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Titolo: ELENA LOEWENTHAL. La svolta di Yehoshua: “No ai due Stati con i palestinesi ...
Inserito da: Arlecchino - Aprile 22, 2018, 12:21:07 pm
La svolta di Yehoshua: “No ai due Stati con i palestinesi meglio una confederazione”

Lo scrittore invoca il modello svizzero e scatena la polemica con Oz

Pubblicato il 20/04/2018 Ultima modifica il 20/04/2018 alle ore 07:25

ELENA LOEWENTHAL

Quando qualche mese fa lanciò la proposta dai microfoni della radio dell’esercito, la più ascoltata in Israele (molta musica e talk show), sollevò un polverone. Come può un intellettuale illuminato quale è A.B. Yehoshua dichiarare morta l’opzione dei due Stati, l’unica strada possibile per una soluzione del conflitto israelo-palestinese, il dogma indiscutibile di coloro che in ebraico si chiamano «cercatori di pace»? Per il settantesimo anniversario d’Israele lo scrittore articola la sua proposta in termini precisi, ed è una sorta di «re nudo». La soluzione di due Stati si è inasprita anziché avvicinarsi alla realtà. È diventata uno slogan astratto che genera una frustrazione sui due fronti, con la «complicità» di un sempre maggiore disinteresse da parte della comunità internazionale.

Il conflitto israelo-palestinese è singolare, spiega Yehoshua, perché malgrado gli slogan vede in gioco due identità nazionali «difettose», incomplete: quella ebraica che ricupera la dimensione territoriale attraverso il sionismo ma che ha l’esilio come «parte immanente e legittima» dell’identità da duemila anni a questa parte; quella palestinese per la quale sono la casa o il villaggio, non il territorio nazionale, a «simboleggiare» il principio fondativo dell’identità. I palestinesi che vivono nei campi profughi della Cisgiordania e di Gaza non sono propriamente «profughi, ma sfollati che vivono nella loro homeland». 

Il fallimento dell’opzione «due Stati per due popoli» ha anche delle ragioni legate alle circostanze politiche: immobilismo e rifiuto di qualsivoglia soluzione da parte del fronte palestinese, questione degli insediamenti ebraici e fluidità sul campo politico israeliano. Basti pensare che l’idea originaria di creare avamposti nei territori appena conquistati nel 1967 fu non di fanatici profeti del Grande Israele bensì di laburisti come Shimon Peres, mentre a ribadire la soluzione dei due Stati è oggi Netanyahu: in Israele tutto sfugge puntualmente a ogni semplificazione, a ogni rigido schieramento.

Ci vuole una soluzione «creativa», disse Yehoshua quel giorno alla radio, innescando reazioni indignate - non ultima quella del suo amico Amos Oz, con cui ha da allora discusso della faccenda quasi quotidianamente e chissà che un giorno o l’altro una mosca di passaggio fra il mare e i viali di Tel Aviv non ci restituisca un pezzetto di quei preziosi dialoghi.

«Non invoco più la pace, ma una partnership», spiega: la geografia fisica e quella umana sono ormai troppo confuse per pensare a una divisione in confini tradizionali. Status di residenti (e a breve cittadinanza) ai 100.000 palestinesi che vivono nell’area C dei Territori Occupati (sono circa il 60% e qui si concentrano tutti gli insediamenti ebraici); cittadinanza israeliana immediata ai palestinesi di Gerusalemme, che hanno già lo status di residenti. Democrazia presidenziale a elezione diretta, camera alta con funzione legislativa. Suddivisione del Paese-Stato in distretti dotati di ampia autonomia: «Una specie di Svizzera, con i suoi cantoni, nel rispetto delle diverse identità linguistiche, religiose e nazionali», e dell’anima ebraica d’Israele: nel 1967 a Gerusalemme Ovest non c’era nessun palestinese, cinquant’anni dopo ne vivono trecentomila, «eppure non si può certo dire che la Città Santa abbia perso la propria identità ebraica», conclude Yehoshua con quell’ottimismo di fondo che malgrado tutto accompagna da sempre il popolo d’Israele.

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Da - http://www.lastampa.it/2018/04/20/esteri/la-svolta-di-yehoshua-no-ai-due-stati-con-i-palestinesi-meglio-una-confederazione-kigrQC5eQ9FplsrRUDrQGM/pagina.html