LA-U dell'ulivo

Forum Pubblico => OPINIONISTI e giornalismo d'inchiesta. => Discussione aperta da: Admin - Febbraio 13, 2008, 07:09:17 pm



Titolo: Massimo GRAMELLINI.
Inserito da: Admin - Febbraio 13, 2008, 07:09:17 pm
13/2/2008 (7:12) - IL PERSONAGGIO

Silvio 2, da venditore a padre della patria

«Io Superman per i miei nipoti, ma con gli italiani è un’altra cosa»

MASSIMO GRAMELLINI


Nel cuore della notte italiana, l'uomo che vendeva miracoli se ne sta seduto con imbarazzo dietro la scrivania di ciliegio che Vespa ha estratto dal reliquiario Rai. La stessa su cui venne stipulato il famoso contratto del 2001. Milioni di anni fa. Il colpo d'occhio è notevole: lo studio, il conduttore, il doppiopetto presidenziale, il colore dei capelli (ma non il numero, centuplicato), la cravatta blu a pallini bianchi, tutto come una volta.
Tutto tranne lui.

Posso tornare al mio posto, chiede a Vespa, alzandosi dalla scrivania. Il suo posto non é più lì. L’uomo che vendeva miracoli ha cambiato merce, forse lavoro. E ha scelto la prima sortita televisiva della campagna elettorale per inscenare l’unico spettacolo a cui non ci aveva ancora abituati: la sua metamorfosi da outsider aggressivo a vecchio saggio della politica italiana. Da salvatore della Patria a presunto padre della medesima. E’ come se l’omino invadente che per tanti anni si era infilato in casa nostra per venderci il suo aspirapolvere, descrivendolo come l’ottava meraviglia del mondo, adesso si accontentasse di bussare discretamente, raccontandoci che sì, il suo funziona un po’ meglio di quello degli altri, ma che non dobbiamo caricarlo di troppe aspettative né farci troppe illusioni: la casa resterà sporca comunque, perché nessun aspirapolvere può togliere lo smog dalle pareti e i peli del gatto dagli angoli.

La metamorfosi di Berlusconi comincia quando ammette di essere Superman solo per i suoi nipotini. Solleticato nell’ego dal comunista-milanista Sansonetti, che gli riconosce virtù taumaturgiche unicamente nel calcio, si allarga a elencare i propri meriti nell’edilizia, nell’editoria e nella tv. Ma arrivato alla politica ha il pudore di fermarsi. Di ammettere i suoi limiti. Dice che di fronte allo sconquasso mondiale in atto, con il petrolio alle stelle e il lavoro che emigra in Oriente, nessun governo, nemmeno il suo, potrà ridare la prosperità agli italiani in tempi brevi. Che certo, solo lui potrà togliere i rifiuti dai marciapiedi di Napoli. Ma che nessun governo, nemmeno il suo, potrà farlo tutto in una volta. E quando Vespa cerca di sfruttare la suggestione della scrivania per strapparli un impegno mirabolante e solenne, Berlusconi non va oltre la promessa di quel che non farà: l’aumento delle tasse.
Ed è cosa diversa da dire: meno tasse per tutti.

Nel nuovo patto che gli piacerebbe sottoscrivere con gli italiani non c’è più spazio per i sogni caramellati della pubblicità. Ridurre il costo dello Stato, certo, ma un po’ alla volta e grazie all’esperienza acquisita. Abbassare le imposte sugli straordinari e gli incentivi aziendali per premiare gli sgobboni. E aumentare lo stipendio ai lavoratori dipendenti, che ne hanno bisogno più degli autonomi: detto dal santo patrono delle partite Iva, equivale a un’autentica controrivoluzione. Nel nuovo patto che gli piacerebbe sottoscrivere con gli italiani non c’è più spazio per i sogni caramellati della pubblicità. Ridurre il costo dello Stato, certo, ma un po’ alla volta e grazie all’esperienza acquisita. Abbassare le imposte sugli straordinari e gli incentivi aziendali per premiare gli sgobboni. E aumentare lo stipendio ai lavoratori dipendenti, che ne hanno bisogno più degli autonomi: detto dal santo patrono delle partite Iva, equivale a un’autentica controrivoluzione.

Con un transfert che affascinerà gli psicologi, Berlusconi trasforma Veltroni in uno specchio che riflette il suo passato. E’ il se stesso di un tempo che critica, quando dice che il rivale ha bisogno di fare discorsi onirici per nascondere il vuoto di proposte concrete e che la sinistra fa promesse impossibili da mantenere. Mentre lui, Silvio, l’uomo dei sogni e della crociata anticomunista, assicura cinque anni di governo pragmatico e senza ideologie. Si fa forza di ciò che aveva sempre irriso: la sua esperienza di politico, maturata nei cinque anni trascorsi a Palazzo Chigi, che gli permetterà di ridurre al minimo la percentuale di errori. Se Walter gioca a fare Obama, Berlusconi si sente Hillary: l’usato sicuro.

Qualcuno penserà che stia recitando l’immagine dello statista moderato e responsabile alla Kohl. Ma vera o falsa che sia, è comunque la rappresentazione di sé che ha deciso di dare in questa campagna. Ed è una mossa sorprendente e imprevedibile, tanto che qualcuno la addebiterà a uno sbalzo di umore o di pressione. Ai nostalgici del cumenda brianzolo, non resta che aggrapparsi agli squarci del berlusconismo d’antan. Quando rintuzza le profferte di Rambo Stallone, che lo vorrebbe presidente degli Stati Uniti, dicendo che gli costa già abbastanza fatica occuparsi dello 0,6% delle terre emerse (chi, se non lui, poteva definire l’Italia così?). Quando nomina Zaccagnini e invece intendeva Martinazzoli, tanto tutti e due erano democristiani tristi e pieni di zeta. Quando parla della madre chiamandola la mia mammina. Quando sostiene che il calo dei consumi dipende dalla lotta all’evasione fiscale, che avrebbe messo paura agli italiani, togliendo loro la voglia di spendere. Quando racconta per la terza volta in una settimana la storiella del ristoratore italoamericano di New York che per colpa dei servizi televisivi sulla spazzatura di Napoli è costretto a mostrare le sue cucine ai clienti.

Ma la Metamorfosi prevale. Il Berlusconi demagogo mai avrebbe detto che la colpa dei partitini è degli italiani che li votano. E mai avrebbe attaccato frontalmente le minoranze che bloccano le maggioranze, come nel caso dei termovalorizzatori e della Tav. Se si aggiunge che ha parlato male dei magistrati una volta sola, in un inciso, che ha fatto gli auguri a Veltroni e i complimenti a Bertinotti, e che ha inneggiato alla libertà di stampa, definendo inevitabili e legittime le critiche che verranno fatte al suo governo, perché la situazione economica è quella che è. Ecco, se uno mette in fila tutte queste suggestioni, diventa naturale immaginare che Berlusconi si sia ricordato della profezia di Montanelli sugli italiani che, dopo averlo provato una volta, si sarebbero vaccinati e non l’avrebbero votato più. Vaccinati contro il vecchio Silvio. Perciò lui si è fatto nuovo. Silvio 2, come Rambo, ma senza vendetta.

lastampa.it


Titolo: Massimo Gramellini Terrone di Padania
Inserito da: Admin - Marzo 05, 2008, 10:21:21 am
5/3/2008
 
Terrone di Padania
 
 
Nel commentare la sconvolgente notizia che non tutti i candidati del centrosinistra in Lombardia sono nati in Lombardia (pare che uno risieda a Parma Sud, pur avendo la nonna a Busto Arsizio) il senatore Calderoli della corrente illuminata della Lega ha dichiarato che il partito democratico non è «la forza dei meridionali, sostenuti dal Mpa di Lombardo, ma la forza dei terùn, ovvero di quelli che si fanno mantenere dagli altri a Roma». Si tratta di una rottura con il passato, quando per la Lega tutte le popolazioni situate al di là del confine morale di Abbiategrasso erano una massa indistinta di parassiti dediti a procreare figli dalla carnagione olivastra e ad appendere agli e caciotte sui davanzali. Con il coraggio dei visionari, il Calderoli si libera dello stereotipo. Continua, è vero, a situare Roma nel Corno d’Africa. Però ammette che persino fra i terùn esistano degli esseri umani e li promuove al rango di «meridionali». Elettori del partito autonomista di Lombardo. Il quale è siculo, ma un siculo alleato di Calderoli, che in un afflato di bontà deve avergli cambiato il cognome (quello originale era Montalbano-Sono) come si faceva con gli schiavi nelle piantagioni di cotone.

La storica svolta ci costringe a rivedere la logora definizione di terùn: è ancora tale solo il meridionale che non lavora. Resta da trovare un nome per il suo omologo del Nord: il settentrionale che non ha mai combinato un tubo in vita sua, se si esclude una legge elettorale scriteriata e uno spogliarello di canottiere maomettane in tv. Che ne dite di «calderulùn»?

Massimo Gramellini


Titolo: MASSIMO GRAMELLINI. Nato negli Anni Sessanta (accostamenti ruffiani. Ndr)
Inserito da: Admin - Novembre 06, 2008, 11:52:32 am
6/11/2008
 
Nato negli Anni Sessanta
 
MASSIMO GRAMELLINI 

 
«Ma ti rendi conto di cosa significa per il mondo?», diceva ieri mattina mia moglie, vedendo un presidente nero sorridere in tv. «Quell’uomo ha la tua età». Altro che il colore della pelle. È questa la vera rivoluzione. Alla Casa Bianca arriva un giovane nato sull’uscio degli Anni Sessanta. Dico giovane, perché ci chiamano così da quando lo eravamo davvero e dopo non hanno smesso più. È come sui tram: chi è seduto non scende, chi sta dietro non spinge (o non riesce a salire) e allora noi rimaniamo lì, in piedi, con un’aria svagata da puer aeternus e la paura che una frenata troppo brusca ci faccia cadere giù. La Meno Peggio Gioventù.

Ah, ma adesso il tram lo guida uno di noi. Vedrete di che pasta siamo fatti. Non troppo frolla, anche se all’esterno sembriamo morbidi. Amiamo il rock, i Blues Brothers, le Donne Roccia (di solito le sposiamo per proteggerle dai nostri cambi d’umore), il pesce crudo, le energie rinnovabili, i verbi coniugati al futuro, il talento individuale, l’anarchia e il romanzo «Moby Dick»: facciamo un tifo sfrenato per la balena. Non amiamo il country, gli Inti Illimani, le Donne Iceberg (ma ce ne innamoriamo platonicamente per puro diletto cerebrale), la carne cotta, il petrolio, le polemiche fresche fresche su Resistenza e Vietnam, le cordate gregarie dei sessantottini alla Clinton e il loro inarrivabile cinismo, che li rende così poco credibili quando provano a dire «Yes, we can». Se non vi spiace, quello lo diciamo noi, che non saremo buoni ma almeno abbastanza decenti da poterci ancora concedere il lusso di sognare.
 
da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI
Inserito da: Admin - Novembre 14, 2008, 10:37:17 pm
14/11/2008
 
Tra un padre e una figlia
 
 
 
 
 
Prima di parlare di giudici arroganti e omicidio di Stato, come hanno fatto nelle ultime ore politici e preti, vale la pena ricordare che il «caso Eluana» non è una disputa astratta che percorre i cieli stellati della metafisica, ma la storia vera di una persona e della sua famiglia. Prima di affermare con tanta sicurezza cosa è giusto e cosa è sbagliato per tutti, cosa obbedisce alle leggi di natura e cosa no, bisognerebbe fare lo sforzo di immaginarsi nei panni di un gruppo di umani che certi problemi teorici si è trovato a viverli sulla propria pelle.

Eluana Englaro aveva vent’anni quando un incidente d’auto al ritorno da una festa la ridusse in coma vegetativo. Era il 18 gennaio del 1992. Il signor Beppino, che certa pubblicistica ha fatto passare per un padre sbrigativo e degenere, cominciò a fare la spola fra gli ospedali.

Andava alla ricerca di un medico che gli dicesse quel che nessun medico, in coscienza, avrebbe mai potuto dirgli: che per sua figlia esisteva una speranza microscopica di ritornare in vita. Ogni volta che usciva da un responso funesto, il signor Beppino non si arrendeva. Si limitava ad abbassare le aspettative. Se all’inizio cullava ancora il sogno di riabbracciare una Eluana saltellante, col passare dei mesi sarebbe stato disposto ad accontentarsi di vederle muovere un braccio, un mignolo, un ciglio di quell’occhio raggrumato nella fissità che spiava dal bordo di un lettino, in una clinica di Lecco, per ore intere. Gli sarebbe bastato sentire la voce di sua figlia dire parole anche prive di senso, anche con un timbro diverso da quello che lui ricordava nel cuore, purché quei suoni uscissero dal petto di Eluana e la riconnettessero in qualche modo alla vita.

Non mollò facilmente la presa, Beppino. Per cinque anni combatté la sua battaglia disperata a favore della sopravvivenza, sebbene gli affiorasse di continuo alla mente la reazione di sua figlia quando si parlava di coma: se succedesse a me, promettimi che staccherai la spina. Ma il giorno in cui accettò la sconfitta, si buttò con la stessa pulsione in un’altra battaglia non meno disperata: quella volta a regalare a Eluana il finale di partita che lei avrebbe voluto. Degno di un essere umano.

Credo che questa pulsione abbia un nome preciso: amore. Non egoismo, non disinteresse, non voglia sbrigativa di liberarsi di un peso, non senso di onnipotenza, non paura. Amore. La capacità di assumersi una responsabilità terribile fino in fondo, in nome e per conto di chi quella responsabilità non era più in condizione di esercitarla e che, ironia della sorte, sopravviveva solo grazie a quella tecnologia che proprio i teorici della vita-a-ogni-costo considerano spesso la nemica della morale.

La nuova battaglia del signor Englaro è durata fino a ieri sera. In assenza di una legge in materia, di sua figlia hanno parlato tutti, dai preti ai politici, dai medici ai giornalisti. Ma l’ultima parola, come è giusto che sia in uno Stato di diritto che confina col Vaticano ma non ne fa più parte da oltre un secolo, è toccata alla magistratura suprema: la Corte di Cassazione. Li hanno chiamati giudici arroganti, perché si sono «arrogati» una decisione sul destino di Eluana. Ma come dovremmo chiamare le istituzioni lombarde che non intendono eseguire nelle loro strutture sanitarie una sentenza della Repubblica italiana? E i politici che, agitando lo spettro di un’eutanasia generalizzata, ritardano da anni una legge sul testamento biologico che consenta almeno a chi si trova nelle condizioni di Eluana - nessuna possibilità di miglioramento, volontà manifesta del paziente - di disporre liberamente del proprio destino?

 
da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Ilaria Party
Inserito da: Admin - Dicembre 03, 2008, 12:12:11 pm
Massimo Gramellini
 
3/12/2008
 
Ilaria Party
 
 
Fu nella drammatica notte del 2 dicembre 2008 che il consiglio di amministrazione di Sky prese l’unica decisione in grado di garantirgli la sopravvivenza: fondare un partito politico. Ilaria Party, dal nome dell’on. D’Amico, candidata al ministero della Difesa e Contropiede. «L’Italia è il Paese che amo», disse il presidente Murdoch doppiato dal telecronista Caressa, ispirandosi a un format di successo degli Anni 90 di cui aveva comprato i diritti.

Il programma fu redatto da una squadra di esperti guidata da Vialli e Topolino (in quota Disney Channel): 1. lotta all’ultima parabola contro il regime berluscomunista; 2. più partite di calcio e film a luci rosse per tutti, anche gratis e a mezzogiorno; 3. inaugurazione dell’Albinoleffe Channel (per sottrarre voti alla Lega); 4. riduzione dell’Iva sulla pay-tv allo 0,1%, pagabile in comode rate quarantennali. Un documento riservato suggeriva di concentrare gli sforzi soprattutto sul punto numero 4.

Essendo le frequenze di destra tutte occupate, l’Ilaria Party decise di schierarsi a sinistra, dove il segnale era debole, praticamente assente. Ottenne il sì di Rifondazione in cambio di un canale dedicato alle interviste di Gianni Minà, mentre per convincere Veltroni bastò garantirgli le repliche di “Giovanna, la nonna del corsaro nero” su Sky Classic. L’unico a tenere duro fu D’Alema: «Lo dissi nell’autunno del 1993 e lo ripeto oggi: in Italia non può succedere che il padrone di una tv riesca a fondare un partito».


NOTA. Tranne l’ultima frase, il testo è frutto della fantasia dell’autore.
 
 
da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI = ovvero il fumo negli occhi...
Inserito da: Admin - Marzo 06, 2009, 05:25:07 pm
6/3/2009
 
I tulipani dei ponti di Torino

 
MASSIMO GRAMELLINI
 
Appassito per mancanza di risorse, il Comune di Torino ha deciso di togliere gli addobbi floreali dai ponti della città. Insieme con le luci colorate che di notte ne illuminano (illuminavano?) gli angoli più suggestivi, i tulipani affacciati sul Po hanno contribuito a trasformare l’ex capitale dei visi grigi in un luogo di eleganti godurie. Col taglio di tulipani, viole e petunie si risparmieranno 250 mila euro, l’equivalente di cinque messe in piega dell’attrice Jennifer Aniston (notizia agra di ieri). Ma si ricomincerà a spennellare tristezza sul panorama, con effetti deprimenti per la psiche collettiva e per lo status di attrazione turistica conquistato di recente.

Questa crisi rischia davvero di abbruttirci. Ci abbruttisce nelle scelte collettive, dominate dalla retorica di chi si oppone all’abrogazione degli enti inutili e continua a sprecare denaro pubblico in convegni allucinanti e consulenze lobbistiche, ma in compenso cerca di far passare per superfluo il bello che invece superfluo non è mai, perché essendo bello riempie le anime, le quali non sono certo meno importanti delle pance.

Ma questa crisi ci abbruttisce anche nelle scelte individuali. Ha ragione Carlin Petrini quando sostiene che si può mangiare sano, e bene, con pochi soldi. Ma per farlo bisogna poter far la spesa nei posti giusti e cucinare con calma.

Bisogna cioè avere a disposizione qualcosa che nella nostra società declinante scarseggia quanto il denaro: il tempo.

Ben venga un ridimensionamento della quantità dei consumi. Ma per evitare che a rimetterci sia la qualità, e che l’impoverimento delle nostre tasche si traduca in un impoverimento delle nostre vite, diventa indispensabile mettere un freno alla deriva, aggrapparsi a un simbolo e combattere per esso. I tulipani dei ponti di Torino possono diventare quel simbolo. Non ce li lasceremo portare via.

Ci chiedevamo dov’era il futuro? Eccolo. Il futuro sono cittadini disposti, come in America, a pagare una sovrattassa per affiancare le istituzioni nella gestione di certi servizi graditi alla comunità: in fondo una fioriera costa solo 70 euro l’anno e ci sono ancora persone che possono concedersi il lusso di adottarne una. Ma il futuro sono anche istituzioni più dignitose, capaci di rinunciare ai cenoni nelle ville di proprietà pubblica per finanziare iniziative che servano a ingentilire l’esistenza di tutti.

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. I nuovi capri espiatori
Inserito da: Admin - Marzo 26, 2009, 10:27:53 am
26/3/2009
 
I nuovi capri espiatori
 
Massimo Gramellini
 
Il primo effetto della crisi sull’umore e sull’ordine pubblico è che l’ira popolare sta cambiando bersaglio: dai politici ai manager, dalla Casta alla Borsa, dalle monetine contro i segretari di partito ai sassi contro il capufficio francese della Sony. Ieri, sempre in Francia, il direttore di una multinazionale è stato sequestrato nel suo ufficio dai sindacalisti degli operai licenziati. E in Gran Bretagna un gruppo di vandali ha devastato la casa dell’amministratore delegato che aveva messo sul lastrico la Royal Bank of Scotland e i suoi correntisti. Il nome di battaglia scelto dagli incursori è già tutto un programma: «Bank bosses are criminals», i banchieri sono criminali.

L’immagine degli «uomini del fare» era passata indenne attraverso gli scandali degli Anni Novanta, che l’opinione pubblica aveva addebitato ovunque ai politici: a chi le bustarelle le prendeva, più che a chi le dava. Ma il crollo di Wall Street ha ribaltato i ruoli, con la politica che cerca, o almeno fa finta, di contrapporsi all’avidità dei finanzieri senza scrupoli.

Il risultato è che i bersagli da odiare non sono più i burocrati di partito, e neppure gli imprenditori di beni e servizi concreti. Sono gli alchimisti del denaro, incapaci di costruire un bottone.

E così staccati dalla realtà circostante che in piena recessione utilizzano i fondi di salvataggio dello Stato per continuare ad auto-assegnarsi prebende da favola.

La svolta ha un nome e un cognome: Barack Obama. È lui, primo politico dopo decenni a essere trattato come una rockstar, che addita alla platea mondiale i nuovi capri espiatori.

Lo speculatore Madoff ne incarna l’esemplare perfetto. Non ha fatto i soldi con le cose ma con i soldi, per lo più millantati. Deve la sua fortuna a scatole illusorie, a gigantesche cambiali elettroniche. Ma qui scatta la differenza fra le due sponde dell’oceano. Negli Usa la giustizia si mette subito in azione e con una condanna esemplare offre lo scalpo di Madoff alla furia dei truffati. L’imputato, a sua volta, chiede scusa alle vittime, completando un copione di pentimento e redenzione tipicamente americano.

Invece in Europa la scena è molto più confusa, le dimissioni rare, i processi lenti, le condanne impalpabili. E la rabbia, non incanalata nei riti della gogna collettiva, tende a crescere, fino a sfociare in atti inaccettabili di sopraffazione. La deriva è appena cominciata. Perciò va segnalata subito: non per aizzare i bassi istinti, ma per riportarli nell’alveo della ragione. Questo compito, nei sistemi civili, spetta alla politica e alla giustizia.

È sempre il loro sonno che genera i mostri della violenza.

In tempi di crisi, più che mai.

 
da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il Premier giacca e maglione
Inserito da: Admin - Aprile 09, 2009, 11:11:04 am
9/4/2009
 
Il Premier giacca e maglione
 
 Massimo Gramellini 
 
 
Ci voleva un incubo per realizzare il sogno degli elettori di Berlusconi. Vederlo fare finalmente il Berlusconi. Assieme alle case dell’Aquila, il terremoto si è portato via il Palazzo della politica che lo teneva imprigionato da quindici anni, con qualche breve intervallo ludico nei summit internazionali. Per la prima volta lo abbiamo visto all’opera non come politico né come imprenditore, ma come imprenditore dotato di potere politico. Il capufficio dell’azienda Italia.
Un presidente del Consiglio, sì, ma d’amministrazione. Forse il mestiere che gli riesce meglio. Di sicuro quello che gli piace di più.

Abbandonato il doppiopetto dei traffici romani che tanto lo annoiano, ha rispolverato il maglione della libertà, gli ha arrotolato le maniche e sopra ci ha messo il timbro istituzionale di una giacchetta. E così, maglione più giacchetta, il presidente-imprenditore è sceso in campo. Il suo campo, quello del «fare», dove può esprimere la personalità debordante senza i vincoli delle procedure formali. Come ai tempi eroici della tv, quando spostava personalmente le telecamere negli studi, ha fatto del centro devastato dell’Aquila il suo posto di lavoro quotidiano.

Per tre giorni ha ispezionato luoghi, preso decisioni e dato ordini a persone che non erano lì per vanificarli o sottoporli agli estenuanti riti della democrazia, ma per eseguirli celermente. Ha stretto mani e consolato telespettatrici ideali del Tg4, indossando il casco da Mazinga dei vigili del fuoco. Ha sciorinato numeri, la sua ossessione - 2962 tende, 24 cucine da campo, 14 ambulatori operativi - e dispensato consigli terra-terra che mai erano fioriti sulla bocca di un premier: spedite soldi e non viveri, quelli piuttosto vendeteli e mandateci il ricavato.

L’emergenza lo ha rivitalizzato con la furia di mille lifting, spingendolo a gesti innovativi - ha dato disposizioni ai ministri in diretta tv durante «Porta a Porta» - e ad altri imprevedibili: ha tenuto le sue conferenze stampa in una caserma della Guardia di Finanza, uno di quei luoghi davanti ai quali, un tempo, sarebbe passato facendosi il segno della croce.

Ci eravamo dunque sbagliati sul suo conto, quando profetizzavamo che il capofila dei berluscottimisti non potesse sopravvivere al declino del capitalismo arrembante e fosse la persona meno adatta a governare la tristezza. Per qualche strana alchimia che si identifica con l’arci-italianità della sua natura, nei momenti difficili l’uomo della cuccagna riesce a riproporsi come uomo della provvidenza. Gigione con Obama, ma efficiente fra le macerie, in un alternarsi di barzellette e di decreti, di sorrisoni e di decisioni. Però sempre spiazzante rispetto alle regole del cerimoniale e alle profezie dei suoi detrattori.

La sua diversità, che a volte fa piacere e altre fa paura, procede di pari passo con la sua imprevedibilità. Il tedesco Schroeder aveva ribaltato l’esito di un’elezione presentandosi in stivaloni fra gli alluvionati dell’Elba, come l’indimenticabile vicesindaco Carpanini nella Torino allagata dalla Dora. Ma da noi nessun leader politico nazionale si era mai sognato di affrontare una catastrofe con questo piglio, conquistando da subito il centro della scena con una presenza fisica che indicava la volontà di agire e di metterci, è il caso di dirlo, la faccia. Quella faccia da generale insonne che la televisione ha proiettato in tutti i tinelli del Paese e che è diventata la faccia di uno Stato che non pontifica da lontano, ma in maglione arrotolato e giacchetta si presenta su un territorio distrutto per stare accanto ai cittadini che soffrono.

Una esibizione del genere azzera tutte le altre e fa risaltare ancora una volta le difficoltà dell’opposizione nell’adattarsi a un «format» che non le è proprio: il giorno della tragedia Franceschini non è andato in Abruzzo ma in Parlamento, altrimenti tutti avremmo scritto che aveva voluto copiare il rivale. Così in Abruzzo è andato ieri e non se n’è accorto nessuno.

Se fosse un elemento, Berlusconi sarebbe l’acqua che allaga ogni spazio dove non è in funzione una diga. Il terremoto d’Abruzzo ha rotto la diga. Adesso vedremo chi riuscirà a riportare il premier dentro gli antichi argini. Magari la Lega. Di certo non i suoi elettori, che da qualche giorno sono probabilmente un po’ di più.
 
da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. No Certosa, no party
Inserito da: Admin - Agosto 12, 2009, 03:17:03 pm
12/8/2009
 
No Certosa, no party
 
Una notizia leggera ma buona, per ricominciare. Il settanta per cento degli italiani vorrebbe trascorrere il Ferragosto a Villa Certosa con il padrone di casa, i suoi cari e le sue care. «Accetterebbe l’invito senza esitazioni», recita testualmente il sondaggio di «Novella 2000». Qual è la buona notizia? Beh, che un trenta per cento di italiani non accetterebbe l’invito. O avrebbe almeno un’esitazione prima di tuffarsi sotto la doccia con Topolanek.

Immaginavo fossero molti, ma molti di meno. Colpa dei pregiudizi che mi portano spesso a sottovalutare le risorse morali di questo straordinario Paese. Trenta per cento. Per inciso, più di quelli che votano Pd. Se ne deduce che il Pd non riesce a raggiungere nemmeno tutti gli allergici al Certosismo: figuriamoci gli altri.

Poiché ho deciso di seguire il consiglio del settanta per cento dei lettori, non parlando più di B, e di seguire il consiglio dello stesso B, non parlando più di tutto ciò che rattrista le masse e intralcia la loro propensione al consumo, non mi resta che baloccarmi con quel numero gravido di ottimismo.

Trenta per cento. Augurandomi che venga presto ottenuto in altre classifiche. Trenta per cento di italiani che non evadono il fisco. Trenta per cento di italiani che leggono libri. Trenta per cento di italiani che si risvegliano dal torpore e pensano, ridono, piangono e si appassionano con la propria pancia e la propria testa.

Mi accontenterei anche del venti, dài.

 
da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il lutto scorrevole
Inserito da: Admin - Settembre 22, 2009, 11:12:38 am
22/9/2009 - ADDIO AGLI EROI. IL RITO COLLETTIVO


Il lutto scorrevole

Massimo Gramellini

   
La rappresentazione del dolore più intenso ha mostrato due Italie diverse: quella ufficiale ha riempito le chiese, l'altra era distratta dalla sua quotidianità
Gli anziani ricordano che durante i funerali del Grande Torino l'Italia intera si arrese al dolore. Saracinesche abbassate e lutto al braccio, da Bolzano a Palermo. Un senso di sgomento collettivo, immortalato in pagine stupende da Indro Montanelli, che raccontò una partita di calcio giocata in piazza San Marco dai ragazzini veneziani: si passavano il pallone evocando i nomi dei caduti. Il lutto allora era il Lutto.

Scavava nelle persone e restava aggrappato per sempre ai fili della memoria. Ma ancora negli anni Settanta la morte di un Papa o una strage terrorista provocavano le stesse reazioni solenni. La tv di Stato dettava la linea, abolendo di colpo i programmi di svago per trasmettere musica classica, mentre le sale da ballo spegnevano le luci e il silenzio regnava assoluto nelle piazze e dentro gli stadi. Era tale la convinzione che il lutto dovesse avere quel genere di struttura tragica che il giorno in cui a Dallas venne assassinato Kennedy i giornali italiani si rifiutarono di pubblicare gli articoli dei loro inviati, che testimoniavano invece il disinteresse dell’America profonda per lo storico evento, surclassato dal campionato di baseball.

Poi il lutto ha incominciato a cambiare anche qui. È successo quando le immagini hanno preso il posto delle parole e le emozioni quello dei sentimenti. Le immagini e le emozioni sono potenti, ma brevi e superficiali. Come certi temporali estivi che sconquassano il suolo ed evaporano in fretta, senza penetrare in profondità e lasciando la terra più arida e assetata di prima. Nessun evento recente, a parte le Due Torri, è apparso abbastanza memorabile da coinvolgere intensamente una comunità intera. Nessun evento, nemmeno la morte di sei soldati a Kabul. La rappresentazione del dolore che è andata in scena ieri ci ha mostrato due Italie. Quella ufficiale, raccolta lungo il corteo delle bare, nella basilica di san Paolo e nelle tante chiese italiane, come la Gran Madre di Torino, che alla stessa ora si sono riempite di militari. E l’Italia dei telespettatori, la nostra Italia, che ha continuato a lavorare e vivere come sempre. Dove le uniche serrande abbassate erano quelle dei negozi chiusi per turno e molte scuole non avevano neppure la bandiera a mezz’asta. Tutti abbiamo dato un’occhiata ai telegiornali, alla ricerca di un pretesto per commuoverci, purché fosse un pretesto in grado di farci sentire meno bellicosi e più buoni. Lo abbiamo trovato in due bambini. Uno di due anni, l’innocenza assoluta, che indica la bara del papà quasi fosse un gioco. E l’altro di sette, l’infanzia resa adulta dal dolore, che corre sotto l’altare della chiesa per accarezzare il legno che racchiude le spoglie di suo padre. Ci siamo commossi, innaffiando il fazzoletto come il nostro premier in prima fila: stavolta ci ha rappresentati proprio tutti. Abbiamo pianto, ci siamo soffiati il naso. Poi abbiamo chiesto in cucina cosa c’era per secondo. È normale, funziona così ed è persino sciocco scandalizzarsi di questa incapacità cronica di stare dentro le situazioni per più di un attimo. La stessa incapacità che portava la conduttrice di un telegiornale a decantare con occhio umido gli eroi di Kabul e, girato il foglietto, ad assumere un'espressione da maliarda per svelarci l’ultimo gossip post mortem su Lady Diana e l'ex presidente Valéry Giscard d’Estaing.

Il simbolo plastico del cambiamento rimane l’uso dell’applauso. Fu inventato per sottolineare un'approvazione, mentre oggi si direbbe che la sua funzione principale consista nel coprire i baratri aperti dal silenzio, questa brutta bestia che ci induce a pensare, quindi fa paura e va rimossa come la morte. Le persone che fuori dalla basilica applaudivano le bare erano convinte in buona fede di esprimere solidarietà. In realtà stavano scacciando il dolore che passava dinanzi ai loro occhi, temendone il contagio. Ci avete fatto caso che i familiari delle vittime, gli unici a soffrire davvero, non applaudono mai?

Eppure sarebbe stucchevole rimpiangere il bel lutto che fu. Ogni epoca ha le sue rappresentazioni. La nostra ha espulso il sacro e con esso i riti comunitari che gli davano un’aura di credibilità. Si pattina leggeri sulla superficie, affastellando emozioni e mescolando ricordi: fra sei mesi non sapremo più se la tragedia di Kabul è accaduta prima o dopo quella di Nassiriya. D’altronde tutti si rammentano in modo vivido il Vietnam, pure chi non c’era, mentre delle due guerre irachene resta una macedonia di sensazioni in qualche angolo della testa. Proviamo di tutto, ma dimentichiamo anche tutto.

Persino la nostra bandiera. Per onorare i caduti, il Pd del Lazio ha stampato un manifesto nero con striscia rossa, bianca e verde: i colori dell’Ungheria.

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Proibire moltiplica
Inserito da: Admin - Ottobre 03, 2009, 11:13:53 am
3/10/2009

Proibire moltiplica
   
MASSIMO GRAMELLINI


Una storia di sesso & potere, sepolta da tempo sotto cumuli di battutine e sbadigli, è riuscita a radunare davanti al focolare televisivo oltre 7 milioni di italiani.

Strapazzando colossi come don Matteo e il dottor House. Certo, la trasmissione era ben costruita e ben condotta, e anche la voce del centrodestra ha avuto modo di farsi sentire con vigore (l’interrogatorio di Belpietro alla D'Addario - teso a dimostrare che la signora è a libro paga degli accusatori del premier - aveva l’incisività di un episodio di Perry Mason).

Certo, l’argomento era pruriginoso e si sa come siamo noi telespettatori: schizofrenici. Con una mano scriviamo ai giornali che sarebbe ora di occuparsi di cose serie e con l’altra digitiamo sul telecomando alla ricerca di un’inchiesta sotto le lenzuola che appaghi la nostra sete di morbosità e funga da pretesto per indignarci di nuovo. Certo, la corte del Capo, servile al pari di tutte le corti, con le sue minacce spuntate di censura ha lanciato il programma come il migliore degli uffici stampa, creando un’attesa che ha reso ancora più peccaminosa, e quindi irresistibile, la tentazione di sbirciare Annozero.

Sta di fatto che un terzo del pubblico televisivo si è bevuto lo show di Santoro dall’inizio alla fine. E un terzo di quel terzo, oltre due milioni di persone evidentemente non paghe, si è poi trasferito con Belpietro nel salotto di Bruno Vespa dedicato ai commenti del post-partita. Così, dopo aver taciuto sull’argomento per mesi, la Rai ha parlato della D’Addario dalle nove di sera fino all’una e mezzo di notte, e sui due canali «berlusconiani» per giunta, mentre la terza rete «comunista» trasmetteva un film di evasione. Il mondo alla rovescia, come mille altre volte in questo strano Paese. Ma se tutto questo è potuto succedere, è perché ancora una volta i cortigiani del potente di turno (e il potente medesimo, obnubilato dalla sua stessa potenza) hanno sottovalutato una legge infallibile della storia: il proibizionismo non paga, anzi, moltiplica gli effetti di ciò che si vuol proibire.

Che tu nasconda whisky o notizie scomode, alla fine otterrai l’unico risultato di veder ricomparire quei «mostri», ingigantiti dalle aspettative e dal fascino del peccato. Nel frullatore nevrotico dell’informazione moderna, dove persino Obama dopo meno di un anno è già venuto a noia, aver negato per tutta l’estate l’esistenza televisiva della D’Addario ha realizzato la bella impresa di consegnarla intatta alla curiosità morbosa dell’autunno. E meno male che i berluscones erano dei maghi nella comunicazione…

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Le disgrazie sono di sinistra
Inserito da: Admin - Ottobre 08, 2009, 11:45:53 am
8/10/2009

Le disgrazie sono di sinistra

Massimo Gramellini.

   
Dopo il proclama del Capo, il quadro è finalmente chiaro. I magistrati sono di sinistra, e questo già si sapeva. La tv pubblica, eccetto Topo Gigio, è di sinistra. Il 72% dei giornali è di sinistra (non il 71 e nemmeno il 73: il 72, l’ha detto Lui). La Corte Costituzionale è di sinistra, il Quirinale è di sinistra, gli arbitri in genere sono di sinistra, e anche i vigili che danno le multe sono di sinistra, i professori che rifilano 4 a mio figlio sono di sinistra, il vicino di casa che appesta il pianerottolo con la sua frittura è di sinistra, la signora che mi ha scippato il parcheggio è di sinistra, come la Regina di Biancaneve, Veronica Lario e la Costituzione: tutte di sinistra.

La sveglia alle sette è di sinistra, la barba da radere è di sinistra, il caffè amaro è di sinistra, i calzini bucati e gli ingorghi al semaforo sono di sinistra, il capufficio odioso è di sinistra, la moglie che mi ricorda le commissioni da fare è di estrema sinistra. Il Superenalotto è di sinistra, altrimenti vincerei. Gli stranieri, i comici, i miliardari e i gatti neri sono di sinistra. Le escort sono di sinistra, ma solo quelle che chiacchierano, naturalmente. Cavour era di sinistra, come Montanelli e Barbarossa, del resto. Fini è di sinistra e pure le previsioni del tempo, se segnalano pioggia. Persino io, quando non digerisco la peperonata, divento di sinistra.

Da noi l’unica disgrazia che non sia di sinistra è la sinistra.

P.S. Viva l’Italia, viva Berlusconi! (anche questo l’ha detto Lui).

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Allons enfants de la Patrie
Inserito da: Admin - Ottobre 25, 2009, 04:11:40 pm
24/10/2009

Allons enfants de la Patrie
   
Massimo Gramellini

Riemergo carico di ottimismo dalla pagina di «Le Monde» dedicata alle reazioni dei lettori al caso Due Sarkozy. Il figlio del Presidente, studente universitario poco più che ventenne, era stato inopinatamente candidato alla guida di un’importante società statale, ma la sollevazione dell’opinione pubblica, capeggiata dagli stessi elettori di Sarkò, ha bloccato il sopruso sul nascere. Nonostante il signor Carlabruni, con uno di quei sofismi in cui eccellono i politici, avesse cercato di ribaltare il senso degli eventi, considerando un’ingiustizia non che il suo pargolo ottenesse una carica per la quale non aveva né titoli né competenze, ma che non potesse concorrervi perché figlio del Capo dello Stato.

La Francia profonda conserva una pancia monarchica ed egualitaria. Ama eleggere un re, ma poi vigila sui suoi comportamenti, fino a ergersi a contrappeso dell’autorità suprema, quando essa tende a ricostituire quell’Ancien Régime di privilegi, nepotismi, caste e prebende che i francesi si scrollano continuamente di dosso da oltre duecento anni. Ci sono riusciti anche stavolta. E in coda a una settimana italiana che alimenta la tentazione di lasciar perdere, tanto tutti i politici rubano, tutti fanno sesso spericolato, tutti raccomandano tutti e nessuno ha il senso dell’istituzione che rappresenta, i lettori di «Le Monde» spediscono un messaggio di speranza. Indignarsi contro il Potere serve ancora. Perché, scrive uno di loro, «essere eletti dal popolo non dà dei diritti, ma dei doveri».

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Senza sapere
Inserito da: Admin - Ottobre 28, 2009, 05:07:47 pm
28/10/2009

Senza sapere

Massimo Gramellini
   
Se più niente ha il potere di stupirvi, ascoltate questa conversazione carpita dall’emittente Reggio Tv il giorno dei funerali delle vittime di Messina. C’è il governatore siciliano Lombardo che si lamenta con alcuni amici per aver firmato un decreto che consente a un consigliere comunale di costruirsi una casa in riva al torrente (quindi lievemente abusiva). «Capite? Chissà quanti ne firmo senza sapere, perché c’ho tanto di carte».

Per certi versi sarebbe stato meglio che avesse agito in malafede. Mi sarei sentito un po’ più sicuro, un po’ meno affidato al caso. Quel che invece apprendiamo dalla viva voce di Lombardo è che siamo nelle mani di una banda di politici superficiali e stressati che non hanno alcuna consapevolezza dei loro atti. Non hanno consapevolezza di quel che dicono e che di solito è pensato e scritto da altri. Non hanno consapevolezza delle mani che stringono, perché vengono portati in giro come madonne pellegrine e indotti a dar retta a persone di cui ignorano la storia e la fedina penale. E non hanno consapevolezza dei documenti che firmano, spesso a tarda sera, nei ritagli di tempo fra il collegamento tv e la dichiarazione ai giornali: il loro vero lavoro. E’ chiaro che gente così dovrebbe almeno circondarsi di collaboratori preparati e integerrimi.

Invece a prosperare in quella palude sono spesso i più servili, gli eterni portaborse. E così, dopo aver passato una vita a reclamare che fossero pulite, ci accorgiamo quanto sia importante che le mani della politica siano anzitutto attente, concentrate.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Un po' di ipocrisia
Inserito da: Admin - Ottobre 29, 2009, 10:27:52 am
29/10/2009


Un po' di ipocrisia

di Massimo Gramellini

Montanelli raccontava che suo nonno, marito e padre esemplare, una volta al mese prendeva il calesse per andare alla «fiera di Lucca». Tutto il parentado, moglie compresa, sapeva che a Lucca il nonno si recava a trovare l’amante. Ma le regole della società borghese obbligavano il fedifrago a mettere una distanza anche fisica fra il tempio della rispettabilità e il luogo del peccato. Oggi un simile scenario sarebbe doppiamente impensabile. Intanto perché la moglie lo farebbe nero, oppure si farebbe un amante a Lucca pure lei. E poi l’amante fisso, e di sesso completamente diverso dal proprio, sta diventando una banalità. Chiunque si aggiri per i palazzi romani, battuti in questi giorni da un forte vento di pettegolezzi ormonali, viene relazionato su ogni genere di intrecci plausibili: il ministro e il ragazzino, l’onorevole e il viado, il presidente e la escort. Ormai il fotografo che sorprendesse un uomo politico a letto con una donna si rifiuterebbe di sprecare il rullino.

Certo, quel che stupisce nel comportamento dei nostri notabili smutandati è la totale mancanza di precauzioni. Ricevere prostitute in casa o adescare trans per la strada con l’auto di servizio tradisce un senso strafottente di onnipotenza, ma anche un’ingenuità venata d’autolesionismo: alla lunga, ma anche alla breve, come puoi pensare di farla franca? Avendone i mezzi, e loro li hanno, non farebbero meglio a prendere il calesse, cioè un aereo, e andare alla «fiera di Lucca», mettendo qualche migliaio di chilometri fra i propri vizi e gli sguardi di chi è interessato a scoprirli?


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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Torna qui
Inserito da: Admin - Ottobre 31, 2009, 12:34:17 pm
31/10/2009

Torna qui
   

Massimo Gramellini


All’alba l’operaio disoccupato Mircea Ungureanu ha riempito due valigie con tutta la sua vita, è montato su un treno ed è partito. Per la Romania. Pare che il suo viaggio all’incontrario faccia tendenza. In queste settimane c’è un fiume di messicani che lasciano l’America, di africani che abbandonano l’Europa, di ragazzi dell’Est che smettono di cercare l’Ovest a Ovest. Non è un sogno a occhi aperti di Borghezio. Se ne tornano davvero a casa loro, dove il lavoro manca come qui, ma almeno ci sono gli affetti e gli affitti: meno cari. I nostalgici della razza indigena hanno ben poco da esultare. Intanto ad andarsene sono quelli per bene: spacciatori e papponi non conoscono la cassa integrazione.
E poi il controesodo rischia di produrre sconquassi nella nostra società piena di rughe.

Proprio su «La Stampa» di ieri Luigi La Spina commentava gli esiti di una ricerca: senza l’afflusso degli stranieri, fra quindici anni la generazione più numerosa di torinesi sarà rappresentata dagli ultra-settantacinquenni. Con tutto il rispetto e i migliori auguri di lunga vita, come potrà un manipolo di giovani sottopagati mantenere legioni di anziani in pensione? Serve una politica per la famiglia e serve soprattutto un massaggio alle teste, dato che nessun popolo smette di fare figli perché non ha soldi (altrimenti gli italiani sarebbero estinti da secoli). Smette perché non crede più nel futuro. E, mentre noi ci massaggiamo, qualcuno corra in stazione a chiamare indietro Mircea, casomai avesse perso il treno.

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Iene e Grisi
Inserito da: Admin - Novembre 06, 2009, 09:42:13 am
6/11/2009

Iene e Grisi

Massimo Gramellini

   
Ho seguito col cuore in gola, come tutti voi, le convulsioni dei verdi, i rovelli di Rutelli, la nascita da una costola del Pdci dei «Comunisti sinistra popolare» di Marco Rizzo (il politico), Marco Baldini (il disc jockey) e Marco Berry (la iena). E non mi perdo una battuta, come tutti voi, delle polemiche striscianti tra Fini e Berlusconi, Bossi e Maroni, Tremonti e il resto del mondo. Però non posso ignorare una differenza di fondo. I litiganti di centrosinistra adottano il modello Assemblea di Condominio, che è a sua volta l’erede diretto dell’Italia dei Comuni. Tutti parlano, spesso uno sopra l’altro, e chi si ritrova in minoranza boicotta le decisioni raggiunte, oppure minaccia di mettersi d’accordo con quelli del condominio accanto. Risultato finale: la miniaturizzazione e la paralisi.

I centrodestri, invece, sono seguaci del modello Signoria. C’è un padrone assoluto, con poteri di vita e di morte (politica e finanziaria) sui cortigiani. Appena qualcuno osa fare stecca sul coro viene prontamente zittito dalla soldataglia del Capo o dal Capo medesimo (nelle Signorie più piccole, tipo la Lega, è Bossi in persona a togliere la corrente ai dichiaratori incauti, tipo Maroni). Ma l’aspetto più sorprendente è la reazione del ribelle. Non protesta né chiede scusa. Semplicemente tace. Con un bell’inchino si allontana dal trono a passo di gambero e si rimette in riga. Pronto a tradire il Signore quando questi sarà debole o in disgrazia, come il Griso con don Rodrigo.

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. L'ombra di Valentino
Inserito da: Admin - Novembre 11, 2009, 10:11:02 am
11/11/2009

L'ombra di Valentino

Massimo Gramellini

   
A uno come Valentino Rossi si può perdonare tutto, persino la scarsa propensione a pagare le tasse nel suo Paese d’origine. Tutto tranne l’ultimatum posto alla Yamaha: o me o Lorenzo. Lorenzo è un giovane spagnolo, suo compagno di squadra ed erede designato. Ma in un afflato di insicurezza che mai avremmo creduto possibile, Valentino l’anarchico incolla il sedere al sellino come il peggiore degli uomini di apparato e pretende, ohibò, che nessuno gli faccia ombra.

È il morbo della mediocrità e lo vediamo all’opera ogni giorno, in ogni consesso umano. Ne sono vittima quei capi che tendono a circondarsi di collaboratori poco dotati, privilegiando la fedeltà al talento, lo spirito di clan alla collaborazione competitiva. Tutti lo fanno e tutti lo pagano, amaramente. Eppure continuano a farlo.

Ad Austerlitz, Napoleone fu salvato da un generale estroso che contravvenendo ai suoi ordini giunse sul campo di battaglia al momento sbagliato, cioè giusto, rovesciandone l’esito. Dopo la vittoria l’Imperatore lo rimpiazzò con uno yesman. E fu Waterloo.

«Ma Ben, quello è un cretino!», disse Arpinati a Mussolini, che lo aveva appena destituito da segretario del fascio per metterci l’atletico Starace. «Lo so» rispose il Duce, «ma un cretino obbediente». E finì a piazzale Loreto.


È che a un certo punto anche chi si ritiene un fenomeno perde la voglia di misurarsi con chi è bravo come lui e, per paura di essere sorpassato, preferisce lasciarsi portare alla rovina dalla bava dei servi che saranno poi i primi a tradirlo.

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La donna e la fogna
Inserito da: Admin - Novembre 12, 2009, 10:04:35 am
12/11/2009

La donna e la fogna

Massimo Gramellini.
    
Non conosco il disegnatore Alessio Spataro, autore del libro di fumetti «La ministronza» che narra le avventure del ministro Giorgia Meloni (ribattezzata Mecojoni) nelle fogne di Roma, fra topi, scarafaggi e acrobazie erotiche con sconosciuti. Ma immagino che come artista di sinistra sarà giustamente sensibile ai diritti degli esquimesi e sosterrà le campagne ambientaliste per la difesa dell’upupa. Soprattutto si batterà contro lo sfruttamento delle donne e la volgarità con cui il «sistema» turbo-consumista, incarnato in Italia da Berlusconi, le utilizza per vendere prodotti e dare sfogo a istinti primordiali non mediati da educazione e cultura.

Eppure la sensibilità di Spataro si arresta di fronte a forme di vita diverse da sé. Il suo bersaglio è una giovane politica incensurata, sgobbona e talmente al di sopra di ogni sospetto che nemmeno la sua nomina a ministro fu accompagnata dalle battute maliziose che si riservano di solito alle donne in carriera. Viene dal popolo, ma per uno di sinistra non dovrebbe essere un difetto: almeno non lo era fino a qualche tempo fa. Agli occhi di un ultrà dell’ideologia, Giorgia Meloni però ha una tara irredimibile: è di destra e questa appartenenza la fa decadere dai suoi diritti di donna e di essere umano. Il rispetto che meritano le upupa non vale per lei. La si getti dunque nelle fogne, la si trasformi in una ninfomane che non si lava e parla in romanesco triviale coi sorci. Naturalmente trincerandosi dietro il diritto di satira, parolina magica che serve a coprire la mancanza di talento e prima ancora, come sempre, di autoironia.

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. L'Intrattabile
Inserito da: Admin - Novembre 13, 2009, 11:48:17 am
13/11/2009

L'Intrattabile

Massimo Gramellini

   
Sui libri di storia i nostri nipoti troveranno scritto che nell’autunno del 2009 un premier si fece approvare in 24 ore una legge per non finire sotto processo e penseranno a un refuso. Finiva così l’articolo che ho scritto un’ora fa e poi ho buttato nel cestino, perché nel rileggerlo mi sono accorto che ormai Berlusconi è un argomento intrattabile. Né io che scrivo né, temo, voi che leggete abbiamo più la giusta serenità per discutere di un uomo che non è un politico o un imprenditore come gli altri, ma un dio o un diavolo, a seconda degli umori.

Uno che suscita amore e odio come le rockstar, le icone, le squadre di calcio.

Provate a immaginare se il presidente del Consiglio Casini (Tremonti, Letta, Bersani) si fosse fatto scodellare una legge ad personam, fresca fresca di giornata, dalle sue gallinelle parlamentari. I suoi elettori sarebbero stati i primi a scandalizzarsi, ma chi lo avesse difeso o attaccato lo avrebbe comunque fatto senza quella passione totalizzante e morbosa che contraddistingue i fan e i detrattori di Berlusconi.

Egli incarna il sogno di una massa di persone e i sogni di massa non sono tenuti a rispettare il codice penale né altra convenzione che non sia il perpetuarsi del sogno stesso. Questo pensano gli innamorati.

Mentre i nemici diventano sempre più ossessivi e si chiedono: come potremmo non esserlo, visto che lui è ovunque, dalla politica alla finanza, dallo spettacolo allo sport?

Ma anche loro non sanno più cosa inventarsi e così, proprio alla fine della sua parabola, quest’uomo epocale sembra aver raggiunto il suo obiettivo: lasciarci tutti senza parole.

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Coda di scorta
Inserito da: Admin - Novembre 16, 2009, 11:02:07 am
14/11/2009

Coda di scorta

Massimo Gramellini

   
Siamo un Paese meraviglioso. Nel pomeriggio in cui le legioni avvocatesche del premier escogitavano la delizia del Processo Breve, nell’aula della Camera si discuteva della coda dei cani, se fosse giusto o meno tagliarla a quelli da caccia, e senza nemmeno trovare un accordo, come ha rivelato Totò Di Pietro ad Annozero. Cacciatori a favore, animalisti contrari, laici e cattolici divisi. Si ignora la posizione della Binetti. Ma si deve senz’altro deplorare l’inefficienza di un sistema che non consente anche alle bestie di farsi delle norme su misura: certe leggi «ad canem» sarebbero sicuramente più equilibrate e rispettose dei loro corrispettivi umani.

A proposito di code, e di chi cerca di tagliarle, si è avuta conferma che nella patria delle scorte, dove anche l’ultimo tirapiedi del potere sgomma per le strade delle città fra pretoriani incaricati di proteggerlo non si sa da chi, forse dalla furia di qualche automobilista che si vede sorpassare nel traffico, ecco, in questo immondo scortificio è stata tolta la protezione a uno dei pochi che ne avessero davvero bisogno: il capitano Ultimo.

Ma poiché siamo un Paese effettivamente meraviglioso (quando gli va), è giusto aggiungere che proprio ieri i carabinieri del Nucleo scorte di Palermo hanno deciso di accompagnarlo nel tempo libero, pagando la benzina di tasca propria, ogni volta che l’uomo che arrestò Riina andrà in Sicilia per testimoniare nei processi contro Cosa Nostra.
Perché per poter fare la cosa giusta, in questo Paese meraviglioso, certe volte bisogna mettersi in ferie.

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La rivelazione
Inserito da: Admin - Novembre 18, 2009, 10:14:42 am
18/11/2009
 
La rivelazione 
 
 
Piazzale di stazione Termini, notte. Le telecamere inquadrano una sagoma scura che cammina con un telefonino all’orecchio. Poi due uomini, due macchie sfocate, saltano addosso alla sagoma e incominciano a prenderla a calci. La sagoma, un uomo anche lui, corre a perdifiato, sorpassa sagome indifferenti di passeggeri, apre la portiera di un taxi, urla qualcosa all’autista. Ma il taxi resta immobile, le due macchie sfocate infilano le braccia nell’abitacolo ed estraggono la vittima che si dibatte: le strappano il telefono dalle mani e la lasciano per terra come un sacco d’immondizia.

Poiché in ogni sito web la notizia rimandava a un blog di commenti, sono andato a leggermi le reazioni della gente. Ed erano tante ma tante quelle che dicevano: embé, cosa avrebbe dovuto fare il tassista, l’eroe? E se lo inseguivano, e se lo accoltellavano, e se poi gli toccava perdere giornate intere di lavoro in tribunale per rendere testimonianza sotto gli occhi minacciosi degli imputati? Paghiamo le tasse proprio perché qualcun altro perda tempo e si prenda coltellate al posto nostro. Così stava scritto sui blog, e appena uno interveniva per dire «vergogna, ci vuole solidarietà, potrebbe toccare a voi» veniva invitato a scendere dalle nuvole.

Leggevo e pensavo a come la vita corrisponda poco alle parole. Magari quel tassista pavido era uno che a chiacchiere minacciava di fare a pezzi i delinquenti. E di sicuro qualcuno di coloro che ieri lo difendevano, domani sarà pronto a rischiare la pelle per un estraneo. Perché è sempre la vita, non le parole, a rivelare il nostro carattere, anche a noi stessi.
 
da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il bene difficile
Inserito da: Admin - Dicembre 10, 2009, 10:21:53 am
9/12/2009

Il bene difficile

Massimo Gramellini
   

Il racconto del male fa male, dice il Papa.
Non risveglia le coscienze, ma le intossica, rendendo gli uomini più depressi e più cinici. Difficile dargli torto, difficilissimo fare altrimenti. Eppure bisognerebbe provarci: tutti insieme, giornalisti e lettori. Cominciando col chiedersi: perché? Perché la notizia che cento agenti di Wall Street hanno fatto la coda per fornire midollo spinale a un loro acerrimo concorrente malato di leucemia vale meno dell’ipotetico omicidio del collega medesimo? Semplice, rispondono i libri sacri del giornalismo: perché le notizie sono eventi straordinari, il famoso uomo che morde il cane.

Già, ma oggi non è forse più straordinario un gesto di solidarietà? Il cronista è come il medico, insistono i testi sacri: vai da lui per farti dire che cosa non va. Già, ma oggi uno non va dal medico anche per farsi prescrivere delle cure preventive, dei vaccini, dei ricostituenti?

I potenti, e qui non alludo certo al Papa, vorrebbero che i media si occupassero soltanto di cose positive, lasciandoli peccare in santa pace. I lettori e i telespettatori anche, a parole. Perché poi, appena vai a leggere la lista delle trasmissioni più viste in tv e delle notizie più cliccate sul Web, ai primi posti trovi sempre violenza e fesserie, fesserie e violenza. Una cosa è sicura: per certi versi la realtà è migliore di quella descritta dai media e per certi altri peggiore. Ci sono meno assassini nelle città che in un telegiornale, però esistono vaste zone d’ombra, specie nel mondo degli affari, che mai vengono illuminate dalla torcia dell’informazione.

La mia sensazione è che non siamo capaci di raccontare né il bene né il male e che la maggioranza del pubblico a sua volta si è talmente intossicato, come dice Ratzinger, che non è più neanche in grado di desiderare e apprezzare la buona informazione. Manca il senso della misura. Il racconto del bene si trasforma quasi sempre in melassa buonista, in santino moralista. E il troppo miele provoca nausea. A sua volta il racconto del male privilegia la superficialità ansiogena, la curiosità morbosa e l’effetto splatter, senza affondare i denti nelle cause profonde dei problemi.

Anche il pubblico soffre dello stesso virus mediatico dei giornalisti: non ha pazienza, scappa da un canale all’altro e da un articolo all’altro, in cerca di emozioni più forti che riescano a scuotere la corazza abulica del suo cinismo. Spacciamo angoscia a dei drogati che ce ne chiedono in dosi sempre maggiori, ed è difficile ormai stabilire chi abbia cominciato per primo, e perché.

Ecco, un buon punto di partenza potrebbe essere questo: superare l’eterno dissidio bene/male, notizie buone/notizie cattive. Non è l’oggetto che conta, ma il trattamento. Una fiction appiccicosa su un eroe alimenta il mio scetticismo molto più di un film di Tarantino. Allo stesso modo, il racconto di una strage autostradale di bambini affidato alla penna di Dino Buzzati mi massaggia il cuore assai meglio di un servizio becero su qualche allegra gozzoviglia di vip. Nelle botteghe dell’informazione, ma anche fuori, è passata l’idea che esistano solo due tasti da pigiare: l’urlo e lo sghignazzo, la paura e la trucidità. Il male che tira è il virus fantomatico, l’assassina con la faccia d’angelo, l’eterna rissa dei politici. E il suo corrispettivo benefico sono la volgarità e la retorica, purché camminino sulle gambe di qualche personaggio famoso.

L’informazione ha bisogno di tinte forti, la vita invece privilegia i toni tenui. Raccontare quei toni è difficile, apprezzarli ancora di più. Bisognerebbe essere stati educati. Ma la tv - l’unica ad avere il potere per farlo - in nome di un concetto assai peloso di libertà ha da tempo abdicato a questo ruolo, preferendo dare al pubblico «quello che vuole», che è come permettere a un bambino di mangiare sempre hamburger e patatine, e poi stupirti che non ti chieda cibi più sani.

La sensazione finale è lo straniamento. Qualcuno immagina che esista un Grande Vecchio che ci vuole così: emotivi, ottusi, sostanzialmente rincoglioniti da porzioni sempre maggiori di nulla spacciato per chissà che. E’ una visione inquietante, ma al tempo stesso rassicurante. Invece io penso che in questo teatrino siamo tutti burattini e burattinai. Fabbricanti e fruitori di notizie, respiriamo tutti la stessa droga, ci nutriamo di cose fasulle mentre subiamo passivamente la realtà e, come tante belle addormentate nel bosco mediatico, restiamo in attesa di un principe azzurro che ci desti dall’incantesimo. Senza renderci conto che quel principe azzurro possiamo essere soltanto noi.

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Scusate se son buoni
Inserito da: Admin - Dicembre 10, 2009, 10:23:07 am
10/12/2009

Scusate se son buoni

Massimo Gramellini

   
Da piccoli ci insegnavano a fare la carità di nascosto per non cadere in peccato d’orgoglio. Adesso è diventata una questione di incolumità personale. Se vieni beccato a fare il buono ti insultano, quando va bene. Lasciamo stare l’allenatore dell’Ascoli, messo in croce dai tifosi per un gesto di fair play nei confronti degli avversari, o quello di una squadra giovanile di Piacenza licenziato dal presidente per aver ritirato dal campo i suoi ragazzini dopo una zuffa: il calcio, si sa, è un mondo di maschi esaltati. Ma sentite cosa è successo a una signora di Macerata, Fiorella Faggiolati. Legge sul giornale che a Padova due bambini sono stati lasciati fuori dalla mensa dell’asilo nido comunale perché la madre non aveva i soldi per pagare la retta. D’impulso chiama il servizio scolastico e salda l’arretrato di 460 euro.

Una meraviglia di gesto, penserete. Come minimo le daranno la cittadinanza onoraria, le intesteranno la sala mensa o le fettuccine al pomodoro sul menu. Errore. L’assessore padovano alla scuola (pardon, alle politiche scolastiche, non so se mi spiego), in quota partito democratico, reagisce piccato: «Ognuno farebbe bene a guardare a casa propria». Marchigiana che non sei altro, fatti gli asili tuoi. E sotto con una spiegazione burocratica su quale procedura la mamma dei due bambini lasciati fuori dalla mensa - gli amichetti dentro a mangiare e loro niente, roba da trauma psicanalitico perenne - avrebbe dovuto seguire per accedere alla carità comunale. Alla fine la benefattrice di Macerata ha dovuto ancora giustificarsi, chiedere scusa all’assessore. La prossima volta che farà del bene, ricordi almeno di mettersi in faccia un passamontagna.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Perché mi odiano?
Inserito da: Admin - Dicembre 15, 2009, 04:00:43 pm
15/12/2009


Perché mi odiano?
   
Massimo Gramellini

Non capisco perché mi odino, ha confessato a don Verzé in pieno trauma da giorno dopo, quando al dolore fisico si accompagna sempre la prostrazione morale. Berlusconi è l’opposto di Cyrano. Quello si disprezzava e, disprezzandosi, odiava essere amato. Silvio si adora, e adorandosi, desidera l’amore altrui, senza distinzioni. Non si rende conto che chi pretende l’amore attira con la stessa intensità anche l’odio.

I veri politici non pretendono di essere amati e infatti la gente li apprezza. Li ignora o li disprezza: sentimenti medi, razionali, gestibili. Solo un terrorista può spingersi a odiare un politico, però inteso come simbolo. Non colpisce Moro perché è Moro, ma perché rappresenta lo Stato. Invece Berlusconi viene colpito proprio in quanto Berlusconi. Non un politico, ma un’icona, una rockstar.
Uno che suscita sentimenti estremi: nei fan (l’inno della Dc tedesca non si intitola «meno male che Angela c’è») come nei detrattori.

Lui parla alle viscere prima che ai cervelli: e le viscere sono incontrollabili, da esse può scaturire tutto il bene e tutto il male del mondo. Questo, ovviamente, non significa giustificare il gesto di uno squilibrato e la violenza verbale di chi lo esalta sul web.
È solo il tentativo di dare una risposta alla domanda drammatica che Berlusconi ha posto a don Verzé.

Sventurato il popolo che ha bisogno di eroi, scriveva Brecht. Ma sventurati anche gli eroi che hanno bisogno del popolo.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Mal di Morgan
Inserito da: Admin - Febbraio 03, 2010, 09:26:43 am
3/2/2010

Mal di Morgan

Massimo Gramellini

   
Pur non essendo né bello né intelligente come lui (lo scrivo senza ironia), vorrei dire che nella sua ultima intervista, solo parzialmente smentita, Morgan sostiene il falso. Non è vero che la cocaina sia il miglior antidepressivo. Non è vero che ci si possa fare di crack senza conseguenze per l’organismo. Non è vero che la droga migliori la qualità delle percezioni: sull’immediato, forse, ma alla lunga ti trasforma in un morto vivente. Mi rendo conto che le sue parole siano più originali e trasgressive delle mie. E che la fonte da cui provengono - una persona colta e sensibile - le renda più autorevoli che non se a pronunciarle fosse stato un Corona. Ma un personaggio televisivo non è solo un artista: ha responsabilità maggiori perché comunica direttamente con un pubblico spesso sprovvisto di filtri culturali.

È triste che Morgan faccia finta di non rendersene conto, trincerandosi dietro la maschera narcisista del maledetto. E sarebbe ancora più triste se pensasse sul serio ciò che ha detto. Davvero può credere che la cocaina lenisca il mal di vivere? A cosa gli è servito il suo talento, se non sa che il corpo è un tempio da rispettare e che per sfondare la corazza di dolore che ci impedisce di entrare in contatto con la nostra anima non servono le sostanze psicotrope, ma il desiderio innato in ogni uomo di trovare un punto di equilibrio interiore, senza scappare all’inseguimento di emozioni superficiali, amori distruttivi e gesti fintamente provocatori? In un mondo di cervelli addormentati - dalla droga, dalla paura, da certa tv - la vera provocazione, oggi, consiste nel «farsi» di vita.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Lo scoop del secolo
Inserito da: Admin - Febbraio 27, 2010, 09:47:13 am
24/2/2010

Lo scoop del secolo

Massimo Gramellini

Dopo l’ultimo scandalo, che a quest’ora sarà già diventato il penultimo, sorge spontanea una domanda.

- Premesso che da dieci anni non sono più i ladri a indignarci, ma le guardie (forze dell’ordine, magistrati, arbitri di calcio e ogni altro soggetto psicologicamente disturbato che si ostini a voler far rispettare qualche straccio di regola).
- Premesso che a ogni malefatta commessa da una parte deve corrispondere una malefatta eguale e contraria commessa dalla parte opposta, affinché si possa dire che sono tutti uguali e andare avanti come se niente fosse.
- Premesso che (postilla del precedente), appena uno della nostra parte viene preso con le mani nella marmellata, ogni sforzo non va rivolto a pulirgliele, ma a dimostrare che sono sporche anche quelle degli altri.
- Premesso che l’uomo è cacciatore e razziatore, e chi non si rassegna a veder trionfare gli istinti più bassi è un ingenuo o un moralista.
- Premesso che non solo ogni inchiesta, arbitraggio ecc. è per definizione un complotto, ma la vita intera è un complotto, ordito da tutti contro tutti all’insaputa l’uno dell’altro.

Ebbene, tutto ciò considerato e premesso, vengo alla domanda.

C’è ancora in Italia un disadattato che non ruba, pur occupando un ruolo che gli consentirebbe di farlo?

Qualora esistesse, lo pregherei di rilasciarci un’intervista. Sarebbe lo scoop del secolo.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Quel solito pasticciaccio brutto
Inserito da: Admin - Marzo 01, 2010, 01:16:06 pm
1/3/2010

Quel solito pasticciaccio brutto

MASSIMO GRAMELLINI

Capitale sciatta, oltre che corrotta. Nazione peggio che infetta: disperata. Quanto succede a Roma in queste ore è lo specchio di un Paese che affoga drammaticamente nel ridicolo. Cominciamo dal Pdl, che è riuscito nell’impresa di presentare le sue liste al di là dell’orario consentito. L’immane compito era affidato a un ex socialista, tale Alfredo Milioni, visto uscire di corsa dall’ufficio elettorale a mezzogiorno meno un quarto come se avesse dimenticato qualcosa (i simboli, le firme, la trebisonda: non si è ancora capito bene). Ha poi tentato di rientrarvi a tempo scaduto, dopo aver approfittato della pausa-pranzo «pe’ magnà quarcosa». Proprio vero che a volte non basta avere i Milioni. Per colpa sua il primo partito italiano, quello che esprime il presidente del Consiglio e il sindaco di Roma, è stato escluso dalle Competizione nella Capitale e rischia di restare fuori dal Consiglio regionale del Lazio persino nell’eventualità di una vittoria della sua candidata Polverini.

Chissà come sarà contento Berlusconi: se la prende con la burocrazia, ma era entrato in politica con la promessa di portarvi una ventata di efficienza aziendalista e si ritrova a capo di un movimento che non riesce a rispettare neanche le scadenze più banali. Su questo episodio di ordinaria trasandatezza sono già fiorite versioni suggestive: c’è chi narra di un ritardo dovuto a litigi furibondi nella compilazione delle liste (si sa che finiani e berluscones si amano da impazzire), chi di un’azione ostruzionistica da parte dei seguaci «gandhiani» della Bonino, che si sarebbero sdraiati per terra nei corridoi dell’ufficio elettorale pur di impedire a Milioni il raggiungimento dell’agognata meta.

Sono una banda di incapaci», ha sintetizzato il democristiano Rotondi, erede di un partito che poteva anche scannarsi dietro le quinte, ma sapeva presentarsi sempre puntuale all’appuntamento con le poltrone. Naturalmente non sarà facile tenere il Pdl fuori dalle urne, e forse non sarebbe nemmeno giusto nei confronti dei suoi incolpevoli elettori. Così alla fine assisteremo all’ennesimo pasticciaccio brutto, cucinato a colpi di deroghe e leggine. A uscirne sconfitta sarà ancora una volta la credibilità di una classe politica composta da personale che, anche quando non è disonesto, si rivela sconsolatamente mediocre.

Mediocre oppure sprezzante. Volgendo lo sguardo a sinistra, infatti, ci si imbatte nella scelta di dubbio gusto di Emma Bonino, che accetta la collaborazione dei terroristi neri Mambro e Fioravanti, rei confessi di numerosi omicidi politici. La Bonino sostiene che i due assassini hanno saldato il loro debito con la società. Ma una cosa è la legge, un’altra è, o dovrebbe essere, la sensibilità di un leader. Nessuna norma può impedire a chi sparava alla gente di collaborare alla campagna elettorale di Emma Bonino. Dovrebbe essere la stessa Bonino a impedirlo. Perché chi ha commesso reati di sangue può tornare in libertà dopo aver scontato la pena, ma non occuparsi attivamente di politica, neanche da posizione defilata: è una forma di elementare rispetto nei confronti dei familiari delle vittime. Nessuno tocchi Caino, va bene: ma almeno non fatecelo trovare nel retropalco dei comizi.

Riassumendo: a Roma gli elettori del Pdl non sanno neppure se potranno votarlo, mentre gli elettori del Pd si scoprono a braccetto con i terroristi di destra. Se aggiungiamo queste delizie alle truffe e alle ruberie che stanno trasformando la lettura dei giornali in un percorso di guerra, si può ben dire che la politica abbia messo inconsapevolmente in atto una delle più massicce campagne di astensionismo della storia.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Per la precisione
Inserito da: Admin - Marzo 06, 2010, 11:33:16 am
6/3/2010

Per la precisione

Massimo Gramellini
   

Nell’Italia dove ogni regola è tutt’al più uno stato d’animo, spuntano all’improvviso dei personaggi che rispettano a tal punto la forma da calpestare il senso comune. Come l’impiegata del Pantheon che, in un video che sta facendo il giro del mondo, scavalca la balaustra oltre la quale alcuni musicisti stanno suonando Vivaldi e interrompe il concerto perché «di domenica il Pantheon chiude alle 18». Le spiegano che resta da suonare l’ultimo movimento: quattro minuti appena. Macché, la donna è inflessibile. I concertisti ripongono gli strumenti nelle custodie, fra le urla degli spettatori.

Nel monumento di Agrippa è in corso una eroica rivolta del buon senso contro la stupidità. Viene stroncata dal grigiore dell’impiegata, che torna al microfono per ribadire l’unico pensiero che sembra abitarla: «Di domenica il Pantheon chiude alle 18». La prospettiva che possa chiudere alle 18 e 04 evidentemente l’atterrisce: cozza contro il regolamento e la voglia di chiudere baracca e tornare a casa. Non c’è umanità nelle sue parole, neanche un «mi dispiace». Solo quel mantra ottuso ripetuto all’infinito, così simile a quelli che talvolta si sentono pronunciare negli uffici pubblici.

L’elasticità, di cui siamo maestri quando ci fa comodo, trova in questi soprassalti di formalismo il suo contraltare inesorabile. La stessa impiegata, spedita a consegnare le liste elettorali di un partito, sarebbe giunta in ritardo, lamentandosi della burocrazia altrui. Perché di solito chi applica troppo rigidamente le regole è come chi le infrange: un menefreghista.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Perduto amore
Inserito da: Admin - Marzo 11, 2010, 09:17:54 am
11/3/2010

Perduto amore


Massimo Gramellini

A un anno e mezzo dalla morte del figlio Vito, ucciso dal crollo del soffitto del liceo Darwin di Rivoli, la signora Cinzia ha ingerito un tubetto di pillole nel tentativo di raggiungerlo. E’ stata salvata dalla lavanda gastrica, e dall’altra figlia che l’ha trovata riversa sul letto come se dormisse. Gli stoici dicevano che il dolore è un’inadeguatezza alla situazione ed effettivamente è così. Siamo inadeguati a reggere l’evento più innaturale che esista: la morte di un figlio, che è morire in due rimanendo vivi, e rimanendolo in mezzo ad altre persone che soffriranno con noi solo per un po’ - gli amici, il parentado - oppure per sempre, ma in modo diverso. Mi riferisco ai figli sopravvissuti, che si ritrovano senza un fratello e orfani di genitori che non saranno mai più quelli di prima.

Anche chi è assolutamente convinto che la vita abbia un senso ammutolisce di fronte al dolore di una madre o di un padre. E non può non interrogarsi sulla potenza selvaggia di quel legame di carne che ogni giorno, giustamente, viene messo in discussione dai conflitti generazionali. Tutti, almeno una volta, abbiamo pensato che i nostri genitori non ci amassero. Ma il gesto della signora Cinzia serve a ricordarci che il senso della vita è proprio lì, in quel legame fra chi crea e viene creato. In quell’amore assoluto che dà senza chiedere. Nel libro «Una madre lo sa» di Concita De Gregorio, un’ostetrica racconta che, appena nasce un bambino, le persone in attesa fuori dalla sala-parto le chiedono subito come sta il figlio. Solo una chiede prima come sta la mamma. Sua mamma.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Non c'è più religione
Inserito da: Admin - Marzo 13, 2010, 11:11:22 am
13/3/2010

Non c'è più religione
   
Massimo Gramellini

Il presidente del Consiglio è indagato per aver tentato di bloccare due puntate di Annozero, esercitando pressioni sull’Agenzia delle Comunicazioni, cioè sull’arbitro.

Un prete pedofilo fu trasferito in Baviera, dove continuò a esercitare indisturbato il suo vizietto, negli anni in cui la diocesi di Monaco era guidata dal futuro papa Ratzinger.

L’onorevole Speciale, generale della Guardia di Finanza in pensione, ha presentato una proposta di legge per aumentare la pensione dei generali della Guardia di Finanza.

Un modenese incensurato di 38 anni organizzava la sezione italiana del Ku Klux Klan reclutando adepti sul web.

Un uomo si è affacciato alla finestra di un albergo di Roma con una pistola ad aria compressa e ha sparato contro una scolaresca in gita, colpendo un ragazzino di striscio alla testa.

Nel pieno centro di Milano una coppia è stata sorpresa in una saletta del bancomat mentre faceva sesso, gratis.

I giurati scandinavi hanno deciso all’unanimità di assegnare il premio Nobel per la pace a Luciano Moggi.

Una sola di queste notizie è falsa, per il momento. Indovinate quale. (Questo giochino amaro nasce da un’idea di Michele Serra, che l’ha lanciato la settimana scorsa. Ma ogni giorno, ahinoi, è buono per riproporlo con le infinite varianti offerte da una cronaca che sembra partorita dalla fantasia di un fumatore d’oppio).

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Cinque euro
Inserito da: Admin - Marzo 16, 2010, 08:12:15 am
16/3/2010

Cinque euro
   
Massimo Gramellini

Arriva una lettera firmata. Racconta di una mamma che, facendo pulizia nella stanza della figlia dodicenne, trova una busta con un migliaio di euro in tagli da 5. Pensa a un furto e ad altre cose orribili, tranne all’unica che, messa alle strette, di lì a poco la ragazzina le confesserà: i soldi sono il ricavato di prestazioni sessuali eseguite a scuola. La madre è sconvolta dalla scoperta e dalla reazione della figlia: di normalità. Incolpa il Grande Fratello e i politici (una volta avremmo detto «la società») per il pessimo esempio che danno.

Sorvolando sulle responsabilità di quella famiglia, che sicuramente ci saranno ma che non abbiamo strumenti per valutare, un’osservazione si impone inesorabile: la morte del futuro ha cancellato nei ragazzi l’idea di crescita. Un tempo la vita era un percorso e ogni fase consisteva in un passaggio che tendeva a uno scopo: il raggiungimento della consapevolezza di se stessi e di che cosa si voleva diventare. A un certo punto il meccanismo è saltato. La vita ha smesso di essere una scala da salire un gradino dopo l’altro ed è diventata un’arena piatta e senza confini. Ma se manca l’idea di un percorso da compiere, l’unico navigatore diventa l’utilitarismo. Voglio soldi e me li procuro nel modo più facile. Vendo sesso (o lo compro) senza pensare alle conseguenze, perché già la parola «conseguenze» presuppone una coscienza del tempo e dello spazio che non posseggo più. Purtroppo in un mondo che - a casa, in politica, in tv - non fa che togliere ringhiere da tutte le parti, è molto più facile cadere.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La serrata del signor Tv
Inserito da: Admin - Marzo 17, 2010, 10:20:00 am
17/3/2010

La serrata del signor Tv

di Massimo Gramellini

A dieci giorni dal voto, la politica riempie i teatri e irrompe sul web, ritorna al passato e va nel futuro, ma diserta malinconicamente il presente: la televisione. Una situazione surreale, come se alla vigilia dei Mondiali chiudesse la Domenica Sportiva.

Chiunque osservi la scena da una prospettiva più evoluta della nostra, per esempio dallo Zimbabwe, vedrà conduttori televisivi che trasferiscono i talk show nelle piazze e politici in preda alla sindrome di invisibilità che chiamano i giornali per proporre e in qualche caso elemosinare interviste sui siti.

Sempre dallo Zimbabwe ci fanno notare il paradosso del direttorissimo del telegiornale governativo, che è appena andato a spiegare le proprie ragioni su Internet, partecipando al programma online di uno dei grandi epurati della tv, Enrico Mentana.

È un sistema rovesciato, l’effetto della scelta spaventata di una vecchia volpe che controlla lo schermo ma non riesce più a governarlo e perciò decide di spegnerlo. Berlusconi è e rimane il comunicatore di un mondo di cieli azzurri e bimbi sorridenti, il mondo dei rampanti Anni 80, il suo mondo, quello della pubblicità.

Di fronte alla durezza di una crisi epocale, che sta spostando il benessere da una parte all’altra del pianeta (e noi purtroppo ci troviamo dalla parte sbagliata) il capo del centrodestra si scopre senza un progetto e soprattutto senza un linguaggio intonato alle circostanze. Preso dal panico, ricorre allo strumento dei padroni deboli: la serrata. Certo, lo fa appoggiandosi a una legge demenziale come la par condicio, partorita dalla mente mediocre dei suoi oppositori. Ma lo fa, e con uno scopo preciso: zittire i tribuni della plebe, soprattutto Santoro. Non perché tema che lui o Travaglio provochino un travaso di voti da destra a sinistra: il premier è troppo intelligente anche solo per pensarlo. No, è allergico a Ballarò e Annozero perché sporcano i suoi cieli azzurri, tolgono energia al migliore dei mondi possibili, attizzano il discutere e il dubitare che sono nemici del fare. Meglio il silenzio degli indecenti alle chiacchiere distruttive che minano le certezze delle masse consumatrici, a cui il berluscottimismo ha fornito in questi anni l'unica ideologia comprensibile e desiderabile.

Berlusconi è convinto che i programmi che seminano dubbi diffondano angoscia, e che l’angoscia produca astensione, fuga, rifiuto. In realtà il conflitto produce risveglio, e avremmo tutti un dannato bisogno di scuotere questa Italia addormentata, insensibile ormai ai baci di qualsiasi principe azzurro, compreso lui. Il risultato paradossale della sua psicosi è il silenzio della tv, imposto dall’uomo che ha insegnato a tutti come si parla in tv. Quasi che l’elastico, che all’inizio della Seconda Repubblica lo aveva proiettato davanti agli altri di una spanna, ora lo abbia ricacciato all’indietro, riducendolo a una versione chirurgicamente evoluta di Forlani.

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. In piazza per fingere che la democrazia non è un'opinione
Inserito da: Admin - Marzo 20, 2010, 08:59:03 am
In piazza per fingere che la democrazia non è un'opinione

Massimo Gramellini


Gli italiani riscoprono le piazze. Sembravano un po' dimenticate, negli ultimi tempi. Luogo di passeggio e di turismo, le piazze storiche. Mentre le "nuove" piazze, semplicemente, non esistono. Sono "altro". Spiazzi inseriti in mezzo a urbanizzazioni artificiali. Ad agglomerati immobiliari costruiti senza nesso con la domanda sociale. Piazze senza persone. O traversate da persone di passaggio. Che si lanciano uno sguardo distratto e un cenno imbarazzato, se per caso si incrociano. Non piazze, ma aree senza vita sociale. Ridotte a parcheggi. Dedicate al passeggio con il cane. D'altronde, le attività pubbliche a cui erano dedicate le piazze si sono, in parte, trasferite altrove. I mercati. Ma soprattutto la politica. Concentrata e dislocata in altri luoghi. Due, soprattutto. Il Palazzo e i Media  -  in particolare la Tivù. Il Palazzo, dove si decide, dove agiscono coloro che decidono. Lontano dalla società. La Tivù, dove gli uomini politici, divenuti attori, si mostrano ai cittadini, trasformati in spettatori. E lanciano i loro slogan, elaborano e propongono la loro immagine.

Per questo, le piazze, dove è nata la democrazia hanno perduto visibilità. O meglio: avevano. Perché oggi sembrano ritornate. Luoghi affollati di manifestazioni politiche. Dove, alla vigilia delle elezioni regionali, non si manifesta per un candidato. Ma, perlopiù,  si protesta e si grida. NO.

No a Berlusconi e al furto della legalità. Sabato scorso. No alla sinistra e ai magistrati. Oggi. No al complotto contro la democrazia ordito da chi non accetta la volontà del popolo sovrano. E vorrebbe cacciare il leader eletto. Dal popolo sovrano.

Così le piazze si riempiono ancora. E il sospetto è che ciò avvenga perché il Palazzo è divenuto  -  ma soprattutto "appare" - troppo lontano dalla società. E cittadini non ne ascoltano più la voce. Il richiamo. Neppure quando è utile  -  al Palazzo. Alla vigilia del voto. Così, per paura del vuoto, si cerca di riempire le piazze. In modo da offrire lo spettacolo - e la voce  - della politica in Tivù, dove sulla politica è sceso il silenzio. Per legge.  In modo da mostrare il "popolo sovrano", che altrimenti esprime la sua sovranità una volta ogni tanto (oppure "ogni poco"), alle urne. Ed è evocato, ogni giorno, sotto forma di Opinione Pubblica, mediante percentuali, raccolte nei sondaggi. Ma la Democrazia ha bisogno di riti. Gli elettori, la "gente" non possono essere ridotti a numeri silenziosi, recitati in tivù, oppure dal leader. A conferma del proprio consenso personale.

Così si assiste al ritorno - intermittente - della piazza. Nell'epoca in cui trionfa la democrazia dell'opinione, serve a dimostrare che la democrazia non è un'opinione.

E che la democrazia  rappresentativa non se la passa troppo bene.

(19 marzo 2010)
da repubblica.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Omertutti
Inserito da: Admin - Marzo 27, 2010, 04:52:29 pm
26/3/2010

Omertutti

Massimo Gramellini

Il parroco che sa dov’è il cadavere della ragazza scomparsa e non lo dice. Il medico che sa chi lasciò morire in ospedale il detenuto drogato e non lo dice. L’appuntato che sa chi picchiò a morte in caserma l’altro carcerato e non lo dice. I ragazzi del bar che guardano il corpo rantolante di un ragazzo preso a botte da un teppista e non solo non fanno nulla per fermare l’aggressore, ma non si chinano nemmeno a prestare aiuto al ferito, continuando a bere e mangiare. La cronaca ci offre testimonianze di omertà a getto continuo. Pur nelle diverse gradazioni di responsabilità, ciò che unisce il parroco al medico, il medico all’appuntato e l’appuntato ai ragazzi del bar è il disprezzo per le leggi dello Stato in quanto provenienti, appunto, dallo Stato.

Un’entità che essi non riconoscono o comunque subordinano a un’altra molto più importante: la Chiesa, la corporazione, la famiglia, se stessi. Il proprio «particulare», come scriveva Guicciardini degli italiani già parecchi secoli fa. Questo è un Paese che da sempre non ha senso dello Stato perché lo Stato gli fa senso. Dai più viene percepito come un padrino insolente cui siamo costretti a versare il pizzo sotto forma di tasse e chiunque riesca a sottrarsi alla corvée è percepito quasi come un eroe. L’idea di appartenere a una comunità più vasta di una casta ci è sconosciuta. L’omertà di massa nasce da qui. Non tanto dalla mancanza di coraggio, ma da una compiaciuta ignoranza del proprio status di cittadini che dovrebbero avere una sola famiglia, lo Stato, e un solo confine, la legge.

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Mai dire sì
Inserito da: Admin - Aprile 04, 2010, 11:08:08 am
3/4/2010

Massimo Gramellini



Svelerò un piccolo segreto professionale. Quando un giornalista vi fa una domanda e voi rispondete «sì», per ragioni di spazio quella domanda diventerà la risposta. Sintesi corretta, persino ovvia. Però una cosa è leggere: «Cota, lascerà in magazzino gli scatoloni della pillola RU?» Risposta: «Sì». E un’altra: «Lascerò gli scatoloni delle pillole RU in magazzino». Poiché aspira a diventare la nuova dc, la Lega dovrebbe rivalutare ogni tanto il linguaggio criptico dei democristiani. Non era la spia di una mancanza o confusione di idee. Loro le idee le avevano talmente chiare che si guardavano bene dal farle sapere in giro.

Proprio per scongiurare il rischio di retromarce come quella che il governatore piemontese è stato costretto a compiere nelle ultime ore. Cos’avrebbero risposto un Piccoli, un Forlani o un Rumor al quesito sulle pillole che Belpietro ha rivolto a Cota in tv? «Intanto la ringrazio per la domanda. Non posso non considerare l’ipotesi di valutare in modo più approfondito una questione che richiede quel genere di coinvolgimento complessivo che saprà trarre beneficio da una pausa di riflessione alla quale intendo attenermi fermamente, nel rispetto della coscienza di tutti e di ciascuno».

Belpietro si sarebbe addormentato, e noi con lui, ma almeno il nome del nuovo governatore sarebbe finito sui giornali per altri motivi. Magari per la promessa di far fermare il Frecciarossa nella sua Novara, che un democristiano mai si sarebbe sognato di anticipare. Anche se - sia detto a onore di Cota - quello poi il treno lo avrebbe fatto fermare davvero.

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Targhe alterne
Inserito da: Admin - Aprile 06, 2010, 06:40:40 pm
6/4/2010

Targhe alterne
   
Massimo Gramellini

Il Pio Sodalizio dei Piceni, proprietario del palazzetto romano di via Campo Marzio in cui nacque Il Mondo di Pannunzio, non vuole che sul muro dello stabile campeggi una targa commemorativa. «Mai nei nostri palazzi sono state poste targhe collegate alle attività degli inquilini», hanno spiegato i Pii Sodali. Per loro un'attività vale l'altra: la rosticceria o il settimanale che ha cambiato la storia del giornalismo e della cultura italiana. Meglio che l'intelligenza rimanga sotto traccia. Una sua costante esposizione al pubblico, sia pure solo sotto forma di targa, potrebbe innescare effetti indesiderati sui passanti. Di intelligenza, nei 120 metri quadri della redazione del Mondo, ne transitava obiettivamente parecchia. Il redattore capo si chiamava Flaiano. E vi circolavano a mente libera Salvemini ed Ernesto Rossi, La Malfa e Salvatorelli, Carandini e Panfilo Gentile, Einaudi e Mario Ferrara (nonno di Giuliano), i giovani Scalfari e Spadolini. La sera andavano in via Veneto ad anticipare la Dolce Vita, ma sempre a schiena dritta di fronte al potere. Quando De Gasperi espresse il desiderio di conoscere il direttore Pannunzio, quell'orgoglioso sedentario gli fece rispondere: «Io qua sto». E «qua» erano i 120 metri quadri di via Campo Marzio.

«I profeti disarmati» - così venivano chiamati gli inquilini - erano liberali, laici e intellettuali. Chissà quale dei tre epiteti avrà maggiormente preoccupato il Pio Sodalizio. Ma è giusto così, la cultura evolve. Adesso a Roma le targhe si mettono davanti alla casa del Grande Fratello.

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La musica del cuore
Inserito da: Admin - Aprile 11, 2010, 11:18:47 am
10/4/2010

La musica del cuore

MASSIMO GRAMELLINI


L’agenzia di notizie Tiramisù, che attinge abitualmente alle lettere di «Specchio dei tempi», segnala la storia di un’anziana signora torinese, entrata nel salone de La Stampa per dettare il necrologio di una persona cara. Triste per l’incombenza affrontata, si avvia verso la porta, costeggiando gli scaffali dell’adiacente libreria. Vede due adolescenti, un maschio e una femmina, che sfogliano un libro da cui esce una musica lieve. Pensa che sarebbe un regalo perfetto per la nipotina e si avvicina allo scaffale dove i ragazzi hanno appena riposto il volume, ma non riesce a individuarlo fra tutte quelle copertine colorate.

Chiede aiuto alla coppia di adolescenti, che subito lo rintracciano e glielo porgono. Il libro suona davvero, però costa 12 euro e 90. Troppo per le tasche di una pensionata. La signora si allontana a passi lenti, ed è già quasi davanti all’uscita quando si sente toccare una spalla. Sono i ragazzi di prima e hanno un pacchetto in mano. «Tenga, per la sua nipotina». Mi dispiace non conoscere i nomi dei protagonisti. Altrimenti li avrei scritti in stampatello, per una elementare forma di par condicio: se invece di regalare il libro alla vecchietta, l’avessero rapinata, sarebbero stati sbattuti in prima pagina come simboli di una gioventù depravata. So bene che due ragazzini in libreria non rappresentano compiutamente una generazione. Ma nemmeno gli altri. Quelli che picchiano, rubano e stuprano. Dei quali però si parla sempre, al punto da indurre noi adulti a credere che esistano soltanto loro.

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Che barba, che noia
Inserito da: Admin - Aprile 16, 2010, 10:08:36 pm
16/4/2010

Che barba, che noia

Massimo Gramellini
   
L’immagine che lo consegna per sempre ai nostri ricordi è quella di un anziano gentiluomo in pigiama che a letto sfoglia la Gazzetta dello Sport, mentre accanto a lui la moglie soffia come un mantice, solleva le gambe a candela e borbotta «che barba che noia, che noia che barba». Ciò che distingue un genio dell’umorismo da un marito normale è la sua reazione.
Di fronte all’attacco più grave che ogni maschio sia chiamato a fronteggiare - l’incapacità di suscitare passioni - Raimondo Vianello non si scusa né accusa. Si limita a lanciare uno sguardo in tralice, senza mai perdere di vista il giornale. Il matrimonio che resiste nel tempo, sembra suggerirci il suo silenzio, consiste nella gestione oculata dei litigi e degli scoppi improvvisi di noia.

Raimondo non era solo la parte maschile della ditta Vianello & Mondaini, ma se oggi lo ricordiamo soprattutto così è per la sua decisione giovanile di annullare il proprio talento anarchico, che forse ne avrebbe fatto il Peter Sellers italiano, dentro i vincoli di un rapporto professionale di coppia, allegoria perfetta dei vantaggi e degli svantaggi che procura una vita coniugale felice. I fan del Vianello «single», quello macabro e surreale degli sketch censurati con Tognazzi, sostengono che il matrimonio con una milanese pragmatica e un po’ «sciura» come la Sandra abbia deviato il corso naturale della sua carriera, riducendo alla sola dimensione televisiva un attore che possedeva il dono raro dell’umorismo. Per i fautori del Vianello «matrimoniale» vale il discorso opposto: se avesse seguito il suo istinto di battutista allusivo sarebbe finito nel dimenticatoio, in questo Paese ben poco inglese che detesta gli umoristi perché applaude la risata grassa del comico e le improvvisazioni sguaiate della commedia dell’arte.

Dovunque sia adesso, Vianello sorriderà di certe dispute, senza mai staccare gli occhi dal giornale. Ogni uomo è la scelta che fa e la sua è stata di privilegiare l’aspetto borghese del proprio carattere. Aveva bisogno di vivere al riparo di una doppia cornice di sicurezza: economica e affettiva. La tv e la moglie. L’affetto munifico del pubblico (i suoi show del sabato sera, popolari senza essere volgari, facevano 20 milioni di spettatori) e quello materno di una donna da cui non ebbe figli, ma della quale forse un po’ lo fu.

In un mondo dello spettacolo abitato da troppe coppie che dichiarano di amarsi sul palco (vedi un’altra Sandra, la Bullock, alla cerimonia degli Oscar, una settimana prima del divorzio) e si dilaniano accanitamente in privato, Mondaini & Vianello hanno offerto l’interpretazione opposta e vincente di due persone che si punzecchiano di continuo davanti alla telecamera per ritrovarsi più unite a casa propria. Indimenticabili le sigle finali dei loro varietà degli Anni Settanta, quando davano l’impressione di correre a perdifiato l’uno fra le braccia dell’altra, ma sul più bello qualcosa faceva fallire l’aggancio: di solito qualcosa di macabro, con lei che lottava contro la morte e lui che si girava dalla parte opposta, visibilmente sollevato. Erano gli sposi d’Italia e il passaggio alle tv di Berlusconi aveva istituzionalizzato il loro matrimonio, trasformando Casa Vianello nel contenitore di tutti gli stereotipi della coppia tradizionale. Lui era il marito svogliato e addomesticabile, che risvegliava il suo istinto di predatore in presenza di ragazze provocanti, ma arrivato a un passo dall’adulterio si ritraeva sempre. Apparentemente per un equivoco o un capriccio del destino. In realtà, per l’adesione inconscia a un codice morale al quale non doveva essere del tutto estraneo il sentimento d’amore per la moglie, che pure non veniva mai esplicitato.

Sandra & Raimondo erano lo specchio deformato ma non infedele del matrimonio all’italiana. Nel loro ménage si riconoscevano milioni di piccolo borghesi, quando esserlo significava assomigliare a Vianello: benpensante, magari ipocrita, però mai trucido e volgare. È difficile immaginare che i litigi di una coppia cresciuta col Grande fratello abbiano i toni e le pause, soprattutto le pause, di quelli che sapeva imbastire lui. Il suo segreto è facile da scoprire, ma impossibile da copiare. Ci ha giocato fino all’ultima intervista: «Se tornassi indietro, rifarei tutto. Mi risposerei anche. Con un’altra, ovviamente».

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il rogo di Gomorra
Inserito da: Admin - Aprile 17, 2010, 04:41:58 pm
17/4/2010

Il rogo di Gomorra
   
MASSIMO GRAMELLINI

Sono d’accordo con l’Amato Premier. La mafia italiana è appena la sesta nel mondo (il prossimo anno non parteciperà neanche alla Champions), la sua fama è tutta colpa di «Gomorra». Che in realtà parla di camorra ed è pubblicato dalla casa editrice dell’Amato. Ma sono quisquilie.
Piuttosto: perché fermarsi a Saviano, dico io. Si chiami il ministro fuochista Calderoli e gli si commissioni un bel falò per buttarci dentro altri libri disfattisti. Comincerei dai «Promessi sposi»: tutti quei bravacci e signorotti arroganti, che agli stranieri suggeriscono l’immagine fasulla di un Paese senza regole, dove la prepotenza e la furbizia prevalgono sul diritto.

E «Il fu Mattia Pascal»? Vogliamo continuare a diffondere la favola negativa dell’uomo che cerca un legittimo impedimento per potersi fare i fatti suoi? Nel fuoco, insieme con «La coscienza di Zeno», un inetto che non riesce nemmeno a liberarsi del vizio del fumo, quanto di più diseducativo per una gioventù che ha bisogno di modelli positivi come il vincitore di «Amici».

Porrei quindi rimedio alla leggerezza sconsiderata del «Gattopardo». «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».
Hai trovato la formula segreta del potere e la spiattelli in giro così? In America nessun romanzo ha mai raccontato la ricetta della Coca-Cola. Nel fuoco anche Tomasi di Lampedusa: con quel cognome da nobile sarà di sicuro comunista. E poi «Il nome della rosa». Morti e sesso torbido in un monastero. Di questi tempi! Il nome della Rosa è Pantera. Il resto al rogo. Su con quelle fiamme e linea alla pubblicità.

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Impagabile
Inserito da: Admin - Aprile 21, 2010, 07:52:31 am
21/4/2010

Impagabile

di Massimo Gramellini


Oggi per me la notizia più importante del mondo è che Dario Brazzo è sceso in garage e si è impiccato. Aveva 50 anni e faceva l’imbianchino a Villadose, provincia di Rovigo, nel Nordest dove i soldi crescevano e adesso non si trovano più. Accanto al cadavere, un biglietto. Dario Brazzo chiede scusa ai figli e ringrazia polemicamente i tre debitori che, rifiutandosi di saldare il conto delle sue prestazioni professionali, lo hanno mandato in rovina. Chissà se quei tre dormiranno male, stanotte. Temo che continueranno a sentirsi perfettamente a loro agio in questa società fondata sui mutui, nella quale sopravvivono soltanto i furbi. Quelli che incassano subito e non pagano mai.

Uno pensa ai bisticci di potere con cui giornali e tivù si riempiono la pancia e ne coglie la sostanziale irrilevanza rispetto alle riforme di cui ha fame la gente vera. Fra queste la trasformazione della giustizia civile in qualcosa di giusto e di civile, che permetta per esempio a un imbianchino con moglie e figli a carico di ottenere ciò che gli spetta, la ricompensa del suo lavoro, senza dover aspettare un’era geologica. Ingannato e umiliato da chi ha usufruito dei suoi servizi e ora, consapevole della propria impunità, lo irride trattandolo come uno che chiede l’elemosina.

Così chi aspetta i soldi muore, mentre chi deve darli campa benone e fa pure la vittima e il nullatenente.

Costoro hanno tutto il nostro disgusto, ma tanto non sanno che farsene. Avrebbero bisogno di uno Stato che mordesse loro le tasche, visto che l’anima, quella l’hanno perduta da un pezzo.

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Ma che storia
Inserito da: Admin - Aprile 24, 2010, 11:22:48 pm
23/4/2010

Ma che storia

Massimo Gramellini

Dopo le dimissioni di Ciampi, motivate da diplomatiche ragioni di stanchezza, anche Zagrebelsky, Gregoretti e Dacia Maraini meditano di lasciare il comitato dei garanti per le celebrazioni dell'Unità d'Italia, liberando quell'impotente consesso dal peso ingombrante della cultura. Perché a questo dovevano servire i festeggiamenti: a restituire agli italiani un minimo di conoscenza della propria storia. Ci si può dividere fra sabaudi e borbonici, unitari e federalisti, partigiani e repubblichini. Ma solo dopo aver saputo chi diavolo fossero tutti costoro. E cosa potrà mai saperne chi, come Bossi jr, afferma che «il tricolore identifica un sentimento di 50 anni fa», cioè gli Anni Sessanta, periodo di contestazioni studentesche nel quale il tricolore era semmai disprezzato come feticcio borghese? O quel sindaco veneto che per la festa della liberazione dal nazifascismo (1945) vorrebbe sostituire «Bella ciao» con le canzoni del Piave che gli alpini cantavano durante la prima guerra mondiale (1915-18)?

L'ignoranza è la dannazione d'Italia dal giorno della sua nascita. La novità è che adesso la si esibisce con orgoglio, recitando quattro frasi lette su un opuscolo. Come la storia di ogni altra nazione, la nostra ha ospitato orrori ed eroi, la deportazione dei briganti meridionali nelle fortezze alpine, ma anche il sacrificio di tanti giovani morti con l'Italia sulle labbra. Meriterebbero di essere ricordati con più rispetto: per la lingua e la memoria di un Paese che non farà mai i conti col suo passato fino a quando continuerà a oscillare fra il revisionismo e la retorica.

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il mondo alla rovescia
Inserito da: Admin - Aprile 28, 2010, 09:04:03 am
28/4/2010

Il mondo alla rovescia

Massimo Gramellini

Un signore anziano dall’aria mite viene trascinato in auto da uomini col passamontagna sul viso, mentre sull’altro lato della strada centinaia di persone piangono, si disperano, urlano il suo nome.

Sembra l’incubo kafkiano di ogni persona perbene. Invece è il dramma di Reggio Calabria, parte dello Stato italiano da 150 anni, dove la gente blocca il traffico per applaudire il padrino della ’ndrangheta Giovanni Tegano invece della polizia che lo ha appena arrestato.

Le foto di quella folla sono un trattato di sociologia. Bulli addobbati come Corona, con le braccia tatuate e gli occhiali da sole rovesciati. Bambini inerpicati sulle spalle dei padri, affinché possano godersi meglio lo spettacolo. E donne di ogni genere che strillano ai poliziotti: «Così traumatizzate i ragazzi!», quasi che il trauma sia la cattura del boss, non i suoi delitti. Poi dalle retrovie si solleva un urlo solitario, ripetuto ossessivamente come uno spot: «Tegano uomo di pace!». Dicono sia sua cognata. Nessuno si erge a zittirla e meno che mai a contestarla. E’ evidente che le sue parole sono condivise in quel contesto dove lo Stato è un ospite impiccione che ogni tanto si fa bello con qualche arresto, ma non incide nella vita di ogni giorno. Non dà lavoro a tuo figlio - l’uomo di pace sì.

Non ti trova un posto in ospedale - l’uomo di pace sì. Non punisce chi ti ha offeso - l’uomo di pace sì. Adesso che lo hanno tolto di mezzo, chi garantirà la pace? Questa sembra essere l’unica preoccupazione di quella folla. Questo è ciò che ce la rende così lontana. Straniera.

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Licenza di uccidere
Inserito da: Admin - Maggio 01, 2010, 10:19:57 am
29/4/2010

Licenza di uccidere
   
Caro Gramellini,
ho sentito il bisogno di scriverle perché vorrei che dedicasse un Buongiorno a questa storia. Sabato scorso, alle 2,45, mentre viaggiavo di ritorno con altri tre amici da un concerto sull'autostrada A4 nei pressi di Desenzano, la mia auto è stata colpita da un'altra. Il tutto è stato velocissimo: la Renault Clio che mi precedeva ha sbandato a velocità funambolica e dopo avermi urtato ha colpito violentemente il muro, finendo la tragica corsa contro il guardrail.
Sia io (che guidavo), sia i miei amici, dopo aver preso coscienza di essere ancora miracolosamente vivi, ci siamo resi conto che per chi era sulla Renault non ci sarebbe stato nulla da fare. Quand’ecco sfrecciare a pochissimo dalla nostra auto una «Bmw X5», completamente distrutta e fuori controllo, che si sarebbe fermata a circa 100 metri. Accosto e ci precipitiamo su ciò che resta della Clio. La scena fa tremare le gambe: cercando di raggiungere l’auto non mi rendevo conto che facevo un passo avanti e uno indietro rimanendo nello stesso esatto posto.
Prendo coraggio e mi avvicino all'auto dove vedo un angelo con una pettorina da volontario 118. Mi chiede aiuto per estrarre un bambino che respira a stento, ma respira. L'angelo fa il possibile per il piccolo, io tornato ormai cosciente lo aiuto con più «disinvoltura». Due miei amici chiamano i soccorsi, mentre l'altro ci presta aiuto con il bambino. Dopo interminabili attimi arrivano i soccorsi, prendono il piccolo e corrono via. Tutti sperano e pregano per la sua vita. L’angelo, con la stessa gentilezza con cui era arrivato, se ne va, facendoci un grande «in bocca al lupo».
Ora resta da capire chi è il conducente della Bmw e la dinamica dell'incidente. Nel frattempo mi dicono che il ragazzo della «X5» sta bene e ha dichiarato il «mea culpa» per un colpo di sonno. Ora è tutto chiaro: la Renault che ci ha colpiti era stata precedentemente centrata, a una velocità molto elevata, dalla Bmw. Arriva la polizia, mi chiede ciò che avevo visto e mi fa fare tutti i test del caso, che risultano ovviamente negativi. Intanto l'investitore dichiara anche agli agenti che tutto è accaduto per un colpo di sonno, ma la sua rilevazione all'etilometro segna 1,47: tre volte il massimo concesso. Ci sembra il minimo pensare che l’Assassino passerà la sua vita in prigione, siccome ne ha tolte due e un’altra è attaccata a un filo, in più era ubriaco e viaggiava a una velocità da circuito.
Domenica sera il piccolo non ce l'ha fatta ed è tornato tra le braccia di mamma e papà. I morti, quindi sono tre: una famiglia intera. Poi ieri sera al telegiornale sento che il pluriomicida è stato rilasciato! Questo è «il dramma nel dramma» non credo di essere crudele con quel ragazzo trentenne che per un miracolo non ha ucciso anche me e i miei amici. Ma come si può rilasciare quella persona dopo tutto quello che ha commesso? Per di più non era la prima volta che guidava ubriaco! Mettiamoci nei panni dei familiari, hanno perso una giovane coppia con un bellissimo bambino e inoltre devono subire questo pesante schiaffo morale? Chiedo anche da parte loro giustizia.
Sono un giovane di 19 anni, è questo l'esempio che la magistratura e lo Stato italiano mi vogliono dare?

FRANCESCO DADONE

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Massimo Gramellini


Caro Francesco,
non avevo mai letto il racconto in presa diretta di una strage del sabato sera e mi è sembrato giusto lasciargli la prima pagina. Immagino quanti genitori avranno seguito con un brivido di angoscia il film che prendeva forma dalle tue parole. Chissà che la tua esperienza non riesca a far scivolare una goccia di consapevolezza nella zucca alterata di chi solca le strade del fine settimana come se fossero rodei e, dopo aver perso il controllo di se stesso, perde quello della vettura, finendo col far perdere la vita agli altri.
Il pirata di Desenzano non è stato rilasciato: si trova agli arresti domiciliari. Comprendo che il tuo animo indignato non colga la differenza: questo genere di delitti viene percepito come un vero e proprio omicidio, e il posto degli assassini è la galera. Ma i reati colposi non prevedono la permanenza in carcere e ogni tentativo di riconoscere il «dolo eventuale» (chi guida ubriaco a 200 l’ora si mette volontariamente nelle condizioni di uccidere) è finora fallito. Per rimediare a questa lacuna, il legislatore ha almeno aumentato le pene: nel caso in questione (omicidio colposo plurimo con guida in stato di ebbrezza) è prevista la reclusione da 5 a 15 anni. Resta incomprensibile la mancanza di prevenzione. Al tuo investitore era già stata sospesa la patente per ben due volte. Come mai si trovava di nuovo al volante di un bolide? Avrebbe meritato qualche anno di squalifica. Il minimo che possiamo augurarci è che, quando tornerà in libertà, gli consentano di salire solo sui sedili posteriori.

da lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Con quelle facce un po' così
Inserito da: Admin - Maggio 08, 2010, 03:05:52 pm
8/5/2010

Con quelle facce un po' così
   
MASSIMO GRAMELLINI

Il bollettino della repubblica di Cialtronia, della quale siamo sudditi attoniti, assegna un riconoscimento alle persone che nel corso della settimana hanno cercato di risollevare il morale del popolo con esibizioni strepitose di facce di tolla. Terzo premio (Faccina di Tolla) all’ex ministro Scajola. L’uomo dalla lingua irrefrenabile che diede del «rompicoglioni» al professor Biagi e persino a Galileo.

Quello che alla vigilia del G8 di Genova, per scongiurare le incursioni dei No Global da Francia e Svizzera, si impegnò a intensificare il «controllo delle fioriere». Stavolta si è limitato a comprare un appartamento di quasi 200 metri quadri con vista sul Colosseo al prezzo di un trilocale di periferia, mentre il grosso della cifra veniva aggiunto a sua insaputa da un benefattore anonimo, anzi Anemone.

Secondo premio (Faccetta di Tolla) all’architetto Zampolini, il sodale di Anemone che, per giustificare il transito di un milione e mezzo di euro sul suo conto, dichiara ai giudici di aver venduto a un misterioso compratore iraniano alcuni lingotti d’oro, ereditati dal padre contadino (il quale li avrà trovati zappando il Campo dei Miracoli). Primo premio (Faccissima di Tollissima) al consigliere milanese Milko Pennisi, arrestato mentre incassava una tangente da diecimila euro davanti al Comune. L’ho fatto, dice ora ai giudici, perché si avvicinava Natale e avevo bisogno di fare regali sempre più costosi ai miei familiari. Povera stella. Il dramma è che la sua, forse, non è neanche una bugia.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. L'arma disarmante
Inserito da: Admin - Maggio 15, 2010, 12:30:55 pm
15/5/2010

L'arma disarmante

Massimo Gramellini

La settimana scorsa, la maestra napoletana Maria Marcello si era tuffata in una zuffa di bambini per separarli ed era stata colpita da un calcio che le aveva fracassato la milza. Al risveglio dall’operazione, le sue prime parole erano state irrituali: voleva rivedere il piccolo che l’aveva mandata all’ospedale e perdonarlo. Ieri il bambino le ha spedito una lettera di scuse, un mazzo di fiori e il vangelo della sua prima comunione. Libro Cuore? Può darsi.

Per me quella maestra è una rivoluzionaria e ha raccolto il frutto di un gesto non buonista, ma anticonformista. Esiste oggi qualcosa di più banale che vendicarsi delle offese subìte? Pare sia rimasta l’unica regola morale accettata da tutti: ogni torto va riequilibrato con un’offesa di segno uguale e contrario. Centinaia di film gialli e di curve ultrà non fanno che ripetercelo di continuo: l’onore, la giustizia e il rispetto si ottengono soltanto con la ritorsione. Un bambino ti spacca la milza? Che sia cacciato dal consesso urbano, umiliato lui e la sua famiglia. Così il bimbo crescerà avvelenato contro il mondo, in preda a un astio vittimista che i familiari non mancheranno di alimentare. Poi arriva una maestra da 1100 euro al mese che dice: «Ti perdono». E lo scenario di colpo si ribalta. Perché come fai a sentirti ancora vittima della società, quando la «tua» vittima ti chiede di stringerle la mano?
Il perdono è l’arma disarmante. Non puoi farci nulla: ti vince, ti conquista, ti redime. Ed è una medicina che alleggerisce il cuore di chi lo riceve, ma ancor più quello di chi lo offre.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41



Titolo: Massimo GRAMELLINI. I profughi dello yacht
Inserito da: Admin - Maggio 26, 2010, 03:39:29 pm
26/5/2010

I profughi dello yacht

Massimo Gramellini

Ai lettori che vivono con preoccupazione la crisi economica vorremmo segnalare un dramma nel dramma. Quello di Elisabetta Gregoraci, moglie di Flavio Briatore e mamma del di lui erede, Falco Nathan. «Al mio piccolo manca lo yacht», è il grido di dolore che la donna ha affidato a un settimanale. «Da quando siamo stati costretti ad abbandonare la barca, il bambino piange spesso, non è più sereno come prima». Segue un racconto dettagliato e crudele: dopo la nascita del pargolo, la famiglia Briatore è costretta ad accamparsi su uno yacht con 12 persone di equipaggio e 63 metri di parquet. Una sistemazione di fortuna, in attesa che finiscano i lavori della nuova abitazione, che sorgerà in località defilata: Montecarlo. Ma ecco sopraggiungere i finanzieri a sirene spiegate, con l’accusa di contrabbando e frode fiscale. I profughi dello yacht devono scendere a terra e riparare in un attico di Londra, dove il clima è meno mite e il pavimento neanche ondeggia.

Siamo sicuri che milioni di donne si immedesimeranno nell’incubo della signora Briatore. È tale il terrore che i loro figli possano soffrire il trauma della perdita dello yacht che hanno preferito abituarli fin da subito a condizioni di vita meno precarie: una culla ricavata nella stanzetta della nonna. Da parte nostra - oltre a offrire al piccolo Falco Nathan la più incondizionata solidarietà per i decenni a venire - ci domandiamo se la sua mamma abbia una minima percezione della realtà che la circonda.

Ma forse sullo yacht si captava soltanto il Tg1.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Saviano purché francescano
Inserito da: Admin - Giugno 03, 2010, 04:40:19 pm
3/6/2010

Saviano purché francescano

Massimo Gramellini

Fino a quando lo affermavano politici prevenuti e intellettuali invidiosi, si poteva sorvolare. Ma ora che persino un punto di riferimento per le masse come il centravanti milanista (e napoletano) Borriello accusa Saviano di «aver lucrato sulla mia città», la questione si fa maledettamente seria. È giusto che uno scrittore possa acquisire fama e denaro parlando di camorra, come un centravanti facendo dei gol? Nel suo ultimo disco il musicista partenopeo Daniele Sepe - meno conosciuto di Borriello perché non si è mai fidanzato con Belen - rinfaccia a Saviano: «Hai fatto fortuna, ma chi ti paga è il capo dei burattinai», come se fosse la berlusconiana Mondadori ad aver arricchito il suo autore e non viceversa. Eppure basta bighellonare fra i blog che commentano le parole di Borriello per accorgersi che tanti la pensano come lui e paragonano Saviano a «uno che fa beneficenza e va a dirlo in giro».

In questo Paese cattolico e contadino, che pensa al denaro di continuo ma non smette di considerarlo lo sterco del demonio, è passato il principio che argomenti nobili come la legalità e la giustizia sociale vanno maneggiati in incognito e senza percepire compensi di mercato. Briatore può farsi docce di champagne su tutti gli yacht che vuole: è coerente col personaggio. Ma Santoro non deve guadagnare come Letterman né Saviano come Grisham, perché da chi sferza il malcostume gli italiani pretendono voto di povertà. A noi gli eroi piacciono scalzi e sfigati, per poterli compatire e sentirci più buoni. Così dopo votiamo i miliardari con maggiore serenità.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Commissaria, Uè
Inserito da: Admin - Giugno 08, 2010, 10:20:21 am
8/6/2010

Commissaria, Uè

Davvero strampalate le motivazioni con cui la commissaria Ue alla Giustizia, Viviane Reding, ha imposto all’Italia di equiparare entro il 2012 l’età pensionabile di uomini e donne. «C’è una sentenza della Corte Europea e in democrazia le sentenze si rispettano» ha almanaccato.
Già qui ci sarebbe parecchio da eccepire (le sentenze sono uno stato d’animo: rispettabile, certo, ma non necessariamente da rispettare), se non fosse che preferiamo lasciare il dovere di replica a chi di queste cose se ne intende: Previti o Ghedini. Ma l’algida signora raggiunge il colmo della tracotanza quando si spinge ad affermare che le direttive sull’equiparazione dell’età pensionabile risalgono al 1990 e l’Italia non può fare l’offesa o la sorpresa, «dato che ha avuto vent’anni di tempo per mettersi in regola».

E con ciò? Abbiamo i nostri ritmi. E pratichiamo come nessun altro la sofisticata arte del rinvio. Perché fare oggi quel che si può fare domani e che potrebbe non essere più necessario dopodomani? Perché dire di colpo la verità, come ha appena fatto il premier inglese («Il nostro stile di vita cambierà»), se si può continuare a mentire tranquillamente alla giornata? Perché ottemperare subito a un obbligo, rinunciando alla possibilità sempre auspicabile di una proroga o, meglio ancora, di un condono? Par di conoscerla, questa Reding.

Il genere di persona che paga i bolli prima che scadano, chiede gli scontrini ai negozianti e vive nell’ossessione delle regole. Verrebbe proprio voglia di mandarla in pensione. E ce la manderemo, prima o poi. Fra una ventina d’anni.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Madame Costituzione
Inserito da: Admin - Giugno 13, 2010, 12:07:29 pm
10/6/2010

Madame Costituzione

Massimo Gramellini.

Per dirottare la rabbia dei clienti su un capro espiatorio in carne e ossa, i Grandi Magazzini dei romanzi di Pennac avevano ingaggiato Monsieur Malaussène: sua era sempre la colpa dei guasti, degli imprevisti, dei disservizi. Le aziende vere lo hanno imitato, inventandosi i call center: sfogatoi della nostra impotenza a ottocento euro al mese. Anche Berlusconi era in cerca di un Malaussène, di un call center contro il quale scaricare la sua rabbia. E l’ha trovato. Conoscendo i suoi gusti, non poteva che essere una femmina.

Madame Costituzione.

Dopo la scomparsa dei genitori, Catto e Comunista, la signora si è data un solo scopo nella vita: mettere i bastoni fra le ruote al rivoluzionario di Arcore, che anche ieri si è definito «un imprenditore provvisoriamente prestato alla politica»: da sedici anni, perché in Italia nulla è più definitivo del provvisorio.

Lui vuole fare il capufficio della libertà? E lei gli ricorda che il presidente del Consiglio è un ministro come gli altri.
Lui vuole ridurre - per il nostro bene - i poteri di giudici e giornalisti? E lei, pedante: non si può, non si può. Lasciami almeno sgravare le imprese da «lacci e lacciuoli», la implora.

Niente, non gli concede nemmeno quello: Madame è una radical-chic d’altri tempi, una specie di Camilla Cederna in formato cartaceo.
Nel corso della sua esistenza eroica Berlusconi ha combattuto e vinto contro tanti nemici, ma si trattava di esseri umani.

Cosa può fare, persino un semidivino come lui, contro questa Piovra immateriale che si nutre di regole fatte della stessa sostanza degli incubi?

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La truffa morale
Inserito da: Admin - Giugno 17, 2010, 09:19:48 am
17/6/2010

La truffa morale

Massimo Gramellini

Una lettrice racconta di aver ricevuto dal padre, in punto di morte, una confessione che l’ha stupita e confusa. L’anziano signore era stato un professore di latino e greco stimato e temuto da tutti per la sua intransigenza. Il classico duro capace di annullare il compito in classe allo studente sorpreso a consultare un foglietto. Ma il giorno degli esami di maturità il «prof» implacabile si trasformava nel più imprevedibile degli alleati. A turno i maturandi uscivano dall’aula per recarsi in bagno. E in un angolo buio del corridoio trovavano lui, che consegnava a ciascuno la versione già tradotta. Ma non la stessa per tutti. Una versione personalizzata e con l’handicap. I meritevoli ricevevano un testo impeccabile. I meno bravi uno sporcato da un paio di errori, che per gli scarsi salivano a quattro e per i pelandroni a cinque: al di sotto della sufficienza. Il professore comunicava a ogni ragazzo il numero di errori presenti, così anche il peggiore avrebbe potuto salvarsi, se fosse stato abbastanza bravo da trovarli.

Alla figlia, prima di morire, il vecchio ha spiegato che negli esami l’emotività gioca brutti scherzi, mentre con il suo metodo venivano riconosciuti i meriti e i demeriti accumulati durante l’anno. In sostanza quell’insegnante integerrimo metteva in piedi ogni estate una truffa con l’intima convinzione di rispettare una regola superiore di moralità. Non riesco a trovare una rappresentazione più efficace dell’essenza italiana. Una parte di me condanna quel professore. Ma dev’essere una parte norvegese o austro-ungarica, non fateci caso.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il grande Embè
Inserito da: Admin - Giugno 19, 2010, 09:21:30 am
18/6/2010

Il grande Embè

Massimo Gramellini
   
Della motivazione con cui il tribunale di Firenze ha negato la libertà provvisoria a due comandanti delle ferocissime Truppe d’Appalto (Balducci & De Santis) mi ha colpito l’ultima riga: «Gli indagati mostrano una evidente carenza di percezione della antigiuridicità del proprio comportamento». Insomma, dopo mesi di cella, i signori della Cricca continuano a non capire cos’hanno fatto di male. Anche il caso Scajola e le recenti dichiarazioni dell’ex ministro Lunardi rivelano uno stile di vita allucinante percepito come assolutamente normale. La famosa filosofia dell’Embè. Ho ristrutturato casa a un amico, embè? L’amico ha dato un lavoro a mio figlio, embè? Mio figlio ha messo su una società con la moglie dell’amico, embè? Un embè tira l’altro e alla fine tutti confluiscono nel Grande Embè che rischia di sommergerci. Perché Balducci e De Santis non sono schegge impazzite, ma espressioni estreme di un atteggiamento diffuso: il primato delle relazioni sulle capacità, delle conoscenze sulla conoscenza. Chi entra in contatto con un ente pubblico non si chiede neanche più quali siano le procedure. La sua unica preoccupazione è: conosco qualcuno lì dentro? Il morbo ha invaso persino i recinti sacri della giustizia, dove l’avvocato più ricercato non è quello che conosce la legge, ma quello che conosce il giudice.

«L’Italia è tutta un frou frou di do ut des» scriveva lo scrittore Enzo Siciliano, assiduo frequentatore delle terrazze romane, altamente specializzate in materia. Non immaginava di avere coniato l’epigrafe delle mille cricche d’Italia.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Mediocrità azzurra specchio del Paese
Inserito da: Admin - Giugno 21, 2010, 04:17:46 pm
21/6/2010

Mediocrità azzurra specchio del Paese
   
MASSIMO GRAMELLINI

Fra coloro che ieri davanti alla tv imputavano a Marcello Lippi di aver assemblato la sua mestissima Nazionale privilegiando i sudditi ai condottieri c’erano molti italiani che nella vita di tutti i giorni purtroppo si comportano allo stesso modo.

Dirigenti d’azienda, titolari di negozi e responsabili di «risorse umane» che sul lavoro privilegiano la fedeltà al talento, l’affidabilità all’estro e il passo del pedone alla mossa del cavallo. Intervistati, risponderebbero anche loro come Lippi: «Non abbiamo lasciato a casa nessun fenomeno». Ma è una bugia autoassolutoria che accomuna quasi tutti coloro che in Italia gestiscono uno spicchio di potere e lo usano per segare qualsiasi albero possa fargli ombra: è così rassicurante passeggiare splendidi e solitari in mezzo ai cespugli, lodandone l’ordine perfetto e la silente graziosità.

L’abbattimento di ogni personalità dissonante viene chiamato «spirito di squadra».Maè zerbinocrazia. Tutti proni al servizio del capo, è così che si vince. Eppure la storia insegna che il capo viene tradito dai mediocri, mai dai talenti. I quali sono più difficili da gestire, ma se motivati nel modo giusto, metteranno a disposizione del leader la propria energia. La Nazionale di Lippi assomiglia alla Nazione non perché è vecchia, ma perché privilegia, appunto, i mediocri. Averli avuti ieri in panchina, certi vecchi! Contro i goffi neozelandesi sarebbe servito più un quarto d’ora di Totti o di Del Piero che una vita intera di Iaquinta, Pepe e Di Natale, tre bravi figli che, con tutto il rispetto, se hanno giocato anni e anni nell’Udinese, una ragione ci dovrà pur essere. I pochi campioni veri, da Buffon a Pirlo, sono zoppi. Oppure vecchie glorie che si rifiutano di andare in pensione, come l’imbarazzante Cannavaro che ha più o meno l’età di Altafini e forse avrebbe fatto meglio a presentarsi in Sudafrica anche lui nelle vesti di commentatore.

C’è, naturalmente, anche la questione dei giovani. La follia antistorica di questa Nazionale e di questa Nazione non consiste tanto nel continuare a lasciar fuori i Cassano, ma i Balotelli. Non i talenti troppo a lungo incompresi o compresi solo a metà, ma quelli ancora acerbi che chiedono solo un’occasione per sfondare e, non ricevendola, spesso emigrano in cerca di fortuna. Balotelli è il loro simbolo e non solo per via del colore della pelle, che ne fa l’italiano di domani. Lo è perché a vent’anni ha già vinto Champions e scudetti, e ha un fisico e un talento che ne fanno un predestinato, imparagonabile agli smunti replicanti dell’attacco azzurro. Eppure per lui non si è trovato un posto neppure nel retrobottega. Mi rifiuto di credere che un capufficio dell’esperienza di Lippi non sappia riconoscere la differenza fra un fuoriclasse potenziale come Balotelli e i bravi mestieranti che si è portato appresso. Ma il successo rende sordi al buonsenso. Ci si illude di poter vincere meglio da soli, muovendo pedine inerti sulla scacchiera. Poi quelle pedine si rivelano di burro e alla fine ci si ritrova soli, con un po’ di unto fra le dita.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Un Paese senza futuro
Inserito da: Admin - Giugno 25, 2010, 10:19:44 am
25/6/2010

Un Paese senza futuro
   
MASSIMO GRAMELLINI

È da mesi che in tutti i tinelli d’Italia stiamo scrivendo questo articolo. La vita non è quasi mai un romanzo, ma un concatenarsi di eventi prevedibili.

Persino in una scienza inesatta come il calcio. Se giochi contro squadre più scarse che ti costringono a fare gioco, tu che un gioco non lo hai mai avuto, perdi (parola di Gianni Brera, nei secoli dei secoli). Se hai vinto un campionato del mondo e ne affronti un altro con lo stesso gruppo, perdi (Pozzo rivinse perché cambiò 9 giocatori su 11 e dei due sopravvissuti uno si chiamava Peppin Meazza). Se lasci a casa i pochi artisti che ti passa il convento perché sono impegnativi da gestire e tu invece trovi più comodo far marciare in riga dei soldatini, perdi. Se mandi in campo uno stopper di trentasette anni che è stato una diga in gioventù, ma adesso verrebbe saltato in velocità anche da una lumaca obesa, perdi. Se là dove giocavano i Baggio e i Vieri - ma anche solo i Toni e i Totti di quattro anni fa - metti Iaquinta e Di Natale, con tutto il rispetto, perdi. Se chiami Pepe invece di Balotelli e poi ti arrabbi in mondovisione perché non riesce a saltare l’avversario, perdi e ti fai anche ridere dietro. Se nelle amichevoli prima dei Mondiali l’unico attaccante che ti fa gol è Quagliarella e tu non lo fai giocare. Se negli allenamenti l’unico attaccante che ti fa gol è Quagliarella e tu continui a non farlo giocare. Se metti in campo Quagliarella nel secondo tempo dell’ultima partita per disperazione e lui ti fa un gol, forse due, più un altro salvato sulla linea, perdi: ed è pure giusto. Perché il dovere di un condottiero durante una battaglia (scusate il linguaggio bellico, ma il calcio ha sostituito le guerre fra i popoli cosiddetti evoluti) è comprendere quale dei suoi uomini sia baciato in quel momento dalla grazia e lanciarlo nella mischia sovvertendo le gerarchie e le simpatie. Come Totò Schillaci a Italia 90, che pure finì male, ma non così male. Così male - ultimi in classifica nel girone eliminatorio - non era finita mai.

Lippi presuntuoso, Lippi confuso, Lippi logoro: il tiro al bersaglio è fitto ma durerà poco. Gli abitanti della città delle emozioni (noi) hanno l’indignazione facile, però a smaltimento rapido. Il fantasma della Corea inseguì il c.t. Mondino Fabbri fino alla tomba. Quello della Slovacchia svanirà dopo il primo gol della nuova Nazionale di Prandelli. Non portare Balotelli in Sudafrica è servito almeno ai giornali per poter titolare speranzosi nei prossimi giorni: l’Italia riparte da Balotelli. In realtà bisognerebbe ripartire dal rafforzamento dei settori giovanili e dalla ristrutturazione degli stadi, mostri polverosi e semivuoti, abbandonati dalla piccola borghesia che non se li può più permettere. Investire sugli uomini e sulle strutture. Sembra una delle tante prediche inutili intorno all’economia italiana. I problemi sono gli stessi e si riducono a uno: assenza di visione del futuro. In questa Italia alla deriva, dove nessuno ha tempo e voglia di programmare, si prediligono le soluzioni spicce. La Corea fu uno choc profondo in un Paese ancora parzialmente serio e portò all’autarchia calcistica, con l’esclusione di oriundi e stranieri dal campionato. La Slovacchia è uno choc evaporabile e in un mondo senza più frontiere condurrà semmai alla decisione opposta: far passare per italiano anche chi non lo è. Possibile che Messi e Milito non abbiano nemmeno una nonna di Castel Volturno?

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La vespa casta
Inserito da: Admin - Luglio 13, 2010, 10:12:24 am
13/7/2010

Massimo Gramellini

La vespa casta
   
La cena degli ultracorpi a casa Vespa è stata scandagliata in ogni particolare. Tranne uno, dato evidentemente per scontato: cosa ci faceva Vespa? I giornalisti non dovrebbero organizzare cene per i potenti, né parteciparvi se non in incognito, con parrucca e registratore incorporato, per poi raccontarle sul giornale. Vespa festeggiava le nozze d’oro col mestiere, ma anziché gli amici ha invitato banchieri, politici e porporati: la controparte. È vero che il portiere della Spagna mundial ha baciato in diretta la fidanzata che lo stava intervistando, però Silvio e Vespa non hanno vinto nulla e non sono neanche fidanzati, almeno ufficialmente.

Niente di personale: intorno al biscotto del Potere ronzano vespe di ogni colore e d’estate a Roma fioriscono terrazze dove il critico contende un groviglio di bucatini al regista del film che dovrà recensire e il politico di sinistra suggerisce all’editorialista di sinistra che cosa scrivere nel prossimo articolo che il pubblico di sinistra non leggerà. Nessun governo dichiarerà mai illegale questo genere di intercettazioni. Però non stupiamoci se i nostri padroni, lettori e telespettatori, ci considerano parte di quella stessa Casta dalla quale, a parole, prendiamo le distanze. Chi si autodeclassa da campanello d’allarme a carillon toglie credibilità alle battaglie sulla libertà di stampa. Quel che è peggio, ne toglie all’immagine di una categoria composta in maggioranza da persone che a cena con i potenti non ci vanno, non foss’altro perché non vanno a cena, dovendo restare nelle redazioni fino a notte fonda.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Le Idi di Luglio
Inserito da: Admin - Luglio 17, 2010, 11:09:35 am
17/7/2010

Le Idi di Luglio
   
MASSIMO GRAMELLINI


Ave direttore, attraverso il Suo giornale intendo denunciare l'uso improprio che in questi giorni si sta facendo del mio nome. Mi ritrovo coinvolto in resoconti bizzarri, tirato in ballo da individui a me del tutto ignoti. «Amm'a vedé Cesare» (ma che lingua è, sannita?).
«Credo che il dossier sia arrivato nelle stanze di Cesare, i tribuni ne hanno già dato notizia». (Chiacchieroni perditempo, prima o poi li caccio e metto al loro posto una vestale). «Marcello parla anche a nome di Cesare». Alt. E chi sarebbe questo Marcello che parla a mio nome? Il glorioso console che conquistò Siracusa o il noto bibliotecario che tiene i contatti con Palermo? Ce n'è uno che si spaccia per mio cugino: gli dedicherò il «De bello pallico», una raccolta di barzellette lapidarie (la mia preferita è «Veni vidi Ici», dedicata al federalismo fiscale). Un altro tira in ballo la storia del «vice Cesare» e qui non vorrei sembrarle petulante, ma visto che sull'argomento ho già preso un bel po' di pugnalate, ribadisco che non esiste ancora un vice designato. L'ho spiegato a Bruto, a Marcantonio e anche ad Augusto, il quale mi dicono abbia avuto in dote il Tg1, ma non da me, ripeto, non da me. Ho il sospetto, direttore, che qualcuno a Roma stia usando impropriamente il mio nome per i suoi loschi affari.

Appena torno dalla Gallia (lunedì sarò a Mediolanum con Aznavour) andrò in fondo a questa storia. Avrebbe per caso un dado da prestarmi?

Firmato: Cesare (Caio Giulio)

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Invecchiare e dirsi addio
Inserito da: Admin - Luglio 22, 2010, 05:14:34 pm
22/7/2010
Invecchiare e dirsi addio
   
MASSIMO GRAMELLINI

La novità dell’indagine Istat 2008 sul raddoppio dei divorzi è che hanno cominciato a lasciarsi anche i vecchi. I diversamente imberbi, scusate. Aumentano a dismisura le separazioni dove uno o entrambi i combattenti hanno superato i sessant’anni. Sulla carta di identità, naturalmente. Non nello spirito e tantomeno negli appetiti. Un signore piuttosto anziano mi disse, tempo fa: «Continuo a inseguire le belle ragazze, ma non ricordo più perché». Sono sicuro che oggi con qualche pillolina gli farebbero tornare la memoria. Il prolungamento della vita e il miglioramento della sua qualità hanno infranto l’ultima certezza: che una coppia che aveva resistito insieme per decenni, scollinato asprezze esistenziali e sopportato compromessi e tradimenti reciproci, potesse trascorrere in quiete l’ultimo scorcio. Trovando, dietro lo spegnimento definitivo dell’incendio erotico, il fuoco tiepido ma inestinguibile dell’amore. Non è più così e basta fare una passeggiata a Macherio per avere la più augusta, anzi la più cesarea delle conferme.

L’inchiesta Istat conferma l’ottimo stato di salute di altre figure non così nuove, ma pur sempre abbastanza recenti, di divorziati cronici. La Single di Ritorno, donna ancor giovane che una volta raggiunta l’indipendenza economica si libera dell’appendice maritale e si ricostruisce una vita con figli o senza, accompagnandosi a maschi fissi oppure variabili. E i Ciao-come-sto, due Io che non riescono a diventare un Noi perché non accettano di sacrificare il proprio egoismo sull’altare di un progetto comune e, appena si affievolisce la passione erotica (come i governi, di rado sopravvive ai tre anni) smettono di coniugare i verbi al futuro e incominciano a tradirsi a vicenda, tenendo in piedi una caricatura di famiglia a beneficio esclusivo della prole, fino a quando la finzione si sfascia e si finisce tutti davanti al giudice infelici e scontenti (anche degli amanti). Ma la categoria degli anziani per sbaglio è davvero l’ultima moda. Il signore e la signora di terza età che non si accontentano di ricordi e vanno in cerca di stimoli, inseguendo nuovi amori con l’entusiasmo e l’afflato possessivo dell’adolescenza.

Inutile scandalizzarsi. Se il vangelo coniugale degli italiani rimane Califano («E tutto il resto è noia»), invece di Battiato («Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia più cambiare idea sulle cose e sulla gente»). Se un esperto del ramo come Alberoni - intervistato dal nostro Michele Brambilla - dichiara che è sacrosanto pretendere sempre dall’amore «passione, intensità e brividi». Se le emozioni, al cui dominio mutevole e isterico ci ha educato fin da piccoli la cultura della pubblicità, continuano a prevalere sui grandi latitanti della nostra epoca, i sentimenti. Ecco, se queste sono le nuove regole del gioco, diventa quasi inevitabile che una coppia di infelici, dopo essersi lungamente detestata, possa finalmente coronare il proprio sogno di non amore per andare a rifarsi una vita come ci si rifà un naso o un nuovo tesoretto sessuale a base di pillole miracolose.

Nessuna nostalgia. Anche perché ogni epoca coltiva le sue, e in un futuro non troppo lontano potremmo persino trovarci a rimpiangere i tempi in cui a centodue anni si restava a russare sul seggiolone del tinello invece di andare in discoteca con la sedia a rotelle e la badante brizzolata. E non consideriamo eroi i nostri avi soltanto perché invecchiavano insieme. L’eternità finiva prima, a quei tempi. Era comodo giurarsi fedeltà per tutta la vita, quando fra guerre ed epidemie la vita durava meno di un monologo di Celentano. La formula che andrebbe letta adesso agli sposi è questa: vuoi tu abbracciare sempre e soltanto lo stesso corpo per i prossimi cinquant’anni, finché noia, botox o viagra non vi separi? Chi risponde di sì e poi mantiene la parola, quello è il vero eroe.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Sotto sotto
Inserito da: Admin - Luglio 26, 2010, 10:35:51 am
23/7/2010

Sotto sotto

Massimo Gramellini
   
Si rimane esterrefatti davanti alla multa che i carabinieri di San Felice Circeo hanno rifilato a Michele Izzo, segretario del sottosegretario (dimissionario) Cosentino. Era il 4 luglio, una domenica, e si sa quanto sia difficile parcheggiare d’estate nelle località di mare, alla faccia delle cassandre bolsceviche che starnazzano intorno alla crisi. Il segretario del sottosegretario aveva fretta di mangiare un gelato, eppure ha cercato un posto libero, finché ha dovuto rassegnarsi a prendere quello dei carabinieri. E che cosa avrebbe dovuto fare, di grazia? Parcheggiare nello spazio riservato ai Casalesi? Di sicuro era già occupato. Così, al ritorno dal gelataio, ha trovato la contravvenzione. Ed è andato a lamentarsi. «Non potete farmi questo. Io sono il segretario del sottosegretario, la mia è un’auto di servizio e mi trovo qui per ragioni istituzionali». (Il gelato, a San Felice, è un’istituzione.) Poiché i carabinieri cuor di ghiaccio continuavano a sventolare la multa, il sotto-sottosegretario ha addirittura minacciato una interrogazione parlamentare. Ma quelli non solo gli hanno ribadito l’ammenda: dal momento che l’auto risultava intestata a lui e non al ministero, lo hanno pure incriminato per false dichiarazioni.

Vorrei unire il mio al vostro stupore per la prova di coraggio. Dei carabinieri? No, del sotto-sottosegretario. Nell’estate in cui i manutengoli della Casta fanno di tutto per passare inosservati, esibire come autoblù un’auto che blu non è, pur di rivendicare la propria appartenenza alla categoria dei privilegiati, è quasi un gesto da kamikaze.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Granata da legare
Inserito da: Admin - Luglio 28, 2010, 10:56:36 am
28/7/2010

Granata da legare

   MASSIMO GRAMELLINI

Quando il finiano Granata (bel cognome, vero?) ha attaccato gli affaristi del suo partito, il mio primo pensiero è stato: avrà pagato il bollo dell’auto? E i contributi della colf? Non mi sbagliavo. Ieri mattina su un giornale di destra campeggiava già il titolo «L’alfiere della questione morale è un baby pensionato con tre lavori». Ora, ammettiamo pure che Granata sia un baby pensionato con tre lavori di cui quattro in nero, otto amanti di cui nove trans e un procedimento presso la corte di Strasburgo per possesso di carote non in regola coi parametri Ue. Di più: ammettiamo che sia il capo della Spectre, il mostro di Firenze, il miglior amico di Corona.

Cos’avrà mai a vedere tutto questo con le accuse che ha lanciato su Verdini e affini? Essere un baby pensionato lo rende meno credibile come censore? E’ dai tempi di Catone che non se ne trova più uno senza macchia. Ed è dai tempi di Mani Pulite che appena qualcuno grida «al ladro», i presunti «garantisti» non si occupano del ladro, ma di scovare magagne nel passato di chi lo denuncia.

Capirei se la perlustrazione dei fondali dell’animo umano fosse dettata dal desiderio evangelico di ricondurre «chi scaglia la prima pietra» sulla retta via. Mi sembra invece che le motivazioni siano un po’ meno nobili e si riducano a un messaggio classicamente omertoso: poiché avete tutti qualcosa da nascondere, è meglio che stiate zitti e vi facciate i fatti vostri, lasciando che gli altri si facciano i loro.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il buon esempio
Inserito da: Admin - Luglio 29, 2010, 11:42:58 am
29/7/2010

Il buon esempio

Massimo GRAMELLINI
   
Una sera d’estate, nell’unico ristorante di Agrigento affacciato sulla valle dei Templi irrompe la tipica famigliola italiana. La suocera, che incede elegantissima in testa al gruppo, dispensando a destra e a manca sguardi di sufficienza. La figlia, un po’ meno elegante ma altrettanto supponente. Due bambini griffati e coi capelli intrisi di gel che slalomeggiano fra i tavoli urlando. Chiude la fila il loro papà: esibisce una protuberanza all’orecchio a forma di telefonino. Sono in cinque, ma puntano diritti verso il tavolo con dieci coperti.

I bambini cominciano a litigare per l'assegnazione dei posti. Reclamano patatine e ketchup, poi si alzano. Il più piccolo esce dal ristorante, la cameriera lo acciuffa e lo riporta dalla madre, che nemmeno ringrazia. Il più grande riprende lo slalom fra i tavoli e cerca di afferrare le borsette delle signore, nel totale disinteresse dei suoi familiari. Solo quando il più piccolo si avvicina al carrello dei formaggi e tenta di asportare due formelle, il maître e la cameriera si permettono di interrompere la conversazione dei genitori, facendo presente che un carrello pieno di coltelli appuntiti potrebbe essere pericoloso per il tesoruccio caro. «Ma insomma, sono solo dei bambini», lo zittisce villanamente la madre.

La moglie del lettore che ci ha raccontato l’episodio commenta a mezza voce: «Con questa educazione, chissà come cresceranno». Allora il maître le insuffla all’orecchio: «Purtroppo come il padre, signora: faranno anche loro i parlamentari».

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Mollare gli ormeggi
Inserito da: Admin - Luglio 31, 2010, 08:29:38 am
31/7/2010

Mollare gli ormeggi

Massimo GRAMELLINI
   
Mi è venuta l’idea per un film, per un poema, per la copertina di un settimanale che fosse eccezionalmente stufo di mettere la solita anoressica di tendenza in copertina. Di più: l’idea per una cartolina di buone vacanze da spedire a tutti i lettori. La ambienterei nel Sud Italia, a Catania. Protagonista maschile, un agente di commercio di quasi cinquant’anni che chiameremo Rosario. Rosario Patané. Conosce una donna un po’ più giovane di lui ma non troppo, che non può chiamarsi che Grazia. Grazia Giandolfo. Rosario e Grazia si innamorano, si sposano e cominciano a coniugare insieme i verbi al futuro. Hanno un sogno: mollare gli ormeggi e navigare lontano dagli oggetti superflui, dalle convenienze sociali e dai rumori di fondo dei telegiornali.

Liberi, finalmente, dalle tossine accumulate in tanti anni di lavoro. E allora vendono. La casa, la macchina, gli elettrodomestici e anche tutti i vestiti, tranne un paio. Poi estinguono i conti in banca e col ricavato comprano il materiale che serve a Rosario per costruire la barca con cui faranno il giro del mondo. Eccoli sulla banchina del porto, in un pomeriggio d’estate, mentre salutano amici e parenti. Torneranno fra cinque anni e con i soldi della barca compreranno un terreno che hanno già adocchiato nella campagna etnea. Lì costruiranno una piccola casa per continuare a viaggiare, stavolta da fermi. Dentro se stessi. Mi sarebbe piaciuto avere un’idea così. Invece Grazia e Rosario esistono davvero. Sono partiti ieri dalla banchina del porto di Catania. Buon viaggio.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. - Il l'aureato (Bossi)
Inserito da: Admin - Agosto 07, 2010, 10:04:54 am
7/8/2010

Il l'aureato
   
Massimo GRAMELLINI

Mi unisco alla ministra Gelmini nel caldeggiare la laurea honoris causa a Umberto Bossi in scienza della comunicazione. Il rettore dell’Università dell’Insubria, cui si deve la brillante iniziativa, non ha certo bisogno di aiuto per redigere le motivazioni del meritato riconoscimento, ma vorrei comunque ricordare il contributo del dottor Bossi alla comunicazione politica in un Paese come il nostro, stremato dal linguaggio ipnotico dei democristiani e da quello inaccessibile di Spadolini, che riusciva a pronunciare anche sette congiuntivi di seguito senza sbagliarne uno.

Dopo una fase pionieristica, nella quale il dottor Bossi ha saputo sapientemente alternare il registro scurrile (è l’età del celodurismo e del tricolore carta igienica) con la metafora guerriera a sfondo erotico (i kalashnikov e lo spadone di Alberto da Giussano piantabile in luoghi ogni volta piacevolmente diversi), negli ultimi tempi l’accademico ha imboccato una strada davvero innovativa: l’abolizione delle parole, retaggio ingannevole del passato, sostituite da ombrelli, diti medi e mani aperte a casseruola. Questa è, al momento, la punta più avanzata della ricerca. Ma confidiamo negli studi del dottor Fabrizio Corona.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. God parade
Inserito da: Admin - Agosto 10, 2010, 02:40:36 pm
10/8/2010

God parade

Massimo GRAMELLINI
   

Il vescovo ausiliario di Salisburgo ha scritto, nero su bianco, che la morte di quei ventuno ragazzi alla Love Parade del luglio scorso è stata una punizione divina. Ballare impasticcati e seminudi per le strade costituisce attività peccaminosa, sostiene il vescovo, ed è perfettamente naturale che Dio colpisca chi tenta di sovvertire l’ordine da lui creato. L’attribuzione a un Ente Supremo di pulsioni umane, come la riparazione di un torto attraverso la vendetta, ripugna a chiunque sia in cerca di spiritualità autentica e contiene una falla che nessun teologo è ancora riuscito a colmare. Se Dio aveva deciso di castigare i baccanti della Love Parade, perché ne ha sterminati solo ventuno, risparmiando gli altri? Ma soprattutto: perché ha preso di mira una moltitudine di giovanotti che, per quanto sballati, non stavano dando fastidio a nessuno, mentre non si accanisce con altrettanta precisione su assassini, ladri, stupratori e tutto ciò di ben più orribile e «peccaminoso» di una danza sfrenata che viene messo in scena ogni giorno dalla tragicommedia umana?

Un parroco della mia infanzia diceva che il Dio Paura è un’invenzione degli uomini per spaventare, inibire e dominare altri uomini.
Gesù, aggiungeva, ci ha insegnato che Dio non è un vecchietto arrabbiato con la barba bianca e il forcone, ma l’energia d’amore di cui è composto l’universo.

Peccato che quel parroco illuminato ci abbia lasciati da tempo. Altrimenti avrei umilmente suggerito al vescovo tonante di andare a lezione di catechismo da lui.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La sacra famiglia
Inserito da: Admin - Agosto 13, 2010, 04:03:06 pm
12/8/2010

Massimo Gramellini

La sacra famiglia

Ieri al giornale ho ricevuto questa telefonata.

Non l’ho registrata, ma vi prego di credermi: è vera.

«Buongiorno, dottore, vorrei che lei esprimesse l’indignazione di noi cittadini comuni per i politici senza senso dello Stato. Piazzano le amanti in televisione. Svendono al cognato l’appartamento del partito. Sistemano i figli nelle società a cui poi danno in appalto i soldi pubblici. Cosa si aspetta a cambiare la Costituzione? “L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Ma non scherziamo! L’Italia è una Repubblica di famiglie fondata sulle raccomandazioni. Tengono tutti famiglia, questi politici. E in ogni famiglia c’è una moglie o una compagna che a sua volta è madre, figlia, sorella di qualcuno da piazzare. Come un trapano, ogni mattina lo ricorda al marito: hai chiamato?, hai sentito?, hai saputo? Perché le donne, se possibile, sono peggio degli uomini: per loro esiste solo la famiglia. Il resto - lo Stato, le comunità, le regole - sono impacci da estirpare nella lotta per la vita. E il politico trapanato che fa? Abbozza, finché lei spara la bordata micidiale: “Allora vuol dire che non conti proprio niente…”. L’onorevole maschio si sente ferito nell’orgoglio e fa la telefonata che doveva fare. Ma che non avrebbe mai dovuto fare, mi spiego? Eh, bisognerebbe che entrassimo in politica noi, dottore caro. Aria fresca, aria nuova… A proposito, secondo lei ci sono spazi al giornale per un collaboratore giovane? Ho un nipote che vorrebbe fare il giornalista… abbiamo un nipote… è mia moglie che mi dà il tormento, capisce…».

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il genitore ridens
Inserito da: Admin - Agosto 28, 2010, 10:24:55 pm
28/8/2010

Il genitore ridens
   
MASSIMO GRAMELLINI

Della vicenda di Civitanova Marche, dove un gruppo di bulletti da spiaggia fra i dieci e gli undici anni ha preso a calci la sdraio su cui un venditore ambulante si era seduto, gridandogli «amigo, vattene, questa è proprietà privata», mi ha sconvolto soprattutto il comportamento ridanciano dei genitori. Con questo non voglio dire che il resto vada derubricato a ordinaria amministrazione. Pur avendo un ricordo abbastanza vago delle mie vacanze infantili, non ho memoria di un coetaneo che mi proponesse di prendere a calci la sdraio di un venditore ambulante. A dieci anni ci si tirava calci al massimo tra noi.

E comunque nessuno, ma proprio nessuno, sapeva che cosa fosse una proprietà privata e tanto meno che si chiamasse così. Però di una cosa vado assolutamente certo: che se il più bullo della brigata avesse deciso di compiere un gesto tanto infame, lo avrebbe fatto di nascosto dalla sua famiglia, temendone la reazione. Qui invece pare che insegnare il disprezzo verso le persone più deboli stia diventando, per certi genitori, una missione educativa di cui menare gran vanto. Non si spiegherebbero altrimenti le risate con cui i padri e le madri di quei mocciosi hanno accompagnato la scena. Ma che bel gioco. Ma che orgoglio aver cresciuto dei figli così. Par di sentirli: cosa sarà mai, sono solo dei bambini! Oppure (variante Giornale-Libero): perché non parlate dei ragazzi dello stabilimento accanto che buttano per terra le cartacce? La novità, rispetto al passato, non è la cattiveria. È la mancanza d’imbarazzo dei cattivi.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Scioperati
Inserito da: Admin - Settembre 11, 2010, 05:02:30 pm
11/9/2010

Scioperati
   

La questione non è se i calciatori possano scioperare. La questione è dove lo trovino, in un momento come questo, il coraggio di scioperare. Non mi si dica che lo fanno per i colleghi meno tutelati, i quali stanno comunque meglio dei loro coetanei con tre lauree. No, questa è gente che abita semplicemente fuori dal mondo. Il loro portavoce Massimo Oddo, un terzino che in pochi anni ha guadagnato più di quanto prenderà in tutta la sua vita uno scienziato, si è permesso di dire che i signorini protestano «contro lo status di oggetto con cui siamo trattati». Non gli basta poter andare dove vogliono, cioè dove li pagano meglio, anche a costo di fare le riserve delle riserve come Oddo. Vogliono di più. E hanno ragione.

La colpa non è loro. La colpa è dei dirigenti che continuano a corrispondere stipendi allucinanti e poi li ricaricano sul prezzo del biglietto, determinando la moria di spettatori negli stadi. La colpa è di noi giornalisti, che spremiamo pagine di interviste dai loro gargarismi banali e trasformiamo in maître-à-penser dei ragazzetti viziati che non leggono un libro e non conoscono una lingua, spesso neanche quella italiana. La colpa è dei tifosi, che hanno fame di idoli, come in politica di leader carismatici, e si dimenticano che i calciatori sono omini del calciobalilla, perché quella che conta è solo la maglia, come in politica dovrebbero contare solo gli interessi e gli ideali.

Scioperate pure, cocchi. Purché le società abbiano il buon gusto di devolvere le vostre succulente trattenute a un fondo per laureati disoccupati.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Macho micio
Inserito da: Admin - Settembre 28, 2010, 11:59:55 am
28/9/2010

Macho micio
   
Una capsula di buonumore in mezzo a tanta pesantezza.

Il James Dean della mutua, Fabrizio Maria Corona in Belen, ha avuto una relazione col diversamente longilineo Lele Mora, il cosiddetto manager dei cosiddetti teledivi che amava farsi fotografare in pose da odalisca fra valletti nerboruti. Adesso sappiamo che uno di quei bronzi era lui, il Fabrizio Maria. Lo ha rivelato proprio Mora ai magistrati che indagano su un giro di fatture false, spiegando di aver speso per l’amante uno sproposito in auto, appartamenti e altri ammennicoli rigorosamente esentasse.

Dov’è il buonumore in una storia così triste, direte voi? Ma nella vendetta dell’Immagine, l’unica dea che questi eroi del luccicante nulla siano disposti a onorare. Corona ha costruito il suo mito presso i poveri di spirito sbandierando dalle copertine dei rotocalchi la sua mascolinità «maledetta» e la contabilità delle performance erotiche con la ricarica telefonica Belen: sei giorni la settimana, ovviamente, perché quelli al suo livello il settimo si riposano sempre. Finché si scopre l’altarino, che un mio amico gay aveva sospettato da tempo (infatti non la smette più di ridere). Corona come il predicatore moralista con il conto in banca alle isole Cayman. O come l’estremista vegetariano sorpreso ad azzannare un hamburger da McDonald’s. Dice il saggio: chi ostenta la sua virilità nasconde una doppia verità. E se non vi piace la rima, proviamo con l’assonanza: in fondo al ruggito del macho si può udire il miagolio di un micio.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Con due cuori dentro
Inserito da: Admin - Settembre 29, 2010, 11:47:03 am
29/9/2010

Con due cuori dentro
   
Massimo Gramellini

Fa’ come noi, Idil: respira. Perché è così che ti abbiamo accolto: con un respiro di stupefazione e di sollievo. Non era facile bucare la corazza del nostro cinismo: la nausea e il disincanto ci hanno reso insensibili alle cattive notizie e sospettosi davanti a quelle buone.
 
Ma tu hai fatto il miracolo. Tu sei il miracolo. Sei nata da una donna che è morta un mese fa. Divorato dal male, il cervello di tua madre aveva sospeso per sempre le trasmissioni. Ma il suo cuore continuava ostinatamente a battere accanto al tuo. Due cuori che palpitano nello stesso corpo: questo fatto, talmente ovvio in un parto da averci fatto dimenticare quanto sia meraviglioso, diventava nel tuo caso una sfida apparente alle leggi di natura. Apparente, Idil, perché tu sei la natura nella sua essenza più profonda. Sei la vita che nasce dalla morte, in una staffetta incessante che a qualcuno sembra non avere scopo, soltanto perché la ragione non ha gli strumenti per coglierlo.
La ragione ha altri compiti, altri meriti. Ha creato la scienza che ti ha permesso di nascere, trasformando il corpo spento di tua madre in un’incubatrice.

E ora sei qui, lontano da dove avresti dovuto essere. Con un padre vedovo, felice e disperato, e cinque fratelli in Somalia tenuti a bada dal più grande di 9 anni. Che la tua avventura abbia inizio, restituendo un po’ di energia anche alla nostra, dispersa in tante boiate.

Adesso è in te che battono idealmente due cuori: la madre e la figlia, la morte e la vita. «Dov’è il principio, là è la fine». E viceversa. Grazie, Idil, per avercelo ricordato.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La macchina del dolore
Inserito da: Admin - Ottobre 08, 2010, 01:00:15 pm
8/10/2010

La macchina del dolore

MASSIMO GRAMELLINI
   
Siamo tutti vittime della stessa macchina.
La macchina del dolore, che si nutre di casi umani e in cambio macina numeri dell’Auditel, quelli che fanno la gioia e il fatturato dei pubblicitari. Loro, i burattinai. Gli altri - giornalisti, pubblico, ospiti - i burattini. Colpevoli, naturalmente, ma solo di non avere la forza di strappare il filo. Federica Sciarelli è una giornalista in gamba e una persona perbene, ma forse ha mancato di freddezza. Avuto sentore della notiziaccia, avrebbe dovuto mandare la pubblicità e soltanto dopo, lontano dalle luci della diretta, rivolgersi alla madre in pena, invitandola ad allontanarsi dal video e a chiamare i carabinieri. Una questione di rispetto, ma in questa società di ego arroventati chi ha ancora la forza e la voglia di mettersi nei panni del prossimo, guardando le situazioni dal suo punto di vista?

Noi giornalisti siamo colpevoli di abitare il mondo senza provare a cambiarlo ed è una colpa grave, lo riconosco.

La consapevolezza del potere dei media accresce le nostre responsabilità, ma non può annullare completamente quelle degli altri. Mi riferisco anzitutto agli ospiti dei programmi. Il presenzialismo televisivo della mamma di Sarah ha l’attenuante della buona fede. Ma fino a qualche anno fa i parenti delle persone scomparse andavano in tv per il tempo minimo necessario a leggere un comunicato o pronunciare un appello. Poi si ritiravano nel loro sgomento. Adesso non trovano di meglio che bivaccare per giorni e giorni in tv: non davanti al video ma dentro. Spalancando alla prima telecamera di passaggio la stanza della figlia scomparsa e accettando di partecipare a una trasmissione come «Chi l’ha visto?» dalla casa del cognato, sul quale in quel momento già gravavano forti sospetti.

Non accuso la signora: è cresciuta con questa tv che sembra onnipotente, nel vuoto che c’è.
Una tv che è vita meglio della vita e in cui il Gabibbo ha preso il posto del poliziotto, «Forum» del pretore e «Chi l’ha visto?» del detective Marlowe. Mi limito a riconoscere in quelle come lei la vera carne da macello televisivo. Carne che si immola volontariamente, nella convinzione che oggi la televisione possa darti tutto, persino tua figlia. Giornalisti emotivi, tronisti del dolore. Il ritratto di famiglia è quasi completo. Manca l’ultimo tassello, forse il più importante. I telespettatori. Le tante prefiche guardone che sputano sentenze dal salotto di casa. Ah, quanta sacrosanta indignazione! Peccato che durante il melodramma il pubblico di «Chi l’ha visto?» sia più che raddoppiato. Erano talmente occupati a indignarsi che si sono dimenticati di compiere l’unico gesto che potrebbe davvero cambiare questo sistema fondato sul pigro consenso del popolo: spegnere il televisore.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Arma letale
Inserito da: Admin - Ottobre 12, 2010, 10:28:42 am
12/10/2010

Arma letale

di Massimo Gramellini


Ci vuole il porto d’armi per i tassisti, urla la Lega, dopo che a Milano un membro della categoria è stato pestato a sangue da un gruppo di bulli (coperti dalla scandalosa omertà del quartiere) per aver preso sotto le ruote il cockerino senza guinzaglio di una loro conoscente. Ma immaginiamo che quel tassista fosse stato armato e avesse ucciso nella colluttazione uno dei bulli o la proprietaria del cockerino. Adesso qualcuno direbbe che i proprietari di cani hanno diritto di girare armati per difendersi dall’arroganza dei pirati della strada. Ma immaginiamo che la proprietaria del cockerino fosse stata armata e un passante avesse pestato la cacca del suo cane, arrabbiandosi come un bufalo, e la signora in preda alla concitazione del litigio avesse fatto fuoco. Adesso qualcuno direbbe che i passanti hanno diritto di girare armati. Ma immaginiamo che il passante fosse stato armato e avesse pestato la cacca di un alano: nel vedersi circondato dalla proprietaria del cane, dai bulli e dal tassista, avrebbe temuto che gli scatenassero contro il temibile molossoide. Preso dal panico, il passante avrebbe sparato, sbagliando completamente la mira e colpendo l’inquilino del prospiciente caseggiato, sportosi alla finestra per curiosare. Adesso qualcuno direbbe che tutti gli inquilini di tutte le case affacciate su qualche strada hanno diritto di girare armati. Ma immaginiamo che l’unico a essere armato fosse stato il cockerino. Armato di guinzaglio, intendo, come usa nei Paesi civili.

Forse ci saremmo risparmiati questa carneficina.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Tante scuse
Inserito da: Admin - Ottobre 17, 2010, 03:48:12 pm
15/10/2010

Tante scuse
   
Massimo Gramellini

Il ragazzo romano che con un cazzotto ha mandato in coma un’infermiera romena sotto l’occhio delle telecamere sarà sicuramente un bravo figliolo, solo un po’ nervoso e suscettibile: capita, di questi tempi.

E la lettera che ha indirizzato alla vittima - senza più darle dell’attaccabrighe, ma chiedendole «umilmente scusa» e chiamandola per cognome e nome, come nei certificati penali - sarà sicuramente farina del suo sacco e non dell’avvocato che cerca di evitargli il carcere. La cultura in cui siamo cresciuti è costellata di pecorelle smarrite, figlioli prodighi, simpatici manigoldi che fatta la marachella si nascondono dietro le gonne della mamma singhiozzando i loro «chiedo scusa, non lo farò più». Siamo un popolo d’impuniti, per il quale il lieto fine giustifica i mezzi.

Eppure certi ravvedimenti provvidenziali si lasciano dietro una strana scia. Per dire: secondo i carabinieri, il ragazzo aveva già dato prova in passato delle sue arti pugilistiche, colpendo un passante che si era arrabbiato con lui, dopo che il nostro, a cavallo di uno scooter, gli aveva quasi arrotato il cagnolino. Chissà se, sbollita la tensione, il boxeur si era premurato di mandare una lettera di scuse anche al passante. E al cagnolino. Di sicuro, la prossima volta che mi troverò coinvolto in una disfida isterica, resisterò alla tentazione di reagire, ricordandomi che la persona che mi sta davanti freme dalla voglia di venirmi a trovare in ospedale con un mazzo di scuse.


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Titolo: Massimo GRAMELLINI. L'agente del Fisco
Inserito da: Admin - Ottobre 24, 2010, 10:39:07 am
22/10/2010

L'agente del Fisco
   
Oggi il Buongiorno lo scrive un’agente del Fisco veneta, che non vuole sia riportato il suo nome.


«Lavoro dove si racimolano soldi per un’Italia che langue. Giorni fa arriva da me una persona di colore che in un italiano stentato mi spiega che non sapeva (ma la legge non ammette il non sapere) di dover presentare la dichiarazione dei redditi per aver lavorato da due datori di lavoro diversi nello stesso anno, il 2005. Ora, nel 2010, questa persona è disoccupata, non può pagare, manifesta tutta la sua rabbia di fronte alle nostre leggi e vede in me la rappresentante di uno Stato ingiusto che non riesce a beccare i grandi evasori e allora se la prende con quelli come lui… Questa persona è disperata, una disperazione violenta e minacciosa, tanto che sono costretta, per paura, a far valere la mia posizione di pubblico ufficiale. Di fronte alla mia reazione si spaventa, muove le labbra ma non parla, vedo in lui la fatica di trattenersi, vedo in quegli occhi tutto quel che può avere subito sul lavoro e nella vita. Vedo tutta l’ingiustizia di un mondo sbagliato. Quanto disagio ho provato, quanto desiderio di poter fare qualcosa, quanta voglia di una vita diversa, magari dura per tutti ma anche giusta per tutti… Penso che un lavoro come il mio ti faccia sentire male ma anche bene, che ti faccia sentire più vicino alla realtà vera e non a quella che qualcuno vuole propinarci. Un lavoro così può aiutarti a non essere uno stupido ingranaggio di una stupida macchina. E penso che un lavoro così ti aiuti a mantenere intatto un cervello che sa pensare e un cuore che sa dare».

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Demosilviocrazia
Inserito da: Admin - Ottobre 27, 2010, 09:36:47 am
20/10/2010

Demosilviocrazia

Massimo GRAMELLINI

Basta con questa rugosa democrazia importata dall’estero. Gli iscritti al Pdl ne avranno presto a disposizione una variante «made in Italy»: più snella, dal «design» esclusivo, e disponibile in un elegante e pratico formato. La nuova delibera del Popolo della Libertà stabilisce infatti che i congressi locali del partito potranno eleggere chi come e quando vogliono. Ogni nomina dovrà però passare al vaglio del punto 6 - altrimenti noto come «Abbiamo scherzato» - il quale recita: «Il Presidente può a suo insindacabile giudizio, e senza l’obbligo di motivare la decisione, non dare seguito alle indicazioni delle Assemblee». A nessuno sfuggirà l’originalità del modello, che garantisce a tutti di giocare alla democrazia fino all’ingresso del sovrano. Toccherà poi a lui alzare o abbassare il pollice, confermando o sovvertendo il verdetto della giuria.

È una formula divertente e spettacolare, che coniuga pluralismo e dittatura, turbolenza e obbedienza, libertà e marajà. Ho subito deciso di introdurla fra le mura domestiche, comunicando a mia moglie che, ai sensi del punto 6, d’ora in avanti mi riserverò di «non dare seguito alle sue indicazioni» circa il ritiro dei vestiti in tintoria «a mio insindacabile giudizio» e soprattutto - ah, che meraviglia - «senza l’obbligo di motivare la decisione». Mi ha definito un tiranno assolutista, quando invece è evidente che sono solo un leader moderno e carismatico. Purtroppo le era rimasto un lodo retroattivo e con quello mi ha sbattuto fuori di casa. Chissà se ad Antigua qualcuno mi rimedia un posticino.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Dell'ottusità
Inserito da: Admin - Ottobre 27, 2010, 09:37:33 am
27/10/2010

Dell'ottusità

Massimo GRAMELLINI

Cosa direste a quel ragazzo di Belluno, salito in corsa sull'ultimo treno della sera, che pur dovendo scendere alla prima stazione non si nasconde italicamente in bagno, ma cerca il controllore per mettersi in regola e si vede comminare una multa di 116 volte superiore al costo del biglietto? Io gli direi: consolati, a un nostro lettore è andata peggio. In viaggio da Torino a Foggia, viene derubato di tutto nel sonno. Va dal capotreno, ottenendo ampie rassicurazioni.

Ma ad Ancona il personale cambia e un nuovo controllore gli chiede il biglietto. «Il suo collega non le ha detto che ho subìto un furto?». No, non gliel'ha detto, e c'è una multa salata da pagare. Ma il lettore non ha più il portafogli e così il funzionario si limita a consegnargli il verbale, invitandolo a scendere alla stazione successiva.

Ormai immerso in un incubo kafkiano, il nostro scende e si precipita al commissariato. «Documenti, prego». Non li ha, i documenti, come può averli, se ha appena spiegato a lorsignori che sul treno i ladri gli hanno portato via tutto? Il commissario scuote la testa. «Lei per me potrebbe essere anche un terrorista». E lo denuncia a piede libero.

La questione è la stessa da millenni: i casi della vita sono più variegati delle caselle di un regolamento. Ma ogni sistema di controllo si giustifica solo con la propria rigidità. Non potendo consentire ai suoi esecutori di usare il filtro flessibile del buonsenso, li mette di fronte a un'alternativa atroce: rispettare le norme così come sono oppure eluderle.

Comportarsi da ottusi o da disonesti, mai da esseri umani.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Virtuoso fuori luogo
Inserito da: Admin - Ottobre 28, 2010, 05:15:11 pm
28/10/2010

Virtuoso fuori luogo
   
Massimo Gramellini

Ogni volta che vedete i roghi di Terzigno, prima di arrabbiarvi pensate a Vincenzo Cenname. Dopo vi arrabbierete molto di più. Cenname è un ingegnere ambientale, eletto sindaco di un Comune di duemila anime della provincia di Caserta, Camigliano. Alle spalle non ha né la destra né la sinistra, ma una laurea. Sulle spalle una testa. E dentro la testa un sogno: trasformare il suo borgo in una Svizzera col sole. Mette le luci a basso impatto energetico al cimitero e i pannolini lavabili all'asilo nido. Si inventa una moneta, l'eco-euro, spendibile solo in paese, con cui ricompensa i bambini che portano a scuola il vetro da riciclare. Giorno dopo giorno, senza alcun aumento dei costi, cattive abitudini inveterate si trasformano in comportamenti virtuosi, mentre la raccolta differenziata raggiunge percentuali scandinave.

E i luoghi comuni sul Sud immutabile e inemendabile? Rottamati dal sogno di un sindaco casertano che ha meno di quarant'anni. Ci si aspetterebbe la fila di notabili alla sua porta: la prego, ingegner Cenname, venga a insegnarci come si fa. Arriva invece una legge assurda che solo in Campania toglie ai Comuni la raccolta dei rifiuti per affidarla a un carrozzone provinciale. Il sindaco si ribella, sostenuto dall'intera popolazione, ma il prefetto segnala il suo caso al ministro Maroni. In dieci giorni il consiglio comunale viene sciolto e Cenname rottamato neanche fosse un mafioso. Da allora sono passati tre mesi, ma non lo sconforto per l'ottusità di uno Stato che per far rispettare una brutta legge ha sporcato quel po' di pulito che c'era.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. L'uomo del mezzo secolo
Inserito da: Admin - Novembre 02, 2010, 06:30:59 pm
30/10/2010

L'uomo del mezzo secolo

Massimo GRAMELLINI

   
Se la lunga festa (finita) dell’Occidente ha avuto un simbolo, per me quel simbolo è stato Maradona, che non è neanche occidentale in senso stretto e proprio oggi compie mezzo secolo: auguri. Ebbi la ventura di dedicarmi a lui per un campionato intero: a Napoli, mattina dopo mattina e mattana dopo mattana, con l’entusiasmo spregiudicato dei suoi e miei vent’anni. Ho spiato da dietro una siepe il bagno affollatissimo della sua casa di Posillipo. Ho sbirciato foto ricattatorie che lo ritraevano in situazioni che voi umani, eccetera.

L’ho inseguito mille volte per carpirgli una battuta, quasi sempre un insulto, fino a quando un inviato di lungo corso non mi trattenne per un braccio: «Lascia correre gli altri, tu conserva le energie per la macchina da scrivere».

Era Vittorio Feltri.

Ogni sera, trasmesso l’articolo dove Maradona attaccava briga con qualche potente, disertava l’allenamento o finiva nei guai per una ragazza, mi domandavo: cosa potrà ancora inventarsi domani per non venire a noia? Ma era un esercizio ginnico della mia fantasia, che il giorno dopo veniva oltrepassata dalla realtà. Solo in seguito avrei capito che Maradona faceva sempre notizia perché era l’emblema inconsapevole di un’epoca, la nostra: emotiva, ossessionata dalla trasgressione, prodiga nel dilapidare talenti senza preoccuparsi del futuro. Quando infine si ritirò, tutti fummo concordi nel dire che un fenomeno mediatico come lui non ci sarebbe più stato.

E invece ci sbagliavamo. Bunga bunga se ci sbagliavamo.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Avanti il prossimo
Inserito da: Admin - Novembre 05, 2010, 11:28:09 am
5/11/2010


   
Massimo GRAMELLINI

E così, con le elezioni di Midterm, ci siamo giocati anche Obama. Magari si rifarà fra due anni, ma intanto ha perso l’aureola del messia che gli abitanti del pianeta Terra, non solo gli americani, gli avevano ansiosamente attribuito, obbedendo come sempre a un’emozione intensa ma superficiale, destinata a evaporare alle prime difficoltà. La tipica emozione di un mondo di individualisti che si ciba d’immagini, procede per suggestioni - la pelle nera, Yes We Can - e non crede più nei partiti e nei gruppi sociali, ma soltanto nel leader salvifico. Tanti uomini soli mettono un uomo solo al comando che in realtà non comanda quasi su niente. Cosa potrà mai fare una persona, anche di qualità eccelse, dentro un sistema economico che si muove per conto proprio, secondo dinamiche che la politica riesce appena a scalfire? La sala dei bottoni non ha più bottoni o forse ne ha troppi perché dall’altra parte risponda ancora qualcuno.

I cittadini non hanno smesso di sognare il cambiamento. Ma in assenza di un sistema organico di valori lo hanno delegato a singoli ambasciatori di un’emozione collettiva, caricandoli di responsabilità insopportabili e alimentando speranze che durano lo spazio di una campagna elettorale. Anche in Italia non ti chiedono più quali idee hai, ma se stai con Casini, con Vendola, con Berlusconi. Una biografia in cui ci si possa identificare per sentirsi migliori, una faccia alla quale appendere desideri confusi per poi ritrovarsi ogni volta disillusi, traditi. Avanti il prossimo.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Babbo Natale esiste
Inserito da: Admin - Novembre 10, 2010, 03:27:26 pm
10/11/2010

Babbo Natale esiste
   
Massimo GRAMELLINI

La pubblicità francese di una banca mostra un padre che annuncia al figlio cresciutello: «Ho una brutta notizia da darti: Babbo Natale non esiste». Si tratta, immagino, di una denuncia ironica dei «bamboccioni». L’ironia è diventata il lasciapassare di qualsiasi bischerata. Se mostri una donna con un filo interdentale al posto della gonna sei volgare. Ma se la mostri spiegando che si tratta di una rivisitazione ironica della volgarità altrui, allora qualcuno ti considererà un genio. Purtroppo o per fortuna i bambini non conoscono l’ironia, frutto del disincanto. Si nutrono di sogni e di certezze: per loro Babbo Natale, che diamine, è Babbo Natale. E lo spot negazionista li ha sconvolti, provocando crisi di pianto in tutta la Francia, con conseguenti arrabbiature dei genitori nei confronti della tv cinica e bara.

Inutile dire che hanno ragione. Babbo Natale esiste. Lui e la Befana sono gli unici baluardi di meritocrazia in questa società che non riesce più a premiare e a punire nessuno. Solamente nel mondo vero, quello echeggiato dai miti, la giustizia funziona ancora. Sei stato bravo? Regali. Cattivo? Carbone. Senza favoritismi, ripescaggi, raccomandazioni. Anziché tolte ai piccoli, certe sicurezze andrebbero restituite ai grandi. Magari la tv ci trattasse da bambini. Invece ci tratta da deficienti. Con una mano nasconde le questioni sociali e con l’altra irride gli archetipi universali. Babbo Natale galoppa con le sue renne in un angolo dei nostri cuori, ma è un vecchietto fragile: per ucciderlo, a volte, basta una battuta.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Ex destra, ex sinistra
Inserito da: Admin - Novembre 18, 2010, 12:28:56 pm
17/11/2010

Ex destra, ex sinistra

Massimo GRAMELLINI
   
Gli elenchi declinati da Fini e Bersani in tv non erano elenchi ma frasi fatte. Invitati a usare il linguaggio evocativo delle «classifiche», i due hanno tracimato nel comizietto, confermandosi politici di un altro secolo. Destra e sinistra sono termini ormai pigri per definire quel che ci succede. Le ideologie da cui prendono le mosse si suicidarono entrambe nel Novecento. Quando, dopo aver conquistato il potere con l’obiettivo di cambiare l’essere umano, lo condussero nei lager e nei gulag. Da allora destra e sinistra hanno rinunciato a qualsiasi velleità di palingenesi. Non puntano più a migliorare l’individuo, stimolandolo a essere più responsabile (la destra) e più spirituale (la sinistra). E di fronte allo sconquasso del mondo - con la ricchezza che abbandona l’Europa e gli Usa per spostarsi altrove - si limitano a narrazioni consolatorie dell’esistente.

L’ex destra, che da noi è berluscoleghista (Fini rischia la fine del vecchio Pri, che piaceva a tutti ma votavano in pochi), invita gli elettori ad andare orgogliosi di ciò che la destra detestava: l’aggiramento delle regole e il disprezzo della cultura, sinonimo di snobismo improduttivo. L’ex sinistra continua a raccontarsi la favola che l’italiano medio sia vittima di Berlusconi, mentre l’italiano medio è Berlusconi, solo più povero. Così si ritorna al punto di partenza: la società non cambia se vince un leader o un altro. Cambia se cambiano gli individui. Ma è un lavoro duro: più comodo continuare a scornarsi fra destra e sinistra, illudendosi che esistano ancora.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il male piacione
Inserito da: Admin - Novembre 19, 2010, 10:48:05 pm
19/11/2010

Il male piacione

Massimo Gramellini


Tutti vogliono la parte del cattivo, ma soltanto al cinema. Nella vita reale sembra impossibile trovare ancora un reo confesso o almeno disposto ad accettare il ruolo che i fatti gli hanno disegnato implacabilmente addosso. Anche il camorrista Antonio Iovine, dopo i sorrisi di rito alla telecamera che riprendeva il suo arresto, si è subito premurato di far sapere: «Non sono il boss che racconta la tv». Lontani i tempi dei vecchi padrini, serrati nei loro inquietanti silenzi, che davanti ai giornalisti si coprivano il volto con le manette o un foglio di giornale. Più che da una vita trascorsa in latitanza, Iovine sembra emergere da un format televisivo: bello, sfrontato, sorridente e con la barba lunga come George Clooney. Pronto a interpretare la parte che da sempre in Italia paga meglio: quella della vittima. Non mi stupirei se chiedesse di essere invitato a «Vieni via con me» per un faccia a faccia con Saviano.

Per la prima volta il Male esce dalle dimensione arcaica e grifagna con cui lo avevamo un po’ troppo lombrosianamente raffigurato negli anni di Totò Riina e Pacciani. E la cronaca nera sbanda verso «Romanzo criminale»: anche i delinquenti vogliono piacere. Non va mica bene. In un momento di ansie assortite, abbiamo bisogno di essere rassicurati almeno sulla natura dei malvagi. Iovine va richiamato alle responsabilità del suo ruolo. È un cattivo e allora poche storie: faccia il cattivo

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Meno male che Mara c'è
Inserito da: Admin - Novembre 23, 2010, 09:59:41 am
23/11/2010

Meno male che Mara c'è
   
Massimo GRAMELLINI

Se il signor Maro Carfagna, barbuto ministro della Campania, avesse minacciato le dimissioni, affermando che nel suo partito gli impediscono di battersi per la legalità, ora saremmo qui a discutere coi sopraccigli arcuati di malapolitica e affaristi (cosa diversa dagli uomini d'affari). Ma poiché Maro si chiama Mara e ha il corpo e gli occhioni che sapete, la sua denuncia è già stata declassata a scatto isterico, baruffa fra comari.

Invece che gli appalti del termovalorizzatore di Salerno, a tener banco sono i suoi rapporti umani: con l'amico Bocchino e la nemica Mussolini. L'algida ministra ci ha messo del suo, paragonando la collega a una popolana sguaiata. Ma non c'è dubbio che il circo mediatico e l'interesse dei lettori hanno sterzato subito verso il gossip, sottovalutando la sostanza delle sue parole.

E’ un problema con cui tante donne meno fortunate della Carfagna devono fare i conti ogni giorno negli ambienti di lavoro.

Il parere femminile vale meno e non è considerato autorevole. Quando un uomo s’arrabbia, ha carattere. Quando si arrabbia una donna, ha le mestruazioni. Oppure non le ha più. Non basta nemmeno maschilizzarsi dentro tailleur assertivi e posture manageriali.

Se sei bella, i maschi ti desiderano ma non ti considerano: e tutti pensano (anche le donne) che la tua carriera non sia merito dei talenti, ma degli amanti.

Se poi sei soltanto passabile, ti trattano come una crocerossina, un angelo custode, una bestia da soma: comunque una comparsa nel film del loro successo professionale, intitolato «Impari Opportunità».

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Siamo uomini o commissari?
Inserito da: Admin - Novembre 25, 2010, 09:12:03 am
25/11/2010

Siamo uomini o commissari?
   
Massimo Gramellini

La commissione d’esame sapeva che il tema era irregolare e lo ha proposto lo stesso. Ma non per interesse: per quieto vivere. Si parla del concorso per notai di ottobre, interrotto da un’insurrezione popolare quando gli esaminandi del resto d’Italia scoprirono che i candidati romani conoscevano già il testo della prova scritta. La procura di Roma ha interrogato i dodici commissari: tre professori, tre notai e sei magistrati. Ed è arrivata alla conclusione che l’idea malsana venne a uno solo di loro, una notaia, ma che tutti gli altri, dopo qualche sporadico distinguo, si adeguarono. Chi per negligenza o per pigrizia. E chi, i sei magistrati, dichiarandosi incompetenti come Pilato. Ma se non conoscevano la materia d’esame, a che titolo facevano parte della commissione giudicante? Sfumature da moralista, me ne rendo conto. Resta il fatto che su mezza dozzina di custodi della legge, nemmeno uno - dicesi uno - si sia sentito morsicare la coscienza e abbia pronunciato la parola più semplice e scomoda: no. Proviamo a inserire un sondino nei loro crani brizzolati: chi me lo fa fare, perché prendermi una grana, mica posso cambiare il mondo io, tanto rubano tutti...

Gli uomini sono pochi e infatti li chiamiamo eroi. Gli altri sono vili, irresponsabili e soprattutto conformisti. Insensibili alle prediche, recepiscono soltanto gli esempi. Se in alto vedono onestà e rigore, cercheranno di adeguarsi: non per slancio etico, ma per non sfigurare. Se invece sopra e intorno a loro scorrono truffe e arrembaggi, il naufragar gli sarà dolce in quel pantano.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Senza di loro
Inserito da: Admin - Novembre 26, 2010, 11:55:31 pm
26/11/2010

Senza di loro

Massimo GRAMELLINI

Possiamo farcela. Anche se la crisi si fa critica, l’euro è ricoverato alla neuro e Bruxelles sta per intimarci di dimezzare il debito pubblico, così la prossima volta sulla Mole con gli studenti ci saliranno i pensionati? Anche se La Russa vola sopra l’Afghanistan credendosi l’erede illetterato di D’Annunzio (chi fa la Duse, Santanchè?) e Bersani si arrampica sui tetti come lo spazzacamino di Mary Poppins, ma col sigaro in bocca che neanche Messner? Anche se alla Camera la Mussolini bacia sulla bocca l’indagato Cosentino, Bossi confessa «sono stato studente universitario anch’io» (fino a 40 anni, ci aveva preso gusto) e Berlusconi, dico Berlusconi, invita tutti a comportarsi con sobrietà? Sì, possiamo farcela e proverò a spiegarvi perché.

Tranne che ai tempi di Mussolini (infatti finì in tragedia), la politica italiana ha sempre affrontato i passaggi cruciali della storia allo stesso modo: ignorandoli. Nell’Ottocento il premier Depretis coccolava le pratiche sulla sua scrivania: «Ognuna di esse avrei dovuto deciderla entro 24 ore, se non volevo mandare in rovina l’Italia. Le 24 ore sono passate, la pratica è sempre lì e l’Italia va avanti lo stesso». Un secolo dopo, con le fabbriche bloccate e i terroristi a sparare per strada, i governi democristiani si occupavano di convergenze parallele. E mentre i politici rimuovevano i problemi, gli italiani li risolvevano inventandosi l’economia sommersa. Una cosa un po’ eroica e un po’ illegale: come tutto, qui da noi. Sì, la sfangheremo anche stavolta. Chissà in che modo e con chi. Ma sicuramente senza di loro.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Wiki Wiki
Inserito da: Admin - Novembre 30, 2010, 05:23:21 pm
30/11/2010

Wiki Wiki

Massimo GRAMELLINI

Diciamo la verità: per ora è stata più eccitante la Waka Waka del Wiki Wiki. I rapporti degli ambasciatori americani, rivelati in un’atmosfera thriller dal sito Wikileaks, sembrano una scopiazzatura di Dagospia e forse lo sono. Berlusconi è un donnaiolo vanitoso che fa affari con il macho Putin. Sul serio? E io che quei due me li ero sempre immaginati dentro la biblioteca di un monastero, immersi nella lettura dei «Fratelli Karamazov». Sarkozy: uomo permaloso e dispotico. Strano, con quell’aria umile e remissiva, tipicamente francese. La Merkel, poi: ostinata, prudente, poco creativa. Tutto il contrario dell’immagine dei tedeschi, genia di improvvisatori estroversi. Aspettiamo qualche indiscrezione sul presidente svizzero che va matto per il cioccolato fondente e gli orologi a cucù. Ah, ma ce n’è anche per Gheddafi: uccide le rughe col botulino e si fa scortare da un’infermiera bionda. Un’informazione top secret (se si escludono quelle due o trecento copertine sull’argomento) che cambierà la storia. Come quell’altra, secondo cui i diplomatici fanno le spie. Da alcune migliaia di anni, verrebbe da dire. Almeno giustificano lo stipendio, perché per fare il «copia e incolla» degli articoli di giornale bastava una segretaria.

Sicuramente domani usciranno prove di torture, golpe, alieni seppelliti nel deserto con le antenne di fuori. Ma per adesso la vera vittima di Wikileaks è il mito della carriera diplomatica. Con gli ambasciatori, per secoli burattinai del potere, ridotti a messaggeri dell’ovvio.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Viva Yara
Inserito da: Admin - Dicembre 03, 2010, 04:15:41 pm
3/12/2010

Viva Yara

Massimo GRAMELLINI

Quanto mi piace l’Italia di Yara, la ragazzina scomparsa una settimana fa. Mi piace il suo cellulare con soli dieci numeri in rubrica: un mondo piccolo di affetti seminati in profondità, perché voler bene richiede tempo e troppi amici significa nessun amico. Mi piace la sobrietà dei suoi genitori che non fanno appelli, non si affacciano ai talk show e respingono la fiaccolata proposta dal parroco: il dolore è una cosa seria, metterlo in piazza non significa condividerlo, ma svenderlo. E mi piace il contegno del suo paese, Brembate, dove nessuno rompe la consegna del silenzio. Ogni tanto spunta un microfono sotto qualche naso infreddolito, ma la reazione è sempre un diniego, un passo che accelera.

E' una storia priva di emozioni e gonfia di sentimenti, quindi poco televisiva e molto viva. Il parallelo con il circo di Avetrana sembra inevitabile, ma non è il caso di farne l’ennesima puntata di un derby Nord-Sud. Il nonno-padre-marito delle vittime di Erba era lombardo, eppure il giorno dopo stava già in televisione a perdonare tutti, come se il perdono fosse un vino novello che gorgoglia dall’uva appena pestata anziché un barolo da lasciar riposare per anni affinché sgorghi saporito e sincero. Nessuno si sarebbe appassionato ai mondi cavernosi dello zio e della cugina di Sarah Scazzi se la televisione non li avesse resi popolari prima che si accertassero le loro responsabilità. A quel punto è stato come se la polizia avesse arrestato due vip. A Brembate va in scena un'altra storia, un'altra Italia a cui ci stringiamo in silenzio, come piace a lei.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=912&ID_sezione=56&sezione=


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Gli italiani non sanno più sognare
Inserito da: Admin - Dicembre 05, 2010, 12:33:41 am
4/12/2010

Gli italiani non sanno più sognare

MASSIMO GRAMELLINI

Sulla relazione annuale del Censis aleggia lo spirito di Jung. Giusto così: questa crisi non è materia per economisti, ma per psicanalisti L’Italia, sostiene il sempre immaginifico De Rita, affonda perché non sa più desiderare. In realtà molti di noi hanno ancora dei sogni. Quello che manca è l’ossigeno per raccontarli, persino a se stessi.

A forza di scattare a vuoto, la molla si è inceppata. Il futuro non è un’opportunità e nemmeno una minaccia.

Semplicemente non esiste. Il futuro è la rata mensile del mutuo o il bilancio trimestrale dell’imprenditore: nessuno ha la forza di guardare più in là e si vive in un presente perenne e sfocato, attanagliati dallo sgomento di non farcela. Sulle macerie della guerra, l’inconscio dei nonni riusciva a progettare cattedrali di benessere: quegli uomini avevano visto abbastanza da vicino la morte per immaginare la vita. Sulle macerie morali del turbo-consumismo, la cui crescita dopata ha ucciso i desideri (di fronte a tremila corsi di laurea o tremila canali televisivi l’impulso è di spegnere tutto), l’inconscio dei nipoti sembra paralizzato da un eccesso apparente di libertà e dall’assenza di punti di riferimento. Anche la delega al leader salvifico, di qualsiasi colore, ha fatto il suo tempo.

Bisogna cavarsela da soli e siamo diventati troppo egoisti per ricordarci come si fa. Orfani di padre, cioè dell’autorità che trae origine dall’autorevolezza e consente ai figli di avventurarsi in territori inesplorati, sapendo di poter contare all’occorrenza su una robusta ringhiera. E con una classe dirigente specializzata nel dare cattivo esempio, priva del titolo morale per imporre regole che è la prima a non rispettare. Come si evince da quanto detto fin qui, la fotografia del Censis è decisamente beneaugurante. Almeno per chi è convinto che non ci si possa aspettare il riscatto sociale da teorie economiche e ideologie politiche, ma solo dall’urgenza di tante rivoluzioni individuali che riescano a connettersi fra loro, creando una vera comunità. Darsi una disciplina esistenziale, fissare dei traguardi e poi mettersi in marcia senza vittimismi, perché i «se» sono la patente dei falliti, mentre nella vita si diventa grandi «nonostante». E che Jung ce la mandi buona.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI.
Inserito da: Admin - Dicembre 09, 2010, 11:24:11 am
9/12/2010

Parto Cesario

Massimo GRAMELLINI

Quanto invidio mia moglie, che riesce ad assentarsi dal telegiornale per guardare una coppia di passerotti appollaiati sulla ringhiera del balcone. Io, noto masochista, pure nel dì di festa non stacco gli occhi dal racconto della crisi, dove gli ex missini scorrono a frotte: La Russa, Gasparri, Ronchi, Urso, Matteoli, Bocchino, non se ne vedevano tanti, e tutti insieme, dalla giornata dell’oro alla Patria del 1935. Dopo la cacciata da Berlusconia, Bocchino ha chiesto asilo politico a un cameraman: lunedì litigava con La Russa a «Porta a Porta», martedì si accapigliava con Rotondi a «Ballarò» e ieri faceva jogging solitario in un boschetto di microfoni.

Fosse solo Bocchino. Poi ci sono tutti gli altri. I soliti ignoti, il cui voto non ha mai contato un tubo e ora invece può far cadere governi e sbilanciare bilanci allargando lo spread con la Germania, come ripetono minacciosi gli economisti. Così restiamo appesi, noi e lo spread, agli umori dell’onorevole Scilipoti, dipietrista apparentato con Rossella O’Hara, che «oggi la mia posizione resta quella di ieri, ma domani vedremo» e annuncia una conferenza stampa con Cesario che potrebbe partorire ribaltoni a breve, mentre Calearo aggiorna il tassametro della fiducia (da 350 mila euro in su) e Razzi ammette che le proposte sono allettanti, specie per chi ha un mutuo da pagare come lui. Confidavo nella nota rigidità dei sudtirolesi, ma il tg dice che stanno trattando l’astensione in cambio della segnaletica bilingue e allora spengo la tv con un’espressione intraducibile e mi metto a guardare i passerotti anch’io.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Caduta cuori
Inserito da: Admin - Dicembre 11, 2010, 06:26:48 pm
10/12/2010

Caduta cuori

Massimo GRAMELLINI

Nel bel mezzo della Pianura Padana c'è una città, Milano. Nel bel mezzo di Milano c'è una Galleria. E, nel bel mezzo della Galleria, un ottagono sovrastato da una cupola, bella anch'essa, come tutto ciò che rispetta le leggi dell'armonia. Ma un brutto giorno i passanti guardarono all'insù e scoprirono che nel bel mezzo della cupola erano spuntati degli enormi cuori di legno rivestiti di lustrini e sponsorizzati da una nota marca di cristalli. Le appendici pacchiane penzolavano minacciose sulle teste dei milanesi. Le dimensioni e il luccichio da varietà televisivo della messa in scena producevano una falsa allegria. Più che il salotto di Milano, quei cuori grotteschi ricordavano gli addobbi di una discoteca. Mancava soltanto che qualche cubista ci si appendesse, per oscillare avanti e indietro come su una liana, sorvolando lo sguardo allibito dei giapponesi e quello arreso degli indigeni, ormai assuefatti a qualsiasi bruttura.

Evocati da qualche spirito ribelle, gli angeli precari della bellezza si precipitarono in Galleria, presero la forma del vento e cominciarono a soffiare sempre più forte, fino a quando uno dei maxi-cuori si staccò in un frastuono terribile. Ma gli angeli della bellezza sono spesso distratti e si dimenticarono di avvertire una signora che passava lì sotto. Così il cuore luccicante le cadde in nuca, trasformandola in una martire del cattivo gusto. La signora guarirà presto dal trauma cranico, ci auguriamo. La bellezza invece rimane in prognosi riservata.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. L'amato leader
Inserito da: Admin - Dicembre 18, 2010, 11:08:36 am
18/12/2010

L'amato leader

MASSIMO GRAMELLINI

L’astutissima intervista in cui Bersani liquida le primarie e annuncia di volersi alleare con Fini e Casini anziché far fronte comune con Vendola e Di Pietro ha finalmente ricompattato il popolo dei democratici. Lo si evince da una passeggiata nel sito del Pd.

«Sono un ex iscritto e tra poco sarò un ex elettore» (Francesco). «Ma Fini è di destra! Come è possibile anche solo pensare a un’alleanza con lui?» (Michele). «Stasera restituisco la tessera» (Francesca). «Così non andiamo da nessuna parte, anzi sì: al suicidio» (Chiara). «Mi domando cosa avete nel cervello. Ma davvero le partorite voi queste cavolate? Andatevi a nascondere e non fatevi più rivedere!» (Gianni). «Cacchio, ma si può?» (Gian Piero). «Se succede, lascio il partito in un secondo» (Gianluca). «Bersani fa bene, sono d’accordo con lui» (Fassina, ma forse è la sorella dell’ex segretario). «Cioè, fatemi capire: dovrei scegliere alle prossime elezioni fra Fini e Berlusconi?» (Alessandro). «Dopo la fatica che abbiamo fatto a liberarci di Binetti e Rutelli, paffete che ci ritroviamo a subire i loro veti!» (Monica). «State ancora una volta riuscendo a rivitalizzare Berlusconi. Sono allibito» (Stefano). «Ero un ventenne che aveva trovato una piccola speranza. Ora lei me l’ha spenta di nuovo. Grazie, segretario» (Riccardo). «D’ora in poi come inizierà i suoi comizi? Cari democratici, cari compagni, cari camerati?» (Concita). «Grazie a tutti quelli che stanno commentando l’intervista» (Pier Luigi Bersani). «Segretario, tu ci ringrazi, ma i commenti li leggi o guardi solo le figure?» (Monica).

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Buon lavoro
Inserito da: Admin - Dicembre 23, 2010, 05:42:07 pm
23/12/2010

Buon lavoro

Massimo GRAMELLINI

Un artigiano veneto di quarant’anni, oppresso dai debiti, irrompe in una tabaccheria di Forte Marghera agitando la pistola.
«Dammi i soldi!», intima al proprietario. Ma prima che l’altro possa aprire la cassa, il rapinatore scuote la testa: «Cosa sto facendo?». Esce dal negozio, monta in bicicletta e va a costituirsi al commissariato. Dove giustamente lo arrestano, perché così prevede la legge.
Io, stupidamente, lo avrei un po’ abbracciato. È che è raro trovare dei galantuomini, ma ancor più raro è trovare degli uomini: gente disposta a non prendere le distanze dai propri errori, persino quando, come in questo caso, sono stati soltanto abbozzati.

Più o meno alla stessa ora, in una scuola di Torino va in scena il classico spettacolo di Natale alla presenza delle famiglie.
Ogni bambino sale sul palco ed esprime un desiderio per l’anno nuovo. Il primo dice: «Vorrei essere più bravo coi nonni».
Il secondo: «Vorrei un certo videogioco». Il terzo: «Vorrei ci fosse ancora il lavoro per mamma e papà».

Nella sala scende il gelo, la realtà è una pasta abrasiva e certe cose non si confessano neanche in tv. Un amico presente alla scena commenta: è un mondo al contrario, quello in cui sono i figli a desiderare un posto per i genitori, ma forse l’unica speranza che resta, a questo mondo, è proprio un bambino che al futuro non chiede un giocattolo ma un lavoro per mamma e papà.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Uno tsunami morale per risalire
Inserito da: Admin - Dicembre 25, 2010, 06:24:59 pm
24/12/2010 - LO SLANCIO DELLA PASSIONE PER INVENTARE IL FUTURO

Uno tsunami morale per risalire

Dopo la sbornia del "yes, we can", meno vittimismo e più esempi

MASSIMO GRAMELLINI

Il 2010 è stato l’anno delle sabbie mobili: né avanti né indietro, ma sempre più a fondo. Si discute di nucleare, mentre l’energia di cui avremmo maggiormente bisogno è la passione. Quella che ti spinge prima a immaginare il futuro e poi a crearne uno. Gli innocenti non sapevano che la cosa era impossibile e per questo la fecero, scriveva Bertrand Russell. E invece, dopo la breve sbornia obamiana, «yes we can» ha lasciato di nuovo il posto a «non si può», che è il mantra degli arresi, la gabbia contro cui si spiaccicano i sogni.

Il 2010 si chiude con gli studenti in piazza e presto potrebbe toccare ai pensionati e persino agli occupati, perché se gli stipendi stanno diventando cinesi, il costo della vita rimane drammaticamente europeo. Ci si può opporre a questa crisi epocale che ha cambiato il flusso millenario della storia? No, ma ci si può convivere. Purché tutti facciano qualcosa. E in quel tutti ci siamo davvero tutti. Noi e loro. Loro sarebbero i politici, la classe dirigente. Alla quale per il 2011 non chiediamo miracoli, ma un sussulto di dignità. Anzitutto il coraggio di qualche scelta impopolare che privilegi l’istruzione, la ricerca, la cultura e l’ambiente, sacrificando all’occorrenza qualcosa del resto, perché la sopravvivenza di una specie è garantita dalla crescita dei giovani, non dall’immortalità degli anziani. Dai potenti vorremmo meno prediche e più buoni esempi. Più decenza e senso della realtà. Un presidente del Senato non può menare vanto che i parlamentari lavorino fino all’antivigilia di Natale e poi aggiornare la seduta al 12 gennaio. La classe dirigente si gloria di assomigliare alla società anche nei difetti, ma è proprio questo che le ha tolto autorevolezza. Pretendere da un leader comportamenti superiori alla media - nel trattare i soldi, nel trattare le donne - non è moralismo, ma la precondizione per la tenuta della gerarchia sociale. Se il capufficio ruba e tocca il sedere alla segretaria, gli impiegati si sentiranno autorizzati a fare altrettanto.

Magari lo ammireranno, ma non lo rispetteranno più. Però sarebbe troppo comodo gettare tutto il peso del 2011 sulle spalle di chi ha responsabilità pubbliche. Se potessi evocare uno tsunami morale, gli chiederei di spazzare dalle nostre viscere il vittimismo e l’egocentrismo, in virtù dei quali ci riteniamo continuamente vittime di ingiustizie e di complotti, come se il mondo non avesse altro da fare che pensare a noi, salvo poi lamentarci proprio di questo: che il mondo non pensa abbastanza a noi. Ogni tanto bisognerebbe ricordarsi che siamo fatti di fango ma anche di stelle, che siamo cittadini e non sudditi, che la vita dipende in larga misura dalle nostre scelte personali e non da quelle della politica. Che ogni Io fa parte di un Noi e che il Noi non è solo la nostra famiglia, ma le tante comunità a cui decidiamo di aderire. Che se una cosa è pubblica appartiene a tutti, non a nessuno. E che per ogni porta che si chiude c’è sempre una finestra che si sta aprendo da qualche altra parte. A volte basta smettere di piangere e asciugarsi gli occhi per riuscire a vederla.

http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/381228/


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Le due parti della mela democratica
Inserito da: Admin - Gennaio 14, 2011, 11:20:36 am
14/1/2011

Le due parti della mela democratica

Prima ancora che gli operai, il referendum di Mirafiori è riuscito a spaccare il Pd.

Massimo GRAMELLINI

Di fronte a una questione finalmente concreta e altamente simbolica (il destino della fabbrica per eccellenza) è venuta alla luce la frattura profonda fra le due parti della mela rosé. C’è una fetta della mela che accetta la globalizzazione come un dato di fatto, cercando quantomeno di contenerne i virus malefici. E un’altra fetta che invece la globalizzazione la rifiuta (in pieno accordo, a leggere i blog, con la maggioranza dei suoi elettori), anche se poi non spinge la scomunica della realtà fino alle conseguenze coerenti: l’isolazionismo e il protezionismo. Altre opzioni purtroppo non ce ne sono, se non quella ovviamente paradossale di paracadutare i marines in Cina per imporre con la forza i nostri diritti civili, sindacali e ambientali a chi non ha alcuna intenzione di adottarli.

I riti bizantini della politica, in cui il Pd si rivela più democristiano che comunista, hanno impedito che già ieri il partito di Bersani si avviasse verso la scissione. Ma la rottura è nelle cose, plasticamente rappresentata dalle parole di Chiamparino: «Questa sinistra fuori del mondo mi ha stufato». Lo stesso spartito di Renzi e in termini più felpati di Veltroni, che su Mirafiori ha inutilmente chiesto alla Cgil di uscire dall’arrocco e sparigliare con una controproposta che coinvolgesse i lavoratori nella gestione dell’impresa, come in Germania.

Il collante dell’antiberlusconismo non basta più a tenere insieme le due parti della mela democratica, ormai divise su tutto, ma soprattutto sulla strategia per battere il centrodestra. La fetta di Veltroni e Chiamparino punta alla maggioranza relativa e per raggiungerla vorrebbe allargare il bacino elettorale, pescando voti nell’area dei moderati delusi dalle promesse a vuoto di re Silvio. La fetta di Bersani e D’Alema mira invece a recuperare i fan di Vendola e gli astensionisti di sinistra, trattando poi un’alleanza di governo col centro di Casini, in una riedizione aggiornata del compromesso storico. Pur riconoscendo ai protagonisti sconfinate risorse di equilibrismo, riesce davvero difficile immaginare che due Pd così diversi possano rimanere ancora a lungo uno solo.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La morale dell'Uomo Ragno
Inserito da: Admin - Gennaio 19, 2011, 06:42:48 pm
19/1/2011

La morale dell'Uomo Ragno


E’ il presidente del Consiglio, cribbio (direbbe lui). Il presidente del Consiglio, non un cittadino normale o un miliardario qualsiasi che fa quel che vuole dei suoi soldi e di se stesso, e se si infila venti ricattatrici potenziali sotto le lenzuola, alla peggio ci rimette il portafogli e l’argenteria di famiglia. Lui è il leader politico di uno Stato e i rischi a cui lo espone la sua condotta privata non investono solo la sua persona, ma tutti gli italiani. E se il servizio segreto di una nazione o multinazionale straniera avesse assoldato Ruby per costringere il premier a firmare un accordo economico svantaggioso per l’Italia in cambio del silenzio?

Moralismo? No, Machiavelli. O, se preferite, la morale dell’Uomo Ragno: a grandi poteri grandi responsabilità. Il capo di un governo eletto dal popolo non è «uno di noi». Deve essere meglio di noi o quanto meno sembrarlo. Poiché rappresenta l’immagine del proprio Paese nel mondo, è tenuto a rispettare le sacre regole dell’ipocrisia, a contenere i suoi vizi o comunque a occultarli, come fecero Kennedy, Craxi e Mitterrand. E quando viene beccato, deve chiedere scusa e mostrarsi contrito in stile Clinton, non negare l’evidenza e parlare d’altro, di rispetto della privacy (che per lui non vale) e di complotti che anche se ci fossero non scalfirebbero il nocciolo della questione: chi fa bunga bunga può governare un impero, ma non una democrazia.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=929&ID_sezione=56&sezione=


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La buccia del chinotto
Inserito da: Admin - Gennaio 20, 2011, 06:24:08 pm
20/1/2011

La buccia del chinotto

Un amico sorride amaro: «Non farti illusioni, potenzialmente siamo tutti come lui e la sua corte: trombare e fare soldi, interessati solo ai bisogni primari, ai chakra bassi, per dirla alla maniera di voi che meditate e fate yoga. Sì, qualche disturbato che sogna con un romanzo o va in estasi per una notte d’amore sotto le stelle esisterà pure, ma è la buccia del chinotto: scorza sottile, percentuale insignificante».

Davvero? Davvero la maggioranza dei giovani assomiglia a quel tipo che incita sua sorella a infilarsi nel letto di un anziano miliardario, «così ci sistemiamo»? Davvero il mondo contemporaneo si divide fra padri padroni, disposti a uccidere le figlie che osano ribellarsi, e padri ruffiani che nelle intercettazioni le incitano a sgomitare perché «le altre ti sono passate davanti, svegliati!». Sarò un ingenuo, eppure vedo ancora in giro della dignità, anche in tanti poveri che una busta di 5000 euro l’hanno magari sognata, ma non la vorrebbero trovare nella borsa della figlia a quelle condizioni. Vedo donne e uomini pieni di vizi, ma che non invidiano lo stile di vita dei crapuloni e sognano di invecchiare con una persona amata al fianco e la musica di Mozart nelle orecchie. E quando, come ieri, alcuni lettori telefonano al giornale per segnalare che una luna mai così arancione è spuntata fra le colline e mi arriva sul tavolo la raccolta di poesie di una ragazza timida, allora penso che non è finita. Che la buccia del chinotto è più spessa di tutto il gas che le sta esplodendo intorno, in un enorme rutto di niente.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Quelle parole che fanno crescere l'Italia
Inserito da: Admin - Gennaio 22, 2011, 05:40:25 pm
22/1/2011
 
Quelle parole che fanno crescere l'Italia
 
Massimo GRAMELLINI

 
Pubblichiamo parte dell’intervento al Quirinale per la Giornata dell’informazione

Nel preparare con Carlo Fruttero l’almanacco dei 150 anni di storia italiana, ci siamo imbattuti in tanto giornalismo di qualità. Certo, erano tempi non avari di retorica e nelle cronache dei funerali di Vittorio Emanuele II si scioglievano inni «al più valoroso fra i Maccabei». Ma i giornali erano anche capaci di parlare chiaro al potere, come Matilde Serao che in una lettera aperta al ministro Depretis denunciava le condizioni igieniche dei bassi di Napoli, chiedendo di smetterla con «la retorichetta del mare glauco e del cielo di cobalto». E furono i giornalisti a rivelare i primi scandali finanziari dello Stato unitario e a tratteggiare il profilo di Bernardo Tanlongo, presidente della Banca Romana, amico di cardinali e massoni, inesausto dispensatore di mance e di barzellette, che ha fornito il prototipo ai furbetti del quartierino.

Furono sempre i giornalisti a strappare il velo di tanti inferni. Come quello dei carusi, i bambini impiegati nelle miniere di zolfo della Sicilia, la cui scoperta si deve a un gruppo di reporter che riuscirono a intrufolarsi in quegli antri bui per raccontare il supplizio dei piccoli schiavi venduti dai genitori per un sacco di farina e costretti a spezzarsi la schiena 12 ore al giorno in cambio di un pezzo di pane e cipolla. Vi devo dare una notizia: il gossip non lo abbiamo inventato noi. Il giornalista-fustigatore Pietro Sbarbaro distrusse la carriera del ministro degli Esteri Mancini, rivelando che la moglie lo aveva trovato a letto con la cameriera: vistosi scoperto, lui le aveva gridato: «Scusami cara, ero convinto che fossi tu». E quando il ministro degli Interni Francesco Crispi venne accusato di bigamia, fu un giornale dell’epoca, «Il Piccolo», a costringerlo alle dimissioni attraverso una campagna di stampa basata sulle famose «Sei Domande».

(...) Purtroppo la mancanza di una vera opinione pubblica - assenza determinata da secoli di servaggio e da un tasso altissimo di analfabetismo - ci ha fatto contrarre due virus dai quali dobbiamo guardarci ancora oggi. Il primo è l’attitudine a parlare al Potere anziché al Lettore, usando un linguaggio per iniziati. Il secondo difetto, per certi versi l’opposto dell’altro, è la deriva populista che porta a seguire gli umori della piazza anziché a indirizzarli. L’esempio più drammatico si ebbe alla vigilia della prima guerra mondiale, quando quasi tutti i giornali (con l’eccezione di quelli socialisti e de La Stampa del giolittiano Frassati) cedettero alla bramosia interventista di una minoranza chiassosa che forzò la mano al capo dello Stato e al Parlamento. Una prova generale di quanto sarebbe accaduto pochi anni dopo, a opera di un giornalista che la leva del populismo sapeva manovrarla assai bene: Benito Mussolini.

Ma se si osserva dall’alto la storia del giornalismo italiano di questo secolo e mezzo, ci si accorge che fra tante luci e immancabili ombre si stende una linea solida e coerente che arriva fino ai giorni nostri. Si dice che gli italiani non abbiano senso dello Stato, e che semmai sia lo Stato, talvolta, a fare loro senso. Ebbene, contro questo luogo comune, che come tutti i luoghi comuni contiene qualche elemento di verità, il giornalismo migliore ha sempre combattuto, pagando prezzi pesanti durante gli anni di piombo. Perciò vorrei chiudere questo breve viaggio nel tempo con una pagina del nostro almanacco in cui Carlo Fruttero racconta il sacrificio di un suo carissimo amico. E lo fa come nelle poesie di Spoon River, lasciando che a raccontare la storia sia lo stesso protagonista.

«(...) Mal di denti. Così sono uscito dall’ufficio e sono andato dal dentista senza la scorta, che avevo da pochi giorni. E loro mi hanno seguito fino a casa, hanno aspettato che parcheggiassi l’auto in corso Re Umberto e quando poi sono entrato nel portone, in due, forse in tre, mi hanno puntato le pistole. Il rimbombo in quella casa borghese, in quel quartiere borghese. Eliminato “un servo dello Stato” con quattro colpi. Tutti sono venuti, tutti hanno sperato, ma io sapevo che non c’era speranza, il dolore era troppo forte. Avrebbero potuto essere pallottole fasciste o naziste, quando ero nella lotta partigiana con Giustizia e Libertà, e invece muoio a più di sessant’anni per mano di questi idioti, sì, degli idioti ignoranti. È così che li giudico, alla fine.

Certo, lo Stato di cui sono un servo non è uno Stato ideale, ma è in grado di difendersi senza legge speciali, con le armi legali che già possiede e che noi gli abbiamo dato in anni lontani. “Né con lo Stato né con le Br” dicono alcuni personaggi eminenti e improvvidi, ma è una neutralità impossibile: lo Stato per quanto debole, zoppicante, carente, talvolta iniquo, non si può mettere sullo stesso piano di gente che non ha un’idea dietro l’assassinio. (...) Di me diranno che sono un eroe, anche se ho vissuto tutta la mia vita lontano da ogni enfasi. Ho fatto il giornalista, ho commentato i fatti politici che mi passavano davanti, non ho mai auspicato la morte di nessuno. Una vita tutto sommato abitudinaria, moderata, passata a lavorare, leggere, studiare, scrivere, giorno dopo giorno. Ma non è bastato a salvarmi da quel rimbombo nell’androne, da quegli idioti ignoranti. Il 29 novembre 1977 è arrivata la fine, dopo tredici giorni di agonia. Sono stato Carlo Casalegno, vicedirettore de La Stampa di Torino». 

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Totò di Stato
Inserito da: Admin - Gennaio 25, 2011, 05:58:07 pm
25/1/2011

Totò di Stato

Massimo GRAMELLINI

Da un paio di giorni gli italiani sono sinceramente sorpresi. Non solo un politico è andato in galera (stupore già registrato a caldo dal nostro Mastrolilli), ma ci è andato senza dare del comunista al giudice che ve lo ha spedito. Quanto basta, di questi tempi, perché un uomo condannato per reati di mafia passi per uno statista. Cos’ha fatto di così straordinario Totò Cuffaro? Ha accettato un verdetto. Di più: ha riconosciuto la legittimità della giuria. Un italiano che si rifiuta di fare la vittima non è un eroe, sia ben chiaro. Però è una notizia. Perché da noi di solito sono le vittime a passare per eroi e a venire premiate da un pubblico che si identifica in loro e, assolvendole, assolve se stesso.

La delegittimazione di ogni autorità è il lascito peggiore del Sessantotto e non sarà un caso che abbia attecchito quasi soltanto in Italia, dove nei secoli dei secoli l’autorità ha dato pessimi esempi e i cittadini (pardon, i sudditi) si sono accomodati a considerarla di parte, obbedendole per paura o per interesse, mai per convinzione, cioè per senso dello Stato. Speriamo che, solo in questo, Cuffaro faccia proseliti. Che presto i giornali possano strillare altre notizie clamorose: «Automobilista paga la multa per un parcheggio in terza fila senza accusare il vigile di avercela con lui». «Genitore sgrida il figlio che ha preso 4, anziché sgridare il prof per averglielo dato». Fino alle soglie dell’impossibile: «Presidente di calcio si sfoga: l’arbitro sarà pure venduto, ma la mia squadra meritava di perdere».

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Salotti buoni
Inserito da: Admin - Gennaio 26, 2011, 11:53:45 pm
26/1/2011

Salotti buoni


Massimo GRAMELLINI


Immaginate un dopocena a casa vostra in cui gli invitati si interrompono di continuo, un tizio vi mostra il dito medio mentre gli servite l’amaro, una signora se ne va rovesciando il caffè e a mezzanotte telefona uno, sempre il solito, che si annoia a stare da solo e vi urla che siete turpi, spregevoli e ripugnanti. È quanto accade ogni sera nei talk show multi-ospiti (e in quello di Lerner meno che altrove). La caciara è il tratto dominante di queste palestre dell’ego. Ma un tempo era caciara organizzata, secondo la celebre raccomandazione di Biscardi: «Non parlate più di due alla volta». Invece da quando è scoppiato il bunga bunga Biscardi sembra Cetto La Qualunque: un moderato.

L’ospite non va in tv per parlare e ascoltare. Ci va per impedire agli altri ospiti di oltrepassare soggetto, verbo e (nei casi fortunati) complemento oggetto, ripetendo ossessivamente una parola qualsiasi - «capra capra capra» «mavalà mavalà mavalà» - al fine di confondere il malcapitato e obbligare il regista a staccare sulla propria faccia. Conquistata l’inquadratura, farà una premessa, «Io non l’ho interrotta, lei non interrompa me» e poi comincerà a parlare: venendo immediatamente interrotto. Forse agli inizi il pubblico si divertiva. Ma adesso vorrebbe una storia, un pensiero, un discorso compiuto. Non la visione di uomini e donne stravolti dall’ansia di insultare il nemico o difendere il padrone. Modesta proposta ai conduttori: spegnete i microfoni di chi non ha la parola. I duellanti diverrebbero afoni. Oppure si prenderebbero a botte. In entrambi i casi, noi torneremmo a divertirci.

DA lastampa.


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Lo Stato della Disunione
Inserito da: Admin - Gennaio 27, 2011, 11:59:47 pm
27/1/2011

Lo Stato della Disunione

Massimo Gramellini

 
Obama non lo sa, ma rivolgendosi agli americani nel discorso sullo Stato dell’Unione ha parlato per ben due volte a noi italiani.

La prima quando ha massaggiato l’amor proprio dei suoi connazionali con il ricordo delle grandi conquiste degli Stati Uniti.
Perché un pensiero simile non potrebbe essere accolto anche qui? Possibile che le 150 candeline che spegneremo a marzo debbano essere l’ennesimo pretesto per scannarci fra polentoni e terroni, per parlare di massacri e ingiustizie (presenti nel certificato di nascita di tutti gli Stati moderni), per stabilire se fossero più cruenti i briganti che bevevano nei teschi dei piemontesi o i piemontesi che torturavano i briganti nel lager di Fenestrelle?

Non sarebbe meglio per il nostro umore se la parola Italia rievocasse Manzoni e Marconi, Fellini e Ferrari, traducendosi in un’iniezione corroborante invece che nel solito torcicollo emotivo senza costrutto?

L’altro messaggio in codice intercettato nelle parole di Obama è l’invito a credere nel potere della creatività.
I posti del futuro non verranno dai lavori del passato, destinati a ridimensionarsi e a traslocare altrove per sempre. Arriveranno dalla tecnologia e dalle energie rinnovabili, da idee nuove e progetti d’avanguardia. Vale la pena perdere altro tempo a inseguire la coda di un mondo che non tornerà più, anziché provare a immaginarne un altro? L’Italia risorge soltanto se sblocca il suo torcicollo e accetta di vivere «ora», come suggerisce il titolo del nuovo disco del mio intellettuale di riferimento: Jovanotti.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Non ce lo meritiamo
Inserito da: Admin - Gennaio 30, 2011, 10:37:05 am
28/1/2011

Non ce lo meritiamo

Massimo GRAMELLINI

Un lanciatore di baseball della squadra di Kansas City aveva ancora un anno di contratto da 12 milioni di dollari, ma vi ha rinunciato perché stava giocando male: gli sembrava di rubare lo stipendio e si è ritirato. Il baseball stimola pensieri evoluti dai tempi di Charlie Brown. Cionondimeno immagino che in queste ore stuoli di medici si affollino al capezzale di Gil Meche per capire in quale punto esatto della nuca lo abbia colpito la pallina. Sento la voce del cinico: è un campione miliardario, sai che sacrificio! Ma il punto non è la rinuncia (e comunque 12 milioni sono un discreto bottino anche per un nababbo). E' la motivazione.

Non vi sfuggiranno gli effetti che un esempio simile potrebbe avere sugli equilibri del pianeta, in caso di propagazione del contagio. Se tutti i manager scarsi rifiutassero la liquidazione con cui vengono accompagnati alla porta dalle aziende che hanno impoverito con le loro scelte sciagurate. Se gli assunti demotivati, raccomandati e sopravvalutati (tre caratteristiche talora riscontrabili nella stessa persona) presentassero le dimissioni con queste parole: «Troverei giusto che la mia retribuzione andasse a quel precario che sgobba il triplo di me». Se insomma ogni uomo, in ogni circostanza della vita, si guardasse allo specchio con obiettività e ne traesse le conseguenze naturali, anziché sentirsi sempre un fenomeno incompreso e la vittima di qualche complotto, è evidente che il mondo cesserebbe di essere la simpatica schifezza che è. E, finalmente perfetto, si dissolverebbe nello spazio esibendo il cartello: missione compiuta.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il vestito di Carlà
Inserito da: Admin - Febbraio 01, 2011, 04:40:55 pm
1/2/2011

Il vestito di Carlà

Massimo GRAMELLINI

Carla Bruni non è più di sinistra. Ecco la classica notizia insignificante che piomba sul tavolo della redazione in una giornata plumbea e riesce quantomeno a provocare una smorfia. Madame Sarkozy non è più di sinistra, lo ha dichiarato lei in un’intervista, ed è una bella sorpresa, specialmente per la sinistra, che perso il voto di Carlà potrà dedicarsi a recuperare quelli della colf, della parrucchiera e della sarta di Carlà, che da decenni votano a destra, non foss’altro per reazione ai discorsi di Carlà.

Premessa: un maschio torinese non è la persona più obiettiva per giudicare colei che incarna la casta delle «cremine», come venivano chiamate ai tempi della mia e sua adolescenza le torinesi ricche, snob, enigmatiche e sostanzialmente stronze, nel senso di crudeli, per le quali la rivoluzione e i rivoluzionari erano un giochino cerebrale con cui ingannare la noia di esistenze facilitate dal destino. Con gli anni abbiamo imparato ad apprezzare la sua eleganza e a convincerci che nascondesse tesori di conoscenza. Ma certo il suo passaggio nell’area del non voto, se non addirittura fra le file del marito destrorso, va festeggiato come un momento di libertà. Sì, libertà di dire che i suoi dischi sono di una noia pazzesca, senza più correre il rischio di passare per insensibili. Libertà di vederla per quella che è, una donna di potere intelligente e spregiudicata, non una santa protettrice degli oppressi. Perché quelle come Carlà sono di destra dentro. E indossano le idee di sinistra come un vestito attillato che serve a fare colpo sugli illusi, ma prima o poi si strappa.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Altre domande?
Inserito da: Admin - Febbraio 03, 2011, 06:42:15 pm
3/2/2011

Altre domande?

Massimo GRAMELLINI


1. Presidente, negli ultimi due anni l’Italia ha tenuto alto l’argine della stabilità dei conti, come hanno riconosciuto l’Europa e il Fondo Monetario Internazionale. Ora è il momento di tornare a crescere. In che modo?

2. Molti analisti affermano che l’Italia è ancora un Gulliver, ovvero un gigante bloccato da lacci e laccioli. Lei è sceso in politica nel 1994 promettendo la rivoluzione liberale. Per dare una scossa alla nostra economia è arrivato il momento di andare fino in fondo?

3. Proprio su questi temi lei ha fatto una proposta all’opposizione che ha risposto che non è credibile. Ma dietro questo rifiuto, secondo lei, aleggia il partito della patrimoniale, la vecchia ricetta che per risolvere i conti della nostra economia punta sempre sulla scorciatoia dell’aumento della pressione fiscale?

Domande dure, niente da dire. Di quelle che lavorano ai fianchi l’interlocutore, specie nel caso in cui soffra di solletico. A volte capita di leggerle anche sui giornali, ma sussurrate all’ora di cena sul primo canale della tv di Stato fanno tutto un altro effetto. Pur intimidito dalla prospettiva di trovarmi al cospetto di un superuomo che teneva entrambe le mani sopra la cartina geografica del mondo intero, al posto dell’intervistatore del Tg1 avrei approfittato della storica circostanza per rivolgere a Berlusconi una domanda ancora più insidiosa.

4. Presidente, come va?

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. È qui la festa
Inserito da: Admin - Febbraio 08, 2011, 05:24:32 pm
8/2/2011

È qui la festa

Massimo GRAMELLINI

Il Centocinquantesimo dell’Italia Unita ricorda quelle feste di compleanno dell’adolescenza dove gli invitati all’ultimo danno buca o si trascinano per inerzia e col segreto desiderio di provocare qualche pasticcio. Ieri ci siamo persi il presidente della provincia di Bolzano: si sente un austriaco all’estero, ha fatto sapere che l’Alto Adige il 17 marzo non festeggerà. La presidente degli industriali, magnanima, quel giorno è pronta a stappare una bottiglia di spumante, ma sui luoghi di lavoro: niente vacanza, perché nell’economia globale occorre aumentare il pil anche sullo stomaco.

A quaranta giorni dal lieto evento gli italiani ignorano di che cosa si tratti (un lettore: «Non andavo alle feste dell’Unità quando c’era il partito comunista, si figuri adesso»), oppure se ne infischiano, oppure prendono a pretesto la ricorrenza dell’unità per tornare a dividersi daccapo. I borbonici vorrebbero trascinare i piemontesi davanti alla Corte di Giustizia dell’Aja. I padani si dividono fra chi considera Cavour vittima di Garibaldi e chi un connivente: imputato di concorso esterno nel reato di associazione italiana. Ma sotto sotto tutti gli italiani sono convinti di stare insieme per sbaglio, per un incidente della storia al quale rassegnarsi, ma di cui non menare vanto. La festa interessa solo a Napolitano e a un centinaio di torinesi eredi delle truppe di occupazione. Potremmo cavarcela col minimo del disturbo, invitando a cena il Presidente in una piola di Torino. Menù di bagna cauda, così all’uscita dispenseremo aliti di patriottismo alle popolazioni oppresse.

da - lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Cento all'ora nella nebbia
Inserito da: Admin - Febbraio 09, 2011, 11:04:49 am
9/2/2011

Cento all'ora nella nebbia

Massimo GRAMELLINI

Due morti e decine di incidenti, tamponamenti e feriti sulle autostrade del Nord-Est fasciate dalla nebbia. E la solita domanda: perché? Perché le persone non alzano il piede dall’acceleratore quando intorno a loro la visibilità si riduce a una coperta di latte? Escludiamo che siano tutti ubriachi, o pazzi o aspiranti suicidi. Resta una sola ipotesi: è saltato il senso del limite, la percezione chiara che ogni gesto non è un arabesco nell’iperspazio virtuale, ma va a finire da qualche parte, dove produce effetti concreti e definitivi: se non bagni un fiore, il fiore appassisce; se hai l’amante, tradisci il partner; se corri in auto nella nebbia, prima o poi andrai a sbattere.

Si chiama nesso di causalità e una volta lo insegnavano alle elementari, suppongo anche adesso. E allora cos’è che non si insegna più? Le ringhiere. Nessuno ci insegna più a mettere le ringhiere. Le macchine hanno gli airbag, e noi? Le regole non sono una bizzarria concepita dai tiranni. Sono linee di confine che servono a rassicurare le persone e a renderle coscienti dei propri limiti affinché siano in grado di superarli. Come la metrica nella poesia, hanno il compito di dare ritmo e forma all’esistenza. Le ringhiere interiori proteggono dall’eccesso, dall’arbitrio, dalla perdita di contatto col proprio corpo e con tutto ciò che lo circonda. La libertà consiste nello scavalcarle. Ma senza di esse si brancola in uno spazio informe e alla fine si precipita.

da lastampa.it/_web


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Burqa bunga
Inserito da: Admin - Febbraio 10, 2011, 11:37:25 am
10/2/2011

Burqa bunga

da Massimo GRAMELLINI


Anch’io domenica scenderò in piazza contro chi disprezza il corpo e l’anima delle donne. E cioè contro i vecchi bavosi che le riducono a gingilli. Contro gli arrivisti che le utilizzano come merce di corruzione presso i potenti. Contro le ragazze che si vendono, spacciando la loro bramosia di denaro e di fama per libertà. Contro i genitori disposti ad accettare l’idea umiliante che la carne della propria carne diventi strumento di carriera. Contro chi pensa che non esista una via di mezzo fra il burqa e il bunga bunga e invece esiste: chiamiamolo burqa bunga, oppure dignità. Contro i pubblicitari che da trent’anni riempiono di seni & sederi le tv e i muri delle nostre città per promuovere prodotti (telefoni, gioielli, giornali di sinistra) che nulla c’entrano con la biancheria intima. Contro le tante signore «impegnate» che hanno accettato questo insulto senza protestare. Contro gli autori televisivi che hanno ridotto il vestito delle ballerine a un filo interdentale, imponendo al Paese un’estetica trucida e volgare. Contro gli autori televisivi che hanno fatto la stessa cosa, ma sostenendo che si trattava di una forma sottile di ironia, mentre di sottile c’era solo la gonna. Contro chiunque considera il corpo delle donne un fatto pubblico, quando invece è un bene privato da esibire soltanto a chi si vuole, e nell’intimità. Contro i giornali e i siti «seri» affollati di culi & sederi. E contro coloro che se ne lamentano, ma intanto cliccano lì.

In fondo domenica scenderò in piazza un po’ anche contro me stesso.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Oltre le mutande
Inserito da: Admin - Febbraio 12, 2011, 10:14:23 am
12/2/2011

Oltre le mutande

Massimo GRAMELLINI


Mentre una casta di subrettine aspiranti onorevoli domina la scena mediatica, negli angoli meno illuminati della società le loro coetanee stanno dando la spallata definitiva al predominio del maschio. Qualsiasi statistica racconta ormai il sorpasso fra i sessi: le ragazze si laureano di più, conquistano più borse di studio, ottengono più posti come ricercatrici. Ma poiché lo fanno senza dimenare il sedere in televisione, non esistono. La civiltà dello spettacolo funziona così: tutto ciò che esce dal quadrilatero intrattenimento-sport-giornalismo-politica non dà visibilità e quindi non rientra nel dibattito pubblico.

Questa distorsione altera la percezione della realtà, al punto che oggi in Italia si scontrano due opinioni palesemente fasulle. La prima è l’opinione Così Fan Tutti: ogni uomo è un maiale e ogni donna una escort, e chi fa la morale al Silvio e alle sue amichette stia bene attento, perché gli scateniamo dietro un segugio che rivelerà al popolo i suoi altarini sessuali. La seconda è l’opinione Pochi ma Buoni: i virtuosi esistono e coincidono coi nemici del Silvio, una minoranza destinata a perdere sempre.

Per fortuna il mondo reale è un’altra cosa ed è fatto, anche in Italia, da uomini e donne che amministrano il proprio corpo con pudore e dignità, che non votano necessariamente tutti dalla stessa parte, che hanno sogni piccoli o grandi ma comunque diversi dal bunga bunga. E passano la vita a cadere e a rialzarsi, senza che nessuna tv, rivista o inchiesta si occupi mai del loro faticoso e glorioso cammino.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Genitore unico
Inserito da: Admin - Febbraio 15, 2011, 11:05:33 am
15/2/2011

Genitore unico

Massimo GRAMELLINI


Sei favorevole a che un single possa adottare un bambino, come auspicato dalla Cassazione? Risponderò con la consueta chiarezza: sì no però dipende. Sono stato cresciuto da un genitore solo, maschio per giunta, ma a partire dai nove anni: prima avevo ancora la mamma ed è nel periodo dello svezzamento, asseriscono gli psicologi, che la presenza di entrambi ha un ruolo cruciale. Se fossi nato ieri, non mi farebbe impazzire l’idea di un genitore unico, che fra l’altro non vedrei quasi mai perché sarebbe costretto a lavorare dal mattino alla sera per mantenermi (come le coppie, peraltro, in virtù del poco part-time e dei bassi stipendi). Se però l’alternativa fossero l’orfanotrofio o la strada, sarei felicissimo di finire fra le braccia di un single, alleviando la mia e la sua solitudine.

È ovvio che il mio aspirante mono-genitore dovrebbe partire dal fondo della lista d’attesa, dentro la quale si macerano da tempo immemorabile tantissime coppie. E i filtri che subordinano la mia assegnazione alle sue cure dovrebbero essere più selettivi, ben sapendo che rimarrebbe comunque una percentuale di rischio, perché neppure un congresso di assistenti sociali potrà mai misurare con certezza la sua predisposizione ad amarmi. Come sempre in materia di diritti civili, non si tratta di stabilire un obbligo, ma di togliere un divieto. Non di concedere un privilegio, ma di offrire una possibilità. In un mondo dove la scienza, più rapida e classista della legge, consente già a un single che ne abbia i mezzi economici di fabbricarsi il suo pupo su misura.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il prossimo virus
Inserito da: Admin - Febbraio 16, 2011, 11:56:09 am
16/2/2011

Il prossimo virus

Massimo GRAMELLINI

Una polvere inattesa si aggira per Roma e minaccia di espandersi all’Italia intera. La prima a respirarla è stata Tiziana. Camminava su un marciapiede di Monte Mario quando un bigliettone da 500 euro le ha attraversato la strada. Come ci saremmo comportati al suo posto?
Meglio non chiederselo. Tiziana è una laureata in Lettere disoccupata da sei mesi, quel denaro in cerca di portafogli le avrebbe fatto comodo. Invece, chiaramente sotto l’effetto del virus, ha compiuto un esercizio desueto e bizzarro. Si è messa nei panni del prossimo. Ha pensato: e se questi soldi appartenessero a qualcuno che ne ha più bisogno di me? Se fossero la pensione di una donna anziana e sola, che adesso li starà cercando dappertutto? Così ha tolto i 500 euro dal marciapiede e li ha affidati al commissariato più vicino.

Questo per dire a quali livelli di umanità possa ridurci questo virus, una volta contratto. Sorprende, fra l’altro, la rapidità del contagio. Mentre Tiziana usciva dal commissariato, tre commesse di una libreria della stazione Termini fermavano una pattuglia di carabinieri per consegnare una borsetta ripiena di contanti e gioielli. A dimenticarla accanto allo scaffale dei libri era stata una viaggiatrice di Alessandria, distratta dal piacere della lettura (forse un effetto collaterale della pandemia). Ma cosa sta succedendo? Che il vaccino di cinismo e avidità somministrato quotidianamente dai potenti attraverso la tv non sortisca più effetto? Bisognerà dunque rassegnarsi all’ineluttabile: il virus della compassione è fra noi e colpisce soprattutto le donne.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La giustizia deficiente
Inserito da: Admin - Febbraio 17, 2011, 05:14:16 pm
17/2/2011

La giustizia deficiente

Massimo GRAMELLINI


Nella primavera del 2007, a Palermo, un alunno di scuola media aveva canzonato un compagno, dandogli simpaticamente del finocchio e facendolo simpaticamente piangere davanti a tutta la classe. La vecchia professoressa di lettere si era accanita contro il mattacchione e, anziché spedirlo ai provini di «Amici», lo aveva messo dietro il banco a scrivere cento volte sul quaderno «io sono un deficiente». Lui aveva scritto cento volte «deficente» senza la i, dimostrando così di avere le carte in regola per sfondare non solo in tv ma anche in Parlamento. Poi era corso a lamentarsi da papà, che di fronte all’affronto intollerabile inferto al ramo intellettuale della famiglia aveva denunciato la prof ai carabinieri, non prima di averle urlato in faccia: «Mio figlio sarà un deficiente, ma lei è una gran c...».

C’è voluto del tempo per ottenere giustizia, però ieri alla fine l’aguzzina è stata condannata: un anno di carcere con la condizionale per abuso di mezzi di disciplina, nonostante l’accusa avesse chiesto solo 14 giorni. Che vi serva da lezione, cari insegnanti. La prossima volta che un alunno umilierà un compagno di fronte a tutti, aggiungete al coro il vostro sghignazzo e non avrete nulla da temere. A patto che l’umiliato non si impicchi in bagno, come altre volte è accaduto, perché allora vi accuseranno di non aver saputo prevenire la tragedia. E il simpatico umorista di Palermo finalmente vendicato? Lo immaginiamo ormai cresciuto, tutto suo padre, intento a scrivere cento volte sul quaderno «io sono intelligiente» e stavolta senza dimenticare la i.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Tornare o non tornare
Inserito da: Admin - Febbraio 18, 2011, 04:59:16 pm
18/2/2011

Tornare o non tornare

Massimo GRAMELLINI


Scrive Elena: «Dieci anni fa, assieme al mio allora fidanzato, partii per Londra. Solo per un anno, per prendere un master e tornare a casa. A Torino. E invece no. Una borsa di studio vinta per caso mi convinse a restare per un dottorato che in Italia mai avrei potuto nemmeno sognare. Dieci anni dopo il master ce l’ho, il dottorato non ancora (fare ricerca a certi livelli e lavorare a tempo pieno è un po’ dura). Ho anche un marito: inglese. meraviglioso. Ma non mi basta. Voglio tornare. Che me ne faccio del bello stipendio che ho qui (3000 euro), se poi lo pago con la costante malinconia? Mi manca la mia famiglia. Le piazze. I portici, le voci, le Alpi, tutto. Anche i truzzi mi mancano!!! Meglio degli hoodies inglesi. Mio marito non ha un lavoro, potrebbe seguirmi. A Torino forse guadagnerei solo mille euro al mese. Ma adesso, per come sto male, mi sembrerebbe di aver vinto alla lotteria. Che strano, solo una lettera, la I che in inglese significa Io, fa la differenza tra Torno e Torino... Aiutami a riflettere, per favore».

Elena cara, d’accordo le Alpi, le piazze, i portici (aggiungerei la cioccolata calda in tazza e i panini dolci con peperone e acciuga). Ma abbiamo il morale sotto i tacchi e pure la morale non sta molto più su. Declino, corruzione e precarietà sono miasmi che respiri anche lì, ma qui in aggiunta c’è una struttura sociale che deprime i talenti ed esprime una classe politica incapace a tutto. Le conclusioni mi sembrano ovvie. Il primo volo Londra-Torino parte alle 6,55: vieni a darci la sveglia tu.

da - lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Ipocriti e cumenda
Inserito da: Admin - Febbraio 23, 2011, 11:50:52 pm
23/2/2011

Ipocriti e cumenda

Massimo GRAMELINI


Da che mondo è mondo coi dittatori ci si indigna in pubblico e si fanno affari in privato. A volte non ci si indigna neppure: si rimane zitti. Un silenzio interrotto solo dal fruscio dei soldi. Mai visto un politico o un imprenditore andare in Cina inalberando cartelli per il rispetto dei diritti civili. Si diventa esportatori della democrazia solo quando conviene, come in Iraq o in Afghanistan. Però esiste un limite che gli statisti cercano di non valicare ed è il rispetto di sé e del Paese che si rappresenta. Quel senso del decoro e delle istituzioni che ti impone di stringere la mano a Gheddafi, ma ti impedisce di baciargliela. Che ti costringe a riceverlo con tutti gli onori, ma non ti obbliga a trasformare la sua visita in una pagliacciata invereconda, con il dittatore a vita che tiene lezioni di democrazia all’università e pianta la sua tenda beduina in un parco storico della Capitale per ricevervi una delegazione di ragazze prese a nolo.

Berlusconi non ha fatto che applicare alle relazioni internazionali le tecniche di adulazione con cui i vecchi cumenda lombardi stordivano il cliente da intortare. Disposti a tutto pur di compiacerlo, considerando la dignità non tanto un accessorio quanto un ostacolo alla conclusione di un affare. Qualche lettore penserà: il cumenda di Stato è solo meno ipocrita degli altri. Verissimo. Ma a me sta venendo il dubbio che l’antica ipocrisia «borghese», contro cui da ragazzo mi scagliai anch’io, fosse preferibile all’attuale sguaiataggine.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Scusate il disturbo
Inserito da: Admin - Febbraio 28, 2011, 03:38:12 pm
26/2/2011

Scusate il disturbo

Massimo GRAMELLINI

Va bene il pensiero cinico dominante, che si fa un punto d’onore di schernire qualsiasi passione ideale. Ma com’è possibile che non vengano i brividi nel vedere una fiumana di ragazzi che si riversa per le strade del Nord Africa chiedendo libertà? Nell’ascoltare le voci drammatiche che raccontano di un genocidio in atto alle porte di casa nostra, dove un dittatore pazzo sta facendo sparare addosso alla sua gente da un manipolo di mercenari? Il petrolio, l’invasione, il califfato: preoccupazioni sensate, ma nell’alfabeto interiore di un essere umano sono parole che arrivano dopo. Prima c’è l’amore per la libertà. Non sarà, lo sto chiedendo anche a me stesso, che nel distacco titubante con cui seguiamo gli eventi libici si nasconde un velo di razzismo, che ci induce a considerare gli arabi degli immaturi, privi dei bollini necessari per iscriversi alla democrazia e quindi da tenere sotto il tallone di qualche babau, possibilmente amico nostro?

Gioca un ruolo la delusione del 1989: alla caduta del Muro festeggiammo l’avvento di un mondo più giusto e invece ci siamo ritrovati dentro uno più largo, nel quale gli occidentali hanno perso peso. In noi si è fatto strada il pensiero tipico dei perdenti: che d’ora in poi qualsiasi cambiamento altrui peggiorerà la nostra vita. Ma i cambiamenti sono la vita. Il modo migliore per scongiurare invasioni e califfati consiste nello schierarsi a fianco dei ragazzi arabi in lotta per la libertà. Aiutarli a ottenerla dai tiranni oggi. E a difenderla dai fanatici domani.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Pari e dispari
Inserito da: Admin - Marzo 02, 2011, 06:46:08 pm
2/3/2011

Pari e dispari

Massimo GRAMELLINI

Non capisco il crepitio di sghignazzi con il quale è stata accolta la serissima proposta della maggioranza di alternare i conduttori di Ballarò e Annozero: nelle settimane dispari Floris e Santoro, e in quelle pari due giornalisti di «diverso orientamento culturale», cioè fiancheggiatori del governo. La par condicio non consiste infatti nel raddoppiare gli spazi di tutti, ma nel dimezzare quelli di qualcuno.
Personalmente trovo altrettanto inaccettabile che il Milan faccia sempre giocare Ibrahimovic. Nelle partite in casa andrebbe alternato con Sgrigna, per garantire qualche soddisfazione anche ai tifosi di diverso orientamento culturale.

La monogamia, poi, è un retaggio di epoca sovietica: in base al regolamento della commissione di vigilanza matrimoniale, a ciascun coniuge dovrebbe essere consentito alternare il partner con altro di diverso orientamento culturale, protettivo nei giorni feriali e passionale nei weekend. E perché non estendere la turnazione alla procura di Milano? Nelle settimane dispari indaga Ilda Boccassini e in quelle pari Ghedini con una parrucca rossa.

Ma l’apoteosi del servizio pubblico sarebbe una Corte Costituzionale che emettesse sentenze a targhe alterne: legittimando il processo breve di giovedì grasso e delegittimandolo il secondo martedì di quaresima.

P.S. Un lettore malizioso, dal quale naturalmente mi dissocio, propone di estendere il principio dell’alternanza culturale al Tg1: nelle setti

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. I replicanti
Inserito da: Admin - Marzo 03, 2011, 03:08:33 pm
3/3/2011

I replicanti

Massimo GRAMELLINI


Sui telefonini di quattro minorenni di Quarto Oggiaro, arrestati per rapine varie, gli investigatori hanno trovato dei filmati in cui, mitra in spalla e torso nudo, gli adolescenti mimavano la scena simbolo di Gomorra. Escluderei che abbiano preso in mano il libro di Saviano: due di essi non sono mai stati neppure a scuola. Ed è assai probabile che non abbiano neanche visto il film di Garrone, solo quell’immagine ripetuta ossessivamente per mesi e mesi da tutte le tv.

È possibile che un’opera indirizzata al bene produca in certe menti l’effetto contrario, esaltando proprio ciò che intendeva denunciare?
Sì, e lo sapevamo già. Quel che invece continuiamo a sottovalutare è la potenza devastante delle immagini. Nella vita come nell’arte, si dà troppo peso alle parole e troppo poco al linguaggio muto delle figure. Mentre soltanto l’icona visiva arriva a tutti, senza distinzioni di classe né mediazioni culturali. Una foto volgare fa più danni di una poesia volgare e una scena di violenza di un racconto di violenza.

Perciò nelle tragedie greche il male veniva evocato, ma mai mostrato sul palco. Gli antichi non erano più ipocriti di noi, forse soltanto un po’ più saggi.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La mamma di Batman
Inserito da: Admin - Marzo 04, 2011, 06:44:29 pm
4/3/2011

La mamma di Batman

Massimo GRAMELLINI

Lo so: il vero scandalo (se verrà provato) è che il figlio del sindaco Letizia Moratti avrebbe comprato per un pezzo di pane cinque capannoni industriali alla periferia di Milano per trasformarli senza permessi in un mega-loft che si sarebbe poi fatto condonare e rivalutare dal nuovo piano regolatore firmato da sua madre.

Lo so: il pasticciaccio brutto avviene nella stessa città dove gli enti pubblici già affittano le case a canone agevolato agli inquilini ricchi invece che ai poveri. E lo so: nella lista dei privilegiati, sia pure in un appartamento di seconda fila, compare la compagna giornalista del candidato sindaco dell’opposizione, per cui si preannunzia un duello elettorale all’ultimo mattone, arbitrabile dall’ex ministro dello Sviluppo economico Scajola (a sua insaputa).

Eppure ciò che di questa storia più mi deprime è quanto racconta l’architetto dell’ex capannone ex abusivo a proposito dei lavori di ristrutturazione: il figlio trentenne della Moratti gli avrebbe chiesto di ispirarsi alla caverna di Batman. E si sarebbe fatto costruire:
-un ponte levatoio;
-una camera da letto con mobili in pelle di squalo; -una botola motorizzata e un bunker sotterraneo;
-un ring di boxe regolamentare e un poligono di tiro insonorizzato.

Perché i favoritismi della politica potranno anche finire, un giorno. Ma i bauscia, evidentemente, no.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Cuore
Inserito da: Admin - Marzo 05, 2011, 04:31:18 pm
5/3/2011

Cuore

MASSIMO GRAMELLINI

Questa storia comincia con un malato cardiaco che sta morendo in ospedale. E con un cuore nuovo a bordo di un aereo-ambulanza, fermo sulla pista in attesa di spiccare il volo. Fra il malato e il cuore ci sono 400 chilometri e un cielo pieno di neve. In sala operatoria tutto è pronto per l’espianto del cuore guasto, eppure il chirurgo frena: prima, dice, assicuriamoci che l’aereo parta davvero. Scelta giusta numero 1: la saggezza. Sulla pista nevica fitto, non ci sono le condizioni per decollare, ma il pilota e l’équipe medica sanno che è questione di vita o di morte e così decidono di mettere in gioco la loro, di vita. Scelta giusta numero 2: il coraggio.

L’aereo prova ad alzarsi, ma la tormenta lo sbatte a terra, costringendolo a piegarsi su un’ala. Tutti sani e salvi tranne il cuore, che l’urto ha reso inservibile. Nessuno recrimina, nessuno perde la testa. Viene lanciato un appello per un cuore nuovo. Scelta giusta numero 3: il carattere. La fortuna ha un debole per i forti: il cuore viene subito trovato e condotto a destinazione in tempo utile per salvare il paziente. Intanto ha smesso di nevicare e l’aereo azzoppato può decollare: dal cuore inservibile i medici riescono comunque a recuperare due valvole. Serviranno ad altri malati. Il gesto di un eroe dipende, in fondo, da un uomo solo. Mentre questa storia è meravigliosa perché allinea una serie ininterrotta di gesti giusti compiuti da un numero rilevante di persone. Che sia potuta succedere in Italia (fra Torino, Lecco e Forlì) è una di quelle notizie che fanno davvero bene al cuore.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Masoch Italy
Inserito da: Admin - Marzo 08, 2011, 06:40:36 pm
8/3/2011

Masoch Italy

Massimo GRAMELLINI


Dopo Gucci, anche Bulgari avrà l’accento sulla i. L’hanno acquistata i francesi, nonostante la gioielleria italiana più conosciuta al mondo abbia cercato fino all’ultimo di fondersi con qualche altro marchio del made in Italy per «fare squadra». Invano, perché la maggioranza dei nostri imprenditori coltiva una visione degli affari arcaica e meschina. E preferisce regnare sul proprio orticello che condividere il controllo di una foresta. Sul giornale di domenica Mario Calabresi denunciava la nostra inadeguatezza - pratica, ma prima ancora mentale - nell’accogliere il turismo di massa cinese. Anziché per accapigliarci fra borbonici e garibaldini, l’imminente festa nazionale andrebbe utilizzata per discutere di qualcosa che sembra interessarci assai meno: il futuro. Chiederci che Italia vogliamo essere. E, soprattutto, se vogliamo essere l’Italia che gli stranieri immaginano che noi siamo.

La situazione rasenta l’assurdo. Il mondo vagheggia lo stile italiano e ci dipinge come la culla dei piaceri raffinati: sole, paesaggi, storia, cibo, vino, arte, moda, relax. Ma noi, oltre a vivere male e ad abbrutirci davanti alla tv o dietro qualche pacchiano bunga bunga, siamo nelle fauci di una classe dirigente arruffona e arraffona, incapace di avere un’idea dell’Italia e di disegnare un progetto per i prossimi vent’anni che risponda alle richieste del mercato, cioè dei giovani asiatici e dei sempre più numerosi anziani d’Occidente interessati al nostro vero talento: fabbricare qualità della vita. Un talento difficile da imitare ma, lo si è appena visto, facile da comprare.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La divorziata
Inserito da: Admin - Marzo 09, 2011, 06:47:01 pm
9/3/2011

La divorziata

Massimo GRAMELLINI

L’orrore è spudorato, ma la meraviglia coltiva la riservatezza. Perciò dei protagonisti di questa storia sappiamo solo che sono veneti.
E che sono stati sposati. Poi lui si ammala gravemente e ha bisogno di un rene compatibile che, come capita spesso, non si trova. L’ex moglie lo rivede, coglie la situazione e senza dirgli nulla si presenta al centro trapianti di Padova. Disposta a donare un pezzo del suo corpo all’uomo con cui ha diviso un pezzo della sua vita. La commissione medica ha già dato il nulla osta, si attende a giorni quello del magistrato.

Subito interpellato dal sottoscritto, l’ufficio cinismo (ha sede in una stanza acciaccata del cuore) comunica che la donna agirebbe in preda alla sindrome di Stoccolma - l’attrazione per il proprio persecutore - oppure al senso di colpa, a seconda che nel matrimonio naufragato avesse più sofferto o più fatto soffrire. Invece l’ufficio pragmatismo (si trova nell’emisfero sinistro del cervello e salva l’essere umano dai precipizi, anche se gli impedisce di volare) insinua che l’ex moglie sarebbe mossa dal senso materno: verso l’ex marito o gli eventuali figli, per non farne degli orfani. Ma l’ufficio intuizione (emisfero destro del cervello, poco frequentato) azzarda una terza ipotesi piuttosto straordinaria: che l’amore di quella donna per quell’uomo non sia finito col matrimonio e la riconosciuta impossibilità di vivere insieme. Perché l’amore, le rare volte in cui è davvero tale, non è un’emozione e neppure solo un sentimento. E’ un’energia. E l’energia non la puoi fermare, purtroppo. Per fortuna.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Al verde
Inserito da: Admin - Marzo 10, 2011, 06:26:12 pm
10/3/2011

Al verde

Massimo GRAMELLINI

Quand’è stata l'ultima volta che vi siete stupiti per qualcosa di naturale, ciclico e prevedibile, come un tramonto, un raccolto, una fanfaronata di Bossi? Ormai ci fanno caso solo le persone semplici: i bambini, gli anziani e qualche miliardo di stranieri.

Ieri ha telefonato un giornalista tedesco, un moderato che alle ultime elezioni votò Angela Merkel: «Incredibile, un ministro della vostra Repubblica si è vantato che in Lombardia ci sarebbero le armi per la secessione!».

E io: «Era un modo di dire. Gheddafi ha insinuato che in passato Bossi gli avrebbe chiesto un aiutino. Allora l’Umberto ha risposto con orgoglio che non ha bisogno della Libia, lui. Le armi si fabbricano in Lombardia». «E come mai a Bossi servono le armi lombarde?» ha insistito il tedesco (sono cocciuti, i tedeschi). «E’ una metafora. Fra l’altro lui preferisce i kalashnikov».

«Ma è un ministro dello Stato italiano. O è una metafora anche questa? Migliaia di italiani saranno scesi in piazza per pretendere le sue dimissioni!». «Aspetta che mi affaccio… Al momento in piazza c’è solo una tizia che sta parcheggiando in doppia fila. Se vuoi scendo a chiederglielo».

Non ha sorriso.

I tedeschi non sorridono mai. «Ma è vero», ha continuato imperterrito, «che nello spot del governo sui 150 anni dell’unità d’Italia non si pronuncia mai la parola Italia?». «Certo. Per rispetto della privacy».

A quel punto si è proprio spazientito: «Spazzatura, Pompei, Bunga Bunga. Ma esiste qualcosa in grado di indignare voi italiani?».
«Gli arbitri del campionato di calcio. Uno scandalo, credimi. Bisognerebbe fare la rivoluzione».

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Infanti democratici
Inserito da: Admin - Marzo 11, 2011, 04:24:39 pm
11/3/2011

Infanti democratici

Il professor Cacciari ha riassunto ai microfoni di Radio 24 la sua lunga esperienza di sindaco di una grande città (Venezia). «La cosiddetta società civile ti invade ogni giorno l’ufficio perché ha la prostituta nel viale, o il casino nel bar sotto casa, o il mendicante, o la strada dissestata... Un esercito di infanti incapaci di arrangiarsi su qualsiasi faccenda umana e terrena. E io rispondevo: va bè, ti faccio l’ordinanza, così smetti di rompermi le palle».

In effetti, nel migliore dei mondi possibili la società civile invade l’ufficio del sindaco per discutere di filosofia o dei grandi temi che riguardano la comunità. Ma nel mondo in cui ci tocca abitare, i cittadini si rivolgono al sindaco come a un amministratore di condominio e rovesciano sul suo tavolo i piccoli affanni della vita quotidiana, che - per il fatto stesso di avvenire davanti al portone di casa - sono quelli che li angustiano di più. Saranno «un esercito di infanti», come li chiama Cacciari. Ma in che modo, di grazia, dovrebbero «arrangiarsi»? Asfaltando da soli la strada dissestata? Abbassando da soli la saracinesca del bar troppo rumoroso? Trovando di propria iniziativa un altro posto o luogo di lavoro alla prostituta e al mendicante? Il volontariato supplisce già a varie carenze istituzionali, ma l’Ufficio Rogne, almeno quello, resta di competenza esclusiva del Comune. Alzare gli occhi al cielo per concepire un grande progetto e poi abbassarli a terra per aggiustare una buca: non sarò un filosofo, ma credo sia questo il segreto di un buon sindaco, oltre che di un buon essere umano.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Itaglia 150
Inserito da: Admin - Marzo 15, 2011, 04:58:14 pm
15/3/2011

Itaglia 150

Massimo GRAMELLINI

Andrea Carandini, archeologo di fama mondiale, ha lasciato la presidenza del Consiglio superiore dei Beni culturali: i troppi tagli al bilancio gli impediscono di continuare a svolgere seriamente il suo mestiere. Non sappiamo a chi Carandini abbia materialmente rassegnato le dimissioni, dato che il ministro Bondi non esce di casa da mesi. Però ci piacerebbe almeno sapere che cos’ha fatto di male la cultura a questo Paese per meritarsi un disinteresse così suicida. Nonostante molti lo ignorino o addirittura lo disprezzino, il patrimonio artistico e culturale è l’unico petrolio su cui siamo seduti, nonché la principale e forse unica ragione per cui il mondo si ricorda ancora ogni tanto della nostra esistenza.

Una classe dirigente di buon senso taglierebbe ovunque, tranne lì. Se poi fosse anche una classe dirigente illuminata, proverebbe a immaginare un’Italia diversa. Un’Italia del bel vivere, punteggiata di musei accoglienti, siti archeologici spettacolari e teatri lirici con un cartellone di Verdi e Puccini pensato apposta per i turisti. Un’Italia degli agriturismi e dei centri benessere. Dei mari e delle coste ripulite da tutte le sozzure. Dei pannelli solari installati sui tetti di tutte le abitazioni private. Dei prestiti facili alle cooperative giovanili che propongano iniziative originali nell’arte, nello spettacolo, nella moda e nel turismo di qualità. Un’Italia verde e profumata, il polo attrattivo di tutto ciò che è bello. Saremmo più felici e più ricchi. Ma soprattutto saremmo quel che ci ostiniamo a non voler essere: italiani.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Sordo e Muti
Inserito da: Admin - Marzo 18, 2011, 10:12:56 pm
18/3/2011

Sordo e Muti

Massimo GRAMELLINI

E poi qualcuno osa mettere in dubbio il potere salvifico dell’arte. Persino il cerebrale Tremonti, uno per cui «cuore» fa rima con «titolo al portatore», è rimasto suggestionato dal direttore d’orchestra Riccardo Muti. Mentre centinaia di appelli in difesa della cultura (e di guaiti del povero Bondi) erano rimbalzati sulla fronte spaziosa del ministro senza lasciare traccia, è bastato un breve incontro con il Maestro per produrre il miracolo di una retromarcia latineggiante: «Veni, vidi, capii». Omaggio a un omonimo di duemila anni prima, tal Giulio Cesare, che di soldi per gli spettacoli ne spendeva tantissimi.

Chissà com’è andata davvero, fra il Sordo e il Muti. Forse il Maestro avrà sfiorato il Ministro con la bacchetta magica. O gli avrà suonato lì per lì un inno alla bresaola della Valtellina. Quel che conta è il risultato: Tremonti pare aver capito che la cultura non è un passatempo per spostati, ma la principale industria italiana del futuro. Ora però la vita per Muti diventerà un inferno. Appurati gli effetti della sua azione ammaliante sul ministro del denaro pubblico, verrà scritturato da legioni di questuanti. La scuola squattrinata: una lezione del professor Muti e Tremonti viene, vede, capisce e alza lo stipendio agli insegnanti. La polizia spolpata: un interrogatorio del commissario Muti e Tremonti viene, vede, capisce e fa il pieno alla busta paga e all’auto di servizio dei poliziotti, entrambe agli sgoccioli. La giustizia disperata: un’indagine su Berlusconi del giudice Muti e Tremonti viene, vede, capisce e chiede asilo politico al Marocco.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Sordo e Muti
Inserito da: Admin - Marzo 19, 2011, 10:30:08 am
18/3/2011

Sordo e Muti

Massimo GRAMELLINI

E poi qualcuno osa mettere in dubbio il potere salvifico dell’arte. Persino il cerebrale Tremonti, uno per cui «cuore» fa rima con «titolo al portatore», è rimasto suggestionato dal direttore d’orchestra Riccardo Muti. Mentre centinaia di appelli in difesa della cultura (e di guaiti del povero Bondi) erano rimbalzati sulla fronte spaziosa del ministro senza lasciare traccia, è bastato un breve incontro con il Maestro per produrre il miracolo di una retromarcia latineggiante: «Veni, vidi, capii».

Omaggio a un omonimo di duemila anni prima, tal Giulio Cesare, che di soldi per gli spettacoli ne spendeva tantissimi.

Chissà com’è andata davvero, fra il Sordo e il Muti. Forse il Maestro avrà sfiorato il Ministro con la bacchetta magica. O gli avrà suonato lì per lì un inno alla bresaola della Valtellina. Quel che conta è il risultato: Tremonti pare aver capito che la cultura non è un passatempo per spostati, ma la principale industria italiana del futuro. Ora però la vita per Muti diventerà un inferno. Appurati gli effetti della sua azione ammaliante sul ministro del denaro pubblico, verrà scritturato da legioni di questuanti.

La scuola squattrinata: una lezione del professor Muti e Tremonti viene, vede, capisce e alza lo stipendio agli insegnanti. La polizia spolpata: un interrogatorio del commissario Muti e Tremonti viene, vede, capisce e fa il pieno alla busta paga e all’auto di servizio dei poliziotti, entrambe agli sgoccioli.

La giustizia disperata: un’indagine su Berlusconi del giudice Muti e Tremonti viene, vede, capisce e chiede asilo politico al Marocco.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Libiam nei mesti calici
Inserito da: Admin - Marzo 22, 2011, 03:48:00 pm
22/3/2011

Libiam nei mesti calici

Massimo GRAMELLINI      

Certe mattine mi sveglio con la sensazione che l’Occidente sia in mano a una banda di megalomani intontiti. Oggi è una di quelle mattine. Intanto vorrei conoscere il cervellone del Pentagono che ha inventato il nome della guerra libica: Odissea all’alba (o Alba dell’odissea, non è chiaro neanche questo). Sarà lo stesso che ha partorito i manifesti dell’Oltre(tomba) di Bersani? Come tasso iettatorio siamo lì, essendo «odissea» sinonimo di peregrinazione infinita. Poi non si è ancora capito chi comanda. Sarkò pensa di essere Napoleone, e non si trova un francese disposto a chiamare l’ambulanza. Silviò ha da pensare agli scilipoti suoi e non vorrebbe bombardare nessuno (al limite la Boccassini), per cui fa sapere che i nostri aerei volano sulla Libia ma non sparano. Cosa facciano non si sa, ma la fanno senza entusiasmo, spiega La Russa, ardito in crisi depressiva. E comunque mai per ordine della Francia, specifica Frattini, piuttosto dell’America. Già, ma quale America? Quella cingolata di Hillary Clinton che vuole ridurre Gheddafi a un soufflé? O quella burrosa di Obama, che prima scimmiotta la prosa guerrafondaia di Bush (gli ha copiato l’intero discorso dell’attacco all’Iraq) e poi fa dire al suo ministro della Difesa che nei prossimi giorni bombarderà un po’ meno?

Sì, tale è la confusione sotto il cielo del Mediterraneo che avrei voglia di tornare a dormire. Se non fosse che negli incubi la Cina si pappa pure l’Africa del Nord. Forse, amico Occidente, è il caso di mettere la sveglia.

da - lastampa.it


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La Bocconiana
Inserito da: Admin - Marzo 23, 2011, 10:51:40 am
23/3/2011

Massimo GRAMELLINI

La Bocconiana

La notizia è piccola ma saporita. Il sottosegretario Daniela Garnero, in arte Santanchè, si sarebbe inventata un master alla Bocconi per impreziosire il suo curriculum sul sito del governo. Interpellata dal settimanale «Oggi», la celebre università milanese non ha trovato tracce della signora nella propria banca dati. La Santanchè ci è rimasta male: sostiene di essersi masterizzata per un anno. Se in tutto quel tempo alla Bocconi non si sono accorti di lei, dipenderà dalla sua ben nota riservatezza. Prima che la situazione degeneri e «Il Giornale» accusi il rettore della Bocconi di aver preso 4 in aritmetica all’esame di quinta elementare, vorrei spezzare una lancia, o almeno un’unghia, a favore dell’accusata.

Ammettiamo che abbia un po’ esagerato, dilatando a master uno dei tanti seminari che le università organizzano nei fine settimana.
Ma non vi sfuggirà l’assoluta gratuità del gesto. L’opposizione invoca le sue dimissioni, ricordando quelle del ministro tedesco che aveva copiato la tesi di laurea. Ma gli elettori tedeschi danno importanza alla preparazione culturale di un politico e quindi non accettano di essere ingannati sui suoi titoli di studio. Invece agli amici della Santanchè non interessa che lei abbia o non abbia calpestato col suo tacco 12 i pavimenti della Bocconi. Ciò che la rende ammirevole ai loro occhi è che non ha mai smesso di calpestare quelli del Billionaire.
Ecco: se avesse davvero voluto guadagnare dei punti presso i fan, la Santanchè non avrebbe messo sul curriculum i suoi master veri o fasulli, ma la lista dettagliata delle sue vacanze.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La cultura inquina
Inserito da: Admin - Marzo 24, 2011, 05:23:38 pm
24/3/2011

La cultura inquina

Massimo GRAMELLINI

Mi inchino ammirato alla perfidia del governo, che finanzia i teatri lirici aumentando il prezzo della benzina. Gli intellettuali ostili non hanno sempre detto che la cultura è il nostro petrolio? E allora si tassi il petrolio degli altri per poter continuare ad attingere a quello metaforico, prodotto dalle viscere della storia patria. «Un piccolo sacrificio che tutti gli italiani saranno lieti di fare», ha suonato il flauto Gianni Letta. Ma basta una passeggiata sul web per accorgersi che gli italiani non sono lieti per niente. Sono esterrefatti, me compreso, per la faccia tosta della politica, che chiede sempre «sacrifici» e mai ne fa. Che mette le mani nelle tasche degli italiani, ma si guarda bene dallo svuotare le proprie. I 236 milioni destinati a cultura e spettacolo (una miseria per un Paese che a cultura e spettacolo affida quel poco che resta della sua immagine nel mondo) era davvero indispensabile spillarli ai nostri carburatori?

L’accorpamento dei referendum alle elezioni amministrative di maggio avrebbe permesso, da solo, di recuperare ampiamente il maltolto. Aggiungerei al conto le auto blu e le scorte di statisti del calibro di Scilipoti. Per carità di Patria eviterò di ricordare quanto ci costi il volo di ogni Tornado sopra la Libia in fiamme (32 mila euro all’ora, comunque). Ecco, qualche testa fina starà già pensando: perché sprecare tutti quei soldi per la cultura quando ce n’è così bisogno per i bombardamenti? Che la tassa sul petrolio vada a finanziare la guerra del petrolio: resterebbe uno scippo, ma almeno uno scippo coerente.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. L'Italia dei nuovi notabili
Inserito da: Admin - Marzo 25, 2011, 06:50:41 pm
25/3/2011 - MALAPOLITICA IERI E OGGI

L'Italia dei nuovi notabili

Massimo GRAMELLINI


La maggioranza degli storici e dei commentatori ha celebrato i nostri 150 anni dibattendo unicamente intorno alle origini dello Stato: come se alla commemorazione del nonno i nipoti sfogliassero l’album fotografico del suo battesimo, disinteressandosi del seguito. Purtroppo figure gigantesche come Cavour e Garibaldi non hanno molto a che spartire con l’Italia del 2011. Mentre basta spostarsi all’epoca successiva, l’ultimo scorcio del Ottocento, per respirare subito un’aria più familiare. Valori smarriti, partiti ridotti a comitati d’affari, compravendita di parlamentari, corruzione, scandali, cricche, mazzette. L’Italia dei notabili, la battezzò Indro Montanelli.

Cessata la spinta ideale, la politica diventa una palude nella quale sguazzano coccodrilli di modesto spessore, ma dotati di un appetito mostruoso. I due partiti «forti» nati dal Risorgimento, la destra cavouriana e la sinistra garibaldina (e qui il parallelismo con la Dc e il Pci forgiati dalla Resistenza è abbastanza impressionante) lasciano il posto a un vuoto morale e a una casta di capibastone legati al territorio, ciascuno titolare di un proprio pacchetto di clienti e di voti. Sono questi uomini, mossi esclusivamente da interessi di piccolo cabotaggio contrabbandati per «spirito di servizio», a fare e disfare maggioranze e governi, inaugurando la pratica del trasformismo e utilizzando «la macchina del fango» per sbarazzarsi degli avversari.

Crispi viene estromesso dal collega Nicotera, che passa sotto banco a un giornale le prove della sua bigamia. Qualche anno dopo è Crispi che costringe alle dimissioni Giolitti con una serie di rivelazioni compromettenti sullo scandalo della Banca Romana. Scandalo da cui finirà triturato anche lui, quando salterà fuori che una delle sue numerose mogli ha uno scoperto milionario col medesimo istituto. E che dire del ministro degli Esteri Mancini, smanioso di invadere il Nord Africa per cercarvi «le chiavi del Mediterraneo», espressione vuota e perciò destinata a imperitura fortuna? Viene azzoppato da un gossip ottocentesco sulle sue avventure amorose, culminate nella strepitosa risposta del ministro alla moglie che lo ha sorpreso a letto con la cameriera: «Scusami, cara, al buio avevo creduto fossi tu». La cronaca rosa lascia presto il posto a quella nera e nel 1893 il marchese Notarbartolo è ucciso su un treno a coltellate per aver denunciato i maneggi di Palizzolo, deputato e compare dei «padrini», con il Banco di Sicilia: l’alba dello struscio fra «maffia» e politica.

Corsi e ricorsi, siamo tornati lì. Agli intrecci inconfessabili, ai voti comprati, alle carriere costruite sui ricatti e le raccomandazioni, alle cricche degli appalti pubblici e delle massonerie deviate, alle case regalate ai potenti a loro insaputa per ingraziarsene i favori. Una delle poche differenze fra l’Italia dei notabili e quella dei responsabili è che a quei tempi non esisteva la tv, per cui non si era costretti a vedere di continuo certe brutte facce, tastandone quotidianamente l’ignoranza, la volgarità e la precarietà della sintassi.

Come si esce da questo pantano? Allora il cambio di stagione coincise con l’irruzione nella vita pubblica delle masse popolari, cattolica e socialista, che peraltro produsse contraccolpi drammatici, sfociati nell’interventismo bellico e poi nel fascismo. Stavolta è lecito auspicarsi un passaggio più «soft». Ma sempre dal risveglio dei sudditi - cioè dalla loro trasformazione in cittadini - occorre partire. E se all’epoca dei notabili il riscatto degli italiani si realizzò con la conquista del diritto di voto, oggi passa inesorabilmente dalla sua riconquista. Infatti quel diritto inalienabile lo abbiamo svenduto da tempo, delegando a una casta senza ideali la gestione degli affari che ci riguardano e venendone giustamente ricompensati con una legge elettorale che ha tolto alle vittime persino la possibilità di scegliersi i propri carnefici.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il buon tsunami
Inserito da: Admin - Marzo 26, 2011, 12:10:02 pm
26/3/2011

Il buon tsunami

MASSIMO GRAMELLINI

Come il Pangloss di Voltaire che tesseva l’elogio del terremoto di Lisbona coi parenti delle vittime, Roberto De Mattei ha spiegato dai microfoni di Radio Maria che lo tsunami giapponese «è stata un’esigenza della giustizia di Dio» e che «per i bimbi innocenti morti nella catastrofe accanto ai colpevoli» (ma colpevoli di che?) si è trattato di «un battesimo di sofferenza con cui Dio ha inteso purificare le loro anime». Ora, Pangloss era un paradosso letterario. Ma De Mattei esiste davvero ed è pure il vicepresidente del Cnr, tempio e motore della ricerca scientifica.

Inutile replicare alle sue farneticazioni, offensive per qualsiasi credente dotato di un cervello e soprattutto di un cuore. Chissà se avrebbe il coraggio di ripeterle in faccia ai frati che si videro cascare addosso la basilica di Assisi: immagino che, per De Mattei, il Dio dei terremoti avesse deciso di castigare anche loro. Ma in quale Paese l’autore di simili affermazioni può restare ai vertici della ricerca finanziata dal denaro pubblico, senza che si muova il governo o almeno la Croce Rossa? Forse solo nel migliore dei mondi possibili vagheggiato da Pangloss. E in Italia, naturalmente. Dove due anni fa il vicepresidente del Cnr organizzò, a spese del Cnr, un convegno contro Darwin, che è come se il vicepresidente dell’Inter organizzasse un convegno contro Mourinho. Possibile che quest’uomo non avverta l’incompatibilità paradossale fra la sua carica e le sue idee? Non resta che invocare l’intervento divino: un terremoto «ad personam» che gli sfili la poltrona da sotto il sede

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Silvione l'Africano
Inserito da: Admin - Marzo 31, 2011, 06:03:36 pm
31/3/2011

Silvione l'Africano

Massimo GRAMELLINI

Siamo alle solite. Coi lampedusani ha fatto il lampedusano, dimenticandosi che coi tunisini aveva fatto il tunisino. Il guaio è che ce
n’eravamo dimenticati anche noi, ubriacati dalle giravolte continue di questo venditore di stati d’animo, che ha in tasca un copione per ogni pubblico e una faccia per ogni evenienza. Dunque: l’uomo della Provvidenza che ieri arringava la folla dell’isola assediata, promettendo di «liberarla» dagli invasori entro 48-60 ore, è lo stesso che il 27 agosto 2009 pronunciò negli studi della tv satellitare tunisina Nessma (di sua proprietà) le seguenti, nobilissime parole: «Il nostro passato di emigranti ci impone il dovere di dare a coloro che vengono in Italia la possibilità di un lavoro, di una casa, di una scuola per i figli. La possibilità di un benessere che significa anche l’apertura di tutti i nostri ospedali alle loro necessità. È questa la politica del mio governo!».

In piena estasi mistica, la giovane conduttrice tunisina gli chiese il permesso di applaudirlo. E lui, benevolo come sempre, acconsentì.
In cambio pretese da lei il numero di telefono (forse era la nipote di Ben Ali). Quella sera la tv irradiò il verbo di Silvione l’Africano in tutti i Paesi del Maghreb ed è lecito pensare che i telespettatori più affamati avranno accolto le parole dell’illustre dirimpettaio come un invito a raggiungerlo nel suo accogliente Eden appena possibile, cioè adesso.

Eppure di una cosa sono sicuro: che il Berlusconi di Lampedusa prenderebbe fieramente le distanze dal Berlusconi di Tunisi.

Se solo si ricordasse chi è.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Diversamente
Inserito da: Admin - Aprile 01, 2011, 10:34:40 pm
1/4/2011

Diversamente

Massimo Gramellini

Fra le tante manifestazioni di beceraggine verificatesi alla Camera nelle ultime 48 ore, ce n’è una che rappresenta un salto di qualità. Durante l’intervento in aula della parlamentare diversamente abile Ileana Argentin, un suo collega diversamente intelligente ha gridato: «Fate stare zitta quella handicappata del czz».

L’episodio non può essere liquidato con la solita alzata di spalle con cui ogni giorno cerchiamo di proteggerci dalle aggressioni al buongusto perpetrate dai nostri rappresentanti. L’insulto a una donna in sedia a rotelle esorbita dal dibattito ideologico, perché attiene a una dimensione prepolitica e semplicemente umana della convivenza.

Per questo tacerò il partito a cui appartiene chi ha pronunciato quelle parole, seguite da scuse frettolose che confermano lo scarso peso che l’autore attribuisce al suo gesto. Rivelarlo qui sposterebbe l’attenzione del lettore, innescando la solita rissa fra fazioni che, dopo averci annebbiato il cervello, sembra averci sterilizzato anche il cuore.

Mi interessa di più vedere se quel partito avrà il coraggio morale di punire il suo indegno soggetto. E mi interessa comprendere quando la nostra rassegnazione supererà il livello di guardia. Quando cioè cominceremo a stufarci di pagare lo stipendio a dei ceffi che sarebbero tollerati a stento in una curva di ultrà. Certe frasi sputate in un momento di irritazione non vengono dal nulla.

Incubano, magari per anni, in una palude di pensieri facili e brutti. Quanti elettori si sentono parte della palude? Io spero nessuno di noi. Altrimenti avrebbero ragione loro.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Perfetto
Inserito da: Admin - Aprile 02, 2011, 09:46:09 am
2/4/2011
 
Perfetto
 
Massimo GRAMELLINI
 
Il colpevole era il maggiordomo. Ci voleva tanto? Vent’anni, per la precisione. Ma adesso che la contessa dell’Olgiata ha avuto finalmente giustizia (anche dei pettegolezzi che avevano attribuito il suo assassinio a una vicenda di corna), emerge una verità che ci riguarda tutti, come consumatori di gialli e come esseri umani: il delitto perfetto non esiste più. Con meticolosità maggiordomesca, il filippino Winston aveva fatto sparire dalla scena del crimine qualsiasi traccia visibile della sua presenza. Non quelle invisibili, però: il Dna. Ma poteva onestamente pensare, nel 1991, che un giorno Sherlock Holmes sarebbe stato licenziato dai telefilm di Csi?

Un assassino contemporaneo non se la passa molto meglio di lui. Certo, essendo cresciuto con la polizia scientifica nel televisore, starà attento anche alle impronte immateriali. Ma neppure questa precauzione lo cautelerà dal rischio che fra vent’anni qualcuno inventi una macchina della verità capace di leggergli nel pensiero. Certo, potrebbe smettere di pensare, e al riguardo molti contemporanei si stanno già portando avanti col lavoro. Ma se non bastasse ancora? Se oltre a star zitti per non essere intercettati e a star fermi per non essere telespiati, nemmeno l’inerzia del cervello garantisse una copertura adeguata? Non resterebbe che la soluzione estrema: fondare un partito, vincere le elezioni ed eliminare l’omicidio per legge. Ma altro che Csi: questa è davvero fantascienza. 

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Idiozia insostenibile
Inserito da: Admin - Aprile 05, 2011, 11:23:11 am
5/4/2011

Idiozia insostenibile

Massimo GRAMELLINI

Nonostante la primavera avanzi le sue giuste pretese, molti uffici pubblici del Nord Italia continuano a essere riscaldati come saune, costringendo i loro frequentatori ad aprire le finestre per compensare i termosifoni bollenti. A una studentessa universitaria imperlata di sudore che osava suggerire di spegnerli è stato risposto anche con un certo fastidio che occorreva attendere l’arrivo in Facoltà del tecnico della caldaia: un’entità soprannaturale che si manifesterà in sembianze umane non prima del 15 aprile.

Nel frattempo, avanti coi caloriferi roventi e le finestre spalancate, almeno nei luoghi dove la bolletta è pagata dallo Stato, cioè da nessuno in particolare, cioè da tutti noi.

Mentre infuria il dibattito alato sul nucleare, chiedo scusa se oso molestarvi con questi spiccioli di vita quotidiana. Ma qualunque energia del futuro sarà insostenibile, se non si rimediano gli sprechi del presente. Sostituire i vecchi impianti di riscaldamento con modelli auto-regolabili costa parecchio. Come costa cambiare gli infissi sbilenchi degli edifici, che disperdono oltre un terzo del calore. Ma si tratterebbe di soldi ben spesi, perché ridurrebbero il fabbisogno e l’inquinamento.

Fra il ritorno all’età della pietra e il consumismo insostenibile, tragicomicamente simboleggiato da quella finestra aperta sopra un termosifone acceso, pare insomma che esista una terza via: il consumenismo. E il consumenista è colui che, prima di decidere quale vino verserà nel bicchiere, si premura di controllare che il bicchiere non sia bucato.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Un partito chiamato fascista
Inserito da: Admin - Aprile 06, 2011, 03:52:25 pm
6/4/2011

Un partito chiamato fascista

Massimo GRAMELLINI

Cinque senatori del Pdl (più un finiano che si è poi sfilato) hanno depositato un disegno di legge costituzionale per abrogare la dodicesima disposizione transitoria e finale della nostra Carta, quella che vieta «la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista». Il Parlamento è in preda a un’esplosione quotidiana di creatività. Lunedì gli eserciti regionali padani, martedì la ricostituzione dei fasci. Chissà cosa partorirà di audace stamattina. Non azzardo ipotesi, anche se vedrei bene una raccolta di firme per la beatificazione di Lucrezia Borgia. O l’inserimento dell’olio di ricino nella lista dei farmaci mutuabili.

I cinque senatori ricostituenti sostengono di voler abolire un reato d’opinione. Ma la rinascita di un partito chiamato fascista non appartiene al campo delle opinioni, ampiamente garantite dalla presenza degli eredi di Mussolini in ben quattro partiti chiamati in altro modo (Forza Nuova, La Destra, Fli e Pdl). Appartiene a quello dei fatti. E il solo evocarla provoca una reazione collettiva e irrazionale di disgusto, perché va a ferire il subconscio di una comunità, la nostra, che nel secondo dopoguerra si è formata proprio intorno all’antifascismo, inteso come ripudio del razzismo e della violenza politica.

È lo stesso effetto respingente che la parola «comunismo» produce nel cuore di un ungherese o di un lituano, che il comunismo al potere - come noi il fascismo - lo hanno sperimentato sulla loro pelle.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Scili-copia e Scil-incolla
Inserito da: Admin - Aprile 07, 2011, 12:03:52 pm
7/4/2011

Scilicopia e Scilincolla

Massimo GRAMELLINI

Il programma dei Responsabili è copiato di sana pianta dal manifesto degli intellettuali fascisti del 1925. Incredibile. Non tanto per il riferimento ai fascisti, ma agli intellettuali. Uno non fatica a immaginarsi la scena: Scilipoti alla scrivania con la matita in bocca e gli occhi al soffitto. Responsabilità nazionale è… è… è… Ah, saperlo. All’improvviso, la luce: perché non inserire una parola-chiave su Internet, come uno studente in cerca di ispirazione? «Manifesto», per esempio. Orrore! Sullo schermo è comparso il barbone di Marx. Un momento… più in basso affiora il filosofo Gentile col manifesto degli intellettuali fascisti da lui ispirato. Leggiamo un po’… «Il fascismo è il movimento recente e antico dello spirito italiano, intimamente connesso alla storia della nazione». Scilipoti ha un sussulto: parla di me! Chi è più recente e antico della nostra simpatica combriccola di voltagabbana? Chi più intimamente connesso alla storia della nazione? Il leader recente e antico pigia il tasto «copia e incolla» e il più è fatto. Giusto un paio di ritocchi. «Responsabilità Nazionale» al posto di «Fascismo», che come soggetto è un po’ datato. Anche «intimamente» va sostituito perché fa venire in mente il bunga bunga. Meglio «internamente»: orribile e casto.

Tra una scopiazzata e un’incollata si approda al gran finale. Gentile aveva scritto: «La patria è concezione austera della vita». Scilipoti lo personalizza con la sua griffe inimitabile: «Responsabilità è concezione austera della vita».

Ci piace sperare che a quel punto gli sia almeno venuto da ridere.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Diversamente giovani
Inserito da: Admin - Aprile 08, 2011, 10:27:24 pm
8/4/2011

Diversamente giovani

Masssimo GRAMELLINI

Prematuramente estromesso dal risiko del potere all’alba dei 76 anni, il banchiere Cesare Geronzi marchia i suoi successori col nomignolo irridente di «gioventù anziana». In effetti molti eterni delfini sembrano condividere il destino di Carlo d’Inghilterra, invecchiato in sala d’attesa, o quello di certi «enfant prodige» che col tempo smarriscono il «prodige» e si tengono solo l’«enfant». Se però oggi persino un sessantenne può sembrare un giovanotto arrembante è perché i «diversamente giovani» non mollano la presa. A cominciare dalla politica, dove il bastone del comando è in mano a Berlusconi e Bossi, 75 e 70 anni, e appena un sindaco su sedici ne ha meno di 35. Un’età in cui all’estero diventano già leader, rottamando dei quaranta-cinquantenni che si riciclano in altri mestieri senza farla troppo lunga.

Il problema è che in Italia il narcisismo sta diventando una malattia senile. Altrove il capo di un partito (banca, ospedale, università) si congeda dal palcoscenico e scivola con tutti gli onori dietro le quinte o nella buca del suggeritore. Qui invece rimane aggrappato al proscenio con le unghie e coi denti, se è il caso anche con la dentiera. Gli incarichi consultivi, prerogativa sacrosanta dei vecchi saggi, lo deprimono. Lui vuole esserci, apparire, contare. E così innesca l’effetto-tappo: poiché si rifiuta di scendere dall’autobus, chi gli sta dietro non riesce ad avanzare e quelli ancora più dietro neppure a salire. Deve aver confuso il prolungamento della vita con quello della poltrona. Forse perché per lui solo la poltrona è vita.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Facciamoci neri
Inserito da: Admin - Aprile 14, 2011, 05:05:18 pm
14/4/2011

Facciamoci neri

Massimo GRAMELLINI

Mi spalmo idealmente il lucido da scarpe sui polpastrelli per aderire a un’iniziativa del mondo del basket: tutti in campo domenica con la faccia dipinta di nero, alla faccia (appunto) dei razzisti che in un palasport lombardo la settimana scorsa hanno insultato una giocatrice italiana di colore, Abiola Wabara nata a Parma da genitori nigeriani.

Il bene è vulnerabile e non ha altre difese che l’indignazione. Ma l’indignazione è una molla e le molle, a furia di scattare a vuoto, alla lunga non scattano più. Nella società dell’immagine occorre rinforzarle con un gesto plastico che parli un linguaggio comprensibile a tutti, persino ai razzisti. Il razzismo penetra nei popoli più di ogni altra forma di discriminazione perché è anzitutto un fenomeno visivo: non si rivolge al cervello, ma agli occhi. La sua è una forza artistica, teorizzò Hitler per fomentarlo. Dobbiamo attingervi anche noi, allora, per stroncarlo.

Così devono aver pensato i giganti (in tutti i sensi) del basket, quando hanno deciso di scendere sul parquet come se fosse un palcoscenico, con loro nella parte di Otello. Tutti neri, compresi i biondi, i calvi e le riserve. Speriamo aderiscano anche gli spettatori.

E pure il premier: gli basterebbe schiarire leggermente il fondotinta. Unica avvertenza, non recarsi alla partita a bordo di un barcone.
C’è sempre il rischio di incontrare Speroni o Castelli, che in questo periodo hanno il grilletto facile.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La Casta e La Ganga
Inserito da: Admin - Aprile 15, 2011, 04:28:57 pm
15/4/2011

La Casta e La Ganga

Massimo GRAMELLINI

Appena Benigni, l’altra sera, ha fatto una battuta sul candidato democratico Giusi La Ganga («A Torino il Pd ha deciso di combattere Berlusconi sul suo stesso terreno») per la prima e unica volta nel PalaIsozaki non ha riso nessuno. Non i giovani, che La Ganga ignorano chi sia. E nemmeno gli adulti, che invece lo sanno fin troppo bene e proprio per questo non riescono a riderne.
Ha ragione Marco Travaglio quando ricorda che l’ex notabile craxiano, a differenza di tanti tangentari, ha saldato il conto con venti mesi di carcere e la restituzione all’erario di mezzo miliardo di lire. E non ha torto lo stesso La Ganga (svantaggiato, riconosciamolo, anche da un cognome così evocativo) nel rivendicare il suo diritto a una seconda occasione. Eppure questa deriva brizzolata della politica non va bene, non va bene per niente. Il ritorno dei La Ganga viventi è una iattura: non perché si tratta di ex arraffoni, ma perché perpetua all’infinito il fantasma degli Anni Ottanta. Siamo incagliati lì, come un veliero di pirati sommerso dalle alghe. Se parliamo solo di soldi facili e di feste volgari, come allora, è perché siamo governati da gente che allora aveva quarant’anni e intende continuare ad averli per sempre, sulla nostra pelle. Ma la colpa non è dei sopravvissuti socialisti, comunisti e democristiani. La colpa è di chi negli Anni Ottanta aveva vent’anni o anche meno, eppure continua a eternare i sopravvissuti sulle loro poltrone, non avendo l’energia per prenderne il posto e forse neppure la voglia.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La fine delle parole
Inserito da: Admin - Aprile 16, 2011, 04:31:27 pm
16/4/2011

La fine delle parole

MASSIMO GRAMELLINI

Vi prego: per una volta non minimizziamo, non cambiamo argomento, non dividiamoci fra guelfi ghibellini e menefreghisti, non rimpalliamoci il vuoto citando a mo’ di antidoto le fregnacce golpiste di quell’Asor Rosa. Concentriamoci tutti, invece, su quest’unica frase: «Via le Br dalla Procure». Lo striscione che la contiene campeggiava ieri sui muri di Milano, ispirato dall’ultima devastante boutade di un signore eletto dai cittadini per occupare una delle molte cellule (non l’unica) dell’organismo democratico: la presidenza del Consiglio. Se capisco bene, gli autori del manifesto sono convinti che i magistrati che indagano su di lui siano per ciò stesso paragonabili a degli assassini.
Il legame fra due realtà antitetiche - Procure e Br, Stato e Antistato - sarebbe ravvisato da costoro nel furore ideologico. I giudici indagano come i terroristi ammazzavano: per odio di classe nei confronti dell’avversario politico.

Stento a capire perché quando indagavano su Craxi erano degli eroi, mentre se si occupano del suo «erede» diventano dei cerberi.
Ma è un’opinione e come tale lecita. Inaccettabile è l’idea che qualsiasi inchiesta, in un Paese democratico, possa venire paragonata a un omicidio. Basta, per pietà. Altrimenti, a furia di metafore e voli pindarici - di kalashnikov e golpe virtuali - le parole si svuotano e noi diventiamo una babele dove nessuno ascolta più niente, nemmeno il suono della propria voce, e si condanna al silenzio che sempre echeggia fra le macerie.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Cerco lavoro
Inserito da: Admin - Aprile 19, 2011, 06:38:17 pm
19/4/2011

Cerco lavoro

Oggi il Buongiorno (si fa per dire) ce lo dà Gloria V., mamma.

Massimo GRAMELLINI

«Le scrivo come si telefonerebbe a un amico per sfogo: secondo il ministro Tremonti “la disoccupazione esiste solo per chi non sa cercarsi un lavoro”. Da mesi mio figlio batte tutte le porte per cercare un mestiere più decente di quello che sta facendo: contratto a chiamata come ragazzo jolly in un agriturismo quasi stagionale, con domeniche da 13 ore continuative e periodo invernale a 300 euro al mese. Bene, con un curriculum interessante per le tante esperienze fatte all’estero e un’ottima conoscenza delle lingue inglese e francese, queste le poche e misere proposte di lavoro: 1. montaggio palchi per concerti e grandi eventi. Proposta di contratto a chiamata di cui: prime 4 ore non pagate per l’acquisto dell’elmetto e dei guanti da lavoro, le altre ore pagate con voucher del valore nominale di 5 euro, che all’incasso valgono anche di meno; 2. autotrasportatore per una nota azienda che si serve di agenzie satellite. Tipo di contratto? A chiamata (ma come a chiamata, se si lavora tutti i giorni!). Possono deliberatamente decidere di assegnarti la mezza giornata lavorativa, ma il carico è sempre lo stesso e ti fai le otto ore sapendo di essere pagato per la metà. Potrei continuare, ma penso bastino questi due esempi per chiederci: in che Paese vive Tremonti? Se ha figli, dove li ha fatti studiare e dove li ha sistemati? Non conosce il Paese reale chi ha fatto del privilegio la sua ragione di vita. Ieri mio figlio mi ha detto: “Mamma, ci stanno annientando!”».


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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Disturbo psicologico
Inserito da: Admin - Aprile 20, 2011, 04:41:39 pm
20/4/2011

Disturbo psicologico

Massimo GRAMELLINI

Se fossi un nuclearista, sarei piuttosto seccato per la decisione del mio governo di azzerare il progetto delle centrali nucleari, che in campagna elettorale ci venne presentato come indispensabile. Mi ricorderei la commozione che attanagliò i cultori del genere (riconoscibili per la fronte verdognola e i tre nasi, uno dei quali sotto l’ascella) di fronte all’avvenire radioso ma non radioattivo dell’atomo, tratteggiato dal ministro Claudio Nucleo Scajola: «Quando dico che entro fine legislatura poseremo la prima pietra delle centrali nucleari, intendo dire che in questo arco di tempo sceglieremo i siti e individueremo gli incentivi: bollette scontate per chi subirà il disturbo psicologico (perché solo di questo si tratta) di ospitare una centrale». E vai, magico Claudio! Poi deve essere successo qualcosa, a sua insaputa. Il disturbo psicologico ha investito il Giappone, provocando una serie di effetti collaterali anche in Italia. Il più pernicioso: la crescita dell’interesse (quindi della potenziale affluenza) per i referendum del 12 giugno, quando oltre che sul nucleare e la privatizzazione dell’acqua saremo chiamati a pronunciarci sul legittimo impedimento del premier.

Ecco, se fossi un nuclearista, sarei piuttosto seccato per la decisione del mio governo di affossare il programma energetico di un Paese intero per tutelare l’interesse privato di un singolo cittadino. Ma poiché sono un fan dei pannelli solari, non mi resta che riconoscere che le vie del Cavaliere sono infinite e intonare con gioia energeticamente rinnovabile: meno male che Silvio c’è.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Ceroni e Democrazia
Inserito da: Admin - Aprile 21, 2011, 06:02:04 pm
21/4/2011

Ceroni e Democrazia

Masssimo GRAMELLINI


Il pidielle Ceroni ha presentato una proposta di legge per cambiare l’articolo 1 della Costituzione. Oltre che sul lavoro (quando c’è), l’Italia diventerebbe una Repubblica fondata «sulla centralità del Parlamento» e quindi del governo, che salirebbe di un gradino nella scala del potere, guardando dall’alto il Capo dello Stato e la Corte Costituzionale. Sbaglieremmo a liquidare la democrazia secondo Ceroni come un esercizio di folklore. Dietro quella proposta c’è un sentimento diffuso: il bisogno di essere governati. Ma ne affiora anche un altro meno nobile: il disgusto non solo per i politici, ma per la politica in sé, che è l’arte estenuante e indispensabile del compromesso, come ben sa chiunque sia sopravvissuto a un’assemblea di condominio.

La democrazia rappresentativa, nella quale abitiamo non così infelicemente da oltre mezzo secolo, si fonda su tre pilastri. Il suffragio universale, il primato della Costituzione e la separazione dei poteri, cioè quel gioco di pesi e contrappesi in base al quale persino Obama, l’uomo più potente del mondo, non può aumentare le tasse ai ricchi perché il Congresso a maggioranza repubblicana glielo impedisce, ed entrambi, Presidente e Congresso, devono poi vedersela con la Corte Suprema. Se il suffragio universale abbatte gli altri due pilastri e chi vince le elezioni può fare quel che gli pare, la democrazia si trasforma in una cosa diversa: la dittatura parlamentare. Un nome troppo lungo e infatti dopo un po’ finisce sempre per accorciarselo. Facendosi chiamare dittatura.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La scatola della nonna
Inserito da: Admin - Aprile 22, 2011, 05:40:25 pm
22/4/2011

La scatola della nonna

Massimo GRAMELLINI

Rovistando in un baule di famiglia, ho ritrovato la scatola di latta che la nonna romagnola utilizzava nel dopoguerra come sua personalissima Banca d’Italia. Ogni volta che il marito portava a casa lo stipendio da tranviere, lei lo requisiva per diritto di vino (nel senso che altrimenti il nonno sarebbe andato a berselo tutto) e lo divideva in mucchietti che poi sistemava nella scatola. C’era il mucchietto dell’affitto e delle bollette, quello della spesa, quello degli sfizi (dove per sfizio si intendeva un cono al cioccolato) e infine, più importante di tutti, il mucchietto dei risparmi. La nonna fissava l’obiettivo finale - il frigorifero, il televisore - e poi curava la crescita del mucchietto mese dopo mese, come se fosse una piantina innaffiata dalle sue preghiere. Per nessuna ragione al mondo era possibile intaccare il tesoro della scatola: i maschi di casa avrebbero dovuto passare sul suo corpo, che era piuttosto muscoloso.

Quando il mucchietto aveva raggiunto le dimensioni desiderate, la nonna indossava il vestito elegante e si recava al negozio per l’acquisto. Chi la vide in uno di quei giorni, assicura che neanche una sceicca in missione da Tiffany avrebbe potuto rivaleggiare in fierezza col suo sguardo. Una volta un commesso le suggerì di comprare qualcosa a rate. Lei lo guardò storto: «Ma se mi date quel che voglio prima che io lo paghi, dopo mi passerà la voglia di averlo e anche di pagarlo!». Aveva solo la quinta elementare, ma certe volte mi capita di pensare che, con lei a Wall Street, adesso passeremmo tutti una Pasqua più serena.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Senza copione
Inserito da: Admin - Aprile 23, 2011, 11:57:55 am
23/4/2011

Senza copione

Massimo GRAMELLINI

Chiunque preferisca gli umili agli infallibili sarà rimasto colpito dal dialogo televisivo fra il Papa e la bimba giapponese che gli chiedeva conto del terremoto. «Perché i bambini devono avere tanta tristezza?», domandava la piccola, dando fiato a un tarlo che non trova risposte nella ragione, ma solo in quella che le Chiese chiamano fede e gli psicanalisti junghiani intuizione. Il Papa avrebbe potuto rispondere come quel cattolico saputello e fanatico del Cnr, che a proposito dello tsunami aveva tirato in ballo il castigo di Dio. Invece se n’è uscito con un’ammissione di impotenza dotata di straordinaria potenza: «Non abbiamo le risposte.

Però un giorno potremo capire tutto». Per il niente che vale, la penso (anzi, la sento) come lui. Mi sono sempre immaginato la vita come un film di Woody Allen, dove gli attori recitano le scene senza che il regista mostri loro l’intero copione. Solo al termine delle riprese vengono ammessi in sala montaggio e finalmente comprendono il motivo per cui si erano baciati o presi a schiaffi.

Per tutta la vita ci sentiamo sballottare da eventi che non afferriamo e siamo pervasi da un senso di inadeguatezza, come se ogni cosa sfuggisse al nostro controllo e il cinismo rappresentasse l’unico antidoto allo smarrimento. Ma appena diamo tregua al cervello e inneschiamo il cuore, sentiamo che tutto ciò che d’incomprensibile ci succede contiene un significato. E il fatto di trovarci al buio non significa che la stanza sia vuota, ma solo che bisogna aspettare che si accenda la luce

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Senza copione
Inserito da: Admin - Aprile 24, 2011, 05:57:40 pm
23/4/2011

Senza copione

Massimo GRAMELLINI

Chiunque preferisca gli umili agli infallibili sarà rimasto colpito dal dialogo televisivo fra il Papa e la bimba giapponese che gli chiedeva conto del terremoto. «Perché i bambini devono avere tanta tristezza?», domandava la piccola, dando fiato a un tarlo che non trova risposte nella ragione, ma solo in quella che le Chiese chiamano fede e gli psicanalisti junghiani intuizione. Il Papa avrebbe potuto rispondere come quel cattolico saputello e fanatico del Cnr, che a proposito dello tsunami aveva tirato in ballo il castigo di Dio. Invece se n’è uscito con un’ammissione di impotenza dotata di straordinaria potenza: «Non abbiamo le risposte.

Però un giorno potremo capire tutto». Per il niente che vale, la penso (anzi, la sento) come lui. Mi sono sempre immaginato la vita come un film di Woody Allen, dove gli attori recitano le scene senza che il regista mostri loro l’intero copione. Solo al termine delle riprese vengono ammessi in sala montaggio e finalmente comprendono il motivo per cui si erano baciati o presi a schiaffi.

Per tutta la vita ci sentiamo sballottare da eventi che non afferriamo e siamo pervasi da un senso di inadeguatezza, come se ogni cosa sfuggisse al nostro controllo e il cinismo rappresentasse l’unico antidoto allo smarrimento. Ma appena diamo tregua al cervello e inneschiamo il cuore, sentiamo che tutto ciò che d’incomprensibile ci succede contiene un significato. E il fatto di trovarci al buio non significa che la stanza sia vuota, ma solo che bisogna aspettare che si accenda la luce.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il cuore della democrazia
Inserito da: Admin - Maggio 03, 2011, 05:54:04 pm
3/5/2011

Il cuore della democrazia

Massimo GRAMELLINI

Però, la vecchia democrazia occidentale. Parte sempre male: lenta, litigiosa, tremebonda, confusa. Dittature e fanatismi le danzano intorno con baldanza sfrontata, esibendo idee chiare, rapidità d’azione, disciplina ferrea. Invadono le pianure della Polonia, sparano il primo uomo nello spazio, abbattono i grattacieli di Manhattan. La democrazia risponde con lo spettacolo desolante della sua impotenza. Balbetta, piange, si arrovella. Si mostra nuda e gonfia di piaghe allo sguardo dei suoi critici, che ne pronosticano i funerali imminenti. Ma passano i mesi, gli anni, talvolta i decenni, ed è ancora lì.

Che incassatrice formidabile, la democrazia. Difende la sconfitta e si riorganizza, rivelando riserve insospettabili di pazienza e talvolta anche di ferocia. Vince le guerre, conquista la Luna, stana i «cattivi» e non si vergogna di giustiziarli e di esultarne. Gli egoismi di cui è composta si raggrumano in qualcosa che non sarà mai il paradiso in terra, ma è pur sempre una comunità. Donne e uomini che non si sentono sudditi di nessuno e proprio per questo non inneggiano alla democrazia come a un totem salvifico, ma le restano affezionati. Ne sparlano e però poi la difendono: per poter continuare a sparlarne. Le dittature e i fanatismi sono emozioni violente e superficiali, che sorgono all’improvviso e all’improvviso si afflosciano. La democrazia invece è un sentimento. Scava nel profondo. Non fa battere il cuore. È il cuore. E il cuore, alla fine, vince sempre.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. È meglio nascondere che eccitare
Inserito da: Admin - Maggio 04, 2011, 05:13:42 pm
4/5/2011

È meglio nascondere che eccitare

Massimo GRAMELLINI

Mostrare o non mostrare, questo è il problema.
Se sia più saggio oscurare il cadavere bucherellato e far dubitare gli scettici, oppure esibirlo in mondovisione e far imbufalire i fanatici. La civiltà dell’immagine è priva di immaginazione. In essa esiste solo ciò che appare. Le narrazioni possono ancora sfamare qualche riserva residua di sognatori. Gli altri non si fidano. Vogliono la prova visiva: il labiale, il plastico, il moviolone.

Non è stato sempre così. Il Tommaso che per convincersi della resurrezione del Maestro ha bisogno di toccarne le ferite con mano è probabilmente il frutto di un’insinuazione malevola, ma anche la prova lampante che in duemila anni lo scenario si è ribaltato. Allora, quando si voleva parlar male di qualcuno, si diceva che doveva vedere per credere. Adesso, in tempi di scarsa fede e di scarsissima fiducia verso le autorità costituite, il vedere è diventato invece una condizione preliminare del credere. E’ tipica delle epoche barbare, questa necessità di esibire in pubblico lo scalpo del condottiero nemico ucciso, la cui testa decollata veniva infilata in cima a una picca e mostrata dagli spalti della fortezza per sollevare il morale alle proprie truppe e indurre alla resa quelle altrui.

Nella società dello spettacolo il fenomeno si è dilatato e complicato. Grazie alla tecnologia, gli spalti da cui mostrare lo scalpo si affacciano sul mondo intero. E l’emotività esasperata del bambin-uomo moderno rende le reazioni del nemico assai meno prevedibili. Chi garantisce alla Cia che la foto dei lineamenti deturpati di Osama bin Laden, lungi dal deprimere i suoi seguaci, non finisca piuttosto per fomentarne il fanatismo, trasformandosi in un oltraggio anche peggiore della morte, in una provocazione da vendicare? L’immagine corre in superficie, e corre veloce, accidenti a lei, e basta che un fessacchiotto bruci il Corano in un paesino sperduto della Florida perché due ore dopo, e a due oceani di distanza, le piazze degli integralisti entrino in ebollizione.

Per questa e altre ragioni, condivido la decisione americana di non mostrare «la pistola fumante». Tanto gli scettici continuerebbero comunque a dubitare della verità rivelata, come già dubitano della conquista della Luna e dell’Undici Settembre. Insinuerebbero di foto rivisitate al computer. E nelle ultime e cruente immagini di Osama troverebbero sicuramente un particolare a cui appendersi per giustificare la teoria della messinscena. In compenso i fanatici di Bin Laden non verrebbero attraversati dal minimo dubbio e farebbero di quelle foto la loro Spoon River. No, meglio lasciar perdere. Alle barzellette ho sempre preferito i proverbi e ce n’era uno che mio padre non si stancava di ripetermi durante l’adolescenza: «La verità è nuda. Tocca alla saggezza rivestirla».

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Razzi suoi
Inserito da: Admin - Maggio 08, 2011, 11:32:17 am
6/5/2011

Razzi suoi

Massimo GRAMELLINI

Vorrei spezzare una lancia, o almeno una pancia, a favore del povero Scilipoti, ingiustamente elevato da noi pennivendoli a simbolo del mercato delle vacche di piazza Montecitorio. Nel rimpasto di ieri il capo dei Responsabili ha rimediato soltanto un esilarante inno di partito, composto da una sottomarca di Apicella, che sta facendo il giro di tutte le radio come antidepressivo. Ben diverso il destino del compare Antonio Razzi, cresciuto anche lui alla corte di Di Pietro (l’ex magistrato non ha gran fiuto nella scelta degli uomini, gli vengono quasi meglio i congiuntivi). Razzi. Quello che sei mesi fa diceva «io ho una faccia sola: come potrei farmi vedere ancora in giro, se passassi con Berlusconi?» e poi è passato con Berlusconi, faccia compresa.

Quello che denunciava «il Pdl ha persino proposto di pagarmi il mutuo» e da neo-alleato del Pdl ha presentato una proposta di legge per togliere l’Ici agli italiani residenti all’estero, cioè a se stesso. Quello che, sistemata la casa, voleva arredarla con una poltrona, «un posticino, qualcosa per dire grazie». E ieri il posticino è arrivato: consigliere personale del ministro dell’Agricoltura, il corresponsabile Romano. Razzi dovrà occuparsi di lotta alla contraffazione alimentare. Cautamente sondato sulle sue esperienze in materia, il neo-consigliere ha risposto: «Sono un buongustaio e soprattutto un buon cuoco: a tempo perso, aiuto mia moglie in cucina». Perché il vero tratto distintivo di questa casta di macchiette non è più nemmeno l’incompetenza. E’ la mancanza di vergogna.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Ah, Rino
Inserito da: Admin - Maggio 10, 2011, 11:56:41 am
10/5/2011

Massimo GRAMELLINI

Ah, Rino

Perché uno come Rino Gattuso, campione del mondo e vicecapitano del Milan, ha festeggiato lo scudetto trascinando i propri tifosi a intonare il coro «Leonardo uomo di m...»? Si fosse limitato a un saltello sfottente, non avrei mai scritto questo articolo: la pernacchia al rivale sconfitto fa parte del rito.

Ma nell’insulto all’allenatore dell’Inter nemmeno un entomologo delle emozioni riuscirebbe a trovare tracce di ironia. Capisco l’antipatia di Gattuso per il suo ex capufficio, che quando allenava il Milan non lo prendeva in considerazione. Capisco meno la ragione per cui molti di noi, non solo Gattuso, abbiano bisogno di vomitare un’infamia per dare ali alla gioia. Cioè, la capisco benissimo.

Siamo intrisi di rancore accumulato e inespresso. Verso i politici, i superiori, i colleghi, i congiunti. Una rabbia impotente, tipica di un’epoca di transizione che non offre risposte chiare alle angosce. Serve un capro espiatorio a portata di mano: la persona da cui si ritiene di aver subito un torto. E serve un momento di felicità per liberare senza sensi di colpa la poltiglia dei brutti pensieri. Dopo lo sfogo non ci si sente migliori né appagati. Solo più vuoti.

Vi auguro di festeggiare i vostri trionfi non come Gattuso ma come Leo Messi, che quando fa gol non porta le mani alle orecchie e non tira calci alle bandierine del corner. Cerca il compagno che gli ha passato il pallone e lo ringrazia con un abbraccio. Per ricordare persino a se stesso, il più forte di tutti, che il calcio - come la vita - è un gioco di squadra.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il cinico credulone
Inserito da: Admin - Maggio 12, 2011, 10:58:18 am
12/5/2011

Il cinico credulone

Massimo GRAMELLINI


Sarei pronto a scommettere che, fra le migliaia di romani che hanno dormito al Circo Massimo o abbandonato la città per paura di un mega-terremoto smentito da tutti gli esperti, molti penseranno che Bin Laden sia ancora vivo («pare l’abbiano fotografato mentre gioca a golf in Texas con il papà di Bush» mi ha garantito un lettore con fare cospiratorio) e che il novantanove per cento delle notizie diffuse dai mezzi di comunicazione siano balle spaziali confezionate ad arte dalla famosa agenzia Spectre.

Si tratta di uno dei fenomeni più curiosi della nostra epoca: diffidare di tutto e poi abboccare alla prima esca appetitosa che passa. Per proteggerci da un eccesso di messaggi seduttivi viviamo immersi in una brodaglia di cinismo. La capacità di stupefazione è stata espulsa dal vocabolario, dove la parola «ingenuo» (dal latino «ingenuus», libero) ha assunto un significato negativo ed equiparabile a stupido. Il mondo pullula di dietrologi, di teorici della cospirazione e più banalmente di poveri cristi che non si fidano delle religioni, delle istituzioni e nemmeno dei congiunti, non sempre a torto.

Eppure il bisogno di credere, insopprimibile in ogni essere umano, li spinge a spalancare il cuore a chi sappia bussare alla loro porta con l’aureola del cane sciolto o del perseguitato per vendere sogni e paure. Le uniche merci di cui nessuno di noi riuscirà mai a fare a meno.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Non ci sono scarti
Inserito da: Admin - Maggio 19, 2011, 06:07:10 pm
19/5/2011

Non ci sono scarti

C’è un video in Rete che vi consiglio di guardare. Si intitola «Non siamo scarti» e consiste in una lettera aperta al ministro Tremonti, letta con ciglio asciutto e garbo antico da un gruppo di uomini e donne che hanno perso il lavoro intorno ai 50 anni. Hanno facce e occhi che ti stringono il cuore, perché ci leggi l’umiliazione e la vergogna per una condizione di vita così innaturale: troppo vecchi per trovare un altro posto e troppo giovani per andare serenamente in pensione. Sono esseri umani azzoppati al culmine della loro maturità esistenziale, quando l’esperienza si aggiunge all’energia e produce una miscela irripetibile di forza e affidabilità. Rinunciare a un simile apporto è peggio che un crimine: è una sciocchezza. Una società abitata da giovani sottopagati e da adulti emarginati ha un futuro bigio. E una classe dirigente degna del nome che porta non dovrebbe pensare ad altro, giorno e notte, tutti i giorni e tutte le notti.

A volte sembra di combattere una guerra silenziosa, senza morti e feriti apparenti, ma dove cadono di continuo la dignità e il rispetto per se stessi. Del racconto di quei cinquantenni l’aspetto più terribile non è la sofferenza economica, che pure esiste. E’ la sofferenza morale. Quel sentirsi inutili, rifiutati, sconfitti. Mi piacerebbe abbracciarli a uno a uno e urlare loro «non permettete a nessuno di uccidere i vostri sogni», ma le mie sono solo parole increspate da un’emozione. Qui invece servono un progetto a lungo termine, una visione solidale, dei leader credibili. Serve un’idea forte di società.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Cosche dell'altro mondo
Inserito da: Admin - Maggio 20, 2011, 08:47:28 am
13/5/2011

Cosche dell'altro mondo

Massimo GRAMELLINI

Da giorni sto aspettando che qualcuno mi dica che non è vero. Che non è vero che domenica scorsa, a Torre Annunziata, la processione del santo patrono si sia fermata davanti alla casa di un noto camorrista della zona per rendergli pubblico omaggio. Che non è vero che l’arcivescovo di Castellammare, monsignor Felice Cece, abbia minimizzato la sottomissione della sua comunità al signorotto feudale, affermando che la sosta non intendeva omaggiare il camorrista, oh no, ma la chiesa di Santa Fara. Che non è vero che l’arcivescovo abbia continuato ad arrampicarsi sui muri, nonostante il sindaco Luigi Bobbio gli avesse prontamente replicato che la chiesa di Santa Fara si trova dieci metri prima della casa del camorrista e che rimane chiusa quasi tutto l’anno. Ma soprattutto sto aspettando che qualcuno mi dica che non è vero, non può essere vero, che la conferenza dei vescovi italiani (Cei) - dotata di riflessi felini quando tratta di intervenire su coppie di fatto, fine vita o fecondazione artificiale, all’alba del quinto giorno dagli incredibili avvenimenti di Castellammare non abbia ancora sentito il bisogno di far sentire pubblicamente la sua voce. Anche solo per ricordare che Gesù non è morto in croce per andare a inginocchiarsi duemila anni dopo davanti alla porta di un camorrista.

Per favore, qualcuno mi dica che tutto questo non è vero. Che siamo in un Paese evoluto abitato da cittadini e da arcivescovi evoluti.

Vero?

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Italia sì
Inserito da: Admin - Maggio 20, 2011, 08:50:33 am
18/5/2011

Italia sì

Massimo GRAMELLINI


Ma quanti voti avrà preso quel Lassini che riempì Milano di manifesti in cui paragonava i magistrati che indagano sul premier alle Brigate Rosse? 872. Ottocentosettantadue. Nonostante il sostegno della Santanchè e nonostante i titoloni con la bava alla bocca del giornale amico della Santanchè. Se ne deduce che fra gli elettori milanesi del centrodestra, decine di migliaia, gli ultrà dell’antigiustizialismo siano appena una manciata: molto meno numerosi di quanti se ne incontrino in certi studi televisivi. Allo stesso modo, gli elettori torinesi di centrosinistra hanno rimediato con un sussulto di buonsenso alla scelta spregiudicata dei loro politici, che avevano messo in lista un reperto archeologico del craxismo come Giusi La Ganga. Nella classifica delle preferenze, La Ganga si è classificato ventitreesimo: praticamente in serie B.

Tutto questo per dire che l’italiano comune non è poi così isterico, ottuso e manovrabile come lo si rappresenta. A furia di diseducarlo all’esercizio della cittadinanza con l’esaltazione quotidiana dei cattivi esempi che provengono dall’alto, ci eravamo convinti che fosse un suddito smanioso soltanto di emulare i suoi padroni. Non è così. Non sempre, almeno. Nel silenzio e nella solitudine dell’urna (forse l’unico luogo dove ancora regnino il silenzio e la solitudine), l’italiano di destra o di sinistra dismette la maschera caricaturale dell’estremista e recupera la sua eterna identità di moderato, disposto più a gettare ponti che ad abbatterli. O a riesumare quelli abbattuti.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Per quanto
Inserito da: Admin - Maggio 21, 2011, 09:22:18 am
20/5/2011

Per quanto

Massimo GRAMELLINI

Si rimane sinceramente colpiti dallo sforzo titanico con cui, in queste ore, i partiti moderati cercano di apparire moderati. Da quando hanno appreso, con un certo stupore, che aggredire l'avversario non porta più voti, i Berluscones e i Padanos inaugurano le interviste con un mantra di pace: «Per quanto Pisapia sia un galantuomo». Segue l’attribuzione a Pisapia di un fitto catalogo di sventure: con lui sindaco di Milano ci saranno più drogati, più tasse, più moschee e più sbarchi di clandestini (ma dove, ai navigli?). Però il mantra rende tutto digeribile, persino le scorribande ai confini del paranormale. Come quella del disc jockey Red Ronnie, consulente della Moratti, che ha attribuito all’Effetto Pisapia la cancellazione di un concerto previsto per domani, otto giorni prima dell’eventuale vittoria di Pisapia.

Ma non stiamo troppo a sottilizzare. Se solo potessero liberare i loro istinti, i moderati rivelerebbero al mondo che razza di cattivo soggetto sia il Pisapia. Invece si controllano, altroché. Resta il mistero sul covo in cui tengono imbavagliata la Santanchè e sulla cura di sedativi a cui viene sottoposto, ormai da oltre 72 ore, Stracquadanio. Si favoleggia di una camera di compensazione in cui i penitenti entrano lanciando urla belluine contro il perfido Pisapia e l’indifendibile Moratti, per poi uscirne rasserenati e con una cospicua dote di «per quanto». Purtroppo ieri mi è crollato il Bossi: non ce l’ha fatta più e pare abbia dato a Pisapia del matto. Un piccolo cedimento, lo riconosco. Ma può capitare. Forza ragazzi, ripartiamo col mantra. Per quanto.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Cattivi esempi
Inserito da: Admin - Maggio 21, 2011, 04:21:12 pm
21/5/2011

Cattivi esempi

Massimo GRAMELLINI

Il presidente del colosso dell’energia crollato in Borsa dopo il disastro di Fukushima ha convocato una conferenza stampa per chiedere scusa ai giapponesi. Si è prodotto nel classico inchino e ha lasciato la poltrona per sempre, senza pretendere neppure una busta-paga d’addio. Anche il primo ministro ha rinunciato al suo stipendio fino a quando l’emergenza nucleare non sarà superata. Si tratta di reazioni emotive, tipiche dei Paesi meno evoluti. Da noi, per dire, non potrebbero verificarsi. Il capo di un’azienda sull’orlo del fallimento convocherebbe una conferenza stampa per insultare chiunque osasse muovergli una critica. Si atteggerebbe a vittima di un complotto, a capro espiatorio, a benefattore incompreso dell’umanità. Infine si degnerebbe di rassegnare le dimissioni, ma solo dopo aver trattato con il suo successore una liquidazione miliardaria.

Proprio l’aspetto economico, se vogliamo il più prosaico, è quello che alimenta le mie perplessità di cittadino poco evoluto. Non metto in dubbio che l’aggressività, il vittimismo e la maleducazione siano i requisiti del vero leader. Stento invece a cogliere il nesso fra i risultati fallimentari e i riconoscimenti in denaro, specie quando i soldi appartengono ai contribuenti. Non dico di abbassarci al livello del Giappone. Ma (l’esempio, sia chiaro, è puramente ipotetico) se un programma della tv di Stato venisse chiuso per mancanza di pubblico dopo appena una puntata, non sarebbe un comportamento fin troppo evoluto versare egualmente al protagonista del programma la cifra pattuita di un milione di euro?

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Titolo: Massimo GRAMELLINI.
Inserito da: Admin - Maggio 31, 2011, 03:56:07 pm
31/5/2011

Massimo GRAMELLINI


Ieri in Italia sono finiti gli Anni Ottanta. Raramente nella storia umana un decennio era durato così a lungo. Gli Anni Ottanta sono stati gli anni della mia giovinezza, perciò nutro nei loro confronti un dissenso venato di nostalgia. Nacquero come reazione alla violenza politica e ai deliri dell’ideologia comunista. L’individuo prese il posto del collettivo, il privato del pubblico, il giubbotto dell’eskimo, la discoteca dell’assemblea, il divertimento dell’impegno. La tv commerciale - luccicante, perbenista e trasgressiva, ma soprattutto volgarmente liberatoria - ne divenne il simbolo, Milano la capitale e Silvio Berlusconi l’icona, l’utopia realizzata. Nel pantheon dei valori supremi l’uguaglianza cedette il passo alla libertà, intesa come diritto di fare i propri comodi al di fuori di ogni regola, perché solo da questo egoismo vitale sarebbe potuto sorgere il benessere.

Purtroppo anche il consumismo si è rivelato un sogno avvelenato. Lasciato ai propri impulsi selvaggi, ha arricchito pochi privilegiati ma sta impoverendo tutti gli altri: e un consumismo senza consumatori è destinato prima o poi a implodere. Il cuore del mondo ha cominciato a battere altrove, la sobrietà e l’ambientalismo a sussurrare nuove parole d’ordine, eppure in questo lenzuolo d’Europa restavamo aggrappati a un ricordo sbiadito. La scelta di sfidare il Duemila con un uomo degli Anni Ottanta era un modo inconscio di fermare il tempo. Ma ora è proprio finita. Mi giro un’ultima volta a salutare i miei vent’anni. Da oggi si guarda avanti. Che paura. Che meraviglia.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Vita della albero L'
Inserito da: Admin - Giugno 08, 2011, 03:59:56 pm
8/6/2011

Vita della albero L'

Massimo GRAMELLINI

In un cineclub di Bologna hanno proiettato per una settimana «L’albero della vita» di Malick all’incontrario. Prima il secondo tempo, poi il primo. E alla fine, applausi convinti. Pare che il distributore avesse invertito per sbaglio le etichette sui rulli della pellicola.

Sta di fatto che gli spettatori del film vincitore a Cannes non si sono accorti di nulla. Ora, è vero che il protagonista muore all’inizio e rivive durante le ore successive, per cui l’inversione dei rulli ha semplificato la trama. Ma i frequentatori del cineclub - i famigerati intellettuali con barba esisteranno ancora? - hanno ridato fiato al partito di Fantozzi, che li sbertuccia dai tempi della Corazzata Potemkin. Par di vederli, mentre escono dalla sala magnificando la genialità del regista nel mettere la parola FINE al termine del primo tempo, superata solo dall’intuizione di inserire i titoli di testa all’inizio del secondo.

Vorrei prendere le loro difese: intanto il film era in lingua originale e si sa che molti intellettuali dicono di sapere l’inglese, ma restano fermi a «the cat is on the table». E poi c’è il condizionamento del luogo. Nei cineclub, come a certe mostre, si entra con un pregiudizio favorevole nei confronti dell’artista. Davanti al ritratto di un uomo a testa in giù, mi capitò di udire un critico profondersi in gargarismi per il pittore che «aveva denunciato il rovesciamento della realtà operato dal Potere». Stavo riflettendo sulla profondità del messaggio, quando un commesso si avvicinò al quadro e lo mise nel verso giusto, scusandosi per l’errore.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Astenuti biforcuti
Inserito da: Admin - Giugno 09, 2011, 05:20:31 pm
9/6/2011

Astenuti biforcuti

Massimo GRAMELLINI


L’altra sera, guardando Ballarò, mi sono stropicciato gli occhi. L’ecologista Bonelli e il liberista Giannino discutevano di referendum. Ma non come accade di solito in tv. Quei due sapevano di cosa stavano parlando. Tanto da sollevarsi dal tema specifico, l’acqua, alle grandi questioni ideali: quando il Pubblico non funziona, è meglio cambiare il Pubblico o cedere il passo al Privato? Questa è la politica che mi piace. E perciò ho la massima stima di chi domenica e lunedì voterà Sì come Bonelli o No come Giannino. Merita rispetto anche chi si asterrà per disinteresse, sebbene il nucleare, la gestione di un bene primario come l’acqua e l’uguaglianza davanti alla legge siano questioni su cui ogni cittadino dovrebbe cercare di formarsi un’opinione.

Chi invece non sopporto sono gli astenuti biforcuti. Quelli interessati ai referendum. Interessatissimi. Ma che proprio per questo, dopo aver cercato di vanificarli spingendoli alla soglia dell’estate, si asterranno al puro scopo di farli fallire. Per giustificarsi, costoro tirano in ballo la volontà dei Padri Costituenti. Ma chiunque vada a rileggersi i lavori preparatori della Costituzione scoprirà che il quorum del 50% degli aventi diritto al voto fu inserito come clausola di autodifesa contro i referendum di scarsa presa popolare, non come trappola per consentire ai contrari di truccarsi da disinteressati. Questa gherminella viene usata solo in Italia. Ed è anche per infliggere una lezione a certi azzeccagarbugli da strapazzo che domenica e lunedì non andrò al mare.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La piccola Borghezìa
Inserito da: Admin - Giugno 11, 2011, 05:16:44 pm
11/6/2011

La piccola Borghezìa

Massimo GRAMELLINI

Il Borghezio malmenato in Svizzera mentre cerca di ficcare il naso in una riunione di banchieri è la versione caricaturale ma fedele di un nuovo tipo di cittadino che sta crescendo a dismisura in tutta Europa. L’equivalente del «piccolo borghese imbestialito» (così lo definì Gramsci) che nel secolo scorso fornì la base di consenso ai fascismi nascenti. Allora era un reduce della Grande Guerra o un povero cristo impoverito, che nei «pescecani» del capitalismo vedeva gli affamatori e nei socialisti i fomentatori del disordine. Sono cambiati i nomi (adesso i «pescecani» si chiamano «poteri forti»), ma i nemici sono rimasti gli stessi e Borghezio può indifferentemente scagliarsi contro un banchiere o un tunisino: per lui rappresentano le due facce del medesimo complotto globale, ordito da una congrega di finanzieri giudo-pluto-massonici che mirano a distruggere le radici della vecchia Europa, succhiandole i risparmi e invadendola di alieni che pregano Allah.

Questa piccola Borghezìa europea è ostile alle destre e alle sinistre che si alternano al governo, perché le ritiene entrambe alleate dei miliardari. In Italia ha partorito un esperimento ibrido: il miliardario anti-sistema. Ma più la crisi si aggrava, più la piccola Borghezìa si ritrova a dar ragione alla sua nuova icona continentale, Marine Le Pen: «Mi domando come faccia Bossi a rimanere con Berlusconi: uno che accetta l’euro, l’impero americano e il potere delle banche. Se io mi alleassi con Sarkozy, i miei mi volterebbero le spalle». Pare che se lo stia cominciando a domandare anche Bossi.

da- lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Un successo senza padri
Inserito da: Admin - Giugno 14, 2011, 06:17:32 pm
14/6/2011

Un successo senza padri

Massimo GRAMELLINI


Chi ha perso? Berlusconi, Bossi, l’idea che il Privato sia sempre e comunque meglio del Pubblico, i telegiornali di regime che hanno cercato di abrogare i referendum dalla testa degli spettatori. Chi ha vinto? Una rabbia e una speranza indefinite, il Noi che torna dopo tanto tempo a prevalere sull’Io, migliaia di cittadini riuniti nelle nuove famiglie elettroniche dei social network, dove si va a votare perché ti ha informato l’amico e non il partito. Tra i due elenchi, una differenza salta subito agli occhi. In quello degli sconfitti ci sono dei leader (ancorché anziani), mentre fra i vincitori nemmeno uno. Poteva esserlo Di Pietro, ma è stato abbastanza furbo da fare un passo indietro. Vorrebbe esserlo Bersani, ma appena ha provato a intestarsi il trionfo è stato zittito dal resto della compagnia.

La verità è che se pensi al referendum sul divorzio ti viene in mente Pannella. Se pensi a quelli sulla partitocrazia, Mariotto Segni. Invece le vittorie su acqua, nucleare e legittimo impedimento non possono essere collegate a nessun politico. Al massimo a Celentano e Santoro.

Di solito sono le sconfitte a non avere padri. Ma qui sta succedendo il contrario. Prima le elezioni amministrative di Milano e Napoli hanno premiato due eretici. E adesso i referendum, vinti da cittadini che sono tornati a credere nella politica, ma non nei politici. Un movimento di massa sganciato dai partiti, che sancisce il declino dei due capi-popolo più potenti dell’ultimo ventennio, ma non incorona nessuno al posto loro, perché in nessuno riconosce una figura davvero estranea alla Casta.

Questo movimento è un magma rovente che si condenserà in qualcosa di inedito o di antico, ma solo a patto di incontrare qualcuno capace di dargli uno sbocco. Veniamo da anni di personalizzazione eccessiva, dove ai leader si è voluto delegare anche troppo, trattandoli come anfore luminescenti nelle quali versare tutte le nostre aspettative e i nostri pensieri migliori (o peggiori). Un meccanismo tipico dell’innamoramento. A cui hanno fatto seguito, come in tanti innamoramenti, le montagne russe della delusione trasmutata in rabbia, poi in nausea e infine in una fuga percorsa da volontà di riscossa. Ma non si può restare orfani di padre troppo a lungo. Ogni mutazione sociale ha bisogno di interpreti forti. E perché avvenga dentro i canoni della democrazia, richiede da questi interpreti qualità non solo carismatiche, ma di sostanza: la competenza, la sobrietà, il demone del riformismo. Quel talento del vero leader che consiste nell’anticipare i bisogni profondi dei cittadini, anziché inseguirli lungo la china demagogica dei sondaggi. La fine sfilacciata ma inesorabile del berlusconismo sorprende l’Italia senza padri, a destra e a sinistra. Magari il futuro prossimo ci riserva personalità ancora ignote o sotto traccia. Ma per il momento l’ironia della sorte è che i nomi più appetibili sul mercato - da Casini a Matteo Renzi a Rosi Bindi - sono tutti democristiani. Come se questo Paese non potesse essere nient’altro, nel bene e nel male.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. 150 anni dopo, Cavour resta il politico dei miei sogni
Inserito da: Admin - Giugno 14, 2011, 11:00:24 pm
Cultura

06/06/2011 -

150 anni dopo, Cavour resta il politico dei miei sogni

Lo statista nacque a Torino il 10 agosto 1810. Morì a 51 anni non ancora compiuti in seguito a una delle crisi malariche che lo affliggevano da quando aveva contratto la malattia nelle risaie di famiglia del Vercellese

Il 6 giugno 1861 moriva Cavour: stasera la commemorazione al castello di Santena

MASSIMO GRAMELLINI

A quattordici anni avevo tre poster nella stanza: Pulici, i Genesis e il conte di Cavour. Qualcuno troverà innaturale l’innamoramento di un adolescente per un professionista della politica, per di più di idee liberali. I giovani dovrebbero ergere a proprio modello i rivoluzionari e concordare con Dumas, l’inventore dei Tre moschettieri: «Che posso farci con Cavour, io? Cavour è un grande uomo di Stato, un politico consumato, un uomo di genio. Più in gamba di Garibaldi, ma non porta la camicia rossa, lui! Garibaldi è un pazzo, uno sciocco, ma uno sciocco eroico: ci intenderemo benissimo».

Invece la mia indole garibaldina rimase sedotta da Cavour. Forse per la legge degli opposti. O forse perché Cavour è un personaggio romantico che per esserlo non ha bisogno di lanciare proclami da un cavallo bianco. La mia fascinazione fu in gran parte determinata dalla lettura delle sue «bravate» giovanili.

Il disprezzo con cui accolse la nomina a paggio di Carlo Alberto («Non vedo l’ora di togliermi di dosso questa livrea da gambero») e la descrizione che di lui diede il padre, il marchese Michele, in una lettera alla moglie: «Nostro figlio è un ben curioso tipo. Anzitutto, ha così onorato la mensa: grossa scodella di zuppa, due belle cotolette, un piatto di lesso, un beccaccino, riso, patate, fagiolini, uva e caffè. Non c’è stato modo di fargli mangiar altro! Dopodiché mi ha recitato parecchi canti di Dante e le canzoni di Petrarca, passeggiando a grandi passi in vestaglia con le mani affondate nelle tasche». Mi catturò questa bulimia del vivere, la ricerca spasmodica di emozioni forti che farà di lui uno scommettitore spregiudicato, un viaggiatore infaticabile e un amante smanioso di conquiste ma incapace di amori profondi, perché la quiete in cui crescono i sentimenti autentici si scontrava con il perpetuo bisogno d’azione che in lui fungeva da antidoto alla depressione.

Mi identificai con questa sua tara psicologica e ancora oggi, quando salgo al Monte dei Cappuccini per rimirare il panorama di Torino, il pensiero corre al giovane Cavour che non vede sbocchi per il suo talento in un Piemonte asfittico e reazionario, e al culmine di una giornata di pensieri cupi si affaccia al bastione per gettarsi nel vuoto, trattenuto a stento da un cappuccino, fra Valeriano. Che un frate abbia salvato la vita al futuro mangiapreti mi è sempre sembrata un’ironia della Provvidenza. Non nego che da ragazzo il suo anticlericalismo (abbinato però a un grande rispetto per la spiritualità) abbia contribuito a farmi innamorare di lui. Lessi l’articolo del Risorgimento in cui l’ormai quarantenne Cavour raccontava la scena del ricatto subìto sul letto di morte dal suo amico del cuore, Santorre di Santarosa, al quale il prete negò l’estrema unzione, subordinandola all’abiura delle leggi Siccardi. Erano leggi civili, che abolivano odiosi privilegi ecclesiastici nel campo della giustizia e del fisco. Il 7 marzo 1850, il deputato Camillo Cavour le appoggiò alla Camera con un discorso magistrale: «Gli abusi vanno riformati in tempi pacifici, prima che ci vengano imposti dai partiti estremi. Le riforme compiute a tempo, invece di indebolire l’autorità, la rafforzano, invece di crescere la forza dello spirito rivoluzionario, lo riducono all’impotenza». Era ed è il manifesto del riformismo: l’unica ricetta di progresso sociale possibile, perciò osteggiata dai reazionari che non vogliono cambiare nulla e dai massimalisti che, per la smania di cambiar tutto, finiscono sempre per fare il gioco dei reazionari.

Emozionarsi per il riformismo a vent’anni ha qualcosa di mostruoso, lo ammetto. Ma la colpa o il merito erano di quel formidabile «testimonial». Cavour non era un parolaio né un utopista. Ma quanto coraggio e quanta passione vibravano nella sua politica economica liberale, che abolì i dazi e indebitò lo Stato per costruire infrastrutture all’avanguardia e promuovere consumi e investimenti, proiettando il Piemonte nel futuro. E quanto genio e quanta visione nella sua politica estera. Fu abbastanza sognatore da immaginare l’Italia (almeno quella del Nord) e abbastanza pragmatico per capire che non potevamo costruirla solo con le nostre forze, come avrebbe voluto Mazzini. Così curò il suo alleato, Napoleone III, lo compiacque nelle smanie cospiratrici, nei vizietti d’alcova e finanche nei disegni dinastici, obbligando Vittorio Emanuele II, pover’uomo, a concedere in sposa la renitente figlioletta Clotilde a un parente dell’imperatore. Ecco, se Cavour aveva un difetto, era di essere disposto a sacrificare tutto, compresi gli affetti, agli interessi supremi dello Stato. Ma siamo sicuri che per un politico sia un difetto?

È più semplice innamorarsi di un Garibaldi, di un Braveheart, di un Che Guevara. Ma Cavour è l’Utopia che scende sulla Terra e si fa carne, progetto concreto. È l’eterno bambino che quando gli annunciano che l’Austria ha abboccato al suo bluff e ci ha dichiarato guerra (facendo così scattare la clausola di mutuo soccorso con la Francia) incomincia a saltellare per la stanza, cantando una romanza e steccandola maledettamente. È il despota collerico che, dopo l’armistizio di Villafranca che concede al Piemonte la sola Lombardia, implora Vittorio Emanuele di non firmare e, di fronte alle resistenze del sovrano, gli grida: «Sono io il vero Re!» e se ne va sbattendo la porta.

Non mi fu facile da ragazzo, e non lo è nemmeno oggi, digerire la spregiudicatezza con cui il Conte scalò la presidenza del Consiglio, segando la poltrona su cui stava seduto quel gentiluomo di Massimo D’Azeglio, che pure lo aveva voluto al governo come ministro dell’Agricoltura («Ch’a stago sicur che côl lì, an poch temp, an lo fica an’t el pronio a tuti», «state sicuri che quello lì in poco tempo lo metterà in quel posto a tutti», profetizzò allora il Re, che non lo amò mai, ma seppe intuirne il talento). Anche l’idea del Connubio, l’accordo con la sinistra moderata di Rattazzi, fa storcere la bocca ai puristi, che vi vedono l’archetipo degli «inciuci» parlamentari che da 150 anni sono la nostra croce. Eppure c’è una differenza fondamentale tra Cavour e i suoi pallidi successori. In lui la manovra politica non era mai un fine, ma un mezzo per perseguire obiettivi più grandi, che trascendevano la sua ambizione personale. Il Conte aveva un progetto. E sono i progetti a distinguere gli statisti dai politicanti. «Noi abbiamo fatto l’Italia. E la cosa va», disse sul letto di morte. Una morte prematura, a soli 51 anni. Il triste finale di una storia che rileggo ogni anno nella speranza infantile di un colpo di scena: che Cavour guarisca e, 150 anni dopo aver fatto l’Italia, ci aiuti a fare gli italiani. Lui che di italiano non aveva nulla, se non il genio, se non il cuore.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Brunetta, il ministro in fuga dalla realtà
Inserito da: Admin - Giugno 16, 2011, 12:11:06 pm
16/6/2011

Brunetta, il ministro in fuga dalla realtà

MASSIMO GRAMELLINI

L’Italia peggiore è quella che scappa. Dal mondo reale e dalle domande scomode, addirittura prima che siano formulate. Se qualcuno non avesse ancora capito perché la maggioranza dei cittadini ha voltato le spalle al governo, troverà nel filmino «Brunetta e la Precaria» la rappresentazione plastica di uno sfilacciamento arrogante. Siamo a Roma, a un convegno sull’innovazione, e il ministro ha appena finito di parlare quando Maurizia Russo Spena, figlia di un ex parlamentare di estrema sinistra (orrore orrore), va al microfono per porgergli una domanda.

Fa soltanto in tempo a qualificarsi: «Sono della rete di precari al servizio della pubblica amministrazione…» ed è come se a Brunetta avessero infilato due dita in una presa. «Grazie, arrivederci, buongiorno», la interrompe. La ragazza non ha ancora detto il suo nome, ma il ministro è in grado di fiutare una comunista anche a venti metri di distanza controvento. «Arrivederci, questa è la peggiore Italia!» e guadagna l’uscita.

Non è vero, come affermerà più tardi in un videomessaggio, che se ne sia andato dopo aver ricevuto insulti e per la sensazione di essere rimasto vittima di un agguato mediatico. Dal filmato emerge chiaramente che le urla «buffone, buffone» sono successive alla sua fuga ingloriosa, il cui epilogo ha una potenza d’immagini cento volte superiore alla sostanza dell’episodio: si vede il potente che sgomma via in auto blu, mentre un precario strattonato dalla scorta si piazza davanti alla macchina e grida: «Che fa, ministro, mi investe?». Sembra uno spot di «Annozero» sul distacco fra il Palazzo e i nuovi miserabili del panorama sociale italiano.

Brunetta ha poi spiegato che non ce l’aveva coi precari, ma coi provocatori. Come si dice dalle sue parti, «el tacòn xe peso del buso». Infatti il ministro si è dimenticato di ciò che aveva dichiarato la sera prima in tv da Lilli Gruber, quando si era esibito in una tiritera luogocomunista sui giovani che lamentano la mancanza del posto fisso invece di andare a scaricare le cassette di frutta al mercato. Ora, nel vasto campionario del precariato italiano, ci sarà anche una percentuale endemica di fannulloni e di schizzinosi. Ma le storie che piovono ogni giorno sui tavoli delle redazioni raccontano una realtà diversa. Raccontano di laureati costretti ad andare all’estero dopo aver attraversato decine di impieghi saltuari e sottopagati. Raccontano di giovani che invecchiano facendo di tutto, soprattutto i lavori più umili, nella vana attesa di trovare lo sbocco a cui li destinavano i loro studi e le loro attitudini. Raccontano di fallimenti professionali ed esistenziali, dovuti non all’incapacità della persona, ma a un sistema bloccato da troppi privilegi, in cui solo le conoscenze politiche e familiari consentono di ottenere ciò che il merito non basta mai a garantire.

Il centrodestra era stato votato, immagino, per sfasciare con riforme liberali il vecchiume di questo Paese, non per eternarne i conservatorismi. Invece si è smarrito in una rappresentazione della realtà più adatta alle dispute da bar che a un ceto dirigente moderno. I disoccupati non lavorano perché non hanno voglia di farsi venire i calli alle mani (parola di Brunetta e Sacconi, che in un’altra era furono socialisti, forse a loro insaputa). E il popolo di sinistra è bravo a montare scenette spiritose sui siti Internet «perché non ha nient’altro da fare» (parola dell’onorevole Stracquadanio, lavoratore indefesso, a cui per carità di patria ho depurato il linguaggio da trivio).

La parabola del fustigator Brunetta racchiude la storia di questo governo e di questi anni. Il ministro che prendeva gli applausi quando diceva che gli statali erano dei fannulloni, adesso prende i fischi quando afferma che fannulloni sono tutti gli italiani senza un posto garantito, statali precari compresi. In mezzo è cambiato il mondo, ma Brunetta evidentemente non se n’è accorto. In questo assomiglia molto al suo principale.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Viale del tremonti
Inserito da: Admin - Giugno 18, 2011, 10:27:30 am
18/6/2011

Viale del tremonti

Massimo GRAMELLINI

No, questo è troppo. Anche per chi lo considera il principale responsabile del rimbecillimento televisivo di alcune generazioni di italiani, il trattamento che il vecchio attore a fine carriera Silvio Berlusconi sta riservando a se stesso è quasi straziante. Dopo aver incolpato Crozza per la sconfitta ai referendum, ieri ha telefonato a un convegno di italoamericani in Calabria presieduto dal fido onorevole Nucara. «Pronto?». La sua voce tristemente allegra ha echeggiato nella sala sgombra. Se n’erano già andati via tutti. Rimaneva solo un drappello di tecnici addetti allo smontaggio, che lo hanno sentito predicare il suo verbo berluscottimista in un deserto di sedie vuote, fili penzolanti e luci ormai spente. Richiamati precipitosamente dal buffet, il Nucara e un riccone italoamericano sono andati al telefono per ringraziare il vecchio attore e illuderlo che dietro di loro ci fosse un pubblico adorante in ascolto. Lui di rimando ha salutato le sedie ricoperte di panno bianco: «Viva gli Stati Uniti d’America, viva la Calabria, viva l’Italia!» e mentre un tecnico sghignazzava con scarso ritegno, io davanti alla tv ho sentito una stretta al cuore.

Per scongiurare la malinconia che mi procurano le uscite di scena ritardate (ricordo Maradona in campo col panzone) ho aperto l’Antologia di Spoon River in cerca dei versi giusti. «Andatevene dalla stanza se perdete, andatevene quando il vostro tempo è finito. E’ vile sedersi e brancicare le carte, e maledire le perdite con occhi cerchiati, piagnucolando per tentare ancora».

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il ripetente
Inserito da: Admin - Giugno 22, 2011, 12:16:31 pm
22/6/2011
 

 
Massimo GRAMELLINI
 
Per solidarietà coi ragazzi che oggi si cimentano nell’epica impresa, proverò a ripetere, trentadue anni dopo, l’esame di maturità. La seconda volta viene tutto meglio, dicono. Il ministro di allora si chiamava Spadolini, leggeva tre libri al giorno oppure li scriveva, ed era capace di inanellare sette subordinate in un periodo senza tirare il fiato. Come spunto per il tema di attualità, si era ispirato a una frase di Francisco Goya contro le dittature: «Il sonno della ragione genera mostri». Non ricordo più cosa scrissi, ma di sicuro avrò lardellato il mio componimento di auspici. Speriamo, bisognerebbe, è importante che tutti... Ero un auspicatore accanito, all’epoca.

Oggi no. Oggi punterei dritto sul Goya per poi scartarlo con la mossa dell’editorialista provetto: «Ben altro è il problema...». Ben altro infatti è il sonno che ci tormenta. Il sonno della passione. Non che la ragione saltelli garrula nelle teste di certi mostri, che si nutrono ormai soltanto di luoghi comuni. Ma la ragione è la macchina: viene dopo. Prima ci vuole la benzina per metterla in moto. E la benzina è la passione, quell’energia del cuore che sa coniugare i verbi al futuro. «Cosa sarà che ti fa morire a vent’anni anche se vivi fino a cento?», cantavano profetici Ron, Dalla e De Gregori sul palco di Torino, la notte prima della mia maturità. E’ la paura che il mondo, questo mondo, non avrà uno spazio per noi. La paura che genera rabbia, che genera disperazione, che genera mostri. Sarà dura, ma noi non ci arrenderemo, vero? Buona fortuna, ragazzi. Nessun dorma: stamattina e non solo.
 
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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il volto del potere
Inserito da: Admin - Giugno 23, 2011, 09:53:01 am
23/6/2011

Il volto del potere

Massimo GRAMELLINI

Conoscere la faccia del Bisignani è un privilegio concesso a pochi. Quei dieci o undici milioni di italiani che gli hanno parlato al telefono non l'hanno mai visto di persona e i cittadini comuni che hanno appreso della sua esistenza solo in questi giorni continuano a vedere la stessa foto, quella con gli occhiali a goccia e il faccino stirato, scattata qualche secolo fa. Paradossale, vero? Il mondo non fa che dirci che esistiamo solo se siamo visibili, ma intanto i potenti veri non li conosce nessuno. Mai visto un banchiere sulle poltrone dei talk show, neanche in America. I burattinai mandano i pupazzi in tv ad agitarsi al posto loro. Forse temono che l'immagine rifratta in migliaia di schermi finisca per prosciugare l'anima. O più banalmente sentono che il potere si nutre di timore. E nulla toglie il timore quanto la familiarità.

Appena un gradino al di sotto degli invisibili, stanno gli audio-potenti: quelli che non vanno in tv però le telefonano, incombendo con voce monologante sugli ospiti effigiati in studio. Scendendo di un gradino ulteriore, ecco il potente distaccato: si fa vedere, ma in collegamento da un'altra sede, ritratto sul maxischermo con le dimensioni di un poster di Mao. Comunque appare, quindi conta già poco. Chi invece non conta proprio niente sono gli habitué. Le marionette abbarbicate alle poltroncine, che si agitano per strappare un primo piano alla telecamera, bofonchiando il mantra «io non ti ho interrotto tu non mi interrompere». Il popolo senza speranza li disprezza e li vota. Il potere senza volto li disprezza e li usa.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il secondo comma
Inserito da: Admin - Giugno 25, 2011, 06:45:31 pm
25/6/2011

Il secondo comma

Massimo GRAMELLINI

Invoco la protezione celeste e la nostra umana vigilanza sulla bozza Tremonti per la riduzione dei costi della politica, affinché non cada vittima della maledizione del secondo comma. Se ogni legge italiana avesse soltanto il primo comma, saremmo la nazione più civile della Terra. In esso riposa il principio universale, la regola chiara, il termine inderogabile. Purtroppo il primo comma procede sempre in coppia con un altro che contiene gli appigli a cui ci si potrà aggrappare per vanificare quanto solennemente decretato due righe più sopra. La bozza Tremonti sancisce che i parlamentari non possono essere pagati meglio dei loro colleghi europei: sembra un’ovvietà, invece è una mezza rivoluzione. Poi però aggiunge che l’adeguamento al ribasso scatterà «dalle prossime elezioni».

Campa cavallo. Veniamo alle auto blu. Qui il primo comma è un inno alla sobrietà: «La cilindrata delle auto di servizio non può superare i 1600 cc». Ma è contraddetto dal secondo: «Le auto a oggi in servizio possono essere utilizzate fino alla loro dismissione o rottamazione». Morale: per adesso se le tengono tutte. E i famigerati benefit? Svaniranno «dopo la scadenza dell’incarico». «Durante» no. E vedrete che anche sul «dopo» si troverà modo di aggiungere un comma più ragionevole. Ma il capolavoro sono i finanziamenti alla Casta, che vengono drasticamente «ridotti del…». Qui il ministro, in preda a uno scoraggiamento preventivo, ha lasciato la cifra in bianco. Ben sapendo che i legislatori inseriranno una percentuale pari alla stima che noi nutriamo nei loro confronti: zero

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. L'hit parade dell'amore
Inserito da: Admin - Giugno 27, 2011, 05:44:48 pm
24/6/2011

L'hit parade dell'amore

Massimo GRAMELLINI

Il dottor Veronesi sostiene che l’amore più puro è quello omosessuale, perché non è finalizzato alla procreazione. Lo sostiene in risposta a quel sindaco che aveva definito l’omosessualità un’aberrazione genetica.

Veronesi mostra di aver letto il Simposio di Platone (il sindaco si è fermato a Playboy). Ma forse l’illustre oncologo ha dimenticato il finale, altrimenti si ricorderebbe che l’amore non prevede classifiche di genere. All’origine, narra Platone, esistevano maschi, femmine e androgini dotati di entrambi gli organi sessuali.

Ma quando gli uomini vollero scalare il cielo, gli dei li punirono spaccandoli in due. Da allora ciascuno cerca la sua metà perduta: i maschi dimezzati sono diventati gay, le femmine lesbiche e gli androgini etero. Nessuno è più puro o aberrante dell’altro. E tutti possono procreare, anche se l’unione fra le due metà dello stesso sesso partorisce solo idee e non corpi.

La differenza, spiega Platone, non la fanno dunque i sessi, ma la qualità dei sentimenti: la «scala dell’amore», che va dalla bellezza fisica a quella divina. L’amore è l’energia dell’universo con cui l’uomo riesce a entrare in sintonia soltanto quando ama. L’oggetto dell’amore non è poi così importante. Può essere un maschio, una femmina, un figlio, un animale, una pianta, una montagna, un sogno, un progetto, un ideale. Quel che conta è la pulsione spirituale che l’amante esprime nell’amare.

Chiedo umilmente scusa al professor Platone se duemilaquattrocento anni dopo non abbiamo ancora imparato la lezione.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. E che sarà mai
Inserito da: Admin - Giugno 30, 2011, 05:06:35 pm
30/6/2011

E che sarà mai

Massimo GRAMELLINI

«Stavo passando di lì, ho dato solo du’ pugni e me ne sono andato via. E che sarà mai...». Un balordo che pesta a sangue uno sconosciuto per la strada ovviamente non fa testo. Però il mantra difensivo risuonato sulle sue labbra, quel «e che sarà mai...» che giustamente indigna tanti lettori, è la spia di una mentalità diffusa, di un abbassamento collettivo della guardia. Ricostruiamo i fatti. La vittima è un musicista di Roma che, dopo aver suonato in un locale fino a tardi, si ferma a chiacchierare con gli amici fra i vicoli del centro storico. E’ notte fonda e nelle case che incombono sulle loro teste la gente dorme.

I conversatori dovrebbero mettersi nei panni dei residenti, aver rispetto del loro riposo: in fondo li hanno già martellati per ore con la musica. Ma qualcuno è ancora così ingenuo da pensare alle esigenze degli altri? «Avevamo voglia di fare un po’ di casino, e che sarà mai...». Poi la scena precipita: un vecchio bizzoso si affaccia dalla finestra agitando il bastone, irrompe una banda di attaccabrighe e la tragedia prende forma: «Solo du’ pugni, e che sarà mai...».

Pensate a quanti, fra coloro che dovrebbero darci l’esempio, pronunciano questa frase ogni giorno. L’ex magistrato che tratta col contrabbandiere l’acquisto di un orologio rubato, e che sarà mai... Il deputato condannato per mafia, e che sarà mai... L’evasore fiscale che ruba allo Stato, cioè ai pensionati e ai malati, e che sarà mai... L’elenco continuatelo voi. Servirebbero corsi accelerati di educazione civica. Il problema è trovare gli insegnanti.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il Cavaliere senza benzina
Inserito da: Admin - Agosto 04, 2011, 05:37:54 pm
4/8/2011

Il Cavaliere senza benzina

Nessun guizzo, sguardo svuotato e incespica sulle parole: dov'è finito il carisma del premier?
Ormai non è nemmeno un problema politico. È un problema energetico. Nel momento meno adatto per lui, ma soprattutto per noi, Silvio Berlusconi ha esaurito la benzina. Non seduce e non indigna più. Annoia. Altro che nuovo predellino, questo è il discorso della sedia a dondolo: mancano soltanto la coperta sulle ginocchia e la papalina in testa.

Purtroppo non sarebbe ora di andare a dormire, ma di svegliarsi e combattere. E invece non una parola d’ordine, un colpo di barra, un guizzo liberale. Il presidentetisana è completamente fuori contesto. Come se, sul cadavere di Cesare, Marcantonio avesse discettato sommessamente sulla stabilità del governo o, sotto le bombe naziste, Churchill avesse promesso agli inglesi un comitato interministeriale. Eppure speriamo che i mercati internazionali si limitino a leggerlo. Perché se per disgrazia vedranno anche le immagini, l’effetto sulle Borse potrebbe essere ancora più deprimente.

Nell’estate del nostro scontento, il venditore di sogni che infiammava le «convention» con petardi d’ottimismo scongela il suo brodino senza riuscire a togliergli il sapore di frigo. Senza mai abbozzare un cambio di ritmo, un sussulto d’orgoglio, un sorriso rassicurante. Colui che fu il Grande Comunicatore incespica di continuo su parole scritte da altri. Ha il fiatone, o comunque un affanno alle corde vocali che provoca in chi lo ascolta uno straniante effetto playback. Non si dimette, ma è dimesso. E l’unica volta in cui si concede una svisata da rockstar e allude all’autorevolezza che gli deriva dal passato imprenditoriale, viene zittito dal più feroce dei contestatori: la nausea.

Nel dicembre scorso, alle Idi di Scilipoti, lo avevamo visto digrignare i denti in faccia al sabotatore Fini e al mondo intero. Sette mesi dopo sembra diventato Gorbaciov nel Parlamento russo all’indomani del tentato golpe: stessa postura fragile, stesso sguardo svuotato. Solo che non ha vicino uno Eltsin al culmine della prepotenza, ma un Tremonti altrettanto acciaccato. Dalle sue parti, l’unica ventata di energia arriva quando Alfano si alza a parlare. Chissà se Berlusconi sarà davvero contento di scoprire che l’aula dedica più attenzione al delfino di quanta ne abbia riservata a lui. Di accorgersi che Bersani e Casini polemizzano direttamente con il giovane erede, invece che con lui. Lui che c’è ancora, ma è come se non ci fosse più. Come se il Berlusconi vero fosse altrove. Certo non lì. Certo non così.

Lo si è detto tante volte: Silvio è il figlio degli anni Ottanta chiamato a governare un’epoca che non capisce e non gli rassomiglia. Ma finora aveva supplito con il carisma, ricamando sulla mancanza di alternative e sull’inconscio dei tanti italiani che rimpiangono il passato più di quanto non desiderino il futuro. Ogni tanto poteva sbagliare il messaggio, ma mai il messaggero, cioè se stesso. Vent’anni fa si era presentato agli elettori già in comodo formato presidenziale, con libreria finta e sorrisone d’ordinanza. Nel corso del tempo ha continuato a sedurli: in crociera o dal predellino di un'auto. Li ha conquistati con i contratti delle cose da fare, mentre ora sventola la lista di quelle già fatte, elemosinando gratitudine e procurando invece un senso di disagio, perché è come se stesse dicendo: «Ingrati, non vi accorgete di quanto sono bravo?».

Se fosse un politico di professione, sparirebbe domattina per ricaricare le pile in vista della corsa al Quirinale. Ma lui si considera un napoleone e i napoleoni non vanno a casa. Casomai in esilio. Per loro ogni battaglia è sempre l’ultima e la posta in palio è sempre il banco: o tutto o niente. Condannati a rilanciare in eterno, non si eclissano per calcolo, ma per esaurimento. Berlusconi è rimasto a secco. E in attesa di farne un semidio alla memoria, persino l’Italia che si riconosceva in lui vorrebbe tanto cambiare specchio.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La suora e Wile Coyote
Inserito da: Admin - Agosto 06, 2011, 12:33:13 pm
5/8/2011

La suora e Wile Coyote

Massimo GRAMELLINI

Ho implorato un amico della redazione economica di spiegarmi che cosa sta succedendo. «Hai presente Wile Coyote sull’orlo del precipizio, quando si aggrappa a una roccia che fra un attimo si sgretolerà? Ecco, Wile Coyote siamo noi». Non ho avuto il coraggio di chiedergli chi è Beep Beep. Mi sono invece tuffato fra le agenzie di stampa, alla ricerca di qualcuno che mi rassicurasse sulla solidità della roccia. 1. L’ufficio banalità della Casa Bianca: «I mercati salgono e scendono». 2. L’euro-banchiere Trichet, quello col carisma di una gelatina alla frutta: «In Europa non c’è la decrescita, ma la decelerazione della crescita». 3. Il presidente del Consiglio, in conferenza stampa: «Le azioni Mediaset sono solide, se avessi dei risparmi li investirei lì». 4. Il presidente di un ente pubblico (il governo) invita i suoi associati (gli italiani) a comprare azioni di un’azienda privata di sua proprietà (mi scuso per la ripetizione, ma è come con l’ipnosi: la prima volta uno non riesce a crederci). 5. Il ministro della Chiarezza, Sacconi: «Di fronte a una giornata di tempesta dei mercati finanziari e mobiliari, l’Italia nella sua convergente dimensione istituzionale, economica e sociale vuole rispondere all’instabilità globale accompagnando il percorso di disciplina di bilancio già delineato con la maggiore crescita». 6. La vicepresidente della Compagnia di San Paolo, suor Giuliana: «A questo punto non ci resta che pregare».

L’unica ad avere una strategia mi sembra suor Giuliana.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La colpa di vivere
Inserito da: Admin - Agosto 10, 2011, 10:47:43 pm
9/8/2011

La colpa di vivere

Massimo GRAMELLINI

Pare proprio che a salvare la patria in mutande dovranno essere i pensionandi. Decine di migliaia di lavoratori che, dopo aver sgobbato fin da ragazzi e pagato contributi previdenziali per decine e decine di anni, arrivati a poche buste paga dal traguardo stanno per sentirsi dire che la loro pensione è diventata un lusso insostenibile. I nullatenenti con yacht a carico, le società municipalizzate che proliferano come funghi velenosi: queste e altre minuzie possono aspettare. La vera urgenza è il taglio di un diritto maturato, e autofinanziato, per tutta una vita.

E’ un’ingiustizia, quindi si farà. Nel più totale disprezzo dei progetti di quelle persone, che ora rischiano di annegare nell’incertezza insieme con le loro famiglie. Un’ingiustizia e anche un controsenso: come riusciranno i giovani a entrare nel mondo del lavoro, se si impedisce ai diversamente giovani di uscirne? Le ragioni della scelta sono fin troppo facili da comprendere. I pensionandi non hanno una lobby che li tuteli e non godono neppure di simpatia sociale. Come gli anziani in genere.

Con il prolungamento della vita media, la società sembra quasi imputare loro la colpa di non voler morire. Di questo passo guadagnerà seguaci la provocazione dello scrittore inglese Martin Amis, che in un’intervista alla Bbc propose di rimettere in ordine i conti dello Stato Sociale sopprimendo i cittadini al compimento dell’ottantesimo anno. Va bene tutto (insomma, quasi tutto). Ma un Paese di privilegiati come il nostro eviti almeno di mettere alla gogna degli individui che hanno la sola colpa di aver creduto nelle leggi.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Faccio una premessa
Inserito da: Admin - Agosto 12, 2011, 09:13:14 am
12/8/2011

Faccio una premessa

Massimo GRAMELLINI

«Signori Senatori, Signori Deputati. Prima di enunciare i sacrifici che chiederemo ai nostri datori di lavoro, gli italiani, vorrei rammentarvi un aneddoto di 140 anni fa che ha per protagonista il mio predecessore più illustre, Quintino Sella, anche lui alle prese con il totem del Pareggio Di Bilancio. Recatosi alla Camera per esporre i suoi celebri tagli “fino all’osso”, l’illustre ministro propose come atto preliminare una sforbiciata allo stipendio dei parlamentari. Qualcuno gli fece notare che sarebbe stato un risparmio ben misero, se paragonato all’entità monumentale della manovra. Non ho trovato il testo stenografico della risposta di Sella, ma testimonianze unanimi riferiscono che il senso fu questo: “Lo so bene. E però toglierci qualche soldo dalle tasche ci permetterà di guardare in faccia i contribuenti mentre li toglieremo a loro. Una classe dirigente deve dare l’esempio”. Lo fecero fuori alla prima occasione. Ma dopo un secolo e mezzo lui è ancora Quintino Sella. Mentre noi cosa saremo, anche solo fra sei mesi, se ci ostineremo a rimanere sganciati dalla vita dei cittadini comuni? Sono qui a chiedervi di compiere un gesto. Minimo, purché immediato. Dimezzarci lo stipendio. O almeno raddoppiare i prezzi del ristorante del Senato, dove la spigola con radicchio e mandorle costa 3 euro, e le penne all’arrabbiata 1,60. Altrimenti, Signori, la gente diventerà così arrabbiata che le penne finiranno per spiumarle a noi».

(Brano, misteriosamente scomparso, del discorso pronunciato ieri mattina dal ministro Tremonti davanti alle commissioni parlamentari).

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il lamento del Medio Alto
Inserito da: Admin - Agosto 13, 2011, 11:19:49 am
13/8/2011

Il lamento del Medio Alto

MASSIMO GRAMELLINI

Mi chiamano Medio Alto, ma il mio soprannome è Rintracciabile. Sono quello che non può nascondersi, quello che paga. Anche stavolta. Il governo della Libertà mi impone tasse svedesi per continuare a fornirmi servizi centrafricani. E io le verserò fino all’ultimo centesimo, senza trucco e senza inganno, da vero scandinavo. Poi però rimango un italiano e allora mi si consenta di essere furibondo.

Punto primo. Mi sono scocciato di pagare per il funzionamento di una giostra su cui non esercito alcun controllo. Il debito lo avete fatto voi e lo saldo io. Ma avrò almeno il diritto di pretendere che la smettiate di indebitarvi? A quanto pare, no. Io vorrei che i miei soldi - frutto del lavoro quotidiano e non di una eredità o di un gratta e vinci - servissero a finanziare le scuole e gli asili-nido, a umanizzare le carceri, a ripulire gli ospedali, a pagare gli stipendi degli insegnanti, dei poliziotti e dei tanti impiegati che svolgono con impegno la loro missione di servitori dello Stato.

Invece so già che verranno gettati fra le fauci del Carrozzone Pubblico, che se li divorerà in un sol boccone per poi rivoltarsi famelico contro di me, chiedendomi altro cibo. So già che la politica, cioè quell'accozzaglia di affaristi senza ideali che ne usurpa il nome, li userà per tenere in piedi gli enti inutili, le baracche elettorali, le torme di parassiti che campano da decenni alle spalle dei contribuenti.

Non è dunque il prelievo in sé a indignarmi. Ma la sua assoluta inutilità. In attesa di riforme strutturali, che dopo vent'anni di chiacchiere sono ancora e sempre «allo studio», i miei soldi serviranno solo a perpetuare un sistema che non mi piace, a garantire la pace sociale dei furbi, non quella dei poveri.

Punto secondo. Accetto di farmi spremere, ma non di farmi prendere in giro. Quelli che vengono contrabbandati come tagli alla politica sono in realtà tagli ai servizi degli enti locali, che si rivarranno sui cittadini, cioè di nuovo, sempre e soltanto su di noi.

Punto terzo. Trovo giusto che, in tempi di crisi, chi guadagna meno di me non contribuisca allo sforzo (anche se poi lo fa, con i tagli alle tredicesime e alle pensioni). Mentre considero una vergogna che il collega che guadagna quanto me, ma ha cinque figli a carico, non abbia diritto a uno sconto. Il padre di una famiglia numerosa che incassa 90 mila euro lordi l'anno (circa 4000 netti al mese) non è un Super Ricco e nemmeno un Medio Alto.

E' un Medio Impoverito che deve già versare più degli altri per i medicinali e le tasse scolastiche dei figli, e che da domani non avrà più neanche i mezzi per tentare di scuotere, con i suoi consumi, l'encefalogramma piatto dell'economia. Mi sembra incredibile che la Chiesa, sempre così lesta a dire la sua su gay e moribondi, non abbia saputo imporre a un governo di sepolcri imbiancati la difesa reale della famiglia, accontentandosi di conservare intatti, anche in questa tormenta, i propri scandalosi privilegi fiscali.

Ultimo punto (ma è di gran lunga il primo). Mi sta bene che i poveri non paghino. Ma perché non pagano neanche i ricchi veri? A Lugano le banche hanno dovuto mettere fuori i cartelli: cassette di sicurezza esaurite. Segno che nei giorni scorsi un esercito di compatrioti ha sfondato le frontiere per andare a nascondere del denaro. Sono i signori del secondo e del terzo Pil (il nero e il mafioso). Quelli con il Pil sullo stomaco. Gli Irrintracciabili.

Scommettiamo che il più facoltoso di loro dichiarerà al fisco 89.999 euro? Li disprezzo. Persino più dei politicanti. Giuro che d'ora in avanti non avrò più pietà. Chiederò scontrini a tutti su tutto. E se mi diranno: «Ma così, dottore, non posso più farle lo sconto», li andrò a denunciare. Poiché sono l'unico che paga, in questo accidenti di Paese, voglio cominciare a togliermi qualche sfizio anch'io.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9091


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il vero miracolo
Inserito da: Admin - Agosto 17, 2011, 04:35:55 pm
17/8/2011

Il vero miracolo

Massimo GRAMELLINI

La manovra del governo sposta alla domenica più vicina le solennità religiose non previste dal Concordato quando cadono in un giorno feriale. Ma l’arcidiocesi di Napoli si ribella ai dettami dello Stato italiano, di cui pure risulta far parte, dichiarando in una nota di non avere alcuna intenzione di anticipare di ventiquattr’ore il prossimo miracolo di San Gennaro, previsto in calendario per lunedì 19 settembre. La motivazione offerta è inoppugnabile: «Se si tratta di un evento non determinato da mano e da volontà dell’uomo, è evidente che non può essere spostato ad altra data».

A impuntarsi, secondo l’arcidiocesi, sarebbe dunque lo stesso Santo, in questo assai meno malleabile del suo collega milanese Ambrogio, che ha ceduto alle esigenze del debito pubblico senza neppure mandare un sms di protesta alla Cgil. Invece San Gennaro non vuol proprio saperne di liquefare il suo sangue in una mattinata festiva. Neppure l’ipotesi alternativa - compiere il miracolo di lunedì durante la pausa pranzo o alle nove di sera, in pieno «prime time», senza interferire con l’orario lavorativo dei fedeli - pare aver incontrato il gradimento dell’interessato.

Naturalmente nessuno mette in dubbio che l’arcidiocesi di Napoli abbia un collegamento preferenziale con San Gennaro e ne interpreti fedelmente il pensiero. Ma allora ci piacerebbe approfittare della linea diretta per conoscere l’opinione del Santo anche sui 4 miliardi annui di esenzioni fiscali di cui la Chiesa italiana continua a godere persino su residenze e attività estranee al culto. Che sia questo il vero miracolo?

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Paghi due, evadi tre
Inserito da: Admin - Agosto 18, 2011, 05:45:45 pm
18/8/2011

Paghi due, evadi tre

Massimo GRAMELLINI

Fra le tante proposte di tasse alternative che turbinano in queste ore intorno al portafogli terrorizzato degli italiani, vorrei segnalare quella che mi sembra la più creativa. L’ha partorita il cervello democristiano di Paolo Cirino Pomicino, già ministro della Prima Repubblica. Si tratta di una lettera indirizzabile a società di capitali, società di persone, liberi professionisti e titolari di imprese individuali.

Quattro milioni e mezzo di contribuenti, non sempre ascrivibili in blocco alla lista dei più generosi. Il tenore del messaggio sarebbe questo: «Gentile signore, lo Stato in bolletta le propone un patto. Se lei ci anticipa 50.000 euro spalmabili in comode rate, noi per tre anni la esentiamo da ogni genere di accertamento fiscale». Tradotto dal democristiano «vintage» all’italiano corrente e ruttante suona così: «Caro amico possessore di yacht e fuoriserie a sbafo, dammi un pizzo di 50.000 e io per tre anni mi dimenticherò di mandarti la Finanza in ufficio». In sostanza, un ricatto: al possibile evasore viene concesso di evadere senza rischi né rimorsi (ammesso che ne abbia ancora) purché paghi preventivamente allo Stato una licenza di impunità.

La proposta appare cinica e astuta. Quindi perfettamente in linea con la mentalità di parecchi italiani. I quali non avrebbero alcuna difficoltà a capirla e, fatti quattro conti, ad adeguarvisi. Con un bel guadagno per l’Erario: oltre 200 miliardi di gettito potenziale. Non stupisce che l’idea sia venuta a un democristiano. In fondo la Dc era anche questo. Non pretendeva di estirpare i vizi. Si accontentava di farseli pagare.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. L'estate morale
Inserito da: Admin - Agosto 21, 2011, 11:50:34 am
21/8/2011

L'estate morale

Massimo GRAMELLINI

Dove sono finite le berluschine di Villa Certosa, le suffragette di Gheddafi, la casa di Montecarlo del cognato di Fini, il cognato di Fini medesimo? E le feste oltraggiose dei ricchi volgari, i dibattiti sul nulla pieno di vuoto, il cazzeggio elevato a nobile arte? Nell'estate del nostro scontento ci riscopriamo più sobri e più seri.

E' impressionante come cambi in fretta l'umore di un popolo. Ancora l'estate scorsa ci distraevamo dalla crisi incombente con una dose massiccia di pettegolezzi sul Potere. E anche chi, a parole, si indignava per lo scadimento del dibattito pubblico non riusciva a sottrarsi alla tentazione di sbirciare dal buco della serratura. Ora la crisi ha rimesso tutte le cose al loro posto. Le scemenze, anche se politicamente o penalmente rilevanti, retrocedono al rango di scemenze. E i giornali e le chiacchiere da ombrellone si riempiono di numeri, di fatti, di cose concrete.

Persino la paura ha cambiato segno: non più quella vaga, e agitata ad arte, di batteri killer o attentati terroristici in serie, ma il realistico spavento che attanaglia chi rischia di perdere un lavoro o un benessere lungamente sudato.

Il processo di luglio a un giornale scandalistico inglese, reo di usare il gossip come strumento di lotta politica, è stato l'evento simbolico di questo mutamento di clima. L'anticipo di quanto sarebbe successo ad agosto con il crollo delle Borse, le fiamme nichiliste di Londra, la Manovra Succhiasoldi. La signora Realtà che invade il palinsesto delle nostre vite per ricordarci che la ricreazione è finita. Anche per i ricchi, che si vergognano a ostentare la loro ricchezza, chiamando pudore quella che per molti di loro è solo paura. E anche per la Casta: sempre più elevata a capro espiatorio dell'impotenza collettiva, però redenta almeno in parte dalla necessità di occuparsi finalmente di temi alti. Oggi non ci si divide più sul bunga bunga, ma sugli eurobond. E nessuna macchina del fango avrebbe più il potere di orientare l'opinione pubblica, interessata alle tasse e molto meno alle risse.

Qualche bastiancontrario in malafede accuserà questo articolo di tessere l'elogio della crisi e il suo autore di rosibindismo: come osa esaltare gli effetti moralizzatori dell'impoverimento collettivo? Nessuna esaltazione. Sarebbe meraviglioso essere tutti benestanti, occupati e al tempo stesso evoluti ed equilibrati. Ma intanto è un fatto che in un'epoca che respinge i valori spirituali e trema di imbarazzo anche solo a parlarne, l'improvvisa disintegrazione delle certezze materiali stia producendo un riassestamento delle gerarchie interiori. L'amore recupera il posto che gli spetta: il primo. Mentre la terra trema sotto i nostri piedi, tutti hanno bisogno di certezze e i «ti amo» di questo ferragosto hanno un peso più forte del solito. Sono quasi un patto di sostegno reciproco. Chi credeva timidamente in qualcosa, una fede o un suo sogno profondo, ricomincia a farlo con la solennità dei momenti speciali. C'è la sensazione diffusa di essere usciti dalle pagine del gossip per piombare nella storia. Una gran brutta storia, per ora. Ma i cambi di stagione cominciano sempre così. Con un bisogno inaudito di serietà, che sta a noi non confondere con la sorella più bieca: la pesantezza.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Avevamo chiesto i tagli della politica. ...
Inserito da: Admin - Agosto 22, 2011, 04:19:46 pm
22/8/2011

Mal comune

Avevamo chiesto i tagli della politica. I tagli però, non i ragli.


Massimo GRAMELLINI

Anziché dimezzare il numero e i benefit dei parlamentari, il governo crede di tenerci buoni segando a casaccio i piccoli Comuni. Il tessuto connettivo di un Paese che è composto di mille villaggi. Il suo apparato cellulare. L’unica istituzione in cui l'italiano medio si riconosca. Un provvedimento di tale portata avrebbe dovuto essere il frutto di un restauro complessivo dell’architettura dello Stato. Invece da noi le riforme vengono fatte così: una alla volta, a rate, come capita. Penso ai poveri sindaci dei paesi del mio Piemonte, costretti a decrittare il proprio destino dalla lettura impervia di un decreto scritto di corsa e male. Per giunta a Ferragosto, con i prefetti in ferie che non possono neanche dare delucidazioni.

Si è capito che i Comuni sotto i mille abitanti dovranno consorziarsi con quelli adiacenti per raggiungere la fatidica quota cinquemila, ma poi si scopre che non è esattamente così, che ogni regola ha cento eccezioni e che al Sud la mafia si appresta a sfruttare queste fusioni a freddo per mettere direttamente le mani sugli apparati pubblici. Bene, anzi male. Volete sapere quale risparmio formidabile ci porterà la disarticolazione del sistema nervoso dei Comuni? Sei milioni di euro. Su una manovra di 50 miliardi. Poco più di quanto ci costa ogni anno il ristorante della Camera: 5 milioni e mezzo. Proporrei uno scambio secco: ci teniamo i piccoli Comuni e obblighiamo i deputati a iniziare uno sciopero della fame contro se stessi.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Uscire di scena
Inserito da: Admin - Agosto 23, 2011, 10:03:43 am
23/8/2011

Uscire di scena

Massimo GRAMELLINI

Non ho molti poster nella stanza della mia anima. Perciò mi ribello all’idea che si deteriorino da soli. Uno è Roger Federer, il tennista perfetto «fatto di carne e di luce», secondo l’immagine che gli cucì addosso lo scrittore David Foster Wallace (altro poster - per fortuna intonso, forse perché morto suicida). Da qualche anno la carne di Federer ha smesso di emanare luce, ma lui continua imperterrito a partecipare ai tornei, dove sempre più spesso si fa battere da mestieranti che un tempo avrebbero potuto fargli a stento da raccattapalle. Un altro poster con cornice doppia è Vasco Rossi. Un poeta a modo suo, che ha dato dignità artistica alle frasi smozzicate e agli anacoluti («Siamo solo noi, quelli che muoiono presto, quelli che però è lo stesso»).

Mi procura un morso di fastidio assistere ai suoi siparietti quotidiani su Facebook, durante i quali straparla da una stanzetta grigia. Nella traiettoria di una carriera, come in quella di una vita, l’uscita di scena è tutto. Il ginnasta che volteggia alla trave verrà giudicato e ricordato principalmente per l’atterraggio. Capisco il desiderio di guadagnare altri soldi e la paura di finire nel cono d’ombra. Ma si tratta di debolezze umane che vanno lasciate, per competenza, agli umani. Un poster non se le può permettere. Anche se è un uomo. E anche se il cattivo esempio gli arriva dai poster appesi nelle stanze del potere, dove l’uscita di scena non è proprio contemplata.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Un simpatico agosto
Inserito da: Admin - Agosto 27, 2011, 04:18:19 pm
27/8/2011

Un simpatico agosto

Massimo GRAMELLINI

«Quando il fuoco brucerà le capitali d’Occidente, i templi del denaro crolleranno e la Grande Mela verrà sommersa dall’acqua... allora sarà la fine, cioè l’inizio». Quante volte abbiamo letto queste profezie, attribuite di volta in volta ai Maya, a Nostradamus o ai guru della New Age. Ma noi non siamo come gli aruspici che leggevano il futuro nelle budella delle vittime sacrificate. Noi ai segnali non ci crediamo, vero? Certo, all’inizio di agosto una rivolta di teenager ha dato Londra alle fiamme. Poi però i poliziotti le hanno spente a suon di randellate e ogni cosa ha ripreso il suo corso: è cominciato persino il campionato di calcio (almeno lì). Certo, nelle ultime settimane le Borse hanno prosciugato i nostri borselli, ma un esercito di ascelle sudate che si eccitano a smerciare azioni davanti ai computer non può ergersi a strumento del destino. Certo, nei giorni scorsi a Washington un terremoto ha scheggiato l’obelisco voluto dai fondatori massoni dell’America. Ma vorrete dar credito a Dan Brown? Certo, domani un uragano rischia di allagare il Sud di Manhattan e di fare la doccia alla Statua della Libertà, mentre l’Obama di agosto sembra il Papa Nero e ogni volta che va in tv è per dare una cattiva notizia: da «Yes we can» a «Si salvi chi può». Come se non bastasse, il prossimo anno è il 2012, a un mio amico hanno rigato la macchina e anche ieri Cicchitto è apparso al telegiornale. Eppure io non ho paura. Avanzate pure, forze delle tenebre. Il nostro sorriso pieno di luce vi sconfiggerà.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il cetriolo globale
Inserito da: Admin - Agosto 31, 2011, 10:14:40 am
31/8/2011

Il cetriolo globale

Massimo GRAMELLINI

L’Italia divorzia da se stessa, ma nessuno vuole pagare gli alimenti. Tutti vagheggiano la Manovra Perfetta, quella dove a pagare sono sempre gli altri. Al gran festival dello scaricabarile metto in prima fila il sottoscritto: nelle ultime settimane ho tuonato contro la supertassa per i redditi alti, lo sfoltimento dei piccoli comuni e l’abolizione delle pensioni di anzianità. Ogni volta avevo ragione, ma complessivamente ho torto. Perché alla fine qualcuno deve pagare il conto di questa lunga festa chiamata Stato Sociale (festa piena di sprechi, ma anche di sicurezze che rimpiangeremo) e non basta evocare i soliti mantra propiziatori: la caccia agli evasori e il dimezzamento della Casta, cioè due sogni che se anche diventassero realtà produrrebbero i primi effetti sul bilancio pubblico fra qualche anno: troppo tardi per un Paese che ha i creditori alla porta e la gioventù più disoccupata e anziana d’Europa.

Invece il cetriolo della crisi non piace a nessuno e se oggi sorridono le vittime di Ferragosto è perché piangono altri: i dirigenti pubblici, rimasti gli unici a versare il contributo di solidarietà, e i laureati che dopo aver pagato il ricongiungimento dei loro studi si ritrovano un altro quinquennio di lavoro sul groppone. Ma quando il governo dei sondaggi asciugherà anche le loro lacrime mettendoli in salvo - da noi una norma transitoria non si nega a nessuno - resterà la soluzione finale: far pagare i debiti degli italiani ai tedeschi, dando in garanzia alla Merkel un’ipoteca sulla scelta del prossimo inquilino di Palazzo Chigi.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. L'antibiotico diventa aspirina
Inserito da: Admin - Settembre 02, 2011, 05:52:58 pm
1/9/2011

L'antibiotico diventa aspirina

Massimo GRAMELLINI

Un tempo, quando ero giovane e liberista, venni catturato nel transatlantico di Montecitorio dall'onorevole Ciriaco De Mita. Mi prese sotto braccio e attaccò: «Mi dicono che lei sogna un Paese con gli impiegati pubblici dimezzati, le aziende statali interamente privatizzate e le professioni interamente liberalizzate. E' vero?» «Certo!», esclamai con la sfrontatezza fanatica dell'utopista.

Più merito e meno sprechi, più competizione e meno raccomandazioni...» «Sono assolutamente d'accordo», mi interruppe De Mita. «Però le devo precisare che per realizzare le riforme che lei ha in mente non bastano le leggi. Ci vogliono i carri armati. Infatti l'unico che le ha messe davvero in pratica è stato il Cile di Pinochet».

Sono trascorsi più di vent'anni da quel colloquio istruttivo. Io sono diventato un liberista pentito, mentre l'Italia mi sembra rimasta sostanzialmente la stessa democristiana di allora. E chiunque provi a governarla in altro modo si espone a figure barbine. La Manovra d'Agosto è stata l'ennesima autobiografia della nazione. Uno spettacolo d'arte varia ai confini dell' assurdo, recitato da una compagnia di improvvisatori che, se manovrasse un aereo come sta facendo con i conti dello Stato, ci farebbe morire di paura per i continui vuoti d'aria.

Dopo aver provato a spiegare le marce e retromarce del governo a un giornalista tedesco, mi sono sentito rispondere: «Anche da noi si discute fino allo sfinimento sulle decisioni da prendere. Ma, una volta prese, si applicano e basta». In Germania, forse. Qui funziona diversamente: la decisione annunciata da una gola profonda del ministero ai giornali, affinché facciano un titolo smentibile dal ministero il giorno dopo, è solo il primo atto della commedia. A cui segue il secondo: la decisione viene proclamata ufficialmente dal Presidente e dal Ministro in una solenne conferenza stampa. Ma neanche questo è un momento definitivo. Bisogna infatti aspettare le reazioni dei sondaggi. E' il loro responso, assai più del voto delle Camere, che garantisce al provvedimento il semaforo verde. Se la categoria tartassata dalla legge non si lamenta, la legge passa. Se invece si lamenta, invitando il governo a dirottare la scure su un'altra categoria, la legge viene cambiata in modo da colpire la categoria suggerita dai contestatori. Un po' come quando un giocatore indica all'arbitro quale avversario andrebbe ammonito al posto suo. A questo punto saranno i nuovi tartassati a lamentarsi e a mostrare al governo il prossimo obiettivo. Un esercizio che agli italiani riesce benissimo: ognuno da noi, infatti, ha una persona o un gruppo che invidia e con cui si sente in competizione. L'unica produzione italiana in crescita è quella dei capri espiatori.

A proposito di crescita: è stato l'altro mantra di agosto. «Non bastano i tagli, servono provvedimenti per la crescita». Già, ma costano. E quelli che non costano fanno sicuramente arrabbiare qualcuno, rimettendo in moto il meccanismo infernale. «Sono assolutamente d'accordo sulla necessità di liberalizzare le professioni», mi ha detto un notaio. «Tassisti, medici, giornalisti, avvocati…». «Notai», mi sono permesso di aggiungere. «Ah no! I notai no. E non lo dico per interesse personale, figuriamoci. E' che il notaio è un ufficiale pubblico, una figura di garanzia che…». Perché la verità è che siamo un popolo di conservatori che si vergogna di esserlo e invoca le riforme nella segreta speranza che falliscano e, soprattutto, che non lo riguardino.

Magari fra un mese l'Europa fischia la fine della ricreazione e al posto di questo carrello di bolliti ci impone un governo di algidi tecnocrati che per stroncare la nostra febbre da cavallo ci farà ingurgitare due scatole di antibiotici in un colpo solo. Ma lasciatemi almeno il beneficio del dubbio: non è che nel tragitto fra la farmacia e il nostro stomaco gli antibiotici si tramuteranno nella solita aspirina?

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il pane quotidiano
Inserito da: Admin - Settembre 03, 2011, 11:38:28 am
3/9/2011

Il pane quotidiano

Massimo Gramellini

Mancano i fornai. C’è la disoccupazione fulminante, a un concorso per cinque posti da vigile urbano si presentano in ventimila, ma intanto a Roma - è il lamento dell’Unione Panificatori - non si trovano trecento ragazzi disposti a fare il pane per duemila euro al mese. Ho un amico pizzaiolo che cercava un assistente e lo voleva giovane e italiano. Quando ha trovato quello giusto si è sentito chiedere: «Dovrei lavorare anche di sera?» «La gente non viene a mangiare la pizza di pomeriggio». «Allora non m'interessa».

Il suo posto accanto al forno è stato preso da un egiziano, che farà gli straordinari per mantenere agli studi il figlio nella speranza che non diventi un pizzaiolo. Perché, al di là degli orari infelici, il problema di certi mestieri resta la loro scarsa considerazione sociale. È una delle follie di questo capitalismo finanziario, per fortuna malato terminale: il disprezzo per i lavori che producono beni materiali e richiedono uno sforzo fisico diverso dal tirare calci a un pallone. Un impiegato di Borsa è considerato più «giusto» di un falegname. E non solo dai ragazzi. Anche dai genitori, che si vergognano di mandare i figli alle scuole professionali.

Ora, mi spiegate perché uno che passa otto ore davanti al computer, a fare nemmeno lui sa cosa, dovrebbe sentirsi più elevato socialmente di un altro dalle cui mani escono cose tangibili: un vestito, una scarpa, una pagnotta? Si può fare il barbiere e leggere Umberto Eco, come lavorare in uno studio legale e rimanere un caprone. Si può anche leggere Umberto Eco e rimanere un caprone, ma questo è ancora un altro discorso.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il Pil sullo stomaco
Inserito da: Admin - Settembre 04, 2011, 05:12:15 pm
4/9/2011

Il Pil sullo stomaco

Massimo GRAMELLINI

Possibile che solo due contribuenti italiani su cento guadagnino più di 3000 euro netti al mese? Se i dati del rapporto dell'Acli sui redditi 2011 corrispondessero alla realtà, significherebbe che l'Italia vive dentro un film e molti suoi cittadini sono attori che usano beni di lusso gentilmente offerti dalla produzione. Possibile che, su tre individui che incontrate per strada, uno dichiari al Fisco meno di 600 euro al mese? Tutti precari al primo impiego e pensionati all'ultimo stadio? Tutti membri della Casta o marziani? Prima ancora delle leggi, per combattere chi evade le tasse servirebbe l'indignazione di chi le paga. Invece se uno rapina una banca viene arrestato (a meno che sia il banchiere: in quel caso, come si è visto in America, lo Stato gli darà altri soldi). Mentre se rapina la collettività gode di una certa considerazione sociale.

Anche se ci rifiutiamo di ammetterlo, abbiamo metabolizzato l'esistenza di tre prodotti interni lordi. Il Pil in nero di chi si rifiuta di finanziare i servizi pubblici (a questo servono le tasse), talvolta per sopravvivere, più spesso per godersi la vita a scapito di chi non ce la fa. Il Pil delle mafie con cui si comprano case, aziende, terreni: tanto i soldi non hanno odore, al massimo qualche traccia di cocaina. E infine il Pil dei pirla: noi lavoratori dipendenti. L'unico che compare nelle statistiche ufficiali. L'evasore attraversa crisi e rivoluzioni come la salamandra il fuoco: senza bruciarsi. Purtroppo sarà così fino a quando le vittime non capiranno che quel tizio non sta derubando qualcun altro, ma loro.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Presa in Giro
Inserito da: Admin - Settembre 06, 2011, 03:11:28 pm
6/9/2011

Presa in Giro

Massimo GRAMELLINI

Vi è mai successo di fare un sogno in cui le persone compiono gesti assurdi come se fossero normali e vi guardano come se i pazzi foste voi? Dopo una peperonata sognai un amico che scalava l'Everest in pigiama. Ma nemmeno tutte le peperonate del mondo riuscirebbero a partorire lo scenario surreale che si dipana davanti ai nostri occhi sbarrati: il giro ciclistico della Padania nel centocinquantenario dell'unità d'Italia. Autorizzato dalla federazione del ciclismo, finanziato da fior di sponsor, corso da Ivan Basso e benedetto dal commissario tecnico della nazionale italiana.

Il giro della Padania è un'idea di Bossi e anticipa la sceneggiata del Dio Po toccandone alcuni siti caratteristici. Se poi restasse qualche dubbio sulla paternità della peperonata, il primo della classifica generale indosserà una maglia di colore verde. Ma il vero incubo è stata la reazione degli addetti ai lavori. Un dirigente ciclistico ha detto: c'è anche il giro di Sardegna, eppure non si scandalizza nessuno.

Ho capito, ma la Sardegna esiste, sta nelle cartine geografiche. La Padania solo nella testa di una parte minoritaria di cittadini del Nord.
Vi raccomando poi la reazione dei politici locali del centrosinistra che hanno negato il passaggio della Corsa Verde nelle province amministrate da loro, frapponendo impedimenti fasulli e scuse arzigogolate. Mentre bastava dire: non vi facciamo passare perché la Padania non esiste e quindi non esiste neanche il vostro Giro secessionista, che va fermato per vilipendio dello Stato.

Qualcuno avvisi il ministro degli Interni. Sarà mica in bici anche lui?


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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Un po' di dignità
Inserito da: Admin - Settembre 07, 2011, 05:26:35 pm
7/9/2011

Un po' di dignità

Massimo GRAMELLINI

Il mio premier è Simone Pianigiani, c.t. della nazionale di pallacanestro che, sotto di 21 punti contro Israele, infligge alla sua squadra di talentuosi molluschi una strigliata universale. «Bisogna giocare con un po’ di dignità! Con un po’ di anima! Facciamo a cazzotti, almeno. Ma che czz avete dentro?». Le parolacce di solito mi danno fastidio, ma stavolta mi hanno messo i brividi. E non solo a me: lo sfogo di Pianigiani è uno dei video più cliccati della Rete. Che czz abbiamo dentro? Il problema è tutto lì. Siamo un Paese meraviglioso ed è inutile che vi elenchi i nostri pregi, che sono sempre stati uno in più dei nostri difetti. Siamo sopravvissuti a lanzichenecchi e venditori di tappeti perché a un passo dal baratro abbiamo sempre trovato la mossa del cavallo, lo scatto di dignità. Noi siamo il Gassman debosciato della «Grande Guerra». Quello che davanti all’ufficiale tedesco che ironizza sulla vigliaccheria degli italiani, alza la testa e gli fa: «Allora, visto che parli così, mi te disi propi un bel nient». E pur di non dargliela vinta si fa uccidere, che czz.

Ora, non dico tanto. Però un po’ di anima, di dignità. La classe dirigente ne è priva. Ma noi? Siamo disposti a smetterla di considerarci pedine impotenti di un gioco incomprensibile per riappropriarci del nostro destino? A svegliarci dal torpore lamentoso degli schiavi e a lottare con orgoglio per quello in cui crediamo? Nulla è inarrestabile, neanche il declino. Ci sarà un tempo per ricordarsi di aver avuto paura. Ma non è questo il tempo. Ora bisogna dare tutti qualcosa in più, amare questa comunità e portarla in salvo. Facciamo a cazzotti con la rassegnazione, almeno.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Indignati e indennizzati
Inserito da: Admin - Settembre 08, 2011, 04:24:02 pm
8/9/2011

Indignati e indennizzati

Massimo GRAMELLINI

Non sono mica politici. Sono prestigiatori. Uno è lì che si domanda che fine avrà fatto il dimezzamento dei parlamentari e quelli invece con un colpo di mano si dimezzano i tagli allo stipendio. Dopo aver votato senza battere ciglio l’anticipo dell’età pensionabile per le donne e l’inasprimento dell’Iva per tutti, i senatori prendono in esame l’unica parte della stangata che li interessi davvero: la riduzione delle indennità per i parlamentari forniti di un’altra fonte di reddito. La Manovra del 13 agosto (ormai bisogna specificare la data come sulle etichette dei vini) aveva previsto un taglio agli emolumenti del 50 per cento. Un atto di generosità scriteriata, ora sapientemente ridotto al 20% per la parte eccedente i 90 mila euro. Dai, basta il pensiero. D’altronde fra Iva, pensioni e supertasse per superpirla che non possono evadere, la nuova stangata era già sufficientemente sanguinosa. Perché infierire anche su una categoria disagiata come gli onorevoli con doppio lavoro? Avvocati, medici e commercialisti che lasciano sguarnito l’ufficio professionale per due, a volte addirittura tre giorni la settimana. E lo fanno per noi.

Diciamola tutta. I senatori si aspettavano che i cittadini indicessero una sottoscrizione popolare in difesa delle indennità. Ma il clima vacanziero deve averci distratti e così hanno provveduto direttamente loro, allestendo una raccolta di firme «bipartisan» per scongiurare l’attentato alle proprie tasche. Signore, non perdonare loro perché sanno quello che fanno. E continuano a farlo, pur sapendo che anche noi lo sappiamo.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Asserragliati nel fortino dei privilegi
Inserito da: Admin - Settembre 09, 2011, 05:53:37 pm
9/9/2011

Asserragliati nel fortino dei privilegi

Massimo GRAMELLINI

Quando Berlusconi annunciò l’imminente dimezzamento dei parlamentari, due cose furono subito chiare a tutti gli italiani.
Che moriva dalla voglia di farlo, se non altro per dimezzare le spese, visto che li mantiene quasi tutti lui. E che non ci sarebbe riuscito, perché nessuno ha mai visto la forfora votare a favore dello shampoo.

Ricordate? Per addolcire il bicarbonato della Manovra, a fine agosto il governo pensò bene di regalarci una caramella al miele.
La promessa di un disegno di legge costituzionale che avrebbe dimezzato i parlamentari e cancellato le province.
La Casta più obesa del mondo si sarebbe messa in cura dimagrante. Un segnale per i contribuenti: mentre voi stringete la cinghia, noi ci rimettiamo almeno la camicia dentro i pantaloni.

Qualche giorno dopo il segretario del partito del premier scartò la caramella al miele e la distribuì sull’autorevole palco della Berghemfest (sembra uno stopper del Bayern, ma immagino voglia dire Festa di Bergamo): ai primi di settembre, garantì, presenteremo un disegno di legge costituzionale per dimezzare il numero dei parlamentari e abolire le province.

Il disegno di legge costituzionale è stato presentato ieri e prevede soltanto l’abolizione delle province. Il dimezzamento dei parlamentari è stato inghiottito da un buco nero. Chi lo avrebbe mai detto? Stupiti quanto voi, ci siamo messi sulle tracce dello scomparso, interpellandone il padre putativo: Calderoli. L’illustre giurista ci ha tranquillizzati: il dimezzamento non è nel disegno di legge perché era già stato varato dal consiglio dei ministri del 22 luglio scorso. E allora come mai Berlusconi e Alfano, oltre un mese dopo, lo promettevano ai cittadini? Uno promette quel che deve ancora fare, non quel che ha appena fatto. L’ipotesi che il consiglio del 22 luglio avesse approvato il dimezzamento dei parlamentari all’insaputa del premier è stata presa seriamente in considerazione, ma non ha retto alla prova dei fatti. Che sono questi. Il dimezzamento è stato votato dal governo «salvo intese», una formula furbetta che consente di spacciare la riforma come già avvenuta, mentre nella realtà deve ancora passare per le forche caudine di una trattativa con i singoli ministri.

Per farla breve: la proposta di dimezzare gli onorevoli e i senatori non è stata inserita nel disegno di legge di ieri perché si trova già altrove, ma quell’altrove è un provvedimento che giace sepolto in un cassetto di Palazzo Chigi e non è mai stato trasmesso ai due rami del Parlamento. Per farla brevissima: ci hanno preso in giro un’altra volta. La seconda in due giorni, dopo la farsa dello sconto sui tagli alle indennità degli onorevoli muniti di doppio lavoro (e doppia pensione) festosamente promessi dal governo non più tardi di due settimane fa.

Neanche a dire che non si rendano conto di essere detestati. Lo sanno benissimo, tanto che ormai si vergognano di dichiarare in pubblico il mestiere che fanno. Semplicemente se ne infischiano delle reazioni. Asserragliati nel fortino dei loro privilegi, mentre intorno tutto crolla. Senza nemmeno salvare le apparenze e prendere qualche precauzione, come quella di placare la furia dei cittadini compiendo un sacrificio personale. Adesso pensano di cavarsela con la sola abolizione delle province, facendo pagare a un grado più basso della Casta il prezzo della loro eterna intangibilità.

Una classe dirigente si può disfare in tanti modi. Persino con uno scatto finale di orgoglio. La nostra invece - fra ruberie sistematiche, intercettazioni grottesche, barzellette sulle suore stuprate e raccolte di firme bipartisan per la conservazione delle feste dei santi Ambrogio e Gennaro ha compiuto la scelta più consona alla propria mediocrità, decidendo di dissolversi in una bolla infinita di squallore.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Bonatti, l'uomo che ha scalato l'ingiustizia
Inserito da: Admin - Settembre 15, 2011, 10:32:55 am
15/9/2011

Bonatti, l'uomo che ha scalato l'ingiustizia

Muore a 81 anni un mito dell'alpinismo: accusato e assolto per l'impresa del K2

Massimo GRAMELLINI

C’è una storia che contiene tutte le storie del nostro Paese: il pasticcio del K2.

La scomparsa di un italiano immenso come Walter Bonatti ci obbliga ancora una volta a ripassarla per ricordarci chi eravamo, chi siamo e che cosa non dovremo più essere, se vorremo scalare le pareti ghiacciate del futuro.

Nel 1954 l'Italia è una nazione che arranca verso il benessere e ha fame di personaggi positivi e imprese da sogno. Gli altri popoli ci riconoscono estro individuale, ma non credono nelle nostre capacità di lavoro di squadra. Quando la spedizione guidata dal geologo Ardito Desio decide di assaltare la più alta montagna inviolata del mondo, sono in pochi a scommettere sull’esito vittorioso dell’impresa.

E invece il 31 luglio i giornali annunciano a titoli di scatola la conquista del K2. Non è solo un evento sportivo. E' lo spot della rinascita. Di colpo l'Italia diventa di moda e si comincia ad associarne il nome a una parolina magica: boom. Desio e i suoi ragazzi tornano in patria accolti come eroi. Le luci della ribalta investono soprattutto l'uomo che per primo ha raggiunto la vetta: Achille Compagnoni. Alpinista di buon livello ma - per restare in tema non una cima. Il vero fuoriclasse della spedizione si chiama Walter Bonatti, però ha solo ventitré anni e nell'Italia di allora (di allora?) il talento e la gioventù fanno paura, specie quando sono riuniti nella stessa persona. Nonostante Bonatti fosse di gran lunga il più fresco e il più forte, Desio ha affidato l'onore dell'ultimo tratto di ascesa a Compagnoni: affidabile, fedele. E i capi italiani di allora (di allora?) tendono a preferire la fedeltà al talento.

L'episodio di mobbing resterebbe confinato al piccolo mondo dei rifugi alpini, se non subentrasse un'altra consuetudine nostrana: quella di farci del male da soli. Vengono alla luce i particolari: Bonatti si è dovuto accontentare del compito gregario di portare le bombole d'ossigeno per Compagnoni all'ultimo campo. Verso sera si è presentato puntuale all'appuntamento, ma Compagnoni non c'era. Senza avvertirlo, aveva spostato il bivacco centocinquanta metri più in alto. Ormai era buio: Bonatti non poteva più raggiungerlo e neanche tornare indietro. Era stato costretto a sopravvivere a una notte non raccontabile, trascorsa in parete a quaranta gradi sotto zero, senza tende né sacchi a pelo. La guida pakistana che era con lui ci aveva rimesso alcune dita delle mani e dei piedi.

Bonatti ha subìto uno sgarbo mortale, ma è un signore. Alla vigilia della spedizione ha firmato un contratto che lo obbliga al silenzio per due anni e non parla. Non ancora. Non prima che un giornalista lo accusi di essersi salvato la vita, in quella notte da streghe, attingendo alle bombole destinate a Compagnoni, il quale lamenta di averle trovate mezze vuote e di essere arrivato in vetta al K2 senza più ossigeno.

L'accusato si indigna e querela. E così la verità taciuta da tutti emerge nelle aule di tribunale. Bonatti non può aver utilizzato l'ossigeno per la semplice ragione che gli mancava la maschera per respirarlo. E Compagnoni, con la decisione scriteriata di spostare l'ultimo campo più in alto, ha messo a repentaglio la vita del collega-rivale per paura che costui lo sorpassasse, arrivando in cima per primo al posto suo. Soltanto Desio difende ancora il proprio pupillo, forse per difendere se stesso. Ma Bonatti adesso pretende tutta la verità. La spedizione del K2 è stata finanziata da soldi pubblici e quindi occorre renderne conto ai contribuenti, sostiene quel moralista romantico.

Gli ci sono voluti cinquantaquattro anni di lotte e di magoni prima che nel 2008 il Cai (Club Alpino Italiano) cancellasse dai libri sacri della montagna la versione di Desio e vi iscrivesse la sua. Bonatti ha passato la vita a combattere contro un'ingiustizia palese, ma nemmeno l'ingratitudine di tanti ha potuto impedirgli di realizzare i suoi sogni di alpinista, di uomo d'avventura, di uomo. Ed è stato tutto questo, e molto altro, a renderlo così poco e così meravigliosamente italiano.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Invidiosi?
Inserito da: Admin - Settembre 18, 2011, 04:23:08 pm
17/9/2011

Invidiosi?

Massimo GRAMELLINI

Putin ha dichiarato a un congresso di imprenditori che chi critica le notti brave del suo amico Silvio è un invidioso. Il gerarca russo appone la sua firma d’autore all’ideologia che ha dettato legge negli ultimi decenni: il Pensiero Unico Turbomaterialista, il cui acronimo PUT richiama benevolmente il suono di una flatulenza. Secondo tale visione maschilista e totalizzante del mondo, gli esseri umani desiderano soltanto fare orge, intascare mazzette e sculettare in tv, non necessariamente in quest’ordine. È inconcepibile che qualcuno possa nutrire interessi culturali, romantici, spirituali. Quindi chi fa la morale al PUT è come la vecchietta di De Andrè, che dava buoni consigli solo perché non poteva più dare cattivo esempio.

Ora, nessuno è privo di vizi. Ma contesto l’idea che tutti desiderino quella roba lì. Io, per dire, fra una cena con Steve Jobs e una con la consigliera regionale vestita da suora, preferirei conoscere il vecchio Steve, anche vestito normalmente. Il fatto che i media (mea culpa) intervistino le squinzie invece delle ricercatrici, non significa che tutte le ricercatrici ambiscano a diventare squinzie. Esistono ricercatrici felici di esserlo (purtroppo lavorano all’estero), come esistono anziani rappacificati con se stessi che la sera vanno a letto con un buon libro e magari con una persona che amano, ricambiati. E certo non invidiano chi esibisce o ricerca corpi rifatti, volgarità e ignoranza. Vede, signor Putin, non siamo invidiosi. Solo un po’ imbarazzati per quelli, come il suo amico, che non sono più capaci di ascoltare la voce provvidenziale della vergogna.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. I valori dell'Italia
Inserito da: Admin - Settembre 20, 2011, 06:00:17 pm
20/9/2011

I valori dell'Italia

Massimo GRAMELLINI

L’alternativa sarebbe dunque Di Pietro che mette suo figlio in lista, come neanche Mastella. L’alternativa sarebbe De Magistris che si inchina davanti al cardinale per baciare la teca con il sangue liquefatto di San Gennaro. E se il demagogo molisano dice che suo figlio «non è il Trota», comportandosi come quel padre che giustifica i favori concessi al pargolo denigrando quello altrui, il demagogo napoletano discetta sulla «natura identitaria» della festa del santo patrono. Finge di non sapere che l’immagine del sindaco di Napoli che omaggia l’ampolla tesagli dal cardinale ha da secoli un significato ben preciso: la sottomissione dell’autorità civile a quella ecclesiastica. Bel risultato davvero, per uno che si presentava come il sovvertitore delle abitudini sclerotizzate della città.

Non pretendevamo che disertasse la cerimonia del finto miracolo che tutto il mondo ci spernacchia. Sarebbe bastato il silenzio. E un po’ di dignità. Ecco il miracolo che molti elettori si aspettavano da lui e dal partito suo e di Di Pietro. Quell’Italia dei Valori che attraverso le gesta dei suoi volti più noti ci ha appena ricordato quali siano i valori a cui l’Italia non è disposta a rinunciare: familismo e superstizione.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Fatelo scendere
Inserito da: Admin - Settembre 22, 2011, 05:08:46 pm
Fatelo scendere

Massimo GRAMELLINI

Mi sento come il passeggero dell’aereo più pazzo del mondo che, mentre l’apparecchio precipita, scosta la tenda della cabina di pilotaggio e scopre che il comandante e le hostess stanno gozzovigliando. Aiuto, fatemi scendere. C’è ancora un paracadute o se lo è portato via Giuanin, nome in codice del peruviano delegato dal Lavitola al ritiro delle bustarelle per i bisognosi? Un paracadute, per favore. Non per me. Per il comandante. Perché le prese in giro, le indignazioni, i severi moniti non bastano più. Qui bisogna costringere il vecchio pilota a mollare la cloche. Non è detto che ci si salvi. Ma con questo si va a sbattere di sicuro. All’atterraggio elettorale mancano ancora diciotto mesi e così non ci arriveremo mai vivi.

Cosa posso fare per convincerla, signor comandante? Scrivere tutti i giorni lo stesso articolo - vattene vattene vattene - fino a quando non se ne va? Ma tanto non se ne va. Augurarmi che lo spread coi titoli tedeschi salga a 500, 5000, 50.000, così saranno i mercati a intimarle lo sfratto? Sarebbe autolesionista. Sperare in una serrata dei Capi di Stato esteri nei suoi confronti: niente Italia al G8 finché a rappresentarla c’è l’amico di Giuanin? Che il destino risparmi al mio Paese questa umiliazione. Confidare nelle dimissioni in blocco di una cinquantina di parlamentari scelti e pagati da lei...? Ecco, mi sono già risposto da solo. Non resta che provare a stimolarla sull’unica materia che, mi dicono, le interessi più della ....: i libri di storia. Se mira ancora a entrarci, Cavaliere, si sbrighi a uscire.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La Patria insonne
Inserito da: Admin - Settembre 28, 2011, 09:51:00 am
28/9/2011

La Patria insonne

Massimo GRAMELLINI

Al telefono di casa Fruttero risponde un amico diversamente giovane che ha appena compiuto 85 anni.

Ciao Carlo, come stai? «Non ho chiuso occhio tutta la notte». Digestione difficile? «Angoscia da talk show». Pensavo non li guardassi. «Li comincio tutti. Poi, quando gli ospiti iniziano a scannarsi o a parlare di donnine, cambio canale». Da qui l'angoscia? «No, la noia. Non arrivano mai al nocciolo. Invece l'altra sera, all'Infedele di Lerner, non si scannavano e non parlavano di donnine». E di cosa, allora? «Del nocciolo. Perciò mi sono agitato». Non sapevi che siamo nei guai? «Non fino a questo punto. Sentendo parlare tutte quelle persone serie, ho finalmente colto il succo della crisi: i soldi». Embè? «Sono finiti». Non farti prendere dal panico. «Ma neanche per il naso. Stanno arrivando tempi duri. Spenta la tele, mi è montata la stessa angoscia che avvertivo nel 1946 alla fine della guerra». A spasso fra le macerie. «Con la differenza che allora c'era lo slancio della ricostruzione. E io avevo vent'anni». Dentro li hai ancora, quindi da te vorrei immagini di speranza. «Ne ho vista una nello studio di Lerner. Quel Mario Monti. Un signore serio, pacato, equilibrato. Ne avremmo bisogno, dopo queste donnine e questo chiasso. Mi dà l'idea che sappia dove mettere le mani». E tu? «Io? Bisogna che non muoia. Non posso prendere congedo proprio adesso. Sarebbe una fuga». Se per andartene aspetti un altro boom economico, hai l'immortalità garantita. «Invece ce ne tireremo fuori. Non dimenticarti chi siamo». Chi siamo, Carlo? «L'Italia, no?».

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Auguri, Cavaliere
Inserito da: Admin - Settembre 29, 2011, 05:00:47 pm
29/9/2011

Auguri, Cavaliere

Massimo GRAMELLINI

Tutto il mondo sa che in Italia c’è armonia assoluta fra il presidente del Consiglio e i suoi amministrati. Perciò ha destato qualche impressione il comportamento degli imprenditori edili che ieri hanno contestato in pubblico il ministro Matteoli. Da un esame dei giornali dell’ultimo anno risulta infatti che i bolscevichi del mattone sono la prima categoria a manifestare sfiducia nei confronti del governo della libertà, se soltanto si escludono: i veri liberali, gli italiani che non possono espatriare a Bali, i tartassati, gli affamati, gli ultimi e incorreggibili incensurati, i frequentatori del divano della Dandini, i costruttori del tunnel sotto il Gran Sasso finanziato dalla Gelmini, gli orfani e le vedove di Santoro, i nostalgici inconsolabili del decoro, le escort non invitate, le escort invitate ma politicamente non sistemate, il popolo delle partite Iva, i precari a cui lo stipendio non arriva, i vampiri delle intercettazioni, gli elettori leghisti a cui cominciano a girare i Maroni, gli immigrati assiepati sui moli, i costituzionalisti allergici a Calderoli. E ancora: i cattolici devoti, gli agopuntori rivali di Scilipoti, i negozianti che non fanno sconti, i commercialisti che non sopportano Tremonti, i licenziabili che vanno di fretta, gli illusi del liberismo che per anni hanno creduto a Brunetta, il laureato che non potendo affittare casa non si sposa, il tronista in lista d’attesa a Villa Certosa.

Invece il grosso del Paese rimane saldamente nelle mani di Berlusconi.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Fuori dal tunnel
Inserito da: Admin - Settembre 30, 2011, 03:37:12 pm
30/9/2011

Fuori dal tunnel

Massimo GRAMELLINI

Vorrei spezzare un neutrino a favore del portavoce della Gelmini, costretto a dimettersi dopo la topica del comunicato che inneggiava al tunnel fra Ginevra e il Gran Sasso pullulante di particelle parcheggiate in doppia fila. Non è facile portare la voce di un politico della Seconda Repubblica. Quello della Prima leggeva con calma i giornali, incontrava un po’ di persone e trascorreva il resto della giornata a studiare i faldoni di sua competenza, riuscendo talvolta a comprenderli. Il nuovo politico legge solo le rassegne stampa, dove vengono riprodotti gli articoli che parlano di lui. Così giorno dopo giorno crede di conoscersi meglio, mentre la sua dimestichezza coi problemi del mondo non migliora. Anche perché questo forzato dei media vive perennemente «online», gli occhi piantati sull’ultima dichiarazione del politico rivale a cui risponderà con una battuta memorabile prima di correre in tv a farsi intervistare su cose che ignora oppure a un convegno a farsi fischiare da persone che ignora.

Una vitaccia. Mai però come quella del portavoce, che deve studiare per lui, condensando il frutto dei suoi sforzi in un foglio che il politico trasmetterà alle agenzie di stampa prima di averlo riletto o scandirà a favore di telecamera come La Russa l’altra sera a Ballarò: «Persino in Germania, negli ultimi dieci anni, la Borsa ha perso il 30 per cento. Punto più, punto meno». Per il bene del portavoce di La Russa speriamo che nessuno vada a controllare i «database» di Bloomberg Professional, da cui emerge che fra il 2001 e il 2011 la Borsa in Germania è cresciuta del 30,39%. Punto più, punto meno.

Alcuni lettori mi accusano di non aver citato la fonte web da cui avrei assunto il dato sui flussi della Borsa in Germania che sbugiardano La Russa. L’informazione mi è stata segnalata da un collega senza ulteriori indicazioni, per cui ho immaginato in buona fede che fosse di dominio pubblico, nel senso di già uscita su giornali o agenzie di stampa. Altrimenti non avrei avuto alcuna difficoltà a citare phastidio.net. Lo faccio ora, allegando il link. Un caro saluto a tutti.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Tedeschi del Sud
Inserito da: Admin - Ottobre 01, 2011, 03:27:37 pm
1/10/2011

Tedeschi del Sud

Massimo GRAMELLINI

È sconsolante che, con tutti i guai che abbiamo, si debba ancora star qui a spiegare perché il 25 aprile è festa nazionale, oppure che la Padania non esiste, come ha dovuto ricordare anche ieri Napolitano. C’è uno Stato che cade a pezzi, decisioni urgenti e impopolari da prendere, il bisogno disperato di qualcuno che unisca l’Italia indicandole una direzione comune. Invece siamo sempre fermi sulla stessa mattonella, a dividerci sulla cacciata dei nazisti e su chi ha più ladri e mangioni nelle proprie file, ma soprattutto a discettare su un popolo immaginario, il padano, non riconosciuto come tale neppure dalla maggioranza di coloro che dovrebbero farne parte.

Quanta gente dovrà ancora perdere il lavoro, la speranza e la pazienza prima che la politica smetta di occuparsi di ministeri a Monza, giri della Padania e altre pagliacciate persino divertenti in epoca di benessere, ma che in questo clima di povertà incombente scaturiscono lo stesso effetto di una barzelletta sporca raccontata in un ospedale? Se una minoranza di cittadini del Nord è convinta di poter imporre la secessione con un colpo di mano rivoluzionario, smetta di berciare slogan e dia l’assalto ai nostri palazzi d’inverno. Ci troverà lì dentro a difenderli. Se invece il piano del geniale stratega del dito medio è di scommettere sull’apocalisse economica affinché dalle macerie dell’Europa nasca una supernazione tedesca che trasformi l’Italia settentrionale nel suo Mezzogiorno, temo abbia fatto male i suoi calcoli. I tedeschi sono gente seria. Di persone come lui non sanno proprio che farsene.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Stupefacente
Inserito da: Admin - Ottobre 06, 2011, 09:35:04 am
6/10/2011

Stupefacente

Massimo GRAMELLINI

C’è ancora qualcosa che ha il potere di stupirci? Sfogliamo il notiziario di giornata. La Regione Lazio della sora Polverini, in preda a un attacco di cultura, organizza per gli alunni delle elementari romane la proiezione di una puntata de «I Cesaroni». Olè. Il Partito Democratico riesce a dividersi persino sulla nomina del presidente dell’Anci, l’associazione dei sindaci. Hanno fatto le primarie, non è una battuta, e lo sconfitto ha chiesto il riconteggio: neanche questa è una battuta. Olè. La figlia del presidente del Consiglio manda un esposto al ministro di Giustizia nominato dal presidente del Consiglio per lamentarsi di una sentenza che riguarda un’azienda del presidente del Consiglio. Olè. La Virtus Bologna allunga oltre due milioni di dollari a un giocatore di basket della Nba per giocare una partita sola. Doppio olè (uno a milione). La crisi toglie il sonno agli italiani, invece la Camera si occupa forsennatamente di imbavagliare le intercettazioni, una pratica che interessa soltanto chi sta al telefono coi pregiudicati, mentre i provvedimenti dimagri-casta agitati come turiboli d’incenso per tutta l’estate si devono essere persi in qualche sottoscala. Olè. Le agenzie di rating ci declassano, ma il ministro dell’Economia con delega alla saccenza se ne infischia e pure le Borse, mai andate così bene. Olè.

Mi domando cosa possa ancora scuoterci da tanto torpore. Forse il manipolo di democristiani che, a sentire i sussurri di Palazzo, fra qualche settimana farà cadere il governo: quello sì sarebbe stupefacente.

DA - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Campione di un tempo passato
Inserito da: Admin - Ottobre 07, 2011, 04:56:57 pm
7/10/2011

Campione di un tempo passato

Massimo GRAMELLINI

Dopo una lunga riflessione fra sé e sé (i due amici a cui vuole più bene), il presidente del Consiglio ha finalmente colto l’essenza del caso italiano, il motore primo della crisi politica in cui ci stiamo avvitando.

Si tratta del nome del suo partito. Non il declino fisico del capo, la mediocrità dei sottoposti e l’incapacità congenita di mantenere le promesse e riformare un sistema giurassico e corrotto. Nella sua testa di pubblicitario il problema non sono mai le cose, ma le etichette. Checché ne dicano i mercati, gli imprenditori e gli elettori (compresi i suoi), la vita in Italia sarebbe ancora un’immensa pasticceria e lui l’uomo più popolare del globo, se solo il Pdl si chiamasse in un altro modo. Ne consegue che la via d’uscita non può essere un banale decreto per la crescita, ma la ricerca di un nome più simpatico.

A un capannello di ridanciani clientes che gli rinfrescavano l’ego in Parlamento, il primo ministro ha proposto «Forza Gnocca» («Go pussy», sul sito della Cnn): elegante come certe cene. Rimangono perplessità tecniche sul simbolo, ma la consulenza di Bossi sarà in grado di dirimerle: a una parlamentare che osava contestare la raffinatezza di «Forza Gnocca» («Allez Minette», sul sito di Le Monde), un leghista ha risposto in pieno transatlantico di Montecitorio: «Ma vai a farti sc...».

L’impressione è che il premier sia ormai come la situazione: fuori controllo. In preda a una deriva infantile. L’altro ieri ha accolto il Presidente macedone con una battuta sulle macedonie di frutta. Di questo passo ne farà altri all’indietro, mettendosi a giocare a nascondino nei corridoi di palazzo Grazioli o a rubabandiera durante i vertici coi Grandi del mondo, che parlano di cose tanto complicate e noiose.

Ma persino in questo interminabile viale del tramonto, colui che fu Berlusconi rimane fedele alla sua essenza di pubblicitario. Convinto che, di ogni prodotto, ciò che davvero conta sia il pacchetto in cui viene incartato. Dieci anni fa suggerì a Fiat di uscire dalla crisi chiamando le Panda «Ferrari Young». Chissà quante volte avrà cercato di ribattezzare Tremonti «Thatcher» e Calderoli «Einstein» o almeno «Confalonieri». Per vent’anni ha venduto scatole vuote, miracoli italiani, aliquote irlandesi, il mantenimento di un benessere diffuso che la realtà si incaricava giorno dopo giorno di smentire. Non solo per colpa sua. E’ che i tempi sono cambiati e lui da tempo non è più un uomo di questo tempo.

L’ossessione per i nomi (diffusa anche fra i suoi cloni sfocati del centrosinistra) è seconda solo a quella per il potere evocativo dei numeri. Quando vuole elogiare se stesso infila lunghi elenchi cifrati, pur di farci sapere che ha fatto 211 leggi, vinto 23 coppe, presieduto 144 riunioni. Come se il numero fosse di per sé un merito. Confezione e Quantità rappresentano i suoi totem. I totem degli Anni Ottanta, quelli del consumottimismo e dell’indebitamento allegro, che questo Paese ha tentato disperatamente di mantenere in vita fino a oggi, affidandosi al campione che ne incarnava i valori. Purtroppo il Duemilaundici è insensibile alle leggi degli spot. Per uscire da una crisi che prima di essere economica è morale, non basterà infiocchettarla di sorrisi e «patonze». Anche se il partito del premier ha effettivamente dei problemi con un nome: il suo. Quel «Berlusconi», già garanzia di successo, che sta scomparendo da tutti i manifesti. Fino al giorno in cui qualcuno dei clientes che ancora ieri si spanciava per la sua patetica battuta sessista comincerà a negare che un tipo così, capace di venderci il nulla per vent’anni, sia mai realmente esistito.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1061&ID_sezione=56


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Un Paese che rinnega se stesso
Inserito da: Admin - Ottobre 08, 2011, 11:16:50 am
5/10/2011

Un Paese che rinnega se stesso

Massimo GRAMELLINI

E’ crollato un muro, ma è come se si fosse spalancato un sipario. Le donne morte nel sottoscala di una palazzina di Barletta confezionavano tute e magliette per meno di quattro euro all’ora. Tina, Matilda, Giovanna, Antonella: il Sud-Est asiatico nel Sud-Est italiano.

Avevano trent’anni, un marito disoccupato e il mutuo della casa da pagare: la condizione disperata di chi non può più contrattare neppure la propria dignità. La tragedia ha scoperchiato un destino analogo a quello di mille altri sottoscala, dove si lavora stipati come conigli in tane fetide, senza uscite di sicurezza e senza luce.

Funziona così: l’azienda fallisce, chiude, licenzia e poi riapre in un seminterrato, che a volte è addirittura un garage, offrendo lavoro nero e sottopagato a un manipolo di donne - giovani madri, per lo più - disposte a tutto pur di aiutare la famiglia a sopravvivere. Sono le schiave dei tempi moderni. Condannate a ripetere lo stesso gesto per dieci, dodici, quattordici ore al giorno. Troppo stanche, angosciate e ricattabili per poter protestare o anche solo prendere coscienza dei propri diritti. «Se non ora quando?» è una domanda che sfiorisce prima di giungere ai loro orecchi. Non può esistere idea di riscossa per chi ha come orizzonte esistenziale la prossima bolletta.

Nessuno vuole infierire sui datori di lavoro che nell’incidente di Barletta hanno perso la figlia quattordicenne, scesa nel seminterrato in cerca dei genitori un attimo prima del crollo. Ma chi fa lavorare dodici donne in un buco fatiscente di quindici metri quadrati non è un imprenditore. E’ un disgraziato. Nessun ragionamento economico giustifica lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Un principio che vale ovunque, ma a maggior ragione in questa parte di mondo, dove certi racconti speravamo di averli confinati per sempre nei romanzi di Charles Dickens. Stiamo assistendo alla deriva caricaturale della globalizzazione. Stiamo importando condizioni di lavoro cinesi (e proprio mentre i cinesi cominciano gradualmente ad abbandonarle) perché pretendiamo di fare concorrenza alle tigri asiatiche sul terreno del famigerato «low cost». Ma una tuta italiana non dev’essere più economica di una tuta cinese.

Dev’essere più bella. Altrimenti che italiana è? Da questa crisi non si esce riducendo i lavoratori più deboli al rango di bestie, ma elevando la qualità del prodotto, cioè dei dipendenti, con corsi professionali che li riqualifichino. Urge tornare tutti a scuola di italianità - operai, artigiani e imprenditori - imparando di nuovo a produrre oggetti eleganti e geniali, non tristi fotocopie di altre fotocopie. Continuo a sognare un’Italia del Sud che riesca a trarre benessere dalle sue miniere inesplorate di natura e cultura. A far soldi con gli agriturismi non con le magliette, con i musei non con le magliette, con i tramonti non con le magliette. Il mondo ci percepisce come il deposito della bellezza e della qualità della vita. Invece noi continuiamo a rinnegare noi stessi, in nome di una visione piccola e frustrata, da eterni Malavoglia incapaci di alzare gli occhi dal seminterrato quotidiano in cui ci siamo autoreclusi, per risvegliare finalmente la meraviglia addormentata che ci circonda da sempre.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Steve Jobs era un genio, non un santo.
Inserito da: Admin - Ottobre 08, 2011, 06:00:42 pm
8/10/2011

San Jobs

Massimo GRAMELLINI

Steve Jobs era un genio, non un santo.

Invece i siti e i giornali di tutto il mondo grondano di allusioni celestiali e riferimenti a Buddha e a Gesù, francamente eccessivi. Sono sicuro che lui si accontenterebbe di essere paragonato a Leonardo: un altro che ha cambiato il mondo nutrendosi di conoscenze spirituali per iniziati. Il discorso di Jobs all’università di Stanford - «La morte è la migliore invenzione della vita» - non smette di commuovermi, ma devo riconoscere di averlo già letto da qualche parte: in qualsiasi testo ispirato di new (e old) age.

Se milioni di persone non rendono omaggio soltanto al genio semplificatore di software ma al guru di una setta quotata in Borsa, significa che nei nostri cuori è successo qualcosa di meraviglioso e terribile. Siamo affamati, direbbe Steve. Affamati di valori, di esempi, di storie di successo che indichino una direzione di marcia. A molti le parole delle religioni di massa suonano stereotipate. E da quando neppure Obama è stato capace di fermare il suicidio del capitalismo (o meglio il suo omicidio, perpetrato da certa finanza), nei popoli delle democrazie è subentrata la convinzione che la politica non abbia più alcuna possibilità di cambiare il mondo. Jobs invece ci è riuscito e, nell’innalzarlo alla gloria degli altari laici, manifestiamo il desiderio struggente di altri cavalieri che illuminino il percorso di questo nuovo Medioevo. Il passaggio successivo sarà smettere di rispecchiarci in qualche eroe mitizzato e risvegliare il piccolo Jobs che sonnecchia dentro ognuno di noi.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Cassa d'attesa
Inserito da: Admin - Ottobre 12, 2011, 11:11:20 am
12/10/2011

Cassa d'attesa

Massimo GRAMELLINI

Pare sia un record mondiale o giù di lì. Dunque: l’Alitalia e i sindacati si accordano per mandare 700 lavoratori in cassa integrazione su base volontaria. Qualcuno avanza dei dubbi: riusciremo a trovarne così tanti disposti a rimanere a casa con lo stipendio ridotto?
La risposta di piloti, hostess e personale di terra è un appassionato «sì». Le richieste sfondano quota 900: il volo dei cassintegrati Alitalia è in «overbooking», con ben duecento passeggeri in lista d’attesa.

Non c’è dubbio che sull’entusiasmo dei dipendenti della compagnia di bandiera abbia inciso il trattamento privilegiato di cui godono: chi va in cassa percepisce l’ottanta per cento della paga abituale. E coloro che hanno le tempie tendenti al grigio potranno aggiungere ai quattro anni di cassa integrazione un triennio ulteriore di mobilità, per scivolare in letizia verso la pensione. Ma stiamo parlando di un mestiere prestigioso, ben retribuito e, seppur impegnativo, non paragonabile alla fatica fisica di uno scaricatore di porto. Perché allora questa fuga anticipata ed entusiasta? Per poter volare verso un secondo lavoro in nero, come sussurrano i maligni?

Io so che quelli della generazione di mio padre cominciavano a morire il giorno in cui andavano in pensione. Forse esageravano nel mettere il lavoro al centro della loro vita. Ma trovo più triste che oggi lo si consideri solo una fonte (sempre più magra) di sostentamento.
Una trappola da cui scappare al più presto, con il sottile egoismo di chi utilizza privilegi che saranno negati a quelli che verranno dopo di lui.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Grasso che cola
Inserito da: Admin - Ottobre 12, 2011, 12:04:03 pm
11/10/2011

Grasso che cola

Massimo GRAMELLINI

Dopo il governo danese, anche quello britannico di Cameron sta seriamente pensando di mettere una tassa sul burro e sui cibi unti, con
l’obiettivo moraleggiante di convertire eserciti di obesi al pinzimonio e la speranza cinica di utilizzare la gola dei grassoni per rimpinguare le casse emaciate dello Stato. Mi rendo conto che nei periodi di vacche magre tutto fa brodo, soprattutto i grassi. Inoltre dicono che si tratterebbe di una forma di autofinanziamento: i soldi dell’imposta serviranno a pagare le cure mediche degli obesi, che pesano sulle tasche dell’intera comunità. In Danimarca, forse. In Inghilterra già ne dubito. Mentre nei Paesi dell’Europa mediterranea (ve ne viene in mente qualcuno?) ho la ragionevole certezza che, prima di raggiungere gli ospedali, i denari ricavati dalla ciccia si perderebbero fra i muscoli flaccidi del corpaccione burocratico, andando a rimpinguare la pancia mai sazia dei corrotti. Perché allora non finanziare con le tasse sui vizi una riduzione delle imposte sulle virtù? Se lo Stato vuole spingerci a comportamenti salutisti, otterrebbe molto meglio il suo scopo aiutandoci a pagare di meno le cose che fanno bene. Le quali, dalle energie pulite ai cibi biologici, sono invece le più care di tutte.

Inchiostro sprecato, lo so. Se la parificazione del burro agli alcolici è un formidabile segno dei tempi, rimane vecchissima la soluzione proposta: risolvere ogni problema mettendoci sopra un balzello. Un difetto da cui la politica obesa non vuole guarire. Tanto la tassa sui suoi vizi la paghiamo noi.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. 99%
Inserito da: Admin - Ottobre 13, 2011, 12:03:53 pm
13/10/2011

99%

Massimo GRAMELLINI

«Noi siamo il 99 per cento», gridano gli Indignati in tutte le lingue del mondo. E 99 è già diventato il numero simbolico della protesta, l'emblema di una crisi che mortifica i tantissimi per privilegiare i pochissimi. Sarà che nell’Occidente delle culle vuote i giovani sono troppo rari per fare da soli, ma questa è la prima generazione che pretende di rappresentarci tutti, non solo gli studenti e gli operai come avveniva nel Sessantotto, ma anche quel ceto medio che all’epoca del benessere era il più conservatore del mondo, mentre oggi si ritrova trascinato sull’orlo della miseria dal crollo dello Stato Sociale.

L’enfasi sul 99 lascia intendere che deve esserci un 1 che se la spassa alle spalle degli altri. Qui gli Indignati hanno idee un po’ diverse dagli adulti, cresciuti con l’idea che la politica contasse ancora qualcosa e perciò portati a incolparla di ogni disastro, erigendo la Casta degli onorevoli a capro espiatorio. Gli Indignati puntano più in alto: direttamente ai banchieri. Per loro è difficile credere che Scilipoti, ma persino Obama, possano raddrizzare un mondo reso storto dall’avidità della grande finanza, che ha ucciso il capitalismo dei produttori e, mentre impone col ditino alzato cure dimagranti ai cittadini e alle nazioni, continua ad assegnarsi prebende e «bonus» milionari. La morale è che basta 1 a rovinarne 99. Vale per tutti, ragazzi, anche per voi: attenti a quell’1 con la testa calda che si annida in qualsiasi corteo e può pregiudicare i messaggi giusti dei 99 con un gesto violento e dunque sempre sbagliato.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Dodici sbadigli e addio rivoluzione
Inserito da: Admin - Ottobre 14, 2011, 05:17:09 pm
14/10/2011

Dodici sbadigli e addio rivoluzione

Massimo GRAMELLINI

Non ho contato gli sbadigli di Bossi perché stavo sbadigliando anch’io. Però mi hanno sinceramente sorpreso. Mai avrei immaginato che uno come lui si mettesse la mano davanti alla bocca.

Per fortuna le telecamere hanno tenuto la contabilità al posto mio, immortalando fin nei dettagli la performance dello stregone leghista seduto di sguincio accanto all’Anziano Leader durante il trascinante Discorso della Fiducia: dodici sbadigli in dodici minuti, alcuni davvero molto belli. Smorfie che diventavano conati, fra uno spalancamento di fauci e uno strabuzzare d’occhi. Imperdibile il passaggio in cui Berlusconi cita il federalismo e tenta di fare «pat pat» sulla testa di Bossi, neanche fosse un peluche. Invece la manca clamorosamente e allora procede a tentoni, cercando almeno di cingergli le spalle, mentre l’altro inghiotte il dodicesimo sbadiglio e si sforza di assumere un contegno adeguato alle circostanze. Ma la noia, non potendo più uscirgli dalla bocca, sale negli occhi e gli provoca l’abbassamento delle palpebre.

Gli sbadigli di Bossi potrebbero diventare per Berlusconi quel che per Craxi fu il trauma della canotta. I lettori diversamente giovani ricorderanno ancora l’episodio: era l’estate del 1991 e il segretario socialista stava parlando dalla tribuna del congresso del suo partito, quando sotto la camicia bianca intrisa di sudore apparve in controluce una canottiera senza maniche. Nell’immaginario del potere, l’affioramento della canotta certificò l’esaurimento del suo carisma. A completare l’opera ci pensò l’anno dopo Mani Pulite, ma tutto era cominciato quel giorno.

Gli sbadigli raccontano la fine di un’altra stagione. Be. e Bo., i rivoluzionari che avrebbero dovuto spazzare via la Casta, sono i nuovi professionisti della politica, aggrappati disperatamente alle poltrone da cui sbadigliano o parlano, come il premier, per non dire assolutamente nulla. Nulla di quel che ti aspetteresti dal capo di un governo che è appena andato sotto sulla legge di bilancio, al culmine della crisi economica più drammatica dei tempi moderni. Nessuna visione, nessun progetto, nessun traguardo diverso dal tirare a campare e dall’esorcizzare la propria decadenza agitando il consueto feticcio: la mancanza di alternative migliori di lui, mentre col passare dei giorni lo stanno diventando un po’ tutte, da Gianni Letta agli Inti Illimani.

Di Pietro ha paragonato il Berlusconi di ieri a Wanna Marchi, ma è stato ingeneroso. Verso la Wanna, che almeno vendeva sogni, mentre l’Anziano Leader da qualche tempo commercia soltanto in paure.

Be. & Bo. ricordano certi pensionati seduti al bar davanti a un grappino. Uno borbotta, l’altro sbadiglia. Ed entrambi hanno un solo pensiero fisso: come resistere ancora un po’ per poter lasciare qualcosa ai figli, prima che i Casini e i Maroni si prendano tutto. Il resto è noia.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. I soliti noti
Inserito da: Admin - Ottobre 17, 2011, 09:32:17 am
17/10/2011

I soliti noti

Massimo GRAMELLINI

Chissà se per calcolo o per pigrizia mentale, politici e commentatori governativi si comportano come dei Cicchitto qualsiasi e affrontano il fenomeno mondiale degli Indignati attingendo all'armamentario del secolo scorso. Li descrivono come un branco di figli di papà che vanno in piazza perché non hanno voglia di lavorare, violenti e complici dei violenti. Si tratta di una ricostruzione fasulla e stucchevole, che non distinguendo fra Indignati e Infiltrati finisce per fare il gioco di questi ultimi nel cancellare dal dibattito pubblico le ragioni della protesta. Vogliamo ricordarle? Le critiche all'avidità dei banchieri di Francoforte, Londra e Wall Street che hanno assassinato il capitalismo dei produttori, avvelenandolo con le loro alchimie finanziarie. La difesa dello Stato Sociale, cioè delle conquiste che, pur fra sprechi evidenti, ci hanno garantito condizioni di sicurezza e benessere mai raggiunte nella storia. Il rifiuto di rinunciare ai propri diritti per consentire ad altri di conservare i propri privilegi. La proposta di una società nuova, fondata sul Noi anziché sull'Io, e contraddistinta dalla partecipazione attiva alla vita del territorio e alla gestione di beni comuni come l'acqua e l'istruzione.

Sono ideali di destra o di sinistra? Boh, non saprei. Sono ideali. E di questi bisognerebbe discutere, non del teppismo dei soliti noti, che dagli stadi ai cortei sono sempre gli stessi, così come sempre la stessa è l'incapacità dello Stato di toglierli di mezzo, una volta per tutte.

DA - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1067&ID_sezione=56


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Bamboccio bloc
Inserito da: Admin - Ottobre 19, 2011, 05:16:21 pm
19/10/2011

Bamboccio bloc

Massimo GRAMELLINI

Mi ribello all’idea che il ragazzo che ha lanciato l'estintore per spegnere l'incendio (premio Balla Spaziale 2011), quello coi genitori così fuori dal mondo che lo credevano all'università di sabato pomeriggio - insomma Fabrizio Filippi detto Er Pelliccia - diventi il simbolo della generazione degli Indignati. Sembra disegnato apposta per i pregiudizi dei benpensanti: belloccio, bamboccio, lavativo, ignorante. Uno che a ventiquattro anni frequenta ancora il primo di psicologia, ma ha tratto poco profitto anche dalla scuola dell’obbligo, visto che nel raccontarsi su Internet non sa scrivere correttamente neppure il titolo del suo film preferito: «Paura e delirio alla svegas».

Non sono proprio tutti così, i ventenni di oggi. Guardatevi in giro senza paraocchi. Vedrete tanti ragazzi che studiano, si sbattono, cercano lavoro e non lo trovano. E quando lo trovano è perché accettano orari duri, stipendi ridicoli, posti precari. Sono anni che gli esperti chiedono alla politica di dissolvere la dicotomia odiosa fra chi lavora con tutte le garanzie e chi non ne ha alcuna. Ma da questo bla bla giovanilista degli adulti è forse uscito un fatto concreto? I ragazzi hanno tutto il diritto di essere arrabbiati. Naturalmente non di essere violenti, una degenerazione della rabbia che non ha mai portato fortuna a chi l’ha esercitata, né di lanciare estintori a favore di telecamera per diventare i capri espiatori perfetti di una società fondata sull’emotività delle immagini, invece che sulla profondità dei gesti e delle parole.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Ma la Casta non si indigna di se stessa
Inserito da: Admin - Ottobre 20, 2011, 09:32:06 am
20/10/2011

Ma la Casta non si indigna di se stessa

Massimo GRAMELLINI

Il ministero dell’Economia, sempre così lento quando si tratta di trovare fondi per lo sviluppo, ha deliberato con lestezza da furetto che il taglio degli stipendi si applica a tutti i dirigenti pubblici tranne che a ministri e sottosegretari. Non solo a lorsignori non verrà più trattenuto neppure un euro, ma con la busta paga di novembre si vedranno restituire con tante scuse le decurtazioni dei mesi scorsi.

Da tempo attendiamo dalla Casta un segnale di rinsavimento, un gesto minimo di coerenza che inauguri qualche cambio d’abitudini. Per far digerire i sacrifici di Ferragosto ci avevano promesso la riduzione dei parlamentari, l’abolizione delle Province e altre prelibatezze. Ma che fine ha riservato l’autunno alle parole fiorite davanti ai microfoni estivi? La riduzione dei parlamentari è appassita all’interno dell’ennesimo progetto di riforma universale delle istituzioni, il Calderolone, che come tutti i suoi predecessori non verrà mai approvato.

L’ abolizione di alcune Province, già annunciata in pompa magna dal governo, è attualmente stipata nell’ultimo ripiano del freezer, in attesa che qualcuno si ricordi di scongelarla, ma vedrete che resterà lì. E il ridimensionamento delle retribuzioni? Per essere sicuri che non si facesse, è stata istituita una commissione apposita che avrebbe dovuto decidere entro il 31 dicembre, se non fosse già nata con la deroga incorporata: fino al 31 marzo, quando si andrà a votare oppure si ricomincerà a prorogare. Ah, ma almeno per i vitalizi nessuna pietà. A-bo-li-ti. Dalla prossima legislatura, naturalmente. E solo dopo la creazione di un nuovo sistema previdenziale. Chi lo indicherà? Ma una commissione. Prorogabile. Prorogabilissima.

Il sondaggio mostrato l’altra sera a Ballarò da Pagnoncelli era piuttosto sconvolgente: il 61% dei cittadini italiani ritiene seriamente che l’intervento prioritario contro la crisi non sia la detassazione del lavoro, la patrimoniale o un piano robusto di lavori pubblici, ma la riduzione del numero dei parlamentari. Con il collega Carlo Bertini, nostro esperto in Casta e dintorni, abbiamo fatto i conti della serva. Gli stipendi e i rimborsi spese di senatori e deputati ci costano 200 milioni di euro l’anno. Dimezzandoli ne risparmieremmo 100. Una benedizione, ma pur sempre una goccia nell’oceano del debito pubblico, ormai prossimo alla soglia psicologica dei duemila miliardi.

Eppure, nell’esprimere la loro opinione economicamente assurda, gli italiani non sono stati affatto stupidi o qualunquisti. Hanno mandato un messaggio politico. Dai loro rappresentanti pretendono qualcosa di cui sentono d’avere terribilmente bisogno: il buon esempio. Provate a immaginare se domattina i leader di destra e di sinistra, smettendo per un giorno di delegittimarsi a vicenda, si presentassero insieme in conferenza stampa per annunciare la volontà di lavorare gratis fino al termine della legislatura. Sarebbe un gesto populista? Può darsi. Ma li renderebbe più autorevoli nel momento in cui si accingessero a chiedere sforzi ulteriori ai contribuenti. Durante la tempesta i capitani che vogliono essere obbediti non si barricano nei propri appartamenti con le scorte di caviale, ma stanno in mezzo alla ciurma condividendone i rischi e i disagi.

Qualcuno mi ha suggerito di scrivere questo stesso articolo tutti i giorni, «finché non si arrendono», ma temo che i lettori si stuferebbero molto prima degli onorevoli. La Casta è totalmente sganciata dal mondo reale. Altrimenti si sarebbe accorta che nel disprezzo che gli italiani manifestano per i suoi stipendi si cela un giudizio più profondo: il disprezzo per l’inutilità del suo lavoro e per l’incompetenza di una parte consistente dei suoi esponenti. Il problema vero non è che guadagnano troppo. E’ che fanno ben poco per meritarsi quel che guadagnano.

Rusconi e Galli della Loggia hanno scritto che l’unica via di uscita dalla sterilità dell’indignazione è il ritorno alla politica. Non però alla delega politica. Se intende sopravvivere, la democrazia non potrà più esaurirsi in una crocetta da apporre su una scheda ogni cinque anni. Quel 61% che considera i politici la rovina del nostro Paese trovi qualche ora del proprio tempo da dedicare alla comunità. Solo ripartendo dal basso si potrà selezionare una classe dirigente nuova, alla quale auguro di guadagnare tantissimo, ma soltanto sulla base dei risultati.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1070&ID_sezione=56


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il gabbiano Max
Inserito da: Admin - Ottobre 22, 2011, 06:04:49 pm
22/10/2011

Il gabbiano Max

Massimo GRAMELLINI

Lo scandaletto dei cinque voli aerei regalati a D’Alema da un arzillo faccendiere finirà probabilmente nel vuoto cosmico.
E non perché D’Alema sia un comunista amico di magistrati comunisti, come sostengono i gladiatori stilografici dell’imperatore, ma in quanto si tratta solo di una piccola sciatteria di potere, ramo in cui Max è maestro.

La carriera di quest’uomo è stata avversata da continui problemi coi mezzi di trasporto. Ha cominciato muovendosi a piedi e gli hanno contestato le scarpe, troppo di lusso per un leader proletario. Pur di non sporcarle ha chiesto un passaggio al pullman elettorale di Prodi, che però non lo ha lasciato salire e lui giustamente gli ha bucato le gomme. Poi si è comprato la barca, ma le critiche degli invidiosi rimasti sul molo lo hanno affondato.

Così, come il gabbiano Jonathan Livingston, ha deciso di volare più alto. Sopra le umane miserie. Mentre i suoi amici facevano affari con gli amici di Bersani, uno dei quali - arrestato nel luglio scorso - era il responsabile del trasporto aereo per il Pd. (Lo scrivo fra parentesi e col dovuto rispetto: perché il Pd ha un responsabile del trasporto aereo? I dirigenti non possono farsi da soli il check-in?).

Respinto per terra per aria e per mare, a Max non rimaneva che chiudersi in casa. Una parola. Quando ci ha provato, gli hanno contestato anche quella, obbligandolo a traslocare. E poi dicono che c’è immobilismo a sinistra.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1072&ID_sezione=56


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Punto e virgola
Inserito da: Admin - Ottobre 26, 2011, 05:01:30 pm
26/10/2011

Punto e virgola

Massimo GRAMELLINI

Grazie alla cortese collaborazione dei magistrati intercettatori Totò Stalin e Peppino Guevara, siamo in grado di fornirvi il testo della storica lettera all’Unione europea che Bossi ha dettato ieri sera a Berlusconi.

«Giovanotto, carta penna e calamaio. Scriviamo… Hai scritto? Comincia, su. Signora Merkel, veniamo noi con questa mia a dirvi , una parola sola: adirvi, che, scusate se sono poche, ma 5 ville in Sardegna noio ci fanno comodo, specie quest’anno che c’è stata una grande moria delle vacche, come voi ben sapete. Punto, due punti, ma sì, Silvio, fai vedere che abbondiamo: abbondandis in abbondandum. Queste ville servono a che voi vi consola-consolate, non Consuelo a Linate, non mi far perdere il filo, che ce l’ho tutta qui… a che voi vi consolate dai dispiacere che avreta.. avreta, smetti di fare quella faccia: avreta è femminile, Merkel è una femmina, no? Perché - aggettivo qualificativo, ho chiesto a Calderoli - dovete lasciare in pace i pensionati, ché i ministri, che siamo noi medesimi in persona, vi mandano questo… Incartami il contratto delle tue ville, su. Perché i pensionati sono vecchi che invecchiano, che si devono prendere una pensione e che hanno la testa al solito posto che a voi signora Merkel manca, e cioè sul collo. Punto e punto e virgola. Lascia stare, abbonda, che poi dicono che noi padani siamo tirati, siamo provinciali. Salutandovi indistintamente. I ministri Bossi e Berlusconi , apri una parente, (che siamo noi) . Silvio, hai aperto la parente? Chiudila e andiamo a casa. S’è fatto tardi».

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Camera bassa
Inserito da: Admin - Ottobre 28, 2011, 05:23:22 pm
27/10/2011

Camera bassa

Massimo GRAMELLINI

Franano pezzi di Liguria e di Toscana, trascinandosi un fardello pesante di morti. L’Italia si gioca quel che resta della sua faccia (forse solo il cerone) con una lettera d’intenti all'Unione Europea. Fini ricorda a Ballarò che la moglie di Bossi riceve la pensione dall’età di 39 anni. Secondo voi quale di queste tre notizie ha catalizzato ieri l’interesse dei nostri deputati?

Non ci sconvolge l’idea che due di loro si siano picchiati: siamo arrivati persino a pensare che la vera riforma istituzionale potrebbe essere una rissa collettiva, come quelle che Sergio Leone ambientava nei saloon e dalle quali non si rialzava più nessuno. Ma è davvero umiliante che un bossiano e un finiano si siano strappati a vicenda la camicia per una disputa che riguardava solo i rispettivi capi e i loro cerchi più o meno magici. E neanche per la strada, dove almeno avrebbero potuto essere arrestati per disturbo della quiete pubblica e condannati a un lavoro socialmente utile: qualunque altro. Si sono scazzottati nell’aula di Montecitorio, davanti a una scolaresca che assisteva allo spettacolo circense dalla tribuna del pubblico. E proprio quando la nostra reputazione all’estero, mai così bassa dai tempi dei Visigoti, suggerirebbe ai rappresentanti della Nazione di assumere atteggiamenti compatibili con lo scranno indegnamente ingombrato dai loro glutei. Ecco a cosa si è ridotto il Parlamento del Porcellum: manipoli di sgherri fedeli a questo o a quel capo-bastone che sguainano le mani per bisticci di bottega, mentre fuori tutto frana.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Quel terrone di Virgilio
Inserito da: Admin - Ottobre 29, 2011, 12:37:23 pm
29/10/2011

Quel terrone di Virgilio

Massimo GRAMELLINI

Leggo sul blog «L’Indro» che un assessore leghista di Mantova (capitale delle zucche, anche di quelle vuote) si oppone fieramente alle celebrazioni con cui la città sta onorando in queste settimane il suo figlio più famoso, Publio Virgilio Marone.

Già la professione del Marone, poeta, deve aver insospettito l’assessur. I poeti sono gente che produce chiacchiere, mica truciolato e tantomeno fatturato (se non molti secoli dopo la morte, sotto forma di libri di testo adottati dalle scuole rosse). Inoltre il Marone era un traditore. Scriveva in una lingua astrusa: il latino. Ed era emigrato al Sud. Non solo a Roma ladrona, dove aveva bazzicato il governo centralista di un certo Augusto Imperatore. Addirittura più giù, nelle ville campane e sicule del suo sponsor Mecenate.

Non pago, era andato a morire in Puglia, che allora si chiamava Calabria (tant l’è i’stess), e si era fatto seppellire a Napoli, in attesa di finire giustamente all’Inferno con quel cattolico di sinistra, il Dante. E nessuno salti su a parlare di macchina del fango: il Marone ha confessato tutto. Nel famoso epitaffio: «Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenec nunc Parthenope». Mantova mi generò, la Calabria mi rapì, ora mi custodisce Napoli. Ecco, se lo tenga, è il pensiero dell’assessore Vincenzo Chizzini. Che al posto di Virgilio ha proposto di festeggiare un mantovano doc, Teofilo Folengo. Poeta anche lui (nessuno è perfetto), ma inventore del maccheronico, penultima evoluzione del linguaggio padano prima di quella, definitiva, rappresentata dal dito medio del Bossi.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Non si può, ma si può
Inserito da: Admin - Novembre 01, 2011, 11:23:58 am
1/11/2011

Non si può, ma si può

Massimo GRAMELLINI

Uno dei frutti velenosi di questa crisi è che abbiamo smesso di credere nel potere della democrazia di migliorarci la vita. Trovo emblematico il dissidio fra due pesi massimi del nostro immaginario, Steve Jobs e Barack Obama, ricostruito dal Wall Street Journal. Il padrone della Apple chiese al Presidente di garantire la carta verde (il permesso di residenza) agli stranieri che si laureavano in ingegneria negli Stati Uniti. Obama rispose che sarebbe stato felice di accontentarlo, ma che gli mancavano i voti per far approvare la riforma dal Congresso. Jobs si imbestialì: «Invece di farle, continui a spiegarmi perché le cose non si possono fare!». Il peggiore degli insulti per chi, come Obama, era stato eletto con lo slogan «Yes we can».

Il cittadino confuso e infelice si riconoscerà nel pragmatismo autoritario di Jobs. Uno che, non dovendo mediare con nessuno, poteva trasformare le sue visioni in azioni e i suoi progetti in oggetti. Obama incarna invece l’impotenza della politica, che anche quando si riempie la bocca e il cuore di cambiamento, deve misurarsi con i meccanismi della democrazia che ne rallentano e depotenziano le decisioni.

L’idea che per cambiare la politica basti cambiare i politici è una pia illusione che si rinnova a ogni campagna elettorale. Bisogna cambiare le regole: di funzionamento e di rappresentanza. La democrazia non è burocrazia e nemmeno una delega al santone di turno. È partecipazione alla vita della propria comunità. Si può ripartire solo da lì. Prima che i cittadini esasperati imbocchino la solita scorciatoia del dispotismo.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Chiedimi se sono felice
Inserito da: Admin - Novembre 03, 2011, 05:05:24 pm
2/11/2011
 
Chiedimi se sono felice
 
 Massimo GRAMELLINI

Ho provato a rispondere ad alcune domande del questionario con cui il premier britannico David Cameron pretende di misurare la felicità dei suoi concittadini.

1. Siete soddisfatti della vostra vita? A ondate, come tutti, finché non arrivò un questionario a chiedermelo: lì entrai in crisi. 2. Quanto soddisfatti siete di stare con vostro marito/moglie? L’amore non si commenta e soprattutto non si pesa: è talmente leggero che quando lo metti sulla bilancia vola via. 3. Che voto dareste alla vostra salute fisica e mentale? Mi occupo più della prima, ma mi preoccupa più la seconda: un sei politico a entrambe, comunque. 4. Avete un lavoro e vi piace quello che fate? Sì e, guardandomi in giro, quasi me ne vergogno. 5. Siete soddisfatti del vostro stipendio? Se penso a un ricercatore universitario, sì. Se penso a Scilipoti, no.

6. Che grado di istruzione avete? Non abbastanza elevato per comprendere le parole pronunciate da Tremonti alla Sagra della Zucca: «Sta venendo il tempo per mettere il pane al posto delle pietre e l’uomo al posto dei lupi». Ma sufficiente a capire che in un momento come questo un ministro dell’Economia non dovrebbe andare alla Sagra della Zucca vestito da zucca. 7. Avete fiducia nei politici e nelle amministrazioni locali? La prossima domanda, per favore. Ah, non ce ne sono altre? Allora, signor questionario, te ne farò una io: perché in un mondo dove tutto è già numero, graduatoria e statistica, non lasci libero almeno il mio cuore di godere e soffrire senza parametri? La felicità è un sentimento, non un censimento.
 
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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La tragedia non era imprevedibile
Inserito da: Admin - Novembre 05, 2011, 11:31:13 am
5/11/2011

La tragedia non era imprevedibile

Massimo GRAMELLINI

Non possiamo accettare come una fatalità che nel 2011, in una delle più illustri città italiane, si possa ancora morire per un acquazzone troppo forte. Il sindaco Vincenzi è sconvolta dal dolore, ma ci lascia esterrefatti quando afferma che la tragedia era imprevedibile. Imprevedibile dopo quanto era appena successo alle Cinque Terre? Tutti sapevano che su Genova stava per abbattersi una tempesta. Magari non delle dimensioni tropicali che ha poi assunto nella realtà. Ma se ne parlava e scriveva da giorni. «La Stampa» aveva addirittura pubblicato un decalogo del meteorologo Luca Mercalli.

Regole di buon senso: evacuate i piani bassi delle case, riempite uno zaino con i beni di prima necessità e tenetelo a portata di mano in caso di emergenza. Eppure a nessuno dei genovesi interpellati in queste ore è sembrato che le istituzioni avessero colto la drammaticità del momento. E se anche l’avevano colta, di sicuro non sono riusciti a trasmetterla ai cittadini. Sì, la sera prima era scattata l’allerta, con un invito generico a ridurre gli spostamenti. Ma nulla di paragonabile alle decisioni assunte ad agosto dal sindaco di New York, che per il passaggio dell’uragano Irene aveva fatto evacuare intere zone della metropoli, infischiandosene delle patenti di catastrofista e menagramo che i soliti superficiali gli avevano subito affibbiato.

Il sindaco Vincenzi difende la scelta di aver tenuto aperte le scuole e, con esse, quell’illusione di normalità bruscamente smentita dagli eventi. Sta di fatto che al momento dello tsunami un sacco di persone camminavano per Genova munite di borse della spesa e passeggini, come se si trattasse di un venerdì qualsiasi. Sorprese in mezzo alla strada, alcune di loro (comprese due bambine) hanno trovato una morte orribile dentro l’androne della casa in cui si erano rifugiate.

Forse, però, è troppo comodo scaricare sempre tutte le colpe sulle famigerate Autorità. I cittadini dovrebbero cominciare a farsi un esame di coscienza e a chiedersi se esiste davvero una consapevolezza dei cambiamenti climatici in atto. Di fronte agli allarmi che il sistema ansiogeno dei media (portiamo anche noi le nostre responsabilità) rovescia quotidianamente addosso al pubblico, si tende a reagire con stati emotivi estremi: la rimozione o il panico. E’ arrivato il momento di prendere in considerazione una terza ipotesi: la presa di coscienza.
Abitiamo un mondo complesso, seduti su autentiche bombe ambientali che l’incuria e l’avidità umane hanno contribuito a innescare. Prenderne atto non significa disperarsi, ma prepararsi. Cambiare atteggiamento mentale: smetterla di sentirsi invulnerabili e assumere le precauzioni necessarie. Il prefetto Gabrielli, erede di Bertolaso, lamenta la scarsa capacità di auto-protezione degli italiani. Qualche populista d’accatto, pur di blandire gli impulsi più bassi della clientela, ha rivoltato il senso del suo discorso, trasformandolo in un invito ad «arrangiarsi da soli». Mentre è solo un appello a diventare finalmente adulti. Tutti: amministratori e cittadini.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Un passo avanti
Inserito da: Admin - Novembre 08, 2011, 10:05:18 am
8/11/2011

Un passo avanti

Massimo GRAMELLINI

Solo i mercati credono ancora a Giuliano Ferrara. Quando il direttore del Foglio ha annunciato che Berlusconi si sarebbe dimesso «a minuti», la Borsa si è trasformata in un carnevale di Rio, salvo precipitare nella più stretta quaresima dopo l’ovvia smentita dell’interessato. Nella migliore delle ipotesi Ferrara è un burlone. Da discreto conoscitore del Cav. dovrebbe sapere che Berlusconi non si è mai dimesso da nulla nella vita. Chi lo ha costruito in una notte di luna piena si è scordato di inserire la retromarcia. Come imprenditore e come politico ha sempre e solo comprato: si ricordano due uniche cessioni di qualche rilievo, la Standa e Kakà, ma entrambe si sono poi rivelate un affare. Un suo amico mi raccontò la natura di B. con una metafora: non è fuoco che brucia, ma acqua che invade. E l’acqua non torna mai indietro. Può essere fermata solo dagli argini. Purtroppo in Italia, lo si è visto anche in questi giorni, quanto ad argini siamo messi maluccio.

Berlusconi è l’Anti Gambero, cioè l’Anti Politico. Un politico, al suo posto, si tirerebbe indietro o di lato e lascerebbe ad altri il compito di scottarsi, scommettendo sulla memoria corta degli italiani per ripresentarsi nel 2013 nei panni di novità candidabile al Quirinale. Ma B. si sente un eroe, un prescelto dal popolo come Napoleone o Gheddafi, fate voi. E gli eroi non arretrano, non trattano, non si dimettono. Gli eroi si inoltrano lungo un sentiero a spirale che li conduce alla gloria e poi alla disfatta, perché persino sull’orlo del baratro non resisteranno alla tentazione di fare un passo avanti.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Senza B
Inserito da: Admin - Novembre 09, 2011, 05:54:29 pm
9/11/2011

Senza B

Massimo GRAMELLINI

Se penso a un’Italia senza B, immagino un brigadiere che si addormenta mentre intercetta le telefonate fra il professor Monti e Mario Draghi. Oh, mica voglio un’Italia di banchieri. Ma un po’ grigia e barbosa, sì. Non moralista, morale. Che per qualche tempo si metta a dieta di barzellette, volgarità, ostentazioni d’ignoranza. Dove l’ottimismo non sia la premessa di una truffa, ma la conseguenza di uno sforzo comune. Un’Italia solare, anche nell’energia. Con meno politici e più politica. Meno discorsi da bar e più coerenza fra parole e gesti. Una democrazia sana e contenta di sé, che la smetta di prendere sbandate per gli uomini della provvidenza e si ricordi di essere viva ogni giorno e non solo una volta ogni cinque anni per mettere una crocetta su una scheda compilata da altri. Un’Italia di politici che non parlano di magistrati, ma coi magistrati (se imputati). E di magistrati che parlano con le sentenze e non nei congressi di partito. Di federalisti che non fanno rima con razzisti. Un Paese allegro e però serio. Capace di esportare non solo prodotti belli, ma belle figure. Vorrei essere governato da persone migliori di me. Che non facciano le corna, non giurino sulle zucche e si sfilino un paio di chili dalla pancia, prima di far tirare la cinghia a noi, ripristinando il principio che chi sta in alto deve dare il buon esempio.

Per giungere a un’Italia così, le dimissioni di B rappresentano un primo passo. Adesso devono dimettersi tutti gli altri. Perché più ancora di Berlusconi temo i berluscloni.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il più grande spettacolo
Inserito da: Admin - Novembre 13, 2011, 11:12:02 am
11/11/2011

Il più grande spettacolo

Massimo GRAMELLINI

Nulla di personale, ma quando ho letto di Letta & Letta sottosegretari, zio e nipote nel toto-ministri come in un fumetto di Paperino, mi sono un po’ stranito. Poi hanno iniziato a girare i nomi di Frattini, di La Russa e di una giovane promessa, Giuliano Amato, che fu premier appena 18 anni fa. Ma è stato nel veder rispuntare l’ottantenne Dini al telegiornale che ho avuto un sussulto.

Il governo Monti sarà una cosa seria e dura. Sarà il governo dell’Europa e del capitalismo possibile: non a caso lo osteggiano coloro che ritengono dannosi sia l’uno sia l’altra. Ci giochiamo davvero tutto, stavolta, a cominciare dalla faccia. Ecco perché sarebbe saggio, non solo decente, che a questo giro la politica scendesse dalla giostra. Limitandosi a votare il governo, ma senza ambire a farne parte.

Ai politici di destra e di sinistra si richiede un gesto di generosità che sia anche una forma di espiazione per i disastri, i debiti e i benefici accumulati nei decenni. Un bagno di umiltà da cui potrebbero uscire rigenerati, recuperando la stima di una comunità che li disprezza e rischia di trascinare nel disgusto l’idea stessa di democrazia.

Il più grande spettacolo dopo il big bang berlusconiano non può ridursi al solito inciucio. Bisogna volare alto, o almeno sollevarsi da terra, e oggi purtroppo nell’immaginario collettivo la politica rappresenta la zavorra. Prima di versare lacrime e sangue, gli italiani pretendono che a chiederle non siano i soliti noti. Soprattutto pretendono che siano prima i politici a versarne. E un governo con la Casta dentro non potrebbe mai cancellare i suoi privilegi.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Buonanotte
Inserito da: Admin - Novembre 13, 2011, 11:30:25 am
12/11/2011

Buonanotte

Massimo GRAMELLINI

Oggi è il giorno che chiude un ventennio, uno dei tanti della nostra storia. E il pensiero va al momento in cui tutto cominciò. Era il 26 gennaio 1994, un mercoledì. Quando, alle cinque e mezzo del pomeriggio, il Tg4 di Emilio Fede trasmise in anteprima la videocassetta della Discesa In Campo. La mossa geniale fu di presentarsi alla Nazione non come un candidato agli esordi, ma come un presidente già in carica. La libreria finta, i fogli bianchi fra le mani (in realtà leggeva da un rullo), il collant sopra la cinepresa per scaldare l’immagine, la scrivania con gli argenti lucidati e le foto dei familiari girate a favore di telecamera, nemmeno un centimetro lasciato al caso o al buongusto.

E poi il discorso, limato fino alla nausea per ottenere un senso rassicurante di vuoto: «Crediamo in un’Italia più prospera e serena, più moderna ed efficiente... Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme, per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano». Era la televendita di un sogno a cui molti italiani hanno creduto in buona fede per mancanza di filtri critici o semplicemente di alternative. Allora nessuno poteva sapere che il set era stato allestito in un angolo del parco di Macherio, durante i lavori di ristrutturazione della villa. C’erano ruspe, sacchi di cemento e tanta polvere, intorno a quel sipario di cartone. Se la telecamera avesse allargato il campo, avrebbe inquadrato delle macerie.
Oggi è il giorno in cui il set viene smontato. Restano le macerie. La pausa pubblicitaria è finita. È tempo di costruire davvero.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1086&ID_sezione=56


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Ventuno
Inserito da: Admin - Novembre 15, 2011, 11:45:55 am
15/11/2011



Massimo GRAMELLINI

Fra le ragioni per cui il governo spread-sidenziale di Mario Monti non è ancora riuscito a entusiasmare i mercati va annoverato lo spettacolo incomprensibile offerto dalle consultazioni dei 21 (ventuno) partiti presenti in Parlamento. Fare Italia, Liberaldemocratici, Liberali per l’Italia, Repubblicani Azionisti, Noi Sud, Io Sud, Forza Sud, Popolo e Territorio, Coesione Nazionale, altoatesini, valdostani, vecchi classici come socialisti, repubblicani e radicali e qualche altro manipolo di coraggiosi miracolosamente scampati alla mannaia del bipolarismo. Molte di queste sigle sono ignote persino ai commessi della Camera. Figuriamoci al professor Monti, che durante i colloqui coi vari Nucara, Iannacone e Antonione avrà passato metà del tempo soltanto per capire chi erano e soprattutto chi rappresentavano.

Alle ultime elezioni gli italiani mandarono in Parlamento cinque partiti. Come abbiano fatto, in appena tre anni e mezzo, a diventare ventuno è un mistero per gli osservatori stranieri, ma non per noi. Bastava guardare le facce di chi, dopo l’incontro con Monti, andava a rosolarsi al sole delle telecamere per leggere la sua bella dichiarazione. Arturo Iannacone, che ha fondato un partito la settimana scorsa appena in tempo per le consultazioni, ha persino chiesto ai giornalisti se c’erano domande per lui. E poiché non ce n’era nessuna, se n’è andato sorpreso. Si sente un leader. Ha perfettamente capito che in Italia conviene di più essere il numero uno di un monolocale che il numero due di un grattacielo.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il tecnico Fiorello
Inserito da: Admin - Novembre 16, 2011, 03:35:13 pm
16/11/2011

Il tecnico Fiorello

Massimo GRAMELLINI

Una delle ragioni del successo di Fiorello è che da una vita su Raiuno non andava più in onda un programma di Raiuno.
Come gli elenchi di «Vieni via con me», giusto un anno fa, avevano propiziato il risveglio di un’opinione pubblica che si sarebbe poi espressa nei referendum di primavera, il Fiorello in smoking dell’altra sera ha anticipato l’opera di restaurazione del governo tecnico. Il suo, per quanto adattato ai tempi, è stato il classico varietà da Prima Repubblica. Uno spettacolo democristiano nel senso migliore e pippobaudesco del termine: rassicurante, fastoso con sobrietà e divertente senza essere corrosivo. In una parola: professionale. Il conduttore era brillante e leggero, ma non fatuo né insopportabilmente volgare. I cantanti sapevano cantare, i musicisti suonare e i ballerini ballare. Dietro ogni gag, anche alle meno riuscite, si intuiva il lavoro di persone competenti.

In questo senso la restaurazione è una rivoluzione. Nella tivù dei granfratelli che non sanno fare altro che esserci, dove l’incapacità e l’ignoranza ostentate con orgoglio sono diventate la forma più comune di intrattenimento, riaffiora il concetto del merito. L’idea che per fare qualcosa, non solo in tv, il primo requisito non sia essere fortunati o raccomandati, ma essere bravi. Sull’onda del «tecnico» Fiorello, adesso mi aspetto il ripristino dei quiz con le domande difficili e i concorrenti sgobboni. Se poi anche il Tg1 tornasse ad assomigliare a un telegiornale, il ritorno alla realtà, dopo questa lunga ricreazione a base di urla e di pernacchie, potrebbe dirsi compiuto.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Bocconi di normalità
Inserito da: Admin - Novembre 17, 2011, 04:50:00 pm
17/11/2011
 
Bocconi di normalità
 
Massimo GRAMELLINI
 
Si leggono inni assai poco sobri alla sobrietà di questo governo di bocconiani, politecnici e larga Intesa. Sobrietà sembra il nome con cui, dopo un ventennio di villaggio-vacanze, abbiamo deciso di ribattezzare la normalità. Un Paese che in questi anni avesse avuto una classe politica decente non avrebbe avuto bisogno di ricorrere ai sacerdoti del Capitale. Di sicuro un Paese siffatto non considererebbe Monti un uomo sobrio, ma semplicemente uno normale. Perché è normale che un primo ministro abbia il fascino di un sindaco dell’Engadina: mica deve fare l’imbonitore o la rockstar. Che dopo il lavoro vada a vedersi una mostra pagando il biglietto, invece di aprire la porta di casa a prostitute e ricattatori. Che i ministri del governo italiano vestano abiti italiani (preferibilmente scuri) e viaggino su auto italiane (preferibilmente scure). Che non regalino slogan ai giornali e spunti alla satira, che non parlino di calcio e di donne, non raccontino metafore sui leopardi smacchiati, non inciampino sui congiuntivi alla molisana e non mostrino il dito medio a favore di telecamera.

Insomma, dovrebbe essere considerato normale che chi ci governa non sia proprio uno di noi, ma uno meglio di noi. Che un borghese del Nord-Ovest, e in questo governo ce ne sono parecchi, sia una persona seria e magari noiosa, ma non una macchietta. La delega alle barzellette va tolta ai governanti e restituita ai legittimi titolari: i frequentatori dei bar. Anche questa, in fondo, è democrazia.

 
da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1089&ID_sezione=56


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Nostalgia canaglia
Inserito da: Admin - Novembre 19, 2011, 10:43:17 am
18/11/2011

Nostalgia canaglia

Massimo GRAMELLINI

Silvio, mi manchi. L’ho sempre temuto, ma ne ho avuto la certezza ieri pomeriggio. Quando, in piena sonnolenza post-spaghetto e post-discorso programmatico del nuovo premier, mi sono imbattuto in una tua dichiarazione roboante. Te la prendevi con Napolitano «maestrino» e con la stampa «terrorista». Come ai vecchi tempi. Per un attimo ho creduto che tu fossi tornato, che le tue parole riattizzassero polemiche e scavassero indignazioni. Invece niente. Non ti ha filato nessuno. Tutti dietro a quell’altro che parla di «iato» e di «spending review». Persino gli studenti in piazza ti hanno già dimenticato: i loro cartelli sfottevano solo i banchieri. Guarda, non dovrei dirtelo, ma persino i tuoi tg hanno fiutato l’aria sobria e anziché sostenere le tue battaglie contro i mulini forti preferiscono darsi alla cronaca nera. Taccio sulla Rai, per non farti soffrire. Comunque sappi che davanti alla porta di Casini c’è una tale fila di tuoi ex raccomandati che fra un po’ dovranno dargli il numeretto come alle Poste.

Siamo rimasti soli, Silvio. Hai spaccato un Paese, abbassato l’asticella del buongusto al livello dell’elastico degli slip, desertificato i cervelli di due generazioni di telespettatori, abolito il senso di autorità e quello dello Stato (già scarsi anche prima di te), sdoganato un esercito di fascisti, razzisti, squinzie e buzzurri. Soprattutto hai sparato una quantità inverosimile di panzane. Eppure eri la mia musa. Ora basta però, ti devo lasciare. Per il bene della Nazione e mio personale, da domani scriverò solo dei Buongiorno tecnici.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Urlo di dolore
Inserito da: Admin - Novembre 21, 2011, 05:30:05 pm
21/11/2011

Urlo di dolore

Massimo GRAMELLINI

Ministro Passera, immagino sia rimasto sconvolto anche lei dalla notizia dell’ennesimo suicidio di un imprenditore italiano. Giancarlo Perin da Borgoricco, un nome che oggi suona quasi beffardo, si è impiccato alla gru della sua azienda edile nel Padovano. Lascia una moglie, due figli e decine di dipendenti ai quali temeva di non riuscire più a pagare lo stipendio, schiacciato com’era fra debitori insolventi, commesse latitanti e banche che con un eufemismo chiamerei insensibili ma che lui, nella lettera scritta alla famiglia prima di uccidersi, ha definito «avide».

Concorderà, ministro, che certi epiloghi non possono essere liquidati alla voce «attacco depressivo». Il dramma di quell’uomo rispecchia la condizione quotidiana di migliaia di piccoli imprenditori che non dormono più la notte e quando ci riescono non fanno sogni ma incubi. Uno in particolare: di fallire e veder scivolare le proprie aziende nelle mani di finanzieri che di notte invece dormono benissimo, perché non vivendo sul territorio ignorano le storie e le facce delle persone la cui vita dipende dalle loro decisioni.

So di non dirle nulla di nuovo. Ma di fronte al corpo di un imprenditore che penzola da una gru dopo l’ultima disperata e vana visita in banca, mi sembra giusto sottoporre alla sua attenzione di ex banchiere e neo-ministro dello Sviluppo l’urlo di dolore che risuona nel Paese e pretende, accanto a risposte strategiche, anche altre più immediate: di buon senso e, in molti casi, di semplice e rivoluzionario buon cuore.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il ritorno dello scontro ideologico
Inserito da: Admin - Novembre 22, 2011, 12:35:15 pm
22/11/2011

Il ritorno dello scontro ideologico

Massimo GRAMELLINI

Molti lettori sono rimasti sorpresi, e in qualche caso persino offesi, dai giudizi negativi che Nichi Vendola ha espresso sul programma economico del governo Monti nell’intervista a «Che tempo che fa». Perché il presidente della Puglia fa di ogni erba un fascio, anziché sostenere lo sforzo di persone serie e competenti che cercano di rimediare ai danni d’immagine e di sostanza compiuti dai predecessori?

Il loro stupore è indicativo di quanto sta succedendo nelle teste degli italiani dopo la caduta di Berlusconi.

Per vent’anni la politica da noi è stata un referendum pro o contro una persona fisica. Cosa pensassimo del capitalismo finanziario o delle energie alternative era di importanza secondaria rispetto al fattore dirimente: l’accettazione o il rifiuto del populismo berlusconiano. Quest’anomalia ha prodotto alleanze tattiche e ambiguità inevitabili, alimentate dal fatto che i principali campioni dell’anti-berlusconismo (da Travaglio a Di Pietro) non erano di sinistra.

Ora che la polvere sollevata intorno a quella personalità eccessiva comincia a diradarsi, le idee tornano ad avere un nome e ci si ricomincia a dividere non sull’antropologia, ma sulla politica. Così lo stesso compagno Vendola che ancora un mese fa a «Ballarò», Berlusconi imperante, discettava con Fini circa una loro possibile alleanza, sulla poltrona di Fazio è tornato a indossare i panni
dell’anticapitalista che in Monti vede il liberismo presentabile, ma pur sempre il liberismo: sensibile più alle ragioni del profitto che a quelle dell’ambiente o della giustizia sociale.

Dopo vent’anni di deriva populista c’eravamo dimenticati che in tutto il mondo esiste anche un liberalismo conservatore: serio, colto, perbene. E minoritario, almeno in Italia, perché minoritaria è la borghesia che lo esprime. Fu questo il cruccio di Montanelli e la vera ragione del suo dissidio con Craxi e poi con Berlusconi, che davano voce a un altro genere di borghesia, arrembante e spregiudicata. Forse però ci eravamo dimenticati che esiste anche una sinistra anticapitalista, indisponibile a stilare un programma coerente di governo con altre forze progressiste che pur contrastando Berlusconi accettano la Borsa e le banche. Il Sistema, insomma, e le sue regole del gioco. Quel Sistema e quelle regole che gli indignados italiani, di cui Vendola punta a farsi portavoce, vogliono abbattere perché lo considerano esaurito e ormai espulso dalla storia. In cambio di cosa non è ancora chiaro, visto che il comunismo è morto. Keynes è morto e anche lo Stato Sociale non si sente tanto bene.

Quando Bersani minimizza le divisioni a sinistra, sostenendo che Obama e Clinton, pur stando nello stesso partito, hanno posizioni divergenti su molti temi, dimentica di aggiungere che i due presidenti democratici americani sguazzano entrambi nel capitalismo, mentre Vendola lo vuole superare. Il nodo è tutto lì. Ed è quel nodo che fa dire, a chiunque osservi senza pregiudizi la situazione delle forze in campo nel dopo Berlusconi, che oggi esistono un partito antieuropeista, la Lega, un partito anticapitalista, Vendola più un pezzo di Pd, e in mezzo due democrazie cristiane. Una un po’ più di destra e l’altra un po’ più di sinistra, che non avendo abbastanza voti per vincere in solitudine né abbastanza sintonia d’idee con i partiti estremi per fare squadra con loro, saranno condannate in futuro a governare insieme.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il buco nello Stato
Inserito da: Admin - Novembre 24, 2011, 06:33:45 pm
24/11/2011

Il buco nello Stato

Massimo GRAMELLINI

Un’impiegata dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna ha lavorato sei giorni in nove anni. Nel lasso di tempo fra uno sforzo e l’altro è rimasta a casa in malattia o in maternità: immaginaria, dato che figli non ne ha, benché abbia finto di registrarne all’anagrafe almeno un paio. Ammettiamo pure che rappresenti un caso isolato. Ma chi gli stava attorno cosa rappresenta? Prima dell’intervento dei carabinieri nessun collega aveva denunciato la truffa o la sparizione della donna, e non per giorni o per mesi: per anni. Nessun superiore aveva disposto visite mediche a domicilio: forse non sarebbe stata un’impresa titanica, trattandosi di un ospedale. In compenso medici compiacenti le avevano firmato pacchi di certificati senza mai sottoporla a una parvenza d’esame. E funzionari quanto meno distratti avevano preso per buono il suo stato di famiglia di madre con figli a carico, consentendole di detrarli dalle tasse.

Ciascun lettore vada alla sua esperienza personale e rammenti le situazioni in cui lo Stato gli si è posto dinanzi con la maschera dell’inflessibilità o dell’ottusità. Quanti controlli non richiesti abbia subito e come sia stato difficile nei rapporti con sua maestà il Fisco far valere non i propri torti, ma le proprie ragioni. Ogni volta che la cronaca porta alla ribalta una persona capace di fare lo slalom fra le regole, ci chiediamo come sia possibile che i paletti finiscano sul naso sempre agli stessi. A quelli che non sanno o non vogliono scivolare sopra le crepe di questo sistema butterato dall’omertà e dallo scambio di favori.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La pecora bianca
Inserito da: Admin - Novembre 25, 2011, 10:53:53 pm
25/11/2011

La pecora bianca

Massimo GRAMELLINI

Si può comprendere lo stupore che emerge dagli interrogatori di Tommaso Di Lernia, il tizio che ungeva politici e dirigenti per mungere la mammella degli appalti pubblici. A un certo punto del suo peregrinare fra mazzette e fatture false, Di Lernia finisce nell’ufficio di un alto funzionario dell’Enav che si colloca a uno snodo cruciale del percorso tangentizio. Il corruttore ha bisogno della sua firma o della sua omertà. «Andai da lui per cercare di disincagliare la situazione» racconta nel gergo delle deposizioni, «ed egli mi manifestò le sue ragioni, devo dire valide. Allora tentai di offrigli del denaro, ma mi resi conto che non avrebbe accettato nessuna retribuzione».

Dunque il funzionario si attenne alle regole, rifiutandosi di disincagliare e di intascare. Nonostante attorno a lui fosse tutto un fiorire di attività intascanti e disincaglianti: chi si faceva accreditare i soldi all’estero, chi li intestava a una società di comodo, chi maneggiava fondi neri in guanti di velluto. Ma lui niente, «impermeabile a ogni tipo di offerta» lo definisce l’amareggiato Di Lernia. Impermeabile e recidivo. Perché chiunque può avere un momento di sbandamento e rifiutare una mazzetta. Mentre qui siamo di fronte a un caso estremo di onestà continua e reiterata. «Più volte l’amministratore delegato di Finmeccanica mi disse di sistemare la faccenda con tale dirigente perché per lui rappresentava un problema». Difficile dargli torto. Una persona perbene come il dottor Fausto Simoni lì in mezzo era decisamente un problema.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Senza nemico
Inserito da: Admin - Novembre 28, 2011, 07:22:44 pm
26/11/2011

Senza nemico

Massimo GRAMELLINI

Il nuovo programma di Santoro in onda su Sky e tv locali ha perso in un mese 800 mila spettatori: dai quasi tre milioni dell’esordio ai due scarsi della quarta puntata. Gli invidiosi ne stanno già approfittando per consumare vendette. La realtà è che Santoro tecnicamente rimane un fuoriclasse e la trasmissione non è diversa dalle precedenti. Anzi, se non fosse troppo lunga, sarebbe persino migliore. Allora come si giustifica la crisi d’ascolti?

Un programma non può vagare per l’etere senza il supporto di una rete, così come anche il miglior articolo ha bisogno di appoggiarsi al marchio del giornale a cui dà lustro. Esiste poi una spiegazione più psicologica. In qualsiasi forma di narrativa è essenziale la creazione del Nemico. Harry Potter senza Voldemort ci avrebbe stufato dopo venti pagine. E’ l’incombenza del Nemico a rendere la fruizione della storia un evento rischioso, perciò eccitante. E non esiste antagonista più efficace di colui che dovrebbe esserti amico e invece lavora contro di te.

A Santoro non manca Berlusconi. Manca Mauro Masi. L’ex direttore generale della Rai è stato, a propria insaputa, uno straordinario ufficio stampa: intralciando i campioni dell’azienda, attirava su di loro l’attenzione generale. Finché Santoro era il profeta ribelle che osava attaccare il castellano dalla piazza del castello, anche i curiosi si affacciavano per sbirciare. Ma adesso che predica nel deserto, solo i più motivati lasciano le antiche mura per seguirlo. Gli altri restano al caldo dentro il castello, a guardare il varietà scacciapensieri di Fiorello.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Equità
Inserito da: Admin - Dicembre 06, 2011, 05:19:33 pm
6/12/2011

Equità

Massimo GRAMELLINI

(s.f.) Contrazione di E-qui-taglio. Diffusissima fra i cavalli e le altre bestie da tiro, come i muli, i buoi e i lavoratori con almeno 42 anni di contributi. Ex moglie dell’ex ministro Tremonti, con il quale ha avuto una figlia: Equitalia.

Esempio di equità: andare in pensione alla stessa età dei tedeschi senza però avere mai percepito gli stipendi francamente esosi dei tedeschi. Altro caso tipico di equità è il raddoppio dell’Ici alle vedove che vivono in case fin troppo grandi, per contribuire al fondo di solidarietà «Mansarde di Stato con vista panoramica abitate dai parlamentari a loro insaputa».

Aggettivo: equo. Nel sentire comune è equo che paghino gli altri, mentre è iniquo che paghi io. La saga «Lamento dell’Equo» di Evasor Multiplex racconta le avventure dei possessori di yacht in nero, che la tassa sui posti-barca costringerà a tentare un attracco di fortuna in qualche isolotto dei mari del Sud, dopo una sosta nei centri di raccolta svizzeri per fare il pieno di banconote non scudabili e difficilmente scusabili. Sinonimi: torna qua, hai da pagà, ma va là. Frasi celebri: «Rogito, equo suv» (pronunciata dal filosofo Cartesio, già ministro tecnico nel governo Ciampi, alla notizia della rivalutazione degli estimi catastali).

Curiosità: dopo le lacrime della ministra Elsa Fornero, alla manovra «Lacrime e Sangue» verrà presto aggiunto il sangue dei pensionati. Per equità.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Su quella poltrona
Inserito da: Admin - Dicembre 08, 2011, 12:48:17 am
7/12/2011

Su quella poltrona

Massimo GRAMELLINI

Contrariamente alle previsioni più cupe, «Porta a porta» non è riuscita a trasformare Monti in un guitto e neanche in un plastico. È stato Monti a trasformare Vespa in colui che era prima delle infatuazioni barbariche: un giornalista democristiano. Davanti all’esordiente seduto sulla poltrona dei famosi, l’intervistatore non era in piedi né in ginocchio, ma mollemente arcuato come ai tempi di Andreotti e Forlani. Solo che stavolta davanti a lui non c’era un democristiano italiano, ma uno tedesco. Quindi cattivissimo e capace di punte di autentica crudeltà. Appena Vespa lo ha ringraziato per aver scelto la sua trasmissione, ha risposto: «Io non sono qui per far piacere a lei». E quando il frequentatore di caste romane ha alluso a se stesso con l’espressione «noi uomini della strada» (l’unica battuta della serata) e chiesto delucidazioni sulle aliquote più alte, Monti lo ha subito restituito alla sua condizione di privilegiato: «Vedo che lei è abituato a ragionare di queste cifre».

Onore alla perfidia di Monti, ma anche ai riflessi di Vespa: mentre i comici sono rimasti fermi a Berlusconi, lui è già tornato a Tribuna Politica. Simbolo di un Paese immobile che quando decide di cambiare va indietro.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il decreto Petrolini
Inserito da: Admin - Dicembre 08, 2011, 05:30:49 pm
8/12/2011

Il decreto Petrolini

Massimo GRAMELLINI

La manovracadabra dei bocconiani stimola alcuni punti interrogativi poco sobri, di cui mi scuso anticipatamente.
Quante lauree in originalità economica bisogna prendere per avere l’ideona di tappare i buchi dello Stato aumentando la benzina?
Perché in tutto il mondo i diritti televisivi costano miliardi, mentre in Italia le frequenze sono come i biglietti dei vip: omaggio?
A quale titolo il bar di un oratorio continua a non pagare l'Ici? Forse distribuisce cocacola santa?
Come mai neppure i bocconiani ci permetteranno di scaricare la fattura dell’idraulico, affinché noi ci si senta finalmente motivati a pretenderla?
La vecchina che va nella sede più vicina del sindacato a lamentarsi che le hanno congelato la pensione e raddoppiato l'imposta sulla casa, è al corrente che per quella sede il sindacato non paga un euro d’Ici?
L’Europa ci ha chiesto di alzare l’età pensionabile e noi lo abbiamo fatto. Però l’Europa ci ha anche chiesto di ridurre i privilegi di tutte le caste: perché non lo abbiamo fatto?
Un tetto di 5000 euro alle pensioni d’oro di politici e alti funzionari pubblici quante pensioni di piombo avrebbe permesso di salvare?
Com’è che diceva il padre di tutti i fiorelli, Ettore Petrolini?
Ecco, qui almeno ho la risposta: «Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti».

DA - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1098&ID_sezione=56


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Sogni grandi
Inserito da: Admin - Dicembre 11, 2011, 11:30:23 am
10/12/2011

Sogni grandi

Massimo GRAMELLINI

Nei giorni dispari mi sveglio polemico, ma in quelli pari, i miei preferiti, prevale il desiderio di credere in qualcosa. Oggi è un giorno pari e lo sguardo scorre al vertice europeo, in cerca di un guizzo che dovrebbe esserci e non c’è. Non c’è anzitutto nel cuore di chi governa. Ma li avete visti, i leader di questo continente che ha guidato il mondo per millenni? Anche i migliori sono burocrati persi fra i loro numeri e le loro micragne di bottega. Nessuna visione, nessuna ribellione a un destino che sembra segnato: la perdita di senso e quindi di benessere. Sembrano medici alle prese con un malato di cui al massimo si può ritardare la fine. Aveva dunque ragione Montanelli quando negli Anni Cinquanta sosteneva che l’Europa era un’unione di cadaveri e che a volerla erano stati De Gasperi, Adenauer e Schuman, tre cristiani più interessati al destino dei morti che a quello dei vivi?

Non erano affatto morti quegli statisti che sapevano fare sogni grandi, a differenza dei loro pallidi successori. E non sono morti i tanti ventenni che oggi girano l’Europa col progetto Erasmus, e parlano tre lingue, e si sentono a casa a Valencia come a Berlino. Uniti, uniti davvero, potremmo ancora sentire il vento della storia soffiarci alle spalle e non contro. Una civiltà va in malora solo quando smette di credere alla propria fortuna. Abbiamo la cultura, la sapienza, il talento e la faccia tosta per sguazzare nel mondo che cambia. Ci manca una cosina da niente: una classe dirigente che alzi finalmente la testa da tutti quei tabulati per indicarci un traguardo comune.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Persone
Inserito da: Admin - Dicembre 15, 2011, 05:59:42 pm
15/12/2011

Persone

Massimo GRAMELLINI

L’umano dell’anno, secondo il settimanale americano «Time», non è un personaggio, ma una persona. «The protester»: il manifestante anonimo che ha riempito le piazze arabe per chiedere libertà, l’indignato altrettanto anonimo che ha occupato quelle occidentali per denunciare la deriva finanziaria del capitalismo.

Le contestazioni del 2011 sono accomunate dall’assenza di guide carismatiche e dall’esaurirsi del fascino della leadership, alimentato dai media che hanno bisogno di divorare continuamente delle icone. Fino alla grande illusione di Obama abbiamo creduto che il cambiamento passasse attraverso la scelta di un capo carismatico in possesso di una biografia emozionante. Come capita negli innamoramenti, abbiamo imprestato alla persona amata i nostri sogni e le nostre ansie, salvo rimanere delusi dal divario inevitabile fra aspettative e realtà. Perché nessun leader può modificare la corrente del mondo. Al massimo può cavalcarla. Mentre le società cambiano quando si solleva un’onda nuova che risponde a un sentimento collettivo. Quando gli ideali prevalgono sulle facce che li incarnano e gli umani smettono per un istante di delegare ai pochi il compito di padroneggiare il destino di tutti.

DA - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La lobby che manca
Inserito da: Admin - Dicembre 16, 2011, 06:52:34 pm
16/12/2011

La lobby che manca

Massimo GRAMELLINI

La battuta dell’anno l’ho sentita per strada ieri: «Povero Monti, da commissario europeo fermò Bill Gates e qui non riesce neanche a liberalizzare le farmacie». Dov’è la battuta? Che a farla era un tassista. Ebbene sì, in questo Paese dove tutti, dai farmacisti ai tassisti (per tacere dei papaveri ministeriali a difesa del doppio stipendio), hanno un nume tutelare in Parlamento, l’unica categoria rimasta fuori dai pacchi natalizi sono gli ospiti degli ospedali psichiatrici giudiziari. Ai tempi del fascismo si chiamavano manicomi criminali e da allora non è cambiato nulla, solo la targhetta sugli edifici. Napolitano li ha definiti «luoghi indegni di un Paese appena appena civile». E in quel doppio «appena» affiora la pena di chiunque abbia visto il filmato della commissione d’inchiesta: uomini trattati peggio di bestie rognose, legati ai letti con un buco nel mezzo per far scendere l’urina. Seicento di loro non sono pericolosi: uno è finito dentro nel 1992 per aver fatto irruzione in banca con una mano in tasca gridando «questa è una rapina». Fu giudicato incapace di intendere e di volere e mandato in uno di quei centri immondi. E’ ancora lì e chissà quanto ci resterà, perché fino a ieri sera la proposta della commissione Marino di creare veri centri di cura era stata dimenticata in un cassetto dagli estensori del decreto sulle carceri.

Mi rendo conto che i problemi che ci attanagliano sono ben altri: uno per ogni lobby rappresentata in Parlamento. Ma oggi lasciatemi fare il lobbista solitario di quella povera gente che non porta voti a nessuno, soltanto l’eco di una vergogna che ci riguarda tutti.


da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Forza e coraggio
Inserito da: Admin - Dicembre 17, 2011, 11:26:07 am
17/12/2011

Forza e coraggio

Massimo GRAMELLINI

La manovra colma di tasse che ha tanto deluso il «New York Times» ha un po’ depresso anche noi. L’avremmo voluta più coraggiosa e profonda: i due attributi che cambiano sempre una storia e talvolta la Storia. Cos’aveva e cos’ha da perdere, il professor Monti? Ancora per qualche settimana i partiti saranno ai suoi piedi: deboli, smaniosi di farsi dimenticare e costretti a sottoscrivere qualsiasi ricetta, pur di non essere additati come i responsabili della catastrofe. Una condizione temporanea e irripetibile, che consentirebbe al governo di fare politica sulla testa dei politici e in parte anche degli italiani, impugnando la sciabola dell’emergenza per sradicare privilegi e spalancare finalmente le finestre di un Paese soffocato dalle mille caste che abbiamo visto agitarsi in queste ore.

Siamo un popolo di riformisti immaginari, che si svegliano rivoluzionari ma tornano conservatori all’ora di mettersi a tavola. Il popolo del primo comma. Prendete qualsiasi documento partorito in Italia: non soltanto una legge, basta un regolamento di condominio. L’incipit vi colpirà per la chiarezza espositiva e la precisione dei permessi e dei divieti. Poi però si va a capo, perché da noi si va sempre a capo, e lì cominciano le eccezioni. Ognuna rispettabile, giustificabile, persino auspicabile. Ma il risultato finale sono l’impotenza e l’arbitrio.

Nessuno pretendeva che Monti cambiasse in un mese la testa millenaria degli italiani. Però non sarebbe stato male se fra tanti tecnici il professore si fosse ricordato di inserire al governo un esperto di psicologia. Lo avrebbe aiutato a cogliere gli umori profondi dei suoi concittadini. Che erano sì rassegnati ad aprire il portafogli. Ma chiedevano due cose. Innanzitutto, che prima di loro lo aprissero i politici. Ci si sarebbe accontentati di un segnale: una trattenuta sull’onorevole stipendio o la sua conversione in Buoni del Tesoro. Chi, a destra e a sinistra, avrebbe avuto la faccia tosta di opporsi?

La seconda richiesta era e rimane più impalpabile, ma non meno reale: l’indicazione di un orizzonte. Non basta agitare il fantasma del fallimento: pagate le tasse, altrimenti qui salta tutto. Vero. Ma non si guarisce un depresso con la paura. Con la paura lo si può convincere a compiere un gesto di sopravvivenza, che è poi quello che stiamo facendo. Però per uscire dalle secche del declino serve la speranza in un avvenire che non può essere la restaurazione dello Stato sociale novecentesco che la globalizzazione dei cinesi e dei banchieri ha distrutto per sempre. Dai Monti e dai Passera ci aspettiamo qualcosa di più strategico. Altrimenti sarebbe stato sufficiente ingaggiare una coppia a corto di diottrie come quella che guida Francia e Germania.

Il contribuente ha il dovere di pagare, ma ha anche il diritto di sapere a cosa serviranno i suoi sacrifici. A investire sul potenziamento dell’unica italianità spendibile all’estero - ricerca, agricoltura, artigianato, turismo, cultura -, oppure a tappare le falle di bilancio che la recessione e il killeraggio dei mercati si incaricheranno di riaprire fra sei mesi?
Bisogna scegliere, bisogna osare. Questo non è più il tempo dei rimpianti e delle recriminazioni. È il tempo della forza e del coraggio. Vale per il governo, per le imprese, per gli analisti che analizzano e non azzardano mai soluzioni. Vale per tutti noi che ci aggiriamo fra i vicoli della crisi come pugili suonati, digrignando i denti in faccia al mondo che cambia, invece di guardarlo negli occhi per capire se possiamo ancora farcelo amico.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Viva la coerenza
Inserito da: Admin - Dicembre 22, 2011, 12:30:30 pm
22/12/2011

Viva la coerenza

Massimo GRAMELLINI

La crisi non esiste. La crisi esiste però non riguarda l’Italia, quindi nessuna manovra.
Faremo la manovra, ce la chiede l’Europa, ma non metteremo le mani nelle tasche degli italiani. Le metteremo solo a chi guadagna oltre 75 mila euro. Cioè, oltre 150 mila. Gli anni della laurea non valgono più per il computo della pensione. Chi ha detto che non valgono più? Ma forse toglieremo la tredicesima agli statali. Calma, ho detto forse. I ticket del ristorante restano garantiti solo a chi lavora più di 8 ore. Non abbiamo intenzione di limitare i ticket. Piuttosto alzeremo la pensione a 65 anni dal 2027. Era già stata alzata? Ok, allora aboliremo i piccoli comuni, ma non le province. Aboliremo le province e ridurremo gli stipendi dei parlamentari immediatamente. Entro marzo una commissione proporrà di ridurre lo stipendio dei parlamentari.

Salve, siamo il nuovo governo. La crisi esiste, è sempre esistita, possibile che non ve ne siate accorti? Dovremo aumentare l’Irpef di 3 punti sopra i 75 mila euro. Ho detto 75 mila? Volevo dire 100 mila. Non toccheremo l’Irpef.

Va riaperto il tema dell’energia nucleare, ma sia chiaro: non si riapre il tema dell’energia nucleare.

Ridurremo i compensi dei politici. Non tocca al governo ridurre i compensi dei politici.

Noi faremo subito le liberalizzazioni. Contiamo di fare presto le liberalizzazioni. Speriamo di fare un giorno le liberalizzazioni.

Le frequenze tv all’asta? Non se n’è discusso. Metteremo all’asta le frequenze tv.

L’articolo 18 non è intoccabile. Chi ha parlato di toccare l’articolo 18?

Ah, bloccheremo le pensioni del ceto medio-basso. E quelle le blocchiamo davvero. E’ una questione di coerenza.


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Titolo: Massimo GRAMELLINI. 2012, a svegliarci saranno i sogni
Inserito da: Admin - Dicembre 25, 2011, 11:30:25 am
24/12/2011

2012, a svegliarci saranno i sogni

MASSIMO GRAMELLINI

Il mio amico Joe Maya, esperto in profezie terrorizzanti, si è licenziato ieri da Wall Street per aprire un’agenzia di sopravvivenza, «Occupy Yourself». Occupa te stesso. A volte è più difficile che occupare una piazza. Mi ha mandato l’opuscolo pubblicitario.

«Caro compagno d’avventura, sono orgoglioso di anticiparti che il 2012 ti romperà le scatole. Non potrai più fare quello che hai sempre fatto. Se vorrai sopravvivere, sarai costretto a cambiare. Ho preparato una griglia di incroci che la vita ti getterà fra i piedi nei prossimi mesi. Gli incroci non li hai decisi tu, e questo si chiama destino. Ma quale strada prendere a ogni svolta dipende solo da te. E questa si chiama libertà. Protesta o subisci. Non credo sia più tempo di scrollare le spalle. Se ti tirano uno schiaffo, passati pure una parola di perdono sulla ferita. Ma non avere paura di urlare il tuo dolore.

Accetta o rifiuta. Il mondo è cambiato. Se non sei un cinese o un indiano, probabilmente in peggio. Per provare a cambiarlo daccapo, prima devi prenderlo com’è. Conosci la favola dei due topolini che un giorno non trovarono la fetta di formaggio al solito posto? Uno solo morì di fame: quello che restò ad aspettarla. Scappa o rimani. Puoi cercare altrove (ti suggerisco l’Australia per il clima e il Brasile per la compagnia) oppure cercarti dentro di te. A volte le scoperte più importanti si trovano a chilometro zero. Però ogni tanto alza le chiappe dal computer e azzarda una passeggiata fra gli umani. I sentimenti sono fatti di odori che neppure Jobs era riuscito a mettere in scatola. Delega o agisci. I politici non ti odiano e non ti vogliono bene: semplicemente se ne infischiano di te. Puoi provare a cambiarli, ma ricorda che non c’è limite al peggio, come disse un mio amico prima di conoscere Scilipoti. Oppure puoi provare a ricambiarli. Infischiandotene di loro. La nuova politica è il progetto che farai tu, associandoti con i tuoi simili per un obiettivo comune.

Diffida o credi. Puoi credere che tutto sia un complotto contro di te. Oppure credere in te. (Berlusconi riesce a fare entrambe le cose, ma è un caso unico). La prima strada è più sicura: troverai sempre qualcuno disposto a fornirti le prove della congiura. La seconda è piena di spifferi. Una via per eletti. Ti piacerebbe essere eletto, per una volta? Arretra o evolvi. Arretrare ha i suoi vantaggi, specie se ti trovi a un passo dal baratro. Evolvere ha il suo fascino: la perdita delle sicurezze può farti vincere un rischio, oltre il quale ci sei tu in un modo che adesso non puoi neanche immaginare. Scegli: avanti o indietro. Basta che ti muovi.

Rimpiangi o ricostruisci. Il torcicollo emotivo ha un effetto calmante sui pessimisti. Altri preferiscono guardare oltre le macerie. Il trucco è ripartire da un sogno piccolo. Aiuta a combattere la sensazione di non contare nulla e di non poter cambiare mai nulla, neanche se stessi». Sui deliri di Joe Maya non mi pronuncio. Ma l’ultima frase la sottoscrivo: non sono gli schiaffi a svegliarci, ma i sogni. E poiché il prossimo anno di schiaffi ne arriveranno parecchi, auguro a tutti un risveglio pieno di sogni.

da - http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9584


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Vale la spesa
Inserito da: Admin - Dicembre 25, 2011, 11:32:45 am
24/12/2011

Vale la spesa

Massimo GRAMELLINI

Il droghiere è prostrato. Per Natale la signora Flavia non ha ordinato il solito antipasto di pesce, ma un’insalatina smorta che tenterà di abbronzare con una salsa a buon mercato. La signora Giuliana, vedova non allegra però benestante, ha confermato l’antipastone, ma per quanto abbia a cuore i destini del Paese non riuscirà mai a mangiare anche la porzione della signora Flavia. Si potrebbe raddoppiarle il prezzo in uno slancio di solidarietà, ma il rischio è che imbizzarrisca di sdegno, virando sull’insalatina pure lei.

La professoressa Maria sostiene che è meglio un antipasto di meno e un libro in più, ma il droghiere sembra scettico: a pancia vuota non legge bene nessuno. Il signor Davide, lavoratore a stipendio variabile tendente al nuvoloso, prevede che il prossimo Natale nel nostro quartiere sarà rimasto solo R. a ingozzarsi di pesce, perché lavora in nero e ne fa di tutti i colori. La calunnia, ammesso sia tale, suscita l’approvazione della clientela. Per tornare ricchi bisogna che i troppo ricchi diventino più poveri. E’ il partito della patrimoniale e ordina insalatina senza neanche la salsa. Poi ci sono quelli di «manette agli evasori» e si fanno incartare un sobrio prosciutto in gelatina per raffreddare gli ardori. Il liberale del vitel tonné, che sarei io, pensa che per mettere più soldi nelle tasche di Flavia e Davide bisogna abbassare le tasse. E per abbassare le tasse bisogna trasformare lo Stato. E per trasformare lo Stato bisogna ridurre gli sprechi e le caste in guerra tra loro. Ma questo discorso in Italia non emoziona mai nessuno. E’ rimasto ad ascoltarmi solo un salmone. Mi sa che faccio un leasing e me lo porto a casa per compagnia.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Giorgio Bocca: Non sono uno snob ma odio la gente
Inserito da: Admin - Dicembre 25, 2011, 11:49:38 pm
30/1/2010 (8:41) - «ANNUS HORRIBILIS»

Giorgio Bocca: "Non sono uno snob ma odio la gente"
   
Il giornalista: “Questa Italia è ladra e corrotta. Il popolo sovrano? E’ pronto a tutti i delitti”

MASSIMO GRAMELLINI

Il pessimismo allunga la vita. E mantiene dritta la schiena. Quella di Giorgio Bocca è drittissima, e non solo per metafora.
All’alba dei novant’anni l’arzillo catastrofista cuneese ha pubblicato un saggio dal titolo molto giorgiobocchesco - Annus Horribilis (Feltrinelli) - scritto in una lingua limpida e densa come i torrenti delle sue valli.

Prima pagina del libro e subito un cittadin per terra: Gianfranco Fini. La sinistra lo adotta e lei gli spara addosso?
«È il tipico carrierista che difende le forme della democrazia, ma nella sostanza permette al sultano di continuare a governare».

Bene, siamo partiti leggeri.
«Chi vuol fare carriera non dovrebbe mai dire quello che pensa. Nel 1948, ero alla Gazzetta del Popolo, mi chiesero per chi avrei votato al referendum. Ma per la Repubblica, risposi io, ingenuo. Stupore assoluto. La Sip, padrona del giornale, sapeva che la sinistra voleva nazionalizzare l'azienda e tifava per i monarchici. Da allora il direttore Caputo mi fece mangiare merda. Ogni notte in tipografia urlava: chi è il coglione che ha passato questa notizia? I colleghi si aprivano come il Mar Rosso e in mezzo rimanevo io… Il mondo è pieno di servi».

Lei se la prende molto con gli urlatori da talk show.
«L’avvocato Ghedini… Ogni volta che lo vedo mi contorco sulla sedia dalla rabbia. Potessi, lo strozzerei. Ti portano via la parola come delle iene. La tv è una rovina per la democrazia. Non insegna ad ascoltare, ma a urlare».

E naturalmente il grande burattinaio dello spettacolo resta Lui.
«Lui è un maestro in queste cose. Ricordo quando intervistai Craxi per le sue tv. Arriva Bettino e mi saluta con tono minaccioso: “Professore, come va?” Berlusconi sparì subito in regia. E guardando l’intervista capii poi il perché. Io ero ripreso sempre di nuca (cominciavo a essere un po’ calvo) e Craxi in primo piano, ridente e sfottente».

Lei ha sempre avuto un debole per il segretario socialista...
«È stato il Machiavelli della corruzione mentale degli italiani. Il suo celebre discorso alla Camera: siccome rubiamo tutti, non ruba nessuno».

I suoi seguaci dicono che ha pagato solo lui, non i capi comunisti.
«I leader del Pci non avevano bisogno di rubare: ricevevano i soldi dall’Urss. E poi per loro rubare era ancora un delitto. Adesso non c’è più differenza, se non che a destra si ruba in grande e a sinistra in piccolo. Non è tanto il denaro che li affascina, ma l'idea di farla franca. Durante il fascismo uno che rubava era fuori dalla società. A rubare erano pochissimi, Ciano, Farinacci. I piccoli gerarchi non rubavano».

La accuseranno di parlar bene dei fascisti, pur di parlar male dei contemporanei.
«Si era onesti perché c’era poco da rubare. La piccola borghesia aveva delle virtù. Poi i soldi hanno corrotto tutto. Conoscevo dei socialisti, a Cuneo, che facevano campagna elettorale in bicicletta. Dopo è arrivato Craxi e ho iniziato a vederli girare in automobile. Prima ai comizi bevevano vino acido. Poi davano banchetti».

Gli ex comunisti sembrano essersi adeguati.
«La fedeltà è una delle virtù civili. Sono un partigiano e resto fedele alla sinistra anche quando fa delle coglionerie. Perché ne fa… Il capolavoro è stata la Puglia. Quel D’Alema… Uno odioso a tutti, un piccolo gerarca. Questa sua fama di intelligenza che consiste nel fare sempre le mosse sbagliate».

E il sindaco della rossa Bologna inguaiato dall’amante?
«Mi sembrano piccoli peccati. Un tempo impensabili, perché c’era il controllo della classe operaia sul candidato. Ma ora la classe operaia non esiste più».

Immagino che il gossip le faccia venire l’orticaria.
«Signorini e Corona sono due personaggi che in una società normale la gente si vergognerebbe di far entrare in casa. Berlusconi ha capito che i peccati sessuali sono un’arma di potere. Fa politica con un giornale di gossip e così riesce a uccidere gli avversari. Guardi quel Boffo come è stato giustiziato».

Lì Signorini non c’entra. È stato «Il Giornale», oggi di Feltri e un tempo del suo amato nemico Montanelli.
«Montanelli era un attore, con tutti i difetti degli attori, ma una brava persona incapace di colpi bassi. Certo, un contaballe… Durante la resistenza, ha raccontato così tante balle sulla sua amicizia con i partigiani che alla fine i fascisti sono stati costretti a metterlo in galera. Però era un uomo dell’Italia onesta che non rubava».

E il suo successore?
«Di Feltri non penso niente, perché mi fa paura».

Giuliano Ferrara?
«Un altro pazzo, ma mi è simpatico. Il Foglio è l’unico giornale culturale che esista in Italia».

I terzisti?
«Fanno i finti tonti. Chi non sta né di qua né di là finisce inevitabilmente per andare di là. Perché non c’è mediazione possibile: i ladri sono ladri».

Nel libro cita una battuta di Confalonieri su Berlusconi. «È come Anteo, se lo butti a terra, moltiplichi le sue forze».
«Berlusconi è pericoloso perché è abile, furbo. Usa tutti i mezzi, anche quelli illeciti come la diffamazione. È un fondatore di imperi, la forza bruta del capitalismo che distruggerà il capitalismo. Dal punto di vista clinico, un megalomane. Quando lavoravo per lui ricordo le telefonate alle otto del mattino, la segretaria che prima di entrare nel suo ufficio mi obbligava a mettere la cravatta che teneva nel cassetto».

I veri tiranni preferiscono essere temuti più che amati.
«I megalomani vogliono essere amati anche dalle persone che atterriscono… Aveva una tale smania di ottimizzare tutto che un ex giocatore di basket lo seguiva con un cronometro manuale e prendeva il tempo delle sue conversazioni. Per cui tu eri lì che parlavi con Berlusconi e quello ogni trenta secondi ci interrompeva: Dottore, sono passati trenta secondi… Dottore, è passato un minuto…».

Si rassegni. Quell’uomo vuol essere amato ed è amato.
«Gli italiani invidiano chi ha un euro più di loro, ma oltre un certo livello di ricchezza l’atteggiamento cambia. Lo straricco è ammirato. Pensi all’Avvocato».

Lei non va matto per «la gente».
«Il popolo sovrano è pronto a tutti i delitti. La storia d’Italia l’hanno fatta le minoranze. I Mille di Garibaldi e della Resistenza, minoranze estreme che muovono un popolo egoista, grigio. È stata la Chiesa a diseducarlo con confessioni e giubilei. Della religione cattolica mi piace la pietas, non il perdono generalizzato».

Diranno che è uno snob.
«L’unico che tenta di esserlo è Sgarbi. Ma l’italiano è il contrario dello snob. Noi siamo melodrammatici».

Come la tv?
«La tv è una Filodrammatica: tutti nella vita recitano come se fossero in tv. La guardo molto. Spesso mi addormento davanti. Ormai è una ripetizione di tutto. Persino il cattivo gusto è diventato difficile da rinnovare».

I comici?
«Questi di Zelig non fanno proprio ridere. Neanche Macario mi faceva ridere. Totò sì, per le mosse da marionetta. E Sordi per il suo cinismo, certo non per l’umorismo. L’umorismo è sconosciuto agli italiani. È una specialità degli ebrei americani».

Cosa guarda, allora?
«Lo sport. Almeno il calcio è autentico».

Sicuro? Girano tanti di quei soldi anche lì.
«Ma almeno i calciatori corrono, si feriscono continuamente. Le partite sono vere».

E la sua Juve?
«Ciro Ferrara! L’allenatore non è il suo mestiere. Questa Juve non ha un gioco. A me piace quello del Genoa, Gasperini».

E Obama le piace? Il 2009 è stato abbastanza horribilis anche per lui.
«Ha una cattiva stampa, ma ce la mette tutta. Forse ha suscitato troppe speranze. È difficile imporre delle novità a un Impero: alla fine lì sono i militari che decidono».

Lo scrittore Martin Amis sostiene che ci sono troppi vecchi al mondo e propone un’eutanasia obbligatoria al compimento dei 70 anni. Lei ormai è fuori pericolo.
«Quell’idea c’era già in un racconto di Buzzati. Magari ci arriveremo. Mi sembra la grande vendetta di Hitler. Il dominio dei più forti sui più deboli».

Lei scrive, legge, si emoziona, si indigna, mangia con appetito. È davvero così terribile diventare vecchi?
«Quando ero giovane e forte avevo coraggio. Se ripenso a quei venti mesi di guerra vissuti come una splendida vacanza… Andavo in giro col mio fucile convinto di essere immortale. Adesso mi sento fragile e ho così paura di tutto che non esco quasi più di casa. La morte è una fregatura, ma l’immortalità non mi attira. La noia è micidiale a 90 anni, figuriamoci a 200».

Ai vecchi saggi si chiede di predire il futuro.
«Il genere umano sta andando verso l’autodistruzione. Siamo troppi e il mondo è troppo piccolo per noi».

In che cosa crede un pessimista universale?
«Nella dignità dell’uomo. I ladri sono degli stupidi che si fregano da soli».

Ci regali almeno una speranza. Anche piccola, la prego.
«Se viene di là, le offrirò l’unica cosa veramente buona che esiste al mondo. Un bicchiere di vino».

da - http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/201001articoli/51733girata.asp


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Giorgio Bocca: "Non sono uno snob ma odio la gente"
Inserito da: Admin - Dicembre 27, 2011, 07:38:44 pm
30/1/2010 (8:41) - «ANNUS HORRIBILIS»

Giorgio Bocca: "Non sono uno snob ma odio la gente"

Giorgio Bocca pubblica il saggio Annus Horribilis

Annus Horribilis, Giorgio Bocca contro tutti
   
Il giornalista: “Questa Italia è ladra e corrotta.

Il popolo sovrano? E’ pronto a tutti i delitti”

MASSIMO GRAMELLINI

Il pessimismo allunga la vita. E mantiene dritta la schiena. Quella di Giorgio Bocca è drittissima, e non solo per metafora. All’alba dei novant’anni l’arzillo catastrofista cuneese ha pubblicato un saggio dal titolo molto giorgiobocchesco - Annus Horribilis (Feltrinelli) - scritto in una lingua limpida e densa come i torrenti delle sue valli.

Prima pagina del libro e subito un cittadin per terra: Gianfranco Fini. La sinistra lo adotta e lei gli spara addosso?
«È il tipico carrierista che difende le forme della democrazia, ma nella sostanza permette al sultano di continuare a governare».

Bene, siamo partiti leggeri.
«Chi vuol fare carriera non dovrebbe mai dire quello che pensa. Nel 1948, ero alla Gazzetta del Popolo, mi chiesero per chi avrei votato al referendum. Ma per la Repubblica, risposi io, ingenuo. Stupore assoluto. La Sip, padrona del giornale, sapeva che la sinistra voleva nazionalizzare l'azienda e tifava per i monarchici. Da allora il direttore Caputo mi fece mangiare merda. Ogni notte in tipografia urlava: chi è il coglione che ha passato questa notizia? I colleghi si aprivano come il Mar Rosso e in mezzo rimanevo io… Il mondo è pieno di servi».

Lei se la prende molto con gli urlatori da talk show.
«L’avvocato Ghedini… Ogni volta che lo vedo mi contorco sulla sedia dalla rabbia. Potessi, lo strozzerei. Ti portano via la parola come delle iene. La tv è una rovina per la democrazia. Non insegna ad ascoltare, ma a urlare».

E naturalmente il grande burattinaio dello spettacolo resta Lui.
«Lui è un maestro in queste cose. Ricordo quando intervistai Craxi per le sue tv. Arriva Bettino e mi saluta con tono minaccioso: “Professore, come va?” Berlusconi sparì subito in regia. E guardando l’intervista capii poi il perché. Io ero ripreso sempre di nuca (cominciavo a essere un po’ calvo) e Craxi in primo piano, ridente e sfottente».

Lei ha sempre avuto un debole per il segretario socialista...
«È stato il Machiavelli della corruzione mentale degli italiani. Il suo celebre discorso alla Camera: siccome rubiamo tutti, non ruba nessuno».

I suoi seguaci dicono che ha pagato solo lui, non i capi comunisti.
«I leader del Pci non avevano bisogno di rubare: ricevevano i soldi dall’Urss. E poi per loro rubare era ancora un delitto. Adesso non c’è più differenza, se non che a destra si ruba in grande e a sinistra in piccolo. Non è tanto il denaro che li affascina, ma l'idea di farla franca. Durante il fascismo uno che rubava era fuori dalla società. A rubare erano pochissimi, Ciano, Farinacci. I piccoli gerarchi non rubavano».

La accuseranno di parlar bene dei fascisti, pur di parlar male dei contemporanei.
«Si era onesti perché c’era poco da rubare. La piccola borghesia aveva delle virtù. Poi i soldi hanno corrotto tutto. Conoscevo dei socialisti, a Cuneo, che facevano campagna elettorale in bicicletta. Dopo è arrivato Craxi e ho iniziato a vederli girare in automobile. Prima ai comizi bevevano vino acido. Poi davano banchetti».

Gli ex comunisti sembrano essersi adeguati.
«La fedeltà è una delle virtù civili. Sono un partigiano e resto fedele alla sinistra anche quando fa delle coglionerie. Perché ne fa… Il capolavoro è stata la Puglia. Quel D’Alema… Uno odioso a tutti, un piccolo gerarca. Questa sua fama di intelligenza che consiste nel fare sempre le mosse sbagliate».

E il sindaco della rossa Bologna inguaiato dall’amante?
«Mi sembrano piccoli peccati. Un tempo impensabili, perché c’era il controllo della classe operaia sul candidato. Ma ora la classe operaia non esiste più».

Immagino che il gossip le faccia venire l’orticaria.
«Signorini e Corona sono due personaggi che in una società normale la gente si vergognerebbe di far entrare in casa. Berlusconi ha capito che i peccati sessuali sono un’arma di potere. Fa politica con un giornale di gossip e così riesce a uccidere gli avversari. Guardi quel Boffo come è stato giustiziato».

Lì Signorini non c’entra. È stato «Il Giornale», oggi di Feltri e un tempo del suo amato nemico Montanelli.
«Montanelli era un attore, con tutti i difetti degli attori, ma una brava persona incapace di colpi bassi. Certo, un contaballe… Durante la resistenza, ha raccontato così tante balle sulla sua amicizia con i partigiani che alla fine i fascisti sono stati costretti a metterlo in galera. Però era un uomo dell’Italia onesta che non rubava».

E il suo successore?
«Di Feltri non penso niente, perché mi fa paura».

Giuliano Ferrara?
«Un altro pazzo, ma mi è simpatico. Il Foglio è l’unico giornale culturale che esista in Italia».

I terzisti?
«Fanno i finti tonti. Chi non sta né di qua né di là finisce inevitabilmente per andare di là. Perché non c’è mediazione possibile: i ladri sono ladri».

Nel libro cita una battuta di Confalonieri su Berlusconi. «È come Anteo, se lo butti a terra, moltiplichi le sue forze».
«Berlusconi è pericoloso perché è abile, furbo. Usa tutti i mezzi, anche quelli illeciti come la diffamazione. È un fondatore di imperi, la forza bruta del capitalismo che distruggerà il capitalismo. Dal punto di vista clinico, un megalomane. Quando lavoravo per lui ricordo le telefonate alle otto del mattino, la segretaria che prima di entrare nel suo ufficio mi obbligava a mettere la cravatta che teneva nel cassetto».

I veri tiranni preferiscono essere temuti più che amati.
«I megalomani vogliono essere amati anche dalle persone che atterriscono… Aveva una tale smania di ottimizzare tutto che un ex giocatore di basket lo seguiva con un cronometro manuale e prendeva il tempo delle sue conversazioni. Per cui tu eri lì che parlavi con Berlusconi e quello ogni trenta secondi ci interrompeva: Dottore, sono passati trenta secondi… Dottore, è passato un minuto…».

Si rassegni. Quell’uomo vuol essere amato ed è amato.
«Gli italiani invidiano chi ha un euro più di loro, ma oltre un certo livello di ricchezza l’atteggiamento cambia. Lo straricco è ammirato. Pensi all’Avvocato».

Lei non va matto per «la gente».
«Il popolo sovrano è pronto a tutti i delitti. La storia d’Italia l’hanno fatta le minoranze. I Mille di Garibaldi e della Resistenza, minoranze estreme che muovono un popolo egoista, grigio. È stata la Chiesa a diseducarlo con confessioni e giubilei. Della religione cattolica mi piace la pietas, non il perdono generalizzato».

Diranno che è uno snob.
«L’unico che tenta di esserlo è Sgarbi. Ma l’italiano è il contrario dello snob. Noi siamo melodrammatici».

Come la tv?
«La tv è una Filodrammatica: tutti nella vita recitano come se fossero in tv. La guardo molto. Spesso mi addormento davanti. Ormai è una ripetizione di tutto. Persino il cattivo gusto è diventato difficile da rinnovare».

I comici?
«Questi di Zelig non fanno proprio ridere. Neanche Macario mi faceva ridere. Totò sì, per le mosse da marionetta. E Sordi per il suo cinismo, certo non per l’umorismo. L’umorismo è sconosciuto agli italiani. È una specialità degli ebrei americani».

Cosa guarda, allora?
«Lo sport. Almeno il calcio è autentico».

Sicuro? Girano tanti di quei soldi anche lì.
«Ma almeno i calciatori corrono, si feriscono continuamente. Le partite sono vere».

E la sua Juve?
«Ciro Ferrara! L’allenatore non è il suo mestiere. Questa Juve non ha un gioco. A me piace quello del Genoa, Gasperini».

E Obama le piace? Il 2009 è stato abbastanza horribilis anche per lui.
«Ha una cattiva stampa, ma ce la mette tutta. Forse ha suscitato troppe speranze. È difficile imporre delle novità a un Impero: alla fine lì sono i militari che decidono».

Lo scrittore Martin Amis sostiene che ci sono troppi vecchi al mondo e propone un’eutanasia obbligatoria al compimento dei 70 anni. Lei ormai è fuori pericolo.
«Quell’idea c’era già in un racconto di Buzzati. Magari ci arriveremo. Mi sembra la grande vendetta di Hitler. Il dominio dei più forti sui più deboli».

Lei scrive, legge, si emoziona, si indigna, mangia con appetito. È davvero così terribile diventare vecchi?
«Quando ero giovane e forte avevo coraggio. Se ripenso a quei venti mesi di guerra vissuti come una splendida vacanza… Andavo in giro col mio fucile convinto di essere immortale. Adesso mi sento fragile e ho così paura di tutto che non esco quasi più di casa. La morte è una fregatura, ma l’immortalità non mi attira. La noia è micidiale a 90 anni, figuriamoci a 200».

Ai vecchi saggi si chiede di predire il futuro.
«Il genere umano sta andando verso l’autodistruzione. Siamo troppi e il mondo è troppo piccolo per noi».

In che cosa crede un pessimista universale?
«Nella dignità dell’uomo. I ladri sono degli stupidi che si fregano da soli».

Ci regali almeno una speranza. Anche piccola, la prego.
«Se viene di là, le offrirò l’unica cosa veramente buona che esiste al mondo. Un bicchiere di vino»

da - http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/201001articoli/51733girata.asp


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La forza motivante
Inserito da: Admin - Gennaio 02, 2012, 03:09:52 pm
2/1/2012

La forza motivante

Massimo GRAMELLINI

Dalle profezie di sventura che gravano sul 2012 (non mi riferisco ai Maya, ma agli economisti) ci salveranno soltanto i vecchi. Chiedo scusa, i diversamente giovani, protagonisti di una rivoluzione di cui non colgono ancora la portata, ma che finirà sui libri di storia perché mai erano stati così tanti e, nonostante gli acciacchi, così in salute. Fin quando rappresentavano una minoranza, gli anziani potevano smettere di lavorare, rifugiarsi negli hobby a scarso dispendio energetico, rintanarsi sulla poltrona buona del salotto per pontificare sulla decadenza dei costumi. Ora che sono maggioranza, non più. Devono contrastare le leggi di natura e darsi una mossa. Come il marito novantenne della regina Elisabetta che all’indomani di un intervento a cuore aperto è andato alla messa di Capodanno a piedi (anche se lui, va detto, negli 89 precedenti non aveva sgobbato un granché).

Ai diversamente giovani del 2012 non si chiede solo di mantenere nipoti e figli falciati dalla crisi, ma di rovesciare una traiettoria esistenziale. Sono i primi anziani della storia umana a non potersi permettere il lusso di contemplare il passato. Devono ancora occuparsi del futuro. Altrimenti chi? Gli effettivamente giovani sono pochi, penalizzati, avviliti. Gli adulti, inadeguati e confusi. Solo l’esercito sterminato dei Div. Giov. ha i mezzi caratteriali, economici e ormai anche fisici per indicarci il prossimo orizzonte comune. Quella «forza motivante» di cui hanno appena parlato Ratzinger e Napolitano, arzilli esponenti della categoria.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Se il cinepanettone diventa realtà
Inserito da: Admin - Gennaio 05, 2012, 07:47:59 pm
5/1/2012

Se il cinepanettone diventa realtà

Massimo GRAMELLINI

Gli economisti del mondo intero sono già in viaggio con i Re Magi verso Cortina d’Ampezzo per visitare la culla del nuovo miracolo italiano. Stavolta la realtà ha superato il cinepanettone.

I dati dell’Agenzia delle Entrate riferiti al prodotto interno lordo del 30 dicembre descrivono una crescita impetuosa.

Farcita di percentuali che si impennano da un anno all’altro e addirittura - ecco la grandezza di questo indomito Paese - da un giorno all’altro. Ristoranti: più 300% rispetto al Capodanno precedente e più 110% rispetto al 29 dicembre. Beni di lusso: più 400 e più 106.

La sera del 29 Cortina languiva ancora, fra strade spoglie e locali deserti. I commercianti erano andati a letto distrutti. L’universo rideva di loro. Li dava per spacciati. Ma nella notte è partita la riscossa e l’alba sulle Dolomiti è stata salutata dal canto dei registratori di cassa che sputavano scontrini come petardi e dondolavano fatture fiscali come palline dell’albero di Natale.

Qualche maligno penserà che il nuovo boom sia rimasto circoscritto ai cortinesi. Niente di più falso. I generosi valligiani lo hanno voluto condividere con centinaia di turisti approdati in città la sera prima, probabilmente su slitte di fortuna. Il mattino del 30 quei derelitti si sono svegliati a bordo di una Porsche. Lavoratori che dichiaravano di guadagnare mille euro netti al mese o, peggio, di appartenere a società sull’orlo del fallimento. E’ giusto che la tanto sospirata crescita abbia premiato anzitutto i più bisognosi.

Come in ogni impresa eroica, anche nel supercinepanettone di Cortina non mancano episodi apparentemente inspiegabili che la mente semplice degli uomini derubrica a miracoli. Un commerciante, per esempio, ha venduto oggetti di lusso per un milione e mezzo senza che ne rimanesse traccia nei documenti fiscali. Ma io diffido delle spiegazioni extrasensoriali. Semplicemente gli si sarà rotta la biro. O la stampante del computer, cribbio.

Gli esperti in arrivo a Cortina dovranno spiegarci le ragioni di questo boom abbastanza inatteso. Cosa potrà mai essere successo, nel breve volgere di una notte, per raddoppiare gli incassi dei ristoranti, i guadagni degli alberghi, le entrate delle gioiellerie? Sono sul tavolo diverse ipotesi. C’è chi attribuisce il merito della svolta a una folata improvvisa di ottimismo, diffusa nell’aria da qualche sciatore berlusconiano in discesa libera. Altri tirano in ballo una profezia finora sconosciuta dei Maya: il 30 dicembre 2011 l’asse della Terra si sarebbe allineato per un attimo con il bancomat della piazza principale di Cortina, producendo una serie di effetti a catena, fra i quali la trasformazione delle utilitarie in bolidi superaccessoriati. Ma esiste anche una teoria più eccentrica. Per tutta la giornata del 30 qualcuno avrebbe visto aggirarsi fra i ristoranti e le gioiellerie un gruppo di alieni in divisa da finanzieri. La semplice presenza di questi simpatici visitatori avrebbe stimolato l’economia, meglio della Fase 2 del governo Monti.

Resta da capire il perché dell’ingratitudine dei cortinesi. I quali, sindaco in testa, invece di ringraziare gli alieni per il supporto morale, li hanno duramente contestati. Un autentico mistero. Chiederò lumi a qualche persona di rinomata sobrietà. Magari a Schifani, Rutelli e Casini, che dopo aver visto in tv il messaggio di Napolitano sulla necessità dei sacrifici sono saltati sul primo aereo per andare a sacrificarsi in un resort delle Maldive.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Non lasciamoci mangiare
Inserito da: Admin - Gennaio 07, 2012, 11:13:11 am
3/1/2012



Massimo GRAMELLINI

Un concessionario di moto s’impicca perché non riesce più a pagare i suoi dipendenti. Un pensionato si lancia dal balcone dopo aver ricevuto una lettera in cui l’Inps gli chiede indietro 5000 euro. E’ la Spoon River quotidiana di una crisi che più ancora dei poveri colpisce gli impoveriti, gettando nel panico coloro che si ritrovano sbalzati all’improvviso in una condizione di incertezza e non reggono all’onta di perdere il posto, l’azienda, la casa, la faccia.

Lo riconosco, è anche colpa mia. Sto maneggiando la paura con troppa scioltezza. E ogni racconto dello sfacelo in corso, pur sacrosanto, diventa un mattone di quel muro d’angoscia contro cui vanno a sbattere le menti più disperate. Anni di ottimismo becero e falsamente gaudioso hanno prodotto per reazione un realismo cupo e senza sbocchi, mentre è proprio in questi momenti che accanto ai ragionieri servirebbero i poeti. Possibilmente non apocalittici. Ormai i notiziari sono bollettini di guerra: tasse, licenziamenti, recessione. La radiografia della realtà, finalmente. Ma le radiografie, da sole, non hanno mai guarito nessuno. Ci vogliono le ricette. E le ricette migliori restano le storie di chi è riuscito a guarire. Indignarsi è sempre meglio che deprimersi. Ma meglio ancora è evolvere, andare avanti. «Questa società mangia tutti» ha detto il parroco ai funerali del concessionario impiccato. Come la paura. Prometto che d’ora in avanti il sottotitolo implicito di ogni mio articolo sarà: non lasciamoci mangiare.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. All'armi siam sofisti
Inserito da: Admin - Gennaio 07, 2012, 11:21:37 am
7/1/2012

All'armi siam sofisti

Massimo GRAMELLINI

La linea l’hanno data Fabrizio Cicchitto e Massimo Boldi, uno dei quali è un comico, anche se non ricordo più chi. Stanare i nullatenenti con Porsche al seguito è un comportamento da Stato di polizia. Come no? Negli Stati Uniti li mettono in galera, ma evidentemente laggiù c’è una dittatura. Non solo: secondo Boldi (o Cicchitto?) si tratterebbe di un colossale abbaglio, perché gli evasori di Cortina sono poveracci che affittano il lusso a rate. Che storia commovente. Ci chiederanno una colletta per pagare il leasing della fuoriserie?

Ormai questa tecnica di difesa dell’indifendibile ha raggiunto vette da far impallidire i sofisti dell’antica Grecia. Se uno viene intercettato mentre truffa, loro non si indignano per la truffa, ma per l’intercettazione. Se ti lamenti di chi ha svaligiato una banca, ti rispondono: parli proprio tu che ai tempi dell’asilo rubasti lo zucchero filato? Se la Finanza bussa a Cortina, si scandalizzano perché non è andata a Capri: forse perché a Capodanno non c’era lo stesso numero di turisti, essendosi dimenticati di sparare la neve artificiale sui faraglioni? Se si cercano i soldi disonesti dove ne girano di più, si strilla contro la caccia al ricco. E se Monti cerca di stanare gli evasori, lo si accusa di non averne titolo, dato che a Capodanno ha mangiato il cotechino a Palazzo Chigi. Assistiamo al delirio scomposto di gente che ha perso il contatto con i propri elettori e lettori. Dovrebbero sapere che al piccolo borghese che vota Lega o Pdl i furbetti di Cortina stanno sulle scatole. Persino più che a qualche corifeo della sinistra, che magari a Cortina ci è pure andato.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Farina di Brecht
Inserito da: Admin - Gennaio 10, 2012, 10:22:37 am
10/1/2012

Farina di Brecht

Massimo GRAMELLINI

Simone Farina è un calciatore di serie B che ha rinunciato a duecentomila euro per truccare una partita, denunciando il tentativo di corruzione alla magistratura. Un cittadino esemplare, si sarebbe scritto una volta. Ma adesso a fare il proprio dovere si diventa direttamente eroi. L’eterno presidente del calcio mondiale Joseph Blatter lo ha nominato ieri ambasciatore del fair play, che è come se Lady Gaga assegnasse i certificati di castità alle Orsoline.

Intendiamoci. Nessuna intenzione di sminuire la portata dell’evento. In questa fase di convalescenza dal bunga bunga la nostra immagine internazionale necessita di una lucidata e nulla può smacchiarla in profondità meglio di un esempio di serietà e pulizia. Eppure c’è qualcosa di stonato. Non in Farina, che sembra anzi il più imbarazzato di tutti. Ma in coloro che lo esaltano come un essere sovrumano, con ciò ammettendo implicitamente che i comportamenti onesti non rappresentano più la normalità, ma l’eccezione. Di questo passo cominceremo a premiare il politico che non ruba, lo sportivo che non si dopa, l’impiegato che non si mette in mutua per andare a fare la spesa, il cassiere del bar che strimpella sinfonie di scontrini, l’automobilista che si arresta davanti alle strisce, il genitore che dà ragione all’insegnante invece che al pargolo, il banchiere che presta soldi a un giovane promettente invece che a un altro banchiere. «Sventurato il popolo che ha bisogno di eroi», sosteneva Brecht. E non conosceva ancora Blatter.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. SuperMario l'italiano
Inserito da: Admin - Gennaio 11, 2012, 11:42:35 am
11/1/2012

SuperMario l'italiano

Massimo GRAMELLINI

Si può raccontarla così: l’uomo più potente d’Europa solca il traffico romano al volante di una semplice utilitaria, senza auto blu al seguito. Oppure cosà: il presidente della Bce parla al telefono mentre guida, senza indossare la cintura di sicurezza (sarebbero 700 euro di multa e 10 punti in meno sulla patente). Gli allergici a Silviolandia si sperticheranno in elogi per la sobrietà di Mario Draghi, contrapponendola alla sguaiataggine crapulona da cui proveniamo. Invece i nostalgici metteranno sullo stesso piano, con allegra disinvoltura, le infrazioni del codice della strada ai lati oscuri del passato regimetto. A me, per una volta, l’inflessibile Draghi sembra un italiano come tanti. Moltissimi italiani viaggiano in utilitaria e, pur essendo fondamentalmente perbene, commettono ogni giorno una certa quantità di peccati veniali o comunque da loro considerati tali.

Appena mettono piede all’estero si adeguano alle regole ferree del luogo con una mansuetudine che tracima nel conformismo. Ma varcato di nuovo il confine, guizzano in bocca alle vecchie abitudini, diventando subito meno seri e però anche un po’ meno tristi.

Temevamo che il rigore lugubre di Francoforte avesse guastato SuperMario. Siamo sollevati nel vedere che l’aria di Roma lo ha rilassato.

da - LASTAMPA.IT


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La parabola del cattivo
Inserito da: Admin - Gennaio 12, 2012, 12:20:17 pm
12/1/2012

La parabola del cattivo

Massimo GRAMELLINI

Da noi funziona così. All’inizio sei Francesco Maria De Vito Piscicelli, imprenditore con faccia comica o crudele, dipende dalla foto, e vieni intercettato al telefono mentre ridacchi del terremoto dell’Aquila propiziatore di appalti. Diventi l’orco, il cattivo per antonomasia, il simbolo della cricca di affaristi che si disputa le briciole più grosse del banchetto della politica. Ti viene l’ulcera, finisci per qualche tempo in galera, poi cerchi di farti dimenticare, ma rovini tutto atterrando con l’elicottero sulla spiaggia di Ansedonia per portare la mamma a mangiare il pesce. Cominci impercettibilmente a spostarti verso la redenzione: diventi un pentito e inguai un sottosegretario dallo sguardo triste e dal cognome Malinconico, confessando di avergli pagato il conto di un albergo da signori al solo scopo di compiacere un amico.

Smessi i panni dell’orco, inizi il percorso di avvicinamento al ruolo più ambito: quello della vittima. Rilasci interviste dove ti dipingi come un onesto lavoratore spremuto da gente senza scrupoli, «non le dico la volgarità delle richieste, i ricatti». Un brav’uomo a cui hanno tolto tutto: gli appalti, il porto d’armi, persino la licenza per l’elicottero.

La parabola è quasi completa. Non ti rimane che l’ultimo passo: da imputato ergerti a giudice che pontifica contro il sistema di cui fa parte. Anche lo sghignazzo sul terremoto si trasforma in una prova del complotto ai tuoi danni. «Mi hanno crocefisso per una battuta» dici. E magari a questo punto vorresti pure l’applauso.

Be’, il mio non lo avrai.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Meglio ipocriti che abbronzati
Inserito da: Admin - Gennaio 13, 2012, 05:16:55 pm
13/1/2012

Meglio ipocriti che abbronzati

Massimo GRAMELLINI

Prima di Natale un imprenditore famoso mi disse: «Quest’anno ho abolito il turismo esotico. Non è il momento di farsi vedere in giro abbronzati». Aveva fiutato l’aria. In effetti non si placa il mal di pancia del cittadino semplice per le vacanze dei politici alle Maldive. A incrementarlo sono le foto che ritraggono Schifani e Rutelli su un atollo mentre brindano con champagne di marca e le dichiarazioni della compagna del sub Fini a proposito della fatica di perlustrare ogni giorno la barriera corallina. Non c’è nulla di male nel fraternizzare con un avversario (per quanto un tifoso della Roma non sarebbe stato felicissimo di vedere Totti, anche lui alle Maldive, mentre brinda con Lotito), né nell’andare in vacanza in un resort che costa come tanti altri luoghi di villeggiatura considerati meno offensivi dal popolo votante. Si tratta però di una colossale dimostrazione di insensibilità. E le giustificazioni dei vacanzieri («Era il viaggio di nozze che non avevamo mai fatto», «Sessant’anni non si compiono tutti gli anni») confermano che questa gente ha perso ogni aggancio con la realtà. Quando c’è una tragedia, la festa si ferma. E oggi per milioni di italiani il presente è una tragedia. Chi può ancora far festa deve almeno avere la delicatezza di divertirsi sotto traccia. In questo momento l’ostentazione è il peggiore dei vizi. Specie se chi ostenta fa un mestiere che gode di vasto discredito sociale.

La moglie di Rutelli ha accusato i critici di ipocrisia. Può darsi. Ma c’è qualcosa che irrita molto più dell’ipocrisia. È la mancanza di rispetto.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Addio allo scrittore Carlo Fruttero
Inserito da: Admin - Gennaio 16, 2012, 11:35:26 am
Cultura

15/01/2012 - lutto nel mondo DELLA CULTURA

Addio allo scrittore Carlo Fruttero

Carlo Fruttero era nato a Torino il 19 settembre 1926

Fruttero, leggero e pieno di idee

di M. Gramellini

Giornalista e giallista in coppia con Lucentini, è morto a 85 anni nella sua casa di Castiglioncello


Torino

Si è spento nella sua casa a 85 anni lo scrittore e traduttore Carlo Fruttero. Se n'è andato oggi pomeriggio, accanto a lui c'era la figlia Maria Carla. Il funerale si terrà mercoledì o giovedì a Castiglione, dove verrà anche sepolto.

"Papà resterà qui - ha spiegato Maria Carla - perché in questa terra ha scelto di restare fino all'ultimo e perché aveva un rapporto molto forte con questo paese che gli è stato sempre molto vicino in tutti questi anni".

Le esequie verranno celebrate nella sala consiliare della biblioteca comunale dedicata a Italo Calvino. E proprio di fronte a Calvino, di cui era stato grande amico, verrà sepolto Fruttero, che amava dire: "Così prenderemo il té insieme anche nell'aldilà".

Il suo nome, come gran parte della sua produzione letteraria, è legato a quello di Franco Lucentini, che dal 1952 con lui diede vita a un lungo sodalizio artistico e di amicizia. Insieme hanno firmato innumerevoli collaborazioni giornalistiche e romanzi, soprattutto di genere poliziesco, molto amati dal pubblico. Tra questi anche “La donna della domenica”, portato sul grande schermo da Luigi Comencini nel 1975 e più recentemente dal Giulio Base. Sempre in coppia, Fruttero e Lucentini hanno anche diretto dal 1961 al 1986 la collana di fantascienza “Urania”, edita da Mondadori.

Dopo la morte del collega e amico nel 2002, una pausa lunga quattro anni, il cui silenzio è stato interrotto con “Donne informate sui fatti”, finalista del Premio Campiello 2007, e “Ti trovo un po' pallida”, sempre per Mondadori. Vincitore nel 2007 del Premio Chiara e nel 2010 del Premio Campiello, entrambi alla carriera, era tornato un anno fa in libreria con l’ultimo lavoro, “Mutandine di chiffon” e “La patria, bene o male”, scritto a quattro mani con Massimo Gramellini.

da - http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/438349/


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La prevalenza dello Schettino
Inserito da: Admin - Gennaio 17, 2012, 10:54:31 am
17/1/2012

La prevalenza dello Schettino

Massimo GRAMELLINI

C’erano voluti due mesi per ritornare all’onor del mondo. Due mesi di loden e manovre, di noia e ricevute fiscali. Due mesi per nascondere i politici di lungo corso sotto il tappeto o in un resort delle Maldive. Due mesi per far dimenticare il peggio di noi: la faciloneria, la presunzione, la fuga dalle responsabilità. E invece con un solo colpo di timone il comandante Schettino ha mandato a picco, assieme alla sua nave, l’immagine internazionale che l’Italia si stava ricostruendo a fatica. Siamo di nuovo lo zimbello degli altri, il luogo comune servito caldo nei telegiornali americani, il pretesto per un litigio fra due politici francesi (francesi!), uno dei quali ieri accusava l’altro di essere «come quei comandanti che sfiorano troppo la costa e mandano la loro barca contro gli scogli».

Mi auguro che non tutto quello che si dice di Schettino sia vero: anche i capri espiatori hanno diritto a uno sconto. Ma se fosse vero solo la metà, saremmo comunque in presenza di un tipo italiano che non possiamo far finta di non conoscere. Più pieno che sicuro di sé. Senza consapevolezza dei doveri connessi al proprio ruolo. Uno che compie delle sciocchezze per il puro gusto della bravata e poi cerca di nasconderle ripetendo come un mantra «tutto bene, nessun problema» persino quando la nave sta affondando, tranne essere magari il primo a scappare, lasciando a mollo coloro che si erano fidati di lui. Mi guardo attorno, e un po’ anche allo specchio, e ogni tanto lo vedo. Parafrasando Giorgio Gaber, non mi preoccupa lo Schettino in sé, mi preoccupa lo Schettino in me.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. L'unico eroe
Inserito da: Admin - Gennaio 18, 2012, 12:22:51 pm
18/1/2012

L'unico eroe

Massimo GRAMELLINI

Un capro espiatorio per sfogare la rabbia, un eroe senza macchia per placarla. E’ la formula un po’ stucchevole delle storie italiane al tempo della crisi. Anche nel dramma del Giglio la realtà è stata immediatamente diluita in un fumetto.

Servivano un’immagine evocativa (la nave sdraiata su un fianco, simbolo del Paese alla deriva) e uno Schettino che riempisse il vuoto lasciato da Berlusconi alla casella Figuracce & Bugie e assommasse su di sé l’orrore del mondo (ieri il Tg5 ha definito i suoi tratti fisici «lombrosiani» e il Tg3 lo mostrava in smoking come il comandante di «Love Boat» per suggerire maliziosamente la sua inconsistenza morale, quando TUTTI i comandanti di una crociera indossano lo smoking, nelle serate di gala). Mancava ancora il buono, che nella trama assolve al compito cruciale di riscattare l’onore ferito della collettività, fortificandola nell’illusione di essere migliore di quanto non sia. Adesso anche il buono c’è.

Ovviamente facciamo tutti il tifo per De Falco, il capo assertivo della Capitaneria di Livorno che nella ormai celebre telefonata ordina al comandante Schettino, già inscialuppatosi verso la riva, di tornare sulla nave e comportarsi da uomo. (Ordine vano, peraltro, come quasi tutti gli ordini dati in Italia, perché Schettino gli dice di sì e poi continua a scappare).

Eviterei però il gioco insistito dei paragoni: l’eroe contrapposto al vigliacco, l’italiano buono all’italiano cattivo, fino all’urlo autoassolutorio che ho letto su un blog: «Io sono De Falco». Anch’io. Anche Schettino, credetemi, se fosse stato sulla poltrona di De Falco sarebbe stato De Falco e avrebbe dato ordini perentori al se stesso vigliacco che tremava in mezzo al mare per la paura di morire.

Non voglio togliere meriti al valido ufficiale della Capitaneria, ma contesto l’abuso del termine «eroe», che in un’epoca che ha smarrito il significato delle parole viene appuntata sul petto di chiunque fa semplicemente il proprio dovere: rifiutando una mazzetta se è un funzionario pubblico, denunciando un giro di scommesse se è un calciatore, assumendosi le proprie responsabilità se esercita un ruolo di responsabilità. Dall’Iliade a Harry Potter, l’eroe è colui - soltanto colui - che mette a repentaglio la propria vita. E non perché la disprezza (quello è il fanatico), ma perché è disposto a sacrificarla in nome di un valore più elevato: l’amore (a-mor, oltre la morte).

Non escludo che l’ottimo De Falco sarebbe stato un eroe: il destino non gli ha consentito di mettersi alla prova. Dubito che lo sarei stato io e tanti altri che disputano sulla viltà di Schettino. Per me nella storiaccia del Giglio esistono persone inadeguate e altre adeguate, ma un unico vero eroe. Il commissario di bordo che con la gamba spezzata ha continuato a salvare le vite degli altri.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Dagli all'evasore
Inserito da: Admin - Gennaio 25, 2012, 10:05:50 am
24/1/2012

Dagli all'evasore

Massimo GRAMELLINI

Fra i pochi effetti positivi (Monti direbbe: «Non del tutto negativi») di questa crisi Fine di Mondo c’è il cambio di atteggiamento degli italiani nei confronti degli evasori. Fino a qualche tempo fa, intorno agli evasori luccicava ancora quell’alone di rispetto confinante con l’invidia che nel nostro Paese circonda sempre i furbi quando mettono in pratica le trasgressioni che gli altri osano soltanto immaginare. Rubare allo Stato non era percepito come un furto. Non più di quanto lo sia depredare l’accampamento nemico durante una guerra. L’evasore si ammantava di ideali libertari: il rifiuto di piegarsi al sopruso di un potere straniero. Quando c’è da dare e non da prendere, lo Stato in Italia non siamo mai noi, ma qualcun altro.

Poi è arrivata la crisi e abbiamo capito che le tasse non servono solo a finanziare le cricche corrotte e sprecone (Monti direbbe «non del tutto frugali») dei politici, ma anche a tenere in piedi la baracca. Che ogni euro evaso significa un servizio in meno negli ospedali e per la strada. E che quell’euro mancante, non potendo più gravare sul debito pubblico, d’ora in poi dovrà essere compensato da una nuova imposta. Così l’invidia si è trasformata in disprezzo e rabbia. Specie verso quegli evasori totali, ieri ne sono stati scoperti altri 7500, che non evadono per sopravvivere ma per continuare a spassarsela sulle spalle di chi non ce la fa più. A uno di questi eroi in disgrazia è stato sequestrato un cavallo da corsa, figlio di Varenne: ora trotta per lo Stato. Io avrei preferito veder trottare il proprietario in qualche lavoro socialmente utile.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Anonima sfigati
Inserito da: Admin - Gennaio 25, 2012, 10:45:25 pm
25/1/2012

Anonima sfigati

Massimo GRAMELLINI

Se non sei laureato a 28 anni, sei uno sfigato. (Se non lo sei neppure a 40, fondi la Lega Nord). La colorita scomunica del Fuoricorso (parentesi esclusa) è scappata di bocca al viceministro Michel Martone, suscitando entusiasmo fra i «coloristi» dei giornali, in astinenza dai tempi di Brunetta, e dispetto in qualche altro a causa di una certa incompletezza. Il viceministro infatti si è dimenticato di aggiungere che a 28 anni sei uno sfigato se oltre a fingere di studiare non fai un tubo, a parte lamentarti. Avrebbe dovuto dirlo - lui figlio di papà e quindi privilegiato - per una forma di rispetto verso i tanti studenti lavoratori che a 28 anni sono ancora chini sui libri non per pigrizia, ma per mancanza di qualcuno in grado di mantenerli all’università.

Se poi volessimo marchiare con la lettera scarlatta della «sfigaggine» tutti coloro che intorno a questo problema si comportano male senza provare vergogna, la lista potrebbe utilmente cominciare da quegli imprenditori e liberi professionisti che non assumono chi si è laureato in perfetto orario, ma il figlio dell’amico degli amici che magari si è laureato a 28 anni, in una sede oscura, pagandosi gli esami. E continuare con quei professori universitari che invece di pungolare i fuoricorso cercano in ogni modo di scoraggiare i secchioni: sfruttandoli, umiliandoli e facendoli sentire, loro sì, degli sfigati. Infine dovrebbe comprendere chi, politici in testa, ha ridotto l’università a un esamificio, la società a un gerontocomio e la famiglia a un ricovero di sfigati in cerca d’autore.


da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. L'invasione degli usignoli
Inserito da: Admin - Gennaio 26, 2012, 09:04:13 am
26/1/2012

L'invasione degli usignoli

Massimo GRAMELLINI

Aiuto, li sto perdendo. Sono i colleghi più cari, gli amici di una vita. Quelli con cui fino all’altroieri potevo scambiare un sano pettegolezzo all’orecchio o uno sguardo d’intesa durante le riunioni. Ora cerco i loro occhi e non li trovo più: sono curvi sul cellulare, con i pollici a forma di sogliola, per digitare ossessivamente dieci, cento, mille tweet (cinguettii). Cosa sono i tweet?, si starà chiedendo qualche lettore arcaico che avrei quasi voglia di abbracciare. Sono degli sms, ma invece di arrivare a un solo destinatario finiscono in simultanea su migliaia di telefonini. Se prima Pippo mandava a stendere Pippa in privato, adesso l’intera comunità degli usignoli può godersi lo spettacolo. Naturalmente su Twitter si parla soprattutto di cose serie. Per esempio si segnalano libri che nessuno avrà tempo di leggere perché per farlo bisognerebbe staccare di tanto in tanto gli occhi da Twitter. Come il giornalista, anche il cinguettatore non vive ma cinguetta il proprio vissuto. E oltre a cinguettare riceve i cinguettii di tutti gli altri, rivivendo così ogni giorno la frustrazione già mirabilmente espressa da Troisi: «I libri non li raggiungo mai, pecché io sono uno a leggere mentre loro sono milioni a scrivere».

Scherzavo. In realtà Twitter è: a) un giornale personalizzato di cui si è direttori e lettori al tempo stesso, b) una fonte inesauribile di stimoli, c) un passatempo superficiale per maschi nevrotici, compulsivi e ossessivi. Una di queste tre definizioni appartiene a mia moglie, indovinate quale.

DA - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Ius primae navis
Inserito da: Admin - Gennaio 27, 2012, 03:28:59 pm
27/1/2012

Ius primae navis

Massimo GRAMELLINI

Una bella notizia, finalmente, e ne sono debitore al nostro inviato al Giglio, Chiarelli. Temevo che il plastico della Concordia che da giorni bordeggia fra le poltrone di «Porta a Porta» fosse un falso ispirato al modellino della vasca da bagno di Cogne. Avevo letto che il plastico originale, rigorosamente in scala, era stato collocato sull’isola, nel centro operativo dei vigili del fuoco, per fornire informazioni logistiche ai sommozzatori prima delle immersioni. Possibile che privilegino l’opera di salvataggio alle esigenze televisive? - mi ero chiesto con stupore. Infatti non era possibile. Gli armatori hanno concesso il plastico della Concordia a Vespa. Ai vigili del fuoco hanno rifilato quello della nave gemella, la Serena. Tanto, si sono detti, per i sommozzatori non cambia niente. Mentre cambia moltissimo per la tv, poiché solo su uno dei due modellini campeggia il nome sinonimo di audience: Concordia.

I sommozzatori, gente rude e all’antica, non l’hanno presa benissimo. Pare siano ancora fissati con la teoria secondo cui la realtà viene prima della finzione e salvare le persone resta più importante che intervistarle in tv. Ma sono rimasti gli unici a pensarla così: persino la Protezione Civile non ha avuto nulla da obiettare sul fatto che a Vespa spettasse lo ius primae navis. A proposito: il parroco di Besana Brianza aveva raccontato ai fedeli che sarebbe andato in ritiro spirituale per una settimana e invece sapete dov’era? In crociera sulla Concordia. Quella nave tragicomica che non può risollevarsi né affondare sta diventando ogni giorno di più l’autobiografia della nazione.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1127&ID_sezione=56


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Evado dopo di lui
Inserito da: Admin - Gennaio 30, 2012, 12:00:44 pm
30/1/2012

Evado dopo di lui

Massimo GRAMELLINI

Approvo alla grande il blitz della Finanza nel centro di Milano. Ma bisognava farlo proprio di sabato sera? Così si danneggia il commercio in un periodo di crisi… Giusta iniziativa, tanto di cappello, però perché non fanno le pulci al quartiere cinese? Sai quanti ne trovano lì, di lavoratori in regola e scontrini fiscali... Sveglia, ingenui: è un complotto per far chiudere i piccoli esercizi a favore della grande distribuzione. Dietro c’è la manina delle multinazionali e delle banche... Se la prendono coi soliti noti: mai una volta che vadano a curiosare nei circoli esclusivi o fra gli iscritti alle scuole d’élite... Cortina, Portofino, adesso Milano: vorrei sapere perché non si spingono al Sud a fare qualche controllo. Hanno paura di sudare o di pren- Dalla Costituente ai sei governi di cui era stato ministro, il suo destino si era già compiuto nella Prima Repubblica. Per questo, Oscar Luigi Scalfaro forse non si aspettava che le prove più importanti di una vita politica lunghissima sarebbero arrivate dopo. dersi una pistolettata?... Il problema sono i dentisti. Quello è il vero scandalo, altro che i commercianti. I dentisti!... Perché invece, i chirurghi? Mio cugino mi ha raccontato che... Sono un dentista. Non per difendere la mia categoria, però vogliamo parlare dei notai? Vogliamo parlarne o no?... La verità è che queste operazioni sono sacrosante, ma troppo spettacolari. Servono solo a gettare fumo negli occhi per far dimenticare alla gente che i politici non si sono ancora ridotti lo stipendio... Fosse solo lo stipendio! I primi a non pagare le tasse sono loro, i politici... I politici e i dentisti, ve lo dico io...

(Commenti che circolavano ieri in Rete a proposito del blitz della Finanza nei locali di Milano).

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La coscienza dei singoli
Inserito da: Admin - Febbraio 04, 2012, 11:51:40 am
4/2/2012

La coscienza dei singoli

MASSIMO GRAMELLINI

Asserragliati nell’ultimo fortilizio della moralità pubblica, l’Italia, osserviamo sbigottiti il disfacimento del paesaggio circostante. A Londra la macchina del ministro dell’Energia, Chris Huhne, è stata colta dall’autovelox in eccesso di velocità. Si fosse trattato di autoblù, la multa avrebbe seguito il percorso rassicurante di tutte le infrazioni che hanno per destinatario qualche onorevole: una capatina al partito prima di spostarsi educatamente nel cestino. Invece questa è finita dritta nella buca del ministro. Il quale - come un disperato, come uno sfigato, insomma come un laureando ventottenne qualsiasi - per non perdere punti sulla patente ha detto che al volante c’era la moglie. Avrebbe almeno potuto sostenere una tesi più credibile: che l’auto aveva accelerato a sua insaputa.

A distanza di anni la moglie, diventata nel frattempo ex, ha svelato l’inganno. E ancora una volta il ministro non ha fatto nulla di ciò che ci si aspetta in simili circostanze da una persona del suo rango: non ha accusato i magistrati di golpe e non ha difeso la poltrona (sarà uno di quei precari, oggi di moda, che hanno in uggia la monotonia del posto fisso). Se n’è uscito invece con questa frase sconvolgente: «Mi dimetto per evitare che l’inchiesta interferisca con la carica che ricopro». Il suo gesto, ancorché assurdo, va rispettato. Infatti «c’è un confine fra opportunità e legalità che è lasciato alla coscienza dei singoli», come in tempi non sospetti ebbe a dire a Report il senatore non dimissionario Lusi, tesoriere di Rutelli con casetta in Canada. Uno che di coscienza e di singoli, modestamente, se ne intende.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Complotti a Nord
Inserito da: Admin - Febbraio 08, 2012, 12:02:31 pm
8/2/2012

Complotti a Nord

Massimo GRAMELLINI

Dietro lo spazio eccessivo che i giornali hanno dedicato alla nevicata romana c’è un complotto del Nord, ha rivelato Gianni Sciolina Alemanno. Credevo che dietro ci fosse soprattutto lui, un sindaco forse peggiore di altri, ma sicuramente molto più collerico e chiacchierone, disegnato apposta per indossare i panni del capro espiatorio. La sua ultima denuncia però mi ha convinto. Esiste un complotto vichingo per mettere Roma in cattiva luce e ne facciamo parte un po’ tutti: giornali del Nord, giornali romani diretti da giornalisti del Nord e telegiornali fatti a Roma da leghisti e comunisti del Nord (i comunisti sono per definizione del Nord, basta vedere la Corea). Siamo stati noi - con il sostegno occulto delle multinazionali del ghiacciolo, della Loggia del Leopardo e di un cugino friulano di Dan Brown - a nascondere le pale nelle catacombe e a rovesciare migliaia di sacchi di sale nell’insalata del Trota pur di sottrarli alla furia bonificatrice di Alemanno. Sempre noi, dopo averlo ipnotizzato, abbiamo costretto il sindaco alpinista a proclamare il coprifuoco al Tg1, a chiedere una commissione d’inchiesta sulle previsioni del tempo (che chicca degna di Totò!) e a mostrare la compattezza delle istituzioni litigando a reti unificate col capo della Protezione civile.

E perché mai avremmo fatto tutto questo? Ma per il più meschino degli impulsi. L’invidia. Non vogliamo che Roma ottenga le Olimpiadi del 2020 e ci siamo già accordati segretamente con la Loggia del Leopardo per portarle a Brescia. O ad Asti ovest, si vedrà. (La decisione finale spetta al cugino di Dan Brown).

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1131&ID_sezione=56


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Secondo tempo
Inserito da: Admin - Febbraio 09, 2012, 10:29:28 am
9/2/2012

Secondo tempo

Massimo GRAMELLINI

Il peccato mortale della politica è l’essersi ridotta a una classe di burocrati che forse cambierà la legge elettorale, ma ha smarrito l’ambizione di cambiare la realtà. Sono i mercati a indicare gli scenari, gli obiettivi e persino le cure. La politica si adegua passivamente, come una locomotiva agganciata in coda al treno.

Ho ancora negli orecchi la voce roca di Clint Eastwood durante l’intervallo del Superbowl: quell’invito molto americano a vivere in rimonta, a non arrendersi alla sconfitta perché c’è sempre un secondo tempo da giocare. Ecco, in Europa i politici si comportano come se il secondo tempo non ci fosse più, come se la partita fosse già finita e perduta. Hanno vinto gli altri e a noi non resta che aggrapparci, rancorosi e nostalgici, agli ultimi privilegi di un mondo in frantumi. Lo chiamano realismo, ma nelle epoche di confine il realismo smette di essere un pregio e diventa un alibi per la rassegnazione lamentosa dei perdenti. Io sento il bisogno di politici rispettabili che sollevino gli occhi dai listini della Borsa e, camminando sull’esile filo che separa la passione dalla retorica, sovrastino la nenia dei depressi per indicare all’Europa e al mio Paese un traguardo, un orizzonte, un destino. Nella vita delle nazioni come in quella degli individui, la paura di perdere porta sempre alla sconfitta e vanifica i sacrifici che vengono fatti in suo nome. Lacrime e sangue, Churchill insegna, hanno un senso solo quando c’è un secondo tempo da giocare.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Trova le differenze
Inserito da: Admin - Febbraio 10, 2012, 11:19:16 am
10/2/2012

Trova le differenze

Massimo GRAMELLINI

Nell’arco di tre mesi il settimanale più famoso del mondo ha dedicato la copertina a due premier diversissimi, nati incredibilmente nello stesso Paese: il nostro.

Rimangono le questioni irrisolte. Chi ha le orecchie più grandi? Chi incarna la destra moderna? A chi si è ispirato Leonardo per il sorriso della Gioconda? Come è possibile che in appena tre mesi - il tempo che Alemanno impiega per mettere le catene - secondo il titolista di «Time» siamo passati dallo status di economia più pericolosa del pianeta a quello di ultima speranza d’Europa? Da chi comprereste una barzelletta usata? (Io da Monti: adoro l’umorismo lugubre).

L’italiano medio somiglia a uno dei due o il suo sogno è essere Monti di giorno e Berlusconi la notte? Quando mai metteranno Bersani sulla copertina di «Time»?

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. I nuovi orfani
Inserito da: Admin - Febbraio 11, 2012, 10:06:57 am
 11/2/2012

I nuovi orfani

Massimo GRAMELLINI

Da qualche tempo i giornalisti aprono la posta con un moto d’angoscia. Finiti i tempi in cui i lettori si arrovellavano su destra e sinistra. Ora parlano di licenziamenti, debiti, rese esistenziali. Ieri mi ha scritto un uomo di 56 anni: aveva una moglie, un figlio, una piccola attività e un mutuo in banca. Poi l’azienda è fallita, la moglie lo ha lasciato portandosi via il ragazzino e la banca gli ha messo alle costole un’agenzia di recupero crediti. Non sapendo dove andare, è tornato nel grembo di sua madre, che lo ha ripreso in casa con amore e sofferenza perché non è un figliol prodigo ma uno sconfitto della vita.

Quando avevo l’assolutezza dei vent’anni ero un potenziale ministro tecnico che teorizzava la meritocrazia e disprezzava i mediocri, i pigri, i falliti. Mio padre mi accusava di infondere nelle utopie liberali lo stesso fanatismo che comunisti e fascisti mettevano nelle loro. Mi spiegava che il mondo non è abitato da supereroi, che la maggioranza degli uomini è fragile, poco competitiva ed esposta ai venti del destino, e che una società è tale se riesce a garantire anche a costoro un tenore di vita dignitoso. Lo Stato sociale ha rappresentato la trasposizione pratica del discorso di mio padre. Ne abbiamo abusato con sprechi e ruberie.

Ma quell’obbrobrio di buon cuore ci ha tenuti insieme. Ora che si sta estinguendo sotto il peso del debito, milioni di persone si scoprono sole con le loro debolezze, i loro errori difficilmente rimontabili. Non saranno le sferzate di qualche ministro a riscattarle, ma una politica economica che riparta da quel che abbiamo perduto: l’umanità.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Emma al bar
Inserito da: Admin - Febbraio 22, 2012, 11:52:22 am
22/2/2012

Emma al bar
 
Massimo GRAMELLINI

Mi ritrovo sempre più spesso a tessere controvoglia l’elogio dell’ipocrisia dei vecchi democristiani, che parlavano ore senza dire nulla. Lo facevano apposta: per non offendere nessuno. Quando accusa i sindacati di proteggere i ladri e gli assenteisti cronici, Emma Marcegaglia si esibisce in un classico lamento da bar. I sindacati difendono i mascalzoni e penalizzano i volenterosi. Gli imprenditori portano i soldi in Svizzera invece di investirli in azienda. I manager non vengono pagati per quanto producono ma per quanto tagliano. I ragazzi piangono miseria però si rifiutano di fare i mestieri umili, e via sermoneggiando.

Ora, i luoghi comuni da bar sono tali proprio perché contengono un fondo di verità. Ma hanno questo di terribile: pronunciati fuori dal loro contesto naturale (l'aperitivo con oliva) si tramutano in una generalizzazione che avvelena la convivenza e fa scattare la rappresaglia. Lo si è visto anche ieri: Marcegaglia non aveva ancora finito di sputare fiele sul sindacato protettore di ladri con cui in teoria sta trattando la riforma del mercato del lavoro che già Di Pietro le suggeriva di «guardare a casa sua», allusione non troppo elegante ai procedimenti giudiziari che hanno coinvolto la famiglia dell’imprenditrice. Quando le vacche sono grasse questi scambi di cortesie aiutano a ingannare la noia. Ma nei momenti di bestiame pelle e ossa trasmettono solo sgomento. Come se chi occupa ruoli di responsabilità non si rendesse conto che in ascolto c’è un’umanità sgomenta che chiede di essere spronata, non provocata.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La buona ricchezza
Inserito da: Admin - Febbraio 23, 2012, 11:27:15 am
23/2/2012

La buona ricchezza

Massimo GRAMELLINI

Certo voi comunisti siete strani arnesi, mi scrive un lettore che considera comunista anche Monti e in genere chiunque si collochi a sinistra dei tacchi della Santanchè. Finché c’era Lui, sostiene l’orfano del Bandana, disprezzavate la ricchezza come sterco del diavolo. Ma ora che al governo ci sono i papaveri delle banche che guadagnano milioni in consulenze, esaltate la ricchezza come misura del merito. Dov’è la coerenza, compagno?

Esimio signore, la sua opinione - pur complessivamente apprezzabile - mi sembra soffra di un certo squilibrio e non sarei del tutto scontento se lei mi concedesse l’opportunità di una replica. (Scusi il tono aggressivo, ma noi compagni del Monti ci esprimiamo così). Nascere ricchi è una fortuna. Diventarlo un merito (e una fortuna, perché tanti lo meritano e non riescono a diventarlo). Ma in entrambi i casi non si tratta di una colpa. La colpa è accumulare soldi rubando, corrompendo, evadendo. Ma il fatto di essere valutati dal mercato non rappresenta di per sé una vergogna. Lo diventa, a mio avviso, quando si esagera. Non solo nel guadagnare (certe disparità andrebbero attutite), ma nell’ostentare. A irritarmi, nella vecchia classe dirigente, non era la ricchezza, ma il modo in cui ci veniva di continuo sbattuta addosso: pacchianeria, sprechi, volgarità scambiata per vitalità. La cafonaggine è tenera in un povero, ma insopportabile in un ricco. Sono un piemontese moralista, mi perdoni, e non mi urta che Monti abbia i milioni. Mi urterebbe se li avesse rubati o se li usasse per cospargere il suo loden di brillantini.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Pietà l'è morta
Inserito da: Admin - Febbraio 29, 2012, 10:04:55 am
29/2/2012

Pietà l'è morta

Massimo GRAMELLINI

C’è stato un tempo in cui eravamo intrisi di buonismo gelatinoso e il «politicamente corretto» invadeva il discorso pubblico con il suo codazzo di espressioni ridicole. Ora quel tempo è passato e a dominare la scena è il cinismo dei gretti contrabbandato per sincerità.

Molti pensano che il manifestante No Tav caduto dal traliccio se lo sia meritato. Non solo lo pensano, lo dicono al bar e lo scrivono sul web. Ma quando lo stesso concetto esonda dal cicaleccio privato e diventa la domanda del sondaggio di un giornale (nella circostanza «Libero»), o quando un altro quotidiano (nella circostanza «Il Giornale») definisce a tutta pagina «cretinetti» un tizio che sta in coma all’ospedale coi polmoni arrostiti, significa che è in atto un salto qualitativo.

Come se la rinuncia al filtro della sensibilità - per la smania di interpretare il pensiero comune al livello più basso - avesse arrostito qualcosa anche dentro di noi.

Non ho alcuna simpatia per i violenti, i fanatici e i provocatori che hanno rubato la scena al popolo pacifico dei No Tav.
Ma di fronte a un essere umano che lotta contro la morte e al dolore della sua famiglia, il registro della pietà continua a sembrarmi preferibile a quello dello sberleffo. Capisco che i toni forti e le battute grossolane soddisfino il bisogno di rassicurazione che agita le menti in questi tempi confusi. Ma è una gratificazione provvisoria e ingannevole, che si lascia dietro un senso di sgomento, foriero di nuove paure. La decadenza delle parole anticipa sempre quella della civiltà che ne abusa.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La nostra colonna sonora
Inserito da: Admin - Marzo 02, 2012, 10:49:55 am
2/3/2012

La nostra colonna sonora

Massimo GRAMELLINI

La magia della grande musica si scopre quando i grandi cantanti se ne vanno. Ieri milioni di italiani hanno ripercorso in un attimo la propria vita con la colonna sonora di Lucio Dalla, così come avevano fatto alla morte dell’altro Lucio nazionale. Caro amico ti scrivo che nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino e se è una femmina si chiamerà Futura...

Ci sono cascato anch’io ed è stato facile, oltre che bellissimo. Il mio Dalla non è quello che avrei conosciuto di persona in anni recenti, e con il quale ho presentato libri, riso, scherzato, persino polemizzato. Il mio Dalla è la notte prima degli esami. Estate 1979, vigilia della maturità, Dalla e De Gregori in concerto con «Banana Republic» allo stadio Comunale di Torino, davanti a casa mia. Durante il giorno coi miei compagni avevamo studiato in cucinino, dove per un curioso gioco di rimbombi si potevano sentire le prove dei musicisti: sembrava che il sax di Dalla fosse in cortile. Ho il ricordo nettissimo di noi che interrompiamo una poesia del Leopardi per affacciarci al balcone e lasciarci trasportare da un suo assolo di jazz. La sera i compagni telefonarono alle mamme per dire che si sarebbero fermati da me a ripassare. Invece andammo allo stadio, confusi fra altri settantamila, ma col cuore che ballava di paura per il giudizio imminente e dei biglietti particolarmente meschini.

Eravamo nel settore più lontano dal palco e ancora non esistevano i maxischermi: De Gregori era un puntino, Dalla la metà di un puntino. Ma appena abbracciava il sax e ci soffiava dentro si trasformava in un gigante.

E poi, e soprattutto, c’erano le sue canzoni sparate nella notte: «Com’è profondo il mare», «Piazza grande», «Stella di mare» («Tuuuu come me», e quell’uuu gli usciva dalla cassa toracica come un’orchestra di cento elementi), «L’anno che verrà». Le sapevo tutte a memoria, a differenza delle poesie del Leopardi. Quando partì «Cosa sarà» («che ci fa morire a vent’anni anche se vivi fino a cento») guardai il cielo sopra lo stadio e giurai alle stelle che non sarei mai stato un ventenne morto, anzi, avrei fatto di tutto per diventare un centenario vivo. Quella frase cantata a squarciagola alla vigilia dell’esame di maturità segnò a tal punto la mia formazione che il giorno in cui, da adulto, conobbi De Gregori gli dissi che era la più bella che avesse mai scritto. De Gregori concordò sulla bellezza della canzone e aggiunse con un sorriso che purtroppo non era sua, ma di Ron e Lucio: lui l’aveva solo cantata. È stato uno dei momenti più imbarazzanti della mia vita e anche questo lo devo a Dalla.

Chi non lo ha già fatto ieri, può provarci adesso con me. Raccontarsi la vita in un minuto, attraverso le sue canzoni. «4 marzo 1943» (era l’unico cantante di cui tutti sapevamo la data di nascita) e mi rivedo bambino triste e solo davanti alla tv in bianco e nero che trasmette il festival di Sanremo. «Disperato erotico stomp» accompagnò i primi viaggi individuali al centro del sesso, con quella mano che «partiva» e non si sapeva mai bene dove ci avrebbe portato. «Anna e Marco», uno dei lenti-cardine dell’adolescenza, l’importante era tenersi stretti alla ragazza fino a quando Dalla diceva «Anna avrebbe voluto morire, Marco voleva andarsene lontano»: a quel punto si poteva tentare l’affondo. «Balla balla ballerino» e ogni volta che la cantavo mi veniva da piangere, persino adesso, chissà perché. «Futura» vantava un posto d’onore nella Definitiva, la C90 verde in cui avevo condensato le canzoni da infilare nell’autoradio, quando a bordo saliva una certa persona. E ancora un vecchio album, «Il giorno aveva cinque teste», difficile e bellissimo, da ascoltare nei momenti duri, quelli che servono a crescere. «Caruso» è un bagno di notte, un bacio sotto la luna, uno spaghetto divorato sul mare. Chiuderei con «Attenti al lupo», che a trent’anni mi salvò da un principio di depressione: non ho più trovato una canzone capace di trasmettermi tanta incomprensibile allegria.

Pensavo che questo genere di ricordi non potesse estendersi ai più giovani. Poi verso sera mi è arrivata la mail di una ragazza, si chiama Francesca. «Sto piangendo come una fontana per Lucio Dalla. Mi sento come se fosse morto un vecchio amico. Lui sicuramente non sapeva chi fossi. È ovvio. Credo che questo genere di rapporti emotivi a distanza siderale si possa creare solo con i musicisti. Che tu sia triste, felice, stanca, sola, in compagnia, quando loro cantano hai l’impressione che vogliano tirarti su il morale, partecipare alla tua gioia, cullarti prima che tu dorma, farti compagnia. Ti sembra che parlino proprio con te. Magari esagero, ma per me è stato così. Mi mancherà molto». Anche a me.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Funeral party
Inserito da: Admin - Marzo 03, 2012, 11:15:43 pm
3/3/2012

Funeral party

MASSIMO GRAMELLINI

La Cei ha espresso l'auspicio che ai funerali di Lucio Dalla non risuonino le canzoni di Lucio Dalla. Neanche quelle di De Gregori, in questo i vescovi sono stati assolutamente equanimi. Altro che i gorgheggi pagani (e struggenti) di Elton John alle esequie di Lady Diana. Nessuna «canzonetta» deve distrarre i fedeli dall’incontro con la morte che si celebra nel rito: salutare il feretro sulle note di «Futura» sarebbe una rimozione del problema. Mi infastidiscono gli applausi ai funerali: li ritengo una scorciatoia emotiva per non penetrare il mistero, scaricando fuori di noi l'angoscia che il suono del silenzio ci provoca dentro. Ma la bella musica non è un applauso e Dalla è Dalla, un poeta, un cuore pulsante, che poi è quanto di più sacro io riesca a immaginare.

Certo, nessuno pensa di mettere un juke-box sull'altare di San Petronio o una pianola nel confessionale. Però fatico a comprendere quale danno produrrebbe alla dimensione spirituale dell'evento la presenza di un violinista che accogliesse l'ingresso della bara con gli accordi di «4 marzo 1943». E che ne direste, eminenze, se il coro dei bambini dell'Antoniano la cantasse tutta, quella canzone, che poi è la preghiera di un credente, quale Dalla era? La rigidità dei principi rimane un dono finché non si trasforma nell'incapacità di sintonizzarsi sul sentimento comune, su quella voce d'angelo che per sempre ci canterà «aspettiamo che ritorni la luce - di sentire una voce - aspettiamo senza avere paura domani».

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Libera donna in libero Stato
Inserito da: Admin - Marzo 07, 2012, 05:24:07 pm
6/3/2012

Libera donna in libero Stato

Massimo Gramellini

Cercavo uno spunto per parlare dell’Ottomarzo senza farvi cascare troppo le braccia, quando mi sono imbattuto nell’intervista a una delle donne più famose del mondo, l’icona musicale Lady Gaga. Ha raccontato di essere stata vittima dei bulli durante il liceo: esclusa dalle feste, ignorata dai ragazzi e derisa dalle amiche, che una volta la gettarono persino nel bidone della spazzatura. Ho finalmente capito perché questa diva, appesa sui muri delle stanze di metà degli adolescenti del pianeta, continua a vivere in maschera e a mostrare uno sguardo sfuggente.

I problemi non si risolvono, si superano. Lady Gaga dev’essersi inerpicata sui suoi problemi per tentare di oltrepassarli, costruendo un personaggio che le ha dato fama e ricchezza, ma probabilmente non l’unica libertà che conta: quella di essere se stessa. Tornando ai comuni mortali (i divi servono a questo, a fornirci un pretesto per parlare di noi), non credo che oggi le donne siano chiamate a scegliere fra il modello Fornero e il modello Belen, ma fra un modello maschile e uno femminile. Molte di loro, per vedersi riconosciuto un ruolo in questa società, tendono a comportarsi come maschi. Ma non essendolo, si nascondono da se stesse, infelici e smarrite. La vera festa della donna è il coraggio di essere donna e di imporsi come tale ogni giorno, infischiandosene del giudizio. Sostiene «non del tutto a torto» (ormai parlo come Monti, scusate) una mia cara amica: il mondo avido e violento di voi maschi etero ha miseramente fallito, ora tocca a noi donne e ai gay costruirne uno più umano.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. "Breve riposo dona alla mamma, Signore"
Inserito da: Admin - Marzo 11, 2012, 11:03:17 am
Cultura

01/03/2012 -

"Breve riposo dona alla mamma, Signore"

"Fai bei sogni" nuovo romanzo di Gramellini

La vita di un orfano che dopo quarant'anni scopre la verità sulla morte della madre.

A raccontarne la storia è Massimo Gramellini nel nuovo romanzo "Fai bei sogni"

MASSIMO GRAMELLINI

Esce oggi Fai bei sogni, il nuovo romanzo di Massimo Gramellini (Longanesi, pg. 216, euro 14,90). E’ la storia di un uomo che a
quarant’anni di distanza scopre la verità sulla morte della madre. Pubblichiamo due capitoli dalla prima parte del libro.

Quarant’anni prima, l’ultimo dell’anno mi ero svegliato così presto che credevo di sognare ancora. Ricordo l’odore della mamma nella mia stanza, la sua vestaglia ai piedi del letto. Che ci faceva lì? E poi: la neve sul davanzale, le luci accese in tutta la casa, un rumore di passi strascicati e quel guaito di creatura ferita.

«Nooooo!»
Infilo le pantofole nei piedi sbagliati, ma non c’è tempo per rimediare. La porta sta già cigolando sotto la spinta delle mie mani, finché lo vedo in mezzo al corridoio, accanto all’albero di Natale.

Papà.

La quercia della mia infanzia, piegato come un salice da una forza invisibile e sorretto per le ascelle da due sconosciuti. Indossava la giacca da camera color porpora che gli aveva regalato la mamma. Quella con un cordone delle tende al posto della cintura. Si muoveva a scatti, scalciando e contorcendosi. Appena si accorse della mia presenza, lo sentii mormorare: «È mio figlio… Per favore, portatelo dai vicini». Abbandonò la testa all’indietro e urtò l’albero di Natale. Un angelo con le ali di vetro perse l’equilibrio e precipitò al tappeto.

Gli sconosciuti erano muti ma gentili e mi parcheggiarono sul lato opposto del pianerottolo, da una coppia di pensionati.
Tiglio e Palmira.
Tiglio affrontava la vita dietro la corazza immutabile del suo pigiama a righe e con il conforto di una ostinata sordità. Comunicava soltanto per iscritto, ma quella mattina si rifiutava di rispondere alle domande che gli avevo scarabocchiato in stampatello sul margine bianco del giornale.

DOV’È
LA
MAMMA?
HANNO
RAPI-
NATO
PAPA'?

Dei banditi dovevano essere entrati in casa durante la notte… E se fossero stati i due che lo tenevano per le ascelle? Apparve Palmira con le borse della spesa.
«Papà ha avuto un po' di mal di testa, bambìn. Ma adesso sta bene. Quei signori erano i medici che lo hanno visitato».
«Come mai non avevano il camice?»
«Lo mettono solo in ospedale».
«E come mai erano due?»
«I medici del pronto soccorso sono sempre in due».
«Ah, giusto. Così se uno si ammala all'improvviso, l'altro lo può guarire. Dov’è la mamma?»
«Papà l’ha accompagnata a fare una commissione».
«E quando torna?»
«Presto, vedrai. La vuoi una cioccolata calda?»
In mancanza della mamma mi accontentai della cioccolata.
Qualche ora dopo venni preso in custodia dai migliori amici dei miei.
Giorgio & Ginetta.

Non credo di averli mai considerati separatamente. Mamma e papà si erano conosciuti al loro matrimonio, una circostanza che non smetteva di stimolare gli ingranaggi del mio cervellino.
«Mamma, ascolta: se Giorgio & Ginetta si fossero dimenticati di portarti alla festa, saresti stata sempre tu la mia mamma oppure un'altra invitata?»

Avevo una lingua mai esausta, nonostante fosse piena di tagli e di toppe come il grembiule di un artigiano.
«È un miracolo che con un attrezzo simile suo figlio possa parlare» aveva spiegato il pediatra alla mamma.
«Adesso di miracolo ne servirebbe un altro, dottore: riuscire ogni tanto a farlo stare zitto» aveva risposto lei. «Con la parlantina che si ritrova, mi diventerà un avvocato».
Non ero d'accordo. Io volevo smettere di parlare e incominciare a scrivere. Quando mi convincevo che qualche adulto aveva commesso
un’ingiustizia nei miei confronti, gli agitavo una biro sotto il mento: «Da grande racconterò tutto in un libro che si intitolerà Io bambino».

Il titolo era migliorabile, ma il libro sarebbe stato una bomba.

La verità è che avrei preferito essere un pittore. A sei anni avevo già dipinto il mio ultimo capolavoro: La mamma mangia un grappolo d'uva. Il grappolo era alto il doppio della mamma, gli acini sembravano le palle dell’albero di Natale e la faccia della mamma era identica a un acino. Lei lo aveva appeso in cucina e lo mostrava con orgoglio ai parenti di passaggio. Dalle loro facce perplesse avevo ricevuto il primo responso esistenziale: la pittura non sarebbe mai stata il mio talento. Il mondo che avevo dentro avrei dovuto cercare di disegnarlo con le parole.

A casa di Giorgio & Ginetta andò in scena il cenone più triste del mondo. Malgrado i miei tentativi di ravvivare la conversazione, io e il figlio tredicenne venimmo spediti nei letti a castello alle nove di sera, dopo una pastasciutta e una bistecchina, entrambe al burro. Non ci fu verso di ottenere una fetta di panettone e una spiegazione decente. Mamma e papà erano andati a fare una commissione, la stessa della mattina o forse un’altra, ma altrettanto misteriosa. E noi dovevamo filare subito a nanna.

Ricordo il respiro regolare del mio compagno di clausura sopra di me. E i fuochi di mezzanotte che smacchiavano il buio della stanza attraverso le serrande non perfettamente abbassate. Rintanato sotto le coperte, gli occhi accesi e la testa vorticante come una giostra incantata, continuavo a chiedermi cosa avessi combinato di tanto tremendo durante le vacanze di Natale per meritare un castigo simile. Avevo detto due bugie, risposto male una volta alla mamma e tirato un calcio nel sedere a Riccardo, il bambino della Juve che abitava al secondo piano. Non mi sembravano peccati così gravi, specie l’ultimo.

***

Il primo dell’anno Giorgio & Ginetta mi dissero che al ritorno dalle commissioni la mamma si era dovuta fermare in ospedale per alcuni esami. Erano mesi che non smetteva di fare commissioni e di dare esami. Sempre in ospedale, poi. Se almeno fosse venuta a scuola, le avrei insegnato a copiare. La immaginavo alle prese con uno dei problemi che la maestra ci aveva assegnato per le vacanze. Un bambino percorre tre chilometri e ogni due ettometri perde due palline: quante palline avrà perso dopo millenovecento metri? Io detestavo gli ettometri. E quel bambino idiota che perdeva palline da tutte le parti, eppure continuava la sua passeggiata come se niente fosse. Al pomeriggio riapparve papà per accompagnarmi in ospedale dalla mamma. Sembrava tornato la solita quercia.
«Prima passiamo a prenderle dei fiori» proposi.

«No. Prima andiamo a trovare Baloo. Deve parlarci di una cosa importante». Mi impuntai. Baloo era il sacerdote dei lupetti, la sezione infantile degli scout che frequentavo da qualche mese. Lo avrei salutato volentieri, se solo avesse aspettato il suo turno. Ma non poteva tagliare la strada alla mamma. La mediazione di Giorgio & Ginetta propiziò un compromesso onorevole. Saremmo andati in ospedale dopo l’incontro con Baloo, ma i fiori li avremmo comperati prima.

Mi presentai all’oratorio degli scout con un’aiuola di rose rosse fra le braccia. Dall’orso del Libro della Giungla suo omonimo, Baloo aveva copiato i modi goffi e la bontà. Ci accolse nella sala riservata alle riunioni dei lupetti e fece subito una battuta sul campionato di calcio. Nonostante fosse nato a Buenos Aires e vivesse a Torino come noi, tifava per il Cagliari di Gigi Riva. Aveva delle figurine di calciatori da farmi vedere, ma papà lo interruppe: «Gliele mostrerà un'altra volta, Baloo».

Lui sospirò e mi disse di guardare il soffitto: un cielo di gessetti azzurri che avevo contribuito a colorare. Affondò una mano enorme nella mia spalla e con l'altra indicò il cielo a gessetti.
«La mamma è il tuo angelo custode, lo sai. Da tempo chiedeva il permesso di volare lassù per proteggerti meglio e ieri il Signore l’ha chiamata a sé...».

Sentii un cucchiaio di ghiaccio penetrarmi nella pancia e svuotarmela tutta. Mi voltai di scatto verso papà, alla ricerca di qualsiasi indizio assomigliasse a una smentita, ma vidi soltanto che aveva gli occhi rossi e le labbra bianche.
«Andiamo a pregare» disse Baloo.
«L’eterno riposo dona a lei, Signore. Splenda a lei la luce perpetua. Riposi in pace. Così sia».
La voce calda di Baloo risuonava lungo le navate della chiesa deserta. In ginocchio nel primo banco, l’aiuola di fiori rossi serrata sul petto, muovevo le labbra al suo ritmo, ma dal cuore mi sbocciavano parole diverse.

«Breve riposo dona alla mamma, Signore. Svegliala, falle un caffè e rimandala subito qui. È mia mamma, capito? O riporti giù lei o fai venire su me. Scegli tu. Ma in fretta. Facciamo che adesso chiudo gli occhi e quando li riapro hai deciso? Così sia».

da - http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/444598/


Titolo: Massimo GRAMELLINI. In memoria di Fata Prosciutto
Inserito da: Admin - Marzo 20, 2012, 06:31:57 pm
20/3/2012

In memoria di Fata Prosciutto

Massimo GRAMELLINI

Fra i tanti articoli indispensabili che uno si illude di aver scritto, il Buongiorno che ha avuto storicamente il maggior numero di reazioni da parte dei lettori è uno squarcio di vita quotidiana pubblicato nel novembre del 2008. Raccontava della salumiera di un mercato di Torino, la signora Kathy, che ogni giorno, alle 13 e 40, riceveva la visita degli alunni di una scuola media poco distante e a ciascuno offriva un sorriso e una fetta di prosciutto.

La signora Kathy non era una missionaria e i ragazzini non erano dei bisognosi. Eppure quel rito quotidiano di assurda e gratuita bontà aveva una sua magia e ogni giorno, alle 13 e 40, i clienti del mercato posavano le borse della spesa e guardavano in direzione della scuola, chiedendosi: ma i ragazzi quando arrivano?

Arrivavano, arrivavano sempre. E continuarono a farlo anche dopo l’uscita dell’articolo. Finché un giorno, alle 13 e 40, sono corsi al bancone ma non hanno più trovato ad accoglierli il sorriso della signora Kathy, ribattezzata Fata Prosciutto. Si era ammalata.

I ragazzini hanno continuato lo stesso a recarsi al bancone: non più per il prosciutto, ma per avere sue notizie.

Le mandavano saluti, pensieri, preghiere. E quando l’altra settimana la Fata se n’è andata - perché le fate hanno molto da fare, non possono stare sempre con noi - la chiesa del funerale era stracolma come per una principessa e anche il prete si è commosso.

Basta davvero poco per comunicare con il cuore del mondo. È un linguaggio universale che non usa le parole, ma i gesti. A volte anche una fetta di prosciutto.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Senza titoli
Inserito da: Admin - Marzo 22, 2012, 12:23:54 pm
21/3/2012

Senza titoli

Massimo GRAMELLINI

Ma vi sembra normale che soltanto due parlamentari su mille abbiamo investito una parte dei loro risparmi in titoli di Stato? Leggendo le dichiarazioni dei redditi dei nostri amati rappresentanti si rimane storditi da una girandola d’azioni che neanche Messi quando parte palla al piede: Casini investe in profumi L’Oréal e medicine Bayer, il democratico Gentiloni in aperitivi Campari e un po’ tutti affidano le proprie fortune a società estere: Deutsche Telekom, Banco di Bilbao, Bank of America, cara all’americano Martino. Invece sulla baracca che toccherebbe loro raddrizzare - lo Stato italiano - scommettono in pochi. Due, per la precisione. L’udc Roberto Rao, 50 mila euro in Btp, e l’ex pdl Mario Pepe, 100 mila. A rigor di logica alle prossime elezioni dovremmo votare per uno di loro, in quanto sono gli unici il cui interesse coincide col nostro.

Ripeto: due su mille, vi sembra normale? Che fiducia potrebbe mai ispirarvi un’azienda i cui consiglieri d’amministrazione investissero i propri guadagni in azioni della concorrenza? E con quale credibilità i governanti continueranno a chiedere ai cittadini e ai mercati di finanziare il nostro debito pubblico, se i primi a non credere in quel che predicano sono loro? Al di là dei furti e dei privilegi, è questa continua manifestazione di incoerenza ad averci definitivamente sfibrati. Abbiamo una classe dirigente mediocre, mediamente corrotta e mediamente incapace. Pretenderemmo che fosse almeno un po’ più lineare. Un po’ più conseguente fra parole e gesti, fra omissioni e azioni.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. A loro insaputa
Inserito da: Admin - Marzo 22, 2012, 03:21:50 pm
22/3/2012

A loro insaputa

Massimo GRAMELLINI

Il caro leader Oliviero Diliberto si è fatto fotografare con un’ammiratrice sulla cui maglietta stava scritto «Fornero al cimitero», ma lui non se n’era accorto e ha detto che gli dispiace. Avrebbe potuto aggiungere che quello slogan macabro era una vergogna, però non se l’è sentita di infierire contro l’indossatrice. Era già troppo occupato a crogiolarsi nel suo dispiacere.

L’ultima vocazione dei politici, infatti, consiste nel giocare d’anticipo e definirsi cretini da soli.

Il sindaco barese Emiliano, quello che riceveva pesci vivi in dono dagli affaristi e teneva le seppioline «allievi di Molfetta» nella vasca da bagno, prima ha dato la colpa della sua disinvoltura nientemeno che al «ventennio berlusconiano» (ma Silvio nella vasca avrebbe almeno preteso delle allieve) e poi ha concluso: «Datemi del fesso, non del ladro».

Se ci tiene tanto. Anche Rutelli, pur di salvarsi la reputazione, preferisce passare per un sempliciotto che si è fatto soffiare sotto il naso venti milioni di euro dal suo tesoriere. Come se in politica la dabbenaggine fosse meno grave della disonestà.

E Podestà, il presidente della provincia di Milano che ieri ha scritto un messaggio contro Pisapia su Twitter e oggi ha detto di aver cliccato il pulsante del telefonino per sbaglio? Tutti allievi di mastro Scajola. Vivono a loro insaputa e lo ribadiscono con orgoglio.

Illudendosi che noi, come è accaduto per troppi anni, continueremo a votarli a nostra insaputa.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La buca del delatore
Inserito da: Admin - Marzo 23, 2012, 11:22:04 pm
23/3/2012

La buca del delatore

Massimo GRAMELLINI

Per mettere un freno alla corruzione pubblica che ha già spolpato la Grecia, il governo italiano intende introdurre l'arma della delazione. La legge allo studio funziona così. Il dipendente onesto si accorge che il vicino di scrivania prende una mazzetta, prepara una denuncia circostanziata e la consegna all'ufficio apposito della Prefettura, ricevendo in cambio la garanzia dell'anonimato e di una percentuale sostanziosa sui soldi recuperati dallo Stato. Una meraviglia. A Losanna, naturalmente. Ma nella penisola bagnata da quattro mari e da troppi furbi le cose potrebbero andare in modo diverso. Il dipendente invidioso del collega, o arrabbiato col medesimo per questioni di carriera, di sesso, di tifo, di precedenza nell'accesso al parcheggio interno, confeziona una bella «macchinetta del fango» e la deposita sul tavolo di un solerte funzionario che gli garantisce l'anonimato, anzi glielo giura sui suoi figli, e subito dopo telefona al denunciato per spifferare il nome del delatore. Perché Alfano ha ragione quando dice che le leggi vanno scritte per le persone perbene. Ma sono poi le persone «permale» a utilizzarle con la massima perspicacia per ribaltarne il senso a proprio vantaggio.

Non fraintendetemi: al punto in cui siamo, la delazione è comunque meglio dell'omertà. Ma non contrabbandiamola per progresso civile. E' una medicina orribile che ci tocca assumere per non morire di mazzette. Consapevoli dei suoi effetti collaterali: allenta il senso di comunità e ripristina la legge della giungla. Tutti contro tutti, e chi non sparla è perduto.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La pietà
Inserito da: Admin - Marzo 27, 2012, 07:22:25 pm
27/3/2012

La pietà

Massimo GRAMELLINI

Un vecchio alla sbarra con le guance scavate, il sondino nel naso e la voce che si rompe mentre chiede scusa. So che dovrei commuovermi, ma non ci riesco. All’immagine di Calisto Tanzi in disgrazia si sovrappone quella del padre di un mio amico: un brav’uomo, un geometra in pensione che aveva investito in azioni Parmalat i risparmi di tutta una vita e ha finito i suoi giorni travolto dai sensi di colpa, senza più un euro da lasciare ai suoi figli.

Il vecchio col sondino nel naso si pente per aver agito, e truffato, «in stato di esaltazione». Noi umani possiamo compatirlo e alcune delle sue vittime riusciranno addirittura a perdonarlo. Ma la società - la legge - non può fargli sconti, perché ogni causa ha un effetto e nessun pentimento è in grado di affievolire quel nesso. Tanzi l’Esaltato ha messo sul lastrico migliaia di persone, ingannandole per sfamare il demone della sua avidità. Tanzi il Pentito può anche pareggiare i conti con se stesso, ma per pareggiarli con gli uomini dovrà portare a termine la nuova missione: trasformare il suo amaro declino in uno spauracchio per tutti quei finanzieri «esaltati» che dietro i loro traffici non sanno più scorgere la faccia di un geometra in pensione.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Una mazzetta non scontata
Inserito da: Admin - Marzo 28, 2012, 03:23:36 pm
28/3/2012

Una mazzetta non scontata

Massimo GRAMELLINI

Eddy Merckx - forse il più grande ciclista di tutti i tempi - è nei guai con la giustizia del suo Paese, il Belgio. Secondo l’accusa avrebbe vinto un appalto per la fornitura di 48 biciclette alla polizia di Anderlecht, grazie alla soffiata di un commissario, Philippe Boucar. Questo funzionario avido avrebbe svelato al Cannibale (soprannome di Merckx quando si abboffava di corse a tappe e classiche in linea) le offerte degli altri concorrenti in cambio di uno sconto su una bici da corsa in carbonio.

Raramente una storia di mazzette mi aveva tanto commosso. Per la natura di uno dei protagonisti, certo, una biglia di riferimento tra quelle che rotolavano nelle sabbie della mia infanzia. Ma soprattutto per il prezzo della corruzione: una bici scontata. Provate ad ambientare la stessa scena un po’ più a Sud, nella Roma delle mille cricche o nella Milano dei dieci consiglieri regionali indagati. Altro che sconto. Il funzionario corrotto avrebbe preteso, come minimo, la bici gratis. E non solo per sé, ma per moglie (con zainetto) e figli (con ruotine). Come quel dirigente di Parma che assegnò l'appalto per le fioriere comunali all’azienda disposta a rifare gratuitamente il prato dell’asilo nido gestito dalla sua signora. Che timidezza traspare invece dalla mazzetta belga, da quella tangente piena di pudore. Par di vederlo, il commissario Boucar, davanti al mito Merckx, mentre abbassa gli occhi e si tormenta il cappello con le mani: «Se non chiedo troppo, potrei avere… uno sconticino?». E adesso magari lo metteranno in galera. Quando si dice nascere nel posto sbagliato.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Misure straordinarie
Inserito da: Admin - Marzo 29, 2012, 05:00:35 pm
29/3/2012

Misure straordinarie

Massimo GRAMELLINI

Su Facebook furoreggia la candidatura del pornodivo Rocco Siffredi a sindaco di Palermo, «perché la nostra città ha bisogno di misure straordinarie», con tanto di slogan allusivi: «In basso al centro». Una goliardata. O magari no e fra una settimana il vero Siffredi annuncerà che Palermo è il Paese che ama e scenderà in campo senza neanche scendere dal letto. In politica ogni vuoto va riempito e, dopo un inverno di penitenza, a primavera i loden finiscono nel ripostiglio mentre escono dalla naftalina gli ormoni.

Eppure non è difficile scorgere in questa scemenza il segno di un malessere abbastanza sottovalutato, che riassumerei così: molti italiani non considererebbero la candidatura di Siffredi una scemenza. Non più di quanto lo sia quella di un politico di professione, intendo. Che i sopravvissuti di destra e sinistra continuino ad affacciarsi nei talk show con l'aria saccente dei padroncini in vacanza non fa che peggiorare le cose. Credono davvero di andare o tornare al governo nel 2013, come i nobili francesi del 1789 pensavano di bazzicare in eterno la corte di Versailles. Il guaio è che, nel loro patetico crepuscolo, rischiano di trascinare la politica. Che invece è cosa dura, seria, talvolta sporca, ma necessaria e persino emozionante quando è percorsa da una visione del futuro. Fra la goliardia e gli zombi si apre uno spiraglio che non potrà essere coperto a lungo dai tecnici: anziani e rispettabili signori di un tempo che fu. E' ora che il Terzo Stato delle tante associazioni in cui si declina la passione civile della società italiana prenda coscienza della propria missione e della propria forza.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Zarine e furbetti
Inserito da: Admin - Marzo 30, 2012, 05:59:52 pm
30/3/2012

Zarine e furbetti

Massimo GRAMELLINI

Per la serie «Ai confini dell’impossibile» vorrei prendere le difese della signora Irene Pivetti, la pensionata più giovane d’Italia a cui dal 2013 la Camera dei deputati intende togliere proditoriamente le segretarie, gli uffici e altri bonbon. La ex presidente di Montecitorio (carica da lei occupata nell’ultimo decennio del millennio scorso con dispendio notevole di foulard) ha reagito coi consueti toni sommessi, parlando di «tagli forcaioli come nella Russia zarista». Un paragone su cui già si stanno arrovellando gli storici, dal momento che a toglierle le prebende non è stato Rasputin, ma lo sbarbatissimo Fini.

Però, però.

L’astuto Fini non ha applicato la medesima mannaia a tutti i suoi predecessori. Con una capriola sintattica che potrete assaporare nell’articolo di Carlo Bertini, ha salvato i presidenti della quindicesima e sedicesima legislatura: Violante, Bertinotti e Casini, cioè i tre che in politica pesano ancora e che potranno godere di ricchi premi e cotillon fino al 2023. Giù dall’albero della cuccagna sono cascati solo gli ex che non contano più niente: l’antico Ingrao e la zarina Pivetti, il cui grido di dolore non può lasciarci insensibili, anche se magari non nel senso che vorrebbe lei. Mi chiedo, e chiedo all’onorevole Fini, che cosa ne sarebbe di questo Paese se l’emendamento pro Casta da lui escogitato fosse democraticamente esteso a tutti i cittadini e l’aumento delle tasse e dell’età pensionabile venisse rinviato all’anno di grazia (ricevuta) 2023.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. L'antidoto dei play-off ai traditori del pallone
Inserito da: Admin - Aprile 03, 2012, 09:52:32 am
3/4/2012

L'antidoto dei play-off ai traditori del pallone

Massimo GRAMELLINI

Dunque sarebbe andata così. Gli ultrà del Bari si accorgono che i giocatori, praticamente retrocessi, vendono le partite. Ma anziché redarguirli o denunciarli si mettono in affari con loro. Scommettono contro la propria squadra del cuore.

E per farlo non scelgono una partita qualsiasi. Scelgono il derby col Lecce.

Provo a immaginarmi mentre scommetto contro il Toro in un derby e al solo pensiero vengo sopraffatto da brividi di sgomento per un simile atto contro natura. E questi sarebbero dei tifosi? I tifosi del Bari, quelli veri, entrano allo stadio ignari. Par di vederli prendere posto sui gradini con i figli appesi a bandieroni più grandi di loro. «Papà, oggi vinciamo, vero?». E in quella domanda risuona ancora una fiducia totale nell’andamento lineare del mondo. Comincia la partita e le cose per il Bari si mettono male: il Lecce segna un gol. Ma si può sempre rimontare, niente è più bello di un derby vinto in rimonta. Poi il leccese Jeda spara un cross innocuo in mezzo all’area barese e il difensore Andrea Masiello si avventa sul pallone a gambe sguainate. Col primo piede lo manca, ma lo colpisce col secondo. E come lo spigolo di un flipper lo sospinge in fondo alla rete.

Un autogol talmente sguaiato da sembrare sincero persino ai telecronisti più sgamati. Masiello perfeziona l’inganno con gesti da attore consumato: prima si butta all’indietro e poi si siede per terra, la testa reclinata sulle ginocchia. È una réclame della disperazione. Penso al bambino col bandierone sugli spalti, alle sue lacrime irrefrenabili, perché tutti i maschi da piccoli hanno pianto una volta alla fine di un derby perduto e per molti di loro - di noi - è stato il primo appuntamento con la durezza della vita e dei suoi verdetti spesso incomprensibili.

In questo caso il verdetto è truccato. Il difensore infame ha preso duecentotrentamila euro per «cristallizzare» il risultato, come egli stesso ammette con linguaggio assurdamente forbito nella confessione controfirmata davanti agli inquirenti. Duecentotrentamila euro per far piangere tanti bambini e far guadagnare tanti soldi agli ultrà e ai compagni di squadra coinvolti nella truffa. E pare che non finisca qui. Grazie alla vittoria «cristallizzata» da Masiello, il Lecce infatti è salvo con una giornata di anticipo e alcuni suoi giocatori possono tranquillamente vendersi l’ultima di campionato contro la Lazio. Questa, almeno, la convinzione della magistratura. Sta di fatto che il giorno dopo l’allenatore del Lecce straccia il contratto e se ne va senza dare spiegazioni. Le scommesse nel calcio sono come il doping nel ciclismo: molti le praticano, tutti lo sanno, nessuno ne parla. Lo chiamano «quieto vivere», ma il suo nome vero è «omertà».

A questo punto dovrebbe partire il pistolotto moralista contro il pallone, specchio e metafora di una società avida e sregolata: Masiello come i broker di Wall Street. Il quadro è disperante, perché a vario titolo coinvolge tutti gli attori (è il caso di dirlo): giocatori, allenatori, dirigenti e ultrà. Un sistema di professionisti cinici che campa sulle spalle di alcuni milioni di creduloni che continuano a pagare il biglietto o l’abbonamento televisivo per nutrirsi di emozioni sempre più edulcorate. Ma in attesa dell’illuminazione collettiva che cambierà la natura umana - o semplicemente dell’esplosione di questo giocattolo gonfiato da troppi soldi, partite, interessi - mi permetto di proporre una soluzione che ai ladri toglierebbe, se non la voglia, almeno l’occasione per rubare. I playoff.

Un campionato a sedici squadre che finisca a Pasqua e poi lasci il posto a due tornei a eliminazione diretta: fra le prime otto per lo scudetto e fra le ultime otto per la salvezza. Così tutte le sfide di primavera diventerebbero decisive e sarebbe molto difficile architettare giochi sporchi. La condizione ideale per la truffa è che una delle due squadre, come il Bari di Masiello in quel derby, non abbia più stimoli sportivi. Solo i playoff garantiscono la par condicio. La garantiscono prima, quando le partite contano poco. E dopo, quando contano troppo, ma sempre per entrambi.

Certo, che pena. Mi torna alla mente l’ultima intervista a Giorgio Bocca in casa sua. Dopo averlo sentito enumerare per due ore le nefandezze del mondo, gli chiesi: ma secondo te esiste ancora qualcosa di pulito in cui credere? Gli occhi di Bocca si illuminarono: «Oh sì! Un bicchiere di vino rosso e una bella partita in tv». Come tutti i vecchi, era tornato bambino. Non ebbi il coraggio di rovinargli l’incanto, suggerendogli di circoscrivere i suoi sogni di purezza al vino.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La Casta si è fermata a Cuneo
Inserito da: Admin - Aprile 04, 2012, 05:07:24 pm
4/4/2012

La Casta si è fermata a Cuneo

Massimo GRAMELLINI

A Cuneo, dove tutti idealmente abbiamo fatto il militare, sono seicento i cittadini che aspirano a fare il consigliere comunale. Seicento su una popolazione di sessantamila anime, poppanti compresi, significa un candidato ogni cento cuneesi. Siamo al delegato di condominio. E mica soltanto a Cuneo. Ventisette liste a La Spezia, sedici candidati per la poltrona di sindaco ad Alessandria, ottocentocinquanta aspiranti consiglieri a Catanzaro e milletrecento a Palermo. L’esperienza suggerirebbe il cinismo: ecco i soliti italiani, buoni a sputar fiele sulla Casta, in realtà smaniosi di farne parte: il titolare di un pacchettino di cinquanta voti potrà farlo pesare al momento delle alleanze, contrattando posti e prebende, alimentando spesa pubblica e familismi assortiti.

Eppure mi voglio illudere che stavolta sia diverso. Che la liquefazione dei partiti della cosiddetta Seconda Repubblica rappresenti un fatto compiuto e i rivoli della società civile abbiano ricominciato a scorrere nell’alveo secco della politica, riempiendolo di una quota inevitabile di lestofanti, mestatori e goliardi (in una comunità montana del Cuneese c’è persino la lista bunga bunga), ma anche e soprattutto di idealisti e di entusiasti. Certe liste naïf hanno nomi palpitanti: Nuvole, Esuli in patria, Politica pulita. Bene comune, I cittadini prima di tutti. E’ un flusso scomposto, in qualche caso sgangherato, ma pieno di passione politica ed energia vitale: quella che i partiti non esprimono più. La democrazia del futuro è nascosta lì in mezzo. L’augurio è che non si faccia guastare dalle cattive compagnie.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Margherita Hack per il rinnovo della patente
Inserito da: Admin - Aprile 05, 2012, 03:35:57 pm
5/4/2012

Massimo GRAMELLINI

Sulla soglia dei novant’anni Margherita Hack si presenta nello studio medico del dottor Garagliu per il rinnovo della patente. Ma il dottore si rifiuta di visitarla. In base alla legge, spiega, il medico deve rilasciare un certificato di idoneità alla guida della durata di due anni, mentre all’età della Hack le condizioni di salute possono peggiorare da un momento all’altro e soltanto un’apposita commissione sanitaria è autorizzata a fornire «tagliandi» più brevi. L’astrofisica punta il telescopio dell’indignazione sul malcapitato e lo disintegra neanche fosse un meteorite, strillando all’abuso incostituzionale.

Questa storia, che spaccherà le famiglie italiane (novantenni motorizzati con la Hack, figli e nipoti - preoccupati per la carrozzeria dell’auto e in maggior misura per quella del novantenne - con il dottore), si presta a due considerazioni. La prima è che la seconda rivoluzione, accanto a quella digitale, per cui la nostra epoca entrerà nei libri di storia è il prolungamento della vita attiva. Per l’anzianissimo di oggi l’auto è sinonimo di indipendenza. Anche se ormai, con la benzina a due euro, per poterla guidare occorra non solo una salute di ferro ma una pensione d’oro. La seconda considerazione, e me ne scuso con la geniale signora, è che le regole non sono di pongo, adattabili a piacere. Alcune saranno magari stupide, però molte hanno una logica. Come quella evocata dal dottore pignolo. Perché il fisico, come lo Stato, ha le sue leggi. E le leggi vanno rispettate, anche dai fisici.


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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Made in Iktaly
Inserito da: Admin - Aprile 11, 2012, 07:04:19 pm
11/4/2012

Made in Iktaly

Massimo GRAMELLINI

L’Ikea delocalizza in Italia. Nel mondo al contrario in cui ci tocca vivere la multinazionale scandinava sposta un pezzo consistente della sua produzione dall’Estremo Oriente alla Padania detrotizzata. Pare infatti che, nonostante tutte le statistiche ci diano per spacciati, nessuno abbia ancora imparato a fare i rubinetti come noi. E i cassetti della cucina. E i giocattoli per le camere dei bambini. La qualità sanno crearla anche altri. La produzione in serie, pure. Ma la qualità in serie, quella rimane una specialità della casa. Non siamo soltanto il Paese dei partiti famelici, dei funzionari corrotti e di mamme più parziali degli arbitri (la Family di Gemonio insegna che in molte madri italiane c’è un’Agrippina disposta a qualsiasi nefandezza pur di spingere avanti il proprio debosciato Nerone). All’estero si ostinano a riconoscere l’esistenza di un’altra Italia in cui noi abbiamo smesso di credere. L’Italia del lavoro ben fatto, del buon gusto, del bel vivere e del meglio pensare.

Se avessi il potere assoluto per cento minuti farei piazza pulita dei mestieri che non possono più darci un mestiere (perché altrove sono fatti meglio e a minor costo) e concentrerei tutte le risorse disponibili su ciò che ci rende unici: l’artigianato di qualità, il design, il cibo, il vino, il turismo, la cultura. Creerei un fondo per la Bellezza a cui attingere per aprire botteghe di alta manualità, restaurare opere d’arte, ripulire spiagge e rifugi di montagna, trasformare case smozzicate in agriturismi. Nel mondo al contrario c’è spazio solo per chi si distingue dagli altri. E noi, o diventiamo la patria delle meraviglie o non saremo più niente.


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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il vecchietto dove lo metto
Inserito da: Admin - Aprile 12, 2012, 03:45:17 pm
12/4/2012

Il vecchietto dove lo metto

Masimo GRAMELLINI


Diventar vecchi è una tragedia. Ma fortunatamente non più per i vecchi. Per l’umanità intera. Questo delicato pensiero traspare dalla profezia del Fondo Monetario Internazionale, noto ente benefico con il cuore a forma di trappola. «Se entro il 2050 la vita media dovesse aumentare di tre anni più delle stime attuali» sostengono i buttafuori dell’economia globale, «i già elevati costi del Welfare crescerebbero del 50 per cento». Lo scenario è da film catastrofico. Milioni di anziani che vanno e vengono dagli ospedali terremotando i bilanci delle Asl e le mazzette dei politici. I prezzi dei badanti alle stelle (basta vedere quanto ci è costata Rosy Mauro). Il peso di un esercito di indomiti e canuti nullafacenti a gravare sulle spalle di rari lavoratori precari e precocemente invecchiati. I fondi pensione - senza più nessuno che paga la pensione finiranno per andare a fondo, trascinandosi dietro le Borse, gli Stati e lo stesso Fondo Monetario, che per la gioia del suo ex presidente Strauss-Khan sarà costretto a rifugiarsi in Brasile, uno degli ultimi luoghi del pianeta dove le scuole di samba vantano più iscritti delle bocciofile.

Come scongiurare lo sfacelo annunciato? Qualcuno dovrà pur sacrificarsi. Escludendo che quel qualcuno sia il Fondo Monetario, non restiamo che noi, i vecchietti del 2050. Se l’assenza di diluvi universali dovesse malauguratamente protrarsi, ci toccherà mettere in pratica la soluzione avanzata dallo scrittore Martin Amis: entrare in una cabina al compimento del novantesimo anno, schiacciare un bottone e adios. Per lo spread, questo e altro.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Bella Trota
Inserito da: Admin - Aprile 15, 2012, 11:36:23 am
14/4/2012

Bella Trota

MASSIMO GRAMELLINI

Dopo alcuni minuti di inopinato silenzio, Daniela Santanchè è tornata per esporci il risultato delle sue meditazioni. Sorvolerei sul paragone fra Nilde Iotti e Nicole Minetti e non solo perché la prima ha fatto la Resistenza e la seconda al massimo la lap dance. Nel Pci bigotto del dopoguerra la carriera di Iotti fu penalizzata dalla storia d'amore con Togliatti, mentre gli incontri ravvicinati con B non hanno ostacolato le ambizioni della statista dell'Olgettina. Veniamo piuttosto al cuore della riflessione santancoide: il familismo degli italiani. Per la filosofa di Cuneo, che la mamma del Trota abbia brigato per piazzare il Trota al posto del Pesce Pilota non è un male in sé. Lo diventa perché il Trota «è un pirla». Il trucco starebbe dunque nel raccomandare parenti che non siano pirla. Come la nipote di Santanchè, da lei raccomandata a cuor leggero presso il presidente della Provincia di Milano in quanto «brava e bella». Ancorché cinico per un patetico moralista del mio stampo, il ragionamento ha una sua coerenza. Però presenta un punto debole: chi decide se un parente è bravo e bello oppure pirla? Interrogata al riguardo, scommetto che la mamma del Trota definirebbe «bravo e bello» il Trota e «pirla» la nipote di Santanchè. Si capisce quindi quanto sia urgente la creazione di un'Authority delle Raccomandazioni in grado di distinguere una volta per tutte il parente bravo da quello pirla. Per la presidenza di detta Authority mi permetto di segnalare un mio consanguineo: bello e bravo, nonostante sia imparentato con un pirla.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Errore drammatico
Inserito da: Admin - Aprile 17, 2012, 12:03:33 pm
17/4/2012

Errore drammatico

Massimo GRAMELLINI

Alfano Bersani Casini hanno lanciato il loro personalissimo urlo di dolore: cancellare i soldi pubblici ai partiti sarebbe un errore drammatico, in quanto consegnerebbe la politica ai ricchi e alle lobby. Sacrificando, immagino, la confraternita di monache e filosofi che l’ha guidata negli ultimi vent’anni. Con buona pace della dirigenza del Pd, permalosa assertrice di una «diversità» che le cronache degli ultimi mesi hanno reso in gran parte immaginaria, chi critica la sordità della Casta non è un demagogo. Sa che la buona politica è tale solo se viene finanziata dai contribuenti. Ma a tre condizioni: che ogni dieci anni ci sia un ricambio completo del personale (la corruzione prolifera negli stagni), che i politici siano scelti dagli elettori, e che siano molti di meno: non il milione di persone che traffica nel sottobosco dei partiti e delle istituzioni da essi occupate.

Peccato che di questi temi nell’urlo di ABC non vi sia traccia. I tre capi della maggioranza non vogliono cancellare gli emolumenti pubblici ai partiti. Ma si guardano bene anche solo dal dimezzarli. Promettono, bontà loro, maggiori controlli affinché i tesorieri non possano più spostare milionate di euro all’insaputa dei loro astutissimi leader, ma lasciano la sanzione al Parlamento, cioè a se stessi. Il vero errore drammatico, agli occhi dei cittadini, è che al culmine di una crisi che sta atterrando l’Italia l’unico documento congiunto che ABC abbiano sentito l’esigenza di firmare sia quello a tutela dei loro interessi.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Anche Gesù
Inserito da: Admin - Aprile 18, 2012, 03:58:44 pm
18/4/2012

Anche Gesù

Massimo GRAMELLINI
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Anche Gesù ha sbagliato un collaboratore, si difende il ponziopilato della Lombardia. Dopo ponderate riflessioni avrei ravvisato alcune differenze fra il Cristo e il Celeste (uno dei due soprannomi di Formigoni, l’altro è il Modesto, ma l’uomo è così modesto che preferisce non farlo circolare). Gesù fu battezzato dal Battista, Formigoni dal Berlusca. La carriera pubblica di Gesù si consumò in tre anni, quella di Formigoni in Regione prosegue imperterrita da diciassette. Gesù non faceva vacanze di gruppo sugli yacht dei farisei: preferiva i pescherecci, casomai una camminata sulle acque. Quanto al suo tesoriere, Giuda era più economo di Lusi (vabbé, ci vuol poco), più colto di Belsito (vabbé, idem) e a differenza dei formigonidi non venne mai raggiunto da avvisi di garanzia. Gesù sapeva bene chi era Giuda: non fu tradito a sua insaputa. In ogni caso avrebbe commesso un errore di valutazione isolato. Formigoni invece di collaboratori ne ha sbagliati parecchi, a cominciare dal sarto daltonico che gli sforna le camicie per proseguire col cugino depresso di Andy Warhol che ha ideato quegli spot sul Web in cui il Celeste fa lo spadaccino.

Sugli altri collaboratori sbagliati preferirei tacere, avendo già parlato la magistratura. Aggiungo solo che la cifra del tradimento di Giuda, trenta denari, anche al netto dell’inflazione risulta di gran lunga inferiore a quelle che danzano nel cielo sopra Milano per sfamare gli appetiti dei notabili e delle lobby che li sostengono. (Lobby? Ho detto lobby? Scusate, mi ero scordato che, grazie al finanziamento pubblico dei partiti, viaggiano lontane anni luce dal mondo della politica).

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. La politica del babau
Inserito da: Admin - Aprile 19, 2012, 04:58:21 pm
19/4/2012

La politica del babau

Massimo GRAMELLINI

Perché Monti continua a farci del male, agitando lo spettro della Grecia? Possibile che nella squadra dei tecnici non ci sia uno psicologo in grado di spiegargli che i cittadini non sono bambini da spaventare, ma adulti da motivare? Anche ieri la solita storia: cari italiani, se non vi tassassimo a sangue, fareste la fine di Atene. Nel racconto montiano l’Italia è un viandante sopravvissuto miracolosamente alla prima fase della carneficina, ma tuttora inseguito da un branco di lupi a cui ogni giorno deve sacrificare uno stinco o un gomito per avere salva la vita. Una fotografia vera, ma schiacciata sul presente. Manca ciò che da tempo si chiede invano ai governanti: una visione del futuro. Aumentare la benzina è un’aspirina, non una cura. E non lo è neppure combattere l’economia sommersa dei privati senza toccare la spesa pubblica e il sottobosco corrotto della burocrazia.

I nostri nonni possedevano il nulla, ma si sentivano dire dalla politica che, sgobbando con passione, avrebbero potuto avere tutto o almeno qualcosa. Adesso il sentimento dominante nel discorso pubblico non è più la voglia, ma la paura. Quella peggiore, poi: la paura di perdere, anticamera della sconfitta sicura. Il cittadino è disposto a sacrificarsi se gli si offrono una direzione di marcia e una prospettiva di riscossa. Ma se ci si limita a spaventarlo col babau della povertà, lungi dal reagire si dispera e si arrende. Forse, oltre che uno psicologo, a questa squadra di tecnici manca un filosofo. Uno che li aiuti a capire che nel destino delle nazioni esiste qualcosa di più grande dello spread.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Soldi nostri
Inserito da: Admin - Aprile 22, 2012, 04:29:23 pm
21/4/2012

Soldi nostri

MASSIMO GRAMELLINI


Dice Bossi: quei soldi erano nostri, potevamo farci quel che ci pareva, anche buttarli dalla finestra. Se era un tentativo di migliorare la posizione della Lega agli occhi degli elettori, temo non gli sia riuscito troppo bene. La sua frase rivela semmai lo spirito della Casta e il morbo che ha devastato il rapporto fra partiti e cittadini. Quei soldi, signor Bossi, non sono vostri. Sono nostri. Dei contribuenti che li hanno versati attraverso le tasse, spremendoli dal frutto del proprio lavoro. Sono un prestito che facciamo alla politica e che la politica è tenuta a restituirci con le sue opere e a documentarci con rendiconti precisi. Essendo soldi nostri, non solo ci interessa sapere come li spendete, ma saperlo è un nostro diritto. Altro che buttarli dalla finestra o negli stravizi del Trota.

In fondo è la stessa forma di rispetto che pretendiamo dal dipendente pubblico, quando allo sportello ci tratta da postulanti. Ma come si permette? Siamo noi a pagargli lo stipendio, perciò deve mettersi al nostro servizio: persino quando siamo insopportabili (a volte lo siamo anche noi). Così almeno diceva mio padre, impiegato statale. È incredibile, ma forse no, come la Lega abbia mutuato dalla burocrazia di Roma ladrona i difetti che canzonava nei comizi delle origini. La visione proprietaria del bene pubblico e dei fondi della comunità. Quel pensiero molto italiano che ciò che è dello Stato non appartenga a nessuno e quindi chiunque ne possa approfittare. Invece appartiene a tutti: impariamo a difenderlo dai Bossi di oggi e possibilmente anche da quelli di domani.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. I compari del calcio
Inserito da: Admin - Aprile 26, 2012, 03:40:48 pm
24/4/2012

I compari del calcio

Massimo GRAMELLINI

Chiunque di noi sparasse fumogeni in una via del centro sarebbe circondato dai passanti e arrestato. Allo stadio rimane impunito e diventa un personaggio». Era l’incipit di un Buongiorno datato 14 aprile 2005. Sette anni fa. In Italia i problemi non si risolvono mai. Invecchiano come il buon vino in botti di rovere, però a differenza del buon vino non diventano barolo ma aceto, lasciando in bocca il sapore acidulo della resa.

La gogna di Genova è l’ultima vergogna.

Giocatori che infischiandosene del pubblico perbene si tolgono la maglia sotto la minaccia dei violenti, riconoscendo loro uno status di tifosi «più tifosi degli altri» che essi rivendicano ma che non meritano. L’incredibile Sculli che abbraccia uno di questi tipacci e gli parla all’orecchio, da compare a compare. Sculli che andrebbe squalificato a vita solo per questo. Tranquilli, non succederà. Non succede mai nulla. Solo retorica a vagonate. Troppi dirigenti del calcio sono pavidi e mediocri, farebbero fallire qualunque società «normale» di cui per disgrazia diventassero i manager. Quanto ai reggitori della Federcalcio e della Lega appaiono come funzionari grigi del potere politico ed economico. Di loro non si ricorda un gesto, uno slancio vitale. Incapaci persino di proporre riforme ovvie come il campionato a 16 squadre e l’introduzione dei playoff, che fra un po’ sarà la tv a pretendere perché le troppe partite fra brocchi hanno nauseato il pubblico (tranne quello degli scommettitori). Tutti in prima fila nell’indignarsi e nell’auspicare, ma alla fine gli ultrà resteranno dove sono, a bordo campo, liberi di lanciare fumogeni e bombe carta, mentre a me e voi gli steward dello stadio continueranno a sequestrare il tappo dell’acqua minerale.

Si aspettava la risposta dura delle istituzioni. Eccola: due giornate di squalifica al campo del Genoa. Più che altro un regalo al presidente Preziosi: gli hanno risolto il problema fino al termine del campionato. Poi si vedrà. Intanto il testone pelato che a Marassi sbraitava a favore di telecamera mica è stato arrestato, nonostante fosse in flagranza di reato. E neppure i cinquanta scalmanati che hanno preso in ostaggio migliaia di spettatori normali. Quando la smetteranno i questori, per non avere grane, di lasciar circolare a piede libero dei teppisti conosciuti nome per nome?

Il sospetto che i giocatori si vendano la partita o pezzi di essa, scommettendo sul numero dei gol o dei calci d’angolo, si è trasformato in uno splendido pretesto per scatenare la furia vendicatrice degli ultrà, smaniosi di ergersi a grandi sacerdoti della religione tifosa. Fra questi giovanotti col fisico da buttafuori ci sono fanatici in buona fede, seriamente convinti di incarnare i valori del «Gladiatore», onore e dignità. La retorica del dodicesimo uomo in campo, colpevolmente alimentata da noi giornalisti, ha contribuito ad accrescere la loro convinzione di essere i custodi supremi della Purezza della Maglia. Un feticcio che va onorato ogni maledetta domenica con qualsiasi mezzo, compresi la minaccia e la violenza.

Accanto a questi templari del pallone, talmente compresi nella loro missione salvifica da avere ormai espulso dalle curve le armi benedette dello sberleffo e dell’ironia, si muovono personaggi ancora più torbidi. Razzisti, nazifascisti e autentici malviventi che si mescolano ai perdigiorno che nel tifo organizzato hanno trovato una professione ben remunerata. Pascolano intorno al campo di allenamento, fanno parte del panorama. I giocatori e le società li usano come camerieri o come scorta, compensandoli con biglietti e magliette che quelli poi si rivendono traendone utili consistenti. E’ un rapporto ambiguo, dove i ruoli di schiavo e padrone cambiano di continuo e il confine fra lecito e illecito risulta impalpabile. Ma è un rapporto vero e profondo, che fa parte dell’economia calcistica come le relazioni con la mafia fanno parte dell’economia di moltissime regioni italiane.

Come se ne esce? Vorrei poter dire: con la cultura sportiva. Trento ha perso lo scudetto della pallavolo all’ultimo punto dell’ultimo set per un errore clamoroso dell’arbitro, eppure il presidente del club ha accettato il responso del campo e fatto i complimenti agli avversari. In un prato simile l’erbaccia degli ultrà non riuscirebbe a crescere. Ma il calcio non è uno sport, lo sappiamo fin troppo bene noi che ne frequentiamo gli isterismi. Perciò si impone un cambiamento più spiccio. Società che denuncino i violenti e poliziotti che li sbattano fuori dagli stadi: una due tre dieci volte, finché si troveranno un altro passatempo, speriamo meno remunerativo. Ci saranno ritorsioni? All’inizio sì: nessun cambiamento è indolore. Ma è proprio per scansare la sofferenza che in Italia non si cambia mai nulla, condannandosi alla putrescenza.

DA - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1166&ID_sezione=56


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il giocoliere
Inserito da: Admin - Aprile 26, 2012, 03:41:35 pm
25/4/2012

Il giocoliere

Massimo GRAMELLINI

Torino, semaforo di largo Orbassano. Scatta il rosso e un giocoliere invade l’asfalto per dare spettacolo ai motorizzati in attesa. Purtroppo non è giornata: una clavetta cade a terra e anche il cappellino, invece di roteare diligentemente lungo la schiena, preferisce andarsene altrove. Lo sguardo avvilito, il giocoliere si piega a raccattare gli attrezzi del mestiere. Un uomo su una moto sta per allungargli la moneta d’ordinanza, ma lui sorride e scuote la testa. «No, grazie. Troppo errore», spiega in un italiano stentato. E anziché fare la questua fra le auto in coda, si rifugia sull’aiuola accanto al semaforo per esercitarsi.

Riassumendo: il giocoliere ha rinunciato al compenso perché ha ritenuto la propria prestazione inadeguata, era visibilmente imbarazzato per la figuraccia e invece di sedersi ad aspettare il rosso successivo, magari prendendosela con la sfortuna, ha preferito utilizzare quei pochi secondi di pausa per allenarsi. Ciascuno pensi al proprio ambiente di lavoro e faccia i paragoni che crede. A me basta dare un’occhiata allo specchio per avvertire, al confronto, un pizzico di disagio. L’amico che mi ha raccontato la storia (era l’uomo sulla moto) vorrebbe far ottenere al giocoliere di largo Orbassano la nomina a senatore a vita, con successiva e sollecita ascesa alla presidenza del Consiglio. Perché la sensazione - la sensazione del mio amico, s’intende - è che in momenti come quelli che stiamo vivendo non servano degli esperti, ma dei caratteri.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1167&ID_sezione=56


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Perché Messi non è Maradona
Inserito da: Admin - Aprile 26, 2012, 03:42:53 pm
26/4/2012

Perché Messi non è Maradona

Massimo GRAMELLINI

Dedicato a chi si lamenta perché l’universo non lo aiuta abbastanza, anzi gli tira decisamente contro. Leo Messi ha appena perso il campionato e la Champions con il Barcellona, dopo aver già perso tutto quel che c’era da perdere con l’Argentina. Messi, cioè, gioca bene a calcio come Maradona ma, a differenza di Maradona, non sa vincere le partite da solo. Perché? Il segreto riposa nelle loro biografie. Non nell’infanzia: il bimbo Messi, afflitto da nanismo, ha sofferto più del bimbo Maradona. Lo scarto avviene nell’adolescenza: quando Maradona comincia a girare il mondo senza altra protezione che la sua faccia tosta e il quattordicenne Messi si trasferisce a Barcellona per curarsi. Da allora Leo cresce in un ambiente protetto, caldo, sereno. La vita perfetta e banale che tutti sognano. Ma che ha un prezzo che molti ignorano. Ti prosciuga dentro. Ti toglie la rabbia, la voglia, l’energia vitale. Ti fa credere che la vita sia un traguardo, mentre è una strada per andare da qualche altra parte.

Non sto tessendo l’elogio delle esistenze spericolate, né considero una colpa che Messi si ubriachi di acqua minerale e abbia la stessa fidanzata da sempre come Topolino. So però che le sofferenze da cui Messi cerca di scappare come tutti (mentre Maradona ha la capacità autodistruttiva di procurarsele con inesausto fervore) sono le note dello spartito dell’evoluzione umana. La felicità di Messi è il suo limite, la disperazione di Maradona il suo mantice: la forza misteriosa che ha fatto di lui un campione più grande e un uomo più vero.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Se fossimo tutti un po' norvegesi
Inserito da: Admin - Aprile 28, 2012, 11:34:37 am
27/4/2012

Se fossimo tutti un po' norvegesi

 Massimo GRAMELLINI 
   
John Belushi odiava due cose: la musica country e i nazisti dell’Illinois. Ma cosa succede quando un nazista odia la musica country? Che anche noi fan dei Blues Brothers siamo chiamati a una scelta doverosa e ci schieriamo con la nenia dei cowboy. Se poi siamo di Oslo e fuori piove, apriamo l’ombrello e scendiamo in piazza in quarantamila per cantarla a squarciagola. Alla faccia del nazista.

Il quale aveva appena dichiarato che con quella canzone le maestre norvegesi lavano il cervello ai bambini. Soltanto il suo, purtroppo, è rimasto refrattario a qualsiasi detersivo.

La canzone si intitola «Barn av regnbuen», «Bambini dell’arcobaleno», ed è il rifacimento in scandinavo stretto di «Rainbow race», cantilena folk strimpellata alla chitarra dall’americano Pete Seeger nei primi Anni Settanta. Il ritornello parla di fratellanza, di distese verdeggianti, e non fa male a nessuno, se non a chi è già abituato a farsene parecchio da solo. Anders Breivik, per esempio, lo stragista di Utoya che ha imputato all'innocuo motivetto nientemeno che il deterioramento in chiave marxista della gioventù norvegese. I messaggi semplici e solari agiscono sulle menti ottenebrate dal razzismo come una cartina da tornasole. Portano a galla la rabbia di chi ha talmente paura della sensibilità umana da considerarla una dimostrazione di debolezza.

In tribunale Breivik ha insultato la canzone e l’infanzia dei connazionali. E ancora una volta è venuta fuori la civiltà di quel popolo poco battuto dal sole, che ha saputo asciugare il sangue di Utoya senza macchiare il vestito lindo della sua democrazia e si permette il lusso di trattare un reo confesso come un crocerista, ospitandolo in una cella grossa come uno stand dell’Ikea. I norvegesi avrebbero potuto reagire alla provocazione di Breivik con il silenzio. Oppure con il furore, portando in piazza i familiari delle vittime per ritorcere addosso a quell’uomo il livore seminato dai suoi atti. Invece si sono ritrovati pacificamente in quarantamila per cantargli la loro canzone. Ricordando al mondo che è anche per merito di quella nenia, imparata a memoria negli asili, se sono cresciuti così tolleranti e intimamente connessi con l'ambiente che li circonda.

Perciò oggi siamo tutti un po’ norvegesi, compresi noi rockettari stonati. Anzi, soprattutto noi, che ci offriamo volontari per inciderla su un disco da far ascoltare a Breivik in cuffia, fino alla fine dei suoi giorni.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il tecnico dei tecnici
Inserito da: Admin - Maggio 01, 2012, 12:02:58 pm
1/5/2012

Il tecnico dei tecnici

Massimo GRAMELLINI

Per la madre delle imprese impossibili, tagliare gli artigli alla burocrazia pubblica, il governo dei tecnici non era abbastanza tecnico e così ha nominato un tecnico. Il promettente Enrico Bondi di anni 78. Ma la domanda non è se uno che ha risanato la Parmalat dopo il fallimento possa ripetersi con uno Stato che si trova quasi nelle stesse condizioni. La domanda è se lo Stato possa davvero essere trattato come una Parmalat. In realtà neanche le aziende prosperano a colpi di scure. I tagli aiutano a sopravvivere, ma per evolvere servono visioni strategiche, progetti innovativi. Invece questa crisi di sistema ci sta facendo assistere a un progressivo immeschinirsi del dibattito pubblico e persino privato. Ogni argomento di conversazione sembra essersi ridotto a una questione di numeri. I giornali fungono come sempre da specchio; ieri, fra titoli e tabelle, un importante quotidiano ne annoverava 122 (altro numero). Tanti numeri e neppure un’idea su come si esca da questa strettoia della storia.

Nessuno sarà davvero così ingenuo da illudersi che basti scorciare un po’ qui e potare un po’ là perché la pianticella italica ritorni a fiorire. Dimezzare i costi della politica e della burocrazia più pletorica, corrotta e inamovibile d’Europa: ecco due obiettivi seri e perciò irrealizzabili. Ma nemmeno quell’impresa titanica basterebbe a far ripartire una macchina che non si è ingrippata per mancanza di denaro ma di fiducia nel futuro. Ed è la fiducia che porta il denaro, mai viceversa.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il tecnico dei tecnici
Inserito da: Admin - Maggio 03, 2012, 07:29:46 pm
1/5/2012

Il tecnico dei tecnici

Massimo GRAMELLINI

Per la madre delle imprese impossibili, tagliare gli artigli alla burocrazia pubblica, il governo dei tecnici non era abbastanza tecnico e così ha nominato un tecnico. Il promettente Enrico Bondi di anni 78. Ma la domanda non è se uno che ha risanato la Parmalat dopo il fallimento possa ripetersi con uno Stato che si trova quasi nelle stesse condizioni. La domanda è se lo Stato possa davvero essere trattato come una Parmalat. In realtà neanche le aziende prosperano a colpi di scure. I tagli aiutano a sopravvivere, ma per evolvere servono visioni strategiche, progetti innovativi. Invece questa crisi di sistema ci sta facendo assistere a un progressivo immeschinirsi del dibattito pubblico e persino privato. Ogni argomento di conversazione sembra essersi ridotto a una questione di numeri. I giornali fungono come sempre da specchio; ieri, fra titoli e tabelle, un importante quotidiano ne annoverava 122 (altro numero). Tanti numeri e neppure un’idea su come si esca da questa strettoia della storia.

Nessuno sarà davvero così ingenuo da illudersi che basti scorciare un po’ qui e potare un po’ là perché la pianticella italica ritorni a fiorire. Dimezzare i costi della politica e della burocrazia più pletorica, corrotta e inamovibile d’Europa: ecco due obiettivi seri e perciò irrealizzabili. Ma nemmeno quell’impresa titanica basterebbe a far ripartire una macchina che non si è ingrippata per mancanza di denaro ma di fiducia nel futuro. Ed è la fiducia che porta il denaro, mai viceversa.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Esseri umani
Inserito da: Admin - Maggio 06, 2012, 10:32:12 am
5/5/2012

Esseri umani

Massimo GRAMELLINI

Esiste una laurea che nemmeno il Trota può comprare e soltanto la vita assegna ai suoi figli più veri. La laurea in umanità. Il vicebrigadiere Lorini Roberto accorre sul luogo dell’emergenza un tipo si è asserragliato in un’agenzia delle entrate e minaccia di ammazzare gli impiegati - ma non giudica né perde la testa: entra in sintonia. Andare nei posti da cui gli altri scappano è il suo lavoro. E’ un tecnico. Eppure, a differenza di altri tecnici, lui nel lavoro mette qualcosa che non si trova sui manuali: la capacità molto italiana di vedere nel nemico un amico mancato e recuperabile alla causa.

Il vicebrigadiere intuisce che l’asserragliato non è un pazzo. E’ un uomo debole e solo che ha compiuto un gesto esecrabile per il bisogno di sentirsi ascoltato. E allora lo ascolta, gli parla in dialetto di cose normali e, una frase dopo l’altra, gli svuota la rabbia di dosso e lo convince a lasciarsi mettere le manette ai polsi, perché il futuro esiste e non vale la pena di perderselo con un atto estremo. La mossa del cavallo è passargli al telefono la propria moglie. «Volevo che anche lei gli spiegasse che in fondo siamo tutti umani». Purtroppo non tutti se lo ricordano, signor vicebrigadiere. Ma esempi come il suo aiutano a far girare la voce.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Emergenza nazionale
Inserito da: Admin - Maggio 06, 2012, 10:37:57 am
4/5/2012

Emergenza nazionale

Massimo GRAMELLINI

Prima si impiccavano ai cornicioni delle loro fabbriche e scivolavano nelle pagine di cronaca nera, mentre al telefono il ministro domandava incredulo «sicuro che dietro non ci sia un’altra ragione?». Allora hanno cominciato a darsi fuoco per la strada pur di elemosinare l’attenzione di una politica ripiegata sul proprio grasso e di un governo troppo concentrato sui numeri per riuscire a comprendere le persone. Ma da ieri il dramma «Io non ce la faccio più» esplora un nuovo abisso: l’irruzione di un disperato nell’Agenzia delle Entrate con le armi in pugno. E poi gli ostaggi, le forze speciali: sembra terrorismo, invece è terrore. Il terrore che afferra e confonde un uomo solo, quando non riesce a immaginare per sé altro futuro che un muro nero.

Non si sa cosa debba ancora succedere perché i governanti sollevino la testa dai tabulati di Borsa e prendano atto che esiste un’emergenza umanitaria nazionale. Un terremoto economico e morale che va affrontato con gli strumenti della vera politica: buonsenso e visione del futuro.

Lo Stato ha due mani: una che prende, una che dà. Se ne usa una sola, diventa monco e sono gli Stati monchi a produrre le ingiustizie più efferate. Per un artigiano o un piccolo imprenditore, il funzionario delle tasse che mette le ganasce all’auto e il funzionario del ministero che paga a trecento giorni quando paga, non sono due universi lontani e incomunicabili (come invece essi si considerano), ma due volti della stessa amministrazione. Due nemici che marciano separati per colpire uniti e vanno ad aggiungersi alle banche che non prestano soldi, anzi chiedono a chi è in rosso di rientrare, alle bollette dell’energia più cara d’Europa, ai doppioni e alle doppiezze di una macchina burocratica costruita a strati per agevolare i pedaggi della corruzione, a una giustizia civile dai modi ingiusti e dai tempi incivili.

Ma le ragioni più profonde della disfatta umanitaria in corso non riguardano solo gli imprenditori e non sono neppure economiche. Sono psicologiche. Il senso di umiliazione che prende alla gola chi si vede costretto a ridurre il tenore di vita della propria famiglia. La solitudine di chi non ha più strutture familiari né sociali a cui appoggiare la propria inquietudine. Soprattutto la disperazione cupa di chi non riesce più nemmeno ad alzare la testa perché quando la alza non vede una classe dirigente che indica soluzioni, ma una casta di parolai abbarbicati ai propri privilegi e una processione di sacerdoti del libero mercato che officiano una messa triste, fatta di numeri senz’anima.

Le persone più fragili si disperano fino a impazzire perché il potere non li ascolta e quando parla non usa il linguaggio della speranza ma quello della paura. Risanare l’economia di un cimitero non è una soluzione praticabile. E la legge darwiniana del liberismo non può selezionare i suoi protagonisti sulla base di impazzimenti e suicidi. Tocca alla politica, o a chi ne fa le veci, togliere la buccia ai numeri fino a trovare le persone. Capirle. Rassicurarle. Distinguere fra evasori totali con yacht a carico e poveri cristi che si arrabattano da italiani, non da tedeschi, e per i quali il rigore alla tedesca è una cura che guarisce il male ma uccide il malato.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Un no ai partiti non alla politica
Inserito da: Admin - Maggio 08, 2012, 09:28:55 am
8/5/2012

Un no ai partiti non alla politica

Massimo GRAMELLINI

Si può buttarla sul ridere e dire che Grillo non è una sorpresa: in fondo sono vent’anni che gli italiani votano un comico. Oppure strillare contro la vittoria dell’antipolitica, come fanno i notabili del Palazzo e i commentatori che ne respirano la stessa aria viziata. Ma conosco parecchi nuovi elettori di Grillo e nessuno di loro disprezza la politica. Disprezzano i partiti. E credono, a torto o a ragione, in una democrazia che possa farne a meno, saltando la mediazione fra amministrati e amministratori.

La storia ci dirà se si tratta di un gigantesco abbaglio o se dalla rivolta antipartitica nasceranno nuove forme di delega, nuovi sistemi per aggregare il consenso.

Ma intanto c’è questo urlo di dolore che attraversa l’Italia, alimentato dalle scelte suicide e arroganti compiute da un’intera classe dirigente.

Non si può certo dire che non fosse stata avvertita. I cittadini stremati dalla crisi hanno chiesto per mesi alla partitocrazia di autoriformarsi. Si sarebbero accontentati di qualche gesto emblematico. Un taglio al finanziamento pubblico, la riduzione dei parlamentari, l’abolizione delle Province. Soprattutto la limitazione dei mandati, unico serio antidoto alla nascita di una Casta inamovibile e lontana dalla realtà. Nel dopoguerra il grillismo meridionale dell’Uomo Qualunque venne dissolto dalla Dc di De Gasperi nel più semplice e intelligente dei modi: assorbendone alcune istanze. Purtroppo di De Gasperi in giro se ne vedono pochi. La limitazione dei mandati parlamentari è da anni il cavallo di battaglia dei grillini. Se il Pdl di Alfano l’avesse fatta propria, forse oggi esisterebbe ancora. Ma un partito che ai suoi vertici schiera reperti del Giurassico come Gasparri e Cicchitto poteva seriamente pensare di esistere ancora? Il Pd ha retto meglio, perché il suo elettorato ex comunista ha un senso forte delle istituzioni e dei corpi intermedi - partiti, sindacati - che le incarnano. Ma se il burocrate Bersani, come ha fatto ancora ieri, continuerà a considerare il grillismo un’allergia passeggera, lo tsunami dell’indignazione popolare sommergerà presto anche lui.

La riprova che il voto grillino è meno umorale di quanto si creda? Grillo non sfonda dove la politica tradizionale riesce a mostrare una faccia efficiente: a Verona con il giovane Tosi e a Palermo con il vecchio Orlando (percepito come un buon amministratore, magari non in assoluto, ma rispetto agli ultimi sindaci disastrosi). La migliore smentita alla tesi qualunquista di chi considera i grillini dei qualunquisti viene dai loro stessi «quadri». Che assomigliano assai poco a Grillo. Il primo sindaco del movimento, eletto in un paese del Vicentino, ha trentadue anni ed è un ingegnere informatico dell’Enel, non un arruffapopoli. E i candidati sindaci di Parma e Genova non provengono dai centri sociali, ma dal mondo dell’impresa e del volontariato. Più che antipolitici, postpolitici: non hanno ideologie, ma idee e in qualche caso persino ideali. Puntano sulla trasparenza amministrativa, sul web, sull’ambiente: i temi del futuro. A volte sembrano ingenui, a volte demagogici. Ma sono vivi.

Naturalmente i partiti possono infischiarsene e bollare la pratica Grillo come rivolta del popolo bue contro l’euro e le tasse. È una interpretazione di comodo che consentirà loro di rimanere immobili fino all’estinzione. Se invece decidessero di sopravvivere, dovrebbero riunirsi da domani in seduta plenaria per approvare entro l’estate una riforma seria della legge elettorale, del finanziamento pubblico e della democrazia interna, così da lasciar passare un po’ d’aria. Ma per dirla con Flaiano: poiché si trattava di una buona idea, nessuno la prese in considerazione.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Fra moglie e partito
Inserito da: Admin - Maggio 09, 2012, 11:33:55 pm
9/5/2012

Fra moglie e partito

Massimo GRAMELLINI

Dice di scrivere da Parma e di chiamarsi Emanuele. Sposato da vent’anni con la stessa persona, e con lo stesso partito - il Pci-Pds-Ds-Pd - da quasi trenta, domenica aveva due appuntamenti con l’adulterio. Uno a un’ora di macchina, in un ristorante vicino al mare, dove lo attendeva la nuova collega dai capelli nero-tizzone che gli fa il filo in modo sfacciato. L’altro in cabina elettorale con la lista di Grillo. La vita gli stava offrendo la possibilità di tradire in un giorno solo i suoi due spenti amori. Prima di partire per il mare è andato a votare: «Il Pd non è più neppure l’ombra del partito nel quale da ragazzo avevo creduto e che, pur con tutti gli errori che la Storia ci ha poi rivelato, mi aveva trasmesso un pizzico di passione e una speranza di futuro». Ma al momento di mettere la crocetta sui grillini è stato colto dal panico. «Credo sia stata la paura dell’ignoto a farmi tremare la matita e a indirizzarla verso il solito simbolo». Uscito dall’urna era così depresso e confuso che è tornato a casa, rinunciando alla scappatella marina. «Mia moglie è come il Pd. Non mi dimostra più attenzione né passione. Io ne soffro, eppure non so fare a meno di lei. Sono attaccato a qualcosa che non c’è più, ma che sento parte della mia vita. Così continuo a sperare che lei torni quella di un tempo e non vado via. Lo stesso faccio con il Pd. Ma il partito non è una persona. Con un partito temo di avere ancora meno speranze».

Se fossi la moglie, mi sentirei relativamente tranquilla. Se fossi Bersani, per niente. Di questo passo mi sa che le prime corna Emanuele le metterà a lui.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Chi suicida chi
Inserito da: Admin - Maggio 10, 2012, 11:37:10 pm
10/5/2012

Chi suicida chi

Massimo GRAMELLINI

Ci mancava il dibattito sui suicidi: di chi è la colpa se le persone in crisi si ammazzano, di Monti o di Berlusconi?
La responsabilità di quei gesti non è di nessuno. La scelta di togliersi la vita attiene a una zona insondabile del cuore umano che ha a che fare con la fragilità, il dolore, la paura: mondi troppo profondi per farne oggetto di gargarismi politici. La responsabilità della situazione sociale che fa da sfondo agli atti disperati è invece piuttosto chiara. Negli ultimi vent’anni l’Italia è stata governata - bene o male non so, ma governata - soltanto dal primo governo Prodi. Il resto è stato un susseguirsi di agguati, proclami, scandali e cialtronate. Gli altri governi di sinistra hanno pensato unicamente a farsi del male. Berlusconi ai fatti propri. La riforma liberale dello Stato, vagheggiata in centinaia di comizi, si è rivelata la più tragica delle sue bufale. Non poteva essere altrimenti, dato che gli alleati del Nord non volevano il risanamento ma la dissoluzione del Paese e quelli del Sud prendevano i voti dalla massa di mantenuti che qualsiasi riforma seria avrebbe spazzato via.

Monti si è presentato al capezzale di un paziente curato per vent’anni con flebo d’acqua fresca, facendosi largo fra mediconzoli corrotti e infermiere in tanga. Ha riportato serietà nel reparto e messo gli antibiotici nella flebo. Se avesse avuto l’umanità di un Ciampi, si sarebbe anche seduto a far due chiacchiere col malato per tirarlo su di morale. D’accordo, Monti non è Ciampi. Però non ha ucciso nessuno. L’Italia l’hanno suicidata i partiti.

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Parlandone da vivo
Inserito da: Admin - Maggio 11, 2012, 12:15:59 pm
11/5/2012

Parlandone da vivo

Massimo GRAMELLINI

Se lo spirito di Carlo Fruttero - che immagino segaligno e puntuto come il vestito corporeo che lo ospitava fosse passato ieri sopra il Salone del Libro di Torino all’ora dell’aperitivo, avrebbe visto una coda interminabile di persone davanti a una sala gialla. Curioso com’è, si sarebbe abbassato un po’, svolazzando lieve fra le signore boccheggianti che usavano i suoi libri per sventolarsi. La vista delle figlie e di alcuni amici lo avrebbe intenerito e, al tempo stesso, insospettito. Quella riunione sediziosa aveva l’aria di una commemorazione del Compianto Defunto. Ora, se c’è una cosa che lo spirito di Carlo Fruttero non sopporta sono le commemorazioni dei Compianti Defunti. Nondimeno si sarebbe infilato in sala per dare un’occhiata.

A dirla tutta, ho la netta sensazione che l’abbia fatto. Perché a un certo punto ho visto oscillare una giacca abbandonata su una sedia vuota e mi è parso di sentire la sua inconfondibile ghignata. Una specie di risata col sibilo che ha coperto tutte le altre. Già: in quella sala dove si parlava di un morto, ridevano tutti. Anch’io. E intanto pensavo che la parola scritta non morirà finché mille persone si riuniranno per ascoltare quelle di un vecchio signore che non usciva di casa da anni. La parola scritta, quando è scritta bene, non è emozione che scuote e poi evapora. È sentimento che si deposita e lascia tracce indelebili. Ho anche pensato, mentre ridevo, che i morti andrebbero ricordati sempre e soltanto così. Come se fossero vivi. Anche perché lo sono. Mica penserete che quella ghignata l’abbia sentita solo io?

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Oggi le comiche
Inserito da: Admin - Maggio 12, 2012, 10:05:57 am
12/5/2012

Oggi le comiche

Massimo GRAMELLINI

A Parma, venerdì prossimo, la campagna elettorale del candidato sindaco dei grillini sarà conclusa da Beppe Grillo. Quella del candidato dei democratici da Gene Gnocchi. L’ipotesi di avere sul palco il segretario del partito Bersani è stata scartata, immagino per l’indisponibilità del suo avatar Maurizio Crozza. Da quando le ideologie sono morte, gli ideali boccheggiano e anche le idee non si sentono troppo bene, i comizi dei politici sono diventati di una noia pazzesca. Quasi come le loro partecipazioni ai talk show. Per renderli commestibili a un pubblico sempre più insofferente e distratto, si cerca di trasformarli in uno spettacolo di cabaret. Non mi sembra un grave passo indietro, considerato da dove veniamo. Il miglior oratore dell’ultima decade, Fini, indossava sempre gli stessi tre concetti e le stesse duecento parole.

«Ma come parla bene Fini!» dicevano tutti, anche se lui diceva benissimo il nulla. La dittatura dei comici è una reazione al governo dei tecnici o forse il suo completamento. Nella Prima Repubblica eravamo intrattenuti dagli amministratori. Nella Seconda siamo stati amministrati dagli intrattenitori. Appurata l’impossibilità per un solo uomo di adempiere a entrambe le funzioni, è tempo di una più chiara divisione dei ruoli. Chi sa parlare, non governi. E chi sa governare non parli. Il primo ad averlo capito è Grillo, che sogna un partito di amministratori silenti in cui parla soltanto lui.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41


Titolo: Massimo GRAMELLINI. "Forza", la parola del giorno
Inserito da: Admin - Maggio 15, 2012, 11:45:48 am
Spettacoli

14/05/2012 - L'INterVENTO INTEGRALE

"Forza", la  parola del giorno

Il testo letto nella trasmissione di La 7 "Quello che non  ho"

MASSIMO GRAMELLINI
Torino

La parola di oggi, 14 maggio 2012, non può che essere FORZA. Non la forza bruta dei violenti e dei sopraffattori. Ma la forza d’animo che accudisce i fragili e lenisce le ferite. La forza femmina. La Forza di cui vi parlerò stasera è una femmina che nasce in una cittadina tedesca dal nome arrabbiato, Mullheim, frutto della storia d’amore fra una commessa e un tramviere. Dopo il liceo la Forza trova un impiego in banca e studiando di notte si laurea in economia, non in Albania.

Arriva il 1994. Un anno cruciale per la Forza. In Italia nasce Forza Italia, frutto della storia d’amore fra un imprenditore e se stesso, mentre lassù a Mullheim la signora Forza viene eletta consigliera comunale. Nel 2005, però, succede l’incredibile. Il suo partito, l’Spd, perde le elezioni in Westfalia. Dal dopoguerra è la prima volta che succede. La Westfalia è il cuore industriale della Germania. I maschi tedeschi di sinistra sono depressi e avviliti. Avete idea di com’è un maschio di sinistra depresso e avvilito? Qui ne abbiamo una certa pratica.

Non sapendo più cosa fare, i maschi tedeschi di sinistra fanno la cosa giusta. Si affidano alla Forza. Lei li tranquillizza così: “Noi donne funzioniamo in modo diverso da voi uomini. Non meglio o peggio. Diverso. Abbiamo altri pensieri, altre esperienze, altre priorità.” Quelle della signora Forza sono: più asili nido, scuole migliori, aiuti alle famiglie in difficoltà. Per lei i debiti sono denaro ben investito. A cosa serve avere i conti in ordine, se poi la gente muore di fame? “Spendere più soldi adesso per le famiglie e le scuole ci consentirà in futuro di buttare via meno soldi per riparare le famiglie e le scuole.”

Immaginate la Merkel nel sentire una tedesca che parla come una greca. “Quella donna è un’irresponsabile!” Ma la Forza se ne infischia: vince le elezioni e da presidente di Westfalia abolisce le tasse universitarie e promulga nuove leggi per l’integrazione. Però quando presenta una manovra che prevede 3,6 miliardi di deficit, alla Merkel le prende un colpo e il partito della cancelliera riesce a far cadere il governo della Forza. Così domenica in Westfalia sono tornati a votare e la Forza ha vinto più di prima, umiliando il partito della rivale con cui nel 2013 potrebbe scontrarsi per la Cancelleria. La Forza già si scalda: “Risparmiare va bene” dice, “ma ricordiamoci che nessun bambino deve rimanere indietro, perché se resta indietro anche un solo bambino, recuperarlo poi ci costerà molto di più.” Dimenticavo. Forza in tedesco si dice Kraft. Come le sottilette, certo. Ma da ieri anche come Hannelore Kraft. L’altra donna. L’altra Germania. Forse l’altra Europa. Il lato meno oscuro della Forza.

da - http://www3.lastampa.it/spettacoli/sezioni/articolo/lstp/454177/


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Riabilitazione postuma
Inserito da: Admin - Maggio 18, 2012, 10:56:52 pm
18/5/2012

Riabilitazione postuma

Massimo GRAMELLINI

La notizia della morte di Donna Summer mi ha riportato alla mente il giorno in cui pensai di essere morto io. Accadde quando una ragazza impegnata, che corteggiavo in modo inconcludente accompagnandola a vedere film d’avanguardia turchi sottotitolati in tedesco, scoprì nel vano della mia utilitaria la cassetta dei grandi successi di Donna Summer: «I feel love» e «I love to love you baby», 17 minuti di mugolii interrotti dalla sua voce che ripeteva «I love to love you baby». Qualcuno l’aveva messa lì a mia insaputa. All’epoca ascoltavo solo rock duro, cantautori impegnati e Baglioni, ma in bagno e con le cuffie per ragioni di privacy. La ragazza impegnata la prese malissimo. Forse nessuno le aveva mai detto «I love to love you baby», e per 17 minuti di fila. Avrei dovuto inserire la cassetta nell’autoradio e alzare il volume a palla. Invece le dissi la verità, ma con un tale senso di vergogna che a lei sembrò una bugia. Liberato della sua presenza, annegai il dolore nelle discoteche che cominciavano a prendere il posto delle assemblee studentesche come luogo di aggregazione sociale, rimbecillendomi coi suoni ipnotici di Donna Summer. Mi esibivo nel classico ballo ipnotico di Donna Summer: piedino destro avanti in diagonale, piedino destro indietro, piedino sinistro avanti in diagonale, piedino sinistro indietro. Per 17 minuti.

Ora che Donna non c’è più, risento a piè fermo «I love to love you baby». Sembra bella. O comunque migliorata. Dovrei imparare a vergognarmi meno del presente, perché prima o poi diventerà un passato da rimpiangere.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1180


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Una tassa pelosa
Inserito da: Admin - Maggio 20, 2012, 11:11:08 pm
19/5/2012

Una tassa pelosa

Massimo GRAMELLINI

Cara Billie, l’hai scampata bella. La berlusconorevole Fiorella Ceccacci, già attrice nel film «Corti circuiti erotici» e perciò autorevole membro della commissione Cultura, aveva proposto di mettere una tassa su di te. Proposta accolta «in linea di principio» dal sottosegretario Polillo. Una tassa su cani e gatti domestici per finanziare la lotta al randagismo. Come dici, Billie? Che un balzello simile avrebbe avuto l’effetto di aumentare a dismisura il numero dei randagi? Giusta osservazione, cagnetta mia, però non puoi pretendere che gli onorevoli abbiano la tua intelligenza pratica. In compenso condividono il tuo appetito famelico: cercano i soldi dove è più facile trovarli. Nella benzina, nella casa e adesso negli affetti: tu sai cosa significa un animale per un’anziana ammalata di solitudine.

La reazione ululante della Rete (e di 101 dalmata pronti a caricare la Crudelia De Mon di Montecitorio) ha costretto i fabbricanti di imposte a battere in ritirata. Il sottosegretario si è accorto di aver pestato una di quelle tue faccende che raccolgo sempre per strada e ha negato il suo appoggio, sostenendo che era stata una battuta. Sappi comunque che, se cambiassero di nuovo idea, mi rifiuterò di pagare - già finanzio la guerra in Etiopia del 1935 ogni volta che vado al distributore - e tu diventerai una cagnetta clandestina. Voglio vedere se Equitalia mi manda l’accalappiacani. Farebbero meglio a occuparsi del randagismo degli evasori fiscali. E se proprio avessero bisogno di nuove entrate, sottoscrivo la proposta che mi hai appena leccato all’orecchio: tassare chiunque tenga un politico in casa.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1181


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Grillo, il Gabibbo barbuto
Inserito da: Admin - Maggio 22, 2012, 03:51:09 pm
22/5/2012 - L'UOMO NUOVO

Massimo GRAMELLINI

Grillo, il Gabibbo barbuto

Grillo è un Gabibbo barbuto e il Movimento Cinque Stelle la trasposizione politica di «Striscia la Notizia»?

La suggestione esiste, inutile negarlo, ma è solo parziale. Grillo è anche il Gabibbo.

Un Gabibbo, però, che guarda «Report», ha letto «La Casta» e sa stare sul Web.


I due hanno in comune la cadenza, ligure, e l’ideatore, Antonio Ricci, di cui Grillo è stato a lungo il ventriloquo tv. «Fantastico», «Te la do io l’America», «Te lo do io il Brasile»: l’unico programma di successo che Ricci non gli ha curato è «Te la do io l’Italia». Quello se lo sta scrivendo da solo. Se Grillo ricorda il pupazzo rosso che svergogna i potenti tra ghigni e sberleffi, l’attivista-tipo del Cinque Stelle assomiglia a uno di quegli inviati di «Striscia» che consegnano tapiri: informato, tignoso, sfacciato. Quanto all’elettorato, ne esiste uno cresciuto con le tv berlusconiane che da anni si abbevera ai programmi satirici di denuncia e ha finito per introiettarne meccanismi e valori. «Striscia» e «Le Iene» si pongono come giustizieri della notte, raddrizzatori di torti, vendicatori degli oppressi in contrapposizione a un Potere che magnanimo li finanzia attraverso la pubblicità. Secondo lo studioso dei media Massimiliano Panarari, il loro segreto consiste nel dare sfogo al rancore popolare verso un sistema concepito come nemico. Ai seguaci di «Striscia» il movimento di Grillo non sembra antipolitica, ma politica: difesa del cittadino. In realtà, sostiene Carlo Freccero, il termine corretto è Apolitica: il rifiuto dei partiti, ormai ridotti a meri comitati d’affari. E qui l’albero genealogico del grillismo si allarga a «Report» di Milena Gabanelli e al bestseller «La Casta» di Stella e Rizzo.

Report è la versione sofisticata della tv di denuncia, il Gabibbo in bella copia, il grande giornalismo d’inchiesta. Gabanelli incarna l’archetipo grillista del Controllore, colui o colei che incrocia i dati, macina le informazioni e rivela i segreti del Moloch che ci condiziona la vita, sia esso una multinazionale di farmaci o un assessore arrogante e corrotto. Il milione di copie de «La Casta» è stato un fenomeno sociale che la cultura in ghingheri non ha voluto capire, forse perché gli artefici non erano due intellettuali spocchiosi e incomprensibili, ma due bravissimi giornalisti. Stella e Rizzo hanno dato sostanza di pagine al mal di pancia verso i partiti e il loro sistema chiuso di privilegi. Cosa accomuna lo spettatore di «Striscia» a quello di «Report» ed entrambi al lettore de «La Casta»? L’idea che destra e sinistra siano diventate la stessa cosa: se non nei valori, nel personale politico che ha smesso di incarnarli per dedicarsi esclusivamente alla gestione del potere.

Le radici televisive del grillismo affondano qui e gli hanno sicuramente creato un pregiudizio di simpatia fra gli elettori, anche fra coloro che non lo votano. Di fronte a questo pregiudizio positivo vacillano i dibattiti sul sistema elettorale. Il doppio turno, infatti, funziona quando l’avversario è percepito come una minaccia (un leghista per un democratico, un «comunista» per un berlusconiano) e spinge l’elettore avverso alle urne per incoronare il male minore. Ma il Movimento Cinque Stelle non fa davvero paura a nessuno, semmai suscita curiosità. Così si spiega perché al ballottaggio di Parma il candidato del centrosinistra non sia riuscito nemmeno a fare il pieno dei voti presi al primo turno: migliaia di suoi elettori non hanno sentito l’urgenza di tornare alle urne. Magari in cuor loro si saranno persino augurati il trionfo della «novità».

Ma Grillo e il grillismo non si esauriscono nei vecchi mezzi di comunicazione, parola cartacea e tv. Il Cinque Stelle non si può capire senza la «class action», quel fenomeno importato dagli Stati Uniti che induce le vittime di un medesimo torto a unire le proprie forze e a fare causa comune contro il potere che le ha defraudate di qualche diritto. Il berlusconismo era delega passiva al demiurgo. Il grillismo è assunzione collettiva di responsabilità. Il berlusconiano votava col telecomando, l’attivista di Grillo (non chiamiamolo grillino) con la tastiera del Web. I seguaci di Berlusconi cercavano di assomigliare al Capo fin dalle barzellette, mentre quelli di Grillo non assomigliano a Grillo: nell’approccio sono molto meno televisivi e molto più seri. Il mito fondante del Movimento Cinque Stelle, solo in questo simile all’Uomo Qualunque di Giannini, è il Buon Amministratore. Persa la speranza di sottrarre il mondo alle trame dei grandi capitalisti, il grillismo chiede alla politica di diventare apolitica, cioè di limitarsi all’ordinaria amministrazione. Perciò la politica potrà salvarsi solo se smentirà Grillo, ricominciando a fare sogni grandi. Altrimenti il Gabibbo barbuto trionferà, così come «Striscia» trionfa da vent’anni contro una Rai che ha saputo, o voluto, contrapporgli sempre e soltanto dei Pacchi.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1182


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il casto Silvio
Inserito da: Admin - Maggio 27, 2012, 09:40:52 am
26/5/2012

Il casto Silvio

Massimo GRAMELLINI

Per una curiosa coincidenza della cronaca (non scomoderei la Storia), mentre la ballerina Polanco raccontava in un'aula di giustizia di quando nel bungabunker di Arcore si infilava parrucca e occhiali per imitare Ilda Boccassini, il beneficiario dello spettacolo mostrava a una platea di giornalisti attoniti l'ultima e più improbabile metamorfosi della sua vita: Silvio lo Statista. Fuori tempo massimo. Anzi, fuori tempo e basta. Dal ritorno in scena del campione dell'antipolitica ci saremmo aspettati di tutto: la fusione con Grillo (Canale 5 Stelle) o la fondazione di un altro partito dal predellino dell'auto (considerati i voti rimasti, bastava una Smart), ma stavolta tenendo in braccio la Polanco travestita da Boccassini. Di tutto tranne che vederlo spuntare dietro un bancone del Senato, trasfigurato nel simbolo vivente della Casta e intento a discettare di semipresidenzialismo alla francese.

Non che non sia importante, il semipresidenzialismo alla francese. Ed è chiaro che la signora Crescita è disposta a varcare la nostra soglia (travestita da Boccassini?) solo se ad aprirle la porta troverà un semipresidente alla francese. Lo capirebbe persino Cicchitto, che infatti si aggirava nei paraggi con aria compiaciuta. Però siamo sicuri che lo zoccolo duro dell'elettorato, quello che al nord teme di perdere il lavoro e al sud i sussidi, sia in grado di cogliere la portata rivoluzionaria della proposta? Un milione di posti, meno tasse per tutti, chi non salta comunista è: quelle erano balle di successo. Ma il semipresidenzialismo alla francese rischia di non eccitare nessuno: non solo la Boccassini, ma nemmeno la Polanco.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1185


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Signora Maestra
Inserito da: Admin - Maggio 29, 2012, 11:09:18 am
29/5/2012

Signora Maestra

Massimo GRAMELLINI

Domenica sera ho condiviso con una trentina di temerari uno spericolato esperimento sentimentale: il raduno dei compagni di classe delle elementari. Erano quarant’anni e centomila capelli che non ci si vedeva e per farsi riconoscere ciascuno si era pinzato sul petto una targhetta con nome, cognome e una propria foto di allora. E' stata una delle serate meno nostalgiche della mia vita: il passato da rammentare era così remoto che sembrava futuro. Si è parlato tantissimo di progetti e speranze, pochissimo di calcio, niente di politica. Ma si è parlato soprattutto della, e con la, Maestra. Era per i suoi 88 anni appena compiuti che avevamo apparecchiato lo spettacolo, salvo accorgerci in fretta che lo spettacolo era lei. Buona ma non debole, la schiena ancora dritta come i suoi pensieri. La Maestra. Quella che ci aveva insegnato a leggere con i libri di Primo Levi e di Rigoni Stern. Anche l'altra sera ha ascoltato con attenzione il primo e l'ultimo della classe declamare "bosco degli urogalli" e poi ha dato loro il voto: basso e però giusto, come sempre. Si aggirava fra i suoi scolari attempati distribuendo carezze ruvide e rimproveri dolci. Nel guardarla pensavo all'esercito silenzioso di cui quella donnina formidabile fa parte: le maestre elementari della scuola pubblica italiana che hanno tirato su una nazione con stipendi da fame, ma meritandosi qualcosa che molti potenti non avranno mai. Il nostro rispetto.

Prima di andare a dormire ci ha detto che averci avuti come alunni era stato, per lei, come riceverci in dono. Poi ci ha baciati sulla fronte, uno a uno. Sono rientrato a casa con addosso l'energia di un leone.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1186


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La parata più bella
Inserito da: Admin - Maggio 31, 2012, 04:28:05 pm
30/5/2012

La parata più bella

Massimo GRAMELLNI

Che senso ha la parata del 2 giugno con l’Emilia a pezzi che piange i suoi morti? Il quesito, che sarebbe considerato blasfemo in Francia, qui può sembrare velleitario, dal momento che il Capo dello Stato ha deciso di confermare la cerimonia dei Fori Imperiali, sia pure improntandola alla sobrietà. Però vale egualmente la pena di porselo. Sgombriamo il campo dalle pregiudiziali ideologiche, che condannano la sfilata delle Forze Armate in quanto manifestazione muscolare. E sforziamoci di sgombrarlo anche dai condizionamenti emotivi che in queste ore ci inducono a considerare uno spreco di risorse qualsiasi iniziativa dello Stato che non consista nel portare sollievo alle popolazioni emiliane in apnea.
I soldi per la parata sono già stati quasi tutti spesi. Con quel poco che resta si finanzierebbe al massimo la ricostruzione di un comignolo. Andrebbe ricordato a quella genia di politici in malafede che cercano di agganciare l’umore popolare con proposte furbastre, ma si guardano bene dal devolvere a chi soffre le cifre ben più consistenti che si ricaverebbero dalla drastica riduzione del numero dei parlamentari.

La domanda che la coincidenza fra celebrazione e tragedia riporta alla ribalta è un’altra: nel 2012 ha ancora senso festeggiare la Repubblica con un rito così poco sentito dalla maggioranza dei cittadini? Ogni comunità ha bisogno di riti e di simboli. Ma sono le religioni che li mantengono inalterati nei secoli. Non gli Stati. Non tutti, almeno. Penso sommessamente che quest’anno il 2 giugno si onori di più la Repubblica andando fra i terremotati che fra i carri armati.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1187


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La vita, nonostante
Inserito da: Admin - Giugno 04, 2012, 09:41:03 am
1/6/2012

La vita, nonostante

Massimo GRAMELLINI

Ci stanno impartendo una lezione di vita. Non solo di sopravvivenza. Di vita. Questi sfollati che si spaventano ma non vogliono dare soddisfazione alla paura. Che piangono senza piangersi addosso. E che ricominciano a vivere, nonostante.

Nonostante sia un cumulo di macerie, il supermercato di Mirandola funziona ancora: a cielo aperto. Hanno portato per strada le merci, i carrelli e naturalmente la cassa. Bisogna pur nutrirsi, coprirsi, curarsi. I verbi primordiali del vivere continuano a essere declinati al presente e al futuro, nonostante.

Amare, per esempio. Alice e Davide hanno confermato le nozze, nonostante la chiesa abbia perso un po' di mattoni e il ricevimento sia stato dirottato fra le tende. Per la luna di miele si vedrà. Intanto c'è il miele, appena arrivato con il latte e i biscotti da Reggio Emilia sopra un Tir. E c'è la luna, che splende in un cielo di promesse e trema molto meno della terra.

La gastronomia di Medolla sforna gnocchi fritti, nonostante. Nonostante la gastronomia sia diventata una cucina da campo in mezzo alla piazza del municipio. Potrebbe accontentarsi di fare panini e invece preferisce esagerare.

E la merciaia? Ha pianto tanto e dormito in automobile con il marito più anziano di lei. Ma ieri ha riaperto bottega perché le donne del terremoto sono scappate di casa senza ricambi e si mettono in coda sotto il sole per fare incetta di mutande e reggiseno, nonostante.

La regina del marketing è la fruttivendola biologica che alle ciliegie sopravvissute alla scossa impone il cartello «duroni della rinascita», trasformandole nel frutto della riscossa. Intorno a lei scene di gentilezza e onestà che altrove sarebbero straordinarie, ma non qui, nonostante. Un cliente vuole un chilo di mele però non può pagarle perché il bancomat ha esaurito i soldi. La fruttivendola: «Le prenda lo stesso, pagherà domani». E lui: «Ci mancherebbe, vado a cercare un altro bancomat».

Poi ci sono i bambini che giocano, nonostante. E le loro mamme che cercano di trasformare il terremoto in uno spettacolo d'arte varia. Al piccolo che dopo una scossa di assestamento frignava, la mamma ha spiegato: «Adesso ti insegno un nuovo gioco. Il gioco del salterello». Il bimbo ha smesso di piangere. «Che gioco è?» «Funziona così: io canto una filastrocca e ogni volta che mi fermo, tu salti». La mamma si fermava ogni volta che c'era una scossa. Così le scosse sono diventate una parte del gioco e il bambino si è riempito talmente di gioia che non ha trovato più posto per la paura. E ha continuato a saltare, nonostante.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1189


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Non gioco più, me ne vado
Inserito da: Admin - Giugno 04, 2012, 09:41:46 am
2/6/2012

Non gioco più, me ne vado

Massimo GRAMELLINI

Il santo furbacchione è un classico tipo italiano. In politica annuncia nobili dimissioni allo scopo di farsele respingere. In amore minaccia romantiche rotture per vedersi riconfermare il proprio fascino. E sul lavoro, indossato uno sguardo umile e offeso, si dichiarerà disposto a fare ciò che non vuole nella certezza che lo scongiureranno di non farlo, così da continuare a fare quello che vuole. Con quella faccia un po’ così, a strapiombo sulle lacrime, temo che il commissario tecnico Prandelli appartenga alla categoria.

Meglio un santo furbacchione che un furbo mascalzone (abbiamo anche quelli), però non me la sento di esaltare la sua ultima frignata: se proprio serve, rinunciamo agli Europei. Ma chi glielo ha chiesto? Nessuno. Anzi: tutti, persino la ministra dell’Interno, si sono affrettati a benedire la partecipazione all’evento. Che era poi ciò che Prandelli voleva. Ma avrebbe potuto ottenerlo senza rifugiarsi nel patetico. Il c.t. si è inserito in una scia di successo. Pare stia diventando di moda auspicare una fuga romantica dal calcio brutto sporco e cattivo, anziché andare addosso alla realtà e triplicare le pene per gli scommettitori, oggi talmente blande da convincere la malavita a investire nel pallone truccato invece che in altri vizi sanzionati più duramente dalla legge.

Ma è possibile che per motivare una Nazionale circondata dagli scandali si debba sempre pigiare il tasto del vittimismo? Ciascuno ha diritto al suo quarto d’ora di emotività. Ma da chi siede sulla panchina di Pozzo e Bearzot resta lecito aspettarsi forme di vita più evolute.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1190


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La macchina del tempo
Inserito da: Admin - Giugno 05, 2012, 07:13:27 pm
5/6/2012

La macchina del tempo

Massimo GRAMELLINI

Erano da poco passate le otto di sera quando mi sono appisolato davanti al televisore mentre il direttore del Tg1 intervistava il segretario di Stato vaticano. Nell’appisolarmi ho sognato. E nel sognare ho rivisto il me stesso bambino addormentarsi davanti a un televisore in bianco e nero mentre il direttore del telegiornale intervistava il segretario di Stato vaticano. Che modi avevano allora, i direttori del telegiornale. Diritti e compunti sulla sedia come dinanzi al prete del loro matrimonio. E poi quelle domande felpate con la risposta già incorporata.
E la faccia: protesa ad annuire in sincrono con l’intero corpo e paralizzata in una smorfia ineffabile di beatitudine. Anche i segretari di Stato vaticani erano ben strani, a quei tempi. Tradivano la scarsa conoscenza del mezzo televisivo e il loro eloquio curiale scorreva distante dalla realtà, caldo e inafferrabile come sciolina nelle orecchie: «La trasparenza è un fatto di solidarietà… Spesso avviene che le chiarificazioni siano frutto di un lavoro di dialogo… Questi non sono giorni di divisione ma di unità…»

Mi sono svegliato di soprassalto. La tv era diventata a colori, ma le facce erano rimaste le stesse. Anche le domande del direttore. Con le risposte già incorporate, anzi forse già scritte in precedenza, dal momento che il segretario di Stato le leggeva direttamente da un foglio. Nessun riferimento a corvi e maggiordomi di Curia, ma un solenne spot sulla solidità eterna della Chiesa. Anche se a noi appisolati d’Italia
l’unica cosa solida, ma soprattutto eterna, sembra la sudditanza del Tg1 al Vaticano.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1191


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Fuori orario
Inserito da: Admin - Giugno 06, 2012, 05:04:54 pm
6/6/2012

Fuori orario

Massimo GRAMELLINI

Durante una visita all’ufficio di collocamento della sua città, la ministra torinese Elsa Fornero ha teso la mano a un disoccupato di vent’anni seduto in attesa, il quale ha eroicamente resistito al richiamo della buona educazione che gli suggeriva di alzarsi in piedi. Col sedere ancorato alla seggiola, il James Dean di Porta Palazzo ha spiegato alla ministra di essersi diplomato presso l’istituto alberghiero e, quando lei gli ha fatto notare che di solito quel diploma garantisce un lavoro, le ha candidamente risposto: «Ma a me non piace lavorare la sera mentre gli altri escono». Le cronache sostengono che Fornero non lo abbia neanche addentato. Ci sarebbe da chiedersi come mai il seder-incollato abbia scelto l’indirizzo alberghiero: alberghi e ristoranti hanno da sempre la pessima abitudine di servire la cena all’ora di cena. E’ una notizia sconvolgente, me ne rendo conto, però qualcuno doveva pur darla a quel caro fanciullo.

Storie come questa rinforzano purtroppo i luoghi comuni sulla molle gioventù, quando invece esistono ragazzi che vorrebbero lavorare e non ci riescono, e tantissimi altri che lo fanno gratis o per due soldi, con contratti finti o precari, e vedono il proprio entusiasmo messo a repentaglio da adulti giovanilisti a parole. Quei ragazzi mi fanno pena. L’alberghiero fuori orario soltanto rabbia. Spero per lui che la vita gli tolga in fretta la seggiola da sotto il sedere. Una bella culata sul pavimento potrebbe ancora avere effetti miracolosi sul suo carattere.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1192


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Aspettando Balot
Inserito da: Admin - Giugno 12, 2012, 04:41:11 pm
12/6/2012

Aspettando Balot

Massimo GRAMELLINI

Passiamo la vita ad aspettare chi non arriva mai. Da anni leggo articoli che auspicano la maturazione di Sua Indolenza Balotelli e la annunciano come imminente, sicura o altamente probabile. Ogni volta che segna uno dei suoi rari ma bellissimi gol c’è qualcuno che dice: ci siamo. Ogni volta che sfascia l’auto in un fosso o si addormenta davanti al portiere c’è qualcuno, magari lo stesso, che si contraddice: non ci siamo, ma ci saremo. Pochi hanno il coraggio di ammettere che Balotelli resterà sempre quello che è: un talento senza carattere, un eterno immaturo, una magnifica occasione perduta.

Trovo folle che un mezzo campione guadagni certe cifre ed è probabile che il guadagnarle renda ancora più difficile il bagno di umiltà che forse gli permetterebbe di compiere il salto evolutivo. Poi mi guardo intorno e penso: ma chi lo ha fatto davvero, quel salto? Quanti amici, parenti e colleghi parlano, pensano e vivono esattamente come venti o trent’anni fa? Eppure ci si continua a illudere, aspettando la svolta che ci rassicuri sulle possibilità di cambiamento dell’essere umano. Credo sia per questo che al cinema e nei romanzi amiamo le storie dove il protagonista si trasforma e cambia. Perché nella vita non succede quasi mai. Si resta aggrappati alle proprie granitiche incertezze, al trauma infantile (Balotelli ne avrà più d’uno), alla reazione automatica che ti induce a comportarti sempre allo stesso modo, a pensare sempre le stesse cose, a nutrire sempre le stesse aspettative: per esempio che gli altri possano cambiare, mentre spesso il primo che non riesce a farlo sei tu.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1195


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Chissenefrega E ALTRO
Inserito da: Admin - Giugno 17, 2012, 09:50:01 am
14/6/2012

Chissenefrega

Massimo GRAMELLINI

Una lettrice racconta la sua giornata in compagnia dell’informazione: «Apro i giornali e in prima pagina trovo le dichiarazioni di Cassano sull’omosessualità. Salgo in macchina, accendo la radio e stanno intervistando Cecchi Paone in merito alle dichiarazioni di Cassano sull’omosessualità. Stufa, cambio frequenza, ma sull’altra emittente c’è uno che intervista Vendola in merito alle dichiarazioni di Cassano sull’omosessualità. Annoiata, cambio ancora e mi imbatto in un giornale-radio che riporta la notizia delle dichiarazioni di Cassano in merito all’omosessualità. Nauseata, smanetto su una quarta radio, dove un presentatore malizioso chiede a un commentatore sportivo cosa ne pensa delle clamorose esternazioni di Cassano… Ma lo vogliamo dire un bel chissenefrega di cosa pensa Cassano sull’omosessualità?».

Condivido le nausee della lettrice e, in quanto esponente del baraccone mediatico, mi prendo la mia quota di responsabilità. Anch’io trovo sbagliato dare risalto alle dichiarazioni di un calciatore su temi che esulano dal suo lavoro e altrettanto assurdo scandalizzarsi per l’ennesima, prevedibile «cassanata». Certi pensieri da bar sugli omosessuali indignano quando a darvi fiato è Giovanardi, un politico eletto dai cittadini. Ma, pronunciati da Cassano, hanno lo stesso peso di una dichiarazione di Giovanardi sul 4-3-3. Eppure nessuno nei media si è smarcato, pur sapendo di fare una sciocchezza. Ciascuno di noi l’ha fatta per abitudine, per pigrizia, ma soprattutto per paura di essere il solo a non farla. Dimenticando che la diversità è un valore, e mica solo nel sesso.

da - lastampa.it


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15/6/2012

Un'avventura IMUzionante

Ignorando la moglie, che gli suggeriva di rivolgersi a un commercialista, a un sindacalista o almeno a un ingegnere termonucleare, il contribuente Z. di Asti decise di far valere la sua vecchia laurea in economia per pagare l'Imu da solo. A metà maggio si mise all'opera con l'amico Gianni. Stamparono il modello F24, scavalcarono con qualche livido l'ostacolo dei codici 3918 e 3919 per le quote dovute a Stato e Comuni, ma si arenarono alla voce «rateazione», trovando sul sito dell'Agenzia delle Entrate tre risposte diverse e in conflitto fra loro. Il 29 maggio l'amico Gianni corse a pagare, ma nella fretta sbarrò il codice sbagliato. La sera stessa l'Agenzia emanava una disposizione che sopprimeva il modello F24 usato da Gianni e lo sostituiva con uno semplificato. Rimasto solo a combattere, il contribuente Z. si incantò davanti ai destinatari del versamento - ER, RG, EL - e mandò una mail all'Agenzia che gli rispose con una videata in cui lo avvertiva che era stato raggiunto il numero massimo di mail ricevibili. Andò su internet in cerca d'aiuto e trovò decine di poveri cristi con laurea come lui, terrorizzati dalla notizia che l'errata compilazione avrebbe comportato un nuovo pagamento delle somme già versate.

La mattina dell'8 giugno il contribuente Z si recò in banca per consegnare il modulo semplificato, che risultò compilato in modo complicato e forse sbagliato. Lui, pur di liberarsene, lo pagò. Poi fece ritorno a casa con una proposta di legge nel cervello: «La tassa sull'Imu entrerà in vigore soltanto dopo che ogni membro dal governo avrà dimostrato di riuscire a pagarla da solo».

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16/6/2012
A sogni fatti
MASSIMO GRAMELLINI
Tuttolibri anticipa un estratto del racconto che concluderà il Festival di Massenzio, la sera del 21 giugno a Roma.

Ho scritto uno di quei libri che ti cambiano la vita. Infatti il giorno dopo averlo presentato in televisione sono stato ricoverato in ospedale. Avevo la febbre a quaranta e un’infezione alle regioni meridionali dello stomaco che mi strappava ululati mannari. Eppure la sera prima stavo benissimo. Nei camerini di «Che tempo che fa» avevo addirittura incontrato uno dei miei idoli. Il capo di Equitalia. Un’anima gentile e sensibile intrappolata dentro una maschera da cattivo. La scaletta della trasmissione prevedeva un’intervista a lui sulle tasse e una a me sugli orfani: per tirarsi su. Dopo aver rimasticato in diretta i bocconi amari della mia infanzia, esco dallo studio visibilmente stremato, ma trovo il passaggio ostruito da una cerniera di sbirri giganteschi e piuttosto armati. Dovevo essere andato peggio di quanto avessi immaginato, visto che erano già venuti a prendermi. Mentre cerco una via di fuga, la scorta dei rambo si apre come il Mar Rosso e in mezzo appare lui, il Mosè degli scontrini fiscali. Aveva gli occhiali appannati. Credetemi: vedere piangere un uomo che di solito fa piangere gli altri è un’esperienza struggente. Mi viene addosso e, puntandomi contro un dito ammonitore, mi fa: «Si ricordi che io la tengo d’occhio!». Per tranquillizzarlo gli ho giurato su quanto ho di più caro, la santissima Imu e il beato Modello Unico, che presto avrei pianto anch’io, pagando le tasse sui diritti d’autore fino all’ultimo sospiro.

Era soltanto l’inizio. Da quel giorno mi sono piovuti addosso i resoconti di centinaia di vite ammalate, per le quali la farmacia ero io. Pare si chiami empatia. Le persone si specchiano in una storia autentica, apparecchiata a romanzo senza neanche il filtro della vergogna, e si sentono autorizzate a rivelare la loro. Non ai propri cari, ma all’amico di carta in cui riconoscono il compagno di sofferenze e rimonte esistenziali.

Ne ho ricevute di ogni genere. Alcune, considerato il tema, persino divertenti. Mi ha scritto un amico dell’adolescenza: «Anch’io come te ho scoperto il segreto della mia famiglia da un articolo di giornale». E mi racconta di quando, facendo ricerche in tribunale per non so quale causa, si era imbattuto in un fascicolo con il suo cognome. Dentro aveva trovato il ritaglio ingiallito di un quotidiano da cui risultava che suo padre - che tutti ricordavamo integerrimo e moralista - in gioventù era finito in carcere per furto. Nessuno aveva mai avuto il coraggio di rivelarlo al mio amico. Eppure, scriveva lui, «il mio subconscio sapeva. Adesso posso confessartelo, Massimo: da ragazzo ero un cleptomane. A proposito, ricordi quei tuoi sci misteriosamente scomparsi?». Eccome se li ricordavo! Li avevo lasciati fuori da una baita per andare a fare pipì e un attimo dopo non c’erano più. «Te li avevo rubati io», mi ha confessato con appena trent’anni di ritardo. «Poi li ho rivenduti. Però ci tengo a farti sapere che ho devoluto il ricavato in beneficenza».

Un’altra lettera aveva il timbro di una località di villeggiatura che anni prima era approdata in cronaca nera per l’incendio di un albergo conclusosi con la morte del proprietario. L’autore della lettera raccontava che quell’uomo era suo padre. Aveva fatto uscire clienti e collaboratori con una scusa, poi aveva dato fuoco alle pareti di legno e si era rifugiato in mansarda ad aspettare la fine. Di lì a pochi mesi anche la madre era morta di crepacuore e il mio amico di carta si era ritrovato da solo in mezzo alle ceneri di una vita intera. Aveva usato i risparmi del padre per ricostruire l’albergo nello stesso luogo in cui sorgeva un tempo. Nell’opera di rinascita, non soltanto edilizia, gli era stata accanto una ragazza. Ma appena l’esistenza aveva ripreso a fluire in modo ordinato, ecco che era comparso Belfagor.

Nel mio romanzo Belfagor è il nome che da bambino avevo dato al mostro che abita dentro di noi. Uno spiritaccio animato da buone intenzioni, in realtà pernicioso, perché pur di tenerci lontano dalla sofferenza ci chiude in una gabbia di paure. Paura di vivere, di amare, di credere nei propri sogni. Il mio interlocutore era stato indotto a scappare dalla sua ragazza. Con la codardia tipica dei maschi quando vogliono sbarazzarsi delle femmine, non aveva avuto la forza di lasciarla. Perciò aveva fatto di tutto per farsi lasciare da lei e, dopo sforzi considerevoli, c’era riuscito.

Quando gli avevano regalato Fai bei sogni , lo aveva tenuto per un mese sul comodino senza aprirlo. Gli incuteva timore. «Ma una notte», mi scriveva nell’ultimo capoverso della lettera, «una notte in cui mi rivoltavo nel letto come un pescecane nella rete, accendo la luce e comincio a sfogliare le pagine. Sono arrivato all’ultimo capitolo - quello in cui Elisa le insegna a perdonare e ad accettare dalla vita ciò che ci dà - e ho capito che stava parlando con me. Fuori aveva cominciato ad albeggiare. Così ho chiuso il libro e, indossata una felpa sopra il pigiama, sono andato sotto le finestre della mia ex. Le ho citofonato, lei si è affacciata. Mi vuoi ancora?, ho urlato. Non ha risposto, ma ha aperto il portone».

Con Fai bei sogni ho aperto un portone da cui sono entrate carezze, confessioni e ringraziamenti. Un muretto di gratitudine a cui è dolce appoggiarsi quando fa buio. Perché da quel portone, oltre alle carezze, è entrato anche qualche ceffone. Era prevedibile. Se alzi il velo sui tuoi tormenti più intimi, ti esponi alle critiche di chi trova insopportabile la sincerità perché ne teme il contagio. Ma se fin dall’inizio sapevo benissimo a quali rischi mi sarei esposto con questo romanzo, cosa mi aveva spinto a pubblicarlo? Semplice. Quando uno ha ricevuto in sorte una storia e gli strumenti per raccontarla, non è giusto che la tenga soltanto per sé. Da molto tempo desideravo ricordare ai miei lettori che la vita ha un senso e che dobbiamo affrontarla «nonostante», senza lasciarci paralizzare dai «se». Ma certe prediche sarebbero suonate false in bocca a un giornalista percepito come un privilegiato. Soltanto la confessione spietata delle mie disgrazie e delle mie debolezze avrebbe reso credibile il messaggio, anzi il massaggio di speranza che intendevo dare.

Per non avere più paura di soffrire è indispensabile liberarsi dal dolore. Milioni di persone provano a farlo ogni giorno, prodigandosi in preghiere e buone azioni oppure stordendosi con droghe ed esperienze estreme. Ma i ricordi dolorosi non si possono eliminare. Quello che si può eliminare è il dolore associato ai ricordi. Oggi riesco a pensare a mia madre senza più provare dolore perché ho accettato intimamente una verità indimostrabile: che tutto ciò che accade è sempre giusto e perfetto. Che il dolore è qualcosa che ci capita addosso non per sfortuna, ma per concederci l’opportunità di conoscere la parte irrisolta di noi. Se da quando nasci a quando muori nella tua vita non è cambiato tutto o almeno qualcosa, significa che la vita non ti è servita a niente.

DA - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1199


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Un'avventura IMUzionante
Inserito da: Admin - Giugno 17, 2012, 10:02:22 am
15/6/2012

Un'avventura IMUzionante

Massimo GRAMELLINI

Ignorando la moglie, che gli suggeriva di rivolgersi a un commercialista, a un sindacalista o almeno a un ingegnere termonucleare, il contribuente Z. di Asti decise di far valere la sua vecchia laurea in economia per pagare l'Imu da solo. A metà maggio si mise all'opera con l'amico Gianni. Stamparono il modello F24, scavalcarono con qualche livido l'ostacolo dei codici 3918 e 3919 per le quote dovute a Stato e Comuni, ma si arenarono alla voce «rateazione», trovando sul sito dell'Agenzia delle Entrate tre risposte diverse e in conflitto fra loro. Il 29 maggio l'amico Gianni corse a pagare, ma nella fretta sbarrò il codice sbagliato. La sera stessa l'Agenzia emanava una disposizione che sopprimeva il modello F24 usato da Gianni e lo sostituiva con uno semplificato. Rimasto solo a combattere, il contribuente Z. si incantò davanti ai destinatari del versamento - ER, RG, EL - e mandò una mail all'Agenzia che gli rispose con una videata in cui lo avvertiva che era stato raggiunto il numero massimo di mail ricevibili. Andò su internet in cerca d'aiuto e trovò decine di poveri cristi con laurea come lui, terrorizzati dalla notizia che l'errata compilazione avrebbe comportato un nuovo pagamento delle somme già versate.

La mattina dell'8 giugno il contribuente Z si recò in banca per consegnare il modulo semplificato, che risultò compilato in modo complicato e forse sbagliato. Lui, pur di liberarsene, lo pagò. Poi fece ritorno a casa con una proposta di legge nel cervello: «La tassa sull'Imu entrerà in vigore soltanto dopo che ogni membro dal governo avrà dimostrato di riuscire a pagarla da solo».

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1198


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il sottosegretario Quaresima
Inserito da: Admin - Giugno 19, 2012, 11:16:40 pm

19/6/2012

Il sottosegretario Quaresima

Massimo GRAMELLINI

Lo scrivo a voce bassa e raccomandando il massimo riserbo - non vorremo svelare i piani segreti del governo a qualche potenza straniera? - ma il sottosegretario all’Economia con delega alle chiacchiere Polillo ha appena avuto un’idea geniale per far impennare il Pil. Rinunciare a una settimana di ferie. Non lui, gli italiani tutti. Poiché i lavoratori dipendenti godono di tre mesi di vacanze l’anno, ha ragionato il grand’uomo (temo li abbia confusi con i parlamentari), basterebbe offrire alla Patria una settimana di tintarella e l’economia nazionale ripartirebbe a razzo verso il cielo stellato.

Non intendo guastare i sogni di Polillo ricordando che è inutile produrre di più se poi non c’è nessuno a cui vendere e che oggi il problema non è rappresentato da quelli che fanno le ferie, ma da quelli che non le fanno perché hanno perso il lavoro. Mi limito a prendere spunto dall’ultima uscita «tecnica» per invocare dai rispettabili membri del governo un cambio: se non di marcia, almeno di umore. Sarà vero che arriviamo da un carnevale di vent’anni (anche se la maggioranza di noi nemmeno stava sui carri e applaudiva o fischiava la sfilata dal bordo della strada). Ma non mi sembra una buona ragione per sprofondarci in questa quaresima senza pasque, quasi dovessimo espiare una colpa collettiva. Chi lavora, in Italia, lavora tantissimo. Semmai lavora male, a causa della corruzione e della burocrazia, figlie naturali della cattiva politica. Invece di farlo sentire un verme, gli andrebbe restituita una speranza, mandando in ferie non pagate gli ottusocrati e in carcere i ladri.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1200


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Forza Grecia
Inserito da: Admin - Giugno 21, 2012, 06:42:26 pm
21/6/2012

Forza Grecia

Massimo GRAMELLINI

Continuo a sentire persone insospettabili che domani sera faranno il tifo per la Grecia contro la Germania. Il calcio c'entra poco. Anche la solidarietà per i cugini mediterranei. In Italia - e non solo dalle parti del Cavalier Grillo, ultima metamorfosi di Berlusconi - sta montando un pregiudizio antitedesco: alla Germania egoista viene attribuita la crisi mortale in cui si sta avvitando l'Europa. I più arrabbiati sono gli anziani, o diversamente giovani, ai quali le recenti vicende evocano antichi fantasmi. Se parlate con qualcuno di loro, vi dirà che gli eredi di chi trascinò l'Europa in un conflitto che la indebolì per sempre dovrebbero sentire una responsabilità speciale, affatto esaurita. Nel dopoguerra gli americani finanziarono la rinascita di Paesi lontani, in cui oltretutto erano morti i loro figli. Come possono i tedeschi non avvertire il dovere morale di promuovere un piano Marshall per salvare l'Europa? Pensano davvero di riuscire a rimanere un'isola di benessere nel cuore di un continente in miseria?

Così ragionano i sopravvissuti della seconda guerra mondiale, arrivando a suggerire atti estremi come il boicottaggio dei prodotti tedeschi. Ma anche chi è arrivato in seguito prova un certo disagio nel confrontarsi con gli stereotipi del bavarese medio, che raffigura noi popoli mediterranei come una massa di scansafatiche abbronzati e pieni di debiti, perciò meritevoli di un ridimensionamento che ci costringa a illividire nella tristezza. In realtà il bavarese medio la pensava così già ai tempi di Kohl. Ma Kohl se ne infischiava, perché a differenza di Merkel era uno statista.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1202


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Gli Aristotecnici
Inserito da: Admin - Giugno 24, 2012, 09:13:56 am
22/6/2012

Gli Aristotecnici

Massimo GRAMELLINI

Dalle vivide cronache del sito Studenti.it si apprende che la prova di greco scritto ha seminato il panico fra i maturandi. Aristotele non usciva dal 1978. Ha passato gli Anni 80 tappato in casa e anche il ventennio successivo non deve essergli garbato un granché, se per riaffacciarsi all’esame di maturità ha preferito attendere il governo tecnico.

Pur di rendere indimenticabile la sua rentrée, il filosofo ha scelto un brano intitolato «Non il caso ma la finalità regna nelle opere della natura». Pensiero condivisibile, benché di difficile digestione per le vittime di un cataclisma. Durante la lunga clausura Aristotele ha maturato una perfidia da vero tecnico: il testo, infatti, è scritto non per essere letto, ma per essere detto. Sono appunti di una lezione di filosofia, particolarmente improbi per dei ragazzi abituati a tradurre brani di narrativa. Ma l’Aristotecnico ha sottovalutato la reattività italica. Stando a Studenti.it, molti professori che presidiavano le aule d’esame hanno affiancato eroicamente i maturandi nell’opera di traduzione. Da un sondaggio rudimentale risulterebbe che il 34% dei ragazzi abbia copiato tutto, il 14 abbastanza e il 20 soltanto un po’. Il rimanente 32 è vivamente pregato di lasciare il Paese per manifesta incompatibilità ambientale. Perché non solo nelle opere della natura, caro Aristo, ma anche in quelle di molti italiani a regnare non è il caso ma una finalità ben precisa: porsi obiettivi che siano al di sopra delle loro possibilità per poi eluderli con un espediente, meglio se un sotterfugio.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1203


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Figli delle (5) stelle
Inserito da: Admin - Giugno 25, 2012, 10:17:05 am
23/6/2012

Figli delle (5) stelle

Massimo GRAMELLINI

Nominato la sera, l’assessore all’Urbanistica della Parma di Grillo si è dimesso la mattina, dopo che sul sito del giornale locale una lettrice ne aveva rivelato gli altarini: il fallimento di un’azienda e la ristrutturazione di una casa senza permessi. Non il curriculum ideale per chi, nel nuovo incarico, quei permessi avrebbe dovuto concederli. La fulminea parabola dell’architetto Bruni ha riacceso la miccia del disincanto. Nella città-laboratorio del grillismo si assiste da settimane a un susseguirsi di lentezze, ingenuità e goffaggini che in politica sono altrettanti peccati mortali. La difficoltà del sindaco Pizzarotti nel selezionare la nuova classe dirigente sta dando ragione ai realisti che considerano la politica una professione, non un passatempo per dilettanti allo sbaraglio. Mentre strapperà un sorriso di compiacimento ai cinici l’amara considerazione che, in questo Paese di moralisti verbali, tutti sembrano custodire uno scheletro nell’armadio.

Poiché un corsivo chiamato Buongiorno non può venire meno alla sua ragione sociale, mi ostino a cercare in tanto sconforto uno spiraglio di speranza: una cittadina ha rivelato le magagne dell’assessore sul web, il movimento che aveva scelto l’assessore ha riconosciuto la bontà della denuncia, l’assessore si è dimesso. Tutto in ventiquattr’ore. Capisco che la democrazia di Internet si presti al rischio dell’isteria e della gogna. Ma capisco anche che, se i partiti in disgrazia avessero applicato il metodo Parma, ci saremmo risparmiati qualche Lusi e parecchi abusi.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1204


Titolo: Massimo GRAMELLINI. L'Italia può davvero cambiare?
Inserito da: Admin - Luglio 01, 2012, 03:45:51 pm
30/6/2012

L'Italia può davvero cambiare?

Massimo GRAMELLINI

Gioisce la Borsa, guaisce lo spread, Mariochiaro batte i pugni a Bruxelles, Marioscuro sguaina i pettorali a Varsavia, la Nazionale di calcio schianta e incanta, e pare proprio che nel week-end scenderà di nuovo il prezzo della benzina. Ma cosa succede? Dov’è finita la raffica di cattive notizie con cui ero abituato a iniziare la giornata? I titoli dei giornali radio del mattino mi proiettano in un Paese sconosciuto e dentro un’atmosfera dimenticata: soddisfazione, orgoglio, speranza che per una volta la fetta non cada dalla parte della marmellata.

Non fosse per il cafone che mi taglia la strada al semaforo e ha ancora ragione lui, penserei di essere emigrato durante la notte a mia insaputa. Sono travolto da questa ondata di italiani anomali che in poche ore hanno deciso di smontare luoghi comuni coltivati nei secoli e a cui mi ero persino affezionato, come ci si affeziona a una zia bisbetica o a una malattia cronica. Furbizia e Vittimismo, dove siete? Catenaccio, non ti riconosco più. Da Bruxelles a Varsavia questa è un’Italia che se la gioca, impone il suo ritmo, smette di nascondersi.
Forse perché ha finalmente voglia di farsi scoprire diversa da come l’hanno sempre raccontata. Dei simboli tricolori resiste solo la Mamma, però declinato in modo inedito: lo sguardo della signora Silvia mentre si avvinghia al suo Balotellino preferito e quella mano bianca che scende con amore sulla testa nera sono gesti che sembrano quadri e valgono poemi.

Stavolta i parallelismi fra politica e sport non sono nevrosi giornalistiche, ma slanci del cuore. Ne avevamo bisogno. Ho visto persone abbracciarsi dopo la vittoria contro la Germania, perfettamente consapevoli che non darà lavoro ai giovani né umanità ai banchieri, eppure fanciullescamente felici di riscoprire che si può essere felici anche solo per due ore e anche solo per due gol. Finché nella notte dei bagordi sobri è sobriamente affiorata la notizia del successo di Monti sullo scudo antispread, che detto così sembra un’arma da Guerre Stellari e in fondo lo è.

Monti che sovverte l’immagine dell’italiano sbruffone e traditore, sostituendola con quella del negoziatore duro, leale nel rispetto della parola data, ma inamovibile nella difesa degli interessi nazionali. Buffon che, invece di festeggiare, lascia il campo imbufalito con i compagni perché nel finale qualche loro sciatteria aveva rischiato di compromettere la vittoria. Comunque la pensiate su Monti e su Buffon, non sono atteggiamenti da italiani. O non lo erano? Mi sorge il dubbio che questo Paese stia cambiando più in fretta delle statistiche, dei sondaggi e dei corsivi di giornale arrotolati sui cliché.

Che, insieme con la corruzione, il familismo e l’insopportabile disprezzo per qualsiasi cosa assomigli a una regola collettiva convivano, spesso nella stessa persona, il senso della dignità e persino della comunità. E se anche non fosse così, questi sogni europei di mezza estate possono dettare la linea, lanciare una moda. Si può giocare contro la Germania come se i tedeschi fossimo noi, ma dei tedeschi più creativi.

E si può trattare con la Germania come se i tedeschi fossimo noi, ma dei tedeschi più duttili. Si può cioè immaginare di essere diversi rimanendo uguali. Con un po’ di fatica, di fiducia, di disciplina. In fondo l’evoluzione è questa, e vale per i popoli come per i singoli umani.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1208


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Cosa vogliono le donne
Inserito da: Admin - Luglio 01, 2012, 03:46:42 pm
29/6/2012

Cosa vogliono le donne

Massimo GRAMELLINI

Per ragioni non riassumibili in venti righe, un cavaliere della Tavola Rotonda si ritrovò sposato a una donna vecchia, sdentata e puzzolente. Dopo il supplizio della festa di nozze, durante la quale il mostro gli aveva ruttato addosso a ogni boccone, il cavaliere raggiunse la camera da letto con passi lenti da condannato. Quand’ecco spalancarsi la porta e apparire la megera, trasformata in una fanciulla incantevole. Abbracciò lo sposo e gli disse: «Sono vittima di un sortilegio. Devi scegliere: preferisci avermi orrida di giorno e radiosa di sera, o viceversa?». Il pensiero del cavaliere andò al suo amico più caro: esibizionista com’era, avrebbe tranquillamente accettato di dormire per sempre con una racchia, pur di avere una fata da esibire agli amici. Poi si immaginò la risposta del suo palafreniere, un ragazzo passionale. Lui al contrario avrebbe sfidato volentieri i commenti malevoli del prossimo, in cambio della possibilità di incontrare la bellezza fra le lenzuola. Ma il cavaliere della Tavola Rotonda la pensava diversamente da entrambi. Disse alla sua sposa che una scelta così importante poteva spettare soltanto a lei. La strega sorrise: «Allora io scelgo di rimanere bella per tutto il tempo, dal momento che tu mi hai rispettata, lasciandomi libera di decidere il mio destino».

(Dedicato ai maschi privi di educazione sentimentale e incapaci di evolvere, che perseguitano le donne che non li desiderano o non li desiderano più, arrivando a picchiarle e addirittura a ucciderle, come è accaduto ancora ieri a Legnano).

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1207


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Distrazione di massa
Inserito da: Admin - Luglio 27, 2012, 04:21:52 pm
27/7/2012

Distrazione di massa

Massimo GRAMELLINI

A cosa servono le Olimpiadi? A ricordarci che esiste una dimensione della vita che prescinde dalla depressione. Leggo e ascolto commenti acidi sui Giochi della Crisi, utilizzati dal potere come arma di distrazione di massa. Mentre qualche miliardo di allocchi telecomandati si riempirà il cranio con le imprese sportive - è il ragionamento in voga - i padroni del vapore procederanno indisturbati a ingannare e affamare il popolo beota.

A parte che queste poco emerite attività vengono dispiegate incessantemente da anni senza alcun bisogno del paraocchi olimpico, rifiuto quel devastante effetto collaterale della crisi che ci induce a vivere ogni momento di gioia con un senso di colpa. Invece mai come adesso sarebbe utile lasciarsi andare alla seduzione dell’estate. Innamorarsi e godere, anche di niente: di una carezza, di un tramonto e, perché no?, di un centometrista giamaicano che sfreccia dentro il televisore al culmine di una serata afosa. Le Olimpiadi, a saperle guardare con quel pizzico di retorica che nello sport non guasta, sono una fabbrica di stimoli corroboranti. Storie di persone provenienti da ogni ripostiglio del pianeta che ci raccontano come si insegue un sogno, come si coltiva un talento, come si impara a vivere in rimonta, con rigore e sudore, pur di migliorare se stessi. Magari imparassimo a distrarci con questo genere di armi. Torneremmo all’olimpiade quotidiana della crisi un po’ più convinti che in fondo al rettilineo possa esserci una medaglia anche per noi.

DA - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1211


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il cerchio mancante
Inserito da: Admin - Luglio 27, 2012, 04:37:59 pm
25/7/2012

Il cerchio mancante

Massimo GRAMELLINI

Non prendetemi per pazzo. Oppure sì. Ma insomma, provate a immaginare. Provate a immaginare che fra oggi e domani, vigilia d’Olimpiade, tutti gli atleti delle nazioni dell’area euro presenti a Londra si sfidino nelle rispettive specialità. Immaginate che i primi tre classificati, e soltanto loro, partecipino poi ai Giochi con la divisa della Unione Europea. Immaginate davanti al video una ragazzina spagnola che tifa Federica Pellegrini e un pensionato tedesco che incoraggia il centometrista francese Lemaitre. Immaginate il medagliere olimpico, con l’Europa Unita che lotta per il primo posto contro l’America e la Cina, e quasi sicuramente le supera, sentendosi di nuovo il centro glorioso del mondo e non un insieme di piccole, rissose e decadenti periferie. Immaginate quale effetto avrebbe sull’identità del Vecchio Continente la condivisione di emozioni così possenti. Forse persino l’euro cesserebbe di essere una moneta svizzera finita per sbaglio nelle nostre tasche, assurgendo finalmente a simbolo di qualcosa di vivo.

Avete immaginato? Ora riatterrate sulla realtà schizofrenica delle prossime settimane, quando nei discorsi economici invocheremo politiche unitarie e in quelli agonistici ci scanneremo per le piccole patrie di appartenenza, nani destinati alla sconfitta: in pista come in Borsa. Prendetemi per pazzo, ma non per scemo. So bene che la crisi d’Europa non si risolve con una manciata di medaglie. Ma so anche che lo sport sarebbe un buon mastice per tentare di mettere insieme le membra di questo gigante depresso, che ha fatto la Storia ma rischia di essere sfatto dalla cronaca.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1209&ID_sezione=56


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Non se ne vogliono andare
Inserito da: Admin - Agosto 01, 2012, 07:43:12 pm
1/8/2012

Non se ne vogliono andare

Massimo GRAMELLINI

Fatico ad appassionarmi al dibattito sulla legge elettorale. Non me ne sfugge l’importanza e credo di avere colto persino io le differenze fra il Porcellum e il Provincellum, oltre alle meraviglie del modello israeliano purché corretto alla norvegese con una spruzzata di spagnolo. Il problema è che ad applicarlo saranno sempre i politici italiani. Ai quali dell’efficienza del sistema interessa fino a un certo punto. Ciò che li ossessiona davvero è trovare un modo per non perdere il posto, sottraendo agli elettori la scelta degli eletti e alla base dei partiti quella dei candidati.

Osservata da fuori, la pantomima sterile di queste settimane non è solo l’ultimo rantolo di una corte di parassiti, chiusi nel castello dei propri privilegi e insensibili al dramma cupo che si sta consumando sull’altra sponda del fossato, nelle famiglie dove lui è cassintegrato, lei esodata, i figli disoccupati e la seconda rata dell’Imu incombente. Appare come la dimostrazione plastica dell’impotenza di un ceto politico mediocre che non accetta nemmeno come ipotesi l’idea di andarsene a casa. Dall’inizio del governo Monti hanno avuto nove mesi per recuperare l’onore perduto con un gesto qualsiasi di buon senso, quale per esempio sarebbe stato il dimezzamento del numero dei parlamentari. Ma se non riescono a risolvere in tempi rapidi e in modi decenti nemmeno le questioni che li riguardano da vicino, tremo all’idea di cosa potrebbero combinare, anzi non combinare, il giorno in cui venisse loro riaffidata la gestione di uno Stato.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1217


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Eva contro Eva
Inserito da: Admin - Agosto 03, 2012, 07:15:21 am
2/8/2012

Eva contro Eva

Massimo GRAMELLINI

Ci vorrebbe un Flaubert per rendere giustizia a questo fatterello di cronaca, trasformandolo nel romanzo dei nostri tempi. In un paese alle porte di Monza, Aicurzio, la signora Janet Miranda Gonzales penetra attraverso la porta finestra nell’appartamento dell’amante che l’ha piantata. Il suo scopo è uccidergli la moglie, che ignara di tutto sonnecchia davanti alla tv, infilandole nel petto una siringa da cui sprizza un potentissimo anestetico. La vittima si ridesta appena in tempo per dirottare l’ago sulla medaglietta d’oro che porta al collo. Janet Miranda cerca allora di soffocarla con un cuscino, ma a quel punto si sveglia la figlia dell’aggredita e mette in fuga l’assassina. A tradire quest’ultima è la ciocca di capelli biondi che le spunta dal passamontagna e indirizza i sospetti su una vicina di casa cilena che i carabinieri arrestano nella sua abitazione mentre cerca di fare sparire la siringa.

Le cronache hanno insistito sul travestimento della Gonzales: una calzamaglia nera alla Eva Kant, la compagna di Diabolik. A me incuriosisce di più la sua età, 52 anni. E la sua attività: studentessa di medicina. Se si aggiunge che la moglie assalita ne ha 62 e la figlia convivente 32, ecco come una baruffa di corna diventa l’istantanea di questa società rallentata, dove a trent’anni si abita ancora con la mamma, a cinquanta si va a scuola e ci si fa sconquassare dalle passioni e solo superati i sessanta si diventa così saggi o arresi da appisolarsi davanti alla tv. L’unico che non cambia proprio mai è il maschio copulatore. Assente. Sarà scappato con Diabolik.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1219


Titolo: Massimo GRAMELLINI. L'Europa dei suoi sogni
Inserito da: Admin - Agosto 09, 2012, 05:58:02 pm
8/8/2012

L'Europa dei suoi sogni

Massimo GRAMELLINI

La conversazione di Monti con il «Wall Street Journal» passerà alla Storia delle prossime 48 ore per il giudizio sul governo Berlusconi che, rimanendo in sella oltre il fatal novembre, avrebbe issato lo spread a 1200, stabilendo il nuovo record olimpico di salto nel buio.
L’opinione del premier è condivisa dalle Borse di tutto il mondo e da almeno metà dei suoi connazionali, quindi non mi ha stupito più di tanto. A differenza del passaggio dell’intervista in cui Monti descrive la sua Europa ideale. «Vorrei la disciplina di bilancio della Germania, il libero mercato della Gran Bretagna, della Polonia e dei Paesi nordici e il senso delle istituzioni della Francia». Non vi sarà sfuggito che dell’Italia, nella sua Europa ideale, Monti non vuole niente. Effettivamente la disciplina di bilancio, il libero mercato e il senso delle istituzioni non sono il nostro forte. Ma possibile che non ci sia nulla di italiano nel puzzle da lui sognato, a parte forse i musei e i paesaggi, peraltro in malora?

La vicenda mi ha riportato alla mente l’aneddoto di un collega, che anni fa venne ospitato per uno stage da un importantissimo ente internazionale. Ebbe modo di avvicinare i responsabili dei vari dipartimenti: tedeschi, scandinavi, inglesi, spagnoli, francesi. Ma nemmeno un italiano. Al momento del congedo, lo fece notare al presidente di quell’istituzione. «Lei si sbaglia» fu la risposta. «Qui da noi gli italiani hanno la responsabilità di un settore strategico nel quale sono di gran lunga i migliori». «Quale?» domandò sollevato il collega. «Il catering».

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1229


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Troppi giochi
Inserito da: Admin - Agosto 10, 2012, 09:11:54 am
10/8/2012

Troppi giochi

Massimo GRAMELLINI

Faccio un tifo affettuoso per le ragazze coi nastri e le clavette, eppure non posso evitare di domandarmi: siamo alle Olimpiadi o al circo Togni? Ho il massimo rispetto per coloro che li praticano con dedizione e destrezza, ma ai Giochi ci sono sport che sembrano, appunto, dei giochi. Ieri, prima delle clavette, ho visto gente buttarsi da un muro con delle bici e poi pedalare sopra le montagne russe. Sembrava una pubblicità sullo stato d’animo dei risparmiatori italiani o uno spareggio di «Giochi senza frontiere». Invece era una gara olimpica, il Bmx.
Poi ci sono le sirenette che danzano in acqua. E quelle che prendono a racchettate un volano come bambini sulla spiaggia.

Perché il volano sì e il calciobalilla no? E il flipper? E il vecchio caro ruba-bandiera? Il tiro alla fune in tv sarebbe uno spettacolo, per non parlare della corsa nei sacchi: vedrete che la inseriranno in programma, prima o poi.

Questo troppismo è il sintomo di una civiltà guastata dall’incapacità di scegliere e dalla smania di accontentare qualsiasi nicchia. Si pubblicano troppi libri, si organizzano troppi convegni, stipando il palco con troppi ospiti. Si fa assomigliare la vita a certi buffet economici, dove la qualità non eccelsa dei cibi è mascherata dalla loro esorbitante quantità. O a quelle stanze (la mia, per esempio) in cui nulla si butta e tutto si stratifica: foto, vestiti, pensieri dismessi. Per fortuna la memoria è selettiva e alla fine dei Giochi trattiene il ricordo di chi corre, nuota, tira di scherma e gioca a basket o a pallavolo. La memoria è più saggia di noi: le interessa solo l’essenziale.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1233


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Tracce di Stato
Inserito da: Admin - Agosto 16, 2012, 07:06:14 pm
13/6/2012

Tracce di Stato

Massimo GRAMELLINI

Concorso per avvocato dello Stato, la crema dei burocrati d’alto bordo. Tre posti e mille candidati. Benché il rapporto fra i due numeri susciti sgomento, è la messa cantata della meritocrazia. Uno di quei momenti solenni in cui si seleziona la classe dirigente del futuro. Quand’ecco insinuarsi in aula i primi mormorii: pare che sui banchi di alcuni candidati (inclusa, sarà una coincidenza, la figlia di un avvocato dello Stato) siano spuntati dei codici civili commentati. Vietatissimi dai regolamenti e perciò penetrati serenamente fin lì. Incomincia a girare voce che abbiano addirittura il timbro della commissione d’esame. In passato i non raccomandati avrebbero portato ugualmente a termine la prova, con la rassegnazione di chi sa che in Italia i concorsi sono gare col trucco in cui chiunque appartenga alla corporazione in esame si ingegna a tirare dentro parenti e amici sotto l’occhio distratto dei commissari. I più svelti si sarebbero accordati direttamente con i raccomandati, facendosi comprare il proprio silenzio con un «aiutino». Ma stavolta i giovani tagliati fuori dai giochi non si inchinano e non si accordano. Strepitano. E la voce della commissione viene sepolta dalle tante che urlano e intonano l’inno di Mameli.

Arrivano poliziotti e carabinieri, la prova viene sospesa e l’avvocato generale dal nome spagnoleggiante, Ignazio Francesco Caramazza, parla di «minoranze» e «pretestuose lamentele». Non ha capito che l’aria sta cambiando: se i privilegiati non mutano registro, presto si tramuterà in tempesta contro ogni casta consolidata, finendo per travolgere anche il buono che resta.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1196


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Tasse senza gas - (ANCHE I GRAMELLINI SBAGLIANO)
Inserito da: Admin - Agosto 29, 2012, 04:55:44 pm
29/8/2012

Tasse senza gas

Massimo GRAMELLINI

Ma quanto è ipocrita tassare le bevande gasate, contrabbandando la cannuccia assetata dello Stato per espressione di moralità.
Non mi scandalizza che il governo utilizzi la leva fiscale per distillare ai cittadini qualche gocciolina di educazione: se non civica e sentimentale, entrambe drammaticamente latitanti nelle famiglie, almeno alimentare. Mi irrita piuttosto che usi quella leva al contrario.
Un ministro della Salute che ha davvero a cuore la salute dei suoi amministrati non tassa le bibite che fanno male.
Detassa quelle che fanno bene.

Per convincermi a trarre felicità da una minestra di farro e da un succo di mirtillo, o quantomeno a sperimentarne l’eventualità, la soluzione più semplice e anche più ovvia consiste nel rendermeli meno costosi di un hamburger a tre strati o di una bibita zuccherata. Invece qualsiasi governo, tecnico o politico, di destra o di sinistra, preferirà sempre tassare il vizio che detassare la virtù. E questo perché della virtù, reale o presunta, ai governanti non importa un fico. A loro interessa rastrellare soldi per continuare a mantenere il carrozzone di famigli che è andato stratificandosi nei decenni, fino a comporre la più elefantiaca, corrotta e intangibile burocrazia della storia umana. Sarebbe onesto, ma soprattutto adulto, quell’amministratore pubblico che avesse il coraggio di ammetterlo, anziché escogitare sempre nuovi espedienti, addirittura etici, per placare la sua sete inestinguibile di liquidità.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1241


Titolo: Massimo GRAMELLINI. A Pd nudi nel parco
Inserito da: Admin - Settembre 02, 2012, 11:13:49 am
31/8/2012

A Pd nudi nel parco

Massimo GRAMELLINI

Appena le agenzie di stampa hanno battuto la notizia che un consigliere del Comune di Roma aveva paragonato la sua città a Gomorra, ho pensato che nella capitale fosse stato scoperto un traffico di camorristi. Quando poi si è capito che il consigliere alludeva alla Gomorra biblica, mi sono sfilate nella mente le immagini che avrebbero potuto abbondantemente giustificare il parallelismo: la sporcizia irredimibile delle strade, la prostituzione minorile che ha invaso le più importanti vie consolari, la corruzione nei palazzi del potere. Immaginate quindi la sorpresa nell’apprendere che per la sua intemerata apocalittica il politico romano aveva tratto spunto dall’atto d’amore di una coppietta. Un atto esagerato, d’accordo, qual è il denudarsi completamente alle sei di sera in un parco affollato come Villa Pamphili, per poi avvinghiarsi ai bordi di una fontana anziché scomparire in uno dei tanti cespugli che rendono quel luogo uno dei più straordinari motel a cielo aperto di Roma. Un comportamento abbastanza sconveniente da suscitare l’imbarazzo dei passanti e l’intervento della polizia, ma non tale da giustificare un gemellaggio con la città simbolo di perdizione.

Le sorprese non erano ancora finite. L’autore del paragone, Antonio Stampete, non è iscritto alla confraternita dei verginoni scalzi, ma al Pd. Che in teoria, molto in teoria, sarebbe quel partito che si rivolge soprattutto ai laici o comunque a persone a cui l’amore piace farlo e lasciarlo fare senza tabù, magari soltanto con un pizzico di privacy in più rispetto ai frequentatori di parchi cittadini e di ville di presidenti del Consiglio in carica.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1243


Titolo: Massimo GRAMELLINI. In morte di J. C.
Inserito da: Admin - Settembre 05, 2012, 03:37:31 pm
5/9/2012

In morte di J. C.

Per uno di quei cortocircuiti che rendono immortali gli attori, l’infarto che ha ucciso a 54 anni Michael Clarke Duncan ha riportato nelle nostre vite l’immagine di uno dei personaggi più meravigliosamente scomodi della narrativa contemporanea. Il gigante buono del film «Il Miglio Verde» John Coffey, «come la bevanda, ma scritto in modo differente». Fu concepito in una notte insonne da Stephen King, che gli volle dare le stesse iniziali di Jesus Christ e in fondo lo stesso destino. Un uomo semplice, dotato di poteri di guarigione straordinari, viene giustiziato sulla sedia elettrica per una colpa orribile che non ha commesso. Potrebbe scappare, non lo fa. Potrebbe odiare, non lo fa.

Ama e cura il suo prossimo in modo sovrumano, eppure è fragile, pieno di paure. Impossibile resistere a ciglio asciutto alla scena dell’esecuzione, quando J.C. rifiuta il cappuccio sugli occhi: «Ti prego, capo, non mettermi quella cosa in faccia. Io ho paura del buio». Ma sono altre le sue parole che mi inseguono da anni: «Sono stanco, capo. Stanco di andare sempre in giro solo come un passero nella pioggia. Stanco di non avere un amico che mi dica dove andiamo, da dove veniamo e perché. Stanco soprattutto del male che gli uomini fanno agli altri uomini. Stanco di tutto il dolore che sento nel mondo ogni giorno. Ce n’è troppo per me. È come avere pezzi di vetro conficcati in testa». Vorrei tanto ovattare la tua sofferenza con la mia stupida leggerezza, J.C. Ma ho imparato, anche da te, che sofferenza e amore sono vibrazioni di una stessa corda. Chi per non soffrire la strappa, non sente più niente. Ed è quella l’unica morte di cui avere paura.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1244


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Lezione di vita
Inserito da: Admin - Settembre 06, 2012, 04:21:14 pm
6/9/2012

Lezione di vita

Massimo GRAMELLINI

Che cosa avete imparato quest’estate? Io soltanto una cosa, ma importante. Me ne stavo in spiaggia libera, all’ora in cui gli ombrelloni riflettono l’ombra di uno stecchino, e guardavo malinconicamente i relitti di una festa della sera prima - bottiglie, bicchieri, gusci spolpati di anguria - disseminati sulla sabbia rovente. Un tizio intorno ai cinquanta (molto ben portati) si è avvicinato a una comitiva di ragazzi sonnecchianti. Saltellava per via della sabbia, e della rabbia. L’ho sentito urlare: «Vi sembra il modo di lasciare uno spazio pubblico? E guardatemi mentre vi parlo! Io, alla vostra età…». Ho girato la testa: per l’imbarazzo che mi provocano le frasi fatte, ma soprattutto per osservare la compagna del tizio, che aveva afferrato dei sacconi di plastica e cominciato a scaraventarvi dentro bottiglie rotte e bicchieri appiccicosi. Allora anche il tizio ha smesso di sgridare i ragazzi e ha raggiunto la donna. I due hanno lavorato sodo, in silenzio e sotto il sole. Giunti al decimo saccone, li ho visti correre in mare a rinfrescarsi. Ma quando sono usciti dall’acqua per andare a completare l’opera, la scena era completamente cambiata. I ragazzi si erano alzati tutti e, sacconi alla mano, stavano rimuovendo gli ultimi resti della loro bisboccia, in silenzio e sotto il sole. Lì ho capito la cosa importante. Che le ramanzine, i discorsi, le parole in genere sono sterili. L’unica forza che smuove i cuori è l’esempio. Il gesto che accompagna o sostituisce le parole.

(La donna dei sacconi era mia moglie. Quanto al tizio, si sarà capito…).

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Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il piano B
Inserito da: Admin - Settembre 09, 2012, 10:16:10 am
8/9/2012

Il piano B

Massimo GRAMELLINI

Dovevo avere mangiato troppa peperonata perché ho sognato pesante. C’era un tavolo lunghissimo e la nomenclatura del Pd intorno. «E’ fatta, tocca a noi! Poiché molti berlusconiani delusi si asterranno, per vincere non ci serve un Renzi che acchiappi i loro voti. Ci basta un Bersani che faccia il pieno dei nostri». Questi i discorsi che aleggiavano dentro la stanza avvolta nel fumo: non per via delle sigarette elettroniche, ma dello sfrigolio dei cervelli. «Vendola ha accettato: farà il vicepremier e in cambio si ritira dalle primarie, così Bersani le vince facile». In effetti, nel sogno si vedeva Bersani candidato premier e Renzi che tornava a Firenze in camper. Quand’ecco apparire un omino in una stanza buia. Spegneva il televisore e da un cassetto estraeva una busta con la scritta panciuta PIANO B. All’interno una lista di nomi: prof D., prof. T, prof. Z… Tutti economisti quarantenni con cattedra all’estero, dei veri Monti Young. L’omino li convocava a casa sua e, dopo averli sottoposti a strenue prove di telegenia, sceglieva il prof. Z. A un mese dalle elezioni lo scaraventava in campo. Con la sua faccia fresca,
l’eloquio competente e la proposta di dimezzare i parlamentari e le tasse, il prof. Z faceva sembrare Bersani un ospite di Jurassic Park.

Eccolo, la sera della vittoria, mentre ringrazia gli elettori e strappa in diretta una bolletta dell’Imu… Ma cos’è questa confusione? L’omino di prima appare improvvisamente al suo fianco, gli dà una spinta e gorgheggia: «Mi consenta…”».

Lì mi sono svegliato. Invece, intorno al tavolo dove sfrigolano i cervelli, mi sa che qualcuno dorme ancora.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1247


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il deficiente
Inserito da: Admin - Settembre 11, 2012, 10:14:09 pm
11/9/2012

Il deficiente

Massimo GRAMELLINI

D’impulso ho reagito con stizza alla condanna a quindici giorni di carcere, confermati dall’onnisciente Cassazione, di una maestra di Palermo colpevole d’avere piazzato un bulletto a scrivere cento volte alla lavagna come Bart Simpson «Io sono un deficiente». Il bulletto non gode delle mie simpatie. Ha schernito e irriso un compagno fragile e per di più ha scritto «deficiente» senza la «i»: non una, ma cento volte, a conferma che tracotanza e ignoranza si tengono sempre la mano. Poi però ho cambiato idea.

Intendiamoci. La maestra continua a godere della mia umana comprensione e la pena comminatale è spropositata. Eppure i suoi metodi mi sembrano ispirati alla stucchevole legge dell’occhio per occhio, celebrata in migliaia di film e chiacchiere da bar, secondo cui l’unico modo per riequilibrare un’ingiustizia consisterebbe nel compierne un’altra. Che cosa si spera di ottenere, umiliando un balordo che ha appena umiliato qualcun altro? La sua resa momentanea e puramente tattica, determinata dai rapporti di forza. Ma è una ben piccola vittoria. Perché le umiliazioni, lungi dal guarire i balordi dalla loro balordaggine, finiscono per acuirne quel sordo rancore verso il mondo che è alla base dei comportamenti asociali, ammantandolo oltretutto di vittimismo. Una visita a un ospedale infantile o mezza giornata di lavoro manuale può raddrizzare un cuore storto meglio di una frase scritta su una lavagna. E se poi, come spesso capita, i genitori del bulletto trovassero da ridire sulla punizione, casomai alla lavagna sarebbe giusto mandare loro.

DA - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1248


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Un fisico bestiale
Inserito da: Admin - Settembre 12, 2012, 04:06:48 pm
12/9/2012

Un fisico bestiale

Massimo GRAMELLINI

Ignazio La Russa, di cui non si avevano notizie certe da mesi, è tornato alla ribalta con questa problematica dichiarazione: «A Vendola, che dice che non conta essere figli biologicamente ma che è solo una questione culturale, dico che Sandro Mazzola è diventato un campione perché era fisicamente e non solo culturalmente un Mazzola».

Superato il primo momento di smarrimento (è la prima volta che sulla bocca di La Russa affiora l’avverbio «culturalmente»), si vorrebbe ricordare al nostalgico dei Colli Fatali che gli imperatori del secolo d’oro di Roma - Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio - furono tutti adottati dal predecessore. E che il padre di Maradona non era un campione, così come non lo è suo figlio (a meno che suo figlio sia Ibrahimovic: con Maradona non si può mai dire). Gli si vorrebbe anche segnalare che, persino a settant’anni di distanza, certi discorsi sulla trasmissibilità genetica del talento continuano a provocare qualche brivido lungo la schiena. Lo si vorrebbe infine diffidare dal coinvolgere nei suoi paragoni spericolati Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino. Sul diritto dei gay di avere un figlio è giusto discutere. Invece il diritto dei tifosi del Toro a godersi in pace il loro fuoriclasse è da considerarsi fuori discussione. Detto con la massima simpatia verso La Russa e la sua stirpe, alla quale auguriamo di assomigliare al padre più fisicamente che culturalmente.


da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1249


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Ma come osa?
Inserito da: Admin - Settembre 14, 2012, 10:28:40 pm
14/9/2012

Ma come osa?

Massimo GRAMELLINI

Il Renzi che chiede il voto a chi finora lo dava a Berlusconi è una anomalia o, se preferite, una primizia. In Italia cambiano più spesso partito i politici degli elettori. I quali piuttosto smettono di andare a votare, ma difficilmente sono disposti a saltare il fossato che divide la destra dalla sinistra. Conosco inglesi che hanno scelto prima la Thatcher e poi Blair, francesi passati dal socialismo a Sarkozy (e ritorno), case di americani in cui le biografie di Reagan e Clinton campeggiano affiancate. Invece in Italia la politica viene vissuta alla stregua dell’altro gioco dei maschi, il calcio. Piuttosto si diserta lo stadio, ma non ci si trasferirà mai nella curva degli avversari: al massimo in tribuna con un biglietto omaggio.

I politici hanno fomentato questa propensione. Il Pd ha descritto i fan di Berlusconi come trucidi e Berlusconi i fan del Pd addirittura come «coglioni». Uno scontro antropologico, favorito dal sistema maggioritario che ti spinge a votare non chi ti convince di più, ma chi ti fa meno paura. Così i due schieramenti hanno fatto a turno il pieno dei propri fedeli, ma non sono mai riusciti a governare in nome e per conto del Paese intero. Non credo che a questo giro Renzi ce la farà: i suoi compagni di partito, e persino il segretario del Pdl, hanno già cominciato a dire che quando uno di sinistra corteggia la destra significa che è di destra pure lui. Il clima da guerra civile ideologica che ha contraddistinto l’ultimo ventennio ha lasciato troppe ferite da lenire e troppi conti da regolare. Ma arriverà il giorno in cui anche in Italia le elezioni non saranno più un derby né un’ordalia, ma una scelta fra due modi diversi di fare le stesse cose.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1251


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Urlo di dolore
Inserito da: Admin - Settembre 15, 2012, 11:05:33 am
28/8/2012

Urlo di dolore

Massimo GRAMELLINI

Quest’estate il fiorire di volumi porno rosa fra le mani delle signore ha suscitato nella popolazione maschile un moto di curiosità mescolata al timore. Vano, e un po’ penoso, il tentativo di fare sentire in colpa le lettrici delle cinquanta sfumature variamente colorate, rinfacciando lo stile sciatto dell’opera. «Come fai a sopportare quelle metafore fruste, quei dialoghi improbabili, quel dilagare di Esclamò e Mormorò?». «Allora lo hai letto?» «Naturalmente no» esclamava lui, aggiungendo in un mormorio: «Ho soltanto dato una sbirciata». Ma chi fra i maschi ha avuto l’ardire di indagare l’argomento con più di una donna avrà scoperto che i porno rosa le intrigano per due ragioni. La prima: il protagonista è la versione adulta del vampiro di «Twilight». Meglio, la versione sadica del Richard Gere di «Pretty Woman». L’eterno principe azzurro bellissimo, ricchissimo e con un buco in mezzo al cuore che ovviamente solo l’eroica fanciulla può colmare. La seconda: l’amante sadico è concentratissimo sull’amata. Ancora dopo anni di manette pensa di continuo a lei.

Ecco il messaggio drammatico che da quelle pagine arriva fino a noi: le porno-lettrici non pretendono più manette, ma più attenzione. Non un’attenzione totale, sono donne di mondo e sanno che la vita funziona diversamente dai romanzi. Se ho capito bene, si accontenterebbero che i maschi dedicassero loro il dieci per cento del tempo che riservano alle notizie di calciomercato. Ora, il dieci mi sembra francamente eccessivo, specie quando ti mancano ancora un attaccante e un terzino sinistro. Ma sul cinque ci si può intendere. Questione di sfumature.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1240


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Insomma, si cambia
Inserito da: Admin - Settembre 15, 2012, 11:07:56 am
7/9/2012

Insomma, si cambia

Massimo GRAMELLINI

Scrivo queste righe sormontato dagli scatoloni di un trasloco incombente. Dalla settimana prossima La Stampa nascerà in un palazzo di vetro, ma già oggi rinasce nel grembo del giornale Torinosette, una delle abitudini più amate dai torinesi e più invidiate da chi torinese non è. Insomma, si cambia. Con quel misto di nostalgia e di entusiasmo che in fondo è la vita. Ieri questo stato d’animo si è ricomposto plasticamente in una serie di gesti speculari: mentre un gruppo di giornalisti andava col direttore nella sede nuova per scattare le prime foto della conquista, una collega romantica si aggirava fra le antiche stanze immortalando i luoghi e gli oggetti che stiamo per abbandonare.

Non pretendiamo di dare l’esempio né di dettare la linea. Ma una cosa, forse, l’abbiamo capita. Chi cambia per il gusto di cambiare è un isterico. Chi si abbarbica al vecchio un illuso e talora un vigliacco. Sul lavoro, in amore e in ogni altra cosa, il cambiamento vero è la rottura di uno schema. Un distacco che fa paura e produce sofferenza, ma una sofferenza indispensabile, preludio alla gioia. Perciò va affrontato col futuro negli occhi e il passato nel cuore.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1246


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Se il futuro è Fiorito
Inserito da: Admin - Settembre 15, 2012, 11:12:56 am
15/9/2012

Se il futuro è Fiorito

Massimo GRAMELLINI

Le ricevute «terremotate» dei ristoranti. I convegni cervellotici e le commissioni inutili, cioè utili a propiziare viaggi esotici. Addirittura le banconote di un paesino del Frusinate con stampigliato in effigie il profilo extralarge del capobastone del Pdl e lo slogan minaccioso: «Il futuro è Fiorito». Le vicende tristi e grottesche della Regione Lazio ci ricordano come dietro la prima fila della Casta, quella esposta in tv e perciò sottoposta ai lazzi del pubblico pagante, si celi una retrovia mandibolare che gode dei benefici dell’invisibilità.

Osserviamo questo immenso esercito di Fioriti, tutti dipendenti nostri. Dietro i volti noti della politica, che da qualche tempo cercano di improntare i loro comportamenti a una forzosa sobrietà, marcia la schiera dei consiglieri locali, figli di un regionalismo che si è tradotto in una duplicazione di burocrazie e di prebende. E dietro di essi, con le eccezioni del caso, si muove un battaglione ancora più oscuro: gli alti funzionari dei ministeri e degli enti. Invisibili, inamovibili, più potenti dei politici e spesso più voraci. Ogni riforma dello Stato dovrebbe partire dal dimagrimento di questi apparati pubblici che drenano risorse e producono corruzione, intrallazzo, lentocrazia, favoritismi e omertà. Invece noi cittadini-finanziatori siamo così ingenui che ci accontenteremmo di smussare la punta dell’iceberg, rappresentata dai privilegi dei mille parlamentari. Un ben magro premio di consolazione, eppure ci è stato negato anche quello. Perciò adesso chi vuole il mio voto dovrà promettere molto di più. Se il futuro è Fiorito, va seminato daccapo.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1252


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il surfista e il centravanti
Inserito da: Admin - Settembre 19, 2012, 04:50:13 pm
18/9/2012

Il surfista e il centravanti

Massimo GRAMELLINI

Renzi, il bambino che vuole mangiare i comunisti, mi ha descritto la situazione politica con una metafora calcistica. Bersani è un centravanti che dopo aver guardato giocare i compagni e soprattutto gli avversari per vent’anni, adesso ha finalmente il pallone fra i piedi ed è in area, solo, a porta vuota. Muore dalla voglia di fare gol, ma nessuno ha il coraggio di dirgli la drammatica verità: “Pierluigi, a furia di aspettare sei finito in fuorigioco!” .

Sarà il tema dei prossimi mesi e, a causa di una mia momentanea allergia al calcio, proverò a illustrarlo in chiave sentimentale. Quando ti dividi per troppo tempo fra due persone - coniuge e amante - il giorno in cui divorzi dal coniuge difficilmente ti metterai con l’amante. Finisci per lasciare entrambi, accomunandoli nel sentimento di nausea e rigetto che ti provoca quel periodo della tua vita. I politici di centro e di sinistra che per vent’anni si sono opposti in qualche modo a Berlusconi vengono percepiti dalla maggioranza degli italiani come una parte della stessa storia. Non è giusto, probabilmente. Di sicuro non è razionale. Ma è così. Quando si alza, l’onda del disgusto sommerge tutti, tranne il surfista che ha il coraggio e il tempismo (doti che a Renzi non fanno difetto) di montarci sopra. Il paradosso, ma forse il filo di continuità della Storia, è che il surfista è sempre un prodotto culturale dell’epoca sommersa. Perciò nel prossimo ventennio potranno cambiare molte cose, ma - come avete già capito - le metafore calcistiche no.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1253


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Miccichéde pitagorico
Inserito da: Admin - Settembre 20, 2012, 05:02:50 pm
20/9/2012

Miccichéde pitagorico

Massimo GRAMELLINI

In cerca di tregua ho alzato gli occhi da una foto sbrodolante di Fiorito e ho acceso la tv. Non ho avuto fortuna, stava parlando Miccichè. Si tratta di un ex pubblicitario di Berlusconi che ogni tanto lascia o minaccia di lasciare un partito di Berlusconi per fondarne uno alleato con Berlusconi. Anni fa mi capitò di viaggiargli accanto in aereo da Roma a Palermo. Quando la hostess gli chiese se preferiva lo snack dolce o salato, Miccichè la guardò con stupore e rispose: «Dolce e salato!». Mi parve subito in grado di portare il suo contributo al debito pubblico della Sicilia. Quando toccammo terra, un’auto piena di snack lo prelevò sulla pista. Ieri, ascoltandolo in tv, ho finalmente capito perché aveva avuto tanta fretta di allontanarsi dall’aeroporto. Non ne sopportava l’intestazione a Falcone e Borsellino. Un errore di marketing, secondo Miccichè: il turista che sbarca sull’isola viene indotto a pensare alla mafia e si angustia. E perché mai? Capirei se l’aeroporto portasse il nome di un assessore al traffico, l’atavico problema della Sicilia. Ma la mafia, dolce e salata, continua a operare con inesausta professionalità. E poi quale nome alternativo propone Miccichè? Archimede. Che neppure era palermitano, ma di Siracusa, da lui difesa durante l’assedio dei bisnonni di Fiorito, vestiti da antichi romani come nei festini pagati dalla Regione Lazio.

Vorrei tranquillizzare il novello Archimede e tutti i pitagorici. Falcone e Borsellino rappresentano un’ottima scelta di marketing. I loro nomi non richiamano la mafia, ma qualcosa di talmente nobile che persino Miccichè ne avrà sentito parlare. La legalità.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1255


Titolo: Massimo GRAMELLINI. C'è riso e sorriso
Inserito da: Admin - Settembre 26, 2012, 02:23:25 pm
26/9/2012

C'è riso e sorriso

Massimo GRAMELLINI

Ridere e sorridere sono gesti diversi, quasi opposti. Due mondi. Si ride con la pancia, si sorride con la testa. In casi più rari, col cuore. Prendiamo Monna Lisa. Ho cercato tanto in giro il suo sorriso, trovandolo di rado, forse per colpa dei miei occhiali. Da ragazzo mi chiedevo per che cosa sorridesse quella donna. Certamente non per una battuta volgare, né per un doppio senso da film di Natale. Per un raffinato aforisma, ecco. O per il calembour di un dotto spasimante. Oppure per un pensiero nobile, declinato da un poeta capace di piegare le parole in forme sottili… E se invece a incresparle le labbra fosse stata l’immagine di Leonardo preso a torte in faccia?

Come tutti quelli che ridono poco e sorridono molto, temo di essere nato nel posto sbagliato. Me ne accorsi da ragazzo, quando le barzellette scurrili degli amici catturavano l’attenzione dell’uditorio molto più delle mie, che poi si riducevano sempre a una sola: quella dei tre inglesi che stanno giocando a carte nel loro club.

Dalla finestra aperta giunge il rombo di un motore. Dopo cinque minuti di silenzio un giocatore sussurra: «Era una Jaguar». Passano altri cinque minuti e interviene il secondo. «Non sono d’accordo. Era una Ferrari».

Dopo un’altra pausa interminabile il terzo getta le carte sul tavolo e si alza: «Me ne vado. Queste discussioni mi innervosiscono».

Prima che chiediate il mio internamento, ammetterò che Alberto Sordi alle prese col «maccarone» fa scompisciare anche me, e così Totò mentre detta a Peppino la lettera dei punti e virgola. Le risate più irresistibili della mia vita le devo alla scena di «Tre uomini in fuga» in cui Louis De Funès cerca di fermare le russate baritonali del suo compagno di stanza con suoni onomatopeici. Ciò non toglie che se fossi nato nell’antica Roma avrei preferito le commedie delicate di Terenzio a quelle facili di Plauto e che i miei scrittori e sceneggiatori preferiti siano inglesi o al massimo newyorchesi. Anni fa fu per me di grande insegnamento la visione di un film di Woody Allen in un cinema romano. «La dea dell’amore». Un susseguirsi esilarante di battute fini per le quali in sala mi sembrava di ridere, o sorridere a voce alta, soltanto io. Ma appena Woody chiese alla prostituta Mira Sorvino se per caso fosse nata a Vaccopoli, dei tizi dietro di me esplosero in uno sghignazzo irrefrenabile. Mi voltai a guardarli: erano i portavoce di due partiti dell’epoca, oggi fusi (ancora per poco) in uno solo.

Mi sono cacciato in un sentiero pericoloso: il sorriso come esclusiva degli snob esangui e acculturati, mentre i barbari affrontano la risata di petto, proprio come la vita. In realtà il sorriso sarebbe ben poca cosa, se fosse solo un tic intellettuale. Invece è uno scudo con cui deviare i colpi del destino. Sapere sorridere di se stessi è un calmante e al contempo un antidepressivo. Se la risata rappresenta uno sguardo critico o liberato sul mondo, il sorriso rimane anzitutto uno sguardo su se stessi. Un modo per ripiegarsi e rivelarsi. Diffidate dei tronfi che contrabbandano la pesantezza per profondità. La vera profondità, insegnava con l’esempio Italo Calvino, si raggiunge nella leggerezza, di cui il sorriso è l’immagine più autentica. Monna Lisa, ora lo so, è l’anima di Leonardo. Per questo sorride.

DA - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1259


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Bikini di Stato
Inserito da: Admin - Settembre 26, 2012, 02:24:03 pm
25/9/2012

Bikini di Stato

Massimo GRAMELLINI

Condividol’indignazione del molto onorevole Frattini, che definisce «una porcheria» l’aver candidato la signorina Minetti, benché non ricordi metafore altrettanto suine da parte dell’ex ministro quando costei venne inserita in lista per ordine di Lui-sa-chi. Un insopportabile eccesso di moralismo sabaudo mi induce a deprecare che una rappresentante delle istituzioni abbia appena sfilato in costume da bagno sulle passerelle milanesi dell’alta moda. Non intendo dire che mi sarebbe bastato che si mettesse l’accappatoio. Né mi permetterei di definire la signorina Minetti una scostumata, non fosse altro perché un costume addosso lo aveva. Sono invece tormentato dal dubbio che all’autorevolezza della politica non sempre giovi che un politico, ancorché di aspetto piuttosto gradevole, ancheggi in bikini davanti ai fotografi. Parlo a nome delle migliaia di cittadini che hanno espresso pubblicamente il loro sdegno, invadendo la pagina Facebook dell’azienda produttrice di costumi, non prima di aver intasato - per puro scrupolo d’informazione - le gallerie fotografiche che riproducevano il défilé minettiano.

E’ tempo di arginare sul nascere questa pericolosa deriva. E’ tempo che la signorina Minetti smetta di gettare fango sull’istituzione prestigiosa di cui fa parte, la Regione Lombardia, che al pari della Regione Lazio è uno dei capisaldi democratici di questo Paese e il cui presidente si segnala per la sobrietà delle amicizie e delle camicie.

da - http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1258


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Alla fine dei soldi
Inserito da: Admin - Settembre 27, 2012, 10:52:17 pm
Buongiorno

27/09/2012

Alla fine dei soldi

Massimo Gramellini

Come si finanzia la politica? Ecco un quesito in apparenza insolubile. 1) Se diventa hobby gratuito, possono permettersela soltanto i ricchi. 2) Se a oliarla sono i privati, il politico si riduce a burattino di qualche lobby come in America (la crisi di questi anni ha origine dall’abolizione di un decreto legislativo che saggiamente impediva alle banche commerciali di essere anche banche d’affari, imposta a Clinton nel 1999 dai sovvenzionatori delle sue campagne elettorali, residenti a Wall Street). 3) Se si persiste nel fare pagare i lussi della politica ai cittadini, prima o poi arriveremo alla rivoluzione o alla dittatura (un’ipotesi non esclude l’altra), dato che risulta sempre più indigesto sfogliare le note spese a fisarmonica di Fiorito quando a tua madre riducono la pensione sociale di 20 euro. Le opzioni che ho numerato sembrerebbero alternative, ma in Italia - culla della creatività - abbiamo costruito un modello che condensa i difetti di tutte e tre: qui la politica la fanno i ricchi e le lobby con il denaro dei contribuenti. 

La soluzione del rebus è davvero impossibile? Forse una chiave ci sarebbe. Sì al finanziamento pubblico, a patto che l’intero sistema dei partiti si sottoponga a una energica cura disintossicante (meno parlamentari nazionali e locali, meno rimborsi, nessun condannato per corruzione fra i candidati) e al controllo capillare di un ufficio composto da efferati ragionieri super partes, nominati a rotazione dal presidente della Repubblica. Se qualcuno avesse un’idea migliore la dica ora, o mugugni per sempre. 

 
da - http://lastampa.it/2012/09/27/cultura/opinioni/buongiorno/alla-fine-dei-soldi-sC8kb2xu6tOqyemxFAoNBO/index.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il coraggio di chiamarsi Dreyfus.
Inserito da: Admin - Settembre 29, 2012, 10:59:50 am
Buongiorno

28/09/2012

Il coraggio di chiamarsi Dreyfus

Massimo Gramellini

Solo gli italiani possiedono il talento di trasformare le tragedie in farsa. Non avevamo ancora finito di ripiegare i fazzoletti per la condanna ingiusta di Sallusti - reo di avere pubblicato sul giornale da lui diretto un articolo che diffamava un magistrato - quando il giornalista e onorevole Renato Farina ha preso la parola alla Camera e ha ammesso di esserne lui l’autore, celato dietro lo pseudonimo immeritato di Dreyfus, vittima vera. Un salto di qualità rispetto al precedente nome in codice, Betulla, in auge quando Farina confezionava veline per i servizi segreti. In un crescendo triste, Betulla Dreyfus ha riconosciuto che il suo articolo non esprimeva un’opinione, ma propalava deliberatamente una menzogna: infatti il giudice, per il quale il corsivo incriminato auspicava la condanna a morte, non aveva ordinato l’aborto di una minorenne. Lo aveva soltanto autorizzato su richiesta degli interessati, come prevede la legge.

Ecco, la farsa è servita. Un ex giornalista-deputato che dichiara di avere scritto volutamente non un’opinione, ma una balla per aizzare la rabbia dei lettori antiabortisti e l’odio verso le procure. E che prima di avvertire «l’obbligo di coscienza» (ohibò) e «la responsabilità morale e giuridica» (doppio ohibò) dei propri atti ha aspettato che il suo direttore fosse condannato in via definitiva. Mentana lo ha definito un infame. Io non saprei. Di fronte ai vili provo imbarazzo, vergogna, spavento. Più che di fronte ai cattivi. Da oggi Farina mi fa più paura di Sallusti. Non credo che riuscirò mai a perdonarmelo.

da - http://lastampa.it/2012/09/28/cultura/opinioni/buongiorno/il-coraggio-di-chiamarsi-dreyfus-M4nNCb3flCHLiDkT4N8k5L/index.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Sostiene Lavitola
Inserito da: Admin - Settembre 30, 2012, 02:15:03 am
BUONGIORNO

29/09/2012

Sostiene Lavitola

MASSIMO GRAMELLINI

Se questa lettera è falsa, mette spavento. Se è vera, molto di più. Fra i documenti sequestrati dalla magistratura al faccendiere Valter Lavitola spunta un appello chilometrico e accorato a Berlusconi. Il cosiddetto direttore del fu «Avanti!». Lavitola appunto, lo avrebbe scritto alla vigilia dell’ultimo Natale dal rifugio di Rio de Janeiro, prima di rientrare in Italia e consegnarsi alla giustizia. Parole in libertà, anche dalla grammatica, che raccontano gli ultimi anni di questo disgraziato Paese meglio di un trattato politico o di una gag di Cetto La Qualunque, dando corpo ai sospetti, alle angosce e alle vergogne che hanno tratteggiato il crepuscolo del regimetto silviesco. Riporterò un’antologia di brani scelti, limitandomi a qualche commento in corsivo che dedico al fustigatore dei Lavitola di ogni epoca: Totò. 

«Sig. Presidente, La prego di scusarmi se, con la consuetudine che lei mi ha concesso, Le scrivo con estrema chiarezza (In quel mondo di maneggi fumosi la chiarezza è una colpa da dichiarare preventivamente). Leggere che Lei mi accomunava ad un mafioso mi ha fatto molto male e ha rischiato d’avvero (licenza po’etica) di farmi impazzire. Io mi sono fatto da solo senza il suo benché minimo contributo. Lei invece era in debito con me per avere io comprato De Gregorio, tenuto fuori dalla votazione cruciale Pallaro, fatto pervenire a Mastella le notizie della Procura da dove erano arrivate le pressioni per il vergognoso arresto della moglie e “lavorato” Dini. (Lavitola sta rivendicando come meraviglie da Nembo Kid una serie di manovre corruttive per far cadere il governo Prodi nel 2007). 

“Lei mi ha promesso più volte di entrare al governo, di mandarmi al Parlamento Europeo, di entrare nel cda Rai (questa ce la siamo risparmiata), che il primo incarico importante che si fosse presentato sarebbe stato per me, di collocare la Ioannuci nel cda dell’Eni (Claudia Ioannuci, ex senatrice di Forza Italia amica sua), di nominare Pozzessere almeno direttore generale di Finmeccanica (almeno). 

“Mi ha concesso: la Ioannuci nel cda delle Poste (l’Eni ringrazia, le Poste meno) e il commissario delle dighe, ruolo inventato da me con Masi quando era a Palazzo Chigi. (Chiudete gli occhi e liberate l’immaginazione: Lavitola e Masi, il futuro dirett-horror della Rai, chiusi dentro Palazzo Chigi mentre su concessione del Capo si inventano il commissario delle dighe. Per la cronaca si chiama Guercio, e qui la realtà supera i Vanzina). “Ho ottenuto da lei anche: che Forza Italia concedesse all’Avanti! un finanziamento di 400 mila euro nel 2008, altro non era che il rimborso che Lei mi aveva autorizzato a dare a De Gregorio nel 2007 (per fare secco Prodi), 400/500 mila euro, non ricordo (100 mila più, 100 mila meno: pinzillacchere) per la casa di Montecarlo (qui Lavitola, commissario delle bufale, allude ai soldi spesi per andare a Panama e rastrellare documenti che comprovassero i maneggi edilizi dell’odiato Fini nel Principato, carne fresca per le mandibole dei giornali berlusconiani). 

“Quando mio cugino (ci mancava, il cugino) editava il giornale dell’Italia dei Valori, Gianni Letta su Sua richiesta fece pressione sull’Avvocato dello Stato per sbloccare il finanziamento pubblico. Mi accusano di averle insistentemente raccomandato il maresciallo La Monica, la fonte che ha contributo a salvare Bertolaso e che ci ha coperti nell’indagine sull’acquisto dei senatori, ha datto (doppia t, alla sarda) una mano sul serio nelle indagini su Saccà e Cosentino e ha elliminato (doppia l, alla cinese) alcune foto che la vedevano ritrato (una t, alla romana) assieme a Bassolino e ad alcuni mandanti della Camorra per la vicenda rifiuti: sono certo che lei non sapesse chi fossero (però intanto glielo ha ricordato). 

“Non è mia intenzione rinfacciarle nulla, ma Lei mi diede la Sua parola. (benedett’uomo, Berlusconi ne ha date talmente tante, di parole, che oramai in tasca gli sarà rimasta solo qualche vocale). “Si trata (vedi alla voce: ritrato) dell’escussione di un credito morale che sono convinto di avere. Le cose fatte tra noi le ho fatte scientemente e come tale da uomo. Lei non sarà mai coinvolto. Mai e poi mai!!! (Sottotesto: sempre che apra il borsellino. E infatti…). 

“Ho bisogno che si trovi lavoro ad alcuni di quelli che lo hanno perso con l’Avanti! (I più deboli e meritevoli, immagino). Si tratta di mia moglie, 3/4mila euro mese, giornalista; mia sorella, laureata in psicopedagogia., 2/3 mila euro mese; il mio ex autista, 2 ragionere (impiegate di colore?) , 1 giornalista (almeno uno, finalmente) . Ho poi bisogno che si paghi una società cinese, 900 mila dollari, che mi ha fornito i servizi necessari alla definizione del piano di sfruttamento della mia concessione di taglio in Amazzonia (pure distruttore dell’ecosistema, dài!). 

“Il clamore della vicenda giudizziaria (ma una bella terza elementare, no?) sta determinando un comprensibile ma odioso ostracismo nei miei confronti (meno male che se n’è accorto). Si restituiscano a Capriotti 500 mila dollari da lui spesi a vuoto a Panama, dei quali mi ritiene forse giustamente responsabile. Ha una sala bingo, non è difficile pagarlo perdendo un po’ di soldi al bingo, così saprebbe come giustificarli. (Bingo!). 

“Tranne che le assunzioni, per le quali la prego di impegnarsi al massimo, si tratterebbe di un prestito. Assieme alla somma prima elencata (900.000 $ + 500mila$ + 5 milioni di euro), ovviamente le restituirò anche i 225 mila euro residuo dei 500 mila affidatimi da Tarantini (mi è venuto il mal di testa).

“Ho in programma di costituirmi a Napoli per tentare un patteggiamento subito dopo le vacanze natalizie, se Dio vuole che non mi catturano prima con un allarme rosso dell’Interpool (un pool di poliziotti nerazzurri?). 

“La prego di far contattare mia moglie per farmi sapere a chi emettere le fatture dello studio di avvocati esteri e della società cinese. E di farle sapere come procedere per le assunzioni. E’ la prima volta che Le chiedo un aiuto, mentre io per lei non mi sono mai risparmiato. Ne approfitto per augurarle un Natale sereno, anche se capisco che tra problemi, famiglia e fidanzate non sarà semplice neppure per lei. Dopo i casini devono arrivare soddisfazioni proporzionali. Vorrà dire che ci divertiremo da morire e molto a lungo. Senza il suo prestito mi ridurrei, Dio non voglia, alla fame.” (Dio non voglia, ma mentre i maneggiatori di denaro pubblico si divertivano da morire, alla fame si sono ridotti i loro inconsapevoli finanziatori: gli italiani). 


da - http://lastampa.it/2012/09/29/cultura/opinioni/buongiorno/sostiene-lavitola-vOK2bScYDEn8gn4pnj3BzM/index.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Buongiorno
Inserito da: Admin - Ottobre 02, 2012, 11:23:48 am
Buongiorno

02/10/2012

Nonno che sei il mio custode

Massimo Gramellini

Come tutti i nati il 2 ottobre, ho sempre avuto un rapporto tormentato ma vivo con il nostro co-festeggiato: l’angelo custode. La preghiera infantile “Angelo che sei il mio custode…” ha lasciato il posto alle ironie dell’adolescenza e ai dubbi dell’età adulta, fino a quando un approccio diverso alle questioni dello spirito mi ha convinto dell’esistenza di energie invisibili agli occhi (come tutto ciò che è essenziale, direbbe il Piccolo Principe). Ma c’è un angelo visibilissimo, la cui festa è stata giustamente associata a quella degli esseri di luce. Il nonno. Il nuovo Stato Sociale. Se in Italia la disoccupazione endemica dei ragazzi dai 18 ai 40 anni non ha ancora prodotto una rivolta è perché i nonni mantengono i nipoti con i soldi che avrebbero voluto lasciare in eredità ai figli. 

Il nonno custode è anche un nonno sempre più lucido e longevo. Un nonno pioniere, protagonista di una rivoluzione demografica che non ha precedenti nella storia. Gli anziani si avviano a diventare maggioranza nel Paese. Un primato che comporta diritti ma anche doveri. Uno è il ruolo, già ricordato, di banchieri a fondo perduto. L’altro consiste nel non potersi più permettere il lusso di essere vecchi. Finché erano pochi, i nonni avevano tempo e modo di dedicarsi alla rivisitazione nostalgica del passato. Ma da quando sono un esercito, e un esercito in salute, tocca loro il compito che sarebbe della giovinezza: fare progetti, annaffiare sogni e coniugare i verbi al futuro. Affinché si avveri l’auspicio di un umorista sublime, Marcello Marchesi: l’importante è che la morte ci colga vivi. 

da - http://lastampa.it/2012/10/02/cultura/opinioni/buongiorno/nonno-che-sei-il-mio-custode-uVcog3U0yGvfypnnlaxiTP/index.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Piazza pulita
Inserito da: Admin - Ottobre 04, 2012, 03:49:13 pm
Buongiorno

04/10/2012

Piazza pulita

Massimo Gramellini

Quando ho saputo che Antonio Piazza, presidente in quota Pdl dell’Azienda lombarda per l’edilizia residenziale, da tre anni parcheggia la sua Jaguar nello spazio riservato ai disabili, ho borbottato: ohibò. Quando ho saputo che il presidente Antonio Piazza, dopo aver parcheggiato per tre anni la sua Jaguar nello spazio riservato ai disabili, è stato finalmente multato dai vigili su segnalazione di un disabile che non trovava mai posto per parcheggiare, ho gridato: urrà. Quando ho saputo che il presidente multato Antonio Piazza, pervaso dalla rabbia, ha tagliato le gomme dell’auto del disabile che lo aveva segnalato ai vigili, mi sono chiesto: ma dove siamo? Quando ho saputo che il presidente multato e taglia-gomme Antonio Piazza ha tentato di rimediare chiamando precipitosamente un gommista, mi sono risposto da solo: siamo in Italia. 

Quando ho letto le dichiarazioni del presidente multato taglia-gomme e chiama-gommista Antonio Piazza - «Perché dovrei dimettermi dal mio incarico politico per un errore tecnico?» - mi sono detto: con un corso accelerato di educazione civica, alternato a pesanti corvée nei servizi sociali, forse lo recuperiamo ancora. Ma quando ho ascoltato in tv le successive dichiarazioni del presidente multato taglia-gomme chiama-gommista ed errante tecnico Antonio Piazza - «Solo un pezzo della mia Jaguar sporgeva nel posto riservato ai disabili, in realtà da tre anni io parcheggio nel posto accanto, in divieto di sosta: qual è il problema?» - ho capito di essere sostanzialmente un illuso. Questa è gente che non si recupera più. 

da - http://lastampa.it/2012/10/04/cultura/opinioni/buongiorno/piazza-pulita-tZUfPrkG6vss8F00j4gKSP/index.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Ridiamo vita
Inserito da: Admin - Ottobre 06, 2012, 09:39:10 pm
Buongiorno
03/10/2012

Ridiamo vita

Massimo Gramellini

La notizia plana in redazione come un’intrusa, posandosi sopra i piagnistei indignati di qualche ladrone e l’ennesima baruffa politica fra Chissaramai e Chissachì. Narra di un furgoncino che batte le strade di Alessandria per ritirare dai negozi, a fine giornata, i prodotti freschi rimasti invenduti e farne dono alle mense e agli ostelli dei poveri. L’iniziativa promossa dalle associazioni locali di volontariato si chiama «Recuperiamoci, ridiamo vita al cibo». Sembrerebbe l’opera estemporanea di un consesso ristretto di anime caritatevoli, ma nelle stesse ore scopro che domenica prossima un’amica metterà in vendita a prezzi simbolici metà del suo guardaroba e che un’anziana benestante, senza parenti e con un orizzonte limitato di futuro, ha imprestato ai vicini di casa le eccedenze del suo conto in banca. 

E’ un filone comunitario che cresce sottotraccia, una delle prime risposte alla crisi epocale che ha cambiato per sempre le nostre vite, restituendoci quel senso della misura la cui sconsolante mancanza rende i potenti così insopportabili. Esaurita l’era dell’accumulazione nevrotica e compulsiva, chi ha qualcosa di cui non sa che farsene sente il bisogno di darlo a chi ne ha più bisogno di lui. Può trattarsi di cibi, di vestiti, di libri già (o mai) letti. Ma anche di un bene altrettanto prezioso e forse ancora più scarso: il tempo. Per ascoltare chi non ha orecchie a cui rivolgersi. Per parlare a chi è in cerca di consigli. Per amare senza condizioni né aspettative, che poi resta l’unico modo di uscire veramente dal tempo e sentirsi, nonostante tutto, persino felici. 

da - http://lastampa.it/2012/10/03/cultura/opinioni/buongiorno/ridiamo-vita-5JQsy0oWQeOeIKqVr9DELM/index.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Giulio senza Cesare
Inserito da: Admin - Ottobre 07, 2012, 03:43:24 pm
buongiorno

06/10/2012

Giulio senza Cesare

Massimo Gramellini

E così oggi Giulio Tremonti fonda un nuovo partito. Ne sentivamo la mancanza. Lo fonderà a Riccione, non lontano da dove il suo omonimo varcò il Rubicone. Forse la citazione è autoironica. Pare che in una botta di calore umano intenda chiamarlo 3 L. Un nome - secondo Google - già utilizzato da un caseificio, da una torneria automatica e da un centro parquet. Le tre L dell’ex ministro sono Lista Lavoro e Libertà, parole che abbondano sulla bocca dei politici, i quali poi finiscono per occuparsi quasi esclusivamente della prima: la lista, dei candidati e della spesa. Manca la quarta L: quella di leader. 

L’intelligenza non è solo brillantezza di pensiero e battute fulminanti. E’ anzitutto carattere. Quel miscuglio di personalità e autostima che ti rende impermeabile al fascino degli uomini arroganti e volgari. Da Craxi a Bossi, Tremonti ne ha frequentati parecchi. E’ un Giulio che ha sempre cercato un Cesare a cui appoggiarsi. Oggi vorrebbe tanto fare da solo, ma se irrorasse la sua intelligenza con un briciolo di senso comune, capirebbe che la lunga frequentazione delle stanze del potere lo rende incompatibile con la volontà di cambiamento che si respira nel Paese. La sua antipatia per le élite, di cui peraltro fa parte, non basta a renderlo ciò che non potrà mai essere: popolare. Ha detto che, se dipendesse da lui, i politici guadagnerebbero la stessa cifra dei precari. Io mi accontenterei che non percepissero lo stipendio in contanti, come invece - unico ministro al mondo - si è sempre vantato di fare lui, senza mai chiedere scusa né spiegare il perché. 

da - http://www.lastampa.it/2012/10/06/cultura/opinioni/buongiorno/giulio-senza-cesare-leB4nWNoJrDXnxTzMRM0bK/index.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La vita in rima
Inserito da: Admin - Ottobre 10, 2012, 07:20:26 pm
Buongiorno

09/10/2012

La vita in rima

Massimo Gramellini


Incuriosito dal successo che in Asia lo ha tramutato in fenomeno di culto, ho trascorso alcune ore in compagnia di “Dipende da te”, il corso di educazione esistenziale che un professore coreano, Rando Kim, ha scritto per i ragazzi in cerca di un posto nel mondo, possibilmente non troppo precario. Ho scoperto che l’umanità del Duemila è più simile di quanto suggeriscano i luoghi comuni: anche le mamme coreane ronzano come elicotteri sopra le vite dei figli, anche i giovani coreani saltellano da un corso di specializzazione all’altro per poi rassegnarsi a sedere su impieghi traballanti e stipendi da fame. Persino i consigli del guru sono identici a quelli che da adolescente ruminai in tanti manuali: abbi fiducia in te stesso, sentiti il padrone della tua vita, l’essenziale non è il talento ma il coraggio. Però ce n’è uno che non avevo mai letto così chiaramente: l’importanza della rima per dare ritmo a una poesia o a una canzone. “La rima” scrive Kim, “è una piccola restrizione, come un filo che collega le strofe… Abbiamo bisogno di mettere in rima la nostra vita. Se riesci a importi una piccola lista di regole, puoi essere il poeta della tua esistenza.”

La rima è una ringhiera e le ringhiere servono a non cadere, ma soprattutto a trovare l’equilibrio per camminare. Quella che sembra una restrizione, se siamo noi a imporcela, diventa espressione di libertà. Sotto l’influsso del prof coreano ho steso la mia prima lista. Regola numero uno: leggi un libro nuovo ogni fine settimana e raccontalo nel Buongiorno del martedì al resto della carovana. (Come rimatore posso solo migliorare). 

da - http://www.lastampa.it/2012/10/09/cultura/opinioni/buongiorno/la-vita-in-rima-wZVaBzkAOoLaYuLwgHkgON/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La vita in rima
Inserito da: Admin - Ottobre 13, 2012, 03:57:19 pm
 
Buongiorno
09/10/2012

La vita in rima

Massimo Gramellini

Incuriosito dal successo che in Asia lo ha tramutato in fenomeno di culto, ho trascorso alcune ore in compagnia di “Dipende da te”, il corso di educazione esistenziale che un professore coreano, Rando Kim, ha scritto per i ragazzi in cerca di un posto nel mondo, possibilmente non troppo precario. Ho scoperto che l’umanità del Duemila è più simile di quanto suggeriscano i luoghi comuni: anche le mamme coreane ronzano come elicotteri sopra le vite dei figli, anche i giovani coreani saltellano da un corso di specializzazione all’altro per poi rassegnarsi a sedere su impieghi traballanti e stipendi da fame. Persino i consigli del guru sono identici a quelli che da adolescente ruminai in tanti manuali: abbi fiducia in te stesso, sentiti il padrone della tua vita, l’essenziale non è il talento ma il coraggio. Però ce n’è uno che non avevo mai letto così chiaramente: l’importanza della rima per dare ritmo a una poesia o a una canzone. “La rima” scrive Kim, “è una piccola restrizione, come un filo che collega le strofe… Abbiamo bisogno di mettere in rima la nostra vita. Se riesci a importi una piccola lista di regole, puoi essere il poeta della tua esistenza.”

La rima è una ringhiera e le ringhiere servono a non cadere, ma soprattutto a trovare l’equilibrio per camminare. Quella che sembra una restrizione, se siamo noi a imporcela, diventa espressione di libertà. Sotto l’influsso del prof coreano ho steso la mia prima lista. Regola numero uno: leggi un libro nuovo ogni fine settimana e raccontalo nel Buongiorno del martedì al resto della carovana. (Come rimatore posso solo migliorare). 

da - http://lastampa.it/2012/10/09/cultura/opinioni/buongiorno/la-vita-in-rima-wZVaBzkAOoLaYuLwgHkgON/pagina.html


Titolo: M. GRAMELLINI. - AUSILIA Il comandante che mi aiutò a riprendere la rotta
Inserito da: Admin - Ottobre 14, 2012, 03:57:00 pm

Cuori allo Specchio

GRAMELLINI

Il comandante che mi aiutò a riprendere la rotta

Era il periodo seguente l’intervento subito per un cancro: mi ero allontanata dalla famiglia, dagli amici, vivevo sola e non ero in grado di sostenere relazioni di nessun tipo, ero ripiegata su me stessa e riuscivo solo a mantenere con difficoltà il lavoro.

Dopo vari mesi di crisi profonda, provai a «riaffacciarmi alla vita» partecipando al matrimonio «vip» della cugina Giulia. Lì conobbi un bel ragazzo bruno, Luca; era un giovane avvocato rampante, giocava a golf, vestiva Armani, Rolex al polso, insomma faceva parte del bel mondo. Nel mio abito rosso mi sentivo a mio agio nonostante, forse, fossi la cenerentola della situazione e non avessi nulla in comune con quel target di persone. Lui mi notò comunque e mi invitò a trascorrere le vacanze estive nella villa dei suoi in Sardegna. Accettai e prenotai il traghetto; mio zio con il quale non avevo tagliato i ponti si offrì di portarmi a Genova ove ebbe inizio la mia avventura rocambolesca.

All’imbarco dei traghetti mi trovai ingurgitata da una folla festante in partenza per le vacanze. L’atmosfera eccitante non mi contagiò anzi mi procurò l’effetto contrario: iniziai a percepire un senso di freddo e di isolamento sia fisico che mentale. Salutai mio zio e salii sulla nave trascinando il trolley; ricordo un mare di specchi, una scala mobile, la testa che mi girava vorticosamente e la folla che mi si stringeva intorno come un polpo togliendomi il respiro. Il medico di bordo capì al volo che si trattava di un semplice attacco di panico per cui propose di farmi un bel calmante che mi avrebbe fatto dormire per tutto il viaggio; a quel punto, di scatto, mi alzai dalla sedia e dissi «FERMI TUTTI VOGLIO SCENDERE».

Il portellone della nave era quasi chiuso quando iniziò la manovra contraria di riapertura. Mio zio dalla banchina immaginò che fosse sorto qualche problema di ordine tecnico. No, ero io che come una formichina, bermuda rosse, maglietta bianca scendevo scortata dal personale di bordo. La notizia a casa mia mise tutti in subbuglio: «è impazzita, è scesa dalla nave», «ti rendi conto, è scesa dalla nave!». Sul piazzale rimanemmo io, mio zio ed un responsabile del porto, un bel «trio». Seduta sul trolley piangevo, non volevo tornare a casa avendo fallito l’impresa che avrebbe dovuto segnare il mio ritorno alla vita. Ero in stallo come un mulo, mi avrebbero dovuto accendere il fuoco sotto i piedi per farmi muovere. Il responsabile del porto ascoltata la mia storia mi abbracciò dicendomi «Se mi promette che non combinerà guai vedo se riesco a trovare un imbarco sulla Dea che parte stasera».

Erano trascorse solo tre ore dal mio sbarco quando, per la seconda volta in quella mattinata salutai mio zio e salii sulla Dea. Entrai nella nave, il personale era intento nelle pulizie; in cima alla scala il comandante in persona, avvisato del mio arrivo, mi accoglieva con un gran sorriso e dei gladioli rosa. Bastò uno sguardo a far scattare la simpatia tra noi. La giornata proseguì con la visita della nave, il pranzo con l’equipaggio e una piacevole conversazione a due.

La Dea salpò la sera come da programma; il mattino successivo arrivammo a Porto Torres un po’ in ritardo rispetto alla tabella di marcia per prendere il bus che mi avrebbe portato in Gallura (il mio amico «vip» aveva troppe cose da fare per venirmi a prendere) e così il Comandante che aveva capito che stavo vivendo un momento di sbandamento, contattò un taxi che rincorse a tutta canna» il bus che avevo perso, lo raggiungemmo, salii a bordo e arrivai a destinazione dopo un paio di ore.

Mi fermai in Gallura una settimana, mare stupendo, buona cucina ma la compagnia del mio lui non faceva per me tanto che dopo una settimana esatta me ne tornai nuovamente sola al porto in bus.

Quando la Dea arrivò, il piazzale era gremito di gente. Avvistata non so come, venni avvicinata da un marinaio che mi scortò fino all’ingresso della nave. Mi dissero che il Comandante in persona mi aspettava per la cena al suo tavolo. Vittorio, un uomo d’altri tempi, austero nella sua divisa bianca, il volto abbronzato segnato da qualche ruga, il racconto dei suoi viaggi ed il suo modo di porsi lo rendevano molto affascinante ai miei occhi di ragazza. Il mattino dopo mi fece svegliare per ammirare l’alba, poi colazione insieme, cornetti e cappuccino; ricordo con tenerezza lui che «mi apre la bustina dello zucchero e fissandomi per capire il mio stato d’animo, lo versa nella tazza» poi di nuovo il taxi che mi aspettava fuori del porto per la stazione Genova Principe. Conservo una foto che ci ritrae insieme sulla nave.

Quell’uomo allora sulla cinquantina è stato per me un angelo che mi ha aiutata a ritrovare la fiducia in me stessa affiancandomi in quel viaggio che ha rappresentato per me l’inizio del mio «ritorno alla vita». Chissà dove sarà ora quel Comandante. Il «mio» Comandante, un vero gentiluomo.

AUSILIA

Scritto da Moderatore , il 14/10/2012 ore 07:39

DA LASTAMPA.IT


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il fisico umano
Inserito da: Admin - Ottobre 17, 2012, 04:20:49 pm
Buongiorno
16/10/2012

Il fisico umano

Massimo Gramellini

Come tutti coloro che nella vita compiono exploit considerati irripetibili, Paolo Giordano aveva paura di scrivere il secondo romanzo. Gli amici gli avevano suggerito di passare direttamente al terzo, ma lui ha fatto di meglio: ha scritto un’altra volta il primo. I grandi scrittori scrivono sempre lo stesso libro in modi diversi. Hanno un’emozione seduta al centro del loro cuore e le girano in tondo, raccontandola da ogni prospettiva per tutta la vita. L’emozione di Paolo G. è l’impossibilità per l’uomo di evolvere. 

Dallo studente Mattia dei «Numeri Primi» al tenente Egitto del «Corpo Umano» i suoi personaggi subiscono un trauma familiare che lui scandaglia con rigore, armato di una sensibilità chirurgica e di una scrittura credibile nelle descrizioni come nei dialoghi, vero banco di prova per un narratore. Lo subiscono, il trauma, e lo rifuggono, scomparendo in un altrove che può essere una guerra, una pillola antidepressiva o, come nel caso del tenente Egitto, tutt’e due. Ma non riescono mai a metterselo alle spalle, a trasformare il dolore in un tappeto volante per raggiungere l’amore. Ogni volta che leggo le pagine splendide e inesorabili di Giordano l’orfano ottimista che abita in me vorrebbe portare a pranzo l’autore e i suoi personaggi, per ricordare loro la legge fondamentale della quantistica: la realtà è fatta di scie infinite, quindi di infinite possibilità. Nessun evento del passato ci condanna a rimanere per sempre lungo la stessa corsia: possiamo cambiarla, persino oltrepassare il guardrail. Ecco cosa vorrei spiegare a Paolo G. Poi però mi ricordo che, fra noi due, il professore di Fisica è lui. 

da - http://lastampa.it/2012/10/16/cultura/opinioni/buongiorno/il-fisico-umano-RuWvT6NLkSCaFSqRaEhCEL/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. L’ira del mite
Inserito da: Admin - Ottobre 17, 2012, 10:10:14 pm
Buongiorno
17/10/2012

L’ira del mite

Massimo Gramellini

Temete l’ira del mite. E’ pacifico e tollerante, intento a scrostarsi di dosso le cicatrici di un dolore antico. Chiede soltanto di essere amato e di non venire considerato come gli altri: i disinvolti, i beceri, gli arrivisti. Coltiva anche dei miti, il mite. Dei miti e dei sogni. Ne conosco uno che aveva il mito dell’America buona e il sogno di fondare in Italia un partito progressista moderno. Finché il sogno si avverò e il mite ne divenne il capo. Alle elezioni prese un mucchio di voti, ma i compagni di bottega smisero egualmente di amarlo. Lui si chiamò fuori, offeso e deluso. Da tutti e da uno in particolare: un tipo coi baffi che non cercava l’amore degli altri perché se ne dava già abbastanza da sé. Ma il mite ha pazienza. E un tempismo formidabile. Il momento che sa aspettare è sempre quello giusto. 

Il nostro mite, chiamiamolo Walter, nel giorno del quinto anniversario del suo sogno-partito andò a dire in tv: io sono diverso, non mi candido più. Una scelta sofferta, certo. E personale, certissimo. Eppure bastò che lui si staccasse dalla colonna a cui per forza di inerzia era ancora rimasto appoggiato perché il tempio cadesse giù, precipitando sulla testa di coloro che non lo avevano amato o, peggio, avevano smesso di amarlo. Fra i calcinacci si riconosceva il tipo coi baffi, chiamiamolo Massimo, intento a scambiarsi irriconoscenze col nuovo capo, un Pier Luigi che era stato proprio Massimo a mettere lì, per sfregio nei confronti del mite. Il quale osservò la scena del disastro senza compiacimento né compassione, con un riverbero di tristezza implacabile negli occhiali. Tremenda è l’ira di noi miti.

da - http://lastampa.it/2012/10/17/cultura/opinioni/buongiorno/l-ira-del-mite-Nq5BMUSdHXN4Scm46CtqkO/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Farina di un altro sacco
Inserito da: Admin - Ottobre 19, 2012, 05:35:24 pm
Buongiorno
18/10/2012

Farina di un altro sacco

Massimo Gramellini

Simone Farina, il calciatore del Gubbio che disse no ai 200 mila euro di una combine e denunciò il tentativo di truffa alla magistratura, è da ieri il «community coach» del settore giovanile dell’Aston Villa. Insegnerà ai bambini di Birmingham le regole del calcio e quelle, meno note, della lealtà. Affidare al simbolo del calcio pulito un incarico di educatore. Che bella idea. Possibile non sia venuta in mente ai dirigenti di qualche squadra italiana? Secondo me, per pensarci ci hanno pensato. Però hanno saputo resistere alla tentazione. E sì che nei nostri club professionistici ci sarebbe una certa urgenza di ripassare alcune regole di educazione civica o più semplicemente umana. Non truffare il prossimo tuo come te stesso, non chiudere gli occhi davanti a un reato, non fare la vittima. Chiunque assista a una partita di calcio fra bimbi italici rimane colpito dalla presenza a bordo campo di torme di assatanati che gridano ai pargoli di buttarsi in area di rigore e che ricordano all’arbitro quanto sia sentimentalmente leggera sua moglie. Ultrà? No, genitori. Il «community coach» servirebbe soprattutto a loro. 

Invece Farina lo hanno ingaggiato gli inglesi. Ormai nel calcio ci siamo abituati a vedere emigrare i più bravi. Adesso cominciano ad andarsene anche i più buoni. E mica solo nel calcio, a giudicare dai tanti ragazzi orfani di raccomandazione che stanno lasciando l’Italia per cercare fortuna in Paesi dove parole come talento e onestà non suscitano ancora fastidio, piuttosto il brivido di un potenziale splendore. 

da - http://lastampa.it/2012/10/18/cultura/opinioni/buongiorno/farina-di-un-altro-sacco-TVAzBzHzFm3gj4PbFqKp9O/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Noi siamo di più
Inserito da: Admin - Ottobre 20, 2012, 04:05:49 pm
Buongiorno
19/10/2012

Noi siamo di più

Massimo Gramellini

Da oggi ho uno slogan nel cuore che vale più di tutti gli «Yes we can» del mondo. L’ho sentito fiorire sulle labbra di una ragazza napoletana, prostrata dall’assurdità di una sofferenza insostenibile. Si chiama Rosanna Ferrigno, fa la segretaria in uno studio medico e l’altra sera ha dovuto raccogliere sotto casa il cadavere del promesso sposo, crivellato dalla camorra con quattordici proiettili. I camorristi hanno confuso il suo Lino, che stava andando a giocare a calcetto, con uno di loro. La gratuità del crimine e l’estraneità della vittima hanno scosso l’abulia di una città che da troppi secoli sopporta la malavita organizzata come una forma endemica di malaria. Poi è arrivata Rosanna. Non ha pianto in pubblico, non ha insultato le istituzioni, non ha elargito finti e precoci perdoni. Ma l’amore e il dolore le hanno dettato parole decisive: «Non bisogna avere paura dei camorristi. Sono loro che devono avere paura di noi. Noi dobbiamo continuare a uscire per la strada a testa alta. Sono loro che si devono nascondere. Noi siamo di più». 

Noi siamo di più. Non ci avevo mai pensato. Con tutti i nostri difetti - perché ne abbiamo a iosa, sia chiaro - noi siamo di più. Siamo di più dei mafiosi, dei corrotti, dei finanzieri senza scrupoli. Siamo più numerosi di qualunque minoranza coesa che cerchi di dominarci con le armi del potere e della paura. Averne consapevolezza, lo so bene, non basta. Ma è la premessa per svegliarsi dall’incubo e provare a trasformarlo in un sogno. Grazie, Rosanna, per avercelo ricordato.

da - http://lastampa.it/2012/10/19/cultura/opinioni/buongiorno/noi-siamo-di-piu-7dA543Qb4Bcj4c2SQVwObI/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Fino alla fine del mondo (e oltre)
Inserito da: Admin - Ottobre 21, 2012, 11:31:10 am
Buongiorno
20/10/2012

Fino alla fine del mondo (e oltre)

Massimo Gramellini

Domani mancheranno due mesi esatti alla fine del mondo. Siete già stati dal parrucchiere? Forse non ci credete. O forse pensate che la fine del mondo sia arrivata in anticipo e abbia gli occhi di Angela Merkel (hanno lo stesso colore del vetro smerigliato di una doccia). Io spero ancora che si presenti all’orario previsto, il 21.12.12. Nei sogni, l’unico momento in cui sono lucido, la immagino come una raffica di ultrasuoni che perfora gli orecchi degli stupidi, dei corrotti e dei cialtroni. Una carneficina. Vedo plotoni di sventurati con le mani intorno alla testa che corrono a gettarsi in acqua (tranne Berlusconi: il furbacchione ha avuto una soffiata e si è messo i tappi) e non ne capisco il motivo. Finché comincio a sentire l’ultrasuono anch’io: mi sveglio col cuore in ammollo e controllo l’orologio sul comodino. 

Ancora due mesi. E poiché ogni fine rappresenta un inizio, il 21 dicembre dovremmo salpare verso un mondo più giusto, dove l’amore trionferà, Formigoni si dimetterà e il Toro vincerà lo scudetto. Per prepararci a questo viaggio interiore, ho chiesto ai lettori della pagina di «Cuori allo specchio» di aiutarmi a fare le valige, raccontando il giorno della loro vita che intendono portarsi dietro. 

Di mio, ogni domenica, ci metterò una buona parola (la prima sarà: utopia), mentre nel suo «manuale di sopravvivenza» Federico Taddia racconterà come in tutto il pianeta gli esseri umani si stiano preparando alla data fatidica. Domani si parte, fino alla fine del mondo e un po’ oltre. Benvenuti a bordo e, mi raccomando, tenete Schettino lontano dal timone. 

da - http://lastampa.it/2012/10/20/cultura/opinioni/buongiorno/fino-alla-fine-del-mondo-e-un-po-oltre-e6eFP1ob7Gk9cdJovEMXuO/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Fogne e bidet
Inserito da: Admin - Ottobre 23, 2012, 06:03:36 pm
Editoriali
23/10/2012

Fogne e bidet

Massimo Gramellini

Quando si scriverà il libro più lungo del mondo - l’enciclopedia della stupidità umana - due righe verranno dedicate al servizio trasmesso l’altra sera dal Tg3 Piemonte. Il giornalista inviato a Juve-Napoli per uno di quei famigerati pezzi che si definiscono «di colore» chiede a un tifoso juventino se sia in grado di distinguere i napoletani dai cinesi in base alla puzza. Nella scenetta tutto è grottesco: l’intento ironico incomprensibile e persino il fatto che a discettare razzisticamente sui «terroni» sia un ragazzo dal vistoso accento meridionale. Un tempo il siparietto penoso non avrebbe oltrepassato le valli piemontesi, ma ormai la potenza della Rete amplifica le fesserie. Così la puzza dei napoletani (un po’ meno quella dei cinesi) è diventata argomento di discussione nazionale, riaprendo le solite ferite freschissime che risalgono al Risorgimento. 

Anche Saviano si è sentito punto sul vivo e ha pensato bene di inzupparci la penna in modo spiritoso: «Quando i piemontesi videro il bidet nella reggia di Caserta lo definirono “oggetto sconosciuto a forma di chitarra”». 

Vero: in Piemonte all’epoca non avevano i bidet. Però avevano le fogne. Mentre i rimpianti Borbone, per potersi pulire le loro terga nel bidet, tenevano la gran parte della popolazione nella melma. Ora, che agli eredi diretti di Franceschiello dispiaccia di non potersi più pulire le terga nel bidet in esclusiva, posso capirlo. Ma che i pronipoti di quelli che venivano tenuti nella melma vivano l’arrivo dei piemontesi come una degradazione, mi pare esagerato. Vedete un po’ dove ci ha portati quel servizio razzista. Comunque, a scanso di equivoci, per lo scudetto io tifo Napoli.

da - http://www.lastampa.it/2012/10/23/cultura/opinioni/editoriali/fogne-e-bidet-fo1BHAKTaeuXUuHkZsPViJ/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. L’ultima (?) puntata della Silvionovela
Inserito da: Admin - Ottobre 26, 2012, 09:27:54 am
Buongiorno

25/10/2012 - la svolta del cavaliere

L’ultima (?) puntata della Silvionovela

Silvio Berlusconi è “sceso in campo” il 26 gennaio 1994, dopo 6847 giorni dice addio alla leadership

Berlusconi, il centravanti che scelse la panchina

Massimo Gramellini


L’Italia è sempre il Paese che ama. Solo che adesso ha deciso di amarla in modo diverso. Non più da giocatore ma da allenatore, la sua passione fin dai tempi dell’Edilnord. 

Fra il Discorso della Discesa in Campo e quello del Passo Indietro sono passati diciotto anni. Siamo tutti più anziani, anche lui, più spelacchiati e più poveri, tranne lui. Diciotto anni e la stessa metafora calcistica. Allora «scendeva in campo per costruire il nuovo miracolo italiano». Oggi si accontenta di «rimanere al fianco dei più giovani che devono giocare e fare gol». Vista dal campo o dalla panchina, l’Italia di Silvio non cambia: resta un enorme stadio di sua proprietà. 

La Discesa in Campo fu affidata a una videocassetta girata nel parco di Macherio davanti a una finta libreria e accanto a un ammasso (mai inquadrato) di calcinacci, che a qualcuno ricordavano un cantiere, ad altri un cumulo di macerie. Per il Passo Indietro, invece, l’uomo delle televisioni ha scoperto il fascino del web, inviando una lettera elettronica dove anche i «po’» si adeguano alla modernità e barattano il timido apostrofo con un più assertivo accento: «Ho ancora buoni muscoli e un pò di testa». Un’altra videocassetta avrebbe prestato il destro a paragoni impietosi con lo smilzo imprenditore berluscottimista che nel 1994 invitava gli italiani a diffidare «di profeti e salvatori» e ad affidarsi a «una persona capace di far funzionare lo Stato». Quell’affermazione, condivisibile, fu probabilmente equivocata: molti votarono il profeta-salvatore credendo fosse la persona capace di far funzionare lo Stato. Purtroppo lo Stato si è rivelato sordo alle intimazioni berlusconiane e diciotto anni dopo funziona peggio di prima. Né ci sono tracce di quell’Italia «più giusta, più generosa, più prospera, più serena, più efficiente e più moderna» che il Più Silvio promise solennemente fra i calcinacci di Macherio.

Cosa è rimasto della telenovela di allora nel discorso del Passo Indietro? Praticamente tutto. Lo spirito, i toni, i nemici. Berlusconi è un maestro nel presentarsi come uno che ricomincia sempre. Il suo non è mai il discorso del reduce, ma del precursore. E della vittima. Nella storia d’Italia secondo Silvio gli ultimi decenni sono stati una guerra fra due schieramenti: da un lato le perfide corporazioni di burocrati, giornalisti, lobbisti e magistrati, conservatori arroccati nella difesa di privilegi antidemocratici. Dall’altro lui, il Libertador, marchiato come populista perché alfiere del «voto popolare conquistato con la persuasione che crea consenso». Persuasione: attività affascinante ma pericolosa, quando a esercitarla è l’uomo più ricco d’Italia, l’unico dotato di tre canali televisivi nazionali e gratuiti. Invece per Silvio è stata «la riforma delle riforme», che ha reso «viva, palpitante ed emozionante la partecipazione alla vita pubblica dei cittadini». Qui l’uomo si sottovaluta. Di viva ed emozionante, ma soprattutto palpitante, in questi anni c’è stata soltanto la sua vita notturna. Purtroppo quel palpito «non poteva che avere un prezzo»: l’odio verso di lui, trasformatosi come nei film horror in una «sindrome paralizzante», il cui antidoto è stata «la scelta responsabile di affidare la guida provvisoria del Paese al senatore Monti». Berlusconi protegge il suo successore, quasi volesse farlo un po’ (o un pò) suo. Non è il preside bocconiano il nemico da indicare ai giovani eredi, ma l’Europa colonizzatrice della Merkel e, come diciotto anni fa, la sinistra. Che nel discorso della Discesa in Campo si ispirava a Michele Santoro e voleva trasformare l’Italia «in una piazza urlante che grida che inveisce e che condanna», mentre in quello del Passo Indietro sembrerebbe richiamare in vita, se non Stalin, almeno Breznev perché «vuole tornare alle logiche di centralizzazione pianificatrice che hanno prodotto l’esplosione del Paese corporativo e pigro che conosciamo». Una sinistra composta da «uno stuolo di professionisti di partito educati (come metà della nomenclatura pidiellina, ndr) nelle vecchie ideologie egualitarie, solidariste e collettiviste del Novecento».

E’ proprio per impedire ancora una volta che l’Italia liberale cada nelle mani dei comunisti che Silvio B ha deciso di fare un passo indietro e assistere da bordo campo alle primarie che incoroneranno il suo successore. «Quel che spetta a me è dare consigli, offrire memoria, raccontare e giudicare senza intrusività». E qui, visto che viviamo ancora in un Paese liberale, chiunque lo conosce è libero di mettersi a ridere. 

da - http://www.lastampa.it/2012/10/25/cultura/opinioni/buongiorno/l-ultimo-discorso-del-centravanti-che-scelse-la-panchina-klybsAFntiiiPuYkq7zvaN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La Casta ramificata
Inserito da: Admin - Ottobre 27, 2012, 05:36:11 pm
Buongiorno
27/10/2012

La Casta ramificata

Massimo Gramellini

Nel quadro delle iniziative volte a ridurre i costi della politica - la famosa «spending review» del governo Mounts - merita di essere segnalata la ricetta di due note località sciistiche della Val di Susa, Bardonecchia e Sauze d’Oulx. Divise per decenni da una rivalità non più compatibile con lo strazio dei bilanci, hanno deciso di fondersi fisicamente nella persona della signora Rita Bobba. Costei risulta essere al tempo stesso la moglie del sindaco di Bardonecchia e l’assistente del sindaco di Sauze d’Oulx. Questo tipico esemplare di donna alfa partecipa ai convegni nella duplice veste di moglie e assistente, prendendo spesso la parola al posto di entrambi i maschi (li immagino intenti a giocare a briscola in salotto, i doposci appoggiati sul tavolo). Ma di lei i maligni sanno sottolineare soltanto la ramificazione degli interessi e il tacco dodici indossato anche sul ghiaccio: una straordinaria dimostrazione di equilibrio, qualità utilissima in politica. 

Purtroppo ieri i carabinieri sono stati costretti a stroncare il primo vero esperimento di semplificazione degli enti locali.
La soffiata di alcuni dipendenti del comune, ingelositi dai progressi della ramificazione, ha reso necessario introdurre negli uffici una microcamera che ha restituito agli investigatori le immagini del sindaco di Sauze d’Oulx mentre timbra il cartellino della sua assistente e le firma attestati fasulli di presenza: truffa aggravata e falso di pubblico ufficiale. Quisquilie, eppure gli alfieri della conservazione vi si sono aggrappati per procedere all’arresto del timbratore e della sua protetta. A piede libero resta solo il marito. Ma senza Rita che vita è? 

da - http://www.lastampa.it/2012/10/27/cultura/opinioni/buongiorno/la-casta-ramificata-mUR79rho0JLreavrsp0BpN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Compagni di Beppe
Inserito da: Admin - Ottobre 31, 2012, 05:59:03 pm
Buongiorno
31/10/2012

Compagni di Beppe

Massimo Gramellini

La stragrande maggioranza degli elettori di Grillo proviene dai partiti di centrosinistra. L’analisi dell’Istituto Cattaneo sui flussi del voto siciliano smonta un luogo comune. Ad accendere le Cinque Stelle non è il popolo deluso da Berlusconi, che in Sicilia si è astenuto in massa. Sono il lettore del «Fatto», lo spettatore di Santoro, il progressista stremato dai ghirigori della nomenclatura rossa e rosé, in particolare da quella del Pd, che in cinque anni è passato da 505 mila a 257 mila voti: un trionfo davvero storico. Chiunque si sia preso la briga di togliere l’audio all’ugola di Grillo per leggerne i programmi, si sarà imbattuto in parole come «ambiente», «moralità della politica», «scuola pubblica», «bene comune». Il vocabolario del perfetto democratico. Gli stessi attivisti del movimento, che detestano essere chiamati «grillini», detestano forse ancora di più passare per conservatori, liberali o populisti, le tre tribù (le prime due largamente minoritarie) accampate da vent’anni intorno al totem berlusconiano.

Il voto siciliano racconta un’Italia nauseata che vorrebbe sfasciare i vecchi partiti, ma non è altrettanto d’accordo nella scelta del rottamatore. Il nauseato di sinistra preferisce Grillo. Il nauseato di destra, temo, la Santanché. Mentre l’avvocato, il dentista, il piccolo artigiano che hanno votato Berlusconi o Bossi turandosi il naso, adesso se lo sturerebbero volentieri per votare Renzi. Se solo si candidasse alle primarie giuste.

da - http://www.lastampa.it/2012/10/31/cultura/opinioni/buongiorno/compagni-di-beppe-YJUTLXcbwi60GFJGbNW2zO/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Se lo share ora fa calare il consenso
Inserito da: Admin - Novembre 01, 2012, 11:45:09 am
Buongiorno
01/11/2012

Se lo share ora fa calare il consenso


Massimo Gramellini

L’ultima fatwa di Beppe Grillo colpisce una sua attivista, Federica Salsi, macchiatasi della colpa grave di avere partecipato a Ballarò. Per Grillo i salotti televisivi inoculano il virus del sistema da abbattere e perciò vanno assolutamente evitati: solleticando il punto G di chi vi partecipa, provocano narcisistici orgasmi che hanno un effetto nefasto sulle sorti politiche del movimento. Come rappresentante della comunità maschile, mi scuso con l’interessata per l’allusione gratuita: dubito fortemente che Grillo avrebbe tirato in ballo il punto G se l’attivista di Cinque Stelle fosse stato un uomo. Come piccolo conoscitore dei meccanismi mediatici, devo riconoscere che ha ragione: oggi andare in tv significa perdere voti.

 

Stavolta sotto la lente infuocata di Grillo non è finita la televisione in generale, ma quei programmi di informazione politica che prevedono la presenza contemporanea in studio di una pluralità di ospiti. Questa formula si sta lentamente estinguendo per mancanza di nuove facce disponibili a ravvivare il gioco. Oggi qualsiasi personaggio pubblico in grado di dettare le condizioni pretende quella che in gergo si chiama «intervista chiusa»: un faccia a faccia col conduttore senza interruzioni. 

 

Oppure, se proprio è costretto a intervenire in un salotto affollato, ricorre allo stratagemma del collegamento esterno o della telefonata in diretta, pur di rimarcare la sua diversità dagli ospiti seduti in studio e costretti a lunghe pause silenziose e a sovrapposizioni continue di voci. 

Situazioni normali in qualsiasi assemblea che, dal condominio alla scuola, raduni nella stessa stanza un numero di italiani superiore a uno. Cosa ci sarà mai di politicamente pericoloso nel partecipare a un talk show che, con tutti i suoi limiti, permette di farti conoscere da più persone di quante ne potrai mai riunire in una piazza o in uno stadio? 

 

Non è un problema di conduttori, complici o dichiaratamente ostili. Il veto di Grillo spazia da Vespa a Floris, investe persino il simpatizzante Santoro. E sarebbe banale liquidarlo come la smania di un leader solitario che vuole oscurare le altre stelle del movimento per far brillare meglio la sua. Il disagio verso la tv dei dibattiti nasce da una considerazione più politica: per i cittadini, l’ospite di un talk show è a tutti gli effetti un membro della Casta. Anzi, nella percezione del pubblico la Casta è composta proprio dagli ospiti dei talk show. Non dal banchiere onnipotente o dal direttore inamovibile del ministero, che incidono sui nostri destini molto più di una Finocchiaro o di un Gasparri, ma che in tv si guardano bene dall’andarci. La Casta è il politico che litiga in diretta con l’altro politico, ma che appena si spegnerà la telecamera - gli spettatori ne sono certissimi - ci andrà a cena insieme. La Casta è il giornalista, il sociologo, il professore universitario magari caustico e brillante, ma comunque interno a quel mondo e quindi connivente. 

 

Si tratta di un pregiudizio inconscio, cresciuto a dismisura negli ultimi mesi. Dalla fase del tifo, quando dal salotto di casa si parteggiava per l’uno o l’altro dei contendenti, si è passati alla fase dello schifo, in cui lo spettatore accomuna tutti i protagonisti del teatrino nella stessa smorfia di disgusto. Se questo è lo stato d’animo del pubblico, per essere considerati diversi non basta più andare in tv a dire cose diverse. Bisogna non andarci proprio, perché la sola presenza fisica rappresenta già un’accettazione delle regole del gioco che si desidera scardinare. 

 

Appena un nuovo politico appare nella scatola luminosa, sentenzia il critico televisivo Grillo, «lo share del programma aumenta: tutto merito tuo, trattato e esibito come un trofeo, come un alieno, una bestia rara. Ma contemporaneamente diminuisce il consenso per il movimento a cui appartieni». Viene così capovolto il teorema Ascolto uguale Gradimento su sui si era basata la propaganda televisiva nel ventennio berlusconiano. Oggi più ti guardano e meno ti gradiscono. Peggio: smettono di gradirti proprio perché ti hanno guardato. Persino una faccia nuova e un comunicatore brillante come Renzi non ha tratto vantaggi dall’assillante presenza televisiva. 

 

Naturalmente Grillo non andrebbe in tv nemmeno se gli garantissero un’intervista chiusa o addomesticata: gli sembrerebbe comunque un cedimento al Sistema. Ma anche i politici della Seconda Repubblica televisiva - ingordi di ospitate a qualsiasi costo, fin dai tempi in cui si facevano imboccare di polpettine da Funari - cominciano a chiedersi se allontanarsi dal video non stia diventando la loro ultima possibilità di rimanere aggrappati al potere. 


da - http://lastampa.it/2012/11/01/cultura/opinioni/buongiorno/se-lo-share-ora-fa-calare-il-consenso-6idOTosLGSnWAfbqUk1krO/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Lacrime e no
Inserito da: Admin - Novembre 03, 2012, 12:06:04 pm
Buongiorno
03/11/2012

Lacrime e no

Massimo Gramellini


Il governo non trova soldi per i malati di Sla, che rischiano di morire d’inedia istituzionale. E se la tecnica Fornero ricomincia a piangere, la politica tace o parla d’altro: di quanto sia brutta e cattiva l’antipolitica. Mentre proprio di questo dovrebbe occuparsi: degli ultimi, dei deboli, di chi non ce la fa. Purtroppo non tutti i cittadini sono ricchi, ambiziosi e intelligenti. Non tutti nascono e rimangono sani. Però tutti fanno parte della stessa comunità e la politica è la mamma che facilita la vita al figlio più in gamba, ma poi si curva protettiva su quello più sfortunato. Ed è a lui che dedica le sue energie migliori, è con lui che sperimenta quanto infinite siano le capacità del cuore umano di amare. 

 

Forse le regole del gioco sono cambiate senza che ci avvertissero. Forse la politica ha deciso di dedicare le sue attenzioni soltanto ai potenti di cui è serva e ai servi con cui è prepotente. Lo Stato Sociale europeo - malgrado le sue magagne, le sue burocrazie, le sue ruberie - ha rappresentato la creazione più nobile della politica. Oggi se ne parla come di un rudere di cattivo gusto, un lusso anomalo del passato, un ostacolo al libero manifestarsi del Nuovo. A me un Nuovo dove i mercanti ingrassano e i malati di Sla muoiono sembra nascere già molto vecchio. Se lo Stato non ha più soldi per tutti, tocca alla politica indirizzare quelli che rimangono verso le tasche giuste (possibilmente non le proprie). E chiedere aiuto al mondo delle associazioni, così come una mamma in difficoltà lo chiederebbe a una sorella o a un’amica. Non a una sguattera.

da - http://www.lastampa.it/2012/11/03/cultura/opinioni/buongiorno/lacrime-e-no-Va7qOK1YsMvUz2OcP41PxO/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Usa, il voto della testa e quello del cuore
Inserito da: Admin - Novembre 06, 2012, 10:21:28 pm
Buongiorno
06/11/2012

Usa, il voto della testa e quello del cuore

Massimo Gramellini


Obama, come no? Ma certo non è più la stessa cosa. Quattro anni dopo, la crisi ci ha resi meno retorici o forse soltanto più adulti. Meno disposti a rinfocolare quel sogno assurdo che tutti per un attimo abbiamo sognato: la delega della soluzione dei problemi del mondo a un unico uomo. Come in amore, quando l’oggetto della passione diventa il ricettacolo inconsapevole di ogni nostro desiderio sopito. Poi l’amore finisce, all’illusione subentra la delusione, e ci si trova davanti a un bivio: o ci si lascia o ci si ama, cioè ci si accetta per come si è davvero. 

 

Vista da lontano, la sensazione è che a Obama verrà risparmiato il divorzio. Gli americani non amano interrompere a metà il lavoro di un Presidente. Nel dopoguerra lo hanno fatto soltanto due volte, con Carter e Bush senior, ma le alternative si chiamavano Ronald Reagan e Bill Clinton, mica Mitt Romney. Uno che, come il John Kerry strapazzato nel 2004 da Bush junior, su quella fronte spaziosa da ricco qualsiasi reca impresso il marchio «loser», perdente. 

 

Ma se, nonostante se stesso, il “loser” dovesse vincere, avremmo la prova che il voto di quattro anni fa fu un’emozione violenta e passeggera, incapace di stratificarsi in sentimento.Allora - eravamo appena entrati in questa crisi epocale - i democratici americani scartarono la pragmatica e competente Hillary per tagliare un traguardo ancora più nobile della prima donna alla Casa Bianca: il primo nero. Giovane, atletico, intellettuale. Un contenitore che ciascuno di loro, e di noi, ha riempito dei propri sogni e delle proprie speranze. A immedesimarci in Obama contribuivano la sua biografia (Vendola direbbe “la sua narrazione”) e quello slogan semplice, furbo, aperto: Yes, we can. Sì, noi possiamo. Ma possiamo cosa? Tutto. Perché se un nero riesce a entrare alla Casa Bianca, quale altro sogno può essere precluso al genere umano? Noi possiamo fermare la guerra, la crisi, l’inquinamento, la finanza molesta. Possiamo costruire un mondo più verde, più umano, più giusto.

 

Era uno slogan sessantottino fuori tempo massimo. Eppure alzi la mano chi, almeno la notte della vittoria, non fece finta di crederci. Obama ha la colpa di avere alimentato quell’illusione collettiva, spropositata alla sua statura di statista, rivelatasi poi non così piccola ma certo inferiore alle dimensioni gigantesche dei problemi che ha dovuto affrontare. 

 

A ben pensarci, però, ha anche il merito di non averne approfittato. Pur avendo ottenuto la più massiccia investitura popolare della storia - mezzo mondo votò idealmente per lui e gli diedero subito, senza alcun merito, il Nobel per la pace - in questi anni Obama non si è affacciato ad alcun balcone, non si è mai dato arie da unto del Signore, non ha cercato di sedurre le masse come un caudillo del Sud America o del Sud Europa. Ha fatto, al meglio delle sue capacità, un mestiere molto meno romantico del populista: il politico. Cercando di conciliare il cielo stellato degli ideali con la palude dei compromessi. Ha chiuso una guerra, ha raffazzonato una riforma sanitaria quasi umana (che infatti i suoi critici chiamano “europea”), ha tenuto il punto sui diritti civili. Ha imparato a fare il Presidente, nella speranza che oggi gli americani gli diano l’opportunità di diventarlo davvero. 

 

Paradossalmente i ruoli si sono invertiti. Il venditore di illusioni adesso è lo sfidante, quel Romney che promette di tagliare le tasse senza tagliare la spesa pubblica. Obama invece è tornato sulla Terra. Dai suoi discorsi pieni di numeri sono scomparsi i sogni. Non pensa più che la nuova America possa cambiare il mondo. Si accontenterebbe che il mondo non cambiasse senza di lei. E senza di noi. 

 

Se fossi americano, oggi gli assicurerei il mio voto. Ma sarebbe un voto dato con la testa, non più con il cuore. Quello, come tutti gli amanti che nella vita ci hanno illuso e quindi inevitabilmente deluso, lo dovrà riconquistare daccapo. 

 
da - http://lastampa.it/2012/11/06/cultura/opinioni/buongiorno/il-voto-della-testa-e-quello-del-cuore-g5IwaypypVSIA2ZfE2CbCO/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La scoperta dell’America
Inserito da: Admin - Novembre 07, 2012, 04:14:36 pm
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Massimo Gramellini    
    
07/11/2012

La scoperta dell’America

Qualunque cosa sia successa durante la notte (in questo caso chi legge ha più informazioni di chi scrive), quello dell’altro ieri è stato l’ultimo comizio elettorale di Barack Obama. L’ultima volta in cui l’uomo più potente del pianeta si è presentato davanti a degli esseri umani per sedurli a proprio vantaggio e ottenere il loro voto. Non a caso gli è scappata pure una lacrima. Da oggi non si candiderà più a niente, non dovrà convincere più nessuno. Potrà ancora parlare in pubblico e, fra quattro anni o da subito, potrà usare come Clinton la sua eloquenza per sostenere una buona causa o la carriera politica della moglie. Ma la sua, di carriera, dal punto di vista elettorale è inesorabilmente finita. A cinquantuno anni. 

Fra i vari limiti del potere, in America, vi è la sua soggezione a scadenze fisse e improrogabili. Un uomo politico, se è tale, lo rimane tutta la vita. Ma non lo può fare tutta la vita. Almeno non in prima linea. E’ una prassi dura, in qualche caso persino ingiusta. Però serve a tutelare la società dai veleni che il potere accumula ogni volta che si allea con il tempo. Ci sono poltrone su cui non è bene sedere troppo a lungo. «Noi uomini nuovi delle province non siamo migliori di chi ci ha preceduto», confessa l’imperatore Adriano della Yourcernar, «siamo solo meno insudiciati dal potere». Perché il potere corrompe chiunque ne faccia uso e lo induce a trasformarlo in abuso. Il segreto è fermarsi un attimo prima. L’America ha tanti difetti, ma questa regola salvavita della democrazia l’ha capita. Purtroppo un solo italiano ha scoperto l’America. E non è Formigoni.

da - http://lastampa.it/2012/11/07/cultura/opinioni/buongiorno/la-scoperta-dell-america-32gWhiEC6AyGJNgR9B5DyH/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La metà di tutto
Inserito da: Admin - Novembre 08, 2012, 11:24:09 pm
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08/11/2012

La metà di tutto

Massimo Gramellini


Nessun politico italiano, durante il discorso della vittoria, si rivolgerebbe alla compagna della sua vita per confessare di non averla mai amata tanto e, addirittura, che tutta Italia è innamorata di lei. Nel Paese del punto G, ancora intriso di un maschilismo da operetta, l’uomo potente ritiene disdicevole esternare i propri sentimenti intimi. Di amore e dolore, queste due vibrazioni della stessa corda, non parla in pubblico, considerandola un’ammissione di debolezza. E l’unica donna di cui ritiene lecito discorrere è quella che gli fornisce il pretesto per una barzelletta volgare o l’argomento di un’allusione greve. 

Barack Obama è un furbacchione formidabile, altrimenti non sarebbe dov’è e soprattutto non avrebbe postato sui social network, come primo dispaccio vittorioso, la foto di un abbraccio che in poche ore è già diventato l’icona di un’epoca. Ma anche al netto di qualche spruzzo di sana ruffianeria, la sua dichiarazione d’amore davanti al mondo ci ricorda che è la coppia, non l’individuo, la cellula-base dell’umanità. Gli americani non hanno eletto un Obama. Ne hanno eletti due. Perché dalla fusione fra la donna dei princìpi e l’uomo dei compromessi emerga ogni giorno un terzo Obama: il Presidente.

da - http://www.lastampa.it/2012/11/08/cultura/opinioni/buongiorno/la-meta-di-tutto-VDlfQ42APizBjsy7DQZPMP/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La Casta è uno stato d’animo
Inserito da: Admin - Novembre 11, 2012, 03:51:09 pm
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09/11/2012

La Casta è uno stato d’animo

Massimo Gramellini

A furia di sentire parlare male soltanto di loro, qualche lettore potrebbe essersi illuso che i politici rappresentino un’eccezione, la gramigna che una volta strappata fa rivivere il prato senza bisogno di interventi ulteriori da parte del giardiniere. Tocca invece ricordare che la Casta non è un gruppo di persone, ma uno stato d’animo diffuso. Il novarese F. R. segnala questa piccola storia emblematica. Riguarda l’associazione degli allenatori di calcio, uno dei tanti benemeriti sindacati di categoria che arricchiscono la nostra democrazia. Il presidente nazionale ha 71 anni, è in carica dal 2004 e dopo avere proposto un limite di due mandati si è rassegnato a farne un terzo. Il presidente regionale di anni ne ha 70 ed è in carica da 23: ha accettato la poltrona per altri 4 e se n’è scollato solo quando finalmente gliene hanno offerta un’altra. Il presidente provinciale è lì da più mandati, ma convoca un’assemblea carbonara dove su cinquecento iscritti se ne presentano ventidue, che lo rieleggono per acclamazione e si assegnano undici cariche, così la metà dei convenuti può uscire dalla sala agitando in testa qualche pennacchio. 

Sono sicuro che queste eminenti personalità hanno una pessima opinione della classe politica e ne auspicano l’immediata rottamazione. Mi ricordano quella signora che, il mattino della vittoria del referendum di Segni contro la partitocrazia, entrò nel bar in cui mi trovavo, agitando festosamente il giornale: «Si cambia! Viva il nuovo, viva le regole!». Dietro di lei un ragazzo chiese: «Di chi è la macchina in doppia fila che blocca il traffico?». La signora delle regole sbuffò ed estrasse le chiavi dell’auto dalla borsetta.

da - http://lastampa.it/2012/11/09/cultura/opinioni/buongiorno/la-casta-e-uno-stato-d-animo-7PTbh1ccjVSMoWNT4ecK1M/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. C’era una volta
Inserito da: Admin - Novembre 13, 2012, 07:39:54 pm
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13/11/2012

C’era una volta

Massimo Gramellini


Sonia Sotomayor, prima ispanica a diventare giudice della Corte Suprema, è andata nel più famoso programma americano della tv dei ragazzi per dire alle bambine: «Sognare di essere principesse è divertente, ma non è una carriera. Per quella vi serviranno studio e fatica». Eppure è sano che una bambina sogni di essere una principessa. Di solito continua a sognarlo anche da adulta, altrimenti non si spiegherebbe il successo di «Pretty woman» e «Cinquanta sfumature di grigio». Il problema nasce quando il naturale desiderio di una vita felice si trasforma nel suo gemello materialista, che fa coincidere la felicità con la ricchezza ottenuta senza fatica. Viene in mente la ragazza che alla festa dei diciott’anni mostrava alle amiche la borsa di lusso regalatale da papà e diceva: ora devo trovare un uomo che mi regali la prossima. 

Prima di imputare ai ragazzi dei sogni sbagliati, mi chiederei chi glieli ha messi in testa, educandoli a desiderare una carriera da calciatori e veline invece che a inseguire i propri veri talenti. I responsabili sono molti e i giovani vengono all’ultimo posto. Prima ci sono i genitori che - anche per la scomparsa di una struttura familiare che li supporti - hanno delegato ai media l’educazione dei figli, cioè la gerarchia dei valori. Poi gli autori televisivi, che per bieca pigrizia hanno concimato l’etere di sogni fasulli. E infine la scuola, che nonostante l’eroico impegno di tanti insegnanti, fa una fatica tremenda a rendere i personaggi del passato competitivi con i divi platinati. Per fortuna c’è qualcosa che condiziona i giovani molto più profondamente dei modelli mediatici ed è l’esempio che diamo loro ogni giorno. Invece di fare la predica, sarebbe meglio concentrarsi su quello.

 da - http://lastampa.it/2012/11/13/cultura/opinioni/buongiorno/c-era-una-volta-lCfv6Y02NjoU8ay1svsEAK/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Di’ qualcuno di sinistra
Inserito da: Admin - Novembre 14, 2012, 05:43:12 pm
Buongiorno
14/11/2012

Di’ qualcuno di sinistra

Massimo Gramellini


Alla domanda del conduttore di Sky su quale fosse la loro figura storica di riferimento, i candidati alle primarie del centrosinistra hanno risposto: De Gasperi, Papa Giovanni, Tina Anselmi, Carlo Maria Martini e Nelson Mandela. Tutti democristiani tranne forse Mandela, indicato da Renzi che, essendo già democristiano di suo, non ha sentito il bisogno di associarne uno in spirito.

Scelte nobili e ineccepibili, intendiamoci, come lo sarebbero state quelle di altri cattolici democratici, da Aldo Moro a don Milani, evidentemente passati di moda. Ma ciò che davvero stupisce è che a nessuno dei pretendenti al trono rosé sia venuto in mente di inserire nel campionario un poster di sinistra. Berlinguer, Kennedy, Bobbio, Foa. Mica dei pericolosi estremisti, ma i depositari riconosciuti di quella che dovrebbe essere la formula originaria del Pd: diritti civili, questione morale, uguaglianza nella libertà. Almeno Puppato, pencolando verso l’estremismo più duro, ha annunciato come seconda «nomination» Nilde Iotti. Dalle altre bocche non è uscito neppure uno straccio di socialdemocratico scandinavo alla Olof Palme. 

Forse i candidati di sinistra hanno ignorato le icone della sinistra perché temevano di spaventare gli elettori potenziali. Così però hanno spaventato gli elettori reali. Quelli che non possono sentirsi rappresentati da chi volta le spalle alla parte della propria storia di cui dovrebbe andare più orgoglioso.

da - http://lastampa.it/2012/11/14/cultura/opinioni/buongiorno/di-qualcuno-di-sinistra-WpqdYlhzoEOxWpEDymJPXN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Tra Savita e la morte
Inserito da: Admin - Novembre 15, 2012, 04:45:08 pm
Buongiorno
15/11/2012

Tra Savita e la morte

Massimo Gramellini


Savita è una giovane dentista indiana che abita in Irlanda con il marito Praveen, ingegnere. Aspetta un bambino da quattro mesi quando si presenta in ospedale. Ha dolori atroci alla schiena e la possibilità concreta di perdere, insieme col figlio, la vita. Al termine di una notte di scelte non facili, chiede ai medici di interrompere la gravidanza. Le rispondono che l’Irlanda è un Paese cattolico dove, finché si sente battere il cuore del feto, non è possibile interrompere niente. Savita non è irlandese e non è cattolica, ma deve stare alle regole. Soffrire. Aspettare. Il 23 ottobre il cuore del feto si ferma e i medici lo asportano, ma è troppo tardi. Il 28, a una settimana esatta dal ricovero, Savita muore di setticemia nell’ospedale universitario di Galway: in piena Irlanda, in piena Europa, in pieno ventunesimo secolo. 

 

Mi ostino a sperare che questa storia sia falsa o almeno incompleta. Che fra il comportamento dei medici cattolici e il decesso della dentista indiana non ci sia il nesso che traspare dalla denuncia dell’Irish Times, confermata dal marito della vittima e ripresa dai principali network del mondo. Ma l’idea che le religioni - associazioni di uomini mosse dal più nobile degli afflati, quello spirituale - possano ispirare comportamenti fanatici, superstiziosi e sostanzialmente ottusi non ha purtroppo bisogno di conferme: è sotto i nostri occhi ogni istante, in ogni angolo del mondo. Mai come oggi abbiamo bisogno di spiritualità. Mai come oggi non abbiamo bisogno di fanatici, questi esseri sfocati che vivono di testa e di viscere, avendo dimenticato che in mezzo c’è un cuore. 

da - http://lastampa.it/2012/11/15/cultura/opinioni/buongiorno/tra-savita-e-la-morte-dtyy4PhXUzRSUXUiNmASpI/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Appuntamento al futuro
Inserito da: Admin - Novembre 17, 2012, 03:12:06 pm
Buongiorno
16/11/2012

Appuntamento al futuro

Massimo Gramellini

Una signora affetta da sinusite acuta telefona al solito ambulatorio per prenotare una visita specialistica. Ma la segretaria le rivolge una domanda nuova: esente da ticket? La signora dice di sì e la segretaria fissa l’appuntamento per il 16 aprile 2013, quando la sinusite sarà guarita oppure da acuta sarà diventata cronica. Moderatamente furibonda, la signora si confida con il fratello, che telefona allo stesso ambulatorio per fissare la stessa visita, ma alla domanda sull’esenzione risponde di non averne diritto. La stessa segretaria gli prenota la visita per il 3 dicembre 2012. 

Al lettore che mi ha segnalato questa storia di ordinaria ingiustizia ricordo che indignarsi scioglie i grumi del cuore e fa bene (persino alla sinusite). Ma non serve ad anticipare le visite degli esenti da ticket, che restano fissate al futuro remoto perché lo Stato paga tardi gli ambulatori o non li paga proprio. Non li paga perché, da quando gli hanno impedito di continuare a indebitarsi, non ha più soldi. E non ha più soldi, nonostante le tasse, per una serie di concause: le ruberie dei politici, gli sprechi degli amministratori, l’eccesso di servizi richiesti alla sanità pubblica da medici pigri e malati immaginari. Adesso il tempo è scaduto: per tutti, anche se come sempre i primi ad andarci di mezzo sono stati i più deboli. Eppure c’è un’alternativa al lamento. Esistono programmi sanitari che consentono di prenotare visite gratuite in ambulatori meno congestionati, ancorché più lontani da casa. Bisogna informarsi, muoversi, industriarsi. L’era dello Stato Mamma è finita. Anche per i ladri e i furbi, però.

da - http://lastampa.it/2012/11/16/cultura/opinioni/buongiorno/appuntamento-al-futuro-EYCy8Sj8w2BbfHN3Oy9zYO/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Tagliator Sottile
Inserito da: Admin - Novembre 17, 2012, 09:08:52 pm
Buongiorno
17/11/2012

Tagliator Sottile

Massimo Gramellini

Sosteneva il sommo Brera che in certe persone l’intelligenza va considerata un’aggravante, come l’ubriachezza nei fatti di sangue.
E Giuliano Amato, si sa, è molto intelligente. Intelligentissimo. In un’intervista a «Sette» intrisa di fosforo, l’uomo che sussurrava ai cinghiali (in un’altra era geologica era il camerlengo di Craxi) ha proposto di garantire un’indennità agli onorevoli disoccupati, qualora malauguratamente passasse la proposta di fissare un limite di due legislature alla loro presenza in Parlamento. «Un trentenne eletto, dopo due mandati, cioè a 40 anni, che cosa dovrebbe fare mentre aspetta di compiere i 65? L’esodato di Stato?» si interroga Amato, interpretando l’ansia di un Paese intero per la sorte di quei negletti. «Che cos’è, un nemico da punire solo perché ha fatto politica?» Il quadro descritto da Amato è obiettivamente drammatico: immagino il parlamentare licenziato nel fiore degli anni, mentre vaga per le strade senza corona e senza scorta, riducendosi a chiedere l’elemosina a qualche precario della scuola.

A sua scusante, va detto che Amato sconta una certa inesperienza in materia, avendo avuto in sorte un destino diverso: 31 mila euro lordi al mese di pensione. Certo, reclamare l’indennità di reinserimento (che peraltro già esiste) per una categoria che dovrebbe interpretare la politica come servizio anziché come mestiere non richiede solo intelligenza ma anche parecchio coraggio. Per quanto il più coraggioso di tutti rimane colui che ha affidato l’incarico di preparare un piano per il taglio dei costi della politica proprio ad Amato.

da - http://lastampa.it/2012/11/17/cultura/opinioni/buongiorno/tagliator-sottile-3ylNxFUm2Zjv7VUJw7SGsJ/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Cuori allo Specchio
Inserito da: Admin - Novembre 18, 2012, 03:12:35 pm

Cuori allo Specchio


In valigia / La convinzione


Mi sono stufato di essere scettico. Nel Mondo che Inizia vorrei credere in qualcosa. Mi porterò dietro «Un altro giro di giostra» di Tiziano Terzani, la storia della lotta ingaggiata da un uomo malato con le due parti irrisolvibili di se stesso: l’illuminista cresciuto sotto il cielo della scienza occidentale - quella per cui a ogni causa corrisponde un effetto ed esiste soltanto ciò che è percepibile dai sensi - e il romantico assetato di spiritualità, consapevole che solo l’intuizione è in grado di cogliere la verità profonda dell’essere. Per cinquecento pagine Terzani si sottopone a cicli estenuanti di chemio, ma prova anche l’intero campionario delle medicine alternative, giungendo alla conclusione che per guarire da un male fisico o spirituale non conta soltanto il farmaco ma l’atteggiamento con cui lo si prende. Non nega che «il piscio di vacca» che gli viene rifilato in un fatiscente ospedale indiano possa funzionare su un altro malato. Nega che possa funzionare su di lui, proprio perché - provenendo da un’altra cultura - non ci crede abbastanza. L’«effetto placebo» coniato dalla scienza per ridicolizzare l’omeopatia non è sempre una suggestione consolatoria. Talvolta può innescare un processo reale di auto-guarigione: succede quando il malato crede inesorabilmente alla bontà della cura.

La teoria di Terzani merita di essere applicata a ogni aspetto del vivere. Quante fazioni nel mondo si affannano a sventolare la verità unica e assoluta, come se si trattasse della cima di un monte sul quale ci si arrampica solo con la loro cordata. Mentre la verità è più simile a una piazza che si può raggiungere da strade diverse. Tutto sta a trovare la propria, sperimentando ogni cosa finché non si incontra quella che ci risuona dentro.

Ciascuno di noi ha provato, almeno una volta, la sensazione di essere sull’onda giusta: in sintonia con la vita, vibrante sulla sua stessa frequenza. Succede quando ci si innamora di qualcuno o di qualcosa. Convinzione e passione, in fondo, sono sinonimi. Ci si riesce ad appassionare solo alla persona o al sogno in cui si crede davvero.

MASSIMO GRAMELLINI
Scritto da Moderatore , il 18/11/2012 ore 07:17

da - http://www.lastampa.it/Forum/ThreadPage/81589


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Stampa a Statuto Speciale
Inserito da: Admin - Novembre 20, 2012, 05:14:05 pm
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20/11/2012

Stampa a Statuto Speciale

Massimo Gramellini

Il nuovo governatore di Sicilia intende sfoltire l’ufficio stampa della Regione dove lavorano ventuno giornalisti, tutti con la qualifica di redattore capo e uno stipendio fino a seimila euro al mese. Uno di loro è distaccato a Bruxelles per curare le relazioni fra Palermo e il resto d’Europa, ma il presidente Crocetta - a lungo eurodeputato in quelle uggiose contrade - giura di non averlo mai incontrato. Forse frequentavano Europe diverse. 

 

Nei giornali, come in qualunque altro consesso giornalistico governato dalla logica, la qualifica di capo redattore presuppone per ragioni semantiche l’esistenza di uno o più redattori che lavorino alle dipendenze del capo. Alla Regione Sicilia, invece, ciascuno è capo redattore di se stesso e, capeggiandosi, redige. Una bella responsabilità. Che però adesso Crocetta ritiene di potere affidare a un numero più ridotto di persone. L’ufficio stampa del Piemonte ospita nove giornalisti professionisti, quello della Campania anche meno. Naturalmente la Sicilia è un posto meraviglioso e merita più sforzi di qualsiasi altro. Però ventuno a nove è un bel distacco. E anche questa storia delle Regioni a Statuto Speciale - lo possiamo dire? - ha fatto il suo tempo. Erano giustificate sessant’anni fa, quando l’Italia si ricompattava dopo la guerra e temeva di perdere pezzi ai confini. Ma dopo due generazioni siamo (o non siamo) italiani tutti allo stesso modo. E la crisi ha reso ancora più odiosa questa perpetuazione dei privilegi, dal momento che le tasse le paghiamo (o non le paghiamo) tutti allo stesso modo. 

da - http://www.lastampa.it/2012/11/20/cultura/opinioni/buongiorno/stampa-a-statuto-speciale-hHdwT3sWCdwhbyPtzD8Z8K/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Beato fra le nonne
Inserito da: Admin - Novembre 21, 2012, 04:04:21 pm
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21/11/2012

Beato fra le nonne

Massimo Gramellini


Accortosi dai sondaggi di essere più popolare fra i coetanei di Heidi che fra quelli di Bersani, il rottamatore Renzi si è fatto riprendere sulla copertina di «Oggi» in compagnia delle nonne ottuagenarie. Il messaggio: non ce l’ho con gli antichi, ma con gli eterni. Un quarantenne che occupa la stessa poltrona da vent’anni (ammesso che esista) è rottamabile più di un sessantenne che la occupa soltanto da due. 

Comunque la pensiate, non vi sfuggirà la portata storica dell’evento. Quando mai un politico si era preoccupato di piacere ai nonni? Per lungo tempo i vecchi sono stati una minoranza: saggia, influente, ma sparuta. Le minoranze motivate fanno le rivoluzioni e le dittature, ma in democrazia è la quantità che comanda. Il Sessantotto fu il Sessantotto perché a quel tempo in Italia c’era il triplo dei ragazzi di adesso, che pur avendo molte più ragioni di protestare dei loro padri non sono abbastanza numerosi per farle valere. Il cambiamento di cui nessuno parla non è (solo) digitale, ma generazionale. I giovani sono pochi, gli anziani vivono meglio e di più. Nel 2020, domattina, il primo partito italiano saranno gli ultrasessantacinquenni (ovvero i sessantottini invecchiati). Ma la nonnocrazia sarà sensibile a parole come sogno, investimento e futuro, senza le quali una società muore? Ai nonni del proprio futuro importa poco, ma di quello di figli e nipoti sì. Perciò questa democrazia di vecchi tornerà giovane solo se la politica comincerà a parlare, oltre al latinorum delle cifre, il linguaggio senza tempo dell’amore.

da - http://lastampa.it/2012/11/21/cultura/opinioni/buongiorno/beato-fra-le-nonne-653z7H9whsgN7iAWHquTwO/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Boicottaggio da museo
Inserito da: Admin - Novembre 23, 2012, 01:27:12 am
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22/11/2012

Boicottaggio da museo

Massimo Gramellini


Dopo avere appreso che alcuni lavoratori del Museo del Cinema erano stati ingiustamente licenziati dalla cooperativa appaltatrice (che nega l’illiceità dell’atto e minaccia querele), Ken Loach ha deciso di boicottare il Torino Film Festival, non venendo a ritirare il premio a lui assegnato. Il regista inglese si sentirà molto fiero di questo. E i lavoratori lo ringrazieranno per la sensibilità dimostrata. Così Loach non avrà il premio, il festival non avrà Loach, i lavoratori non riavranno il posto. E il boicottaggio avrà distribuito un po’ di male a tutti senza fare del bene a nessuno.

Mi permetto di dare un suggerimento al Maestro e, in genere, agli oppositori che perseguono fini lucidi con mezzi arrugginiti. Immaginate che Loach venga a Torino, ritiri il premio e dal palco denunci l’ingiustizia subita dai lavoratori. Di più, immaginate che, oltre che con la parola, li sostenga con l’esempio: devolvendo il ricavato del premio a un fondo destinato a loro e invitando gli altri protagonisti del festival a fare altrettanto. Di colpo la protesta cambierebbe segno e tutti ci guadagnerebbero qualcosa: Loach il premio, il festival Loach, i lavoratori la visibilità e il sostegno fattivo del cinema internazionale. Ciò che condanna una certa sinistra radicale alla sconfitta non è mai la scelta degli obiettivi, ma quella dei metodi per raggiungerli: sempre gli stessi da sempre. La difesa dei deboli è una delle musiche più belle che possa suonare l’animo umano. Ma ogni tanto bisognerebbe cambiare strumento. 

da - http://lastampa.it/2012/11/22/cultura/opinioni/buongiorno/boicottaggio-da-museo-UuuRGzdGqcnJyRjhfXU4xK/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Si salva chi vuole
Inserito da: Admin - Novembre 23, 2012, 09:37:00 pm
Buongiorno
23/11/2012

Si salva chi vuole

Massimo Gramellini


Ieri mattina il lettore L. T. è rimasto così sconvolto da afferrare il computer come una colt e crivellarmi al risveglio con questa mail: «Sono le 8 e 20, rientro ora dalla tabaccheria di una piazza centrale di Roma. Una cliente alla cassa paga quanto acquistato. Di fronte a lei il tabaccaio, sulla quarantina, arringa un amico avventore, probabilmente accennando al lotto. “Ahò, che ce fai co’ sti 5000 euro che vinci?”
L’avventore accenna che non lo sa. Risposta del proprietario: “Se prennemo na bella rumena e se la.., ecco che facciamo!” La signora esce a testa bassa, velocemente. Ha capito chi abbiamo allevato? Ha capito chi siamo?”».

 

Caro L. T., di lettere simili ne arrivano ogni giorno. Ha appena scritto un signore torinese, sconvolto per essersi sentito infliggere
sull’autobus una scenata al telefonino, tanto più insopportabile perché a urlare oscenità nella cornetta era una donna anziana. Poche ore dopo ho ricevuto il messaggio di una studentessa di Acerra, indignata perché al parco i bambini giocavano a nascondino e invece di liberarsi, come si usa da quelle parti, dicendo «31 salvi tutti» gridavano «31 si salvi chi può». Lei mi dirà che solo l’avverarsi della profezia Maya potrebbe risolvere il problema di questa umanità che incuba l’egoismo fin dall’infanzia e, diventata adulta senza aspirare a qualcosa di meglio di una prostituta comprabile col gratta e vinci, coltiva esclusivamente il sogno materialista di guadagnare e godere senza fatica. Ma non mi convincerà a disprezzarla e nemmeno a liquidarla con una battuta cinica. Di battute ciniche sull’umanità ne sono state fatte anche troppe e i risultati sono sulla bocca del suo tabaccaio. 

da - http://lastampa.it/2012/11/23/cultura/opinioni/buongiorno/si-salva-chi-vuole-5ER3lGbAMzvECbw553YCGL/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Diverso da chi
Inserito da: Admin - Novembre 24, 2012, 05:51:51 pm
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24/11/2012

Diverso da chi

Massimo Gramellini


Ogni volta che la cronaca ci sbatte in faccia bande di nazistelli che picchiano ebrei o gruppi di ragazzi che sbertucciano un compagno troppo sensibile fino a indurlo al suicidio, mi domando in quale anno, in quale secolo siamo. Davvero nel 2012, con tutti i problemi seri che abbiamo, ci sono persone che passano ancora il loro tempo a sfottere e minacciare chi è diverso da loro? Posso ancora perdonare una battuta stupida e conformista, pronunciata in un momento di debolezza e in ossequio a un cliché. Ma qui parliamo di giovani che trascorrono giornate intere a scrivere su un computer sconcezze astruse, a organizzare raid punitivi contro degli estranei, a godere della sofferenza inferta a un coetaneo che ha l’unica colpa di vestirsi in modo eccentrico. Quanti pregiudizi nasconde questo gigantesco spreco di energie, questo patetico proiettarsi nelle presunte miserie altrui per non essere costretti a fare i conti con le proprie paure e provare, finalmente, a crescere?

Se chiudo gli occhi, mi sembra di vederli sfilare al passo dell’oca: bulli, nazistelli, fanatici di ogni risma e colore. Avvinghiati alle loro patetiche certezze di cartapesta, al loro ridicolo senso del rispetto e dell’orgoglio tribale. Tanti Io deboli raggrumati in un Noi insulso. Li guardo e non mi fanno paura. Solo tanta pena. Spero che un giorno la vita li sorprenda davanti a uno specchio, costringendoli a vedere che siamo tutti sul medesimo albero. Anzi, che siamo l’albero, e chi dà fuoco a un ramo diverso dal proprio sta solo incendiando se stesso.

da - http://lastampa.it/2012/11/24/cultura/opinioni/buongiorno/diverso-da-chi-K7V4o6FJ2WFGDlPbYlVlDO/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Isa. Bella
Inserito da: Admin - Novembre 28, 2012, 11:40:22 pm
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28/11/2012

Isa. Bella

Massimo Gramellini

Capita di rado che un articolo di giornale faccia spuntare i lucciconi. A me è successo con la storia raccontata da Laura Bogliolo sul «Messaggero». In apparenza parla di una signora di 34 anni, Isabella Viola, morta domenica 18 novembre per un malore sulla banchina della stazione Termini a Roma. In realtà dentro quella donna c’è tutto. C’è la pendolare che si sveglia alle 4 ogni mattina per andare a preparare le brioche in un bar del quartiere Tuscolano. C’è l’orfana precoce che la vita ha costretto a crescere in fretta, come se già sapesse di non poterle concedere troppo tempo per esprimere i propri talenti. C’è la mamma di quattro figli che sulla sua pagina Facebook scrive: «Una donna il suo gioiello più prezioso non lo indossa, lo mette al mondo». C’è la sognatrice che fantastica di aprire un forno tutto suo per le brioche. C’è la sgobbona di cuore che risparmia per i regali di Natale dei ragazzini e si agita per trovare casa a tre cani randagi. C’è la malata che da tempo non si sente bene, ma non può smettere di alzarsi alle 4 - a Torvaianica, in faccia a un mare che non vede mai - per prendere un bus e due linee di metropolitana fino al bar del Tuscolano. C’è una vita dura. E una persona vera, completa. 

 

Da qualche giorno accanto al bar è spuntata una cassetta con la scritta: «Aiutiamo i figli di Isabella». Giovani, casalinghe, impiegati e pensionati sfilano come in una processione, togliendosi magri spicci dalle tasche. Non è un’elemosina. E’ l’omaggio a una regina. 

da - http://www.lastampa.it/2012/11/28/cultura/opinioni/buongiorno/isa-bella-NIl0WbZkoOiEZUABmf3dNN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Carlà e le donne
Inserito da: Admin - Novembre 29, 2012, 06:43:37 pm
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29/11/2012

Carlà e le donne

Massimo Gramellini

Non è vero che la più grande produttrice torinese di gaffe sia Elsa Fornero. Ne esiste una che da anni si è delocalizzata all’estero: a Parigi, pour la précision. E’ accaduto che Carla Bruni rompesse un estenuante silenzio per dichiarare a Vogue che la sua generazione non ha più bisogno del femminismo. Ignoro quante femministe ci siano in Francia. Di certo però ci sono molte femmine dotate di telefonino che hanno intasato la rete di messaggi per la ex Première Madamin. Il più caloroso: «La mia generazione ha bisogno del femminismo, ma il femminismo non ha bisogno di Carla Bruni». Ho avviato una breve inchiesta fra le mie colleghe. Cynthia: «Senza il femminismo lei non sarebbe dov’è e non potrebbe dire le scemenze che dice». Anna e Raffaella: «Facile non avere bisogno del femminismo quando sei una privilegiata». Michela: «La situazione è peggiorata da quando il femminismo non c’è più». Tonia: «Il soffitto di cristallo che impedisce alle donne di salire nella scala sociale da noi è ancora di piombo». Barbara: «Non il femminismo ma il rispetto della femminilità continua ad avere bisogno di lotte».

Finché al mondo esisteranno donne mobbizzate, violate, ammazzate e in troppi Paesi segregate e infibulate, il femminismo avrà un senso. Certo, bisogna intendersi. Se femminismo significa mettere Christine Lagarde al Fondo Monetario - una donna che ragiona come un uomo - o Carla Bruni sulle copertine - una donna che ha fatto carriera utilizzando gli uomini - è maschilismo travestito. Se invece significa riplasmare il mondo secondo un modello femminile di convivenza, allora sbrighiamoci, perché non vedo molte altre àncore di salvezza per il genere umano.

da - http://www.lastampa.it/2012/11/29/cultura/opinioni/buongiorno/carla-e-le-donne-eVpSANY2iBmTmWgHcm5xIJ/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. L’ultimo treno
Inserito da: Admin - Novembre 30, 2012, 11:34:51 am
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30/11/2012

L’ultimo treno

Massimo Gramellini


Come Bertoldo che non riusciva mai a trovare l’albero a cui impiccarsi, il Senato ha rinviato a martedì il voto di fiducia sul decreto che taglia i costi della politica, a causa di uno sciopero dei treni. 

Sono venuto a capo per consentirvi di smaltire l’incredulità. Martedì cosa si inventeranno, un’indigestione di cozze collettiva? Oltretutto pare che la storia dello sciopero sia una scusa raffazzonata lì per lì, pur di nascondere i dissidi interni ai partiti e giustificare la più politica di tutte le arti: il rinvio. Ma come fanno a non capire che qualunque verità risulterebbe meno fastidiosa di quella penosa bugia? Un Paese dove un operaio scompare in mare durante la bufera cadendo da una gru su cui non doveva nemmeno stare, e dove una barista pendolare muore di stanchezza alla fermata della metro dopo essersi alzata per l’ennesima volta di domenica alle quattro del mattino, ecco, un Paese così serio e duramente provato pretende di non essere offeso dagli sfoggi di tracotanza di coloro che dovrebbero fornire il buon esempio. Questa era davvero l’ultima occasione per un colpo d’ala. Immaginate il presidente dell’assemblea Schifani che annuncia alle telecamere: «Abbiamo deciso all’unanimità di restare a Roma nel weekend per votare una legge tanto attesa dall’opinione pubblica. Il Senato rimane aperto sabato e domenica. Invito i cittadini ad assistere dai palchi al nostro lavoro». Non dico che si sarebbero guadagnati la rielezione, ma uno sconto del venti per cento sulle pernacchie sì. Così invece niente, neanche la mancia. 

da - http://lastampa.it/2012/11/30/cultura/opinioni/buongiorno/l-ultimo-treno-UgaHYPTJr73yz4MJ6RDQdO/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Pontifex e le cavallette
Inserito da: Admin - Dicembre 05, 2012, 10:03:04 pm
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05/12/2012

Pontifex e le cavallette

Massimo Gramellini

In occasione del Santo Natale e del Santissimo Twitter, dove Benedetto XVI sbarcherà a giorni con il profilo Pontifex, da ieri è possibile inviare una domanda al Papa digitando un massimo di 140 caratteri sul telefonino. Gli italiani, popolo profondo e spirituale, ne hanno immediatamente approfittato per rivelare a Ratzinger i loro tormenti interiori. «Benedè, di’ la verità. Ogni tanto ce ’a metti ’a nutella dentro l’ostia?», «Se ti mando un po’ di casse d’acqua, mi rimandi indietro i boccioni di vino?», «Santo Padre, ma è lei a essere responsabile dell’evoluzione di Terence Hill da Trinità a don Matteo?», «Visto che c’hai contatti boni, ti fai dire perché Noè ha caricato quelle minchia di zanzare?», «Se qui sulla terra c’è il digitale terrestre, in paradiso hanno il digitale celeste?», «Ok l’invasione delle cavallette e la tramutazione dell’acqua in sangue, ma la Santanché era indispensabile?», «E’ vero che chi fa la spia è figlio di Maria?», «Si mette mai sui condotti d’aria con la gonna per imitare Marilyn Monroe?», «Se il diavolo veste Prada, lei veste Dolce & Gabbana?», «Che me prendi ’na stecca de sigarette, che ’ndo stai tu costano meno?», «Ti è piaciuto l’ultimo di Lady Gaga?», «Sopra la papamobile come stai messo co’ la sinusite?», «Ma er papa c’ha ’e scarpette rosse perché giocava a basket?», «E’ vero che il terzo segreto di Fatima è la birra non pastorizzata?».

 

Non si offenda, Santità. Siamo italiani. Comici per timidezza. E leoni da tastiera quando nessuno ci vede. Dal vivo, metà di questi le bacerebbe l’anello e l’altra metà, baciandolo, glielo sfilerebbe dal dito.

da - http://lastampa.it/2012/12/05/cultura/opinioni/buongiorno/pontifex-e-le-cavallette-ryqREflRILRPuJsNvHTEPN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. L’assurdo reale
Inserito da: Admin - Dicembre 08, 2012, 05:00:53 pm
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08/12/2012

L’assurdo reale

Massimo Gramellini

Magari sono troppo cinico, o troppo repubblicano, ma non mi capacito che un’infermiera inglese, madre di due figli, si sia suicidata per la vergogna di avere abboccato a uno scherzo telefonico che ha creato qualche trascurabile grattacapo alla monarchia del suo Paese. Gli amanti del genere (la realtà è che non mi capacito nemmeno che esistano amanti del genere) sapranno già tutto: Jacintha, l’infermiera dell’ospedale che ospita la duchessa incaricata di sfornare l’erede al trono, prende la telefonata di una disc jockey australiana che si spaccia per la Regina. L’incauta abbocca e le passa la caporeparto, che racconta via etere alla finta sovrana il decorso felice della gravidanza ducale.
La goliardata intasa per qualche ora il flusso delle notizie inutili del globo. Pare che Jacintha non abbia retto all’umiliazione. L’ospedale non l’aveva sgridata, ma gli inglesi sono giapponesi biondi: molti di loro coltivano un esasperato e per noi incomprensibile senso dell’onore.

Adesso cominceranno i processi alla invadenza fatua delle radio e i più indignati saranno proprio quelli che le tengono accese tutto il giorno per ascoltare banalità a ruota libera, scappando terrorizzati appena qualcuno si azzarda a spostare la conversazione su temi meno futili.
Io invece continuo a pensare a Jacintha: all’enormità del suo sacrificio e alla modestia, almeno per me, della motivazione.
Forse è vero che gli inglesi sono così restii a manifestare le emozioni perché sanno in cuor loro di non riuscire a controllarle. 

da - http://lastampa.it/2012/12/08/cultura/opinioni/buongiorno/l-assurdo-reale-M3xjhu0UG4HC3Y9NPbTJOJ/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Vinca il migliore
Inserito da: Admin - Dicembre 12, 2012, 05:42:02 pm
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12/12/2012

Vinca il migliore

Massimo Gramellini

A parte il mondo, cos’altro vorreste che finisse il 21.12.12? Io qualche idea l’avrei: i cacciaballe, i corruttori, i dispregiatori del diritto, i terrorizzati dalla morte che frequentano giovinezze comprabili e mettono fard sulle rughe e capelli arancioni sulla pelata. I populisti che sanno parlare solo alla pancia e hanno l’impudenza di chiamarla cuore. Gli omini di burro che fanno la spola fra il Paese dei gonzi e quello dei balocchi, e se lo spread sale, dicono, chi se ne importa dello spread. I grilli sparlanti che furono comici e adesso affermano senza sorridere: sono così democratico ma così democratico che se qualcuno dei miei ha qualche dubbio in proposito vada pure fuori dalle palle (oh yeah). Vorrei che finissero anche quelli come me, che appena i cacciaballe corruttori dispregiatori terrorizzati populisti ritornano in scena ormai solo come maschere grottesche, gli ringhiano addosso, accampando la scusa che sono ancora pericolosi mentre sono soltanto funzionali al desiderio rassicurante di continuare a parlare e a indignarsi delle stesse cose. Però vorrei che finissero anche quelli tra di voi che hanno ricominciato a parlare indignandosi di Lui, a guardare i programmi dove si parla indignandosi di Lui, a cercare gli articoli dove si parla indignandosi di Lui, salvo indignarsi perché si parla di nuovo troppo di Lui. 

 

Insomma, vorrei che il 21.12.12 Monti entrasse in politica e sfidasse Bersani, centrodestra europeo contro centrosinistra europeo, una campagna elettorale di progetti e non di insulti dove per una volta alla fine si potesse votare il migliore e non come sempre il meno peggio. 

da - http://www.lastampa.it/2012/12/12/cultura/opinioni/buongiorno/vinca-il-migliore-KPEeGnJssy3mWK1NAzszHN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il segreto di Pretty Woman
Inserito da: Admin - Dicembre 14, 2012, 07:26:33 pm
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14/12/2012

Il segreto di Pretty Woman

Massimo Gramellini


Com’è possibile che alla ventiduesima replica «Pretty Woman» abbia radunato ancora davanti al video quasi cinque milioni di persone? Esiste un filo onirico che unisce Cenerentola a Sissi, Sissi alla prostituta di Julia Roberts e la prostituta alle eroine di «Twilight» e delle «Cinquanta Sfumature»? E’ così originale la vicenda di un miliardario che affitta una escort (una sola, poi) per qualche cena elegante?

Le domande sono molte e, poiché esiste la fondata ipotesi che una delle ventidue repliche vi abbia attraversato la retina, non starò a ripercorrere la trama del film per filo e per segno. Basterà ricordare che «Pretty woman» racconta la fiaba d’amore fra una moderna cenerentola e un moderno principe azzurro: un finanziere prima della crisi dei mutui, quindi ancora circonfuso da un alone immacolato di irresistibilità. Ma un sogno esclusivamente materialista sarebbe evaporato in fretta. Se l’immaginario delle donne è rimasto segnato per sempre, ci deve essere qualcosa che agisce a livelli più profondi. Ho il sospetto che sia il rovesciamento dei ruoli nell’interiorità. La prostituta è povera e volgare, ma si vuole bene. Il manager è ricco e raffinato, ma si detesta. Il più disgraziato dei due, alla fine, è lui. Infatti la escort può anche ricominciare a vivere senza il lusso garantitole dal finanziatore. E’ il manager che si sente sperduto senza l’energia vitale della ragazza. Andando a riprenderla, non salva lei, ma se stesso. Meglio, si salvano a vicenda. Perché cos’è in fondo l’amore, se non l’eterna storia di due naufraghi che decidono di salvarsi a vicenda? 

da - http://lastampa.it/2012/12/14/cultura/opinioni/buongiorno/il-segreto-di-pretty-woman-E7YckqNo4PC7ulqQFpd1ZJ/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Le note spese e il paradosso del Cavaliere
Inserito da: Admin - Dicembre 15, 2012, 04:42:38 pm
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15/12/2012

Le note spese e il paradosso del Cavaliere

Massimo Gramellini


In attesa della conferenza stampa del 21 dicembre in cui Monti rivelerà il contenuto della profezia dei Maya sulla sua candidatura a Palazzo Chigi, il centrodestra pop del trio lombardo Berlusconi, Bossi & Formigoni si trastulla con un pacco di note spese. 

Si tratta di una tipica specialità italiana. Da sempre gli spiriti grigi degli altri Paesi si fanno bastare una misera diaria e con essa hanno attraversato le loro spente vite senza mai sperimentare l’ebbrezza, la fantasia, diciamo pure la creatività che soltanto la nota spese garantisce, quando è compilata come si deve. Non sorprende che questo simbolo del Made in Italy vada oggi a incrociare le vivaci esistenze dei consiglieri di maggioranza della Regione Lombardia, il cui presidente ha un severo e dettagliato curriculum di crocierista a sbafo. 

I noti spenditori lombardi sono alcune decine. Li capeggia per fama un’igienista dentale, Nicole Minetti, che con i rimborsi istituzionali avrebbe comprato di tutto, dalla crema per il viso al sushi. Persino una copia del libro Mignottocrazia, che forse potrebbe rientrare alla voce «aggiornamento professionale». Al suo fianco il caro vecchio Trota, che con le note spese finanziate dai contribuenti di Roma Ladrona si sarebbe accaparrato videogiochi, bibite e sigarette. Fin qui il Bossino. Poi c’è il Bossetti - Bossetti Cesare, pure lui leghista - che nel 2011 avrebbe consumato quindicimila euro in pasticceria, nonostante oggi abbia dichiarato di essere diabetico. Pare di vederlo, questo Poldo longobardo, mentre si abboffa di bignole e croissant inneggiando alla Padania Libera e alla superiorità del panettone sulla pastiera. Ma il mio preferito è un altro leghista, Pierluigi Toscani, a cui si imputa l’acquisto compulsivo di lecca lecca e gratta e vinci. Va dunque immaginato nel suo habitat naturale, il bar, mentre alterna slappate a grattate. La sua nota spese traccia il profilo di una personalità variegata, capace di mettere in conto ai contribuenti la torta sbrisolona come le ostriche, senza mai rinunciare a un maschio rapporto con la natura, testimoniato dai 752 euro spesi per le cartucce da caccia. 

Sarebbe però ipocrita scagliarsi sui consiglieri lombardi, la cui percentuale di indagati ha ormai superato quella del colesterolo nel sangue, senza ricordare che negli anni delle vacche grasse la nota spese è stata un bene nazionale a cui hanno attinto con gioia molte categorie di privilegiati. Si narra di un manager pubblico che avrebbe presentato come cena uno scontrino di supermarket così formulato: «Prosc. 140 euro, Form. 130». E alla domanda del revisore dei conti - che riteneva un po’ elevata la spesa di prosciutto e formaggio, tanto da supporre che non di una porzione si trattasse, ma di stinchi e forme intere - avrebbe risposto sconsolato che purtroppo il medico gli aveva proibito di mangiare altro. 

Anche noi giornalisti abbiamo saputo mettere in campo dei fuoriclasse, e non solo alla Rai, dove una corrispondente dalla guerra del Golfo si meritò da Beniamino Placido il soprannome di Nostra Signora delle Note Spese. Della leggenda di questa professione fa parte il racconto dell’inviato reduce dal Sudamerica (sulla cui identità esistono varie versioni) che presentò come nota spese un foglietto qualsiasi con la giustificazione vergata a mano: «Passaggio a dorso di mulo: 1000 dollari» e la firma in calce «Pablo». Quando il contabile del suo giornale gli fece rispettosamente notare che si trattava di una indicazione un po’ vaga, egli si offrì di telefonare a Pablo, il proprietario del mulo, davanti a lui. «Quiero hablar con Pablo», urlò nella cornetta. Ma dopo un infinito silenzio abbassò gli occhi e sospirò: «Nooo! Pablo es muerto…».

Ora la festa è finita, ma restano da avvertire alcuni ritardatari. A tutto questo nota-spendere e nota-spandere va poi aggiunta la sensazione di ribollita che i nomi della Minetti e Bossi junior hanno provocato oggi al loro sbarco nelle redazioni e, immagino, nelle orecchie dei lettori. E’ da una settimana che il tempo sembra essersi fermato. Berlusconi, Ruby, Berlusconi, Trota, Bossi, Minetti, Berlusconi, Formigoni, Berlusconi, Berlusconi… Come se la puntina della Storia si fosse incantata su un graffio profondo e il disco non riuscisse ad andare avanti. 

Il nuovo scandalo lombardo accelera la resa dei conti fra i due centrodestra. Quello populista delle note-spese e quello europeista che le spese finora le ha fatte pagare ai soliti noti. Impossibile che si uniscano sotto la stessa bandiera, a meno che siate così creativi da immaginare Monti sul palco mentre canta l’inno di Forza Italia con la Santanché. Sembra un paradosso, ma se vent’anni fa Berlusconi fu l’artefice insostituibile della coalizione contrapposta alla sinistra, oggi ne è il principale e forse unico ostacolo. Se vuole davvero salvare l’Italia dai «cumunisti», il Cavaliere deve compiere il sacrificio supremo: ritirarsi a vita privata, portando con sé un po’ di noti, un po’ di note e possibilmente anche un po’ di spese. 

da - http://www.lastampa.it/2012/12/15/cultura/opinioni/buongiorno/le-note-spese-e-il-paradosso-del-cavaliere-5FDI7QNUqXa6ghaQjOQVkN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. In viaggio fino alla fine del mondo
Inserito da: Admin - Dicembre 16, 2012, 11:57:41 pm
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16/12/2012

In viaggio fino alla fine del mondo

Massimo Gramellini

Mi piace pensare che i Maya non avessero del tutto torto. Che il 21.12.12 non finirà il mondo, ma un altro comincerà a prendere forma.
Anch’io avrò la possibilità di farne parte, se smetterò di fidarmi ciecamente dei sensi, che intercettano solo una piccola fetta di realtà, e imparerò a rinvigorire il muscolo rattrappito dell’intuizione: «La voce degli dei» come la chiamava Jung, l’unica parte immutabile e immortale di me stesso. 

Per chi non ha, o non ha più, un lavoro o un affetto, la fine del mondo è già arrivata e questi sembreranno discorsi astratti, brodini caldi per anime intirizzite. Ma non è così. La crisi psicologica e poi - solo poi - economica in cui versiamo è anzitutto una crisi del modello materialista che ha dominato il Novecento. Se non torniamo a chiederci chi siamo, e non solo cosa abbiamo, finiremo per non avere più nulla. Qualunque profezia non va presa alla lettera: è l’indicatore di un cambiamento spirituale. Da qualche settimana ho coinvolto i lettori domenicali di «Cuori allo Specchio» nei preparativi del viaggio (clicca qui per leggerli). Ho chiesto di regalarmi i ricordi più belli della loro vita e in cambio ho offerto parole da mettere in valigia, tratte dai libri che mi hanno temprato il cuore. Per ultimo ho tenuto il più importante: il Simposio di Platone. Buon viaggio. 

http://www.lastampa.it/2012/12/16/cultura/opinioni/buongiorno/in-viaggio-fino-alla-fine-del-mondo-k92qOrTIKiW87gRGb54z4K/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il sorpasso
Inserito da: Admin - Dicembre 18, 2012, 06:02:00 pm
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18/12/2012

Il sorpasso

Massimo Gramellini


La lezione di educazione civica impartita in tv con la consueta leggerezza da Roberto Benigni ha emozionato e istruito un Paese di maleducati civici che confondono la politica con i maneggi dei politici e non hanno il senso dello Stato perché è lo Stato che fa loro senso.
Invece le battute, attese e inevitabili, sul ritorno in campo di Berlusconi avevano un limite: facevano ridere meno di Berlusconi.
Non che fossero brutte. Alcune erano davvero gustose: «Ha diviso l’Italia in due: metà contrari e metà disperati». Ma ormai nemmeno un premio Oscar può rivaleggiare con l’originale mentre, sprofondato nel salotto di una sua dépendance televisiva, giustifica le notti allegre di Arcore sciorinando una litania di disgrazie: mia mamma era morta, mia moglie mi aveva lasciato e io ero stanco, solo e abbandonato da tutti… Sembrava John Belushi in «Blues Brothers», quando per giustificarsi con la fidanzata mollata davanti all’altare tira in ballo qualsiasi cosa, persino
l’invasione delle cavallette. 

Per la prima volta nella storia dai tempi di Nerone il politico ha sorpassato l’artista. Una parte di me, non ho ancora capito quale, prova una sorta di reverenza estatica nei confronti del talento impudente di quell’uomo. Ci prende in giro da vent’anni, però con un’inventiva e una compenetrazione nella parte che avevano soltanto le conferenze stampa giovanili di Maradona e i personaggi tragicomici di Vittorio Gassman.
Solo che, a differenza degli attori, anche dei più grandi, Berlusconi non fa Berlusconi. Lo è. Peggio: crede fermamente di esserlo.

DA - http://www.lastampa.it/2012/12/18/cultura/opinioni/buongiorno/il-sorpasso-DlzCCbClG9sUMQSgKP9OJO/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Io sto con Platone
Inserito da: Admin - Dicembre 21, 2012, 05:05:49 pm
Buongiorno
21/12/2012

Io sto con Platone

Massimo Gramellini

Secondo il vescovo di Senigallia monsignor Odo Fusi Pecci, il cattolico Vendola non è un vero cattolico ma un pervertito, perché le relazioni omosessuali sono contrarie al piano di Dio, che ci ha creati uomo e donna per mettere al mondo dei figli. Si potrebbe ribattere che con un piano simile avrebbero qualche problema anche i preti. Ma si avvicina il Natale e mi accontento di regalare idealmente al vescovo un testo anteriore e complementare ai Vangeli, il Simposio, scritto dal pensatore più spirituale di ogni epoca, Platone. Fra le tante cose, tutte mirabili, il filosofo greco racconta il mito dell’androgino. Gli esseri umani delle origini appartenevano a tre generi: il maschio, la femmina e l’androgino, provvisto di entrambi gli organi riproduttivi. Ma gli uomini fecero arrabbiare gli dei e Giove decise di punirli affettandoli in due. Da allora l’androgino vaga in cerca della sua metà di sesso opposto. E la stessa cosa fanno - con grande dispetto del monsignore - il maschio e la femmina dimezzati, che trovano pace solo nel riunirsi alla metà mancante e identica a loro. L’energia divina che muove la danza di tutte queste metà si chiama amore ed è uguale per tutti, etero e omosessuali. Le perversioni non sono dunque figlie dell’accetta di Giove, ma dei pensieri ossessivi di certi uomini, per lo più maschi e per lo più bigotti.

P.S. Oltre che con Platone, in questi giorni di festa sto con un altro antico, Pannella, e con la sua battaglia di civiltà per un carcere che non ci faccia vergognare di essere maschi, femmine, androgini, come ci pare, ma umani. 

da - http://lastampa.it/2012/12/21/cultura/opinioni/buongiorno/io-sto-con-platone-Cd51upU128FwZOxtBY527O/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il Silvio show che sequestra la politica
Inserito da: Admin - Dicembre 21, 2012, 05:07:19 pm
Buongiorno
20/12/2012


Il Silvio show che sequestra la politica

Massimo Gramellini

I Maya avranno anche previsto la fine del mondo, ma nemmeno il messicano più visionario si sarebbe spinto a immaginare un 21.12.12 così svuotato di politica e così straripante di berluscaggini e giochetti di potere. Mentre gli italiani risparmiano sui regali e dirottano la tredicesima per pagare debiti e tasse, lo schermo irradia le immagini del Cavalier Ganassa concionante da tutti gli strapuntini di sua e nostra proprietà, intervallate da quelle di politici di destra e sinistra che escono a testa bassa da riunioni frenetiche, in cui l’unico argomento all’ordine del giorno è la loro sopravvivenza. 

I partiti si scompongono e si ricompongono, frantumandosi in decine di sottomarche dai nomi fantasiosi per garantire a decine di sottopancia un posto da condottiero. Il solo assillo è il posto in lista. La sola vergognosa certezza è che, nonostante le promesse di cambiamento e un anno di governo tecnico per mantenerle, si voterà ancora con il Porcellum per eleggere lo sproposito di mille parlamentari che continueranno a godere di privilegi incompatibili con le condizioni di vita delle persone comuni.

Pur con tutti i loro limiti, l’azione di Monti e le primarie del Pd avevano avuto il merito di rimettere al centro del dibattito politico la realtà: il lavoro, la riforma dello Stato Sociale e il ricambio generazionale. Persino i litigi da talk show vertevano su temi terribilmente concreti, ancorché immateriali come lo spread. Ma è bastato che tornasse in scena Tu Sai Chi perché la situazione precipitasse di nuovo nel buco nero in cui da noi periodicamente scompaiono le cose serie. Berlusconi è un maestro di comunicazione primordiale e sa parlare alle budella infiammate come nessun altro. D’incanto il dramma delle famiglie che non arrivano a fine mese è passato in secondo piano e sulla scena c’è stato soltanto lui, con i suoi patemi da miliardario incompreso, i suoi guai giudiziari, le sue fidanzate belle fuori ma anche dentro, il suo prontuario di ricette facili e di capri espiatori fin troppo comodi. 

Lui, e quelli cresciuti con o contro di lui: è tutto un rifiorire di Fioroni e di Sacconi, di La Torre e di La Russa, notabili senza tempo che si interrompono a vicenda in una sinfonia dodecafonica che ha come spartito il vuoto. Non si ode il fremito di un’idea complessa, di un progetto coerente, di un pensiero che non sia la riproposizione stracca di slogan superficiali. Quando non si occupano di Berlusconi, i progressisti parlano di lotta agli evasori, i tecnocrati di tagli agli sprechi e i populisti di tagli ai privilegi. Tutti alimentano l’illusione che per salvare l’Italia bastino le forbici, mentre urge una flebo di ricostituenti. Spendere di meno non serve a nulla, se non si riesce a guadagnare di più. O se si pensa di abbassare il costo del lavoro riducendo gli stipendi, anziché le tasse sugli stipendi. Tanto più che le parole della propaganda nascondono trappole e i tagli agli sprechi si tradurranno come sempre in tagli ai servizi sociali e la lotta agli evasori in aumento delle tasse per chi già le paga.

L’altra sera, a Ballarò, per sentire il respiro della politica ho dovuto attendere notte fonda, quando un giovanotto di ottantacinque anni ha preso la parola per dire che l’Italia potrà fare tutti i sacrifici che vuole, ma si risolleverà soltanto quando sarà capace di attirare gli investimenti esteri con una giustizia civile più affidabile e uno snellimento della burocrazia. Quel giovanotto non era un politico, ma un esperto di dinosauri d’altro genere, Piero Angela. Che alla vigilia del 21.12.12 mi sarei ritrovato a desiderare Piero Angela premier, nessun Maya lo avrebbe potuto prevedere. Nemmeno io.

da - http://lastampa.it/2012/12/20/cultura/opinioni/buongiorno/il-silvio-show-che-sequestra-la-politica-xZymng97dBcosE0npT5x9M/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Sarà l’anno del coraggio
Inserito da: Admin - Dicembre 24, 2012, 06:49:13 pm
Cronache
24/12/2012

Sarà l’anno del coraggio

Correremo il rischio di perdere pur di continuare a sognare


Massimo Gramellini

Ivan, lettore disoccupato e pressoché adulto, mi scrive che non ha alcuna intenzione di cambiare la sua vita. 

Come il cane Argo aspettò vent’anni il ritorno di Ulisse - dice - io resterò fermo, aspettando che la mia amata patria ritorni grande e mi dia finalmente sicurezza e lavoro.

Caro Ivan, apprezzo la tua fiducia nel destino di questo nostro mirabile e strampalato Paese. Però, non fosse altro che per ingannare l’attesa, ti suggerisco di sgranchirti le gambe, cioè il cuore e la testa. Vorrei che per te, per me e per tutti il 2013 diventasse l’anno del coraggio. Non hai più niente da difendere e nessuno a cui delegare la soluzione dei problemi. 

Una nuova classe politica? Mah, speriamo. Intanto è preferibile assumere l’iniziativa, meglio se in compagnia di chi condivide il tuo stesso obiettivo. Osare il cambiamento, che è anzitutto la rottura di uno schema mentale conservatore che prima ti porta a dire: «Non si può fare». E subito dopo: «Ma l’ho sempre fatto», pur di continuare a non farlo. Lo so, Ivan: a frenare la tua voglia di immaginarti diverso è la paura del dolore. Ma nella vita ho fatto una scoperta che ti metto volentieri a disposizione: sofferenza e gioia sono vibrazioni della stessa corda. Se tu la strappi per non soffrire, non riuscirai più nemmeno a godere. È per questo che, in amore come sul lavoro, occorre avere coraggio. Il coraggio di riattaccare la corda. Di essere disposti a correre il rischio di una sconfitta pur di inseguire il proprio sogno di gloria, qualunque esso sia.

da - http://lastampa.it/2012/12/24/italia/cronache/sara-l-anno-del-coraggio-correremo-il-rischio-di-perdere-pur-di-continuare-a-sognare-E1bp1fJBIv7ZckMIFiHXJM/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Cinguettio tecnico
Inserito da: Admin - Dicembre 28, 2012, 04:12:30 pm
Buongiorno
27/12/2012

Cinguettio tecnico

Massimo Gramellini

Alla notizia che, dopo il Papa, persino Mario Monti e sua sorella Agenda si erano messi a scrivere su twitter - la sera di Natale, poi, quando le persone serie un tempo giocavano a tombola - mi sono sentito tanto solo. Anche noi pochi, noi felici pochi, che non sappiamo cosa sia twitter e, se anche lo sappiamo, diamo troppa importanza alla parola scritta per farne oggetto di una conversazione. Ecco, anche noi sentiamo il bisogno di comunicare sinteticamente agli altri la nostra visione del mondo. 

 

Così ho pensato di convocare Barbara D’Urso per rilasciarle un’intervista di un’ora e mezza senza contraddittorio. Mi hanno spiegato che si trattava di un’idea superata e che comunque era già venuta in mente a qualcun altro. Allora mi sono chiuso in un silenzio gravido di pensieri cupi. Ci aspettano mesi di forsennati cinguettii. Monti twitterà le tabelle del Fondo Monetario, Bersani ritwitterà le metafore di Crozza, Alfano twitt-negherà che Agenda Monti sia la nipote di Mubarak e Grillo blog-maledirà chiunque non la pensi come il suo auricolare Casaleggio. Intanto un imbonitore giunto alla sesta replica si asserraglierà negli studi tv per scongelare promesse stantie agli anziani come lui che non usano twitter.

 

Ai pensieri sulle elezioni se ne associavano altri più egoistici. Che ne sarà del mio mestiere, se passa l’idea che ci si può rivolgere al mondo saltando il filtro del giornalista? Quale autorità rimane a un sacerdote, quando il fedele non lo considera più un intermediario fra sé e Dio (che in questo caso è l’opinione pubblica)? Vuoi vedere che per raccontare la vita ci toccherà spegnere il telefono e tornare in strada a raccattare storie? 

da - http://lastampa.it/2012/12/27/cultura/opinioni/buongiorno/cinguettio-tecnico-UJLUnQs01qHviZP65b8LdN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Uguale per tutti
Inserito da: Admin - Dicembre 28, 2012, 11:56:52 pm
Buongiorno
28/12/2012

Uguale per tutti

Massimo Gramellini

Sono giorni di vacanza e di incubi. Gli spettatori in cura disintossicante accendono il televisore alle ore più strane per scongiurare le visite del noto imbonitore. Invano. Ieri è spuntato a Unomattina nel mezzo della colazione, ma ormai potrebbe irrompere ovunque, persino nei cartoni animati: si teme per la tenuta nervosa di Paperino. Anche lui, comunque, ha i suoi begli incubi. Non passa giorno senza che qualche alpinista della Bocconi salga in politica e senza che i comunisti di ogni risma e colore gli gettino addosso la candidatura di un magistrato. Da Ingroia al procuratore antimafia Piero Grasso. Nei pisolini che schiaccia durante i trasferimenti da uno studio tv all’altro, se li immaginerà già assiepati nell’aula di Montecitorio. Centinaia di indici accusatori puntati contro di lui: dove e con chi si trovava, la notte del…? 

I magistrati in Parlamento non mi scandalizzano. Mi scandalizzano di più i condannati. Solo in Italia c’è bisogno di una legge per vietare ai birboni di candidarsi: altrove non troverebbero elettori disposti a votarli. Semmai il problema del magistrato è quello del buon ginnasta: l’atterraggio al termine dell’esercizio. Finita l’esperienza politica è lecito che riprenda a giudicare? Un avvocato è di parte per antonomasia. Il magistrato no. Dopo avere militato in uno schieramento parlamentare non può tornare al suo mestiere precedente come un professionista o un imprenditore. Bene ha fatto Grasso a non chiedere l’aspettativa, ma il pensionamento anticipato. Un gesto che suona quasi come denuncia silenziosa di coloro che non lo hanno compiuto.

DA - http://lastampa.it/2012/12/28/cultura/opinioni/buongiorno/uguale-per-tutti-8eOxRd4Hv7rYFksOtB1ngN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La vita è altrove
Inserito da: Admin - Gennaio 09, 2013, 05:19:30 pm
Buongiorno
09/01/2013

La vita è altrove

Massimo Gramellini


Riporto volentieri il pensiero del lettore Marco Pz. La campagna elettorale appena incominciata è già inguardabile, illeggibile, inascoltabile. Tonnellate di discussioni su poltrone, alleanze e schieramenti. E poi twitter, il nuovo giocattolo, il salotto vip in versione tascabile dove i potenti spettegolano tra loro di poltrone, alleanze e schieramenti. Non uno, dicasi uno, che indichi una visione del mondo, una direzione di marcia. Non una parola, dicasi una, su agricoltura, urbanistica, filiere a chilometro zero, turismo, cultura, protezione del territorio, trasporti, scuola, ospedali. Non un progetto, dicasi uno, che tenga insieme le voci di quell’elenco e magari vi aggiunga gli asili nido e l’assistenza a malati e anziani. La vita vera. Quella di cui parlano a cena, e non su twitter, le persone vere. Cosa hanno realizzato i candidati nel corso della carriera sui temi che riguardano «noi» e non «loro»? Cosa pensano della Cina, della Russia, delle guerre in corso nel mondo, di tutto ciò che succede in un raggio maggiore di dieci centimetri dal loro ombelico? Nel silenzio degli interessati, l’unico programma elettorale lo stanno scrivendo, giorno per giorno, le famiglie, le associazioni di volontariato e le aziende che mandano avanti la baracca e, non ricevendo nulla dalla politica, si accontenterebbero che la politica smettesse di intralciarle con la burocrazia.

Difficile dare torto a Marco Pz: da decenni (penso all’economia sommersa) l’Italia va avanti, o almeno non troppo indietro, nonostante la politica. E’ la sua salvezza. Purtroppo è anche la sua dannazione.

da - http://www.lastampa.it/2013/01/09/cultura/opinioni/buongiorno/la-vita-e-altrove-nSGA1HlCzYQg9PIVkdJNsK/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Senza memoria
Inserito da: Admin - Gennaio 13, 2013, 04:33:37 pm
buongiorno
12/01/2013

Senza memoria

Massimo Gramellini

Non mi stupisce che a un anno dall’affondamento la Concordia sia ancora lì, coricata su un fianco, immagine-simbolo di un Paese alla deriva. Mi stupisce che Schettino non sia ancora ministro dei Trasporti. Succederà. Non si è appena candidato Moggi? Gli italiani non hanno memoria. 

Tranne uno che ricorda sempre tutto. Per esempio che coi comunisti, da Occhetto a Santoro, si rimediano figuroni. I comunisti, suo elisir di lunga vita. Il veleno sono i democristiani. Come Prodi, che lo ha sempre battuto. O come Renzi, contro il quale non si sarebbe mai presentato, ma che la sinistra gli ha tolto di mezzo in un ennesimo slancio di generosità.

L’uomo dalla memoria lunga sa che i suoi elettori ce l’hanno corta, cortissima. Se oggi stanno peggio di ieri, danno la colpa a chi li governa oggi. Non a chi, sgovernandoli fino a ieri, ha costruito l’oggi. Se ne infischiano del rapporto causa-effetto. Per loro la vita è un eterno presente di cattivi umori. Le emozioni sono la stella cometa. E risuonano nei chakra più bassi, quelli dell’ego, irrobustiti da decenni di pubblicità. Nessuno sa raggiungerli meglio del grande illusionista che con coraggio, faccia tosta e indubbio talento di venditore si presenta ogni volta sulla scena del disastro da lui prodotto come se ne fosse la vittima nonché l’unico in grado di porvi rimedio. Il tribuno del Movimento Canale 5 (Stelle) ha abbastanza memoria da ricordarsi che i pinocchi senza memoria si stufano in fretta del Grillo Parlante in loden, come di quello barbuto e sbraitante. Preferiscono prestare orecchio a un omino di burro che da vent’anni promette il Paese dei Balocchi. 

da - http://www.lastampa.it/2013/01/12/cultura/opinioni/buongiorno/senza-memoria-ME5Fuda5ic0LfGXXcpXRhP/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Consigli non richiesti a Bersani
Inserito da: Admin - Gennaio 16, 2013, 04:17:51 pm
Buongiorno
15/01/2013

Consigli non richiesti a Bersani

Massimo Gramellini

Ricominci a pettinare le bambole. Il Bersani presidenziale, in gessato e ingessato, ha perso simpatia senza guadagnare carisma.
Smaltita l’emozione delle primarie, il partito strafavorito sta iniziando a rinculare nei sondaggi. Servirebbero Renzi e il pullman dell’Ulivo: qualcuno o qualcosa che parli ai cuori e alle pance.

Lei, Bersani, è un politico del Novecento (lo dico a suo merito), più credibile come amministratore pubblico che come seduttore appassionato. Il suo problema è che non dà mai un titolo. Invece le campagne vivono di slogan, messaggi semplici, frasi a effetto. «L’Italia giusta», col suo sorriso ammainato accanto, ha invaso le città come un preludio di quaresima: non ne parla nessuno, nemmeno per dirne male. Le sue interviste grondano buon senso e competenza, ma non contengono una sola idea concreta facilmente afferrabile.

Lei non sta dettando l’agenda di queste elezioni. Va sui giornali con argomenti di politichese - l’accordo con Monti, la desistenza con Ingroia - o espressioni vaghe («confermeremo l’austerità, accompagnandola con intelligenti politiche di crescita») che rassicurano i mercati, non le famiglie con due disoccupati in casa.

Spezzi il tran tran del vincitore designato, organizzi eventi che attirino l’attenzione. Ma cosa aspetta a coccolare lo spirito anticasta degli elettori, proponendo come primo atto del nuovo governo il dimezzamento del numero dei parlamentari e dei consiglieri locali? 

Se non cambia rotta vincerà comunque, ma rischia di vincere male e per poco.

Peccato, perché fra quelli in gara probabilmente è il migliore.

da - http://lastampa.it/2013/01/15/cultura/opinioni/buongiorno/consigli-non-richiesti-a-bersani-aGztoImE2an1fl8XcWSVFN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Consigli non richiesti a Grillo
Inserito da: Admin - Gennaio 16, 2013, 04:43:03 pm
Buongiorno
16/01/2013

Consigli non richiesti a Grillo

Massimo Gramellini

Smetta di fare la vice-vittima: è tornato il titolare. Ha saputo l’ultima del regime liberticida? Dopo consultazioni frenetiche con il Club Bildeberg, l’Anonima Banchieri e l’Ordine del Santo Graal, la lista-civetta ideata per togliere voti ai suoi Cinquestelle è stata bocciata dal ministero. Sicuramente ci sarà qualcosa dietro. Lei però guardi avanti. Cosa riflette il finestrino del pullman su cui sta girando l’Italia? Il viso alterato di un uomo simpatico che non fa che evocare catastrofi (persino la campagna elettorale l’ha chiamata Tsunami Tour), di un gabibbo barbuto che urla la sua rabbia come tanti la mattina sotto la doccia, prima di nascondere l’ansia sotto il loden e ritornare umani o almeno montiani. Spieghi al burattinaio Casaleggio che con le invettive becere, gli scenari macabri e i toni da setta si possono compattare le minoranze motivate fino al fanatismo, ma non si conquista la pancia di questo Paese. Gli italiani, disse una volta per tutte Montanelli, vogliono fare la rivoluzione d’accordo con i carabinieri. Cinquestelle è sceso nei sondaggi perché fa paura e anche un po’ senso. Le epurazioni dei dissenzienti. L’abbraccio ai fascisti di Casapound. Quell’irridere gli avversari e storpiare i loro nomi (l’ultimo è Ingroia-Ingoia: una volgarità che era venuta in mente a tutti, ma che ha detto soltanto lei).

 

Torni a farci sorridere, signor Grillo. Il sorriso è il carburante dei sogni. Anche di quelli che, ne sono convinto, lei coltiva ancora purissimi dentro di sé. Ma un futuro che nasce da un urlo è un futuro che non promette felicità per nessuno, solo altre urla. 

da - http://lastampa.it/2013/01/16/cultura/opinioni/buongiorno/consigli-non-richiesti-a-grillo-TgeaLIQpIvSY8x1ni43vgL/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La bella Italia che non seduce gli italiani
Inserito da: Admin - Gennaio 17, 2013, 05:00:10 pm
Buongiorno
17/01/2013

La bella Italia che non seduce gli italiani

Dopo il caso Dante-Dan Brown: perché le glorie del nostro passato ispirano solo gli stranieri?

Massimo Gramellini


E così, dopo aver visitato la Roma dei Papi e il mondo esoterico di Leonardo, nel nuovo thriller di Dan Brown si passeggia tra le strade di Firenze e le pagine infernali di Dante. Dan Brown non sarà un maestro di stile, ma è un’autorità indiscussa in materia di fatturato. Se ogni volta mette l’Italia sullo sfondo dei suoi polpettoni è perché sa che l’Italia fa vendere in tutto il mondo. Non l’Italia di oggi, naturalmente, mediocre sobborgo d’Occidente come tanti altri. L’Italia del passato: le città d’arte del Rinascimento e l’Antica Roma. Gli unici due momenti della storia in cui siamo stati la locomotiva dell’umanità. 

 

E a questo punto, ossessiva, scatta la solita domanda: perché? Perché, se l’Italia fa vendere, a guadagnarci devono essere sempre gli altri? Perché i miti del passato italiano affascinano gli scrittori e i registi stranieri, ma non i nostri? 

 

Al di là delle letture dantesche di Benigni, che sono un’eccezione magnifica ma non esportabile, perché l’Inferno ispira romanzi a Dan Brown e non a Sandro Veronesi (cito lui in quanto bravo e pure toscano), tantomeno al sottoscritto che al massimo potrebbe narrare le imprese di Pulici e Cavour? Perché i telefilm sui Borgia li fanno gli anglosassoni e non un pronipote di Machiavelli? Perché le gesta del Gladiatore sono state narrate da Ridley Scott e non dall’epico Tornatore? Persino lo scrittore-archeologo Valerio Massimo Manfredi, nonostante qualche incursione sporadica nella romanità, preferisce mettere al centro delle proprie saghe i greci Alessandro e Ulisse. Se la tomba dell’eroe di Russell Crowe, scoperta tre anni fa lungo la Flaminia, si trasformerà in un’attrattiva turistica sarà per merito delle associazioni straniere che stanno raccogliendo i fondi necessari al restauro, nel disinteresse impotente del ministero della Cultura, che in Italia dovrebbe contare quanto quello del petrolio in Arabia Saudita, mentre l’opinione comune lo considera una poltrona di serie B. 

 

Ma questo rifiuto pervicace di dare al mondo l’immagine dell’Italia che piace al mondo non riguarda solo gli artisti e i politici. Investe tutti noi. Un bravo psicanalista ci troverebbe materiale per i suoi studi. Sul lettino si dovrebbe sdraiare una nazione intera che si rifiuta orgogliosamente di essere come la vogliono gli altri e desidera invece con tutte le sue forze conformarsi al modello globale, condannandosi alla marginalità. Per quale ragione il passato che affascina e stimola la curiosità e l’ammirazione di turisti cinesi e best-selleristi americani ci risuona così pigro e indifferente? Perché rifiutiamo di essere il gigantesco museo a cielo aperto, arricchito da ristoranti e negozi a tema, che il mondo vorrebbe che fossimo? Forse è presbiopia esistenziale. 

 

L’antica Roma e il Rinascimento, incanti da esplorare per chi vive al di là dell’Oceano, per noi che ci abitiamo in mezzo si riducono a scenari scontati: le piazze del Bernini sono garage e il Colosseo uno spartitraffico. O è la scuola che, facendone oggetto di studio anziché di svago, ci ha reso noioso ciò che dovrebbe essere glorioso. Ma forse la presbiopia e la scuola c’entrano relativamente: siamo noi che, per una sorta di imbarazzo difficile da spiegare, ci ostiniamo a fuggire dai cliché - sole, ruderi, arte e buona tavola – a cui il mondo vuole inchiodarci per poterci amare e invidiare.

 

L’Italia capitale universale della bellezza e del piacere è l’unico Paese che può scampare al destino periferico che attende, dopo duemila anni di protagonismo, la stanca Europa. Ma per farlo dovrebbe finalmente accettare di essere la memoria di se stessa. Serve una riconversione psicologica, premessa di quella industriale. Serve un sogno antico e grande, mentre qui si continua a parlare soltanto di spread. 

da - http://lastampa.it/2013/01/17/cultura/opinioni/buongiorno/la-bella-italia-che-non-seduce-gli-italiani-v1UAS0VOdG3cDboci2XESM/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Consigli non richiesti a Monti
Inserito da: Admin - Gennaio 18, 2013, 11:52:19 pm
Buongiorno
18/01/2013

Consigli non richiesti a Monti

Massimo GRAMELLINI

Mi rivolgo all’uomo, oltre che all’agenda. Uno statista come lei avrebbe potuto evitare di salire in politica e rimanersene al livello del mare, nel giardino dei senatori a vita, a cui una regola non scritta suggerisce di non sporcarsi il mantello nelle campagne elettorali. Oppure avrebbe potuto affrontare l’arrampicata in solitudine, con una compagnia selezionata fra le eccellenze italiane allergiche alla Casta. 

Voi del loden contro tutti: anche la sconfitta sarebbe stata un onore, l’inizio di qualcosa. Invece si è lasciato incastrare in una cordata di mestieranti, il gatto Fini e la volpe Casini. Due strenui difensori della famiglia, in particolare della loro, che bazzicano la politica da quando io andavo all’università e lei forse nemmeno ci insegnava. 

Prima che i tartassati della classe media tornino a rifugiarsi in massa sotto le insegne di cartapesta dell’astuto pifferaio, accolga qualche suggerimento tecnico. Rinfoderi quel tono asettico, a metà fra lo specialista in dispetti e l’analista fiscale. L’Italia non è una banca, anche se in tanti l’hanno rapinata. Metta la vita nelle sue parole, indicando un traguardo che sia una vittoria da sognare e non sempre e soltanto una sconfitta da evitare. Non ascolti il gatto e la volpe: con i voti della Chiesa non si diventa capi del governo, ma chierichetti. Ed eviti, se può, di correre il rischio di tutte le agende, che si usano un anno e poi si buttano.

da - http://lastampa.it/2013/01/18/cultura/opinioni/buongiorno/consigli-non-richiesti-a-monti-7MalHhcCR76Ce3LL8Nx02O/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Consigli non richiesti a Berlusconi
Inserito da: Admin - Gennaio 19, 2013, 04:22:01 pm
Buongiorno
19/01/2013

Consigli non richiesti a Berlusconi

Massimo Gramellini

Dopo Bersani, Grillo e Monti, toccherebbe a lei. Invece mi asterrò dal darle consigli. Sarebbe capacissimo di seguirli. Le chiedo solamente una precisazione. Ho appena ammirato il nuovo video elettorale del vostro popolo della libertà. Mentre il paroliere vi descrive come un mix fra Gandhi e San Francesco (“Gente che ama la gente, che non prova invidia, che odiare non sa”), sullo schermo, accanto alla scritta perentoria NOI NO!, scorre un tappeto rosso di persone e cose da odiare (o da invidiare?): Camusso, Magistratocrazia (pagherei una tassa per sentire Tremonti pronunciarla), Patrimoniale, Fiom, Ingroia, Hamas, (Hamas? Ma dai!), la Repubblica (intesa come giornale o come istituzione esodata, rimpiazzabile dal più agile Impero?), Burocrazia, No Tav, Saviano, Radical Chic, Imu, Fannulloni, Intercettazioni, Coop, Littizzetto, Santoro, Travaglio, Floris, Fazio, No Global. 

Alcuni accostamenti sono così assurdi da riuscire involontariamente esilaranti. Ma la mia preoccupata curiosità è stata attratta soprattutto dalle assenze. Anche ammesso che Di Pietro venga assorbito nella voce Ingroia, che Fini entri in Fannulloni ed Eugenio Scalfari in Repubblica o in Radical Chic a scelta, rimangono incomprensibilmente fuori listino Bersani, Monti, Kim Il Sung, il loden, l’eskimo, i rubli di Mosca, gli euro di Francoforte, Equitalia, lo spread, Umberto Eco, Nanni Moretti, la Merkel, Carla Bruni, i cantautori, l’Inter del triplete e tanti altri ancora. Nel suo piccolo, mi consenta, anche il sottoscritto.

Ed è proprio questa la precisazione che le chiedo: si può sapere cosa NON le ho fatto? 

da - http://lastampa.it/2013/01/19/cultura/opinioni/buongiorno/consigli-non-richiesti-a-berlusconi-ZQsOwWBSeSMNRX7VBprsbN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Corona, lo specchio deformato del materialismo
Inserito da: Admin - Gennaio 24, 2013, 05:58:25 pm
Buongiorno
24/01/2013

Corona, lo specchio deformato del materialismo

Finita in Portogallo la fuga del fotografo: “Avevo paura delle carceri italiane”

Massimo Gramellini

Chiamarsi Corona e venire arrestati a Cascais, l’esilio portoghese dell’ultimo Re d’Italia, magari senza neanche saperlo. Essere un palestrato milanese di corso Como e scappare dal retro di una palestra milanese di corso Como a bordo di una Cinquecento, unico elemento stonato
nell’epopea del superuomo di panna montata, e infatti cercare per tutta la notte di sostituirla con un Suv, non riuscirci e passare in Cinquecento il confine al Col di Tenda. Rimanere bloccato per ore dalla neve con trentamila euro in tasca e nemmeno un bar dove poterne investire dieci in una pizza. E poi guidare attraverso la Francia e la Spagna, immaginarsi simili a Scarface - un criminale simpatico, e nel suo pantheon morale solo un criminale può esserlo davvero - continuare la fuga fino all’oceano, sentirsi braccati e consegnarsi, ma solo dopo avere rilasciato una dichiarazione audio ai propri fan. 

 

Consegnarsi e piangere sulla spalla di un carabiniere, come se la corazza tatuata del bullo avvolgesse un’anima di burro. Piangere e querelare chiunque osi scrivere che ha pianto: il mito del duro, del Limonov di corso Como, ne soffrirebbe. Piangere, non piangere, ma comunque trasformarsi in una vittima per il Paese dove il problema è sempre un altro e l’arresto internazionale di Corona è già diventato pretesto per ricordarsi di quanti politici impresentabili siano ancora in lista, quanti divi del nulla ancora in onda, quanti criminali economici ancora in libertà. 

 

Di Fabrizio Corona mi ha sempre incuriosito la genesi. Se il sublime Philip Roth della «Pastorale Americana» ha indagato per quattrocento pagine sul mistero di come una famiglia perfetta avesse prodotto nel Sessantotto una ragazzina terrorista, sia concesso a un cronista sentimentale di dedicare cinquanta righe a un enigma dei nostri tempi: come ha potuto un giornalista serio e raffinato al limite dello snobismo come fu Vittorio Corona, compagno di Montanelli nell’ultima avventura della «Voce», forgiare un figlio così diverso, cinico e materialista a livelli caricaturali. Non può bastare la teoria della mamma, consolatoria come finiscono sempre per essere le mamme, che tira in ballo l’assenza o
l’eccessiva presenza nel suo sangue di qualche ormone. E nemmeno dire che Corona sia un prodotto di laboratorio del berlusconismo: l’immagine è tutto e intorno, sopra, sotto si estende il nulla. Il figlio di Vittorio è qualcosa di più: l’effetto visibile della malattia che ha devastato il capitalismo negli ultimi venticinque anni. Quando, cessate le pulsioni ideologiche, nessuna corrente spirituale è giunta a rimpiazzarle e ci si è tutti, chi più chi meno, rassegnati a confinare la felicità al soddisfacimento dei piaceri del corpo procurati dal denaro e dalla mancanza di limiti. Il mito della bellezza palestrata, della giovinezza infinita, dei soldi da esibire e trasformare in macchine rombanti, in belen sfarfalleggianti, in mutande griffate e in fiumi di cocaina. Perché, se la vita non ha un senso, il suo unico senso diventa provare una scarica ininterrotta di emozioni, e la sua bussola un’assenza conclamata di valori che non siano la furbizia, il cinismo, la sfrontatezza e quel modello di ribellione che consiste nel violare deliberatamente le regole con il pretesto che il potere le ha create soltanto per ingabbiare i deboli e gli stupidi.

 

Non è mai stato il paparazzo Corona a incuriosirmi, e neanche i suoi ricatti ai fantocci del nostro immaginario di cartapesta - calciatori, sciacquette e sciacquoni televisivi – che oggi lo conducono in galera per un numero di anni, otto, obiettivamente esagerato. Quel mondo è il suo mondo e a me non dice nulla. Mi parla di più la qualità della sua scelta fintamente sovversiva, specie se confrontata a quella che tanti figli di papà compirono nel decennio successivo al Sessantotto. La ragazzina di «Pastorale Americana» si opponeva al modello di società in cui era cresciuta cercando di distruggerlo con la forza. Corona invece ha aderito in toto al sistema a cui appartiene per nascita, fino alle conseguenze più parossistiche. Ma, così facendo, lo ha mostrato in uno specchio deformato, rivelandocene l’essenza grottesca. Un rivoluzionario fanatico o un hippy pauperista ci inducono a rivalutare le conquiste materiali della società dei consumi. Un Corona ce le rivela per quello che sono: fiori sfavillanti nel vuoto, destinati ad appassire se non ci decidiamo a riempire quel vuoto. 

da - http://lastampa.it/2013/01/24/cultura/opinioni/buongiorno/corona-lo-specchio-deformato-del-materialismo-vLd6f3psOofrEUkcOhBC6J/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Donne in prima linea
Inserito da: Admin - Gennaio 30, 2013, 05:25:01 pm
Buongiorno
25/01/2013

Donne in prima linea

Il segretario alla Difesa Usa, Panetta: nell’esercito le donne hanno mostrato grande coraggio e spirito di sacrificio. In prima linea ci devono andare i più bravi, a prescindere dal sesso

Massimo Gramellini

Chiedo scusa se non esulto alla notizia che l’esercito americano consentirà alle donne soldato di combattere in prima linea.
La parità nell’uccidere non mi sembra una grande parità. La parità nel drogarsi per superare la paura di dare e ricevere morte. La parità nel parlare come il caporale di Full Metal Jacket. Non era questo il percorso che noi femministi sognavamo. Noi sognavamo un mondo meno aggressivo, dove fossero le donne a contaminare il modello degli uomini e non viceversa. 

Intendiamoci. Per ora il maschio violento e possessivo conserva il monopolio dei delitti familiari e sessuali. Ma intanto al cinema le Angeline e le Charlize hanno cominciato a menare come ossesse. Ve la immaginate Katharine Hepburn prendere Spencer Tracy a calci nella giugulare?
Negli uffici molte donne assurte a ruoli di responsabilità hanno rinserrato il cuore dentro una fodera di cinismo e alzato la mascella fino al soffitto. Non alternative ai manager maschi, ma cloni in tailleur. Quanto al futuro, la cronaca è invasa da storie di ragazzine che si uniscono in gang per picchiare il prossimo: ieri, in una scuola media del Pisano, il padre esterrefatto di un alunno ha sottratto una dodicenne al pestaggio in stile Arancia Meccanica cui la stavano sottoponendo tre coetanee. Finora, quando incrociavo qualche banda di bulli in una strada buia e poco popolata, la presenza nel gruppo di una ragazza aveva il potere di tranquillizzarmi. Adesso anche, ma nel senso che le andrò incontro per ingaggiarla come guardia del corpo.

DA - http://www.lastampa.it/2013/01/25/cultura/opinioni/buongiorno/donne-in-prima-linea-Uv9cSfF7v1rmyd15r0oNgM/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La casta dei pendolari
Inserito da: Admin - Gennaio 30, 2013, 11:56:52 pm
Buongiorno
26/01/2013

La casta dei pendolari

Massimo Gramellini

Vorrei esprimere tutta la mia solidarietà all’influenzata Barbara D’Urso che, tossendo e starnutendo in un video assai condiviso su Internet, si scaglia con la forza di cento raffreddori contro Trenitalia, colpevole di non averle ancora spedito la tessera di platino che le consentirebbe di attendere il treno al calduccio della sala vip invece che sul marciapiede della stazione, in balia di refoli gelidi come sorbetti. Una vergogna. Tanto più - e la conduttrice ci tiene giustamente a sottolinearlo - che l’aggressione batteriologica di cui Trenitalia è complice con la sua ignavia va a colpire un organismo già fiaccato da cinque ore al giorno di diretta pomeridiana. Una minaccia costante per il fisico, sottoposto al continuo logorio dei casi umani. 

Si consoli, la signora: sono i costi della celebrità. Solo le persone comuni hanno la possibilità di percorrere ogni giorno delle tratte come la Bergamo-Milano (e ritorno, forse) con mezzi di trasporto che nulla hanno da invidiare alle suggestive locomotive a vapore. Stipati in vagoni che attingono al più ecologico dei riscaldamenti, l’alito, questi autentici privilegiati non conoscono malattie respiratorie né altre patologie della civiltà. Vivono in un microcosmo allietato dalla speranza: che domani il treno arrivi, o almeno che parta. Sono persone semplici, sane, felici. A volte appena un po’ furibonde, ma sempre con classe. Terza classe. In possesso di una speciale tessera di platino che le mette al riparo da un malanno ultimamente piuttosto diffuso: le cadute nel ridicolo. 

da - http://lastampa.it/2013/01/26/cultura/opinioni/buongiorno/la-casta-dei-pendolari-ubcsKk0pUNMlaTEpoSMpXO/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. L’anticipo
Inserito da: Admin - Febbraio 06, 2013, 12:28:49 am
Buongiorno
05/02/2013

L’anticipo

Massimo Gramellini


Presidente nostro che sei nei bancomat, la tua proposta choc mi ha effettivamente scioccato. Pur non essendo un berlusconiano della prima ora e nemmeno della seconda, bensì un bieco stalinista orfano del compagno Cavour e del subcomandante Montanelli, l’ultima offerta del supermercato della libertà mi ha folgorato a tal punto che sto pensando di darti il mio voto. Anche due o tre, sempre che si trovi uno scrutatore compiacente. Dunque, se ho capito bene il senso della tua profonda elaborazione politica, in caso di vittoria restituiresti l’Imu sulla prima casa pure a me e non solo all’arbitro di Milan-Udinese. (Il mio amico Paolo, esperto di cose egizie, sostiene che Ruby non è il nome della nipote di Mubarak, ma la seconda persona del verbo preferito dal procaccia-rigori rossonero El Shaarawy). Inoltre mi garantiresti un condono tombale. Il condonissimo che fa benissimo. Questo significa avere un progetto di ampio respiro, una visione da statista. Ti ringrazio, Presidente: sia fatta la tua volontà, così alla Camera come al Senato. Però. 

 

Perché aspettare le elezioni per realizzare un’intuizione simile? Non potremmo ripianare l’Imu già stamattina? Mica tutta. Sono uno stalinista, non un ingordo. Mi accontento della metà. Dopo il voto completeremo serenamente la pratica. Se avrai vinto, mi rifonderai la seconda parte. Altrimenti, in un istruttivo ribaltamento dei ruoli fra eletto ed elettore, sarò io a restituirti l’Imu (in comode rate, s’intende, ma vedrai che col tuo ragionier Spinelli troveremo un accordo).

 

P.S. Ci sarebbero anche due autovelox e un divieto di sosta, qualora. 

da - http://lastampa.it/2013/02/05/cultura/opinioni/buongiorno/l-anticipo-zolk3ftPEwD8R4EUXmyvvO/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il monitificio
Inserito da: Admin - Febbraio 06, 2013, 05:55:36 pm
Buongiorno
06/02/2013

Il monitificio

Massimo Gramellini

Saranno piovute anche a casa vostra le immagini arabescate dei tg sull’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti, la magistratura che ha il compito di fare le bucce ai bilanci dello Stato. Un rito che il potere mette in scena ogni primo martedì di febbraio. In un’aula stipata di giudici spagnolescamente agghindati, alla presenza delle Gentili Autorità e di carabinieri muniti di pennacchio, un giudice più agghindato degli altri, il Presidente, pronuncia discorsi solenni in una lingua arcaica e sovrabbondante, la cui sintesi è: facciamo schifo. La corruzione ha raggiunto livelli sistemici (gli incorruttibili vengono ormai additati nei corridoi dei ministeri come anime bizzarre), le imprese sono strangolate da mazzette e mancati pagamenti, il lavoro è soffocato da tasse e austerità, le famiglie boccheggiano. 

 

Un ritratto della nazione che, liberato dalle sue bardature linguistiche, potrebbe essere stato scritto da un rivoluzionario con dolori alla cistifellea o più banalmente da chiunque di noi, ma che contrasta col contesto parrucchiforme in cui viene declamato. Ogni anno, al termine del discorso, mi aspetto sempre che il Presidente ordini ai carabinieri col pennacchio di arrestare parecchie delle persone sedute nelle prime file, sicure corresponsabili del disastro. Invece il fustigatore si limita ad auspicare una presa di coscienza che il quadro appena delineato rende necessaria e addirittura impellente, eccetera. A quel punto gli accusati applaudono l’accusatore e poi tutti vanno a pranzo perché si è fatta una cert’ora. Anche ieri. Se stanotte mi verrà un incubo, sarà a forma di monito.

da - http://lastampa.it/2013/02/06/cultura/opinioni/buongiorno/il-monitificio-vHjqhXAWTc03sN8NznAmGK/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La strana copia
Inserito da: Admin - Febbraio 07, 2013, 11:47:23 pm
Buongiorno
07/02/2013

La strana copia

Massimo Gramellini

Lo spot del candidato Monti Mario instilla una nostalgia canaglia per il preside sadico degli esordi, quello che asciugava le lacrime della Fornero con un ghigno e mai si sarebbe fatto fotografare nell’atto di mangiare pizze e accarezzare bambini, piuttosto il contrario.

Dopo vent’anni di simpatia cialtrona, la sua cattiveria veniva presa per sintomo di serietà. La campagna elettorale lo ha scaraventato nel campo del nemico, ma arcitaliani non ci si improvvisa. È il lavoro di una vita. E guardando lo spot si capisce che lui quel lavoro non lo ha mai fatto. La colonna sonora ricorda la filodiffusione del dentista e la sua voce ha l’epos di un navigatore satellitare che ti intima di prendere la seconda a sinistra dopo la rotonda. Per renderlo umano - errore, a noi piaceva disumano - gli esperti lo hanno infilato a forza nei panni di nonno Mario, sdraiandolo sul tappeto del salotto, dove lui si muove con la disinvoltura di un robot che teme di sgualcire la piega metallica dei pantaloni mentre finge di giocare alle costruzioni coi nipotini ipermontiani (non un pezzo di lego sul pavimento) vestiti tutti a strisce orizzontali.

A metà video nonno Mario si trasforma nel Grillo Badante che con accenti sobriamente populisti promette di abbattere la Casta, mostra una sfilza di auto blu e chiama «loro» i politici, dimenticando che fra quei «loro» ci sono anche i «suoi » Casini e Fini.

Poi è di nuovo nonno Mario col nipotino che a scuola chiamano Spread: gli sta leggendo un libro, magari dopo lo interroga. 

Se può, signor preside, rigiri lo spot durante una sessione di esami in Bocconi. Almeno sarebbe se stesso.


da - http://lastampa.it/2013/02/07/cultura/opinioni/buongiorno/la-strana-copia-Uhw0EliOPiLQnXVCP0HqoO/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il grillino in sonno
Inserito da: Admin - Febbraio 09, 2013, 10:54:11 am
Buongiorno
08/02/2013

Il grillino in sonno

Massimo Gramellini


L’inverno del nostro scontento ha prodotto una nuova creatura elettorale: il grillino in sonno. Individuo affabile e politicamente istruito, il grillino in sonno è solito intrattenersi con amici e colleghi sui pericoli che correrebbe la democrazia nel malaugurato caso in cui il movimento di Grillo superasse il venti per cento alle elezioni. Pur riconoscendo al comico una discreta resistenza fisica e vocale, ne sottolinea lo scarso rispetto per il dissenso, la superficialità di certe analisi e l’aleatorietà di parecchie soluzioni.

«Uno così al governo non lo vorrei mai» è l’inevitabile conclusione del suo ragionamento. Ottenuto il plauso muto della platea, il grillino in sonno si guarda intorno soddisfatto. Poi arpiona l’ascella di un adepto perplesso (ce n’è sempre uno) e lo porta a sgranchirsi le idee in corridoio. «Come dicevo, al governo non lo vorrei mai...». E abbassa di colpo la voce. «Ma tanto lì si è capito che ci andrà Bersani, in combutta con Monti. Perciò serve qualcuno che faccia le bucce ai deputati, apra i cassetti delle commissioni parlamentari e metta in Rete le schifezze che per omertà nessuno ha mai denunciato. Ecco, per quel lavoro Grillo sarebbe l’ideale». «Quindi lo voterai»?, si informa il destinatario della confidenza. «Ma cosa dici? Ovviamente no!» replica il grillino in sonno, sdegnato e di nuovo stentoreo, neanche si trattasse di mentire a un sondaggista. Eppure nei suoi occhi sono spuntate cinque stelle di malizia. Poco visibili alla luce, molto meglio al buio di un’urna elettorale.

da - http://lastampa.it/2013/02/08/cultura/opinioni/buongiorno/il-grillino-in-sonno-9MD8lSebTzWvV8bXuIPgcJ/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Figli di
Inserito da: Admin - Febbraio 09, 2013, 03:59:59 pm
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Massimo Gramellini    
    
09/02/2013

Figli di

La precaria del Pd che espone al rischio di un linciaggio la figlia del teorico della flessibilità Pietro Ichino perché ha un lavoro stabile da dodici anni mi ha insinuato nelle narici un certo olezzo di forca. Essere «figli di» non è una colpa né un merito. E’ un fatto. Nella vita avrai più opportunità degli altri e pagherai questo privilegio con la maldicenza. E’ stato e sarà sempre così. La novità drammatica è che oggi non esiste altro modo di entrare nel mondo degli adulti. La precaria del Pd ha sbagliato bersaglio e dovrebbe riflettere su quanto sia pericoloso titillare la rabbia dei suoi coetanei con la scorciatoia emotiva dell’invidia sociale. Ma che quella rabbia esista, e che sia assolutamente giustificata, è da ipocriti o da pazzi sottovalutarlo. 

Nei giorni scorsi a Milano ho partecipato alla festicciola di inaugurazione di una casa di ringhiera, dove cinque ragazzi erano appena andati a vivere insieme. Esperienza goliardica, se non fosse che l’età media degli inquilini era trentasette anni. Lo stipendio micragnoso e volatile li condanna a un’eterna fanciullaggine, negando loro il traguardo di un monolocale solitario, figuriamoci di un mutuo o di una convivenza di coppia. Oggi il primo diritto civile che la politica è chiamata a garantire non è la possibilità giuridica del matrimonio gay, ma la possibilità pratica di qualsiasi matrimonio - etero e gay - e di qualsiasi divorzio, perché persino lasciarsi sta diventando un lusso per benestanti. Un tempo si diceva: nessun Maradona rimane a lungo in panchina. Non è più vero. Adesso anche Maradona rimane in panchina tutta la vita, se non è figlio di un altro Maradona.

da - http://lastampa.it/2013/02/09/cultura/opinioni/buongiorno/figli-di-8C3ruYyDI6mkdnYt17caFJ/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Che tu sia Benedetta
Inserito da: Admin - Febbraio 12, 2013, 06:45:12 pm
Buongiorno
12/02/2013

Che tu sia Benedetta

Massimo Gramellini


Cara immarcescibile mammina, ti scrivo per relazionarti sulle ultime notizie provenienti da Roma. Non alludo alla campagna elettorale di quel pittoresco Paese, dove un tuo quasi coetaneo che va dallo stesso parrucchiere di Elton John si candida per la sesta volta a governare i suoi telespettatori, nonostante abbia collezionato più gaffe del mio daddy e non si stanchi di inanellare doppi sensi da pub sulle signore, fra gli applausi di una platea di berluscloni strozzati dentro orrendi cravattoni. Mi riferisco, o presenza stabile - stabilissima - della mia vita, a quanto accade dall’altra parte del Tevere, nel regno di quel monarca colto con cui condivido la passione per la natura. Il Papa, the Pope.
Anzi, ex: un prefisso di appena due lettere che sto invano cercando di insegnarti dal 26 luglio 1966, il giorno ahimè lontanissimo in cui raggiunsi la maggiore età e mi preparai a salire di grado. 

Benedetto XVI si è dimesso perché gli mancano le forze. Uno spunto di riflessione interessante, non trovi, dear mom? In Italia la politica e
l’università pullulano di stremati che si dimetterebbero volentieri se solo il senso di responsabilità e lo spirito di servizio non li obbligassero contro qualsiasi interesse personale a rimanere. E quel signore diversamente educato di cui ti parlavo, perse le elezioni, potrebbe persino accontentarsi della sede vacante e farsi eleggere papa col nome di Pio Tutto. Ma, per venire a noi, non sarebbe wonderful se il capo della chiesa anglicana, che mi pare sia tu, rispondesse al Vaticano colpo su colpo, dimissione su dimissione? Pensaci, mamma Elizabeth.

Il tuo Charles, principe di tutti i precari in stand by del mondo. 

da - http://lastampa.it/2013/02/12/cultura/opinioni/buongiorno/che-tu-sia-benedetta-NWzBiJTimIO8s8yMz3gA9M/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Innocente siparietto
Inserito da: Admin - Febbraio 13, 2013, 05:30:09 pm
Buongiorno
13/02/2013

Innocente siparietto

Massimo Gramellini

Cosa ci è successo? Un potente avanti con gli anni, sul palco di una manifestazione aziendale, imbarazza una giovane impiegata con una raffica di doppi sensi da scuola dell’obbligo («Lei viene? Ma quante volte viene?») e in un crescendo di allegra beceraggine la invita a girarsi per mostrare il resto della mercanzia come nelle compravendite di cavalli. Il minimo che mi sarei aspettato è che uno dei maschi presenti alla scenetta desse sulla voce al nonno e gli insegnasse l’educazione. Invece tutti si sganasciano dalle risate. Il giorno dopo l’azienda emette un comunicato in cui la ragazza si dichiara «divertita e onorata» di avere ricevuto le attenzioni del gallo cedrone. Mi riempio di pizzicotti: possibile che sia diventato più sensibile io di una femmina alla dignità femminile? Per fortuna, il giorno dopo ancora, l’impiegata nega di avere pronunciato la frase. Le è stata messa in bocca dai superiori, uno dei quali è candidato alle elezioni col finissimo umorista. A questo punto, da quel fesso romantico che sono, mi aspetto le scuse dell’azienda alla dipendente oltraggiata. Invece esce un nuovo comunicato che la giustifica per non avere saputo reggere le polemiche costruite intorno a un «innocente siparietto». Il mondo alla rovescia. 

E si torna all’inizio. Cosa ci è successo? E’ stata la famiglia, la scuola, la televisione? Cosa ci ha imbarbarito dentro, al punto che un comportamento che nel secolo scorso mio padre avrebbe sanzionato democraticamente con una sberla oggi può venire derubricato a «innocente siparietto», e a suscitare scandalo non è chi lo ha compiuto o tollerato ma chi, forse memore dei rimbrotti paterni, si ostina a meravigliarsene? 

da - http://lastampa.it/2013/02/13/cultura/opinioni/buongiorno/innocente-siparietto-Jsp7FoPqZq81X5dUNLcX9O/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. L’amante immortale
Inserito da: Admin - Febbraio 14, 2013, 05:26:07 pm
Buongiorno
14/02/2013

L’amante immortale

Massimo Gramellini


Vorrei farmi largo fra la rabbia e lo sgomento dei nostri giorni per concentrarmi su qualcosa di serio e di bello, ma anche di terribile e impronunciabile, tale è la sua forza misteriosa. Per alcuni studiosi l’amore deriverebbe dal sanscrito mar, morte, di cui rappresenta l’esatto contrario: Amar, non-morte, ovvero immortale. 

Come chiunque abbia subito un torto precoce, sono cresciuto con la pretesa di essere in credito con Amar. Una sensazione che ho ritrovato nel corso della vita in tutte le persone che avevano perduto ingiustamente un affetto, un sogno, un lavoro. Nella loro sofferenza, o insofferenza, ho visto rispecchiarsi la mia. Quel desiderio inestinguibile di essere risarciti, ricompensati. Una molla forsennata, ma alla lunga frustrante: chi pensa che la felicità consista nell’essere amati cerca negli altri qualcosa che, una volta trovato, lo rende stranamente infelice. Finché l’altalena della vita gli dischiuderà le porte di una scoperta, che come tante altre stava già scritta in un libro. Il «Simposio» di Platone. Tutti i personaggi concordano su un punto: Eros, il demone dell’amore, coincide con la persona amata. Tutti tranne Socrate, che nelle ultime pagine ribalta la prospettiva: Eros non visita l’amato, ma l’amante. E’ l’amante a essere posseduto dall’energia che trasforma le larve in uomini e gli uomini in dei. E’ l’amante che desidera, soffre, sublima. In una parola: ama. Ah, se avessi letto il Simposio con più attenzione al ginnasio. Ma forse non lo avrei capito. Ora invece so.

So che la felicità non consiste nell’essere amati. Consiste nell’amare. Senza condizioni, nemmeno quella di essere ricambiati. Buon san Valentino.

da - http://lastampa.it/2013/02/14/cultura/opinioni/buongiorno/l-amante-immortale-9MPSyws9PCcuKIntsgvijK/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Elogio della genericità
Inserito da: Admin - Febbraio 17, 2013, 09:13:39 pm
Buongiorno
16/02/2013

Elogio della genericità

Massimo Gramellini


Oggi la mia parte seria aveva voglia di un Buongiorno serio, ma essendo estremamente minoritaria (circa il quattro per cento di me, secondo i sondaggi) non aveva molte probabilità di ottenerlo. Per fortuna sono arrivate in soccorso le parole di una blogger che sta per diventare mamma e si firma Animabella. Il Buongiorno serio è tutto suo. Mi limito a sottoscriverlo. Al cento per cento. 

 

«C’è in giro a pochi giorni dal voto un’ansia di precisione, di dettagli, di promesse circostanziate davvero incomprensibile. Se si votasse per un dittatore dai pieni poteri di un pianeta privo di relazioni con chicchessia forse avrebbe senso chiedere ai candidati degli impegni precisi. Qui invece le condizioni reali in cui chiunque vinca si troverà a operare sono talmente tante e intrecciate tra loro - da quelle strettamente politiche a quelle economiche ed europee - che anche solo chiedere “cosa farai una volta eletto?” ha il sapore di una domanda retorica, alla quale necessariamente si deve rispondere sapendo di mentire. Io non voglio promesse, voglio prospettive. Non mi interessa sapere cosa esattamente tu vincitore farai all’indomani delle elezioni, perché non puoi saperlo neanche tu. Mi interessa conoscere i tuoi valori di riferimento, la tua idea di società, di Italia, di Europa. Cosa intendi per libertà, responsabilità, famiglia, educazione. Mi interessa conoscere l’orizzonte che ti guida, la tua utopia. Non perché ho voglia di ascoltare favole, ma per sapere quale sarà la stella polare nel corso del tuo impegno politico. E capire se sei in grado di muovere almeno qualche timido passo in quella direzione. Sarebbe già tanto. Buon voto a tutti». 

da - http://lastampa.it/2013/02/16/cultura/opinioni/buongiorno/elogio-della-genericita-T4HogWgB5QGpcW0XT9GDZL/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. L’inesorabilità del bene
Inserito da: Admin - Febbraio 17, 2013, 09:25:44 pm
17/02/2013
L’inesorabilità del bene

Massimo Gramellini

Ma è davvero solo retorica quella di Cuore? Melassa che affoga il cuore (minuscolo) in una piscina appiccicosa di buoni sentimenti? Sfilata di figurine dolciastre che, per reazione, quasi ci inducono a fare il tifo per Franti, lo scolaro irrecuperabile, capace di ridere persino di sua madre che piange? Cuore non è più un libro, ma un luogo comune che nessuno inserirebbe seriamente in un percorso di educazione sentimentale. Eppure... Mi sono appuntato la lista dei gesti compiuti dai bambini protagonisti dei formidabili racconti mensili che punteggiano il diario scolastico di Enrico. Sono atti di altruismo puro, dettati esclusivamente da valori immateriali. Non soltanto i tradizionali patria & famiglia, ma l’amore per il genere umano. L’infermiere di Tata continua ad accudire il moribondo in ospedale anche quando viene a sapere che non è suo padre. E Mario, il protagonista del sottovalutato «Naufragio», lascia il posto sulla scialuppa a una ragazzina appena conosciuta sul ponte della nave: non per amore come il Di Caprio del Titanic, ma perché è un orfano solo al mondo mentre lei a casa ha ancora qualcuno che la aspetta.

 

Riletti in età adulta, di quegli slanci colpisce la modestia, quasi la noncuranza con cui vengono compiuti. Il piccolo scrivano fiorentino si scusa con il padre per avere trascorso le notti a copiare indirizzi sulle buste al posto suo. Marco ringrazia il dottore che ha salvato la vita alla madre, senza rendersi conto che a salvargliela è stato lui, apparendo al suo capezzale al termine di un viaggio avventuroso e solitario da Genova a Tucuman, dagli Appennini alle Ande. Il Ferruccio di «Sangue romagnolo» muore chiedendo perdono alla nonna dopo avere ricevuto la coltellata destinata a lei. E il tamburino sardo che ha perso una gamba per salvare decine di uomini? Ogni volta mi avvicino all’ultimo capoverso con la ferma, fermissima intenzione di non piangere. Ma è impossibile. Quando il ragazzo, dal suo lettino di campo, guarda meravigliato il soldataccio che si è appena tolto il cappello davanti a lui - Cosa fa, signor capitano? Per me! - e l’altro gli replica: «Io non sono che un capitano; tu sei un eroe», incomincio a perdere acqua dagli occhi come un rubinetto chiuso male. L’inesorabilità del bene, inteso non come un confetto mieloso, ma come l’unica cosa giusta da fare in determinate circostanze. Ecco la lezione che i bambini di «Cuore» continuano a insegnare a noi studenti fuoricorso del Duemila.

Cuore 

di Edmondo de Amicis 

da - http://www.lastampa.it/2013/02/17/blogs/cuori-allo-specchio/l-inesorabilita-del-bene-jw63eruxnUfZYqWXZX4OJN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Fare per fermare il Giannino
Inserito da: Admin - Febbraio 19, 2013, 11:23:57 pm
Buongiorno
19/02/2013

Fare per fermare il Giannino

Massimo Gramellini


Scrivere per criticare Giannino essere troppo facile. Uno che fondare un partito che parlare come la Mamie di «Via col vento» («Fare per fermare il declino») avere bisogno di tanto affetto e comprensione. Perciò io non capire perché, a una settimana dal voto, l’economista Luigi Zingales fare cagnara per fermare il Giannino, dopo avere scoperto che lui millantare un master di economia all’università di Chicago.

 

Giannino avere fatto l’incauta affermazione in tv, non per truffare il destino ma per titillare il suo ego smisuratino: nelle immagini essere possibile vedere come lui abbassare la voce e storcere gli occhi e la bocca mentre pronunciare le parole «master all’università di Chicago». In realtà Giannino essere andato a Chicago in vacanza per imparare rudimenti della lingua inglese: to make to stop the decline. (In inglese non usare il doppio infinito, ma questo imparare solo nel secondo master).

 

Come milioni di altri italiani davanti alla moglie o a Equitalia, Giannino non inventare completamente la realtà: solo un po’ migliorare.
Per lui il master di Chicago essere come fiore all’occhiello delle sue giacche color formigoni: un apostrofo rosa fra le parole «me amare». Certo, in Germania due ministri essersi dimessi per laurea taroccata. Ma io dire: con tutti i guai e i cialtroni che noi avere, essere questo il problema? Bugie assomigliare a omeopatia: in piccole dosi aiutare a difendersi dalle grandi. Ieri il primo a dare del bugiardo a Giannino essere stato uno che per fermare il proprio declino avere fatto votare dal Parlamento che Ruby essere la nipote di Mubarak. 

da - http://lastampa.it/2013/02/19/cultura/opinioni/buongiorno/fare-per-fermare-il-giannino-FGQbcioKFPwffGceS9HpiP/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Ditegli qualcosa
Inserito da: Admin - Febbraio 20, 2013, 11:21:03 pm
Buongiorno
20/02/2013

Ditegli qualcosa

Massimo Gramellini

Uno vorrebbe anche parlare d’altro, ma non si può: ormai arrivano soltanto lettere come questa. «Caro Massimo, sono un comunissimo italiano residente in un comunissimo paese del Friuli, con una moglie e una bimba piccola. L’unico aspetto non comune, ma forse lo è fin troppo, è che sono da quattro anni in cassa integrazione, mia moglie ha un lavoro che finirà a breve e non sappiamo cosa ci aspetterà domani. Quando esponi la tua situazione lavorativa, gli altri tendono a pensare che tu sia un nullafacente o peggio un idiota. La realtà è che mi sono impegnato per anni nei lavori socialmente utili e ho mandato in giro migliaia di curriculum per qualsiasi - credimi, qualsiasi - posto. E adesso sono qui a scriverti perché penso che la società d’oggi non vuole rendersi conto del baratro che si sta aprendo sotto i nostri piedi. Ho sempre lavorato dignitosamente, impegnandomi al massimo in ciò che mi veniva assegnato. Perché la faccia pulita dell’Italia deve morire di stenti? Non sopporto più che mia figlia mi chieda dove lavoro senza che io possa darle una risposta. Non posso pensare che a 40 anni io sia troppo vecchio per lavorare e che i 20 anni di lavoro che ho alle spalle non siano serviti a nulla. Non posso pensare che tutto a un tratto io non sia più in grado di svolgere un mestiere dignitoso. Questo è il semplice sfogo - scritto male, ma col cuore pieno di lacrime - di un padre di famiglia che crede ancora nei valori di onestà e dignità nel lavoro».

Ai piazzisti che si aggirano qui fuori con promesse mirabolanti per avere il mio voto, chiedo in cambio una cosa sola: che diano una risposta a quest’uomo.

da - http://lastampa.it/2013/02/20/cultura/opinioni/buongiorno/ditegli-qualcosa-OUBbFCMVr7YocCaY1T5HRL/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Superometti
Inserito da: Admin - Febbraio 21, 2013, 11:53:36 am
Buongiorno
21/02/2013

Superometti

Massimo Gramellini

La storia a pessimo fine di Oscar Pistorius ci costringe a riflettere sui danni arrecati a troppe generazioni di maschi dall’ideologia del Superuomo. Non nella versione originale di Nietzsche, ma nelle sue troppe parodie, la più tragica delle quali è stata il nazismo.
Per il Superometto del Duemila, cresciuto a colpi di retorica pubblicitaria («l’uomo che non deve chiedere mai») e cinematografica («al mio segnale scatenate l’inferno»), la M di maschio significa muscoli anziché maturità. Il Superometto pensa ancora che il coraggio consista
nell’oltrepassare i propri limiti, anziché nell’accettarli per trovarvi un senso più profondo. E’ un conformista dell’anticonformismo, ottusamente convinto che il solo modo di opporsi alla mollezza dei deboli sia l’energia che scaturisce dalla violenza. Ama le armi e risolvere i conflitti con la forza bruta. I valori in cui crede sono la vendetta, come riequilibrio di torti subiti o supposti, e quel malinteso senso dell’onore che lo induce a considerare ogni scelta da lui non condivisa un attacco al suo fragile ego. Piace alle donne che scambiano la sua carica isterica per forza d’animo e spesso, purtroppo, ne subiscono le conseguenze. Ma sotto la sua corazza da duro è così debole e complessato da rifiutarsi di capire che la mascolinità non si misura nella conquista degli altri, ma di sé. 

 

Ogni volta che le mie viscere sono lambite dal virus del Superometto, corro a cercare l’antidoto in una massima che la leggenda attribuisce a Re Artù e ai suoi cavalieri: «Siamo stati costretti ad andare nel mondo in cerca di avventure perché non eravamo più capaci di viverle nei nostri cuori». La vera avventura è quella lì. 

da - http://lastampa.it/2013/02/21/cultura/opinioni/buongiorno/le-protesi-di-nietzsche-LWSWWzgOHFVJxADU0gHNaJ/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. L’ultimo comizio
Inserito da: Admin - Febbraio 22, 2013, 07:01:33 pm
BUONGIORNO
22/02/2013

L’ultimo comizio

MASSIMO GRAMELLINI

«Cari elettori, per un disguido tecnico nelle settimane scorse è andata in onda la campagna sbagliata: il cagnolino di Monti, il giaguaro di Bersani, la busta di Berlusconi travestita da rimborso delle tasse, il mago Zurlì che smentisce la partecipazione di Giannino allo Zecchino d’Oro. In realtà avremmo dovuto intrattenervi su una questione più pregnante e approfittiamo di quest’ultimo comizio per farlo tutti insieme. Noi politici di destra e di sinistra registriamo con preoccupazione l’allarme lanciato dal linguista Tullio De Mauro: «Più della metà degli italiani ha difficoltà a comprendere l’informazione scritta, con inevitabili conseguenze negative per la democrazia: molti sono spinti a votare più con la pancia che con la testa e non hanno gli strumenti culturali per controllare l’operato delle classi dirigenti». 
 
Questa splendida situazione non è soltanto merito nostro - dall’Unità a oggi vi hanno contribuito generazioni di politici, impegnate a garantire attraverso i media e la scuola uno scrupoloso rispetto degli standard di ignoranza e rincoglionimento collettivo - ma tocca purtroppo a noi porvi termine. Fin qui eravamo sempre riusciti a conciliare il progresso economico con l’immobilismo culturale: quando i soldi girano nessuno si preoccupa se i cervelli rimangono in pausa, consentendo a chi li manipola di continuare a fare, indisturbato, i propri comodi. Ma per uscire dalla crisi attuale sembra non resti altra strada che investire nella ricerca, nella cultura e nella scuola. Riserveremo dunque a questi obiettivi quote più ingenti del Pil, finché non vi sarete trasformati da sudditi in cittadini. Ci scusiamo fin d’ora per i disagi». 
 
da - http://www.lastampa.it/2013/02/22/cultura/opinioni/buongiorno/l-ultimo-comizio-qgTZHLcDUvybofHCR0enoN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Impopolare
Inserito da: Admin - Febbraio 23, 2013, 11:09:11 pm
BUONGIORNO
23/02/2013

Impopolare

MASSIMO GRAMELLINI


Cari elettori, mi chiamo Parlante Grillo, ma non sono parente né candidato, quindi posso concedermi il lusso di sussurrare alcune scomodità. Tutti coloro che ci chiedono il voto, chi più chi meno, usano lo stesso trucco: farci credere che noi siamo i buoni. I cattivi sono sempre gli altri e cambiano in base alla platea - si va dai comunisti ai commercialisti - ma si tratta di razze aliene. La più diffusa è quella dei politici, creature mostruose propagatesi prendendo a prestito i corpi di Fiorito e Lusi, le giacche di Formigoni e la grammatica di Scilipoti. Il messaggio è semplice: non è il sistema a essere marcio, ma chi lo guida. Basta mettere i buoni al posto dei cattivi e tutto cambierà. 
 
C’è un punto però che mi lascia perplesso. A quanto ammonta l’esercito dei cattivi? I politici sono alcune migliaia, ma seppur famelici e infaticabili, non possono essere riusciti da soli a combinare questo guaio. Evasori, mafiosi, corruttori, affondatori d’imprese, ciechi che ci vedono, figli di, incapaci, figli di incapaci, burocrati inamovibili. Un aiutino da costoro (oltre che da chi li ha sempre votati ben sapendo chi erano) i cattivi lo avranno ricevuto? E siamo sicuri che in mezzo ai buoni non si annidi qualche esponente delle categorie succitate, magari quel signore che sta gridando «Morte alla Casta» e per gridarlo meglio ha lasciato l’auto nel posto riservato ai disabili? Non suggerisco di astenersi o di scappare all’estero, ma di dare un voto adulto: senza deleghe in bianco e senza illusioni che non siano quella di cambiare un po’ l’aria nelle stanze chiuse del potere. Senza dimenticare che nel bene e nel male voteremo degli italiani: come loro, ma anche come noi.

da - http://www.lastampa.it/2013/02/23/cultura/opinioni/buongiorno/impopolare-uiMZrUn0JNbDU0KvFHxbUI/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. L’identikit di un Movimento che spiazza l’Italia
Inserito da: Admin - Febbraio 26, 2013, 05:17:08 pm
Buongiorno

26/02/2013 - L’identikit di un Movimento che spiazza l’Italia

Pancia e sentimento, la rivolta contro le élite di una nuova comunità

Così un comico diventato leader ha riunito malesseri, speranze, solitudini


Massimo Gramellini

Di sicuro, in queste elezioni, c’è solo che Grillo ha vinto. E dire vinto è poco. Le urne hanno ospitato una sollevazione di massa contro le élite. Almeno un elettore su quattro ha votato per la lista del Gabibbo Barbuto, spesso senza nemmeno avere la cortesia di anticiparlo ai sondaggisti, considerati elite anche loro. E non si può ridurre sempre tutto alla pancia, per quanto la pancia brontoli, se è vuota anche di più. Qui c’è del sentimento, non soltanto del risentimento. C’è la disperata speranza che i parlamentari a Cinque stelle siano diversi, che non rubino, ma soprattutto che ascoltino: gli altri non lo facevano più.

 

E’ come se da mille stanze si fosse levato l’urlo di mille solitudini connesse fra loro attraverso i cavi dei computer. Un’emozione virtuale che nel tempo si è fatta piazza. Radunando individui che si ritengono incompresi e sovrastati dall’ombra sorda di troppe congreghe: la Casta dei politici, dei giornalisti, dei banchieri, dei raccomandati. Ogni membro della comunità ha una storia e una sconfitta diverse: chi ha perso o mai trovato il lavoro, chi la fiducia nel domani, nello Stato e nei corpi intermedi come partiti e sindacati. Non odiano la politica, ma chi la fa di mestiere da troppo tempo, senza averne né la competenza né l’autorità morale. Intorno a queste desolate solitudini esisteva un vuoto di attenzione e Grillo lo ha riempito. Dapprima con un vaffa, poi con una serie di proposte concrete e una buona dose di utopia. Ha disegnato panorami che ciascuno ha poi colorato come voleva. Dal punto di vista della composizione sociale il suo movimento è un franchising: a Torino ci trovi (anche) i centri sociali che vogliono abbattere il capitalismo, a Bergamo i padroncini in lotta con Equitalia, a Palermo i disperati e gli allergici a qualsiasi forma di oppressione pubblica e privata. Ovunque c’era un malessere, Grillo gli ha messo a disposizione un format e una faccia, la sua. 

 

I politici professionisti non hanno saputo o forse potuto offrire un’alternativa. Sarebbe bastata un’autoriforma dignitosa, qualche taglio nei costi e nel numero dei parlamentari, una campagna elettorale che parlasse non solo di cifre ma di ambiente, di vita, di futuro. Invece hanno snocciolato cifre fredde, discusso della Merkel e borbottato metafore inconsistenti, persi nel loro altrove. A combattere qui sulla Terra sono rimasti un vecchio impresario con le tasche piene di biglietti omaggio per il paese dei balocchi e un guitto che ha talmente studiato il meccanismo seduttivo di Berlusconi da essere riuscito a sublimarlo. Grillo ha scelto il linguaggio dello spettacolo, l’unico che gli italiani mostrino di comprendere dopo un ventennio di vuoto, ma ha deciso di usarlo per dire cose serie. Lo hanno aiutato la sua popolarità, la sua energia e persino i suoi difetti. Anche la selezione di candidati sconosciuti e scarsamente rappresentativi si è rivelata un punto di forza.
Se fra le tante nuove offerte politiche l’unica ad avere sfondato è la sua, è anche perché - a differenza di Monti e Ingroia - non l’aveva infarcita di pseudo vip, algidi tecnocrati e notabili polverosi. 

 

Fra i suoi seguaci storici si può trovare di tutto: il sognatore pragmatico come il vittimista cronico. Ma fra i tanti elettori dell’ultima ora prevale, credo, la fusione di due umori in apparenza contrapposti. Da un lato il desiderio passionale di collassare il sistema, nella speranza che dalle macerie delle varie Caste possa sorgere una classe dirigente nuova. Dall’altro il calcolo razionale di mandare in Parlamento un manipolo di alieni dalla vista acutissima che illumineranno i maneggi del potere. Un amico che ha scelto i Cinque Stelle dopo avere invano votato Renzi alle primarie del Pd mi ha detto: «Non so se metterei mai un grillino ad amministrare il mio condominio, ma se si tratta di fare le pulci all’amministratore, nessuno è più affidabile». 

 

E adesso? Il movimento degli spulciatori affidabili è talmente nuovo da restare misterioso persino a molti di coloro che lo hanno votato.
Grillo è il padre-padrone della squadra o è solo l’arbitro che vigila sul rispetto delle regole e fischia le espulsioni? I parlamentari riceveranno ordini da lui o, come assicurano in coro, solo dal popolo della Rete a cui sottoporranno ogni proposta, da quella di un improbabile accordo di governo al nome del prossimo Capo dello Stato? L’unica domanda che è davvero sciocco porsi è se i Cinque Stelle siano di destra o di sinistra. Grillo non ha tolto voti agli altri partiti. Si è limitato a raccogliere quelli che hanno lasciato cadere.
E la prossima volta potrebbero essere ancora di più.

da - http://www.lastampa.it/2013/02/26/cultura/opinioni/buongiorno/pancia-e-sentimento-la-rivolta-contro-le-elite-di-una-nuova-comunita-sTSd8ZfOE5qOYDh2DlXPqK/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Va tutto bene
Inserito da: Admin - Febbraio 27, 2013, 05:38:37 pm
Buongiorno
27/02/2013

Va tutto bene

Massimo Gramellini

Va bene, va tutto bene. La capacità del Pd di perdere le vittorie ha raggiunto livelli talmente sofisticati che persino un tifoso del Toro si sente pervadere da ammirato stupore, ma va tutto bene. Bersani è uscito disidratato dalle urne e beve venti bicchieri d’acqua in un quarto d’ora di conferenza stampa, ma va bene, va tutto bene. Domani si dimette il Papa, il Presidente della Repubblica è in Germania, il governo chissà, e a presidiare Roma è rimasto soltanto Alemanno, ma non abbiate paura: va tutto bene (anche perché non dovrebbe nevicare). Col quattro per cento dei voti la Lega controlla le tre Regioni più importanti del Nord e minaccia di trasferirle in Carinzia, ma va tutto bene, davvero. Gli uomini di Ingroia danno colpa della débâcle all’imitazione di Crozza (ma dai, era Crozza?), però va tutto bene. Una neosenatrice dei Cinquestelle, intervistata alla radio, non sa esattamente quanti siano i componenti di Camera e Senato che vorrebbe giustamente dimezzare, ma va bene, benissimo così (magari una sbirciata a Wikipedia, la prossima volta). I tedeschi, gli unici ad avere votato per Monti (per Fini e Casini non ce l’hanno fatta neanche loro) oltre a tutto il resto pretendono di esportare la stabilità e, avendo le elezioni a settembre, potrebbero decidere che il vincente governerà loro e il perdente noi, ma credetemi: va bene, va tutto bene. 


Non sono impazzito, anche se la situazione politica me ne darebbe ampia facoltà. Mi sono solo convinto che l’Italia versava in un tale stato catatonico che per rianimarla serviva un elettrochoc. Ora siamo svegli. Nella melma più nera, ma svegli. Non resta che venirne fuori, ma questa da millenni è la nostra specialità. 

da - http://www.lastampa.it/2013/02/27/cultura/opinioni/buongiorno/collasso-felice-IBQl2s9QUwoS7hw5cbCeCN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. I grandi vecchi
Inserito da: Admin - Febbraio 28, 2013, 11:33:10 am
Buongiorno
28/02/2013

I grandi vecchi

Massimo Gramellini

In questi giorni burrascosi ma intrisi finalmente di energia giovane si stagliano come lame di luce i gesti di due anziani. Il primo lo compirà stasera Joseph Ratzinger. L’hobbit del Signore degli Anelli. Con le sue dimissioni rammenta - temo invano - ai mestatori di Curia ubriachi di potere che il vero eroe non è chi conquista un tesoro, ma chi trova il coraggio di gettarlo via. Il secondo gesto lo ha compiuto ieri Napolitano, rifiutandosi di incontrare il capo tedesco della sinistra, la sua stessa parte politica, che aveva definito «clown» Grillo e Berlusconi, dando per estensione dei pagliacci ai milioni di italiani che li hanno appena votati. Ignoro cosa pensi in cuor suo Napolitano di Grillo e Berlusconi, anche se posso immaginarlo. Ma col suo scatto ha voluto difendere qualcosa di più grande, la dignità di un Paese. Un valore ignoto a tanti suoi compatrioti addestrati da millenni di invasioni a tenere curva la schiena. Mio padre, che se fosse vivo gli sarebbe coetaneo, avrebbe fatto la stessa cosa. 

La rottamazione che in tanti invochiamo non chiede la carta di identità. Anziani come Ratzinger, come Napolitano, come l’esercito di nonni che tiene in piedi le famiglie squassate dalla crisi sono figure insostituibili di un presepe sociale sano. Non è contro di loro che è montata la rabbia popolare, ma contro chi ha sempre solo parlato, promesso, auspicato e mai fatto. La vita è un film muto. Contano i gesti, non i fiati. Gli sguardi stanchi ma fieri di un Papa e di un Presidente a fine carriera non hanno bisogno di troppe spiegazioni. Si impongono con la forza dirompente dell’esempio che dona loro quell’autorevolezza senza la quale si vanifica qualsiasi autorità. 

da - http://lastampa.it/2013/02/28/cultura/opinioni/buongiorno/i-grandi-vecchi-2Uk0GYtPhnbzk8Vtqd9iDO/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Le virtù del buon politico
Inserito da: Admin - Marzo 02, 2013, 03:32:58 pm
Buongiorno
02/03/2013

Le virtù del buon politico

Massimo Gramellini


Anticipando il probabile duello finale dei prossimi mesi, Grillo ha attaccato Renzi dandogli della «faccia come il c.» (in comproprietà con Bersani) e del «politico di professione». Per lui e per una parte dei suoi elettori le due definizioni sono sinonimi. Tralascio ogni giudizio sull’uso del turpiloquio, uno dei tanti lasciti di questo ventennio che ancora prima delle tasche ci ha immiserito i cuori, portandoci a considerare normale e persino simpatico che un leader politico si esprima come un energumeno. Ma vorrei sommessamente segnalare che essere professionisti della politica non è una vergogna né una colpa. E’ colpevole, e vergognoso, essere dei professionisti della politica ladri e incapaci. 

 

In questi ultimi decenni ne abbiamo avuti un’infinità e la stampa porta il merito ma anche la responsabilità di averli resi popolari, preferendo esibire i fenomeni acchiappa audience piuttosto che il lavoro serio ma noioso di tanti membri delle commissioni parlamentari. 

Dando agli elettori la percezione che tutti i politici fossero uguali a Fiorito o a Scilipoti e che chiunque potesse fare meglio di loro. Non è così. Il «chiunquismo» è una malattia anche peggiore del qualunquismo e porta le società all’autodistruzione. Questa idea che tutti possono fare politica, scrivere articoli di giornale, gestire un’azienda o allenare una squadra di calcio è una battuta da bar che purtroppo è uscita dai bar per invaderci la vita e devastarcela. 

 

A furia di vedere buffoni e mediocri nelle foto di gruppo della classe dirigente, ma soprattutto di vedere ovunque umiliata la meritocrazia a vantaggio della raccomandazione, siamo sprofondati in un’abulia che ci ha indotti ad accettare senza battere ciglio ogni sopruso e ogni abuso antidemocratico (a cominciare dai partiti padronali e da una oscura rockstar del capitalismo come presidente del Consiglio). E ora che ci siamo svegliati, per reazione vorremmo buttare tutto all’aria, convinti che per fare politica bastino un ideale e una fedina penale intonsa. Non è vero. Gli ideali e l’onestà sono la base per distinguere i buoni leader dai cialtroni che ci hanno ridotto in questo stato. Ma la politica è anche un mestiere con regole precise: l’attitudine all’ascolto, la conoscenza della materia trattata e delle procedure legislative, la capacità di giungere a una sintesi che in democrazia è quasi sempre un compromesso tra diversi egoismi, come ben sa chiunque abbia frequentato un’assemblea di condominio. Era così ai tempi di Pericle e delle lavagnette di creta. Lo rimarrà nell’era di Grillo e del web, con buona pace di chi pensa che la democrazia diretta possa abolire il filtro della rappresentanza. I rimpianti Cavour e De Gasperi non erano dilettanti o improvvisatori. Erano politici di professione, come lo è oggi un Obama.

 

Il fatto che queste ovvietà suonino eretiche testimonia l’abisso di confusione in cui ci dibattiamo. La politica, se fatta bene, è una cosa dannatamente difficile e seria, specie in giorni come quelli che ci attendono, quando si tratterà di rimettere in piedi un Paese economicamente e moralmente allo stremo. Da cittadino di una democrazia malata sarei più sereno se a occuparsi dell’infermo fossero persone selezionate da un meccanismo che garantisse scelte autorevoli. E qui già vedo un ghigno profilarsi sul volto di Grillo: i partiti sono morti, incapaci di formare una classe dirigente. Ma allora bisogna immaginarne di nuovi, diversamente strutturati. Di certo il futuro non può essere affidato a miliardari e magistrati fai-da-te. Può anche darsi che la soluzione siano movimenti di persone perbene agglomerati dal web come i Cinque Stelle, ma dovranno risolvere l’intima contraddizione fra la trasparenza della base e l’oscurità della catena di comando. A cosa serve accendere una webcam in Parlamento se poi l’ufficio della Casaleggio & Associati, in cui si scrivono le regole e si decide la strategia, rimane ostinatamente al buio? 

da - http://lastampa.it/2013/03/02/cultura/opinioni/buongiorno/le-virtu-del-buon-politico-pKekhgWD3FLbt51STLzrtN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Richiesta di dimissioni
Inserito da: Admin - Marzo 05, 2013, 05:04:19 pm
Buongiorno
05/03/2013

Richiesta di dimissioni

Massimo Gramellini


«Prima che degenerasse, il fascismo aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello Stato e la tutela della famiglia». Questo Paese senza memoria digerisce ormai qualsiasi oltraggio alla sua storia, ma se un politico di spicco della Casta avesse pronunciato parole simili, dubito che l’avrebbe passata liscia. Nemmeno Berlusconi, per citare un caso limite, si era mai spinto a tanto. I più sarcastici gli avrebbero chiesto in quale giorno, ora e minuto esatto un movimento giunto al potere con la violenza e la sospensione delle libertà fondamentali era degenerato in qualcosa di peggio. I più sensibili sarebbero sobbalzati davanti alla superficialità urticante di certe affermazioni. In particolare la seconda, perché per dire che il fascismo dei gerarchi corrotti e della retorica patriottica ammannita al popolo come una droga aveva «un altissimo senso dello Stato» bisogna avere un altissimo tasso di malafede o, peggio, di ignoranza. E non oso immaginare la reazione di Grillo. Gli avrebbe urlato da tutti i computer: sei morto, sei finito, sei circondato, arrenditi topo di fogna.

Purtroppo il pensiero sopra riportato è opera di Roberta Lombardi, neocapogruppo alla Camera dei Cinquestelle, che lo ha scritto su un blog non più tardi di un mese fa. Conosco tante persone che hanno votato Grillo per dare uno scossone al Palazzo. Ma nella lista degli scossoni desiderati dagli elettori non credo rientrasse l’apologia di fascismo. Perciò sono sicuro che la signora Lombardi presenterà entro stasera le sue scuse, seguite dalle sue dimissioni.

da - http://lastampa.it/2013/03/05/cultura/opinioni/buongiorno/richiesta-di-dimissioni-ao0YYAlI7S6nsnXiaTngkN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Cinque stelle extra-luxe
Inserito da: Admin - Marzo 06, 2013, 12:27:33 pm
Buongiorno
06/03/2013

Cinque stelle extra-luxe

Massimo Gramellini


L’autopresentazione dei parlamentari di Grillo in diretta tv da un albergo della Capitale («Ciao, sono Diego, in quanto sommelier mi vorrei occupare di agricoltura») ha dissolto in un istante decenni di polverosa comunicazione politica. Siamo in grado di anticiparvi l’intervento degli eletti della lista Monti che si raduneranno oggi a Roma in un esclusivo monolocale del centro. «Ciao, sono Filippo Maria Ondeggioni Guerreschi, uno come tanti. In quanto proprietario di due aerei privati, vorrei entrare nella commissione Trasporti». 

 

«Ciao a tutti, sono la contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare: avendo tre cameriere peruviane e un personal trainer russo, mi piacerebbe occuparmi di politica estera». «Salve, mi chiamo Giangi Anfuso Lambertenghi, sono appassionato di ecologia e andrò alla Camera con la bicicletta guidata dal mio autista». «Ciao ragazzi, sono Fiordalisa Filippini in Gaumont in Sauroni in Rottweiler in Beauchamp in Opale: felicemente sposata cinque volte e divorziata quattro ancora più felicemente, mi interessano molto i temi della famiglia». «Salve, sono Marco Maniscalchi Ferreris d’Argonauta: figlio dell’ambasciatore Maniscalchi, nipote del cardinale Ferreris e figlioccio del professor d’Argonauta: vorrei occuparmi di pari opportunità». 

 

«Ciao, sono Luigia Tonnarelli Guitti: non ho mai lavorato un giorno in vita mia, sarà per questo che mi incuriosisce il Welfare». «Salve, sono Gianfranco Fini, disoccupato, mi piacciono le immersioni, ma vorrei tornare a galla. A qualcuno serve un sommelier?».


da - http://lastampa.it/2013/03/06/cultura/opinioni/buongiorno/cinque-stelle-extra-luxe-y2cqLcU0JafwLHwn2u0idM/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il piano B
Inserito da: Admin - Marzo 07, 2013, 05:20:08 pm
Buongiorno
07/03/2013

Il piano B

Massimo Gramellini

Ecco la lettera che mi è capitato di ricevere al posto di quella sul rimborso dell’Imu.

 

«Gentili elettori ma soprattutto elettrici, il signor Bersani ha affermato che non esiste un piano B. Quell’uomo è un dilettante della bugia, lasciatevelo dire da un professionista. Il piano B esiste eccome. Sono io. Mettetevi comode ed eleganti che vi spiego. Il grillo e la volpe Casaleggio - gli ho offerto dieci milioni di euro più Scilipoti per sapere quale marca di shampoo usa - non voteranno mai nessun governo: politico, tecnico, tecnico-tattico. Qualcuno ha fatto girare il nome di Giacobbo per un governo Voyager che ci porti al voto con una legge elettorale a triplo turno ritrovata in un’anfora babilonese, ma si tratta di una bufala: Casaleggio lo vuole sottosegretario agli esteri per i rapporti con gli alieni. Senza i Cinque Stelle, e con i senatori di Monti che stanno tutti su un pianerottolo, l’unica maggioranza possibile rimaniamo noi: pidielle e pidimenoelle. La Grande Colazione, come potrebbe definirla un suo estimatore: Giuliano Ferrara. C’è un problema, però. Io. Se il pidimenoelle osasse rimettersi con me, alle prossime elezioni prenderebbe meno voti di Ingroia. E per quanto i dirigenti del pidimenoelle abbiano dato prova di non badare a questi particolari, temo che l’impresa superi le loro forze. Qui scatta il piano B. D’Alema muore dalla voglia di prendere una tisana con Alfano e la Gelmini, purché io non mi aggiri nei paraggi? Va bene, me ne vado. Per il bene del Paese, e in cambio di un condono tombale sulla mia esistenza, lascerò l’Italia oggi stesso. Anche perché sono atteso altrove. Lunedì, con la messa Pro Eligendo Me, incomincia il conclave».

da - http://lastampa.it/2013/03/07/cultura/opinioni/buongiorno/il-piano-b-eM1aoszlfbbVgOaeM5Z8EJ/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il coraggio di cambiare
Inserito da: Admin - Marzo 09, 2013, 12:10:13 am
Buongiorno
08/03/2013

Il coraggio di cambiare

Massimo Gramellini

Mi ha scritto la collega perugina di Margherita Peccati e Daniela Crispolti, le due impiegate (una precaria) della Regione Umbria uccise senza pietà da quell’uomo fragile e disperato che le aveva erette a simbolo di un sistema. E’ una lettera meravigliosa perché sorprendente. Ti aspetti il dolore per le vittime e lo trovi. Ti aspetti la paura che possa succedere di nuovo e la trovi. Ma ti aspetteresti anche il lamento contro chi ha alimentato questo clima, additando la pubblica amministrazione come luogo di ogni nefandezza, e invece non lo trovi. 

 

Anziché crogiolarsi nel vittimismo, specialità nazionale, l’impiegata di Perugia scrive: «Se siamo percepiti come poco trasparenti, autoreferenziali e arroganti, forse dovremmo cercare di cambiare, prima che un’ondata di risentimento cieco e indistinto cambi noi, travolgendo tutto». Il cambiamento, e sono parole che andrebbero recitate a memoria come le tabelline, «non arriverà dall’alto e nemmeno un grilleggiante deus ex machina lo potrà attuare, se non sarà la pubblica amministrazione a volerlo, trovando il coraggio di riempire di contenuti quanto sbandiera ma non attua, a cominciare dalla meritocrazia. Dobbiamo smetterla di sentirci “altro” dalla gente, magari anche un po’ superiori, per poi offenderci appena ci chiamano privilegiati». 

 

Cara signora, taccio il suo nome per non esporla a ritorsioni, ma persone come lei meriterebbero la prima pagina tutti i giorni. In quest’epoca di licenziamenti continui, anche da se stessi, è consolante imbattersi ancora in qualcuno capace di un’assunzione. Di responsabilità.

da - http://lastampa.it/2013/03/08/cultura/opinioni/buongiorno/il-coraggio-di-cambiare-ZJfgWZTMsW5yUWXx3aKGzN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Il coraggio di cambiare
Inserito da: Admin - Marzo 10, 2013, 04:39:41 pm
Buongiorno
08/03/2013

Il coraggio di cambiare

Massimo Gramellini


Mi ha scritto la collega perugina di Margherita Peccati e Daniela Crispolti, le due impiegate (una precaria) della Regione Umbria uccise senza pietà da quell’uomo fragile e disperato che le aveva erette a simbolo di un sistema. E’ una lettera meravigliosa perché sorprendente. Ti aspetti il dolore per le vittime e lo trovi. Ti aspetti la paura che possa succedere di nuovo e la trovi. Ma ti aspetteresti anche il lamento contro chi ha alimentato questo clima, additando la pubblica amministrazione come luogo di ogni nefandezza, e invece non lo trovi. 

 

Anziché crogiolarsi nel vittimismo, specialità nazionale, l’impiegata di Perugia scrive: «Se siamo percepiti come poco trasparenti, autoreferenziali e arroganti, forse dovremmo cercare di cambiare, prima che un’ondata di risentimento cieco e indistinto cambi noi, travolgendo tutto». Il cambiamento, e sono parole che andrebbero recitate a memoria come le tabelline, «non arriverà dall’alto e nemmeno un grilleggiante deus ex machina lo potrà attuare, se non sarà la pubblica amministrazione a volerlo, trovando il coraggio di riempire di contenuti quanto sbandiera ma non attua, a cominciare dalla meritocrazia. Dobbiamo smetterla di sentirci “altro” dalla gente, magari anche un po’ superiori, per poi offenderci appena ci chiamano privilegiati». 

 

Cara signora, taccio il suo nome per non esporla a ritorsioni, ma persone come lei meriterebbero la prima pagina tutti i giorni. In quest’epoca di licenziamenti continui, anche da se stessi, è consolante imbattersi ancora in qualcuno capace di un’assunzione. Di responsabilità.

da - http://www.lastampa.it/2013/03/08/cultura/opinioni/buongiorno/il-coraggio-di-cambiare-ZJfgWZTMsW5yUWXx3aKGzN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Indignados in doppiopetto
Inserito da: Admin - Marzo 12, 2013, 06:45:20 pm
Buongiorno
12/03/2013

Indignados in doppiopetto

Massimo Gramellini


Si fa presto a dire Sudamerica. Certe cose non succedono più nemmeno lì. 

Sembra l’ultima scena del «Caimano» ma senza il Caimano, impegnato a recitare Polifemo in una fiction sulle visite fiscali. O forse è un cinepanettone fuori stagione, «Ultime vacanze a Bananas», con Danny De Vito nei panni stropicciati di Scilipoti e l’inimitabile Santanché nel ruolo di se stessa. 

La storia di 150 parlamentari, eletti per ridurre le tasse ai lavoratori e restituire l’Imu ai pensionati, che invece marciano compatti sotto un tribunale della Repubblica. 

Pur di rivendicare l’impunità del proprietario del loro partito, contrabbandata per emergenza nazionale. 

Mi piacerebbe conoscere il parere di chi li ha votati. Immagino che avrebbe preferito vederli manifestare davanti a una fabbrica chiusa o a un ufficio di Equitalia fin troppo aperto. Il destino personale del Divo Silvio toglierà forse il sonno alla famosa casalinga di Retequattro, ammesso che esista, ma agli altri? Quelli che lo hanno scelto perché le alternative erano Monti e Bersani potranno anche non andare pazzi per i metodi della Boccassini, ma si identificano davvero nella parabola giudiziaria di un singolo uomo e nella rabbia obbediente dei suoi centurioni? Se è così, siamo perduti. Se un terzo abbondante del nostro Paese è seriamente convinto che il problema più importante, il primo di cui occuparsi, non sia il lavoro che latita o la corruzione che esagera ma l’iter processuale di Berlusconi, significa che stiamo smarrendo la speranza: non di formare un governo, ma di rifondare una comunità.

Non so se sia vero che il Capo aveva sconsigliato la marcia dei suoi indignados in doppiopetto sotto il Palazzo di Giustizia. A occhio (l’altro, naturalmente), sembrerebbe la classica pantomima padronale a cui ci ha abituato da vent’anni: io non volevo, ma loro mi hanno disobbedito per troppo amore. Chiunque abbia cercato di dissuadere i berluscones da questa piazzata ne aveva però visto le conseguenze politiche irreparabili. Adesso chi accetterà di votare un governo, ma anche un Presidente della Repubblica e una legge elettorale, insieme con dei parlamentari che sono entrati in massa dentro il tribunale di Milano e si sono messi arrogantemente in posa sotto la foto di Falcone e Borsellino? Come puoi giocare a calcio con uno che ti urla in modo intimidatorio che l’arbitro è venduto? 

Le immagini di Brunetta e Scilipoti in occhiali da sole sui gradini del tribunale simbolo di Tangentopoli hanno fatto il giro del mondo e sono tornate qui, sotto i nostri sguardi sgranati. Fra due settimane toccherà ai parlamentari di Grillo marciare in Valle di Susa al fianco dei No Tav. La motivazione è diversa e più nobile (non foss’altro perché riguarda un interesse collettivo e non individuale), ma resta il fatto che due dei tre gruppi più folti del Parlamento si scagliano in massa come falangi nei punti caldi dell’Italia smarrita, dilatando mediaticamente lo scontro sociale anziché tentare di ricomporlo nel luogo deputato, per frequentare il quale erano stati votati. E il Pd si ritrova sul campo da solo, diviso come sempre in due squadre che giocano a chi fa più autogol.

da - http://lastampa.it/2013/03/12/cultura/opinioni/buongiorno/indignados-in-doppiopetto-klCNxEmsim3DeD61uSNcpN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Cercansi lampadine
Inserito da: Admin - Marzo 13, 2013, 11:46:35 am
Buongiorno
13/03/2013

Cercansi lampadine

Massimo Gramellini


Un amico racconta che qualche tempo dopo la morte del nonno ha dovuto liberare la cantina del suo appartamento. Tra le altre cose ha trovato uno scatolone pieno di lampadine fulminate. Era accompagnato da un biglietto scritto a mano: «Casomai in futuro inventassero un sistema per ripararle».

Dietro certi aneddoti affiora un mondo. Pare di vederlo, quell’uomo, mentre accatasta oggetti inutilizzabili in un angolo della cantina con la speranza segreta che un giorno possano servire ancora: se non più a lui, a qualcuno della sua famiglia. C’è chi interpreterà il gesto del nonno come un rifiuto del consumismo o un afflato di tirchieria. Io al contrario vi sento la fiducia nel futuro. È lei che abbiamo perso, è lei che ci sorride nostalgica da questi quadretti del passato che ammorbidiscono i cuori perché sembrano celare una risposta possibile alle angosce presenti. L’Italia è uscita dalle macerie di una guerra mondiale grazie a persone che ragionavano così. Statisti che inseguivano obiettivi e non sondaggi, imprenditori che rinunciavano agli utili per tradurli in investimenti, banchieri che prestavano denaro senza passare subito all’incasso, famiglie che risparmiavano sui cappotti dei figli ma non sui loro studi. Milioni di appassionati della vita che coniugavano i verbi al futuro, pur sapendo che non lo avrebbero goduto ma soltanto propiziato. A chi, seduto su nuove macerie, si chiede da dove ripartire, mi verrebbe da indicare quello scatolone di lampadine bruciate. 

da - http://lastampa.it/2013/03/13/cultura/opinioni/buongiorno/cercasi-lampadine-5ZHMYqG3VOj6LxmkvymDFN/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. La voce del silenzio
Inserito da: Admin - Marzo 14, 2013, 06:12:17 pm
Buongiorno
14/03/2013

La voce del silenzio

Massimo Gramellini


È timido, è semplice, è piemontese, anche se parla come Maradona. Chissà se gli basterà essersi chiamato Francesco per seppellire la pompa della Chiesa e la società dei consumi, entrambe degenerate a livelli insostenibili. Di sicuro uno che al suo primo affaccio dal balcone si mette in ginocchio e riesce a fare tacere per quasi mezzo minuto la folla di Roma può essere capace di qualsiasi impresa. Mezzo minuto di silenzio, cioè di spiritualità, qualcosa di molto più ampio della religiosità. Le parole trasmettono emozioni e pensieri. Il silenzio, sentimenti. Erano anni che lo aspettavamo. Anni orribili di applausi ai funerali e di minuti di silenzio inquinati da coretti da stadio non solo negli stadi. Questo terrore di entrare in contatto con se stessi, contrabbandato per empatia ed espansività. Questo bisogno di buttare sempre tutto fuori, per paura di sentire che cosa c’è dentro, fra la pancia e la testa. Il cuore.

Il gesuita Francesco ha mandato nel mondo il suono dimenticato del silenzio. Per trentadue secondi: in televisione un’eternità. Sarebbe bastato che dalla piazza partisse un «viva» o un «daje» per rovinare tutto. E invece una Roma improvvisamente e miracolosamente afona non gli ha sporcato il primo e fondamentale discorso a bocca chiusa. Ora il suo cammino può cominciare, nonostante le difficoltà del caso. Lui è abituato a girare in metropolitana, ma muoversi coi mezzi a Roma risulta piuttosto complicato. Le strade sono piene di buche, in Curia anche di burroni.

da - http://www.lastampa.it/2013/03/14/cultura/opinioni/buongiorno/la-voce-del-silenzio-4bbk4IBU8fuZ4wuB0e41wM/pagina.html


Titolo: Massimo GRAMELLINI. Conclave 1 - Parlamento 0
Inserito da: Admin - Marzo 15, 2013, 06:34:41 pm
Buongiorno
15/03/2013

Conclave 1 - Parlamento 0

Massimo Gramellini


Possibile che un centinaio di anziani preti abbiano intercettato in pochi giorni il desiderio di cambiamento che i politici italiani si rifiutano da anni di vedere? Da quando papa Francesco è apparso al balcone, con quella faccia da «santo subito» che i primi gesti si sono incaricati di confermare, le persone normali non smettono di porsi questa domanda. 

 

Chi crede nello Spirito Santo ha la risposta pronta. Gli altri arrancano, ma il buon senso giunge loro in socco