesù non fece proselitismo: lui accompagnò. E le conversioni che provocava avvenivano precisamente per questa sua sollecitudine a accompagnare che ci rende fratelli, che ci rende figli, e non soci di una Ong o proseliti di una multinazionale».

L'essenziale sta nella spiritualità ignaziana. Ieri i gesuiti erano così commossi da faticare a parlare, «è un Papa latinoamericano, anzitutto, e sono colpito dal nome, Francesco, scelto per la prima volta con un coraggio notevole, molto espressivo di uno stile di semplicità e di testimonianza evangelica», diceva con la voce incrinata («sono sotto choc, non riesco ad aggiungere altro») padre Federico Lombardi. Padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica , è emozionato come un bimbo: «Per il Santo Padre il voto di povertà è molto importante, del resto Ignazio ci teneva molto e Francesco e Domenico sono stati i suoi modelli ispiratori...». Ma non c'è solo questo. L'immagine di ieri sera è il Papa che si inchina davanti ai fedeli in piazza, a ricevere la preghiera. Che si definisce anzitutto «vescovo» e si rivolge al «popolo» accorso in piazza, poiché il pontefice è tale in quanto vescovo di Roma: «Adesso vorrei dare la benedizione ma vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica...». A 21 anni, per una polmonite, gli asportarono la parte superiore del polmone destro, ma è un uomo forte. E la spiritualità di Francesco promette molto in tema di riforma della Chiesa: «Bergoglio è una persona dolce ma ferma, un uomo che ha le idee molto chiare e le pone in maniera assolutamente evangelica, e il suo stile di vita rivela questo tratto», sorride padre Spadaro. «Non si imporrà con gesti forti, credo che lo scopriremo pian piano...».

Gian Guido Vecchi14 marzo 2013 | 11:08© RIPRODUZIONE RISERVATA


Titolo: Sandro Magister Cosa farà papa Francesco
Inserito da: Admin - Marzo 14, 2013, 11:22:34 pm
Chiesa

Cosa farà papa Francesco

di Sandro Magister

I rapporti con Ratzinger primo rebus per il nuovo pontefice. Che dovrà fare i conti con il ricambio nella curia, lo Ior, il ruolo dei vescovi

(14 marzo 2013)

Fresco di nomina e col conclave alle spalle, il nuovo papa ha davanti a sé un'agenda che fa tremare. Quel «vigore nel corpo e nell'animo» che, spegnendosi, aveva indotto il suo predecessore al ritiro gli sarà obbligatorio, per governare la Chiesa. E proprio l'attuale "chi è" di Joseph Ratzinger sarà il suo problema più immediato, senza precedenti nella storia della Chiesa. Da un lato c'è chi vede e vuole in Benedetto XVI un papa "per sempre", anche dopo e nonostante la rinuncia, col rischio di un permanente confronto tra il vecchio papa e il nuovo, per qualcuno addirittura tra papa e antipapa, in una Chiesa a due teste. E dall'altro c'è invece chi vede nella rinuncia di Ratzinger uno svuotamento salutare della figura stessa del papa, l'alba di un papato più "moderno" e più "umano", perché abbassato alla dimensione di un qualsiasi vescovo e con l'orologio del tempo a limitarne la durata, come per l'amministratore di una terrena società per azioni.

I DUE PAPI
Il ruolo da riconoscere nel suo vivente predecessore sarà una delle prime decisioni del nuovo eletto, apparentemente minima, invece gravida di storiche conseguenze. Rigettato con fermezza dai canonisti, il titolo di "papa emerito" applicato a Benedetto XVI è stato sì incautamente incoraggiato da chi è più vicino a Ratzinger nel suo ritiro, ma è ancor più funzionale proprio a chi vuole rovesciare teologicamente e giuridicamente il papato, da fuori e da dentro la Chiesa. La nuova edizione ufficiale dell'Annuario Pontificio, che oltre allo "status" risaputo del nuovo papa dovrà definire anche quello del suo predecessore, sarà un test di primaria importanza.

LA CURIA
La trascuratezza del diritto è infatti da almeno mezzo secolo uno dei punti di crisi della Chiesa cattolica. L'idea secondo cui «la Chiesa non debba essere una Chiesa del diritto ma una Chiesa dell'amore» - idea denunciata con forza ma con poco successo da Benedetto XVI - ha dato fiato non soltanto al sogno utopistico di un cristianesimo spirituale senza più gerarchia né dogmi, ma anche, più materialmente, al malgoverno di una curia vaticana lasciata a se stessa, cioè anche ai suoi intrighi, alle ambizioni, ai malaffari, ai tradimenti. I cardinali che l'hanno eletto aspettano dal nuovo papa che intervenga da subito e con decisione a rimettere ordine nella curia. Tra un papa e l'altro i capi dei vari uffici decadono. L'attesa dei più è che le riconferme di routine non vanifichino lo "spoils system", come quasi sempre è avvenuto. Il primissimo atto di Giovanni XXIII da papa fu la nomina del nuovo segretario di Stato: il validissimo Domenico Tardini, diplomatico di prim'ordine. Dal nuovo papa ci si aspetta lo stesso.

LO IOR
La curia, con i suoi uomini e le strutture, «non deve essere come la corazza di Saul, che indossata dal giovane Davide gli impediva di camminare», disse una volta Ratzinger. L'Istituto per le Opere di Religione, la "banca" vaticana, è uno di questi ferrivecchi senza i quali la Chiesa sarebbe più libera. In passato, quando operava come un paradiso "off shore", lo Ior offriva ai suoi clienti di tutto il mondo opportunità che altri non davano, nel bene e nel male. Ma da quando Benedetto XVI ha voluto che si sottomettesse agli standard e ai controlli dei paesi della "white list", la sua particolarità è finita. Una sua chiusura recherebbe alla Chiesa solo vantaggi.

LA COLLEGIALITA'
Una curia più snella consentirebbe anche un legame più diretto tra il centro e la periferia della Chiesa, tra il papa e i vescovi. E' il capitolo della "collegialità", scritto dal Concilio Vaticano II ma rimasto in buona misura ancora da attuare. Come il papa è il successore di Pietro, così i vescovi sono la continuazione dell'insieme dei dodici apostoli, e assieme a lui devono governare la Chiesa. I criteri per la loro scelta sarà un altro dei punti in attesa di innovazione. Una pletora di nomine mediocri è stato uno dei motivi della decadenza della Chiesa in molti Paesi. Mentre il contrario è accaduto dove alla testa delle diocesi sono stati insediati vescovi di alto livello. Il caso più evidente di una Chiesa risorta grazie alla capacità di guida di una nuova squadra di vescovi di prima qualità è dato dagli Stati Uniti.


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da - http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cosa-fara-papa-francesco/2202611


Titolo: PAPA FRANCESCO.
Inserito da: Admin - Marzo 16, 2013, 05:25:36 pm
Papa: "Come vorrei una Chiesa povera"

E spiega perché ha scelto il nome Francesco

Il pontefice racconta la sua elezione e la scelta del nome ai giornalisti.

Sarà a Castel Gandolfo da Ratzinger  sabato prossimo.

Domani il primo Angelus


CITTA' DEL VATICANO - "Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri". Ha scelto di rivolgere la sua attenzione ai più deboli, 'agli ultimi', il Papa nell'incontro con i giornalisti, spiegando di aver scelto il nome di Francesco perché "è l'uomo della povertà e della pace". Molti si sono chiesti se fosse Francesco Saverio o Francesco di Sales, ma la decisione è stata ispirata al santo di Assisi. "Avevo accanto a me l'arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito della Congregazione per il Clero, Claudio Hummes, un grande amico", ha raccontato il pontefice. "Quando la cosa è divenuta un po' pericolosa - ha proseguito - lui mi confortava, e quando i voti sono saliti a due terzi, momento in cui viene l'applauso consueto perché è stato eletto il Papa, lui mi ha abbracciato, mi ha baciato, e mi ha detto: non ti dimenticare dei poveri". "Quella parola è entrata qui - ha aggiunto il Pontefice toccandosi il capo -, i poveri, i poveri". "Poi subito, in relazione ai poveri, ho pensato a Francesco d'Assisi". "Molti mi hanno detto ti dovevi chiamare Adriano per essere un vero riformatore, oppure Clemente per vendicarsi di Clemente XIV che abolì la Compagnia di Gesù", ha aggiunto.

Il saluto ai giornalisti. Nel primo incontro con la stampa il papa ha rivolto "un ringraziamento speciale" ai giornalisti "per il qualificato servizio dei giorni sorsi". Poi ha esclamato con un sorriso: "Avete lavorato!", salutato da un applauso degli operatori dei media. Sono queste le prime parole che il pontefice ha rivolto ai giornalisti, incontrandoli. "Il vostro ruolo è indispensabile per raccontare la realtà contemporanea". Tra i giornalisti salutati da Papa Francesco al termine dell'udienza nell'Aula Paolo VI, Giovanna Chirri, che per prima diede al mondo la notizia delle dimissioni di papa Benedetto XVI. Con emozione Giovanna ha stretto la mano al Pontefice, sorridendo.

Il 23 marzo da Ratzinger. Questa mattina è arrivata la notizia che l'incontro tra il Papa emerito e il nuovo pontefice si terrà il 23 marzo, la settimana prossima. Papa Francesco andrà in elicottero a Castel Gandolfo per incontrare Benedetto XVI. Il pontefice e il Papa emerito saranno insieme a pranzo. "Rivolgo un pensiero colmo di grande affetto al mio predecessore, che ha rinvigorito la Chiesa con il suo magistero, la sua umiltà e la sua mitezza", ha detto oggi Papa Francesco, incontrando i cardinali in Sala Clementina. Papa Francesco presiederà poi domenica 24 marzo la processione e la messa delle Palme in piazza San Pietro.

Nobel Esquievel: "Non appoggiò la dittatura". Oggi, dopo le dichiarazioni di ieri di padre Lombardi che ha respinto le voci che parlano di rapporti poco chiari tra l'attuale Papa e la dittatura argentina, sulla vicenda si è espresso il premio Nobel la pace Adolfo Perez Esquivel, argentino. "Bergoglio non appoggiò mai la dittatura e le accuse nei suoi confronti sono false", ha detto Esquivel, a margine della manifestazione organizzata da Libera in ricordo delle vittime di mafia. "Molti vescovi - ha detto Esquivel - chiedevano il rilascio dei prigionieri, ma i militari facevano quello che volevano e non quello che dovevano". Ai giornalisti, il Nobel argentino ha aggiunto, parlando di Papa Francesco: "Mi piace, con lui finisce l'eurocentrismo e un Papa latinoamericano è un segno di speranza forte per tutti".

Conferma temporanea della Curia. Qualche ora dopo, un comunicato della Santa Sede informa che Papa Francesco "ha espresso la volontà che i Capi e i Membri dei Dicasteri della Curia Romana, come pure i Segretari, nonchè il Presidente della Pontificia Commissione dello Stato della Città del Vaticano, proseguano nei rispettivi incarichi donec aliter provideatur". Insomma, provvisoriamente. Fino a nuove disposizioni. Lo stesso vale anche per il segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Un atto scontato, tutti i pontefici - nelle fasi di transizione - confermano il governo della Chiesa. Il tempo della rivoluzione interna deve ancora arrivare.

Grillo: "Affinità con Cinque Stelle". Al coro di elogi per il nuovo Papa si aggiunge anche Beppe Grillo. Che però va oltre. E sostiene che ci sono affinità tra Francesco e il MoVimento. "La politica senza soldi è sublime, così come potrebbe diventare una Chiesa senza soldi, un ritorno al cristianesimo delle origini", dice. E aggiunge: "I ragazzi del M5S a Woodstock a Cesena nel 2010, si autodefinirono i pazzi della democrazia, così come i francescani erano detti i 'pazzi di Dio'".


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da - http://www.repubblica.it/speciali/esteri/conclave-papa-elezioni2013/2013/03/16/news/papa_francesco_in_visita_a_ratzinger_oggi_incontra_i_giornalisti-54669361/?ref=HRER3-1


Titolo: Papa BERGOGLIO, già sotto gli schizzi di fango ...
Inserito da: Admin - Marzo 16, 2013, 05:30:32 pm
IL NEO PAPA FRANCESCO E LE ACCUSE DI CONNIVENZA CON IL REGIME MILITARE

La Chiesa e la dittatura argentina

I dubbi sulle foto di Videla e Bergoglio

In rete le immagini che mostrerebbero il dittatore argentino e il nuovo Pontefice. Ma gli anni non corrispondono


Su Twitter e in rete se ne discute da ore. Quelle foto mostrano il neoeletto Papa Francesco con Jorge Rafael Videla, dittatore argentino dal 1976 al 1981, o si tratta di altri prelati? Subito dopo l'habemus Papam, il regista americano Michael Moore su Twitter posta una foto che mostra un prete di spalle mentre somministra la comunione a Videla. Poi Moore si corregge - sempre con un cinguettio - e smentisce che il sacerdote nella foto sia il neo Papa. Sono in tanti a dirglielo «L'età non corrisponde». Ai tempi - era il 1990 - Bergoglio aveva 54 anni, mentre il prete con l'ostia in mano teso verso il dittatore pare più anziano.

IL TWEET DI MOORE - Secondo quanto spiega anche il Post, l'immagine è della Corbis e la didascalia recita: «L’ex presidente argentino Jorge Rafael Videla riceve la comunione in una chiesa di rito cattolico romano a Buenos Aires, in questa foto del 20 dicembre 1990. In seguito al colpo di stato militare contro Isabel Peron del 24 marzo 1976, Videla divenne presidente, guidando una giunta militare che includeva il brigadiere generale Orlando Agosti e l’ammiraglio Eduardo Massera». Nessun nome, dunque. Secondo molti commentatori argentini, il sacerdote sarebbe Octavio Derisi, importante sacerdote argentino nato nel 1907, che nel 1990 era vescovo ausiliario di La Plata, vicino alla capitale Buenos Aires. Derisi è morto nel 2002. Inoltre ai tempi Bergoglio non ricopriva incarichi particolari e non è nemmeno dato sapere se vivesse a Buenos Aires o meno.

I DESAPARECIDOS - Altre sono poi le foto che mostrano prelati vicina a Videla. In alcuni casi la somiglianza con l'attuale Papa fa sorgere dei dubbi. Ipotesi plausibili o illazioni? Secondo alcuni studiosi argentini e gli avvocati difensori dei desaparecidos c'è il forte sospetto che Bergoglio fosse a conoscenza della presenza di preti sugli aerei militari da cui venivano gettati i dissidenti da far scomparire. Anche in questo caso si tratta di insinuazioni infondate? «Bergoglio non poteva non sapere, ai tempi era a Buenos Aires dove c'era la Scuola di Meccanica della Marina militare (Esma) e dove ogni mercoledì partiva un aereo che gettava in mare decine di persone. Nella sua posizione, non poteva non essere a conoscenza di quello che stava succedendo. E forse la sua voce, se fosse intervenuto, avrebbe evitato tante vittime», spiega Marcello Gentili, da venti anni difensore di parte civile delle famiglie di desaparecidos . La Chiesa cattolica argentina ha confermato dinanzi alle autorità giudiziarie un incontro segreto del 1978 delle gerarchie cattoliche al più alto livello con il dittatore Jorge Videla nel corso del quale si parlò dell’assassinio dei detenuti-desaparecidos.
Un'altra foto di Videla con un alto prelatoUn'altra foto di Videla con un alto prelato

COSA DICE IL MONDO - Nessuna conferma però sul nome di Bergoglio. Il tutto mentre la stampa internazionale - dal New York Times alla Bbc Mundo, fino al foglio argentino Pagina 12 - ricordano le accuse di connivenza con il regime di Jorge Videla che negli anni hanno coinvolto il gesuita, trovando tuttavia sempre la netta smentita di quest'ultimo. Duro con i governi Kirchner, accusati di una politica economica non attenta alle diseguaglianze sociali, Bergoglio «fu meno energico» durante la dittatura degli anni '70, scrive il New York Times, ricordando come il pontefice sia stato «accusato di essere a conoscenza degli abusi della Sporca Guerra e di non aver fatto abbastanza per fermarli mentre 30mila persone sparivano, venivano torturate o uccise dalla dittatura». In Gran Bretagna, il Times lancia il proprio dubbio in prima e titola: «L'amico dei poveri che era anche a suo agio con i dittatori», mentre anche in Germania gli anni di Videla, durante i quali Bergoglio fu Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina, riaffiorano sulle pagine dei quotidiani.

Marta Serafini
@martaserafini

14 marzo 2013 | 19:47© RIPRODUZIONE RISERVATA

da - http://www.corriere.it/esteri/speciali/2013/conclave/notizie/14-mar-i-dubbi-sulle-foto-di-bergoglio-con-videla_3f166818-8cbe-11e2-ab2c-711cc67f5f67.shtml


Titolo: Massimo Faggioli. - La chiesa di Francesco è quella del Concilio Vaticano II
Inserito da: Admin - Marzo 20, 2013, 06:45:42 pm

Massimo Faggioli
Professore di storia del cristianesimo, University of St. Thomas (Usa)

La chiesa di Francesco è quella del Concilio Vaticano II
Pubblicato: 19/03/2013 12:08


Tra le parole-simbolo del nuovo pontificato, a pochi giorni dall'elezione di papa Francesco, vi sono povertà, bontà, tenerezza, custodia. Se nei primi incontri pubblici papa Bergoglio aveva dato l'interpretazione autentica della scelta del nome di Francesco - il santo di Assisi per una chiesa povera e messaggera di pace -, nell'omelia di oggi papa Francesco ha enfatizzato il tema della tenerezza come stile essenziale per una forma d'amore, la custodia, difficile da praticare in un mondo che premia l'individuo e la competizione: "Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo 'custodi' della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell'altro, dell'ambiente; non lasciamo che segni di morte e distruzione accompagnino il cammino di questo nostro mondo!".

Il ricordo dei più deboli e fragili è francescano, ma soprattutto evangelico; la definizione del potere del papa come servizio fa parte della riconfigurazione del ministero petrino che papa Francesco ha annunciato in questi ultimi giorni: "Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce; deve guardare al servizio umile, concreto, ricco di fede, di San Giuseppe e come lui aprire le braccia per custodire tutto il popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l'intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli, quelli che Matteo descrive nei giudizio finale sulla carità: chi ha fame, sete, è straniero, nudo, malato, in carcere. Solo chi serve con amore sa custodire!".

Anche dal punto di vista dello stile liturgico, la messa di inizio pontificato di papa Francesco ha inviato una serie di messaggi difficilmente equivocabili. È la chiesa del Vaticano II, una chiesa che si rifà senza imbarazzi al momento fondamentale di ridefinizione della teologia e del cattolicesimo di cui si celebra il cinquantesimo anniversario tra 2012 e 2015. Nella sua omelia e nei discorsi tenuti fino ad oggi il papa ha ricordato più volte il predecessore Benedetto XVI e Giovanni Paolo II. Non ha citato espressamente il concilio: ma per un vescovo latinoamericano come Bergoglio il Vaticano II è parte essenziale e quasi scontata di quell'esperienza di chiesa.

Le dimissioni di Benedetto XVI, l'elezione di un papa latinoamericano, le sue parole sulla "chiesa povera per i poveri", la messa a Sant'Anna e il saluto ai fedeli all'uscita della chiesa come fanno i parroci in America, il bacio della pace tra il vescovo di Roma e il patriarca ecumenico di Costantinopoli: nulla di tutto questo è pensabile senza il Vaticano II. La stessa forma della celebrazione dell'inizio di papa Francesco ha mostrato, nella solennità di un rito di meno di due ore, la "nobile semplicità" di cui parla il documento del Vaticano II sulla riforma della liturgia (la riforma più importante della chiesa negli ultimi 500 anni), la costituzione Sacrosanctum Concilium approvata nel 1963.

Fine dei barocchismi, fine delle nostalgie, fine delle simbologie monarchiche e imperiali: il papa è papa non perché monarca, ma perché vescovo di Roma. La forma voluta da papa Francesco per la liturgia di inizio pontificato trasmette un'idea di chiesa che si rifà alla chiesa chiamata a concilio da Giovanni XXIII, ed è un'idea di chiesa fedele alla grande tradizione cristiana, e non alle ideologizzazioni antimoderne di essa.

Questo inizio di pontificato riapre il discorso sul ruolo del papato nei rapporti ecumenici tra le chiese, nei rapporti tra le religioni e civiltà. La presenza del patriarca di Costantinopoli, per la prima volta nella storia, alla messa di inizio del ministero del vescovo di Roma; la presenza di rappresentanti delle altre chiese, dell'ebraismo e dell'Islam, di altre comunità religiose; la presenza del mondo intero in piazza San Pietro parla allo stesso tempo di una chiesa che non può tornare indietro dalle traiettorie iniziate cinquant'anni fa.

Quasi per paradosso, al papa che fece della "continuità con la tradizione", Benedetto XVI, uno dei mantra della teologia romana ufficiale, oggi succede papa Francesco, che non ha paura di mostrare non solo le discontinuità di stile col predecessore, ma anche le discontinuità portate nella chiesa cattolica dal concilio Vaticano II: lex orandi, lex credendi, ovvero la forma stessa della preghiera esprime la fede dei credenti. È il concilio Vaticano II che riformulò per i tempi moderni l'idea antica di una "chiesa serva e povera" - un'idea che poco si confà alla vuota pompa delle liturgie imperiali, di cui papa Francesco non ha fatto mistero di volersi liberare.

da - http://www.huffingtonpost.it/massimo-faggioli/la-chiesa-di-francesco-e-quella-del-concilio-vaticano-ii_b_2906103.html?utm_hp_ref=italy


Titolo: Francesco il Vescovo: "Non fatevi rubare la speranza".
Inserito da: Admin - Marzo 24, 2013, 05:15:43 pm
Papa: "Non fatevi rubare la speranza".

Ai giovani: basta guerre e corruzione

Una denuncia, rivolta soprattutto ai giovani, di non cedere allo scoraggiamento e un appello a combattere i mali del potere economico che "colpiscono soprattutto i più deboli"


"Per favore non lasciatevi rubare la speranza!". Il grido di Papa Francesco nell'omelia della messa delle Domenica delle Palme parlando a braccio: una forte denuncia del rischio che si ceda allo scoraggiamento. "In questo momento viene il diavolo mascherato da angelo e tante volte insidiosamente ci dice la sua parola. Non ascoltiamolo, seguiamo Gesù".

"Guardiamoci intorno: quante ferite il male infligge all'umanità!. Guerre, violenze, conflitti economici che colpiscono chi è più debole, sete di denaro, di potere, corruzione, divisioni, crimini contro la vita umana e contro il creato. La nostra gioa non nasce dal possesso delle cose". "Non dobbiamo credere al Maligno che ci dice: non puoi fare nulla contro la violenza, la corruzione, l'ingiustizia, contro i tuoi peccati! Non dobbiamo mai abituarci al male!", una esortazione rivolta soprattutto ai moltissimi giovani presenti in piazza.

E ai giovani ha dato un appuntamento per luglio, confermando così la sua presenza alla Giornata mondiale della Gioventù: "Guardo con gioia al prossimo luglio, a Rio de Janeiro. Vi do appuntamento - ha detto il Papa - in quella grande città del Brasile. Preparatevi bene, soprattutto spiritualmente nelle vostre comunità, perchè quell'incontro sia un segno di fede per il mondo intero".

Il discorso di papa Francesco in una piazza San Pietro gremita con i fedeli che continuano ad arrivare: si sono formate code per entrare nella piazza in tutti gli accessi e anche via della Conciliazione, divisa in tre corsie con le transenne, è completamente.

(24 marzo 2013) © Riproduzione riservata

da - http://www.repubblica.it/esteri/2013/03/24/news/papa_non_fatevi_rubare_la_speranza_ai_giovani_basta_guerre_e_corruzione-55247280/?ref=HRER3-1


Titolo: Non siate avidi, mia nonna diceva sempre che il sudario non ha tasche
Inserito da: Admin - Marzo 24, 2013, 05:18:11 pm

Papa Francesco ai giovani: "Non siate avidi, mia nonna diceva sempre che il sudario non ha tasche"

Ansa  |  Di Giovanna Chirri Pubblicato: 24/03/2013 11:28 CET  |  Aggiornato: 24/03/2013 12:17 CET


"Non lasciatevi rubare la speranza, per favore, non lasciatevi mai rubare la speranza". Portate la "gioia" di Cristo "in tutto il mondo, fino alle periferie". Non fatevi illudere dalla "sete di denaro": "nessuno lo può portare con sé, il denaro lo deve lasciare". "La mia nonna - racconta il Papa - ci diceva 'bambini, il sudario non ha tasche'".

E ancora, "gioia, croce, giovani"; "vi do appuntamento a Rio, in quella grande città del Brasile". E prima: "ricordo quello che Benedetto XVI diceva ai cardinali: siete principi, ma di un Re crocifisso".

Tra inserti a braccio e testo scritto, in parte buttato nel cestino, papa Francesco ha valorizzato con spontaneità il suo primo discorso ai giovani, l'omelia della messa delle palme, giorno in cui la Chiesa celebra nelle diocesi la Giornata della gioventù. Ogni due o tre anni, poi c'è l'incontro mondiale di tutti i giovani con il Papa, il prossimo sarà in Brasile dal 23 al 28 luglio e Francesco annuncia ufficialmente che ci sarà.

"Cari amici, - dice rivolto in particolare ai tanti ragazzi tra le circa cinquantamila persone radunate in piazza San Pietro - anche io mi metto in cammino con voi, sulle orme del beato Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI". E li invita a prepararsi anche "spiritualmente" a quell'appuntamento.

Il filo del discorso di papa Francesco ai suoi ragazzi si muove attraverso le tre parole che ha indicato e riassunto: "gioia, croce, giovani".
"Non siate mai - è il primo concetto e la prima esortazione - uomini, donne tristi: un cristiano non può mai esserlo. Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento. La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall'aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi, nasce dal sapere che con lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti". "Festa, luce, gioia", ha insistito, "questa luce dell'amore di Gesù", e oggi "è festa", come fu "festa, folla, lode, benedizione, pace" l'ingresso di Gesù a Gerualemme, acclamato da quanti sventolavano rami d'ulivo.

Gesù è acclamato come Re, spiega il Papa per introdurre l'idea della "croce", ma il suo regno non è di forza o potere, "chi lo accoglie è gente umile", e "Dio non sceglie il più forte, il più valoroso, sceglie l'ultimo, il più giovane, colui che nessuno aveva considerato".
Il regno di Cristo, ecco l'altro passaggio, non è un regno di potere - e anche Benedetto XVI disse ai suoi cardinali "siete principi ma di un re crocifisso" - ma "con Cristo il cuore non invecchia mai": "voi giovani avete una parte importante nella festa della fede", "ci dite che dobbiamo vivere la fede con un cuore giovane, sempre, anche a settanta e ottanta anni", e qui il Papa è stato interrotto da un applauso. Da qui l'appuntamento per la Gmg di Rio.

da - http://www.huffingtonpost.it/2013/03/24/papa-francesco-ai-giovani_n_2943076.html?utm_hp_ref=italy


Titolo: Francesco il Vescovo: "Rinnovamento in famiglia e società, mistero pasquale...
Inserito da: Admin - Aprile 02, 2013, 12:22:30 pm
Papa: "Rinnovamento in famiglia e società, mistero pasquale riporti fiducia e speranza"

Dopo la preghiera del Regina Coeli, il Pontefice si è rivolto alle 40mila persone radunate in Piazza San Pietro, invitandole a esprimere nella vita i sacramenti ricevuti: "L'odio lasci il posto all'amore". Nel pomeriggio preghiera "silenziosa e commossa" davanti alla tomba di San Pietro


CITTA' DEL VATICANO - "Buona Pasqua e buon pasto a tutti". Papa Francesco, ancora una volta, ha chiuso con tono familiare il suo messaggio dopo la preghiera del Regina Coeli letta ai 40mila fedeli che l'hanno acclamato a lungo in piazza San Pietro. "Saluto con grande affetto tutti voi, cari pellegrini provenienti dai vari Continenti per partecipare a questo incontro di preghiera - ha detto Papa Francesco - a ciascuno auguro di trascorrere serenamente questo Lunedì dell'Angelo, nel quale risuona con forza l'annuncio gioioso della Pasqua: Cristo è risorto! Buona Pasqua a tutti!".

Rinnovamento nella famiglia e nella società. "La Grazia contenuta nei Sacramenti pasquali - ha proseguito papa Bergoglio - è un potenziale di rinnovamento enorme per l'esistenza personale, per la vita delle famiglie, per le relazioni sociali". "Ma tutto - ha aggiunto - passa attraverso il cuore umano: se io mi lascio raggiungere dalla grazia di Cristo risorto, se le permetto di cambiarmi in quel mio aspetto che non è buono, che può far male a me e agli altri, io permetto alla vittoria di Cristo di affermarsi nella mia vita, di allargare la sua azione benefica".

Il potere della Grazia. Papa Francesco, davanti alla piazza pena, ha ripetuto più di una volta che senza la Grazia del Signore gli uomini non possono nulla. Il Pontefice, che oggi per la seconda volta si è affacciato dalla finestra dello studio del palazzo Apostolico Vaticano per l'appuntamento mariano di mezzogiorno (che nel tempo di Pasqua è la preghiera del Regina Coeli), ha ribadito che gli uomini "con la grazia del Battesimo e della Comunione eucaristica possono diventare strumento della misericordia di Dio". "Questo - ha scandito - è il potere della grazia!".

"L'odio lasci il posto all'amore, la menzogna alla verità, la vendetta al perdono, la tristezza alla gioia. Vi ringrazio di essere venuti anche oggi numerosi, per condividere la gioia della Pasqua, mistero centrale della nostra fede - aveva iniziato il Santo Padre - che la forza della Risurrezione di Cristo possa raggiungere ogni persona, specialmente chi soffre, e tutte le situazioni più bisognose di fiducia e di speranza".

Alla tomba di San Pietro. Nel pomeriggio Bergoglio è sceso negli scavi della Necropoli vaticana, primo Papa a farlo, e si è avvicinato all'antica tomba di San Pietro, presso la quale "ha sostato in preghiera silenziosa, in raccoglimento profondo e commosso". Il Pontefice era accompagnato dal cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica Vaticana, dal delegato della Fabbrica di San Pietro, monsignor Vittorio Lanzani, dal suo segretario monsignor Alfred Xuereb e dai responsabili della Necropoli vaticana, Pietro Zander e Mario Bosco. La visita, durata 45 minuti, si è conclusa nelle Grotte vaticane, con l'omaggio alle tombe dei Papi del secolo scorso che vi si trovano: Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo I. Uscendo dalla Grotte, il Papa ha salutato il personale presente ed è rientrato a piedi a Santa Marta, come a piedi era giunto all'ingresso degli scavi sul fianco sinistro della Basilica.

(01 aprile 2013) © Riproduzione riservata

da - http://www.repubblica.it/esteri/2013/04/01/news/papa_rinnovamento_nella_famiglia_e_nella_societ-55734036/?ref=HREC1-10


Titolo: Luigi Accattoli Nella Chiesa Dubbi su croce di ferro e apertura all'Islam
Inserito da: Admin - Aprile 02, 2013, 06:20:42 pm
Nella Chiesa

Le prime critiche dei siti conservatori agli strappi liturgici

Dubbi su croce di ferro e apertura all'Islam


Nelle grandi reti televisive e sulla carta stampata continua la luna di miele del nuovo Papa con l'opinione pubblica, mentre sul web iniziano le critiche: sono tutte di orientamento tradizionalista, riguardano generalmente le vesti e la liturgia ma anche la riluttanza di Francesco all'uso delle lingue e la sua preferenza per il titolo di «vescovo di Roma» rispetto a quello di Papa.

Un primo gruppo di critiche, le più immediate fin dall'apparizione alla loggia, riguardano le vesti, la croce, l'appartamento: il fatto che papa Bergoglio non abbia voluto la croce pettorale d'oro (usa quella di ferro che aveva da cardinale), la mozzetta rossa e le scarpe rosse; il rinvio del trasferimento nell'Appartamento papale nonostante la fine dei lavori di aggiornamento dello stesso.

Il sito «Messa in latino» - che chiama Bergoglio «Papa piacione» - il 27 marzo così commentava l'informazione data dal portavoce vaticano riguardante il desiderio del Papa di rimanere «per ora» ad abitare in una stanza della Domus Sanctae Martae e di voler pranzare e cenare con gli altri ospiti: «Speriamo solo che non aggiunga il suo appartamento del terzo piano del Palazzo Apostolico ai Musei Vaticani».

Più serie sono le critiche alle novità che toccano le celebrazioni liturgiche, a partire dalla «benedizione silenziosa» ai giornalisti venuti a Roma per il Conclave, ricevuti il 16 marzo: «per rispetto» - disse - dei non cattolici e dei non credenti che erano tra loro non diede la benedizione con la formula liturgica ma disse che li benediceva «in silenzio».

Più numerose e più preoccupate sono state le riserve provocate dalla lavanda dei piedi del Giovedì Santo estesa a due musulmani e a due donne, che ha compiuto nel carcere minorile di Casal del Marmo. Sandro Magister - uno dei più noti vaticanisti italiani - richiamava ieri nel suo sito le due questioni e diceva «resta senza risposta l'interrogativo» che esse sollevano.

Lo stesso Sandro Magister aveva garbatamente sollevato dubbi già il 19 marzo: «Alcuni gesti di papa Francesco hanno acceso nell'opinione pubblica dentro e fuori il cattolicesimo cattive tentazioni: dalla liquidazione del governo centrale della Chiesa alla scomparsa del titolo di Papa, dall'avvento di una "nuova Chiesa" spirituale alla umiliazione della bellezza che celebra Dio, cioè della simbolica di riti, abiti, arredi, edifici sacri». Magister è sempre stato un sostenitore del cardinale Bergoglio: ne parlava come di un papabile già nel 2002, ma si direbbe che non ne sia entusiasta ora che è Papa.

Persino la visita di papa Francesco a papa Benedetto ha provocato critiche, o quantomeno le ha provocate la decisione delle autorità vaticane di diffonderne le immagini che mostravano due Papi compresenti e tra loro quasi non distinguibili: «Chi è il Papa?» si è chiesto Roberto De Mattei sul Foglio del 28 marzo: «La coesistenza di un Papa che si presenta come vescovo di Roma e di un vescovo (perché tale è oggi Joseph Ratzinger) che si autodefinisce Papa offre l'immagine di una chiesa "bicefala" ed evoca inevitabilmente le epoche dei grandi scismi. Non si comprende, a questo proposito, il risalto mediatico che le autorità vaticane hanno voluto dare all'incontro dei due Papi, il 23 marzo a Castel Gandolfo. L'immagine che ha fatto il giro del mondo e che lo stesso Osservatore Romano ha pubblicato in prima pagina il 24 marzo è quella di due uomini che il linguaggio dei simboli pone su un piano di assoluta parità, impedendo di discernere in maniera immediata, chi di essi è l'autentico Papa».

Questa di De Mattei sul Foglio è l'unica vera critica mossa finora al Papa argentino dalla stampa italiana. Ma la Rete rigurgita di rimproveri. Il sito tradizionalista «Rorate Coeli» ha ricordato che alla lavanda dei piedi vanno ammessi - secondo le norme liturgiche - solo «uomini scelti» e non donne né musulmani. Il National Post ha qualificato l'elezione di Francesco come «l'ennesima aggiunta al mucchio delle recenti novità e mediocrità cattoliche», in linea con il mezzo secolo seguito al Concilio Vaticano II. Ed Peters, blogger americano, definisce «un esempio discutibile» quella lavanda dei piedi.

Il sito «Cantuale antonianum» rimprovera il Papa di non cantare e già il 14 marzo scriveva che «se anche se il Papa si chiama Francesco, egli non è e non può essere un semplice fraticello che fa esortazioni evangeliche zampillanti al momento». Il sito «Pontifex» - incoraggiato dalla propria denominazione - il 30 marzo scrive perentorio: «È vescovo di Roma ma anche Papa e dunque capo della cattolicità e questo farebbe bene a non dimenticarlo. Il populismo, il pauperismo e la demagogia lasciano il tempo che trovano».

Luigi Accattoli

2 aprile 2013 | 8:07© RIPRODUZIONE RISERVATA

da - http://www.corriere.it/cronache/13_aprile_02/prime-critiche-siti-conservatori-a-strappi-liturgici-accattoli_41083314-9b54-11e2-9ea8-0b4b19a52920.shtml


Titolo: PAOLO RODARI.
Inserito da: Admin - Maggio 07, 2013, 11:16:23 pm
Andreotti, l'amico dei Pontefici

Da Pio XII a Benedetto XVI, il rapporto con il Vaticano e i Papi decisivo nella storia privata e politica del Divo.

"Andreotti ascoltava la Santa Sede e la Santa Sede ascoltava lui", disse il cardinale Tonini.

Wojtyla lo benedisse durante la beatificazione di Padre Pio mentre era in corso il processo Pecorelli

di PAOLO RODARI


Giulio Andreotti e il Vaticano. Più che una lunga amicizia, un feeling strutturale. "Per anni ha vissuto come fosse un segretario di Stato Vaticano permanente", disse di lui Francesco Cossiga, volendo significare che tutto si può dire di Andreotti ma non che si muovesse senza cercare sempre e costantemente il confronto con il Vaticano, la Chiesa, i suoi governanti. Non solo, negli anni della grande Ostpolitik verso i regimi del blocco comunista, Andreotti faceva sul fronte laico ciò che i cardinali Casaroli e Silvestrini facevano sul fronte ecclesiale.

"Andreotti ascoltava la Santa Sede e la Santa Sede ascoltava lui", disse in occasione dei suoi novant'anni il cardinale Ersilio Tonini, che raccontò delle tante amicizie che Andreotti poteva vantare oltre il Tevere. "Il suo più grande amico in Vaticano fu il cardinale Fiorenzo Angelini. Nacque a campo Marzio, nel cuore della vecchia Roma. Forse per questo Andreotti lo sentiva particolarmente amico".

Già, la vecchia Roma. È qui che Andreotti tesse i primi rapporti coi monsignori d'oltre il Tevere. Impara a conoscerli, a stimarli, a capire che per lui, per il suo modo d'essere, la loro amicizia era importante. Conobbe il futuro Pio XII, allora monsignor Pacelli, in casa della sorella di quest'ultimo, Elisabetta sposata Rossignani. Disse Andreotti: "Abitavamo vicini in via dei Prefetti. Pacelli vi portava del cioccolato per le nipoti. E me lo offriva pure a me sul loro terrazzo. Per la verità, l'allora monsignor Eugenio mi diceva poco. Nella zona di via dei Prefetti ero molto più interessato ai giocatori della Roma che mangiavano da sora Emma".

L'amicizia con Pacelli continuò per anni. Per lui Pacelli, al di là delle accuse di non aver fatto abbastanza per gli ebrei nel corso della seconda guerra mondiale, "era un sant'uomo". Disse: "Metteva un po' soggezione. Era ieratico. Trasmetteva austerità ma anche regalità. Era insieme sacerdote e sovrano. Non credo che amasse molto i preamboli nelle conversazioni. E poi voleva sempre risposte molto precise. Era un Papa innovatore, seppure attaccato alla tradizione. Per lui la tradizione era una forza a cui aggrapparsi. Insieme non amava le devianze. Una devianza che combatté con forza fu quella dei comunisti cattolici di Franco Rodano. Un giorno la polizia fascista arrestò Rodano perché anti-fascista. Poco tempo dopo Pio XII dovette fare un discorso rivolto agli operai. Gli scrissi: "Per favore, non parli di Rodano. È in prigione e la considererebbe una pugnalata alle spalle". E, infatti, Pio XII, non ne parlò. Qualche giorno dopo andai col consiglio superiore della Fuci dal Papa. Mi guardò con occhi severi e mi chiese: "Andava bene il discorso?"".

Ricordi appesi al filo della memoria. Parole che dicono quanto stretto fosse, per Andreotti, il legame con il Vaticano. Ma più che con il Vaticano, coi Papi. Disse di lui ancora Tonini: "Assieme a Giorgio La Pira, Aldo Moro, Luigi Gedda e altri fu tra i primi a rispondere all'appello di Pio XII rivolto ai politici: "Fatevi valere". E quella classe di nuovi dirigenti politici si fece davvero valere nell'immediato dopo guerra".

Prima di Pacelli, Andreotti conobbe Pio XI. A dodici anni si trovò in un'udienza nell'aula concistoriale. Raccontò: "Quando lo vidi rimasi di stucco. Gridava e si mise pure a piangere. Ero atterrito tanto che svenni e finii dietro una tenda bianca. Piangeva perché tutti lo accusavano di aver sbagliato a fare il concordato con Mussolini tanto che, nonostante l'accordo, i circoli cattolici erano ancora perseguitati".

Dopo Pacelli invece, Giovanni XXIII. I due s'incontrarono un giorno a Venezia. "Mi trattenne a colazione e mi disse: "Riposati un po'. Ti faccio fare la pennichella nel letto di Pio X". E così fu", raccontò ancora lo stesso Andreotti.

Montini, futuro Paolo VI, fu invece assistente alla Fuci, l'associazione dei giovani cattolici della quale Andreotti fu presidente. Con Montini, dunque, egli aveva una certa familiarità. Disse: "Ricordo un discorso al Campidoglio in cui disse che fu una provvidenza per la Chiesa la caduta dello Stato Pontificio: piovvero critiche inverosimili".

Poi Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Il primo Andreotti non fece a tempo a conoscerlo. Wojtyla invece lo conobbe bene. Disse: "Quando compii ottant'anni mi chiamò. Pensai fosse lo scherzo di qualcuno e invece era lui. Mi disse: "Non dica ottanta ma dica che è entrato nel nono decennio di vita"".

Poi Joseph Ratzinger. Quando era cardinale andò al Senato, in quel momento presieduto da Marcello Pera. Andreotti ricordava sempre quel giorno: "Alla fine tutti dissero: "Abbiamo ascoltato il cardinale Pera e il presidente Ratzinger". Fece, infatti, un discorso di alta politica". Dopo l'elezione i due s'incontrarono e Ratzinger gli disse: "Lei non invecchia mai".

E con Bergoglio. Un'amicizia "filtrata" da don Giacomo Tantardini. Andreotti per anni ha diretto 30Giorni, il mensile che Tantardini ispirava e sul quale Bergoglio è stato più volte intervistato. Ma il legame fu anche precedente l'esperienza di 30Giorni, riconducibile agli anni in cui Pio Laghi, amico di Casaroli e Silvestrini (e dunque indirettamente di Andreotti) era nunzio in Argentina.

Certo, non sempre i rapporti col Vaticano furono idilliaci. Nel 1978 fu Andreotti a firmare la legge sull'aborto. Disse in merito Tonini:"Non lo critico per questo. Credo non avesse altra scelta. E così molti hanno pensato in Vaticano. Abdicare come probabilmente avrebbe voluto fare, avrebbe voluto dire consegnare il paese non si sa a chi. Ne eravamo tutti consapevoli. E la cosa andava evitata. Fu un grande dolore consumato in anni difficilissimi. Ma quella firma non intaccò la stima vaticana nei suoi confronti". E ancora: "Insomma, ha sempre saputo come muoversi oltre il Tevere. Diciamo che sapeva come tenere i rapporti senza compromettere nessuno. In tanti anni non ha mai compromesso nessuno della Santa Sede. Cosa non da poco e non da tutti. Non è stato con la Santa Sede un "furbetto", uno che faceva i propri interessi alle spalle altrui. Tutt'altro. Consigliava e si lasciava consigliare".

(06 maggio 2013) © Riproduzione riservata

DA - http://www.repubblica.it/politica/2013/05/06/news/andreotti_chiesa_rodari-58176455/?ref=HRER3-1


Titolo: PAPA FRANCESCO «Le chiacchiere distruggono la Chiesa»
Inserito da: Admin - Maggio 18, 2013, 04:50:56 pm

18/05/2013

Il Papa: «Le chiacchiere distruggono la Chiesa»

Il pontefice lo ha detto nella messa di Santa Marta. «Il cristiano deve vincere la tentazione di mischiarsi nella vita degli altri»

Redazione
Roma


«Quanto si chiacchiera nella Chiesa! Quanto chiacchieriamo noi cristiani!». Lo ha detto papa Francesco nella messa di stamane a Santa Marta. Per Bergoglio, «la chiacchiera è proprio spellarsi, farsi male l'uno all'altro». «Le chiacchiere sono distruttive nella Chiesa», ha aggiunto  il Pontefice.

Secondo Bergoglio, il cristiano deve vincere la tentazione di «mischiarsi nella vita degli altri». Il Papa, secondo quanto riferisce la Radio Vaticana, ha inoltre sottolineato che chiacchiere e invidie fanno tanto male alla comunità cristiana e che non si può «dire soltanto la metà che ci conviene».

Alla messa, concelebrata con don Daniel Grech del Vicariato di Roma, hanno preso parte un gruppo di studenti della Lateranense, guidati dal rettore mons. Enrico Dal Covolo; Kiko Argueello, Carmen Hernandez e Mario Pezzi del Cammino Neocatecumenale; Roberto Fontolan e Emilia Guarnieri di Comunione e Liberazione. «L'invidia arrugginisce la comunità cristiana», ha detto il Papa nell'omelia, le «fa tanto male», il «diavolo vuole quello». «Quanto si chiacchiera nella Chiesa! Quanto chiacchieriamo noi cristiani! La chiacchiera è proprio spellarsi eh? Farsi male l'uno all'altro - ha affermato -. È come se volesse diminuire l'altro: invece di crescere io, faccio che l'altro sia più basso e mi sento grande. Quello non va! Sembra bello chiacchierare Non so perché, ma sembra bello». «La chiacchiera è cosi - ha proseguito -. È dolce all'inizio e poi ti rovina, ti rovina l'anima! Le chiacchiere sono distruttive nella Chiesa, sono distruttive. È un po' lo spirito di Caino: ammazzare il fratello, con la lingua; ammazzare il fratello!».

Su questa strada, ha detto, «diventiamo cristiani di buone maniere e cattive abitudini!». Ma come si presenta la chiacchiera? Normalmente, ha osservato Papa Francesco, «facciamo tre cose»: «Facciamo la disinformazione: dire soltanto la metà che ci conviene e non l'altra metà; l'altra metà non la diciamo perché non è conveniente per noi. Alcuni sorridono ma quello è vero o no? Hai visto che cosa? E passa. Secondo è la diffamazione: quando una persona davvero ha un difetto, ne ha fatta una grossa, raccontarla, `fare il giornalista´. E la fama di questa persona è rovinata. E la terza è la calunnia: dire cose che non sono vere. Quello è proprio ammazzare il fratello!». «Tutti e tre - disinformazione, diffamazione e calunnia - sono peccato! Questo è peccato! Questo è dare uno schiaffo a Gesù nella persona dei suoi figli, dei suoi fratelli», ha ammonito il Pontefice.

Ricordando quanto detto da Gesù a Pietro, papa Francesco ha quindi avvertito che «le chiacchiere non ti faranno bene, perché ti porteranno proprio a questo spirito di distruzione nella Chiesa».

DA - http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francis-francisco-24931/


Titolo: PAPA FRANCESCO. "La realtà si capisce meglio dalle periferie"
Inserito da: Admin - Maggio 27, 2013, 04:46:56 pm
Papa Francesco, prima visita in parrocchia: "La realtà si capisce meglio dalle periferie"

Il pontefice si è recato nel quartiere romano di Prima Porta e ha lodato il lavoro svolto dalla chiesa sul territorio. "Complimenti a voi che siete sentinelle"


ROMA - "Carissime sentinelle. Le periferie hanno un senso positivo perché la realtà la si capisce meglio non dal centro, ma dalle periferie". Queste le parole con cui papa Francesco si è rivolto ai fedeli della comunità parrocchiale romana di via Sulbiate, nella zona di Prima Porta, dove è arrivato con l'elicottero per celebrare la messa. Il pontefice ha così risposto scherzosamente alla lettera di benvenuto dei parrocchiani che si sono definiti "sentinelle" di Roma. Quella di oggi è la prima visita di Francesco in una parrocchia della capitale.

"Caro primo sentinelle e caro secondo sentinella, mi piace quello che dite sulle sentinelle, la la realtà si capisce meglio non dal centro, ma dalle periferie, anche se come tu hai detto, bisogna diventare sentinelle, ti ringrazio per questo lavoro di essere sentinelle, ringrazio per  l'accoglienza in questo giorno di festa della Trinità", ha detto ancora il papa. "E ci sono - ha aggiunto - i preti che conoscente bene e che sono i due segretari del papa, che è in Vaticano, mentre il vescovo è qui, questi due - ha commentato - lavorano bene e uno, oggi, don Alfred, fa la ricorrenza di 29 anni di ordinazione sacerdotale, preghiamo per lui, chiediamo almeno altri 29 anni".

Durante la liturgia, concelebrata dal cardinale vicario Agostino Vallini, dal vescovo ausiliare del settore Nord, monsignor Guerino Di Tora, dal parroco don Benoni Ambarus e dal vicario parrocchiale don Giovanni Franco, il Santo Padre ha amministrato il sacramento dell'Eucarestia a 16 bambini e distribuito la comunione ad altri 28. "Gesù ci ha salvato, e cammina con noi. Che fa per noi? Questa domanda è difficile. Chi la sa vince il derby...", ha scherzato parlando con i piccoli fedeli. Il pontefice è stato accolto da una folla di persone e per consentire a tutti di partecipare all'evento sono stati allestiti due maxischermi.

(26 maggio 2013) © Riproduzione riservata

da - http://www.repubblica.it/cronaca/2013/05/26/news/papa_prima_porta-59656602/?ref=HREC1-2


Titolo: Gian Guido Vecchi - PAPA FRANCESCO: «I mafiosi si convertano»
Inserito da: Admin - Maggio 27, 2013, 04:54:45 pm
IL SACERDOTE UCCISO DALLA MAFIA NEL 1993: SABATO è DIVENTATO BEATO

L'appello del Papa: «I mafiosi si convertano»

Le parole all'Angelus ricordando Don Puglisi: penso a tanti dolori di uomini, donne, bambini sfruttati da tante mafie


CITTÀ DEL VATICANO - C'è una coerenza profonda nel Papa che a capo chino riceve la benedizione dei bambini in una parrocchia a Prima Porta, alla periferia di Roma, e poi torna in Vaticano e all'Angelus ricorda quel «sacerdote esemplare» che fu Don Pino Puglisi, «sacerdote e martire ucciso dalla mafia nel 1993» e proclamato beato sabato a Palermo.

IL RICORDO DI DON PINO PUGLISI - Francesco ricorda che don Pino «educando i ragazzi secondo il Vangelo li sottraeva alla malavita». La mafia «ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo», ha detto il pontefice, «in realtà, però, è lui che ha vinto, con Cristo Risorto».

Il Papa a Prima Porta: realtà si capisce meglio dalle periferie Il Papa a Prima Porta: realtà si capisce meglio dalle periferie    Il Papa a Prima Porta: realtà si capisce meglio dalle periferie    Il Papa a Prima Porta: realtà si capisce meglio dalle periferie    Il Papa a Prima Porta: realtà si capisce meglio dalle periferie    Il Papa a Prima Porta: realtà si capisce meglio dalle periferie

CONTRO TUTTE LE MAFIE - Quindi, alzando lo sguardo dal testo scritto, Francesco ha scandito a braccio: «Io penso a tanti dolori di uomini e donne, anche bambini, che sono sfruttati da tante mafie, che li sfruttano facendo fare loro il lavoro che li rende schiavi, con la prostituzione, con tante pressioni sociali». Dietro «questi sfruttamenti e queste schiavitù ci sono le mafie», ha aggiunto il Papa. «Ma preghiamo il Signore perché converta il cuore di queste persone: non possono fare questo, non possono fare i nostri fratelli schiavi, dobbiamo pregare il Signore, preghiamo perché questi mafiosi e queste mafiose si convertano a Dio». Quindi ha concluso, tornando al beato Puglisi: «Lodiamo Dio per la sua luminosa testimonianza e facciamo tesoro del suo esempio».

Gian Guido Vecchi
@gvecchi

26 maggio 2013 | 15:52© RIPRODUZIONE RISERVATA

da - http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_maggio_26/papa-francesco-angelus-mafia-don-puglisi-2221329239323.shtml


Titolo: PAPA FRANCESCO. "Il Vangelo condanna il 'politicamente corretto'"
Inserito da: Admin - Giugno 04, 2013, 11:40:27 pm
Papa: "Il Vangelo condanna il 'politicamente corretto'"

Le parole del Pontefice nella messa celebrata questa mattina nella Cappella della Domus Santa Marta, di fronte ai vertici della Rai.

"L'ipocrisia è il linguaggio della corruzione"


CITTA' DEL VATICANO - "L'ipocrisia è il linguaggio proprio della corruzione". I cristiani non debbono usare "un linguaggio socialmente educato",  incline "all'ipocrisia", ma farsi portavoce della "verità del Vangelo con la stessa trasparenza dei bambini". Lo chiede Papa Francesco nella messa celebrata questa mattina nella Cappella della Domus Santa Marta. Una celebrazione alle quale hanno partecipato i vertici della Rai, la presidente Tarantola e il direttore Generale Gubitosi. "Quando Gesù parla ai suoi discepoli, dice: 'il vostro parlare sia 'Sì, sì! No, no!'", ricorda il Pontefice, per il quale invece "l'ipocrisia non è un linguaggio di verità". "Questi- aggiunge riferendosi ai fautori del 'politicamente corretto' - vogliono una verità schiava dei propri interessi". Sono essi stessi vittime, spiega, "dell'idolatria narcisista che li porta a tradire gli altri, li porta agli abusi" di potere su chi ha fiducia in loro.

Quello che sembra un "linguaggio persuasivo", insiste Papa Francesco, porta invece "all'errore, alla menzogna". Il Pontefice prende spunto dall'episodio evangelico del tributo a Cesare, e della subdola richiesta dei farisei e degli erodiani a Cristo sulla legittimità di quel tributo. L'intenzione con cui si avvicinano a Gesù, afferma nell'omelia diffusa da Radio Vaticana, è quella di farlo "cadere nella trappola". La loro domanda se sia lecito
o no pagare le tasse a Cesare viene posta però "con parole morbide, con parole belle, con parole troppo zuccherate". "Cercano di mostrarsi amici", ma è tutto falso perchè, spiega il Papa, "questi non amano la verità" ma soltanto se stessi, "e così cercano di ingannare, di coinvolgere l'altro nella loro menzogna, nella loro bugia". "E' proprio il linguaggio della corruzione, l'ipocrisia", condanna Bergoglio.

(04 giugno 2013) © Riproduzione riservata

da - http://www.repubblica.it/esteri/2013/06/04/news/papa-60322141/?ref=HRER1-1


Titolo: PAPA FRANCESCO. Con queste idee non va' lasciato solo!
Inserito da: Admin - Luglio 05, 2013, 04:47:08 pm

La svolta "neutrale" di Papa Francesco

Basta interventismo sulla politica italiana


La Cei si dovrà adeguare.
Non più test di cattolicità per gli inquilini dei Palazzi romani, bensì collaborazione sui temi caldi della crisi attuale.
Il nuovo corso negli incontri con premier Enrico Letta e con il sindaco di Roma, Marino

di PAOLO RODARI


CITTÀ DEL VATICANO  -  Non è più tempo di fulmini bioetici. Il Papa offre alle istituzioni italiane un'alleanza sulle emergenze sociali. Un'agenda serrata di misure a sostegno dei ceti più bisognosi e contro l'assenza di futuro delle nuove generazioni. Non più test di cattolicità per gli inquilini dei Palazzi romani. Bensì collaborazione sui temi caldi della crisi attuale. Quello che è in atto è un cambio di strategia, un ritorno alla grande tradizione diplomatica della Santa Sede che fu di tutti i Pontefici della seconda metà del Novecento.
Le due udienze che Francesco ha concesso ieri al premier Enrico Letta e al sindaco di Roma Ignazio Marino hanno evidenziato bene quello che dal 13 marzo scorso, con la chiusura del Conclave, è iniziato di nuovo nei rapporti fra la Chiesa e il mondo della politica e delle istituzioni. Una tattica diversa, che mostra un primo e principale segno di discontinuità fra Francesco e il suo predecessore Benedetto XVI che quando ricevette in Vaticano Walter Veltroni sindaco di Roma lo redarguì pubblicamente per gli "attacchi insistenti e minacciosi " contro la famiglia tradizionale. Mentre il segretario di Stato Tarcisio Bertone fece lo stesso con il "cattolico adulto" Romano Prodi all'epoca dei Pacs. Un "modus operandi" a cui tutti, Conferenza episcopale italiana in testa, stanno cercando di adeguarsi.

Francesco ha chiesto a Letta lumi intorno alle "principali prove" che l'Italia e l'Unione Europea stanno sostenendo a proposito dell'adozione di misure che creino e tutelino l'occupazione, soprattutto giovanile. E, insieme, anche le preoccupazioni sul Medio Oriente. Mentre con Marino  -  giorni fa in piazza San Pietro il sindaco aveva già incontrato il Papa e gli aveva regalato il libro scritto con il comune amico Carlo Maria Martini  -  ha parlato di fragilità sociale, del disagio delle periferie, "del nostro impegno per una città che offra le stesse opportunità di studio a un bimbo o a una bimba, a prescindere dalla classe sociale a cui appartiene". Ciò su cui il Papa non si è per nulla soffermato sono i temi cosiddetti "non negoziabili", quei problemi che da tempo vedono contrapposta la Chiesa cattolica alla cultura dominante: aborto, eutanasia, matrimonio omosessuale. Temi presenti nelle agende politiche di governo e amministrazione comunale, al pari dei temi sociali.

Eppure, nessun accenno. Perché? In Vaticano spiegano: è un problema di strategia. Il Papa preferisce mantenere il riserbo sulle questioni che investono sensibilmente la sfera politica, piuttosto che esprimere con forza il punto di vista della Chiesa arrivando di fatto ad acuire le distanze.

Certo, il cattolico Letta non spaventa la Chiesa in merito. Eppure il Partito democratico, di cui fino a pochi mesi fa egli era vicesegretario, ha idee precise circa la maggior parte di questi temi sensibili. Marino, invece, sulla carta sembrerebbe preoccupare di più. Era il 2 giungo quando su Avvenire, quotidiano dei vescovi, apparve un appello rivolto a Marino e a Gianni Alemanno, sottoscritto da rappresentanti di associazioni cattoliche romane e nazionali (da Scienza e Vita e dal Forum Famiglie a Retinopera, fino a Rinnovamento nello Spirito e Mcl; ma con le assenze di Azione Cattolica, Acli, Sant'Egidio, Focolarini), nel quale si chiedeva ai due di prendere posizione riguardo alla libertà di scelta educativa per i genitori e alle scuole paritarie, il tema della vita nascente, quello dei registri dei testamenti biologici, e anche sulla tutela della famiglia, con una richiesta di dire se volessero istituire dei registri "per le unioni civili omosessuali". A questo appello Marino non rispose. Tanto che, pochi giorni dopo l'elezione, fu ancora Avvenire a insistere titolando così: "Campidoglio, rischio-deriva sui valori".

Il Papa e i vescovi italiani la pensano diversamente? Senz'altro no. Ma forse questi ultimi stanno comprendendo soltanto ora, a passi lenti, la nuova strategia papale. Ieri Letta e Marino sono stati ricevuti con le rispettive famiglie. L'abbraccio dato al sindaco di Roma è stato caloroso, quasi inusuale. Tutto è filato liscio. Per ora, niente sembra essere come prima.

da - http://www.repubblica.it/esteri/2013/07/05/news/la_svolta_neutrale_di_papa_francesco_basta_interventismo_sulla_politica_italiana-62424347/?ref=HREC1-6


Titolo: PAPA FRANCESCO. La svolta "neutrale" di Papa Francesco Basta interventismo ...
Inserito da: Admin - Luglio 06, 2013, 07:41:46 pm

La svolta "neutrale" di Papa Francesco

Basta interventismo sulla politica italiana

La Cei si dovrà adeguare.
Non più test di cattolicità per gli inquilini dei Palazzi romani, bensì collaborazione sui temi caldi della crisi attuale.
Il nuovo corso negli incontri con premier Enrico Letta e con il sindaco di Roma, Marino

di PAOLO RODARI


CITTÀ DEL VATICANO  -  Non è più tempo di fulmini bioetici. Il Papa offre alle istituzioni italiane un'alleanza sulle emergenze sociali. Un'agenda serrata di misure a sostegno dei ceti più bisognosi e contro l'assenza di futuro delle nuove generazioni. Non più test di cattolicità per gli inquilini dei Palazzi romani. Bensì collaborazione sui temi caldi della crisi attuale. Quello che è in atto è un cambio di strategia, un ritorno alla grande tradizione diplomatica della Santa Sede che fu di tutti i Pontefici della seconda metà del Novecento.
Le due udienze che Francesco ha concesso ieri al premier Enrico Letta e al sindaco di Roma Ignazio Marino hanno evidenziato bene quello che dal 13 marzo scorso, con la chiusura del Conclave, è iniziato di nuovo nei rapporti fra la Chiesa e il mondo della politica e delle istituzioni. Una tattica diversa, che mostra un primo e principale segno di discontinuità fra Francesco e il suo predecessore Benedetto XVI che quando ricevette in Vaticano Walter Veltroni sindaco di Roma lo redarguì pubblicamente per gli "attacchi insistenti e minacciosi " contro la famiglia tradizionale. Mentre il segretario di Stato Tarcisio Bertone fece lo stesso con il "cattolico adulto" Romano Prodi all'epoca dei Pacs. Un "modus operandi" a cui tutti, Conferenza episcopale italiana in testa, stanno cercando di adeguarsi.

Francesco ha chiesto a Letta lumi intorno alle "principali prove" che l'Italia e l'Unione Europea stanno sostenendo a proposito dell'adozione di misure che creino e tutelino l'occupazione, soprattutto giovanile. E, insieme, anche le preoccupazioni sul Medio Oriente. Mentre con Marino  -  giorni fa in piazza San Pietro il sindaco aveva già incontrato il Papa e gli aveva regalato il libro scritto con il comune amico Carlo Maria Martini  -  ha parlato di fragilità sociale, del disagio delle periferie, "del nostro impegno per una città che offra le stesse opportunità di studio a un bimbo o a una bimba, a prescindere dalla classe sociale a cui appartiene". Ciò su cui il Papa non si è per nulla soffermato sono i temi cosiddetti "non negoziabili", quei problemi che da tempo vedono contrapposta la Chiesa cattolica alla cultura dominante: aborto, eutanasia, matrimonio omosessuale. Temi presenti nelle agende politiche di governo e amministrazione comunale, al pari dei temi sociali.

Eppure, nessun accenno. Perché? In Vaticano spiegano: è un problema di strategia. Il Papa preferisce mantenere il riserbo sulle questioni che investono sensibilmente la sfera politica, piuttosto che esprimere con forza il punto di vista della Chiesa arrivando di fatto ad acuire le distanze.

Certo, il cattolico Letta non spaventa la Chiesa in merito. Eppure il Partito democratico, di cui fino a pochi mesi fa egli era vicesegretario, ha idee precise circa la maggior parte di questi temi sensibili. Marino, invece, sulla carta sembrerebbe preoccupare di più. Era il 2 giungo quando su Avvenire, quotidiano dei vescovi, apparve un appello rivolto a Marino e a Gianni Alemanno, sottoscritto da rappresentanti di associazioni cattoliche romane e nazionali (da Scienza e Vita e dal Forum Famiglie a Retinopera, fino a Rinnovamento nello Spirito e Mcl; ma con le assenze di Azione Cattolica, Acli, Sant'Egidio, Focolarini), nel quale si chiedeva ai due di prendere posizione riguardo alla libertà di scelta educativa per i genitori e alle scuole paritarie, il tema della vita nascente, quello dei registri dei testamenti biologici, e anche sulla tutela della famiglia, con una richiesta di dire se volessero istituire dei registri "per le unioni civili omosessuali". A questo appello Marino non rispose. Tanto che, pochi giorni dopo l'elezione, fu ancora Avvenire a insistere titolando così: "Campidoglio, rischio-deriva sui valori".

Il Papa e i vescovi italiani la pensano diversamente? Senz'altro no. Ma forse questi ultimi stanno comprendendo soltanto ora, a passi lenti, la nuova strategia papale. Ieri Letta e Marino sono stati ricevuti con le rispettive famiglie. L'abbraccio dato al sindaco di Roma è stato caloroso, quasi inusuale. Tutto è filato liscio. Per ora, niente sembra essere come prima.

da - http://www.repubblica.it/esteri/2013/07/05/news/la_svolta_neutrale_di_papa_francesco_basta_interventismo_sulla_politica_italiana-62424347/?ref=HREC1-6


Titolo: PAPA FRANCESCO, ora non esagerare i tuoi nemici non aspettano altro...
Inserito da: Admin - Luglio 07, 2013, 11:27:19 am

6/07/2013

Il Papa: "Fa male vedere un prete o una suora con auto di lusso"

Novizie religiose in sala Paolo VI in attesa del Papa

"La Chiesa sia più missionaria e meno tranquilla.

Più gioiosa e non triste» ha sottolineato Bergoglio ai seminaristi, ai novizi e le novizie religiosi riuniti in aula Paolo VI

Redazione
Roma

 
«Coerenza e autenticità» debbono caratterizzare sacerdoti e suore. Lo ha detto Papa Francesco ai 6 mila seminaristi e novizie che partecipano in Vaticano al raduno «Mi fido di Te» promosso in occasione dell'Anno della Fede.

«Giustamente - ha detto - a voi giovani fa schifo quando vedete un prete o una suora che non sono coerenti». Il Pontefice ha fatto l'esempio di religiosi che cercano con le loro azioni un arricchimento materiale.

«Non c'è santità nella tristezza». Il Papa incontra i seminaristi e le novizie nell'aula Paolo VI e li sprona a perseguire la gioia nel Signore. «Quando ti trovi con un seminarista o con una novizia con la faccia lunga, tu pensi che qualcosa non va. Manca la gioia del Signore ma non c'è santità nella tristezza».

Bergoglio è particolarmente a suo agio con i giovani seminaristi e le novizie che intraprendono il cammino vocazionale. «Santa Teresa -ricorda Francesco- diceva che un santo triste è un triste santo. Mai suore e preti con la faccia da peperoncino inaccetto».

Il Papa riflette: «dove è il centro della mancanza di gioia? È un problema di celibato. Voi consacrate il vostro amore a Gesù, il cuore a Gesù e questo ci porta a fare voto di celibato ma il voto di castità va avanti. È una strada che matura verso la paternità e la maternità spirituale».

Se manca questo - osserva Bergoglio - ecco la «tristezza. Non si può pensare ad un prete o ad una suora che non siano fecondi». Da qui l'invito del Pontefice ad essere «tesimoni autentici del Vangelo» senza avere «doppie faccie: Gesù bastonava quelli con una doppia faccia». 

 «La coerenza - ha scandito Francesco - è fondamentale perché la nostra testimonianza sia credibile». «Vorrei dirvi: uscite da voi stessi per annunciare il Vangelo», ha continuato rivolto ai giovani che si preparano al sacerdozio e alla vita religiosa. «Uscite da voi stessi - li ha esortati - per incontrare Gesù, andando verso la trascendenza e verso gli altri, due dimensioni che Vanno insieme: una soltanto non va».

«Penso - ha esemplificato Bergoglio - a Madre Teresa: era brava questa suora. Non aveva paura di niente. E non aveva paura di inginocchiarsi due ore davanti al Signore. Siate coraggiosi per pregare e andare controcorrente». «Non imparate da noi che non siamo più giovani quello sport che noi, i vecchi facciamo spesso: lo sport del lamento. Il culto della dea lamentela, che è una dea», ha ammonito Bergoglio rivolto ai seminaristi e alle novizie.

«Siate positivi. Siate capaci di incontrare le persone. E pregate il rosario per favore. Tenete sempre Maria con voi nella vostra casa», ha chiesto il Papa ai giovani consacrati. «Non dimenticate poi - ha concluso - che anche io ho bisogno di preghiere che sono un povero peccatore. Avanti con gioia, coerenza, col coraggio di dire la verità di uscire da se stessi per annunciare il Vangelo».

DA - http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/papa-el-papa-pope-religiose-26272/


Titolo: FRANCESCO IL PAPA CHE CONDANNA L'INDIFFERENZA di Francesco Antonio Grana
Inserito da: Admin - Luglio 09, 2013, 04:58:01 pm
 Sei in: Il Fatto Quotidiano > Cronaca

Lampedusa, Papa: “Cultura del benessere porta a globalizzazione dell’indifferenza”

Durante l'omelia della messa al campo sportivo dell'isola, Papa Bergoglio ha attaccato duramente l'atteggiamento disinteressato della gente di fronte alla tragedia dei migranti morti in mare nel tentativo di raggiungere le coste italiane


di Francesco Antonio Grana | 8 luglio 2013


“Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno. Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io”. La condanna di Papa Francesco all’indifferenza davanti alla tragedia degli immigrati morti in mare è arrivata puntuale e durissima, stamane, nell’omelia della messa celebrata a Lampedusa, nel suo primo viaggio apostolico. “Oggi – ha affermato il Papa – nessuno si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna; siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell’altare, di cui parla Gesù nella parabola del buon samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo ‘poverino’, e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci sentiamo a posto. La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, – ha aggiunto Francesco – ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro. Ritorna la figura dell’Innominato di Manzoni. La globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti ‘innominati’, responsabili senza nome e senza volto”.

Francesco ha incalzato tutti i presenti con un esame di coscienza collettivo. “Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo? Per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie? Siamo una società – ha spiegato il Papa – che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del ‘patire con’: la globalizzazione dell’indifferenza”. Un vero e proprio mea culpa quello pronunciato a Lampedusa da Francesco. “Tanti di noi, mi includo anch’io, siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo, non curiamo, non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri. E quando questo disorientamento assume le dimensioni del mondo, si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo assistito”. “Domandiamo al Signore – è la preghiera del Papa – la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo”.

Francesco ha voluto esprimere anche “gratitudine” e “incoraggiamento” agli abitanti di Lampedusa e Linosa, alle associazioni, ai volontari e alle forze di sicurezza che hanno mostrato attenzione agli immigranti. “Voi – ha detto loro il Papa – siete una piccola realtà, ma offrite un esempio di solidarietà“. Un altro pensiero di gratitudine Bergoglio lo ha rivolto ai “cari immigrati musulmani che stanno iniziando il digiuno di Ramadan, con l’augurio di abbondanti frutti spirituali. La Chiesa – ha detto loro – vi è vicina nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie”.

Per un giorno un’anonima Fiat Campagnola targata 081268 MI, offerta da un milanese che da vent’anni è di casa a Lampedusa, è diventata la celebra papamobile SCV1. Nelle mani di Papa Francesco, del Pontefice argentino che vuole “una Chiesa povera e per i poveri” e che da arcivescovo di Buenos Aires celebrava spesso messe in strada con gli ultimi della sua grande diocesi, un calice e una croce astile realizzati con il legno dei barconi che trasportano a Lampedusa migliaia di immigrati. Ma molto spesso trovano la morte durante il lungo viaggio della speranza prima di arrivare alla “Porta d’Europa“. Dal 1999 al 2012 nell’isola siciliana sono sbarcate 200mila persone. Dall’inizio del 2013 a oggi gli arrivi sono stati 4mila.

“Il Papa è andato a Lampedusa per piangere i morti”, ha spiegato ai giornalisti il suo segretario particolare, il maltese monsignor Alfred Xuereb. Francesco, infatti, profondamente toccato dal recente naufragio di un’imbarcazione che trasportava migranti provenienti dall’Africa, ultimo di una serie di analoghe tragedie, ha voluto pregare per coloro che hanno perso la vita in mare, visitare i superstiti e i profughi presenti, incoraggiare gli abitanti dell’isola e fare appello alla responsabilità di tutti affinché ci si prenda cura di questi fratelli e sorelle in estremo bisogno. “Quando alcune settimane fa – ha confidato ai presenti Bergoglio – ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza. E allora ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta”.

Una visita discreta senza i vescovi della Sicilia e i rappresentati del Governo italiano: è lo stile di Francesco che vuole davvero abbracciare gli ultimi. Nella sua vita Bergoglio non aveva mai messo piede in Sicilia. “Conosco la vostra isola – aveva confidato qualche settimana fa ai vescovi della Regione – solo attraverso il film Kaos dei fratelli Taviani“. Non è un caso, dunque, se Francesco ha voluto che fosse Lampedusa il suo primo viaggio da Papa. Un segno che nel suo pontificato gli ultimi saranno davvero primi.

Twitter: @FrancescoGrana

da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/08/lampedusa-papa-cultura-del-benessere-ci-porta-a-globalizzazione-dellindifferenza/649337/


Titolo: FRANCESCO a Lampedusa, la scossa del Papa che mette all'angolo i POLITICI.
Inserito da: Admin - Luglio 10, 2013, 11:45:12 am
 Francesco a Lampedusa, la scossa del Papa che mette all'angolo i politici

Andrea Purgatori, L'Huffington Post  |  Pubblicato: 08/07/2013 15:24 CEST  |  Aggiornato: 08/07/2013 15:57 CEST


Bene hanno fatto i politici a non sgomitare più di tanto per avere un posto in prima fila nello stadio di quest’isola bruciata dal sole. Ne sarebbero usciti coi completi blu impiastrati di terra e la faccia rossa per la vergogna. Il “no” di papa Francesco alla “globalizzazione dell’indifferenza” riguardava proprio loro, prima di tutti. E la responsabilità per i venticinquemila migranti che in questi anni non ce l’hanno fatta a raggiungere le coste di Lampedusa e il mare se li è portati via.

Altro che strette di mano, genuflessioni e faccette da offrire alle telecamere. Questo è stato un viaggio di penitenza e senza sconti. Così lo voleva “padre Bergoglio”. Semplice, sobrio, rigoroso. E così è stato. Con tanti saluti a chi aveva raccontato di un’isola che sulla visita papale aveva costruito un piccolo business di magliette e tutto esaurito. Mentre Francesco parlava alla gente, non c’era un solo locale aperto. I lampedusani erano con lui allo stadio. Di dentici e ricciole se ne riparlerà stasera.

Per scuotere le coscienze e ricordare i morti Francesco ha scelto subito il mare, dove ha lanciato una corona di fiori bianchi e gialli. E appena messo piede a terra da una motovedetta della Guardia Costiera circondata da decine di barche di pescatori, ha incontrato un gruppo di migranti del centro di accoglienza che rischia nuovamente di scoppiare (all’alba ne sono arrivati altri 166, dopo i 500 di tre giorni fa). Infine, la messa penitenziale celebrata nella polvere dello stadio tra l’arcivescovo di Agrigento, monsignor Francesco Montenegro e il parroco dell’Isola, don Stefano Nastasi.

“Domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo”, ha detto il Papa nell’omelia (leggi il testo integrale).

Ha ringraziato la gente di Lampedusa e Linosa (“Voi siete una piccola realtà, ma offrite un esempio di solidarietà!”) e si è rivolto ai migranti musulmani “che stanno iniziando il digiuno di Ramadan”, certo col pensiero rivolto a un Egitto in fiamme e a un Sud del mondo che gli sta a cuore più dei concerti in Vaticano.

Così Francesco ha abbracciato Lampedusa e ne è stato ricambiato, letteralmente.

Questa visita che segna l’inizio del suo pontificato verrà consegnata alla storia non solo per la scossa al cerimoniale (niente papamobile ma un fuoristrada prestato da un residente dell’isola, niente cardinali al seguito, giusto la concessione all’aereo di stato offerto dal nostro governo dopo che Francesco aveva immaginato di raggiungere Lampedusa con un normale volo dell’Alitalia, su cui aveva fatto prenotare quattro posti dalla sua segreteria personale), ma per l’aria nuova che fa respirare intorno. “Che ci provino a fermarlo”, mi dice un sacerdote che suda di felicita’ nella sua tonaca nera, camminando a un metro da terra lungo via Roma. “Non ce la faranno”.

da - http://www.huffingtonpost.it/2013/07/08/francesco-lampedusa_n_3560905.html?utm_hp_ref=italy




Titolo: PAPA FRANCESCO. «Spero capiscano il significato del mio gesto»
Inserito da: Admin - Luglio 10, 2013, 11:48:31 am
LA VISITA A LAMPEDUSA

La preoccupazione del Papa a Lampedusa «Spero capiscano il significato del mio gesto»

Il senso penitenziale della visita e la volontà di scuotere le coscienze sulla tragedia dei migranti

Dal nostro inviato Gian Guido Vecchi


LAMPEDUSA - Francesco era un po’ preoccupato, quando a Cala pisana si è imbarcato verso le nove sulla motovedetta “cp 282” della capitaneria di porto che lo avrebbe portato al molo di Punta Favarolo, là dove arrivano i naufraghi. Lo ha confidato a chi gli stava vicino, «spero proprio che si capisca il significato di questo mio gesto».

Perché il Papa è arrivato qui a Lampedusa per piangere i morti, i ventimila senza nome affogati negli ultimi 25 anni nel Mediterraneo. Ha spiegato che abbiamo perso – tutti – la capacità di piangere, di soffrire per l’altro, di com-patire. «Chi di noi ha pianto?». È inevitabile e giusto che ci sia un clima di festa, all’arrivo del Papa. Ma Francesco ha disposto ogni gesto e parola per richiamare all’essenziale del viaggio. La corona di crisantemi gialli e bianchi gettata fra le onde. Lo sbarco sul molo dove anche due ore prima erano scesi gli ultimi immigrati, recuperati alle due di notte a 60 miglia dall’isola su un barcone ormai sfondato. La messa a carattere penitenziale, con il Papa e i celebranti a indossare paramenti viola.

Le letture: Caino e Abele («dov’è tuo fratello?»), la strage degli innocenti (e la fuga dal proprio paese di Maria e Giuseppe con il piccolo Gesù) e il salmo Miserere, scandito da quattro parole: «Perdonaci, Signore, abbiamo peccato». E ancora i testi sacri pronunciati da un ambone fatto con due pale scrostate e una ruota da timone recuperati da un naufragio. Il pastorale del pontefice e il calice dell’Eucaristia intagliati nel legno dei relitti che si mostrano ancora accanto al campo sportivo dove si è celebrata la messa, pescherecci contorti, scafi a pezzi, scritte in arabo semincancellate dalla salsedine e dal sole.

La gente di qui, citata da Francesco a esempio di solidarietà per tutta l’Europa e l’Occidente, ha capito. Il Papa alla fine era commosso per l’accoglienza. Prima di andare, rivolto ai lampedusani, ha detto: «Vi ringrazio per la vostra tenerezza».

Gian Guido Vecchi

8 luglio 2013 | 14:40© RIPRODUZIONE RISERVATA

da - http://www.corriere.it/cronache/13_luglio_08/papa-visita-lampedusa-il-senso-dei-gesti_82bc404e-e7ca-11e2-898b-b371f26b330f.shtml


Titolo: PAPA FRANCESCO. Il Papa a Lampedusa, uno scandalo per gli atei devoti.
Inserito da: Admin - Luglio 10, 2013, 11:51:10 am
Il Papa a Lampedusa, uno scandalo per gli atei devoti.


Paolo Bonetti


L’arrivo del papa a Lampedusa, le parole che ha pronunciato, il significato che ha voluto dare alla sua visita, sono destinate a suscitare scandalo e riprovazione in tutti coloro che da sempre considerano la Chiesa cattolica come il baluardo della conservazione sociale. Costoro probabilmente non hanno mai letto il Vangelo che, se lo si interpreta alla lettera, è un testo talmente rivoluzionario da sfiorare l’eversione di ogni ordine sociale, un testo per certi aspetti addirittura anarchico. Non saprei dire se il vescovo di Roma, con i suoi ripetuti interventi a favore di una Chiesa povera, con i gesti che compie e le abitudini di vita che adotta, faccia del semplice e demagogico peronismo religioso (non dimentichiamo che viene dall’Argentina, un paese imbevuto di populismo molto spesso equivoco) oppure voglia veramente ricondurre il cattolicesimo a quello spirito evangelico che una Chiesa largamente politicizzata e mondanizzata ha quasi completamente dimenticato. Non per nulla gli ultimi due papi che hanno preceduto Bergoglio sono stati gli idoli dei cosiddetti atei devoti, di coloro che senza alcuna fede e privi di ogni sentimento religioso della vita, concepiscono la Chiesa cattolica come la migliore agenzia assicurativa per l’ordine sociale esistente. Ma costoro non fanno i conti con quel messaggio evangelico che riemerge continuamente nella storia così accidentata e contraddittoria delle chiese cristiane, e che è un messaggio molto più radicale di quello di tante ideologie rivoluzionarie o presunte tali. Puoi anche esorcizzare Marx, ma con Cristo è molto più difficile. Se poi perfino il papa di Roma lo riscopre…


{ Pubblicato il: 08.07.2013 }

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Titolo: Ferrara "Da Francesco un bel gesto ma la globalizzazione è la nostra salvezza"
Inserito da: Admin - Luglio 11, 2013, 11:51:10 pm
 BERGOGLIO A LAMPEDUSA

Giuliano Ferrara "Da Francesco un bel gesto ma la globalizzazione è la nostra salvezza"

La critica del direttore del Foglio: "Usando quella parola il Pontefice ha sbagliato anche se resto un suo ammiratore"

di SEBASTIANO MESSINA


Giuliano Ferrara "Da Francesco un bel gesto ma la globalizzazione è la nostra salvezza" Giuliano Ferrara
ROMA - Ferrara, lei ha scritto sul Foglio che a Lampedusa il Papa ha commesso un errore: "Caro Francesco, il gesto è meraviglioso ma la globalizzazione porta la speranza".

"E già. Ho ricordato le cifre dell'Economist: negli ultimi vent'anni l'apertura dei mercati ha migliorato le condizioni di vita di 900 milioni di persone".

Quindi la globalizzazione non è il problema ma la soluzione.
"Esattamente. Tra mille contraddizioni, certo. Ma lo sviluppo è sempre squilibrio. Non è mai esistita nella storia del mondo una fase di sviluppo senza squilibrio. L'alternativa è la glaciazione della produzione di ricchezza: ma così inevitabilmente grandi masse di poveri resteranno povere".

Insomma il Papa ha sbagliato...
"Io sono un grandissimo ammiratore del Papa gesuita. Mi sembra straordinariamente provvidenziale per la Chiesa boccheggiante della fine del collettivo papato di Ratzinger. Il quale resta per me il più straordinario pensatore cristiano da un secolo a questa parte. Un fuoriclasse".

Era meglio Ratzinger, di Bergoglio?
"Ratzinger è un progressista in confronto a Bergoglio. Un illuminista cristiano che vuole parlare con la modernità opponendole la ragione della fede".

E Bergoglio, invece?
"Lui della ragione se ne fotte. Parla direttamente al cuore, ha un rapporto carnale con il cuore dei fedeli. È il Papa che ha rievocato il demonio, in una forma molto spettacolare".

E sembrava che puntasse il dito contro l'intero sistema del capitalismo, quando accusava i "responsabili senza nome e senza volto" che con le loro decisioni provocano tragedie come quelle dei migranti...
"Ma è su questo che io sollevo la mia obiezione. Il percorso degli immigrati che sfidano la morte per acqua allo scopo di arrivare in Occidente è la dimostrazione che lì la sofferenza è sistema e qui c'è un tentativo di benessere. Non sono schiavi che noi prendiamo per farli lavorare".

Quando il Papa ha detto che ormai siamo incapaci di piangere per i disperati che annegano sognando di arrivare da noi, lei si è riconosciuto in quell'immagine?
"Guardi, i cristiani, i cattolici, e il Papa ne è l'espressione massima, vogliono che il mondo sia convertito. Convertito alla compassione. Convertito alla condivisione. Convertito allo sforzo di redimersi. Questa è una cosa molto bella, però è un'altra logica rispetto a quella laica. Io penso di avere un cuore come tutti gli altri esseri umani e di essere estremamente dispiaciuto e rattristato dalle tragedie del mare, dall'umiliazione, dalla miseria eccetera, però non sento questo dispiacere come il contenuto sensibile della mia vita. Altrimenti farei il volontario".

Ha letto cosa dice Cicchitto?
"No, sono in barca e non mi arrivano molte notizie".

Dice che un conto è "la predicazione religiosa" del Papa, un altro è il compito dello Stato che "non deve abbassare la guardia " nei confronti dell'immigrazione clandestina. Che ne pensa?
"In astratto l'obiezione è giusta: lo Stato deve fare accordi con i Paesi della costa Sud del Mediterraneo affinché queste barche non partano mai e nessuno rischi la morte. Ma non ha nessun senso se parliamo di ciò di cui ha parlato il Papa: nel momento in cui una persona è in mare, deve essere salvata. Punto".

(10 luglio 2013) © Riproduzione riservata

da - http://www.repubblica.it/politica/2013/07/10/news/giuliano_ferrara_da_francesco_un_bel_gesto_ma_la_globalizzazione_la_nostra_salvezza-62713970/


Titolo: PAPA FRANCESCO. Papa Francesco abolisce l'ergastolo, ma pene più dure per ...
Inserito da: Admin - Luglio 11, 2013, 11:56:47 pm

Papa Francesco abolisce l'ergastolo, ma pene più dure per reati verso minori

Bergoglio ha adottato un Motu Proprio in materia penale: introdotte figure criminose relative ai delitti contro l'umanità. Le nuove norme si adeguano alle legislazioni internazionali in materia di contrasto del riciclaggio di denaro e del terrorismo e introducono anche nuove fattispecie di delitto come quello di tortura. Prevista la punizione per il genocidio e l'apartheid


CITTA' DEL VATICANO - Niente più ergastolo, ma pene più severe per i reati contro i minori e il riciclaggio. Papa Francesco ha varato un'importante riforma della giustizia penale vaticana (in vigore dal primo settembre), che fino ad oggi era ferma - per molti aspetti - al Codice Zanardelli, adottato nel 1929 all'indomani dei Patti Lateranensi che istituirono la Città del Vaticano. Per questo, ad esempio, Paolo Gabriele, il maggiordomo infedele di Papa Ratzinger, fu giudicato solo per il reato di furto, l'unico applicabile al suo caso nelle norme in vigore che non prevedevano l'attentato alla sicurezza dello Stato.

Papa Bergoglio oggi ha firmato un 'motu proprio' che, insieme alle tre leggi della Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano, renderà operative su tutto il territorio vaticano le nuove norme che si adeguano alle legislazioni internazionali in materia di contrasto del riciclaggio di denaro e del terrorismo e che introduce anche nuove fattispecie di delitto come quello di tortura e, "un' ampia definizione della categoria dei delitti contro i minori".

Le nuove norme introducono anche figure criminose relative ai delitti contro l'umanità, provvedendo all'attuazione di molteplici Convenzioni internazionali, tra le quali possono ricordarsi: le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 contro i crimini di guerra; la Convenzione internazionale del 1965 sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale; la Convenzione del 1984 contro la tortura ed altre pene, o trattamenti crudeli, inumani o degradanti; la Convenzione del 1989 sui diritti del fanciullo ed i suoi Protocolli facoltativi del 2000. "Questi interventi normativi - sottolinea la Sala Stampa della Santa Sede - si collocano nella direzione di un aggiornamento volto a dare maggiore sistematicità e completezza al sistema normativo vaticano".

Via l'ergastolo, ma pene severe per chi sottrae documenti. Papa Francesco ha deciso di abolire la pena dell'ergastolo, sostituendola con la pena della reclusione da 30 a 35 anni. Previsto, però, l'aumento delle pene per la sottrazione di documenti riservati dagli uffici vaticani, qualora i documenti abbiano particolare rilievo.

Giro di vite contro la corruzione. Nelle nuove leggi penali "il titolo dei delitti contro la pubblica amministrazione è stato rivisto, in relazione alla Convenzione delle Nazioni Unite del 2003 contro la corruzione", si legge nella nota. La Convenzione prevede sanzioni molto severe a tutela della correttezza dei comportamenti pubblici. Così, "sono stati potenziati i poteri cautelari a disposizione dell'Autorità giudiziaria con l'aggiornamento della disciplina della confisca, potenziata dall'introduzione della misura del blocco preventivo dei beni". Inoltre, "in linea con gli orientamenti più recenti in sede internazionale" è stato introdotto "un sistema sanzionatorio a carico delle persone giuridiche, per tutti i casi in cui esse profittino di attività criminose commesse dai loro organi o dipendenti, stabilendo una loro responsabilità diretta con sanzioni interdittive e pecuniarie". È stata varata infine anche una nuova legge in materia di sanzioni amministrative che, precisa il comunicato, "ha carattere di normativa generale, al servizio di discipline particolari che, nelle diverse materie, prevedranno sanzioni finalizzate a favorire l'efficacia ed il rispetto di norme poste a tutela di interessi pubblici".

Più tutela per i minori. La riforma della giustizia del Vaticano comprende una ridefinizione della categoria dei delitti contro i minori nella quale sono da segnalare: la vendita, la prostituzione, l'arruolamento e la violenza sessuale in loro danno; la pedopornografia; la detenzione di materiale pedopornografico; gli atti sessuali con minori. Si tratta dunque di un importante passo in avanti anche nella lotta contro gli abusi sessuali - fortemente perseguita da Benedetto XVI nel suo Pontificato e che Francesco intende portare avanti - dal momento che sono sottoposti alle nuove norme non solo tutti gli officiali e dipendenti della Curia Romana ma anche i nunzi apostolici ed il personale di ruolo diplomatico della Santa Sede, nonché i dipendenti di organismi e istituzioni collegati alla Santa Sede indipendentemente dal fatto che si trovino sul territorio dello Stato della Città del Vaticano.

Introdotti alri reati. Nella riforma, poi, sono state introdotti reati relativi ai delitti contro l'umanità, cui è stato dedicato un titolo a parte: sono previste, tra l'altro, la specifica punizione di delitti come il genocidio e l'apartheid, sulla falsariga delle disposizioni dello Statuto della Corte penale internazionale del 1998. Infine - in conformità con quanto stabilito dal diritto internazionale - è  stato esplicitamente previsto il delitto di tortura.

Giusto processo. "In ordine alle disposizioni di procedura penale sono stati introdotti i principi generali del giusto processo entro un termine ragionevole e della presunzione di innocenza dell'imputato", si legge ancora nella nota vaticana. Inoltre, "un settore molto importante della riforma concerne la riformulazione della normativa relativa alla cooperazione giudiziaria internazionale, piuttosto risalente nel tempo, con l'adozione delle misure di cooperazione adeguate alle più recenti convenzioni internazionali".

Leggi penali applicabili a nunzi e loro personale. Le nuove leggi risultano applicabili anche ai nunzi apostolici ed al personale di ruolo diplomatico della Santa Sede, nonchè ai dipendenti di organismi e istituzioni della Curia Romana o a essa collegati indipendentemente dal fatto che si trovino sul territorio dello Stato della Città del Vaticano. "Tale estensione - viene precisato - ha lo scopo di rendere perseguibili da parte degli organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano i reati previsti in queste leggi, anche nel caso in cui il fatto fosse commesso al di fuori dei confini dello Stato stesso".

Nessuna risposta a Moneyval. Le novità legislative Introdotte oggi in Vaticano in tema di sanzioni amministrative, però, "non vanno lette come una risposta a Moneyval, perché hanno un respiro più ampio", ha precisato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi che ha annunciato: "Altre leggi che sono già in preparazione. Norme - ha spiegato - che hanno a che fare con le richieste venute proprio da Moneyval".

da - http://www.repubblica.it/esteri/2013/07/11/news/papa_francesco_riforma_giustizia_penale_vaticana-62786861/?ref=nl-Ultimo-minuto-ore-13_11-07-2013


Titolo: PAPA FRANCESCO. La mossa del Papa per razionalizzare le spese
Inserito da: Admin - Luglio 20, 2013, 06:58:12 pm
19/07/2013
La mossa del Papa per razionalizzare le spese
     

Dopo quella sullo Ior, Francesco istituisce una nuova commissione - composta di laici - per investigare sulle attività delle altre istituzioni vaticane che gestiscono beni e appalti

ANDREA TORNIELLI
CITTA' DEL VATICANO
 

Il Papa vuole vederci chiaro, non soltanto sulle attività dello Ior, ma su tutte le attività economico-amministrative della Santa Sede. Con un chirografo simile a quello con cui ha istituito la commissione «referente» sulla «banca vaticana», oggi è stata resa nota la costituzione di un'altra commissione, incaricata di esaminare le attività dell'Apsa e del Governatorato e di altre istituzioni della Santa Sede.
 
 
Il chirografo ha porta la data del 18 luglio. La commissione raccoglierà informazioni, riferirà al Papa e coopererà con il Consiglio dei cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede. Lo scopo è quello di preparare riforme nelle istituzioni della Santa Sede, finalizzate «ad una semplificazione e razionalizzazione degli organismi esistenti e ad una più attenta programmazione delle attività economiche di tutte le amministrazioni vaticane». Il tutto per evitare «dispendi di risorse economiche, a favorire la trasparenza nei processi di acquisizione di beni e servizi, a perfezionare l’amministrazione del patrimonio mobiliare e immobiliare, ad operare con sempre maggiore prudenza in ambito finanziario, ad assicurare una corretta applicazione dei principi contabili ed a garantire assistenza sanitaria e previdenza sociale a tutti gli aventi diritto».
 
 
Anche in questo caso, come in quello della commissione sullo Ior, «il segreto d’ufficio ed altre eventuali restrizioni stabilite dall’ordinamento giuridico non inibiscono o limitano l’accesso della commissione a documenti, dati e informazioni necessari allo svolgimento dei compiti affidati». Il gruppo di lavoro terrà costantemente informato il Papa e gli consegnerà tutto l'archivio al termine del suo compito.
 
 
I membri della commissione sono laici, esperti di materie giuridiche, economiche,finanziarie e organizzative, già consulenti o revisori di istituzioni economiche vaticane o ecclesiastiche. Unico ecclesiastico è il segretario, monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, segretario della Prefettura degli Affari Economici. Gli altri membri sono: Joseph F.X. Zahra (Malta), con funzione di presidente; Jean-Baptiste de Franssu (Francia); Enrique Llano (Spagna); Jochen Messemer (Germania); Francesca Immacolata Chaouqui (Italia); Jean Videlain-Sevestre (Francia); George Yeo (Singapore). Zahra e Messemer sono revisori internazionali della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.
 
 
L'iniziativa è simile a quella che ha portato alla commissione sullo Ior, una decisione presa con urgenza anche sull'onda degli sviluppi delle inchieste giudiziarie. Oltretevere però non esiste soltanto l'Istituto per le Opere di Religione: anche l'Apsa, Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, fa investimenti e gestisce una notevole quantità di beni. Per non parlare poi del Governatorato, che si occupa della vita quotidiana del piccolo Stato della Città del Vaticano e dunque degli appalti per la manutenzione, la costruzione, la gestione degli impianti. Proprio le necessità di razionalizzare la gestione delle spese, di non sprecare risorse che potrebbero essere meglio impegnate e di non tollerare appalti pagati a prezzi superiori al dovuto ha reso necessaria questa indagine. Oltre all'Apsa e al Governatorato, dal quale dipendono anche i Musei Vaticani, c'è la gestione degli immobili della Congregazione di Propaganda Fide.
 
 
La Santa Sede ha un dicastero, la Prefettura per gli affari economici, alla cui guida c'è il cardinale bertoniano Giuseppe Versaldi, che secondo l'ultima riforma della Curia avrebbe dovuto assumere il ruolo di Corte dei Conti, una sorta di ispettorato generale in grado di entrare nella gestione finanziaria delle altre istituzioni. Ciò in realtà non è mai avvenuto ed è anche per questo che serve istituire delle commissioni «referenti», che raccolgano informazioni e formulino proposte.
 
 
È dunque volontà di Francesco arrivare quanto prima a una riforma di queste istituzioni e soprattutto al taglio degli sprechi e delle spese inutili. Anche il lavoro di questa nuova commissione sarà prezioso in vista di quello che dovranno svolgere gli otto cardinali consiglieri, da lui incaricati di studiare una riforma della Curia romana e di aiutarlo nel governo della Chiesa universale.
 
 
La commissione inizierà i suoi lavori al più presto, una prima riunione è prevista poco dopo il rientro del Papa dal Brasile. Francesco si augura una «felice e produttiva collaborazione tra la commissione e le amministrazioni vaticane interessate dai suoi lavori».

FILE Chirografo del Santo Padre PAPA FRANCESCO

da - http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/vaticano-vatican-papa-pope-el-papa-26546/


Titolo: PAPA FRANCESCO. Francesco vola a Rio de Janeiro “Giovani artefici di speranza...
Inserito da: Admin - Luglio 22, 2013, 06:13:46 pm
Cronache

22/07/2013 - il viaggio di Francesco

Francesco vola a Rio de Janeiro “Giovani artefici di speranza e pace

Ma rischio generazione senza lavoro”

La grande attesa del Brasile per l’arrivo del Papa

L’arrivo previsto per il pomeriggio. Incontri e messe, ecco la sua agenda

Roma


Portando da solo il suo bagaglio a mano (una borsa nera) Papa Francesco è partito alla volta di Rio de Janeiro per la Giornata Mondiale della Gioventù. Il suo arrivo è previsto alle 16 locali, alle 21 ore italiane. È il primo viaggio internazionale del Pontefice che su Twitter ha voluto annunciare la sua partenza: «Sto arrivando in Brasile fra qualche ora e il mio cuore è già pieno di gioia perché presto sarò con voi a celebrare la 28esima GMG».

 

ALLARME LAVORO 

In volo Papa Francesco, si è intrattenuto con i giornalisti presenti e a loro ha esternato una sua preoccupazione sui giovani. «Corriamo il rischio di avere una intera generazione che non avrà mai trovato lavoro». Il Pontefice ha voluto sottolineare la gravità della situazione occupazionale nei diversi Paesi e delle sue ricadute morali oltre che economiche: «Dal lavoro - ha scandito - viene la dignità personale di guadagnarsi il pane». 

 

MILIONI DI RAGAZZI IN ATTESA 

«La crisi mondiale non fa cose buone con i giovani», ha rilevato Francesco raccontando di aver letto la settimana scorsa le statistiche con le percentuali dei senza lavoro, dalle quali appunto si evince che non sarà facile per i disoccupati di oggi trovare domani un impiego. «Siamo abituati - ha denunciato il Papa - a questa cultura dello scarto: con gli anziani si fa tanto spesso, ed è un’ingiustizia perché li lasciamo da parte, come se non avessero niente da darci, e invece essi ci trasmettono la saggezza e i valori della vita, l’amore per la patria, l’amore per la famiglia: tutte cose di cui abbiamo bisogno. Ma ora tocca anche ai giovani di essere scartati». «Dobbiamo tagliare questa abitudine di scartare le persone», ha affermato proponendo «una cultura dell’inclusione, dell’incontro, e uno sforzo per portare tutti nella società». «In Brasile - ha spiegato riferendosi alla giornata mondiale della Gioventù che raduna a Rio de Janeiro milioni di ragazzi dei cinque Continenti - vado a incontrare i giovani del mondo. Vorrei trovare i giovani non isolati dalla loro vita, ma inseriti nel tessuto sociale, nella società: perché quando li isoliamo, togliamo loro l’appartenenza alla famiglia, alla patria, alla cultura, alla fede. Non dobbiamo isolarli da tutta la società: essi sono il futuro perché hanno la forza, andranno avanti. Ma anche l’altro estremo, gli anziani, sono il futuro del popolo: con i giovani che hanno la forza dobbiamo includere anche gli anziani che hanno la saggezza della vita».

 

IL MESSAGGIO DI NAPOLITANO 

«Santità, desidero farle pervenire il mio più sincero ringraziamento per il saluto che ha voluto indirizzare a me e all’Italia nel momento in cui si accinge a partire per il viaggio apostolico in Brasile per le celebrazioni della Giornata Mondiale della Gioventù», ha scritto in un messaggio a Francesco il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «In un periodo di fragilità culturale e materiale per tanti giovani -aggiunge il Capo dello Stato- grande è l’attesa per un messaggio di coraggio e di speranza. La Giornata Mondiale della Gioventù costituisce, per ragazzi e ragazze provenienti da ogni parte del mondo, l’occasione di confrontarsi per progredire attraverso il dialogo fra culture e tradizioni diverse». «Il rinnovato slancio con cui la sua guida pastorale potrà ispirare la mente e il cuore dei tanti partecipanti costituirà, ne sono certo, un deciso richiamo ad affrontare in spirito di unità, apertura ed entusiasmo le importanti sfide della società contemporanea. Mi è gradita l’occasione per rinnovarle i sensi della mia profonda stima e considerazione», conclude Napolitano. 

 

Il primo viaggio internazionale di Papa Francesco ha una fitta agenda. Ecco il programma del viaggio , che si concluderà il 28 luglio, con rientro a Roma il 29.

 
 

OGGI alle 8.45 il Papa parte da Fiumicino, per Rio de Janeiro, dove alle 16 ora locale è prevista l’accoglienza all’aeroporto internazionale Galeao/Antonio Carlos Jobim. La cerimonia di benvenuto si svolgerà non in aeroporto, bensì, alle 17, nel giardino del Palazzo Guanabara di Rio de Janeiro, dove è previsto un discorso del Papa. Alle 17.40, visita di cortesia al presidente della Repubblica nel Palazzo Guanabara a Rio de Janeiro.

Dopo l’incontro con il presidente, il Papa, dalla sera del lunedì e per tutto il giorno successivo, soggiornerà in forma privata nella residenza di Sumaré a Rio de Janeiro.

 

Le attività collegate alla Gmg cominciano per il Papa MERCOLEDÌ 24 luglio, quando alle 8.15 parte in elicottero dall’Eliporto di Sumaré diretto al Santuario di Nostra Signora della Concezione di Aparecida, dove l’arrivo è previsto alle 9,30 e dove alle 10 venererà l’immagine della Vergine nella Sala dei 12 Apostoli del santuario. Alle 10.30 il Papa celebra la messa nel santuario e dunque tiene l’omelia. Alle 13, pranzo con il seguito papale, i vescovi della provincia e i seminaristi nel seminario Bon Jesús di Aparecida. Alle 16.10 partenza in elicottero per Rio de Janeiro, dove l’arrivo è previsto alle 17,25, nell’aeroporto Santos Dumont. Alle 18.30 il Papa visita l’Ospedale São Francisco de Assis na Providência, dove tiene un discorso.

 

GIOVEDÌ 25 luglio alle 7.30 papa Francesco celebra la messa in privato nella residenza di Sumaré. Alle 9.45 consegna delle chiavi della città al Pontefice, e benedizione delle bandiere olimpiche nel Palazzo della Città a Rio de Janeiro. Alle 11.00 il ppapa visita una favela, la Comunità di Varginha (Manguinhos) a Rio, e pronuncia un discorso. Alle 18.00 festa di accoglienza dei giovani sul lungomare di Copacabana a Rio, saluto e discorso del Papa.

 

VENERDÌ 26 luglio alle 7.30 messa in privato nella residenza di Sumaré. Alle 10 confessione di alcuni giovani della XXVIII GMG nel Parco della Quinta da Boa Vista a Rio de Janeiro. Alle 11, 30 breve incontro con alcuni giovani detenuti nel palazzo arcivescovile St. Joaquim. Alle 12 preghiera dell’Angelus dal balcone centrale del palazzo arcivescovile St. Joaquim a Rio de Janeiro. Alle 12.15 saluto al comitato organizzatore della Gmg e ai benefattori nel palazzo arcivescovile. Alle 13 pranzo con i giovani nel salone rotondo del palazzo arcivescovile.

Alle 18 Via crucis con i giovani sul Lungomare di Copacabana a Rio de Janeiro. Il Papa pronuncia un discorso.

 

SABATO 27 luglio, alle 9 messa con i vescovi della Gmg e con i sacerdoti, i religiosi e i seminaristi nella cattedrale di San Sebastiano a Rio. Omelia del Papa. Alle 11.30 incontro con la classe dirigente del Brasile nel Teatro municipale a Rio de Janeiro. Discorso del Papa. Alle 13.30 pranzo con i cardinali del Brasile, la presidenza della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile, i vescovi della regione e il seguito papale nel grande refettorio del Centro Studi di Sumaré a Rio. Alle 19.30 veglia di preghiera con i giovani nel Campus Fidei a Guaratiba. Il Papa pronuncia un discorso.

 

DOMENICA 28 luglio alle 10 il Papa celebra la messa per Gmg nel Campus Fidei a Guaratiba, durante la quale pronuncia l’omelia. Dopo la messa recita l’Angelus. Alle 14 pranzo con il seguito papale nel refettorio del Centro studi di Sumaré a Rio. Alle 16 nello stesso Centro, incontro con il Comitato di Coordinamento del CELAM. Discorso del Papa. Alle 16.40 congedo dalla residenza di Sumaré a Rio. Alle 17.30 incontro con i volontari della Gmg nel Padiglione 5 di Rio Centro a Rio de Janeiro. Discorso del Pontefice. Alle 18.30 cerimonia di congedo all’aeroporto Internazionale Galeão/Antonio Carlos Jobim di Rio de Janeiro. Discorso del Papa. Alle 19 partenza in aereo per Roma, dove l’arrivo è previsto per lunedì 29 luglio alle 11 all’aeroporto di Ciampino.

da - http://lastampa.it/2013/07/22/italia/cronache/il-papa-lascia-roma-in-elicottero-in-mattinata-la-partenza-per-rio-gNIn6gtfSslHDJspYAdpON/pagina.html


Titolo: FRANCESCO. Papa a Rio, messa con mille vescovi: avanza la cultura dello scarto.
Inserito da: Admin - Luglio 27, 2013, 06:43:43 pm
Papa a Rio, messa con mille vescovi: avanza la cultura dello «scarto»

27 luglio 2013

«Annunciamo il Vangelo ai nostri giovani, perché incontrino Cristo, luce per il cammino, e diventino costruttori di un mondo più fraterno». Papa Francesco lo ha chiesto nell'omelia della messa celebrata nella Cattedrale di Rio de Janeiro con mille vescovi di tutto il mondo, giunti nella città carioca per la Giornata Mondiale della Gioventù. Si tratta della assemblea episcopale più numerosa che si sia mai riunita dopo il Concilio Vaticano II.

Avanza la cultura dello "scarto"
«Purtroppo, in molti ambienti, si é fatta strada una cultura dell'esclusione, una "cultura dello scarto": non c'è posto né per l'anziano né per il figlio non voluto; non c'è tempo per fermarsi con quel povero sul bordo della strada. A volte sembra che per alcuni, i rapporti umani siano regolati da due "dogmi" moderni: efficienza e pragmatismo», ha affermato Francesco nella messa celebrata questa mattina. Per papa Bergoglio, «l'incontro e l'accoglienza di tutti, la solidarietà e la fraternità, sono gli elementi che rendono la nostra civiltà veramente umana». «Abbiate il coraggio di andare controcorrente. Non rinunciamo a questo dono di Dio: l'unica famiglia dei suoi figli», ha chiesto a vescovi, sacerdoti, religiosi e seminaristi presenti alla liturgia. «Essere servitori della comunione e della cultura dell'incontro: lasciatemi dire - ha scandito - che dovremmo essere quasi ossessivi in questo senso».

«Cari fratelli e sorelle - ha poi concluso - siamo chiamati da Dio, chiamati ad annunciare il Vangelo e a promuovere con coraggio la cultura dell'incontro. La Vergine Maria sia nostro modello. Nella sua vita ha dato, come dice il Concilio, "l'esempio di quell'affetto materno che dovrebbe ispirare tutti quelli che cooperano nella missione apostolica che ha la Chiesa di rigenerare gli uomini". Sia lei la stella che guida con sicurezza i nostri passi incontro al Signore». Infine l'ammonimento a rinunciare a ogni presunzione e a ogni tentazione di imporre le proprie verità. «Ciò che ci guida - ha spiegato Bergoglio - é l'umile e felice certezza di chi é stato trovato, raggiunto e trasformato dalla Verità che é Cristo e non può non annunciarla».

A politici e imprenditori: le leadership sappiano essere etiche
Poi il pontefice ha incontrato politici, imprenditori e dirigenti del Brasile al Teatro municipale di Rio, chiedendo loro che «la leadership sappia scegliere per il bene comune». «Chi agisce responsabilmente colloca la propria azione davanti ai diritti degli altri e davanti al giudizio di Dio», ha affermato il papa. Davanti alla classe dirigente del Brasile Bergoglio ha richiamato alla responsabilità sociale. «Il futuro - ha detto - esige da noi una visione umanista dell'economia e una politica che realizzi sempre più e meglio la partecipazione della gente, eviti gli elitarismi e sradichi la povertà». Riferendosi alle tensioni e alle manifestazioni contro le diseguaglianze sociali che hanno scosso il Brasile nelle scorse settimane: «Tra l'indifferenza egoista e la protesta violenta c'è un'opzione sempre possibile: il dialogo», ha detto il papa. «La fraternità tra gli uomini e la collaborazione per costruire una società più giusta non sono un'utopia, ma sono il risultato di uno sforzo concertato di tutti in favore del bene comune», ha assicurato papa Francesco». Infine ha ammonito i dirigenti a non trascurare le aspirazioni della popolazione: «Attenzione: ci può essere il pericolo della disillusione, dell'amarezza, dell'indifferenza, quando le aspirazioni non si avverano». «Chi ha un ruolo di guida - ha spiegato il pontefice - deve avere obiettivi molto concreti e ricercare i mezzi specifici per raggiungerli».

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da - http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-07-27/papa-messa-mille-vescovi-151504.shtml?uuid=AbbEB0HI


Titolo: PAPA FRANCESCO. IL DISCORSO PUBBLICO DEL PAPA. Le colombe e i serpenti
Inserito da: Admin - Luglio 28, 2013, 10:49:50 am
IL DISCORSO PUBBLICO DEL PAPA

Le colombe e i serpenti

LUIGI ACCATTOLI

Molte informazioni da decifrare sono contenute nella decisione del Papa di non accettare domande dai giornalisti sull'aereo che lo portava a Rio: egli è meno moderno, nel rapporto con i media, rispetto ai predecessori che quelle domande le accettavano; ed è geloso dell'autonomia delle sue parole, che non vuole siano condizionate dalla curiosità del mondo.
C'è di mezzo il Vangelo che dice «siate candidi come colombe e astuti come serpenti». Né bisogna dimenticare la sua formazione di gesuita: egli probabilmente si sente chiamato a essere povero come Francesco ma anche prudente come Ignazio. E forse la sedia vuota al concerto non è lontana da questo scenario.
Un punto è chiaro ed è un elemento del suo metodo di governo, che ci è noto per altre decisioni riguardanti la propria azione: egli non ama teorizzare o spiegare quello che intende fare; e spera che facendo senza dire gli riesca meglio di esercitare quella pienezza di poteri che il sistema cattolico gli attribuisce ma che la legge della consuetudine decurta drasticamente. L'avevamo visto esercitare quest'arte del fare senza dire a proposito degli abiti, della preferenza per il titolo di «vescovo di Roma», della scelta di restare al Santa Marta, della celebrazione quotidiana «con il popolo», degli spostamenti con auto ordinarie invece che con quelle di rappresentanza.
In questo debutto con i giornalisti non gli era difficile prevedere le domande sullo Ior e sulla «lobby gay», sul celibato e sulle donne. Ma egli sa che ogni parola sulle proprie intenzioni di riforma scatenerebbe la polarizzazione che è in agguato e che fino a oggi è riuscito a tenere bassa proprio con la disciplina della riservatezza.
Stiamo assistendo alla manifestazione di un paradosso comunicativo: il Papa del più diretto contatto con la comune umanità - che anche ieri si è offerto disarmato all'abbraccio delle folle, addirittura in una favela di Rio - è anche quello che rifiuta di comunicare con i media secondo le regole dell'informazione di massa. «Davvero io non do interviste, ma perché non so, non posso, è così... Per me è un poco faticoso» ha detto in aereo a giustificazione del suo rifiuto del botta e risposta su ogni argomento. Una motivazione reticente - forse memore della «restrizione mentale» di cui i Gesuiti furono maestri nei secoli: non sono tenuto a dirti ciò che non hai diritto di sapere - ma trasparente nel suo ultimo significato almeno quanto quella che aveva offerto un giorno della decisione di non abitare l'Appartamento: «per motivi psichiatrici» aveva detto, ma dietro a essi c'erano le ragioni simboliche della rinuncia al protocollo allontanante della residenza storica.
Stavolta dietro la ragione della «fatica» s'intravede quella di non permettere che a dettare l'agenda della sua predicazione sia la logica dei media. Egli sa che cosa succedeva ai papi Wojtyla e Ratzinger che usavano le interviste sull'aereo come strumento di comunicazione con l'opinione pubblica ma che erano costretti a sottostare a quel dettato: e poteva capitare che invece dei problemi dell'Africa o di quelli dell'America centrale si dovesse poi parlare sui media, per l'intero viaggio, del preservativo o del destino di monsignor Marcinkus.
Francesco compie un passo indietro rispetto alla ribalta mediatica che dovrebbe - nella sua intenzione - garantirgli una migliore libertà di «annuncio»: le prossime giornate ci diranno se così sarà e come il Papa argentino ne saprà approfittare.

26 luglio 2013 | 7:53
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da - http://www.corriere.it/editoriali/13_luglio_26/colombe-serpenti_a1502b70-f5ac-11e2-8279-238a68ccdabf.shtml



Titolo: PAPA FRANCESCO. Giornata mondiale della gioventù «Siate semplici o falliremo»
Inserito da: Admin - Luglio 28, 2013, 05:23:27 pm
Giornata mondiale della gioventù «Siate semplici o falliremo»

Due milioni a Copacabana (più che per Mick Jagger): flash mob in spiaggia di centinaia di vescovi sulle note di «Francisco»

 

RIO DE JANEIRO - «Siamo ancora una Chiesa capace di scaldare i cuori?». Il viaggio al termine della notte di Francesco è nei ragazzi che urlano «il Papa dei poveri, il Papa di tutti!», nei due milioni abbondanti di giovani accampati con tende e sacchi a pelo per la veglia lungo la spiaggia di Copacabana, una cosa mai vista neanche nel mitico concerto dei Rolling Stones del 2006 - un milione e mezzo di fan -, come del resto non si erano mai visti centinaia tra cardinali e vescovi ballare nel «più grande flash mob della storia» seguendo il rapper Fly («Agitate le braccia in alto e aperte come il Cristo Redentor!») e un Papa che straccia Mick Jagger pure in presenza scenica e bacia bambini, mette un sombrero, scende dall'auto ad abbracciare disabili e avvicinare i fedeli mentre gli lanciano lettere e fiori e l'urlo dei giovani copre il rombo dei cavalloni sulla battigia. E poi canti, preghiere e partite di pallone nella sabbia in attesa della messa di stamattina, con Bergoglio che li invita ad «allenarsi» («Gesù ci offre qualcosa di superiore della Coppa del Mondo!») per essere «cristiani non part-time, non "inamidati", di facciata, ma autentici». Ai ragazzi ricorda la storia del Crocifisso che dice a san Francesco d'Assisi: «Va e ripara la mia Chiesa», ed è a tutta la Chiesa che si rivolge il Papa.

Ai vescovi brasiliani, nel pomeriggio, Francesco ha dispiegato infatti il discorso forse più alto - e duro - del suo pontificato: «L'umiltà appartiene a Dio come suo tratto essenziale, è nel Dna di Dio». Tempi difficili. «Non è un'epoca di cambiamento, è il cambiamento di un'epoca». Nell'era della «globalizzazione implacabile, spesso selvaggia» - che agli aspetti positivi affianca un «lato oscuro» fatto di «smarrimento del senso della vita, disintegrazione personale, perdita del senso di appartenenza, violenza, solitudine, abbandono, incapacità di amare» - oggi «serve una Chiesa che non abbia paura di uscire nella notte», che «intercetti la loro strada» e sia «in grado di fare compagnia, di andare al di là del semplice ascolto», una Chiesa «che accompagna e si mette in cammino con la gente». Che «scaldi i cuori», insomma.

Tanti «fratelli» sono «fuggiti nella notte» come «i discepoli di Emmaus». Il Papa parla del «mistero della gente che lascia la Chiesa». A loro «forse è apparsa troppo lontana dai loro bisogni». O «troppo fredda, autoreferenziale, prigioniera dei propri linguaggi rigidi». O «forse il mondo sembra aver reso la Chiesa un relitto del passato, insufficiente per le nuove domande». Domanda: «Che cosa fare?». Le parole di Francesco sono programmatiche, «riscoprire le viscere materne della misericordia». E partono dall'umiltà dei «poveri pescatori» che nel 1717 trovarono in un fiume la statua spezzata della Madonna di Aparecida, «una chiave di lettura per la missione della Chiesa». La pazienza dopo la pesca fallita, la ricomposizione della statua che portano con sé: «Nella casa dei poveri Dio trova sempre posto». Ecco perché la Chiesa «non può dimenticare» la «lezione di Aparecida».

La barca della Chiesa «non è un transatlantico», ma «Dio si manifesta con mezzi poveri». L'«umiltà» e l'«astuzia» di Dio. La missione non dipende dalla ricchezza dei mezzi, ma dalla fede autentica: «La Chiesa non può allontanarsi dalla semplicità, altrimenti disimpara il linguaggio del Mistero». Ecco: «A volte perdiamo coloro che non ci capiscono perché abbiamo disimparato la semplicità». Il resto viene di conseguenza. Il ruolo delle donne, «perdendole, la Chiesa rischia la sterilità». La cura del creato e la tutela dell'Amazzonia come «cartina di tornasole» per il mondo.

Francesco ha invitato anche vescovi e sacerdoti ad andare contro i «dogmi moderni che regolano i rapporti umani: efficienza e pragmatismo», a promuovere una «cultura dell'incontro» contro la «cultura dello scarto» in cui «non c'è posto né per l'anziano né per il figlio non voluto; non c'è tempo per fermarsi con quel povero sul bordo della strada». Andare in «periferia», cercare «i lontani», non restare «chiusi nelle parrocchie». Nella notte di Copacabana spiega: «Ho seguito attentamente le notizie riguardo ai tanti giovani che in tante parti del mondo sono usciti per le strade per esprimere il desiderio di una civiltà più giusta e fraterna. Resta la domanda: da dove cominciare per costruire una società più giusta? Quando chiesero a Madre Teresa che cosa doveva cambiare nella Chiesa, rispose: tu ed io».

28 luglio 2013 | 11:00
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Titolo: Il Papa: «Chi sono io per giudicare un gay?»
Inserito da: Admin - Agosto 16, 2013, 09:25:39 am
A TUTTO CAMPO SUL VOLO DA RIO:su Ratzinger «E' come avere un nonno sempre in casa»

Il Papa: «Chi sono io per giudicare un gay?»

Il pontefice:«Mons. Scarano? Non è uno stinco di santo»

E poi scherza sulla borsa nera: «Dentro? Bibbia e rasoio»

 Gian Guido Vecchi

DAL VOLO PAPALE – Gli si chiede della «lobby gay» e il Papa dice che in Vaticano non è che ci sia scritto sulle carte d’identità e comunque, semmai, il problema sono le lobby di qualunque genere, non le tendenze: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?».


LEZIONE DI LIBERTA' LUNGA UN'ORA - Il Papa parla per un'ora e venti e risponde a tutte le domande, libere e non preparate, dei giornalisti che volano con lui da Rio de Janeiro a Roma. Dice che sullo Ior non ha ancora deciso ma «di certo qualsiasi cosa diventerà lo Ior, ci vuole trasparenza e onestà». Parla di monsignor Scarano e sillaba: «Abbiamo questo monsignore che è in galera: non è andato in galera perché assomigliava alla beata Imelda!», espressione spagnola a significare che non é uno stinco di santo. Del suo rapporto con Benedetto XVI sorride: «Adesso abita in Vaticano e c'è chi chiede: ma non ti ingombra? Non ti rema contro? No, per me è come avere il nonno saggio in casa….». Del ruolo delle donne nella Chiesa: «Chiesa senza le donne è come il collegio apostolico senza Maria». E così via, per oltre un’ora. Una lezione di libertà che si conclude con un applauso generale di settanta giornalisti da tutto il mondo. E meno male che aveva detto d’essere “un po’ stanco”. Ecco una prima trascrizione delle risposte del pontefice.

Santità, sono state pubblicate notizie che riguardano l’intimità di monsignor Ricca (prelato dello Ior, ndr). Come intende affrontare questa questione e come Sua Santità intende affrontare tutta la questione della “lobby gay”?
«Per quanto riguarda monsignor Ricca, ho fatto quello che il diritto canonico manda a fare, che è l’investigatio previa. E in questa investigatio non c'è niente di quello che accusano, non abbiamo trovato niente. Questa è la risposta. Ma io vorrei aggiungere un’altra cosa. Io vedo che tante volte nella Chiesa, fuori di questo caso e anche in questo caso, si vanno a cercare i peccati, di gioventù per esempio, e questo si pubblica. Non i delitti, eh, i delitti sono un’altra cosa. L’abuso di minori per esempio è un delitto, non è un peccato. Ma se una persona, laica prete o suora, commette un peccato e poi si converte, il Signore perdona. E quando il Signore perdona, il Signore dimentica. E questo per la nostra vita è importante: quando noi andiamo a confessarci, e diciamo «ho peccato in questo», il Signore dimentica. E noi non abbiamo diritto di non dimenticare, perché corriamo il rischio che il Signore non si dimentichi dei nostri, eh! E’ un pericolo! E' importante una teologia del peccato. Tante volte penso a San Pietro: ha commesso uno dei peccati peggiori, rinnegare Cristo, e dopo questo peccato lo hanno fatto Papa! Ma, tornando alla sua domanda più concreta, in questo caso ho fatto l'investigatio previa, e non abbiamo trovato niente. Questa è la prima domanda. Poi lei parlava della lobby gay. Si scrive tanto della lobby gay. Io ancora non ho trovato nessuno che mi dia la carta d’identità, in Vaticano. Dicono che ce ne siano. Ma si deve distinguere il fatto che una persona è gay dal fatto di fare una lobby. Se è lobby, non tutte sono buone. Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Il catechismo della Chiesa cattolica dice che queste persone non devono essere discriminate ma accolte. Il problema non è avere queste tendenze, sono fratelli, il problema è fare lobby: di questa tendenza o d'affari, lobby dei politici, lobby dei massoni, tante lobby...questo è il problema più grave. E la ringrazio tanto per aver fatto questa domanda. Grazie tante».

Quando ci sarà la canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II? E quale è il loro modello di santità?
«Giovanni XXIII è un po' la figura del prete di campagna, del prete che ama ognuno dei fedeli, che sa curare i fedeli. E questo lo ha fatto come vescovo, come nunzio. Tante testimonianze di battesimo false ha fatto in Turchia in favore degli ebrei! Era un coraggioso. Prete di campagna, buono, con un senso dell'umorismo tanto grande e una grande santità. Quand'era nunzio, alcuni non gli volevano tanto bene in Vaticano, e quando arrivava per portare i conti, o chiedere a certi uffici, lo facevano aspettare. Mai se ne è lamentato. Pregava il rosario, leggeva il breviario...Mai. Un mite, un umile. Anche uno che si preoccupava per i poveri: quando il cardinale Casaroli è tornato da una missione, credo fosse l'Ungheria o la Cecoslovacchia, non ricordo, è andato da lui a spiegare come era stata la missione, la diplomazia dei piccoli passi, lo ha ricevuto in udienza, venti giorni dopo moriva, Giovanni XXIII, e quando Casaroli se ne andava lo fermò, «ah, eccellenza, una domanda: lei continua ad andare da quei giovani?» Perché Casaroli andava a trovare al carcere minorile di Casal del Marmo, giocava con loro... E Casaroli, «sì, sì». «Non li abbandoni mai». Questo a un diplomatico che arrivava da un viaggio così impegnativo....Giovanni XXIII «Non li abbandoni mai». Un grande. Un grande. E poi il Concilio, un uomo docile alla voce di Dio. Perché quello gli è venuto dallo Spirito Santo, e lui è stato docile. Pio XII pensava a farlo, ma le circostanze non erano mature per farlo. Giovanni XXIII non ha pensato alle circostanze, ha sentito quello e lo ha fatto, un uomo che si è lasciato guidare dal Signore. Di Giovanni Paolo II mi viene da dire: grande missionario della Chiesa. E' un missionario, uno che ha portato il Vangelo dappertutto, voi lo sapete meglio di me, andava, eh, sentiva questo fuoco di portare avanti la parola del Signore, è un San Paolo, un uomo così, questo per me è grande. Fare insieme la canonizzazione di tutti e due insieme è un messaggio alla Chiesa: questi due sono bravi, sono bravi. Ma c'è in corso anche la causa di Paolo VI e di Papa Luciani, tutte e due sono in corso. Ancora una cosa, per la data di canonizzazione si pensava l'8 dicembre di quest'anno, ma c'è un problema grosso: quelli che vengono dalla Polonia - i poveri, perché quelli che hanno i mezzi possono venire in aereo - ma i poveri vengono in bus, e già in dicembre hanno il ghiaccio, e credo si debba ripensare la data. Io ne ho parlato con il cardinale Dzwisz e lui mi ha suggerito due possibilità: o il Cristo Re di quest'anno o la domenica della Misericordia del prossimo anno. Credo ci sia poco tempo per il Cristo Re perché il concistoro sarà il 30 settembre, e a fine ottobre c'è poco tempo. Non so, devo parlare con il cardinale su questo, ma credo che non sarà l'8 dicembre».

«Grazie alla sicurezza ho potuto abbracciare un popolo»

Si è parlato di problemi di sicurezza a Rio de Janeiro… «Abbiamo avuto problemi con le ipotesi di sicurezza, la sicurezza di là, la sicurezza di qua. Ma non c'è stato un incidente in tutta Rio de Janeiro, in questi giorni: con meno sicurezza io ho potuto stare con la gente, abbracciarla, salutarli, senza macchine blindate. La sicurezza è fidarsi di un popolo, davvero c'è sempre pericolo che sia un pazzo che faccia qualcosa, ma anche c'è sempre il Signore. Mettere uno spazio blindato tra il vescovo e il popolo è una pazzia, e io preferisco avere quest’altra pazzia. Una pazzia, la vicinanza, che fa bene a tutti».

Cosa succederà allo Ior?
«Io non so come finirà lo Ior, alcuni dicono che forse è meglio che sia una banca, altri che sia un fondo di aiuto, altri dicono di chiuderlo, si sentono queste voci. Ii mi fido del lavoro delle persone che stanno lavorando su questo, della commissione. Il presidente dello Ior rimane lo stesso che era prima, invece il direttore e il vice direttore hanno dato le dimissioni. Io non bene dire come finirà questa storia, e questo è anche bello: perché siamo umani, dobbiamo trovare il mezzo per fare questo bene. Ma le caratteristiche dello Ior, che sia banca, fondo di aiuto o qualsiasi cosa, devono essere trasparenza e onestà. Deve essere così».

Perché chiede sempre che si preghi per lei?
«Ho sempre detto questo, e anche quando ero prete lo chiedevo, ma non frequentemente. Poi ho iniziato a chiederlo con una certa frequenza quando facevo il vescovo: sento che il Signore mi aiuta in questo lavoro che consiste nell’avanzare col popolo di Dio. Io mi sento, a parte i limiti, i problemi,anche un peccatore. Ecco che allora devo chiedere, mi viene da dentro. E’ come chiedere alla Madonna, che preghi per me. Al Signore. E’ una abitudine che mi viene dal cuore. Per il mio lavoro sento che devo chiederlo. Non so, è così».

Lei ha parlato di una Curia dove ci sono dei santi e anche gente che non lo è…Ha trovato resistenze alle riforme?
«I cambiamenti vengono da due versanti. Quello che come cardinali abbiamo chiesto (prima del conclave, ndr) e quello che viene dalla mia personalità. Lei diceva che sono rimasto a Santa Marta, ma io non potrei vivere da solo nel palazzo: l'appartamento pontificio non è lussuoso, è largo e grande ma non è lussuoso. Ma io non posso vivere da solo o con un piccolo gruppetto. Ho bisogno di gente, di trovare gente. E per questo, quando i ragazzi delle scuole gesuitiche mi hanno fatto la domanda sul perché, e parlavano di austerità e povertà, io ho detto: no, no, per motivi psichiatrici! Perché psicologicamente non posso, e ognuno deve portare avanti la sua vita, il suo modo di vivere e di essere. I Cardinali che lavorano in Curia non vivono da ricchi e da lussuosi...vivono in un appartamentino, quelli che l’Apsa dà ai cardinali: sono austeri, quelli che conosco. Poi ognuno deve vivere come il Signore chiede di vivere, ma l'austerità in generale credo che sia necessaria per tutti quelli che lavorano nel servizio della Chiesa. Ci sono tante sfumature di austerità, ognuno deve cercare il suo cammino. Rispetto ai Santi, è vero, ce ne sono santi: cardinali, preti , vescovi, suore, laici…C’è gente che prega, gente che lavora tanto, che manda ai poveri, di nascosto...Io so di alcuni che si preoccupano di dare da mangiare ai poveri o poi nel tempo libero vanno a fare ministero in una Chiesa, in un’ altra...Sono preti, ci sono santi in Curia. E c’è anche qualcuno che non è tanto santo, no...e questi sono quelli che fanno più rumore, no? Voi sapete che fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce… E fa dolore questo , se ci sono queste cose, ci sono anche alcuni che danno scandalo...Noi abbiamo questo Monsignore in galera, credo che sia ancora in galera...e non è andato in galera perché assomigliava precisamente alla beata Imelda! Non era beato…Sono scandali, fanno male…Una cosa di cui mi sono accorto: credo che la Curia sia un poco calata rispetto al livello che aveva al tempo di quei vecchi curiali...Penso al profilo del vecchio curiale, fedele, che faceva il suo lavoro…Ne abbiamo bisogno, di queste persone.. Credo che esistano ma che non siano tanti come un tempo».

E le resistenze?
«Se c'è resistenza io ancora non l'ho vista. E' vero che non ho fatto tante cose, ma si può dire che io ho trovato aiuto e ho trovato anche gente leale, per esempio a me piace quando una persona mi dice “io non sono d'accordo”, e io questo non lo vedo: non sono d'accordo, io lo dico, ma lei faccia come crede. Questo è un vero collaboratore, questo l'ho trovato. Ci sono invece quelli che dicono “ah che bello, che bello” e poi dicono il contrario da un’altra parte».

Che cosa è stato Vatileaks?
«Le racconto un aneddoto. Quando sono andato a trovare Benedetto XVI a Castel Gandolfo, mi diceva: in quella scatola grande ci sono tutte le dichiarazioni e le cose che hanno detto le persone ascoltate dalla commissione di tre cardinali su Vatileaks. Ma il riassunto e le conclusioni, spiegava, sono in questa busta. E qui lui comincia a dire c’è questo, questo, questo…Aveva tutto in testa! Non mi sono spaventato, mai. E un problema grosso eh? Ma non mi sono spaventato».

Anche durante la Gmg ha parlato spesso di misericordia. C’è la possibilità che cambi la disciplina per i divorziati e risposati che ora sono esclusi dalla comunione e dai sacramenti?
«È un tema che torna sempre. Credo che questo sia il tempo della misericordia, che sia l’occasione, il kairòs della misericordia. In questo cambio d'epoca nel quale ci sono tanti problemi anche nella Chiesa, anche a causa delle testimonianze non buone di alcuni preti. Il clericalismo ha lasciato tanti feriti e bisogna andare a curare questi feriti con la misericordia. La Chiesa è mamma, e nella Chiesa si deve trovare misericordia per tutti. E i feriti non solo bisogna aspettarli, ma bisogna andarli a trovare. Credo sia il tempo della misericordia, come aveva intuito Giovanni Paolo II che ha istituito la festa della Divina Misericordia. I divorziati possono fare la comunione, sono i divorziati in seconda unione che non possono. Bisogna guardare al tema nella totalità della pastorale matrimoniale. Apro una parentesi: gli ortodossi ad esempio seguono la teologia dell'economia e permettono una seconda unione. Quando si riunirà il gruppo degli otto cardinali, l’1, 2 e 3 ottobre, tratteremo come andare avanti nella pastorale matrimoniale. Siamo in un cammino per una pastorale matrimoniale più profonda. Il mio predecessore a Buenos Aires, il cardinale Quarracino diceva sempre: per me la metà dei matrimoni sono nulli, perché si sposano senza sapere che è per sempre, perché lo fanno per convenienza sociale, eccetera. Anche il tema della nullità va studiato».

Le piace fare il vescovo, il Papa?
«Fare il lavoro di vescovo è una cosa bella. Il problema è quando uno lo cerca (di ottenere la carica, ndr), e quello non è tanto bello, quello non è del Signore. Quando il Signore chiama a fare il vescovo è bello, c'è sempre il pericolo di pensarsi un po’ superiore agli altri, un po’ principe: sono pericoli e peccati. Ma il lavoro del vescovo è bello: aiutare i fratelli ad andare avanti. Il vescovo è davanti ai fedeli per segnalare la strada, è in mezzo ai fedeli per delineare la comunione, il vescovo è dietro ai fedeli: perché i fedeli tante volte hanno il fiuto della strada. Il vescovo deve essere così. Mi chiedeva se mi piaceva…. A me piace fare il vescovo, mi piace. A Buenos Aires ero tanto felice, tanto felice. Sono stato felice, il Signore mi ha assistito in quello. Sono stato prete e sono stato felice, e come vescovo sono stato felice, in questo senso mi piace. Anche come Papa...quando il Signore ti mette lì, se fai quello che chiede il Signore sei felice».

Perché ha detto di sentirsi «ingabbiato»?
«Lei non sa quante volte ho avuto voglia di andarmene per le strade di Roma! Perché a me piaceva tanto andare per la strada, mi piaceva tanto, e in questo senso mi sento un poco ingabbiato. Ma devo dire che sono tanto buoni questi della gendarmeria vaticana, sono buoni, buoni, buoni e gli sono riconoscente, adesso mi lasciano fare qualcosa di più, il loro dovere è custodire la sicurezza e, abbiate pazienza, a me piacerebbe andare per la strada ma capisco che non è possibile, lo capisco. In quel senso mi sento ingabbiato perché la mia abitudine è andare…Come diciamo a Buenos Aires, ero un prete camminatore».

Fin dall’inizio si è presentato come «vescovo di Roma», perché?Riguarda l’ecumenismo, per arrivare a vedere il Papa come un Primus inter pares?
«Non andiamo più avanti di quello che si dice. Il Papa è vescovo, vescovo di Roma e da lì viene tutto, derivano gli altri titoli: successore di Pietro, Vicario di Cristo...Ma dire, pensare che questo vuol dire essere primo inter pares no, è andare oltre, non è conseguente a questo, è semplicemente e il titolo primo del Papa. Sottolineare il primo titolo, certo, può favorire l’ecumenismo».

Qual è il suo rapporto con Benedetto XVI?
«Benedetto è un uomo di Dio, un uomo umile che prega. Io gli voglio tanto bene. L'ultima volta che ci sono stati due o tre Papi insieme non si parlavano ma lottavano per vedere chi era il vero Papa! Sono stato tanto felice quando è stato eletto Papa, e poi abbiamo visto il suo gesto delle dimissioni, un esempio di grandezza… Per me è un grande. Adesso abita in Vaticano e alcuni dicono: ma non ti ingombra? Non ti fa la rivoluzione contro?! Io controbatto dicendo che per me è come avere il nonno saggio in casa. Quando in famiglia c'è il nonno, è venerato ed è ascoltato. Benedetto XVI non si immischia…. Per me è come avere il nonno a casa, il mio papà. Se ho una difficoltà posso andare a parlargli, come ho fatto per quel problema grosso di Vatileaks...Quando ha ricevuto i cardinali il 28 febbraio per il discorso di congedo ai cardinali, ha detto: tra di voi c'è il nuovo Papa al quale io prometto fin d'ora la mia obbedienza. È un grande».

Quale ruolo per le donne nella Chiesa?
«Una Chiesa senza le donne è come il collegio apostolico senza la Madonna. E la Madonna è più importante degli apostoli. La Chiesa è femminile perché è sposa e madre. Si deve andare più avanti, non si può capire una Chiesa senza le donne attive in essa. Nella Chiesa si deve pensare alla donna in questa prospettiva. Non abbiamo ancora fatto una teologia della donna. Bisogna farlo. Per quanto riguarda l'ordinazione delle donne, la Chiesa ha parlato e ha detto no, Giovanni Paolo II si è pronunciato con una formulazione definitiva, quella porta è chiusa. Ma ricordiamo che Maria è più importante degli apostoli vescovi, e così la donna nella Chiesa è più importante dei vescovi e dei preti».

Che cosa c’era nella borsa nera che ha portato come bagaglio a mano?
(ride) «Non c'era la chiave della bomba atomica! La portavo perché sempre io ho fatto così, quando viaggio porto la mia borsa...e dentro cosa c'è? C'è il rasoio, c'è il breviario, c'è l'agenda, c'è un libro da leggere, ne ho portato uno di Santa Teresina e io sono devoto. Io sempre sono andato con la borsa nel viaggio,è normale, ma dobbiamo essere normali. E' un po’ strano per me quello che tu mi dici, che la foto ha fatto il giro del mondo. Mah, dobbiamo abituarci ad essere normali, alla normalità della vita».

29 luglio 2013 (modifica il 30 luglio 2013)
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da - http://www.corriere.it/cronache/13_luglio_29/intervista-papa-lobby-gay-ratzinger-scarano_6c99664c-f83d-11e2-a59e-96a502746665.shtml


Titolo: Finisce l'era Bertone, Bergoglio nomina il nunzio in Venezuela
Inserito da: Admin - Agosto 31, 2013, 08:57:14 am
ARCIVESCOVO VENETO

Vaticano, Parolin nuovo segretario di Stato

Finisce l'era Bertone, Bergoglio nomina il nunzio in Venezuela


Vaticano, finisce l’era Bertone. Papa Bergoglio ha scelto il sostituto. Si tratta dell’attuale Nunzio in Venezuela, l’arcivescovo Pietro Parolin. Veneto ha cinquantotto anni, essendo nato il 17 gennaio 1955. Sacerdote dall’1980, dal luglio 1986 è entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede. È stato in Nigeria e in Messico. Il 30 novembre 2002 fu nominato sottosegretario della Sezione per i rapporti con gli Stati, della Segreteria di Stato (segretario di Stato Angelo Sodano). L’annuncio ufficiale, sarà fatto sabato. La nomina del suo successore da parte di Papa Francesco ha subito una forte accelerazione nelle ultime due settimane, dopo «il chiarimento» avvenuto a cavallo di Ferragosto tra Bergoglio e il segretario di Stato nominato da Benedetto XVI il 22 giugno 2006. L'avvicendamento di Bertone è stato comunicato martedì scorso, 27 agosto, al decano del Sacro collegio, Angelo Sodano che è stato ricevuto in udienza da Bergoglio diventerà operativo dopo quarantacinque giorni dall'annuncio, cioè a metà ottobre. Una prassi che viene seguita quando il successore non è presente in Vaticano e deve lasciare la sua sede. Il cardinale Bertone rimarrà presidente della Commissione cardinalizia sullo Ior (incarico in cui era stato prorogato da Benedetto XVI dopo le sue dimissioni) ma solo fino al completamento il prossimo dicembre del Report in progress del Comitato Moneyval del Consiglio d’Europa sulle procedure antiriciclaggio del Vaticano e della Santa Sede.

VERGEZ NUOVO SEGRETARIO DEL GOVERNATORATO -Intanto oggi Francesco ha nominato padre Fernando Vérgez Alzaga, nuovo segretario generale del governatorato dello Stato di Città del Vaticano, che così succede a monsignore Giuseppe Sciacca. Vergez, spagnolo, sacerdote dei Legionari di Cristo, è stato per molti anni segretario del cardinale argentino Edoardo Francisco Pironio, già capo del servizio Internet del Vaticano e direttore delle Telecomunicazioni, ed è uomo di stretta fiducia del Pontefice.

ACCELERAZIONE - Perché la sostituzione di Bertone, già ipotizzata, è diventato non più ulteriormente rinviabile? Il «chiarimento» era stato voluto da Bertone al rientro da nove giorni di ferie in Valle d'Aosta, e dopo che era scoppiato il caso Chaouqui, per la nomina da parte di Francesco di una pr come commissaria sulla trasparenza finanziaria, una donna che su Twitter lo aveva accusato di essere «corrotto». Il problema non è stato questo, quanto le richieste che Bertone avrebbe avanzato a Bergoglio, dopo sette anni turbolenti vissuti all'interno e all'esterno del Vaticano. Si è lamentato di essere stato bersaglio del Corvo, dei documenti trafugati di Vatileaks, delle polemiche sullo Ior. Fino all'ultimo scandalo che ha fatto da detonatore alla urgente necessità per Papa Francesco di cambiare le priorità che si era inizialmente dato all'inizio del Pontificato (come lui stesso ha rivelato sul volo di ritorno dalla Giornata mondiale della gioventù di Rio), mettendo mano a una serie di interventi in materia economico-finanziaria: il caso di monsignor Nunzio Scarano (contabile dell'Apsa, l'Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica, con almeno due conti allo Ior), arrestato il 28 giugno, accusato di corruzione dalla Procura di Roma e di riciclaggio anche dal Promotore di Giustizia vaticano. L'arresto di Scarano aveva costretto il primo luglio a clamorose dimissioni il direttore e vice direttore generale dello Ior, Paolo Cipriani e Massimo Tulli, considerati bertoniani doc. Non a caso, il 3 agosto, Bertone si era difeso dicendo che la riforma dello Ior era stata avviata «prima» dell'arrivo di Papa Francesco. Il cardinale aveva detto naturalmente di condividere l'azione di riforma voluta dal Pontefice ma testualmente aveva affermato: «Certamente. Tra l'altro io sono presidente della Commissione cardinalizia di vigilanza, e questo processo l'abbiamo iniziato già prima dell'arrivo di Papa Francesco». Ritornato a Roma Bertone aveva chiesto subito di poter incontrare il Papa per esporgli la sua exit strategy.

INCONTRO A QUATTRO OCCHI - Quando si sono visti, a tu per tu, Bertone che il prossimo 2 dicembre compirà 79 anni, (e che dal 2007 è anche Camerlengo) ha fatto notare a Bergoglio che il suo predecessore Sodano quando lasciò lo stesso incarico rimase decano del collegio cardinalizio, carica che ricopre tutt'ora all'età di 86 anni. E ha chiesto per se stesso un trattamento simile, come fosse un risarcimento: rimanere a capo della commissione cardinalizia di controllo sullo Ior oltre i limiti di età (visto che Benedetto XVI prima di lasciare il pontificato aveva rinnovato a Bertone per 5 anni, ovvero fino al 2018, la presidenza della commissione) e ottenere un segnale pubblico di fiducia dal Papa. Anche queste richieste avrebbero contribuito alla scelta di accelerare l'avvicendamento.

IL RUOLO DI DOLAN - A reclamare con forza rapidi cambiamenti di governance (indipendentemente dalla futura riforma della Curia) era stato il 24 luglio il cardinale di New York e presidente dei vescovi Usa Timothy Michael Dolan, in un'intervista concessa, durante la Gmg, al National Catholic Reporter.

30 agosto 2013 | 14:37
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Maria Antonietta Calabrò @maria_mcalabro

da - http://www.corriere.it/cronache/13_agosto_30/parolin-segretario-stato-vaticano_0166eff2-1165-11e3-b5a9-29d194fc9c7a.shtml


Titolo: PAPA FRANCESCO: no a guerre per vendere armi
Inserito da: Admin - Settembre 08, 2013, 05:13:05 pm
Papa Francesco: no a guerre per vendere armi

8 settembre 2013

«Stiamo fortemente pregando per la pace!». Papa Francesco lo ha sottolineato all'Angelus, rivolgendosi alla folla tornata a piazza San Pietro dopo la grande veglia di ieri sera per la pace in Siria. Dobbiamo, ha insistito anche oggi Francesco, «dire no all'odio fratricida e alle menzogne di cui si serve, dire no alla violenza in tutte le sue forme, dire no alla proliferazione delle armi e al loro commercio illegale, ce ne è tanto. E sempre rimane il dubbio. È davvero una guerra per qualcosa o è una guerra del commercio illegale per vendere armi». «Questi - ha spiegato - sono nemici da combattere uniti e con coerenza, non seguendo altri interessi se non quelli della pace e del bene comune».

Il Papa ha preso le mosse dalla parabola sul re che va alla guerra che «ci tocca sul vivo, in questo momento in cui stiamo fortemente pregando per la pace».

Il Papa: a che serve fare guerre se non sei capace di combattere il male?
«A che serve fare guerre, tante guerre, se non sei capace di fare questa guerra profonda contro il male?», è il quesito sollevato dal Papa, integrando a braccio l'Angelus.

Il Pontefice, in primis, ha pronunciato un nuovo appello per la pace. «Cessi subito la violenza e la devastazione in Siria e si lavori con rinnovato impegno per una giusta soluzione al conflitto fratricida», ha detto Papa Francesco, ricordando che ieri in tutto il mondo «uomini e donne di buona volontà hanno vissuto momenti di preghiera, digiuno, riflessione». «Ma l'impegno continua: andiamo avanti con la preghiera e con opere di pace!», ha chiesto alla folla tornata in piazza San Pietro - per l'appuntamento dell'Angelus - dopo aver gremito ieri sera questo luogo simbolo della fede cristiana per la grande Veglia di preghiera per una soluzione pacifica della crisi siriana.

«Preghiamo anche per gli altri Paesi del Medio Oriente», così il Papa ha quindi esortato la folla in piazza San Pietro. «Preghiamo - ha elencato Francesco - particolarmente per il Libano, perché trovi la desiderata stabilità e continui ad essere modello di convivenza; per l'Iraq, perché la violenza settaria lasci il passo alla riconciliazione; e per il processo di pace tra Israeliani e Palestinesi, perché progredisca con decisione e coraggio. E preghiamo per l'Egitto, affinché tutti gli Egiziani, musulmani e cristiani, si impegnino a costruire insieme la società per il bene dell'intera popolazione».

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da - http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-09-08/papa-francesco-odio-proliferazione-121704.shtml?uuid=AbOVbWUI


Titolo: PAOLO RODARI. Sei mesi con papa Francesco
Inserito da: Admin - Settembre 13, 2013, 04:47:26 pm
L'EVENTO

Sei mesi con papa Francesco

Una Chiesa aperta al mondo

Sei mesi con papa Francesco Una Chiesa aperta al mondo

Dalla sua elezione, 13 marzo, niente è stato più come prima. I media  si contendono le sue immagini, ogni volta che appare in tv gli ascolti si impennano. Parole semplici, il contatto continuo con i fedeli, e la gente ha di nuovo fiducia nel vicario di Cristo come dice un'indagine  Demopolis che pubblichiamo in esclusiva

di PAOLO RODARI

CITTÀ DEL VATICANO  -  Vola "Lumen Fidei", la prima enciclica di papa Francesco che, con le sue duecentocinquantamila copie vendute in lingua italiana (più di 1 milione nelle dodici lingue nelle quali è stata finora tradotta) in poco più di due mesi, dipinge sul volto di don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana, un sorriso che non si vedeva da tempo. Ma sono tutti coloro che nella Santa Sede hanno a che fare con la vendita di prodotti riguardanti Jorge Mario Bergoglio a sorridere: il Papa giunto da "un Paese ai confini del mondo" tira  -  è il caso di dirlo  -  come Dio comanda.

Nulla è più come prima. Sei mesi di pontificato, e già nulla è come prima entro la cinta muraria eretta da Leone IV per difendere il colle vaticano dai saccheggi dei saraceni. "Da una chiesa assediata, con mille problemi siamo passati a una Chiesa che si è aperta", ha confermato in una delle sue prime uscite Pietro Parolin, nuovo segretario di Stato. Ammettendo che gran parte del merito della rivoluzione in atto dopo la stagione dei veleni e degli scandali è di un marchio capace di guadagnare consenso come raramente si è visto in passato: Francesco. Il segreto? Secondo don Costa è tutto nella domanda. Più elitario e ricercato il pubblico di Joseph Ratzinger, il teologo prestato al papato, "diverso, più popolare, quello di Bergoglio".

Il Vaticano fa audience. Se ne sono accorte anche le televisioni. Fino a sei mesi fa i principali notiziari italiani faticavano ad accettare servizi riguardanti la Chiesa, il Papa e il Vaticano. Gli ascolti, non è un mistero per nessuno, calavano ogni volta inesorabilmente. Oggi bastano due battute del Pontefice delle Pampas per guadagnare audience. E sbaragliare la concorrenza. Ne sa qualcosa Tv2000, la televisione dei vescovi italiani. Nella notte fra sabato 27 e domenica 28 luglio l'emittente ha mandato in onda la veglia sul Lungomare di Copacabana in occasione della Giornata mondiale dei giovani convocata da Francesco. Tv2000 ha ottenuto il 7,12 per cento di share con picco, in chiusura, al 9.61 per cento. È in corrispondenza di questa diretta di due ore e 30 minuti (in onda dalle 00.30 alle 3.00) che Tv2000 è risultata la tv più seguita d'Italia collocandosi al primo posto assoluto nella classifica delle emittenti generaliste, davanti a Rai1, Rai2, Canale5, Italia1 e Rete4.

Le telefonate del Papa. Ascolti che continuano, inarrestabili, in occasione di ogni diretta papale. E, infatti, pure la piattaforma di Murdoch se ne è accorta. Con che cosa due domeniche fa Sky Tg 24 ha scelto di inaugurare l'arrivo dell'Alta Definizione? Con la diretta dell'Angelus recitato da Francesco in piazza San Pietro.
Don Dario Viganò, prete esperto di cinema e direttore del Centro televisivo vaticano (Ctv), incontra regolarmente il Papa. Spiega che è Bergoglio, il primo, a essere sorpreso del clamore mediatico che i suoi gesti suscitano. Soprattutto il clamore delle sue telefonate. Dice Viganò: "È il suo stile da sempre, il suo modo per tenere rapporti con i preti della sua diocesi , con le famiglie che conosceva e con le realtà con cui entrava in comunicazione. Alcune persone le chiama per telefono, ad altre manda un piccolo biglietto. Tanto che sorridendo il Papa mi ha detto: 'Se sapessero i giornalisti tutte quelle che ho fatto!'".

Richieste da tutto il mondo. E ancora: "Francesco ha un riflesso anche sul Ctv: ha risvegliato l'attenzione non solo per i network nazionali ma anche per tutti i broadcast internazionali circa le notizie legate all'attività del pontefice. Aumentano le richieste di accordo con il Ctv e, oltre all'America del Nord e all'Europa, Asia e Africa, come prevedibile aumentano anche le richieste dall'America latina per avere produzioni in diretta. Per l'America latina dobbiamo attivare un altro satellite e questo diventa un impegno enorme per noi. Tradizionalmente veniva offerto l'Angelus e l'udienza generale: ora moltissime altre richieste di dirette giungono quotidianamente".

Quei gesti semplici che piacciono. Che Francesco sia una calamita lo dicono tanti dati. Soprattutto quelli in possesso della Prefettura della Casa Pontificia. Dal 27 marzo al 26 giugno, sono 825mila i fedeli che hanno chiesto i biglietti per l'udienza generale del mercoledì. Se si tiene conto che solitamente solo un terzo dei presenti entra in piazza col biglietto, significa che alle 14 udienze hanno partecipato in media oltre 100mila persone. Numeri che, dati alla mano, faceva soltanto Karol Wojtyla nei tempi d'oro. Francesco ci mette nel suo. In piazza rimane diverse ore, saluta spesso i fedeli a uno a uno. Lascia che i ragazzi facciano insieme a lui degli autoscatti sull'iPhone. Fa salire giovani handicappati sulla papamobile. Scambia la papalina coi fedeli. Abbraccia vecchi amici. Accetta lettere private. Indossa la sciarpa rossoblu del San Lorenzo, la squadra del cuore. Per lui, il tempo speso fra la gente, non è perso.

Preti a disposizione nei Musei. L'effetto Francesco non è poca cosa ai Musei Vaticani dove, dopo un anno di magra, le entrate sono schizzate in alto con un trend di visitatori che negli ultimi sei mesi è aumentato del sette per cento. Freotte di turisti entrano nei musei per visitare il patrimonio vaticano, certo, ma anche per altro. In scia a un Papa più accessibile, un pastore che non disdegna l'odore del gregge, cercano anch'essi un contatto col divino. Se ne sono accorti i dirigenti dei musei che hanno allestito quello che scherzosamente chiamano "servizio pretaggio". Due preti, uno in cima alla scala del Bramante, l'altro all'entrata della Sistina, sono a disposizione per chiunque abbia bisogno di un colloquio. Innumerevoli le persone che si fermano. E parlano raccontando di sé e chiedendo consigli.

Il sondaggio. Oggi la Chiesa comunica fiducia. Lo dice bene un'indagine realizzata in esclusiva per Repubblica dall'Istituto Demopolis e relativa proprio ai primi sei mesi di pontificato di Francesco: l'88 per cento degli italiani si fida di papa Francesco. È il dato di fiducia più alto registrato negli ultimi 20 anni. L'apprezzamento dell'opinione pubblica cresce al 90 per cento tra le donne, al 96 per cento tra i cattolici e raggiunge il 67 per cento nel segmento composto da non cattolici e non credenti: dato, quest'ultimo, estremamente significativo, molto superiore perfino a quello degli anni più intensi del pontificato di Giovanni Paolo II, cresciuto ulteriormente dopo le ultime scelte di Bergoglio e la sua visita a Lampedusa. A colpire maggiormente gli italiani sono la spontaneità e il linguaggio del Papa, evidenziati dall'80 per cento degli intervistati; ma anche la grande vicinanza alla gente, avvertita da oltre 7 intervistati su 10. Incide significativamente, per il 75 per cento, anche l'attenzione mostrata in questi primi mesi verso i più deboli. La conferma viene anche da alcune parole del Pontefice che hanno colpito gli italiani: "Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!". Le scelte ed i gesti dei primi sei mesi di pontificato stanno già incidendo sul rapporto tra opinione pubblica e Chiesa Cattolica: dopo un periodo di profonda crisi, torna a crescere la fiducia nella Chiesa che si attesta oggi al 63 per cento. Quasi venti punti sopra il dato rilevato dal Barometro politico Demopolis nel gennaio scorso. Crescono anche le aspettative per il futuro: se il 23 per cento appare comunque scettico, oltre sei italiani su dieci appaiono convinti che Francesco contribuirà ad un profondo rinnovamento della Chiesa.

12 settembre 2013

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da - http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/09/12/news/i_primi_sei_mesi_di_papa_francesco-66398991/


Titolo: Gian Guido Vecchi. FRANCESCO La Chiesa? Un ospedale da campo dopo una battaglia
Inserito da: Admin - Settembre 20, 2013, 04:56:44 pm
STORICA INTERVISTA DEL PONTEFICE SU «LA CIVILTà CATTOLICA»

Il Papa apre ai divorziati e alle donne che hanno abortito: «Misericordia, non tortura»

«La Chiesa? Un ospedale da campo dopo una battaglia»


CITTÀ DEL VATICANO - «Io vedo con chiarezza che la cosa di cui la Chiesa ha piùbisogno oggi è la capacitàdi curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite... E bisogna cominciare dal basso». È un'intervista storica, quella che Papa Francesco ha concesso a padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica . Sei ore di colloquio, ventinove pagine nell'ultimo numero della rivista dei gesuiti, che esce in contemporanea in altre 16 riviste della Compagnia di Gesù in tutto il modo. E il Papa gesuita che dispiega la sua idea di Chiesa aperta e vicina a tutti e impegnata a dire l'essenziale: «La Chiesa a volte si è fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti. La cosa piùimportante è invece il primo annuncio: «Gesù Cristo ti ha salvato!». Senza sottrarsi alle domande più delicate.

OMOSESSUALI - «Questa Chiesa con la quale dobbiamo “sentire” è la casa di tutti, non una piccola cappella che può contenere solo un gruppetto di persone selezionate. Non dobbiamo ridurre il seno della Chiesa universale a un nido protettore della nostra mediocrità», dice Francesco. E quando padre Spadaro gli chiede dei «cristiani che vivono in situazioni non regolari per la Chiesa o comunque in situazioni complesse» e parla di «divorziati risposati, coppie omosessuali, altre situazioni difficili», il Papa risponde: «Dobbiamo annunciare il Vangelo su ogni strada, predicando la buona notizia del Regno e curando, anche con la nostra predicazione, ogni tipo di malattia e di ferita. A Buenos Aires ricevevo lettere di persone omosessuali, che sono “feriti sociali” perchémi dicono che sentono come la Chiesa li abbia sempre condannati. Ma la Chiesa non vuole fare questo». Ma non basta: «Durante il volo di ritorno da Rio de Janeiro ho detto che, se una persona omosessuale è di buona volontà ed è in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla. Dicendo questo io ho detto quel che dice il Catechismo. La religione ha il diritto di esprimere la propria opinione a servizio della gente, ma Dio nella creazione ci ha resi liberi: l’ingerenza spirituale nella vita personale non è possibile. Una volta una persona, in maniera provocatoria, mi chiese se approvavo l’omosessualità. Io allora le risposi con un’altra domanda: “Dimmi: Dio, quando guarda a una persona omosessuale, ne approva l’esistenza con affetto o la respinge condannandola?”. Bisogna sempre considerare la persona». Guardare alla persona, dice Francesco: «Qui entriamo nel mistero dell’uomo. Nella vita Dio accompagna le persone, e noi dobbiamo accompagnarle a partire dalla loro condizione. Bisogna accompagnare con misericordia. Quando questo accade, lo Spirito Santo ispira il sacerdote a dire la cosa piùgiusta».

RIFORME E ATTEGGIAMENTO - Il Papa spiega che «la Consulta degli otto cardinali» che ha nominato per le riforme e si riunirà all'inizio di ottobre «non è una decisione solamente mia, ma è frutto della volontà dei cardinali, cosìcome è stata espressa nelle Congregazioni Generali prima del Conclave. E voglio che sia una Consulta reale, non formale». Però spiega che «le riforme organizzative e strutturali sono secondarie, cioè̀ vengono dopo. La prima riforma deve essere quella dell’atteggiamento». Perché «i ministri del Vangelo devono essere persone capaci di riscaldare il cuore delle persone, di camminare nella notte con loro, di saper dialogare e anche di scendere nella loro notte, nel loro buio senza perdersi. Il popolo di Dio vuole pastori e non funzionari o chierici di Stato». Si deve guardare alle persone lontane: «Invece di essere solo una Chiesa che accoglie e che riceve tenendo le porte aperte, cerchiamo pure di essere una Chiesa che trova nuove strade, che è capace di uscire da se stessa e andare verso chi non la frequenta, chi se n’è andato o è indifferente. Chi se n’e andato, a volte lo ha fatto per ragioni che, se ben comprese e valutate, possono portare a un ritorno. Ma ci vuole audacia, coraggio».

CONFESSIONE, NON TORTURA - Nel corso dell'intervista, il Papa parla anche della confessione e dice: «Questa è anche la grandezza della Confessione: il fatto di valutare caso per caso, e di poter discernere qual è la cosa migliore da fare per una persona che cerca Dio e la sua grazia. Il confessionale non è una sala di tortura, ma il luogo della misericordia nel quale il Signore ci stimola a fare meglio che possiamo. Penso anche alla situazione di una donna che ha avuto alle spalle un matrimonio fallito nel quale ha pure abortito. Poi questa donna si è risposata e adesso è serena con cinque figli. L’aborto le pesa enormemente ed è sinceramente pentita. Vorrebbe andare avanti nella vita cristiana. Che cosa fa il confessore?».

TEMI ETICI E VANGELO - L'essenziale, la cosa più urgente, è annunciare il Vangelo, insiste Francesco: «Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione». Del resto «gli insegnamenti, tanto dogmatici quanto morali, non sono tutti equivalenti. Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza». Insomma: «L'annuncio di tipo missionario si concentra sull’essenziale, sul necessario, che è anche ciòche appassiona e attira di piu, ciòche fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus. Dobbiamo quindi trovare un nuovo equilibrio, altrimenti anche l’edificio morale della Chiesa rischia di cadere come un castello di carte, di perdere la freschezza e il profumo del Vangelo. La proposta evangelica deve essere più semplice, profonda, irradiante. È da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali».

DONNE - «Bisogna lavorare di più per fare una profonda teologia della donna», dice tra l'altro Francesco. «Il genio femminile è necessario nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti. La sfida oggi è proprio questa: riflettere sul posto specifico della donna anche proprio lì dove si esercita l’autorità nei vari ambiti della Chiesa».

FEDE E CERTEZZE - Francesco parla anche del «cercare e trovare Dio in tutte le cose» di San'Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti, e spiega: «Si, in questo cercare e trovare Dio in tutte le cose resta sempre una zona di incertezza. Deve esserci. Se una persona dice che ha incontrato Dio con certezza totale e non è sfiorata da un margine di incertezza, allora non va bene. Per me questa è una chiave importante. Se uno ha le risposte a tutte le domande, ecco che questa è la prova che Dio non è con lui. Vuol dire che è un falso profeta, che usa la religione per se stesso. Le grandi guide del popolo di Dio, come Mose, hanno sempre lasciato spazio al dubbio. Si deve lasciare spazio al Signore, non alle nostre certezze; bisogna essere umili». Così «l’atteggiamento corretto è quello agostiniano: cercare Dio per trovarlo, e trovarlo per cercarlo sempre».

IL MONDO CONTEMPORANEO - Tra gli altri, è importante anche il modo con il quale il Papa tratteggia il rapporto con la contemporaneità: «C’è la tentazione di cercare Dio nel passato o nei futuribili. Dio è certamente nel passato, perchéè nelle impronte che ha lasciato. Ed è anche nel futuro come promessa. Ma il Dio "concreto", diciamo cosi, è oggi. Per questo le lamentele mai ci aiutano a trovare Dio. Le lamentele di oggi su come va il mondo "barbaro” finiscono a volte per far nascere dentro la Chiesa desideri di ordine inteso come pura conservazione, difesa. No: Dio va incontrato nell’oggi».

RELATIVISMO - A questo punto qualcuno potrebbe dire che questo è relativismo, dice il Papa. «È relativismo? Si, se è inteso male, come una specie di panteismo indistinto. No, se è inteso in senso biblico, per cui Dio è sempre una sorpresa, e dunque non sai mai dove e come lo trovi, non sei tu a fissare i tempi e i luoghi dell’incontro con Lui. Bisogna dunque discernere l’incontro». Francesco avverte: «Se il cristiano è restaurazionista, legalista, se vuole tutto chiaro e sicuro, allora non trova niente. La tradizione e la memoria del passato devono aiutarci ad avere il coraggio di aprire nuovi spazi a Dio. Chi oggi cerca sempre soluzioni disciplinari, chi tende in maniera esagerata alla “sicurezza” dottrinale, chi cerca ostinatamente di recuperare il passato perduto, ha una visione statica e involutiva. E in questo modo la fede diventa una ideologia tra le tante. Io ho una certezza dogmatica: Dio è nella vita di ogni persona, Dio è nella vita di ciascuno. Anche se la vita di una persona è stata un disastro, se è distrutta dai vizi, dalla droga o da qualunque altra cosa, Dio è nella sua vita. Lo si può e lo si deve cercare in ogni vita umana. Anche se la vita di una persona è un terreno pieno di spine ed erbacce, c’è sempre uno spazio in cui il seme buono può crescere. Bisogna fidarsi di Dio».

19 settembre 2013 | 17:41
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Gian Guido Vecchi

DA - http://www.corriere.it/cronache/13_settembre_19/papa-francesco-intervista_b16299a8-213a-11e3-abd6-3cb13db882d4.shtml


Titolo: IL RITRATTO INEDITO DI PAPA FRANCESCO
Inserito da: Admin - Settembre 20, 2013, 05:13:00 pm
IL RITRATTO INEDITO DI PAPA FRANCESCO

In una lunga intervista concessa alla rivista dei gesuiti "La Civiltà Cattolica", Bergoglio parla a tutto campo di se stesso, dell'idea di Chiesa che ha in mente, delle pecorelle smarrite, della spiritualità gesuitica e dei suoi artisti preferiti


Come ha ammesso lui stesso, Papa Francesco non ama le interviste. Eppure sul volo di ritorno da Rio de Janeiro, lo scorso luglio, non si è sottratto alle domande dei giornalisti che lo accompagnavano in aereo. Anche sui temi più scottanti dell’attualità della Chiesa. Ora il pontefice torna a parlare attraverso un’intervista, la prima del pontificato.

A realizzarla padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, la rivista dei gesuiti pubblicata con l’imprimatur della Segreteria di Stato.

Spadaro ha incontrato Francesco nel suo studio privato a Santa Marta, nel corso di tre appuntamenti il 19, il 23 e il 29 agosto. In circa trenta pagine Jorge Mario Bergoglio traccia un identikit inedito di se stesso, che include anche le preferenze artistiche e culturali; primo Papa gesuita della storia spiega l’idea che ha della Compagnia di Gesù; analizza il ruolo della Chiesa oggi e indica le priorità dell’azione pastorale; affronta le domande che la società e l’antropologia contemporanea pongono all’annuncio del Vangelo. 

Ecco alcuni stralci con le parole del Papa

Le interviste
«Non ho riconosciuto me stesso quando sul volo di ritorno da Rio de Janeiro ho risposto ai giornalisti che mi facevano le domande»   

Chi è Jorge Mario Bergoglio?
«Non so quale possa essere la definizione più giusta… Io sono un peccatore. Questa è la definizione più giusta. E non è un modo di dire, un genere letterario. Sono un peccatore (…) Sì, posso forse dire che sono un po’ furbo, so muovermi, ma è vero che sono anche un po’ ingenuo. Sì, ma la sintesi migliore, quella che mi viene più da dentro e che sento più vera, è proprio questa: “sono un peccatore al quale il Signore ha guardato”». E ripete: «io sono uno che è guardato dal Signore. Il mio motto Miserando atque eligendo l’ho sentito sempre come molto vero per me. Il gerundio latino miserando mi sembra intraducibile sia in italiano sia in spagnolo. A me piace tradurlo con un altro gerundio che non esiste: misericordiando»

L’appartamento pontificio
«L’appartamento pontificio nel Palazzo Apostolico non è lussuoso. È antico, fatto con buon gusto e grande, non lussuoso. Ma alla fine è come un imbuto al rovescio. È grande e spazioso, ma l’ingresso è davvero stretto. Si entra col contagocce, e io no, senza gente non posso vivere. Ho bisogno di vivere la mia vita insieme agli altri»   

Il discernimento spirituale
«Questo discernimento richiede tempo. Molti, ad esempio, pensano che i cambiamenti e le riforme possano avvenire in breve tempo. Io credo che ci sia sempre bisogno di tempo per porre le basi di un cambiamento vero, efficace. E questo è il tempo del discernimento. E a volte il discernimento invece sprona a fare subito quel che invece inizialmente si pensa di fare dopo. È ciò che è accaduto anche a me in questi mesi. Il discernimento si realizza sempre alla presenza del Signore, guardando i segni, ascoltando le cose che accadono, il sentire della gente, specialmente i poveri. Le mie scelte, anche quelle legate alla normalità della vita, come l’usare una macchina modesta, sono legate a un discernimento spirituale che risponde a una esigenza che nasce dalle cose, dalla gente, dalla lettura dei segni dei tempi. Il discernimento nel Signore mi guida nel mio modo di governare» 

Lo stile di governo
«Ecco, invece diffido delle decisioni prese in maniera improvvisa. Diffido sempre della prima decisione, cioè della prima cosa che mi viene in mente di fare se devo prendere una decisione. In genere è la cosa sbagliata. Devo attendere, valutare interiormente, prendendo il tempo necessario. La sapienza del discernimento riscatta la necessaria ambiguità della vita e fa trovare i mezzi più opportuni, che non sempre si identificano con ciò che sembra grande o forte»

Sant’Ignazio e gli Esercizi spirituali
«Ignazio è un mistico, non un asceta. Mi arrabbio molto quando sento dire che gli Esercizi spirituali sono ignaziani solamente perché sono fatti in silenzio. In realtà gli Esercizi possono essere perfettamente ignaziani anche nella vita corrente e senza il silenzio. Quella che sottolinea l’ascetismo, il silenzio e la penitenza è una corrente deformata che si è pure diffusa nella Compagnia, specialmente in ambito spagnolo. Io sono vicino invece alla corrente mistica, quella di Louis Lallemant e di Jean-Joseph Surin. E Favre era un mistico»   

La commissione degli otto cardinali
«Adesso sento alcune persone che mi dicono: “non si consulti troppo, e decida”. Credo invece che la consultazione sia molto importante. I Concistori, i Sinodi sono, ad esempio, luoghi importanti per rendere vera e attiva questa consultazione. Bisogna renderli però meno rigidi nella forma. Voglio consultazioni reali, non formali. La Consulta degli otto cardinali, questo gruppo consultivo outsider, non è una decisione solamente mia, ma è frutto della volontà dei cardinali, così come è stata espressa nelle Congregazioni Generali prima del Conclave. E voglio che sia una Consulta reale, non formale»   

La santità
«Io vedo la santità nel popolo di Dio paziente: una donna che fa crescere i figli, un uomo che lavora per portare a casa il pane, gli ammalati, i preti anziani che hanno tante ferite ma che hanno il sorriso perché hanno servito il Signore, le suore che lavorano tanto e che vivono una santità nascosta. Questa per me è la santità comune. La santità io la associo spesso alla pazienza: non solo la pazienza come hypomoné, il farsi carico degli avvenimenti e delle circostanze della vita, ma anche come costanza nell’andare avanti, giorno per giorno. Questa è la santità della Iglesia militante di cui parla anche sant’Ignazio. Questa è stata la santità dei miei genitori: di mio papà, di mia mamma, di mia nonna Rosa che mi ha fatto tanto bene. Nel breviario io ho il testamento di mia nonna Rosa, e lo leggo spesso: per me è come una preghiera. Lei è una santa che ha tanto sofferto, anche moralmente, ed è sempre andata avanti con coraggio»   

Le telefonate ai fedeli
«Ho visto che è stata molto ripresa dai giornali la telefonata che ho fatto a un ragazzo che mi aveva scritto una lettera. Io gli ho telefonato perché quella lettera era tanto bella, tanto semplice. Per me questo è stato un atto di fecondità. Mi sono reso conto che è un giovane che sta crescendo, ha riconosciuto un padre, e così gli dice qualcosa della sua vita. Il padre non può dire “me ne infischio”. Questa fecondità mi fa tanto bene» 

La Chiesa come ospedale da campo
«Io vedo con chiarezza che la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite… E bisogna cominciare dal basso. La Chiesa a volte si è fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti. La cosa più importante è invece il primo annuncio: “Gesù Cristo ti ha salvato!”»   

I pastori della Chiesa
«Come stiamo trattando il popolo di Dio? Sogno una Chiesa Madre e Pastora. I ministri della Chiesa devono essere misericordiosi, farsi carico delle persone, accompagnandole come il buon samaritano che lava, pulisce, solleva il suo prossimo. Questo è Vangelo puro. Dio è più grande del peccato. Le riforme organizzative e strutturali sono secondarie, cioè vengono dopo. La prima riforma deve essere quella dell’atteggiamento. I ministri del Vangelo devono essere persone capaci di riscaldare il cuore delle persone, di camminare nella notte con loro, di saper dialogare e anche di scendere nella loro notte, nel loro buio senza perdersi. Il popolo di Dio vuole pastori e non funzionari o chierici di Stato. I Vescovi, particolarmente, devono essere uomini capaci di sostenere con pazienza i passi di Dio nel suo popolo in modo che nessuno rimanga indietro, ma anche per accompagnare il gregge che ha il fiuto per trovare nuove strade»   

Le persone gay
«A Buenos Aires ricevevo lettere di persone omosessuali, che sono “feriti sociali” perché mi dicono che sentono come la Chiesa li abbia sempre condannati. Ma la Chiesa non vuole fare questo. Durante il volo di ritorno da Rio de Janeiro ho detto che, se una persona omosessuale è di buona volontà ed è in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla. Dicendo questo io ho detto quel che dice il Catechismo. La religione ha il diritto di esprimere la propria opinione a servizio della gente, ma Dio nella creazione ci ha resi liberi: l’ingerenza spirituale nella vita personale non è possibile. Una volta una persona, in maniera provocatoria, mi chiese se approvavo l’omosessualità. Io allora le risposi con un’altra domanda: “Dimmi: Dio, quando guarda a una persona omosessuale, ne approva l’esistenza con affetto o la respinge condannandola?”. Bisogna sempre considerare la persona. Qui entriamo nel mistero dell’uomo. Nella vita Dio accompagna le persone, e noi dobbiamo accompagnarle a partire dalla loro condizione. Bisogna accompagnare con misericordia. Quando questo accade, lo Spirito Santo ispira il sacerdote a dire la cosa più giusta».
La castità non si può vivere “da zitelloni”
«I religiosi sono profeti. Sono coloro che hanno scelto una sequela di Gesù che imita la sua vita con l’obbedienza al Padre, la povertà, la vita di comunità e la castità. In questo senso i voti non possono finire per essere caricature, altrimenti, ad esempio, la vita di comunità diventa un inferno e la castità un modo di vivere da zitelloni. Il voto di castità deve essere un voto di fecondità. Nella Chiesa i religiosi sono chiamati in particolare ad essere profeti che testimoniano come Gesù è vissuto su questa terra, e che annunciano come il Regno di Dio sarà nella sua perfezione. Mai un religioso deve rinunciare alla profezia. Questo non significa contrapporsi alla parte gerarchica della Chiesa, anche se la funzione profetica e la struttura gerarchica non coincidono»   

Le donne nella Chiesa
«È necessario ampliare gli spazi di una presenza femminile più incisiva nella Chiesa. Temo la soluzione del “machismo in gonnella”, perché in realtà la donna ha una struttura differente dall’uomo. E invece i discorsi che sento sul ruolo della donna sono spesso ispirati proprio da una ideologia machista. Le donne stanno ponendo domande profonde che vanno affrontate. La Chiesa non può essere se stessa senza la donna e il suo ruolo. La donna per la Chiesa è imprescindibile. Maria, una donna, è più importante dei Vescovi. Dico questo perché non bisogna confondere la funzione con la dignità. Bisogna dunque approfondire meglio la figura della donna nella Chiesa. Bisogna lavorare di più per fare una profonda teologia della donna. Solo compiendo questo passaggio si potrà riflettere meglio sulla funzione della donna all’interno della Chiesa. Il genio femminile è necessario nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti. La sfida oggi è proprio questa: riflettere sul posto specifico della donna anche proprio lì dove si esercita l’autorità nei vari ambiti della Chiesa»   

Il Concilio Vaticano II   
«Il Vaticano II è stato una rilettura del Vangelo alla luce della cultura contemporanea. Ha prodotto un movimento di rinnovamento che semplicemente viene dallo stesso Vangelo. I frutti sono enormi. Basta ricordare la liturgia. Il lavoro della riforma liturgica è stato un servizio al popolo come rilettura del Vangelo a partire da una situazione storica concreta. Sì, ci sono linee di ermeneutica di continuità e di discontinuità, tuttavia una cosa è chiara: la dinamica di lettura del Vangelo attualizzata nell’oggi che è stata propria del Concilio è assolutamente irreversibile»   

Le lamentele non aiutano a trovare Dio
«C’è infatti la tentazione di cercare Dio nel passato o nei futuribili. Dio è certamente nel passato, perché è nelle impronte che ha lasciato. Ed è anche nel futuro come promessa. Ma il Dio “concreto”, diciamo così, è oggi. Per questo le lamentele mai mai ci aiutano a trovare Dio. Le lamentele di oggi su come va il mondo “barbaro” finiscono a volte per far nascere dentro la Chiesa desideri di ordine inteso come pura conservazione, difesa. No: Dio va incontrato nell’oggi. (…) Dio si manifesta in una rivelazione storica, nel tempo. Il tempo inizia i processi, lo spazio li cristallizza. Dio si trova nel tempo, nei processi in corso. Non bisogna privilegiare gli spazi di potere rispetto ai tempi, anche lunghi, dei processi. Noi dobbiamo avviare processi, più che occupare spazi»   

Anche chi ha trovato Dio resta nell’incertezza
«Sì, in questo cercare e trovare Dio in tutte le cose resta sempre una zona di incertezza. Deve esserci. Se una persona dice che ha incontrato Dio con certezza totale e non è sfiorata da un margine di incertezza, allora non va bene. Per me questa è una chiave importante. Se uno ha le risposte a tutte le domande, ecco che questa è la prova che Dio non è con lui. Vuol dire che è un falso profeta, che usa la religione per se stesso. Le grandi guide del popolo di Dio, come Mosè, hanno sempre lasciato spazio al dubbio. Si deve lasciare spazio al Signore, non alle nostre certezze; bisogna essere umili. L’incertezza si ha in ogni vero discernimento che è aperto alla conferma della consolazione spirituale»       

Ottimisti? No, uomini di speranza   
«A me non piace usare la parola “ottimismo”, perché dice un atteggiamento psicologico. Mi piace invece usare la parola “speranza” secondo ciò che si legge nel capitolo 11 della Lettera agli Ebrei che citavo prima. I Padri hanno continuato a camminare, attraversando grandi difficoltà. E la speranza non delude, come leggiamo nella Lettera ai Romani. Pensa invece al primo indovinello della Turandot di Puccini. (…) Ecco, la speranza cristiana non è un fantasma e non inganna. È una virtù teologale e dunque, in definitiva, un regalo di Dio che non si può ridurre all’ottimismo, che è solamente umano. Dio non defrauda la speranza, non può rinnegare se stesso. Dio è tutto promessa»   

Gli artisti preferiti
«Ho amato molto autori diversi tra loro. Amo moltissimo Dostoevskij e Hölderlin. Di Hölderlin voglio ricordare quella lirica per il compleanno di sua nonna che è di grande bellezza, e che a me ha fatto anche tanto bene spiritualmente. È quella che si chiude con il verso Che l’uomo mantenga quel che il fanciullo ha promesso. Mi ha colpito anche perché ho molto amato mia nonna Rosa, e lì Hölderlin accosta sua nonna a Maria che ha generato Gesù, che per lui è l’amico della terra che non ha considerato straniero nessuno. Ho letto il libro I Promessi Sposi tre volte e ce l’ho adesso sul tavolo per rileggerlo. Manzoni mi ha dato tanto. Mia nonna, quand’ero bambino, mi ha insegnato a memoria l’inizio di questo libro: “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti…”. Anche Gerard Manley Hopkins mi è piaciuto tanto. (…) In pittura ammiro Caravaggio: le sue tele mi parlano. Ma anche Chagall con la sua Crocifissione bianca…»   

Mozart è “insuperabile, porta a Dio”   
«In musica amo Mozart, ovviamente. Quell’Et Incarnatus est della sua Missa in Do è insuperabile: ti porta a Dio! Amo Mozart eseguito da Clara Haskil. Mozart mi riempie: non posso pensarlo, devo sentirlo. Beethoven mi piace ascoltarlo, ma prometeicamente. E l’interprete più prometeico per me è Furtwängler. E poi le Passioni di Bach. Il brano di Bach che amo tanto è l’Erbarme Dich, il pianto di Pietro della Passione secondo Matteo. Sublime. Poi, a un livello diverso, non intimo allo stesso modo, amo Wagner. Mi piace ascoltarlo, ma non sempre. La Tetralogia dell’Anello eseguita da Furtwängler alla Scala nel ’50 è la cosa per me migliore. Ma anche il Parsifal eseguito nel ’62 da Knappertsbusch»   

Da Fellini ad Anna magnani, gli attori preferiti   
«Dovremmo anche parlare del cinema. La strada di Fellini è il film che forse ho amato di più. Mi identifico con quel film, nel quale c’è un implicito riferimento a san Francesco. Credo poi di aver visto tutti i film con Anna Magnani e Aldo Fabrizi quando avevo tra i 10 e 12 anni. Un altro film che ho molto amato è Roma città aperta. Devo la mia cultura cinematografica soprattutto ai miei genitori che ci portavano spesso al cinema (…) Comunque in generale io amo gli artisti tragici, specialmente i più classici. C’è una bella definizione che Cervantes pone sulla bocca del baccelliere Carrasco per fare l’elogio della storia di Don Chisciotte: “i fanciulli l’hanno tra le mani, i giovani la leggono, gli adulti la intendono, i vecchi ne fanno l’elogio”. Questa per me può essere una buona definizione per i classici»
“Sono vivo grazie a una suora”
«E le frontiere sono tante. Pensiamo alle suore che vivono negli ospedali: loro vivono nelle frontiere. Io sono vivo grazie a una di loro. Quando ho avuto il problema al polmone in ospedale, il medico mi diede penicillina e strectomicina in certe dosi. La suora che stava in corsia le triplicò perché aveva fiuto, sapeva cosa fare, perché stava con i malati tutto il giorno. Il medico, che era davvero bravo, viveva nel suo laboratorio, la suora viveva nella frontiera e dialogava con la frontiera tutti i giorni. Addomesticare le frontiere significa limitarsi a parlare da una posizione distante, chiudersi nei laboratori. Sono cose utili, ma la riflessione per noi deve sempre partire dall’esperienza»

La preghiera
«Prego l’Ufficio ogni mattina. Mi piace pregare con i Salmi. Poi, a seguire, celebro la Messa. Prego il Rosario. Ciò che davvero preferisco è l’Adorazione serale, anche quando mi distraggo e penso ad altro o addirittura mi addormento pregando. La sera quindi, tra le sette e le otto, sto davanti al Santissimo per un’ora in adorazione. Ma anche prego mentalmente quando aspetto dal dentista o in altri momenti della giornata. (…) E la preghiera è per me sempre una preghiera “memoriosa”, piena di memoria, di ricordi, anche memoria della mia storia o di quello che il Signore ha fatto nella sua Chiesa o in una parrocchia particolare»
La confessione
«Questa è anche la grandezza della Confessione: il fatto di valutare caso per caso, e di poter discernere qual è la cosa migliore da fare per una persona che cerca Dio e la sua grazia. Il confessionale non è una sala di tortura, ma il luogo della misericordia nel quale il Signore ci stimola a fare meglio che possiamo. Penso anche alla situazione di una donna che ha avuto alle spalle un matrimonio fallito nel quale ha pure abortito. Poi questa donna si è risposata e adesso è serena con cinque figli. L’aborto le pesa enormemente ed è sinceramente pentita. Vorrebbe andare avanti nella vita cristiana»   

I temi "eticamente sensibili"
«Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione. (…) Gli insegnamenti, tanto dogmatici quanto morali, non sono tutti equivalenti. Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza. L’annuncio di tipo missionario si concentra sull’essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona e attira di più, ciò che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus»

19 settembre 2013

da - http://www.famigliacristiana.it/articolo/il-ritratto-inedito-di-bergoglio.aspx


Titolo: PAPA FRANCESCO. Il Papa a Cagliari incontra i lavoratori: "Signore, insegnaci...
Inserito da: Admin - Settembre 22, 2013, 11:00:59 pm

Il Papa a Cagliari incontra i lavoratori: "Signore, insegnaci a lottare per il lavoro"

Il pontefice in visita pastorale in Sardegna a colloquio con disoccupati, cassintegrati, dipendenti in mobilità, per affrontare l'emergenza occupazione nell'isola. "La società italiana oggi ha molto bisogno di speranza, e la Sardegna in modo particolare".



CAGLIARI - "Signore, insegnaci a lottare per il lavoro". E' la preghiera di Papa Francesco, sbarcato in Sardegna per la sua seconda visita pastorale sul suolo italiano (la prima fu a Lampedusa lo scorso luglio) per affrontare l'emergenza occupazione assieme a cassintegrati, disoccupati e dipendenti in mobilità. E per restituire la speranza ai giovani in una terra dove la povertà e l'emarginazione sono in preoccupante crescita.

Il pontefice arriva in via Roma a Cagliari, ad attenderlo migliaia di persone. Sul palco allestito davanti a largo Carlo Felice lo aspettano un cassintegrato, un pastore e una imprenditrice, ciascuno per leggergli una lettera. Con loro anche una trentina di persone rappresentanti delle varie realtà lavorative della Sardegna. Il Papa dapprima ascolta le loro richieste. Poi comincia a leggere il suo discorso, ma dopo poche frasi si ferma e continua a parlare a braccio: "Non sono un impiegato della Chiesa che viene e vi dice: coraggio"

L'operaio, l'imprenditrice e il pastore. Parla per primo l'operaio in cassa integrazione, che esordisce: "Mi chiamo Francesco, sono un operaio e dal febbraio 2009, ormai più di quattro anni, sono senza lavoro". E chiede al Santo Padre di "intercedere sul presidente della regione e su chi ha autorità per risolvere le vertenze" perché "il Sulcis, il mediocampidano, il nuorese e il sassarese muoiono ogni giorno".

Ci sono, sottolinea l'operaio, in Sardegna "migliaia di disoccupati cassaintegrati e precari, appartenenti a industria, agricoltura, pastorizia e commercio". "Grazie - aggiunge - per la sua presenza di grande incoraggiamento per noi". "La mancanza di lavoro - sottolinea - rende lo spirito debole, una debolezza che genera paura e la paura indebolisce la fede e la fiducia nell'avvenire". "Papa, papà di tutti noi, non lasciarci soli", conclude.

L'imprenditrice chiede invece al Papa di benedire tutte le attività imprenditoriali dell'isola, dalle grandi industrie alle piccole società. "Tanti imprenditori - aggiunge la donna - vivono la drammatica responsabilità di fare di tutto per non perdere posti di lavoro" ma "la crisi - sottolinea - ci ha messo a dura prova, tanto che nessuna impresa si sente sicura per il futuro".

Infine prende la parola il pastore. La pastorizia rappresenta "una parte importante dell'economia della Sardegna", spiega, e "nella consapevolezza di curare la terra che il Creatore ha affidato alla nostra responsabilità", per "consegnarla alle nuove generazioni in uno stato tale che anche esse possano degnamente abitarla e valorizzarla, vogliamo essere annunciatori del Vangelo nelle nostre campagne. Santità, noi la riconosciamo nostro buon pastore e le chiediamo di benedire il nostro lavoro, la nostra terra le nostre speranze".

La risposta di Francesco. "Con questo incontro desidero soprattutto esprimervi la mia vicinanza - risponde il pontefice -  specialmente alle situazioni di sofferenza: a tanti giovani disoccupati, alle persone in cassa integrazione o precarie, agli imprenditori e commercianti che fanno fatica ad andare avanti. E' una realtà che conosco bene per l'esperienza avuta in Argentina. Anche io non avevo conosciuta la mia famiglia, mio papà giovane è andato in Argentina pieno di illusioni a farsi l'America e ha sofferto la terribile crisi del Trenta. Hanno perso tutto. Non c'era l'oro. E io ho sentito nella mia infanzia parlare di questo tempo a casa. Io non l'ho visto, non ero nato ancora. Ma ho sentito in casa parlare di questa sofferenza. La conosco bene. Devo dirvi coraggio. Ma sono cosciente che devo fare il mio perché questa parola coraggio non sia una bella parola di passaggio. Non sia solo il sorriso di un impiegato della Chiesa che viene e vi dice coraggio. Questo non lo voglio".

Il dio denaro. La crisi e le sue sofferenze, continua Francesco, "sono la conseguenza di una scelta mondiale, di un sistema economico che porta a questa tragedia, un sistema economico che ha al centro un idolo, che si chiama denaro. Dio ha voluto che al centro non ci sia un idolo, ma un uomo e una donna. Il mondo è diventato idolatra, comanda il denaro". E aggiunge: "Cadono gli anziani, perché in questo mondo non c'è posto per loro. Alcuni parlano di questa eutanasia nascosta, perché non vengono curati, vengono lasciati perdere".

No alla cultura dello scarto. "Si scartano i nonni e si scartano i giovani e noi dobbiamo dire no a questa cultura dello scarto. Dobbiamo dire 'vogliamo un sistema giusto, che faccia andare avanti tutti'. Non vogliamo questo sistema economico globalizzato che ci fa tanto male. Al centro devono essere l'uomo e la donna, non il denaro".

"Signore insegnaci a lottare". Il Papa innalza poi la sua preghiera di fronte alle migliaia di fedeli: "Signore Dio guardaci, guarda questa città e questa isola, guarda le nostre famiglie. Signore a te non è mancato il lavoro, hai fatto il falegname, eri felice. Signore ci manca il lavoro. Gli idoli vogliono rubarci la dignità. I sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza. Signore aiutati ad aiutarci tra noi, a dimenticare l'egoismo e a sentire il 'noi', il 'noi popolo' che vuole andare avanti. Insegnaci a lottare per il lavoro".

Due isole. "Questa è la seconda città che visito dell'Italia, è curioso. Tutte e due sono isole - aggiunge ancora il Papa riferendosi alla sua precedente visita a Lampedusa. Nella prima ho visto la sofferenza di tanta gente che cerca, rischiando la vita, dignità, pane e salute. E' il mondo dei rifugiati. E ho visto la risposta di quella città che, essendo isola, non ha voluto isolarsi, che riceve e ci dà un esempio di accoglienza. Sofferenza e risposta positiva".

"Anche qui - continua - in questa seconda isola che visito, trovo sofferenza, una sofferenza che, qualcuno ha detto, ti toglie la speranza (e qui cita la lettera aperta rivolta a lui dall'operaio, ndr). Una sofferenza che ti porta, scusate se uso una espressione forte, ma è vero, ti porta a sentirti senza dignità".

Il discorso integrale. "Avevo scritto - racconta al termine del suo discorso, pronunciato interamente a braccio - alcune cose per voi, ma guardandovi mi sono venute queste parole. Io consegnerò al vescovo queste parole scritte come se fossero state dette, ma ho preferito dire quello che mi viene dal cuore guardandovi in questo momento".

La messa nella basilica di Bonaria. Il Papa ha poi celebrato la messa nella basilica di Bonaria, alla quale hanno assistito anche 1.600 i malati. Dopo il Pontefice si è fermato a pregare all'interno del Santuario assieme ai padri mercedari, custodi del simulacro della Vergine di Bonaria, alle suore mercedarie e al terz'Ordine mercedario. I mercedari gli hanno donato una medaglia ricordo d'argento con l'effige della Madonna di Bonaria.

L'omelia e la preghiera in sardo. "Sa paghe 'e Nostru Segnore siat sempre chin bois", cioè "La pace di Nostro Signore sia sempre con voi". Con questa invocazione in sardo Francesco ha aperto la sua omelia. Poi conclusa con una preghiera alla Vergine iempre in lingua sarda: "Nostra Segnora 'e Bonaria bos acumpanzet sempre in sa vida", cioè "Nostra Signora di Bonaria, accompagnaci sempre nella nostra vita".

"Maria - ha spiegato ai fedeli - prega, prega insieme alla comunità dei discepoli, e ci insegna ad avere piena fiducia in Dio, nella sua misericordia. E' necessaria la collaborazione leale da parte di tutti, con l'impegno dei responsabili delle istituzioni, per assicurare alle persone e alle famiglie i diritti fondamentali, e far crescere una società più fraterna e solidale", ha poi detto il Papa durante la messa, ricordando che la Sardegna, "questa vostra bella regione, soffre da lungo tempo molte situazioni di povertà, accentuate anche dalla sua condizione insulare".

La preghiera con detenuti e poveri. La giornata è proseguita con la visita alla Cattedrale, dove c'è stato un momento toccante quando papa Francesco ha recitato il 'Padre nostro' insieme ai detenuti e ai poveri. Nel duomo infatti c'erano 27 detenuti e 132 poveri assistiti dalla Caritas tra famiglie disagiate, clochard, extracomunitari e Rom. I detenuti hanno offerto al papa un cesto con i prodotti tipici sardi e una lettera scritta da un ergastolano.

Nella lettera dell'ergastolano - il suo nome è Dante - viene lanciato un appello al Santo Padre perchè interceda e "apra il cuore" ai governanti e ai parlamentari affinché dall'ordinamento nazionale sparisca "la tortura dell'ergastolo". Nella stessa missiva, consegnata da un detenuto presente in cattedrale, anche una poesia dal titolo "Fine pena mai".

Il papa, durante gli incontri nella cattedrale, ha detto: "Per favore vi prego di pregare per me, ne ho bisogno. Qui tutti abbiamo difficoltà, tutti abbiamo miserie, tutti noi abbiamo fragilità, nessuno qui è meglio dell'altro e tutti siamo uguali davanti a Dio".

Francesco a continuato: "Carità non è assistenzialismo, ma scelta di vita, è un modo di vivere e di essere, è la via dell'umiltà e della solidarietà. Bisogna seguire Gesù, che non è venuto nel mondo per fare una sfilata, per farsi vedere". E "non possiamo seguire Gesù sulla via della carità se non ci vogliamo bene prima di tutto tra noi, se non ci sforziamo di collaborare, di comprenderci a vicenda e di perdonarci, riconoscendo a ciascuno i propri limiti e i propri sbagli".  "La parola solidarietà rischia di essere cancellata dal vocabolario, perché dà fastidio".

"La società italiana oggi ha molto bisogno di speranza, e la Sardegna in modo particolare", ha detto ancora papa Francesco.

Kyenge, aiutare i 'diversi'. "Mi associo nella preghiera col Santo Padre - ha sottolineato in una nota il ministro per l'Integrazione Cecile Kyenge - guardare negli occhi i più disagiati lanciando un appello a tutti gli uomini di buona volontà: perché aiutare ad integrare il 'diverso' significa amare il prossimo del Vangelo".
 

da - http://www.repubblica.it/esteri/2013/09/22/news/papa_francesco_sul_palco_a_cagliari_per_incontrare_i_lavoratori-67013024/?ref=HREC1-5


Titolo: PAPA FRANCESCO “Senza lavoro non c’è dignità, serve solidarietà”
Inserito da: Admin - Settembre 22, 2013, 11:02:48 pm
 Sei in: Il Fatto Quotidiano > Cronaca

Papa Francesco a Cagliari: “Senza lavoro non c’è dignità, serve solidarietà”

Il Pontefice in Sardegna affronta il dramma della disoccupazione: "Non è un problema solo dell’Italia, è la conseguenza di una scelta mondiale, di un sistema economico che porta a questa tragedia, che ha al centro un idolo che si chiama denaro"

di Francesco Antonio Grana | 22 settembre 2013


“Non c’è speranza sociale senza un lavoro dignitoso per tutti”. È l’appello che Papa Francesco ha pronunciato appena arrivato a Cagliari per la sua visita pastorale. Un lavoro che sia “dignitoso”, ha sottolineato con forza Bergoglio, “perché purtroppo, specialmente quando c’è crisi e il bisogno è forte, aumenta il lavoro disumano, il lavoro-schiavo, il lavoro senza la giusta sicurezza, oppure senza il rispetto del creato, o senza rispetto del riposo, della festa e della famiglia”.

Giunto in Sardegna il Papa ha voluto incontrare subito i tanti giovani disoccupati, le persone in cassa integrazione e precarie, gli imprenditori e i commercianti che fanno fatica ad andare avanti. A essi il Papa ha espresso la sua “vicinanza”: “È una realtà che conosco bene – ha detto loro Bergoglio – per l’esperienza avuta in Argentina”. E qui Francesco ha aperto il suo cuore raccontando l’esperienza drammatica del padre e dei nonni emigrati dal Piemonte all’inizio del Novecento e che vissero la drammatica crisi economica del 1930 nella quale “persero tutto”. “Anche io – ha raccontato il Papa – ho conosciuto l’esperienza della disoccupazione, mio papà è andato in Argentina, ha sofferto la crisi del ’30, ha sofferto tutto, non c’era lavoro e io ho sentito nella mia infanzia parlare di questo tempo. Io non l’ho vissuto, non ero nato. Ma ho sentito dentro di casa parlare di questa sofferenza. Conosco bene questo. Devo dirvi coraggio. Ma devo anche fare tutto perché coraggio non sia una bella parola di passaggio, non sia un sorriso di un impiegato cordiale, un impiegato della Chiesa che viene e vi dice coraggio! Vorrei – ha aggiunto il Papa – che questo coraggio venga da dentro e mi spinga a fare di più come pastore, come uomo. Dobbiamo affrontare con solidarietà tra voi, e tra noi, con solidarietà e intelligenza questa sfida storica”.

Francesco ha, poi, ricordato che Cagliari è la seconda città che visita in Italia dopo Lampedusa. “Tutte due sono isole”, ha affermato il Papa sottolineando che nella prima “ho visto la sofferenza di tanta gente che cerca rischiando la vita, dignità, pane, salute. Il mondo dei rifugiati. E ho visto la risposta di quella città, che essendo isola non ha voluto isolarsi”. A Cagliari, invece, “c’è una sofferenza che indebolisce ancora la speranza. È una sofferenza la mancanza di lavoro che ti porta a sentirti senza dignità, sono un po’ forte ma dico la verità. Dove non c’è lavoro – ha sottolineato con forza il Papa – manca la dignità! E questo non è un problema dell’Italia, è la conseguenza di una scelta mondiale, di un sistema economico che porta a questa tragedia, che ha al centro un idolo che si chiama denaro! Dio – ha aggiunto Bergoglio – ha voluto che al centro del mondo non ci sia un idolo, ma ci siano l’uomo e la donna, che portino avanti con il loro lavoro il mondo. Ma in questo sistema senza etica al centro c’è un idolo, e il mondo è diventato idolatra di questo dio denaro. Comandano i soldi, comanda il denaro, comandano tutte queste cose che servono a lui. E cosa succede per difendere questo idolo? Si ammucchiano tutti al centro e cadono gli estremi! Cadono gli anziani, perché in questo mondo non c’è posto per loro. Anche alcuni parlano di questa abitudine di eutanasia nascosta, di non curarli, non averli incontro. E cadono i giovani che non trovano il lavoro e la sua dignità!”.

“È difficile – ha affermato ancora il Papa – avere dignità senza lavorare! Questa è la vostra sofferenza qui! Questa deve essere la vostra preghiera: lavoro, lavoro, lavoro! Lavoro significa dignità, lavoro significa dignità. Per difendere questo sistema idolatrico si installa la cultura dello scarto, si scartano i nonni e i giovani! E dobbiamo dire: vogliamo un sistema giusto, che ci faccia andare avanti tutti! Dobbiamo dire: noi non vogliamo questo sistema economico globalizzato che ci fa tanto male! Al centro deve esserci l’uomo e la donna, come Dio vuole! Non il denaro!”.

“La cultura del lavoro, – ha affermato il Papa – in confronto a quella dell’assistenzialismo, implica educazione al lavoro fin da giovani, accompagnamento al lavoro, dignità per ogni attività lavorativa, condivisione del lavoro, eliminazione di ogni lavoro nero. In questa fase, tutta la società, in tutte le sue componenti, faccia ogni sforzo possibile perché il lavoro, che è sorgente di dignità, sia preoccupazione centrale! La vostra condizione insulare – ha aggiunto Francesco ai lavoratori sardi – poi rende ancora più urgente questo impegno da parte di tutti, soprattutto delle istanze politiche ed economiche”. Francesco ha ribadito che la crisi economica europea e globale “è anche etica, spirituale e umana”. Per il Papa alla sua radice “c’è un tradimento del bene comune, sia da parte di singoli che di gruppi di potere. È necessario quindi togliere centralità alla legge del profitto e della rendita e ricollocare al centro la persona e il bene comune. E un fattore molto importante per la dignità della persona è proprio il lavoro; perché ci sia un’autentica promozione della persona va garantito il lavoro. Questo – ha sottolineato ancora Francesco – è un compito che appartiene alla società intera, per questo va riconosciuto un grande merito a quegli imprenditori che, nonostante tutto, non hanno smesso di impegnarsi, di investire e di rischiare per garantire occupazione”.

E l’appello finale di Francesco è a “non offuscare mai la speranza! Non confonderla con l’ottimismo – che dice semplicemente un atteggiamento psicologico – o con altre cose. La speranza è creativa, è capace di creare futuro”. E infine la preghiera improvvisata del Papa: “Signore Dio, guardaci, guarda questa città, questa’isola, le nostre famiglie. Signore a te non è mancato il lavoro. Hai fatto il falegname. Eri felice. Signore, ci manca il lavoro. Gli idoli vogliono rubarci la dignità. I sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza. Signore, non ci lasciare soli. Dacci il lavoro e insegnaci a lottare per il lavoro”.

da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/22/papa-francesco-a-cagliari-senza-lavoro-non-ce-dignita-serve-solidarieta/719318/


Titolo: Papa Francesco rafforza il suo controllo sulle attività economiche ...
Inserito da: Admin - Novembre 29, 2013, 07:11:46 pm
Vaticano, a monsignor Xuereb una delega per la Commissione di vigilanza sullo Ior e le finanze vaticane

Papa Francesco rafforza il suo controllo sulle attività economiche della Santa Sede attraverso un incarico speciale al suo segretario maltese

28 novembre 2013

CITTA' DEL VATICANO - Papa Francesco ha nominato monsignor Alfred Xuereb delegato per la 'Pontificia Commissione referente sullo Ior' e per la 'Pontificia Commissione referente sulle finanze della Santa Sede'. Lo ha annunciato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, che ha spiegato come in questo modo il segretario personale del Papa sarà la figura che farà materialmente da 'tramite' con le due commissioni preposte al controllo del complesso delle attività economiche del Vaticano.

"Siamo in una fase - ha detto padre Lombardi - in cui le commissioni stanno portando i loro frutti e quindi per il Papa è un momento di attività molto intensa. Alfred Xuereb, dunque, servirà ad aiutarlo". Inoltre, dal punto di vista operativo, i compiti svolti da mons. Xuereb avverranno in collaborazione con la Segreteria di Stato, nelle persone di mons. Parolin e del suo sostituto mons. Becciu.

Le due commissioni sono state istituite quest'estate da Papa Francesco con due atti distinti: il primo, datato 24 giugno, con cui Bergoglio ha nominato il gruppo di lavoro sullo Ior, dopo gli scandali finanziari che hanno coinvolto la banca vaticana; l'altro, del 18 luglio, per varare la commissione d'inchiesta sulle finanze vaticane, al fine di monitorare l'efficienza e la trasparenza delle attività economiche effettuate dalla Santa Sede.

Maltese, 55 anni, Xuereb è da tempo ai vertici della gerarchia vaticana. Studioso di filosofia e teologia, è stato ordinato sacerdote il 26 maggio 1984. Ha studiato presso la Pontificia facoltà teologica Teresianum, dove nel 1989 ha conseguito il dottorato con una tesi sul tema Il mistero pasquale nella vita cristiana Biblica, liturgica e prospettive teologico-spirituali alla luce degli insegnamenti del Concilio Vaticano II.

Rientrato in servizio pastorale a Malta, è tornato a Roma nel 1991 come segretario del rettore della Pontificia Università Lateranense. Dal 1995 ha lavorato nella Segreteria di Stato della Santa Sede e, dal 2000, nella Prefettura della casa pontificia.

Il 12 settembre 2007 papa Benedetto XVI lo aveva già nominato secondo segretario privato, in sostituzione di Mieczys aw Mokrzycki. È stato scelto da Papa Francesco come suo segretario particolare, carica che ricopre dal 13 marzo 2013, lo stesso giorno dell'elezione di Bergoglio al Soglio pontificio.

Da - http://www.repubblica.it/esteri/2013/11/28/news/papa_francesco_xuereb_commissario_ior-72172040/?ref=nl-Ultimo-minuto-ore-13_28-11-2013


Titolo: PAPA FRANCESCO: "Forse ci saranno altri papi emeriti" ...
Inserito da: Admin - Marzo 05, 2014, 06:17:02 pm
Papa Francesco al Corriere: "Forse ci saranno altri papi emeriti", "Grande attenzione ai divorziati"

L'Huffington Post  |  Pubblicato: 05/03/2014 08:27 CET  |  Aggiornato: 05/03/2014 08:38 CET

Il Papa non va dipinto come superman o una specie di star perché "è un uomo che ride, piange, dorme tranquillo e ha amici come tutti, una persona normale". Così Papa Francesco si racconta in un'intervista a tutto campo al direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, in occasione del suo primo anno di pontificato. Nella lunga intervista, il Papa parla del suo primo anno a capo della Chiesa, toccando una delle questioni su cui si attendono grandi novità: quella dei divorziati, a cui bisogna dare "grande attenzione". E poi la rivoluzione impressa dal suo predecessore, Benedetto XVI, primo Papa emerito e forse non unico ("Benedetto è il primo e forse ce ne saranno altri...", si lascia una porta aperta Francesco).

"Mi piace stare tra la gente, insieme a chi soffre, andare nelle parrocchie. Non mi piacciono le interpretazioni ideologiche, una certa mitologia di papa Francesco", spiega. "Quando si dice per esempio che [il Papa] esce di notte dal Vaticano per andare a dar da mangiare ai barboni in via Ottaviano. Non mi è mai venuto in mente".

"Benedetto XVI non è una statua in un museo". Francesco parla dei rapporti col suo predecessore, Joseph Ratzinger, sottolineando che "il Papa emerito non è una statua in un museo. È una istituzione". "Benedetto - dice - è il primo e forse ce ne saranno altri. Non lo sappiamo. Lui è discreto, umile", "abbiamo deciso insieme che sarebbe stato meglio che vedesse gente, uscisse e partecipasse alla vita della Chiesa", "la sua saggezza è un dono di Dio". Un po' come quella dei nonni, afferma, che "non meritano di finire in una casa di riposo".

"Abusi sui minori sono tremendi, ma la Chiesa ha fatto tanto". Il pontefice riconosce a Ratzinger il merito di aver "aperto una strada" nei casi di abusi su minori, "tremendi perché lasciano ferite profondissime". "La grande maggioranza degli abusi avviene in ambiente familiare e di vicinato", spiega Bergoglio. "La Chiesa cattolica è forse l'unica istituzione pubblica a essersi mossa con trasparenza e responsabilità", eppure "è la sola ad essere attaccata".

"Attenzione ai divorziati, su unioni civili valutare i casi". Quello della famiglia è un tema centrale, "un lungo cammino che la Chiesa deve compiere. Un processo voluto dal Signore", dice il Papa. "È alla luce della riflessione profonda che si potranno affrontare seriamente le situazioni particolari, anche quelle dei divorziati, con profondità pastorale", spiega Bergoglio, per il quale la famiglia attraversa "una crisi molto seria". E osserva: "I giovani si sposano poco. Vi sono molte famiglie separate nelle quali il progetto di vita comune è fallito. I figli soffrono molto. Noi dobbiamo dare una risposta. Ma per questo bisogna riflettere molto in profondità. È quello che il Concistoro e il Sinodo stanno facendo". E sulle unioni civili: "Si tratta di patti di convivenza di varia natura, di cui non saprei elencare le diverse forme. Bisogna vedere i diversi casi e valutarli nella loro varietà".

La Chiesa è donna. La Chiesa "ha l'articolo femminile "la": è femminile dalle origini", risponde Bergoglio a una domanda di De Bortoli. "Il grande teologo Urs von Balthasar lavorò molto su questo tema - spiega Papa Francesco - il principio mariano guida la Chiesa accanto a quello petrino. La Vergine Maria è più importante di qualsiasi vescovo e di qualsiasi apostolo. L'approfondimento teologale è in corso. Il cardinale Rylko, con il Consiglio dei Laici, sta lavorando in questa direzione con molte donne esperte di varie materie".

Fine vita, no a obbligo di mezzi straordinari per chi è in fase terminale. "La dottrina tradizionale della Chiesa dice che nessuno è obbligato a usare mezzi straordinari quando si sa che la vita è in una fase terminale". Così Papa Francesco al Corsera a una domanda sul testamento biologico. "Ho sempre consigliato le cure palliative", ma "in casi più specifici" è bene ricorrere "al consiglio degli specialisti", dice.

Quanto al concetto di "valori non negoziabili", Bergoglio confessa di non aver mai compreso questa espressione. "I valori sono valori e basta, non posso dire che tra le dita della mano ve ne sia una meno utile di un'altra. Per cui non capisco in che senso vi possano essere valori non negoziabili".

Ultimo libro e ultimo film. Che libro sta leggendo in questi giorni?, chiede il direttore del Corsera. "Pietro e Maddalena di Damiano Marzotto sulla dimensione femminile della Chiesa. Un libro bellissimo". E ultimo film? "La vita è bella di Benigni. E prima avevo rivisto La Strada di Fellini. Un capolavoro...".

DA - http://www.huffingtonpost.it/2014/03/05/papa-francesco-intervista-corriere_n_4901400.html?1394004465&utm_hp_ref=italy


Titolo: L’intervista - Grazie Padre Santo.
Inserito da: Admin - Marzo 05, 2014, 06:18:37 pm
L’intervista

«Benedetto XVI non è una statua Partecipa alla vita della Chiesa»
Bergoglio e il primo anno da Papa: «Grande attenzione ai divorziati. Sulle unioni civili valutare i casi»

Un anno è trascorso da quel semplice «buonasera» che commosse il mondo. L’arco di dodici mesi così intensi — non solo per la vita della Chiesa — fatica a contenere la grande messe di novità e i tanti segni profondi dell’innovazione pastorale di Francesco. Siamo in una saletta di Santa Marta. Una sola finestra dà su un piccolo cortile interno che schiude un minuscolo angolo di cielo azzurro. La giornata è bellissima, primaverile, tiepida. Il Papa sbuca all’improvviso, quasi di scatto, da una porta e ha un viso disteso, sorridente. Guarda divertito i troppi registratori che l’ansia senile di un giornalista ha posto su un tavolino. «Funzionano? Sì? Bene». Il bilancio di un anno? No, i bilanci non gli piacciono. «Li faccio solo ogni quindici giorni, con il mio confessore».

Lei, Santo Padre, ogni tanto telefona a chi le chiede aiuto. E qualche volta non le credono.

«Sì, è capitato. Quando uno chiama è perché ha voglia di parlare, una domanda da fare, un consiglio da chiedere. Da prete a Buenos Aires era più semplice. E per me resta un’abitudine. Un servizio. Lo sento dentro. Certo, ora non è tanto facile farlo vista la quantità di gente che mi scrive».

E c’è un contatto, un incontro che ricorda con particolare affetto?

«Una signora vedova, di ottant’anni, che aveva perso il figlio. Mi scrisse. E adesso le faccio una chiamatina ogni mese. Lei è felice. Io faccio il prete. Mi piace».

I rapporti con il suo predecessore. Ha mai chiesto qualche consiglio a Benedetto XVI?

«Sì. Il Papa emerito non è una statua in un museo. È una istituzione. Non eravamo abituati. Sessanta o settant’anni fa, il vescovo emerito non esisteva. Venne dopo il Concilio. Oggi è un’istituzione. La stessa cosa deve accadere per il Papa emerito. Benedetto è il primo e forse ce ne saranno altri. Non lo sappiamo. Lui è discreto, umile, non vuole disturbare. Ne abbiamo parlato e abbiamo deciso insieme che sarebbe stato meglio che vedesse gente, uscisse e partecipasse alla vita della Chiesa. Una volta è venuto qui per la benedizione della statua di San Michele Arcangelo, poi a pranzo a Santa Marta e, dopo Natale, gli ho rivolto l’invito a partecipare al Concistoro e lui ha accettato. La sua saggezza è un dono di Dio. Qualcuno avrebbe voluto che si ritirasse in una abbazia benedettina lontano dal Vaticano. Io ho pensato ai nonni che con la loro sapienza, i loro consigli danno forza alla famiglia e non meritano di finire in una casa di riposo».

Il suo modo di governare la Chiesa a noi è sembrato questo: lei ascolta tutti e decide da solo. Un po’ come il generale dei gesuiti. Il Papa è un uomo solo?

«Sì e no. Capisco quello che vuol dirmi. Il Papa non è solo nel suo lavoro perché è accompagnato e consigliato da tanti. E sarebbe un uomo solo se decidesse senza sentire o facendo finta di sentire. Però c’è un momento, quando si tratta di decidere, di mettere una firma, nel quale è solo con il suo senso di responsabilità».

Lei ha innovato, criticato alcuni atteggiamenti del clero, scosso la Curia. Con qualche resistenza, qualche opposizione. La Chiesa è già cambiata come avrebbe voluto un anno fa?

«Io nel marzo scorso non avevo alcun progetto di cambiamento della Chiesa. Non mi aspettavo questo trasferimento di diocesi, diciamo così. Ho cominciato a governare cercando di mettere in pratica quello che era emerso nel dibattito tra cardinali nelle varie congregazioni. Nel mio modo di agire aspetto che il Signore mi dia l’ispirazione. Le faccio un esempio. Si era parlato della cura spirituale delle persone che lavorano nella Curia, e si sono cominciati a fare dei ritiri spirituali. Si doveva dare più importanza agli Esercizi Spirituali annuali: tutti hanno diritto a trascorrere cinque giorni in silenzio e meditazione, mentre prima nella Curia si ascoltavano tre prediche al giorno e poi alcuni continuavano a lavorare».

La tenerezza e la misericordia sono l’essenza del suo messaggio pastorale...

«E del Vangelo. È il centro del Vangelo. Altrimenti non si capisce Gesù Cristo, la tenerezza del Padre che lo manda ad ascoltarci, a guarirci, a salvarci».

Ma è stato compreso questo messaggio? Lei ha detto che la francescomania non durerà a lungo. C’è qualcosa nella sua immagine pubblica che non le piace?

«Mi piace stare tra la gente, insieme a chi soffre, andare nelle parrocchie. Non mi piacciono le interpretazioni ideologiche, una certa mitologia di papa Francesco. Quando si dice per esempio che esce di notte dal Vaticano per andare a dar da mangiare ai barboni in via Ottaviano. Non mi è mai venuto in mente. Sigmund Freud diceva, se non sbaglio, che in ogni idealizzazione c’è un’aggressione. Dipingere il Papa come una sorta di superman, una specie di star, mi pare offensivo. Il Papa è un uomo che ride, piange, dorme tranquillo e ha amici come tutti. Una persona normale».

Nostalgia per la sua Argentina?

«La verità è che io non ho nostalgia. Vorrei andare a trovare mia sorella, che è ammalata, l’ultima di noi cinque. Mi piacerebbe vederla, ma questo non giustifica un viaggio in Argentina: la chiamo per telefono e questo basta. Non penso di andare prima del 2016, perché in America Latina sono già stato a Rio. Adesso devo andare in Terra Santa, in Asia, poi in Africa».

Ha appena rinnovato il passaporto argentino. Lei è pur sempre un capo di Stato.

«L’ho rinnovato perché scadeva».

Le sono dispiaciute quelle accuse di marxismo, soprattutto americane, dopo la pubblicazione dell’Evangelii Gaudium?

«Per nulla. Non ho mai condiviso l’ideologia marxista, perché non è vera, ma ho conosciuto tante brave persone che professavano il marxismo».

Gli scandali che hanno turbato la vita della Chiesa sono fortunatamente alle spalle. Le è stato rivolto, sul delicato tema degli abusi sui minori, un appello pubblicato dal Foglio e firmato tra gli altri dai filosofi Besançon e Scruton perché lei faccia sentire alta la sua voce contro i fanatismi e la cattiva coscienza del mondo secolarizzato che rispetta poco l’infanzia.

«Voglio dire due cose. I casi di abusi sono tremendi perché lasciano ferite profondissime. Benedetto XVI è stato molto coraggioso e ha aperto una strada. La Chiesa su questa strada ha fatto tanto. Forse più di tutti. Le statistiche sul fenomeno della violenza dei bambini sono impressionanti, ma mostrano anche con chiarezza che la grande maggioranza degli abusi avviene in ambiente familiare e di vicinato. La Chiesa cattolica è forse l’unica istituzione pubblica ad essersi mossa con trasparenza e responsabilità. Nessun altro ha fatto di più. Eppure la Chiesa è la sola ad essere attaccata».

Santo Padre, lei dice «i poveri ci evangelizzano». L’attenzione alla povertà, la più forte impronta del suo messaggio pastorale, è scambiata da alcuni osservatori come una professione di pauperismo. Il Vangelo non condanna il benessere. E Zaccheo era ricco e caritatevole.

«Il Vangelo condanna il culto del benessere. Il pauperismo è una delle interpretazioni critiche. Nel Medioevo c’erano molte correnti pauperistiche. San Francesco ha avuto la genialità di collocare il tema della povertà nel cammino evangelico. Gesù dice che non si possono servire due signori, Dio e la Ricchezza. E quando veniamo giudicati nel giudizio finale (Matteo, 25) conta la nostra vicinanza con la povertà. La povertà allontana dall’idolatria, apre le porte alla Provvidenza. Zaccheo devolve metà della sua ricchezza ai poveri. E a chi tiene i granai pieni del proprio egoismo il Signore, alla fine, presenta il conto. Quello che penso della povertà l’ho espresso bene nella Evangelii Gaudium».

Lei ha indicato nella globalizzazione, soprattutto finanziaria, alcuni dei mali che aggrediscono l’umanità. Ma la globalizzazione ha strappato dall’indigenza milioni di persone. Ha dato speranza, un sentimento raro da non confondere con l’ottimismo.

«È vero, la globalizzazione ha salvato dalla povertà molte persone, ma ne ha condannate tante altre a morire di fame, perché con questo sistema economico diventa selettiva. La globalizzazione a cui pensa la Chiesa assomiglia non a una sfera, nella quale ogni punto è equidistante dal centro e in cui quindi si perde la peculiarità dei popoli, ma a un poliedro, con le sue diverse facce, per cui ogni popolo conserva la propria cultura, lingua, religione, identità. L’attuale globalizzazione “sferica” economica , e soprattutto finanziaria, produce un pensiero unico, un pensiero debole. Al centro non vi è più la persona umana, solo il denaro».

Il tema della famiglia è centrale nell’attività del Consiglio degli otto cardinali. Dall’esortazione Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II molte cose sono cambiate. Due Sinodi sono in programma. Si aspettano grandi novità. Lei ha detto dei divorziati: non vanno condannati, vanno aiutati.

«È un lungo cammino che la Chiesa deve compiere. Un processo voluto dal Signore. Tre mesi dopo la mia elezione mi sono stati sottoposti i temi per il Sinodo, si è proposto di discutere su quale fosse l’apporto di Gesù all’uomo contemporaneo. Ma alla fine con passaggi graduali — che per me sono stati segni della volontà di Dio — si è scelto di discutere della famiglia che attraversa una crisi molto seria. È difficile formarla. I giovani si sposano poco. Vi sono molte famiglie separate nelle quali il progetto di vita comune è fallito. I figli soffrono molto. Noi dobbiamo dare una risposta. Ma per questo bisogna riflettere molto in profondità. È quello che il Concistoro e il Sinodo stanno facendo. Bisogna evitare di restare alla superficie. La tentazione di risolvere ogni problema con la casistica è un errore, una semplificazione di cose profonde, come facevano i farisei, una teologia molto superficiale. È alla luce della riflessione profonda che si potranno affrontare seriamente le situazioni particolari, anche quelle dei divorziati, con profondità pastorale».

Perché la relazione del cardinale Walter Kasper all’ultimo Concistoro (un abisso tra dottrina sul matrimonio e la famiglia e la vita reale di molti cristiani) ha così diviso i porporati? Come pensa che la Chiesa possa percorrere questi due anni di faticoso cammino arrivando a un largo e sereno consenso? Se la dottrina è salda, perché è necessario il dibattito?

«Il cardinale Kasper ha fatto una bellissima e profonda presentazione, che sarà presto pubblicata in tedesco, e ha affrontato cinque punti, il quinto era quello dei secondi matrimoni. Mi sarei preoccupato se nel Concistoro non vi fosse stata una discussione intensa, non sarebbe servito a nulla. I cardinali sapevano che potevano dire quello che volevano, e hanno presentato molti punti di vista distinti, che arricchiscono. I confronti fraterni e aperti fanno crescere il pensiero teologico e pastorale. Di questo non ho timore, anzi lo cerco».

In un recente passato era abituale l’appello ai cosiddetti «valori non negoziabili» soprattutto in bioetica e nella morale sessuale. Lei non ha ripreso questa formula. I principi dottrinali e morali non sono cambiati. Questa scelta vuol forse indicare uno stile meno precettivo e più rispettoso della coscienza personale?

«Non ho mai compreso l’espressione valori non negoziabili. I valori sono valori e basta, non posso dire che tra le dita di una mano ve ne sia una meno utile di un’altra. Per cui non capisco in che senso vi possano esser valori negoziabili. Quello che dovevo dire sul tema della vita, l’ho scritto nell’esortazione Evangelii Gaudium».

Molti Paesi regolano le unioni civili. È una strada che la Chiesa può comprendere? Ma fino a che punto?

«Il matrimonio è fra un uomo e una donna. Gli Stati laici vogliono giustificare le unioni civili per regolare diverse situazioni di convivenza, spinti dall’esigenza di regolare aspetti economici fra le persone, come ad esempio assicurare l’assistenza sanitaria. Si tratta di patti di convivenza di varia natura, di cui non saprei elencare le diverse forme. Bisogna vedere i diversi casi e valutarli nella loro varietà».

Come verrà promosso il ruolo della donna nella Chiesa?

«Anche qui la casistica non aiuta. È vero che la donna può e deve essere più presente nei luoghi di decisione della Chiesa. Ma questa io la chiamerei una promozione di tipo funzionale. Solo così non si fa tanta strada. Bisogna piuttosto pensare che la Chiesa ha l’articolo femminile “la”: è femminile dalle origini. Il grande teologo Urs von Balthasar lavorò molto su questo tema: il principio mariano guida la Chiesa accanto a quello petrino. La Vergine Maria è più importante di qualsiasi vescovo e di qualsiasi apostolo. L’approfondimento teologale è in corso. Il cardinale Rylko, con il Consiglio dei Laici, sta lavorando in questa direzione con molte donne esperte di varie materie».

A mezzo secolo dall’Humanae Vitae di Paolo VI, la Chiesa può riprendere il tema del controllo delle nascite? Il cardinale Martini, suo confratello, riteneva che fosse ormai venuto il momento.

«Tutto dipende da come viene interpretata l’Humanae Vitae. Lo stesso Paolo VI, alla fine, raccomandava ai confessori molta misericordia, attenzione alle situazioni concrete. Ma la sua genialità fu profetica, ebbe il coraggio di schierarsi contro la maggioranza, di difendere la disciplina morale, di esercitare un freno culturale, di opporsi al neo-malthusianesimo presente e futuro. La questione non è quella di cambiare la dottrina, ma di andare in profondità e far sì che la pastorale tenga conto delle situazioni e di ciò che per le persone è possibile fare. Anche di questo si parlerà nel cammino del Sinodo».

La scienza evolve e ridisegna i confini della vita. Ha senso prolungare artificialmente la vita in stato vegetativo? Il testamento biologico può essere una soluzione?

«Io non sono uno specialista negli argomenti bioetici. E temo che ogni mia frase possa essere equivocata. La dottrina tradizionale della Chiesa dice che nessuno è obbligato a usare mezzi straordinari quando si sa che è in una fase terminale. Nella mia pastorale, in questi casi, ho sempre consigliato le cure palliative. In casi più specifici è bene ricorrere, se necessario, al consiglio degli specialisti».

Il prossimo viaggio in Terra Santa porterà a un accordo di intercomunione con gli ortodossi che Paolo VI, cinquant’anni fa, era arrivato quasi a firmare con Atenagora?

«Siamo tutti impazienti di ottenere risultati “chiusi”. Ma la strada dell’unità con gli ortodossi vuol dire soprattutto camminare e lavorare insieme. A Buenos Aires, nei corsi di catechesi, venivano diversi ortodossi. Io trascorrevo il Natale e il 6 gennaio insieme ai loro vescovi, che a volte chiedevano anche consiglio ai nostri uffici diocesani. Non so se sia vero l’episodio che si racconta di Atenagora che avrebbe proposto a Paolo VI che loro camminassero insieme e mandassero tutti i teologi su un’isola a discutere fra loro. È una battuta, ma importante è che camminiamo insieme. La teologia ortodossa è molto ricca. E credo che loro abbiano in questo momento grandi teologi. La loro visione della Chiesa e della sinodalità è meravigliosa».

Fra qualche anno la più grande potenza mondiale sarà la Cina con la quale il Vaticano non ha rapporti. Matteo Ricci era gesuita come lei.

«Siamo vicini alla Cina. Io ho mandato una lettera al presidente Xi Jinping quando è stato eletto, tre giorni dopo di me. E lui mi ha risposto. Dei rapporti ci sono. È un popolo grande al quale voglio bene».

Perché Santo Padre non parla mai d’Europa? Che cosa non la convince del disegno europeo?

«Lei ricorda il giorno in cui ho parlato dell’Asia? Che cosa ho detto? (qui il cronista si avventura in qualche spiegazione raccogliendo vaghi ricordi per poi accorgersi di essere caduto in un simpatico trabocchetto). Io non ho parlato né dell’Asia, né dell’Africa, né dell’Europa. Solo dell’America Latina quando sono stato in Brasile e quando ho dovuto ricevere la Commissione per l’America Latina. Non c’è stata ancora l’occasione di parlare d’Europa. Verrà».

Che libro sta leggendo in questi giorni?

«Pietro e Maddalena di Damiano Marzotto sulla dimensione femminile della Chiesa. Un bellissimo libro».

E non riesce a vedere qualche bel film, un’altra delle sue passioni? «La grande bellezza» ha vinto l’Oscar. La vedrà?

«Non lo so. L’ultimo film che ho visto è stato La vita è bella di Benigni. E prima avevo rivisto La Strada di Fellini. Un capolavoro. Mi piaceva anche Wajda...».

San Francesco ebbe una giovinezza spensierata. Le chiedo: si è mai innamorato?

«Nel libro Il Gesuita, racconto di quando avevo una fidanzatina a 17 anni. E ne faccio cenno anche ne Il Cielo e la Terra, il volume che ho scritto con Abraham Skorka. In seminario una ragazza mi fece girare la testa per una settimana».

E come finì se non sono indiscreto?

«Erano cose da giovani. Ne parlai con il mio confessore»

(Un grande sorriso).

Grazie Padre Santo.

«Grazie a lei».

05 marzo 2014
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Da - http://www.corriere.it/cronache/14_marzo_04/vi-racconto-mio-primo-anno-papa-90f8a1c4-a3eb-11e3-b352-9ec6f8a34ecc.shtml


Titolo: PAPA FRANCESCO. Sono un uomo normale e mi piace fare il prete
Inserito da: Admin - Marzo 24, 2014, 05:12:15 pm
Sono un uomo normale e mi piace fare il prete
• Papa Francesco intervistato dal direttore del «Corriere della Sera» •
05 marzo 2014
Nella disciplina morale la questione non è quella di cambiare la dottrina ma di andare in profondità

Un anno è trascorso da quel semplice «Buonasera» che commosse il mondo. L’arco di dodici mesi così intensi — non solo per la vita della Chiesa — fatica a contenere la grande messe di novità e i tanti segni profondi dell’innovazione pastorale di Francesco. Siamo in una saletta di Santa Marta. Una sola finestra dà su un piccolo cortile interno che schiude un minuscolo angolo di cielo azzurro. La giornata è bellissima, primaverile, tiepida. Il Papa sbuca all’improvviso, quasi di scatto, da una porta e ha un viso disteso, sorridente. Guarda divertito i troppi registratori che l’ansia senile di un giornalista ha posto su un tavolino. «Funzionano? Sì? Bene». Il bilancio di un anno? No, i bilanci non gli piacciono. «Li faccio solo ogni quindici giorni, con il mio confessore».

Lei, Santo Padre, ogni tanto telefona a chi le chiede aiuto. E qualche volta non le credono.
Sì, è capitato. Quando uno chiama è perché ha voglia di parlare, una domanda da fare, un consiglio da chiedere. Da prete a Buenos Aires era più semplice. E per me resta un’abitudine. Un servizio. Lo sento dentro. Certo, ora non è tanto facile farlo vista la quantità di gente che mi scrive.

E c’è un contatto, un incontro che ricorda con particolare affetto?
Una signora vedova, di ottant’anni, che aveva perso il figlio. Mi scrisse. E adesso le faccio una chiamatina ogni mese. Lei è felice. Io faccio il prete. Mi piace.

I rapporti con il suo predecessore. Ha mai chiesto qualche consiglio a Benedetto XVI?
Sì. Il Papa emerito non è una statua in un museo. È una istituzione. Non eravamo abituati. Sessanta o settant’anni fa, il vescovo emerito non esisteva. Venne dopo il Concilio. Oggi è un’istituzione. La stessa cosa deve accadere per il Papa emerito. Benedetto è il primo e forse ce ne saranno altri. Non lo sappiamo. Lui è discreto, umile, non vuole disturbare. Ne abbiamo parlato e abbiamo deciso insieme che sarebbe stato meglio che vedesse gente, uscisse e partecipasse alla vita della Chiesa. Una volta è venuto qui per la benedizione della statua di San Michele Arcangelo, poi a pranzo a Santa Marta e, dopo Natale, gli ho rivolto l’invito a partecipare al Concistoro e lui ha accettato. La sua saggezza è un dono di Dio. Qualcuno avrebbe voluto che si ritirasse in una abbazia benedettina lontano dal Vaticano. Io ho pensato ai nonni che con la loro sapienza, i loro consigli danno forza alla famiglia e non meritano di finire in una casa di riposo.

Il suo modo di governare la Chiesa a noi è sembrato questo: lei ascolta tutti e decide da solo. Un po’ come il generale dei gesuiti. Il Papa è un uomo solo?
Sì e no. Capisco quello che vuol dirmi. Il Papa non è solo nel suo lavoro perché è accompagnato e consigliato da tanti. E sarebbe un uomo solo se decidesse senza sentire o facendo finta di sentire.
Però c’è un momento, quando si tratta di decidere, di mettere una firma, nel quale è solo con il suo senso di responsabilità.

Lei ha innovato, criticato alcuni atteggiamenti del clero, scosso la Curia. Con qualche resistenza, qualche opposizione. La Chiesa è già cambiata come avrebbe voluto un anno fa?
Io nel marzo scorso non avevo alcun progetto di cambiamento della Chiesa. Non mi aspettavo questo trasferimento di diocesi, diciamo così. Ho cominciato a governare cercando di mettere in pratica quello che era emerso nel dibattito tra cardinali nelle varie congregazioni. Nel mio modo di agire aspetto che il Signore mi dia l’ispirazione. Le faccio un esempio. Si era parlato della cura spirituale delle persone che lavorano nella Curia, e si sono cominciati a fare dei ritiri spirituali. Si doveva dare più importanza agli Esercizi Spirituali annuali: tutti hanno diritto a trascorrere cinque giorni in silenzio e meditazione, mentre prima nella Curia si ascoltavano tre prediche al giorno e poi alcuni continuavano a lavorare.

La tenerezza e la misericordia sono l’essenza del suo messaggio pastorale...
E del Vangelo. È il centro del Vangelo. Altrimenti non si capisce Gesù Cristo, la tenerezza del Padre che lo manda ad ascoltarci, a guarirci, a salvarci.

Ma è stato compreso questo messaggio? Lei ha detto che la francescomania non durerà a lungo. C’è qualcosa nella sua immagine pubblica che non le piace?
Mi piace stare tra la gente, insieme a chi soffre, andare nelle parrocchie. Non mi piacciono le interpretazioni ideologiche, una certa mitologia di Papa Francesco. Quando si dice per esempio che esce di notte dal Vaticano per andare a dar da mangiare ai barboni in via Ottaviano. Non mi è mai venuto in mente. Sigmund Freud diceva, se non sbaglio, che in ogni idealizzazione c’è un’aggressione. Dipingere il Papa come una sorta di superman, una specie di star, mi pare offensivo. Il Papa è un uomo che ride, piange, dorme tranquillo e ha amici come tutti. Una persona normale.

Nostalgia per la sua Argentina?
La verità è che io non ho nostalgia. Vorrei andare a trovare mia sorella, che è ammalata, l’ultima di noi cinque. Mi piacerebbe vederla, ma questo non giustifica un viaggio in Argentina: la chiamo per telefono e questo basta. Non penso di andare prima del 2016, perché in America Latina sono già stato a Rio. Adesso devo andare in Terra Santa, in Asia, poi in Africa.

Ha appena rinnovato il passaporto argentino. Lei è pur sempre un capo di Stato.
L’ho rinnovato perché scadeva.

Le sono dispiaciute quelle accuse di marxismo, soprattutto americane, dopo la pubblicazione dell’«Evangelii gaudium»?

Per nulla. Non ho mai condiviso l’ideologia marxista, perché non è vera, ma ho conosciuto tante brave persone che professavano il marxismo.

Gli scandali che hanno turbato la vita della Chiesa sono fortunatamente alle spalle. Le è stato rivolto, sul delicato tema degli abusi sui minori, un appello pubblicato dal Foglio e firmato tra gli altri dai filosofi Besançon e Scruton perché lei faccia sentire alta la sua voce contro i fanatismi e la cattiva coscienza del mondo secolarizzato che rispetta poco l’infanzia.
Voglio dire due cose. I casi di abusi sono tremendi perché lasciano ferite profondissime. Benedetto XVI è stato molto coraggioso e ha aperto una strada. La Chiesa su questa strada ha fatto tanto. Forse più di tutti. Le statistiche sul fenomeno della violenza dei bambini sono impressionanti, ma mostrano anche con chiarezza che la grande maggioranza degli abusi avviene in ambiente familiare e di vicinato. La Chiesa cattolica è forse l’unica istituzione pubblica ad essersi mossa con trasparenza e responsabilità. Nessun altro ha fatto di più. Eppure la Chiesa è la sola ad essere attaccata.

Santo Padre, lei dice «i poveri ci evangelizzano». L’attenzione alla povertà, la più forte impronta del suo messaggio pastorale, è scambiata da alcuni osservatori come una professione di pauperismo. Il Vangelo non condanna il benessere. E Zaccheo era ricco e caritatevole.
Il Vangelo condanna il culto del benessere. Il pauperismo è una delle interpretazioni critiche. Nel medioevo c’erano molte correnti pauperistiche. San Francesco ha avuto la genialità di collocare il tema della povertà nel cammino evangelico. Gesù dice che non si possono servire due signori, Dio e la Ricchezza. E quando veniamo giudicati nel giudizio finale (Matteo, 25) conta la nostra vicinanza con la povertà. La povertà allontana dall’idolatria, apre le porte alla Provvidenza. Zaccheo devolve metà della sua ricchezza ai poveri. E a chi tiene i granai pieni del proprio egoismo il Signore, alla fine, presenta il conto. Quello che penso della povertà l’ho espresso bene nella Evangelii Gaudium.

Lei ha indicato nella globalizzazione, soprattutto finanziaria, alcuni dei mali che aggrediscono l’umanità. Ma la globalizzazione ha strappato dall’indigenza milioni di persone. Ha dato speranza, un sentimento raro da non confondere con l’ottimismo.
È vero, la globalizzazione ha salvato dalla povertà molte persone, ma ne ha condannate tante altre a morire di fame, perché con questo sistema economico diventa selettiva. La globalizzazione a cui pensa la Chiesa assomiglia non a una sfera, nella quale ogni punto è equidistante dal centro e in cui quindi si perde la peculiarità dei popoli, ma a un poliedro, con le sue diverse facce, per cui ogni popolo conserva la propria cultura, lingua, religione, identità. L’attuale globalizzazione “sferica” economica, e soprattutto finanziaria, produce un pensiero unico, un pensiero debole. Al centro non vi è più la persona umana, solo il denaro.

Il tema della famiglia è centrale nell’attività del Consiglio degli otto cardinali. Dall’esortazione «Familiaris consortio» di Giovanni Paolo II molte cose sono cambiate. Due sinodi sono in programma. Si aspettano grandi novità. Lei ha detto dei divorziati: non vanno condannati, vanno aiutati.
È un lungo cammino che la Chiesa deve compiere. Un processo voluto dal Signore. Tre mesi dopo la mia elezione mi sono stati sottoposti i temi per il Sinodo, si è proposto di discutere su quale fosse l’apporto di Gesù all’uomo contemporaneo. Ma alla fine con passaggi graduali — che per me sono stati segni della volontà di Dio — si è scelto di discutere della famiglia che attraversa una crisi molto seria. È difficile formarla. I giovani si sposano poco. Vi sono molte famiglie separate nelle quali il progetto di vita comune è fallito. I figli soffrono molto. Noi dobbiamo dare una risposta. Ma per questo bisogna riflettere molto in profondità. È quello che il Concistoro e il Sinodo stanno facendo. Bisogna evitare di restare alla superficie. La tentazione di risolvere ogni problema con la casistica è un errore, una semplificazione di cose profonde, come facevano i farisei, una teologia molto superficiale. È alla luce della riflessione profonda che si potranno affrontare seriamente le situazioni particolari, anche quelle dei divorziati, con profondità pastorale.

Perché la relazione del cardinale Walter Kasper all’ultimo Concistoro (un abisso tra dottrina sul matrimonio e la famiglia e la vita reale di molti cristiani) ha così diviso i porporati? Come pensa che la Chiesa possa percorrere questi due anni di faticoso cammino arrivando a un largo e sereno consenso? Se la dottrina è salda, perché è necessario il dibattito?
Il cardinale Kasper ha fatto una bellissima e profonda presentazione, che sarà presto pubblicata in tedesco, e ha affrontato cinque punti, il quinto era quello dei secondi matrimoni. Mi sarei preoccupato se nel Concistoro non vi fosse stata una discussione intensa, non sarebbe servito a nulla. I cardinali sapevano che potevano dire quello che volevano, e hanno presentato molti punti di vista distinti, che arricchiscono. I confronti fraterni e aperti fanno crescere il pensiero teologico e pastorale. Di questo non ho timore, anzi lo cerco.

In un recente passato era abituale l’appello ai cosiddetti “valori non negoziabili” soprattutto in bioetica e nella morale sessuale. Lei non ha ripreso questa formula. I principi dottrinali e morali non sono cambiati. Questa scelta vuol forse indicare uno stile meno precettivo e più rispettoso della coscienza personale?
Non ho mai compreso l’espressione valori non negoziabili. I valori sono valori e basta, non posso dire che tra le dita di una mano ve ne sia una meno utile di un’altra. Per cui non capisco in che senso vi possano esser valori negoziabili. Quello che dovevo dire sul tema della vita, l’ho scritto nell’esortazione Evangelii gaudium.

Molti Paesi regolano le unioni civili. È una strada che la Chiesa può comprendere? Ma fino a che punto?
Il matrimonio è fra un uomo e una donna. Gli Stati laici vogliono giustificare le unioni civili per regolare diverse situazioni di convivenza, spinti dall’esigenza di regolare aspetti economici fra le persone, come ad esempio assicurare l’assistenza sanitaria. Si tratta di patti di convivenza di varia natura, di cui non saprei elencare le diverse forme. Bisogna vedere i diversi casi e valutarli nella loro varietà.

Come verrà promosso il ruolo della donna nella Chiesa?
Anche qui la casistica non aiuta. È vero che la donna può e deve essere più presente nei luoghi di decisione della Chiesa. Ma questa io la chiamerei una promozione di tipo funzionale. Solo così non si fa tanta strada. Bisogna piuttosto pensare che la Chiesa ha l’articolo femminile “la”: è femminile dalle origini. Il grande teologo Urs von Balthasar lavorò molto su questo tema: il principio mariano guida la Chiesa accanto a quello petrino. La Vergine Maria è più importante di qualsiasi vescovo e di qualsiasi apostolo. L’approfondimento teologale è in corso. Il cardinale Ryłko, con il Consiglio dei Laici, sta lavorando in questa direzione con molte donne esperte di varie materie.

A mezzo secolo dall’«Humanae vitae» di Paolo VI, la Chiesa può riprendere il tema del controllo delle nascite? Il cardinale Martini, suo confratello, riteneva che fosse ormai venuto il momento.
Tutto dipende da come viene interpretata l’Humanae vitae. Lo stesso Paolo VI, alla fine, raccomandava ai confessori molta misericordia, attenzione alle situazioni concrete. Ma la sua genialità fu profetica, ebbe il coraggio di schierarsi contro la maggioranza, di difendere la disciplina morale, di esercitare un freno culturale, di opporsi al neo-malthusianesimo presente e futuro. La questione non è quella di cambiare la dottrina, ma di andare in profondità e far sì che la pastorale tenga conto delle situazioni e di ciò che per le persone è possibile fare. Anche di questo si parlerà nel cammino del Sinodo.

La scienza evolve e ridisegna i confini della vita. Ha senso prolungare artificialmente la vita in stato vegetativo? Il testamento biologico può essere una soluzione?
Io non sono uno specialista negli argomenti bioetici. E temo che ogni mia frase possa essere equivocata. La dottrina tradizionale della Chiesa dice che nessuno è obbligato a usare mezzi straordinari quando si sa che è in una fase terminale. Nella mia pastorale, in questi casi, ho sempre consigliato le cure palliative. In casi più specifici è bene ricorrere, se necessario, al consiglio degli specialisti.

Il prossimo viaggio in Terra Santa porterà a un accordo di intercomunione con gli ortodossi che Paolo VI, cinquant’anni fa, era arrivato quasi a firmare con Atenagora?
Siamo tutti impazienti di ottenere risultati “chiusi”. Ma la strada dell’unità con gli ortodossi vuol dire soprattutto camminare e lavorare insieme. A Buenos Aires, nei corsi di catechesi, venivano diversi ortodossi. Io trascorrevo il Natale e il 6 gennaio insieme ai loro vescovi, che a volte chiedevano anche consiglio ai nostri uffici diocesani. Non so se sia vero l’episodio che si racconta di Atenagora che avrebbe proposto a Paolo VI che loro camminassero insieme e mandassero tutti i teologi su un’isola a discutere fra loro. È una battuta, ma importante è che camminiamo insieme. La teologia ortodossa è molto ricca. E credo che loro abbiano in questo momento grandi teologi. La loro visione della Chiesa e della sinodalità è meravigliosa.

Fra qualche anno la più grande potenza mondiale sarà la Cina con la quale il Vaticano non ha rapporti. Matteo Ricci era gesuita come lei.

Siamo vicini alla Cina. Io ho mandato una lettera al presidente Xi Jinping quando è stato eletto, tre giorni dopo di me. E lui mi ha risposto. Dei rapporti ci sono. È un popolo grande al quale voglio bene.

Perché Santo Padre non parla mai d’Europa? Che cosa non la convince del disegno europeo?
Lei ricorda il giorno in cui ho parlato dell’Asia? Che cosa ho detto? [qui il cronista si avventura in qualche spiegazione raccogliendo vaghi ricordi per poi accorgersi di essere caduto in un simpatico trabocchetto]. Io non ho parlato né dell’Asia, né dell’Africa, né dell’Europa. Solo dell’America Latina quando sono stato in Brasile e quando ho dovuto ricevere la Commissione per l’America Latina. Non c’è stata ancora l’occasione di parlare d’Europa. Verrà.

Che libro sta leggendo in questi giorni?
Pietro e Maddalena di Damiano Marzotto sulla dimensione femminile della Chiesa. Un bellissimo libro.

E non riesce a vedere qualche bel film, un’altra delle sue passioni? «La grande bellezza» ha vinto l’Oscar. La vedrà?
Non lo so. L’ultimo film che ho visto è stato La vita è bella di Benigni. E prima avevo rivisto La strada di Fellini. Un capolavoro. Mi piaceva anche Wajda...

San Francesco ebbe una giovinezza spensierata. Le chiedo: si è mai innamorato?
Nel libro Il Gesuita, racconto di quando avevo una fidanzatina a 17 anni. E ne faccio cenno anche ne Il Cielo e la Terra, il volume che ho scritto con Abraham Skorka. In seminario una ragazza mi fece girare la testa per una settimana.

E come finì se non sono indiscreto?
Erano cose da giovani. Ne parlai con il mio confessore [un grande sorriso].

Grazie Padre Santo.

Grazie a lei.

di Ferruccio de Bortoli

da - http://www.osservatoreromano.va/it/news/sono-un-uomo-normale-e-mi-piace-fare-il-prete


Titolo: Papa Francesco contro i corrotti alla Messa dei politici: “Più difficile che...
Inserito da: Admin - Marzo 30, 2014, 11:31:39 am
Sei in: Il Fatto Quotidiano > Cronaca > Papa Francesco ...

Papa Francesco contro i corrotti alla Messa dei politici: “Più difficile che tornino a Dio”
Messa in San Pietro davanti a 492 parlamentari e a una trentina tra ministri e sottosegretari.
Il Pontefice attacca i politici "lontani dal popolo" e i "sepolcri imbiancati".
Ma intanto molti sono arrivati ad ascoltarlo con la macchina di rappresentanza



Di Francesco Antonio Grana | 27 marzo 2014


“No alla corruzione, agli interessi di partito e ai ‘dottori del dovere’ e ai ‘sepolcri imbiancati’”. È durissimo il monito che Papa Francesco ha rivolto ai 492 parlamentari italiani che hanno partecipato alla Messa mattutina celebrata eccezionalmente all’altare della Cattedra della Basilica Vaticana. Ad ascoltare le parole di Bergoglio anche i presidenti del Senato, Pietro Grasso, e della Camera, Laura Boldrini, accompagnati dai rispettivi segretari generali, 9 ministri, 19 sottosegretari, 3 parlamentari europei e 23 ex parlamentari. Molti dei quali arrivati in auto blu. Tra i ministri erano presenti Angelino Alfano, Maria Elena Boschi, Stefania Giannini, Maurizio Lupi, Andrea Orlando, Marianna Madia, Beatrice Lorenzin, Roberta Pinotti e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio.

Papa Francesco, non nuovo a richiami contro la corruzione, ha sottolineato che al tempo di Gesù c’era una classe dirigente che si era allontanata dal popolo, lo aveva abbandonato, incapace di altro se non di seguire la propria ideologia e di scivolare verso la corruzione. Dominavano soltanto, ha ricordato Bergoglio, interessi di partito e lotte interne. “Il cuore di questa gente, di questo gruppetto – ha affermato il Papa – con il tempo si era indurito tanto che era impossibile sentire la voce del Signore. E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti. E’ tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore, sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti. E per questo si giustificano, perché Gesù, con la sua semplicità, ma con la sua forza di Dio, dava loro fastidio”.

Papa Francesco ha spiegato ai parlamentari italiani presenti alla Messa che queste persone “hanno sbagliato strada. Hanno fatto resistenza alla salvezza di amore del Signore e così sono scivolati dalla fede, da una teologia di fede a una teologia del dovere. Hanno rifiutato l’amore del Signore e questo rifiuto ha fatto di loro che fossero su una strada che non era quella della dialettica della libertà che offriva il Signore, ma quella della logica della necessità, dove non c’è posto per il Signore. Nella dialettica della libertà c’è il Signore buono, che ci ama tanto! Invece, nella logica della necessità non c’è posto per Dio: si deve fare. Sono diventati – ha aggiunto Francesco – ‘comportamentali’. Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini che Gesù chiama ‘sepolcri imbiancati’”.

L’invito del Papa ai parlamentari italiani è dunque quello di non diventare “dotti del dovere” e a vivere intensamente questo cammino quaresimale di conversione. “In questa strada della Quaresima – è stato l’appello finale di Francesco – ci farà bene, a tutti noi, pensare a questo invito del Signore all’amore, a questa dialettica della libertà dove c’è l’amore, e domandarci, tutti: ‘Ma, io sono su questa strada? Ho il pericolo di giustificarmi e andare per un’altra strada?’. Una strada congiunturale, perché non porta a nessuna promessa. E preghiamo il Signore – ha concluso Bergoglio la sua omelia – che ci dia la grazia di andare sempre per la strada della salvezza, di aprirci alla salvezza che soltanto viene da Dio, dalla fede, non da quello che proponevano questi ‘dottori del dovere’, che avevano perso la fede a reggevano il popolo con questa teologia pastorale del dovere”.

Una personale interpretazione del pensiero papale è stata diffusa via twitter da Renato Farina, ex parlamentare Pdl di stretta fede ciellina: “I peccatori pentiti sono perdonati. I corrotti no, perché rifiutano di aprirsi all’amore”.

twitter: @FrancescoGrana

Aggiornato dalla redazione web alle 10,00

Da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/27/papa-francesco-alla-messa-dei-politici-attacca-i-corrotti-piu-difficile-che-tornino-a-dio/928048/


Titolo: PAPA FRANCESCO. L'ira di Francesco per il mega-attico del cardinale Bertone
Inserito da: Admin - Aprile 23, 2014, 01:47:42 pm
L'ira di Francesco per il mega-attico del cardinale Bertone

L'ex segretario di Stato abiterà in 700 metri quadri nel palazzo di fianco alla modesta residenza del Papa. I lavori di ristrutturazione per unire due appartamenti saranno ultimati entro l'estate

di MARCO ANSALDO

CITTÀ DEL VATICANO - Papa Francesco abita a Casa Santa Marta in un bilocale di circa 70 metri quadrati. Il cardinale Tarcisio Bertone, da 6 mesi non più Segretario di Stato, inaugurerà presto il suo attico a Palazzo San Carlo, la cui ampiezza viene data di poco inferiore ai 700 metri quadrati. Circa 10 volte in più, comunque, di Sua Santità.

In Vaticano, entrando dalla Porta del Perugino, la Domus Sanctae Marthae e il Palazzo San Carlo sono edifici vicini. La prima di dimensioni ridotte, il secondo imponente. Quando Bergoglio, dopo aver osservato i complessi lavori di ristrutturazione nella struttura a fianco, è stato informato su chi sarebbe stato il suo vicino di casa, si è arrabbiato non poco. Ora non può certo cacciare di casa l'inquilino. Ma la sua ira su chi in Curia ancora resiste al suo titanico tentativo di cambiamento non è passata inosservata il Giovedì santo prima di Pasqua quando, davanti al clero riunito in San Pietro, si è scagliato contro i preti "untuosi, sontuosi e presuntuosi", che devono avere invece "come sorella la povertà".

La casa dove presto, prima dell'estate, il cardinale Bertone si trasferirà, ha dimensioni sontuose perché unisce due appartamenti: quello un tempo assegnato a Camillo Cibin, capo della Gendarmeria per tutto il pontificato di Karol Wojtyla, fra i 300 e i 400 metri, da cui è stata infine sloggiata la vedova; e quello di monsignor Bruno Bertagna, vicepresidente del Pontificio Consiglio per i Testi legislativi, deceduto alla fine del 2013, di metratura intorno ai 200. A questi metri interni vanno però aggiunti circa 100 di terrazzo.

In epoca ante Francesco l'assegnazione di alloggi di tutto rispetto per i prìncipi della Chiesa era una prassi consueta. Molti ricordano quando Bertone fu scelto come Segretario di Stato da Benedetto XVI, e dovette attendere quasi un anno prima che il suo predecessore, il cardinal Sodano, piccato per la rimozione, gli lasciasse l'appartamento nella Prima loggia del Palazzo Apostolico, dovendosi così l'altro accomodare nella Torre di San Giovanni. Sodano si trasferì poi in una casa di vaste proporzioni al Collegio Etiopico. Lì, il cardinale americano Szoka, presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, dimessosi dall'incarico lo stesso giorno di Sodano (15 settembre 2006), ottenne guarda caso l'appartamento gemello di quest'ultimo sempre al Collegio.

Così quando Bertone, nel vortice delle polemiche su Vatileaks e la seguente rinuncia di Benedetto XVI al pontificato, fu in odore di lasciare la Segreteria di Stato - proposito realizzato solo dopo l'arrivo di Bergoglio - e si cominciò a parlare di dove si sarebbe trasferito lasciando la casa nella Prima loggia, furono avviate le pratiche per l'assegnazione di un altro appartamento. L'éra di Francesco è cominciata solo dopo. Ora, nella maxi casa, il cardinale non vivrà comunque solo: con lui abiteranno le tre suore che lo seguono da quando aveva assunto l'incarico di Segretario di Stato. Il suo successore, il neo cardinale Pietro Parolin, si è conformato al nuovo corso di Bergoglio, andando ad abitare come il Papa in un bilocale nella Domus Sanctae Marthae.

L'assegnazione di appartamenti di ampia metratura agli ex Segretari di Stato, tuttavia, mostra con evidenza come in Vaticano il nuovo fatichi ancora ad avanzare, e il vecchio resista. Facile capire dunque il disappunto di Francesco, e l'opposizione di una Curia lenta a spogliarsi degli antichi privilegi. A meno che il Papa "venuto dalla fine del mondo" non prenda posizione, oltre le parole già pronunciate contro "i preti sontuosi".

Da - http://www.repubblica.it/esteri/2014/04/20/news/l_ira_di_francesco_per_il_mega-attico_del_cardinal_bertone-84053412/?ref=HREC1-2


Titolo: Francesco: "Sacramenti anche ai marziani. Chi siamo noi per chiudere le porte"
Inserito da: Admin - Maggio 12, 2014, 04:41:55 pm
Papa Francesco: "Sacramenti anche ai marziani. Chi siamo noi per chiudere le porte?"

Nella sua omelia a Santa Marta, il Pontefice fa della vita da un altro mondo la metafora del dilemma della Chiesa nell'approccio ai divorziati risposati e alle coppie di fatto, di cui si occuperanno i prossimi due sinodi. "Tentazione di chi ha fede è sbarrare la strada allo spirito e pilotarlo in altre direzioni"


12 maggio 2014
   
CITTA' DEL VATICANO - La Chiesa non può sbarrare la strada allo spirito, non può chiudere le porte in faccia a nessuno. E' il messaggio lanciato da Papa Francesco nella sua omelia a Santa Marta. E per far comprendere appieno la sua visione, Bergoglio porta un esempio inizialmente sorprendente: gli extraterrestri, sempre più chiaro man mano che il discorso prosegue, quando appare evidente che il Papa rivolge il suo messaggio soprattutto ai vescovi che nei prossimi due Sinodi dovranno esprimersi sul problema dell'ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati e di un diverso approccio pastorale alle coppie di fatto. Con parole nuove e nuovi riferimenti, torna così la domanda che il Papa si fece davanti ai giornalisti in volo con lui nel ritorno da Rio de Janeiro quando, era fine luglio del 2013, la conversazione cadde su gay e divorziati: "Chi sono io per giudicare?".

"Se domani - chiede Bergoglio - giungesse qui una spedizione di marziani, e alcuni di loro venissero da noi... Marziani, no? Verdi, con quel naso lungo e le orecchie grandi, come vengono dipinti dai bambini. E uno dicesse: 'Voglio il Battesimo!'. Cosa accadrebbe?".

L'esempio è utilizzato da Papa Francesco per attualizzare la "crisi interna" vissuta dalla Chiesa antica quando si pose il problema di battezzare i gentili, cioè le persone che chiedevano di diventare cristiani senza essere stati ebrei e circoncisi. All'epoca passò la linea dell'apertura, voluta da San Paolo, ma non senza difficoltà e opposizioni. Lo smarrimento davanti a una situazione nuova, osserva il Pontefice, è comprensibile.

Ma "lo Spirito - prosegue Francesco - soffia dove vuole. E una delle tentazioni più ricorrenti di chi ha fede è di sbarrargli la strada e di pilotarlo in una direzione piuttosto che un'altra. Una tentazione non estranea nemmeno agli albori della Chiesa, come dimostra l'esperienza che vive Simon Pietro nel brano degli Atti degli Apostoli proposto dalla liturgia di oggi: una comunità di pagani accoglie l'annuncio del Vangelo e Pietro è testimone oculare della discesa dello Spirito Santo su di loro. Ma prima esita ad avere contatti con ciò che aveva sempre ritenuto impuro, poi subisce dure critiche dai cristiani di Gerusalemme, scandalizzati dal fatto che il loro capo abbia mangiato con i 'non circoncisi' e li abbia persino battezzati".

San Pietro, ricorda il Papa, "comprende l'errore quando una visione gli illumina una verità fondamentale: ciò che è stato purificato da Dio non può essere chiamato 'profano' da nessuno. E nel narrare questi fatti alla folla che lo critica, l'Apostolo rasserena tutti con questa affermazione: 'Se dunque Dio ha dato loro lo stesso dono che ha dato a noi, per avere creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?'".

Sulla stessa linea vuole porsi ora Francesco. Dopo aver fatto diffondere un questionario all'intera Chiesa Cattolica, il Papa ha chiesto ai vescovi di esprimersi nei prossimi due Sinodi sul problema dell'ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati e di un diverso approccio pastorale alle coppie di fatto.

"Quando il Signore ci fa vedere la strada - chiede ancora il Pontefice -, chi siamo noi per dire: 'No Signore, non è prudente! No, facciamo cosi?'. Pietro in quella prima diocesi prende questa decisione: 'Chi sono io per porre impedimenti?'. Una bella parola per i vescovi, per i sacerdoti e anche per i cristiani. Ma chi siamo noi per chiudere porte?".

Proprio in vista del sinodo sulla famiglia, il segretario generale della Cei Nunzio Galantino ha rilasciato un'intervista a QN in cui vede in Papa Francesco "un'occasione straordinaria per la Chiesa italiana di riposizionarsi rispetto alle attese spirituali, morali e culturali".

"Il mio augurio per la Chiesa italiana - dichiara Galantino, entrando nel merito - è che si possa parlare di qualsiasi argomento, di preti sposati, di eucarestia ai divorziati, di omosessualità, senza tabù, partendo dal Vangelo e dando ragioni delle proprie posizioni".

"In passato - ricorda il segretario della Cei - ci siamo concentrati esclusivamente sul no all'aborto e all'eutanasia. Non può essere così, in mezzo c'è l'esistenza che si sviluppa. Io non mi identifico con i visi inespressivi di chi recita il rosario fuori dalle cliniche che praticano l'interruzione della gravidanza, ma con quei giovani che sono contrari a questa pratica e lottano per la qualità delle persone, per il loro diritto alla salute, al lavoro".

Sulla riforma dello Statuto Cei, "non so se approveremo le nuove regole già nella prossima assemblea - spiega galantino -. Il Santo padre ci ha chiesto di ragionare sulla modalità di elezione del presidente da parte dei vescovi, così come accade nel resto del mondo. Sembra che l'orientamento maggioritario all'interno dell'episcopato sia quello di coinvolgere la base nella scelta del vertice, lasciando però al

© Riproduzione riservata 12 maggio 2014

Da - http://www.repubblica.it/esteri/2014/05/12/news/papa_francesco_sacramenti_non_vanno_negati_nemmeno_ai_marziani-85907707/?ref=nl-Ultimo-minuto-ore-13_12-05-2014


Titolo: Francesco, l’attacco di Bertone al pontefice “danneggia il clima in Vaticano”
Inserito da: Admin - Giugno 05, 2014, 07:09:06 pm
Papa Francesco, l’attacco di Bertone al pontefice “danneggia il clima in Vaticano”
Per rispondere a chi gli contesta il lusso dell'attico di cui sarà ospite in una lettera l'ex Segretario di Stato parla della "presunta ristrettezza della residenza del Papa".

Una replica alle polemiche che più di qualcuno non ha apprezzato.
Anzi le affermazioni hanno irritato molto prelati e in Vaticano la disapprovazione è pressoché unanime

Di Francesco Antonio Grana | 1 maggio 2014


“È stato messo a confronto lo spazio del ‘mio’ appartamento con la presunta ristrettezza della residenza del Papa”. Il cardinale Tarcisio Bertone non riesce a restare in silenzio davanti agli attacchi subiti per il “modesto” attico, a due passi dalla residenza papale di Casa Santa Marta, dove si appresta a traslocare per trascorrere la sua pensione. L’ex Segretario di Stato ha preso carta e penna e ha inviato una lettera ai settimanali delle diocesi che ha guidato, Vercelli e Genova, prima di essere chiamato, nel 2006, a Roma da Benedetto XVI come suo “premier”. Nella replica di Bertone, però, più di qualcuno in Vaticano ha letto un attacco a Papa Francesco. Cosa intende il porporato salesiano quando scrive della “presunta ristrettezza della residenza di Bergoglio”? È la domanda che quasi in modo frenetico viene sussurrata in questi giorni nei sacri palazzi. Lo stile pauperistico di Francesco, a Buenos Aires prima e a Roma poi, dopo l’elezione al pontificato del 13 marzo 2013 è sotto gli occhi del mondo ed è incontestabile. E la “santa spending review” messa in atto dal Pontefice argentino insieme al suo “G8” di cardinali è abbastanza evidente.

In Vaticano la disapprovazione per le affermazioni di Bertone è pressoché unanime. “In questo modo – confida un alto prelato – si danneggia il clima nel quale, non senza difficoltà, sta lavorando il Papa per riformare la Curia romana”. C’è anche chi mette a confronto il comportamento dei due emeriti del precedente pontificato: Benedetto XVI e Bertone. Entrambi, al termine dei loro incarichi di governo, sono rimasti a vivere nel “recinto di San Pietro”, come disse Ratzinger dopo le dimissioni, annunciando che non sarebbe ritornato “a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze eccetera”. Bertone, invece, subito dopo l’inizio della pensione, si è concesso a tutte le interviste dei media, spesso anche da lui sollecitate, intervenendo a numerosi convegni e presentazioni e annunciando l’intenzione di scrivere e pubblicare un libro sulla fede e lo sport (è nota la sua passione calcistica per la Juventus) e un volume di memorie. Quest’ultimo annuncio ha fatto storcere più di un naso all’interno dei sacri palazzi, come se il porporato salesiano volesse riscrivere la storia della vicenda Vatileaks, rispondendo punto su punto alle critiche che gli sono state mosse, dentro e fuori la Chiesa, anche da cardinali molto influenti e vicini a Benedetto XVI, Camillo Ruini in primis, che più volte hanno chiesto invano a Ratzinger di rimuovere Bertone dal vertice della Segreteria di Stato.

Qualche altro osservatore fa notare che la presenza di Bertone viene “tollerata” soltanto alle mega celebrazioni di piazza San Pietro o nella Basilica Vaticana presiedute da Francesco. Quando, infatti, il 23 dicembre scorso, Bergoglio visitò l’ospedale pediatrico “Bambino Gesù” di Roma, di proprietà della Santa Sede, dallo staff papale non fu apprezzata la presenza di Bertone che si fece trovare ad accogliere Francesco accanto al suo successore, all’epoca non ancora cardinale, Pietro Parolin. Il porporato salesiano comprese subito che la sua presenza non era gradita e lasciò l’ospedale quasi in punta di piedi a metà della lunga visita del Papa che durò quasi tre ore.
L’attenzione di Bertone al mondo sanitario è, infatti, abbastanza nota. Sua fu la regia del tentativo, poi andato in fumo, di salvare l’ospedale “San Raffaele” di don Luigi Verzè. All’ex Segretario di Stato era andato meglio con l’ospedale di padre Pio a San Giovanni Rotondo, “Casa Sollievo della Sofferenza”, dove è riuscito a sistemare un uomo a lui vicino, Domenico Francesco Crupi, alla direzione generale

Twitter: @FrancescoGrana

Da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/01/papa-francesco-lattacco-di-bertone-al-pontefice-danneggia-il-clima/969978/


Titolo: FRANCESCO RIGUARDATI! ... anche da mafiosi, politici e VESCOVI CHE TI AVVERSANO.
Inserito da: Admin - Giugno 22, 2014, 05:39:37 pm
Marco Politi
Scrittore e giornalista
Bergoglio, il Papa che non vuole andare in vacanza
di Marco Politi | 21 giugno 2014

Alla fine papa Francesco si è dovuto arrendere. Niente processione del Corpus Domini a piedi, alla testa della folla dei fedeli. A malincuore il pontefice è stato costretto a servirsi di una macchina per raggiungere la basilica di Santa Maria Maggiore dopo avere celebrato messa sul sagrato di San Giovanni. C’è da distinguere tra il cibo spirituale vero – ha detto durante l’omelia  – e il “pane falso che corrompe perché frutto dell’egoismo, dell’autosufficienza e del peccato”. “Il Papa ha ritenuto opportuno rinunciare al lungo itinerario a piedi fra le due basiliche – ha spiegato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi – anche in vista del viaggio a Cassano, in Calabria”.

Del viaggio in Calabria si sapeva già prima, l’improvviso forfait si spiega con una forte spossatezza del pontefice, che proprio non ce l’ha fatta. Francesco ha notoriamente una difficoltà di deambulazione, aggravata da frequenti attacchi di sciatica. In più il pontefice è soggetto a bronchiti e l’uso prolungato di medicine lo affatica.

Ma il vero “male” di cui soffre Bergoglio è il suo rifiuto di concedersi riposo e l’ostinata volontà di lavorare a oltranza. Bergoglio è quello che in America si dice un tipo “workaholic”, un personaggio lavoro-dipendente che non riesce a staccare per ricaricare il fisico. A Buenos Aires ricordano ancora un piccolo “consiglio di guerra” dei vicari della diocesi, che al termine di un anno di lavoro intenso si misero a insistere con l’ormai ultrasettantenne cardinale Bergoglio perché si prendesse un periodo di vacanza nella residenza estiva degli arcivescovi. Bergoglio li lasciò parlare per più di mezz’ora e poi proruppe: “E adesso andate un po’ tutti al diavolo”. In termini di slang ancora più coloriti (assicura chi lo conosce in Argentina).

Ma la sua ostinazione – sostengono gli amici che ha in Curia, preoccupati del rischio di un suo logoramento fisico – non gli fa bene. I suoi predecessori avevano ognuno a suo modo una loro ricetta per ritornare in forze o almeno per mantenerle. Papa Ratzinger, con teutonica precisione, faceva ogni giorno una passeggiata di almeno tre quarti d’ora nei giardini vaticani: piovesse o splendesse il sole, Benedetto XVI in compagnia del fido segretario Gaenswein non rinunciava a fare la sua passeggiata. Wojtyla, poi, era celebre per le sue fughe dal Vaticano per rifugiarsi in Abruzzo o nella zona di Piglio (nel Lazio). Magari per sciate clandestine in compagnia del presidente della Repubblica Sandro Pertini. D’estate, poi, aveva il suo appuntamento fisso con le camminate in Val d’Aosta o nel Cadore.

Bergoglio zero di zero. L’unico alleggerimento è stato quello di decidere di cancellare le udienze generali a luglio e di sospendere nei due mesi di luglio e agosto le messe mattutine nella residenza di Santa Marta. Troppo poco. Anche perché l’apparente snellimento degli impegni pubblici si trasforma (così avvenne l’anno scorso) in un impegno aumentato dedicato allo studio dei dossier più scottanti. A parte il viaggio a Cassano Jonico e quello in Corea a metà agosto, ha sul tavolo tre grossi “fascicoli” sui quali Francesco deve concentrarsi. C’è la riforma dello Ior, che da “banca” deve essere riorganizzato profondamente e finalizzato ad aiutare gli enti religiosi caritativi nel servizio di amministrazione del patrimonio e di trasferimento del denaro per sostenere le iniziative di assistenza all’estero.

C’è la riforma della Curia, che pare ancora in alto mare. Perché non si tratta solo di accorpare eventualmente una serie di organismi, ma di mutare possibilmente il suo orientamento di fondo da “comando generale” della Chiesa cattolica (come è adesso) a strumento di servizio sia del pontefice sia degli episcopati mondiali. Obiettivo più facile a dirsi che da realizzare.

Infine c’è l’appuntamento decisivo del Sinodo di ottobre: il parlamentino internazionale di vescovi chiamato a esaminare e discutere tutto l’insieme delle questioni familiari e interpersonali. Dalla comunione ai divorziati risposati ai legami omosessuali, dalle coppie di fatto ai contraccettivi, dall’aborto allo scioglimento dei matrimoni. Un evento che suscita enormi aspettative nella massa dei fedeli, che sta già dividendo profondamente la gerarchia ecclesiastica riguardo alle soluzioni pastorali da dare e che richiederà da papa Francesco una fatica non lieve nella guida dell’assemblea.

Perciò è imperativo che ascolti davvero i consigli di medici e amici, che lo spingono a riposarsi.

Il Fatto Quotidiano, 20 Giugno 2014

Da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/21/bergoglio-il-papa-che-non-vuole-andare-in-vacanza/1035376/


Titolo: In Calabria FRANCESCO ha un problema: certi suoi preti.
Inserito da: Admin - Luglio 07, 2014, 12:19:49 am
In Calabria
La processione si ferma alla casa del boss, i carabinieri se ne vanno
È accaduto a Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria.
Il vescovo di Palmi: «Interverremo»


Di Redazione Online

Una protesta plateale. Se la Madonna fa l’inchino ai boss, i carabinieri se ne vanno. Se i fedeli e le autorità, civili e religiose, si fermano insegno di “rispetto”, davanti alla casa del mafioso, le forze dell’ordine si allontanano, in segno di protesta. È successo il 2 luglio, a Oppido Mamertina, piccolo paese in provincia di Reggio Calabria, sede di una sanguinosa faida tra mafiosi: durante trenta secondi di sosta per simboleggiare l’inchino al boss Giuseppe Mazzagatti, i militari che scortavano la processione religiosa si sono allontanati. Lo riporta il «Quotidiano della Calabria». Poche settimane fa Papa Francesco, a Cassano sullo Jonio, aveva tuonato contro la criminalità organizzata e lanciato una chiara scomunica agli `ndranghetisti. Anche per questo la vicenda della processione a Oppido Mamertina diventa subito un caso.

La processione «stoppata»
La processione della Madonna delle Grazie della frazione Tresilico si era fermata davanti all’abitazione del boss della `ndrangheta Peppe Mazzagatti, 82 anni, ai domiciliari per motivi di salute. La statua, portata da numerose persone, era preceduta da alcuni sacerdoti e da un gruppo di amministratori locali. I carabinieri che accompagnavano il corteo si sono allontanati. In maniera plateale, in modo che tutto il corteo li vedesse. Una reazione grave, conseguenza di un gesto grave. Sembra infatti, come riporta il quotidiani calabrese, che prima della processione il maresciallo Marino avesse incontrato personalmente i componenti della commissione della festa avvertendoli di non effettuare gesti particolari o inchini durante il tragitto della processione. Nessuna delle altre autorità civili e religiosi presenti ha seguito i Carabinieri nella reazione di protesta.

C’è un video
«Il maresciallo dei Carabinieri di Oppido Mamertina, Andrea Marino, si è scostato rispetto alla processione per compiere gli atti di polizia giudiziaria, ovvero per poter con una telecamera il gesto dell’inchino davanti all’abitazione del boss, e procedere all’identificazione sia dei portatori della statua sia di chi ha dato l’ordine di compiere questo gesto», ha riferito alle agenzie il comandante provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, il colonnello Lorenzo Falferi. Esisterebbe anche un video dell’accaduto, che verrà consegnato alla dda di Reggio, insieme a un’informativa delle forze dell’ordine.

Per la Chiesa è intervenuto il vescovo della Diocesi di Oppido-Palmi, monsignor Francesco Milito: «Prenderemo provvedimenti», ha detto. La presidente della commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, ha telefonato al maresciallo Marino per ringraziarlo per «la lealtà alle istituzioni e il senso dello Stato».

Chi è il boss Mazzagatti
Ha inizio tra la fine degli anni sessanta e gli inizi degli settanta l’attività di trasporto del cemento su strada avviata da Giuseppe Mazzagatti, ritenuto il boss dell’omonima cosca di Oppido Mamertina, nel reggino. L’uomo fu coinvolto anche nell’omicidio di un autotrasportatore con il quale aveva avuto contrasti per il predominio nel settore del trasporto del cemento su strada. Mazzagatti, dopo alcuni anni, riuscì ad acquistare un autocarro e successivamente un auto cementiera ed iniziò ad esercitare l’attività in regime di monopolio. Nel 1980 il Tribunale di Vibo Valentia condannò Peppe Mazzagatti ed il fratello Carmelo, per il reato di estorsione ai danni degli autotrasportatori di cemento che rifornivano diversi imprenditori della zona. Mazzagatti, infatti, vantando una amicizia con Giacomo Piromalli riuscì ad imporre agli autotrasportatori di astenersi dall’effettuare carichi di cemento destinati ai cantieri per i lavori della strada Rosarno - Gioiosa Jonica, costringendo l’azienda produttrice di cemento a rivolgersi direttamente a lui per la fornitura del materiale. Condannato all’ergastolo per omicidio ed associazione mafiosa, è ritenuto uno dei principali protagonisti della faida tra le cosche della `ndrangheta di Oppido Mamertina degli anni ‘90. Nel 1993 gli uccisero in un agguato mafioso il figlio Pasquale, di 33 anni. Nel 2003, dopo una lunga detenzione in carcere, ha ottenuto gli arresti domiciliari per motivi di salute e per l’età.

6 luglio 2014 | 15:16
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Da - http://www.corriere.it/cronache/14_luglio_06/processione-si-ferma-casa-boss-carabinieri-se-ne-vanno-1262f41a-050a-11e4-915b-77c91b2dfa50.shtml


Titolo: (NELLO SCONTRO VIOLENTO, CHE DURA ANNI, TUTTI SONO CATTIVI).
Inserito da: Admin - Luglio 20, 2014, 06:12:53 pm
L’appello del Papa: «Preghiamo per Gaza, l’Ucraina e i cristiani di Iraq»
Il Pontefice ricorda nell’Angelus i conflitti in corso, dal Medio Oriente alla guerra ucraina così vicina a noi.
Un pensiero anche per i cristiani perseguitati e scacciati da Mosul

di Redazione Online

Il Papa esorta «a perseverare nella preghiera per le situazioni di tensione e di conflitto», in particolare «in Medio Oriente e in Ucraina». «Il Dio della pace - ha detto all’Angelus - susciti in tutti un autentico desiderio di dialogo e di riconciliazione. La violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace». Il Pontefice ha lanciato anche un appello per la situazione dei cristiani costretti a lasciare le zone dell’Iraq controllate dai miliziani jihadisti dell’Isis. «Ho appreso con preoccupazione le notizie che giungono dalle comunità cristiane a Mosul (Iraq) e in altre parti del Medio Oriente, dove esse, sin dall’inizio del cristianesimo, hanno vissuto con i loro concittadini offrendo un significativo contributo al bene della società. Vi invito a ricordarle nella preghiera», ha detto Francesco. «La violenza non si vince con la violenza - ha concluso Bergoglio -. La violenza si vince con la pace!».

«Attenti a classificare buoni e cattivi»
«Noi a volte abbiamo una gran fretta di giudicare, classificare, mettere di qua i buoni, di là i cattivi... Dio invece sa aspettare», ha detto poi papa Francesco commentando la parabola evangelica del buon grano e della zizzania. «Egli guarda nel “campo” della vita di ogni persona con pazienza e misericordia: vede molto meglio di noi la sporcizia e il male, ma vede anche i germi del bene e attende con fiducia che maturino. Dio è paziente, sa aspettare», ha spiegato il Pontefice. «Ma attenzione - ha aggiunto -: la pazienza evangelica non è indifferenza al male; non si può fare confusione tra bene e male».

L’incontro in Vaticano con Abu Mazen e Peres
Soltanto poco più di un mese fa il Papa aveva incontrato il presidente della Palestina Abu Mazen e quello israeliano Shimon Peres in Vaticano. Un vertice di preghiera» che allora era sembrato un passo avanti verso la riconciliazione tanto attesa. Allora il Pontefice aveva scritto in un tweet: «Chiedo a tutte le persone di buona volontà di unirsi a noi nella preghiera per la pace in Medio Oriente #weprayforpeace». Quarantadue giorni dopo la situazione a Gaza e Israele è precipitata in una guerra che dura dall’8 luglio: finora le vittime palestinesi sono oltre 400 e 2.700 i feriti; nove i morti israeliani, otto soldati e un civile.

20 luglio 2014 | 12:38
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Da - http://www.corriere.it/cronache/14_luglio_20/appello-papa-preghiamo-gaza-l-ucraina-cristiani-iraq-d2f2f012-0ff6-11e4-85b4-48e325e86ce9.shtml


Titolo: Papa Francesco a Caserta, bestemmie in diretta su emittente dei vescovi Tv 2000
Inserito da: Admin - Luglio 27, 2014, 11:20:06 pm
Papa Francesco a Caserta, bestemmie in diretta su emittente dei vescovi Tv 2000
Parolacce e imprecazioni hanno improvvisamente coperto la voce di Bergoglio durante la Messa trasmessa dalla Reggia. La tv interrompe l'audio, i telecronisti si scusano, i prelati protestano.

Gaffe della Stampa.it: il pontefice diventa "Berlusconi"

di Francesco Antonio Grana | 27 luglio 2014

Bestemmie su Tv2000 col Papa in diretta. Che poi per “La Stampa” si chiama “Berlusconi”. La prima tappa casertana di Francesco, che lunedì 28 luglio tornerà di nuovo nella città campana in visita strettamente privata al suo amico pastore evangelico Giovanni Traettino, è destinata a far parlare a lungo di sé con un chilometrico strascico di polemiche e contestazioni che coinvolge la tv della Conferenza episcopale italiana. Mentre l’emittente trasmetteva in diretta la Messa che Bergoglio celebrava nella piazza antistante la reggia vanvitelliana, parolacce e bestemmie hanno coperto la voce del Papa costringendo il regista a togliere il sonore per alcuni minuti.

Immediata e dura la condanna dei due telecronisti, don Filippo Di Giacomo e Monica Di Loreto, che anche al termine della diretta papale sono tornati sull’increscioso episodio chiedendo ripetutamente scusa ai telespettatori per quanto ascoltato e condannando a più riprese le parolacce e soprattutto le bestemmie andate in onda con le immagini di Papa Francesco che celebrava la Messa a tutto schermo.

Un episodio che ha suscitato subito moltissime proteste da parte dei telespettatori e in particolare di alcuni vescovi che seguivano in televisione la diretta di Bergoglio. Una vera e propria doccia fredda per i nuovi dirigenti di Tv2000, nominati il 28 aprile scorso, dopo il licenziamento in tronco dell’ex direttore di rete Dino Boffo. “Espressioni irripetibili che offendono tutti i presuli italiani. Spero ci siano adeguati e seri provvedimenti”, si lascia scappare un vescovo molto irritato dall’accaduto.

Una pagina nera per i vertici della Cei in queste settimane ancor più sotto la lente di ingrandimento di Papa Francesco. Nel giro degli ultimi venti giorni, infatti, Bergoglio ha ricevuto in udienza privata sia l’attuale presidente, il cardinale Angelo Bagnasco, sia il vicepresidente più anziano considerato papabile per la successione a Bagnasco, il cardinale Gualtiero Bassetti, sia il segretario generale monsignor Nunzio Galantino.

Ma la prima visita campana di Francesco non ha risparmiato un altro incidente. Gaffe per il vaticanista de “La Stampa”, Giacomo Galeazzi, inviato a Caserta per seguire la visita del Papa. Nella sua cronaca ha scambiato Bergoglio addirittura per Berlusconi. Una “svista” che per diverse ore ha fatto bella mostra di sé sul sito del quotidiano di Torino. Qualcuno poi deve aver fatto notare che tra i due la similitudine è pari a zero.

Da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/27/papa-francesco-a-caserta-bestemmie-in-diretta-sulla-tv-dei-vescovi/1073360/


Titolo: PAPA FRANCESCO: "Mi restano 2 o 3 anni di vita".
Inserito da: Admin - Agosto 21, 2014, 07:15:24 pm
Papa Francesco: "Mi restano 2 o 3 anni di vita".
Il Pontefice scherza sulla fine della propria vita (FOTO)
Chiara Piotto, L'Huffington Post
Pubblicato: 19/08/2014 13:41 CEST Aggiornato: 19/08/2014 14:39 CEST

"Perché io so che questo durerà poco tempo. Due o tre anni e poi (fischio)... alla casa del Padre!". Papa Francesco si dà un tempo, per la prima volta. Ma lo fa con leggerezza, scherzando sulla durata della sua permanenza su questa terra con quel suo inconfondibile accento argentino.

La stima dei giorni è arrivata sul volo di ritorno dalla Corea del Sud, dove si era recato in visita lo scorso 14 agosto, in risposta alle domande di alcuni giornalisti sulla sua crescente popolarità. Il 77enne Bergoglio, di buon umore, ha spiegato il suo successo con "la generosità del popolo di Dio"; e poi, spensieratamente, ha aggiunto di non avere ancora molto da vivere.

Se qualcuno teme di potere fare affidamento sulla capacità del Papa di leggere il proprio futuro, il Guardian riporta le dichiarazioni di una fonte vaticana che osserva come questa non sia la prima volta che Bergoglio fa questo genere di confidenze sulla fine della sua vita. Sarà a causa dei "problemi di nervi" su cui lo stesso Pontefice aveva scherzato dicendo di doverli curare quotidianamente con il "mate", un infuso di erbe tipicamente sudamericano. "Una delle mie nevrosi è che sono un vero pantofolaio" avrebbe dichiarato, sottolineando di non avere mai fatto una vacanza fuori dall'Argentina dal 1975. Sicuramente un'indole in contrasto con i suoi numerosi viaggi diplomatici, ai quali però ha affermato di avere iniziato "ad abituarsi", così come alla sua popolarità.

Erano già circolate delle indiscrezioni su un ipotetico ritiro anzi tempore dalla carica papale da parte di Papa Francesco, come fece il suo predecessore "apripista" Benedetto XVI, nel caso in cui Bergoglio non ritenesse più di essere all'altezza di svolgere al meglio il proprio compito. Durante il viaggio di ritorno da un'altra sua visita all'estero, in Terra Santa lo scorso maggio, il Papa aveva espresso comprensione e solidarietà nei confronti della scelta di Ratzinger: "Un vescovo di Roma che sente le forze venire meno deve farsi le stesse domande di Benedetto XVI. Ratzinger non è un caso unico: ha aperto la porta dei Papi emeriti, che prima non c’erano ... Lui ha aperto una porta, ed è la porta dei Papi emeriti: cosa succederà non possiamo dirlo, Dio lo sa, ma la porta ora è aperta”.

Il gusto per le "battute noir" del Papa si era già manifestato lo scorso giugno, durante il colloquio con alcuni giovani della diocesi di Roma nei Giardini Vaticani. A proposito dell'aspetto "definitivo" dell'incarico papale, Francesco aveva sottolineato: "Credo che uno che ha più sicura la sua strada definitiva è il Papa! Perché il Papa... dove finirà il Papa? Lì, in quella tomba, no?".

Grave lutto per il Pontefice
A Cordoba, in Argentina 3 familiari del Papa sono rimasti vittima di un incidente stradale. Ieri notte (4,30 di questa mattina in Italia) l'auto su cui viaggiava il nipote del Pontefice, Emanuel Horacio Bergoglio, con la sua famiglia ha urtato un camion uscendo da una stazione di servizio. La moglie e i figli di Emanuel sono morti sul colpo, mentre lui, 35 anni, è ora ricoverato all'ospedale Pasteur de Villa Maria in prognosi riservata: "È arrivato all'una delle mattina con traumi multipli, frattura esposta del braccio destro e una lesione epatica, per cui è stato sottoposto a intervento chirurgico. È sotto respirazione assistita", hanno precisato i medici del centro. I due figli della coppia, Antonio e Josè, avevano 8 mesi e 2 anni.

Da - http://www.huffingtonpost.it/2014/08/19/papa-francesco-scherza-fine-vita-prima-volta_n_5690619.html?utm_hp_ref=mostpopular


Titolo: PAPA FRANCESCO. Una terza guerra combattuta a pezzi con crimini e massacri
Inserito da: Admin - Settembre 13, 2014, 06:25:28 pm
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Papa Francesco: “Una terza guerra combattuta a pezzi con crimini e massacri”
Il Pontefice è andato subito al cuore del suo messaggio nell’omelia della messa che ha presieduto nel Sacrario militare di Redipuglia per ricordare i cento anni dallo scoppio della Prima guerra mondiale.
Parole che aveva già espresso ai giornalisti del volo papale che lo aveva riportato da Seoul a Roma

Di Francesco Antonio Grana | 13 settembre 2014

“La guerra è una follia, il suo piano di sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione!”. Papa Francesco è andato subito al cuore del suo messaggio nell’omelia della messa che ha presieduto nel Sacrario militare di Redipuglia per ricordare i cento anni dallo scoppio della Prima guerra mondiale. “Anche oggi, – ha affermato Bergoglio – dopo il secondo fallimento di un’altra guerra mondiale, forse si può parlare di una terza guerra combattuta ‘a pezzi’, con crimini, massacri, distruzioni”. Parole che il Papa aveva già espresso ai giornalisti del volo papale che lo aveva riportato da Seoul a Roma. Ad accogliere Bergoglio a Redipuglia anche il premier Matteo Renzi e il presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani. Nella sua settima visita pastorale in Italia Francesco che ha voluto pregare per tutte le vittime di questa “enorme tragedia della quale ho sentito tante storie dolorose dalle labbra di mio nonno che l’ha fatta sul Piave”. Una visita annunciata dal Papa, il 6 giugno 2014, durante l’udienza per i 200 anni dell’Arma dei Carabinieri. 

Appena qualche giorno fa, in un messaggio inviato alla 28esima edizione dell’annuale incontro interreligioso di preghiera promosso dalla Comunità di Sant’Egidio che quest’anno si è tenuto ad Anversa in Belgio, Francesco aveva fatto sue le parole pronunciate da Benedetto XV nel 1917, definendo “ogni guerra un’inutile strage” e affermando che non si può “rimanere passivi di fronte a tanta sofferenza”. “La cupidigia, l’intolleranza, l’ambizione al potere – ha affermato Bergoglio a Redipuglia – sono motivi che spingono avanti la decisione bellica, e questi motivi sono spesso giustificati da un’ideologia; ma prima c’è la passione, c’è l’impulso distorto. L’ideologia è una giustificazione, e quando non c’è un’ideologia, c’è la risposta di Caino: ‘A me che importa?’, ‘Sono forse io il custode di mio fratello?’. La guerra non guarda in faccia a nessuno: vecchi, bambini, mamme, papà. Sopra l’ingresso di questo cimitero, – ha aggiunto il Papa – aleggia il motto beffardo della guerra: ‘A me che importa?’. Tutte queste persone, i cui resti riposano qui, avevano i loro progetti, i loro sogni, ma le loro vite sono state spezzate. L’umanità ha detto: ‘A me che importa?’”.

Francesco ha sottolineato, inoltre, che anche oggi le vittime delle guerre sono tante e ha spiegato che ciò è possibile perché dietro le quinte di tutti i conflitti “ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, e c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante! E questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: ‘A me che importa?’. È proprio dei saggi riconoscere gli errori, provarne dolore, pentirsi, chiedere perdono e piangere. Con quel ‘A me che importa?’ che hanno nel cuore gli affaristi della guerra, forse guadagnano tanto, ma il loro cuore corrotto ha perso la capacità di piangere”. Un’ombra quella di Caino che, per Papa Francesco, “ci ricopre oggi qui, in questo cimitero. Si vede nella storia che va dal 1914 fino ai nostri giorni.

E si vede anche nei nostri giorni. Con cuore di figlio, di fratello, di padre, – è stato l’appello finale di Bergoglio – chiedo a tutti voi e per tutti noi la conversione del cuore: passare da quel ‘A me che importa?’, al pianto. Per tutti i caduti della ‘inutile strage’, per tutte le vittime della follia della guerra, in ogni tempo. L’umanità ha bisogno di piangere, e questa è l’ora del pianto”.

Prima della messa Papa Francesco ha visitato il cimitero Austro-ungarico di Fogliano e ha pregato davanti alla lapide che ricorda gli oltre 14mila caduti, per la maggior parte ignoti, i cui corpi sono stati raccolti dai vari cimiteri di guerra della zona dismessi e poi sepolti in questo luogo. Subito dopo Bergoglio ha sostato nel sacrario militare di Redipuglia, uno dei più imponenti della Penisola, visitato da San Giovanni Paolo II nel 1992, dove risposano le salme dei 100mila caduti italiani di cui quasi 40mila noti. Alla base della monumentale scalea, sulla quale sono allineate le urne dei morti italiani, sorge la grande tomba monolitica del Duca d’Aosta. Alle spalle delle sepolture dei comandanti si trova lo schieramento delle tombe dei 100mila caduti sistemate su 22 gradoni con le scritte in rilievo “presente” ripetute su tutte le sepolture. Al termine della celebrazione Papa Francesco ha consegnato a tutti gli ordinari militari e ai vescovi presenti una lampada, donata dai frati del Sacro convento di Assisi, che verrà accesa nelle rispettive diocesi durante le celebrazioni di commemorazione della Prima guerra mondiale. L’olio che brucerà nella lampada, invece, è stato offerto dall’Associazione “Libera” di don Luigi Ciotti con il quale Bergoglio ha voluto pregare, il 21 marzo 2014, per le vittime innocenti della camorra. Appena tre mesi dopo, il 21 giugno, nella piana di Sibari, Francesco pronunciò la storica scomunica dei mafiosi. L’obiettivo di “Libera Terra” è quello di valorizzare e dare dignità a territori difficili, caratterizzati da una forte presenza mafiosa, partendo dal recupero sociale e produttivo dei beni prima strumenti delle organizzazioni criminali e oggi liberati, per ottenere prodotti alimentari di alta qualità attraverso metodi rispettosi dell’ambiente.

Prima di ripartire per il Vaticano, Bergoglio, insieme con tutti i fedeli presenti, ha voluto recitare la preghiera per i caduti e le vittime delle guerre scritta per l’occasione dall’arcivescovo ordinario militare per l’Italia, monsignor Santo Marcianò. Il Papa ha pregato per le “vittime delle guerre e della violenza che ancora insanguinano le nostre mani di uomini” e ha chiesto che “nessuna vita umana sia più calpestata e annientata dalla guerra”, ricordando “l’orrore assurdo, il lutto e la devastazione che ogni guerra, che è sempre fratricida, porta al mondo”, e auspicando che il dono della “pace vera” sia “riversato sull’umanità”. Alla preghiera recitata da Francesco hanno fatto eco le parole che monsignor Marcianò ha voluto indirizzare ai cappellani militari in questa occasione nella lettera pastorale “Il Dio che stronca le guerre” (Libreria editrice vaticana) con un appello rivolto anche alle forze politiche. “Bisogna – scrive Marcianò – lavorare per fermare le violenze, le guerre, ricordando che oggi i confini della nostra Patria, particolarmente in Italia, non sono trincee da difendere ma porte da aprire, per uscire e soccorrere coloro che, in altre parti del mondo, dalla guerra sono afflitti; soprattutto, per accogliere chi dai propri confini fugge perché rifiutato, calpestato, violato proprio in Patria”. E in un altro passaggio l’ordinario militare sottolinea che “bisogna riconoscere la dignità di persona a ogni persona. E questo richiede, a livello del singolo, una lotta al soggettivismo, all’autoreferenzialità, alla discriminazione, alla smania di possesso, di successo, di potere che, se ci pensiamo bene, sono poi i meccanismi che innescano ogni guerra”.

Twitter: @FrancescoGrana

Da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/13/papa-francesco-una-terza-guerra-combattuta-a-pezzi-con-crimini-e-massacri/1119546/


Titolo: Sinodo dei vescovi 2014: per Francesco è comunque una vittoria.
Inserito da: Admin - Ottobre 19, 2014, 04:43:11 pm
Sinodo dei vescovi 2014: per Francesco è comunque una vittoria

Pubblicato: 18/10/2014 20:35 CEST Aggiornato: 18/10/2014 20:36 CEST

Il Sinodo dei vescovi rinasce a 50 anni. Il Sinodo dei vescovi del 2014 rappresenta una novità assoluta nella storia della chiesa recente: vescovi che ragionano, di fronte al papa, su questioni nuove per la chiesa (divorziati risposati, convivenze, omosessuali) e si confrontano tra di loro senza timore di non essere d'accordo. Paolo VI aveva pensato qualcosa del genere quando lo creò nel 1965, ma non era mai accaduto, specialmente coi suoi successori. Papa Francesco ha invitato i membri del Sinodo a parlare con "parresia" (la sincerità cristiana) e i vescovi lo hanno fatto. Alcuni non hanno trovato di meglio che accusare la dirigenza del Sinodo, cioè il papa, di manipolazione dell'assemblea: ma è stato un momento straordinariamente trasparente e aperto nella vita della chiesa, come non succedeva dai tempi del concilio Vaticano II 50 anni fa.

Una chiesa per linee geo-culturali. La relazione finale è stata approvata, ma tre paragrafi della relazione finale del Sinodo non hanno raggiunto la maggioranza dei due terzi, e quindi non sono stati approvati: sono i paragrafi 52 (sui divorziati), 53 (sulla comunione spirituale ai divorziati) e 55 (sugli omosessuali).

Se sono confermate le tendenze emerse durante le due settimane di Sinodo, c'è la teologia dei vescovi dell'Europa da una parte e il Nordamerica e l'Africa dall'altra: il vecchio nord del mondo contro il "global south" del cristianesimo mondiale più vicino ad una visione tradizionale della sessualità e dei valori della famiglia.

Questi tre paragrafi non hanno avuto una maggioranza assoluta (solo relativa), ma il resto del testo sì. E anche quei tre paragrafi (su 62) senza maggioranza assoluta, questo è la base del "work in progress" su questioni che la chiesa dovrà affrontare comunque nel prossimo anno. È anche da tenere presente che la mancanza della maggioranza dei due terzi al paragrafo sugli omosessuali non può essere facilmente interpretato come un "no" alle aperture verso gli omosessuali, ma potrebbe essere anche il rifiuto di accettare un testo che riflette una teologia precedente e diversa da quelle offerte da papa Francesco nei primi venti mesi di pontificato.

Una chiesa che ricomincia a discutere. Nonostante le critiche dei conservatori, il Sinodo è stato celebrato con riservatezza per tutelare la libertà di espressione dei membri, ma comunicato con grande trasparenza nei suoi passaggi fondamentali. Il papa ha voluto la pubblicazione anche del testo finale con il numero dei voti, paragrafo per paragrafo. È stato un dibattito vero: il primo nella storia dei Sinodi della chiesa cattolica, e il papa esce vincitore come colui che aveva creduto nel processo sinodale. Francesco ha vinto perché è un papa interessato a "dare inizio a processi" e non a controllare gli esiti - come dice nell'esortazione Evangelii Gaudium pubblicata dal papa nel novembre 2013. Il grande discorso del papa di fronte ad un Sinodo privo di un'unanimità (finta) rafforza la sua posizione: un Sinodo di questo tipo era un'operazione ad alto rischio ed è riuscita. Ora inizia un lungo viaggio, lungo dodici mesi, fino al Sinodo dell'ottobre 2015.

Dopo molti anni di paralisi, la chiesa ricomincia a guardare avanti e a ragionare su questioni che il concilio Vaticano II non aveva potuto affrontare, e il magistero ufficiale degli ultimi anni aveva fatto finta che non esistessero.

Da - http://www.huffingtonpost.it/massimo-faggioli/sinodo-dei-vescovi-2014-fine_b_6008374.html?utm_hp_ref=italy&utm_hp_ref=italy


Titolo: Francesco: «Fermiamo l’industria della distruzione
Inserito da: Admin - Novembre 03, 2014, 05:10:29 pm
L’omelia al cimitero del Verano di Roma
Francesco: «Fermiamo l’industria della distruzione
Il Papa: «L’uomo che si crede Dio si impadronisce di tutto, devasta il Creato, crea gli scarti: poveri, bambini affamati. Sembra che siano persone che non contano»

Ha quasi un grido profetico, un grido che riecheggia le parole dell Apocalisse di San Giovanni, Papa Francesco, durante l’omelia della Messa di Ognissanti, al cimitero monumentale di Roma, al Verano. «Noi - ha detto il Pontefice - siamo capaci di devastare la Terra e questo lo stiamo facendo, lo facciamo. Devastare il creato, la vita, le culture, i valori, la speranza. E quanto bisogno abbiamo della forza del Signore perche’ sigilli col suo amore e forza per fermare questa pazza carriera di distruzione di quello che lui ci ha dato, delle cose più belle che Lui ha fatto per noi affinché noi le facessimo crescere? L’uomo si impadronisce di tutto, si crede Dio, si crede il Re e le guerre che continuano non precisamente per seminare grano di vita ma per distruggere. E’ l’industria della distruzione e’ anche un sistema di vita».

Peggio dei bombardamenti
Francesco ha poi detto di aver visto subito prima della messa le foto del bombardamento di Roma, settantuno anni fa, e di aver pensato: «Questo è stato tanto grave, tanto doloroso, questo è niente in comparazione di quello che oggi toccate». Il Pontefice che ha indicato le conseguenze dell’ opera di distruzione. «Quando le cose non si possono sistemare si scartano: i bambini, gli anziani, i ragazzi senza lavoro. Si scartano i popoli». «Adesso incomincia il freddo - ha proseguito Papa Francesco , con implicito riferimento alla drammatica situazione dei profughi iracheni e siriani - Questi poveri che devono fuggire per salvare le vite dei propri cari e vivono in tende senza medicine, affamati perche’ “Dio uomo” si è impadronito del creato. Ma chi paga la festa? Loro. I piccoli, i poveri. Quelli che da “persone” sono finiti in scarto e questo non e’ storia antica, succede oggi. Anche qui».

Moltitudini di bambini affamati considerati altra specie
«Dirò di più: sembra che questa gente (scartata, ndr.), questi bambini affamati, ammalati, sembra che non contino, che siano di un’altra specie, che non siano umani», Papa Francesco ha aggiunto nell’omelia tenuta a braccio .«Questa moltitudine è davanti Dio - ha aggiunto il Pontefice - e chiede “per favore salvezza, per favore pace, per favore pane, per favore lavoro, per favore figli e nonni, per favore giovani con la dignità di poter lavorare...”».

La grande tribolazione
Infine: «Vorrei che dedicassimo la festa di Tutti i santi alle vittime, (della devastazione dell’uomo sull’uomo e sulla natura, ndr) a tutti questi santi sconosciuti, peccatori come noi e peggio di noi, ma i distrutti, a questa tanta gente che viene dalla grande tribolazione, la maggior parte del mondo è in tribolazione e il signore santifica questo popolo peccatore come noi, lo santifica con la tribolazione».

1 novembre 2014 | 19:34
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Da - http://www.corriere.it/cronache/14_novembre_01/francesco-fermiamo-l-industria-distruzione-c204ae1a-61f1-11e4-8446-549e7515ac85.shtml


Titolo: PAPA FRANCESCO. I grandi ideali che hanno ispirato l'Europa sembrano aver ...
Inserito da: Admin - Novembre 25, 2014, 04:48:40 pm
Papa Francesco a Strasburgo per la visita al Parlamento Europeo: "Sarà una giornataccia"

L'Huffington Post
Pubblicato: 25/11/2014 10:28 CET Aggiornato: 0 minuti fa


    "I grandi ideali che hanno ispirato l'Europa sembrano aver perso forza attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratici. Si ricava un'impressione generale di stanchezza e di invecchiamento, di un'Europa nonna e non più fertile e vivace".

Così Papa Francesco scuote l'Unione Europea nel corso del suo discorso all’Europarlamento riunito in seduta solenne a Strasburgo, puntando il dito sulla sfiducia dei cittadini verso le istituzioni.

    "Nel corso degli ultimi anni accanto al processo di allargamento dell'Unione europea è andata crescendo la sfiducia dei cittadini nei confronti di istituzioni ritenute distanti, impegnate a stabilire regole percepite come lontane dalla sensibilità dei singoli popoli, se non addirittura dannose".

Bergoglio interviene per criticare il prevalere dei temi economici su quelli sociali.

    "Si constata con rammarico - ha proseguito - un prevalere delle questioni tecniche ed economiche al centro del dibattito politico, a scapito di un autentico orientamento antropologico. L'essere umano rischia di essere ridotto a un semplice ingranaggio di un meccanismo che lo tratta alla stregua di un bene di consumo da utilizzare".

    Persistono fin troppe situazioni in cui gli esseri umani sono trattati come oggetti, dei quali si può programmare la concezione, la configurazione e l'utilità, e che poi possono essere buttati via quando non servono più, perchè diventati deboli, malati o vecchi"

Bergoglio chiede maggiore attenzione a politiche di rilancio del lavoro e di sviluppo umano dei lavoratori europei.

    Quale dignità può mai avere un uomo o una donna fatto oggetto di ogni genere di discriminazione? Quale dignità potrà mai trovare una persona che non ha il cibo o il minimo essenziale per vivere e, peggio ancora, il lavoro che lo unge di dignità?

    "E' tempo di favorire le politiche di occupazione ma soprattutto è necessario ridare dignità al lavoro, garantendo anche adeguate condizioni per il suo svolgimento”. Occorre da un lato "reperire nuovi modi per coniugare la flessibilità del mercati del lavoro con le necessità di stabilità e certezza delle prospettive lavorative, indispensabili per lo sviluppo umano dei lavoratori", e dall'altro di "favorire un adeguato contesto sociale, che non punti allo sfruttamento delle persone, ma a garantire, attraverso il lavoro, la possibilità di costruire una famiglia e di educare i figli".

Papa Francesco è a Strasburgo per far visita al Parlamento europeo e al Consiglio d'Europa. L'aereo con a bordo il pontefice è atterrato all'aeroporto internazionale della città francese. "Vi ringrazio, ringrazio questa compagnia: spero oggi non sia troppo faticoso. Poco tempo, tante cose". Così papa Francesco si è rivolto ai giornalisti al seguito, salutando durante il volo per Strasburgo. Il Papa, che nel volo di ritorno risponderà alle domande dei cronisti, ha aggiunto una battuta: "Vi auguro una bella giornata, anche se sarà una giornataccia".

DA - http://www.huffingtonpost.it/2014/11/25/papa-francesco-parlamento-ue_n_6217018.html?utm_hp_ref=italy


Titolo: Mauro Magatti Infertile e chiusa su se stessa Il Papa scuote un’Europa spenta
Inserito da: Admin - Novembre 27, 2014, 03:33:47 pm
Infertile e chiusa su se stessa
Il Papa scuote un’Europa spenta

Di Mauro Magatti

I n Europa papa Francesco è considerato un’autorità morale ben al di là dei confini della sua Chiesa. Nel discorso a Strasburgo, facendosi voce dei popoli e in particolare dei poveri, ha richiamato i politici alle loro responsabilità. L’Unione Europea è un grande progetto, ma c’è qualcosa che non funziona: sfiducia nelle istituzioni, dominio delle burocrazie, aumento delle diseguaglianze, senso di solitudine, negazione dei diritti individuali. A cominciare dalla libertà religiosa e dalla vita. L’Europa sembra un’anziana signora viziata da un’opulenza che non può più permettersi.

La diagnosi di Francesco è severa ma realistica: la sclerosi europea è conseguenza della chiusura dell’Io su se stesso. Un Io isolato, privatizzato, ripiegato sulla contingenza, non può che finire per essere dominato da apparati impersonali e autoreferenziali che, umiliando le istituzioni democratiche, arrivano a calpestare la dignità umana. Il suo discorso converge su questo punto: la grande storia europea ha il merito di aver fatto emergere l’Io individuo. Ma adesso questa storia è destinata ad arrestarsi se non riconoscerà la costituiva relazionalità della persona. Nelle sue molteplici dimensioni.

Tra terra e cielo: tenendo aperta la dialettica tra contingenza e trascendenza, fisica e metafisica, scienza e religione. Nei rapporti politici: con il compito di realizzare forme istituzionali innovative capaci di concretizzare il motto dell’Unione - unità nella diversità - che è l’opposto di quella uniformità burocratica e procedurale che mortifica la varietà dei popoli europei.

A livello sociale: con il riconoscimento del ruolo insostituibile dei corpi intermedi (famiglie, associazioni, scuola, partiti) nel creare lo spazio della libertà personale. Rispetto all’ambiente: superando le pratiche di sfruttamento delle risorse naturali che preparano solo disastri.

Francesco indica così al Vecchio Continente la prossima tappa del suo cammino secolare. Dopo il tempo della sovranità (individuale e statuale) viene il tempo della relazionalità. È lavorando su questa idea che l’Europa può riaccendere quella speranza che sembra oggi mancare: la storia della libertà non è destinata al vicolo cieco dell’individualismo radicalizzato o al suo contrario, il fondamentalismo identitario. Riconoscendosi in relazione, essa può aspirare a forme più alte di umanità e socialità.

26 novembre 2014 | 08:21
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Da - http://www.corriere.it/editoriali/14_novembre_26/papa-scuote-un-europa-spenta-b37fdb1a-7535-11e4-b534-c767e84e1e19.shtml


Titolo: PAPA FRANCESCO. Papa Francesco a piazza di Spagna
Inserito da: Admin - Dicembre 09, 2014, 03:57:42 pm
Papa Francesco a piazza di Spagna
Marino: ha detto che prega per Roma
Il Santo Padre in piazza Mignanelli per l’omaggio alla statua della Madonna.
Mobilità: dall’8 al 24 potenziati bus e metro; Ztl attiva nei festivi. Torna la navetta Shopping

Di Redazione Online Roma

ROMA - La stazione della metropolitana di piazza di Spagna chiusa a partire da mezzogiorno, mentre la Ztl resta attiva fino alle 18 in centro, compreso il Tridente. Sono le misure previste per l’Immacolata, in occasione del tradizionale omaggio floreale alla statua della Madonna in piazza Mignanelli. Oltre alla consueta folla di turisti e fedeli, oltre 100 persone disabili e malate sostenute e assistite dall’Unitalsi (Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali) hanno accolto Papa Francesco giunto sotto la statua intorno alle 16.15. Il Santo Padre è stato salutato dal suo vicario per Roma, cardinal Agostino Vallini, e subito dopo ha abbracciato due volte e baciato il sindaco Ignazio Marino, con il quale ha anche scambiato diverse frasi. Il sindaco ha poi raccontato ai cronisti: «Il Papa mi ha incoraggiato e mi ha detto che pregherà per Roma».

Agenda invertita e appello per la salvezza
«La salvezza è gratuita. Noi abbiamo ricevuto questa salvezza e dobbiamo ridonarla», aveva detto il pontefice all’Angelus annunciando la sua visita a Santa Maria Maggiore per salutare la «Salus populi romani» (icona della Madonna) poi a piazza di Spagna per rinnovare il tradizionale atto di omaggio e di preghiera ai piedi del monumento dell’Immacolata. Papa Francesco ha deciso di invertire la tradizionale agenda mariana dell’8 dicembre, mettendo prima la preghiera nella Basilica Liberiana e poi l’atto di omaggio in piazza di Spagna. «Vi chiedo di unirvi spiritualmente a me in questo pellegrinaggio, che esprime la devozione filiale alla nostra Madre celeste», ha detto. «Sarà - ha concluso il Papa - un pomeriggio tutto dedicato alla Madonna. A tutti auguro buona festa e buon cammino di Avvento con la guida della Vergine Maria. Per favore, non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!».

La corona di fiori dei vigili
I vigili del fuoco hanno deposto lunedì mattina, come da tradizione, una corona di fiori sulla statua della Madonna in piazza Mignanelli, a pochi metri da piazza di Spagna, nel cuore della Capitale. La cerimonia si ripete ogni anno. Tra i presenti alla cerimonia il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Roma, Marco Ghimenti.

Bus, metro e Ztl
E l’8 dicembre scatta anche il piano di Natale dell’Agenzia della mobilità, in vigore fino al 24. Il sabato, dalle 10.30 alle 20.30, saranno potenziate le linee 46, 51, 53, 70, 85, 160, 170, 301, 492, 714 e 810. Nei festivi, sempre dalle 10.30 alle 20.30, aumenteranno i bus 44F, 46, 51, 53, 60, 70, 80, 85, 160F, 170, 301, 492, 714 e 913. Il 4 e il 6 gennaio, più corse sul 116. Le domeniche 14 e 21 saranno potenziate le linee A, B e B1 della metropolitana: ci saranno 32 corse in più, mentre l’orario resterà quello consueto della domenica, ovvero dalle 5.30 alle 23.30. La Ztl sarà attiva in centro, compreso il Tridente, l’8, il 14, il 21 e il 6 gennaio dalle 14 alle 18. Invariati gli orari negli altri giorni, comprese le Ztl notturne.

La navetta Shopping
Con il piano di Natale torna anche la navetta Shopping, gratuita. Prima corsa lunedì 8 dicembre alle 10.30 su un percorso circolare, con partenza e arrivo a piazzale delle Canestre, a Villa Borghese, per poi proseguire lungo via Veneto, via del Tritone, via del Corso, via del Plebiscito, largo Argentina, corso Rinascimento, via Zanardelli, il lungotevere in direzione di Prati, via Vittoria Colonna, piazza Cavour, via Cicerone, via Cola di Rienzo, ritorno verso il lungotevere e passeggiata di Ripetta, piazza Augusto Imperatore, via Tomacelli, via del Corso, largo Chigi, via del Tritone, via Veneto e viale San Paolo del Brasile. La navetta sarà in servizio tutti i giorni dalle 10.30 alle 19.30. Solo il 24 dicembre le corse finiranno alle 18.

8 dicembre 2014 | 12:46
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Titolo: Le geremiadi di papa Francesco alla Curia Romana
Inserito da: Admin - Dicembre 24, 2014, 11:16:52 am
Le geremiadi di papa Francesco alla Curia Romana
Pubblicato: 22/12/2014 16:32 CET Aggiornato: 5 ore fa

Di Massimo Faggioli

Ogni anno, qualche giorno prima di Natale, il papa tiene un discorso per gli auguri alla Curia romana, un discorso che viene pubblicato e archiviato solitamente senza destare troppa attenzione. Ma ci sono eccezioni, come il discorso di Benedetto XVI di nove anni fa esattamente, che verteva sulla questione dell'interpretazione del concilio Vaticano II - uno dei discorsi più importanti del pontificato di papa Ratzinger. Lo stesso si deve dire del discorso di papa Francesco alla Curia romana di oggi 22 dicembre 2014, che va letto come un compendio non solo della sua percezione della Curia, dopo ventuno mesi di pontificato, ma anche della visione di chiesa e della spiritualità di Jorge Mario Bergoglio. Francesco, che non ha mai studiato né lavorato a Roma prima di essere eletto nel conclave dell'anno scorso, ha stilato una lista di quindici piaghe che affliggono la burocrazia della chiesa: tra queste piaghe, la malattia dell'eccessiva pianificazione e del funzionalismo, la malattia del profitto mondano e degli esibizionismi, la malattia dei circoli chiusi, il terrorismo delle chiacchiere. I papi hanno avuto spesso una visione molto realistica della burocrazia vaticana, ma mai si erano spinti fino a questo punto.

I dieci comandamenti hanno reso Mosè di nuovo popolare presso il grande pubblico televisivo; c'è qualche dubbio che le quindici piaghe diagnosticate da Francesco alla Curia romana rendano il papa popolare presso la burocrazia ecclesiastica. In questo senso, il discorso si presta ad una facile lettura manichea (Francesco contro la Curia corrotta) che non è priva di verità. Ma è sicuramente incompleta. C'è infatti qualcosa di più profondo che il pontificato sta causando nel corpo della chiesa cattolica romana. Francesco non sfugge le ritualità della corte romana, ma vi si inserisce per scardinarla e (i cattolici sperano) per riformarla. Francesco lo fa con un certo uso del linguaggio innanzitutto. Nella lingua italiana l'aggettivo "curiale" significa cortigiano, aulico. Negli ambienti degli ecclesiastici colti dell'Italia del Rinascimento il linguaggio curiale aveva dato vita ad un nuovo genere letterario, quello dell'epideittica, del linguaggio di lode, usato specialmente dagli umanisti cristiani nell'ambito degli studia humanitatis, in un revival di quelle opere di letteratura classica e cristiana che illuminavano i nostri sforzi umani, i difetti, e soprattutto i nostri rapporti con gli altri esseri umani.

Il linguaggio di Francesco è tutt'altro che curiale (e la sua distanza dal "politically correct" sta causando qualche problema nelle traduzioni in inglese). Questo ha degli effetti sulla posizione e percezione di una Curia romana la cui reputazione - mai troppo brillante durante tutta la storia della chiesa - forse non è mai caduta così in basso. Ma ha anche l'effetto di ridefinire il rapporto tra il papato e il Vaticano. Per secoli nella chiesa cattolica si è dato per scontato che vita curiale e vita spirituale seguono copioni diversi - uno dei motivi per cui il mestiere di papa è rischioso. Papa Francesco non denuncia mali finora sconosciuti, ma ne fa un'analisi spirituale che si basa sulla necessità di non vedere la Curia romana e l'amministrazione della chiesa come corpi separati dal corpo della chiesa. Dal punto di vista teologico, inoltre, ciò comporta che ogni disegno di riforma della Curia romana non possa basarsi unicamente su criteri di efficienza o sul rispetto della tradizione, ma debba fondarsi su una certa idea teologica e spirituale di chiesa. In un certo senso, sarebbe la prima volta.

Infine, c'è un aspetto del pontificato di Francesco e delle sue geremiadi anticuriali che tocca un certo potere di rappresentazione della Roma cristiana nella chiesa universale, ben aldilà dei confini italiani. La corruzione della Curia romana nella storia è l'altra faccia del papato rinascimentale che ha costruito lo splendore del Vaticano. Papa Francesco non ha venduto (come alcuni paventavano) i Musei Vaticani, ma ridefinisce la posizione del papa rispetto all'ambiente che lo circonda. Per una certa cultura anticlericale italiana, è il minimo che possa fare un papa che ha scelto il nome di Francesco. Per altre culture cattoliche (come quella di alcuni dei miei studenti americani che mi appresto a portare a Roma per un mese ad ammirare anche gli splendori del Vaticano) lo splendore di cui si circonda il papa è del tutto adeguato alla sua posizione di successore di Pietro. Papi dalla discutibile condotta morale (come il papa guerriero Giulio II a cui si deve la Cappella Sistina e molto altro) rientrano in una certa visione di chiesa in cui il doppio registro (splendore curiale che fa rima con miseria spirituale) è necessario alla glorificazione della tradizione cristiana.

Le geremiadi anticuriali di Francesco sono parte di un più generale capovolgimento di alcune coordinate del sistema-chiesa da parte del papa gesuita. In questo senso, papa Francesco si sta spingendo più avanti di san Francesco d'Assisi, che si rese conto ben presto dell'irriformabilità della chiesa istituzione.

Segui Massimo Faggioli su Twitter: www.twitter.com/MassimoFaggioli

Da - http://www.huffingtonpost.it/massimo-faggioli/le-geremiadi-di-papa-francesco-alla-curia-romana_b_6366650.html?utm_hp_ref=italy


Titolo: "Fermiamo gli attacchi a papa Francesco". L'appello dei cattolici di base
Inserito da: Admin - Gennaio 08, 2015, 05:20:40 pm
"Fermiamo gli attacchi a papa Francesco".
L'appello dei cattolici di base

   Di Paolo Farinella, prete

Da qualche tempo papa Francesco dentro la curia romana e fuori è boicottato, contestato e attaccato per le timide novità e per la pulizia che sta cercando di realizzare. L’ultimo inquietante segnale è stato un articolo di Vittorio Messori sul Corriere della Sera che mette in guardia perché il “papa inquieta il cattolico medio”. Forse è un lapsus perché s’intendeva “cattolico mediocre”.

Sembra che l’articolo sia stato richiesto dalla stesso giornale. Se anche i poteri forti che si riconoscono sul giornale di via Solferino, Milano, si sentono minacciati, segno che il papa è sulla strada buona. Un mese fa cinque cardinali hanno pubblicamente contestato il papa sulle sue aperture con uno scritto collettivo che lascia pensare come il Papa sia solo e combatta dentro un sistema che lo sente “estraneo”.

Penso che non possiamo essere indifferenti e che tocchi proprio a me, difendere un Papa, è segno che abbiamo toccato il fondo e colmato la misura. Non m’interessano le ragioni e le sottigliezze degli attacchi. A me preme che si sappia che ci siamo anche noi che condividiamo non solo le timide aperture del Papa su tutti i fronti, ma che desideriamo che vada avanti ancora più deciso e con più determinazione.

Invito quanti condividono questo appello, credenti e non credenti, praticanti e laici, atei e agnostici a dare un segno per bloccare questa tentativo delle destre (clericali, politiche, economiche, ecc.) e sostenere un uomo che sta facendo il suo dovere di Papa.

Ho inviato il testo anche al cardinale Angelo Bagnasco perché lo diffonda tra i vescovi della CEI. Alla fine stamperemo le firme e le manderemo al Papa in segno di testimonianza e nulla più.

Il testo pubblicato è frutto di un lavoro a più mani di diverse persone di sensibilità diverse.
Chi vuole e può, per favore lo diffonda al meglio delle proprie possibilità.
Ecco il link dove è pubblicato il testo e dove firmare:

http://firmiamo.it/fermiamo-gli-attacchi-a-papa-francesco

FERMIAMO GLI ATTACCHI A PAPA FRANCESCO

L’arrivo del Papa «venuto dalla fine del mondo» che assume il nome di Francesco presentandosi non come Pontefice Massimo, ma come Vescovo di Roma, provoca reazioni scomposte dentro la Curia vaticana che, falcidiata da scandali e corruzioni, considera il Papa come corpo «estraneo» al suo sistema consolidato di alleanze col potere mondano, alimentato da due strumenti perversi: il denaro e il sesso.

Dapprima il chiacchiericcio sul «Papa strano» inizia in sordina, poi via via diventa sempre più palese davanti alle aperture di papa Francesco in fatto di famiglia, di «pastorale popolare» e di vicinanza con il Popolo di Dio per arrivare anche – scandalo degli scandali – a parlare con i non credenti e gli atei.

Dopo lo sgomento di un sinodo «libero di parlare», l’attacco frontale di cinque cardinali (Müller, Burke, Brandmüller, Caffarra e De Paolis), tra cui il Prefetto della Congregazione della Fede, ha rafforzato il fronte degli avversari che vedono in Papa Francesco «un pericolo» che bisogna bloccare a tutti i costi.

Rompendo una prassi di formalismo esteriore, durante gli auguri natalizi, lo stesso Papa elenca quindici «malattie» della Curia, mettendo in pubblico la sua solitudine e chiedendo coerenza e autenticità.

Come risposta all’appello del Papa, il giorno dopo, il 24 dicembre 2014, Veglia di Natale, scelto non a caso, il giornalista Vittorio Messori pubblica sul Corriere della Sera «una sorta di confessione che avrei volentieri rimandata, se non mi fosse stata richiesta», dal titolo «I dubbi sulla svolta di Papa Francesco», condito dall’occhiello: «Bergoglio è imprevedibile per il cattolico medio. Suscita un interesse vasto, ma quanto sincero?».

L’attacco è mirato e frontale, «richiesto», una vera dichiarazione di guerra, felpata in stile clericale, ma minacciosa nella sostanza di un avvertimento di stampo mafioso: il Papa è pericoloso, «imprevedibile per il cattolico medio». È tempo che torni a fare il Sommo Pontefice e lasci governare la Curia. L’autore non fa i nomi dei «mandanti», ma si mette al sicuro dicendo che il suo intervento gli «è stato richiesto».

Ci opponiamo a queste manovre, espressione di un conservatorismo, che spesso ha impedito alla Chiesa di adempiere al suo compito «unico» di evangelizzare. Papa Francesco è pericoloso perché annuncia il Vangelo, ripartendo dal Concilio Vaticano II, per troppo tempo congelato. I clericali e i conservatori che gli si oppongono sono gli stessi che hanno affossato il concilio e che fino a ieri erano difensori tetragoni del «primato di Pietro» e dell’«infallibilità del Papa» solo perché i Papi, incidentalmente, pensavano come loro.

Noi non possiamo tacere e con forza gridiamo di stare dalla parte di Papa Francesco. Con il nostro appello alle donne e agli uomini di buona volontà, senza distinzione alcuna, vogliamo fare attorno a lui una corona di sostegno e di preghiera, di affetto e di solidarietà convinta.

La «svolta di Papa Francesco» non genera dubbi, al contrario coinvolge e stimola la maggioranza dei credenti a seguirlo con stima e affetto. Il ministero del Vescovo di Roma e la sua teologia pastorale suscitano speranza e anelito di rinnovamento in tutto il Popolo di Dio e il suo messaggio è ascoltato con attenzione da molte donne e uomini di buona volontà, non credenti o di diverse fedi e convinzioni.

Desideriamo dire al Papa che non è solo, ma che, rispondendo al suo incessante invito, tutta la Chiesa prega per lui (cfr. At 12,2). È la Chiesa dei semplici, delle parrocchie, dei marciapiedi, la Chiesa dei Poveri, dei senza voce, dei senza pastori, la Chiesa «del grembiule» che vive di servizio, testimonianza e generosità, attenta ai «segni dei tempi» (Matteo 16,3) e camminando coi tempi per arrivare in tempo.

Allo stesso modo, molti non credenti, atei o di altre religioni, uomini e donne liberi, gli esprimono pubblicamente la loro stima e la loro amicizia. La setta di «quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re» (Luca 7,25) e non possono stare con un Papa di nome Francesco che parla il Vangelo «sine glossa».

Papa Francesco, ricevi il nostro abbraccio e la nostra benedizione.

Comunità di San Torpete Genova, con Paolo Farinella, prete
Ornella Marcato e Fabio Cozzo, coniugi
«Una Chiesa a più voci» di Ronco di Cossato Biella, con Mario Marchiori, prete
Comunità Le Piagge Firenze, con Alessandro Santoro, prete
Noi Siamo Chiesa – Italia con Vittorio Bellavite, presidente
Aldo Antonelli, prete; Benito Fusco, frate
Luigi Ciotti, prete – Presidente di Libera
Centro Studi «Edith Stein» Lanciano, con Amedeo Guerriere, diacono e Carmine Miccoli, prete
Franco e Anna Borghi, coniugi; Luisa Marchini, laica
Beati i costruttori di pace, con Albino Bizzotto, prete
Associazione «Fraternità degli anawim» con Giovanni Cereti, prete

Chi condivide l’appello può firmare a questo link:
http://firmiamo.it/fermiamo-gli-attacchi-a-papa-francesco

(5 gennaio 2015)

Da - http://temi.repubblica.it/micromega-online/fermiamo-gli-attacchi-a-papa-francesco-lappello-dei-cattolici-di-base/


Titolo: Francesco: “Avere cura di chi è povero non è comunismo, è Vangelo”
Inserito da: Admin - Gennaio 12, 2015, 10:15:09 pm
Intervista a Papa Francesco: “Avere cura di chi è povero non è comunismo, è Vangelo”
Il Pontefice: “Il Nuovo Testamento non condanna i ricchi, ma l’idolatria della ricchezza.
Il nostro sistema si mantiene con la cultura dello scarto, così crescono disparità e povertà”

Jorge Mario Bergoglio, 78 anni, è diventato Papa con il nome di Francesco il 13 marzo del 2013

11/01/2015
Andrea Tornielli Giacomo Galeazzi
Città DEL VATICANO

Anticipiamo uno stralcio di «Papa Francesco. Questa economia uccide», il libro sul magistero sociale di Bergoglio scritto da Andrea Tornielli, coordinatore di «Vatican Insider», e Giacomo Galeazzi, vaticanista de «La Stampa». Il volume raccoglie e analizza i discorsi, i documenti e gli interventi di Francesco su povertà, immigrazione, giustizia sociale, salvaguardia del creato. E mette a confronto esperti di economia, finanza e dottrina sociale della Chiesa - tra questi il professor Stefano Zamagni e il banchiere Ettore Gotti Tedeschi - raccontando anche le reazioni che certe prese di posizione del Pontefice hanno suscitato. Il libro si conclude con un’intervista che Francesco ha rilasciato agli autori all’inizio di ottobre 2014. 

«Marxista», «comunista» e «pauperista»: le parole di Francesco sulla povertà e sulla giustizia sociale, i suoi frequenti richiami all’attenzione verso i bisognosi, gli hanno attirato critiche e anche accuse talvolta espresse con durezza e sarcasmo. Come vive tutto questo Papa Bergoglio? Perché il tema della povertà è stato così presente nel suo magistero? 

Santità, il capitalismo come lo stiamo vivendo negli ultimi decenni è, secondo lei, un sistema in qualche modo irreversibile? 

«Non saprei come rispondere a questa domanda. Riconosco che la globalizzazione ha aiutato molte persone a sollevarsi dalla povertà, ma ne ha condannate tante altre a morire di fame. È vero che in termini assoluti è cresciuta la ricchezza mondiale, ma sono anche aumentate le disparità e sono sorte nuove povertà. Quello che noto è che questo sistema si mantiene con quella cultura dello scarto, della quale ho già parlato varie volte. C’è una politica, una sociologia, e anche un atteggiamento dello scarto. Quando al centro del sistema non c’è più l’uomo ma il denaro, quando il denaro diventa un idolo, gli uomini e le donne sono ridotti a semplici strumenti di un sistema sociale ed economico caratterizzato, anzi dominato da profondi squilibri. E così si “scarta” quello che non serve a questa logica: è quell’atteggiamento che scarta i bambini e gli anziani, e che ora colpisce anche i giovani. Mi ha impressionato apprendere che nei Paesi sviluppati ci sono tanti milioni di giovani al di sotto dei 25 anni che non hanno lavoro. Li ho chiamati i giovani “né-né”, perché non studiano né lavorano: non studiano perché non hanno possibilità di farlo, non lavorano perché manca il lavoro. Ma vorrei anche ricordare quella cultura dello scarto che porta a rifiutare i bambini anche con l’aborto. Mi colpiscono i tassi di natalità così bassi qui in Italia: così si perde il legame con il futuro. Come pure la cultura dello scarto porta all’eutanasia nascosta degli anziani, che vengono abbandonati. Invece di essere considerati come la nostra memoria, il legame con il nostro passato è una risorsa di saggezza per il presente. A volte mi chiedo: quale sarà il prossimo scarto? Dobbiamo fermarci in tempo. Fermiamoci, per favore! E dunque, per cercare di rispondere alla domanda, direi: non consideriamo questo stato di cose come irreversibile, non rassegniamoci. Cerchiamo di costruire una società e un’economia dove l’uomo e il suo bene, e non il denaro, siano al centro».

Un cambiamento, una maggiore attenzione alla giustizia sociale può avvenire grazie a più etica nell’economia oppure è giusto ipotizzare anche cambiamenti strutturali al sistema? 

«Innanzitutto è bene ricordare che c’è bisogno di etica nell’economia, e c’è bisogno di etica anche nella politica. Più volte vari capi di Stato e leader politici che ho potuto incontrare dopo la mia elezione a vescovo di Roma mi hanno parlato di questo. Hanno detto: voi leader religiosi dovete aiutarci, darci delle indicazioni etiche. Sì, il pastore può fare i suoi richiami, ma sono convinto che ci sia bisogno, come ricordava Benedetto XVI nell’enciclica “Caritas in veritate”, di uomini e donne con le braccia alzate verso Dio per pregarlo, consapevoli che l’amore e la condivisione da cui deriva l’autentico sviluppo, non sono un prodotto delle nostre mani, ma un dono da chiedere. E al tempo stesso sono convinto che ci sia bisogno che questi uomini e queste donne si impegnino, ad ogni livello, nella società, nella politica, nelle istituzioni e nell’economia, mettendo al centro il bene comune. Non possiamo più aspettare a risolvere le cause strutturali della povertà, per guarire le nostre società da una malattia che può solo portare verso nuove crisi. I mercati e la speculazione finanziaria non possono godere di un’autonomia assoluta. Senza una soluzione ai problemi dei poveri non risolveremo i problemi del mondo. Servono programmi, meccanismi e processi orientati a una migliore distribuzione delle risorse, alla creazione di lavoro, alla promozione integrale di chi è escluso».

Perché le parole forti e profetiche di Pio XI nell’enciclica Quadragesimo Anno contro l’imperialismo internazionale del denaro, oggi suonano per molti – anche cattolici – esagerate e radicali? 

«Pio XI sembra esagerato a coloro che si sentono colpiti dalle sue parole, punti sul vivo dalle sue profetiche denunce. Ma il Papa non era esagerato, aveva detto la verità dopo la crisi economico-finanziaria del 1929, e da buon alpinista vedeva le cose come stavano, sapeva guardare lontano. Temo che gli esagerati siano piuttosto coloro che ancora oggi si sentono chiamati in causa dai richiami di Pio XI...».

Restano ancora valide le pagine della “Populorum progressio” nelle quali si dice che la proprietà privata non è un diritto assoluto ma è subordinata al bene comune, e quelle del catechismo di San Pio X che elenca tra i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio l’opprimere i poveri e il defraudare della giusta mercede gli operai? 

«Non solo sono affermazioni ancora valide, ma più il tempo passa e più trovo che siano comprovate dall’esperienza».

Hanno colpito molti le sue parole sui poveri «carne di Cristo». La disturba l’accusa di «pauperismo»? 

«Prima che arrivasse Francesco d’Assisi c’erano i “pauperisti”, nel Medio Evo ci sono state molte correnti pauperistiche. Il pauperismo è una caricatura del Vangelo e della stessa povertà. Invece san Francesco ci ha aiutato a scoprire il legame profondo tra la povertà e il cammino evangelico. Gesù afferma che non si possono servire due padroni, Dio e la ricchezza. È pauperismo? Gesù ci dice qual è il “protocollo” sulla base del quale noi saremo giudicati, è quello che leggiamo nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo: ho avuto fame, ho avuto sete, sono stato in carcere, ero malato, ero nudo e mi avete aiutato, vestito, visitato, vi siete presi cura di me. Ogni volta che facciamo questo a un nostro fratello, lo facciamo a Gesù. Avere cura del nostro prossimo: di chi è povero, di chi soffre nel corpo nello spirito, di chi è nel bisogno. Questa è la pietra di paragone. È pauperismo? No, è Vangelo. La povertà allontana dall’idolatria, dal sentirci autosufficienti. Zaccheo, dopo aver incrociato lo sguardo misericordioso di Gesù, ha donato la metà dei suoi averi ai poveri. Quello del Vangelo è un messaggio rivolto a tutti, il Vangelo non condanna i ricchi ma l’idolatria della ricchezza, quell’idolatria che rende insensibili al grido del povero. Gesù ha detto che prima di offrire il nostro dono davanti all’altare dobbiamo riconciliarci con il nostro fratello per essere in pace con lui. Credo che possiamo, per analogia, estendere questa richiesta anche all’essere in pace con questi fratelli poveri».

Lei ha sottolineato la continuità con la tradizione della Chiesa in questa attenzione ai poveri. Può fare qualche esempio in questo senso? 

«Un mese prima di aprire il Concilio Ecumenico Vaticano II, Papa Giovanni XXIII disse: “La Chiesa si presenta quale è e vuole essere, come la Chiesa di tutti, e particolarmente la Chiesa dei poveri”. Negli anni successivi la scelta preferenziale per i poveri è entrata nei documenti del magistero. Qualcuno potrebbe pensare a una novità, mentre invece si tratta di un’attenzione che ha la sua origine nel Vangelo ed è documentata già nei primi secoli di cristianesimo. Se ripetessi alcuni brani delle omelie dei primi Padri della Chiesa, del II o del III secolo, su come si debbano trattare i poveri, ci sarebbe qualcuno ad accusarmi che la mia è un’omelia marxista. “Non è del tuo avere che tu fai dono al povero; tu non fai che rendergli ciò che gli appartiene. Poiché è quel che è dato in comune per l’uso di tutti, ciò che tu ti annetti. La terra è data a tutti, e non solamente ai ricchi”. Sono parole di sant’Ambrogio, servite a Papa Paolo VI per affermare, nella “Populorum progressio”, che la proprietà privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto, e che nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario. San Giovanni Crisostomo affermava: “Non condividere i propri beni con i poveri significa derubarli e privarli della vita. I beni che possediamo non sono nostri, ma loro”. (...) Come si può vedere, questa attenzione per i poveri è nel Vangelo, ed è nella tradizione della Chiesa, non è un’invenzione del comunismo e non bisogna ideologizzarla, come alcune volte è accaduto nel corso della storia. La Chiesa quando invita a vincere quella che ho chiamato la “globalizzazione dell’indifferenza” è lontana da qualunque interesse politico e da qualunque ideologia: mossa unicamente dalle parole di Gesù vuole offrire il suo contributo alla costruzione di un mondo dove ci si custodisca l’un l’altro e ci si prenda cura l’uno dell’altro».

© 2015 – EDIZIONI PIEMME Spa, Milano 

Il libro: Papa Francesco. Questa economia uccide, Piemme, pp. 228 

Da - http://www.lastampa.it/2015/01/11/italia/cronache/avere-cura-di-chi-povero-non-comunismo-vangelo-lasvmlIioCWdmI0mYz192J/pagina.html


Titolo: Gian Guido Vecchi Papa: «In nome di Dio non si uccide Ma non si insulta la fede
Inserito da: Admin - Gennaio 16, 2015, 11:20:40 pm
L’intervista al pontefice

Papa: «In nome di Dio non si uccide Ma non si insulta la fede degli altri»
Bergoglio parla degli attacchi di Parigi mentre è in volo verso le Filippine.
E sulle minacce dei terroristi al Vaticano: «Il miglior modo di rispondere è sempre la mitezza»


Di Gian Guido Vecchi, inviato

DAL VOLO PAPALE – «Vede, non si può…Lei è francese? Andiamo a Parigi, parliamo chiaro». Sul volo UL111 che decolla nella notte italiana dallo Sri Lanka a Manila, Francesco raggiunge in fondo all’aereo i giornalisti che lo seguono da tutto il mondo e risponde come di consueto a tutte le domande, a cominciare dalla più urgente: è chiaro che si stia parlando della strage nella redazione di Charlie Hebdo e il Papa gioca a carte scoperte, «andiamo a Parigi…».

Santità, ieri mattina durante la messa ha parlato della libertà religiosa come diritto umano fondamentale. Ma, nel rispetto delle diverse religioni, fino a che punto si può andare nella libertà di espressione, che è anche quella un diritto umano fondamentale?
«Grazie della domanda, intelligente. Credo che tutti e due siano diritti umani fondamentali, la libertà religiosa e la libertà di espressione. Non si può nascondere una verità: ognuno ha il diritto di praticare la propria religione senza offendere, liberamente, e così dobbiamo fare tutti. Non si può offendere o fare la guerra o uccidere in nome della propria religione, cioè in nome di Dio. A noi quello che succede adesso ci stupisce, no?, ma pensiamo alla nostra storia: quante guerre di religione abbiamo avuto! Lei pensi alla notte di San Bartolomeo. Anche noi siamo stati peccatori su questo. Ma non si può uccidere in nome di Dio. È una aberrazione. Con libertà, senza offendere, ma senza imporre, senza uccidere…Parlava della libertà di espressione. Ognuno non solo ha la libertà, ha il diritto e anche l’obbligo di dire quello che pensa per aiutare il bene comune. L’obbligo! Se un deputato, un senatore non dice quella che pensa sia la vera strada, non collabora al bene comune. Abbiamo l’obbligo di parlare apertamente. Avere questa libertà, ma senza offendere. E vero che non si può reagire violentemente, ma se il dottor Gasbarri, che è un amico, dice una parolaccia contro la mia mamma, lo aspetta un pugno! Ma è normale! Non si può provocare. Non si può insultare la fede degli altri. Non si può prendere in giro la fede. Papa Benedetto, in un discorso, ha parlato di questa mentalità post-positivista, della metafisica post-positivista, che portava alla fine a credere che le religioni o le espressioni religiose siano una sorta di sottocultura: tollerate ma poca cosa, non sono nella cultura illuminata. E questa è una eredità dell’illuminismo. Tanta gente che sparla di altre religioni o delle religioni, che prende in giro, diciamo “giocattolizza
” la religione degli altri, questi provocano. E può accadere quello che accadrebbe al dottor Gasbarri se dicesse qualcosa contro la mia mamma! C’è un limite. Ogni religione ha dignità, ogni religione che rispetta la vita e la persona umana, e io non posso prenderla in giro. Questo è un limite. Ho preso questo esempio per dire che nella libertà di espressione ci sono limiti. Come quello della mia mamma».

Santità, c’è molta preoccupazione nel mondo per la sua incolumità. Secondo i servizi americani e israeliani il Vaticano sarebbe nel mirino dei terroristi islamici, sui siti fondamentalisti è comparsa bandiera dell’Islam che sventola su San Pietro, si teme anche per la sua sicurezza nei viaggi all’estero. Lei non vuole rinunciare al contatto diretto con la gente. Ma a questo punto crede che sia necessario modificare qualcosa nei suoi comportamenti e nei suoi programmi? C’è anche timore per l’incolumità dei fedeli che partecipano alla celebrazioni, in caso di attentati. È preoccupato per questo? E più in generale, secondo lei, qual è il miglior modo di rispondere a queste minacce degli integralisti islamici?
«Il miglior modo di rispondere è sempre la mitezza. Essere mite, umile, come il pane, senza fare aggressioni. Io sono qui, ma c’è gente che non capisce questo. A me preoccupano i fedeli, questo mi preoccupa. Ho parlato con la sicurezza vaticana, con il dottor Giani che è incaricato di questo (Domenico Giani, comandante della Gendarmeria vaticana, ndr) e mi aggiorna su questo problema. Questo mi preoccupa. Ho paura? Lei sa che io ho un difetto, una bella dose di incoscienza. A volte mi sono posto una domanda, ma se a me accadesse qualcosa?, e ho detto al Signore: chiedo una grazia, che non mi faccia male, perché non sono coraggioso davanti al dolore. Sono molto timoroso. Ma so che si prendono cura, le misure di sicurezza sono discrete ma sicure».

Negli anni della guerra civile, nello Sri Lanka, ci sono stati più di trecento attentati suicidi. Fatti da uomini, donne, ragazze e ragazzi. Adesso stiamo vedendo attentati suicidi anche con bambini. Che cosa pensa di questo modo di fare guerra?
«Forse quello che mi viene da dire è una mancanza di rispetto, ma io credo che dietro ogni attentato suicida ci sia qualcosa che ha a che fare con lo squilibrio: lo squilibrio umano, non so se mentale ma umano. Qualcosa che non va nella persona. La persona non ha un vero equilibrio sul senso della propria vita, della vita degli altri Dà la vita ma non la dà bene. Tanta gente che lavora, pensiamo ad esempio ai missionari, dà la propria vita per costruire; qui si dà la vita autodistruggendosi e per distruggere. C’è qualcosa che non va. c’è qualcosa che non va. I kamikaze non sono solo una cosa dell’Oriente. Ci sono studi sulla proposta arrivata nella seconda guerra mondiale al fascismo in Italia. Le prove non ci sono, ma si investiga questo. C’è qualcosa che è molto collegato ai sistemi totalitari. Il sistema totalitario uccide: possibilità, futuro, vite. Non è un problema finito né solo orientale»

Ma l’uso dei bambini?
«I bambini sono usati dappertutto per tante cose. Sfruttati nel lavoro. Sfruttati come schiavi. Anche sfruttati sessualmente. Alcuni anni fa, con membri del Senato in Argentina, abbiamo voluto fare una campagna negli alberghi più importanti per dire pubblicamente che qui non si sfruttano bambini per i turisti. Non siamo stati capaci di farlo. Le resistenze nascoste ci sono. Non siamo stati capaci di farlo. Quando ero in Germania mi capitavano fra le mani alcuni giornali, c’era la zona del turismo erotico nel Sud est asiatico…i bambini sono sfruttati. E il lavoro schiavo dei bambini è terribile».

Ieri a Colombo ha visitato a sorpresa il tempio buddista. Fino al XX secolo i missionari dicevano che il buddismo è una religione del diavolo. Quale potrebbe essere la rilevanza del buddismo per il futuro dell’Asia?
«Il capo di questo tempio buddista è venuto a trovarmi in aeroporto, e io sono andato a casa sua. In quel tempio ci sono delle reliquie che si trovavano in Inghilterra, per loro molto importanti, e sono riusciti a farsele ridare. Ieri ho visto una cosa che mai pensavo, a Madhu: non erano tutti cattolici, c’erano buddisti, islamici, induisti, e tutti vanno lì a pregare e dicono che ricevono grazie. Il popolo: c’è nel popolo il senso di qualcosa che li unisce. E sono così tanto naturalmente uniti nel pregare al tempio, che è cristiano ma tutti vogliono andare là. Questa testimonianza ci fa capire il senso della interreligiosità che si vive nello Sri Lanka. C’è rispetto tra loro. Ci sono gruppetti fondamentalisti ma non sono col popolo, sono delle élites ideologiche. Quanto ai buddisti che andavano all’inferno…ma anche i protestanti, quando io ero bambino, settant’anni fa, tutti i protestanti andavano all’inferno! Così ci dicevano. E ricordo la prima esperienza che ho avuto di ecumenismo. L’ho raccontata l’altro giorno ai dirigenti dell’Esercito della salvezza. Avevo quattro o cinque anni ma lo ricordo, lo sto vendendo: andavo per la strada con mia nonna, mi portava per mano, sull’altro marciapiede venivano due donne dell’Esercito ella salvezza con quel cappello che portavano allora, col fiocco. E ho chiesto a mia nonna: ma quelle sono suore? E lei mi ha detto: no, sono protestanti, ma sono buone. La prima volta che io ho sentito parlare di un persona protestante. A quel tempo nella catechesi ci dicevano che andavano all’inferno. Ma credo che la Chiesa sia cresciuta tanto nella conoscenza e nel rispetto delle altre religioni. Leggiamo quello che dice il Concilio Vaticano II sui valori e il rispetto delle altre religioni. È cresciuta tanto la Chiesa in questo. Sì, ci sono tempi oscuri nella storia della Chiesa, e dobbiamo dirlo senza vergogna, perché anche noi siamo in una strada di conversione continua, dal peccato alla grazia sempre. Questa interreligiosità come fratelli, rispettandosi sempre, è una grazia».

Quale messaggio vuole dare nelle Filippine a chi vorrebbe incontrarla ma non potrà faro?
«Il centro, il nocciolo del messaggio saranno i poveri. I poveri che vogliono andare avanti, i poveri che hanno sofferto del tifone Yolanda e ancora ne patiscono le conseguenze, i poveri che hanno la fede e la speranza - penso a questa commemorazione del quinto centenario della predicazione del Vangelo nelle Filippine -, e anche i poveri sfruttati, quelli che sentono tante ingiustizie, sociali, spirituali, esistenziali. Io penso a loro, andando nelle Filippine. L’altro giorno a casa nostra, a Santa Marta, è stata la festività della Natività delle Chiese orientalo, ci sono li persone di nazionalità etiope e anche filippini che lavorano lì e hanno fatto un festa, invitato a pranzo. Io sono stato con loro e guardavo i dipendenti delle Filippine, pensavo a come hanno lasciato la loro patria cercando benessere e lasciando papà, mamma, figli, per andare…I poveri».

Nelle Filippine visiterà le zone devastate dal tifone Yolanda. A che punto è l’enciclica sulla custodia del creato? Inviterà le altre religioni ad affrontare insieme questo tema della tutela dell’ambiente?
«Non so se del tutto, ma in grande parte è l’uomo che schiaffeggia la natura ed ha una responsabilità nei cambiamenti climatici. Ci siamo un po’ impadroniti della natura, della madre terra. Ricordo ciò che mi disse un vecchio contadino: Dio perdona sempre, gli uomini qualche volta, la natura mai. L’abbiamo sfruttata troppo. Ricordo che ad Aparacida, quando sentivo i vescovi del Brasile parlare di deforestazione dell’Amazzonia, non capivo molto. Ma l’Amazzonia è un polmone del mondo. Cinque anni fa, con una commissione per i diritti umani, ho fatto un ricorso alla suprema corte argentina per fermare nel Nord almeno temporaneamente questa deforestazione terribile. E c’è la monocultura. I contadini sanno che dopo tre anni coltivando il grano, devi cambiare coltivazione per un anno per rigenerare la terra. Oggi si fa la monocultura della soia finché la terra si esaurisce. L’uomo è andato troppo oltre. La prima bozza della nuova enciclica l’ha preparata il cardinale Turkson con la sua équipe. Poi ci ho lavorato io con alcuni collaboratori e, alcuno teologi hanno preparato la terza, e questa l’ho inviata alla Congregazione per la dottrina della fede, alla Segreteria di Stato e al teologo della Casa pontificia, perché studiassero che io non dicessi stupidaggini! Tre mesi fa ho ricevuto le risposte, alcune alte così. Mi prenderò tutta una settimana di marzo per finirla. Quindi andrà in traduzione. Penso che se il lavoro va bene, a giugno potrà uscire. È importante che ci sia un po’ di tempo fra l’uscita dell’enciclica e l’incontro di Parigi sul clima. L’ultima conferenza in Perù non è stata un granché, mi ha un po’ deluso la mancanza di coraggio, speriamo che a Parigi siano un po’ più coraggiosi. Credo che il dialogo con le religioni sia importante, anche su questo punto c’e un accordo. Ho parlato con alcuni esponenti delle altre religioni sul tema e almeno due teologi l’hanno fatto. Non sarà comunque una dichiarazione in comune, gli incontri con le religioni arriveranno dopo».

Come si è arrivati alla canonizzazione di Giuseppe Vaz, che ha celebrato in Sri Lanka?
«Queste canonizzazioni sono state fatte con la metodologia che si chiama equipollente: quando da tanto tempo un uomo o una donna sono beati e si ha la venerazione del popolo di Dio e di fatto vengono venerati come santi, non si fa il processo sul miracolo. L’ho fatto per Angela da Foligno, e poi ho scelto di canonizzare persone che sono state grandi evangelizzatori e grandi evangelizzatrici. Il primo è stato Pietro Favre, evangelizzatore dell’Europa, morto per strada, evangelizzando. Poi ci sono stati gli evangelizzatori del Canada, fondatori della Chiesa in quel paese. Poi il santo brasiliano fondatore di San Paolo e ora José Vaz, evangelizzatore dell’antica Ceylon. A settembre negli Stati Uniti farò la canonizzazione di Junipero Serra. Sono figure che hanno fatto una forte evangelizzazione e sono in sintonia con la spiritualità dell’Evangelii Gaudium».

Appoggerà la commissione per la verità in Sri Lanka e in altri Paesi dilaniati dai conflitti interni?
«Ho appoggiato a suo tempo quella in Argentina, dopo la dittatura militare. Non posso dire concretamente di queste perché non le conosco. Ma appoggio tutti gli sforzi per cercare la verità: equilibrati, non come vendetta. Ho sentito dire una cosa dal presidente dello Sri Lanka, non vorrei che il mio fosse interpretato come commento politico ma mi ha detto che vuole andare avanti nel lavoro per la pace, la riconciliazione, poi ha continuato con un’altra parola. Ha detto: si deve creare l’armonia nel popolo, che è più della pace e della riconciliazione, l’armonia è anche musicale... Poi ha aggiunto che questa armonia ci darà la felicità e la gioia. Io sono rimasto stupito e ho detto: mi piace sentire questo, ma non è facile! E lui: dovremo arrivare al cuore del popolo. Soltanto arrivando al cuore del popolo, che sa cosa sono le sofferenze e le ingiustizie, che ha patito la guerra e sa anche di perdono, possiamo trovare le strade giuste, senza compromessi ma giuste. Le commissioni possono tra gli elementi che aiutano, come in Argentina, ma ci sono altri argomenti per arriva al cuore del popolo».

Come coinvolgere gli altri leader religiosi per combattere l’estremismo? C’è chi propone un altro incontro ad Assisi, come fece Giovanni Paolo II.
«So che la proposta è stata fatta, e che alcuni lavorano su questo. Ne ho parlato con il cardinale Tauran, responsabile del dialogo interreligioso. C’è inquietudine anche nelle altre religioni, non solo da noi».

15 gennaio 2015 | 13:03
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Da - http://www.corriere.it/esteri/15_gennaio_15/intervista-papa-bergoglio-filippine-sri-lanka-624f6434-9cab-11e4-8bf6-694fc7ea2d25.shtml


Titolo: Luigi Accattoli. L’invito di papa Francesco a non deridere la fede degli altri
Inserito da: Admin - Gennaio 16, 2015, 11:23:54 pm
Le radici di un limite
L’invito di papa Francesco a non deridere la fede degli altri
L’intervento di Francesco sulla libertà di espressione segue la posizione di Benedetto XVI: non giustifica la violenza, ma richiama alla responsabilità nell’uso della parola


Di Luigi Accattoli

Volando dallo Sri Lanka alle Filippine, Francesco ieri ha pronunciato uno dei suoi detti veraci destinato alla massima risonanza: se offendi la fede altrui, ha detto in sostanza, è normale che ti arrivi un pugno. Stava rispondendo a una domanda sulla libertà di stampa e la libertà religiosa e ha detto con il suo stile diretto: «Andiamo a Parigi, parliamo chiaro». Ha difeso il diritto alla libertà d’espressione ma ha aggiunto che esso non contempla il diritto all’offesa e ha illustrato quella massima - già formulata dalla Santa Sede sotto Benedetto XVI in riferimento alle vignette danesi del 2005 - con il suo linguaggio pittoresco: «È vero che non si può reagire violentemente, ma se il dottor Gasbarri (è l’organizzatore dei viaggi papali e gli stava accanto, ndr.), che è un amico, dice una parolaccia contro la mia mamma, lo aspetta un pugno! Ma è normale! Non si può provocare. Non si può insultare la fede degli altri. Non si può prendere in giro la fede».

Prima di buttarsi a polemizzare su questo detto bergogliano conviene richiamare due antefatti: la posizione vaticana consolidata sulle vignette contro Maometto, che Francesco ha richiamato quasi alla lettera; la libertà di linguaggio del Papa argentino, anzi il gusto creativo per quella libertà, che spesso determina la fortuna delle sue omelie o delle sue interviste.

La posizione vaticana sulle vignette danesi fu così affermata dal portavoce vaticano Joaquín Navarro-Valls il 4 febbraio 2006, cioè nei giorni in cui la loro pubblicazione - che risaliva al settembre precedente - stava provocando violente reazioni nei paesi musulmani: «Il diritto alla libertà di pensiero e di espressione, sancito dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo, non può implicare il diritto di offendere il sentimento religioso dei credenti. Tale principio vale ovviamente in riferimento a qualsiasi religione (...) talune forme di critica esasperata o di derisione degli altri denotano una mancanza di sensibilità umana e possono costituire in alcuni casi un’inammissibile provocazione. Va però subito detto che le offese arrecate da una singola persona o da un organo di stampa non possono essere imputate alle istituzioni pubbliche del relativo Paese (...) Azioni violente di protesta sono, pertanto, parimenti deplorabili».

È proprio questo e tutto questo che ieri ha detto Francesco. Nella fedeltà a quanto già affermato sotto il predecessore è da vedere una riprova della tenuta del Papa argentino sulle questioni più dibattute: viene accusato di non nominare la matrice islamista degli attentati, o di mostrarsi in generale troppo rispettoso nei confronti della fede musulmana, ma non si tiene conto che in questo egli segue i predecessori.

Altrettanto istruttivo, per intendere il motto del «pugno» a chi gli offenda la mamma, è il richiamo alla passione bergogliana per le trovate linguistiche. Sempre nella parlata di ieri ha usato un neologismo, «giocattolizzare» (prendersi gioco), come ne butta là in continuità, che attiene proprio all’irrisione delle fedi: «Tanta gente che sparla di altre religioni o delle religioni, che prende in giro, diciamo giocattolizza la religione degli altri, questi provocano. E può accadere quello che accadrebbe al dottor Gasbarri se dicesse qualcosa contro la mia mamma! C’è un limite. Ogni religione ha dignità, ogni religione che rispetta la vita e la persona umana, e io non posso prenderla in giro. Questo è un limite. Ho preso questo esempio per dire che nella libertà di espressione ci sono limiti. Come quello della mia mamma».

Dunque il Papa argentino non giustifica in nessun modo gli attentati - «È vero che non si può reagire violentemente» - ma non giustifica neanche le vignette che irridono a un’intera religione. La sua linea è quella del «limite» nell’uso della libertà di espressione.

Lo scorso Giovedì Santo, parlando degli «olii santi» che quel giorno vengono benedetti, disse che essi non mirano a produrre prelati «untuosi, sontuosi e presuntuosi»: e aveva davanti i cardinali e l’intera Curia. Sempre alla Curia il 22 dicembre ha lanciato il monito dell’Alzheimer spirituale e altra volta aveva bollato come «cristiani pipistrelli» i fedeli che vedono sempre nero.

Dunque il Bergoglio che si lascia sedurre dalle invenzioni linguistiche e dal motto tranciante già lo conoscevamo. Ora siamo arrivati al «pugno» indirizzato a chi provoca, ma è certo che il Papa amico dei preti di strada non si fermerà qui.

16 gennaio 2015 | 09:42
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Da - http://www.corriere.it/esteri/15_gennaio_16/invito-papa-francesco-non-deridere-fede-altri-bf477104-9d5a-11e4-b018-4c3d521e395a.shtml


Titolo: PAPA FRANCESCO, sui poveri: "Scartarli è terrorismo di Stato"
Inserito da: Admin - Gennaio 24, 2015, 10:53:48 am
Il Papa invita alla procreazione responsabile: "I cattolici facciano figli, ma non come conigli"
"Io credo che la famiglia ideale abbia tre bambini", dice Francesco.
Poi torna sulla frase del pugno: "No alla violenza ma serve prudenza".
Sulla corruzione: "Viene voglia di dare un calcio ai responsabili".
E sui poveri: "Scartarli è terrorismo di Stato"

Dall’inviato MARCO ANSALDO
19 gennaio 2015

A BORDO DEL VOLO PAPALE MANILA-ROMA – "Alcuni credono, scusatemi la parola, che per essere buoni cattolici dobbiamo essere come i conigli. No. Paternità responsabile". Papa Francesco torna in Italia dal suo viaggio nelle Filippine, e apre il tema della procreazione responsabile. Lo ha fatto sul lungo volo, quasi 15 ore, arrivato in serata a Ciampino.

A una domanda su Paolo VI, Jorge Bergoglio ha così risposto: "Lui guardava al neo-malthusianesimo universale che era in corso, che cercava un controllo della natalità da parte delle potenze. Questo non significa che il cristiano deve fare figli, io ho rimproverato alcuni mesi fa in una parrocchia una donna perché era incinta dell’ottavo figlio, con sette parti cesarei. "Ma lei ne vuole lasciare orfani sette?", le ho detto. Ma questo è tentare Dio. Parliamo di paternità responsabile".

E precisando poi la sua posizione sulla contraccezione ha aggiunto: "Io credo che il numero di 3 per famiglia sia quello che gli esperti ritengono importante per mantenere la procreazione, 3 per coppia. Per questo la parola chiave per rispondere è quella che usa sempre la Chiesa, e anche io: paternità responsabile. Come si fa questo? Con il dialogo, ogni persona con il suo pastore vede come fare quella paternità. L'esempio che ho menzionato di quella donna che aspettava l'ottavo figlio e ne aveva sette nati con il cesareo: questo è una i-r-r-e-s-p-o-n-s-a-b-i-l-i-t-à. Lei mi ha confidato: "Ma guarda io non ho i mezzi". "Sii responsabile", ho risposto. Alcuni credono, scusatemi la parola, che per essere buoni cattolici dobbiamo essere come i conigli. No. Paternità responsabile. E per questo nella Chiesa ci sono i gruppi matrimoniali, gli esperti, i pastori. Si cerca... E io conosco tante vie di uscita, lecite, che hanno aiutato a questo problema".

Il Pontefice argentino è poi tornato sulla sua frase del pugno, citata nel volo dallo Sri Lanka alle Filippine, e che aveva creato un po’ di confusione perché sembra che giustificasse una violenza davanti a una reazione. "In teoria – ha spiegato Francesco - possiamo dire che una reazione violenta davanti una offesa, a una provocazione, non si deve fare. Possiamo dire quello che dice il Vangelo, che dobbiamo dare l'altra guancia. Sulla teoria siamo tutti d'accordo. Ma siamo umani. E c'è la prudenza, che è una virtù della convivenza umana. Io non posso provocare, insultare una persona continuamente perché rischio di farla arrabbiare, rischio di ricevere una reazione non giusta. Allora dico che la libertà di espressione deve tenere conto della realtà umana e perciò deve essere prudente".

Il Papa ha anche parlato di corruzione nella Chiesa, ricordando un episodio lontano e svelando come avrebbe voluto rispondere a persone che lo volevano corrompere, con una pedata nel didietro: "Nel 1994, appena nominato vescovo del quartiere di Flores, a Buenos Aires. Sono venuti da me due funzionari di un ministero. "Ma lei qui ha tanto bisogno, ha tanti poveri, nelle villas miserias”. "Oh, sì" - ho detto io. "Ma noi possiamo aiutare. Noi abbiamo, se lei vuole, un aiuto di 400mila pesos", dunque 400mila dollari, allora. "E lei per fare questo, noi facciamo il deposito, e poi lei ci dà la metà". In quel momento io ho pensato cosa fare. Li insulto, o gli do un calcio dove non batte mai il sole, oppure faccio lo scemo. E ho fatto lo scemo. Ho detto: "Ma lei sa che noi dobbiamo fare il deposito in arcivescovado con la ricevuta?". "Ah, non sapevo. Piacere". E se ne sono andati".

Nel corso del colloquio con i giornalisti, il Papa ha affrontato anche il tema della povertà. C'è sempre più assuefazione a vedere la grande povertà accanto alla ricchezza estrema. "Forse stiamo tornando alle "caste" e forse quando le persone vengono scartate e emarginate, si può parlare di "terrorismo di Stato", ha aggiunto il pontefice. "La Chiesa deve spogliarsi, deve dare l'esempio in tema di povertà. Anzi molto di più di questo: deve rifiutare ogni mondanità. Per noi consacrati, vescovi, preti, suore e laici impegnati il peccato più grave è la mondanità. E' tanto brutto vedere un consacrato, un uomo di chiesa diventato mondano".

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Da - http://www.repubblica.it/esteri/2015/01/19/news/il_papa_cattolici_non_siano_conigli_tre_figli_nella_famiglia_ideale-105306810/?ref=HREC1-2


Titolo: Francesco: «Sarò Papa per poco» In quella frase sul suo tempo non c’è rinuncia..
Inserito da: Admin - Marzo 17, 2015, 12:05:31 am
Il commento

Francesco: «Sarò Papa per poco»
In quella frase sul suo tempo non c’è rinuncia né limite di età


Di Gian Guido Vecchi

I l 18 agosto dell’anno scorso, di ritorno da Seul, aveva scherzato sulla propria morte facendo il gesto di chi se ne va: «Io so che questo durerà poco tempo, due o tre anni e poi via, alla casa del Padre!». Nell’intervista alla tv messicana ha confermato «la sensazione un po’ vaga» che il suo Pontificato «sarà breve» («Quattro o cinque anni, non so, o due o tre... Beh, due sono già passati»), salvo aggiungere: «È come la psicologia di chi gioca e allora crede che perderà per non restare poi deluso. E se vince è contento. Non so cos’è. Ma ho la sensazione che Dio mi ha messo qui per una cosa breve, niente di più. Ma è una sensazione. Per questo lascio sempre aperta la possibilità».

Eppure, di là da questa «sensazione», la cosa notevole è che Francesco respinga sia la possibilità di un limite di età fissato magari a 80 anni («a me non piace fissare un’età... parlare di 80 anni crea una sensazione di fine Pontificato che non farebbe bene, qualcosa di prevedibile») sia l’idea in generale di un papato a termine, come se la «rinuncia» fosse ormai un esito inevitabile. Bergoglio spiega che Benedetto XVI «ha aperto con grande coraggio la porta dei Papi emeriti» e non bisogna considerarlo «come un’eccezione» ma «una istituzione».

Oggi «si è aperta la possibilità che possa esistere». Una possibilità: Ratzinger «forse sarà l’unico per molto tempo, forse non sarà l’unico». In questo senso dice di essere «dell’idea di Benedetto»: in condizioni analoghe, si farebbe la stessa domanda. Sarà quel che Dio vorrà, «il papato è una grazia». Ai ragazzi arrivati a San Pietro il 7 giugno, per la festa dello sport, aveva detto: «Vi prego di pregare per me, perché possa fare il mio gioco fino al giorno che il Signore mi chiamerà a sé».

14 marzo 2015 | 10:31
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Da - http://www.corriere.it/opinioni/15_marzo_14/francesco-saro-papa-poco-quella-frase-suo-tempo-non-c-rinuncia-ne-limite-eta-3c16cba4-ca19-11e4-8e70-9bb6c82f06ec.shtml


Titolo: Papa: "Massacro armeni primo genocidio XX secolo".
Inserito da: Admin - Aprile 12, 2015, 06:16:30 pm
Papa: "Massacro armeni primo genocidio XX secolo". Turchia: "Lontano dalla realtà storica"
Il Pontefice ricorda le parole di Giovanni Paolo II e ribadisce il riconoscimento del genocidio avvenuto nel 1915 ad opera della Turchia.
Ankara convoca il nunzio apostolico Lucibello e manifesta la propria irritazione

12 aprile 2015
   
CITTA' DEL VATICANO -  "La nostra umanità ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite: la prima, che generalmente viene considerata come il primo genocidio del XX secolo, ha colpito il vostro popolo armeno, prima nazione cristiana". Papa Francesco cita la dichiarazione comune fatta da papa Giovanni Paolo II e Karekin II, Catholicos della Chiesa armena, il 27 settembre 2001, a proposito del massacro di un milione e mezzo di cristiani armeni, di cui ricorre quest'anno il centesimo anniversario. Una posizione, quella della Santa Sede, che il governo di Ankara giudica "lontana dalla realtà storica".

Quella tragedia, ha detto papa Francesco all'inizio della messa in San Pietro a 100 anni dal "martirio", ha colpito il popolo armeno "insieme ai siri cattolici e ortodossi, agli assiri, ai caldei e ai greci". "Furono uccisi vescovi, sacerdoti, religiosi, donne, uomini, anziani e persino bambini e malati indifesi", ha ricordato. "Le altre due" del secolo scorso "furono quelle perpetrate dal nazismo e dallo stalinismo - ha aggiunto - E più recentemente altri stermini di massa, come quelli in Cambogia, in Ruanda, in Burundi, in Bosnia. Eppure sembra che l'umanità non riesca a cessare di versare sangue innocente".

Bergoglio ha insistito sulla necessità di ricordare le vittime: "Ricordarle è necessario, anzi, doveroso - ha aggiunto - perché laddove non sussiste la memoria significa che il male tiene ancora aperta la ferita; nascondere o negare il male è come lasciare che una ferita continui a sanguinare senza medicarla!".  Ma il Papa non ha dimenticato, anche oggi, di citare le persecuzioni subìte dai cristiani: "Purtroppo ancora oggi sentiamo il grido soffocato e trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi - decapitati, crocifissi, bruciati vivi - oppure costretti ad abbandonare la loro terra. Anche oggi stiamo vivendo una sorta di genocidio causato dall'indifferenza generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino che esclama: 'A me che importa?'; 'Sono forse io il custode di mio fratello?'".

Governo turco convoca ambasciatore Vaticano per protesta. La reazione della Turchia alle parole del Papa non si è fatta attendere: è stato subito convocato l'ambasciatore vaticano - il nunzio apostolico Antonio Lucibello - per una protesta formale. Ankara ha espresso "la forte irritazione" per le parole pronunciate da Francesco. Ed ha aggiunto che questo provocherà un problema di fiducia nei rapporti con la Santa Sede. Il governo turco, sebbene lo scorso anno il premier Recep Tayyip Erdogan abbia presentato per la prima volta le "condoglianze" della Turchia ai discendenti delle vittime, continua a rifiutare di riconoscere l'esistenza del genocidio, una posizione che è da sempre elemento di frizione con l'Unione europea.

L'utilizzo del termine "genocidio" da parte di Bergoglio costituisce dunque un elemento politico forte. Non a caso più tardi il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, l'ha definito "senza fondamento" e "lontano dalla realtà storica". "La dichiarazione del Papa, che è lontano dalla realtà legale e storica, non può essere accettata", ha detto sul suo account di Twitter il ministro, definendo le dichiarazioni di Francesco "infondate".

Il messaggio di Francesco - "Dio conceda che si riprenda il cammino di riconciliazione tra il popolo armeno e quello turco e la pace sorga anche nel Nagorno Karabakh", ha affermato Papa Bergoglio nel suo Messaggio agli Armeni. "Si tratta di popoli che, in passato, nonostante contrasti e tensioni, hanno vissuto lunghi periodi di pacifica convivenza, e persino nel turbine delle violenze hanno visto casi di solidarietà e di aiuto reciproco - aggiunge il Papa -. Solo con questo spirito le nuove generazioni possono aprirsi a un futuro migliore e il sacrificio di molti può diventare seme di giustizia e di pace". Nel testo, in copie autografe in italiano e in lingua armena, consegnato al termine della Messa  a Karekin II, Supremo Patriarca e Catholicos di tutti gli armeni, Aram I, Catholicos della Grande Casa di Cilicia, Nerses Bedros XIX Tarmouni, Patriarca di Cilicia degli armeni cattolici, e a Ser  Sargsyan, presidente della Repubblica di Armenia, si legge: "Un secolo è trascorso da quell'orribile massacro che fu un vero martirio del vostro popolo, nel quale molti innocenti morirono da confessori e martiri per il nome di Cristo. Non vi è famiglia armena ancora oggi che non abbia perduto in quell'evento qualcuno dei suoi cari".

Genocidio riconosciuto da circa venti Paesi. Il genocidio armeno è riconosciuto da una ventina di Paesi, tra cui Italia, Argentina, Uruguay, Francia, Svizzera, Russia e Parlamento europeo. Giovanni Paolo II ha menzionato il termine "genocidio" in un documento firmato nel 2001 dal patriarca armeno, e Jorge Bergoglio aveva già impiegato il termine prima di diventare Pontefice nel 2013 e almeno una volta in privato. Ma è la prima volta che un Papa pronuncia il termine in pubblico.  Il primo Paese al mondo a riconoscere il genocidio armeno, nel 1965, fu l'Uruguay. Lo seguirono altri Parlamenti: Russia (1994), Olanda (1994), Grecia (1996), Francia (2001), Italia (2001), Svizzera (2003), Canada (2004), Argentina (2005), Svezia (2010) e Bolivia (2014). Alcuni Paesi - come la Svizzera o la Slovacchia - ne sanzionano anche la negazione (un tribunale federale svizzero nel 2007 ha anche condannato un negazionista).  Nel 2013, la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che processare e condannare qualcuno per negare il genocidio armeno costituisce un attentato contro la libertà di espressione. La sentenza è stata emessa da un tribunale di prima istanza ed ora è in corso di riesame.

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12 aprile 2015

Da - http://www.repubblica.it/esteri/2015/04/12/news/papa_francesco_massacro_degli_armeni_primo_genocidio_del_xx_secolo_-111743213/


Titolo: PAPA FRANCESCO: “Scandalosa la disparità di retribuzione tra l’uomo e la donna”
Inserito da: Admin - Maggio 01, 2015, 11:38:16 am
Papa Francesco: “Scandalosa la disparità di retribuzione tra l’uomo e la donna”

È l’appello lanciato dal pontefice durante l’udienza generale del mercoledì, nella quale si è soffermato sul valore del matrimonio.
Bergoglio ha invitato i fedeli presenti a “riconoscere come ricchezza sempre valida la maternità delle donne e la paternità degli uomini”, sbarrando la strada alla possibilità di una benedizione della Chiesa cattolica per le adozioni da parte di coppie dello stesso sesso

Di Francesco Antonio Grana | 29 aprile 2015

“Sostenere con decisione il diritto all’uguale retribuzione per uguale lavoro; la disparità è un puro scandalo!”. È l’appello rivolto da Papa Francesco in favore delle donne durante l’udienza generale del mercoledì, in piazza San Pietro, nella quale si è soffermato sul valore del matrimonio. Bergoglio ha invitato i fedeli presenti a “riconoscere come ricchezza sempre valida la maternità delle donne e la paternità degli uomini, a beneficio soprattutto dei bambini”. Francesco ha così sbarrato di fatto la strada alla possibilità di una benedizione della Chiesa cattolica per le adozioni da parte di coppie dello stesso sesso.

Bergoglio ha definito “maschilismo” “la brutta figura di Adamo, quando Dio gli chiese perché aveva mangiato la mela e lui risposte che gliela aveva data Eva: la colpa è sempre della donna”

Sulla rinuncia di tanti giovani a sposarsi Bergoglio ha sottolineato che “molti ritengono che il cambiamento avvenuto in questi ultimi decenni sia stato messo in moto dall’emancipazione della donna. Ma nemmeno questo argomento è valido. È una ingiuria. È una forma di maschilismo”. (E “maschilismo”, secondo il Papa è anche “la brutta figura di Adamo, quando Dio gli chiese perché aveva mangiato la mela e lui risposte che gliela aveva data Eva: la colpa è sempre della donna, povera donna! Dobbiamo difendere le donne “). Il Papa ha evidenziato che “è un fatto che le persone che si sposano sono sempre di meno. In molti Paesi aumenta invece il numero delle separazioni, mentre diminuisce il numero dei figli”. Per Bergoglio “la difficoltà a restare assieme, sia come coppia, sia come famiglia, porta a rompere i legami con sempre maggiore frequenza e rapidità, e proprio i figli sono i primi a portarne le conseguenze. Se sperimenti fin da piccolo che il matrimonio è un legame ‘a tempo determinato’, inconsciamente per te sarà così. In effetti, molti giovani sono portati a rinunciare al progetto stesso di un legame irrevocabile e di una famiglia duratura. Credo – ha aggiunto Francesco – che dobbiamo riflettere con grande serietà sul perché tanti giovani ‘non se la sentono’ di sposarsi”.

Non a caso il Papa ha voluto due Sinodi dei vescovi dedicati al tema della famiglia proprio per trovare soluzioni concrete per l’accoglienza nella Chiesa dei divorziati risposati e per cercare di rispondere alla notevole frattura tra la dottrina cattolica sul matrimonio e sulla sessualità e la prassi dei fedeli. Durante la catechesi dell’udienza generale Bergoglio si è chiesto “perché i giovani non si sposano? Perché spesso preferiscono una convivenza, e tante volte ‘a responsabilità limitata’? Perché molti, anche fra i battezzati, hanno poca fiducia nel matrimonio e nella famiglia?”.

Domande alle quali il Papa ha risposto sottolineando che “le difficoltà non sono solo di carattere economico, sebbene queste siano davvero serie”. Per Francesco, “in realtà, quasi tutti gli uomini e le donne vorrebbero una sicurezza affettiva stabile, un matrimonio solido e una famiglia felice. La famiglia è in cima a tutti gli indici di gradimento fra i giovani; ma, per paura di sbagliare, molti non vogliono neppure pensarci; pur essendo cristiani, non pensano al matrimonio sacramentale, segno unico e irripetibile dell’alleanza, che diventa testimonianza della fede. Forse proprio questa paura di fallire è il più grande ostacolo ad accogliere la parola di Cristo, che promette la sua grazia all’unione coniugale e alla famiglia”.

Bergoglio ha sottolineato, inoltre, che già “nei primi tempi del cristianesimo, questa grande dignità del legame tra l’uomo e la donna sconfisse un abuso ritenuto allora del tutto normale, ossia il diritto dei mariti di ripudiare le mogli, anche con i motivi più pretestuosi e umilianti”. Infine, il Papa ha evidenziato “la virtù dell’ospitalità delle famiglie cristiane che riveste oggi un’importanza cruciale, specialmente nelle situazioni di povertà, di degrado, di violenza familiare”.

Twitter: @FrancescoGrana
Di Francesco Antonio Grana | 29 aprile 2015

Da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/29/papa-francesco-uno-scandalo-disparita-di-retribuzione-tra-uomo-e-donna/1634797/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-2015-04-29


Titolo: Il Papa ai Vescovi: «Denunciate la corruzione che in Italia impoverisce senza...
Inserito da: Admin - Maggio 19, 2015, 10:11:59 am
Assemblea Generale della Cei
Il Papa ai Vescovi: «Denunciate la corruzione che in Italia impoverisce senza vergogna»
Monito di Francesco: «Non siate timidi nella denuncia e presentate proposte concrete e comprensibili, non teorie dottrinali per pochi eletti»

Di Redazione Online

«Non essere timidi o irrilevanti nello sconfessare e nello sconfiggere una diffusa mentalità di corruzione pubblica e privata». Lo ha chiesto Papa Francesco ai vescovi italiani, nel discorso pronunciato in apertura dei lavori dell’Assemblea Generale della Conferenza episcopale italiana (Cei).

Difendere il mondo dalle colonizzazioni ideologiche
Secondo Bergoglio, infatti, in Italia proprio tale mentalità corrotta «è riuscita a impoverire, senza alcuna vergogna, famiglie, pensionati, onesti lavoratori, comunità cristiane, scartando i giovani, sistematicamente privati di ogni speranza sul loro futuro, e soprattutto emarginando i deboli e i bisognosi». Denunciare tutto questo è un dovere che deriva, ha scandito, «dalla sensibilità ecclesiale che ci fa uscire, come buoni pastori, verso il popolo di Dio per difenderlo dalle colonizzazioni ideologiche che gli tolgono l’identità e la dignità umana».

La dottrina sia proposta concreta e comprensibile
Il discorso di Francesco vuole, però, non essere solo astratta, né nella vita, né nelle «scelte pastorali e nella elaborazione dei documenti», che non devono vedere «l’aspetto teoretico-dottrinale astratto, quasi che i nostri orientamenti non siano destinati al nostro Popolo o al nostro Paese, ma soltanto ad alcuni studiosi e specialisti». Vescovi e uomini della Chiesa devono, quindi, «perseguire lo sforzo di tradurre» le dottrine «in proposte concrete e comprensibili».

Responsabilità ai laici: non serve il «vescovo-pilota», ma il pastore
Anche per questo, in materia di Fede, i vescovi devono «rinforzare l’indispensabile ruolo di laici disposti ad assumersi le responsabilità che a loro competono: non c’è bisogno di un monsignore-pilota o di un input clericale per assumersi le proprie responsabilità a tutti i livelli, da quello politico a quello sociale, da quello economico a quello legislativo. I laici hanno invece tutti la necessità del vescovo-pastore»

18 maggio 2015 | 17:44
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Da - http://www.corriere.it/cronache/15_maggio_18/papa-francesco-vescovi-denunciate-corruzione-italia-impoverisce-senza-vergogna-f412f1c4-fd72-11e4-b490-15c8b7164398.shtml


Titolo: PAPA FRANCESCO: non basta aspettare la ripresa, serve coraggio.
Inserito da: Admin - Giugno 21, 2015, 05:28:30 pm
Il papa: non basta aspettare la ripresa, serve coraggio
Il primo discorso a Torino dedicato al mondo del lavoro: "No all'ideologia del denaro".
Poi attacca la corruzione.
Nuovo affondo sugli immigrati: "Trattati come merci"

Di Paolo Griseri
21 giugno 2015

"E' necessario passare dall'economia organizzata dal capitale a quella orientata dal bene comune". Papa Francesco inizia la sua visita a Torino incontrando il mondo del lavoro. In piazza i rappresentanti dei sindacati e delle imprese. Tra questi anche l'amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne.

Il papa ascolta gli interventi di un imprenditore che racconta: "Ho duecento dipendenti. Mi hanno offerto di trasferire l'azienda all'estero ma io ho rifiutato per difendere i posti di lavoro". È qui che la piazza ha applaudito per la prima volta. La seconda testimonianza è di un'operaia della Maserati che racconta la sua vita da cassaintegrata e il ritorno al lavoro nello stabilimento di Grugliasco. Il Papa incoraggia tutti. Invita a osare: "Vi dico senza retorica di avere coraggio: siate artigiani del futuro". Poi attacca il sistema economico: "I poveri sono le vittime dell'iniquità della nostra economia. Fa piangere vedere in questi giorni le persone trattate come merci. Da noi quello che non produce si esclude, come un usa e getta. No all'ideologia del denaro che consente a pochi di arricchirsi nonostante la crisi malgrado i tanti che si impoveriscono fini alla fame".

Molto duro anche il passaggio sulla corruzione: "no alle collusioni mafiose, alle truffe, alle tangenti. No all'iniquità che genera violenza".

Poi, al termine, il Papa scende dal palco per salutare i presenti. Sindacalisti e imprenditori fanno la fila per stringergli la mano. Quando è il momento di Marchionne dalla piazza partono fischi all'indirizzo dell'amministratore delegato. Poi Francesco entra in Duomo per pregare di fronte alla Sindone

© Riproduzione riservata
21 giugno 2015

Da - http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/06/21/news/il_papa_non_basta_aspettare_la_ripresa_serve_coraggio-117344141/?ref=HREC1-1


Titolo: La - Laudato si' - è un Manifesto del 21° secolo per la democrazia della Terra
Inserito da: Admin - Giugno 21, 2015, 05:31:36 pm
La Laudato si' è un Manifesto del 21° secolo per la democrazia della Terra

Pubblicato: 19/06/2015 16:07 CEST Aggiornato: 19/06/2015 16:55 CEST

Molti degli articoli sull'Enciclica di Papa Francesco nella stampa - prima e dopo la presentazione ufficiale di ieri - hanno riassunto questo documento di svolta coi suoi 246 paragrafi sulla crisi ecologica e umana ai soli quattro paragrafi sul cambiamento climatico. Ma Laudato si' è molto più vasto e profondo. È in primo luogo un appello a un cambiamento di consapevolezza e di concezione del mondo dal paradigma dominante del dominio sulla natura e della sua distruzione a un altro nel quale vediamo la Terra come nostra Madre, come la nostra casa comune.

Laudato si' comincia con la preghiera di San Francesco "Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba": un testo che ha una profonda risonanza con la filosofia indiana del Vasudhaiv Kutumkan, la Famiglia della Terra, e anche con il movimento contemporaneo per i Diritti della Madre Terra, ed è in consonanza con le culture e le fedi di tutto il mondo. L'enciclica è un invito urgente a "rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta" (paragrafo 14) e ciò comprende la biodiversità, l'aria, l'acqua, gli oceani. È chiaro che per proteggere la casa comune abbiamo bisogno di "unire tutta la famiglia umana"(13). L'enciclica continua: "Questa sorella protesta per il male che le provochiamo a causa dell'uso irresponsabile e dell'abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c'è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomo di malattia che avvertiamo nel suolo, nell'acqua. Nell’aria e negli esseri viventi."

Il suolo è citato spesso, compresi i contributi dati dalla degradazione del suolo e della terra e dalla deforestazione al cambiamento climatico. E il papa ricorda che "dimentichiamo che noi stessi siamo terra (genesi 2.7)". Una verità importante, di cui prendere consapevolezza a livello profondo e che è alla base del manifesto di Navdanya "Terra Viva", che abbiamo presentato a maggio in Italia e che è anch'esso una celebrazione del suolo come vita.

Laudato si è poi molto critico sulla privatizzazione dell'acqua e sull'idea che le forme di vita siano solo miniere di geni, utili a fare affari. "Non basta pensare alle diverse specie solo come eventuali risorse sfruttabili, dimenticando che hanno un valore in sé stesse" (33). Il valore intrinseco di tutti gli esseri e di tutta la biodiversità è l'etica su cui Navdanya si fonda è per questo che affermiamo che non dovrebbero esistere brevetti sui semi né brevetti sulla vita. Laudato si è cauto sulla questione degli OGM ma ne indica le minacce per i piccoli contadini. Sottolinea il fatto che, attraverso la biotecnologia e le conoscenze legate al DNA, una manciata di interessi sta controllando il destino della terra e dell'Umanità. "È terribilmente rischioso che esso risieda in una piccola parte dell'Umanità" (104).

Tutto ciò che darà forma alla nostra libertà e sopravvivenza è affrontato nell'enciclica: "La nostra libertà si ammala quando si consegna alle forze cieche dell'inconscio, dei bisogni immediati, dell'egoismo, della violenza brutale". Fra le forze cieche dell'inconscio c'è l'idea dell'antropocentrismo e della crescita senza limiti del fondamentalismo tecnologico senza precauzioni, senza garanzie e senza responsabilità. La mente tecnologica vede la natura come ordine senza senso, un corpo freddo di fatti, un mero "dato", strumento, materia prima da martellare per trasformarla in profitto.

L'intrinseca dignità del mondo è così compromessa. La natura non è materia morta, è viva e quando distruggiamo la natura lei può distruggere noi. La nostra arroganza ci sta rendendo ciechi a questa realtà essenziale che le donne, i piccoli contadini e le culture indigene hanno capito. Molti movimenti saranno resi più forti dall'enciclica. I soli minacciati sono coloro che vorrebbero continuare a cercare di garantire il loro dominio sull'intero pianeta e sulle risorse della Terra, privatizzando i beni comuni, imponendo accordi di libero commercio come il TTP e il TTIP, distruggendo la democrazia e i diritti dei popoli e devastando la Terra che ci sostenta. L'enciclica si basa sull'ecologia integrale, sul legame inscindibile dell'ecologia con la società e con l'economia: quel collegamento-interconnessione che abbiamo cercato di esplorare col manifesto "Terra Viva".

Nell'ecologia integrale, la sostenibilità e la giustizia sociale sono inseparabili. Come afferma l'enciclica: "Un approccio veramente ecologico diventa un approccio sociale, deve mettere le questioni della giustizia nei dibattiti sull'ambiente in modo da rispondere insieme al grido della terra e al grido dei poveri". Questa per me è democrazia della Terra.

DA - http://www.huffingtonpost.it/vandana-shiva/la-laudato-si-manifesto-del-21-secolo-terra_b_7620852.html?utm_hp_ref=italy


Titolo: "Caro fratello Francesco, benvenuto": il saluto dei Valdesi al Papa.
Inserito da: Admin - Giugno 25, 2015, 07:53:56 pm

"Caro fratello Francesco, benvenuto": il saluto dei Valdesi al Papa.
Bergoglio: "Vi chiedo perdono per ciò che Chiesa vi ha fatto"
La storica visita di Bergoglio al Tempio di Torino.
Il moderatore Bernardini: "Varcato un muro eretto otto secoli fa".
La replica del Papa: "Unità non significa uniformità"

22 giugno 2015

Caro fratello Francesco, benvenuto". Il pastore valdese di Torino, Paolo Ribet, si rivolge così a Papa Francesco, primo pontefice nella storia a visitare un tempio valdese oggi a Torino. "La incontriamo con gioia come un nuovo fratello nel nostro percorso", aggiunge il pastore. Storico incontro per Papa Francesco a Torino: Bergoglio è il primo pontefice a visitare un tempio valdese.

Ad accoglierlo, alle 9, nella chiesa di corso Vittorio Emanuele II, un canto in spagnolo, Cada cosa en la vida e il moderatore della Tavola Valdese, pastore Eugenio Bernardini, il presidente del Concistoro della Chiesa Evangelica Valdese di Torino, Sergio Velluto, e il titolare della Chiesa Evangelica Valdese di Torino, pastore Paolo Ribet. Dopo i discorsi, Bernardini, che lo ha accolto, e lo stesso Papa hanno recitato insieme il Padre Nostro. L'appuntamento di questa mattina è uno dei più importanti della visita papale a Torino.

E il Papa, che ha ricevuto in dono una Bibbia del 1532 ha risposto chiedendo perdono: "Da parte della chiesa cattolica vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi".

"Vogliamo leggere la sua visita, che è stata definita giustamente storica, proprio in questa dimensione di fratellanza - ha aggiunto il pastore Ribet - Viviamo un'esperienza incoraggiante e spero anticipatrice di ulteriori esperienze ecumeniche anche a Torino".

Dopo il pastore Ribet è intervenuto il Moderatore della chiesa valdese rioplatense di Uruguay e Argentina, un omaggio alle origini del Papa. "Sarebbe bello - ha detto - poter organizzare un evento simile. Papa Francesco, si consideri invitato sin da ora...".

Con la visita al Tempio Valdese di Torino, Papa Francesco "ha varcato un muro alzato otto secoli fa, quando la nostra chiesa fu accusata di eresia e scomunicata dalla Chiesa romana". ha aggiunto Bernardini. E ha continuato chiedendo a Francesco di rompere il tabù che impedisce a cattolici e protestanti di vivere insieme l'Eucarestia durante il culto: "Ciò che unisce i cristiani raccolti intorno alla mensa di Gesù sono il pane e il vino che Egli ci offre e le sue parole, non le nostre interpretazioni che non fanno parte dell'evangelo. Sarebbe bello che in vista del 2017 le nostre chiese affrontassero insieme questo tema".

La "riscoperta" della fraternità Cristiana "ci consente di cogliere il profondo legame che già ci unisce, malgrado le nostre differenze". Così ha risposto Papa Francesco "Si tratta di una comunione ancora in cammino, l'unità si fa in cammino, una comunione che, con la preghiera, con la continua conversione personale e comunitaria e con l'aiuto dei teologi, noi speriamo, fiduciosi nell'azione dello spirito santo, possa diventare piena e visibile comunione nella verità e nella carità".

"L'unità che è frutto dello spirito santo non significa uniformità. I fratelli infatti sono accomunati da una stessa origine ma non sono identici tra di loro", ha detto Francesco.

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22 giugno 2015

Da - http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/06/22/news/il_papa_a_torino_per_ka_prima_volta_nella_storia_nel_tempio_valdese-117406386/?ref=nl-Ultimo-minuto-ore-13_22-06-2015


Titolo: PAPA FRANCESCO. Il Papa dei poveri critica il dominio della finanza
Inserito da: Admin - Giugno 27, 2015, 10:23:19 am
Il Papa dei poveri critica il dominio della finanza

Di Luigi Accattoli www.luigiaccattoli.it

Più che mai, dopo la pubblicazione dell’enciclica sull’ecologia, il Papa argentino sarà accusato di comunismo, di non capire l’economia capitalistica e di fare demagogia, ma infine sarà chiara la posta in gioco: è lecito muovere una critica globale all’attuale sistema finanziario mondiale? O quantomeno: è lecito criticare la gestione - meglio: «non gestione» - della crisi degli anni 2007-2008?
Le parole di Francesco al solito sono chiare e trancianti: «Il salvataggio a ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi» (paragrafo 189). Fa colpo sentirlo parlare al mondo della finanza con il rude linguaggio con cui nelle omelie accusa chi considera una notizia la «perdita di un punto della Borsa» ma ritiene che la morte, per freddo o fame, di un uomo «non fa notizia».

Già Benedetto XVI nella Caritas in Veritate (2009) aveva messo in risalto la responsabilità del sistema finanziario nella crisi, allora appena esplosa. Anche in considerazione di quella «responsabilità» il Papa tedesco in quell’enciclica aveva sollecitato la creazione di «una vera autorità politica mondiale» in grado di «governare l’economia».

Francesco fa sua (al paragrafo 175) la richiesta del predecessore, ma la sua accusa al sistema finanziario è più forte e diretta: l’economia, afferma, non deve sottomettersi al «paradigma efficientista della tecnocrazia»; e conclude che nonostante la crisi non sono stati «ripensati i criteri obsoleti che continuano a governare il mondo». È una denuncia che abbiamo già ascoltato da tanti economisti: ma nessuno che abbia davvero voce nel mondo l’aveva affermata, fino a oggi, con la forza con cui ora l’ha gridata il Papa dei poveri. Non gli verrà perdonato, ma c’è almeno da sperare che il suo grido sia ascoltato.

19 giugno 2015 | 08:00
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Da - http://www.corriere.it/opinioni/15_giugno_19/papa-poveri-critica-dominio-finanza-436b71f4-1648-11e5-9531-d169a57fe795.shtml


Titolo: Il Papa esercita il suo potere
Inserito da: Admin - Agosto 06, 2015, 11:10:16 am
Il Papa esercita il suo potere
Pubblicato: 31/07/2015 12:12 CEST Aggiornato: 31/07/2015 12:12 CEST

Il paragrafo 86 dell'enciclica papale Laudato sì è basato sul postulato in base a cui "l'insieme dell'universo con le sue molteplici relazioni mostra al meglio la ricchezza inesauribile di Dio". Che vuole intendere esattamente il Pontefice su un punto determinante come questo? Francesco cita la Summa Theologica di S. Tommaso d'Aquino dove il sommo teologo domenicano spiega come questa immensa ricchezza sia l'espressione di una precisa volontà del Creatore: la chiama "l'intenzione del primo agente" che, aristotelicamente parlando, è Dio, il motore immobile da cui tutto si genera. L'universo, sostiene il papa, deve essere tutelato perché è la manifestazione tangibile della bontà divina. Attenzione, non della bellezza, ma della bontà che ovviamente viene percepita attraverso la forma dell'universo stesso per come si manifesta all'uomo e innegabilmente è molto bello.

Ecco perché non dobbiamo violentarlo, l'universo, e stravolgerlo, altrimenti in tal modo contribuiremmo a erodere sempre di più quella suprema bontà che è regolatrice del cosmo e quindi della vita. Chi ce lo garantisce? La fede naturalmente, riscontrata però sull'esperienza come vuole S. Tommaso. Ma qui sorge una delle innumerevoli aporie del pensiero religioso, non soltanto cattolico. Se l'universo è la forma stessa tangibile della bontà divina, come è possibile che l'uomo possa manometterla se non annientarla? Può, in altri termini, l'essere umano intervenire sulla perfezione divina? No. Ma può, anzi deve, partecipare all'opera della creazione e proprio in questo si manifestano la fede, la speranza e la carità, virtù teologali garantite dall'essere, ciascuno di noi, una scintilla della natura divina.

Natura, per l’appunto. Ma come si può spiegare razionalmente una tesi come questa e che ricadute ha? Si spiega così, chiarisce S. Tommaso e il Papa si attiene alla sua dottrina: la bontà divina "non può essere adeguatamente rappresentata da una sola creatura"... dato che Dio ha voluto che "ciò che manca a ciascuna cosa per rappresentare la bontà divina sia supplito dalle altre cose". Mica male! È il razionalismo tomistico, quello per cui i ragionamenti più rigorosi e incontrovertibili possono essere proprio quelli che poggiano su premesse indimostrabili e indefinibili, come il concetto della bontà che sarebbe riscontrabile nella natura quale regno del giusto dato che ciò che vi accade di necessità ed è giusto ciò che è necessario.

Ora il Papa ha impostato tutta l'enciclica sull'idea che la Chiesa deve intervenire direttamente per garantire la conservazione della natura violentata dall'uomo che così facendo offende se stesso e Dio, per impedire che il segno della bontà divina sia cancellato con la certezza di incamminarci allora sulla via del peccato e del male. Ma come fare? Operando sul piano spirituale o su quello pragmatico e politico? È evidente che nel pensiero del Papa la filosofia tomistica ha senso solo se tradotta in opera concreta di salvaguardia e repressione dell'aggressione maligna.

Tutto sacrosanto, certo. Però un impegno politicamente così giustificato in sede teologica, costringe a ripensare, ancora una volta, a quello che è stato sempre definito il potere temporale della Chiesa. Il Papa dice che la missione della Chiesa è rivolta al bene, alla positività della vita, alla sanità dell'esistenza fisica e morale. Ma per raggiungere questo risultato bisogna di nuovo porsi il problema dell'equilibrato rapporto tra Chiesa e Stato. Francesco spoglia il più possibile la Chiesa dalla concreta dimensione del potere temporale, politico e economico, trasformandolo in un potere spirituale inflessibile ma sottratto alla dialettica della politica. È un'utopia ma nel mondo di oggi, massacrato da una crisi economica sempre più spaventosa e implacabile, il ruolo del Papa tende a incidere sulla vita sociale ma proprio là dove si sottrae meglio all'onere del potere temporale che tanti guasti ha prodotto nella storia della Chiesa stessa. Francesco è oggi in una posizione ben diversa da quella espressa nel pontificato del santo Pontefice Giovanni Paolo II.

Da - http://www.huffingtonpost.it/claudio-strinati/papa-esercita-suo-potere_b_7902286.html?utm_hp_ref=italy


Titolo: BAGNASCO CONTRO FRANCESCO ... MA NOI NO!
Inserito da: Admin - Agosto 24, 2015, 05:31:34 pm
L’intervista al presidente della Cei
Unioni civili, Bagnasco: «Scorretto dare gli stessi diritti delle famiglie»
Il capo dei vescovi: «Famiglia è “papà, mamma, bambini”». Sull’emergenza migranti:
«I poveri del mondo non vogliono più vivere in condizioni disumane»

Di Paolo Conti

Il cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Cei, affronta le polemiche sui rapporti Cei-politica e sull’immigrazione e chiude sulle unioni civili.
Eminenza, in questi giorni si è parlato molto di immigrati: lei ha accusato l’Onu di non avere un ruolo attivo...
«Ho fatto riferimento all’Onu, il massimo organismo di incontro politico-economico, non per depistare l’attenzione verso responsabili lontani e indistinti, ma perché il fenomeno con cui siamo chiamati a confrontarci è mondiale: è come se il Sud del pianeta, costretto da circostanze ormai insopportabili, vedesse l’Occidente come l’unica sponda rimasta. È vero che anche da noi esistono problemi e squilibri, ma i poveri del mondo non sono più disposti a vivere in condizioni disumane. E la tragedia di gente che muore dentro a una stiva, in una valigia, cacciata in mare è talmente grave e complessa che non può essere risolta né da un singolo Paese e neppure dall’Europa che, comunque, deve fare molto di più. La sede è a livello mondiale, perché si tratta di accogliere e anche di dare possibilità di futuro, tenendo conto dei contesti. Nel contempo, è urgente da una parte aiutare i Paesi di provenienza e, dall’altra, perseguire con rigore scafisti e altri oscuri decisori che speculano sulla pelle dei disperati».

Pensa che il governo italiano faccia poco per risolvere il problema?
«Vedo un notevole impegno delle prefetture, che cercano di comporre le giuste esigenze di chi accoglie e di chi è accolto. E qui si inserisce l’impegno della Chiesa: per esemplificare, soltanto a Genova c’è una rete di quaranta centri di ascolto parrocchiali aperti indistintamente a tutti e attualmente sono ospitati 400 immigrati. Come presidente della Cei posso testimoniare che si tratta di un’esperienza comune pressoché in tutte le diocesi, grazie a quel cuore misericordioso delle nostre comunità, tanto sollecitato da papa Francesco».

La Cei è al centro di numerose e infuocate polemiche. Qual è oggi il vero rapporto tra la Conferenza episcopale e il mondo politico italiano?
«Le polemiche non fanno mai bene a nessuno: esasperano gli animi e deformano la realtà. Mettere in evidenza alcuni aspetti problematici o critici non significa negare la complessità che è propria della vita, sia personale che sociale. La sincera tensione al bene della gente e del Paese è parte della missione anche della Chiesa e porta al rispetto reciproco e alla collaborazione responsabile almeno su tre fronti: i valori morali e spirituali, alcune proposte pratiche e l’impegno comune, come succede con il volontariato delle parrocchie e di altre realtà ecclesiali. Questa leale collaborazione, radicata nel sentire della gente, nella storia e nell’ordinamento del nostro Paese, rappresenta una ricchezza che deve essere custodita e promossa. In tale prospettiva, le coordinate rimangono il pieno rispetto della libertà religiosa e di quella laicità che, nell’esperienza italiana, non ignora ma salvaguardia e valorizza il fenomeno religioso in tutte le sue dimensioni.

Molti assicurano che lei abbia «richiamato» monsignor Galantino chiedendogli di non partecipare al convegno su De Gasperi per evitare altre polemiche. È così?
«Monsignor Galantino mi ha telefonato da Trento per condividere la sua meditata intenzione di inviare il testo della relazione, evitando di partecipare di persona al convegno. Gli ho espresso il mio pieno accordo e il mio apprezzamento per tale scelta».

Si parla di un «malessere» di numerosi vescovi verso le posizioni di monsignor Galantino, sulla frase sulla politica paragonata a un «piccolo harem di cooptati e di furbi». Lamentele che sarebbero arrivate a lei.
«È sempre improprio estrapolare una frase dal contesto in cui è pronunciata: in questo caso 16 pagine di relazione, che rendono il senso e il peso delle parole. Sono convinto che l’intenzione del segretario generale non sia stata di offendere qualcuno, ma di stimolare il mondo politico a progredire nell’analisi puntuale dei problemi della gente e a decidere provvedimenti efficaci ed equi».

Esiste una divisione tra vecchia e nuova guardia della Cei, quella consolidata prima di papa Bergoglio e quella successiva?
«Sono schemi che rispondono a categorie più sociologiche che ecclesiali. La Chiesa in tutte le sue espressioni, quindi anche le Conferenze episcopali, è dentro a una storia che si arricchisce del magistero e della fede del popolo di Dio. È in cammino, la Chiesa, dentro a un alveo che valorizza ogni nuovo buon apporto e trova nel Papa la guida sicura e la sintesi nella comunione. Ai vescovi italiani non appartengono certe contrapposizioni che si leggono: lo dice la nostra storia di fedeltà piena e di collaborazione cordiale ai papi, alle loro indicazioni sia dottrinali che pastorali. Aggiungo che la gratitudine e l’apprezzamento al Santo padre Francesco per la sua costante e affettuosa vicinanza sono molto più forti di quanto qualcuno possa ritenere».

Qual è il suo giudizio sul governo Renzi e sulla politica di riforme? E sul rapporto con le opposizioni?
«Non tocca a me un giudizio puntuale di questo tipo, poiché - più che valori morali e spirituali - implica competenze tecniche specifiche. La complessità della situazione e i problemi della gente, con cui noi pastori viviamo tutti i giorni, sono sotto gli occhi di tutti. Costruire il bene comune è il dovere e lo scopo dell’azione politica: coloro che sono deputati a questo compito devono con ogni sacrificio personale trovare insieme le vie che ritengono oggi migliori, perché prevalga il bene della gente. In questa prospettiva non è importante che una parte vinca sull’altra, ma che i bisogni concreti delle persone trovino risposta: penso al lavoro, alla famiglia, ai giovani, al welfare».

E come giudica le posizioni del governo Renzi sulle unioni civili?
«La Chiesa non è contro nessuno. Crede nella famiglia quale base della società, presidio dell’umano e garanzia per vivere insieme; la famiglia come è riconosciuta dalla nostra Costituzione e come corrisponde all’esperienza universale dei singoli e dei popoli: papà, mamma, bambini, con diritti e doveri che conseguono il patto matrimoniale. Applicare gli stessi diritti della famiglia ad altri tipi di relazione è voler trattare allo stesso modo realtà diverse: è un criterio scorretto anche logicamente e, quindi, un’omologazione impropria. I diritti individuali dei singoli conviventi, del resto, sono già riconosciuti in larga misura a livello normativo e giurisprudenziale».

Pensa che la Chiesa sia ancora ascoltata dalla popolazione italiana?
«Le 25.000 parrocchie e le 225 diocesi in Italia sono un segno non solo della presenza, ma anche della vicinanza concreta della Chiesa alla gente: le persone questo lo sanno e lo sentono. Dobbiamo ringraziare i nostri sacerdoti per la generosità nel farsi in quattro anche avendo, a volte, la responsabilità di più comunità. Essi non solo presiedono le loro parrocchie: non di rado, presidiano il territorio, arricchito dalla presenza di religiosi e suore con le loro opere e i loro servizi.
Detto questo, ricordo che le comunità cristiane non vivono fuori dal mondo, ma respirano come tutti l’aria del tempo, di quella “dittatura del pensiero unico” denunciata con chiarezza da papa Francesco. Formare le coscienze alla verità e alla bellezza del Vangelo rimane la missione a cui siamo chiamati, forti delle parole di Gesù: “Non temete, io sono con voi sempre”».

23 agosto 2015 (modifica il 23 agosto 2015 | 10:33)
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Da - http://www.corriere.it/cronache/15_agosto_23/migranti-cardinal-bagnasco-poveri-mondo-non-vogliono-piu-vivere-modo-disumano-41382a02-495c-11e5-b566-99560c716b18.shtml


Titolo: FRANCESCO spiega la parabola delle zizzanie
Inserito da: Admin - Settembre 06, 2015, 09:20:17 am
FRANCESCO spiega la parabola delle zizzanie

25 LUGLIO 2014
Roma oggi è afosa, bollente. Ai tantissimi turisti che la affollano si mostra più che luminosa: è accecante. Sembrano più lucenti del solito anche i marmi del colonnato di piazza San Pietro, in contrasto con il nero dei “sampietrini”, i sassi del selciato di via della Conciliazione.

A mezzogiorno, puntualissimo e sorridente come sempre, papa Francesco si affaccia dal palazzo Apostolico. Il tema “religioso” dell’Angelus di oggi è, com’è quasi consuetudine, ispirato da un brano del Vangelo letto questa mattina nelle chiese. Viene dal Vangelo di Matteo ed è il passo in cui Gesù racconta la parabola del buon grano e della zizzania. «Una parabola piuttosto complessa», ammette il Santo Padre, «che affronta il problema del male nel mondo e mette in risalto la pazienza di Dio».

Francesco racconta ai pellegrini che lo osservano dalla piazza, la scena che «si svolge in un campo dove il padrone semina il grano; ma una notte arriva il nemico e semina la zizzania, termine che in ebraico deriva dalla stessa radice del nome Satana, e richiama il concetto di divisione».

Lo sporco lavoro dello zizzaniatore
Il Papa ricorda che il demonio è uno «zizzaniatore». Questa parola insolita fissa ancora di più l’attenzione dei fedeli. Chi è lo zizzaniatore? È «colui che cerca sempre di dividere le persone, le famiglie, le nazioni e i popoli». I servitori del padrone del campo gli chiedono se devono sradicare l’erba cattiva, ma lui li mette in guardia dal pericolo di strappar via anche il grano, tanto simile alla zizzania. Nel racconto, evidenzia Francesco, c’è un doppio insegnamento. Ecco il primo: «Il male che c’è nel mondo non proviene da Dio, ma dal suo nemico, il Maligno».

La pazienza non sia mai indifferenza
E qui Francesco lascia il testo scritto e procede a braccio: «È curioso: il maligno va di notte a seminare la zizzania, nel buio, nella confusione; lui va dove non c’è luce per seminare la zizzania. Questo nemico è astuto: ha seminato il male in mezzo al bene, così che è impossibile a noi uomini separarli nettamente; ma Dio, alla fine, potrà farlo».

Il secondo insegnamento nasce dalla contrapposizione tra l’impazienza dei servi e la paziente attesa del proprietario del campo, che naturalmente rappresenta Dio. «Noi a volte abbiamo una gran fretta di giudicare, classificare, mettere di qua i buoni, di là i cattivi», ammonisce il Pontefice: il Signore, invece, sa aspettare. «Egli guarda nel “campo” della vita di ogni persona con pazienza e misericordia: vede molto meglio di noi la sporcizia e il male, ma vede anche i germi del bene e attende con fiducia che maturino». E poi, come accade spesso, Bergoglio dice che «è bello» che Dio ci aspetti, ci perdoni.

Infine mette in luce l’atteggiamento speranzoso del padrone fondato «sulla certezza che il male non ha né la prima né l’ultima parola». E sottolinea: «Attenzione: la pazienza evangelica non è indifferenza al male; non si può fare confusione tra bene e male! Di fronte alla zizzania presente nel mondo il discepolo del Signore è chiamato a imitare la pazienza di Dio».

Saremo giudicati sulla misericordia
Alla fine, rassicura il Papa, il male sarà tolto, eliminato, e «saremo tutti giudicati con lo stesso metro con cui abbiamo giudicato». Con quale metro? «La misericordia che avremo usato verso gli altri sarà usata anche con noi». Misericordia: la parola chiave del magistero di Francesco…

La zizzania un pianta che fa solo danni
“Mettere zizzania” è un modo di dire comune quando si vuole indicare l’azione di chi cerca di dividere, separare, gettare fango su altri. Questo modo di dire deriva dal Vangelo di Matteo, e in particolare dal suo capitolo 13. Qui Gesù parla del Regno dei Cieli e dell’opera del Signore alla folla attraverso alcune parabole. Tre fra esse, in particolare, si rifanno alla quotidianità dell’attività agricola: la parabola del Seminatore, quella del granello di senape e, appunto, quella delle zizzanie (versetti 24-30).

In questa parabola viene citata la zizzania una specie di gramigna, detta anche “loglio cattivo”, molto simile al grano, che nuoce alle piante vicine e proprio per questo è stata presa a simbolo della discordia” : essa si confonde con i cereali buoni ottenendo il risultato di danneggiarli. La radice ebraica della parola zizzania è “znh” che significa “mettersi in vendita” pertanto il grano è “degenerato” mutato in peggio, traviato e guastato. Chi separa, però, è anche Satana, un nome che viene dall’ebraico e significa “avversario” (tsar)” : la radice di questa parola richiama il verbo “osteggiare, mostrare ostilità”.

È interessante ricordare poi che di zizzania si parla anche nel Vangelo di Tommaso apostolo. Questo Vangelo non è uno dei quattro vangeli canonici (scritti da Matteo, Marco, Luca e Giovanni), ma uno dei cosiddetti” Vangeli apocrifi” (letteralmente: da nascondere, riservati a pochi), un gruppo di testi riguardanti la vita di Gesù, che nel tempo sono stati esclusi (magari perché portatori di informazioni giudicate scorrette) dall’insieme dei Libri che compongono il Nuovo Testamento nella Bibbia. Il ” Vangelo di Tommaso” è una raccolta di 114 detti di Gesù, uno dei quali è una sintesi della parabola delle zizzanie.

Di Benedetta Capelli

Da - http://www.miopapa.it/zizzania-cosi-francesco-spiega-la-parabola/


Titolo: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo.
Inserito da: Admin - Settembre 06, 2015, 09:32:11 am
Testo della parabola
«Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo.
Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò.
Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio.»   (Matteo 13,24-30)
      
E poco più avanti Gesù ne fornisce la spiegazione ai discepoli che ne hanno fatto esplicita richiesta:

«Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del diavolo, e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!»   (Matteo 13,37-42)   
   
«Gesù disse: Il regno del Padre è come un uomo che aveva [buon] seme. Il suo nemico venne di notte e piantò zizzania in mezzo al buon seme. L'uomo non permise che togliessero la zizzania. Disse loro: Che non andiate a togliere la zizzania, e togliate con essa il grano. Poiché il giorno del raccolto la zizzania sarà palese; saranno presi e bruciati. »

Da - https://it.wikipedia.org/wiki/Parabola_della_zizzania


Titolo: Sempre più cattolici conservatori schierati contro il Papa (sono i peggiori)
Inserito da: Arlecchino - Settembre 11, 2015, 11:07:16 am
Vaticano, per il Washington Post sempre più cattolici conservatori schierati contro il Papa

L'Huffington Post
Pubblicato: 08/09/2015 14:48 CEST Aggiornato: 2 ore fa

La rivolta dei cattolici conservatori contro le scelte sempre più "aperte", progressiste e liberali del Papa. A due settimane dalla visita di Papa Bergoglio negli Stati Uniti (a Washington, New York e Philadelphia), e a pochi mesi dai cruciali appuntamenti di Sinodo e Giubileo, il quotidiano americano Washington Post racconta - con interviste e retroscena - i sintomi della "ribellione" in Vaticano.

Una ribellione di cui è difficile capire le proporzioni: è una minoranza o una maggioranza quella che storce il naso davanti alle scelte del Papa su temi cruciali quali divorzio, matrimoni gay e aborto? Anche oggi, con una decisione storica, il Papa ha annunciato le nuove possibilità sull'annullamento del matrimonio: la Sacra Rota rapida e gratuita di Francesco.

Nell'articolo, a firma di Anthony Faiola, parlano i protagonisti - vescovi, cardinali e funzionari del Vaticano - che maldigeriscono la dottrina professata dal Papa. Uno di quelli citati è il cardinale del Wisconsin Raymond Burke. Che, scrive il giornalista, sembra mandare "un avviso al pontefice". Conservatore convinto Burke racconta la resistenza ai cambiamenti liberali e mette in guardia Francesco sui limiti della sua autorità: "Bisogna essere molto attenti su quali sono i poteri del Papa". Poteri che non sono "assoluti " e che non permettono di cambiare "la dottrina".

La nuova cultura progressista del Papa sembra infatti molto lontana dalle idee dei cattolici più rigorosi: una ribellione - quella raccontata da "almeno 7 alti funzionari del Vaticano" che sta "assumendo forme diverse, si va dai commenti pubblici dei vescovi a quelli in rete nei siti cattolici conservatori", creando così un gruppo di "dissidenti di Francesco che cercano di contrastare la tendenza liberale". Lo stesso Burke parla di una dottrina, quella della chiesa, che è come una costituzione, e dunque difficile da "cambiare", soprattutto da parte di un solo uomo.

Ma il Papa, dicono i cattolici conservatori, "ha un atteggiamento tale (liberale, ndr)" in cui chi segue la dottrina classica della Chiesa e i suoi "veri insegnamenti" finisce per "apparire come un nemico dello stesso Papa".

"Abbiamo un problema molto serio in questo momento, una situazione allarmante in cui preti e vescovi cattolici dicono e fanno cose che sono contro ciò che la Chiesa insegna, si parla di unioni tra persone dello stesso sesso e di comunione per coloro che vivono in adulterio eppure il Papa non fa nulla per farli tacere. Quindi la conclusione è che questo è ciò che il Papa vuole " chiosano i dissidenti.

DA - http://www.huffingtonpost.it/2015/09/08/papa-vaticano-dissidenti_n_8102622.html?utm_hp_ref=italy


Titolo: PAPA FRANCESCO. Se lavorano come alberghi è giusto che paghino le tasse
Inserito da: Arlecchino - Settembre 15, 2015, 04:37:47 pm

VATICANO
Il Papa sugli immobili religiosi: se lavorano come alberghi è giusto che paghino le tasse
Svolta di Francesco su una delle questioni che in passato ha creato tensioni fra il Tesoro e gli ordini religiosi


Di Redazione Roma Online

«Un convento religioso è esentato dalle imposte, però se lavora come un albergo paghi le tasse, altrimenti l’impresa non è molto sana»: Papa Francesco affronta senza ipocrisia una delle questioni che hanno creato non poche tensioni negli anni scorsi fra Vaticano e Tesoro. E lo fa in un’intervista all’emittente portoghese Radio Renascenca, con una posizione sicuramente di buon senso, ma che finora non era mai stata espressa, almeno in questi termini.

La svolta del Papa
«Ci sono conventi che sono quasi vuoti - ricorda il Papa - e anche lì può esserci la tentazione del dio denaro. Alcune congregazioni dicono: ora il convento è vuoto, facciamolo diventare un albergo e possiamo ospitare persone, mantenerci e guadagnare denaro. Bene, se desideri questo paga le tasse. Un collegio religioso è esente dalle imposte, ma se lavora come un hotel è giusto che paghi le imposte». La questione è stata regolamentata nel 2014 dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, con un decreto secondo il quale gli spazi organizzati «non in forma imprenditoriale» per la ricettività, come appunto le stanze affittate nei conventi o collegi, possono essere esenti dalle tasse sugli immobili, a condizione che ci sia «discontinuità» nell’apertura. Dunque, che l’attività ricettiva non copra l’intero anno solare. Soprattutto, a condizione che quegli alloggi accolgano «destinatari propri delle attività istituzionali», quindi alunni e famiglie degli istituti scolastici, iscritti al catechismo, appartenenti alla parrocchia, membri di associazioni, e tutti coloro desiderosi di compiere ritiri spirituali. In realtà, secondo le frequenti segnalazioni di operatori del settore turistico, a Roma molti di questi spazi svolgono attività ricettiva full time, anche se mascherata e sfrutterebbero l’escamotage per non pagare l’Imu. Almeno fino all’intervento di oggi del Papa.

14 settembre 2015 | 18:34
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Da - http://roma.corriere.it/notizie/politica/15_settembre_14/papa-detta-linea-sull-imu-se-conventi-sono-alberghi-giusto-che-paghino-tasse-d7650912-5afc-11e5-8668-49f4f9e155ef.shtml


Titolo: PAPA FRANCESCO. Papa a Cuba, messa a Holguín «Non si abusa dei propri cittadini»
Inserito da: Arlecchino - Settembre 22, 2015, 06:23:18 pm
Papa a Cuba, messa a Holguín
«Non si abusa dei propri cittadini»
Anche Raul Castro tra la folla
Folla per Bergoglio nella città dell'estremo est dell’isola. Anche il presidente cubano partecipa alla liturgia
Di Gian Guido Vecchi, nostro inviato a Holguín (Cuba)

Gente lungo le strade, raccolta nei bar davanti alla diretta della tv di Stato, a riempire un'altra Plaza de la Revolucion, dall'altra parte dell'isola. Francesco è decollato dall'Avana per raggiungere Holguin, all'estremo orientale di Cuba, prima di raggiungere Santiago in serata. È la prima volta che un Papa passa da queste parti, nella "città dei parchi", immersa nel verde e considerata la capitale della musica cubana che accompagna anche la messa.

Dall'Avana è arrivato anche il presidente Raúl Castro. E l'omelia del Papa, nel giorno di San Matteo, è dedicata alla chiamata dell'evangelista, il pubblicano al quale Gesù dice «seguimi», un richiamo alla conversione che tra le righe si riferisce anche alla situazione presente dell'isola: «Per Matteo e per tutti coloro che hanno percepito lo sguardo di Gesù, i concittadini non sono quelli di cui si approfitta, si usa e si abusa. Lo sguardo di Gesù genera un’attività missionaria, di servizio, di dedizione. Il suo amore guarisce le nostre miopie e ci stimola a guardare oltre, a non fermarci alle apparenze o al politicamente corretto».

Le parole del Papa
La riflessione di Francesco si sofferma sul tema della misericordia, al centro del prossimo sinodo dei vescovi prima ancora che del Giubileo: «L'amore di Gesù ci precede, il suo sguardo anticipa le nostre necessità. Egli sa vedere oltre le apparenze, al di là del peccato, del fallimento o dell’indegnità. Sa vedere oltre la categoria sociale a cui apparteniamo. Egli, andando oltre, vede quella dignità di figlio, a volte sporcata dal peccato, ma sempre presente nel profondo della nostra anima. Egli è venuto proprio a cercare tutti coloro che si sentono indegni di Dio, indegni degli altri», dice. «Impariamo a guardare come Lui guarda noi. Condividiamo la sua tenerezza e la sua misericordia con i malati, i carcerati, gli anziani e le famiglie in difficoltà».

Il riferimento ai cattolici cubani
Nelle parole del Papa c'è anche un riferimento alla condizione dei cattolici cubani: «So con quale sforzo e sacrificio la Chiesa a Cuba sta lavorando per portare a tutti, anche nei luoghi più remoti, la parola e la presenza di Cristo. Una menzione speciale meritano le cosiddette “case di missione”, che, data la scarsità di chiese e sacerdoti, consentono a molte persone di avere un luogo per la preghiera, l’ascolto della Parola, la catechesi e la vita comunitaria. Sono piccoli segni della presenza di Dio nei nostri quartieri...». L'ultima preghiera è rivolta alla Vergine del Cobre, patrona dell'isola, «che Cuba ha accolto tra le sue braccia aprendole le sue porte per sempre», sillaba Francesco: «Le chiedo di mantenere su ciascuno dei figli di questa nobile nazione il suo sguardo materno, e che quei suoi occhi misericordiosi siano sempre attenti a ciascuno di voi, alle vostre case, alle famiglie e alle persone che possono avere l’impressione che per loro non c’è posto».

21 settembre 2015 (modifica il 21 settembre 2015 | 18:33)
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Da - http://www.corriere.it/esteri/15_settembre_21/papa-cuba-messa-holguin-anche-raul-castro-la-folla-d5162fbc-606d-11e5-9acb-71d039ed2d70.shtml


Titolo: PAPA FRANCESCO è LA Dottrina sociale della Chiesa
Inserito da: Arlecchino - Settembre 23, 2015, 04:11:55 pm
Bergoglio: "Io comunista o antipapa? Se necessario recito il Credo..."
Papa Francesco replica alle accuse di settori della società americana che lo critica per le sue aperture sociali e politiche e per essere "di sinistra"

Dal nostro inviato MARCO ANSALDO
23 settembre 2015

WASHINGTON - "Non sono l'Antipapa. Né sono comunista. A chi mi chiede se sono cattolico, se è necessario posso recitare il Credo...". Papa Francesco è atterrato a Washington accolto sotto la scaletta del suo aereo dal presidente Barack Obama e dalla moglie Michelle, cominciando una visita di sei giorni - la più lunga del suo pontificato in un solo Paese - negli Stati Uniti. E subito ha stupito i media americani infilandosi a bordo di un'utilitaria Fiat. Ma sul volo da Santiago, primo Pontefice ad arrivare in America direttamente da Cuba, ha incontrato i giornalisti al seguito.

Gli inviati gli hanno chiesto che cosa pensasse dell'embargo Usa verso Cuba. "Il problema dell'embargo - ha risposto Jorge Bergoglio - è parte del negoziato tra Stati Uniti e Cuba. Spero che si arrivi a un accordo che soddisfi le parti. Rispetto alla posizione della Santa Sede sugli embarghi, i Papi precedenti ne hanno parlato, non solo di questo caso. Ne parla la dottrina sociale della Chiesa. Al Congresso non parlerò in modo specifico di questo tema, ma accennerò in generale agli accordi come segno del progresso nella convivenza".

L'attenzione di molti media in questi giorni si è concentrata sulla dissidenza cubana, che all'Avana non è riuscita a incontrare il Papa. "Non ho notizie degli arresti - ha detto in proposito Francesco -. Che sia accaduto questo, non ho notizie. A me piace incontrare tutti, tutti sono figli di Dio, ogni incontro arricchisce. Era chiaro che io non avrei avuto udienze, non solo con i dissidenti, ma anche con altri, compresi alcuni capi di Stato. Ero in visita in un Paese, non era prevista alcuna udienza. Dalla nunziatura sono state fatte delle telefonate ad alcune persone che sono in questo gruppo di dissidenti, per dire loro che al momento del mio arrivo alla cattedrale, con piacere le avrei salutate. Nessuno però si è identificato come dissidente nel saluto, non lo so se c'erano o non c'erano, ho salutato tutti quelli che erano lì".

Ma perché - è stata l'obiezione - ha deciso di non riceverli? "Non ho ricevuto nessuno in udienza privata - ha osservato Bergoglio - e c'era anche un capo di Stato che la chiedeva. La Chiesa cubana ha lavorato per compilare liste di prigionieri a cui concedere l'indulto, ed è stato concesso a più di tremila. Ci sono ancora altri casi allo studio, me l'ha detto il presidente della Conferenza episcopale. Qualcuno mi ha detto: sarebbe bello eliminare l'ergastolo! È quasi una pena di morte nascosta, tu stai lì morendo tutti i giorni senza la speranza di liberazione. Un'altra ipotesi è che si facciano indulti generali ogni uno o due anni. Ma la Chiesa sta lavorando e ha lavorato, ha compilato delle liste, ha chiesto indulti e continuerà a farlo".
 
Molte poi le curiosità sul suo incontro con il Lider maximo Fidel Castro. Ha avuto la percezione che fosse un po' pentito? "Il pentimento è una cosa molto intima - ha detto il Pontefice - una cosa di coscienza. Nell'incontro con Fidel abbiamo parlato dei gesuiti che lui ha conosciuto, perché gli ho portato come regalo un libro e un cd del padre Llorente, e due libri di don Alessandro Pronzato, che sicuramente lui apprezzerà. Abbiamo parlato molto dell'enciclica 'Laudato sì', lui è molto interessato al tema dell'ecologia. È stato un incontro non tanto formale, ma spontaneo, c'era la sua famiglia presente, c'erano anche i miei accompagnatori, il mio autista, ma noi eravamo un po' separati, loro non potevano sentire. Abbiamo parlato tanto sull'enciclica, lui è molto preoccupato per l'ambiente".
 
La visita a Cuba è stata naturalmente oggetto di forte attenzione da parte dei media di tutto il mondo. Così i giornalisti gli hanno domandato del perché in pochi anni l'isola caraibica sia stata visitata per ben 3 volte dagli ultimi Pontefici, Wojtyla nel 1998, Ratzinger nel 2012, e ora Bergoglio. Forse perché Cuba è 'malata'? "No ha risposto il Papa -. Il primo viaggio di Giovanni Paolo II fu storico, ma normale: ha visitato tanti Paesi aggressivi contro la Chiesa. La seconda visita è stata quella di Benedetto XVI, e pure quella era normale. E la mia è stata un po' casuale, perché inizialmente avevo pensato di arrivare negli Stati Uniti arrivando dalla frontiera del Messico. Poi c'è stato l'annuncio del 17 dicembre (il disgelo tra Cuba e Usa, ndr), dopo un processo di quasi un anno. E ho detto: andiamo negli Usa attraverso Cuba. Non perché abbia dei mali speciali che non hanno altri Paesi. Non interpreterei così le tre visite. Io per esempio ho visitato Brasile, Giovanni Paolo II l'ha visitato tre o quattro volte e non aveva una 'malattia' speciale. Sono contento di aver visitato Cuba".

Infine Bergoglio ha risposto alle critiche che gli arrivano da settori della società americana che si chiedono se il Papa sia cattolico. E ha replicato così: "Un amico cardinale mi ha raccontato che è andata da lui una signora, molto preoccupata, molto cattolica, un po' rigida, ma buona. E gli ha chiesto se era vero che nella Bibbia si parlava di un Anticristo. Lui ha spiegato che se ne parla nell'Apocalisse. Poi la signora ha chiesto se si parlava di un Antipapa. E lui le ha domandato: perché me lo chiede? Ha risposto: 'Io sono sicura che Francesco è l'Antipapa'. E perché? 'Perché non usa le scarpe rosse', è stata la risposta. Sull'essere comunista o non comunista: io sono certo di non aver detto una cosa in più rispetto a ciò che c'è nella Dottrina sociale della Chiesa. Le cose si possono spiegare, forse qualcosa ha dato un'impressione un po' più 'sinistrina', ma sarebbe un errore di interpretazione. La mia dottrina su tutto questo, la Laudato sì e sull'imperialismo economico, è nell'insegnamento sociale della Chiesa. E se è necessario che io reciti il Credo, sono disposto a farlo...".

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23 settembre 2015

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2015/09/23/news/bergoglio_io_comunista_o_antipapa_se_necessario_recito_il_credo_-123468983/?ref=HREC1-1


Titolo: PAPA FRANCESCO, il giallo delle frasi "tagliate".
Inserito da: Arlecchino - Settembre 27, 2015, 11:41:10 am
Papa Francesco, il giallo delle frasi "tagliate"
Pena di morte, commercio delle armi, immigrazione, Bergoglio non fa sconti e conquista il Congresso Usa.
Ma salta una parte del suo discorso


25 settembre 2015

Parlo da “americano”, anch’io sono figlio di questo continente. Ha esordito così Papa Francesco per il suo “esame” più difficile nel viaggio negli Stati Uniti, il discorso al Congresso riunito. Mai un Papa aveva preso la parola a Capitol Hill, la “San Pietro” di quella che ama definirsi la prima democrazia del mondo.

Un discorso equilibrato e attento, volto a unire e a dialogare, senza strappi ma senza sconti. Così ha parlato Bergoglio, rivolgendosi non solo ai politici e ai potenti, riuniti di fronte a lui, ma a tutta l’America. Ma c'è un giallo: Francesco non ha pronunciato una parte importante del discorso, che è stato consegnato ai giornalisti. Era un duro atto di accusa sulla politica asservita all'economia e alla finanza. Una scelta dettata forse dalla volontà di non irritare una parte del Congresso.

“Oggi vorrei rivolgermi non solo a voi, ma, attraverso di voi, all’intero popolo degli Stati Uniti”, ha detto il pontefice rivolto al vice presidente Joe Biden, allo speaker Joe Boehner, ai membri della Corte Suprema, al Segretario di Stato John Kerry e ai deputati dei due rami del Congresso riuniti. “Qui, insieme con i suoi rappresentanti, vorrei cogliere questa opportunità per dialogare con le molte migliaia di uomini e di donne che si sforzano quotidianamente di fare un’onesta giornata di lavoro, di portare a casa il pane quotidiano, di risparmiare qualche soldo e – un passo alla volta – di costruire una vita migliore per le proprie famiglie”, ha proseguito il pontefice. “Sono uomini e donne che non si preoccupano semplicemente di pagare le tasse, ma, nel modo discreto che li caratterizza, sostengono la vita della società. Generano solidarietà con le loro attività e creano organizzazioni che danno una mano a chi ha più bisogno”. Non a caso è stata invitata a essere presente al discorso del Papa anche la piccola Sophie Cruz, la bambina messicana di cinque anni, che ieri, rompendo i cordoni di sicurezza è riuscita a portare al Papa una lettera, in cui esprimeva la sua preoccupazione di essere divisa dai suoi genitori, immigrati messicani illegali.

Il giallo delle frasi saltate
A un certo punto del suo intervento, il Papa, secondo il discorso ufficiale consegnato ai giornalisti, avrebbe dovuto pronunciare un duro atto di accusa sulla politica asservita ai poteri economici e finanziari. Era uno dei temi più caldi. Perché rappresentava uno dei punti di maggior frizione con una parte del Congresso e dell'opinione pubblica americana. Francesco ha scelto di non pronunciarlo ma di consegnarlo lo stesso alla stampa. Una scelta diplomatica, che farà certo discutere. Ecco il delicato passaggio che il pontefice non ha mai detto ma che ugualmente è stato citato dalle agenzie di stampa di tutto il mondo: "Penso qui alla storia politica degli Stati Uniti, dove la democrazia è profondamente radicata nello spirito del popolo americano. Qualsiasi attività politica deve servire e promuovere il bene della persona umana ed essere basata sul rispetto per la dignità di ciascuno. 'Consideriamo queste verità come per sé evidenti, cioè che tutti gli uomini sono creati uguali, che sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, che tra questi ci sono la vita, la libertà e il perseguimento della felicità'. Se la politica dev’essere veramente al servizio della persona umana, ne consegue che non può essere sottomessa al servizio dell’economia e della finanza".

Anche la piccola Sophie Cruz invitata al Congresso
Il pontefice, di fronte alla piccola Sophie Cruz e agli altri membri del Congresso è tornato a parlare del problema dell’immigrazione. “Quando lo straniero in mezzo a noi ci interpella, non dobbiamo ripetere i peccati e gli errori del passato. Dobbiamo decidere ora di vivere il più nobilmente e giustamente possibile, così come educhiamo le nuove generazioni a non voltare le spalle al loro ‘prossimo’ e a tutto quanto ci circonda”. Francesco ha fatto un forte appello ad accogliere i profughi: “Il nostro mondo sta fronteggiando una crisi di rifugiati di proporzioni tali che non si vedevano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Questa realtà ci pone davanti grandi sfide e molte dure decisioni. Anche in questo continente, migliaia di persone sono spinte a viaggiare verso il Nord in cerca di migliori opportunità. Non è ciò che volevamo per i nostri figli? Non dobbiamo lasciarci spaventare dal loro numero, ma piuttosto vederle come persone, guardando i loro volti e ascoltando le loro storie, tentando di rispondere meglio che possiamo alle loro situazioni. Rispondere in un modo che sia sempre umano, giusto e fraterno. Dobbiamo evitare una tentazione oggi comune: scartare chiunque si dimostri problematico”.

Abolire la pena di morte
Il Papa ha chiesto quindi “l’abolizione globale della pena di morte”: “Sono convinto che questa sia la via migliore, dal momento che ogni vita è sacra, ogni persona umana è dotata di una inalienabile dignità, e la società può solo beneficiare dalla riabilitazione di coloro che sono condannati per crimini. Recentemente i miei fratelli Vescovi qui negli Stati Uniti hanno rinnovato il loro appello per l’abolizione della pena di morte. Io non solo li appoggio, ma offro anche sostegno a tutti coloro che sono convinti che una giusta e necessaria punizione non deve mai escludere la dimensione della speranza e l’obiettivo della riabilitazione”.

Stop al commercio delle armi
E non si è neppure sottratto a un tema che divide l’America, democratici e repubblicani, ancor più in vista delle elezioni presidenziali: il commercio delle armi. “Essere al servizio del dialogo e della pace significa anche essere veramente determinati a ridurre e, nel lungo termine, a porre fine ai molti conflitti armati in tutto il mondo. Qui dobbiamo chiederci: perché armi mortali sono vendute a coloro che pianificano di infliggere indicibili sofferenze a individui e società? Purtroppo, la risposta, come tutti sappiamo, è semplicemente per denaro: denaro che è intriso di sangue, spesso del sangue innocente. Davanti a questo vergognoso e colpevole silenzio, è nostro dovere affrontare il problema e fermare il commercio di armi”.

Quattro grandi rappresentanti del popolo americano
Il Papa ha parlato guardando davanti a sé l’immagine di Mose, rappresentata nell’emiciclo di Capitol Hill tra i grandi legislatori della storia. E ha voluto riferirsi a quattro grandi rappresentanti del popolo americano dei quali, a vario titolo, quest’anno ricorre un anniversario: Abraham Lincoln, Martin Luther King, Dorothy Day e Thomas Merton. “Tre figli e una figlia di questa terra, quattro individui e quattro sogni: Lincoln, libertà; Martin Luther King, libertà nella pluralità e non-esclusione; Dorothy Day, giustizia sociale e diritti delle persone; e Thomas Merton, capacità di dialogo e di apertura a Dio”.

L’importanza del dialogo contro i fondamentalismi
“Il nostro mondo è sempre più un luogo di violenti conflitti, odi e brutali atrocità, commesse perfino in nome di Dio e della religione. Sappiamo che nessuna religione è immune da forme di inganno individuale o estremismo ideologico. Questo significa che dobbiamo essere particolarmente attenti ad ogni forma di fondamentalismo, tanto religioso come di ogni altro genere”, ha raccomandato Bergoglio. “È necessario un delicato equilibrio per combattere la violenza perpetrata nel nome di una religione, di un’ideologia o di un sistema economico, mentre si salvaguarda allo stesso tempo la libertà religiosa, la libertà intellettuale e le libertà individuali. Ma c’è un’altra tentazione da cui dobbiamo guardarci: il semplicistico riduzionismo che vede solo bene o male, o, se preferite, giusti e peccatori. Il mondo contemporaneo, con le sue ferite aperte che toccano tanti dei nostri fratelli e sorelle, richiede che affrontiamo ogni forma di polarizzazione che potrebbe dividerlo tra questi due campi. Sappiamo che nel tentativo di essere liberati dal nemico esterno, possiamo essere tentati di alimentare il nemico interno. Imitare l’odio e la violenza dei tiranni e degli assassini è il modo migliore di prendere il loro posto. Questo è qualcosa che voi, come popolo, rifiutate”.

Lotta alla povertà
Citando Dorothy Day e il suo impegno per le donne lavoratrici, il Papa ha toccato poi il delicato argomento delle ingiustizie prodotte dai sistemi economici. “So che voi condividete la mia convinzione che va fatto ancora molto di più, e che in tempi di crisi e di difficoltà economica non si deve perdere lo spirito di solidarietà globale. Allo stesso tempo desidero incoraggiarvi a non dimenticare tutte quelle persone intorno a noi, intrappolate nel cerchio della povertà. Anche a loro c’è bisogno di dare speranza. La lotta contro la povertà e la fame dev’essere combattuta costantemente su molti fronti, specialmente nelle sue cause”. La tecnologia deve essere messa al servizio di un progresso più umano: “Abbiamo la libertà necessaria per limitare e orientare la tecnologia, per individuare modi intelligenti di ‘orientare, coltivare e limitare il nostro potere’ e mettere la tecnologia ‘al servizio di un altro tipo di progresso, più sano, più umano, più sociale e più integrale’”.

Sconfiggere le nuove schiavitù
Francesco ha citato la testimonianza di Abramo Lincoln come ispirazione per sconfiggere le nuove schiavitù di oggi. “Ci è chiesto di fare appello al coraggio e all’intelligenza per risolvere le molte crisi economiche e geopolitiche di oggi. Perfino in un mondo sviluppato, gli effetti di strutture e azioni ingiuste sono fin troppo evidenti. I nostri sforzi devono puntare a restaurare la pace, rimediare agli errori, mantenere gli impegni, e così promuovere il benessere degli individui e dei popoli. Dobbiamo andare avanti insieme, come uno solo, in uno spirito rinnovato di fraternità e di solidarietà, collaborando generosamente per il bene comune”. E ha chiesto di ascoltare la voce della fede: “È importante che oggi, come nel passato, la voce della fede continui ad essere ascoltata, perché è una voce di fraternità e di amore, che cerca di far emergere il meglio in ogni persona e in ogni società. Tale cooperazione è una potente risorsa nella battaglia per eliminare le nuove forme globali di schiavitù, nate da gravi ingiustizie le quali possono essere superate solo grazie a nuove politiche e a nuove forme di consenso sociale”

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Da - http://www.panorama.it/news/urbi-et-orbi/papa-francesco-lamerica-e-grande-se-difende-la-vera-liberta/


Titolo: Papa all’Onu: la crisi ecologica minaccia l’esistenza dell'umanità
Inserito da: Arlecchino - Settembre 27, 2015, 11:42:28 am
Papa all’Onu: la crisi ecologica minaccia l’esistenza dell'umanità
Per Francesco difesa dell'ambiente e lotta all'esclusione sono collegate. Cristiani perseguitati, Iran e nucleare, narcotraffico, difesa della vita, diritto all’educazione, alla casa e al lavoro gli altri temi del suo storico discorso.
New York, USA, 25 settembre 2015. Papa Francesco pronuncia il suo discorso nell'aula dell'Assemblea generale ONU.

25 settembre 2015

Francesco tira le orecchie alle Nazioni Unite. Arriva al Palazzo di Vetro, dopo il successo di ieri al Congresso degli Stati Uniti. Porta con sé l’apprezzamento mondiale per l’esito delle innumerevoli mediazioni diplomatiche che hanno visto la Santa Sede protagonista: la riapertura delle relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e Cuba, l’annuncio della pace tra il governo colombiano e le Farc, un possibile intervento tra Bolivia e Cile per la questione dell’accesso al mare. Ma soprattutto nel Palazzo di Vetro risuona forte l’eco degli appelli delle scorse settimane del pontefice per l’accoglienza di profughi e rifugiati e la sua accorata difesa dell’ambiente nell’encilica “Laudato si’”. Per la prima volta, accanto alle 193 bandiere dei Paesi membri, sventola anche quella della Santa Sede.

Il Papa coglie l’occasione del discorso alle Nazioni Unite (è il quinto pontefice a prendere la parola di fronte all’assemblea generale) per offrire una riflessione sistematica su quelle che a suo avviso sono le priorità nell’attuale contesto mondiale, sul ruolo della comunità internazionale e sull’impegno della Chiesa. Ma anche per richiamare ai suoi doveri la principale organizzazione internazionale del pianeta.

Difesa dell’ambiente e lotta all’esclusione
Due sono i pilastri del discorso di Bergoglio all’Onu: difesa dell’ambiente e lotta all’esclusione. E, nella prospettiva di Francesco, sono intimamente connessi. Perché è proprio la distruzione e il mancato rispetto dell’ambiente ad alimentare la “cultura dello scarto”. Da qui discende un grande richiamo etico a preoccuparsi per le generazioni future cominciando a prendersi cura di quanti oggi sono gli ultimi. “Oggi il panorama mondiale ci presenta, tuttavia, molti falsi diritti, e – nello stesso tempo – ampi settori senza protezione, vittime piuttosto di un cattivo esercizio del potere: l’ambiente naturale e il vasto mondo di donne e uomini esclusi”.
Difesa dell’ambiente e lotta all’esclusione diventano il paradigma su cui impostare un sistema delle relazioni internazionali autenticamente ispirato ai principi della giustizia sociale e della difesa della persona. “Qualsiasi danno all’ambiente è un danno all’umanità. Ciascuna creatura, specialmente gli esseri viventi, ha un valore in sé stessa, di esistenza, di vita, di bellezza e di interdipendenza con le altre creature”. Inoltre l’abuso e la distruzione dell’ambiente, per il Papa, “sono associati ad un inarrestabile processo di esclusione. In effetti, una brama egoistica e illimitata di potere e di benessere materiale, conduce tanto ad abusare dei mezzi materiali disponibili quanto ad escludere i deboli e i meno abili, sia per il fatto di avere abilità diverse (portatori di handicap), sia perché sono privi delle conoscenze e degli strumenti tecnici adeguati o possiedono un’insufficiente capacità di decisione politica”.

Le nuove schiavitù e la cultura dello scarto
Durissimo il giudizio del pontefice: “L’esclusione economica e sociale è una negazione totale della fraternità umana e un gravissimo attentato ai diritti umani e all’ambiente”. I più poveri soffrono le conseguenze più gravi: “Questi fenomeni costituiscono oggi la tanto diffusa e incoscientemente consolidata ‘cultura dello scarto’” con le sue “tristi conseguenze di tratta degli esseri umani, commercio di organi e tessuti umani, sfruttamento sessuale di bambini e bambine, lavoro schiavizzato, compresa la prostituzione, traffico di droghe e di armi, terrorismo e crimine internazionale organizzato”. A questo riguardo il Papa ha fatto riferimento alla “Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile” e si è augurato che l’imminente conferenza di Parigi sul clima porti dei risultati in questo senso.

Promuovere lo sviluppo umano integrale
Lo “sviluppo umano integrale”, questo è ciò che sta a cuore a Papa Francesco in linea con quanto proclamato dai suoi predecessori da quella stessa tribuna.
Da qui discende anche l’appello a tutelare una serie di altri diritti fondamentali, a cominciare dalla libertà religiosa, pilastro di tutte le altre libertà, chiedendo di proteggere i cristiani e le minoranze religiose perseguitate. La libertà di educazione, con particolare attenzione alle bambine e alle donne. La difesa della vita, anche quella non ancora nata. Il diritto alla casa e al lavoro.
“La misura e l’indicatore più semplice e adeguato dell’adempimento della nuova Agenda per lo sviluppo sarà l’accesso effettivo, pratico e immeditato, per tutti, ai beni materiali e spirituali indispensabili: abitazione propria, lavoro dignitoso e debitamente remunerato, alimentazione adeguata e acqua potabile; libertà religiosa e, più in generale, libertà dello spirito ed educazione. Nello stesso tempo, questi pilastri dello sviluppo umano integrale hanno un fondamento comune, che è il diritto alla vita”. Più avanti il Santo Padre torna sulla sacralità della vita umana: “La casa comune di tutti gli uomini deve continuare a sorgere su una retta comprensione della fraternità universale e sul rispetto della sacralità di ciascuna vita umana, di ciascun uomo e di ciascuna donna; dei poveri, degli anziani, dei bambini, degli ammalati, dei non nati, dei disoccupati, degli abbandonati, di quelli che vengono giudicati scartabili perché li si considera nient’altro che numeri di questa o quella statistica”.

Il Papa cita la condanna della finanza che ieri aveva omesso
Il Papa ha messo in relazione crisi ecologia e predominio della finanza: “La crisi ecologica, insieme alla distruzione di buona parte della biodiversità, può mettere in pericolo l’esistenza stessa della specie umana. Le nefaste conseguenze di un irresponsabile malgoverno dell’economia mondiale, guidato unicamente dall’ambizione di guadagno e di potere, devono costituire un appello a una severa riflessione sull’uomo”. Bergoglio ha denunciato perciò un problema che gli sta a cuore ma che ieri aveva tralasciato nel discorso al Congresso degli Stati Uniti (nonostante fosse scritto nel testo ufficiale del discorso) probabilmente per non irritare i presenti: la politica asservita alla finanza. “Gli organismi finanziari internazionali devono vigilare in ordine allo sviluppo sostenibile dei Paesi e per evitare l’asfissiante sottomissione di tali Paesi a sistemi creditizi che, ben lungi dal promuovere il progresso, sottomettono le popolazioni a meccanismi di maggiore povertà, esclusione e dipendenza”.

No alla guerra
Francesco naturalmente ribadisce il no alla guerra come strumento per la risoluzione dei conflitti: “La guerra è la negazione di tutti i diritti e una drammatica aggressione all’ambiente. Se si vuole un autentico sviluppo umano integrale per tutti, occorre proseguire senza stancarsi nell’impegno di evitare la guerra tra le nazioni e tra i popoli. A tal fine bisogna assicurare il dominio incontrastato del diritto e l’infaticabile ricorso al negoziato, ai buoni uffici e all’arbitrato”. Per Francesco, “un’etica e un diritto basati sulla minaccia della distruzione reciproca – e potenzialmente di tutta l’umanità – sono contraddittori e costituiscono una frode verso tutta la costruzione delle Nazioni Unite, che diventerebbero ‘Nazioni unite dalla paura e dalla sfiducia’”.

Apprezzamento per l’accordo con l’Iran
E loda il trattato di non proliferazione nucleare sottoscritto con l’Iran: “Il recente accordo sulla questione nucleare in una regione sensibile dell’Asia e del Medio Oriente, è una prova delle possibilità della buona volontà politica e del diritto, coltivati con sincerità, pazienza e costanza. Formulo i miei voti perché questo accordo sia duraturo ed efficace e dia i frutti sperati con la collaborazione di tutte le parti coinvolte”.
Nel discorso però ci sono anche delle ombre o comunque dei temi sui cui il pontefice preferisce non entrare direttamente: in particolare la questione del Medio Oriente e le cosiddette primavere arabe così come il conflitto in Siria. Un versante su cui anche la Santa Sede ha subito un duro scacco, basti pensare agli scarsi effetti diplomatici della preghiera in Vaticano, nel giugno 2014, voluta dal Papa con il presidente israeliano Shimon Peres e quello palestinese Abu Mazen. Francesco si limita a chiedere una maggiore incisività dell’Onu su questo fronte ma preferisce non toccare la delicata questione dei “due popoli, due Stati”. Il pontefice ribadisce perciò la richiesta della protezione dei cristiani e di tutte le minoranze perseguitate: “Non posso non reiterare i miei ripetuti appelli in relazione alla dolorosa situazione di tutto il Medio Oriente, del Nord Africa e di altri Paesi africani, dove i cristiani, insieme ad altri gruppi culturali o etnici e anche con quella parte dei membri della religione maggioritaria che non vuole lasciarsi coinvolgere dall’odio e dalla pazzia, sono stati obbligati ad essere testimoni della distruzione dei loro luoghi di culto, del loro patrimonio culturale e religioso, delle loro case ed averi e sono stati posti nell’alternativa di fuggire o di pagare l’adesione al bene e alla pace con la loro stessa vita o con la schiavitù. Queste realtà devono costituire un serio appello ad un esame di coscienza di coloro che hanno la responsabilità della conduzione degli affari internazionali. Non solo nei casi di persecuzione religiosa o culturale, ma in ogni situazione di conflitto, come in Ucraina, in Siria, in Iraq, in Libia, nel Sud-Sudan e nella regione dei Grandi Laghi, prima degli interessi di parte, pur se legittimi, ci sono volti concreti”.

La piaga del narcotraffico
Tra i conflitti Francesco cita anche il narcotraffico: “Una guerra ‘sopportata’ e debolmente combattuta. Il narcotraffico per sua stessa natura si accompagna alla tratta delle persone, al riciclaggio di denaro, al traffico di armi, allo sfruttamento infantile e al altre forme di corruzione. Corruzione che è penetrata nei diversi livelli della vita sociale, politica, militare, artistica e religiosa, generando, in molti casi, una struttura parallela che mette in pericolo la credibilità delle nostre istituzioni”.

La riforma dell’Onu non è più rinviabile
Infine domanda una riforma delle Nazioni Unite, in linea con la proposta della Santa sede di ripensare il Consiglio di Sicurezza e coinvolgere maggiormente i Paesi del Sud del mondo nel governo della principale organizzazione internazionale del pianeta. Il pontefice ha concluso il suo storico discorso con un invito a non perdere tempo prezioso: “Non possiamo permetterci di rimandare ‘alcune agende’ al futuro. Il futuro ci chiede decisioni critiche e globali di fronte ai conflitti mondiali che aumentano il numero degli esclusi e dei bisognosi”.

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Da - http://www.panorama.it/news/urbi-et-orbi/papa-allonu-la-crisi-ecologica-minaccia-lesistenza-dellumanita/


Titolo: PAOLO RODARI. Tutti i nemici del Papa
Inserito da: Arlecchino - Ottobre 24, 2015, 12:17:05 pm
Tutti i nemici del Papa
Non solo i cardinali della lettera che scuote il Sinodo, definita da padre Lombardi un “atto di disturbo”, ma anche gruppi economici e di potere che vogliono sovvertire la rivoluzione di Francesco

Di PAOLO RODARI
14 ottobre 2015

CITTÀ DEL VATICANO - Lo chiamano "Papa argentino " per screditarlo. Per rimarcare la distanza, culturale e ideologica, fra loro e lui. Sono cardinali di curia e vescovi, certo, che tuttavia hanno dietro di loro anche gruppi di potere e di pressione precisi, consorterie fin dal 13 marzo del 2013 in-sofferenti verso il magistero sociale del Pontefice.

Ieri padre Federico Lombardi ha sminuito la portata deflagrante della lettera dei cardinali inviata a Francesco e pubblicata da L’Espresso. "Chi a distanza di giorni ha pubblicato la lettera ha compiuto un atto di disturbo non inteso dai "firmatari", almeno da alcuni dei più autorevoli", ha detto il portavoce vaticano. Che ha chiesto anche di "non lasciarsi condizionare", in quanto l'azione di disturbo è mossa da seconde linee. Eppure, l'effetto è il medesimo dei tempi di Vatileaks, quando le carte passavano da dentro il Vaticano e arrivavano fino ai media. La vera pistola fumante del Sinodo, ha scritto non a caso il sito d'informazione Il Sismografo vicino alla Santa Sede, "è l'esistenza di una cordata di eminenti vaticanisti che hanno abbandonato il nobile mestiere dell'informazione per passare, con corpo e anima, a quello del velinaro (per di più maldestro)". Certo, per molti Oltretevere una differenza almeno apparente esiste fra l'ultimo periodo del pontificato di Ratzinger e oggi. Mentre allora c'erano cordate interne alla Santa Sede che si combattevano per ragioni di potere, oggi le posizioni eterogenee sembrano essere principalmente ideali, culturali. Ma, si chiedono nello stesso tempo ancora in Vaticano, può essere tanta insofferenza causata soltanto da posizioni divergenti sulla dottrina?

L'INFOGRAFICA
Per Nello Scavo, giornalista di Avvenire e autore di "I nemici di Francesco" (Piemme) appena uscito, gli avversari del Papa sono anche coloro che lo screditano cercando di metterlo a tacere. "C'è una battaglia ideologica -  dice -, questo è vero, condotta anche in buona coscienza. Tuttavia, in questi anni, dentro la curia c'è anche chi ha provato a rifilare a Francesco qualche polpetta avvelenata. Oltre al Sinodo e al recente caso del teologo omosessuale Charamsa, c'è stata la vicenda di un progetto che prevedeva la costituzione da parte dello Ior di una Sicav -  fondo di investimento a capitale variabile -  in Lussemburgo. Il Papa se ne accorse all'ultimo momento e bloccò il progetto. Certo, non era niente di illegale, eppure l'immagine del Papa ne sarebbe stata compromessa. A significare che dentro c'è anche chi manovra per indebolire il carisma e la forza di Francesco".

Una tesi, quella di Scavo, che combacia, in parte, con quanto affermato da uno dei teologi sudamericani più vicini a Bergoglio, Leonardo Boff. Pur aperto sull’omosessualità -  la visione dei vescovi che essa debba essere vissuta castamente "è riduttiva ", ha affermato ad Oggi -  il paladino della teologia della liberazione ritiene che dentro il Vaticano vi sia chi ordisce trappole contro il Papa. Boff pensa in particolare che dietro il coming out di Charamsa vi sia "una trappola montata dagli ambienti di destra nella Chiesa che si oppongono al Papa. Perché non lo ha fatto in modo semplice ma provocatorio, per creare un problema al Sinodo e a Francesco. Ostentare in quel modo la sua scelta, il suo compagno... Non si deve giocare per mettere il Papa alle strette".

Francesco dà l'impressione di sapere bene chi sono gli amici e chi i nemici. E che se c'è chi lo ama e lo segue, vi è anche chi farebbe volentieri a meno di lui. Nello stesso tempo, tuttavia, non vuole cedere alle teorie cospirative, all'idea che il Vaticano sia un covo di serpi. Eppure, spiega Massimo Faggioli, storico del cristianesimo alla University of St. Thomas a Minneapolis, "è questo il momento più visibile e temerario nella lotta condotta da parte dell'establishment ecclesiastico contro di lui". E ancora: "Fin dal marzo 2013 si era percepito il montare della resistenza al pontificato, e si sapeva che il Sinodo dei vescovi era il punto chiave. Il fatto che la lettera sia stata consegnata al Papa il 5 ottobre, primo giorno del Sinodo, è prova che si tratta di un'iniziativa coordinata ben prima dell'inizio dell'assemblea a Roma (ed è a questa iniziativa che Francesco rispose col discorso sulla "ermeneutica cospirativa" del 6 ottobre in aula sinodale). È anche chiaro che mentre Francesco era in visita in America, alcuni vescovi americani, tra un abbraccio e l'altro al Papa, stavano preparando contro Bergoglio un attacco che non si sarebbero mai sognati di fare contro i sinodi per finta di Papa Wojtyla e Papa Ratzinger". In sostanza si riferisce al caso del saluto ricevuto presso l'ambasciata di Washington da parte di Kim Davis, l'impiegata comunale del Kentucky che ha rifiutato la licenza matrimoniale a diverse coppie gay, e che per questo è stata arrestata. La Davis, e parte del mondo conservatore statunitense, ha fatto passare questo saluto come un appoggio papale alle sue battaglie anti gay.

Chi ha consegnato, e con ogni probabilità ideato, la lettera al Papa critica sui lavori del Sinodo è il cardinale australiano George Pell. Zar dell'economia vaticana, ha posizioni dure sulle aperture papali. Ritiene che concedere l'eucaristia ai divorziati risposati sia un male. Una posizione simile a quella di altri firmatari della lettera, fra cui il cardinale Robert Sarah per il quale pensare di dare l'eucaristia ai divorziati è opera del Maligno. La costituency di Pell è quella della finanza americana. Ritenuto vicino ai potenti Cavalieri di Colombo, quando deve tenere una conferenza va sempre al Pontifical North American College sul Gianicolo, il luogo in cui i circuiti curiali finanziari americani danno sfoggio di sé nella capitale. Così anche altri due cardinali firmatari della lettera: Daniel N. Di Nardo, arcivescovo di Galveston- Houston e vicepresidente della conferenza episcopale degli Stati Uniti, e Timothy Dolan, arcivescovo di New York e capo dei vescovi Usa. Gran parte dell'opposizione mossa a Francesco viene dal mondo conservatore nord americano. È ancora Scavo, nel suo volume, a ricordare che a sostenere le battaglie dei "neocon" anti-Bergoglio ci sono uomini come Dick Cheney e capitali come quelli messi a disposizione dalla Halliburton. Scrive Scavo: "Bastano questi due nomi per farsi un'idea precisa degli ambienti "antipapisti" a stelle e strisce da cui partono alcuni degli attacchi a Bergoglio su vari fronti: economia, teologia, visione geopolitica ". Cheney è l'uomo ombra dell'American Enterprise Institute, di cui è stato vicepresidente e nel quale mantiene incarichi direttivi sua moglie Lynne, già consigliere d'amministrazione di Lockheed Martin, il principale produttore mondiale di sistemi di difesa: dai velivoli caccia ai missili a testata nucleare, dai radar ai blindati per il trasporto delle truppe.

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14 ottobre 2015

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2015/10/14/news/tutti_i_nemici_del_papa-125027307/?ref=HRER3-1


Titolo: Papa Francesco: l'anatema di Bergoglio sulla guerra dei ricchi contro i poveri
Inserito da: Arlecchino - Novembre 24, 2015, 06:23:24 pm
Papa Francesco: l'anatema di Bergoglio sulla guerra dei ricchi contro i poveri

Redazione, L'Huffington Post
Pubblicato: 19/11/2015 11:33 CET Aggiornato: 20 minuti fa

"Cosa rimane di una guerra, di questa, che noi stiamo vivendo?", si è chiesto il Papa nella messa a Santa Marta. "Rovine, - ha detto - migliaia di bambini senza educazione, tanti morti innocenti: e tanti soldi nelle tasche dei trafficanti di armi". "La guerra - ha detto ancora Bergoglio - è proprio la scelta per le ricchezze: 'Facciamo armi, così l'economia si bilancia un po', e andiamo avanti con il nostro interesse".

"Ma anche oggi - ha affermato il Papa nella messa a Santa Marta - Gesù piange, perché noi abbiamo preferito la strada delle guerre, la strada dell'odio, la strada delle inimicizie. Siamo vicini al Natale: ci saranno luci, ci saranno feste, alberi luminosi, anche presepi; tutto truccato: il mondo continua a fare la guerra, a fare le guerre. Il mondo non ha compreso la strada della pace".

Papa Francesco ha aggiunto: "E mentre i trafficanti di armi fanno il loro lavoro, ci sono i poveri operatori di pace che soltanto per aiutare una persona, un'altra, un'altra, un'altra, danno la vita". Come fece "un'icona dei nostri tempi, Teresa di Calcutta". Contro la quale pure, "con il cinismo dei potenti, si potrebbe dire: 'Ma cosa ha fatto quella donna? Ha perso la sua vita aiutando la gente a morire?".

Da - http://www.huffingtonpost.it/2015/11/19/papa-contro-guerra-ricchi_n_8598084.html?utm_hp_ref=italy


Titolo: Luigi Accattoli Giubileo decentrato e sobrio, nel tempo delle minacce
Inserito da: Arlecchino - Dicembre 10, 2015, 07:10:16 pm
ROMA BLINDATA
Giubileo decentrato e sobrio, nel tempo delle minacce
Il numero dei fedeli in piazza? Non straordinario né deludente. Ma San Pietro, per i grandi eventi, è stata molto più affollata

Di Luigi Accattoli

Cinquantamila persone in piazza San Pietro all’inizio della messa, secondo la stima della Prefettura, un totale di centomila presenze – in piazza e in Basilica –nell’insieme della mattinata: è un risultato medio, non straordinario né deludente, che è di buon auspicio per lo svolgimento di questo Giubileo decentrato e sobrio, nel tempo delle minacce. Centomila presenze vere a San Pietro sono un buon numero. In altre occasioni le presenze sono state di più, fino alle trecentomila che furono stimate per grandi eventi degli ultimi vent’anni: per i funerali di Papa Wojtyla, quando sono stati fatti santi Padre Pio ed Escrivà de Balaguer, Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII. Quando è stata fatta beata Madre Teresa di Calcutta, nel 2002.

Il prossimo 4 settembre Madre Teresa sarà proclamata santa e forse in quell’occasione la folla traboccherà di nuovo oltre la piazza. Va segnalato che ai centomila di oggi si è arrivati senza sforzo, anzi si direbbe senza impegno. Gli organizzatori hanno continuato a ripetere che non si puntava sul numero, stante anche il fatto che il Papa aveva scelto una modalità di svolgimento del Giubileo meno romana e più diffusa rispetto a ogni precedente. Una volta per attirare gente a Roma in occasione dei “Giubilei universali” venivano sospese le “concessioni” delle indulgenze legate ad altri pellegrinaggi e a pratiche devote che ognuno poteva compiere nella sua terra: era un modo per raccomandare il pellegrinaggio alle “porte sante” delle basiliche papali. Stavolta invece Francesco ha voluto che porte sante venissero aperte in tutto il mondo, presso ogni cattedrale e santuario: gli esperti stimano che in totale ve ne saranno da cinquemila a diecimila.

Egli stesso è andato ad aprirne una a Bangui, nel centro dell’Africa, il 29 novembre, dando la precedenza alla periferia rispetto al centro romano. Non si direbbe che l’allerta per il terrorismo abbia scoraggiato l’affluenza: le presenze sono state quelle previste alla vigilia e una previsione media era formulata già prima degli attentati di Parigi. Il prefetto di Roma Gabrielli stima che gli “arrivi” a Roma per il Giubileo, in aggiunta ai normali turisti, saranno dieci milioni. Ci si arriverà gradualmente, se non vi saranno incidenti di percorso: le folle ingrosseranno a partire da Pasqua e dureranno fino alla chiusura, che sarà il 20 novembre.

8 dicembre 2015 (modifica il 8 dicembre 2015 | 13:28)
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Da - http://roma.corriere.it/giubileo-2015/notizie/giubileo-numero-fedeli-piazza-accattoli-a5d26344-9da6-11e5-9331-45d14c090e9b.shtml


Titolo: Papa Francesco, l’Europa premia chi la mette a nudo Di Marco Politi
Inserito da: Arlecchino - Maggio 08, 2016, 11:28:12 am
Papa Francesco, l’Europa premia chi la mette a nudo

Di Marco Politi | 6 maggio 2016

La consegna del premio Carlo Magno a papa Francesco è segnata da un paradosso. Al di là delle motivazioni ufficiali Francesco appare premiato non tanto per un suo rapporto speciale con il Vecchio Continente (Giovani Paolo II e Benedetto XVI erano molto più angosciati di lui per il suo futuro) quanto perché le sue parole e i suoi moniti sulla scena internazionale mettono a nudo la perdurante impotenza dell’Unione europea.

Il Papa Globale è stato il primo a definire i multiformi focolai del terrorismo islamico una “Terza guerra mondiale… a pezzi”. E’ un’espressione forte, che comporta molte conseguenze. La prima l’ha indicata lo stesso pontefice: è giusto fermare l’aggressore. Ma la parola “guerra” implica anche la necessità di uno sforzo coerente, duraturo, lungimirante per debellarla. La stessa mobilitazione di lungo respiro (si può dire in controluce) che il mondo mise in campo contro il nazismo.

Il paragone non disorienti. Se esplodono bombe in Spagna, Inghilterra, Francia e Danimarca, se si susseguono massacri in Iraq, Siria, Turchia, Pakistan, Corno d’Africa, Libia, Tunisia, Mali e Nigeria e la lista si allunga di giorno in giorno… se l’ideologia totalitaria del Califfato (che stermina egualmente musulmani di ogni denominazione, cristiani, ebrei, yazidi e altre minoranze) estende la sua ombra minacciosamente su Asia, Europa ed Africa, non ha senso pensare di affrontare l’incendio solamente di volta in volta su base locale.

E’ questo il senso profondo dell’espressione di Francesco, che da subito già nel 2014 – memore dei disastri americani in Afghanistan e Iraq contro cui si era battuto Giovanni Paolo II) ha ammonito che era illusorio e sbagliato pensare di agire in modo unilaterale con coalizioni di volonterosi. Perché iniziative mal mascherate di conquista egemonica non portano da nessuna parte. Soltanto un intervento multilaterale internazionale sotto l’egida dell’Onu può funzionare. Soltanto azioni “comuni, congiunte e coordinate” – come è detto nella dichiarazione congiunta di Francesco con il patriarca russo Kirill – possono contrastare il terrorismo internazionale. L’esempio della Siria sta lì a dimostrarlo: qualche progresso (ancora drammaticamente insufficiente) si ottiene unicamente se Stati Uniti, Russia, Iran, Turchia, Arabia saudita si muovo congiuntamente.

Francesco ha anche esortato da sempre ad aprire gli occhi sulla pista dei soldi: chi fornisce le armi, chi fa affari, chi finanzia l’Isis?
La terza guerra mondiale a pezzi: ecco la prima sfida che Francesco ha posto davanti agli occhi dell’Europa. Il risultato? L’Unione europea si è mostrata incapace di agire e reagire compattamente, paralizzata dall’esistenza di 28 capitali scoordinate. L’Unione europea in quanto tale in questa partita mondiale semplicemente non c’è.
La seconda sfida cruciale che Francesco ha posto all’Europa, dal suo primo viaggio a Lampedusa sino alla recente visita ai campi profughi di Lesbo, riguarda la “più grande catastrofe” umanitaria dopo l’ultimo conflitto mondiale: la migrazione di milioni di esseri umani dell’Asia e dell’Africa, che fuggono da guerre, violenze e fame. Francesco ha esortato a guardare alle ragioni economico-sociali, che causano il fenomeno, ha auspicato un’integrazione intelligente.

Cosa è riuscita a fare l’Unione europea? A parte l’accordo in extremis con la Turchia – sostenuto fortemente dalla cancelliera tedesca Angela Merkel – il programma di redistribuzione degli immigrati in Europa è fallito clamorosamente. Un’Unione di oltre 500 milioni di abitanti non riesce a stabilire una ragionevole programmazione di ammissione di profughi e immigrati. Il piano Juncker, che doveva ricollocare 40.000 richiedenti asilo arrivati in Italia, è sfociato in un fiasco per gli egoismi nazionali: a tutt’oggi soltanto 564 hanno lasciato il suolo italiano. Al confronto la Chiesa italiana, che tra diocesi, parrocchie, famiglie e comunità religiose ha accolto e sistemato ventiduemila profughi, fa arrossire più di un governo europeo.

Anche nella gestione del grande esodo l’Unione dei 28 si mostra drammaticamente incapace.

E’ facile consegnare un premio a papa Bergoglio, la bella figura di chi lo offre non nasconde l’inerzia di chi non riesce ad “essere Europa”. Anzi, la retorica di questa giornata finisce per fare risaltare il processo sottaciuto di morbida disgregazione in atto.

Angela Merkel qualche anno fa lo aveva detto: si rischia di andare come sonnambuli verso il disfacimento dell’Unione. Di fatto l’arresto cardiaco è già iniziato. L’accordo speciale strappato dalla Gran Bretagna, a prescindere dall’esito del prossimo referendum, è di per se disgregante: certifica e autorizza che si può essere membri di un club a pieno titolo, pur respingendone l’obiettivo primario e alcune regole fin qui condivise. In ogni momento altri stati potranno chiedere le stesse eccezioni. La linea neonazionalista dei paesi del gruppo di Vysegrad (Polonia, Ungheria, Cechia e Slovacchia) ignora e sabota gli ideali dell’Unione. L’adesione della Turchia alla Ue, darebbe il colpo finale. L’Unione non sarebbe più un percorso verso la Federazione d’Europa, ma si trasformerebbe in una specie di zona di libero scambio.

Senza una ripartenza con un nucleo convinto, più ristretto, l’Unione non ripartirà.

Davvero, come disse Francesco, questa Europa che annaspa è diventata una vecchia “non più fertile”. Inerte di fronte all’obiettivo alto (e degno dei tratti cristiani e illuministi del Continente) che il pontefice nel 2014 aveva indicato ai politici europei nel suo discorso a Strasburgo: “prendersi cura della fragilità dei popoli e delle persone”.

Di Marco Politi | 6 maggio 2016

Da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/06/papa-francesco-leuropa-premia-chi-la-mette-a-nudo/2701981/


Titolo: Papa Francesco demolisce l’Ue davanti ai suoi vertici... Di Francesco A. Grana
Inserito da: Arlecchino - Maggio 08, 2016, 11:30:10 am
Papa Francesco demolisce l’Ue davanti ai suoi vertici: “Europa decaduta: tuteli la dignità dei migranti, dia lavoro a giovani”
È l’appello che il pontefice ha rivolto ricevendo il Premio Internazionale Carlo Magno 2016 alla presenza di Matteo Renzi, della cancelliera tedesca Angela Merkel e dei tre presidenti delle istituzioni europee, Martin Schulz, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk: "Quell’ardente desiderio di costruire l’unità paiono sempre più spenti; noi figli di quel sogno siamo tentati di cedere ai nostri egoismi e costruire recinti particolari".
Ma "chi fugge da Isis e Assad non si fermerà davanti a muri o fili spinati”

Di Francesco Antonio Grana | 6 maggio 2016

“Sogno un’Europa in cui essere migrante non sia delitto bensì un invito a un maggior impegno con la dignità di tutto l’essere umano. Sogno un’Europa che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti. Sogno un’Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stata la sua ultima utopia”. È l’appello che Papa Francesco ha rivolto ricevendo il Premio Internazionale Carlo Magno 2016 per “il suo straordinario impegno – come si legge nella motivazione – in favore della pace, della comprensione e della misericordia in una società europea di valori”. Prima di lui soltanto un altro Pontefice, san Giovanni Paolo II nel 2004, aveva ricevuto il prestigioso riconoscimento della città di Aquisgrana. Bergoglio, che già da cardinale rifiutava tutti i premi, ha deciso di fare un’eccezione per offrire il riconoscimento per l’Europa con un omaggio ai padri fondatori e in particolare a Robert Schuman, Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer. Alla cerimonia in Vaticano sono intervenuti, tra gli altri, i tre presidenti delle istituzioni europee, Martin Schulz, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, tra i vincitori dell’edizioni precedenti, insieme ad Angela Merkel, Matteo Renzi e Felipe IV.

Migranti – Al centro del discorso del Papa il dramma dei profughi, cuore del suo pontificato con i viaggi a Lampedusa e a Lesbo. “I progetti dei padri fondatori, araldi della pace e profeti dell’avvenire, – ha affermato Bergoglio – non sono superati: ispirano, oggi più che mai, a costruire ponti e abbattere muri”. Per Francesco, infatti, l’Europa, “famiglia di popoli, lodevolmente diventata nel frattempo più ampia, in tempi recenti sembra sentire meno proprie le mura della casa comune, talvolta innalzate scostandosi dall’illuminato progetto architettato dai padri. Quell’atmosfera di novità, quell’ardente desiderio di costruire l’unità paiono sempre più spenti; noi figli di quel sogno siamo tentati di cedere ai nostri egoismi, guardando al proprio utile e pensando di costruire recinti particolari. Tuttavia, sono convinto che la rassegnazione e la stanchezza non appartengono all’anima dell’Europa e che anche le difficoltà possono diventare promotrici potenti di unità”. Per Bergoglio “in questo nostro mondo dilaniato e ferito, occorre ritornare a quella solidarietà di fatto”. “Una solidarietà – ha precisato il Papa – che non può mai essere confusa con l’elemosina, ma come generazione di opportunità perché tutti gli abitanti delle nostre città, e di tante altre città, possano sviluppare la loro vita con dignità. Il tempo ci sta insegnando che non basta il solo inserimento geografico delle persone, ma la sfida è una forte integrazione culturale. In questo modo la comunità dei popoli europei potrà vincere la tentazione di ripiegarsi su paradigmi unilaterali e di avventurarsi in ‘colonizzazioni ideologiche’; riscoprirà piuttosto l’ampiezza dell’anima europea, nata dall’incontro di civiltà e popoli, più vasta degli attuali confini dell’Unione e chiamata a diventare modello di nuove sintesi e di dialogo. Il volto dell’Europa non si distingue infatti nel contrapporsi ad altri, ma nel portare impressi i tratti di varie culture e la bellezza di vincere le chiusure”.

Terra, tetto e lavoro per tutti – L’invito di Francesco è chiaro: “Dobbiamo passare da un’economia liquida, che tende a favorire la corruzione come mezzo per ottenere profitti, a un’economia sociale che garantisce l’accesso alla terra, al tetto per mezzo del lavoro”. Per il Papa “si deve continuare a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro per tutti”. Bergoglio ha sottolineato che “ciò richiede la ricerca di nuovi modelli economici più inclusivi ed equi, non orientati al servizio di pochi, ma al beneficio della gente e della società. E questo ci chiede il passaggio da un’economia liquida a un’economia sociale. Penso ad esempio all’economia sociale di mercato, incoraggiata anche dai miei predecessori. Passare da un’economia che punta al reddito e al profitto in base alla speculazione e al prestito a interesse ad un’economia sociale che investa sulle persone creando posti di lavoro e qualificazione”.

Giovani e disoccupazione – Affrontando il tema della mancanza del lavoro, il Papa ha guardato in particolare ai giovani: “Come possiamo fare partecipi i nostri giovani di questa costruzione quando li priviamo di lavoro; di lavori degni che permettano loro di svilupparsi per mezzo delle loro mani, della loro intelligenza e delle loro energie? Come pretendiamo di riconoscere a essi il valore di protagonisti, quando gli indici di disoccupazione e sottoccupazione di milioni di giovani europei sono in aumento? Come evitare di perdere i nostri giovani, che finiscono per andarsene altrove in cerca di ideali e senso di appartenenza perché qui, nella loro terra, non sappiamo offrire loro opportunità e valori? La giusta distribuzione dei frutti della terra e del lavoro umano non è mera filantropia. È un dovere morale”. Per questo “se vogliamo pensare le nostre società in un modo diverso, abbiamo bisogno di creare posti di lavoro dignitoso e ben remunerato, specialmente per i nostri giovani”. Per Francesco, infatti, “oggi ci urge poter realizzare ‘coalizioni’ non più solamente militari o economiche ma culturali, educative, filosofiche, religiose. Coalizioni che mettano in evidenza che, dietro molti conflitti, è spesso in gioco il potere di gruppi economici. Coalizioni capaci di difendere il popolo dall’essere utilizzato per fini impropri”.

L’Europa invecchia – Come aveva fatto a Strasburgo, Bergoglio non ha risparmiato una severa critica alle politiche attuali del Vecchio continente indicando come strada “la sfida di ‘aggiornare’ l’idea di Europa. Un’Europa capace di dare alla luce un nuovo umanesimo basato su tre capacità: la capacità di integrare, la capacità di dialogare e la capacità di generare”. “Nel Parlamento europeo – ha ricordato Francesco – mi sono permesso di parlare di Europa nonna. Dicevo agli eurodeputati che da diverse parti cresceva l’impressione generale di un’Europa stanca e invecchiata, non fertile e vitale, dove i grandi ideali che hanno ispirato l’Europa sembrano aver perso forza attrattiva; un’Europa decaduta che sembra abbia perso la sua capacità generatrice e creatrice. Un’Europa tentata di voler assicurare e dominare spazi più che generare processi di inclusione e trasformazione; un’Europa che si va ‘trincerando’ invece di privilegiare azioni che promuovano nuovi dinamismi nella società; dinamismi capaci di coinvolgere e mettere in movimento tutti gli attori sociali (gruppi e persone) nella ricerca di nuove soluzioni ai problemi attuali, che portino frutto in importanti avvenimenti storici; un’Europa che lungi dal proteggere spazi si renda madre generatrice di processi. Che cosa ti è successo, – si è domandato Bergoglio – Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà? Che cosa ti è successo, Europa terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?”.

Nuovo umanesimo europeo – Il “sogno” di Francesco è “un nuovo umanesimo europeo, un costante cammino di umanizzazione, cui servono memoria, coraggio, sana e umana utopia”. “Sogno un’Europa giovane, – ha concluso il suo discorso il Papa – capace di essere ancora madre: una madre che abbia vita, perché rispetta la vita e offre speranze di vita. Sogno un’Europa che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perché non ha più nulla e chiede riparo. Sogno un’Europa che ascolta e valorizza le persone malate e anziane, perché non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto. Sogno un’Europa dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, amano la bellezza della cultura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo; dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile. Sogno un’Europa delle famiglie, con politiche veramente effettive, incentrate sui volti più che sui numeri, sulle nascite dei figli più che sull’aumento dei beni”.

Schulz e Juncker – Nel suo intervento il presidente del Parlamento europeo Schulz non ha nascosto che “l’Europa sta attraversando una crisi di solidarietà e i valori comuni su cui si fonda stanno vacillando. È pertanto giunto il momento di lottare per l’Europa. Tutti gli europei sono chiamati a mobilitarsi a favore dell’Europa”. Per Schulz “le forze centrifughe delle crisi tendono a dividerci piuttosto che a unirci più strettamente. Gli egoismi nazionali, la rinazionalizzazione e il particolarismo nazionale si stanno espandendo. Non vi è dubbio che per quanto riguarda la questione dei profughi l’Europa si trovi di fronte a una sfida epocale. Era dalla Seconda guerra mondiale che non vedevamo così tante persone in fuga in tutto il mondo. Eppure i populisti approfittano della situazione fomentando le paure invece di cercare una soluzione. La paura è comprensibile ma, in politica, è cattiva consigliera. Dimenticando completamente la storia, 25 anni dopo la caduta della cortina di ferro alcuni vogliono costruire in Europa nuovi muri e recinzioni, mettendo quindi a repentaglio una delle più grandi conquiste europee, la libertà di circolazione. Le persone che fuggono dalla brutalità dello Stato islamico o dalle bombe di Assad non si fermeranno certo di fronte a muri o fili spinati. Chi afferma che gli Stati nazionali riuscirebbero a risolvere meglio da soli il problema nega la realtà”. Per il presidente della Commissione europea Juncker bisogna continuare a lavorare perché l’Unione sia “un’opera di pacificazione per l’Europa stessa e oltre i suoi confini. Perché le sventure del mondo riguardano anche noi. Perché un mondo più stabile significa un’Europa più forte. Il compito non fu mai facile né lo sarà mai. Ma la soluzione non è rinchiudersi nel proprio piccolo bozzolo”.

Di Francesco Antonio Grana | 6 maggio 2016

Da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/06/papa-francesco-a-merkel-juncker-e-tusk-europa-vecchia-e-decaduta-tuteli-la-dignita-dei-migranti/2701633/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-2016-05-06


Titolo: PAOLO RODARI. La Cei contro il Viminale per gli "hotspot galleggianti"
Inserito da: Arlecchino - Giugno 03, 2016, 12:07:35 pm
Galantino: “No ai centri sulle navi dobbiamo salvare i migranti e poi offrirgli un futuro”
La Cei contro il Viminale per gli "hotspot galleggianti"

Di PAOLO RODARI
01 giugno 2016

CITTÀ DEL VATICANO. Monsignor Nunzio Galantino, secondo l'Oim, sono state oltre mille le vittime dei naufragi nel Mediterraneo la scorsa settimana. Tre mesi dopo il viaggio di Papa Francesco a Lesbo le notizie sembrano essere sempre le stesse. Cosa dicono a tutti noi queste morti continue?
"La partenza di migranti in fuga da situazioni drammatiche avviene sempre più in situazione di insicurezza, attraverso trafficanti senza scrupoli, al punto tale da rendere difficile ogni soccorso soprattutto in acque libiche non presidiate dalle operazioni di salvataggio delle navi europee. Quelle morti sono uno schiaffo alla democrazia europea, incapace di salvaguardare e proteggere persone in fuga da situazioni create anche dalla politica estera e da scelte economiche europee. Purtroppo, non si è avuto il coraggio di creare "canali umanitari" - previsti dal diritto internazionale - verso i Paesi disponibili all'accoglienza, per favorire partenze in sicurezza ed evitare violenze, sfruttamento e morti".

Il Viminale ha annunciato un hotspot in mare per identificare i migranti. La notizia ha riacceso lo scontro politico. Cosa dire?
"L'hotspot è una riedizione in brutta copia dei luoghi di trattenimento di persone. Le Organizzazioni internazionali a tutela dei diritti umani, come anche la Fondazione Migrantes e la Caritas Italiana, hanno già ricordato che i migranti salvati in mare hanno il diritto, sulla base di una storia personale e non di una lista di cosiddetti "paesi sicuri", di presentare domanda d'asilo e al ricorso se una domanda non venisse accolta. Sulle navi questo percorso di protezione internazionale non è possibile. Come non è pensabile l'utilizzo di navi destinate al soccorso per far stazionare nel Mediterraneo migliaia di persone in attesa di una non precisata destinazione. A meno che le si voglia riportare nei porti della Libia e dell'Egitto, condannandole a nuove forme di sfruttamento ".

A Ventimiglia l'ultimo sgombero è stato scongiurato dal vescovo locale che ha dato il benestare a che una parrocchia accogliesse i migranti. Lo stesso vescovo ha chiesto che tutte le parrocchie facciano la medesima cosa. La Lega, tuttavia, l'ha attaccato duramente. La Chiesa da che parte sta?
"Naturalmente dalla parte del vescovo, come delle diocesi, delle parrocchie, degli istituti religiosi che - aderendo all'appello del Papa del 6 settembre scorso - hanno messo a disposizione oltre 2mila strutture per ospitare più di 23mila richiedenti asilo e rifugiati, quasi 5mila dei quali solo grazie ai contributi dei fedeli. In collaborazione con i comuni italiani, cerchiamo inoltre di favorire sul territorio un'accoglienza diffusa, attraverso un accompagnamento personalizzato dei 120mila giovani che sono arrivati tra noi. Le iniziative avviate da Caritas e Migrantes vogliono diventare percorsi di inclusione e integrazione sociale, fino a valutare - ed è la proposta Cei di 1000 microrealizzazioni - anche un rientro assistito in patria. Un conto è riempirsi la bocca di aiutare le persone a casa loro e un conto è realizzare - grazie anche a una rete di centinaia di associazioni e ong cattoliche riunite nella Focsiv da 40 anni - concreti progetti di cooperazione internazionali nei Paesi d'origine dei migranti".

Tempo fa Francesco chiese ai conventi e alle parrocchie di aprire le porte ai migranti. Questa accoglienza è effettivamente avvenuta?
"L'accoglienza non solo era precedente all'appello, ma si è rafforzata, unitamente a un lavoro di informazione sulle storie di quanti sbarcano in Europa, sulle cause della loro fuga. Anche nelle nostre comunità ecclesiali sentiamo il bisogno di continuare a sensibilizzare i consigli pastorali, il mondo associativo, le famiglie per evitare che anch'essi siano incapaci di leggere correttamente un fenomeno globale di persone che - come ha detto l'altro giorno Papa Francesco - "non sono un pericolo, ma sono in pericolo"".

Chi e come, secondo lei, dovrebbe agire quantomeno per arginare il problema?
"L'accoglienza dei richiedenti asilo dev'essere strutturata in tutti i 28 Paesi europei. Non si possono, infatti, salvare le persone e poi non offrirgli una possibilità di futuro. Una seconda azione concreta rimane quella di organizzare "corridoi umanitari". In questo modo si eviterebbe anche la crescita di una tratta di esseri umani oggi gestita da mafie e da terrorismo. Una terza azione concreta riguarda la possibilità di offrire un permesso di protezione umanitaria a tutti i migranti ospitati in strutture da oltre un anno e che oggi costituiscono un popolo che si allarga sempre più. In questo modo si ripartirebbe dalla legalità per costruire successivamente percorsi di giustizia e di solidarietà".

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01 giugno 2016

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2016/06/01/news/galantino_no_ai_centri_sulle_navi_dobbiamo_salvare_i_migranti_e_poi_offrirgli_un_futuro_-141046866/?ref=nl-Ultimo-minuto-ore-13_01-06-2016


Titolo: FRANCESCO «Oggi Gesù accoglierebbe gli omosessuali e i trans»
Inserito da: Arlecchino - Ottobre 05, 2016, 12:19:01 pm
L’INTERVISTA A FRANCESCO

«Oggi Gesù accoglierebbe gli omosessuali e i trans»
Il Papa, di ritorno dalla sua visita, dopo l’attacco alla teoria gender: non ho mai abbandonato i gay

Di Gian Guido Vecchi, nostro inviato

DAL VOLO PAPALE — Bisogna «accogliere e accompagnare» omosessuali e trans, «questo è quello che farebbe Gesù oggi», dice Francesco. Il Papa ha condannato la teoria gender, ma le persone sono un’altra cosa. Spiega di avere accompagnato, da Papa, persone «con tendenze e anche pratiche omosessuali». Poi racconta la storia di una ragazza divenuta uomo e lo fa sempre al maschile, dice: «Lui che era lei ma è lui». Sorride: «Adesso però non dite che santificherò i trans, eh? Già mi vedo le prime pagine...». Si vola sul Mar Caspio verso Roma. Bergoglio raggiunge i giornalisti ed esordisce tranquillo: «Sono a vostra disposizione, domandate quello che volete». Risponde per 51 minuti.

Santità, in Georgia ha detto che la teoria gender «è un grande nemico del matrimonio», parlato di «guerra mondiale». Cosa direbbe a chi sente che il suo aspetto non corrisponde alla propria identità sessuale?
«Nella mia vita di sacerdote, di vescovo e anche di Papa io ho accompagnato persone con tendenze e anche pratiche omosessuali, li ho avvicinati al Signore e mai li ho abbandonati. Le persone si devono accompagnare come fa Gesù. Quando una persona che ha questa condizione arriva davanti a Gesù, Lui sicuramente non dirà: vattene via perché sei omosessuale. No. Io ho parlato di quella cattiveria che oggi si fa con l’indottrinamento della teoria gender. Un papà francese mi raccontava del figlio di dieci anni, alla domanda “cosa vuoi fare da grande” ha risposto: la ragazza! Il padre si è accorto che nei libri di scuola si insegnava la teoria gender, e questo è contro le cose naturali. Una cosa è una persona che ha questa tendenza, o anche che cambia sesso. Un’altra è fare insegnamenti nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità: lo chiamo colonizzazione ideologica».

Come accompagnare?
«L’anno scorso ho ricevuto la lettera di uno spagnolo che mi raccontava la sua storia da bambino e da ragazzo. Era una bambina e una ragazza, e ha sofferto tanto perché lui si sentiva un ragazzo ma era fisicamente una ragazza. Ha raccontato alla mamma che avrebbe voluto operarsi e lei gli ha chiesto di non farlo finché era viva. Era anziana, è morta, si è fatto l’intervento. È andato dal vescovo che lo ha accompagnato tanto, era un bravo vescovo. Poi ha cambiato la sua identità civile, si è sposato e mi ha scritto che per lui sarebbe stata una consolazione venire da me con la sua sposa. Lui che era lei ma è lui. Li ho ricevuti, erano contenti. Nel quartiere dove abitava c’era un sacerdote nuovo che appena lo vedeva lo sgridava: andrai all’inferno! Il vecchio sacerdote ottantenne invece gli diceva: da quant’è che non ti confessi? Vieni e potrai fare la comunione. Capito? La vita è vita, le cose si devono prendere come vengono. Il peccato è peccato, ci sono le tendenze, gli squilibri ormonali, esistono tanti problemi e dobbiamo essere attenti non dire “è tutto lo stesso, facciamo festa”. Ma ogni caso bisogna accoglierlo, accompagnarlo, discernerlo e integrarlo. È un problema di morale, umano, e si deve risolvere come si può, sempre con la misericordia di Dio, con la verità ma sempre col cuore aperto».

Ha detto che il divorzio che «sporca l’immagine di Dio», ma si era parlato di accoglienza dei divorziati. Come si concilia?
«Tutto ciò che ho detto — l’immagine di Dio che è l’uomo e la donna assieme uniti in matrimonio — è contenuto nell’esortazione Amoris Laetitia, dove poi si parla delle coppie ferite. Il principio è quello ma le debolezze umane esistono, i peccati esistono, e sempre l’ultima parola ce l’ha la misericordia».

I cattolici Usa dovrebbero scegliere tra un candidato lontano per molti aspetti dall’insegnamento della Chiesa e un altro che ha fatto dichiarazioni contro i migranti...
«In campagna elettorale io non dico mai dico una parola: il popolo è sovrano, dirò solo: studia bene le proposte, prega e scegli in coscienza. Ma al di là del caso specifico, quando in un Paese qualsiasi ci sono candidati che non danno soddisfazione a tutti, significa che la vita politica di quel Paese è forse troppo politicizzata ma non ha tanta cultura politica».

Come arrivare alla pace tra Armenia e Azerbaigian?
«L’unico cammino è il dialogo sincero, senza cose sotto il tavolo, faccia a faccia. Se non si può, avere il coraggio di rivolgersi a un tribunale internazionale, all’Aja per esempio. La guerra distrugge sempre, con la guerra si perde tutto».

Perché tra i tuoi viaggi prossimi non c’è la Cina?
«Si studia, si parla, ci sono commissioni di lavoro. Mi piacerebbe molto andare, ma non penso ancora. Sono ottimista. Le cose lente vanno bene sempre, le cose in fretta no. L’altro ieri a un convegno in Vaticano sulla Laudato si’ c’era una delegazione cinese che mi ha portato un regalo del presidente».

L’arcivescovo di Rouen ha detto che lei ha autorizzato il processo di beatificazione di padre Hamel senza aspettare i cinque anni...
«Faremo degli studi, ma l’intenzione è andare su questa linea. Comunque si devono cercare testimonianze fresche per aprire il processo».

Quando i nuovi cardinali, e a quali criteri si ispira?
«A fine anno, o all’inizio del prossimo. La lista è lunga ma ci sono solo 13 posti. Bisogna cercare un equilibrio. Mi piace che si veda nel Collegio cardinalizio l’universalità della Chiesa, i cinque continenti, e non solo il centro europeo».

Quando andrà a trovare i terremotati?
«Sono state proposte tre date possibili, la terza è la prima domenica di Avvento. Ma lo farò privatamente, da solo. Come sacerdote, vescovo e Papa ma da solo. Vorrei essere vicino alla gente».

Quali saranno i suoi viaggi internazionali l’anno prossimo?
«Di certo andrò in Portogallo, soltanto a Fatima. Andrò quasi di sicuro in India e Bangladesh. In Africa non è sicuro, dipende da situazione politica e dalle guerre. In Colombia ho detto che potrei andare se il processo di pace riesce, quando tutto sarà blindato, se vince il plebiscito, quando tutto sia sicuro e non si può tornare indietro».

Per il premio Nobel per la pace ci sono vari candidati. Lei chi spera che vinca?
«C’è tanta gente che vive per fare la guerra, per fare la vendita delle armi, per uccidere. Ma anche c’è tanta gente, tanta, che lavora per la pace. Non saprei dire quale persona scegliere, è difficile. Mi auguro, al di là del premio, che a livello internazionale ci sia un ricordo, una dichiarazione sui bambini, sugli invalidi, sui minorenni, sui civili morti sotto le bombe delle guerre. Credo che quello sia un peccato contro Gesù Cristo, perché la carne di quei bambini, di quella gente ammalata, di quegli anziani indifesi, è la carne di Gesù Cristo. Bisognerebbe che l’umanità dicesse qualcosa sulle vittime delle guerre».

Dopo l’incontro con il patriarca ortodosso della Georgia, Ilia II, vede possibilità di collaborazione?
«Il patriarca è un uomo di Dio, quest’uomo mi ha commosso. Sulle cose che ci uniscono e separano, io dirò: non mettersi a discutere le cose di dottrina, lasciatele ai teologi, sanno farlo meglio di noi, sono bravi e hanno buona volontà; noi, popolo, dobbiamo pregare gli uni per gli altri, questo è importantissimo. Bisogna fare cose insieme, i poveri, i migranti: facciamo il bene agli altri insieme. Questo è il cammino dell’ecumenismo, non solo la dottrina, questa è l’ultima cosa, si arriverà alla fine, ma cominciamo a camminare insieme, oggi l’ecumenismo si deve fare camminando insieme e pregando gli uni per gli altri».

2 ottobre 2016 (modifica il 3 ottobre 2016 | 10:04)
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Da - http://www.corriere.it/…/intervista-papa-oggi-gesu-accoglie…
www.corriere.it

Il Papa, di ritorno dalla sua visita, dopo l’attacco alla teoria gender: non ho mai abbandonato i gay
corriere.it|Di Gian Guido Vecchi, nostro inviato


Titolo: FRANCESCO. "Riforma e scrittura, cattolici imparino da Lutero “
Inserito da: Arlecchino - Ottobre 30, 2016, 11:46:46 am
Papa Francesco verso la Svezia. "Riforma e scrittura, cattolici imparino da Lutero “
Il nuovo viaggio del Pontefice, dal 31 ottobre al primo novembre, preceduto da aperture al messaggio protestante e slanci ecumenici.
"Al di là di tante questioni aperte, siamo già uniti".
E la purificazione luterana ricorda molto il rinnovamento che Bergoglio sta portando avanti all'interno della Chiesa

28 ottobre 2016

CITTÀ DEL VATICANO - "Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate: era un riformatore", ha detto Francesco tornando lo scorso giugno dal viaggio in Armenia. E, nella sostanza, l’ha ripetuto anche pochi giorni fa in Vaticano davanti a una statua dello stesso Lutero che, con scandalo di alcune frange cattoliche più conservatrici, faceva mostra di sé nell’Aula Paolo VI durante un’udienza con gli evangelici: "Al di là di tante questioni aperte che ancora ci separano, siamo già uniti", ha detto il Papa. E così ancora quest’oggi, in una lunga intervista concessa alla Civiltà Cattolica. "Riforma e Scrittura", ha detto Francesco, sono le due parole che vengono in mente al Papa "su cosa i cattolici potrebbero imparare dalla tradizione luterana". E ancora: "All’inizio quello di Lutero era un gesto di riforma in un momento difficile per la Chiesa". Ma "Lutero ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo". Ha, in sostanza, portato avanti una riforma di cui si è parlato anche recentemente, prima dello scorso conclave. "Nelle Congregazioni prima del conclave – ha ricordato Bergoglio - la richiesta di una riforma" è stata "sempre viva e presente".

È questa la chiave di lettura del viaggio che Bergoglio si appresta a fare (dal 31 ottobre al primo novembre) in Svezia, con tappe a Lund per una preghiera ecumenica e poi a Malmö: fare memoria della riforma di Lutero, una riforma che non ha causato soltanto divisioni, ma anche una purificazione che, piaccia o no, ricorda molto il rinnovamento che il Papa sta cercando di portare all’interno della Chiesa: la lotta contro i privilegi, il carrierismo, la mondanizzazione, e anche contro le piaghe che ancora attanagliano - memorabile in questo senso il suo discorso alla curia romana del dicembre del 2014 - il clero e le gerarchie.

E non è un caso che proprio pochi giorni prima della partenza del Papa, sia stata Civiltà Cattolica, la rivista di gesuiti vicinissima al Pontefice, a scrivere della buona riforma di Lutero: la sua intenzione era di riformare la Chiesa in senso evangelico, insomma la medesima intenzione che muove Bergoglio. Giancarlo Pani riporta la tesi dello storico Erwin Iserloh secondo cui l’affissione delle 95 tesi sulle indulgenze sarebbe pura leggenda e per di più contraddirebbe le stesse intenzioni del riformatore. Lutero scrisse semplicemente ai vescovi interessati "per un problema di coscienza e di pastorale" in quanto "la predicazione delle indulgenze per la fabbrica di San Pietro è ingannevole perché garantisce la salvezza". Mentre "nessuno è sicuro della propria salvezza. Il vescovo deve predicare non le indulgenze, ma il Vangelo e le opere di carità".

Certo, la strada della “riabilitazione” di Lutero non muove semplicemente da Francesco. Già Ratzinger si mosse in questo senso, addirittura entrando da Papa nel 2011 nell’ex convento di Erfurt, lì dove Lutero maturò - secondo le parole dello stesso Benedetto XVI - "le sue ineludibili domande su Dio, quelle che in forma nuova dovrebbero diventare anche le nostre di oggi". Come a dire: il Dio di Lutero è il nostro Dio, il suo fuoco riformatore è anche il nostro. E così, del resto, recita anche il documento congiunto cattolico-luterano pubblicato nel 2013: "Oggi i cattolici sono in grado di comprendere le preoccupazioni riformatrici di Martin Lutero e di considerarle con un’apertura mentale maggiore di quanto sembrasse possibile in precedenza". In sostanza, "la sua intenzione era quella di riformare, e non di dividere, la Chiesa".

Ma è chiaro che è con Francesco che la riabilitazione del monaco tedesco e di tutto ciò che da lui è nato potrebbe incanalarsi su una strada definitiva. Anche perché, come sostiene la vescova luterana Margot Kässmann, ambasciatrice per l’Anno luterano della Chiesa evangelica di Germania, c’è molto in Francesco del fuoco riformatore di Lutero. Dice: "Anche Lutero voleva riformare la sua Chiesa, la Chiesa romana cattolica. Tutti noi sappiamo che la Chiesa ma anche la società hanno continuamente bisogno di essere riformate. E se guardiamo a Francesco, lui oggi sta riformando la Chiesa cattolica. Lutero ha cominciato la sua riforma partendo dalla Bibbia. Penso che ancora oggi sia importante che ogni riforma riparta dalla Bibbia".

Così anche Jürgen Moltmann, fondatore della teologia della speranza, che in un dialogo con il cardinale Kasper apparso su Vita e Pensiero, oltre a proporre la suggestiva idea di "un Concilio mondiale di tutte le Chiese cristiane", ha detto senza mezzi termini che "un ritorno al papato del periodo precedente a Costantino non solo è desiderabile come riformati, ma penso anche come cattolici. Necessitiamo di un ministero petrino 'rinnovato' e comune alla luce del Vangelo. Già Benedetto XVI durante la sua visita in Germania nel 2011 chiese ai cattolici 'un nuovo incontro' con Martin Lutero". In effetti, ha chiosato Kasper, "possiamo condividere molte delle preoccupazioni di Lutero, nonostante le differenze esistenti, in modo da imparare da lui".

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Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2016/10/28/news/papa_francesco_viaggio_in_svezia-150792108/?ref=HREC1-25


Titolo: PAOLO RODARI. Francesco: "Da tradizionalisti resistenze malevole alla riforma"
Inserito da: Arlecchino - Dicembre 22, 2016, 04:47:50 pm
Papa Francesco alla curia vaticana: "Da tradizionalisti resistenze malevole alla riforma"
Nell'incontro per gli auguri natalizi il pontefice elenca le novità introdotte e mette in guardia dall'opposizione di "menti distorte" che sono "ispirate dal demonio".
E avverte: "Cambiamento non è un lifting, Chiesa tema le macchie, non le rughe"

Di PAOLO RODARI
22 dicembre 2016

CITTA' DEL VATICANO - Il cammino della riforma della Curia romana che papa Francesco sta portando avanti incontra "anche le resistenze malevole, che germogliano in menti distorte e si presentano quando il demonio ispira intenzioni cattive, spesso in veste di agnelli". È la dura denuncia pronunciata questa mattina dallo Francesco nel discorso a cardinale e vescovi della Curia Romana riuniti nella Sala Clementina per lo scambio degli auguri natalizi. Un tipo di resistenza, ha osservato, che "si nasconde dietro le parole giustificatrici e, in tanti casi, accusatorie, rifugiandosi nelle tradizioni, nelle apparenze, nelle formalità, nel conosciuto, oppure nel voler portare tutto sul personale senza distinguere tra l'atto, l'attore e l'azione". Dice Francesco anche che ci sono "resistenze nascoste, che nascono dai cuori impauriti o impietriti che si alimentano dalle parole vuote del 'gattopardismo' spirituale di chi a parole si dice pronto al cambiamento, ma vuole che tutto resti come prima". e aggiunge: "Non sono le rughe che nella Chiesa si devono temere, ma le macchie".

Nel giorno in cui chiama in diretta Uno Mattina per complimentarsi per i 30 anni della trasmissione Rai e per rivolgere i propri auguri natalizi, Francesco usa il consueto appuntamento pre natalizio con la curia per entrare nel cuore di uno dei significati più profondi del suo pontificato: la riforma di una Chiesa che in alcuni suoi esponenti vuole "che tutto resti come prima". Ci sono, dice senza citare i quattro porporati che gli hanno avanzato per lettera i propri dubbi sul testo sinodale Amoris Laetitia dedicato anche alle ferite della famiglia, delle "resistenze aperte che nascono spesso dalla buona volontà e dal dialogo sincero". Poi le "resistenze nascoste" e le "resistenze malevole che germogliano in menti distorte e si presentano quando il demonio ispira intenzioni cattive (spesso in veste di agnelli). Questo ultimo tipo di resistenza si nasconde dietro le parole giustificatrici e, in tanti casi, accusatorie, rifugiandosi nelle tradizioni, nelle apparenze, nelle formalità, nel conosciuto, oppure nel voler portare tutto sul personale senza distinguere tra l’atto, l’attore e l’azione".

Francesco indica anche alcuni criteri attraverso i quali metter in campo la riforma: anzitutto l’importanza della conversione individuale senza la quale saranno inutili tutti i cambiamenti nelle strutture. "La vera anima della riforma – dice - sono gli uomini che ne fanno parte e la rendono possibile. Infatti, la conversione personale supporta e rafforza quella comunitaria".

Quindi la pastoralità: "Essendo la Curia una comunità di servizio fa bene anche a noi, chiamati ad essere Pastori nella Chiesa, lasciare che il volto di Dio Buon Pastore illumini, ci purifichi, ci trasformi e ci restituisca pienamente rinnovati alla nostra missione". Francesco ricorda Paolo VI che ammonì: "Non sia pertanto la Curia romana una burocrazia, come a torto qualcuno la giudica, pretenziosa ed apatica, solo canonistica e ritualistica, una palestra di nascoste ambizioni e di sordi antagonismi, come altri la accusano; ma sia una vera comunità di fede e di carità, di preghiera e di azione; di fratelli e di figli del Papa, che tutto fanno, ciascuno con rispetto all’altrui competenza e con senso di collaborazione, per servirlo nel suo servizio ai fratelli ed ai figli della Chiesa universale e della terra intera".

Poi la missionarietà: "È il fine principale di ogni servizio ecclesiastico ossia quello di portare il lieto annuncio a tutti i confini della terra", come ci ricorda il magistero conciliare, perché "ci sono strutture ecclesiali che possono arrivare a condizionare un dinamismo evangelizzatore; ugualmente, le buone strutture servono quando c’è una vita che le anima, le sostiene e le giudica. Senza vita nuova e autentico spirito evangelico, senza fedeltà della Chiesa alla propria vocazione, qualsiasi nuova struttura si corrompe in poco tempo".

Quindi la razionalità: "Sulla base del principio che tutti i Dicasteri sono giuridicamente pari tra loro, risultava necessaria una razionalizzazione degli organismi della Curia Romana24, per evidenziare che ogni Dicastero ha competenze proprie. Tali competenze devono essere rispettate ma anche distribuite con razionalità, con efficacia ed efficienza. Nessun Dicastero, dunque, può attribuirsi la competenza di un altro Dicastero, secondo quanto fissato dal diritto, e d’altra parte tutti i Dicasteri fanno riferimento diretto al Papa".

E ancora la funzionalità: "L’eventuale accorpamento di due o più Dicasteri competenti su materie affini o in stretta relazione in un unico Dicastero serve per un verso a dare al medesimo Dicastero una rilevanza maggiore (anche esterna); per altro verso la contiguità e l’interazione di singole realtà all’interno di un unico Dicastero aiuta ad avere una maggiore funzionalità (ne sono esempio i due attuali nuovi Dicasteri di recente istituzione)".

La modernità: "Ossia la capacità di leggere e di ascoltare i segni dei tempi". In questo senso, "provvediamo sollecitamente a che i Dicasteri della Curia Romana siano conformati alle situazioni del nostro tempo e si adattino alle necessità della Chiesa universale". Ciò era richiesto dal Concilio Vaticano II: "I dicasteri della Curia romana siano organizzati in modo conforme alle necessità dei tempi, dei paesi e dei riti, specialmente per quanto riguarda il loro numero, il loro nome, le loro competenze, i loro metodi di lavoro ed il coordinamento delle loro attività".

La sobrietà: "In questa prospettiva sono necessari una semplificazione e uno snellimento della Curia: accorpamento o fusione di Dicasteri secondo materie di competenza e semplificazione interna di singoli Dicasteri; eventuali soppressioni di Uffici che non risultano più rispondenti alle necessità contingenti. Inserimento nei Dicasteri o riduzione delle commissioni, accademie, comitati ecc., tutto in vista della indispensabile sobrietà necessaria per una corretta e autentica testimonianza".

La sussidiarietà: "Riordinamento di competenze specifiche dei diversi Dicasteri, spostandole, se necessario, da un Dicastero ad un altro, per raggiungere l’autonomia, il coordinamento e la sussidiarietà nelle competenze e l’interconnessione nel servizio". La sinodalità: "Il lavoro della Curia dev’essere sinodale: abituali le riunioni dei Capi Dicastero, presiedute dal Romano Pontefice29; regolari udienze “di tabella” dei Capi Dicastero; consuete riunioni interdicasteriali. La riduzione del numero dei Dicasteri permetterà incontri più frequenti e sistematici dei singoli Prefetti con il Papa ed efficaci riunioni dei Capi dei Dicasteri, visto che non possono essere tali quelle di un gruppo troppo numeroso".

La cattolicità: "Tra i collaboratori, oltre ai sacerdoti e consacrati/e, la Curia deve rispecchiare la cattolicità della Chiesa con l’assunzione di personale proveniente da tutto il mondo, di diaconi permanenti e fedeli laici e laiche, la cui scelta dev’essere attentamente effettuata sulla base della loro ineccepibile vita spirituale e morale e della loro competenza professionale. È opportuno prevedere l’accesso a un numero maggiore di fedeli laici specialmente in quei Dicasteri dove possono essere più competenti dei chierici o dei consacrati".

La professionalità: «"È indispensabile che ogni dicastero adotti una politica di formazione permanente del personale, per evitare l’arrugginirsi e il cadere nella routine del funzionalismo". La gradualità: "La gradualità è il frutto dell’indispensabile discernimento che implica processo storico, scansione di tempi e di tappe, verifica, correzioni, sperimentazione".

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22 dicembre 2016

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2016/12/22/news/papa_francesco_alla_curia_vaticana_da_tradizionalisti_resistenze_malevole_alla_riforma_-154645227/?ref=nl-Ultimo-minuto-ore-13_22-12-2016


Titolo: Carlo Marroni. Il Papa confessa: «La Corte pontificia deve cambiare»
Inserito da: Arlecchino - Gennaio 02, 2017, 06:56:27 pm

Il docufilm
Il Papa confessa: «La Corte pontificia deve cambiare»
Di Carlo Marroni 10 dicembre 2016

«La Corte pontificia mantiene una tradizione un po' atavica, non lo dico in senso negativo, ma questo deve cambiare». Lo dice il Papa nel docufilm “Papa Francesco: come Dio comanda” che andrà in onda domenica sera su Sky Atlantic e prodotto da 42/o Parallelo, che l’Ansa ha visionato. Il Papa parla dei «problemi morali gravi e di temi legati alle una questioni finanziarie, agli scandali morali»; «bisogna sanare queste cose con la conversione a partire dal Papa che è il primo a doversi convertire». Papa Francesco tra un settimana compirà 80 anni, data-simbolo per la Chiesa, quando un vescovo o cardinale lascia ogni incarico residuo. Naturalmente non per il Papa.
   
    03 dicembre 2016

Francesco poi affronta altri argomenti, che riguardano la sua vita quotidiana di Pontefice: «Quando viene un Capo di Stato io devo riceverlo con la dignità del protocollo che si merita. È vero che col protocollo ho mille problemi, però devo rispettarlo. Sai la differenza tra il terrorismo e il protocollo? Che con il terrorismo si può negoziare». La giornata di sabato ha visto Bergoglio affrontare molti impegni pubblici, tra cui l'udienza dell’Associazione Rurale Cattolica Internazionale. Nel suo discorso ha detto che bisogna sostenere l’agricoltura, e dire basta con «ingiusti metodi speculativi. Viviamo il paradosso di un'agricoltura non più considerata settore primario dell'economia, ma che mantiene una evidente rilevanza nelle politiche di sviluppo, negli squilibri della sicurezza alimentare come pure nella vita delle comunità rurali».

E ancora: «In alcune aree geografiche, infatti, lo sviluppo agricolo resta la principale risposta possibile alla povertà e alla scarsità di cibo. Questo però significa rimediare alla carenza degli apparati istituzionali, all'iniqua acquisizione di terre la cui produzione - denuncia il Pontefice - è sottratta ai legittimi beneficiari, ad ingiusti metodi speculativi o alla mancanza di politiche specifiche, nazionali e internazionali».

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Da - http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-12-10/il-papa-confessa-ho-sensazione-che-mio-pontificato-sara-breve--140507.shtml?uuid=ADXnTMBC


Titolo: Carlo Troilo. Dove va Papa Francesco
Inserito da: Arlecchino - Gennaio 12, 2017, 11:38:09 pm
   Opinioni
Carlo Troilo   
· 11 gennaio 2017

Dove va Papa Francesco
Vaticano      
Troppi politici, intellettuali e giornalisti stanno preparando anzitempo la beatificazione di Papa Bergoglio

Approfitto della ospitalità de l’Unità per fare alcune osservazioni critiche su Papa Bergoglio, per il quale troppi politici, intellettuali e giornalisti stanno preparando anzitempo la beatificazione. Con l’aiuto delle tv italiane, pubbliche e private, trasformate tutte in succursali di “Radio Maria”, ma anche di giornali laici e di sinistra. Valga per tutti l’intervista a Dario Viganò, prefetto per la Comunicazione del Vaticano, pubblicata con grande risalto e senza commenti da Il Fatto Quotidiano per gli ottanta anni del Pontefice: «Dal divorzio all’aborto alle coppie omosessuali, il Papa incontra tutti… Il Papa ha vinto. Il suo stile ha destabilizzato la Curia».

E preoccupa un sondaggio secondo cui l’82% degli Italiani avrebbe “fiducia” nel Papa (e non – ovviamente – nelle istituzioni e nella politica). Anche se non mi convince del tutto, visti i molti giudizi critici che sento fra amici e conoscenti, anche credenti e osservanti.

In effetti, quando diventa Papa, Bergoglio porta aria nuova. Appare deciso a riportare moralità in un Vaticano travolto dagli scandali ed assume posizioni coraggiose sui mali del mondo, la miseria, il dramma degli immigrati. Oltre tutto, è un uomo simpatico e vive senza sfarzo. Anche sui temi “eticamente sensibili” – come rimarca Viganò – Bergoglio sembra voler innovare (famoso il «chi sono io per giudicare?» a proposito degli omosessuali).

Il problema è che il Papa – forse perché più interessato ai problemi del mondo che a quelli dell’Italia – non sembra avere la capacità (o la volontà) di dare concreto seguito ai suoi clamorosi annunci. Così, egli dichiara solennemente di voler riportare ordine e onestà nella Curia e nelle questioni finanziarie del Vaticano, ripulendo – se non eliminando – lo IOR. Ma dopo tre anni la riforma della Curia va avanti a rilento, mentre lo IOR è ancora al suo posto.

Bergoglio denuncia il lusso eccessivo in cui vive la Curia, ma il Cardinale Bertone continua ad abitare nel suo sfarzoso attico, di proprietà del Vaticano e ristrutturato in parte con i soldi del Bambin Gesù. Sui diritti, il teologo Walter Kasper definisce «urgentissima» una nuova “Dichiarazione” papale su matrimoni e famiglie miste, ma i vaticanisti stimano che ci vorranno ancora 2 o 3 anni. Sui migranti, Bergoglio condanna giustamente gli egoismi ed invita ad accogliere tutti. In questo caso prende anche un impegno preciso: ogni parrocchia italiana, promette, ospiterà almeno una famiglia di migranti. Ma i numeri che filtrano dalla Caritas dicono che l’appello del Papa è stato accolto da pochissime delle 25mila parrocchie italiane (ad esempio, le 334 parrocchie di Roma ospiteranno un totale di 170 immigrati).

Nei rapporti con lo Stato italiano, Bergoglio si impegna a non intervenire di persona ma poi lascia che i Cardinali parlino e contrastino con forza le leggi non gradite, in particolare quella sulle unioni civili. E i Cardinali non si fanno pregare e perseverano in una linea di totale chiusura sui diritti e sovente di disprezzo che chi si batte per conquistarli. Valga per tutti l’esempio del Cardinale Paglia che, appena nominato presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia, attacca in modo volgare i sostenitori della eutanasia: vogliono soltanto la possibilità di liberarsi dei vecchi poveri e malati. Ovviamente, le citazioni potrebbero essere assai numerose. Qualche volta, tuttavia, il Papa non si trattiene. Cito solo alcuni suoi interventi dell’ultimo anno.

Novembre 2015. Rivolgendosi ai medici: «Siate coraggiosi, capaci di scelte controcorrente, fino ad arrivare, in casi particolari, alla obiezione di coscienza»; «non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema». Giugno 2016. A proposito delle unioni civili: l’obiezione di coscienza deve essere garantita perché è un diritto, e questo vale anche per il funzionario pubblico, che è «una persona umana».

Ottobre 2016. Parlando a Tbilisi, Papa Francesco si scaglia contro la teoria del gender e il divorzio. Alcune frasi salienti: il gender «è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio»; «Ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono»; il divorzio «sporca l’immagine di Dio, perché Dio ha creato uomo e donna a sua immagine e quindi l’uomo e la donna che si fanno una sola carne sono l’immagine di Dio»; «Si deve fare di tutto per salvare il matrimonio, la cosa più bella che Dio ha creato»; «Chi paga le spese del divorzio? Pagano i due, paga Dio e pagano i figli, non sapete quanto i bambini soffrono».

L’intervento più clamoroso di Bergoglio è stato, a mio avviso, quello contro Ignazio Marino (18 settembre 2015). Il Papa è infastidito dai tentativi del sindaco di Roma di ottenere la sua “protezione”. Ma soprattutto non può perdonare a Marino di avere istituito a Roma i registri dei testamenti biologici e delle unioni civili, spingendosi fino a celebrare “le nozze” di due omosessuali: nella capitale del Cattolicesimo mondiale! Così, quando Marino commette l’imprudenza di farsi trovare in prima fila fra quanti accolgono il Papa a Filadelfia, il Papa decide di “affondarlo”. Sull’aereo che lo riporta a Roma “si fa chiedere” da un giornalista (uso le virgolette per descrivere un espediente ben noto per chi, come me, si è occupato a lungo di uffici stampa) se aveva invitato il sindaco di Roma. E risponde quasi con rabbia: «Io non l’ho invitato. È chiaro?». Un colpo mortale per un sindaco già molto traballante per altre e complicate ragioni; una vicenda deplorevole con un Papa che “si vendica”.

Ma la scelta più grave e imperdonabile di Bergoglio è quella di nominare alla Segreteria vaticana per l’Economia il Cardinale australiano George Pell. Toccano a Pell i compiti di preparare il budget annuale e di organizzare i controlli. Il Prefetto riferisce direttamente al Papa ed ha un ruolo equivalente a quello del Segretario di Stato. La nomina avviene nel febbraio del 2014, quando ormai è noto a tutti che Pell è sotto inchiesta, in Australia, per aver protetto una serie di preti pedofili e in particolare un suo intimo amico, Gerald Risdale, condannato fin dal 1994 a 19 anni di carcere per aver abusato di 54 bambini.

Una situazione che si fa insostenibile quando la commissione, nominata dal governo australiano per indagare sugli abusi sessuali da parte di ecclesiastici, chiede di ascoltare il Cardinale Pell. Questi adduce motivi di salute, per cui le due successive audizioni (ciascuna di 4 ore, nel cuore della notte per Pell a causa dei fusi orari) si svolgono per teleconferenza: la commissione a Sidney, Pell nel suo appartamento a Roma, situato in un complesso (la “Casa Australia”) che comprende un albergo e un ristorante (ma anche una chiesa, per cui presumibilmente non paga l’IMU). Più di recente, due australiani hanno accusato lo stesso Pell di avere abusato di loro quando era un giovane prete.

E in questo caso la polizia australiana è venuta a Roma per interrogare personalmente il Cardinale. Una vicenda dinanzi alla quale il Papa avrebbe dovuto destituire Pell dal suo incarico, magari utilizzando quelle stesse “ragioni di salute” per le quali il Cardinale rifiuta di tornare in Australia. Del resto, Bergoglio era stato preceduto, nel 2002, da papa Wojtyla, che sottrasse alla giustizia americana il cardinale Bernard Francis Law, al centro del colossale scandalo dei preti pedofili nella sua ex diocesi di Boston, drammaticamente ricostruito dal film Spotlight, vincitore dell’Oscar 2016.

Law fu destituito dal Vaticano dalla diocesi di Boston (costretta nel frattempo a dichiarare bancarotta per i salati risarcimenti pagati alle vittime degli stupri) ed “elevato” alla dignità di arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma. Compiuti gli 80 anni e andato in pensione, Law vive riservatamente a Roma, in un appartamento prudentemente situato all’interno della Città del Vaticano.

Da - http://www.unita.tv/opinioni/dove-va-papa-francesco/


Titolo: "Questa economia uccide". Michele e le parole di Papa Francesco
Inserito da: Arlecchino - Febbraio 11, 2017, 11:58:39 am
"Questa economia uccide". Michele e le parole di Papa Francesco

Pubblicato: 09/02/2017 10:25 CET Aggiornato: 1 ora fa

Michele, trent'anni, suicida, è il caso emblematico di "un'economia che uccide", di un'economia che genera scarti, come sostiene sempre più spesso e con accorato dettaglio di analisi Papa Francesco. "Scarti", ma proprio "scarti", roba da buttare.

Anzi scarti che - come nel caso di Michele - tanto introiettano questa condizione loro assegnata dal ciclo produttivo da gettare se stessi direttamente nella spazzatura del nulla. Diventando vittime due volte dell'economia che uccide, dato che - come spiega ancora il Papa - non c'è speranza nella solitudine di ognuno, ma solo nella condivisione di una comunità.

Come i minori abusati o le donne vittime della tratta finiscono per ritenere di essere loro il problema, di essere loro quelli sporchi, così forse è accaduto a Michele. La sua lettera è il suo ultimo atto di lucidità, ma di una lucidità tanto disperata da essere costretto all'ultimo passo.

Gli scarti produttivi di oggi sono ben diversi dall'esercito industriale di riserva di marxiana memoria. Quell'esercito costituiva il meccanismo secondo il quale il lavoro che si era ormai trasformato da variabile indipendente a funzione dipendente del Capitale, regolava il valore di mercato della forza lavoro, e quindi il salario.

Sembra che adesso almeno in Italia, i non occupati non svolgano più nemmeno questa funzione: sono scarti e basta, talmente sono stati messi alla porta. Fuori. Quando Papa Francesco scrisse nella sua prima lettera enciclica "La Gioia del Vangelo" che l'economia attuale è "un'economia che uccide", è stato subito etichettato come marxista. Le critiche sono state furiose non solo negli ambienti finanziari, ma anche tra i commentatori cattolici, soprattutto negli Stati Uniti.

E invece il Papa riproponeva in sostanza il racconto biblico della Genesi dove la "regalità" dell'uomo (e della donna), il loro essere - per i credenti - figli di Dio, consiste proprio nel lavoro. Dio non vuole l'uomo "schiavo" bensì "signore", "re", con un compito. E questo compito è proprio il lavoro. Ecco perché se l'uomo non ha un lavoro e un compito, viene letteralmente ucciso.

E ha aggiunto due giorni fa nell'Omelia del mattino a Casa Santa Marta: "Come Lui ha lavorato nella Creazione, ha dato a noi il lavoro, ha dato il lavoro di portare avanti il Creato. Non di distruggerlo; ma di farlo crescere, di curarlo, di custodirlo e farlo portare avanti. Ha dato tutto. È curioso, penso io: ma non ci ha dato i soldi. Abbiamo tutto. I soldi chi li ha dati? Non lo so. Dicono le nonne, che il diavolo entra dalle tasche: può essere... possiamo pensare a chi ha dato i soldi...".

Sabato scorso, parlando a un convegno dei rappresentanti dell'economia di comunione del movimento dei Focolari, il Papa ha detto ancora: "Quando il capitalismo fa della ricerca del profitto l'unico suo scopo, rischia di diventare una struttura idolatrica, una forma di culto". "Non a caso - ha ricordato il Papa - la prima azione pubblica di Gesù, nel Vangelo di Giovanni, è la cacciata dei mercanti dal tempio".

I "mercanti" di oggi sono però più astuti e cinici. "Il capitalismo continua a produrre gli scarti che poi vorrebbe curare, il principale problema etico di questo capitalismo è la creazione di scarti per poi cercare di nasconderli o curarli per non farli più vedere", ha detto Francesco. "Gli aerei inquinano l'atmosfera, ma con una piccola parte dei soldi del biglietto pianteranno alberi, per compensare parte del danno creato. Le società dell'azzardo finanziano campagne per curare i giocatori patologici che esse creano. E il giorno in cui le imprese di armi finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe, il sistema avrà raggiunto il suo culmine. Questa è l'ipocrisia!".

Non è uno scenario futuribile quello delineato dal papa, ma già in atto da tempo. Non si tratta, secondo Francesco, di "curare le vittime", ma di "costruire un sistema dove le vittime siano sempre di meno, dove possibilmente esse non ci siano più". Come? Puntando a "cambiare le regole del gioco del sistema economico-sociale", perché "imitare il buon samaritano del Vangelo non è sufficiente".

Certo, ha aggiunto il Papa, "quando l'imprenditore o una qualsiasi persona si imbatte in una vittima, è chiamato a prendersene cura, e magari, come il buon samaritano, associare anche il mercato (l'albergatore) alla sua azione", ma "occorre agire soprattutto prima che l'uomo si imbatta nei briganti, combattendo le strutture di peccato che producono briganti e vittime".

Il sistema è riformabile? Qualche dubbio il Papa pare averlo: "Il capitalismo conosce la filantropia, non la comunione. È semplice donare una parte dei profitti, senza abbracciare e toccare le persone che ricevono quelle "briciole"", ha detto alla fine del suo discorso, indirizzato più ai singoli credenti che alle istituzioni economiche e politiche: "Il modo migliore e più concreto per non fare del denaro un idolo è condividerlo, condividerlo con altri, soprattutto con i poveri, o per far studiare e lavorare i giovani"

Sembrano parole dirette proprio a Michele.

Da - http://www.huffingtonpost.it/maria-antonietta-calabra/questa-economia-uccide-michele-e-le-parole-di-papa-francesco_b_14652168.html?utm_hp_ref=italy


Titolo: Massoni tifano per Bergoglio. Ma lui li vede come la peste
Inserito da: Arlecchino - Maggio 06, 2017, 05:36:28 pm
03 mag I

Massoni tifano per Bergoglio. Ma lui li vede come la peste

Due sole volte papa Francesco ha parlato in pubblico dei massoni e della massoneria. E sempre contro.

La prima volta sull'aereo di ritorno dal viaggio in Brasile, il 28 luglio 2013. Interpellato sul caso di monsignor Battista Ricca e sulla "lobby gay", ha detto:

"Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla? Il problema non è avere questa tendenza, no. Il problema è fare lobby di questa tendenza: lobby di avari, lobby di politici, lobby dei massoni, tante lobby. Questo è il problema più grave per me".

La seconda volta a Torino il 21 giugno 2015. Incontrando dei giovani e rispondendo a braccio ad alcune loro domande a un certo punto ha detto:

"In questa terra alla fine dell’Ottocento c’era la massoneria in pieno, anche la Chiesa non poteva fare nulla, c’erano i mangiapreti, c’erano anche i satanisti… Era uno dei momenti più brutti e dei posti più brutti della storia d’Italia. Ma andate a cercare quanti santi e quante sante sono nati in quel tempo! Perché? Perché si sono accorti che dovevano andare controcorrente rispetto a quella cultura, a quel modo di vivere".

In privato, però, Francesco è tornato molto più spesso sull'argomento. La massoneria è la sua bestia nera, già da quando viveva in Argentina. Non tollera che si infiltri nella Chiesa ed è arciconvinto che essa sia presente nell'Ordine dei Cavalieri di Malta e che da lì vada estirpata.

Nella lettera del 1 dicembre scorso del papa al cardinale Raymond L. Burke, patrono dell'Ordine, c'è un passaggio che a un occhio esperto chiaramente allude alla massoneria. Ed è il primo dei punti sui quali Francesco esige una riforma dell'Ordine:

"In particolare, si dovrà evitare che nell'Ordine si introducano manifestazioni di spirito mondano, come pure appartenenze ad associazioni, movimenti e organizzazioni contrari alla fede cattolica o di stampo relativista. Qualora ciò dovesse verificarsi, si inviteranno i Cavalieri che eventualmente fossero membri di tali associazioni, movimenti ed organizzazioni a ritirare la loro adesione, essendo essa incompatibile con al fede cattolica e l'appartenenza all'Ordine".

Ma già il 9 settembre del 2014, nell'udienza in cui il papa rimosse il cardinale Burke da prefetto del supremo tribunale della segnatura apostolica per nominarlo patrono dell'Ordine, gli assegnò come compito prioritario proprio "la necessaria eliminazione di uno spirito secolare e specificamente della massoneria dall'Ordine di Malta".

È quanto ha riferito lo stesso cardinale Burke in un rapporto sulle recenti traversie dell'Ordine, da lui autorizzato a circolare riservatamente tra i Cavalieri di Germania, ma in seguito trapelato a un più largo pubblico.

In quella stessa udienza, il papa disse che non aveva una "esatta informazione" sulla presenza di massoni tra i Cavalieri, ma che "era certo della loro esistenza".

E anche in seguito Francesco è tornato a picchiare forte su questo chiodo. Nell'udienza data a Burke lo scorso 10 novembre, al cardinale che gli diceva di non essere riuscito a individuare nessun massone tra i Cavalieri il papa ordinò di continuare a cercare quelle "liste di massoni, che devono per forza esistere", e aggiunse che avrebbe incluso questo mandato in una lettera ufficiale, che in effetti fu quella del 1 dicembre sopra citata.

Papa Francesco ha insistito su questo punto non solo con il cardinale patrono, ma anche con i massimi dirigenti dell'Ordine.

Il 23 giugno del 2016, vigilia della festa di san Giovanni che è il patrono dei Cavalieri di Malta, ricevendo in udienza l'allora Gran Maestro Fra' Matthew Festing e il Gran Cancelliere Albrecht Freiherr von Boeselager – cioè proprio i due avversari nel conflitto che stava per scoppiare dentro l'Ordine – Francesco domandò loro a bruciapelo che cosa sapessero "dei progressi fatti dal cardinale Burke nel ripulire l'Ordine dai massoni". Al che entrambi si resero conto che questa era davvero la "principale preoccupazione" del papa.

Nella lettera con cui il papa si è rivolto ai grandi elettori che si apprestavano lo scorso 29 aprile ad eleggere il Luogotenente del Gran Maestro nella persona di Fra' Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, manca un nuovo esplicito comando a "ripulire l'Ordine dai massoni".

Ma c'è più di un motivo per credere che anche a questo il papa continui a pensare, quando raccomanda di provvedere alle "riforme necessarie" per il "rinnovamento spirituale" dell'Ordine.

Nessun dubbio, insomma, che Jorge Mario Bergoglio sia profondamente ostile alla massoneria e tema come la peste una sua infiltrazione nella Chiesa, al punto da vedere massoni anche là dove forse non ce ne sono.

Ciò che è strano è invece l'entusiasmo che la massoneria manifesta verso questo papa. È un tifo che mai c'è stato per nessuno dei papi suoi predecessori.

Una sterminata antologia delle lodi che massoni di tutto il mondo elevano a Bergoglio da quando è stato eletto papa è in corso di pubblicazione on line. Ne sono uscite finora due puntate su tre:

 03 maggio 2017 

Da - http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/05/03/i-massoni-tifano-per-bergoglio-ma-lui-li-vede-come-la-peste/?ref=HEF_RULLO


Titolo: Il Papa all'Ilva, "Il buon imprenditore non è uno speculatore"
Inserito da: Arlecchino - Maggio 27, 2017, 04:10:09 pm
Il Papa all'Ilva, "Il buon imprenditore non è uno speculatore"

Accolto da applausi e cori da stadio nel magazzino rotoli, "Non reddito per tutti, ma lavoro per tutti"

Di NADIA CAMPINI
27 maggio 2017

Il Papa all'Ilva, "Il buon imprenditore non è uno speculatore"
"Il sistema politico a volte sembra avvantaggiare chi specula e non chi investe". E anche: "A volte si pensa che lavoratore lavora bene solo perchè è pagato, ma questa è grave disistima dei lavoratori, il lavoratore inizia a lavorare bene per dignità, il vero imprenditore conosce i suoi lavoratori perché lavora con loro, l'imprenditore prima di tutto deve essere un lavoratore, nessun bravo imprenditore ama licenziare la sua gente, chi pensa risolvere problemi licenziando la sua gente non è un buon imprenditore, non deve confondersi con lo speculatore". Sono parole forti quelle che papa Francesco rivolge ai lavoratori genovesi nel capannoni dell'Ilva, la sua prima sosta nella giornata genovese e i lavoratori lo ripagano con applausi e 'bravo, bravo'.

In fabbrica è arrivato accolto da cori da stadio 'Francesco, Francesco', appena sceso dall'auto si è soffermato davanti alla mostra di Massimo Minella poi è entrato nel capannone. "E' la prima volta che vengo a Genova ed essere così vicino al porto mi ricorda da dove è uscito il mio papà" sono le prime parole al suo ingresso,
 Il cardinale Angelo Bagnasco nel benvenuto ha ricordato che l'attenzione al mondo del lavoro genovese risale addirittura al 1943. Poi tocca alle parole dei rappresentanti del mondo del lavoro. Papa Francesco parla delle "tipiche proprietà dell'imprenditore, la creatività, la passione per le opere delle proprie mani e dell'impresa. Non c'è buona economia senza buoni imprenditori"".

Gli applausi scrosciano anche quando il Papa cita l'articolo 1 della Costituzione: "L'Italia è una repubblica fondata su...” e fa una pausa per dare il tempo ai lavoratori di completare urlando "sul lavoro", poi ancora più applausi scrosciano quando Francesco dice che l'obiettivo deve essere "non il reddito per tutti, ma il lavoro per tutti" e neanche la pensione anticipata.
Il Papa accolto all'Ilva da applausi e cori da stadio

Alle sette ll magazzino-capannone dell'Ilva è già affollato, in prima fila gli uomini dell'Ilva, elmetti gialli e tute arancioni e blu, in mano la bandierina bianca e gialla con la scritta 'viva il Papa' distribuita all'ingresso, i pullman hanno continuato ad affluire in modo ininterrotto per oltre un'ora, portando i tanti lavoratori che vogliono vedere Francesco, 3500 sono quelli ammessi, ma le richieste sono state molte di più. Il palco è coperto di sagome di lamiera a forma di mezzi rotoli, il simbolo dei laminati che qui ancora si producono e mezzi rotoli fanno da sfondo al magazzino che si estende dietro al palco quasi a perdita d'occhio. Non è la prima volta che questo stabilimento, che allora si chiamava Italsider, oggi Ilva, accoglie un Papa, ma l'attesa di Francesco ha qualcosa di diverso.

In fabbrica in rappresentanza del mondo del lavoro sono arrivati anche il segretario della Camera del lavoro Ivano Bosco, il segretario della Fim Alessandro Vella, Edoardo Garrone, Giampiero Mondini, il presidente dell'Autorità Portuale Paolo Signorini, l'assessore regionale Gianni Berrino e tanti altri ancora. Su un grande schermo alle spalle del palco scorrono le immagini del filmato che racconta come lo stabilimento si è preparato all'arrivo del Papa.
 Quattro le domande preparate per l'incontro, a rivolgerle sono stati Ferdinando Garrè, imprenditore del distretto riparazioni navali, Micaela, rappresentante sindacale, Sergio, un lavoratore in formazione, Vittoria, disoccupata, al centro il tema del lavoro che non c'è, che è intralciato da burocrazia e ostacoli, che fatica ad affermarsi come valore.

In risposta alle sollecitazioni delle domande papa Francesco sottolinea che non tutti i lavori sono buoni, non sono buoni quelli che si occupano di traffico d'armi, di malavita e dalla parte dei lavori cattivi mette anche il gioco d'azzardo, poi aggiunge che "cattivo è anche il lavoro di chi è pagato per non avere orari", e critica anche 'i culti di puro consumo e piacere', come la scelta di negozi aperti 24 ore su 24, che favoriscono il culto del consumo, mentre "il lavoro è fatica, ma una società edonista non capisce il valore della fatica e del lavoro”.

 Poi termina con una preghiera sul lavoro, la benedizione a "lavoratori, imprenditori, disoccupati' in tanti rispondono con il segno della croce e poi di nuovo parte l'applauso e il coro "Francesco, Francesco"

 Riproduzione riservata 27 maggio 2017

Da - http://genova.repubblica.it/cronaca/2017/05/27/news/papa_all_ilva-166522831/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1


Titolo: PAPA FRANCESCO. «Sfruttare i lavoratori è anticostituzionale»
Inserito da: Arlecchino - Maggio 27, 2017, 04:13:40 pm

Papa all'Ilva: il buon imprenditore non pensa di risolvere i problemi licenziando

    Di Carlo Marroni 27 maggio 2017

«Chi pensa di risolvere i problema della sua impresa licenziando gente non è un buon imprenditore».
Parole del Papa, che questa mattina ha iniziato la sua visita a Genova nello stabilimento dell'Ilva di Genova-Cornigliano.
Davanti a 3500 tra operai e imprenditori, Bergoglio ha parlato a lungo dei temi del lavoro e dell'economia, ricordando la sua pastorale su questi temi.

«Economia nelle mani degli speculatori è senza volto»
«Quando l'economia passa nelle mani degli speculatori tutto si rovina, l'economia perde il volto e i volti e una economia senza volti è astratta. Dietro delle decisioni dello speculatore non ci sono persone. Diventa un'economia senza volto e quindi un'economia spietata» aggiungendo che «bisogna temere gli speculatori, non gli imprenditori». E una critica alla politica. «Qualche volta il sistema politico sembra incoraggiare chi specula sul lavoro e non chi investe e crede nel lavoro. Perché? Perché crea burocrazia e controlli partendo dall'ipotesi che gli attori dell'economia siano speculatori, e così chi non lo è, è svantaggiato, chi invece lo è, trova i mezzi per eludere i controlli. Si sa che i regolamenti e le leggi pensati per i disonesti finiscono per penalizzare gli onesti».

«Sfruttare i lavoratori è anticostituzionale»
Per Bergoglio – che ha ascoltato le domande di un imprenditore, di una lavoratrice interinale e di una disoccupata- «attorno al lavoro si edifica l'intero patto sociale: quando non si lavora, si lavora male, si lavora poco o si lavora troppo, è la democrazia ad entrare in crisi» ha detto citando anche il primo articolo della Costituzione italiana. «Possiamo dire che togliere lavoro alla gente o sfruttare la gente con un lavoro indegno e malpagato è anticostituzionale. E allora se non fosse fondata sul lavoro la Repubblica italiana - ha rilevato Bergoglio – non sarebbe una democrazia. A volte si pensa che un lavoratore lavori bene solo perché è pagato: questa è una grave disistima dei lavoratori e del lavoro perché nega la dignità del lavoro».

«Pensione all'età giusta»
Le persone lavorano bene innanzitutto «per la dignità e per l'onore». Poi il tema dell'età pensionabile: «Si deve andare in pensione all'età giusta». Mettendosi nei panni di un prepensionato ha detto: «Ho per mangiare? Sì. Ho la dignità? No, perché non ho il lavoro». E comunque «non tutti i lavori sono buoni, ce ne sono anche di cattivi» ha aggiunto citando «il traffico di armi, la pornografia, il gioco d'azzardo» ma anche «il lavoro chi non rispetta i diritti dei lavoratori, la natura o che non mette limite agli orari». Il Papa ha detto che il lavoro è buono ma può anche essere «molto cattivo».

© Riproduzione riservata

Da - http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-05-27/papa-ilva-buon-imprenditore-non-pensa-risolvere-problemi-licenziando-102053.shtml?uuid=AEVP0HUB


Titolo: Il Papa: Stolto far lavorare a lungo gli anziani mentre i giovani sono ...
Inserito da: Arlecchino - Luglio 11, 2017, 12:12:53 pm
Il Papa: "Stolto far lavorare a lungo gli anziani mentre i giovani sono disoccupati"

Nel suo discorso alla Cisl il pontefice chiede ai sindacati di "trasformare le pietre scartate dell'economia in pietre angolari", occuparsi delle lavoratrici e non trascurare la "sana cultura dell'ozio"

28 giugno 2017

"E' una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti". Questa la forte denuncia di Papa Francesco nel discorso ai delegati al Congresso nazionale della Cisl, che ha ricevuto questa mattina in Aula Nervi prima dell'Udienza Generale.

Il monito di Bergoglio è per "un nuovo patto sociale, che riduca le ore di lavoro di chi è nell'ultima stagione lavorativa, per permettere ai giovani, che ne hanno il diritto-dovere, di lavorare" ricordando che "le pensioni d`oro sono un`offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perchè fanno sì che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni".

Francesco ha poi sottolineato che "Sindacato è una bella parola che proviene dal greco syn-dike, cioè 'giustizia insieme'. Non c'è giustizia insieme - ha scandito - se non è insieme agli esclusi. Il buon sindacato rinasce ogni giorno nelle periferie, trasforma le pietre scartate dell'economia in pietre angolari".

"Il capitalismo del nostro tempo non comprende il valore del sindacato, perché ha dimenticato la natura sociale dell'economia, dell'impresa. Ma forse la nostra società non capisce il sindacato - ha continuato il Papa - perché non lo vede abbastanza lottare nelle periferie esistenziali. Non lo vede lottare tra gli immigrati, i poveri, oppure perchè la corruzione è entrata nel cuore di alcuni sindacalisti".

"Pensiamo al 40% dei giovani da 25 anni in giù, che non hanno lavoro. Qui. In Italia. E voi dovete lottare lì. Il sindacato nasce e rinasce tutte le volte che, come i profeti biblici, dà voce a chi non ce l'ha, denuncia il povero 'venduto per un paio di sandali'."

"Ma - denuncia il pontefice - col passare del tempo ha finito per somigliare troppo ai partiti politici, al loro stile. E invece, se manca questa tipica e diversa dimensione, anche l'azione dentro le imprese perde forza ed efficacia."

Il Papa si è soffermato poi sulla condizione della donna: "E questo che dico potrebbe sembrare superato, ma nel mondo del lavoro la donna è ancora di seconda classe. Voi potreste dire: 'no, ma c'è quell'imprenditrice, quell'altra...'. Sì, ma la donna guadagna di meno, è più facilmente sfruttata... Vi incoraggio a continuare e a fare di più.

Bergoglio ha ricordato anche l'importanza della dignità umana oltre la dimensione del lavoro: "Dobbiamo pensare anche alla sana cultura dell'ozio, di saper riposare. Questo non è pigrizia, è un bisogno umano. Per questo, insieme con il lavoro deve andare anche l'altra cultura. Perchè la persona non è solo lavoro. Da bambini non si lavora, e non si deve lavorare. Non lavoriamo quando siamo malati, non lavoriamo da vecchi."

Le parole del papa descrivono poi il dovere dei buoni cristiani: “Mai persecutori né uomini o donne arroganti, onesti e mai venditori di fumo. Questa fedeltà allo stile di Gesù verrà chiamata dai primi cristiani con un nome bellissimo: 'martirio', testimonianza. Ma il martirio non è nemmeno l'ideale supremo della vita cristiana, perché al di sopra di esso vi è la carità".

"Ripugna ai cristiani l'idea che gli attentatori suicidi possano essere chiamati 'martiri'. No, questi non sono martiri! Non c'è nulla nella loro fine che possa essere avvicinato all'atteggiamento dei figli di Dio".

© Riproduzione riservata 28 giugno 2017

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2017/06/28/news/il_papa_stolto_far_lavorare_a_lungo_gli_anziani_mentre_i_giovani_sono_disoccupati_-169358075/?ref=nl-Ultimo-minuto-ore-13_28-06-2017


Titolo: PAOLO RODARI. Albino Luciani, fu papa per 34 giorni
Inserito da: Arlecchino - Novembre 07, 2017, 12:01:12 pm
Papa Luciani, le sue ultime ore di vita: un libro svela le cause della morte improvvisa
Albino Luciani, fu papa per 34 giorni

Pubblicata la prima ricostruzione storica di ciò che avvenne il 28 settembre 1978.

A firmarla è Stefania Falasca.
Raccoglie deposizioni inedite della suora che assisteva il pontefice

Di PAOLO RODARI
04 novembre 2017

CITTÀ DEL VATICANO - È la prima e unica ricostruzione storica delle ultime ore di vita Giovanni Paolo I, il Papa scomparso improvvisamente nella tarda serata del 28 settembre 1978 dopo appena 34 giorni dall'elezione e le cui virtù eroiche saranno a breve riconosciute dalla Santa Sede. Un lavoro poderoso che smonta - pur senza averne intento diretto - le tesi complottistiche che in questi anni hanno proliferato, senza basarsi su riscontri oggettivi, su Albino Luciani. Un filone fanta-giallistico che ha avuto il suo apice di vendite con 'In God's Name' di David Yallop. Il lavoro è di Stefania Falasca, editorialista di Avvenire e vicepostulatrice della causa di canonizzazione del predecessore di Wojtyla, che per la prima volta offre al pubblico gli atti della stessa causa, con le descrizioni di coloro che per primi hanno visto il corpo senza vita del Papa. S'intitola 'Papa Luciani. Cronaca di una morte' (Piemme): "Vengono chiariti quei punti rimasti nel limbo, amplificati e travisati nella ricostruzione noir e anche da parte di chi ha smentito l'ipotesi del complotto", scrive il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin.

Fra gli atti ci sono le deposizioni anch'esse inedite di suor Margherita Marin, l'unica ancora in vita delle quattro religiose che assistevano Luciani. Di quel gruppo era la più giovane, aveva 37 anni. Da allora ha mantenuto un totale riserbo. Oggi il suo racconto è un punto di riferimento imprescindibile per fare chiarezza. Il mattino del 29 settembre il corpo esanime fu rinvenuto dal segretario John Magee. La scoperta del decesso è da ascrivere a suor Vincenza Taffarel, accompagnata dalla consorella Marin.

La religiosa racconta particolari che dicono come dalla sera al momento della morte il Papa sia rimasto solo nella sua stanza: "Era nel suo letto, la luce per leggere sopra la spalliera accesa. Stava con i suoi due cuscini dietro la schiena che lo tenevano un po' sollevato, le gambe distese, le braccia sopra le lenzuola, in pigiama, e tra le mani, appoggiate sul petto, stringeva alcuni fogli dattiloscritti, la testa era girata un po' verso destra con un leggero sorriso, gli occhiali messi sul naso, gli occhi semichiusi... sembrava proprio che dormisse". Luciani aveva dei fogli dattiloscritti inerenti una sua omelia e non, come la Radio Vaticana erroneamente disse, una copia de 'L'imitazione di Cristo'. A constatare il decesso fu il medico Renato Buzzonetti: "Si è trattato di morte improvvisa" e questa "per definizione, è sempre naturale", scrisse nel referto. In particolare secondo il medico Luciani è morto per una "cardiopatia ischemica", di cui "l'infarto miocardico è la più grave espressione".

© Riproduzione riservata 04 novembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2017/11/04/news/papa_luciani_le_sue_ultime_ore_di_vita_un_libro_svela_le_cause_della_morte_improvvisa-180200772/?ref=fbpr


Titolo: PAOLO RODARI. Myanmar, il Papa con i buddisti: "San Francesco e Buddha sono ...
Inserito da: Arlecchino - Novembre 30, 2017, 10:14:48 am
Myanmar, il Papa con i buddisti: "San Francesco e Buddha sono le nostre guide, basta pregiudizi"

Prima di visitare un tempio Bergoglio ha detto messa davanti a 150 mila persone della piccola comunità cattolica del Paese.

Nuovo appello per le minoranze: "Religioni unite per il rispetto della dignità umana"


Dal nostro inviato PAOLO RODARI
29 novembre 2017

RANGOON - "So che molti in Myanmar portano le ferite della violenza, sia visibili che invisibili. La tentazione è di rispondere a queste lesioni con una sapienza mondana" che "è profondamente viziata. Pensiamo che la cura possa venire dalla rabbia e dalla vendetta. Tuttavia la via della vendetta non è la via di Gesù".

Dopo l'incontro con San Suu Kyi e il discorso alle autorità, nel quale ha invocato il rispetto di ogni gruppo etnico" ma senza citare esplicitamente i rohingya, il Papa è tornato ancora indirettamente sul tema più sentito non solo in Myanmar, ma anche nella comunità internazionale fuori dal Paese e cioè la sofferenza di migliaia di persone appartenenti alle minoranze.

Lo ha fatto questa mattina, durante l'omelia nella messa celebrata nel Kyaikkasan Ground di Rangoon. Francesco ha parlato in italiano, con traduzione simultanea in birmano. Ha celebrato con un pastorale artigianale di legno donatogli dai Kachin, ospiti dei campi profughi della città di Winemaw, nello stato Kachin, nella parte settentrionale del Paese.

Ad ascoltarlo c'erano 150mila persone, riunite in una grande area che ospita gli eventi sportivi nel centro dell'ex capitale birmana. Al suo arrivo dall'arcivescovado, dove risiede in questi giorni, Francesco ha compiuto un giro in papamobile tra i fedeli.

Papa Bergoglio, reduce dalla visita nella capitale, la città fantasma di Nay Pyi Daw, ha ricordato il fatto che Cristo non ha insegnato "con lunghi discorsi o mediante grandi dimostrazioni di potere politico e terreno, ma dando la vita sulla croce".

Myanmar, il Papa con i buddisti: "San Francesco e Buddha sono le nostre guide, basta pregiudizi"
La Chiesa in Myanmar è una realtà piccola, poche centinaia di migliaia di persone. È, insomma, anch'essa minoranza. Eppure viva. E Francesco rimarca la sua instancabile attività: "Vi sono - dice - chiari segni che anche con mezzi limitati molte comunità proclamano il Vangelo ad altre minoranze tribali, senza mai forzare o costringere, ma sempre invitando e accogliendo".

Presente e attiva è la Karuna, la Caritas del Myanmar, che lavora nell'assistenza ai profughi interni e a quelli emigrati in Bangladesh. Fra loro anche i Rohingya. Bergoglio ha definito l'amore di Cristo come un "gps spirituale".

• LA VISITA AL TEMPIO BUDDISTA
Francesco si è poi recato al Kaba Aye Center di Rangoon, uno dei templi buddisti più venerati dell'Asia sud-orientale. È entrato con le sole calze nere ai piedi, insieme al presidente del Comitato Statale "Sangha" Bhaddanta Kumarabhivamsa. Hanno tracciato la strada per superare odio, terrorismo ed estremismo nel nome della religione.

Il Myanmar è scosso dalle violenze perpetrate contro le minoranze etniche e religiose e l'argomento resta indirettamente presente in questo incontro. Buddisti e cristiani possono trovare questa strada comune nei propri padri o figure spirituali di riferimento, Buddha per i primi, san Francesco per i secondi. Due figure le cui parole esprimono "sentimenti simili".
 
Papa Bergoglio ha citato significativamente per primo Buddha, che nel Dhammapada (XVII, 223) dice: "Sconfiggi la rabbia con la non-rabbia, sconfiggi il malvagio con la bontà, sconfiggi l'avaro con la generosità, sconfiggi il menzognero con la verità". Parole simili, ha detto, a quelle del santo di Assisi: "Signore, fammi strumento della tua pace. Dov'è odio che io porti l'amore, dov'è offesa che io porti il perdono, [...] dove ci sono le tenebre che io porti la luce, dov'è tristezza che io porti la gioia".
 
Bhaddanta Kumarabhivamsa gli ha fatto eco affermando che "è deplorevole vedere terrorismo ed estremismo messi in atto in nome di credi religiosi. Poiché tutte le dottrine religiose insegnano solo il bene dell'umanità, non possiamo accettare che terrorismo ed estremismo possano nascere da una certa fede religiosa".
 
Il Papa ha chiesto che questa sapienza comune possa "continuare a ispirare ogni sforzo per promuovere la pazienza e la comprensione, e per guarire le ferite dei conflitti che nel corso degli anni hanno diviso genti di diverse culture, etnie e convinzioni religiose. Tali sforzi non sono mai solo prerogative di leader religiosi, né sono di esclusiva competenza dello Stato.

Piuttosto, è l'intera società, tutti coloro che sono presenti all'interno della comunità, che devono condividere il lavoro di superamento del conflitto e dell'ingiustizia. Tuttavia è responsabilità particolare dei leader civili e religiosi assicurare che ogni voce venga ascoltata, cosicché le sfide e i bisogni di questo momento possano essere chiaramente compresi e messi a confronto in uno spirito di imparzialità e di reciproca solidarietà".
 
Il Kaba Aye Centre venne eretto durante il governo del primo ministro birmano U Nu, nel 1952, per ospitare il sesto Consiglio buddista svoltosi dal '54 al '56. La Pagoda è alta 36 metri, con una circonferenza alla base di 34, ed è caratterizzata da un'imponente cupola d'oro realizzata a strati e sorretta sei grandi pilastri, simbolo dei sei Consigli.

La sala riunioni fu costruita in una grotta poiché il primo Consiglio buddista si tenne all'interno di una grotta in India poco dopo il passaggio del Buddha in Nirvana finale circa 2500 anni fa.
 
L'incontro, ha detto ancora il Papa, "è un'importante occasione per rinnovare e rafforzare i legami di amicizia e rispetto tra buddisti e cattolici". "È anche - ha spiegato - un'opportunità per affermare il nostro impegno per la pace, il rispetto della dignità umana e la giustizia per ogni uomo e donna. Non solo in Myanmar, ma in tutto il mondo le persone hanno bisogno di questa comune testimonianza da parte dei leader religiosi. Perché, quando noi parliamo con una sola voce affermando i valori perenni della giustizia, della pace e della dignità fondamentale di ogni essere umano, noi offriamo una parola di speranza. Aiutiamo i buddisti, i cattolici e tutte le persone a lottare per una maggiore armonia nelle loro comunità".
 
Francesco ha ricordato le ingiustizie e le diseguaglianze sempre presenti ma che "nel nostro tempo" sembrano essere "particolarmente gravi". Permangono "le ferite dei conflitti, della povertà e dell'oppressione" che "creano nuove divisioni". Ma di fronte a queste sfide "non dobbiamo mai rassegnarci. Sulla base delle nostre rispettive tradizioni spirituali, sappiamo infatti che esiste una via per andare avanti, una via che porta alla guarigione, alla mutua comprensione e al rispetto. Una via basata sulla compassione e sull'amore".

© Riproduzione riservata 29 novembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2017/11/29/news/myanmar_papa_francesco_tra_la_gente_molti_feriti_dalla_violenza_ma_la_vendetta_non_e_la_via_giusta_-182482989/?ref=RHPPLF-BH-I0-C4-P5-S1.4-T1


Titolo: PAOLO RODARI. Papa Francesco: "Ho pianto per i rohingya. Volevano cacciarli ...
Inserito da: Arlecchino - Dicembre 03, 2017, 01:39:37 pm
Papa Francesco: "Ho pianto per i rohingya. Volevano cacciarli dal palco, ma mi sono arrabbiato

Intervista con il pontefice sul volo di ritorno dalla visita in Asia.
"San Suu Kyi? Bisogna valutare sapendo che il Myanmar è in piena transizione".
"Dal Bangladesh un grande esempio di accoglienza; un paese piccolo ha ricevuto 700 mila profughi. E ci sono paesi che chiudono le porte!".
"Viaggio in Cina? Mi piacerebbe, ma non è in programma".
E sul nucleare: "Vedo irrazionalità, c'è il rischio che l'umanità finisca"

Dal nostro inviato PAOLO RODARI
02 dicembre 2017

Dice che "con le armi nucleari non è lecito spingersi oltre. Siamo al limite. Il rischio è che l'umanità finisca". Sul volo di ritorno dal viaggio in Myanmar e Bangladesh il Papa risponde ad alcune domande dei giornalisti chiedendo che siano incentrate solo sulla sua permanenza nei due Paesi asiatici. Unica eccezione, una domanda sul tema degli armamenti nucleari. Sui Rohingya racconta come è arrivato a pronunciare il loro nome. "Volevano cacciarli dal palco" alla fine dell'incontro interreligioso di Dhaka "e anche che non parlassero con me", dice. "Non l'ho permesso. Ho pianto per loro cercando di non farlo vedere e, dopo averli ascoltati, ho sentito crescere cose dentro di me e ho pronunciato il loro nome". E spiega che nell'incontro col generale Ming Aung Hlaing di lunedì non ha "negoziato la verità".
 
Durante la Guerra fredda Giovanni Paolo II disse che la deterrenza nucleare era moralmente accettabile. Lei ha detto di recente che anche il possesso di armi nucleari è da condannare. Perché questo cambiamento? Hanno influito le tensioni tra il presidente Trump e Kim Jong-un?
 "Cosa è cambiato? L'irrazionalità. Penso all'enciclica 'Laudato Si' sulla custodia del creato. Dal tempo in cui Giovanni Paolo II nel 1982 ha detto queste cose sono passati tanti anni. Oggi siamo al limite, è la mia opinione convinta, della liceità di avere e usare le armi nucleari. Perché oggi con un arsenale nucleare così sofisticato si rischia la distruzione dell'umanità o almeno di gran parte di essa. È cambiato questo: la crescita dell'armamento nucleare, le armi sono capaci di distruggere le persone senza toccare le strutture. Da Papa mi faccio questa domanda: è lecito mantenere gli arsenali nucleari così come stanno o per salvare il creato e l'umanità non è forse necessario tornare indietro? Pensiamo a Hiroshima e Nagasaki, settant'anni fa. E pensiamo a ciò che succede quando dell'energia atomica non si riesce ad avere tutto il controllo. Pensate all'incidente in Ucraina. Per questo, tornando alle armi che servono per vincere distruggendo dico che siamo al limite della liceità".
 
La crisi del Rohingya ha catturato l'attenzione del viaggio. L'altro ieri lei ha pronunciato il loro nome. Voleva parlarne anche in Myanmar?
 "Non è la prima volta che ne ho parlato. Già in piazza di San Pietro lo feci. Per me la cosa più importante è che il messaggio arrivi. Se nel discorso ufficiale avessi detto quella parola, sarebbe stato come sbattere la porta in faccia ai miei interlocutori. Così a volte fanno certe denunce nei media: dette con aggressività chiudono il dialogo, chiudono la porta, e il messaggio non arriva. Allora ho descritto la situazione, ho parlato dei diritti delle minoranze, per permettermi poi nei colloqui privati di andare oltre. Sono rimasto soddisfatto dei colloqui: è vero, non ho avuto il piacere di sbattere la porta in faccia pubblicamente a nessuno, ma ho avuto la soddisfazione di dialogare, di dire la mia".
 
Bangladesh, Francesco: "La presenza di Dio oggi si chiama anche Rohingya"
Cosa ha sentito quando ha chiesto perdono?
 "Non era programmato. Sapevo che avrei incontrato i Rohingya, non sapevo dove e come. Dopo contatti col governo e con la Caritas, il governo ha permesso ai Rohingya di viaggiare: quello che fa il Bangladesh per loro è grande, è un esempio di accoglienza. Un Paese piccolo, povero, che ha ricevuto 700mila persone... Penso ai Paesi che chiudono le porte! Dobbiamo essere grati per l'esempio. Il momento del dialogo interreligioso ha preparato il cuore di tutti noi. Eravamo religiosamente aperti, io mi sentivo così. È arrivato il momento del saluto. Qualcuno ha detto loro che non potevano dirmi nulla. Volevano alla fine anche cacciarli via dal palco. Io mi sono arrabbiato e ho chiesto rispetto. Così sono rimasti lì. Dopo averli ascoltati uno a uno ho cominciato a sentire crescere cose dentro di me: 'Non posso farli andare senza dire una parola'. E ho chiesto il microfono. Non ricordo cosa ho detto, so che a un certo punto ho chiesto perdono, perdono due volte. Io piangevo, cercavo che non si vedesse. Loro piangevano pure".
 
Il primo giorno in Myanmar ha incontrato a sorpresa il generale Ming Aung Hlaing. Che incontro è stato?
 "Ci sono incontri nei quali vado a trovare la gente e incontri nei quali ricevo gente. Il generale ha chiesto di parlare e l'ho ricevuto. Mai chiudo la porta. È stata una bella conversazione. Non dico il contenuto perché è stata privata. Non ho negoziato la verità. Ma ho fatto in modo che capisse perché una strada come quella dei brutti tempi passati oggi non è perseguibile. È stato un incontro civile".
 
Perché il generale ha chiesto di vederla prima del previsto? Si è sentito che voleva manipolarla?
 "È arrivata la richiesta perché doveva poi partire per la Cina. Se posso spostare un appuntamento lo faccio. A me interessava il dialogo chiesto da loro. Il dialogo è più importante del sospetto che volessero dire: noi qui comandiamo. Io ho usato con lui le parole per arrivare al messaggio e quando ho visto che il messaggio veniva accettato ho osato dire tutto quello che volevo dire. Intelligenti pauca".
 
Le ha incontrato Aung San Suu Kyi e poi in Bangladesh il primo ministro. Cosa porta via da tutti questi incontri?
 "Non sarà facile andare avanti in uno sviluppo costruttivo, non sarà facile per chi volesse tornare indietro. L'Onu ha detto che i Rohingya sono oggi la minoranza etnico-religiosa più perseguitata del mondo, è un punto che pesa per chi vuole tornare indietro. La speranza io non la perdo".
 
Aung San Suu Kyi è stata criticata per il silenzio sui Roihngya. Cosa pensa?
 "Nel Myanmar è difficile valutare una critica senza prima chiedersi: è possibile fare questo? Sarà possibile farlo? Il Paese è in transizione e le possibilità sono da valutare in quest'ottica".
 
Perché non è andato nel campo profughi dei Rohingya?
 "Mi sarebbe piaciuto ma non è stato possibile. Si sono studiate le cose e non è stato possibile per vari fattori, anche il tempo, la distanza".
 
Bangladesh: papa Francesco si inchina davanti ai profughi rohingya

Gruppi jihadisti volevano farsi tutori dei Rohingya?
 "Ci sono gruppi di terroristi che cercano di approfittare dei Rohingya che è gente di pace. C'è sempre un gruppo fondamentalista, e anche noi cattolici ne abbiamo. I militari giustificano il loro intervento a motivo di questi gruppi. Io non ho scelto di parlare con questa gente, ma con le vittime di questa gente che è il popolo Rohingya che soffre per le discriminazione ed è difeso dall'altra parte dai terroristi. Il governo del Bangladesh fa una campagna molto forte di tolleranza zero al terrorismo anche per evitare altri punti".
 
C'è opposizione fra evangelizzare e dialogo interreligioso? Qual è la priorità, evangelizzare o dialogare per la pace?
 "Prima distinzione. Evangelizzare non è fare proselitismo. La Chiesa cresce non per proselitismo ma per attrazione, cioè per testimonianza, lo ha detto Benedetto XVI. Evangelizzare è testimoniare come vivere il Vangelo e in questa testimonianza ci sono conversioni. Ma noi non siamo entusiasti di fare subito le conversioni. Se vengono, si parla, per cercare che sia la risposta a qualcosa che lo Spirito ha mosso nel cuore davanti alla testimonianza del cristiano. Nel pranzo coi giovani a Cracovia uno mi ha chiesto: cosa devo dire a un compagno di università amico bravo ma che è anche ateo? Cosa devo dirgli per cambiarlo, per convertirlo? La risposta è stata questa: l'ultima cosa che devi fare è dire qualcosa. Tu vivi il tuo Vangelo e se lui ti domanda perché gli puoi spiegare perché lo fai e lascia che lo Spirito Santo lo attiri. Questa è la forza: la mitezza dello Spirito Santo. Non è un convincere mentalmente con spiegazioni apologetiche. Noi siamo testimoni del Vangelo. Il proselitismo non è Vangelo".
 
È in preparazione un viaggio in Cina?
 "Il viaggio in Cina non è in preparazione. Ma mi piacerebbe tanto visitarla. Non è una cosa nascosta. Le trattive con la Cina sono ad alti livelli, culturali, in questi giorni c'è una mostra dei musei in Cina e una dei musei cinesi in Vaticano. Ci sono i rapporti culturali e scientifici. Poi c'è il dialogo politico. Si deve andare avanti passo-passo con delicatezza, lentamente. Le porte del cuore sono aperte. E credo che farà bene a tutti un viaggio in Cina. A me piacerebbe farlo".
 
I preti che ha ordinato avevano paura di diventare sacerdoti in un Paese musulmano?
 "Ho l'abitudine cinque minuti prima dell'ordinazione di parlare con loro in privato. Sono sembrati sereni, tranquilli, coscienti della missione, normali. "Giocate a calcio?", ho chiesto loro. Si, mi hanno detto, e questo è importante. La paura non l'ho percepita".
 
Sappiamo che vuole andare in India. Quando esattamente? Perché in questo viaggio non ha potuto?
 "Il primo piano era di andare in India e Bangladesh. Ma poi le trattative per andare in India si sono ritardate, il tempo premeva e ho scelto questi due Paesi. È stato provvidenziale perché per visitare l'India ci vuole un solo viaggio. Devi andare al Sud, al Centro, all'Est, al Nord... per le diverse culture dell'India. Spero di farlo nel 2018 se vivo, ma l'idea era India e Bangladesh".

© Riproduzione riservata 02 dicembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2017/12/02/news/papa_francesco_intervista_al_ritorno_dal_viaggio_in_asia-182847591/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1


Titolo: Papa Francesco in Bangladesh incontra i Rohingya: “Vi chiedo perdono per ...
Inserito da: Arlecchino - Dicembre 03, 2017, 06:29:53 pm
Papa Francesco in Bangladesh incontra i Rohingya: “Vi chiedo perdono per l’indifferenza del mondo”

Bergoglio ha visitato uno dei più grandi campi profughi del paese asiatico e al termine della preghiera ha ricevuto sul palco 16 appartenenti all'etnia musulmana perseguitata

Di F. Q. | 1 dicembre 2017

“Vi chiedo perdono per l’indifferenza del mondo”. Così Papa Francesco durante il suo incontro in Bangladesh con 16 Rohingya, la minoranza musulmana perseguitata e a cui è negata la cittadinanza. “Vi sono vicino, la situazione è molto grave e non dobbiamo girarci dall’altra parte”. Bergoglio ha incontrato le tre famiglie ospitate nel campo profughi di Cox Bazar, uno dei più grandi del Paese. Al termine della preghiera, le famiglie sono salite sul palco e hanno salutato papa Francesco, scoppiando in lacrime. I 16 erano 12 tra uomini e ragazzi, con due donne con il velo e due bambine. Bergoglio, aiutato da alcuni interpreti, ha ascoltato quello che ognuno aveva da dirgli, tenendo poi un discorso a braccio: “La presenza di Dio oggi si dice anche Rohingya”. Nei giorni scorsi, Bergoglio non aveva mai nominato il popolo perseguitato ma aveva lanciato un chiaro messaggio di pace e distensione durante il suo incontro con la consigliera di Stato Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace: “Il futuro del Myanmar deve essere la pace, una pace fondata sul rispetto della dignità e dei diritti di ogni membro della società, sul rispetto di ogni gruppo etnico e della sua identità, sul rispetto dello stato di diritto e di un ordine democratico che consenta a ciascun individuo e ad ogni gruppo, nessuno escluso, di offrire il suo legittimo contributo al bene comune”. In mattinata il Papa aveva tenuto una messa durante la quale aveva nominato 16 nuovi sacerdoti. “Grazie per la vostra fedeltà – aveva detto Francesco agli oltre 100mila presenti – Continuate avanti con lo spirito delle beatitudini, pregate sempre per i vostri sacerdoti, specialmente per quelli che oggi riceveranno il sacramento dell’ordine sacro”.

La comunità dei Rohingya conta circa 2 milioni di persone di cui 300mila emigrati in Bangladesh, dove si sono rifugiati dopo le persecuzione subite da parte della dittatura della Birmania dal 1978.

Di F. Q. | 1 dicembre 2017

Da - https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/01/papa-francesco-bangladesh-incontra-rohingya-vi-chiedo-perdono-per-lindifferenza-del-mondo/4012888/#_=_


Titolo: Compleanno Papa Francesco, auguri da tutto il mondo
Inserito da: Arlecchino - Dicembre 17, 2017, 08:39:07 pm
Compleanno Papa Francesco, auguri da tutto il mondo

Redazione ANSA
17 dicembre 2017

Papa Francesco compie 81 anni, e da tutto il mondo al pontefice giungono gli auguri di buon compleanno

"In questo giorno di festa la prego di accogliere i più sentiti auguri, degli italiani tutti e miei personali, per la felice ricorrenza del suo compleanno” scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio al Papa. "Conservo vivido nella memoria - scrive Mattarella - il lieto ricordo della sua visita al Quirinale del 10 giugno scorso. In tale occasione vostra Santità ha confermato al più alto livello che le relazioni tra la Santa sede e l'Italia sono uniche per intensità ed eccellenza e ha riconosciuto al nostro Paese l'impegno profuso nel trasformare le grandi sfide del nostro tempo in occasioni per una crescita più equa e in nuove opportunità di progresso sociale e culturale. Inoltre, visitando nel corso del 2017 diverse città d'Italia, vostra Santità ha riaffermato l'importanza di mettere al centro della politica la persona e la famiglia, sottolineando quanto sia importante per la tutela della loro dignità l'accesso al lavoro in condizioni di sicurezza e stabilità".

A Papa Francesco è arrivato anche un regalo speciale: gli studenti dell'Ipseoa (Istituto professionale di stato per l'enogastronomia e l'ospitalità alberghiera) "Tor Carbone" di Roma, hanno donato idealmente al Pontefice un pranzo che hanno preparato e servito per chi è più fragile. Tutte le materie prime per preparare il pranzo sono state fornite dal CAR, mentre il pane servito a tavola è stato fornito dalla Acli di Roma grazie al progetto "Il Pane a chi serve 2.0". Gli oltre 40 ospiti provenivano dal CAS di Via Porrino, dall'Isola Solidale, da Medicina Solidale e dalle parrocchie della zona. L'iniziativa è stata promossa dall'Ipseoa in collaborazione con la Diocesi di Roma - Settore Sud, il Centro Agroalimentare di Roma e con le Acli di Roma e provincia. "Un'iniziativa - spiega Monsignor Paolo Lojudice, vescovo ausiliare di Roma settore Sud - che ha un grande significato perché organizzata dai ragazzi e dalle ragazze dell'Ipseoa di Tor Carbone dimostrando una grande attenzione a chi è meno fortunato ed anche un affetto speciale nei confronti di un Papa che ci spinge sempre ad andare verso chi è meno fortunato e con i suoi insegnamenti ha ispirato l'organizzazione di questo momento. Un segno positivo che arriva dai più giovani che deve essere preso come esempio".

Antonio Diella, presidente nazionale dell'Unitalsi (Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali), porge "i più devoti ed affettuosi auguri a Papa Francesco. Una vicinanza, la nostra, al Pontefice che vogliamo ribadire dalla Terra Santa dove ci troviamo in pellegrinaggio che abbiamo organizzato nonostante tutto quello che sta accadendo per dare un segno di speranza e di pace".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Da - http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2017/12/17/compleanno-papa-francesco-auguri-da-tutto-il-mondo_712a7e20-a2bd-4c31-bcc3-ce97c11c6914.html


Titolo: PAOLO RODARI. Papa alla Curia: "Complotti, piccole cerchie, traditori e ...
Inserito da: Arlecchino - Dicembre 22, 2017, 04:07:10 pm
Papa alla Curia: "Complotti, piccole cerchie, traditori e approfittatori sono un cancro che s'infiltra anche negli ambienti ecclesiastici"

Nei tradizionali auguri natalizi ai membri del governo della Chiesa, Francesco torna ancora una volta sui pericoli e i mali che caratterizzano il lavoro dei suoi più stretti collaboratori e invita a superarli

Di PAOLO RODARI
21 dicembre 2017

Papa alla Curia: "Complotti, piccole cerchie, traditori e approfittatori sono un cancro che s'infiltra anche negli ambienti ecclesiastici"
CITTÀ DEL VATICANO - “Fare le riforme a Roma è come pulire la Sfinge d’Egitto con uno spazzolino da denti”, disse Mons. Frédéric-François-Xavier De Mérode. Sono parole riprese questa mattina da Papa Francesco che, nei tradizionali auguri natalizi rivolti ai membri della Curia romana, ricorda come sia difficile riformare un’istituzione variegata e complessa come è la Santa Sede. Solo la comunione filiale fra i componenti del governo della Chiesa, dice, può aiutare a “superare quella squilibrata e degenere logica dei complotti o delle piccole cerchie che in realtà rappresentano – nonostante tutte le loro giustificazioni e buone intenzioni – un cancro che porta all’autoreferenzialità, che si infiltra anche negli organismi ecclesiastici in quanto tali, e in particolare nelle persone che vi operano”.
 
Francesco conosce gli uomini che lavorano al suo fianco. I loro limiti e debolezze. E dopo il famoso discorso alla Curia nel quale (era il 2014) elencò le malattie da cui guarire, ancora una volta decide di tornare sui “pericoli” presenti dentro l’apparato di governo della Chiesa di Roma. Fra questi il pericolo “dei traditori di fiducia o degli approfittatori della maternità della Chiesa, ossia le persone che vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma – non comprendendo l’elevatezza della loro responsabilità – si lasciano corrompere dall’ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del ‘Papa non informato’, della ‘vecchia guardia’…, invece di recitare il ‘mea culpa’. Accanto a queste persone ve ne sono poi altre che ancora operano nella Curia, alle quali si dà tutto il tempo per riprendere la giusta via, nella speranza che trovino nella pazienza della Chiesa un’opportunità per convertirsi e non per approfittarsene. Questo certamente senza dimenticare la stragrande parte di persone fedeli che vi lavorano con lodevole impegno, fedeltà, competenza, dedizione e anche tanta santità”.
 
Per Francesco “è opportuno” che i dicasteri romani operino “in maniera conforme alla loro natura e alla loro finalità: nel nome e con l’autorità del Sommo Pontefice e sempre per il bene e al servizio delle Chiese. Essi sono chiamati ad essere nella Chiesa come delle fedeli antenne sensibili: emittenti e riceventi”.
 
Il discorso alla Curia è per larga parte incentrato sulla necessità di un organismo di governo che non sia “chiuso in sé stesso”. Se così fosse esso “tradirebbe l’obbiettivo della sua esistenza e cadrebbe nell’autoreferenzialità, condannandosi all’autodistruzione”. Mentre esiste un “primato diaconale” e cioè
di servizio al quale chi lavora in Curia deve ispirarsi. E lo deve fare non solo nel servizio ad intra ma anche in quello ad extra, nel suo rapporto con le Nazioni, con le Chiese particolari, con le Chiese Orientali, nel dialogo ecumenico, con l’Ebraismo, l’Islam e le altre religioni.

© Riproduzione riservata 21 dicembre 2017

Da - http://www.repubblica.it/cronaca/2017/12/21/news/papa_alla_curia_complotti_piccole_cerchie_traditori_e_approfittatori_sono_un_cancro_che_s_infiltra_anche_negli_ambienti_-184772255/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1


Titolo: PAPA FRANCESCO: "Intrighi e calunnie portano a condanne senza scrupoli"
Inserito da: Arlecchino - Marzo 25, 2018, 04:02:30 pm
Vaticano, il Papa: "Intrighi e calunnie portano a condanne senza scrupoli"
Nella domenica delle Palme, Francesco si rivolge anche ai giovani: "Vogliono farvi tacere, gridate prima che sia tardi"

25 marzo 2018

CITTA' DEL VATICANO. "Intrighi e calunnie portano a condannare gli altri senza scrupoli". Sono dure le parole pronunciate da papa Francesco nella domenica delle Palme. Intrighi e calunnie, una frase che risuona a pochi giorni dalle dimissioni di monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione. "Crocifiggilo! - continua Bergoglio - non è "un grido spontaneo, ma montato, costruito, che si forma con il disprezzo, con la calunnia, col provocare testimonianze false. E' la voce di chi manipola la realtà e crea una versione a proprio vantaggio e non ha problemi a 'incastrare' altri per cavarsela. Il grido di chi non ha scrupoli a cercare i mezzi per rafforzare se stesso e mettere a tacere le voci dissonanti". Poi il Papa si rivolge ai giovani: "Un giovane gioioso è difficile da manipolare per questo la gioia è per alcuni motivo di fastidio". "Far tacere i giovani -ha detto il Papa- è una tentazione sempre esistita" e "ci sono molti modi per rendere i giovani silenziosi", "anestetizzarli e addormentarli perché non facciano rumore". "Cari giovani, sta a voi la decisione", "se gli altri tacciono, se noi anziani e responsabili, tante volte corrotti, stiamo zitti, se il mondo tace" "vi domando: voi griderete? Per favore, decidetevi prima che gridino le pietre".

© Riproduzione riservata 25 marzo 2018

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2018/03/25/news/vaticano_il_papa_intrighi_e_calunnie_portano_a_condanne_senza_scrupoli_-192199849/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1


Titolo: PAPA FRANCESCO. Ma questo non è un maquillage! Viene da dentro!”
Inserito da: Arlecchino - Aprile 01, 2018, 07:38:52 pm
Domenica 01 aprile 2018

 Frasi di Papa Francesco   

“Lasciamo che lo stupore gioioso della Domenica di Pasqua si irradi nei pensieri, negli sguardi, negli atteggiamenti, nei gesti e nelle parole… Magari fossimo così luminosi!
Ma questo non è un maquillage! Viene da dentro!”

PAPA FRANCESCO

Da frasicelbri.it


Titolo: PAOLO RODARI. Francesco parla della "santità quotidiana della porta accanto"...
Inserito da: Arlecchino - Aprile 17, 2018, 09:24:27 pm
"Difendere i deboli e i migranti non è comunismo".

Il Papa e la via della santità
Francesco parla della "santità quotidiana della porta accanto" nella nuova enciclica "Gaudete et Exultate".

E chiede una battaglia senza tregua contro le tentazioni del diavolo dell'egoismo e dell'accoglienza come missione dei cristiani

Di PAOLO RODARI
09 aprile 2018

CITTÀ DEL VATICANO. Parla della “santità della porta accanto, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, la classe media della santità”. Perché la santità è per tutti, non solo per una élite: anche se spesso “si contemplano modelli di santità che appaiono irraggiungibili”, essa è presente nelle persone semplici, in coloro che decidono di seguire le beatitudini evangeliche. “Per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi”. La chiamata è piuttosto “per tutti”. Sono santi, ad esempio, “i genitori che crescono con tanto amore i loro figli”, gli “uomini” e le “donne che lavorano per portare a casa il pane”, i “malati”, le “religiose anziane che continuano a sorridere”. Ma - e su questo Francesco insiste con particolare enfasi - la santità della porta accanto è accoglienza: "Non difendere i migranti non è da cristiani", dice " e i clochard non sono fagotti che sporcano la strada". Con una battuta che riassume tutto: "La difesa dei deboli non è comunismo né un delirio passeggero", né tantomeno "l'invenzione di un Papa".
 
S’intitola “Gaudete et Exsultate” (“Rallegratevi ed esultate”) la nuova esortazione apostolica scritta da Francesco e dedicata alla santità nella vita quotidiana. “Non un trattato sulla santità”, spiega il Papa nelle righe iniziali. E nemmeno una mera “analisi”. Quanto un testo che cerca di “incarnare” la santità nella vita di tutti i giorni, un lavoro che da subito si mostra come chiaramente d’ispirazione papale, autentico, personale. “Non c’è che una tristezza – scrisse non a caso lo scrittore francese Léon Bloy – quella di non essere santi”.
 
È la terza esortazione firmata da Bergoglio (la data della firma è il 19 marzo, festa di san Giuseppe) dopo l’“Evangelii Gaudium” (24 novembre 2013) sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale, e dopo l’“Amoris Laetitia” (19 marzo 2016) sull’amore nella famiglia. È stata presentata questa mattina in Vaticano da monsignor Angelo De Donatis, vicario generale del Papa per la diocesi di Roma, dal giornalista Gianni Valente e da Paola Bignardi, dell’Azione Cattolica. È composta da 177 paragrafi in oltre 100 pagine.
 
No a cristiani e media cattolici violenti su Internet
Francesco declina la chiamata alla santità anche con esempi pratici. Il primo riguarda la presenza sul web dei cristiani: “Anche i cristiani possono partecipare a reti di violenza verbale mediante Internet e i diversi ambiti o spazi di interscambio digitale. Persino nei media cattolici si possono eccedere i limiti, si tollerano la diffamazione e la calunnia, e sembrano esclusi ogni etica e ogni rispetto per il buon nome altrui”.
 

La situazione migranti non tema marginale rispetto a altri
Altro punto riguarda i migranti: alcuni cattolici, spiega il Papa, affermano che la situazione dei migranti, “di fronte al relativismo e ai limiti del mondo attuale, sarebbe un tema marginale”, un tema “secondario rispetto ai temi 'seri' della bioetica”. Ma queste ideologie “mutilano il cuore del Vangelo”.
 
Non è mio delirio passeggero difendere i deboli
“Non si tratta dell'invenzione di un Papa o di un delirio passeggero”, difendere i non nati, i poveri, i migranti. Il Papa ha sottolineato “le ideologie che mutilano il cuore del Vangelo” e ha invitato a seguire le Beatitudini e agire di misericordia. “Nocivo e ideologico” è “l'errore di quanti vivono diffidando dell'impegno sociale degli altri, considerandolo qualcosa di superficiale, mondano, secolarizzato, immanentista, comunista, populista”. Sottolinea il Pontefice: “Non possiamo proporci un ideale di santità che ignori l'ingiustizia di questo mondo, dove alcuni festeggiano, spendono allegramente e riducono la propria vita alle novità del consumo, mentre altri guardano solo da fuori e intanto la loro vita passa e finisce miseramente”.
 
Lotta contro il diavolo
La vita cristiana “è un combattimento permanente”. Si richiedono “forza e coraggio per resistere alle tentazioni del diavolo e annunciare il Vangelo”. Tuttavia Francesco spiega che “non si tratta solamente di un combattimento contro il mondo e la mentalità mondana, che ci inganna, ci intontisce e ci rende mediocri, senza impegno e senza gioia. Nemmeno si riduce a una lotta contro la propria fragilità e le proprie inclinazioni. È anche una lotta costante contro il diavolo. Gesù stesso festeggia le nostre vittorie”. Il diavolo, sostiene il Papa, non è un mito, “una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea”. “Tale inganno ci porta ad abbassare la guardia, a trascurarci e a rimanere più esposti. Ci avvelena con l’odio, con la tristezza, con l’invidia, con i vizi. E così, mentre riduciamo le difese, lui ne approfitta per distruggere la nostra vita, le nostre famiglie e le nostre comunità”.
 
Ma “come sapere se una cosa viene dallo Spirito Santo o se deriva dallo spirito del mondo o dallo spirito del diavolo? L’unico modo è il discernimento, che non richiede solo una buona capacità di ragionare e di senso comune, è anche un dono che bisogna chiedere. Se lo chiediamo con fiducia allo Spirito Santo, e allo stesso tempo ci sforziamo di coltivarlo con la preghiera, la riflessione, la lettura e il buon consiglio, sicuramente potremo crescere in questa capacità spirituale”.

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