LA-U dell'ulivo

Forum Pubblico => GRUPPO DI STUDIO: Lavori in corso. => Discussione aperta da: Admin - Maggio 26, 2008, 07:16:41 pm



Titolo: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il GRUPPO.
Inserito da: Admin - Maggio 26, 2008, 07:16:41 pm
Scrivete le vostre proposte (firmate con il nick) qui sotto di seguito.


Titolo: Re: PAOLAV ci scrive:
Inserito da: paolav - Maggio 27, 2008, 02:07:14 am
butto lì qualche idea.

io mi staccherei dalla forma con la quale fu scritta la lettera di intenti.
porrei in  primo piano quello che credo sia il dato che ci accomuna: facciamo parte di un forum dell'area pd, dove si possono percepire visioni (per alcuni settori) decisamente di centro contemporaneamente a visioni (sempre per alcuni settori) più vicine alla sinista marxista, come pure tematiche strettamente legate all'esperienza cristiana o vissuti ascrivibili alle tematiche del femminismo storico.
In attesa di essere raggiunti magari prossimamente da partecipanti all'area radicale, possiamo però dire che il percorso di alcuni di noi è profondamente intessuto anche di quell'energia.
Proprio per questo mi sembrerebbe azzardato e inutilmente dispendioso costringerci a una sintesi tout court.
sintesi che dovrebbe forzatamente provenire da una mescolanza di origini e vissuti che, a mio parere, hanno tutti dignità di esistere anche in virtù di ciò che rappresentano ma, soprattutto, della memoria storica alla quale vanno ascritti.
penso che il centro sinistra si sia già fatto fin troppo male sacrificando appunto memoria storica, visioni del vivere e della società stessa in funzione di coesioni ancora più utopistiche delle matrici dalle quali volevano affrancarsi.

Per queste considerazioni mi baso soprattutto sull'esperienza del femminismo, dove la pratica di relazione (fra donne ma anche fra donne e uomini) insegna che per condividere vita, risorse ed esperienze non è necessario abiurare la propria identità e la tensione verso il mondo che da essa procede. E' sufficiente non perdere di vista il percorso comune in funzione di un obiettivo e una cultura condivisi, obiettivo e cultura nei quali le diverse esperienze possono incontrarsi creando valore e forza.

si potrebbero delineare pochi e schematici punti nei quali ci potremmo ritrovare (noi di questo gruppo ma anche il forum stesso che ci ha accolto e ci ha fatto incontrare).

ne delineo solo alcuni, lasciando la compilazione a tutti i partecipanti che vorranno definire una lista: laicità, attenzione per le classi/categorie svantaggiate, attenzione verso l'uso delle risorse, attenzione per l'ambiente, attenzione a una qualità della vita che non sia preda sottomessa del consumismo etc. etc. etc.

come già scrivevo a Gianni, trovo che potrebbe essere utile assumerci il "compito" (già delineato ampiamente dalla lettera di intenti del 2002) di produrre documenti e iniziative allo scopo di essere acceleratore di confronto, adesione e unità di percorso tra le varie  realtà sociali (pd, associazioni, volontariato etc.)

ciao
paola






Titolo: Re: PROPOSTE DEI SINGOLI PARTECIPANTI ALLA STESURA DELLA BOZZA...
Inserito da: paolav - Maggio 27, 2008, 02:22:14 am
per ora il mio contributo consiste in ciò che ho postato poco fa.

non lo posto anche qui per non dover imporre ripetizioni spiacevoli per chi legge.

(scusatemi, non avevo notato prima questa dislocazione delle proposte  ::)).

ciao
paola

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L'ho spostato io.
gianni


Titolo: MARIOK ci scrive: una proposta concreta
Inserito da: mariok - Maggio 27, 2008, 10:23:03 pm
Io mi concentrerei sui motivi che ci hanno indotto a partecipare a questa iniziativa e soprattutto su quale è la nostra proposta.

In altri termini: a parte i principi che ci accomunano, la visione che abbiamo del PD e dei suoi valori, in realtà cosa ci ripromettiamo?

A me sembra che il motivo più o meno sottinteso in tutti i nostri interventi sia sintetizzabile in un'espressione: VOGLIA DI PARTECIPARE E DI ESSERE ASCOLTATI.

Senza entrare in una possibile polemica sul come (non) funzionano i circoli e perchè sono ritenuti dai più insoddisfacenti, mi limiterei ad osservare che, per gli obiettivi di crescita del PD, per la dichiarata volontà di essere un partito aperto ed innovativo, anche per la molteplicità delle forme partecipative, i circoli, anche se parte essenziale dell'organizzazione, non bastano.

D'altra parte non c'è chi non si dica convinto che le nuove tecnologie, ed in particolare la rete, offrono enormi possibilità di partecipazione che vanno assolutamente sviluppate e valorizzate.

Ma nella pratica, che succede?  La realtà è sotto i nostri occhi ed è abbastanza deludente. O vediamo "vetrine telematiche" come quella del sito ufficiale del PD, che è un'ottima fonte di informazione e di documentazione, ma non mi sembra certo un efficace strumento di partecipazione (soprattutto perchè manca di interattività). Oppure assistiamo ad un proliferare di forum, che spesso assomigliano a degli "sfogatoi", talvolta (come nel nostro caso) caratterizzati anche da momenti di reale confronto e di discussione, ma che sono completamente scollegati dall'organizzazione del PD e sono completamente ignorati dal partito.

C'è in altri termini una lampante contraddizione tra la voglia di partecipazione che si esprime attraverso i forum, le enunciazioni sulle potenzialità da valorizzare della rete e la scarsa considerazione e, talvolta, un diffuso senso di frustrazione di cui soffrono le realtà come la nostra.

Il tema, quindi, e l'obiettivo della nostra dichiarazione di intenti, potrebbe essere quello di costituire dei "circoli telematici" che abbiano tutta la dignità di componenti "riconosciute" dell'organizzazione del partito, con precise regole di costituzione e di partecipazione e con ben individuati referenti organizzativi nel partito.

Qualcosa del genere è stata già tentata dai radicali. Potremmo anche far tesoro di quell'esperienza per dar vita alla nostra in maniera forse più strutturata e "disciplinata".

Il primo passo potrebbe essere quello della sperimentazione di un prototipo, sollecitando la partecipazione anche di altri forum, che dall'eventuale successo della nostra iniziativa potrebbero trovarsi la strada spianata anche per una loro esperienza in tal senso.

Che ne pensate?


Titolo: Re: MARIOK ci scrive: una proposta concreta
Inserito da: darwin - Maggio 27, 2008, 11:52:43 pm
Affiancare al lavoro sul territorio il lavoro in rete mi sembra un'ottima idea. E' prevista anche nello statuto. La rete è anche meno controllabile dai signori delle tessere, per cui sarebbe davvero far entrare una ventata di aria fresca piena di idee. Condivido in pieno.


Titolo: Re: PROPOSTE DEI SINGOLI PARTECIPANTI ALLA STESURA DELLA BOZZA...
Inserito da: darwin - Maggio 28, 2008, 12:07:56 am
Aggiungerei alle proposte di Paola anche la spinta verso una società più moderna e dinamica, libera dall'orgia di potere di ristretti gruppi in corporazione, l'attenzione ai principi della libera scienza, della non discriminazione ma dell'integrazione, di una nuova prospettiva del rapporto fra sessi o meglio del recepimento della cultura delle donne come punto fondamentale della società, dell'onestà come caposaldo dei rapporti sociali, etc. etc.


Titolo: Re: MARIOK ci scrive: una proposta concreta
Inserito da: paolav - Maggio 28, 2008, 01:07:18 am
condivido anch'io.

secondo il vecchio detto "uscire dalla porta e rientrare dalla finestra".
e in questo caso si tratterebbe di una "finestra" difficile da chiudere e assai assai interattiva.

ciao
paola


Titolo: Re: PROPOSTE DEI SINGOLI PARTECIPANTI ALLA STESURA DELLA BOZZA...
Inserito da: paolav - Maggio 28, 2008, 01:48:20 am
eh darwin, come potrei non essere d'accordo?  ;)

ciao
paola


Titolo: Re: MARIOK ci scrive: una proposta concreta
Inserito da: mariok - Maggio 28, 2008, 09:45:46 am
Affiancare al lavoro sul territorio il lavoro in rete mi sembra un'ottima idea. E' prevista anche nello statuto. La rete è anche meno controllabile dai signori delle tessere, per cui sarebbe davvero far entrare una ventata di aria fresca piena di idee. Condivido in pieno.
condivido anch'io.

secondo il vecchio detto "uscire dalla porta e rientrare dalla finestra".
e in questo caso si tratterebbe di una "finestra" difficile da chiudere e assai assai interattiva.

ciao
paola


Credo che abbiate "colto nel segno".

Tuttavia eviterei di dare all'iniziativa un significato "contro" (la burocrazia, l'arroccamento dei vertici, la mancanza di democrazia ecc.) ma una forte volontà "per":  contribuire alla costruzione del partito che vogliamo - e qui gli spunti di Paola sono quanto mai utili - far crescere la partecipazione, essere realmente, e non tramite opportuni meccanismi elettorali, "forza maggioritaria" nel paese.

E' ovvio che per costituire una struttura che voglia essere riconosciuta con almeno pari dignità di quelle esistenti, bisogna applicare regole rigorose di partecipazione democratica e di rappresentatività. Di qui la necessità di "instanziare" le regole statutarie alla specifica realtà cui vorremmo dar vita.

Ovviamente dovremmo discuterne. Io penso a dei forum come il nostro, aperto a tutti con l'unica regola del "rispetto reciproco", all'interno del quale ci siano anche momenti più "statutari" aperti ad un numero più ristretto di iscritti (a coloro cioè che vogliano iscriversi a tutti gli effetti al crircolo) per la scelta del gruppo dirigente, per la votazione di mozioni o documenti "ufficiali", confronti con rappresentanti del partito ecc., con tutte quelle caratteristiche cioè di democrazia "organizzata" di un vero e proprio circolo del PD. Un punto da analizzare dovrebbe essere la dimensione territoriale dei "circoli telematici" in quanto non è da escludere di avere anche momenti assembleari "dal vivo", oltre a collegamenti e ad iniziative su problematiche territoriali.

Altro aspetto secondo me importante è, dopo aver meglio fissato le idee in un documento di intenti, raccogliere adesioni all'iniziativa più ampie possibili. Come ho già ossevato, l'eventuale successo di un "prototipo" costituirebbe un importante precedente utile a tutti ed andrebbe incontro a quella che mi sembra una diffusa esigenza di partecipare e di "uscire dal ghetto" presente in tante realtà simili alla nostra.

Che ne dite? Andiamo avanti?


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE. TEMI: BOZZA e DOCUMENTO SUGLI STRAORDINARI
Inserito da: orango - Maggio 28, 2008, 01:46:11 pm
Io concordo in pieno con mariok, proprio al 100%! Andiamo avanti. ;)


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE. TEMI: BOZZA e DOCUMENTO SUGLI STRAORDINARI
Inserito da: darwin - Maggio 28, 2008, 11:27:38 pm
Chiedo scusa per il taglio.
Ci sono in ballo tre temi: la bozza di lettera di intenti, il problema della detasazione degli straordinari e la costituzione di un circolo in rete (magari non l'unico).
Il primo ed il terzo tema in fondo si intersecano ma vedrei il tema della rete anche in modo molto pragmatico, oltre che statutario diciamo, perché dovrebbe portare idee anche sui linguaggi di comunicazione e sui rapporti fra il PD e la società.
Non è il solo confronto facilitato delle idee di chi difficilmente si incontrerebbe con questa frequenza ma anche un modo di fare politica, perché la discussione in rete può a contatti anche con comuni elettori e quindi diventa al contempo attività politica di propaganda.
Può essere delicato nel rapporto con il partito, ma se ci accettano come parte costitutiva del partito (un circolo può dare un'idea) non ci dovrebbero essere grandi problemi, con parti destinate a chi sceglie di aderire alla struttura in rete del partito e chi viene nel forum per avere uno scambio in piazza.
Proporrei di passare ad una fase più pragmatica dividendo i tavoli nel forum per i 3 argomenti.


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE. TEMI: BOZZA e DOCUMENTO SUGLI STRAORDINARI
Inserito da: Matleo - Maggio 29, 2008, 01:22:52 am
Mi accodo alle tre iniziative suggerite e ne aggiungo una quarta, che tuttavia, reputo debba essere approfondita e condivisa.
Ritengo che lo Statuto del Partito (e in parte il Codice etico) necessitino di essere rivisti nelle parti in cui chiudono le porte alla reale partecipazione "aperta" e vincolano le liste e le candidature alle segreterie regionali a quelle nazionali.
Non so se la lettera d'intenti debba riguardare specificatamente il forum e/o il nostro lavoro, ovvero estendersi ad una sorta di manifesto dei valori, rivisitato secondo il gruppo di lavoro.
Il tema relativo alla detassazione degli straordinari mi pare che sarebbe giusto estenderlo a qualcosa di più ampio secondo le proposte del PD in campagna elettorale e risollecitate nei giorni scorsi.
Mi piace molto quanto annota mariok  circa la "VOGLIA DI PARTECIPARE E DI ESSERE ASCOLTATI", che va tradotta in "COME PARTECIPARE E COME FARSI ASCOLTARE".


Titolo: TAVOLO delle PROPOSTE.
Inserito da: Admin - Maggio 29, 2008, 10:22:31 am
A mio parere la lettera d'intenti o bozza deve essere frutto delle considerazioni di tutto il gruppo, alimentate dalle convinzioni di ognuno.

Il tavolo di lavoro sarà coordinato da uno o due di noi e conterrà tutte le proposte specifiche che li nascono e che valuteremo "insieme", prima di presentarlo ai nostri forumisti.

Io sono certamente il meno colto di voi tutti, i coordinatori (parlo di quelli del tavolo di lavoro sul tema specifico) devono avere caratteristiche personali adatte a cogliere e sintetizzarre il pensiero di noi tutti e confezionarlo in documento.

ggiannig


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE. TEMI: BOZZA e DOCUMENTO SUGLI STRAORDINARI
Inserito da: Boldar - Maggio 29, 2008, 10:58:26 am
Ritengo che lo Statuto del Partito (e in parte il Codice etico) necessitino di essere rivisti nelle parti in cui chiudono le porte alla reale partecipazione "aperta" e vincolano le liste e le candidature alle segreterie regionali a quelle nazionali.
E nel fatto che non impediscano la candidatura di chi fa parte di gruppi di stampo massonico.


Titolo: TAVOLO delle PROPOSTE. (e note per il team).
Inserito da: Admin - Maggio 31, 2008, 10:47:41 pm
Info.


Nei prossimi giorni il forum www.forumista.net porterà delle novità che vi saranno comunicate ufficialmente... speriamo buone.

Una cosa è certa quando il team sarà operativo, per gli approfondimenti specialistici basati su conoscenza delle materie, sarà indispensabile richiedere (gratuitamente) pareri professionali (non ai politici) che "irrobustiscano" i nostri documenti.

Quindi oltre che farci sapere i campi in cui avete acquisito le "sapienze" di ognuno, preparatevi una agenda delle vostre conoscenze che potremo coinvolgere in futuro. 

ciao
ggiannig

PS: Tutti al mare? Io no per ora. Qui c'è da fare...


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE. (e note per il team).
Inserito da: mammamaria - Giugno 02, 2008, 03:29:26 am
IO non sono al mare... e sono insonne.
E dirò di più: anche fortemente intimidita! Lo confesso, non so da dove cominciare. MI rendo conto di saper parlare di massimi sistemi, ma partire con proposte mi sento disorientata.
Quali esperienze posso vantare? Conosco alla perfezione il mondo del precariato, essendone stata parte, essendo una delle poche che abbia fatto valere i propri diritti con una battaglia sindacale, essendo una che ne conosce direttamente le insidie.
Esperienze? SOno una donna... che ha vissuto esperienze traumatiche che solo ad una donna possono capitare. E forse anche per questo ho una percezione realista dell'argomento "sicurezza".
Esperienze?a parte l'essere erborista faccio informazione... sono una dilettante, ma mi dicono che lo faccio comunque benino.
Non sto uscendo dal seminato, anche se può sembrarlo: mi chiedo e vi chiedo... che razza di collocazione posso avere? A parte una passione mai indirizzata prima in impegno politico non so mettermi ad un "tavolo di proposte"... so solo di essere in grado, di fare ricerche, di coinvolgere persone e creare contatti, e di estrapolare i pensieri e trasfrormarli in parole.


Titolo: Nota per il team...
Inserito da: Admin - Giugno 02, 2008, 10:05:10 am
mammamaria,

da quello che si legge di te sei il tipo ideale di volontaria della politica che si VUOLE sedere al tavolo di lavoro, unirsi ad altri volontari, e senza la presunzione sul volere risolvere la lotta tra il bene e il male, o la fame nel mondo, desidera smettere di chiacchierare soltanto nel forum (anche se tutti continueremo a farlo) ed iniziare a "produrre" documenti (da portare anche al PD ma non solo) che sappiano dare agli altri, come noi elettori, che per varie ragioni vogliono soltanto leggerci, contributi che aumentino la loro consapevolezza.

Non dobbiamo scrivere per i politici (sarebbe tempo perso) ma per altri elettori come noi che sappiano ricefere i frutti del nostro lavoro e rielaborarli nel forum e nella vita di tutti i giorni.

Se saremo tanti e capaci (scrittori e soprattutto lettori) saranno i politici ad occuparsi di noi, non viceversa.

Lavorando insieme i valori di ognuno di noi si moltiplicano le nostre carenze o presunte tali si colmano.

Infine sarebbe magnifico che tra noi  e per noi, ci fosse un inizio di amicizia, telematica soltanto ma arricchente.

Noi possiamo farcela.

ggiannig

PS: ma quando dormi?


Titolo: Info per il Gruppo...
Inserito da: Admin - Giugno 04, 2008, 12:04:36 am
Olaf Palme: in area PD nasce una nuova formazione.

Martedì 3 Giugno 2008 | pubblicato da staff |


In zona Partito democratico, ma con prime adesioni anche da fuori, nasce a Vicenza in questi giorni un’associazione culturale che si propone di discutere e elaborare idee sui diritti civili, lo Stato sociale, la laicità delle leggi. Ne sono promotori Silvano e Claudio Veronese, Luigi Poletto, Claudio Rizzato, Antonio Dalla Pozza, Antonio Bertacco e Adalgiso Barcarolo. Aree di provenienza: l’ala laica degli ex-Ds, i sindacalisti Uil impegnati con il Pd e il gruppo che alla costituente democratica sosteneva “da sinistra” Walter Veltroni. Puoi leggere il testo dell’articolo pubblicato sul Giornale di Vicenza il primo giugno.In zona Partito democratico, ma con prime adesioni anche da fuori, nasce a Vicenza in questi giorni un’associazione culturale che si propone di discutere e elaborare idee sui diritti civili, lo Stato sociale, la laicità delle leggi. Ne sono promotori Silvano e Claudio Veronese, Luigi Poletto, Claudio Rizzato, Antonio Dalla Pozza, Antonio Bertacco e Adalgiso Barcarolo. Aree di provenienza: l’ala laica degli ex-Ds, i sindacalisti Uil impegnati con il Pd e il gruppo che alla costituente democratica sosteneva “da sinistra” Walter Veltroni. È intitolata a Olof Palme, primo ministro svedese fra la fine degli anni ’60 e l’inizio ’80, interprete delle politiche socialdemocratiche sviluppatesi in Nord Europa, assassinato nel 1982 per motivi e con killer rimasti sconosciuti. Quale rapporto ha l’associazione Palme con il Pd? «Porta un contributo all’identità del nuovo Partito che è sintesi di tante culture diverse» spiega Rizzato. Coinvolgimenti cercati: «Sul versante sindacale, nel mondo del lavoro, con chi a sinistra non fa parte del Pd» dice Silvano Veronese. Che aggiunge: «Perché c’è da approfondire l’analisi e portare soluzioni in un ambito, quello del lavoro dipendente, che vede la maggioranza degli elettori del Nord preferire la Lega Nord». «L’intenzione è di costituire un laboratorio per ipotesi, idee e programmi che aiuti anche localmente le scelte sociali e politiche realmente progressiste, con una forte responsabilità individuale e un’altrettanto forte dimensione collettiva» dice una nota dei promotori. Primo appuntamento ufficiale: un’assemblea fondativa entro giugno. Primo ambito di lavoro: i servizi socio-sanitari da garantire alle fasce più deboli della popolazione.
Il Giornale di Vicenza


da www.vicenzaperilpd.it


Titolo: Anche di questo aspetti il GSL dovrebbe ocuparsi prima o poi...
Inserito da: Admin - Giugno 04, 2008, 05:14:34 pm
Anche di questo aspetti il GSL dovrebbe ocuparsi prima o poi...

Ma dopo al Lettera... spero che altri si uniranno (non solo in fila in un elenco di passivi, ma concretamente).

ggiannig 



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4/6/2008
 
Che guaio la storia condivisa
 
 
   
ALFIO CARUSO
 
Nei panni di Amintore Fanfani troveremmo il modo dall’aldilà di far sapere al sindaco di Roma, Alemanno, che la sua gestione del recente passato ci pare proprio una bischerata. E che diamine: il famoso rieccolo di Montanelli, uno dei due cavalli di razza della Dc, il pestifero nano di Dario Fo, l’unico politico italiano in grado di dare una casa ai connazionali, per di più uscito immacolato da cinquant’anni di politica alta e bassa dovrebbe condividere la titolarità di nuove strade nella Capitale assieme a un latitante (Craxi), spesso portato a confondere le casse pubbliche con le casse private; assieme a un leader comunista indissolubilmente legato all’Urss (Berlinguer) fino all’ultimo dei suoi giorni, malgrado distinguo e sottili parafrasi; assieme a un occhiuto difensore delle leggi razziali (Almirante), funzionario della Repubblica Sociale di Salò dalla quale mai prese le distanze e che spesso, anzi, onorò in diverse manifestazioni pubbliche.

Malgrado la sua vispa intelligenza, Alemanno è stato forse fuorviato dall’ultimo luogo comune abbattutosi sul nostro Paese: la Storia condivisa.
La peggiore delle iatture che fa seguito alla cancellazione della Storia perpetrata per sessant’anni dai democristiani e dai comunisti. Un micidiale compromesso ideologico che da un lato ha azzerato le responsabilità dei traditori dell’8 settembre (Vittorio Emanuele III, Badoglio, Umberto, Ambrosio, Carboni...) e dall’altro lato ha nascosto il sacrificio della divisione Acqui a Cefalonia, l’apporto dei militari sia nella costituzione delle prime bande patriottiche, sia nell’aver partecipato alla liberazione della Penisola assieme all’8ª armata britannica e alla 5ª armata statunitense.

È occorsa la grande onestà intellettuale del nostro amato Presidente (un ex comunista trinariciuto...) per sancire che la resistenza al tedesco l’ha cominciata la Acqui a Cefalonia sotto la spinta di ufficiali in gran parte monarchici. A differenza di Napolitano, molti hanno immaginato che la Storia condivisa significasse l’equa divisione dei meriti e dei torti secondo i vecchi rituali compromissori, magari in spregio alla verità nel tentativo di far contenti tutti o di non scontentare alcuno. Sarebbe la maniera più sbrigativa per confondere irrimediabilmente situazioni già di suo intricate - l’Italia per mezzo secolo ha ospitato la più calda delle guerre fredde - e non raggiungere lo scopo cui tutti ambiamo: sapere di chi e di che cosa siamo figli.

Il nostro passato gronda sangue e miserie umane, ma non è tempo di processi, di vendette. È tempo di conoscere per capire quante bugie ci hanno fin qui raccontato. La prima strage nazista avvenne l’11 agosto ’43 a Castiglione di Sicilia, in netto anticipo, dunque, sul presunto voltafaccia italiano: un reparto di granatieri del generale Hube trucidò 20 civili senza alcun motivo. Sono vittime di cui nessuno si è curato, per i quali nessuno ha mai chiesto giustizia. Le malefatte dei partigiani comunisti - portate alla ribalta con grande merito da Pansa, dopo che per anni le denunce di Giorgio Pisanò erano cadute nel vuoto - hanno seminato lutti e dolori sui quali c’è ancora molto da scoprire. Non bastano un film avvincente (Sanguepazzo) e due attori di fascino (Zingaretti e la Bellucci) per ridare dignità a Osvaldo Valenti e Luisa Ferida. Al di là dell’adesione a Mussolini, i due trafficarono allegramente e volutamente con i biechi figuri della banda Koch: non vanno perciò dipinti e pianti come ragazzacci puniti in eccesso.

Anni addietro Violante suggerì la sostanziale parificazione tra i morti della Resistenza e i morti di Salò. È scontato il rispetto assoluto per quanti caddero in difesa delle proprie idee, ma non tutte le idee sono giuste. E stare dalla parte della Repubblica sociale significava stare dalla parte del tedesco che angariava, che deportava, che compiva rappresaglie, che spediva i nostri fratelli ebrei nei campi di sterminio.

Per ricordare e digerire tutto questo non serve intitolare strade a Craxi, a Berlinguer, ad Almirante. I campioni di quell’Italia furono altri.

 
da lastampa.it


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il TEAM di GSL.
Inserito da: paolav - Giugno 07, 2008, 12:08:05 am
mi scuso se mi è sfuggito qualcosa di importante per la fretta con la quale mi affacciavo a questo spazio negli ultimi giorni, ma ho avuto il tempo decisamente risicato da impegni di lavoro.

cos'è il GSL?

E  a proposito, non dovremmo dare un nome al nostro magnifico gruppo?

visto che "la sporca dozzina" è già stato usato, dovremo inventarcene un altro!

ciao
paola


Titolo: ci daremo un nome...
Inserito da: Admin - Giugno 07, 2008, 08:34:44 am


Come ho già richiesto sarebbe bene che ci si desse un nome... ma ci siamo presentati come Gruppo di Studio (molto usato anche da altri) piuttosto che cambiare tutto pensavo di aggiungere: (e di lavoro) appunto GSL.

Ma come sempre decidiamo insieme senza premura, adesso faciamoci conoscere come Gruppo di Studio poi vedremo.

ggiannig


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il TEAM di GSL.
Inserito da: mammamaria - Giugno 10, 2008, 11:59:58 am
Nomi a parte, vedo che la lettera d'intenti è stata impacchettata e spedita...
adesso? Ci muoviamo sui tavoli di lavoro? Verso cosa ci indirizziamo?
Darwin ha un lavoraccio da fare, e avrà bisogno di un pò di aiuto... che io non sono in grado di dare: ma avrà tutta la mia solidarietà :D
E per il resto?
Credo sia il caso di rivedere un pò Statuto e Carta dei Valori, ma soprattutto ragionare sul concetto di "primarie", in virtù di quella esigenza di partecipazione di cui si parla nella lettera, noncredete?
Poi, mi piacerebbe lavorare sul discorso "mafie"... però, come sempre, avrei bisogno di un piccolo indirizzo, un semplice "vogliamo cominciare a lavorare? facciamo....."


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il TEAM di GSL.
Inserito da: paolav - Giugno 11, 2008, 12:36:08 am
secondo me sarebbe il caso di affrontare un tema alla volta e rimanendo su temi che riguardino gli aspetti comuni e concreti del vivere, senza quindi lasciarci coinvolgere da temi inerenti alle discussioni in gran parte interne al pd (statuto etc.).
Senza nulla togliere a queste ultime, io non utilizzerei le risorse del nostro gruppo (che tra l'altro non mi sembrano ingenti, quanto a partecipazione) unicamente per fare della "militanza" in favore delle regole del pd.

si potrebbe concorrere tutti al tema in lavorazione (es. gli straordinari, assunto con grande perizia da darwin) cercando di approfondire il più possibile e, in mancanza di apporti specialistici, ognuno dovrebbe cercare almeno di dire la sua. L' "esperto" del caso, poi, potrebbe mettere insieme, se ritenute plausibili, le varie voci, naturalmente dopo aver strutturato il discorso specifico con la sua competenza.

ciao
paola


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il TEAM di GSL.
Inserito da: mammamaria - Giugno 11, 2008, 10:14:24 am
Sinceramente non credo che rivedere primarie e statuto significhi fare "militanza" in favore di qualcosa, ma contribuire a formare quel qualcosa per cui fare militanza... comunque, se si preferisce lavorare su temi concreti come gli straordinari mi sta bene. L'importante è non lasciare che una lettera di intenti rimanga appunto solo un intento!

p.s. sul tema in questione sarò moooolto poco utile. Oltre un "mi piace" o "non mi piace" non credo di essere in grado di andare: questa la considero una dissipazione di energie. Se qualcun altro come me si sente poco utile ed è per il "risparmio energetico" magari si potrebbe cominciare a ragionare anche su altro.


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il TEAM di GSL.
Inserito da: darwin - Giugno 13, 2008, 12:05:58 pm
Ciao a tutti,
penso che i temi politici generali e soprattutto quello sulla partecipazione e della visione complessiva della società per il PD siano più importanti anche di proposte concrete precise.
Direi che il tavolo sui circoli in rete sia fondamentale, così come avanzare come il PD debba recepire i contributi di idee che vengono dalla società.
Dovrebbe essere un partito che recepisce le nuove idee anche non riconducibili ai vecchi partiti, anche se quelle idee sono importanti, che fa partecipare nell'elaborazione e non nel votare si o no a ministre precotte.


Titolo: penso...
Inserito da: Admin - Giugno 22, 2008, 09:29:39 am


... come dicevo in altro messaggio NOI non siamo il PD, non siamo portaborse del partito.
Siamo volontari attivi in comunicazione politica che attraverso questo mezzo vuole significare a chi legge perchè il nostro impegno è a favore del PD. (E per quanto mi riguarda di un futuro Ulivo).

Quindi nessuna enciclopedia politica e nessun racconto breve ci deve distrarre ma la ricerca di temi che la gente è interessata a capire dal nostro punto di vista per "rifletterci sopra". Temi che parlino dei loro problemi visti in prospettiva e in profondità ma facilmente leggibili.

Temi troppo specilistici sono a mio avviso prematuri perchè richiedono conoscenze che nel gruppo ancora non ci sono. Verrà il tempo in cui andremo a "intervistare" esperti per "pubblicarli qui. Oggi è presto ci fermerebbero sullo zerbino di casa loro.

gianni

     


Titolo: Il nuovo a parole
Inserito da: Admin - Giugno 23, 2008, 11:41:17 pm
Il nuovo a parole


L’insuccesso fra i giovani, lo smottamento fra gli operai, il dilagare della Lega in provincia, è un risultato elettorale frutto di un sommovimento sociale ben più profondo dell’immaginabile, e che continua a trovare la sinistra, ma questo da molti anni, del tutto impreparata; a questo si sono aggiunti i tanti errori e problemi irrisolti del Partito democratico, a cominciare dalle candidature di parata, dall’evanescenza organizzativa, dall’irrisolta dualità dei due partiti. Intervista a Roberto Fasoli.


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Roberto Fasoli, già segretario generale della Cgil, tra i fondatori del Pd, insegnante, vive a Verona.


Partiamo dall’esito elettorale. Com’è andato il Pd?

Il risultato è stato certamente al di sotto delle aspettative. E non mi riferisco all’ipotesi di un pareggio o addirittura di un sorpasso. Il risultato va poco oltre i dati della Camera delle elezioni precedenti e presenta uno scarto tra Camera e Senato che segnala che non è affatto vero che noi abbiamo fatto presa nelle fasce giovanili.
Se andiamo a vedere la scomposizione scopriamo che, almeno al nord, l’elettorato giovanile vota in modo consistente la Lega, vota il doppio dell’elettorato maturo la destra e vota un poco di più in termini percentuali per il Pd, quindi non ci sono grandi risultati dal punto di vista dell’appeal verso il mondo giovanile.
Gli analisti poi ci stanno spiegando che non c’è stato lo sfondamento al centro, c’è stato un fenomeno di astensionismo di centrosinistra, un pezzo di voto utile traghettato dalla sinistra alternativa verso il Pd, e basta.
Direi che la prima considerazione da fare è che abbiamo una forza potenziale, che supera il 30%, che con politiche adeguate può crescere e può anche spingere per un riposizionamento della sinistra alternativa su posizioni riformiste ancorché radicali (invece che genericamente di contestazione). Però questo è un risultato in potenza, non in atto. Io dico che in qualche modo il Pd non è ancora nato, è iscritto all’anagrafe, è identificabile, ha appunto un certificato di nascita, ma non ha ancora definito le sue caratteristiche, né rispetto all’assetto organizzativo, né a quello politico programmatico, perché un conto è fare un programma elettorale, un conto è fare un programma per un partito. E comunque un programma prima che sulla carta si vede nella pratica, cioè la carta dei valori non basta scriverla, bisogna praticarla, anche nel modo in cui si costruiscono le candidature, i gruppi dirigenti, nel modo in cui si promuovono le persone a ruoli di responsabilità.
Ora, al di là dei ragionamenti prettamente politicisti, se la tornata elettorale sia arrivata troppo presto o meno, a me qui interessa il dato sociale. Di questo bisognerà tornare ad occuparsi seriamente perché l’insediamento sociale del Pd rischia di non corrispondere più a quello che era l’insediamento di provenienza principale dei partiti che l’avevano costituito. Le elezioni ce lo hanno detto in modo chiarissimo: ci vota un elettorato anziano, pensionati, ci vota una fascia di quarantacinquenni-cinquantacinquenni con posizioni reddituali medio-alte e titoli di studio medio-alti, prevalentemente lavoratori del settore pubblico ed una parte di giovanissimi. Perdiamo in modo consistente nei settori considerati tradizionalmente (secondo me a torto) ostili, cioè piccole imprese, artigiani, commercianti e quant’altro. Perdiamo in modo consistente nella fascia di età 25-45, in particolare 35-45, e nei settori intermedi e soprattutto perdiamo nei settori privati. Ex roccaforti del lavoro operaio hanno espresso anche al nord massicci voti alla Lega.
Ora, l’indeterminatezza dell’insediamento sociale del Pd espone questo partito al rischio di restare allo stato potenziale. Serviranno analisi molto severe e politiche molto accurate per evitare di restare una forza di testimonianza.
Il partito a vocazione maggioritaria è una cosa seria. L’idea dell’autosufficienza con questo insediamento sociale significa condannarsi ad essere minoranza per molti lustri.
Il fatto che sia la Lega la vera vincitrice delle elezioni credo ci debba far pensare. Io mi aspettavo -anche confrontandomi con amici- che la sinistra alternativa portasse a casa un risultato molto contenuto, perché la Sinistra Arcobaleno aveva improvvisato un cartello senza capo né coda, ma da qua a pensare ad un tracollo dei due terzi dei voti fino a scomparire dal parlamento…
Questo significa non solo che il sommovimento sociale è molto più profondo rispetto a quello che qualcuno immaginava, ma anche che la presa di realtà sui settori che questo pezzo di politica attribuiva a sé era assolutamente insignificante. Qualcuno evidentemente continua a parlare delle classi lavoratrici senza conoscerle, senza sapere come stanno reagendo ai cambiamenti, senza immaginare in base a quali criteri decidono il voto.
Tu sei piuttosto critico con il modo in cui sono state fatte le candidature del Pd.
Se è vero che non c’era il tempo per le primarie, come noi avevamo ipotizzato, quello che è apparso chiarissimo a tutti è che le candidature sono andate così: una quota del segretario, sulla quale nessuno discute, tutto il resto se lo dividono Ds e Margherita.
La quota del segretario poi è stata giocata per dare segnali a pezzi di società indipendentemente da qualsiasi tipo di radicamento sociale avessero i candidati. Che infatti non hanno portato nessun fenomeno di identificazione nel nostro elettorato.
Questo è apparso di eclatante inadeguatezza nei confronti dei candidati per esempio della Lega che -parlo delle realtà che conosco- erano persone che rappresentavano pezzi di realtà sociali, economiche, associative...
Per il resto, i conti sono stati regolati tutti all’interno dei Ds e della Margherita con un rigorosissimo Cencelli, al punto tale che sono stati esclusi tutti coloro i quali non avessero padrini al tavolo che nominava i candidati. C’è stato il quasi totale disinteresse rispetto all’esito dei voti del 14 ottobre. I vecchi partiti (perché di questi si tratta, non tanto delle liste Veltroni, Bindi, ecc.) hanno mescolato le correnti interne con parte di quello che era il risultato del 14 ottobre. Questa è una parte di storia tutta interna al Pd che forse interessa poco alle persone ed ai cittadini, però…
Resta il fatto che nella composizione delle liste e delle rappresentanze è scomparso tutto ciò che non fosse Ds o Margherita o scelta diretta del segretario. Sembrava una specie di lotta per le investiture: il segretario investiva i nominati, al resto ci pensavano i partiti. Il processo di costruzione del Pd, che aveva portato tre milioni e mezzo di persone a votare, aveva mosso gente normale di tutti i tipi, associazioni, quant’altro, nella costruzione delle liste è stato completamente cancellato.
Questo ha lanciato un segnale molto negativo e chi era in qualche modo vaccinato alla politica se ne sarà fatta una ragione, ma a quelli che si erano avvicinati per la prima volta con passione, e magari qualche ambizione, certo è piaciuta poco l’idea di essere piazzati al venticinquesimo-trentesimo posto, solo per riempire le liste, mentre alla testa si era con certosina attenzione collocato tutto quello che era la nomenklatura legata ai poteri dentro ai partiti. Insomma all’operazione annunciata non è corrisposta alcuna pratica concreta. Si è fatto un gran parlare del talento, ma nella costruzione delle liste, la rappresentatività e le capacità sono apparse assolutamente discutibili.
Poi ci sono anche altre cose che non mi sono piaciute. Non si può correre con il paracadute. Si è detto: “Anna Finocchiaro ha fatto un grandissimo gesto per correre in Sicilia”. Benissimo, però allora doveva correre in Sicilia sul serio. Non è che puoi correre solo se vinci e poi se perdi te ne torni a fare il capogruppo del Senato, perché a quei siciliani a cui hai detto che volevi occuparti della Sicilia cosa gli racconti? Che siccome hai perso… Ma allora era meglio lasciare la Borsellino, che aveva dato un’ottima prova di sé, e poi è rimasta lì a sfangarsi tutta quanta la baracca.
La stessa vicenda di come sono stati nominati i capigruppo sembrava più una resa dei conti interna al partito che l’esigenza di cambiare qualcosa.
Siamo apparsi come un partito che a parole diceva delle cose nuove, ma con una classe dirigente tutta vecchia, frutto delle vicende precedenti e con qualche testimonial prelevato dalla sera alla mattina dai suoi lavori quotidiani e messo a capo del Pd destando non poche sorprese.
L’uomo solo al comando, Veltroni, era percepito come quello che decideva su ogni cosa attraverso i suoi luogotenenti. Insomma è evidente che in questa vicenda il partito si è rivelato del tutto inadeguato.
Per non parlare del linguaggio e in generale del modo di porsi. A me ha fatto sorridere, ma anche un po’ inorridire, il fatto che gli organismi venissero regolarmente bypassati, che si riunissero “caminetti al loft”. Cioè, se qualcuno pensa di prendere voti popolari riunendo caminetti al loft, la faccenda diventa complicata. Ecco, questo scarto tra le dichiarazioni e la pratica è stato pesante. Le decisioni sono state prese fuori dagli organismi, fuori dagli esecutivi, fuori dalla direzione, e questo non aiuta certo a dare forza e credibilità ad un partito. Forse non si poteva fare diversamente, non lo so, però io sono tra quelli che hanno pensato che questo non ci avrebbe aiutato. Ho sperato che la novità del messaggio, una migliore capacità di padroneggiare la comunicazione coi media, una certa partecipazione popolare giocassero un ruolo importante. Che poi, intendiamoci, tutto questo è servito a ridare fiato ai nostri, più che ad attrarre nuovi elettori, perché di questo si è trattato. Anche il giro per le città…
Adesso come si va avanti?
Ora la domanda è: cosa fare adesso? Secondo me si tratta di andare avanti con determinazione facendo quello che si è detto di voler fare. Che significa basta con la resa dei conti tra le componenti dei Ds e della Margherita, basta con le cooptazioni equilibristiche per mantenere il potere inalterato. Bisogna avviare una discussione serena ed approfondita sia sul risultato elettorale e sui contenuti programmatici, sia sullo stato di salute effettivo di un partito che rischia di essere un partito degli eletti, degli amministratori e che deve diventare invece un partito di cittadini, di uomini e di donne di tutte le età. Per ottenere questo occorre fare un lavoro approfondito nei territori, con l’umiltà di mettersi ad ascoltare le persone perché proprio sui temi che oggi la gente ha più a cuore noi a ridosso delle elezioni abbiamo preso delle posizioni talvolta ambigue e non senza qualche elemento di contraddittorietà.
Prendiamo la sicurezza: alcune delle cose che abbiamo detto non sono state percepite come nettamente distinte dalla destra e a quel punto la gente ha preferito l’originale rispetto alla copia. Bisogna ripartire da qui.
Il giorno dopo c’è stato un gran dire che in real?tà avevamo tenuto. Bene, guardando i dati risulta che è vero che abbiamo tenuto nelle città (il che significa ancora una volta che il nostro insediamento è di un certo tipo) ma nient’affatto nei territori non urbani, nelle periferie, in modo particolare nella provincia, nei paesi. Lì c’è tutto un consenso da recuperare e il percorso sarà lungo.
La vicenda di Roma è stata la ciliegina sulla torta. D’altra parte, rimettere per la terza volta Rutelli è sembrata una cosa proprio da casta. A me è suonato il campanello d’allarme quando nell’ultima settimana si è invocato il pericolo nero… A quel punto ho detto: “Qua è sicuro che perdiamo”. Cioè, bastava leggere Il fascio comunista, di Pennacchi, o aver visto il film “Mio fratello è figlio unico” per capire che i sentimenti popolari degli abitanti delle borgate non potevano essere mobilitati con l’idea dell’allarme antifascista, che anzi casomai faceva crescere il fastidio verso chi si ergeva a giudice.
La “spocchia” che purtroppo caratterizza una certa sinistra ci ha fatto dare giudizi frettolosi e talvolta ingenerosi peggiorando la situazione. Su questo sarà opportuno riflettere a lungo perché la sconfitta di Roma è qualcosa di più della sconfitta di un Comune.
Chi ha cercato di interpretare la sconfitta elettorale come frutto di eventi accidentali deve ricredersi perché le ragioni sono più profonde e complicate, e probabilmente non risalgono né a Veltroni né a Prodi.
A questa sconfitta credo non sia estranea la trasformazione sociale determinatasi negli ultimi vent’anni del secolo scorso. Lo spostamento a destra di settori del lavoro privato anche di tipo operaio non è certo una novità. Eppure tutto questo non ha fatto ricredere pezzi di sindacato o pezzi di politica costringendoli a domandarsi se non bisognasse fare cose diverse per tenere aperto un dialogo con questi settori; si è continuato a considerarli secondo l’ottica della classe sociale definita, equiparata dal lavoro subordinato, non capendo che quello che è successo dal punto di vista dell’evoluzione dei consumi e della mentalità ha buttato all’aria tutto.
Ecco, io vorrei che non si facesse un’analisi frettolosa o tutta in termini politicisti, ma che si ragionasse a partire dalle questioni che sono drammaticamente sul tappeto. Non ultima la devastazione che esiste nella scuola tra i giovani, e che proprio a Verona abbiamo toccato con mano recentemente.
Cioè questi giovani sono totalmente abbandonati a se stessi, e quello è terreno di coltura privilegiato di proposte populiste o massimaliste o genericamente piegate sulle risposte immediate. Questo è un territorio da cui noi rischiamo di essere totalmente estromessi, se non c’è un ragionamento che ci faccia riprendere il dialogo e l’ascolto con queste giovani generazioni, che si aggregano, si muovono, decidono e fanno in luoghi che noi non frequentiamo. Penso agli stadi, alle piazze, ai bar, alle discoteche…
L’unico luogo dove si aggregano e in cui ci siamo in parte anche noi è la rete. Ma in tutti i luoghi della fisicità non risulta esserci soggetto attribuibile al centrosinistra che organizzi queste persone.
E poi quando inizieremo a parlare del fatto che i giovani di sinistra stanno prevalentemente nei licei, mentre gli istituti professionali e tecnici sono luoghi privilegiati di organizzazione di studenti di destra o della lega? Questo ci rimanda a tutto tondo la questione della composizione sociale. Insomma, si sapeva che questo percorso sarebbe stato difficile… purtroppo qualcuno ha pensato che mettersi d’accordo tra i partiti bastasse.
Tu denunci anche l’esistenza di un problema di non poca importanza rispetto all’organizzazione interna del Pd.
Per me ora il problema non è cambiare il segretario affibbiandogli così la responsabilità della sconfitta. Però neanche di fare finta che non sia successo niente… Cioè, cosa vuol dire che rinomini gli stessi capigruppo a Camera e Senato e che coloro i quali hanno perso in maniera pesante vengono tutti ricollocati dentro le gerarchie del partito? E che fine hanno fatto quei giovani o quelle giovani proiettate sulla scena mediatica ad esibire la raggiunta parità uomini-donne, quando per discutere del partito vengono quotidianamente interpellati Marini, Franceschini, Veltroni, D’Alema, Fioroni? Non si può prendere per i fondelli la gente facendole credere che stai producendo un’innovazione quando non metti in campo una sola faccia nuova a parlare del risultato elettorale.
Ho visto facce nuove della Lega, in qualche caso del Partito delle libertà, a comandare nel Pd sono quelli che comandavano i Ds e la Margherita di prima.
Prendiamo lo stesso governo ombra: chi lo ha nominato? Il segretario? Qual è l’organismo che discute?
Io non ho mai creduto al partito leggero al punto da diventare gassoso, e non ho mai creduto che i partiti potessero essere comitati elettorali. La Lega è un partito, ha i tesserati, ha le sezioni, è nei paesi, è nei quartieri. Il problema vero non è la forma-partito, se è liquida o gassosa, è se ha qualcosa da dire, se ha dirigenti rappresentativi…
Da questo punto di vista io credo che la riflessione vada fatta a tutto tondo. Il prossimo dev’essere un congresso vero, dove si discuta di linea politica, di organizzazione, di forme partito, dove si discuta di finanziamento, cosa che nessuno fa…
Di finanziamento?
Certo. Questo partito come vive oggi nei territori? Vive con i soldi degli amministratori. Non c’è il tesseramento! Ma ti pare? E’ la prima volta che mi iscrivo ad un partito e non ho neanche la tessera!? Mi hanno dato un diploma, come al catechismo quando ero piccolino…
Cioè, mi hanno dato un certificato in cui risulta che sono fondatore del partito insieme ad altri tre milioni di persone.
Io non so neanche chi sono oggi gli iscritti al partito. Tutto quanto naviga nel buio. Noi identifichiamo come iscritti al partito quelli che lo hanno votato alle primarie, ma non è corretto. Ora vogliamo fare un congresso, bene, la prima regola della democrazia è che il congresso lo possono fare le persone che hanno titolo. L’organizzazione è una cosa seria.
Nello statuto è previsto questo meccanismo. Dopodiché dal tesseramento recupereremo alcune risorse, di cui dovremo decidere il destino: andranno tutte a Roma o nel territorio?
Non sono questioni secondarie. Oggi non è chiaro chi paga chi corre per il partito. Penso che li paghino ancora i vecchi partiti. Cioè ci sono delle cose che sono assolutamente equivoche, come le fondazioni fatte per conferire i beni dei Ds e della Margherita. Ma se si fa un nuovo partito che senso ha che ci siano fondazioni che amministrano i beni dei due partiti precedenti? Vuol dire che fai un nuovo partito ma tutto sommato ti tieni una specie di via d’uscita. E questo non è solo un problema amministrativo o patrimoniale.
A Roma si è andati al “loft” perché non si voleva andare né alla sede dei Ds né alla sede della Margherita… Ci sono città, compresa la mia, in cui decidere di andare in una delle due sedi è un problema… Da noi, per dire, ancora non c’è una sede.
Ma se abbiamo ancora problemi di questa natura è naturale che il partito farà fatica, e se noi continuiamo a fare gruppi dirigenti premiando le alchimie interne è evidente che avremo un effetto di trascinamento. Il linguaggio è emblematico, basti pensare ai discorsi: “C’è troppo Ds”, “C’è troppa Margherita…”.
Di nuovo, se tu non investi in persone che hanno una storia autonoma anche da queste appartenenze, e poi mescoli il tutto, non si va da nessuna parte. Per questo premiare la responsabilità di ragazzi e ragazze (ma senza enfasi mediatica) sarebbe importante, perché si presume che questi non abbiano una storia così consolidata alle spalle. Se tu invece li porti in giro per esibirli come trofei di guerra, premiando la loro fedeltà ai gruppi dirigenti, costruisci dei piccoli mostri, che non hanno niente di diverso dai capi che li hanno promossi… Ora come si fa a mescolare il vecchio e il nuovo? Questa è una domanda da cento milioni di dollari. Un modo è, per esempio, fare le primarie, perché nelle primarie è vero che chi ha più soldi, più notorietà rischia di schiacciare i ragazzi, tuttavia quando si sono fatte abbiamo anche visto che questo non è vero fino in fondo. E comunque si potrebbe utilizzare un duplice criterio, una parte elettivo, una parte di primarie. Se si vuole, i meccanismi si trovano.
Certo, con il metodo delle primarie alcuni potrebbero non essere garantiti.
Però se tu vuoi fare innovazione o la fai rischiando oppure non ti resta che la cooptazione, con lo scenario che abbiamo già visto: il segretario che nei primi venti giorni di campagna quotidianamente esibiva un candidato che rappresentava di volta in volta le istituzioni, i prefetti, i giovani, gli industriali, il mondo della cultura, gli operai, i call center…
Ora, tutte queste discussioni noi non le abbiamo fatte.
Tu però resti ottimista. Cosa c’è di positivo?
Di positivo c’è la potenzialità di cui parlavo all’inizio. La base sociale che ci ha votato è stufa di vecchia politica, è stufa di discorsi che non hanno costrutto, di proclami cui non segue l’azione. Ecco, se il Pd vuole, su quella strada si può camminare.
Il Pd è potenzialmente una risposta importante ai problemi del ventunesimo secolo, bisogna però che guardi in avanti, alzando la testa per un verso e guardando ogni tanto dove mette i piedi. Fuor di metafora, significa innovare, radicarsi di più sul territorio ed affrontare le vere questioni tagliandosi gli ormeggi, rompendo con il cordone ombelicale del passato. Se tentenniamo o torniamo indietro e cadiamo nei noti giochetti della politica rischiamo di disperdere il patrimonio positivo che abbiamo coltivato e le aspettative che abbiamo fatto nascere. Dovremo anche riconquistare i delusi e per riuscirci serve coraggio, rigore, intransigenza, novità. Intendiamoci, io non penso affatto che si debba buttare via tutto ciò che è vecchio, sarebbe una follia, ma nemmeno fare finta che i problemi si possano giocare tutti su linee interne.
Le questioni oggi sul tappeto non sono nuove. Il tema della sicurezza c’era anche prima, la crisi economica c’era anche prima. Il vero dato è che c’è una trasformazione epocale in atto, non solo in Italia ma in tutto il mondo, e la gente vuole essere rassicurata con risposte immediate. Se tu sei onesto sai che sull’immediato le risposte non puoi darle e allora devi decidere se imbrogli o se provi a raccontare le cose come sono. Se però racconti le cose come sono, molte persone si ribellano.
Ora, il voto che è stato dato ad alcune forze è sicuramente legato all’esigenza di una rassicurazione sull’immediato, però spesso è anche un voto dato a chi sul territorio è presente quotidianamente e non solo al momento delle elezioni. Sul nord non bastano le improvvisazioni dell’ultima ora. E’ stata una grande ingenuità pensare che bastasse mettere candidature simbolo per recuperare consenso al nord. La Lega lì è presente da vent’anni, ne conosce tutte le pieghe, i risvolti, gli umori, le paure, pertanto il voto alla Lega è stato tutt’altro che strumentale o genericamente di protesta, è un voto consolidato a una forza che di questi temi si è fatta bandiera e che ha vissuto quotidianamente a fianco delle persone. Che respiro strategico ha tutto questo? Io penso poco, perché su alcuni temi, come il federalismo fiscale, la Lega entrerà in contraddizione con il Pdl, più che con il Pd. Su altri temi, come l’immigrazione, la contraddizione è già lì se, come sta emergendo, più di metà dei famigerati “clandestini” sono colf e badanti, senza le quali molti nostri anziani sarebbero condannati ad essere abbandonati nei letti d’ospedale o nelle case di riposo. Per non parlare dei tanti immigrati impiegati nelle fabbriche come operai.
Su questo tema vorrei far notare una cosa che sicuramente non ho notato solo io. La Lega ha cominciato dicendo: “I terroni a casa loro”, poi ha detto: “Via i neri”, oggi dice: “Il problema non sono gli immigrati, si tratta di cacciare i clandestini ed i criminali”.
Allora, nello slittamento, che non è solo semantico, cosa c’è? C’è la consapevolezza che con i problemi dell’immigrazione bisogna convivere. L’elettorato della Lega ha bambini che vanno a scuola facendo merenda con coetanei immigrati, va all’ospedale o ai servizi sociali insieme a loro, e soprattutto lavora nelle fabbriche accanto a loro.
Dopodiché, si illudono che si possano presidiare le frontiere, sparare ai barconi o fare cose che loro per primi sanno essere impraticabili.
Come se ne esce? E’ da sciocchi dire che l’immigrazione, soprattutto quella clandestina, non sia un problema. E’ un problema, ma è altrettanto evidente che di fronte ai problemi ci sono due modi di affrontarli: mettersi le mani avanti gli occhi e spazzare la polvere sotto il tappeto, oppure cercare di affrontarli davvero.
Su questo terreno dell’immigrazione però anche la sinistra deve cambiare atteggiamento, soprattutto deve togliersi quella patina di buonismo becero a cui non corrisponde niente, perché dire alle persone che è sbagliato aver paura è una stupidaggine. Così come non può nemmeno pensare di inseguire la Lega, perdendo ogni discernimento ed invocando provvedimenti esemplari contro i rom o contro i neri.
Insomma, davanti a questioni così articolate bisogna anche mantenere il raziocinio.
Le aree dove vince la Lega sono anche quelle dove gli immigrati risultano più integrati. Com’è possibile?
E’ vero. In Veneto, a dichiarazione degli stessi immigrati, Treviso e Verona sono le città in cui si vive meglio, due aree storicamente di insediamento leghista. Perché? La risposta è ovvia: perché sono due aree particolarmente ricche. Bruno Anastasia, ricercatore di Veneto e lavoro, istituto della Regione Veneto che studia il mercato del lavoro ed i processi migratori, lo dice chiaramente: “Se volete un metodo sicuro per non avere immigrati, impoveritevi!”. E’ perfino banale: gli immigrati dove vanno? Dove c’è ricchezza, dove c’è lavoro, dove c’è la possibilità di mandare a casa soldi, di mandare a scuola i bambini, di avere un’assistenza sanitaria decente… Sono immigrati, non sono mica degli inetti, parliamo di persone spesso istruite o comunque capaci di muoversi nel mondo.
Non è che la sinistra ha qualcosa da imparare dalla Lega, almeno rispetto alla presenza sul territorio?
Il sabato dopo le elezioni, al mercato di casa nostra, c’era la Lega che parlava con la gente per ringraziarla del risultato elettorale. Nelle campagne elettorali che ho fatto, nei paesi ho regolarmente riscontrato forze soverchianti della Lega in termini di presenza quotidiana e costante…
Certo, nelle città dove funzionano altri meccanismi, dove la composizione sociale è più vicina al nostro elettorato, abbiamo avuto dei risultati incoraggianti. Ma, attenzione, quando si vota non si vota solo nelle città, si vota dappertutto.
In Veneto i risultati ci dicono che oggi ci sono tre forze praticamente equivalenti, tutte attorno ad un trenta per cento, il Pdl, la Lega e il Pd.
Questo ci parla di una situazione tutt’altro che ferma. In cui c’è uno spazio importante anche per noi. Però bisogna che ci muoviamo. Perché se concentriamo tutta l’attenzione su Roma e sul parlamento, anziché sul territorio, beh loro avranno buon gioco a conquistare tutte le cariche istituzionali sul territorio e dividersele, dopodiché nelle due regioni del nord oggi più significative, la Lombardia ed il Veneto, per noi la partita resterà chiusa per anni.
Per concludere, io non sono affatto pentito, né genericamente deluso, ma critico per come è stata gestita l’operazione. Detto questo aggiungo però: adesso basta piangersi addosso, andiamo avanti coerenti con le cose che abbiamo detto di voler fare. Che significa: più attenzione ai problemi pratici, quotidiani, delle persone. Noi abbiamo perso anche perché abbiamo pensato che alla gente bastasse dire: “Eh, ma tu non devi avere paura. Ricordati quando eri immigrato tu…”. Un ragionamento che è sensato e razionale fino a che non ti tocca da vicino, dopodiché non vale più niente, anzi sortisce l’effetto opposto. Le forze progressiste dovrebbero imparare ad avere meno puzza sotto il naso, e a confrontarsi con le persone, a prendere sul serio il loro senso di insicurezza. Non basta dire ad uno: “Non avere paura”, devi cercare di capire da dove nasce questa paura e come si può fargliela superare.
Va poi recuperato il tema della legalità. Cioè noi quanto tempo ci abbiamo messo a dire che tutti devono rispettare diritti e doveri, che chi viene in questo paese si uniforma alle sue leggi? E’ chiaro che poi si paga un prezzo e la gente spaventata non si fida di te, anzi ti dice: “Portateli a casa tua, allora!”. Perché ti rispondono così: “Ah, tu non hai paura dei rom? Bene, allora portateli a casa tua!”.
Ora, se dobbiamo smettere di negare che certi problemi esistono, è evidente che non possiamo però dar credito a ragionamenti di grossolano egoismo come questi, perché noi poi siamo specialisti a passare da un estremo all’altro.
Io vedo con terrore che qualcuno insegua l’atteggiamento leghista…
Se vuoi recuperare il consenso, devi mantenere un pensiero che non sia pari pari assimilabile a quello delle forze conservatrici. Alcuni sindaci ci hanno provato. Chiamparino, Cofferati, Zanonato dei risultati li hanno ottenuti. Quindi c’è una possibilità anche per le forze progressiste di fornire delle risposte.
Prendiamo Zanonato, per mesi ci si è scandalizzati di quel muro. Ora, a parte il fatto che lui ha trovato da dormire a tutta la gente che abitava dietro a quel muro, bene, oggi a Padova si sta discutendo della costruzione di una moschea. E non è un caso se a Padova la Lega ha un impatto medio, pur essendo cresciuta, ed il Pd ha parecchi punti percentuali in più…
Cioè a uno può anche non piacere il sindaco di Padova, ma nessuno nega che conosca bene le cose della città e non si nasconda i problemi.
Noi invece se facciamo gli sgomberi, non li pubblicizziamo, perché ci vergogniamo a dire che abbiamo mandato via gli abusivi, che abbiamo mandato via chi si era accampato in un territorio senza autorizzazione…
Ma se vogliamo combattere il senso di insicurezza in modo civile, non possiamo continuare a transigere sulla legalità. La capacità di dimostrare che sai fare rispettare le leggi nel territorio dà forza anche all’accoglienza.

UNA CITTÀ n. 156 / maggio 2008
   
   
da www.unacitta.it


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il TEAM di GSL.
Inserito da: mammamaria - Giugno 24, 2008, 12:28:06 am
Bello spunto di riflessione, grazie!


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il TEAM.
Inserito da: darwin - Luglio 01, 2008, 12:45:02 am
Scusate il tono di questo post, molto diverso dai miei soliti, però a volte anche piccoli fatti di vita scatenano qualche dubbio.
In partenza era quello che avevo letto dell'intervista di Fasoli e del contrasto culturale e sociale fra giovani e meno giovani, anche fra i giovani fra chi tende ad una identificazione di vita più legata ad una cultura "accademica" e chi si rivolge a fatti semplici della vita.
L'aneddoto è molto banale invece, riguarda un semplice attimo di relax su un terrazzino in questa calda serata estiva fumando (stranamente) una sigaretta.
Fra  l'altro sono tornato ad abitare in uno stabile molto vecchio (1886, sì proprio XIX secolo) in cui sono nato e trascorso gli anni della prima giovinezza. Ovviamente la citazione autobiografica non sarebbe pertinente se non fosse per un dubbio.
In quel momento ho apprezzato delle cose molto a buon mercato nella vita, non il superattico iperteconologico, non costosissimi gadget o altri adorati oggetti da moda del lusso irrinunciabile, ma semplicemente un terrazzo su un cortile con del verde, un po' di silenzio (pur essendo in uno dei quartieri più centrali e popolari).
Ho avuto l'idea che la differenza con quei giovani fosse molto lì, in quella aspettativa, che non fosse una fatto legato alla semplice determinazione delle variabili / individui, cioé che fossi io e non altri, perché intorno e nei miei ricordi riscontro sensazioni non molto diverse, per cui mi è sembrato un fatto generazionale o, ahimé, un fatto legato allavanzare dell'età.
Le conseguenze possono essere  notevoli: chi tende a dar importanza a fatti sostanziali e ben chiari; chi è freneticamente coinvolto nell'ottenere cosa non sa di preciso, che cerca di raggiungere freneticamente qualsiasi cosa possa sembrare un surrogato di personalità, di essere.
Se a questo aggiungiamo la sadica privazione di una prospettiva serena d futuro come avviene prospettando carriere da precari, sempre a correre (non ne posso più anche di una famosa citazione di Kipling, forse per me buona solo per le Adidas) per ottenere, con la catena al collo che non te lo fa raggiungere mai, forse capiremo meglio i giovani e i loro problemi reali.
Ora fare il sermone sulle cose utili della vita è davvero uno degli esercizi più inutili che la storia ricordi, ce lo propina come facciata anche la buona mamma TV quando non vuol sembrare troppo matrigna.
Quindi prima di fare la guerra al consumismo andrebbe fatta la guerra a tutte quelle situazioni che fanno sentire i giovani a metà fra leoni pronti a sbranare i propri simili e gazzelle disperate che cercano di sfuggire il leone che gli toglie tutto e quindi la vita.
Serve un minimo di giustizia che faccia intendere questo è tuo diritto perché sei nato, questo è tuo dovere perché ci sono anche gli altri.
Qualcosa che dica non devi venderti l'anima perché è tuo diritto vivere.
Contrastare il pescatore sbruffone che dice di poter pescare pesci da meraviglia e che se gli dai l'anima puoi correre e disperarti per cercare di prenderli non è l'esercizio migliore. Cercare di far intravedere una vita più solida forse può modificare maggiormente l'attenzione di quei giovani.
Scusate ho scritto in maniera confusionaria, lo so.


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il TEAM.
Inserito da: mammamaria - Luglio 01, 2008, 02:40:31 pm
Rileggendo l'articolo postato da ggiannig, pensavo alla mia esperienza.
Qui a Minerbio le cose sono molto diverse da come sto leggendo. Facciamo però un passetto indietro: noto che la maggior parte degli elementi del comitato del circolo fanno aprte della vecchia "nomenclatura", soprattutto DS. Però hanno accolto con un certo ensutsiasmo (e qualche perprlessità ammetto) volti nuovi. Oddio, da quello che mi sembra di capire sono l'unico volto nuovo, ed ho un aspetto ed un temperamento un pò sopra le righe, ma noto che mi ascoltano. Al punto che mi hanno chiesto di occuparmi di "comunicazione" per il locale ma anche per il sito provinciale. Inoltre mi stanno coinvolgendo in un gruppo che si occupa di creare iniziative politico culturali... questo vuol dire che hanno voglia di novità.
Ed una, piccola se vogliamo la noto già: i ragazzi, che per questo paese sono entità quasi inesistente, sono finalmente stati ascoltati. E' una cosa piccola e probabilmente anche stupida, ma sono riusciti ad organizzare una "festa della Birra". E' un momento di aggregazione, non politico, ma ludico: 3 giorni di concerti e birra. E vi garantisco che in un paese come questo, dove l'importante è fare silenzio è tanto!
Perchè è vero che non sappiamo parlare la lingua dei giovani. Ed i giovani per quanto impegnati non sempre voglioni stare li a rimuginare: bisogna dare loro qualcosa. Ho insistito parecchio su questo punto, scritto mail su mail nella nostra mailing list... e alla fine qualcosa si è prodotto. Così come è nato un gruppo che si occuperà di  immigrazione, di cui fanno parte dei giovani immigrati, che si attiveranno con noi per delle iniziative.
Ripeto: Minerbio è un comune piccolissimo dove le iniziative ci sono, ma sono sempre le stesse da anni: il carnevale a febbraio, la sagra settembrina, la sagra della rana e del pesce (festa dell'unità)... difficile che si riesca a fare altro. Eppure comincia a muoversi culturalmente. Ed è giù un passo.... soprattutto perchè è il PD che sta muovendo qualcosA.
A minerbio è in atto la campagna di tesseramento: è questa la primaria fonte di finanziamento del partito, a differenza di quanto leggo nell'articolo suddetto.
Il problema vero che riscontro di continuo è la scarsa partecipazione da parte delle persone: faremo molte cose, stiamo preparandoci per andare nella zona industriale a parlare con gli operai, o meglio, ad ascoltarli. Siam opoche persone ma molto attive. Ed anche quelle della vecchia guardia sembra stiano lasciandosi prendere dalla novità dei volti nuovi (io e i giovani).
Probabilmente la mia visione è viziata... ma se questa stessa esperienza si estendesse ad altri circoli sarebbe magnifico.
Continuo ad insistere che le spinte devono arrivare dalla base. Per questo ho voluto mettermi in questa impresa. Che spero dia buoni frutti.
E per questo credo che sia necessario un tavolo di lavoro proprio su questi argomenti.
Il mio proposito è quello di contribuire a creare il PD. Un PD che somigli il più possibile all'idea che ha attratto chi come me si è avvicinato per la prima volta ad un partito.
Io non sono DS o Margherita. Non sono Ulivo, e neanche mi interessa costruirlo. Sono iscritta (con tessera) al PD... partito in fasce. E da mamma che sono, ho tutta l'intenzione di far crescere questo bimbo educandolo perchè sia in grado di andare per il mondo.


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il TEAM.
Inserito da: Admin - Luglio 01, 2008, 03:41:05 pm
Mammamaria,

tessere e iscritti al PD ancora non ci sono.

Abbiamo un cartoncino e un diploma da "fondatori" che è cosa diversa.

O mi sbaglio?

ciao
gianni.


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il TEAM.
Inserito da: mammamaria - Luglio 01, 2008, 04:16:34 pm
No ggianni... qui abbiamo le tessere! Abbiamo iniziato la campagna di tesseramento da un paio di mesi: c'è uno storico vecchio comunista del posto che sta facendo porta a porta, andando dai vecchi iscritti ai DS, vecchie Margherite, coloro che hanno partecipato alle primarie ma non hanno mai ritirato il certificato e simpatizzanti!
E la campagna ha lo scopo oltre che di inserirsi maggiormente nel territorio, anche di finanziare il partito. Che ha diverse spese,tra cui quelle di affitto per un capannone che ospita le feste dell'unità e la sede del partito. Locali che sono andati tutti alla fondazione che è nata con lo scopo di gestire i beni mobili ed immobili dei partiti di origine. Locali che potrebbero essere tranquillamente dati in affitto ad altri.


Titolo: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il TEAM.
Inserito da: Admin - Luglio 01, 2008, 06:40:35 pm
Quindi tessere del circolo non del PD nazionale.

ciao
gianni



Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il GRUPPO.
Inserito da: paolav - Luglio 02, 2008, 01:34:27 am
io di tessere non ne voglio sapere.

e le regole e lo statuto il pd e i suoi circoli se li scrivono da soli, per quanto mi riguarda.

questo per me è fondamentale.



ciao
paola


Titolo: Ci vogliamo interessare anche dei problemi della gente??... ggiannig
Inserito da: Admin - Luglio 02, 2008, 06:23:17 pm
Poco welfare: in Italia cresce l'infelicità

Alessia Grossi


Gli italiani sono infinitamente meno felici degli svedesi o dei Finlandesi. Nella classifica stilata dall'Ilo, International Labour Office, infatti, su 95 paesi l'Italia arriva terzultima in quanto a felicità percepita dagli individui, seguita solo dagli Stati Uniti e dalla Grecia. Ai primi posti, invece, i paesi scandinavi.
Questo è solo uno dei dati «allarmanti» indicati dal «Rapporto sullo stato sociale 2008» stilato da un gruppo di studiosi ed esperti di welfare state, stato sociale, appunto, a cura di Felice Roberto Pizzuti presentato mercoledì in un convegno a l'Universtità La Sapienza di Roma.

Il Rapporto, appuntamento stabile dedicato a queste problematiche, per il 2008 porta un sottotitolo eloquente: «Il tendenziale slittamento dei rischi sociali dalla collettività all'individuo» che è anche l'argomento chiave di quest'anno.

Questo slittamento, tiene a precisare Pizzuti nella presentazione del rapporto, non è certo prerogativa del nostro paese. Anche nel resto dell'Europa i rischi econimico sociali sono sempre meno socialmente divisi. Questo perché «la spesa sociale comunitaria» nonostante gli obiettivi di Lisbona, che «rimettevano al centro delle politiche quella sociale», dal 2005 l'Ue «si è concentrata di nuovo sugli obiettivi della crescita e dell'occupazione» a scapito di quelli sociali. Insomma, anche in Europa si spende più per la crescita che per gli aiuti sociali.

Ma a confronto degli altri paesi la situazione italiana è quasi la peggiore. Il nostro paese, infatti, impiega nella spesa pubblica solo il 25,5 per cento del Prodotto interno lordo, sotto la media europea del 26,7 per cento che comprende però la Svezia che spende il 30,9 per cento del suo Pil per la spesa sociale.

Solo per fare un esempio «paradigmatico» la sintesi del curatore del rapporto parte dalle riforme pensionistiche.

Senza entrare nei dettagli tecnici basta dare uno sguardo alla spesa sociale italiana per le pensioni per farsi l'idea che - come è scritto nel rapporto - «gli oneri derivanti dall'invecchiamento della popolazione sono accollati esclusivamente ai pensionati, i cui redditi - però - sono destinati a ridursi progressivamente». E se siamo destinati a diventare una popolazione sempre più vecchia, i giovani certamente non stanno meglio. Lavoratori parasubordinati. questo significa che i pensionati non saranno comunque in grado di reggere le coperture necessarie per dare la pensione ai giovani.

Ma prima di arrivare al lavoro, gli italiani devono fare i conti con l'istruzione.

L'Italia per il capitolo istruzione della spesa pubblica spende solo lo 0,8 per cento, un po' di più solo della Romania e al di sotto della media europea che è dell'1,1 per cento. Questo ha come effetto che «mentre nella media dell'Unione il 23 per cento della popolazione tra i 25 e i 64 anni è laureata, in Italia lo è solo il 13 per cento, solo Malta e Romania hanno meno cittadini laureati di noi. E da qui è facile arrivare all'indagine Ocse sui risultati disastrosi ottenuti dagli studenti quindicenni italiani nei test a confronto di quelli degli altri paesi. Ma anche in questo caso, a proposito di squilibri sociali, i ragazzi del Nord Est sono meglio formati di quelli del Sud. Questo - dice il Rapporto - è l'effetto «di forti disomogeneità e di un dualismo territoriale» della spesa pubblica. E per finire l'Italia è anche il paese in cui «un figlio di un laureato ha una probabilità di laurearsi doppia rispetto al figlio di un diplomato e quadrupla rispetto al figlio di chi ha conseguito solo il diploma della scuola media».

La disuguaglianza è un altro dei dati del rapporto che mette in crisi il sistema di Welfare italiano.

Non solo l'Italia è sopra la media europea per le «persone a rischio di povertà» con il 20 per cento della popolazione a rischio contro il 16 per cento dell'Ue. Ma, se «nella media europea il quinto della popolazione più ricca ha un reddito cinque volte maggiore di quello del quinto della popolazione più povera. L'Italia è al di sopra della media con cinque e mezzo». Tra le misure indicate dal rapporto per «intervenire a sostegno del reddito ci sono i "redditi di base", le politiche di reddito minimo garantito». In questo campo «nell'ultimo secolo- indica la relazione - quasi tutti i sistemi di Welfare si sono dotati di misure di sostegno al reddito». Fuori da queste misure solo la Grecia e l'Italia. Di contro in Danimarca e Lussemburgo prevedono una «soglia di reddito minimo che per un single supera i 1000 euro mensili» che in Danimarca arriva a 3333 euro per una coppia di due figli: «pari ad allo stipendio di un professore universitario italiano» conclude Pizzuti.

Ultimi vengono gli immigrati.

Ultimi con una contraddizione. Dice il Rapporto che «pur in presenza di bassi tassi d'occupazione interna, la domanda di lavoratori stranieri - da occupare con retribuzioni e tutele ridotte, per svolgere mansioni comunque scartate dalla popolazione nazionale - è andata crescendo, anche se spesso è accompagnata da atteggiamenti contraddittoriamente ostili verso il loro ingresso e la loro inclusione sociale». Insomma, impieghiamo lavoratori extracomunitari che - spiega il Rapporto, «per il 71 per cento è impiegato in aziende, mentre il 24 per cento svolge lavoro domestico fungendo da «welfare parallelo», ma poi non li vogliamo far entrare in Italia.

Per non parlare dei minori stranieri. Vanno a scuola. Dal 2000 al 2006 gli iscritti al sistema scolastico, infatti, sono saliti da 147.000 a 501.000. Ma contemporaneamente - scrive nero su bianco il rapporto - «la promozione di politiche sociali è stata molto scarsa» di contro ai «maggiori stanziamenti per le politiche di contrasto all'immigrazione».

«Bisogna accontentarsi della card sulla povertà?- domanda provocatoriamente la segretaria confederale della Cgil Morena Piccinini intervenuta alla presentazione del Rapporto. «Non sarebbe il caso invece di parlare dei tagli della manovra finanziaria del Governo che taglia le risorse per la spesa pubblica per pagare l'Ici?».

«Quello di cui l'Italia ha bisogno - conclude la Piccinini - è la garanzia di equità sociale».


Pubblicato il: 02.07.08
Modificato il: 02.07.08 alle ore 15.53   
© l'Unità.


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il TEAM.
Inserito da: paolav - Luglio 03, 2008, 12:20:21 am
Scusate il tono di questo post, molto diverso dai miei soliti, però a volte anche piccoli fatti di vita scatenano qualche dubbio.
In partenza era quello che avevo letto dell'intervista di Fasoli e del contrasto culturale e sociale fra giovani e meno giovani, anche fra i giovani fra chi tende ad una identificazione di vita più legata ad una cultura "accademica" e chi si rivolge a fatti semplici della vita.
L'aneddoto è molto banale invece, riguarda un semplice attimo di relax su un terrazzino in questa calda serata estiva fumando (stranamente) una sigaretta.
Fra  l'altro sono tornato ad abitare in uno stabile molto vecchio (1886, sì proprio XIX secolo) in cui sono nato e trascorso gli anni della prima giovinezza. Ovviamente la citazione autobiografica non sarebbe pertinente se non fosse per un dubbio.
In quel momento ho apprezzato delle cose molto a buon mercato nella vita, non il superattico iperteconologico, non costosissimi gadget o altri adorati oggetti da moda del lusso irrinunciabile, ma semplicemente un terrazzo su un cortile con del verde, un po' di silenzio (pur essendo in uno dei quartieri più centrali e popolari).
Ho avuto l'idea che la differenza con quei giovani fosse molto lì, in quella aspettativa, che non fosse una fatto legato alla semplice determinazione delle variabili / individui, cioé che fossi io e non altri, perché intorno e nei miei ricordi riscontro sensazioni non molto diverse, per cui mi è sembrato un fatto generazionale o, ahimé, un fatto legato allavanzare dell'età.
Le conseguenze possono essere  notevoli: chi tende a dar importanza a fatti sostanziali e ben chiari; chi è freneticamente coinvolto nell'ottenere cosa non sa di preciso, che cerca di raggiungere freneticamente qualsiasi cosa possa sembrare un surrogato di personalità, di essere.
Se a questo aggiungiamo la sadica privazione di una prospettiva serena d futuro come avviene prospettando carriere da precari, sempre a correre (non ne posso più anche di una famosa citazione di Kipling, forse per me buona solo per le Adidas) per ottenere, con la catena al collo che non te lo fa raggiungere mai, forse capiremo meglio i giovani e i loro problemi reali.
Ora fare il sermone sulle cose utili della vita è davvero uno degli esercizi più inutili che la storia ricordi, ce lo propina come facciata anche la buona mamma TV quando non vuol sembrare troppo matrigna.
Quindi prima di fare la guerra al consumismo andrebbe fatta la guerra a tutte quelle situazioni che fanno sentire i giovani a metà fra leoni pronti a sbranare i propri simili e gazzelle disperate che cercano di sfuggire il leone che gli toglie tutto e quindi la vita.
Serve un minimo di giustizia che faccia intendere questo è tuo diritto perché sei nato, questo è tuo dovere perché ci sono anche gli altri.
Qualcosa che dica non devi venderti l'anima perché è tuo diritto vivere.
Contrastare il pescatore sbruffone che dice di poter pescare pesci da meraviglia e che se gli dai l'anima puoi correre e disperarti per cercare di prenderli non è l'esercizio migliore. Cercare di far intravedere una vita più solida forse può modificare maggiormente l'attenzione di quei giovani.
Scusate ho scritto in maniera confusionaria, lo so.


credo di avere capito cosa intendi, Darwin.
credo che sia lo stesso intento che ora mi ha spinge a prestare più attenzione alla qualità della vita anche delle mie ore lavorative piuttosto che alla mansione o addirittura alla sicurezza del posto di lavoro.
In questo momento è più importante per me chi vedo la mattina in ufficio e come mi sento lì dentro, piuttosto di quello che vado a fare.
ed è più importante se posso cavarci dei momenti di piacevolezza e di comunicazione.

il problema è che se non si passa attraverso certe "trappole" non sempre si riesce a capire a priori, purtroppo.
ma ora mancano quasi del tutto modelli saggi e conosciuti dai più a cui chi ancora ha le idee poco chiare possa appigliarsi, in mancanza di esperienza diretta.
una mappa del vivere, insomma.
che non significa ideologia, solo un po' di saggezza.


ciao
paola




Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il GRUPPO.
Inserito da: darwin - Luglio 03, 2008, 12:22:53 am
Ma io il biglietto per andare sul Titanic non lo volevo comprare.
Questo è il primo pensiero che mi viene leggendo l'articolo di Alessia Grossi sull'Unità.
E' preciso e descrive molto bene la situazione attuale.
I signori che hanno votato nel 2001 e nel 2008 la destra avranno sulla coscienza una delle crisi sociali più profonde che abbia mai attraversato questo giovane Paese, ma l'intensità sarà degna di segnare un'epopea.
Esercito in strada e crisi sociale alle porte ....... c'è legna per dire tanto.


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il GRUPPO.
Inserito da: Admin - Luglio 03, 2008, 09:27:03 am
Darwin e Amic/i/he/ DICIAMOLO.

Aveva ragione chi diceva, qui, che non dobbiamo affrontare le crisi dei massimi sistemi.

Noi siamo la gente (ecco il perchè del mio Arlecchino) studiamo temi ed portiamo approfondimenti socio/politici che parlino alla "gente".

Cominciando a parlarci tra noi.

ciao
gianni.


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il GRUPPO.
Inserito da: mammamaria - Luglio 03, 2008, 03:11:20 pm
Io sono quella gente che stenta ad arrivare all'ultima settimana. E mi rendo conto che il problema va affrontato sotto moltissimi punti di vista: uno lo ha già affrontato darwin con il  documento sugli straordinari, che in qualche modo tocca anche il discorso dei redditi.
Bisogna parlare di precariato, e non lo si può fare nei soli termini "solo lavoro a tempo determinato"... significherebbe chiudere gli occhi di fronte alla realtà. La risposta è rendere il precariato flessibilità ma non instabilità, come mi sembra funzionare in paesi come la spagna, ma dovrei documentarmi bene su questo.
BIsogna parlare di mercato, del costo della vita, e quindi anche d iquei servizi che la comunità nn riesce quasi più a fornire, causa soprattutto dei cntinui taglio a comuni e regioni.
Bisogna anche parlare d iquella criminalità organizzata, di cui tanto difficilmente mi sembra si voglia parlare, in quanto viene ad inquinare il mercato, favorendo sempre di più il lavoro nero, e causando sempre di più povertà. Inutile parlare di mafia e camorra nel senso di sconfiggerla... traffico di droga ed armi sono molto al di la della portata delle nostre argometnazioni... ma il pizzo, il racket sarebbe meglio dire, le infiltrazioni nelle P.A. che determinano anche il lievitare dei costi della sanità e dei servizi, l'uso che ne fanno le imprese del nord sono argomenti trattabili.
Credo che questi siano gli argomenti da affrontare.


Titolo: guardandoci "dentro"...
Inserito da: Admin - Luglio 04, 2008, 06:04:16 am
POLITICA

E nel partito nasce un fronte anti magistrati.

Latorre: "Questi qui vogliono farci ballare". Dubbi sulla presenza di Nanni Moretti

I girotondi assediano il Pd "Veltroni vuole lo scontro"

di GOFFREDO DE MARCHIS


 ROMA - "La posizione di Walter è stupida", dice la scrittrice Lidia Ravera che pure del Pd è una costituente. "Noi faremmo un regalo a Berlusconi? Ma mi faccia il piacere. Le parole di Veltroni sono un oltraggio", rincara Marina Astrologo, fondatrice dei girotondi. Finirà per ritorcersi contro il Partito democratico la manifestazione di martedì organizzata da Di Pietro e Micromega per contestare le norme ad personam del Cavaliere? Il rischio è molto molto concreto. "Se sarà così la colpa ricadrà tutta su chi dichiara che siamo quattro gatti, che con i nostri cortei non si vince. È Veltroni ad averla messa sul piano dello scontro", insiste la Ravera che per essere in piazza straccerà "un biglietto aereo" e abbandonerà la pace di Stromboli.

Il Pd è stretto tra due fuochi e da giorni il dalemiano Nicola Latorre sente nell'aria il brutto clima della solita sfida a sinistra piazza-partiti. "Ci vorrà la schiena diritta. Perché questi vogliono farci ballare", avverte. La lettera-invito di Antonio Di Pietro, pubblicata ieri sull'Unità, è stata accolta a Largo del Nazareno come una "provocazione". Caro Walter, vieni con noi, la "democrazia è in pericolo", scriveva l'ex pm. Messaggio rinviato al mittente, la nostra opposizione è diversa, ripete Veltroni, che dà appuntamento per la manifestazione d'autunno: "Saremo milioni", prevede.

Ma nel Partito democratico si allarga un altro fronte. Che non è in sintonia con Berlusconi, ma muovendosi in antitesi a Di Pietro e fuori linea rispetto a Veltroni, considera il tema giustizia "una priorità assoluta". Persino l'abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale fa proseliti.

Per Roberto Giachetti, deputato rutelliano, è un'urgenza. E fin qui tutto nella norma: Giachetti nasce con i radicali. Ma l'ex ds Francesco Tempestini condivide: "Cancellare quella norma è diventato un imperativo". La pensa allo stesso modo il quarantenne Alessandro Maran. E "apre" il magistrato prestato alla politica Lanfranco Tenaglia, che del Pd è ministro ombra della Giustizia: "Sì, si può discutere dell'obbligatorietà dell'azione penale. Ma non con un Berlusconi in pieno conflitto d'interessi giudiziario".

Comunque la disponibilità esiste, anche per una riforma del Csm. "Dovrebbe esistere un gruppo di lavoro del Consiglio che si occupa solo della professionalità dei giudici, per esempio. La separazione dei poteri così netta tra politica e magistratura nasce dall'esperienza del fascismo - spiega Tenaglia -. C'erano leggi speciali, tribunali speciali: era necessario spezzare con la Costituzione il legame tra esecutivo e magistratura. Ma quel sistema va attualizzato".

Capito perché Di Pietro e il Pd non possono calcare la stessa piazza?

Sensibilità diverse, ma un bersaglio comune: Berlusconi. Oltre questa soglia, però, poco unisce Partito democratico e girotondini in vista dell'8 luglio. "L'assenza dei politici? Una garanzia di successo", ironizza Marco Travaglio. "Io spero che ci siano tanti cittadini. E se il Pd sta alla finestra mica scarica Di Pietro, scarica i suoi elettori". Daria Colombo, moglie di Roberto Vecchioni e girotondina della prima ora, difende invece il Partito democratico: "Non andrò a Piazza Navona. Credo nel Pd. Nel 2002 la situazione era molto diversa, i partiti del centrosinistra erano logori, avevano bisogno di una scossa. Adesso bisogna avere fiducia in Veltroni". Perciò il suo omonimo Furio Colombo, deputato Democratico, ci ripensi: "Un parlamentare avrebbe il dovere di attenersi alle indicazioni del segretario. Non sa che così indebolisce il partito?".

Al contrario, la Astrologo pensa che "a forza di prendere le distanze, il Pd si smarrisce, non sa chi è e continua a interrogarsi consultando il suo ombelico". In questo ritrovarsi cinque anni dopo il debutto, manca, per il momento, il grande protagonista dei primi girotondi, l'inventore dello slogan "non perdiamoci di vista". La posizione di Nanni Moretti resta interlocutoria. Dicono dalle parti della Sacher Film: "Moretti non sa ancora se va".

(2 luglio 2008)

da repubblica.it


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il GRUPPO.
Inserito da: mammamaria - Luglio 04, 2008, 11:25:31 am
Tornando al Welfare e ai problemi reali del paese, come lo vedete?

ECCO LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO DAVANTI ALL'EMERGENZA SOCIALE DENUNCIATA DAL GOVERNO OMBRA
Le richieste del PD sono state illustrate dal ministro dell'Economia del Governo ombra, Pierluigi Bersani, e dal consigliere economico, Stefano Fassina.

"Di fronte ai dati sulle condizioni economiche delle famiglie - dice il PD - sull'andamento della finanza pubblica e sulle previsioni macroeconomiche chiediamo al Governo (anche formalmente, attraverso la risoluzione per l'approvazione del DPEF) di: portare l’inflazione programmata ad un livello sostanzialmente coerente con il mandato della BCE; ridurre la pressione fiscale nei confronti dei percettori di redditi di lavoro e di pensione attraverso l’innalzamento delle detrazioni dall’imposta sul reddito delle persone fisiche o un assegno o maggiorazione della pensione per i contribuenti incapienti (in alternativa all'elemosina attraverso la carta per la spesa, che dato le risorse per essa previste -200 milioni di euro solo per il 2008 equivarrebbe a poco più di due euro al mese per i pensionati al di sotto di mille euro di pensione). Innalzare le detrazioni fiscali sui redditi da lavoro e da pensione per un importo medio di 250 euro, vorrebbe dire compensare un punto di inflazione per un reddito di 25.000 euro all’anno; introdurre una detrazione fiscale ad hoc per le mamme lavoratrici al fine di contribuire alla copertura dei costi connessi alla cura dei figli; introdurre, a valere sulla quota a carico dei lavoratori e senza riflessi sui diritti pensionistici, un incentivo contributivo automatico sulla parte di retribuzione legata alla produttività; abolire la commissione di massimo scoperto e applicare la disciplina sulla portabilità dei mutui, unica condizione per ridurre davvero le rate mensili. Gli oneri degli interventi proposti sono valutati in circa 5 miliardi di euro all'anno. Per finanziare gli interventi proposti chiediamo al Governo di: rivedere il quadro tendenziale di finanza pubblica al fine di stimare in termini realistici l'indebitamento delle pubbliche amministrazioni per il 2008 e gli anni successivi; introdurre immediatamente misure di correzione delle uscite per consumi intermedi dello Stato, attraverso un pieno mandato alla Consip per la centralizzazione degli acquisti, e tagliare immediatamente metà della spesa in consulenze; reintrodurre le principali misure di contrasto all'evasione, al lavoro nero e al riciclaggio di denaro ed eliminare la norma (art. 83, c. 18, DL 112) che prevede la sostanziale eliminazione delle sanzioni per le violazioni fiscali constatate dalla Guardia di Finanza".
(dal sito del PD)


Titolo: SI CHIUDE?
Inserito da: Admin - Luglio 11, 2008, 08:02:18 am


Se i componenti il Gruppo ritengono che l'esperienza sia conclusa, anche solo per buona creanza, sarebbe utile segnalarlo e mettere tutto in archivio.

L'indifferenza è un male.

ggiannig


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il GRUPPO.
Inserito da: mammamaria - Luglio 11, 2008, 09:27:46 am
IO non ritengo conclusa l'esperienza, ma non parlo per altri...
si può considerare "gruppo" una "coppia"? :D
Mi piacerebbe andare avanti e come vedi ho provato a lanciare qualche segnale per partire con altro, essendo concluso il lavoro di darwin sugli straordinari... ovviamente ci sono cose che si possono buttare giù di getto su un forum, e ci sono cose che vanno studiate ed analizzate, per cu ila partecipazione qui è più lenta.
MI piacerebbe continuare a lavorare sull'Antimafia... ma a questo punto aspetto di capire se considerate chiusa l'esperienza o meno.


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il GRUPPO.
Inserito da: Admin - Luglio 11, 2008, 04:10:10 pm
Io non vorrei chiudere.

Tu non vorresti chiudere.

I pochi altri?

Nei prossimi giorni o si rilancia aumentando il numero dei partecipanti o si archivia.

E' stato bello ma...

ciao
gianni.


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il GRUPPO.
Inserito da: mammamaria - Luglio 11, 2008, 05:56:05 pm
Invece perchè non proviamo a tenere duro?
Qui da me, nel mio circolo, siamo solo in quattro a buttarci nelle cose, e stiamo cominciando a muovere un pò la situazione. PRoviamoci.
Io, con un briciolo di calma, mi rimetto al lavoro sul discorso dell'antimafia, che può sembrare un lavoro lontano e non alla portata: non credo di poter capovolgere il mondo, ma bisogna partire dalle basi culturali di questo paese, che è compito delle istituzioni promuvere. E allora qualche proposta può nascere.
Ti va di darmi una mano?


Titolo: Re: TAVOLO delle PROPOSTE e NOTE per il GRUPPO.
Inserito da: Admin - Luglio 11, 2008, 10:16:54 pm
Ci stiamo già spendendo nel forum non sarà difficile proseguire qui, insieme, in ciò che speravo si avverasse.

Ma se non cresciamo di numero cade lo scopo principale d'essere gruppo.

Discutere insieme... quindi appuntamento nel forum verificando ancora una volta come è difficile.

ciao e grazie
gianni. 



Titolo: Carlo Flamigni. Figli in provetta, tra speranze e pregiudizi (e noi?... ndr)
Inserito da: Admin - Luglio 17, 2008, 11:14:00 pm
Figli in provetta, tra speranze e pregiudizi

Carlo Flamigni


Quando nacque Louise Brown, nel 1978, Robert Edwards aveva già patito tre delusioni: una gravidanza era terminata spontaneamente, una seconda era stata interrotta per una anomalia genetica del feto; della terza non so niente, immagino che si sia trattato di un altro aborto. Poi il primo successo, destinato a cambiare la storia della medicina della riproduzione e non solo quella. Sia Edwards che Steptoe si aspettavano discussioni e critiche, ma sono convinto che pettegolezzi e malignità che salutarono l’annuncio della nascita della prima bambina concepita in vitro li abbia sorpresi.

Ci fu chi scrisse che si erano inventato tutto, ci fu chi alluse a sperimentazioni immorali e illegali di vario tenore. Pochi anni dopo i coniugi Jones, negli Stati Uniti, dovettero difendersi in tribunale da analoghe accuse infamanti.

Per avere un’idea delle reazioni italiane alla notizia basta scorrere i giornali del 27 luglio 1978 (Louise era nata intorno alla mezzanotte del 25). A eccezione di Adriano Buzzati Traverso, che sul Corriere della Sera salutava l’evento come «Un grande passo avanti della scienza», tutti gli altri giornali mettevano in primo piano le perplessità e i timori, lasciando senza repliche le critiche subito mosse dai cattolici a Buzzati Traverso. Questi era stato molto esplicito nel lodare la nuova tecnica e aveva detto, tra l’altro: «Purtroppo molte persone colte di questo scorcio di XX secolo sono tuttora vittime della irrazionale “sacralità” di tabù d’antichissima origine. Il sacerdote o lo stregone che influenzano il comportamento sessuale dei loro simili lo fanno perché consapevoli del potere che essi possono così esercitare».

Ma lo stesso Corriere della Sera - il giornale che dovrebbe essere espressione della «borghesia illuminata» - subito moderava gli entusiasmi con un articolo di cronaca che era tutto teso a dar voce alle preoccupazioni e alle riserve suscitate dalla nuova tecnica. Gli aspetti critici erano preminenti anche nel Giornale di Indro Montanelli, dove Geno Pamploni, studioso cattolico, dopo qualche positiva affermazione di rito, sottolineava i pericoli: «E se nella provetta si volessero “programmare” gli uomini “alfa” o altri tipi di selezionati prodotti umani, sovvertendo il misterioso equilibrio della natura, condizione e limite della nostra libertà? E se un nuovo Hitler ordinasse che alle donne ebree fossero iniettate uova fecondate di donne ariane, attuando un raffinato e lento genocidio razziale?». Il giorno seguente veniva dato grande risalto alle critiche di James Watson, premio Nobel, che non condivideva «alcun entusiasmo: il mondo è sovrappopolato. Altre dovrebbero essere le applicazioni del progresso scientifico». Nel servizio si registrava anche l’atteggiamento «possibilista» di un alto prelato cattolico ed era esposto il ragionamento sostanzialmente favorevole di molti anglicani: «Dio ci ha creati intelligenti e responsabili: è naturale che impieghiamo queste qualità per vincere la sterilità». Ma il messaggio dato dal Giornale era complessivamente negativo.

Ancora più dura e critica era l’uscita della Repubblica, che nella pagina della cultura titolava: «Piacerebbe anche a Hitler questa fecondazione». Nel servizio, avevano grande rilievo le posizioni di Leo Abse, esponente della sinistra laburista, fortemente impegnato contro le discriminazioni sociali: «insieme a una settantina di parlamentari (Abse) sta lanciando una grande offensiva contro la cosiddetta fabbricazione artificiale dei bambini», perché convinto che «questo metodo sia incompatibile con i “diritti civili”». Un’intervista al teologo cattolico romano Dionigi Tettamanzi sottolineava il grave rischio di arrivare «alla totale e radicale separazione tra l’esercizio della sessualità nel contesto matrimoniale e la trasmissione della vita».

Più duro ancora il Tempo di Roma, che in prima pagina, sotto il titolo «Non è lecito violare la natura», offriva un commento del gesuita Virginio Rotondi in cui si affermava che «la fecondazione artificiale - anche quando non raggiunge quest’ultimo grado di aberrazione - è assolutamente e indiscutibilmente immorale».

Rispetto a questi toni accesi, il quotidiano cattolico Avvenire manteneva una buona dose di sobrietà. Il 27 luglio dava in prima pagina la notizia con un misurato commento di Tettamanzi che poneva le seguenti domande: non è la fecondazione artificiale una «sostituzione indebita» del potere che l’uomo ha sulla vita umana? Dio ha affidato agli sposi la missione di trasmettere la vita «perché l’avessero a realizzare solo mediante l’incontro coniugale o anche mediante il ricorso a procedimenti artificiali? Sono interrogativi che chiedono di essere ampiamente approfonditi». Il 28 luglio, sempre in prima pagina, sotto un occhiello che sottolineava l’aspetto commerciale della vicenda («Grossi e loschi affari dietro la nascita “in provetta”») e un titolo grande più conciliante («Ma la bimba almeno è innocente»), veniva inserita una secca replica a Buzzati Traverso: mentre tutti sono perplessi, «uno solo non ha dubbi», e ciò sebbene proprio il giornale che gli ha dato spazio sottolinei che «nella spartizione del largo bottino si sono impigliati i due scienziati e gli stessi genitori». Nessuno scese in campo a difesa di Buzzati Traverso e della nuova tecnica, avallando implicitamente la generale condanna comminata dai critici.

Nemmeno l’Unità scelse di farlo, anche se il 28 luglio pubblicava un breve e pacato commento del genetista pisano Nicola Loprieno: «Il successo di questa realizzazione dipenderà dall’uso che la società sarà in grado di fare, rendendola possibile in tutti i casi ed accessibile a tutte le coppie. Non credo che quanto realizzato in Inghilterra costituisca un pericolo per l’umanità».

Sin dall’inizio, in Italia c’è stato dunque un atteggiamento di condanna della Fivet, sebbene questa posizione fortemente critica non sia riuscita a fermare la diffusione della tecnica.

In realtà, la procreazione medicalmente assistita ha fatto giustizia di queste critiche e di queste perplessità in tutto il mondo civile, ma non nel nostro Paese: inutile chiedersi perché.

Oggi, 17 luglio, il sottosegretario Roccella farà ricordare i 30 anni di PMA da un gruppo di eccellenti esperti, che vale la pena di citare: l’Onorevole Renato Farina (proprio lui, non vi stupite); due giornalisti che scrivono su quotidiani (Il Foglio e Libero) noti per il loro laicismo; Francesco D’Agostino, egli stesso noto laicista. C’è poi Josephine Quintavalle, che ascolterei volentieri, ma che parla di compra-vendita di oociti senza contraddittorio. La perla del convegno è rappresentata da Massimo Moscarini, punto di riferimento costante della ginecologia italiana, che in una intervista ad Avvenire (17/6/2008) ha dichiarato nell’ordine che:

- la legge 40 ha consentito al nostro paese di mantenere gli stessi risultati del sud d’Europa:

- le coppie sono soddisfatte del trattamento ricevuto in Italia;

- il turismo procreativo riguarda una minima percentuale di coppie;

- gli operatori del settore sono finalmente soddisfatti;

- le diagnosi pre-impianto si possono fare anche da noi, ricorrendo allo studio del globulo polare.

Temo che siano tutte dichiarazioni non corrispondenti alla verità, il prof. Moscarini è stato mal informato. Del resto basta leggere la relazione del ministro Turco: i dati non migliorano, nascono 1000 bambini in meno rispetto al passato, siamo il fanalino di coda dell’Europa.

E quanto al turismo, tutti i centri europei contattati ci confermano che è in continua crescita rispetto all’ultimo censimento (2005), che riguardava 29 laboratori che ricevevano circa 5000 coppie all’anno; le indagini sui globuli polari sono pura fantasia, gli addetti ai lavori - tranne le poche pinzocchere in attività eticamente discutibile - sono sempre più arrabbiati. Per il resto, sono compassionevole, lascio perdere.

Questo è quanto ci offre la signora Roccella, e se le dico che dovrebbe vergognarsi mi risponde che manco di stile.

In realtà, ho finito il senso dell’umorismo: e poi 30 anni di fecondazioni assistite meritavano qualcosa di più serio.

Pubblicato il: 17.07.08
Modificato il: 17.07.08 alle ore 8.16   
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