LA-U dell'OLIVO

Forum Pubblico => L'ITALIA DEMOCRATICA e INDIPENDENTE è in PERICOLO. => Discussione aperta da: Admin - Novembre 23, 2007, 06:42:37 pm



Titolo: Un'inchiesta del New York Times denuncia la manipolazione dei commenti
Inserito da: Admin - Novembre 23, 2007, 06:42:37 pm
Censure, omissioni autocensure l’informazione malata di quel Tg1

Paolo Ojetti


Per qualche anno, giorno dopo giorno, ho seguito per questo giornale le serate televisive dei telegiornali Rai. Non ho lesinato le critiche, soprattutto al Tg1, poiché il suo modo di confezionare le notizie appariva sempre stravagante: attento, per un quinquennio, a non disturbare né il manovratore Berlusconi né - con meno solerzia, per la verità - i suoi alleati. Al centro di questa operazione e con una capacità straordinaria, l’ex collega Francesco Pionati, validissimo pastonista e ora senatore Udc. Il che, se non altro, sorprende. Il suo lavoro come cronista politico e poi come vicedirettore nel Tg1 era tutto mirato ad interpretare, chiosare e diffondere il verbo berlusconiano: avrebbe potuto militare con coerenza assoluta in Forza Italia.

Allora l’intesa operativa tra Rai e Mediaset era solo sospettato e intuito; oggi è evidente, grazie alle intercettazioni telefoniche, come mai la «corazzata» dell’informazione Rai fosse al servizio della «concorrenza», guarda caso proprietà privata di un Presidente del consiglio. È stato, ad essere buoni, la confluenza negli interessi di una sola persona della vocazione «governativa» del Tg1, già storicamente nel suo codice genetico.

Il lato meno nobile della faccenda sta invece nelle conseguenze di questo intreccio di interessi aziendali e personali. Chi ne ha grandemente sofferto è stata la libertà di stampa. Coloro che si sono adattati a servire - per convenienza, si suppone - un padrone politico, hanno tradito anzitutto l’etica professionale, ma anche la fiducia del pubblico e, trattandosi di «servizio pubblico», anche della democrazia senz’altri aggettivi. Hanno diffuso per anni un’informazione mutilata, distorta e avariata, senza contare le omissioni e le autocensure, aspetto ancora più grave e ingiustificabile.

A riprova di quanto detto, abbiamo rispolverato le rubriche degli anni 2004-2005 e fino alle elezioni dell’aprile del 2006, quando finì il regime berlusconiano. Premessa: i protagonisti di questa lunga stagione di disinformazione sono sempre gli stessi. Con alcune differenze: chi ha disinformato con lucida consapevolezza, chi per debolezza, chi per incapacità. In ogni caso e in ordine sparso, ecco quanto andavamo segnalando in quegli anni.

2 febbraio 2004. Lucia Annunziata, presidente Rai denuncia che il Cda si fa «condizionare da Berlusconi». Il Tg1 relega la dichiarazione in mezzo al notiziario per nasconderne la gravità.

3 febbraio 2004, affossata la legge Gasparri da 30 franchi tiratori di Udc e An. Pionati traduce: «Berlusconi si augura che una verifica si faccia presto», ma non dice cos’è accaduto.

4 febbraio 2004, Berlusconi non riesce a convocare un vertice di maggioranza e Pionati dice: «Nella maggioranza si respira un’aria più distesa».

6 febbraio 2004, Pionati inventa una «lista unica» del centrodestra. Il ritornello del «partito unitario» o «partito unico» tornerà molte volte, fin quando verrà archiviato per mancanza di qualsiasi indizio.

19 marzo 2004. Berlusconi vuole cambiare i regolamenti parlamentari. Pionati non dice che il governo non ne ha il potere, ma aggiunge: «Una idea per ammodernare lo Stato».

4 aprile 2004, Bush è a cena con Berlusconi. Si parla di Iraq, della delicata posizione italiana dove vasta è l’opposizione all’intervento. Ma Susanna Petruni descrive il «menù tricolore» con gelato di «limone, fragola e pistacchio di cui il presidente Bush è particolarmente ghiotto».

24 maggio 2004, Il Tg1 si offre di veicolare una visita di Berlusconi ai “circoli” di Forza Italia. Non c’è notizia, solo propaganda.

27 maggio 2004, tre inviati al Congresso di Forza Italia: Giorgino, Petruni e Romita. Giorgino riferisce gli slogan: «La nostra moralità è mantenere la parola data, ci ispiriamo a Sturzo, De Gasperi, Calamandrei e Craxi». Susanna Petruni: «Ecco la moralità del fare, la volontà di ridurre le tasse, la sconfitta del comunismo». Romita non dice che Fini e Follini sono assenti, ma descrive: «Ecco l’effetto laser che irrompe a sorpresa, in una scenografia sobria con azzurri che cantano inni azzurri».

11 giugno 2004, Berlusconi ha mandato un Sms di propaganda elettorale a tutti gli italiani muniti di cellulare, anche ai minorenni, e ottiene reazioni ironiche e irritate. Pionati: la gente è lusingata di avere messaggi dal «premier».

25 giugno 2004, Berlusconi dichiara: resterò fino alla fine della legislatura «per rispetto degli elettori». Pionati arricchisce: «vuole darci una scossa, apre alla collegialità, farà cambiamenti circoscritti, ordina che cessino le chiacchiere».

30 giugno 2004. Pionati attacca il ritornello di una “verifica” che si farà e andrà benone. Andrà avanti per mesi.

2 luglio 2004, Fini vuole spezzare l’asse Berlusconi, Bossi, Tremonti e si agita. Pionati ricuce: «Via libera alla manovra, verifica che viaggia su un binario separato, Fini rilancia con senso di responsabilità, c’è il contributo concreto di tutti, Berlusconi farà un passo avanti verso l’accordo».

7 luglio 2004, Standard e Poor’s precipita l’Italia nelle classifiche dei paesi sempre meno affidabili. Il Tg1 annacqua la notizia in un pastone politico di Pionati che parla di “nodi sciolti”, “buona volontà”, “orizzonti sereni”. In questo stesso giorno, Berlusconi dà dal kapò all’eurodeputato tedesco Schulz. Il Tg1 censura (e censurerà sempre) la madornale gaffe.

12 luglio 2004, Berlusconi minaccia Follini: lo distruggerò con le tv. Traduzione del Tg1: ci sono «segnali positivi».

26 luglio 2004, I “saggi” del centrodestra vanno in montagna per partorire modifiche costituzionali e legge elettorale. Pionati assicura: «Segnali positivi che sbloccano la grande riforma».

7 ottobre 2004, Romita è con Berlusconi in Libia: «Un viaggio che rischia di diventare un evento storico».

25 ottobre 2004, batosta elettorale del centrodestra. Il Tg1 ammorbidisce: colpa della scarsa affluenza alle urne.

26 ottobre 2004, sette a zero per il centrosinistra alle amministrative. Pionati: «Un campanello d’allarme da non sottovalutare, ma nemmeno da enfatizzare».

28 ottobre 2004, Fini è irritato e chiede una verifica, un rimpasto, un rilancio della coalizione. Pionati: «Dopo la buona affermazione alle europee, il dibattito riprende».

22 novembre 2004, Pionati inventa un sillogismo di livello: «per abbassare le tasse bisogna abbassare i toni». Il tormentone delle tasse tagliate o da tagliare è già iniziato a febbraio e continuerà per mesi e mesi («non solo ipotesi, ma certezze»). A volte serve a dare una spruzzata di colore a giornate scialbe o imbarazzanti.

9 dicembre 2004, cosa fa Berlusconi prima di Natale? Romita lo sa: «Delinea la strategia del futuro per l’ammodernamento dello Stato». E Pionati: «Si impegna al taglio delle tasse, che sarà sempre più visibile in futuro».

13 dicembre 2004, Il centrodestra cerca di varare due leggi, una per salvare Previti e l’altra per salvare Dell’Utri. Ma Pionati è sicuro che si «sta lavorando per impedire che la giustizia venga usata come arma contro gli avversari politici».

28 febbraio 2005, il Tg1 annuncia il «cordoglio del mondo politico» per la morte del poeta e senatore Mario Luzi. Dimentica che Berlusconi lo aveva insultato perché si era permesso di criticare il modo in cui veniva manomessa la Costituzione.

2 marzo 2005, Montezemolo attacca il governo per l’economia «alla frutta». Cancellato.

4 marzo 2005, pur essendone in possesso, il Tg1 «buca» volontariamente la notizia dell’uccisione di Calipari. Nessuno ha mai ammesso di aspettare un «via libera» del governo.

8 aprile 2005, Pionati assicura che Berlusconi sta lavorando per «recuperare quella piccola frangia di elettori che l’ha abbandonato».

13 aprile 2005, Berlusconi vende una fetta di Mediaset. Il Tg1 si limita a diffondere una biografia di Berlusconi, dalle origini alla ricchezza.

15 giugno 2005, Pionati si incarica di smentire che Berlusconi si sia interessato «alle nomine Rai». Lette oggi, queste assicurazioni fanno sorridere.

22 giugno 2005, avendola «bucata» di proposito, il Tg1 è costretto a ripescare la gaffe di Berlusconi con la premier finlandese. Una figura assurda.

29 luglio 2005, Pionati assicura che il «partito unitario dei moderati» è cosa fatta. S’è visto.

2 settembre 2005, da Cernobbio diagnosi tragica dell’economia italiana. Il Tg1 non manda in onda una sola parola.

13 settembre 2005, il Tg1 apre la campagna elettorale a favore della nuova legge, il «porcellum» e Pionati ne sarà il cantore fino all’inizio del 2006. Si apre una bagarre nel centrodestra, ma il Tg1 ignorerà sempre le risse: diventeranno, tutt’al più, «confronti».

7 novembre 2005, Pionati si occupa della “ex-Cirielli”, più nota come “salvaPreviti”. Riesce a non dire mai il nome di Previti e lo toglie, con precisione chirurgica, anche dalle dichiarazioni dei politici.

22 novembre 2005, intervista latte e miele di Pionati a Casini. Adesso si capisce perché.

30 gennaio 2006, gli alleati attaccano Berlusconi perché «occupa tutte le tv». Il Tg1 omette.

15 marzo 2006, Petruni assicura che Berlusconi «governerà per i prossimi 5 anni».

30 marzo 2006, Susanna Petruni lancia l’idea che Berlusconi voglia fare un «Partito del Popolo Italiano». Uno scoop.

24 aprile 2006, Bertinotti si augura una «cura dimagrante» per Mediaset. La Rai, concorrente, dovrebbe fregarsi le mani. Invece, frega Bertinotti e non dà la notizia.

22 maggio 2006, il Tg1 si mobilita per sostenere i «brogli elettorali» denunciati da Berlusconi. Vana fatica.

6 marzo 2006 Pionati fa la sua ultima apparizione in Tv. Lo rivedremo più avanti, quando sarà portavoce di Casini e qualcuno gli metterà il microfono in bocca. Senza fare domande, come da tradizione.


Pubblicato il: 23.11.07
Modificato il: 23.11.07 alle ore 13.06   
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Titolo: Un'inchiesta del New York Times denuncia la manipolazione dei commenti
Inserito da: Admin - Aprile 06, 2008, 10:42:57 am
Berlusconi, l'incubo del ritorno

Alessia Grossi


«Ma l’Italia vuole veramente che torni al governo uno statista di tale levatura? È la nostra risposta definitiva? L’accendiamo?».

Su YouTube la campagna del timore per il ritorno di Berlusconi è già iniziata.
 


Ad aprire le danze è Marcosoft79 che con il suo video dal titolo evocatore «Rialzalo Italia!» ricorda alla Rete i più “alti” momenti della scorsa legislatura del Cavaliere. Dalla lotta in favore dei deboli, vedi alla foto con Bush, alla solidarietà agli oppressi, vedi al quadretto con Putin. Poi passano le immagini di quando Berlusconi coniò «il nuovo simbolo dell’Italia all’estero», le memorabili corna, o quelle della rivisitazione berlusconiana della libera informazione, targata Emilio Fede.

Nonostante tutto, però Marcosoft79 fa notare come il Cavaliere si «ripresenti oggi più forte di prima» in barba a tutta la memoria youtubiana accumulata negli ultimi anni. Alla fine il postatore ci svela il significato del titolo del suo video: l’oggetto cui si riferisce “rialzalo” non è Berlusconi, ma il calcio. Sì, l’Italia nella vignetta youtubiana rialza il calcio contro il Cavaliere che con l’aiuto della colonna sonora giro giro tondo va giù per terra. Firmato: “popolo della schiavitù”.
 
Se Berlusconi vincesse le elezioni non cascherebbe il mondo, forse, ma l’Europa l’ha già «sputtanato» sui conti “presentati” in campagna elettorale. E nemmeno il postatore in questo caso riesce a immaginare cosa succederebbe se il candidato leader del Pdl vincesse le elezioni. Il suo è solo un video di avvertimento. Così VeltrusconiTv fa un montaggio esaustivo accostando le dichiarazioni del Cavaliere durante un’intervista con il direttore del tg1, Gianni Riotta e quelle del Commissario europeo Almunia in conferenza stampa da Bruxelles.

Berlusconi, 15 febbraio 2008: «Abbiamo già presentato il nostro programma al signor Almunia, il nostro ministro Tremonti (perché sarebbe Tremonti il ministro dell’economia del “nuovo” governo Berlusconi) ha avuto già una bella relazione con lui (sic!) e credo che questo programma possa essere condiviso». Almunia, conferenza stampa 21 febbraio 2008: «Non ho ricevuto assolutamente nulla, e quindi se non ho ricevuto nulla non posso dire assolutamente nulla».
 
E se il buon giorno si vede dal mattino, YouTube cerca di immaginare come sarebbe la sera con Berlusconi al governo. Così con un messaggio subliminale Karburfly cerca di ricostruire una tipica sera berlusconiana con il video «Berlusconi, non party?». Il video è una parodia di una nota pubblicità di una marca di liquore il cui slogan reciterebbe al contrario «no….no party». La metafora della pubblicità comunque appare calzante all’ipotesi di un ritorno del Cavaliere. Party glamour ogni sera solo per pochi e scelti inviatati alla maniera delle pubblicità più fashion a disturbare la più semplice e meritata quiete dell’intero condominio.

Ma non è impossibile rovinargli la festa. Basta la faccia tosta di un elegante guastafeste, un Geroge Clooney dall’accento toscano, per esempio. Ad un ospite inatteso, ma così elegante neanche Berlusconi negherebbe il permesso di partecipare al party, a maggior ragione se Clooney porta in dono qualcosa. Una volta imbucato, il bel giustiziere non dovrà fare altro che sottrarre il calice dalle mani di ogni festante. È allora che lasciati tutti con un palmo di naso, padrone di casa compreso, prima di richiudersi la porta alle spalle, Clooney pronuncia il suo slogan: «Ah, se vedi il Berlusca, digli che da ora in poi si cambia musica, ola».
 
Allora a Youtube non resta che postare l’unico, vero ricordo, dell’ultimo Berlusconi vincente in campagna elettorale con «un contratto per due». Maggio 2001, Berlusconi firma il contratto con gli italiani durante la trasmissione di Porta a Porta di Bruno Vespa. «Indimenticabile». Così il video ti carotelevip ci riporta dritti nell’occhio del ciclone con un montaggio da incubo. Berlusconi mostra il contratto sullo sfondo azzurro del salotto di Vespa, le immagini si ingrandiscono, prendono forme strane, come il cubo a quattro identiche facce, sempre quella di Berlusconi ovviamente. E non c’è via d’uscita. Berlusconi firma e milioni di italiani sottoscriveranno di lì a poco un «contratto per due».

Tutto quello che è venuto dopo YouTube lo diffonde nel dettaglio anche con le amare spiegazioni di Marco Travaglio.

Per iniziare basterebbe dare un’occhiata a «Le mitiche leggi porcata 1 -2» insieme di cui fa parte anche la legge elettorale, che "altrimenti" posta a parte con il titolo origliale «la porcata di Calderoli». Più semplice e più immediato il ricordo di Mitropamk84 che accanto al suo video commenta: «se a vincere le elezioni sarà il “popolino delle libertà ciò che avverrà sarà un “Ritorno al futuro”». Ed è per questo che il postatore vuole ricordare «cosa sono stati 5 anni di governo Berlusconi».

Pubblicato il: 05.04.08
Modificato il: 05.04.08 alle ore 15.36   
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Titolo: I brogli possibili...
Inserito da: Admin - Aprile 07, 2008, 11:45:28 am
...  i brogli vengono fatti per lo più :

1. perchè al momento di contare le schede molti presidenti di seggio fanno svuotare gli scatoloni sul tavolo, permettendo che le schede vengano aperte e maneggiate da più scrutatori contemporaneamente contravvenendo al regolamento.Si prendono la responsabilità di accelerare le operazioni di scrutinio in questo becero modo e gli scrutatori e i rappresentanti di lista per lo più acconsentono mentre dovrebbero subito e non dopo chiedere di verbalizzre l'irregolarità, cosa che pochi hanno il coraggio di fare. Il presidente non può imporre di non verbalizzare subito l'irregolarità. Se insiste nella sua posizione lo scrutatore o il rapp. di lista hanno diritto di chiamare la polizia che sosta fuori del seggio e deunciare cosa sta accadendo. Ma quanti lo fanno???

2. Perchè non tutti seguono insieme l'iter di una stessa scheda dal momento in cui viene presa dallo scatolone al momento in cui viene depositata sul tavolo,

3. perchè mentre ognuno segue schede diverse, chi ha in mano le bianche non è controllato da alcuno,

4. perchè terminato lo scrutinio non tutti contano insieme e verificano per prime quante siano le schede nulle e quante le bianche.

5.perchè non tutte le schede rimangono sul tavolo dove vengono aperte,

6. perchè a volte i presidenti permettono agli scrutatori di allontanarsi durante lo scrutinio e poi di far rientrare le persone che si sono allontanate.

7. perchè il più delle volte gli scrutatori non verbalizzano perchè non sanno o vogliono verbalizzare,

8. perchè i rappresentanti di lista non seguono quasi mai tutte le operazioni, ma si presentano solo per ricevere i risultati.

...
da www.forumista.net


Titolo: «Berlusconi? Fa solo affari suoi»
Inserito da: Admin - Aprile 07, 2008, 05:48:41 pm
L’affondo dello «Spiegel». «Berlusconi? Fa solo affari suoi»

Paolo Soldini


L’Europa si prepari al peggio, scrive lo Spiegel nell’edizione che sarà in edicola oggi.
Per la terza volta la Ue trovarsi con un paese alla cui guida c’è un «miliardario che non è mai riuscito a trovare la differenza tra i propri interessi privati e il bene comune». Si tratta, nota il più importante periodico tedesco, di una prospettiva che «fuori dai confini dell’Italia nessuno riesce a comprendere, così come tante altre cose che accadono in questo meraviglioso paese».

Il giudizio è molto duro. Non solo sul «miliardario», che il settimanale definì nel ’98 «Cavaliere e malvivente» (Ritter und Gauner) riassumendo un giudizio larghissimamente diffuso nell’opinione pubblica della Repubblica federale, ma anche sull’Italia, paese che è «una potenza mondiale estetica» ma lascia affogare Napoli nell’immondizia, che esporta manager di successo ma in cui la mafia è al primo posto dei produttori di reddito. Un paese che, con l’evidente amarezza del tedesco innamorato, l’autore del lungo reportage, Alexander Smoltczyk, sembra condensare tutte queste sue propensioni al disastro preparandosi a scivolare per la terza volta tra le braccia del Gauner. E dando nuova sostanza al vecchio cliché secondo il quale, se gli italiani rispettano i tedeschi ma non li amano, i tedeschi amano gli italiani ma non li rispettano. Non Silvio Berlusconi, in ogni caso, protagonista inquietante dello spettacolo che va in onda nel Paese dei commedianti (Land der Komödianten).

Che l’uomo sia impopolare, dalle Alpi al confine danese, non è certo una novità. Persino dalla Csu bavarese, il partito che dovrebbe essere ideologicamente più vicino a Forza Italia, sono venuti, in passato, giudizi pesanti. L’incredibile sceneggiata al parlamento europeo contro il socialdemocratico Martin Schulz, che Berlusconi (mentre al suo fianco Fini diventava bianco come un cencio) apostrofò come «kapò» di Lager non contribuì a renderlo più simpatico. Meno che mai son piaciuti a Berlino e dintorni i suoi giochi spregiudicati in fatto di proprietà televisive insieme con il tycoon Leo Kirch, accusato et pour cause di essere «il Berlusconi tedesco». La Cdu, a cominciare dalla cancelliera Angela Merkel, pare talvolta più imbarazzata che altro dalla convivenza con gli uomini del Cavaliere nel Ppe al parlamento europeo. Dove li volle - va ricordato - un altro (ex) «antipatizzante» del Ritter und Gauner, un uomo importantissimo e potente che rispondeva al nome di Helmut Josef Michael Kohl. Era la primavera del ’98 e l’ancora (per pochi mesi) cancelliere tedesco nel giro di poche ore cambiò radicalmente idea e atteggiamento nei confronti del petulante candidato italiano, alle cui insistenze aveva sempre risposto di non poter accogliere FI in famiglia perché gli ideali e la figura del suo leader non erano conciliabili «con lo spirito e la tradizione dei popolari e democratici-cristiani europei».

Il repentino mutamento d’opinione coincise con l’inizio del famoso scandalo dei «fondi neri». Kohl fu accusato di aver avuto a disposizione una grossa somma che lui ammise provenire da un «donatore». Del quale non ha mai voluto però fare il nome. Inevitabili, sulla concatenazione degli eventi, chiacchiere e congetture che durano ancor oggi. Senza - va detto - che sia mai stato trovato un qualsiasi elemento di riscontro.

Ma torniamo a Smoltczyk. Nelle cinque pagine del reportage qualche filo di speranza, nonostante tutto, si intravede: l’Italia, che è al settimo posto nell’economia mondiale e il cui governo è caduto «sui problemi di una politica provinciale di Ceppaloni»; che, tolto il Vaticano, ha la classe politica più vecchia, non può permettersi di addormentarsi nella stanchezza. Né può affondare nell’ipocrisia di un partito che candida Totò Cuffaro sotto lo slogan dei «valori che non sono in vendita», nell’impudenza di mettere in lista un fascista che rivendica di essere tale come Ciarrapico. Dalle prime righe del lungo servizio emerge un Walter Veltroni consapevole del fatto che l’Italia è «stanca e malata» a causa di «un sistema inadatto a prendere qualsiasi decisione e ad assumersi responsabilità», ma tutt’altro che rassegnato e molto convinto del proprio «si può fare». Il racconto delle manifestazioni elettorali nel profondo nord, dove è forte la Lega (l’altro fenomeno che insieme con Berlusconi è difficile comprendere fuori dei confini d’Italia) e il profilo di Anna Finocchiaro che accompagna il servizio appaiono, forse anche al di là, del radicale pessimismo dell’amante che non rispetta l’amata, note di speranza.

Pubblicato il: 07.04.08
Modificato il: 07.04.08 alle ore 8.13   
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Titolo: Rita Borsellino: «L´autonomia di Lombardo mi fa paura»
Inserito da: Admin - Aprile 09, 2008, 08:49:53 pm
Rita Borsellino: «L´autonomia di Lombardo mi fa paura»

Saverio Lodato


Conto alla rovescia cominciato: fra qualche giorno sapremo che Sicilia è, che Sicilia è diventata. O se sarà, ancora una volta, la stessa Sicilia.
Questa Sicilia, costretta anticipatamente alle urne per le dimissioni di un governatore condannato in tribunale a cinque anni di reclusione e all´interdizione dai pubblici uffici per avere favorito alcuni mafiosi, sarà in grado di reinventarsi un suo futuro? Sarà capace di chiudere per sempre con il clientelismo e il voto di scambio? Con l'assistenzialismo e le rendite di posizione? Con una visione della politica intesa come strumento di alcuni per tutelare i propri egoismi? Sarà in grado di respingere il vaniloquio di Raffaele Lombardo che, facendo il verso a Bossi, dichiara che anche i siciliani «sono pronti a sparare»?
Ne parliamo con Rita Borsellino, candidata all'assemblea regionale siciliana, che in tandem con Anna Finocchiaro, sta attraversando le nove provincie dell'isola raccogliendo, ancora una volta, consensi e simpatie.

Rita che aria tira?
«Non so dirti che aria tira. So che ognuno di noi deve impegnarsi perché la Sicilia che vogliamo possa finalmente affermarsi».

Vai in giro per la Sicilia ormai ininterrottamente da qualche anno. Possibile che non ti sia fatta un'idea del consenso elettorale che si profila attorno ai due schieramenti?
«La mia sensazione è che la partita non sia affatto chiusa. Non avverto nulla di scontato, di definitivo. Avverto però che la situazione non è chiara. Ci sono ancora troppi indecisi. E ci sono molti che, ancora oggi, si dicono delusi e annunciano che non andranno a votare. Non è una piccola minoranza. E su questi che cerco di fare leva, non tralasciando però quel milione e settantamila siciliani che appena due anni fa si erano ritrovati uniti attorno al mio nome».

E che ne pensi di Lombardo quando afferma che i siciliani sono pronti a sparare?
«In anni ormai lontano anche il mafioso Vito Ciancimino fece la stessa minaccia. Quanto a Cosa Nostra - come è noto - i fucili li ha sempre adoperati insieme a consistenti dosi di tritolo. Credo che la Sicilia abbia pagato abbastanza per la scelta di sparare per difendere interessi illeciti e personali. Non è certo questo il cambiamento che questa terra aspetta e di cui ha bisogno. Questa assonanza di fra le dichiarazioni di Bossi e quelle di Raffaele, mostra chiaramente qual è l'idea di autonomia che Lombardo vuole portare avanti».

Avverti finalmente qualche crepa nella macchina elettorale che Raffaele Lombardo ha ereditato da Salvatore Cuffaro?
«Non so fino a che punto si possa parlare di una macchina elettorale che è passata di mano. Secondo me Lombardo ha una sua visione della politica. Intendiamoci: non è dissimile da quella di Cuffaro, ma certamente è la "sua" visione della Sicilia».

In cosa consiste quest'idea?
«In una consolidata politica clientelare che non guarda allo sviluppo bensì a perpetuare un sistema».

Quali sono gli ingredienti di questo sistema?
«L'assistenzialismo e il favore messi al centro di tutto. Altra cosa è il bene comune».

saverio.lodato@virgilio.it




Pubblicato il: 09.04.08
Modificato il: 09.04.08 alle ore 12.51   
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Titolo: Bonaiuti: "Veltroni offende. Vacilla l'idea di dargli una Camera"
Inserito da: Admin - Aprile 10, 2008, 03:56:50 pm
POLITICA

Il leader del Pdl alza i toni: il Pd mi attacca, non possiamo star fermi

Bonaiuti: "Veltroni offende. Vacilla l'idea di dargli una Camera"

Pressing sul Colle del Cavaliere "Non voglio sorprese sull'incarico"

di CLAUDIO TITO

 
ROMA - "Hanno il Quirinale, hanno il Csm, hanno la Corte costituzionale. Perché dovremmo concedere pure la presidenza di una Camera?". Per mesi Silvio Berlusconi aveva caldeggiato una linea bipartisan per la prossima legislatura. Aveva suggerito di riservare un ramo del Parlamento all'opposizione, aveva esortato ad un dialogo costante per le riforme, aveva spinto per una campagna elettorale all'insegna dell'"understatement".

A tre giorni dal voto, però, ha cambiato registro. I toni sono di nuovo quelli del 2001 e del 2006. E soprattutto ha rimesso al centro dello scontro il profilo politico delle Istituzioni. "Non ce l'ho con Napolitano - spiega ai suoi - ma non può essere che la sinistra abbia il controllo del Paese anche se perde le elezioni". Tanto da derubricare le dimissioni del presidente della Repubblica come un semplice "esempio di scuola".

Eppure al Quirinale l'affondo non è stato interpretato così. Ma come un attacco in piena regola. Come un "mercato inaccettabile". Soprattutto in considerazione del fatto che dopo le urne, il rapporto dei due potrebbe diventare più "istituzionale". E in effetti, anche il leader del Pdl inizia a pensare a quel che potrà accadere a partire da lunedì prossimo. Vuole mettere il confronto con Napolitano sui suoi binari. I sondaggi, infatti, da tempo segnalano un vantaggio del fronte berlusconiano, ma al Senato gli stessi sondaggi non offrono certezze. La maggioranza assoluta non è sicura.

E l'inquilino di Via del Plebiscito inizia a mettere le mani avanti. Vuole far capire che se otterrà la vittoria a Montecitorio e una maggioranza risicata, persino relativa, a Palazzo Madama, il Colle dovrà comunque fare i conti con lui. Se il Pdl conquistasse meno di 158 senatori, infatti, non ci sarebbe la "maggioranza politica".

Ma anche in quel caso il Cavaliere tenta fin da ora di allontanare possibili equivoci. Vuole che le scelte siano in ogni caso vincolate alle indicazioni del Popolo delle libertà. Che l'incarico di formare il governo - o anche la decisione di rinunciare - passi per le sue mani.

Insomma, inizia fin da ora il pressing "per non avere dopo sorprese o brutti scherzi". E sebbene anche ieri abbia ripetuto ai suoi fedelissimi che il capo dello Stato è "un'ottima persona con cui non ho mai litigato nemmeno per un minuto", nello stesso tempo non riesce a fidarsi fino in fondo.

Non solo. Proprio perché non ci sono le certezze di una affermazione ampia, anche per la campagna elettorale ha optato, appunto, per un cambio di passo. "Di fronte all'atteggiamento di Veltroni - ha poi spiegato ai suoi fedelissimi - non possiamo rimanere fermi. Non possiamo accettare che ci dia lezioni con quella lettera, che mi attacca sul piano personale". Da giorni ha iniziato a infastidirsi per il tono assunto dal segretario democratico nei comizi. Soprattutto i continui richiami all'età. "Non era quello che avevamo concordato un po' di tempo fa", va ripetendo. "Di fronte al segretario del Pd che usa parole offensive - dice il portavoce del Cavaliere, Paolo Bonaiuti - non può che vacillare pure l'idea di assegnare la presidenza di una Camera alla minoranza. Questa sinistra è stata una delusione. Ci ha dimostrato che non è cambiata".

Tutti elementi, dunque, che hanno rivoluzionato il rush finale verso le urne. E che hanno fatto prevalere le tesi dei "falchi" su quelle delle "colombe". Facendo di fatto saltare le prospettive di un confronto bipartisan nel dopo elezioni. "Anche perché - osserva Piero Testoni - non è pensabile che l'ex sindaco di Roma, con tutto quello che ci dice, possa pure pensare di salvaguardare l'ipotesi di una Camera al Pd". E già, perché a Palazzo Grazioli cominciano a valutare i passi che da qui all'estate dovranno essere compiuti in Parlamento. Tutti i passaggi istituzionali per i vertici dello Stato e la formazione del governo. Ma pure tutte le altre nomine che dovranno essere effettuate. A partire dalla Rai, il cui consiglio di amministrazione è in scadenza, fino ad arrivare all'elezione di un paio di giudici costituzionali. Per di più il Cavaliere, proprio pensando al prossimo futuro, vuole capire chi sarà l'eventuale interlocutore nello schieramento opposto. Se mai si aprirà la necessità di un dialogo, "sarà ancora Veltroni il leader del Pd? Io ancora non lo so".

E allora, è il suo ragionamento, tanto vale spingere sull'acceleratore e tentare di recuperare tutti i voti possibili per conquistare il Senato senza handicap.
Tra le "colombe" di Forza Italia, inoltre, qualcuno fa notare che nelle parole del Cavaliere si conferma un'attenzione speciale verso il Quirinale. L'idea di succedere a Napolitano sul Colle sta diventando una "ossessione".

(10 aprile 2008)

da repubblica.it


Titolo: Gela, cambiati i requisiti della gara. Il sindaco: mi hanno ingannato.
Inserito da: Admin - Aprile 10, 2008, 11:02:24 pm
Il caso

Niente appalto agli «anti-racket»

Gela, cambiati i requisiti della gara. Il sindaco: mi hanno ingannato.

La rabbia degli imprenditori

Le aziende estromesse per alcune clausole inserite nel bando di gara.

«Così finiremo per fallire»

DAL NOSTRO INVIATO


CALTANISSETTA — Da un anno si parla degli eroi di Gela, degli imprenditori che, dopo essersi lasciati succhiare dalla mafia per dieci anni consecutivi 18 mila euro al mese, hanno trovato il coraggio di denunciare e fare condannare gli esattori del racket. A carcere e risarcimenti. Ma adesso che bisogna rinnovare l'appalto per la raccolta dei rifiuti basta qualche clausola nel bando di gara per il rinnovo del servizio ed ecco estromesse le loro aziende.

«Siamo sul lastrico, sull'orlo del fallimento», tuona Riccardo Greco, uno dei sette titolari di imprese che tutte insieme non riescono a raggiungere il fatturato richiesto di 22 milioni di euro, il tetto fissato dall'Ato Caltanissetta2, un consorzio di sei comuni, Gela compreso. «Bastava indicare una cifra inferiore per evitare di tagliarli dalla gara, facendo partecipare una sola ditta, naturalmente vittoriosa», spiega il loro avvocato Alfredo Galasso, un passato nel Pci e nel Consiglio superiore della magistratura, pronto ai ricorsi. E vista così potrebbe sembrare una vicenda aritmetica, legata a bilanci e dinamiche del mercato. Ma esplode immediata la polemica politica con i suoi risvolti giudiziari. Nonostante a vincere sia stata una ditta al di sopra di ogni sospetto come la milanese Aimeri. Ma con un invisibile ribasso dello 0,1 per cento in una gara dove non poteva non tagliare il traguardo l'unico concorrente.

«Questa è turbativa d'asta», stiletta il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, leader dei Comunisti di Diliberto nell'isola, accusando l'Ato presieduto dall'ex segretario provinciale dei Ds, Franco Liardo: «Mi hanno ingannato». I veleni attraversano questo consorzio dove su sei sindaci quattro sono del Pd e uno Udc. E se Liardo difende il suo consiglio di amministrazione citando «linee guida, direttive comunitarie e regionali », suggerendo agli imprenditori siciliani «di associarsi con aziende più solide», Greco da voce ai suoi colleghi: «Noi abbiamo cercato di farlo, ma tante ditte hanno rifiutato perché facciamo puzza, avendo denunciato il pizzo. Anzi, una impresa locale aveva dato il benestare, pronta poi a tirarsi indietro. È una manovra per tagliarci le gambe». La rabbia è legata anche all'esito del processo concluso in primo grado con una sentenza emblematica perché, riconosciuto il diritto costituzionale alla libertà di impresa, è stata risarcita pure Confindustria. Ma l'appello è in corso. Si ascoltano dieci pentiti a Firenze, come ricorda Greco: «E noi paghiamo gli avvocati in trasferta mentre qui perdiamo il lavoro. Eroi? Eroi che dobbiamo pagarci l'aureola».

Liardo replica duro. Anche contro Crocetta, non sopportandone gli attacchi: «Lui sapeva del tetto di 22 milioni e non lo ha contestato, ci sono i verbali ». La replica è immediata, fatta davanti ad un altro leader del Pd, Beppe Lumia, vice presidente uscente dell'Antimafia: «Per fortuna avevo già mandato le mie lettere riservate all'Ato e in copia alla Guardia di Finanza... Non mi avranno come sodale compagno. So quale errore ho commesso: pensare che fossero in buona fede». Una posizione intollerabile per Liardo: «Noi volevamo praticare il ribasso e l'offerta migliorativa, mentre fu lui a chiederci il massimo ribasso... ». Sulla diatriba tecnica si sovrappone lo scontro politico tutto interno alla sinistra coinvolgendo un altro autorevole leader nato nel Pci, Lillo Speziale, capogruppo uscente dei Ds all'Assemblea regionale, ricandidato con la Finocchiaro: «Se a Gela è cambiato qualcosa si deve al sindaco e anche a noi, ma non si può pretendere che si faccia un bando indirizzato a qualcuno perché sarebbe un reato. Tuttavia, alla luce di una gara con un sola offerta, per autotutela si può tornare indietro... ». Ed è questo lo spiraglio che spera di imbroccare Alfredo Galasso che un tempo, oltre ai sette «eroi», ne difendeva un ottavo, da qualche giorno socio dell'impresa vincitrice. Una storia di «tradimenti» che fa schizzare altri veleni interni al pianeta antiracket.

Felice Cavallaro
10 aprile 2008

da corriere.it


Titolo: Di Pietro : «Stasera potrebbe essere ultima volta di Santoro in tv»
Inserito da: Admin - Aprile 18, 2008, 12:17:23 am
IL LEADER Dell'Italia dei Valori ipotizza UN nuovo editto bulgaro

Gruppo unico col PD, Di Pietro frena

E poi paventa un nuovo editto bulgaro: «Stasera potrebbe essere ultima volta di Santoro in tv»


ROMA - L'Italia dei Valori conferma la scelta fatta all'inizio della campagna elettorale di cominciare un percorso comune riformatore con il Pd che possa avere tra le sue tappe fondamentali sia la nascita di un gruppo unico parlamentare, sia un eventuale partito unitario. Ma prima, se si fosse «davvero alleati», ci si dovrebbero chiarire bene (e insieme) le idee sui contenuti e sulle scelte da fare. E non individuare dei percorsi in autonomia come se l'altro alleato non esistesse. Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro, a tre giorni dalle elezioni, spiega perché la scelta del gruppo unico in Parlamento non è così scontata. E si sfoga per le decisioni del Pd che ha dovuto subire senza essere consultato, come quella del governo ombra. Prima di prendere qualsiasi decisione, Di Pietro, in una conferenza stampa, pone quindi all'alleato Walter Veltroni alcuni interrogativi. Primi tra tutti: a quale gruppo il Pd aderirà in Europa? E chi vedrebbe alla Giustizia nel governo ombra o alle Comunicazioni? Il ministro uscente chiede quindi un incontro urgente a Veltroni e ai vertici del partito per discutere insieme il da farsi. L'idea di andare da soli anche per un motivo tecnico: l'opposizione, con più gruppi, avrebbe più forza all'interno della capigruppo e dell'ufficio di presidenza della Camera.

LA REAZIONE - E Walter Veltroni non griderebbe al tradimento se il partito di Antonio Di Pietro decidesse di dar vita ad un proprio gruppo parlamentare, distinto da quello del Pd. La scelta di «separarsi», nell'organizzazione pratica all'interno dei due rami del Parlamento, non sarà quindi interpretata, al loft, come un venir meno al patto sottoscritto, nè Walter Veltroni teme un danno di immagine. È vero, ricorda una fonte del Pd, che il segretario ha utilizzato il tema del gruppo unico come uno dei cavalli di battaglia in campagna elettorale, ma è altrettanto vero che la cosa aveva un determinato impatto, una certa forza e ragion d'essere in caso di vittoria e, quindi, di guida del Paese. Altrettanto non vale all'opposizione.

LE REAZIONI - «Ne ero sicuro, per me è una non notizia». Marco Pannella, nell'apprendere l'annuncio di Antonio Di Pietro racconta che uno scenario di questo tipo lui lo aveva immaginato già un minuto dopo l'accordo stipulato tra Idv e Partito democratico. E pensare che l'alleanza con il simbolo dell'ex pm di 'Mani pulitè e il conseguente no ai radicali «era stata motivata da Veltroni con il fatto che l'Idv non solo avrebbe aderito al gruppo unico parlamentare, ma anche che sarebbe confluita nel Pd stesso. E adesso invece...».

EDITTO BULGARO - Ma è un Di Pietro a tutto campo quello che oggi ha parlato ai suoi nuovi parlamentari. Il leader dell’Idv ha, inoltre, ipotizzato un nuovo «editto bulgaro» contro Michele Santoro e il suo programma, Annozero, del quale sarà ospite questa sera: «La trasmissione Annozero e il giornalista Marco Travaglio - scrive sul suo blog il ministro uscente - sono già stati oggetto di attenzioni verbali da parte di Silvio Berlusconi. Sarò ospite di Santoro, seguite il programma, potrebbe essere una delle ultime occasioni». Il leader Idv assicura poi il sostegno del suo partito all’iniziativa di Beppe Grillo per un’informazione libera: «Il 25 aprile - scrive - Beppe Grillo raccoglierà le firme per tre referendum per una libera informazione in un libero Stato. I referendum chiedono l’abolizione dell’ordine dei giornalisti, del finanziamento pubblico all’editoria e della legge Gasparri sulle radiotelevisioni. L’Italia dei Valori ha deciso di aderire e invito tutti gli iscritti e i simpatizzanti a firmare.

CONFLITTO D'INTERESSI- La vittoria del centrodestra - fa notare - è stata possibile grazie alla proprietà di tre televisioni e del gruppo Mondadori da parte di Silvio Berlusconi. Il centro sinistra ha commesso molti errori, ma il più importante è stato di non aver fatto una legge sul conflitto di interessi, adeguandosi alle altre democrazie occidentali. Oggi ne paga le conseguenze. Il centro destra dispone, dal giorno dopo le elezioni, di sei televisioni nazionali su sette. Tutte nelle mani di una sola persona. Per sapere la verità dovremo cercarla in Rete».


17 aprile 2008

da corriere.it


Titolo: Un'inchiesta del New York Times denuncia la manipolazione dei commenti
Inserito da: Admin - Aprile 21, 2008, 01:54:03 am
Un'inchiesta del New York Times denuncia la manipolazione dei commenti

Per sostenere la guerra il Pentagono dispone di un apparato di esperti in tv

Migliaia di interventi sui media da parte di opinionisti che hanno anche interessi economici negli appalti militari


NEW YORK - Un drappello di ufficiali a riposo, che nelle vesti imparziali di «esperti militari» hanno diffuso attraverso la televisione e la radio analisi e commenti sulla guerra al terrorismo addomesticati dal Pentagono e dalla Casa Bianca. In una dettagliata inchiesta, il New York Times denuncia quella che definisce, in termini molto duri e severi, «un apparato di informazione del Pentagono, celato dietro l'apparenza di obiettività, che ha usato questi analisti per una copertura giornalistica favorevole alla gestione della guerra da parte dell'amministrazione».

DECINE DI MIGLIAIA DI INTERVENTI IN RADIO E TV - «Per l'opinione pubblica questi uomini sono membri di un congrega molto conosciuta, presentati decine di migliaia di volte in televisione alla radio come esperti la cui vasta esperienza conferisce la possibilità da dare giudizi inappellabili sulle più urgenti questioni del mondo del dopo 11 settembre» scrive David Barstow che ha condotto un'approfondita analisi degli interventi televisivi di questi esperti.

INTERESSI DEGLI "OPINIONISTI" NEGLI APPALTI BELLICI - L'impegno di questi esperti, «iniziato con la preparazione all'attacco all'Iraq e che ancora continua», non è dovuto solo a convinzioni ideologiche o spirito di corpo, ma anche a «potenti dinamiche finanziarie», denuncia ancora il Times. «La maggior parte di questi analisti hanno legami con compagnie che hanno appalti militari e sono coinvolte nelle politiche belliche». Legami che non vengono svelati al grande pubblico, e che «qualche volta sono ignoti anche ai network» che interpellano questi esperti, nove dei quali - ammette il Times - hanno pubblicato editoriali anche sul quotidiano newyorkese.


20 aprile 2008

da corriere.it