LA-U dell'OLIVO

Forum Pubblico => LEGA VALORI e DISVALORI prima di marzo 2018 => Discussione aperta da: Admin - Ottobre 22, 2007, 06:23:28 pm



Titolo: LE RADICI DEL NORDEST
Inserito da: Admin - Ottobre 22, 2007, 06:23:28 pm
 LE RADICI DEL NORDEST
 
 
C'è stato un momento in cui metà dei piatti che si vendevano in Italia avevano sul fondo il marchio veneto "Tognana".

Adesso i Tognana non producono più piatti, li comprano già fatti e li vendono. Anche il Nordest è cambiato, da terra dove si produceva di tutto sta diventando terra dove soprattutto si consuma. Aldo Tognana, 87 anni, dinastia di mattoni e porcellane, dice che ha riscoperto l'uomo da quando nel 2000 ha ceduto il controllo delle aziende: «Se vedevo un cliente pensavo subito se fosse un buon pagatore, oggi mi domando se è un uomo vero».
 
È appena rientrato da Torino dove ha parlato per un'ora all'assemblea nazionale degli imprenditori cattolici e la gente si è alzata in piedi per applaudirlo: «Forse perché non era l'antipolitica...».

Poco fascista: «Da studente fui espulso dal Partito perché avevo scarso spirito fascista». Partigiano cattolico e democristiano nelle brigate di Enrico Mattei, il futuro fondatore dell'Eni; è stato tra i comandanti che hanno liberato Treviso e si è battuto perché in quei giorni drammatici in città non si consumassero vendette e ritorsioni. Ha fatto politica, con poca fortuna; ha amato lo sport con più fortuna, dal pugilato al calcio, alla bicicletta: ha organizzato i mondiali di ciclismo del 1985 nel Veneto.

Vive nella casa di famiglia alle porte di Treviso, immersa nel verde rotto dalle sculture di Murer e di Benetton padre e figlio. Una casa costruita nell'Ottocento dove c'erano la fornace e la fabbrica. Si sposta tra quadri dipinti dalla zia Rachele che aveva un senso perfetto del colore e della terra del Sile, un volto di donna di Campigli, un bronzo di un atleta antico di oltre duemila anni, con gli occhi d'oro, raccolto come se fosse pronto allo scatto. Dice che ama la sua età: «Prendo i giorni per quelli che vengono. La vecchiaia non è dare anni alla vita, ma vita agli anni».

Quando è nato?

«Sono arrivato dopo sei sorelle, era il 12 marzo 1920. L'ultima è morta di "spagnola" che era appena finita la Grande Guerra. I miei genitori hanno incominciato a fare figli nel 1909 e hanno smesso nel 1923 con mio fratello Alessandro».

Da dove venivano i Tognana?

«Era una famiglia di imprenditori e arrivava dalla Svizzera. L'ho scoperto grazie al parroco di Santa Maria Maggiore di Treviso che era di Chiavenna e mi ha raccontato che d'estate era stato in una vallata verso il confine con la Svizzera e lì aveva trovato la scritta Ca' Tognana. Sono andato a vedere, ho fatto ricerche. Papà mi diceva: «Siamo mezzo svizzeri», io credevo scherzasse. Nel Settecento c'era stato un terremoto da quelle parti, la gente si era trovata in difficoltà, molti avevano commerci con i veneziani e sono scesi a Venezia. I miei avi sapevano fare mattoni e da Venezia si sono trasferiti a Treviso che è zona di argille per i mattoni e hanno costruito una fornace».

Sempre mattoni?

«No, siamo sempre andati avanti. Io ho iniziato la mia attività del 1946, con mio fratello, nelle stoviglierie da tavola: prima la maiolica, poi la porcellana. Da questa azienda accanto alla casa sino alla fabbrica di Casier, poi un'altra a Monopoli in Puglia, un'altra ancora in Germania. C'è stato un momento in cui eravamo i più grossi produttori di porcellana in Italia».

Tognana bambino degli Anni Venti?

«Ho fatto le elementari a Sant'Antonino, poi dalla quarta elementare mio papà ha voluto che andassi a studiare al Collegio Pio X, il rettore monsignor Meneghetti mi ha fatto saltare la quinta, ho guadagnato un anno. Facevo più in fretta degli altri, anche al liceo ho fatto seconda e terza in un anno, a 17 anni ero già all'università, a 22 anni ero laureato in ingegneria civile a Padova col professor Guido Ferro che poi è stato per vent'anni rettore magnifico. Andavo a scuola in bicicletta: venti chilometri ogni giorno».

Avrebbe voluto gareggiare in bicicletta?

«Ho amato sempre la bicicletta. Quando hanno messo il contachilometri, in un anno e mezzo ho percorso 17 mila chilometri. D'estate andavamo in montagna. I passi dallo Stelvio al mare li ho fatti tutti. Correvo in bicicletta da dilettante, ero un bindiano anche se molti tifavano per Learco Guerra. Come sono stato con Bartali e non con Coppi. Molti anni dopo con Pinarello che faceva biciclette abbiamo costruito la squadra "Tognana-Pinarello" di dilettanti, è durata 18 anni, abbiamo vinto molte gare e abbiamo portato molti al professionismo, tra loro almeno due campioni»,

Due campioni?

«Sì, li ho portati personalmente alla Legnano. Adriano Durante era un velocista che ha vinto al Giro sette tappe e ha vinto anche al Tour. Non era facile, a quel tempo vinceva tutto un certo Merckx e se avanzava qualcosa c'era sempre Marino Basso. Poi ho portato Schiavon che è stato anche maglia rosa al Giro d'Italia. Non è stato fortunato, con i guadagni di corridore si era comprato un terreno sul quale lavorava con passione. Un giorno si è capovolto il trattore che stava guidando ed è morto straziato là sotto. Seguendo loro due avevo la scusa per andare al Giro e al Tour e anche ai campionati del mondo, perché Durante ha vestito più volte la maglia azzurra. Mi piaceva Durante, aveva le gambe ma non aveva la testa, una volta ha perso la Milano-Sanremo, poteva battere addirittura Eddy Merckx, era davanti, non doveva fare altro che andare dritto, si è complicato la vita tentando di tagliare la strada al belga. Ha stupidamente allungato...».

Ha organizzato un mondiale di ciclismo...

«Sono stato presidente della Finanziaria che ha organizzato i campionati del mondo su strada e su pista nel 1985, la pista a Bassano del Grappa, la strada sul Montello. Abbiamo fatto tutto in tre anni. Per l'inaugurazione a Bassano ho chiamato il regista Giuliano Montaldo che ha organizzato in pochi giorni la rievocazione della Grande Guerra sul Grappa, tutti dilettanti con le biciclette del tempo, quelle a ruota fissa, che andavano sull'Altipiano e sul Carso. Quell'edizione la vinse sul traguardo di Giavera del Montello il più vecchio di tutti, l'olandese Joop Zoetemelk che aveva quasi quarant'anni, ma aveva vinto un Tour e anche una medaglia d'oro alle Olimpiadi».

Il più grande in bicicletta?

«Il più grande che ho visto in azione è stato Eddy Merckx, imbattibile. Ma ho visto anche Fausto Coppi. Una volta l'ho incontrato perché volevo invitarlo a correre a Treviso, mi ha dato appuntamento in albergo a Milano, si era appena fatto massaggiare, aveva la struttura fisica di un uomo che non sembrava nato per la bicicletta: le gambe sottilissime, un petto che appariva carenato come negli uccelli per attraversare il vento. Impressionante la sensazione di fragilità che dava e poi la potenza che esprimeva sui pedali».

Non soltanto ciclismo tra le passioni?

«Subito dopo la guerra sono stato presidente del Treviso Ring, avevamo aperto una palestra in Piazza Indipendenza. C'erano pugili bravi allora, gente che voleva sconfiggere la fame col pugilato. Come il nostro Egisto Peire che è stato campione italiano dei pesi leggeri e vinse anche il guanto d'oro. Avevo organizzato una serata, mancava il pugile previsto in cartellone e c'era una riserva che voleva combattere a tutti i costi ma non era all'altezza. Niente da fare, quello salì sul ring e in un minuto era disteso a terra senza sensi. Ho avuto paura, sembrava morto. È stato allora che sono passato al ciclismo».

E il pallone?

«Lo sport mi è sempre piaciuto tutto e da giovane ho avuto anche la fortuna di poter seguire la Nazionale di calcio o le gare di automobilismo. Ho visto correre Nuvolari e Varzi, andavo di notte a vedere passare la "Mille Miglia". Non c'era la televisione, ai mondiali di calcio del 1954 in Svizzera non sono voluto mancare. Da bambino conoscevo tutte le formazioni a memoria, nel 1934 quando abbiamo vinto i mondiali a Roma battendo 2-1 la Cecoslovacchia non ho perso una partita alla radio. Ricordo perfettamente la formazione: Combi; Rosetta, Caligaris; Varglien I...».

L'abbiamo lasciata appena laureato in ingegneria, ha mai fatto l'ingegnere?

«No, mai. Avevo appena finito l'università ed ero già a Potenza al corso per allievi ufficiali, sono stato laggiù sino a luglio, quando gli americani sono sbarcati in Sicilia ed è caduto Mussolini. Ci avevano ordinato di preparare la difesa di Metaponto con i nostri cannoni con le ruote di ferro e i camion a trazione a catena. Un giorno hanno portato in caserma un autoblindo catturato agli americani e quando lo abbiamo visto abbiamo capito che la guerra era perduta. Siamo stati tre giorni pronti all'azione, andavamo a letto senza nemmeno toglierci le scarpe. Ci sono stati 101 allarmi aerei in sette mesi. Quando è arrivato l'ordine era per dirci: "Tutti a casa"».«Sono tornato a Treviso e alla nascita della Repubblica Sociale con altri amici abbiamo pensato che fosse il momento di difenderci, sono sorte le prime brigate partigiane. Non ero stato fascista, il federale che mi aveva espulso dal PNF dopo la guerra ha aperto un negozio di casalinghi a Belluno e veniva a rifornirsi da me e l'ho aiutato a tirarsi su. Io avevo la responsabilità della "Brigata Treviso" che agiva in pianura. Gli alleati ci buttavano i rifornimenti, noi dovevamo soprattutto bloccare i vagoni pieni di nostri soldati deportati in Germania. Sono scampato sei volte a rastrellamenti, mi sono rifugiato in montagna».

Il giorno del bombardamento di Treviso...

«Il 7 aprile 1944 ero in città, era l'una, trecento fortezze che sganciavano le bombe, una dietro l'altra. Avevo la fidanzata, Linda mia moglie, che abitava dall'altra parte della città, sono andato a cercarla in bicicletta tra le macerie: morti, brandelli di corpi, braccia di qua, teste di là. Era il venerdì santo, nei due giorni successivi si è visto di tutto, toglievano dai rifugi corpi irrigiditi nella disperazione e nel terrore. Si sono tutti accorti di morire. C'era chi individuava in quei mucchi un familiare, avevano il carrettino dietro la bicicletta e si portavano il morto a casa».

Lei era a capo della brigata che la liberato Treviso alla fine di aprile del 1945.

«Abbiamo occupato la città e chiuso le porte. Avevamo paura che tornassero i tedeschi e aspettavamo gli alleati. Il nostro comando era in collegamento con quelli del Cln di Padova e Venezia. Io andavo e tornavo in bicicletta, una sera si è affiancato a me un soldato tedesco con un pastrano che gli arrivava ai piedi, credeva di essere protetto viaggiandomi accanto ma dalle mura hanno incominciato a sparare, per poco non colpivano anche me. Il tedesco ha svoltato di scatto in viale Cairoli ed è sparito. Io ero uno dei tre del comando piazza. Quando sono scesi i partigiani dal Cansiglio e dalle montagne sono incominciate le retate. Una mattina passo il ponte di Santa Margherita e non c'era più neppure il parapetto sul Sile. Era tutto sporco di sangue, di notte avevano portato lì prigionieri fascisti e no e li avevano uccisi e gettati nel fiume. Gli Alleati sono arrivati di sera dal viale Monte Grappa, dove c'è la porta Santi Quaranta. Sono arrivati nella piazza dei Signori vuota, prima una jeep con un ufficiale che percorre Cal Maggiore e si ferma davanti a me e mi chiede in inglese chi è il comandante. Rispondo orgoglioso: «Ci siamo liberati». Il giorno dopo c'è stata la sfilata per le vie di Treviso».

Cosa accadde in quei giorni?

«Dipendevo dall'Associazione Volontari della Libertà, il mio capo diretto era Enrico Mattei che è arrivato a guerra finita con Mario Ferrari Aggradi. In città c'erano tutti i comandanti delle varie divisioni partigiane, dalla Osoppo alla Nannetti. Mi avevano messo a disposizione una "Fiat 500 Topolino" e con quella dovevo girare tra i reparti, avevo l'incarico di tenere calmi i comandanti, evitare esecuzioni sommarie, vendette. Dovevo andare alla Cartiera Burgo di Mignagola di Carbonera dove dicevano che la banda di "Falco", capo partigiano, avesse ucciso decine di fascisti dopo processi sommari. Incontrai "Falco" sulle scale della prefettura, sapeva del mio incarico, mi disse: «Cosa vieni a fare? Non farti vedere altrimenti faccio fuori anche te». Molti di questi non hanno mai pagato, sono scappati in Sud America mescolati ai nazisti».

Finita la guerra?

«Ho incominciato l'attività con mio fratello, dalle terraglie alla porcellana, con incursioni nel vetro, ero tra i proprietari della Venini. Un giorno ho portato a Murano tutti gli amici, dal generale Capuzzo al prefetto. Il generale comandava i lagunari e ci mise a disposizione un motoscafo dell'esercito, quando l'imbarcazione si è accostata quello che stava sul pontile e aspettava i soliti turisti che comprano, ci ha guardato, ha visto che eravamo tutti non di primo pelo e ha detto: «Mi ga tu portà i reduci de a guera de Crimea?». Poi sono entrato nell'associazione Industriali, ero stato tra i fondatori nel 1946, sono diventato presidente succedendo al commendator Serena».

E oggi?

«Trovo una grande differenza tra la situazione di allora e quella di oggi. Erano anni di pieno sviluppo, ci sono stati problemi e tensioni di ogni genere dal 1968 agli Anni Ottanta: scontri duri con i sindacati, scioperi, paura del terrorismo. Ma abbiamo sempre mantenuto quel rapporto per cui gli imprenditori erano sì attenti ai loro affari, ma anche alla società, all'ambiente, alle famiglie. Hanno collaborato per lo sviluppo della regione. Poi è sorto il famoso Nordest che adesso, però, con tutto questo sparpagliamento di imprese, col problema dei trasporti, sappiamo cosa significa. Si sono dimenticati di coinvolgere gli industriali verso la società civile. Oggi nel Veneto, e lo vediamo anche dai nostri rappresentanti, non si è formata quella classe dirigente necessaria per garantire la crescita di una regione ricca. Dirigere un'azienda è un conto, essere classe dirigente è diversa cosa. Adesso molti, anche tra gli industriali, urlano contro i politicanti che abbiamo, ma si dimenticano di aver fatto ben poco per lavorare per la società».

Aldo Tognana e la politica?

«Appena finita la guerra ero già nel primo Consiglio Comunale di Treviso, sono stato aggregato alla Democrazia Cristiana ed ero tra i più giovani. In quel Comune su 40 consiglieri ben 39 erano laureati; c'erano quattro primari d'ospedale, i migliori avvocati, un giudice, ingegneri. Abbiamo fatto il piano di ricostruzione della città che era ridotta in macerie».

Nel 1994 lei ha provato a diventare sindaco di Treviso?

«Una domenica mi sono piovuti a casa tutti i maggiorenti della città, cinque partiti che cercavano un candidato a sindaco. Dissi: a parte l'età, ho il lavoro, non bisogno di mettermi in mostra, la famiglia è contraria. Il lunedì ho accettato e sono diventato il candidato del centrosinistra e mi sono accorto che avevo la mia seconda figlia candidata nella Lega e infatti è stata per qualche anno presidente del Consiglio comunale. Mi scontrai con Gentilini, nel primo turno ero in vantaggio col 45\% dei voti. Al ballottaggio ho capito che molti dei miei amici industriali non erano con me, si sono uniti a Gentilini e io sono rimasto con i voti di prima. Così è finita la mia esperienza. Oggi le cose non vanno bene, quando alla gente tocchi le tasche si ribella, può persino cavalcare l'antipolitica. Per me non è una battaglia di idee, ma economica».

Colpa degli italiani?

«Gli italiani sono gli stessi che ho conosciuto quando ero giovane e c'era il fascismo: riempivano le piazze e si entusiasmavano di fronte a una persona che li convinceva facilmente. Credono che questa persona sia quella che risolve tutti i problemi. Vedo oggi persone che vanno a sentire Grillo o urlano davanti a una Brambilla. Mi domando: a che livello culturale siamo?».

Ha paura del tempo?

«Non prendo impegni a lunga scadenza. Nessuno invecchia solo per il fatto di aver vissuto un lungo numero di anni, ma perché ha disertato gli ideali».
 
da gazzettino.quinordest.it


Titolo: VICENZA UNA PROVINCIA dove può accadere di tutto ...
Inserito da: Admin - Aprile 12, 2008, 12:47:48 am
Vicenza, il candidato Pd dice "No Dal Molin"



Dario Fo al corteo "No Dal Molin"Domenica si vota anche in nove capoluoghi di Provincia per rinnovare i consigli comunali. La battaglia più interessante, oltre a Roma, è a Vicenza dove la vicenda dell'allargamento della base americano Dal Molin è l'argomento principe della campagna elettorale.

Con un'importante novità, in controtendenza con la politica nazionale. Il coordinamento dei comitati cittadini nei giorni scorsi ha promosso un convegno nel quale ha chiesto ai candidati sindaco di firmare un impegno a battersi contro la costruzione della nuova base americana.

Achille Variati, candidato sindaco per il Pd e alcune liste civiche (già sindaco con la Dc e poi con il centrosinistra dal 1990 al 1995) lo ha firmato e ha detto di voler revocare, se sarà eletto, la «delibera-vergogna» approvata dal consiglio comunale e di voler indire subito un referendum. In diverse interviste il candidato del Pd ha ribadito che l'errore più grande commesso dal sindaco di Forza Italia Enrico Hullweck è stato quello di «non ascoltare la città. Credo sia utile per l'amministrazione che verrà, il governo che verrà e per gli americani capire qual è il parere prevalente in città». Per Variati «il sindaco sarà l'interprete» di quel parere perché in questi anni «la politica e chi l'ha rappresentata in comune o a Roma non ha voluto bene a questa città».

Oltre a Variati hanno firmato il documento del coordinamento i candidati sindaco della Sinistra Arcobaleno, Ciro Asproso, di «Vicenza comune a 5 stelle», Davide Marchiani e di «Riscossa democratica», Franca Equizi.

Cinzia Bottene leader del Comitato "No Dal Molin" invece non ha firmato: «Abbiamo dimostrato con i fatti il nostro impegno contro il Dal Molin e continuiamo a farlo anche pagando di persona», ha spiegato.

La sfida di Variati rimane però impari. I 112 mila vicentini danno l'addio senza rimpianti al forzista Enrico Hullweck che dopo i due mandati è candidato al Parlamento per il Pdl. Ma la sua "sostituta" Amalia Lia Sartori (Pdl, Lega, Vicenza Viva) gode dei favori del pronostico.

L'obiettivo è quello di arrivare al secondo turno e lì approntare un apparentamento con la sinistra: il "No" al Dal Molin potrebbe esserne la base.

Proprio in giornata Walter Veltroni è intervenuto sulla questione. «Gli impegni presi non possono essere disattesi», ha detto intervenendo alla trasmissione Radio anch'io, ha risposto alla domanda di un radioascoltatore che gli chiedeva cosa pensasse della vicenda della base aerea Usa a Vicenza. «Naturalmente - ha proseguito Veltroni - ci saranno delle necessarie consultazioni tra le autorità Usa e le autorità amministrative della città di Vicenza, per poter trovare le compatibilità che sono necessarie». 


Pubblicato il: 11.04.08
Modificato il: 11.04.08 alle ore 16.25   
© l'Unità.


Titolo: Si sente male in discoteca e muore. Ma gli altri continuano a ballare
Inserito da: Admin - Gennaio 16, 2010, 07:25:05 pm
In provincia di Rovigo.

Gli amici: mancanza di rispetto. Si sente male in discoteca e muore

Ma gli altri continuano a ballare

La 29enne aveva una malformazione congenita.

Il titolare: «Spegnere la musica sarebbe stato peggio»


MILANO - Si è sentita male al bar della discoteca e si è accasciata a terra, a pochi passi dalla ressa dei ballerini. La musica non si è fermata e attorno a lei tutti hanno continuato a ballare, mentre su un divanetto si consumava la sua agonia. E' morta così, a 29 anni, E.M., una ragazza originaria di Lendinara, in provincia di Rovigo. E ora è polemica sul comportamento del gestore, che non ha fermato il divertimento dei giovani.

MALFORMAZIONE CONGENITA - E' accaduto nelle prime ore dell'alba di sabato in una discoteca di Arquà Polesine (RO). La giovane soffriva di una malformazione congenita al cuore che la costringeva a continui controlli medici e cure. La giovane è stata colta da malore mentre stava parlando con alcuni amici vicino al bar. Improvvisamente una smorfia di dolore è comparsa sul suo viso e la ragazza si è accasciata al suolo. Soccorsa, è stata fatta stendere su un divanetto in attesa dell'arrivo dell'ambulanza, che è arrivata circa mezz'ora dopo. Poi è stata trasportata d'urgenza all'ospedale, dove però i medici non hanno potuto che constarne la morte.

IL TITOLARE: «VOLEVO EVITARE LA CALCA» - Dal momento in cui la ragazza si è sentita male all'arrivo dei soccorsi sono passati una trentina di minuti, ma nel frattempo all'interno della discoteca la musica ha continuato a ribombare e pare che nessuno si sia accorto di nulla. Un particolare, quello della musica, che ha suscitato forti perplessità da parte degli amici della giovane. Il titolare del locale, Gaudenzio Ferrari, si è giustificato rilevando che sarebbe stato forse più pericoloso accentrare l'attenzione di tutti i presenti su quanto stava avvenendo e che in un primo tempo pareva un semplice svenimento. «La ragazza - ha detto - sembrava svenuta e se avessi dato ordine di spegnere la musica si sarebbe creata calca attorno alla giovane, e forse sarebbe stato peggio».

Redazione online
16 gennaio 2010© RIPRODUZIONE RISERVATA
da corriere.it


Titolo: Evasione fiscale ... Vicenza si distingue.
Inserito da: Admin - Febbraio 14, 2010, 09:02:38 am
Vicenza. 16 società in mezza Europa per evadere 10 milioni di euro in Italia

Agivano nel settore immobiliare e del tessile e utilizzavano prestanome soltanto per creare somme di denaro in nero
                     
 
 VICENZA (8 febbraio) - Un'evasione fiscale internazionale nel settore del tessile e della compravendita immobiliare è stata scoperta dalla guardia di finanza di Bassano del Grappa (Vicenza) che ha recuperato 9 milioni di euro sottratti all'erario, contestato oltre un milione di Iva non versata e ha denunciato quattro persone per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale.

A capo dell'organizzazione, secondo i militari delle fiamme gialle, C.A., residente nel bassanese il quale, dal 2003 ad oggi, avrebbe utilizzato 16 sedici società sparse per l'Italia, Austria e paesi del nordest Europa, al cui vertice stavano prestanomi che emettevano ed utilizzavano fatture per operazioni inesistenti e una serie di conti correnti bancari aperti in Italia e all'estero.

Per i finanzieri l'unico scopo era quello di movimentare consistenti somme di denaro verso l'estero, al fine di creare scorte finanziare in nero e di sottrarre i proventi all'imposizione fiscale in Italia indirizzandoli su paesi a fiscalità agevolata.

Gli accertamenti, coordinati dalla Procura di Bassano del Grappa, hanno portato i finanzieri a chiedere anche rogatorie in Austria dove è stata sequestrata documentazione che ha fatto emergere l'esistenza di due società cartiere, dedite esclusivamente all'emissione delle fatture false utilizzate in Italia, e di altre 170 società, facenti capo a un prestanome e collaboratore del capo dell'organizzazione..
 
da ilgazzettino.it


Titolo: Bambini a pane e acqua Il sindaco sotto accusa
Inserito da: Admin - Marzo 24, 2010, 11:22:18 am
Le famiglie non pagavano la retta, negata la mensa

Bambini a pane e acqua Il sindaco sotto accusa

Vicenza, si mobilitano dalla Caritas ai partiti


ROMA — «Le regole sono regole per tutti e vanno rispettate. Il mondo non può essere dei furbi». Non arretra di un passo Milena Cecchetto, il sindaco leghista di Montecchio Maggiore. Anche ieri in questo paese della provincia di Vicenza otto bambini delle elementari e della materna, due italiani e sei stranieri, si sono dovuti accontentare di un menu differenziato. Non pasta alla zucca, hamburger, insalata e frutta come tutti gli altri. Ma una bottiglietta d’acqua ed un panino. «Riduzione del pasto», così l’ha chiamata il sindaco, perché i genitori dei piccoli non avevano pagato la retta della mensa. Ed il Comune ha deciso di ripianare un buco da 150 mila euro accumulato proprio per i pranzi distribuiti nelle scuole. Una scelta che ha provocato tantissime proteste. La Caritas di Vicenza è pronta a mettere mano al portafoglio per coprire le spese di quelle otto famiglie. E chiama alla «mobilitazione affinché nessun bimbo debba essere umiliato nella propria dignità, ancor prima che nei suoi bisogni primari». Stasera alle 19 e 30, davanti al municipio di Montecchio, le associazioni degli immigrati hanno organizzato una simbolica cena a pane ed acqua. L’iniziativa è di Ousmane Condè, originario della Guinea, cittadino italiano da pochi mesi e candidato alle regionali in Veneto per Sinistra ecologia libertà: «Nemmeno le bestie — dice — si comportano così e affamano i loro cuccioli. Sarebbe questo il partito dell’amore? ».

Paolo Ferrero — portavoce della Federazione della sinistra— ha scritto al prefetto di Vicenza per chiedergli di intervenire su una vicenda che «viola la Costituzione e la convenzione Onu sui diritti dell’infanzia ». Protesta pure il Pd che con Daniela Sbrollini parla di «esempio del livello al quale possono arrivare gli amministratori leghisti». Ed anche le associazioni dei consumatori fanno sentire la loro voce.
L’Aduc chiede di scogliere l’amministrazione comunale di Montecchio per «violenza contro l’infanzia », mentre il Codacons propone un punizione simbolica: una settimana a pane ed acqua per il sindaco. La Lega si difende con Manuela Dal Lago, vicentina e vice capogruppo del Carroccio alla Camera che parla di «attacchi pretestuosi e infondati». Un fuoco incrociato ancora più fitto visto che in Veneto, per le Regionali, il centrodestra schiera come candidato presidente proprio un leghista, il ministro Luca Zaia. Anche per questo il sindaco di Montecchio derubrica tutto a «polverone elettorale». Dice che i genitori di quegli otto bambini «non hanno nemmeno compilato il modulo di iscrizione alla mensa». E garantisce che «se non faranno i furbi e sono davvero indigenti il Comune se ne farà carico, come fa già adesso con 80 famiglie ». Ma dopo i titoli dei giornali ed i servizi dei tiggì, oggi a Montecchio nessuna «riduzione del pasto».

Anche per gli otto piccoli morosi il menu prevede primo, secondo, contorno e frutta.

L. Sal.
24 marzo 2010© RIPRODUZIONE RISERVATA
da corriere.it


Titolo: Zermeghedo (Vi) truffa dei pozzetti spia nelle discariche...
Inserito da: Admin - Maggio 05, 2010, 06:35:23 pm
Il caso

Rifiuti pericolosi: indagati Gardini, Ciambetti e Conta

Vicenza, l'inchiesta sullo smaltimento di liquidi pericolosi era nata da un servizio di «Striscia».

Sessantacinque persone coinvolte, tra politici e imprenditori


VICENZA - Le accuse ipotizzate dalla procura di Vicenza vanno dal traffico illecito di rifiuti, al falso, alla truffa ai danni di Arpav e all’abuso d’ufficio. L'indagine coordinata dall'ex pm vicentino Angela Barbaglio, attuale procuratore aggiunto di Verona, iniziata nel 2005 riguarda la gestione del consorzio Medio-Chiampo e del depuratore di Montebello dentro cui si sarebbero smaltiti per anni senza autorizzazioni rifiuti liquidi pericolosi con gravissime ripercussioni sull'ambiente dei fiumi vicentini e veronesi. Un storia nata da un servizio di «Striscia la Notizia» che smascherò una presunta truffa dei pozzetti spia nelle discariche di Zermeghedo (Vi). Nei giorni scorsi sono stati notificati gli avvisi di conclusione indagine nei riguardi di ben 65 persone: politici regionali di maggioranza e opposizione appena rieletti, sindaci, dirigenti regionali e i componenti della commissione tecnica regionale ambiente, un nutrito numero di imprenditori e l'ex gestione del consorzio Medio-Chiampo.

Le accuse, tutte da dimostrare, sono contenute in sette pagine dettagliate che sono state recapitate ai legali delle persone coinvolte che hanno ora qualche settimana per farsi interrogare e produrre delle memorie difensive, dopo di ciò la procura deciderà chi eventualmente chi mandare a processo o prosciogliere. Gli indagati con l'accusa di abuso d’ufficio sono 24 persone tra i cui spiccano i nomi di Elisabetta Gardini, Roberto Ciambetti, Giuliana Fontanella, l’ex assessore regionale all’Ambiente Giancarlo Conta, l’ex sindaco di Arzignano Gianfranco Signorin e Maria Pia Ferretti. I componenti della Settima commissione regionale Maurizio Conte, Giuseppe Berlato Sella e Andrea Astolfi, i consulenti esterni regionali Corrado Benetollo, Alessandra Maule, Giuseppe Boschetto (attuale sindaco di Lonigo), Ruggero Marzotto.
I componenti della Commissione tecnica regionale ambiente Andrea Costantini, Michelangelo Bullo, Gisella Penna, Luisa Marchiori, Franco Biasia, Sara Ormesani, Andrea Penzo, Francesca Famelici, Michele Pezzetta e Fabio Strazzabosco.

Con l'accusa di truffa ai danni di Arpav sono indagati i vertici del consorzio Medio-Chiampo in carica fino al 2008 e i manager: Piergiorgio Rigon, Lino Zerbato, Stefano Paccanaro, Luigi Culpo, Tiziana Piras, Davide Zannato, Giovanni Bartucci, Stefania Malesan, Gianna Tasson, Giorgio Bronzi e Fabrizio Cenzato, 49 anni, Gambellara. Con l'accusa di aver scaricato i rifiuti liquidi, anche pericolosi, sono invece coinvolti 30 imprenditori vicentini e padovani: Irico Nicoletti, Antonella Zordan, Giampaolo Urbani, Alessandro Perlati, Luciano Zolin, Giuseppe Bonato, Giovanni Pretto, Giancarlo Tamburin, Antonio Scolaro, Eugenio Scolaro, Gianni Brolo, Vittorio Zaffari, Fabio Crestani, Luigi Storato, Ruggero Zoso, Gianluigi Marchetto, Mauro Prandini, Bruno Pellizzari, Antonio Bonazzi, Andrea Busolo, Doranna Folco, Sandra Dal Grande, Antonio Bicego, Paolo Crestani, Oscar Sbicego, Lorenzo Saggioro, Teresa Ceresato, Francesco Villatora, Roberto Giacomazzi, Maria Luigia Carbognin.

Tommaso Quaggio

09 aprile 2010© RIPRODUZIONE RISERVATA
da corrieredelveneto.corriere.it


Titolo: Concia, non si fermano le frodi fiscali
Inserito da: Admin - Maggio 23, 2010, 10:37:36 am
         Finanza

Concia, non si fermano le frodi fiscali

Case abbandonate al posto delle aziende

Trovati documenti di imprese create solo per evadere le tasse.

L'evasione è di milioni

Giornata di controlli ieri per la Finanza nell’ambito dell’inchiesta «Amici per la pelle 2» (archivio)


VICENZA - Sono durate tutto il giorno, ieri, le perquisizioni della guardia di finanza di Arzignano, guidata dal tenente Angelo Aloi, nell’ambito dell’inchiesta «Amici per la pelle 2», che ipotizza un giro di false fatture, attraverso finte società filtro, per almeno 7 milioni di euro. Ieri gli uomini delle fiamme gialle, con l’ausilio dei colleghi del nucleo di polizia tributaria di Vicenza, hanno eseguito altre dieci perquisizioni tra Arzignano, San Bonifacio e Soave (Verona), Mestre e Chioggia (Venezia). Ma hanno trovato non poche difficoltà perché nella gran parte dei casi, nei luoghi dove avrebbe dovuto trovarsi la sede legale delle aziende, non c’erano uffici. Nei pressi di Chioggia, addirittura, arrivati nel luogo dove avrebbe dovuto esserci la residenza di uno degli amministratori indagati, si sono trovati davanti ad un un camper abbandonato. La documentazione cartacea, file e pc sequestrati, erano custoditi in appartamenti e cantine da dove venivano elaborati i finti documenti che attestavano spese e vendite. A differenza delle classiche frodi a carosello, in questo caso non esistono le società e la merce e tutte le fatture attestano passaggi di merce inesistenti.

Questo nuovo filone di indagine, parte da alcune segnalazioni e da un lavoro eseguito su alcune società interposte. Dall’analisi della documentazione acquisita e dai contatti intrattenuti da quelli che risultavano essere gli amministratori delle «scatole vuote», le fiamme gialle cercheranno di risalire ai gruppi e alle società conciarie che beneficiavano di quella, che ha tutti gli effetti, era un economia esclusiamente cartacea utile, alle società che sfruttavano il sistema di frode, per registrare falsamente in bilancio costi mai esistiti, incamerando così la liquidità delle tasse evase all’Erario. Le aziende continuano dunque a fare il loro gioco, anche se il nucleo di polizia tributaria di Vicenza ha messo al setaccio un intero distretto conciario portando a galla il sistema di frodi fiscali che ha coinvolto tra i 150 e 200 imprenditori. Intanto continuano le indagini delle fiamme gialle di Vicenza nel filone della corruzione, nato dalla maxi inchiesta Dirty Leather. Se nelle ultime due settimane si parla di una decina di perquisizione eseguite in due diverse tranche ed accompagnate da altrettanti avvisi di garanzia per corruzione, tra gli imprenditori della vallata gira voce che siano tra 50 e 60 le aziende finite nel mirino dell’inchiesta, dei più svariati settori merceologici anche se, facendo notare le dimensioni del fenomeno, sono sempre di più gli imprenditori che si difendono parlando di concussione. Negli ultimi giorni sono stati raggiunti da avviso di garanzia Franco Piran, amministratore all’epoca dei fatti contestati del Gruppo Valle dell’Agno Spa, Adriatica e conceria «La Veneta» per tre espisodi in cui avrebbe pagato mazzette da 10 o 15 mila euro ai funzionari dell’Agenzia delle Entrate per ammorbidire le verifiche, Giovanni Coterno, della Marmi Graniti Favorita Spa, e il costruttore Renzo Marcigaglia, presidente del servizio idrico Acque del Chiampo Spa e titolare dell’omonima impresa costruttrice con cui collabora come consulente anche il figlio, l’assessore Enrico Marcigaglia per un solo episodio del 2007, e il titolare della concerie Biolo Giovanni.

Romina Varotto

14 maggio 2010
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         Finanza
Concia, nuovi imprenditori indagati
Pagata l’Agenzia delle entrate per evitare i controlli Perquisite aziende vicentine. L'accusa è corruzione

Conceria vicentina

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Concia, Ghiotto chiede di patteggiare
VICENZA - Fa un passo avanti l’inchiesta sulle conce del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Vicenza. Le fiamme gialle, nell’ultima settimana, hanno perquisito alcune note aziende, del settore conciario e non solo, nell’ambito del filone di indagine che riguarda la corruzione - concussione. Secondo l’ipotesi d’accusa gli imprenditori, a cui è stato notificato l’avviso di garanzia con l’accusa di corruzione, avrebbero pagato generose mazzette all’Agenzia delle Entrate, già finita nell’inchiesta, per eludere o ammorbidire i controlli. I finanzieri hanno acquisito documenti e file utili agli accertamenti al gruppo «La Veneta» di Franco Piran a cui vengono contestati tre episodi nel 2008: avrebbe pagato, secondo l’ipotesi d’accusa della procura vicentina, tangenti tra i 10 mila e i 15 mila euro, in tre diverse occasioni, ai funzionari dell’Agenzia delle Entrate per chiudere un occhio, o forse anche due, su una verifica che era già in corso nel gruppo. Destinatari delle mazzette, sono stati l’ex dirigente dell’Agenzia 2 Roberto Soraci e i funzionari Roberto Segantini e Claudio Dal Monte, tutti finiti nell’indagine sulla corruzione dell’inchiesta Dirty Leather. Avrebbero oliato i funzionari - che ascoltati dai finanzieri e dal pm Marco Peraro avevano ammesso alcuni episodi - anche i Conterno, della Marmo Favorita Spa di Lonigo.

In una sola occasione però, a quanto sembra. L’ipotesi d’accusa è quella di corruzione. Ma sembra che non siano le uniche imprese che hanno ricevuto la visita dei finanzieri. Sembra possa esserci anche il coinvolgimento che di un grossa impresa di costruzioni e di un altro importante gruppo nel settore della concia. L’inchiesta Dirty Leather (pelle sporca) non solo aveva smascherato un sistema consolidato di frodi e false fatturazioni che coinvolgeva una buona fetta delle imprese del distretto di Arzignano,maaveva appurato come questa economia di carta fosse stata coperta da un giro di mazzette che, a seconda dei casi, servivano ad oliare l’ex comandante della guardia di finanza di Arzignano Luigi Giovine, che in cambio prometteva protezione da possibili verifiche dei colleghi, ma anche dell’Agenzia delle Entrate. Quest’ultima è finita nel vortice dell’indagine sulle conce dopo l’interrogatorio del faccendiere Andrea Ghiotto e del consulente Marcello Sedda. Con il coinvolgimento dell’ente di controllo la maxi indagine coordinata dal procuratore capo Ivano Nelson Salvarani e dal sostituto procuratore Marco Peraro aveva subito un effetto domino. Non solo aziende conciarie, ma realtà merceologiche ed economiche dei più svariati settori, potenzialmente avrebbero potuto aver messo mano al conto per coprire qualche conto. Sospetti che sembrano aver trovato conferma, almeno in ipotesi d’accusa, e che si sono allargati a macchia d’olio anche sugli studi commercialisti. Secondo gli elementi emersi durante i numerosi interrogatori, erano i professionisti a fare da tramite tra funzionari infedeli e gli imprenditori che avevano bisogno di coprire le irregolarità, a volte anche nell’ordine di diversi milioni.

Romina Varotto
13 maggio 2010
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vicenza
Concia, perquisito il «re» delle pelli
Coinvolto Bruno Mastrotto, si indaga sui rapporti con il Fisco

Un'azienda di conceria

VICENZA — Il fulmine era nell’aria: perquisizione al gruppo Mastrotto. Un mese d’indagine serrata, un paio di interrogatori decisivi e alla fine la decisione è stata presa, smentendo così il sospetto di chi diceva che gli inquirenti se la prendono solo con i piccoli. Perché quello di Bruno Mastrotto (non Rino) è il gruppo più potente del distretto della concia, con i suoi oltre 2100 dipendenti e un fatturato che supera i 500 milioni di euro all’anno, con vari stabilimenti in Italia e all’estero. Gli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Vicenza, coordinati dal pm Marco Peraro con la supervisione del procuratore capo Ivano Nelson Salvarani, hanno puntato il mirino sulla prima realtà produttiva del settore delle pelli. La ragione? Il rapporto un po’ troppo «amichevole» con l’Agenzia delle entrate di Arzignano, cioè gli uffici del Fisco addetti agli accertamenti sull’evasione fiscale. Gli stessi uffici coinvolti pesantemente nell’inchiesta per corruzione dove è approdata l’indagine sulla grande truffa fiscale del distretto della concia (oltre 190 indagati, circa 150 imprese coivolte).

A tirare in ballo il «re» della concia è stato il commercialista di Arzignano Marcello Sedda, arrestato nel dicembre scorso con Andrea Ghiotto, il faccendiere imprenditore e patron del Grifo calcio a 5 di Arzignano, e con l’ex comandante della Guardia di Finanza locale, il luogotenente Luigi Giovine. Sedda e Ghiotto hanno confessato e sono stati scarcerati, il finanziere no ed è ancora dietro le sbarre. Il nome di Mastrotto, del quale Sedda è stato commercialista, è spuntato quando quest’ultimo è stato torchiato su una particolare attività dell’Agenzia, con la quale aveva uno stretto legame professionale: gli accertamenti con adesione. Si tratta di un istituto del diritto tributario finalizzato a sanare i contenziosi fra il Fisco e il contribuente. In pratica, succede che a seguito della constatazione di un irregolare versamento delle imposte, di un’evasione, l’amministrazione pubblica offre al privato la possibilità di chiudere la partita con una sanzione ridotta e un pagamento rateale. In questo ambito esistono però margini di discrezione da parte degli Uffici del Fisco competenti a decidere. Tra l’altro, nel caso di grandi aziende come Mastrotto, sulle proposte di adesione l’ultima parola spetta agli uffici regionali. E’ lavorando su questo tipo di operazioni dell’ufficio di Arzignano che le Fiamme Gialle hanno messo alle strette Sedda e non solo sulla vicenda Mastrotto. Dall’interrogatorio è infatti spuntata una supertangente: 200 mila euro che sarebbero stati versati all’Agenzia delle Entrate per chiudere una maxievasione di 7 milioni con il versamento di una cifra «esigua»: 700 mila euro. In sostanza, secondo il racconto dell’indagato, che ha trovato riscontri in quello di un ex dipendente dell’Agenzia reo-confesso, sarebbero stati versati 900 mila euro (700 all’Erario e 200 al dirigente di allora) per mettere la parola fine sul contenzioso.

Insomma, partendo dalle frodi dell’Iva gli inquirenti di Vicenza si sono imbattuti in una serie di vicende riguardanti prima la Finanza stessa (il comandante di Arzignano) e poi gli uomini addetti a contrastare l’evasione fiscale dal quale emerge una diffusissima corruzione, anche ai livelli superiori. Come spesso succede in questi casi, gli imprenditori urlano alla concussione cercando di accreditarsi come vittime delle circostanze. Vittime di pubblici ufficiali che avrebbero estorto mazzette minacciando conseguenze nefaste per le loro aziende.

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12 marzo 2010


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         vicenza
Concia, Ghiotto chiede di patteggiare
Testimone chiave, il faccendiere potrebbe avere un solo anno di pena

Andrea Ghiotto è il testimone chiave nell'indagine ordinata dalla procura di Vicenza

VICENZA - Il primo troncone della maxi inchiesta «Dirty leather», che riguarda le presunte mazzette girate all’ex comandante delle fiamme gialle di Arzignano Luigi Giovine, sembra destinato a concludersi dinnanzi al gup Stefano Furlani. Nonostante il magistrato abbia fissato davanti al tribunale collegiale il prossimo 3 giugno il rito immediato per nove indagati tutti accusati di corruzione e concorso in corruzione, procedura sollecitata dal procuratore Ivano Nelson Salvarani e dal sostituto Marco Peraro, nessuno sembra sia disposto ad arrivare al dibattimento pubblico. In particolare due dei tre personaggi chiave dell’inchiesta, Giovine (avvocato Riccardo Benvegnù) e il commercialista Marcello Sedda (avvocato Marco Dal Ben) sembrano già decisi a percorrere la strada del rito abbreviato per il primo e del patteggiamento per il secondo. Fino ad oggi c’erano alcune dubbi sulle scelte dell’ex patron del Grifo calcio a 5 Andrea Ghiotto, uomo cardine nell’inchiesta grazie alle sue confessioni, difeso dagli avvocati Lucio Zarantonello e Sara Motta, che al momento, dopo la revoca del giudice del divieto d'espatrio, si trova in Brasile. Secondo alcune indiscrezioni anche lui ora sembra indirizzato verso un patteggiamento. Una scelta che grazie alle sua collaborazione con i magistrati, che con lui hanno dato una svolta alle indagini disegnando così uno spaccato preciso della variegata realtà corruttiva del settore della conica a Chiampo, e ai probabili sconti di pena potrebbe arrivare ad un anno di reclusione.

Il condizionale in questo caso è d’obbligo visto che il giudice potrebbe non ritenere congrua la pena concordata tra le parti e rinviare a giudizio l’imputato, qualora non fosse stato richiesto in via subordinata l’accesso al giudizio abbreviato. Fuori da questo procedimento rimangono gli altri filoni di indagine della procura che prenderanno probabilmente strade diverse e che riguardano Ghiotto per i reati finanziari legati alla sua ex squadra di calcio, che per il fisco era praticamente inesistente, e Sedda che deve rispondere anche di corruzione all’Agenzia delle entrate e di riciclaggio dei soldi incamerati con l’evasione dell’Iva. La prima trance della maxi inchiesta delle fiamme gialle arriverà quindi a breve davanti al giudice e riguarda le presunte mazzette girate all’ex comandante di Arzignano Giovine che per anni, secondo l’accusa, avrebbe incassato tangenti, la cifra sfiorerebbe il milione di euro, per chiudere gli occhi sui controlli, un meccanismo in cui si inserivano l’ex patron del Grifo calcio a 5 e il commercialista, che sarebbero stati i collettori del denaro.

In tutta la vicenda delle mazzette si aggiungo i nomi dei rimanenti sei indagati per corruzione per cui Salvarani e il sostituto Peraro hanno chiesto il giudizio immediato, ovvero Adriana Arnoldi, 51 anni di Arzignano, Davide Baldo, 34enne di Zermeghedo, Andrea Antonio Bertoldi, 47enne, Lucia Gonella, 37enne di Altissimo, Simone Voltolin, 39enne di Arzignano e Vladimiro Zonta, 40enne di Chiampo. Le mazzette per l’accusa sarebbe viaggiate dal 2001 al 2008. Il motivo era semplice evitare i controlli della finanza sulle aziende. In alcuni casi specifici vengono contesti «regali » da 10 mila euro l’uno a Natale, Pasqua e Ferragosto. Il luogotenente però, al momento ancora in carcere dal 16 dicembre scorso, ha sempre negato tutto ribadendo la sua posizione anche durante gli ultimi confronti con i magistrati.

Tommaso Quaggio
01 aprile 2010
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http://corrieredelveneto.corriere.it/vicenza/notizie/cronaca/2010/14-maggio-2010/concia-non-si-fermano-frodi-fiscali-case-abbandonate-posto-aziende-1703017650765.shtml


Titolo: VICENZA. Approvate le compensazioni per la dignità rubata ai vicentini...
Inserito da: Admin - Giugno 27, 2010, 09:22:56 am
Vicenza. Approvate le compensazioni per l'ampliamento della base Usa
 
                      
 VICENZA (26 giugno) - Via libera alla proposta di compensazioni che il governo si è impegnato a riconoscere a Vicenza in relazione all'ampliamento della base militare Usa all'aeroporto Dal Molin.

Ne dà notizia il commissario del governo per il Dal Molin, Paolo Costa, precisando che la sua relazione contenente le linee guida per la definizione delle compensazioni è stata approvata durante una riunione a Palazzo Chigi presieduta dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, alla quale hanno partecipato rappresentanti del ministero della Difesa, del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell'Enac e del Cipe.

«Queste proposte costituiranno la base di un accordo di programma fra il Governo, la Regione Veneto e gli enti locali vicentini: «Ai fini della definizione e della sottoscrizione dell'accordo - precisa il commissario Costa - la Regione del Veneto, il Comune e la Provincia di Vicenza verranno invitati a breve ad una apposita riunione convocata a Roma presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri».

Il sindaco Variati: «Una grande vittoria della città che pone le fondamenta per la riconciliazione di Vicenza». Achille Variati commenta così da Shanghai, dove è impegnato all'Expo, la notizia dell'approvazione delle compensazioni. «Dal governo - sottolinea con soddisfazione Variati - è giunto il sì alle richieste formulate dal Comune: smilitarizzazione e sdemanializzazione del lato est del Dal Molin, concessione all'amministrazione comunale per la realizzazione di un parco pubblico, ridefinizione dei finanziamenti previsti dalla delibera Cipe per la ricostruzione della pista di volo e che verranno invece dirottati sulla bonifica bellica del lato est e sulla progettazione della tangenziale nordest».

Sul lato est del Dal Molin, nell'area non occupata dalla costruzione della nuova base militare, «sorgerà il più grande parco pubblico di Vicenza», precisa il sindaco annunciando che che si chiamerà Parco della pace: «Perché nascerà accanto a una base militare e perché permetterà alla città di riconciliarsi con se stessa - spiega - Attorno al progetto del Parco della Pace gran parte dei vicentini si è ritrovata in un inedito spirito di condivisione: questa è una vittoria di tutta la città è una vittoria di noi vicentini, che abbiamo dovuto pagare un prezzo molto alto alla ragione di Stato ma abbiamo avuto la dignità e il coraggio di lottare per ciò che riteniamo giusto». «È stata una battaglia durissima - commenta il sindaco - e anche in questi giorni, da Shanghai, sono stato in contatto con il commissario Costa, che ringrazio per la sua collaborazione in un percorso difficilissimo, così come ringrazio il sottosegretario alla presidenza del Consiglio o Gianni Letta. Con l'impegno del Governo anche sulla costruzione della Tangenziale nordest - conclude - si concretizzano risultati che ho inseguito per molto tempo».
 
http://ilgazzettino.it/articolo.php?id=108304&sez=NORDEST


Titolo: Ad Arzignano. - Scaricava i fanghi della sua conceria nei canali.
Inserito da: Admin - Agosto 03, 2011, 04:19:36 pm
Scaricava i fanghi della sua conceria nei canali: denunciato imprenditore

Ad Arzignano il depuratore resterà chiuso per tre settimane

L'assessore: non è una buona scusa, le regole si rispettano

VICENZA - Colto con le mani nel sacco, anzi nel fango. È successo ad un imprenditore conciario di Arzignano (Vicenza) sorpreso dagli agenti della polizia municipale a scaricare illegalmente sostanze di risulta nei corsi d'acqua della zona. Un'operazione non certo casuale, soprattutto alla luce della decisione di portare a tre le settimane di chiusura del depuratore.

Per l'assessore provinciale all'Ambiente Antonio Mondardo «i lavori di manutenzione della struttura gestita dal Consorzio acque del Chiampo spa e Consorzio Arica sono indifferibili ed importanti, di qui la decisione di allungare di sette giorni la chiusura dell'impianto. Questo però non può essere motivo per decidere di fare pulizia da sé, ci sono delle regole che valgono per tutti. Per questo assieme a tutti i protagonisti, dai Consorzi all'Arpav fino alla polizia municipale, abbiamo messo a punto un piano di controlli costante, che da Crespadoro a Lonigo, ovvero lungo tutta la vallata, permetterà di monitorare il territorio e le sue acque in tempo reale, proprio per evitare che simili situazioni si ripetano».

Martedì 26 Luglio 2011 - 17:06    Ultimo aggiornamento: Mercoledì 27 Luglio - 21:17
da - http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=157580&sez=NORDEST


Titolo: Lega: il senatore e imprenditore Filippi espulso dal partito
Inserito da: Admin - Agosto 03, 2011, 04:21:21 pm
Consiglio federale della Lega: il senatore e imprenditore Filippi espulso dal partito

Il parlamentare di Arcugnano era stato coinvolto nella polemica sulla destinazione d'uso di alcuni terreni di sua proprietà


VICENZA - Il consiglio federale della Lega Nord ha espulso dal partito il senatore vicentino Alberto Filippi. Il parlamentare è un imprenditore del settore chimico ed è stato coinvolto in una polemica per la destinazione d'uso di alcuni suoi terreni.

Filippi, 45enne residente ad Arcugnano (Vicenza), è stato eletto deputato nel 2006 e poi senatore nel 2008. Iscritto alla Lega Nord-Liga Veneta dal 1993, dal 1997 al 2002 è stato consigliere in Provincia e negli stessi anni, per tre mandati consecutivi, vice segretario provinciale del Carroccio.

Dopo la nomina al Senato ha ricoperto gli incarichi di membro della Commissione Bilancio e poi inserito nella Commissione Parlamentare per le Questioni regionali. Dal gennaio 2009 è vicepresidente della Commissione per gli Affari esteri.

Nei mesi scorsi il nome di Filippi era stato fatto nell'ambito di una vicenda che aveva riguardato il cambio di destinazione d'uso di un terreno a Montebello (Vicenza), in parte di proprietà di una società riconducibile allo stesso senatore leghista: il caso aveva scatenato una bagarre politica, anche nel Carroccio locale, rispetto alla quale Filippi aveva manifestato di aver agito in piena correttezza. Più recentemente era stato chiamato in causa da un imprenditore per vicende riguardanti sponsorizzazioni sportive. Lo scorso anno si era ipotizzato potesse diventare il presidente del Vicenza Calcio, ma poi la trattativa non è andata a buon fine.

Venerdì 29 Luglio 2011 - 23:12    Ultimo aggiornamento: Sabato 30 Luglio - 10:26
da - http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=157980&sez=NORDEST


Titolo: NORD OVEST VICENTINO pessimo e senza vergogna ...
Inserito da: Admin - Agosto 28, 2011, 10:13:12 am
L'azienda: «Cifre sproporzionate. Il nero per gli straordinari è una prassi diffusa»
                       

VICENZA - Il Gruppo Mastrotto ha fornito ampia collaborazione alla Guardia di finanza nell'ambito degli accertamenti «e non si riconosce nelle cifre che appaiono di un ordine di grandezza sproporzionato rispetto a quanto riferibile al gruppo». Lo sottolinea l'azienda della valle del Chiampo, chiamata in causa dalle fiamme gialle nell'inchiesta legata ad una maxi evasione.

Il Gruppo Mastrotto, precisa una nota, ribadisce che tutti i propri dipendenti sono regolarmente assunti e inquadrati e che le irregolarità, ammesse, riguardano la corresponsione fuori busta in passato di parte degli straordinari. «Prassi diffusa nel territorio - si aggiunge - cui il gruppo è stato costretto ad adeguarsi solo per mantenere e acquisire le risorse umane necessarie alla sua crescita, prassi peraltro abbandonata da tempo e sulla quale il Gruppo ha da tempo avviato e sta definendo la regolarizzazione della propria posizione. In ogni caso si segnala che le contestazioni riguardano importi su base annuale assolutamente marginali rispetto al volume d'affari del Gruppo (in media meno dell'1%)».

Per quanto attiene alle cosiddette «operazioni estere», rileva il Gruppo, «sono state effettuate oltre dieci anni orsono ma per motivi assolutamente legittimi, quali favorire la internazionalizzazione e garantire la continuità futura del gruppo. Pertanto a tale riguardo si conferma che nessuna irregolarità è stata compiuta e si è fiduciosi che le autorità competenti riconosceranno tale dato di fatto».

«Tuttavia non si può non rimanere colpiti dalla rappresentazione della realtà che è stata fornita dal comunicato stampa della Guardia di Finanza - attacca la dirigenza dell'azienda - che, cumulando importi riferiti a più periodi d'imposta, rischia di provocare un notevole danno di immagine assolutamente ingiustificato ad una realtà industriale che con gli stessi verificatori ha mostrato, invece, sempre massima disponibilità e collaborazione».

«In conclusione si sottolinea che nessuna delle irregolarità emerse era finalizzata all'evasione fiscale, tantomeno all'estero - conclude il documento - e che le persone coinvolte perciò contesteranno nelle sedi competenti la fondatezza dei rilievi della Guardia di Finanza».
 
Venerdì 26 Agosto 2011 - 18:02

 da - http://ilgazzettino.it/articolo_app.php?id=40730


Titolo: NON CI RACCONTINO BALLE INQUINATORI ED EVASORI SI NASCE...
Inserito da: Admin - Agosto 31, 2011, 10:17:31 am
Economia

31/08/2011 - INTERVISTA

"Pagavo gli straordinari in nero ma dovevo salvare l’azienda"

L’industriale vicentino Mastrotto sotto accusa: me lo chiedevano gli operai

FABIO POLETTI
INVIATO AD ARZIGNANO (VICENZA)

Pagavo gli straordinari in nero, era l’unico modo per salvare la mia azienda».

Un industriale vicentino getta la maschera e spiega come si diventa evasore fiscale.


Nella zona dove vive è difficile non vederle. Dovunque ti giri tra Arzignano, Tezze, Trissino, in lungo e in largo sugli stradoni della Val di Chiampo, le modernissime fabbriche tutto acciaio e cemento della Mastrotto Group spuntano come funghi. L’1% della lavorazione mondiale della pelle passa di qui, in questo sogno realizzato mezzo secolo fa da Arciso Mastrotto, il patriarca a capo di una dinastia guidata ora dai figli Bruno, Santo e dall’altra parte Rino, da qualche anno divisi da beghe famigliari ma unitissimi nel mettere benzina nera che più nera non si può nella locomotiva sempre più arrugginita del Nord Est. Un sogno diventato un incubo per la Guardia di finanza che prima ha messo sotto inchiesta i fratelli Bruno e Santo Mastrotto - 800 operai tutti in nero, 1 miliardo e 300 milioni di evasione fiscale contestata poi ha passato ai raggi X pure le aziende del fratello Rino - 174 operai pagati fuori busta, 100 mila euro al mese di nero - e la storia non cambia. «Non dico più niente, non dico più niente, ostrega...», sbraita al telefonino in dialetto stretto Santo Mastrotto.

Signor Santo Mastrotto, guardi che così rischia di passare alla Storia come il principe degli evasori fiscali e di questi tempi non è bellissimo...
«Noi che abbiamo iniziato dal niente... Cinquantatre anni fa lavoravo ancora nei campi, mi sono rimasti i calli alle mani... Io mio padre e i miei fratelli abbiamo iniziato da zero.
Adesso siamo solo delusi, arrabbiati, stanchi, non pensavo mai nella vita che mi potesse accadere qualcosa del genere. Questo è il giorno più brutto della mia vita».

Capitano queste cose quando non si pagano mai le tasse...
«Abbiamo sbagliato, vogliamo chiarire, se c’è da pagare paghiamo ma non ci meritiamo tutto quello che ci stanno facendo passare. Io vorrei che si guardasse anche alle cose buone che abbiamo fatto con le nostre aziende. In cinquantatre anni siamo partiti dai campi e adesso diamo lavoro a migliaia di persone in mezzo mondo. In Brasile, in Indonesia, il marchio Mastrotto è ovunque ed è leader riconosciuto nella lavorazione della pelle...».

Di là dell’oceano non si sa, ma qui gli operai li pagavate in nero. Vero?
«Ma lo sa che i miei operai mi dicevano:"Va bene, vengo a lavorare di sabato, ma mi paghi fuori busta". Lo sa che erano loro che volevano essere pagati in nero? Cosa dovevamo fare?
C’erano le consegne da rispettare... Noi abbiamo sbagliato ma non siamo i soli. Siamo tutti nella stessa barca ma adesso ce l’hanno tutti solo con noi».

Chi ce l’ha con voi?
«Abbiamo tutti contro, la Chiesa, gli industriali, i sindacati. Sembra che siamo i soli che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato. E invece noi abbiamo sempre creduto solo nell’azienda. Salvare l’azienda è la cosa più importante. Se non fossimo persone responsabili, se non credessimo nel nostro lavoro, se non avessimo la responsabilità di migliaia di operai con le loro famiglie, mi verrebbe da dire che chiudo tutto, vendo le aziende e me ne vado».

Così è comodo però... Non si pagano le tasse, i capitali vanno all’estero, i dipendenti si tengono in nero, quando il lavoro cala c’è la cassa integrazione...
«Vogliamo chiarire tutto. Siamo disponibili a chiarire tutto. Anche la Guardia di finanza riconosce la nostra disponibilità a collaborare. Se ci sono stati comportamenti non corretti e non in regola con la legge siamo pronti a correggerli. Le cifre di cui veniamo accusati sono gonfiate. Vengono moltiplicate anno per anno ma sono sempre quelle. I nostri operai sono tutti assunti, qualche irregolarità c’è stata solo con gli straordinari. Nessuno però ci faccia passare come gli unici evasori di questo Paese. Noi siamo gente che lavora e non ha mai avuto niente di niente da nessuno. Nè quando andava bene nè con la crisi. Siamo soli e ci difendiamo da soli con il lavoro».

Il governo - Berlusconi, Bossi, Tremonti - stanno cercando di mettere in piedi una manovra economica per salvare il Paese. Però chiedono che ognuno faccia la sua parte. Gli imprenditori devono pagare le tasse. Giusto no?
«Quelli lì sono dei disperati che non sanno nemmeno da che parte cominciare. Ma io come imprenditore sono più disperato di loro. Solo che io sono responsabile delle mie fabbriche, dei miei operai e delle loro famiglie. Se cinquantatre anni fa avessi saputo che sarebbe finita così non avrei nemmeno iniziato. Invece ci siamo dati da fare perchè credevamo nel nostro lavoro.
Non ci aspettavamo di essere ringraziati ma nemmeno di essere trattati così. Sbattuti in prima pagina su tutti i giornali... Lei per chi ha detto che scrive?».

La Stampa, perchè?.
«La Stampa cos’è? E’ un giornale di destra o di sinistra? Guardi lasci perdere, tanto destra e sinistra è tutto uguale allo stesso modo. Oggi non c’è più niente di buono».

da - http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/417553/


Titolo: VICENZA False sponsorizzazioni sportive scoperta evasione da 50 milioni
Inserito da: Admin - Settembre 01, 2011, 08:44:00 am
FISCO

False sponsorizzazioni sportive scoperta evasione da 50 milioni

Operazione della Guardia di Finanza: denunciate 65 imprese, che hanno evaso per anni le imposte dirette e l'Iva.

Giocatori dilettanti di calcio a 5 pagati in nero, anche 15mila euro al mese


ROMA - Un'evasione fiscale di 50 milioni di euro è stata scoperta dalla Guardia di finanza di Vicenza nel settore delle false sponsorizzazioni sportive: sono state 65 le imprese che, attraverso questo meccanismo illecito, hanno evaso per anni le imposte dirette e l'Iva. Denunciati, per vari reati, 24 soggetti.

Le Fiamme gialle hanno anche accertato che parte delle somme di denaro frutto della frode (oltre 3 milioni di euro) venivano impiegate per pagare in nero calciatori di calcio a 5, e quindi formalmente dilettanti, che riuscivano a percepire compensi anche per 15 mila euro al mese oltre ad ottenere una lunga serie di 'utilita varie (auto di lusso, appartamenti, discoteche, viaggi). Tutto ciò senza dichiarare nemmeno un centesimo al fisco.

L'operazione 'Sponsormania', condotta dalla Tenenza di Arzignano, dopo due anni di indagini ha portato alla scoperta della maxi-evasione da 50 milioni attuata attraverso l'emissione di fatture attestanti false sponsorizzazioni sportive per 30 milioni di euro. Ma non solo.

Accertati anche trasferimenti di contanti in violazione della normativa antiriciclaggio per 47,8 milioni di euro, l'introduzione illegale di denaro in Italia per 17 milioni e vari episodi di bancarotta fraudolenta, estorsione, furto, appropriazione indebita, falso interno bancario, indebito utilizzo di carte di credito, ricettazione di assegni rubati, truffa e tentata truffa aggravata (per impossessarsi di un quadro di Mario Schifano, ai danni di una società che vende opere d'arte in tv).

Inedito il risvolto riguardante i falsi calciatori 'dilettanti' di calcetto, in realtà professionisti che percepivano compensi anche per decine di migliaia di euro al mese, ovviamente tutto "in nero". Nell'ultimo quinquennio, agli pseudo-dilettanti, che per legge non possono percepire compensi ma solo rimborsi spese, peraltro per un limitato importo, è stata invece corrisposta una somma di circa 3 milioni e 100 mila euro. Si tratta di 59 calciatori, quasi tutti stranieri, che si sono succeduti negli anni e che hanno percepito compensi che, per alcuni di loro, ammontavano anche a 14-15 mila euro al mese oltre ad una lunga serie di fringe benefit. Gli "ingenti compensi", come li definisce la Gdf, non venivano ovviamente sottoposti ad alcuna forma di tassazione o contribuzione, nè gli stessi calciatori risultano dalla contabilità dell'associazione che li gestiva. Nessuno di loro ha mai presentato una dichiarazione dei redditi.

Indagando poi su una conceria che aveva beneficiato delle fatture per false sponsorizzazioni, le Fiamme Gialle hanno scoperto che una sostanziosa parte dei proventi derivanti dalla frode fiscale veniva utilizzata dall'imprenditore conciario per corrispondere somme "fuori busta" a 80 lavoratori.

Complessivamente sono 28 le società, operanti in dieci province italiane, nei cui confronti risultano essere state emesse false fatture e che saranno oggetto di ulteriori indagini. Accertamenti anche nei confronti di alcune associazioni sportive che sarebbero state costituite "solo al fine di consentire ingenti evasioni".

(01 settembre 2011) © Riproduzione riservata

da - http://www.repubblica.it/cronaca/2011/09/01/news/falsi_sponsor_calcio-21098784/?ref=HREC1-4



Titolo: VICENZA Dopo quelle delle concerie, INTERRATE le scorie tossiche delle fonderie
Inserito da: Admin - Gennaio 06, 2012, 09:52:08 am
Esclusivo

Quell'autostrada è una discarica

di Paolo Tessadri

Rifiuti delle fonderie sono stati sepolti sotto il cantiere della Valdastico, a sud di Vicenza. Che le aree di costruzione delle grandi opere stradali vengano sfruttate come depositi illegali di rifiuti è un sospetto che circola da anni. Le corsie sono tombe di asfalto che nessuno scoperchia. Ma arriva la denuncia: quelle scorie sono tossiche. E indaga la procura antimafia

(04 gennaio 2012)

L'odore del metallo fuso di fonderia ammorba ancora l'aria quando tira il vento, sprigionato dai resti delle scorie disseminate lungo le stradine nei campi di granoturco, accanto all'autostrada. A sud di Vicenza, la Valdastico è un lungo biscione di carreggiate che si snoda nella valle. Fino a poche settimane fa era nero, prima che fosse ricoperto da uno spesso strato di fanghiglia biancastra. Le ruspe hanno spianato scarti di lavorazione industriale in mezzo alle coltivazioni, con il cromo che si è riversato nei canali di irrigazione del granoturco.

Il sospetto che quel materiale non fosse proprio innocuo era sorto quando il cane del signor Giuseppe, nel giugno scorso, si è fermato a bere in uno dei numerosi canali scavati accanto all'infrastruttura in costruzione. Il cane è morto quasi all'istante, ucciso per una sospetta perforazione dell'intestino. Una fine, scrivono gli esperti, "dovuta all'elevato livello di acidità dell'acqua dei canali, a causa della contaminazione per colpa dei rifiuti di acciaieria".

Gli scarti di fonderia sono infatti molto nocivi: contengono dosi di metallo pesante che si disperdono nei terreni e nella falda acquifera, entrando nella catena alimentare. E ce ne sono centinaia di tonnellate sepolte un metro sotto la superficie autostradale che scorre tra le coltivazioni di un Veneto ancora agricolo. Scorie che potrebbero essere state seminate lungo molti dei 54,3 chilometri della Valdastico Sud, l'arteria che collegherà le province di Vicenza e di Rovigo: un'opera da oltre un miliardo di euro.

L'inaugurazione del primo tratto è prevista per maggio, ma al momento i lavori sembrano fermi. Mentre stanno partendo le indagini della magistratura.

Che i cantieri delle grandi opere stradali vengano sfruttati come discariche è un sospetto che circola da anni: le corsie di asfalto sono tombe che nessuno scoperchierà. I primi a intuirne le potenzialità sarebbero stati i soliti camorristi casalesi, padroni per anni del mercato dei rifiuti: nei terrapieni si può infilare ogni genere di detrito, lecito o meno. Voci e supposizioni che non avevano mai ricevuto riscontri. Ma adesso per la prima volta le foto di un appassionato di archeologia, Marco Noserini, sembrano dare corpo alle peggiori ipotesi: pozze tinte di giallo dal cromo e scarti di acciaieria sparsi nei campi dove germogliano filari di mais. Le foto sono state scattate nel tratto della Valdastico Sud tra Torri di Quarterolo e di Pojana Maggione nel Vicentino. Dove Maria Chiara Rodeghiero di Medicina Democratica e l'avvocato Edoardo Bortolotto hanno riscontrato una situazione drammatica: "Di notte arrivano anche trenta camion e scaricano ondate di materiale". Poi di giorno le ruspe lo spianano, preparando la massicciata e disperdendo le sostanze nel terreno.

Pierluca Locatelli Pierluca Locatelli Le immagini mostrano i mezzi delle imprese del Gruppo Locatelli e della Serenissima Costruzione. La Serenissima fa capo alla società con capitali pubblici, presieduta dal leghista Attilio Schneck, che possiede la concessione della Brescia-Padova, forse l'autostrada con il traffico record d'Italia. Il gruppo Locatelli invece è al centro dell'inchiesta (qui il video) per
corruzione che ha fatto finire in cella Franco Cristiani Nicoli, vicepresidente della Regione Lombardia, accusato per una tangente versata dall'amministratore delegato Pierluca Locatelli. L'indagine è stata battezzata "Fiori d'acciaio" proprio perchè riguarda le licenze per lo smaltimento dei rifiuti.

Ma melle intercettazioni si parlava dei cantieri della Bre.Be.Mi, l'autostrada che collegherà Brescia e Milano senza passare per Bergamo. I pm bresciani, Carla Canaia e Silvia Bonardi, hanno messo sotto sequestro due cantieri per la costruzione del raccordo anulare della Bre.Be.Mi. a Cassano d'Adda (Milano) e Fara Olivana con Sola (Bergamo) perché sotto le carreggiate sarebbero stati accumulati scarti di fonderia. E anche in questo caso viene ipotizzato un ruolo del gruppo Locatelli.

Ma da dove provengono quei camion stracolmi di scorie fotografati nel Vicentino? Quasi tutti sono targati Crotone e Napoli, alcuni hanno le insegne di una ditta trevigiana che è stata coinvolta in traffici di rifiuti ma - recita la denuncia - "seguendo il percorso di un camion, si scopre che la maggior parte proviene da una grossa acciaieria alle porte di Vicenza, la Beltrame spa", una delle più grandi d'Italia. Si sospetta anche che alcuni arrivino direttamente dalla Campania, forse da un vecchio stabilimento chimico. Il via vai di mezzi si lascia alle spalle una coda scura come una colata lavica. E quando piove, l'acqua nerastra cola dai detriti nei campi e nei canali di irrigazione.

Le imprese di costruzioni cercano di correre ai ripari e stendono una coperta di tessuto sintetico, ma la posano sopra le scorie e non sotto: una misura più utile a nascondere che a contenere il percolato.

Il manto ferroso viene usato in molti tratti al posto della ghiaia. Sono grossi pezzi di scarto provenienti dalla fusione dei rottami: a volte sono larghi più di un metro e nel magma solidificato si distinguono scatole meccaniche, contenitori, pezzi di ingranaggi di tutte le fogge. Spesso dentro i grossi sassi neri bucherellati, che ricordano sinistre pietre lunari, sono incastonate parti intere di ferro, scampate al calore dell'altoforno.

Noserini ha fatto analizzare i detriti. Il laboratorio ha confermato che si tratta di scarti di fonderia: "Contengono metalli pesanti e sostanze chimiche (nitrati, floruri, solfati, cloruri, bario, berillo, amianto, piombo, nichel) in notevole concentrazione", si legge nella denuncia presentata da Medicina Democratica, dall'Associazione italiani esposti amianto e da Marco Noserini. Si sono rivolti prima ai magistrati bresciani, sottolineando i legami con lo scandalo della Bre.be.mi. Ma la procura lombarda ha passato il fascicolo alla Direzione distrettuale antimafia di Venezia dove il pm Rita Ugolini vuole capire chi ha gestito il traffico di camion e ricostruire l'esatta provenienza di tutti i rifiuti. Con il sospetto che quei cantieri nascondano la Gomorra del Nord-Est.
  
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da - http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quellautostrada-e-una-discarica/2170938//1


Titolo: VICENZA MA CHE PROVINCIA E'? - Botte fra compagni a scuola, ...
Inserito da: Admin - Gennaio 28, 2012, 06:18:38 pm
NEL VICENTINO

Botte fra compagni a scuola, due ragazzi finiscono in ospedale

Due distinti episodi: il primo nel capoluogo, il secondo a Longare.

Prognosi da cinque a sette giorni per un dodicenne e un quindicenne


VICENZA – Botte da orbi a scuola, tra compagni di classe, tutti minorenni. E’ successo in due distinte scuole, di Vicenza e a Longare, nell’hinterland. Due episodi differenti, ma con l’identico risultato: due studenti, un 15enne vicentino e un 12enne della Repubblica Dominicana residente a Longare, che sono dovuti ricorrere alle cure dei sanitari. Al termine delle lezioni si sono infatti presentati con i rispettivi genitori al pronto soccorso dell’ospedale San Bortolo del capoluogo dove i medici hanno diagnosticato loro un trauma cranico facciale. Di sette giorni la prognosi del più grande, di cinque quella invece del 12enne. Non è escluso che le relative scuole, l’istituto San Gaetano di Vicenza e la media statale Bizio di Longare, una volta sentiti i ragazzi rimasti feriti e quelli che indicheranno come i loro aggressori, prenderanno provvedimenti. Al momento non è dato sapere i motivi delle violente scazzottate. Forse un’incomprensione, una presa in giro o un’offesa. Ma non è escluso nemmeno che ci si possa trovare di fronte a qualche bulletto strafottente che, prendendosela con il compagno di turno, voleva solo dimostrare la sua supremazia.

Benedetta Centin

27 gennaio 2012© RIPRODUZIONE RISERVATA

da - http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2012/27-gennaio-2012/botte-compagni-scuola-due-ragazzi-finiscono-ospedale-1903042787857.shtml


Titolo: Arzignano - Evasione da 4,6 milioni di euro: nei guai un'impresa conciaria
Inserito da: Admin - Giugno 02, 2012, 10:53:29 am
Evasione da 4,6 milioni di euro: nei guai un'impresa conciaria di Arzignano

Giro di fatture false da 23 milioni. Sequestrati terreni, immobili e 2 società a un impresario domiciliato a Rovigo

Importava pelli dall'America latina aggirando il versamento dell'Iva (archivio)


VICENZA - Terreni, immobili, due società di capitali e 2,8 milioni di euro sono stati sequestrati dalla guardia di finanza a un imprenditore conciario: l'uomo è accusato di aver emesso fatture false per 23 milioni di euro, con una conseguente evasione delle tasse per circa 4,6 milioni di euro.

La ditta del settore conciario è di Arzignano, il titolare dell'azienda è domiciliato a Rovigo. Secondo quanto ricostruito dai finanzieri l'imprenditore, attraverso una sere di società "cartiere" importava pelli dall'America latina aggirando il versamento dell'Iva per poi rivendere il prodotto sotto costo.

Le fatture false complessivamente individuate dai finanzieri, e utilizzate dalla società conciaria tra il 2003 e il 2009, ammontano a circa 23 milioni di euro. Attraverso tali fatture l'impresa sarebbe riuscita a conseguire indebiti risparmi fiscali: ai soli fini Iva (ma il problema investe anche le imposte sui redditi), l'evasione accertata è risultata pari a circa 4,6 milioni di euro.

Venerdì 01 Giugno 2012 - 15:22    Ultimo aggiornamento: 20:04

da - http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=199751&sez=NORDEST#


Titolo: VICENZA. La Gdf di Vicenza scopre maxi frode: oltre 2.500 risparmiatori truffati
Inserito da: Admin - Giugno 17, 2012, 09:49:12 am
La Gdf di Vicenza scopre maxi frode: oltre 2.500 risparmiatori truffati, 12 persone denunciate

16 giugno 2012


La Gdf di Vicenza ha fatto venire alla luce una maxi frode creditizia che ha danneggiato oltre 2.500 risparmiatori. Denunciate 12 persone per attività abusiva di investimento, di emissione di moneta elettronica e di raccolta del risparmio, nonchè per omesse comunicazioni obbligatorie, bancarotta e abusivo ricorso al credito.

Distrazioni patrimoniali e falso in bliancio per oltre dieci milioni
Al centro della truffa una società di Bassano del Grappa, la 102 Capital, fallita insieme a due società edili collegate (la 102 Costruzioni e la Centotre Costruzioni) lasciandosi alle spalle distrazioni patrimoniali, falsi in bilancio e abusivo ricorso al credito per oltre 10 milioni di euro.

Operazioni con società a Panama e in Svizzera
La frode è stata perpetrata grazie a una rete di promotori compiacenti che hanno operato mediante siti dedicati e riconducibili alle società finanziarie con sede nella Repubblica di Panama e base operativa in Svizzera.
La 102 Capital e le società panamensi hanno svolto attività di intermediazione in cambi operando in maniera abusiva sul mercato delle valute "Foreign Exchange (cosiddetto "Forex", attività riservata esclusivamente ai soggetti autorizzati alla prestazione dei servizi di investimento) e hanno gestito le somme di denaro affidate dai clienti mediante contratti risultati essere veri e propri «prodotti finanziari» in assenza di alcuna autorizzazione e senza adottare le garanzie previste dalla legge a tutela dei risparmiatori. Le indagini, svolte con la collaborazione dell'Interpol, della Polizia federale elvetica, della Consob e delle corrispondenti autorità di vigilanza dei mercati di Spagna e Francia, hanno portato al sequestro dei beni dei dodici responsabili della frode.
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©RIPRODUZIONE RISERVATA

da - http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-06-16/vicenza-scopre-maxi-frode-103447.shtml?uuid=AbxXKItF


Titolo: VICENZA. Venduti in nero 33 quintali d'oro.
Inserito da: Admin - Luglio 01, 2012, 03:34:30 pm
Frode internazionale del settore orafo: evasi 70 milioni, sei aziende coinvolte

Venduti in nero 33 quintali d'oro. Indagini in Russia, Hong Kong e Croazia.

Nei guai anche 7 aziende di spedizioni, 15 denunce

VICENZA - Scoperto un sistema di frode nel settore orafo e accertata un'evasione di 70 milioni di euro grazie ad una vendita in nero di 33 quintali di prezioso che erano stati fatti credere falsamente esportati.

Denunciate 15 persone per contrabbando, falso ideologico, appropriazione indebita e reati fiscali. Coinvolti sette rappresentanti doganali di note case di spedizioni di Vicenza e sei aziende orafe. Le indagini sono state condotte in Russia, a Hong Kong, e in Croazia. I finanzieri hanno ricostruito i flussi finanziari per 36 milioni provenienti da conti cifrati in paradisi fiscali ed hanno recuperato, nell'ultimo biennio, nel settore orafo, una base imponibile di oltre 370 milioni di euro.

Il meccanismo e i numeri della frode. Dopo due anni di indagine i finanzieri hanno scoperto che alcune società italiane, molte del Vicentino, (che recavano quali formali cessionarie imprese russe, cambogiane, coreane, ucraine) avevano fatto fittizie esportazioni di merci preziose a società di Hong Kong risultate inesistenti o cessate prima delle transazioni. Le operazioni erani rese possibili grazie alla connivenza di alcuni rappresentanti indiretti in dogana, dipendenti di case di spedizione. Le operazioni fittizie, dal 2005 al 2009, hanno riguardato oro e preziosi per circa 1.380 chili (valore di oltre 26 milioni e mezzo di euro). Sarebbero inoltre state fatte false esportazioni di merci preziose per altri 950 chili (11 milioni di euro), formalmente dirette a società russe e mai giunte a destinazione. E ancora falso export ad una ditta croata: erano però falsi gioielli in simil oro per 800 chili (20 milioni). Inoltre è stato accertato un contrabbando di merci preziose dalla Corea del Sud, messe in un deposito doganale privato di una casa di spedizioni vicentina, con falsa indicazione in fattura dell'acquirente nazionale (che risultava essere la stessa casa di spedizione) per poi essere falsamente inviate a ditte russe, accompagnate da documentazione emessa da una ditta orafa vicentina. In tal modo sono stati portati in Italia, 50 chili di oro (mezzo milione di euro). Le merci fittiziamente esportate per 56 milioni di euro, in realtà, erano già state cedute in nero in Italia (evasione 10 milioni di Iva).

Da accertamenti su documenti extracontabili è emersa anche la vendita in nero di altri 275 chili di oro (4 milioni). Nell'inchiesta sono coinvolte 6 società, una delle quali dichiarata fallita su iniziativa della Procura della Repubblica che ha inoltrato una rogatoria alle autorità di Hong Kong e una richiesta di mutua assistenza amministrativa, per il tramite del Comando Generale del Corpo, all'organo collaterale russo. I pagamenti venivano fatti di solito alle società cedenti in parte in denaro contante e tramite bonifici bancari provenienti da ulteriori 26 società, tutte con sede in Paradisi finanziari: i pagamenti in tal modo tracciati ammontano ad oltre 36 milioni di euro.

Le indagini hanno fatto emergere anche false fatture emesse, a favore di una società di spedizioni, dal 2005 al 2008, da una società di Hong Kong, cessata nel 1998, per "prestazioni di pubblicità e consulenza" per 430mila euro: sui conti correnti di un ex amministratore della stessa società italiana, il cui stipendio netto era di mille euro al mese, sono stati rilevati versamenti in contante per 450mila.

Mercoledì 13 Giugno 2012 - 09:30    Ultimo aggiornamento: 16:16

da - http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=202090&sez=NORDEST


Titolo: Vicenza, azienda di ingegneria assume il baby hacker che ha craccato il registro
Inserito da: Admin - Ottobre 01, 2012, 09:30:25 am
Italia

30/09/2012 - LA STORIA

Vicenza, azienda di ingegneria assume il baby hacker che ha craccato il registro

Denunciato alla magistratura il 16enne di origine indiane trova un posto in un’azienda «Non discuto il reato, è in gamba»

VICENZA

Denunciato alla magistratura per aver violato i registri informatici della scuola, un giovane hacker di origine indiana potrebbe ora avere il posto di lavoro pronto in un’azienda della zona, specializzata di ingegneria per il web. È il rapido percorso scuola-azienda compiuto da uno studente appena maggiorenne dell’istituto «Marzotto» di Valdagno (Vicenza), che nei giorni scorsi, assieme ad un compagno, era stato denunciato dai carabinieri per aver «craccato» con un programma di sua ideazione il computer della scuola.

Dovrà pure affrontare i guai con la giustizia, ma il 10 che vanta in informatica e la dimestichezza nel forzare i sistemi di sicurezza dei pc sembra garantirgli un lavoro sicuro. Un’azienda di ingegneria, la «Ceremit» di Thiene - riporta oggi il «Corriere del Veneto» - ha già contatto un avvocato per offrire l’assistenza legale al giovane quando dovrà affrontare il Tribunale. Poi gli offrirà una possibilità di occupazione.

«Non discuto il reato - precisa uno dei responsabili della Cermit, Alessandro Petracca - spetta alla magistratura accertare. Ma quel ragazzo sembra essere veramente in gamba, e dobbiamo dargli una possibilità. Molti dei consulenti delle aziende americane sono stati prima degli hacker».

da - http://lastampa.it/2012/09/30/italia/vicenza-azienda-di-ingegneria-assume-il-baby-hacker-che-ha-craccato-il-registro-w7w0ugPwQskjJKjGtGUZ3N/index.html


Titolo: VICENZA. - Rasato a zero come gli ebrei» per punizione
Inserito da: Admin - Novembre 03, 2012, 11:58:43 am
VICENZA

« Rasato a zero come gli ebrei» per punizione

Indagati due allenatori di nuoto

L'avrebbero inflitta a un bambino perché non si sarebbe impegnato

La procura della città veneta apre un'inchiesta


I capelli rasati a zero «come agli ebrei» e una croce disegnata in cima alla testa per non essersi impegnato a sufficienza in una gara internazionale di nuoto. È la lezione inflitta da due istruttori e un'atleta di una piscina ad un ragazzino vicentino di 11 anni. A denunciare l'episodio, avvenuto nel maggio scorso, i genitori del bambino, che hanno presentato ad agosto un esposto contro i tre, indagati dalla Procura per abuso di mezzi di correzione. Saranno interrogati l'8 novembre prossimo.

PUNITO - Al rientro da una serie di gare di nuoto tenutesi a Locarno, in Svizzera, il ragazzino si è presentato ai genitori con la testa completamente rasata, ad eccezione di una porzione di capelli a croce. L'undicenne ha spiegato di essere stato punito in questo modo dal capo degli allenatori di 52 anni e dalla sua vice di 28, i quali avrebbero lasciato l'esecuzione materiale della lezione ad una atleta più anziana della comitiva. Davanti agli altri baby atleti il taglio dei capelli sarebbe stato minacciato, ma non attuato, anche nei confronti di un secondo ragazzino, i cui familiari hanno presentato a loro volta un esposto denuncia.

«LA CROCE ERA IL SIMBOLO DELLA SVIZZERA» - Gli istruttori si sono difesi sostenendo che è abitudine rasare i capelli in occasione delle gare e che la croce rappresentava solo il simbolo della Svizzera. Hanno negato, invece, il riferimento antisemita. La Procura ha delegato la squadra mobile di Vicenza a svolgere indagini approfondite sulla vicenda. Dalle maglie del riserbo degli investigatori si apprende che il caso viene trattato con la massima delicatezza, tenuto conto della giovane età del protagonista. La società di nuoto vicentina di cui facevano parte i due istruttori ha deciso di sospenderli cautelativamente, in attesa che la magistratura faccia piena luce sull'accaduto.

«LA TESTA COMPLETAMENTE RASATA»- «Lo abbiamo stabilito immediatamente dopo aver raccolto la denuncia dei genitori del bambino - spiega il responsabile - per difendere i bambini e dare modo agli istruttori di spiegare le loro ragioni nelle sedi opportune». L'uomo conferma di aver visto lui stesso il bambino due giorni dopo il rientro dalla Svizzera e di aver notato «che la testa era completamente rasata». «Se fosse vera - commenta - è una cosa che si allontana totalmente dai valori sportivi che professiamo». A stigmatizzare l'episodio è anche il sindaco della cittadina teatro della vicenda. «La società di nuoto - rileva - ha fatto bene ad allontanare i tre perchè la punizione scelta è assolutamente poco felice». (Fonte: ANSA).

Redazione Online

2 novembre 2012 | 22:19© RIPRODUZIONE RISERVATA

da - http://www.corriere.it/cronache/12_novembre_02/vicenza-bambino-rasato-ebrei-allenatori_95de86e8-2531-11e2-974b-22431e7be0ba.shtml


Titolo: VICENZA. - Gli istruttori: "Era solo una goliardata" (anche imbecilli allora)
Inserito da: Admin - Novembre 04, 2012, 05:13:37 pm
VICENZA

La madre del baby-nuotatore punito

"Uno shock mio figlio rapato a zero"

La donna racconta: "Ora si è ripreso ma da quei tre allenatori non abbiamo ricevuto nemmeno una telefonata di scuse".

Gli istruttori: "Era solo una goliardata"


dal nostro inviato SANDRO DE RICCARDIS

CALDOGNO (VICENZA) - Dalle grandi vetrate al primo piano sopra la vasca della piscina, sembrano coriandoli sospesi in aria che non smettono di volare. Con le loro cuffiette colorate, i bimbi si lanciano a gruppi nel vuoto, spariscono in acqua, poi riemergono e guardano sempre lì, verso quel muro di mamme che viste dall'acqua sono come sospese.

È sabato mattina al centro sportivo Moss di Caldogno, un immenso parco giochi dove nessuno vuole macchiare la festa pensando al bambino di 11 anni rapato a zero dai suoi istruttori di nuoto. Quelli che qui tutti conoscono perché fino a pochi mesi fa erano i maestri dei loro figli. Dopo la trasferta di maggio a Locarno da cui era tornato senza capelli, tranne quelli che segnavano sulla testa una croce, Samuele (nome di fantasia) non voleva più tornare nella grande vasca: voleva smettere col nuoto. È stata sua madre, lentamente, a convincerlo. "Ora lui e l'altro ragazzino preso di mira in Svizzera, sono ancora qui ad allenarsi. Dopo le dimissioni degli istruttori ha cambiato idea. Altri suoi amici, invece, hanno deciso di cambiare impianto".

La mamma di Samuele accetta di raccontare questi mesi di sofferenza in cambio dell'anonimato. Ricorda il momento più doloroso, quando ha visto Samuele scendere dal pullman che riportava a casa la squadra. "Era maggio, faceva caldo, e l'ho visto che scendeva col cappello tirato sulla testa. Ho subito pensato che fosse scivolato e avesse battuto la testa,
che si fosse fatto male e avesse nascosto la ferita". La ferita c'era. Ma era quel cranio rasato a zero e due strisce di capelli incrociate sulla testa a formare una croce. "Come gli ebrei", avrebbero detto gli istruttori. Samuele ha raccontato che le prestazioni in gara non c'entravano nulla con la punizione, scattata perché lui, in lacrime, non voleva finire di mangiare una banana a cena, e perché durante le gare aveva smarrito il tesserino di riconoscimento mentre festeggiava la vittoria di un compagno. Il suo amico, invece, non aveva messo a posto un vassoio. Ma mentre Samuele era in Svizzera senza i genitori, l'altro è riuscito ad avvisare con un sms il padre che era con la comitiva e gli ha evitato così la "lezione".

Ora i tre istruttori sono indagati dal pm di Vicenza Antonella Toniolo per abuso di mezzi di correzione e disciplina: giovedì verranno interrogati. Intanto si difendono: "Io non ho toccato, né tagliato i capelli a nessuno. Ero contraria, e se l'avessi visto mi sarei opposta - dice Giulia P., 21 anni, studentessa di educazione motoria, una delle due istruttrici finite sotto inchiesta, insieme a Giorgia B., 26 anni - . Non so nulla nemmeno di quel riferimento agli ebrei". Il terzo indagato e capo degli istruttori, Roberto S., 52 anni, anche insegnante di educazione fisica a Bassano, affida all'avvocato Anna Sambugaro la sua versione: "Rasarsi i capelli prima di gare importanti è una prassi per tutti i nuotatori agonistici - dice il legale - Un'azione in parte goliardica, in parte necessaria per l'utilizzo della cuffia".

"Ma perché allora è toccato solo a mio figlio? - si chiede la madre di Samuele - La verità è che abbiamo delegato la patria podestà a educatori che ce l'hanno restituito traumatizzato. Per due giorni e mezzo non abbiamo avuto notizie del bambino e poi l'abbiamo ritrovato così". Parole condivise dal Garante per l'infanzia, Vincenzo Spadafora, secondi cui quello di Caldogno "è il modo peggiore di educare un bambino". Samuele ha raccontato ai genitori che la testa gliel'hanno rapata il sabato, 12 maggio, mentre il suo amico avvisava in lacrime i genitori. Il giorno successivo ha partecipato alla prima delle due prove, quella del mattino, con la croce sulla testa. Poi una delle educatrici gli avrebbe rasato tutto. "Ma anche così - ricorda ancora la madre - la croce si vedeva, perché il taglio dei capelli è stato fatto in profondità. Ci sono voluti tre giorni perché scomparisse davvero".

Quando i fatti sono venuti a galla, la direzione dell'impianto ha subito sospeso i tre dipendenti, come sottolinea Marcello Vezzaro, sindaco di Caldogno. Per settimane, il piccolo comune che ha dato i natali a Roberto Baggio, si è spaccato. Tra chi voleva che si guardasse avanti e chi chiedeva "una punizione per difendere i propri figli". Tra chi accettava l'idea della "goliardata" e chi parlava di "trauma per i bambini". Anche la famiglia di Samuele ha aspettato prima di presentare, ad agosto, la denuncia. "Non volevamo reagire di pancia, ma con la testa. Ma da quei tre non abbiamo avuto nemmeno una telefonata". Intanto la testa rasata di Samuele è sparita e anche la sua tristezza. "Ha superato bene quel periodo. Ora ha ripreso ad allenarsi. Si tuffa e va veloce come prima. E si diverte".

(04 novembre 2012) © Riproduzione riservata

da - http://www.repubblica.it/cronaca/2012/11/04/news/madre_bambino_nuotatore-45865097/?ref=HREC1-3


Titolo: A Vicenza si vive peggio lo dice il "Sole 24 ore"
Inserito da: Admin - Novembre 26, 2012, 05:19:36 pm
 A Vicenza si vive peggio lo dice il "Sole 24 ore"

La ricerca annuale arretra la città del Palladio di sei posizioni rispetto all'anno precedente

26/11/2012


Venezia. A Vicenza si vive peggio. La città ha perso sei posizioni nella speciale classifica redatta ogni anno dal Sole 24 ore e che fotografa lo stato di benessere dei capoluoghi di provincia. In Veneto Belluno perde quattro posizioni in classifica generale ma resta sempre testa di serie della regione nel "campionato" della qualità della vita delle città italiane. Terzo lo scorso anno, il capoluogo montano si ritrova ora al settimo posto tra le migliori valutazioni elaborate dal Sole 24 Ore. È l’unico Comune tra i primi dieci, nonostante il poderoso scatto di Verona che dal 24° posto sale al 14° raccogliendo la miglior performance del gruppo veneto e il grande balzo di Rovigo che dalla posizione 68 ha raggiunto quota 55.

Dall’altra parte è soprattutto Vicenza a dimostrare segni di affaticamento con un calo di 6 posizioni che hanno portato la città del Palladio dal 21° al 27° posto.

Meglio Treviso che pur lasciando sul terreno cinque punti da 17 si trova ora a quota 22. Padova si prende la piccola soddisfazione di guadagnare un punto che rispetto al 2011 la fa risalire al 40° posto. Nulla da fare per Venezia invece che dalla 35° posizione è scivolata alla 39°. La competizione sulla vivibilità del territorio il quotidiano di Confindustria, giunta alla 23a edizione, analizza parametri tra i più diversi: dal clima di vita, alla criminalità, al turismo, ai servizi per ambiente e salute.


da - http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/dalla_home/436943_a_vicenza_si_vive_peggiolo_dice_il_sole_24_ore/


Titolo: VICENZA UNA PROVINCIA dove può accadere di tutto ...
Inserito da: Admin - Gennaio 13, 2013, 11:54:34 pm
Il caso a Vicenza

Silvia Pasinato in 24 ore dal premier al Pdl

Sindaco di Cassola, 34 anni, Pasinato aveva sì inviato il suo curriculum al Professore poi ha cambiato idea



MILANO - Al cuor non si comanda. E così, dopo essere stata in lista per 24 ore con la civica di Mario Monti - peraltro il suo nome fino a venerdì sera era ancora visibile online, al quinto posto del collegio Veneto 1 per la Camera - Silvia Pasinato proprio non ce l'ha fatta.
E ha accettato la candidatura che le è stata offerta dal Pdl.

«MAI ADERITO AL PROGETTO» - Classe 1978, sindaco di Cassola in provincia di Vicenza, Pasinato aveva sì inviato il suo curriculum, come prescritto, al Professore. Ma, dice, «non ho mai aderito al progetto della lista Monti, pur avendo avuto contatti con alcuni esponenti del mondo moderato. Pertanto, invito formalmente a non usare il mio nome».

Redazione Online

13 gennaio 2013 | 14:17© RIPRODUZIONE RISERVATA

da - http://www.corriere.it/politica/13_gennaio_13/pasinato-vicenza-candidata_07248cec-5d56-11e2-8540-81ed61eeac0a.shtml


Titolo: Zonin riapre il risiko: Popolare Vicenza pronta a comprare Veneto Banca
Inserito da: Admin - Febbraio 19, 2014, 12:00:24 pm
Economia
18/02/2014 - il caso

Zonin riapre il risiko: Popolare Vicenza pronta a comprare Veneto Banca
Aumento di capitale da un miliardo per rilevare l’istituto di Montebelluna

Luca Fornovo

A sorpresa Zonin rompe gli indugi e si lancia alla conquista di Veneto Banca.

Il Consiglio d’amministrazione della Popolare di Vicenza di Gianni Zonin ha deliberato un aumento di capitale da un miliardo di euro. L’obiettivo è comprare Veneto Banca e un altro dossier aperto è quello di Banca Etruria.

L’imprenditore veneto vuole così inaugurare una nuova stagione del risiko bancario, dopo che dal 2007-2008, gli anni precedenti la grande crisi, non c’è stata più nessuna grande operazione di acquisizione e fusione nel settore bancario.

Di recente la Banca Popolare di Vicenza ha sistemato le proprie dotazioni patrimoniali grazie a un doppio aumento di capitale da complessivi 600 milioni. «Sono due operazioni che stiamo esaminando come ne esaminiamo anche altre», ha detto il presidente Gianni Zonin. «Il mondo bancario è in evoluzione, quindi ci stiamo guardando attorno per vedere se ci sono opportunità che integrino in modo valido le dimensioni che abbiamo raggiunto. Non abbiamo nessun programma di accordo in corso, stiamo solo esaminando i valori e le opportunità, anche quelle che si possono creare per una presenza davvero nazionale del nostro istituto», ha aggiunto Zonin.

Le nozze Pop. Vicenza-Veneto Banca sarebbero state caldeggiate da Banca d’Italia, che dopo la recente ispezione a Veneto Banca ha consigliato all’istituto di Montebelluna di valutare la strada della ricerca di un partner. Peraltro Veneto Banca è alle prese con una delicatissima e difficile ristrutturazione e sta cercando di portare avanti un rafforzamento patrimoniale da circa 1 miliardo di euro. 

Secondo quanto si apprende, Bankitalia tiene molto al progetto, tanto da chiedere anche al cda della Popolare di Vicenza di non varare altre operazioni prima di aver approfondito seriamente lo scenario di un’aggregazione con Veneto Banca. Operazione che del resto coronerebbe il sogno di Zonin di avere una Popolare presente in tutte le regioni italiane e con una rete superiore ai mille sportelli. Per questo tra le due `promesse spose´ la più convinta appare proprio la Vicenza, che però punterebbe ad arrivare all’acquisizione non alla pari, ma in modo da avere la maggioranza della futura maxi Popolare. Idea che naturalmente non può essere vista con favore da Veneto Banca.

Se la banca vicentina riuscirà a chiudere l’operazione con Veneto Banca creerà un nuovo un polo del credito popolare del Nordest. Tra gli asset di Veneto Banca, c’è anche la torinese Intermobiliare (Bim), attiva nel private banking del Nord, che qualche mese fa era stata messa in vendita da Veneto Banca.

Da - http://lastampa.it/2014/02/18/economia/zonin-riapre-il-risiko-popolare-vicenza-pronta-a-comprare-veneto-banca-ZRUUG263BEcgtBPT9yteXJ/pagina.html


Titolo: Maltauro confessa: “Così la cupola pilotava i lavori”
Inserito da: Admin - Maggio 16, 2014, 06:39:35 pm
Cronache
15/05/2014 - L’inchiesta

Maltauro confessa: “Così la cupola pilotava i lavori”
I pm chiedono al Riesame i 12 arresti negati dal gip.
Nelle carte la cena ad Arcore di Fabrizio Sala e Paris

Paolo Colonnello
Milano

L’imprenditore Enrico Maltauro si siede davanti al pm Claudio Gittardi alle 10 del mattino e ne esce dopo 9 ore abbastanza stremato e dopo aver raccontato vita, morte e miracoli del «sistema Frigerio», nonché degli appalti comprati e vinti, dei piaceri e delle «altre utilità» finite a referenti politici e ai vari manager della sanità. Insomma, racconta tutto e conferma in pieno l’impianto accusatorio dell’ordinanza, anche se il suo legale, l’avvocato Giovanni Dedola parla di un verbale «indefinibile». Ma l’avvocato, che è uomo di lunga esperienza, intende dire che sul «tavolo dell’obitorio» del pm, l’autopsia ha avuto buon esito, quale sarà poi il referto si scoprirà al momento delle richieste di rinvio a giudizio. Comunque, i racconti di Maltauro hanno un tale pepe che, a differenza dell’altro interrogatorio svolto in contemporanea al «factotum» Giuseppe Cattozzo, vengono secretati e probabilmente avranno un seguito. Di più: finito il confronto, alle 7 di sera, i pm Gittardi e D’Alessio si fiondano nell’ufficio del procuratore Bruti Liberati e poi, tutti insieme, in quello di Ilda Boccassini, mentre i vertici della finanza milanese attendono nei corridoi. Insomma, situazione e fibrillazioni d’altri tempi. E che a finire in manette non saranno in pochi lo dimostra il fatto che i magistrati hanno già depositato al Riesame un ricorso contro la decisione del gip di non concedere 12 misure di custodia cautelare per imprenditori e manager della sanità, allo stato solo indagati.

Ma cos’è il «sistema Frigerio»? Correva parallelo a quello di Daccò, a dimostrazione che «le cricche» sono multiple, ma il sistema è uguale per tutti: lì le tangenti sui rimborsi spese degli ospedali, qui sugli appalti per la sanità, l’Expo, la Sogin. Un sistema più tentacolare e ben inserito anche ai piani alti della politica. A livello nazionale e, ovviamente, in Regione. Non solo per l’appoggio alla campagna elettorale dell’attuale assessore alla Sanità Mantovani, ex coordinatore del Pdl in Lombardia, ma anche, ad esempio, per il legame, notevole, con Fabrizio Sala, attuale sottosegretario alla Regione con delega all’Expo e all’internazionalizzazione delle imprese. La relazione tra i due è ben spiegata nella ricostruzione dell’inchiesta sulla famosa cena a Villa San Martino da Silvio Berlusconi in cui viene invitato il galvanizzatissimo Angelo Paris, numero due di Expo e pronto a vendere appalti in cambio «di carriera». Un invito che arriva dritto da Sala dopo una richiesta di Frigerio, il quale, scrivono i pm «mantiene da lungo tempo contatti con Fabrizio Sala che ha tra l’altro attivamente sostenuto nella corsa “post elettorale” al ruolo di sottosegretario alla Regione Lombardia». 

Per altro Frigerio si vanta con Paris, che ha chiesto ieri di essere interrogato «per spiegare», di essersi attivato anche «con Fedele» e con «la Gelmini». Contatti che «servono» nel lattiginoso «sistema Frigerio» per arrivare poi a far vincere gli appalti ad «amici» come appunto Maltauro. Che di questo giro era perfettamente a conoscenza e ieri ne ha parlato a lungo davanti ai pm. I quali sono convinti che se i soldi arrivavano ai «mediatori», (solo da Maltauro oltre un milione più 600 mila promessi) le altre utilità - carriere, voti e finanziamenti agli amici - considerati parimenti reato, erano appannaggio dei «referenti» politici. Ecco perché il suo verbale è stato secretato. Non altrettanto è accaduto per Giuseppe Cattozzo, che da una parte era legato da un contratto di «lobbista» con Maltauro e dall’altra rispondeva a Luigi Grillo e Gianstefano Frigerio. Cattozzo, nel corso del suo interrogatorio, durato in tutto 4 ore, avrebbe in un certo senso scaricato tutti: «Sì, è vero - avrebbe detto in sostanza - avevo un contratto con Maltauro e lavoravo con Frigerio, facevo quello che mi veniva detto, se mi dicevano di dare o di prendere soldi, io davo e prendevo…». 

In «verbalese», avrebbe in definitiva «fornito indicazioni e risposte congruenti, rispondendo in maniera esaustiva a tutte le domande». Traduzione: ha cantato anche lui. Sebbene non del tutto e non completamente, visto che settimana prossima verrà probabilmente reinterrogato. Poi, lunedì, toccherà al manager «rampante» Angelo Paris, che si fa dire da Primo Greganti perfino chi votare alla primarie del Pd («il voto a Renzi», risponde risoluto il «compagno G») e si sentiva già in tasca la poltrona di direttore di Infrastrutture Lombarde. E mentre in Procura si assistono a frenetici contatti dei legali dei nuovi imprenditori finiti nel mirino, da settimana prossima si delineeranno i fronti: con l’avvocato «nega» i duri della presunta «cupola», ovvero Frigerio, Greganti e Grillo; con l’avvocato «chiarimento», Maltauro, Cattozzo, Paris e Rognoni. E sarà battaglia. 

Da - http://lastampa.it/2014/05/15/italia/cronache/maltauro-confessa-cos-la-cupola-pilotava-i-lavori-V8SLrQf26VpAqe7Q9IRaBI/pagina.html


Titolo: Così è se vi pare.
Inserito da: Admin - Giugno 10, 2014, 11:49:32 am
Vicenza

SCHIO (Vicenza) - Gli scledensi hanno scelto un nuovo sindaco. E non è quello che quasi tutti si aspettavano, visti i risultati del primo turno: al ballottaggio vince Valter Orsi, candidato «civico», contro Dario Tomasi, candidato del centrosinistra. I dati: Orsi (sostenuto dalle liste Noi Cittadini, Fare per fermare il declino, SchioDando, Veneto Stato) ha ottenuto nei 40 seggi scledensi il 51,57% (7.923 voti) contro il 48,42 per cento di Dario Tomasi (sostenuto da Pd, TesSiamo Schio, Schio Bene in Comune, Progetto Veneto, Communitas). È un risultato del tutto inatteso, per la città: il centrosinistra di fatto governa dalla metà degli anni '90, e Orsi (che in passato era già arrivato al «fotofinish» del ballottaggio, sostenuto anche da Lega Nord e Pdl) ha di gran lunga aumentato i 5.157 consensi ottenuti al primo turno.

Viceversa, Tomasi li ha visti ridurre: erano a quota 9.316, pari al primo turno a circa il 45% contro il 25% di Orsi. «Non ci sono colori di partito in piazza, ma solo il cuore della gente. E quindi è una festa doppia», ha esclamato contento Orsi verso l'una del mattino, arrivato in piazza Statuto davanti al Comune assieme a un carosello di auto di sostenitori.
E fra brindisi e cori la festa, che molti dopo il primo turno davano per quasi impossibile, si è protratta fino alle prime ore del mattino.

Ad Arzignano Giorgio Gentilin (centrodestra) si conferma sindaco con 6.344 voti, pari al 55.62% battendo Lorella Peretti (Pd) che si ferma al 44.38%, pari a 5.061 voti.
A Montecchio Maggiore Milena Cecchetto (centrodestra) si conferma sindaco con 5.031 voti, pari al 52.79 per cento. Battuto lo sfidante Maurizio Scalabrin, 4.499 voti, pari al 47.21 per cento.

09 giugno 2014
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Andrea Alba

Da - http://corrieredelveneto.corriere.it/vicenza/notizie/politica/2014/9-giugno-2014/sorpresa-schio-vince-orsi-223360502446.shtml


Titolo: VICENZA – Da “magnagati” a “magna-la-gata”. - Nuovo gusto tutto vicentino
Inserito da: Admin - Giugno 24, 2014, 05:45:13 pm
LA NOVITA'

Nuovo gusto tutto vicentino
In gelateria arriva « La Gata»
Gli ingredienti di base sono latte, panna e i componenti dell'omonima torta

VICENZA – Da “magnagati” a “magna-la-gata”. E non si tratta di certo di un felino, come vorrebbe invece il vecchio detto riferito ai vicentini. “La gata” prima era solo una torta, adesso si è trasformata anche in un gelato. Da un’idea dei gelatieri del raggruppamento provinciale di Confartigianato è nato il gusto tutto “vicentino”, nelle gelaterie da lunedì 24 marzo. Vuol essere una sorta di sfida locale alle tante mode in fatto di gelati. Ogni anno spuntano tipi nuovi e fantasiosi (nei colori e nei sapori). Chi non ricorda il “Puffo”? E chissà a quale cartone animato in voga oggi si ispirerà il gusto dell’estate 2014.

Per salvare la qualità e dar lustro al nome di Vicenzae ai suoi prodotti, i maestri gelatai dell’associazione di categoria hanno pensato e creato “La gata”, che prende ispirazione dall’omonima torta, creata dai pasticceri di Confartigianato nel 2006. Il gelato, color nocciola, è formato da una base di latte e panna arricchita da un preparato composto dagli ingredienti de “La Gata” cotti con una procedura diversa rispetto a quella della torta. Ci sono: burro, zucchero, farina di grano tenero e di mais, mandorle, miele d’acacia, una buccia d’arancia, vaniglia, cacao, un goccio di grappa. Prodotti che, nella maggior parte dei casi, sono espressione della terra berica. Un esempio su tutti: la grappa. Ma anche il burro e il miele vengono acquistati da produttori locali, e la farina viene fatta con una procedura apposita. A rendere croccante il tutto, infine, ci sono pezzetti di una frolla senza uovo.

«Per trovare il gusto più adatto ci abbiamo impiegato un anno, più o meno – racconta Roberto Agosti, presidente dei pasticceri e gelatieri di Confartigianato Vicenza – prima avevamo provato con altri prodotti, come la ciliegia e il mandorlato, ma il risultato non era accattivante. Così siamo passati alle prove con “La gata” e, dopo vari tentativi, abbiamo trovato il gusto». Ora è pronto per essere servito in cono o in coppetta. Il debutto ufficiale è fissato per lunedì 24 marzo, in occasione della seconda giornata europea del gelato artigianale, in 31 gelaterie della provincia.

21 marzo 2014
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Elfrida Ragazzo

Da - http://corrieredelveneto.corriere.it/vicenza/notizie/vino_e_cucina/2014/21-marzo-2014/gata-nuovo-gusto-gelato-tutto-vicentino-2224247923194.shtml


Titolo: Dati da verificare qui non mancano i "furbetti".
Inserito da: Admin - Luglio 18, 2014, 08:59:40 am
Crisi: Vicenza regge meglio di Viterbo

14 lug 2014, pubblicato da Andrea Polo in: Altro Crisi Economica Primo piano Varie


La legge è uguale per tutti, ma la crisi economica evidentemente no. In uno studio pubblicato sul quotidiano economico Il Sole24Ore si analizzano gli effetti che, negli scorsi sette anni, la crisi economica ha avuto sul benessere dei cittadini residenti in diverse città italiane evidenziando come, a seconda della latitudine, i residenti abbiano subito più o meno i contraccolpi della crisi.

Secondo l’analisi, che ha preso in considerazione diversi aspetti del vivere in una città, come ad esempio il prezzo degli immobili, i prestiti richiesti, la quantità di rifiuti prodotti e il tasso di disoccupazione, il comune che meglio di qualunque altro campanile italiano ha saputo reggere il contraccolpo è stato Vicenza. Alle sue spalle altre due città spesso in vetta alle classifiche del Ben Vivere italiano: Bolzano e Modena.

A soffrire invece in modo più netto della crisi economica due città del Lazio: Viterbo e Latina e, se ben ricordate, anche l’indagine condotta da Demoskopea per Immobiliare.it relativamente ai divorzi, aveva indicato in questa area quella che più soffriva economicamente dopo le separazioni. Anche se i primi due posti nell’elenco delle province messe in crisi dalla crisi sono occupati da capoluoghi laziali, in realtà leggendo lo studio si scopre che, nel complesso, a soffrire maggiormente sono state le province del Piemonte (ed in effetti è Novara ad occupare la terza posizione alle spalle di Viterbo e Latina), Emilia Romagna e Marche.

Il dato si spiega anche verificando come, in linea generale, i centri medio piccoli hanno sofferto più dei grandi visto che, se si considera anche la sola disoccupazione, il tasso in sette anni è raddoppiato e, come esperienza insegna, trovare lavoro in provincia è più difficile che nella metropoli.

Da -http://news.immobiliare.it/crisi-vicenza-regge-meglio-di-viterbo-19071?utm_source=newsletter_blog&utm_medium=email&utm_content=crisi-vicenza-regge-meglio-di-viterbo-19071&utm_campaign=20140717


Titolo: Vicenza ingorda, prima allarga le caserme poi fa' marcia indietro su Ebola.
Inserito da: Admin - Ottobre 30, 2014, 12:07:59 pm
Ebola, Luca Zaia infuriato: "Il Veneto non è un lazzaretto. Soldati Usa, andate a curarvi a casa vostra"

L'Huffington Post
Pubblicato: 29/10/2014 10:10 CET Aggiornato: 1 ora fa

"Facciano i bagagli e se ne vadano a casa loro. Mica possiamo diventare un lazzaretto". "Prima vengono i veneti, poi gli americani. A maggior ragione se parliamo di salute". Il governatore del Veneto, Luca Zaia - intervistato da Repubblica - è infuriato. La quarantena vicentina dei militari dell'Us Army Africa rientrati dalla Liberia falciata da Ebola, proprio non riesce a digerirla.

"È vero che il termine quarantena l'hanno inventato i veneziani nel 500-600, ma sono allibito e incazzato. Perché dobbiamo beccarceli noi questi militari a rischio? In virtù di quale principio nessuno si è chiesto e si chiede perché gli americani fanno rientrare dei soldati da un paese bollino rosso per un virus mortale, e li mandano in Italia? [...] Ma dico: in nome della sovranità nazionale ognuno cura i suoi cittadini a casa propria. O no? Dov'è il governo in questa vicenda? Non voglio buttarla in politica ma siamo alla guida del semestre europeo, il presidente del Consiglio interviene e pontifica sulla qualunque: e facciamo questa figura?".

L'ordine di rientrare a Vicenza è arrivato dal Pentagono. "Ma certo, è un ordine partito dall'alto. Una vicenda gestita a livello centrale, ministeri, ambasciate. Ci hanno trattato come la Repubblica delle banane. Presenterò una denuncia formale all'ambasciata americana. Stiamo esponendo i veneti alla possibilità, pur remota quanto si voglia, che qualcuno di questi militari abbia contratto il virus. Ma che se li tengano loro".

Il rientro dalla Liberia era previsto. Perché tutte queste polemiche solo adesso? "Ho saputo di questa notizia solo l'altra sera. L'ho subito trovata una cosa sconcertante. Per coerenza, come ho detto che ci vuole la chiusura delle frontiere per i profughi - sui quali non abbiamo garanzie sanitarie - dico che anche questi militari dovevano e devono tornare a casa loro. Se arrivi dalla Liberia, nave o aereo sono la stessa cosa".

Il governatore si mostra indifferente al rischio di un incidente diplomatico. "L'unica cosa che temo, e che vorrei scongiurare, è che ci siano delle spiacevoli sorprese e che i veneti possano correre dei rischi. Anzi, purtroppo li stanno già correndo. Sono stato l'unico amministratore che è andato all'inaugurazione della base Del Din, ma questa volta gli amici americani hanno sbagliato". Come fare, per rimediare? "Se gli americani vogliono fare un gesto di amicizia, si carichino i bagagli e tornino a casa loro. Il Veneto non vuole diventare un avamposto della Liberia. Ospitiamo basi militari, non centri per Ebola'".

Da - http://www.huffingtonpost.it/2014/10/29/ebola-luca-zaia-infuriato_n_6066114.html?utm_hp_ref=italy


Titolo: Tornano i forconi, ma è flop Malumori in viale del Sole
Inserito da: Admin - Dicembre 06, 2014, 05:21:47 pm
Tornano i forconi, ma è flop Malumori in viale del Sole

Lo slogan: «Dimissioni in massa di tutti i politici».
Ma il Movimento 9 dicembre è diviso sulle azioni
I venetisti: «I sit-in sulle strade? Capitolo chiuso»


 
VICENZA. ORE 12.41 UN FLOP IL PRESIDIO. Si è risolto in un flop il ritorno in strada dei forconi. Scarsa la partecipazione di manifestanti ai presidi nel vicentino e il volantinaggio è stato mal digerito dagli automobilisti. Pochi si sono fermati per accettare il volantino, quasi nessuno per uno scambio di opinioni con i manifestanti.

ORE 8.36. Blocchi stradali, volantinaggio, protesta. Tornano i forconi. Con il loro ultimatum allo Stato, uguale a quello di un anno fa: «I politici che hanno trascinato nel baratro l'Italia devono dimettersi in massa». Ricomincia anche a Vicenza la contestazione del Movimento 9 dicembre, con un presidio all'incrocio di viale del Sole che prenderà vita dalle 7 di oggi. Tutto già scritto, disagi compresi? Non esattamente. Perché Gabriele Perucca, lunga militanza Life, votato anima e corpo alla causa di San Marco e coordinatore del presidio cittadino durante la “rivoluzione” 2013 non ci sarà e i venetisti nemmeno. «I blocchi stradali? Capitolo chiuso», dice.

Forconi un anno dopo. Un film già visto?
Noi forconi non lo siamo mai stati. (...)


Leggi l'articolo integrale sul Giornale in edicola.


da - http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/972011_tornano_i_forconi_ma__flop_malumori_in_viale_del_sole/


Titolo: Andrea Pasqualetto. Dal Brasile all’Italia: «Mi sono ripreso mia figlia ...
Inserito da: Admin - Gennaio 24, 2015, 11:38:53 am
L’UOMO E LA COMPAGNA ERANO FINITI IN CARCERE E AVEVANO AFFIDATO LA PICCOLA A UNA DONNA CHE ORA LA RIVUOLE
Dal Brasile all’Italia: «Mi sono ripreso mia figlia analfabeta e poverissima»
Il racconto choc di un imprenditore vicentino che otto anni fa aveva lasciato la sua bambina ai bordi della giungla: «Ho dovuto farlo, con 2000 euro l’ho portata a casa»

di Andrea Pasqualetto, inviato a Vicenza

Non è facile per Paolo C. confessare che quel Pablo Milano Escarfulleri finito nelle galere brasiliane con l’infamia della droga, in realtà, era lui. Non è facile riconoscere di aver usato un nome falso per paura, per vergogna, per continuare ad avere una vita senza macchie almeno in Italia. Ma soprattutto non è facile raccontare la storia dei suoi bambini, Isa e Pietro (nomi di fantasia), lasciati nelle mani di due diverse famiglie durante la lunga carcerazione. Due figli che un bel giorno, scontata la pena, decise di riprendersi per averli in Italia. Non è facile perché in questi paesi del Vicentino, il sinistro Pablo è l’insospettabile imprenditore delle cornici Paolo C., patron di un’azienda con trenta dipendenti, amicissimo del sindaco e proprietario di una bella villa «con cinque bagni», come lui stesso sottolinea pensando alla favela di Isa.

La denuncia
Può sembrare un dottor Jekyll e mister Hyde, due vite, due anime. Non è così. A vederlo nello studio del suo avvocato, emozionato e confidenziale al limite dell’ingenuità, il quarantaquattrenne Paolo C. ha l’aria dell’uomo semplice. Come se fosse protagonista di una vicenda che lo supera. Vicenda che gli è esplosa addosso in questi giorni perché Oltreoceano il caso di Isa è diventato mediatico. E si scopre oggi che quando nel 2013 Paolo C. si riprese la bambina, la madre affidataria, Tarcilia Goncalina de Siqueira, lo denunciò alle autorità carioca per sottrazione di minore. «Un uomo è entrato in casa chiedendo un bicchier d’acqua, poi ha preso la bambina per un braccio e se l’è portata via. Sono certa che i rapitori sono i genitori naturali, quel Pablo Escarfulleri», disse allora la signora Tarcilia. Scattarono subito le indagini della polizia federale brasiliana. Qualche giorno fa, la svolta. Annunciata dal responsabile della Direzione contro la Criminalità organizzata, Flavio Henrique Stringuetta: «Abbiamo trovato la bambina, è in provincia di Vicenza». Bufera su Paolo C. Il quale ha chiamato subito il suo avvocato, Paolo Salandin, volendo chiarire la questione. Eccolo qui, dunque, a cercare di dipanare l’intricata matassa.

I guai in Brasile
«Tutto è cominciato nel 2004, quando, fuori del matrimonio, è nata qui in Italia mia figlia. La madre è Isabel, una dominicana. Io ero sposato con un’italiana e non potevo riconoscerla. Con Isabel siamo andati allora in Brasile, dove avevo un’azienda di cornici… Due anni dopo, nel 2006, io ho avuto un guaio con la giustizia brasiliana». Non vuole dire che si trattava di droga. «Pensavo di risolverlo in breve tempo e invece mi sono fatto più di tre anni». La bambina sarebbe rimasta con la madre se non fosse stata arrestata anche lei per lo stesso fatto, sette mesi dopo. E dunque Isa è rimasta senza genitori.

L’affido
«Quando io ero dentro, all’inizio, Isabel si era sistemata a casa di Tarcilia con la bambina. Conoscevamo quella famiglia perché la figlia di Tarcilia, Danielle, era stata la babysitter di Isa. Io facevo mandare dai miei parenti 200 euro al mese alla famiglia per il suo mantenimento. Duecento euro, in quel posto del Mato Grosso sono lo stipendio di un mese. Ora, io dico che loro sono stati gentili ad allevare Isa ma si tenga anche conto che non c’è stata alcuna adozione. Era solo in affido temporaneo, giusto il tempo di uscire dal carcere. Non capisco cosa sia passato per la testa di Tarcilia poi, che non voleva più ridarcela». Tarcilia urla al sequestro. Chi era quell’uomo che è andato a prenderla? «Non saprei. So solo che mia moglie, uscita anche lei di galera dopo tre anni, è andata a Santo Domingo. Da lì ha cercato più volte di portare a casa Isa. Ma né io né lei potevamo più rientrare in Brasile. E così ha chiesto a qualche amico se gli faceva questo piacere».

Il pagamento
Il piacere di rapirla? «Ma che rapimento e rapimento. Mia figlia non viveva nemmeno con Tarcilia ma con sua figlia Milca che aveva altri cinque bambini. E Milca era favorevole a consegnarcela. Le abbiamo dato 2000 dollari e qualche amico è andato a prenderla. Cioè, se c’è un sequestro in questa storia non è il nostro ma il loro». Paolo C. non dice tutto, però. Perché in Brasile, nel frattempo, è nato anche il piccolo Pietro, sempre figlio loro. «Sì – sospira – è successo poco dopo l’incarcerazione di Isabel». Storia analoga. Il bimbo, ancora in fasce, viene dato in affido temporaneo a un’altra famiglia. «Ma con loro ci sono stati meno problemi. L’abbiamo ripreso punto e basta». Oggi Pietro ha otto anni, Isa dieci. «Lei era praticamente analfabeta, aveva i pidocchi, camminava scalza. Ha vissuto per anni in quella baracca. Adesso vuole stare con noi, è chiaro. Qui ha tutto. L’ho iscritta a scuola e anche Pietro. E c’è anche un terzo fratellino che ha meno di un anno. Io e Isabel ci siamo sposati. Insomma, siamo una famiglia unita. Abbiamo festeggiato tutti insieme il Natale a Santo Domingo dove è stato battezzato il piccolino. Ma questa storia ci ha sconvolto».

A Santo Domingo
I tre figli e la moglie sono rimasti a Santo Domingo. «Gliel’ho consigliato io – spiega l’avvocato Salandin –. Perché non vorrei che qui in Italia ci fossero sorprese per i figli, che hanno già patito abbastanza». E così, mentre la polizia brasiliana gli sta dando la caccia, Paolo C. allarga le braccia e scuote la testa: «Io penso che i miei figli stiano meglio qui da me che in quel posto». Ma in quel posto c’è la signora Tarsilia che non si dà pace: «Io capisco l’affetto per nostra figlia ma non erano questi gli accordi». Alla fine, stanno male un po’ tutti. Tarsilia che ha visto sparire Isa, Paolo C. che deve nascondere i figli, la mamma che non può tornare in Italia. E i bambini, che hanno già vissuto due mondi e una tempesta di affetti.
24 gennaio 2015 | 07:56
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Titolo: IL BENZINAIO DI NANTO. Stacchio: «Volevano candidarmi Rifiuto, non sono un ...
Inserito da: Admin - Marzo 09, 2015, 05:09:27 pm
IL BENZINAIO DI NANTO

Stacchio: «Volevano candidarmi Rifiuto, non sono un predicatore»
«Prego per il bandito che ho ucciso. La politica? Ho già la mia vita»
Stacchio, dalle code in auto a Salvini


NANTO (Vicenza) «Sono sereno».
Come fa?
«La mia serenità è la coscienza pulita, la solidarietà che ricevo dalla gente è la mia forza. Ho avuto una vita meravigliosa, una famiglia stupenda e tante gioie. E poi prego». Per chi prega? «Anche per quel povero bandito. E prego perché i suoi complici capiscano che non possono andare in giro a spaventare le persone e che il denaro non li renderà mai felici».

La stessa divisa dell’Agip, lo stesso berretto di lana calato sulla fronte e le auto che si fermano a fare rifornimento. A Nanto, in apparenza, è rimasto tutto come quel 3 febbraio, quando una banda di nomadi ha tentato l’assalto alla vicina gioielleria di Roberto Zancan e lui, il benzinaio Graziano Stacchio, ha aperto il fuoco per farli fuggire e difendere la commessa barricata nel negozio. In realtà nulla è più lo stesso. Lo si capisce dai due poliziotti di scorta e dalle frasi degli automobilisti di passaggio. «Hai fatto bene», «Sto dalla tua parte». Qualcuno allunga un’offerta - «Per aiutarti a sostenere le spese legali» - visto che ora è indagato con l’accusa di eccesso colposo di legittima di difesa. E che l’aria sia cambiata, lo si intuisce anche dai giornali che raccontano dei residenti di un quartiere di Oderzo, nel Trevigiano, che hanno sparato ai ladri al grido di «facciamo come Stacchio» e riportano le frasi di Joe Formaggio, il sindaco di Albettone, che anche ieri ha tuonato: «Quelli che vanno in giro per le case a rubare e a picchiare donne di 90 anni per portare via le fedi, vanno ammazzati, basta con questo buonismo». Ma il benzinaio la pensa diversamente. «Non voglio il Far West, prima di imbracciare il fucile bisogna pensarci dieci volte. Non si spara alle persone: la vita è sacra».

Lei però l’ha fatto.
«E non penso che riuscirei a farlo un’altra volta. Ma in quel momento c’era una ragazza in pericolo e io ho agito di impulso, il cuore mi scoppiava. Dovevo fare una scelta: scappare o reagire. Sono rimasto. Quelli erano banditi armati di kalashnikov. I ladri, invece, sono un’altra cosa: se nessuno è in pericolo di vita, la cosa giusta da fare è chiamare le forze dell’ordine. Se invece ci si limita a sparare un colpo in aria per impaurire i criminali, bè, allora è diverso…».

Domani, sabato, a Venezia ci sarà la manifestazione organizzata da Lega Nord e Fratelli d’Italia. L’hanno invitata. Ci andrà?
«No-no-no-no». (Si ritrae di un passo e incrocia le mani al pezzo, quasi volesse difendersi da qualcosa)

Non le piace la politica?
«Al contrario, confido molto nei politici: solo loro possono cambiare questo paese, garantendo alle forze dell’ordine il sostegno di cui hanno bisogno. La sicurezza non è né di Destra né di Sinistra, è un tema su cui tutti i partiti dovrebbero riflettere, invece di continuare a scaricarsi le colpe l’uno addosso all’altro. Anche se, a dirla tutta, c’è una cosa che non mi so spiegare...».

Cosa?
(Rimane in silenzio. Poi risponde, lentamente, pesando ogni singola parola) «Qui sono venuti i leader di molti partiti, Matteo Salvini, Giorgia Meloni, il candidato alle regionali del Movimento 5 Stelle... Ma nessuno di centrosinistra si è fatto sentire».

Le dispiace?
«Non è che ci sia rimasto male, solo non ho capito perché non abbiano preso posizione su quanto è accaduto qui a Nanto. Serve un impegno da parte di tutti i partiti per sostenere maggiormente quei poliziotti e carabinieri che tutte le mattina si svegliano e si mettono in strada per difenderci. La nostra Italia ha bisogno di tre cose: istruzione, sanità e sicurezza».

Sembra un programma elettorale. Qualcuno le ha chiesto di candidarsi alle prossime elezioni regionali?
«Sì, ma non mi chieda di che partito».

Accetterà l’offerta?
«Ho detto di no: voglio rimanere fuori dalla politica. A 65 anni ho già la mia vita e il mio lavoro. Non voglio mettermi a fare il predicatore, non sarebbe giusto. E non mi va neppure di indirizzare, con la mia presenza in qualche lista elettorale, la scelta delle tante persone che in questi giorni mi sono state vicine».

Nei giorni scorsi qualcuno ha fatto recapitare dei proiettili indirizzati a lei e al gioielliere. Ha paura?
«Ho la mia teoria su quelle minacce: siamo in campagna elettorale».
Quindi non crede sia una vendetta dei nomadi?
«Nei campi nomadi ci sono anche buone persone, in mezzo a qualche “pazzerello”, ma hanno una coscienza pure loro: sanno che non volevo la morte di quel ragazzo».

06 marzo 2015
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Andrea Priante

Da - http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2015/6-marzo-2015/stacchio-volevano-candidarmi-rifiuto-non-sono-predicatore-2301071588996.shtml


Titolo: Katy Mandurino. - Popolare Vicenza (Gianni Zonin) stringe su Veneto Banca
Inserito da: Admin - Aprile 16, 2015, 04:20:46 pm
Pop. Vicenza stringe su Veneto Banca

Di Katy Mandurino
12 aprile 2015

Banca Popolare di Vicenza si prepara alla trasformazione in spa e contestualmente alla fusione con Veneto Banca. Sono questi gli obiettivi che nel prossimo mese si è posto il cda dell’istituto vicentino il quale, ieri in assemblea, davanti a 4.403 soci – ma ne erano rappresentati 6.449 -, ha chiesto e ottenuto, nonostante le contestazioni, l’approvazione del bilancio 2014, chiuso con un rosso di 758 milioni di euro, e l’approvazione del ridimensionamento del prezzo delle azioni da 62,5 a 48 euro, con una svalutazione del 23,2% (che ha portato il rapporto tra valore e patrimonio a 1,2).

La strada obbligata e già tracciata della trasformazione in società per azioni corre parallelamente (e, nella mente dei vertici della banca, conseguentemente) alla definizione di un partner che possa aumentare e consolidare le dimensioni patrimoniali della banca. Da qui il palese “appello” di ieri del presidente Gianni Zonin a Veneto Banca: «Auspico che gli amici di Montebelluna – ha detto alla platea dei soci – raccolgano il nostro invito affinché possiamo fare assieme una grande banca del Veneto, continuando ad operare con azioni sul territorio nonostante la trasformazione in Spa». Nei giorni scorsi Mediobanca, Advisor incaricato di sondare il terreno nel panorama delle popolari, aveva stilato un elenco di quattro nomi possibili. Tra questi (cioè Veneto Banca, Carige, Creval e Popolare di Sondrio), l’istituto di Montebelluna è quello che più di altri permetterebbe il mantenimento della centralità del territorio. «Se ci aggreghiamo – ha aggiunto Zonin –, facciamo una cosa straordinaria, mettiamo in sicurezza i nostri istituti e li rendiamo meno scalabili, restiamo sul territorio e diventiamo la quinta o sesta banca d’Italia».

La fusione con Veneto Banca prima della trasformazione in spa (o contestualmente ad essa) renderebbe più agevole il passaggio del gruppo in società per azioni, gruppo che a questo punto sarebbe più consolidato e già definito. E che potrebbe fare un ulteriore aumento di capitale. «Con una trasformazione in spa – ha spiegato il dg e consigliere delegato Samuele Sorato - è abbastanza inevitabile che ci siano nuovi investitori e, anche se non deciso dalla banca, ci potrebbero essere manifestazioni di interesse per rafforzare il capitale. E un aumento sarebbe la strada migliore». Anche per affrontare eventuali valutazioni della Bce sulle dimensioni (sufficienti?) della nuova società che si verrà a creare.

Società che, però, non avrà come presidente Gianni Zonin: «Quando la banca diventerà una spa io non sarò più il presidente di questo istituto – l’annuncio -. Ritengo che la trasformazione in società per azioni non sia cosa da festeggiare perché si perde la mutualità. Nel 1996 ho accettato di fare il presidente di un istituto popolare, ora un’epoca è finita. Ma auspico che con questa trasformazione la banca possa raggiungere dimensioni europee».

Sarà, dunque, un nuovo presidente a prendere entro l’anno le redini della Popolare di Vicenza e a ereditare i frutti di una politica prudenziale negli accantonamenti e nella valutazione degli attivi, che ha portato nel 2014 le rettifiche di valore complessive a 1,521 miliardi di euro, mentre gli avviamenti sono stati rettificati del 65%, per circa 600 milioni di euro, e ad affrontare il piano industriale triennale 2017-19, «che - ha spiegato Sorato - permetterà alla banca di avere un Cet 1 oltre il 13% e un target per l’utile fissato ad oltre 300 milioni di euro, con un Roe pari alll’8% a fine 2019».

Resta un problema da risolvere: quello della liquidabilità delle azioni. Non sono stati pochi in assemblea gli interventi dei soci azionisti a contestazione non solo della svalutazione delle azioni ma anche dell’impossibilità incontrata nelle filiali di poter vendere, da un anno e mezzo a questa parte, le azioni detenute. «Tutto il mio patrimonio è bloccato», ha detto Annarita Toniollo. «Più di un anno fa ho chiesto il rientro dei miei investimenti senza ricevere nessuna risposta», ha aggiunto Francesco Bagatella; «Ho messo in vendita le azioni, ho avuto la sicurezza di essere liquidato in seguito ad un investimento immobiliare e la banca mi ha fatto un fido, su cui però devo pagare gli interessi», è il caso di Gianfranco Bertollo. «Dal mese di maggio abbiamo pensato di affidare ad un operatore terzo specializzato, ovvero l’Istituto centrale delle banche popolari, lo scambio delle nostre azioni - ha spiegato il direttore generale Sorato -, su una piattaforma di negoziazione dove si svolgeranno aste mensili con una oscillazione del 5% (cumulabile nelle aste fino al 20%)». Una specie di Borsino telematico. Preludio, probabilmente una volta spa, alla Borsa vera e propria.

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Da - http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-04-12/pop-vicenza-stringe-veneto-banca-081351.shtml?uuid=ABXoVHOD&cmpid=nl_7%2Boggi_sole24ore_com


Titolo: Veneto, gaffe e professionisti della Carega: è la patria del trasformismo
Inserito da: Admin - Maggio 19, 2015, 09:38:12 am
Regionali Veneto, gaffe e professionisti della Carega: è la patria del trasformismo
Politica
Razzisti, indipendentisti incalliti ovunque, fascisti di ritorno, omofobi in ordine sparso: le liste venete sono un caleidoscopio di facce da bar sport, infarcite di ex e new entry a caccia di promozione.
Tra i quasi 1100 nomi chi voleva usare i mitra con i migranti, l'assessore che "saluta romano" e perfino la cugina di Putin


Di Alessandro Madron | 17 maggio 2015

Gaffeur, trasformisti, vip e amici degli amici. Tra razzisti, indipendentisti incalliti, fascisti di ritorno, omofobi in ordine sparso e professionisti della Carega, in Veneto le liste sono un caleidoscopio di facce da bar sport, infarcite di “ex” in cerca di conferme e new entry a caccia di promozioni. Così scorrere l’elenco dei quasi 1100 nomi dei candidati, divisi in 19 liste, può diventare un’impresa tragicomica.

Tosi e il corso popolare con chi vuole i mitra con i migranti
Il candidato di rottura Flavio Tosi, il sindaco di Verona che si è ribellato a Salvini proponendosi a capo di una coalizione di 6 liste (venetiste ma di osservanza costituzionale, di destra ma moderate), ha imbarcato una marea di suoi fedelissimi. Sindaci, assessori, presidenti di provincia, consiglieri e addirittura un paio di assessori regionali della giunta Zaia che, abbagliati dai fari, hanno scelto di abbandonare il Carroccio.

Nella lista Tosi per il Veneto troviamo candidato niente meno che Daniele Stival, assessore regionale alla Caccia e all’Identità di ferrea fede leghista fino a poche settimane fa. Nel corso della sua carriera politica ha collezionato una serie non indifferente di perle, passando agevolmente dalla bestemmia in aula (udita da molti, ma non dai microfoni istituzionali) alle offese rivolte all’ex ministro Kyenge: sul profilo facebook aveva condiviso un post nel quale si affermava che fosse “vergognoso paragonare un povero animale indifeso come l’orango a un ministro congolese” (salvo poi smentire di condividerne il messaggio). Ma non è tutto: durante una trasmissione di una tv locale ha invitato ad “usare il mitra” contro gli immigrati, senza dimenticare quella volta in cui citò il “teatro Petruzzelli di Napoli”.

Un altro ex assessore (titolare della Cultura nella giunta Galan all’inizio dello scorso decennio) è Ermanno Serrajotto, candidato con Tosi a Treviso. Al suo attivo ha la proposta di spostare a Venezia il festival di Sanremo e una firma in calce alla delibera di acquisto di un affresco del Veronese. Affresco acquistato da un misterioso privato per una cifra superiore ai 200mila euro, sulla cui paternità (e quindi sul suo valore) negli anni successivi è stato sollevato più di un dubbio.

Con Tosi ex Fi, ex Udc, perfino ex Pd
A Treviso Tosi candida anche Maria Gomierato, ex sindaco di Castelfranco, in trattativa fino all’ultimo con la Moretti, e Diego Bottacin, consigliere regionale uscente del Pd che ha lasciato “perché andava troppo a sinistra”. Capolista a Treviso, dopo un lungo tira e molla, è Leonardo Muraro, che resta leghista in Provincia (lui è presidente), ma sfila nelle truppe tosiane per la Regione. A Belluno troviamo il consigliere uscente Matteo Toscani (ex leghista), l’ex segretario provinciale del Carroccio Diego Vello e Daniela Templari, che da assessore provinciale nel 2010 si era autosospesa per via del coinvolgimento del figlio in una questione di droga: un anno dopo, quando chiese il reintegro, le venne negata la poltrona. In provincia di Venezia si candida con Tosi anche Francesco Piccolo, consigliere uscente ex Forza Italia. A conferma delle ambizioni di Tosi è da segnalare la presenza in lista di Luciano Finesso, nel direttivo nazionale dell’associazione Democrazia Cristiana. Infine il sindaco s’è portato dietro mezza amministrazione: c’è il vicesindaco Stefano Casali, l’assessore Luigi Pisa, le consigliere Antonia Pavesi e Barbara Tosi, che con il fratello-primo cittadino condivide anche la condanna definitiva a due mesi per aver propagandato idee razziste contro Rom e Sinti.

Razza Piave e il consigliere che incontrò Karadzic
Tra le liste che sostengono Tosi non ne manca una di ispirazione apertamente indipendentista: Razza Piave-Veneto Stato, un nome un programma. Tra i candidati di questa lista anche Luciano Fior, una delle anime del movimento Noi Veneto Indipendente. Nella lista Unione Nord Est c’è invece Adriano Bertaso, leghista delle origini che, nelle vesti di consigliere regionale, incontrò nientemeno che Radovan Karadzic, leader serbo-bosniaco poi ricercato dal 1996 per crimini di guerra dal tribunale penale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia. Immortalato in una foto pubblicata da Sette che nel 1997 costrinse la Liga Veneta a prendere pubblicamente le distanze da Bertaso.

Con Zaia la cugina di Putin e l’assessore che saluta romano
Se Tosi ha fatto il pieno di leghisti, non badando troppo ai loro trascorsi, alla corte di Luca Zaia le cose non vanno molto diversamente. Tra le liste di sostegno al governatore uscente, la più prolifica sembra essere quella di Fratelli d’Italia. Partendo da Venezia, il primo nome in cui ci si imbatte è quello di Raffaele Speranzon che nel 2011 da assessore provinciale alla Cultura mise al bando dalle biblioteche le opere dei letterati che nel 2004 firmarono l’appello per la scarcerazione di Cesare Battisti, chiedendo di ritirare le loro opere dagli scaffali e di non promuoverne la presentazione.

Adelina Putin. Il compagno di lista Nicola Boscolo Pecchie nel 2010 è passato agli onori delle cronache per aver proposto, quando era assessore alla Cultura di Chioggia, di apporre una lapide in ricordo dei gerarchi fascisti Gennaro Boscolo Marchi e Mario Manlio nel luogo in cui i due furono impiccati il 22 maggio del 1945. In provincia di Vicenza Adelina Luigia Putin, che vanta parentele con il più noto Vladimir: “Amo questo cognome – ha dichiarato – in Italia ci vorrebbero sette Vladimir” e si fa ritrarre mentre imbraccia un fucile di precisione.

Veneto - Raffaele Zanon Ma non è sola in lista, con lei c’è l’ormai noto sindaco Joe Formaggio che con tempismo veneto ha emanato un’ordinanza anti-rom a due mesi dalle elezioni regionali in cui sarebbe stato candidato. In quel di Padova c’è Raffaele Zanon, l’ex assessore regionale protagonista di un noto spot omofobo pubblicato nel 2013 si era già fatto pizzicare ad una cena fascistissima, mentre se ne stava con le mani in tasca accanto ad un gruppo di amici intenti fare un saluto fascista davanti ad una croce celtica.

Il candidato Zaia: “Tosiani? Se li vedo li prendo a calci in bocca”
Anche le altre liste che sostengono Zaia non hanno voluto farsi mancare nulla. Un pieno di sindaci, assessori e consiglieri comunali e provinciali in cerca di una ribalta regionale. Tra i tanti candidati si è distinto ad esempio Fulvio Pettenà che nei giorni della rottura con Tosi ha sconsigliato pubblicamente al sindaco scissionista e alla sua compagna, la senatrice Patrizia Bisinella, di palesarsi a Treviso: “Se li vedo li prendo a calci in bocca”. In provincia di Padova, invece, è il vulcanico Roberto Marcato a prendersi la scena, dall’invito ad “evadere di più” al consiglio rivolto ai padovani di non accogliere profughi perché “se avrete problemi vi arrangiate” per arrivare alla “militarizzazione della città”.

Il sindaco di Cittadella e i lager
Il sindaco di Cittadella Giuseppe Pan, degno erede di Massimo Bitonci, rischia di fargli ombra. Un cittadino su Facebook lo invitava ad agire contro gli accampamenti abusivi di Rom lungo il Brenta e Pan non ha tardato a rispondere: “Sono sempre gli stessi rom che continuamente sgombriamo. Non hanno una dimora e vagano disseminandosi nel territorio. Visto che i lager non ci sono e tanto meno i campi rom, se vuoi provare tu!”. Attaccato dalle opposizioni si è difeso nel più classico dei modi: “Travisate le mie parole”.

Lo “spot” del vescovo alla candidata leghista
La Lista Zaia ha fatto parlare nelle ultime ore per via di una email inviata da don Domenico Consolini, direttore dell’ufficio scuole della curia di Verona, a tutti gli insegnanti di religione della diocesi. Allegata alla missiva elettronica una lettera del vescovo scaligero Giuseppe Zenti nella quale si elogiava il programma e l’operato di Monica Lavarini e si invitava a diffondere l’informazione. Poi un mezzo passo indietro dei prelati, che si professano “al di sopra delle parti”. Per restare in area popolare nella lista Zaia Presidente c’è anche Stefano Valdegamberi, eletto nel 2010 con l’Udc. Ex tasiano, cattolico integralista, che ha scelto la via di Zaia è anche il consigliere comunale veronese Alberto Zelger. Nei mesi passati si è distinto per prese di posizione intransigenti sui temi dell’omosessualità ma non solo: durante un dibattito, racconta il Corriere Veneto, assicurò che il cervello delle donne è “diverso da quello degli uomini”, d’altra parte – ha spiegato poi – “basta leggere gli studi scientifici e guardare come parcheggiano le auto“.

Le “candidature imbarazzanti” della Moretti
Spazio a qualche funambolo della politica anche tra le liste che sostengono Alessandra Moretti. Nel firmamento democratico c’è una stella che brilla più di tutte, è quella della lista Progetto Veneto Autonomo che ha portato alla corte della candidata renziana una schiera di candidati che non sembrano aderire all’ortodossia classica del Pd. Su tutti Santino Bozza, ex consigliere regionale leghista (espulso nel 2013), convinto che gli omosessuali sono “sbullonati” che “non devono farsi vedere in giro“. Con lui c’è anche Gianluca Panto, che nel 2010 è stato candidato presidente con il Partito Nasional Veneto, poi confluito in Veneto Stato. Altro leader autonomista nel listone morettiano è Bortolino “Bobo” Sarotre a cui si riconoscono posizioni contrarie alle unioni civili e al riconoscimento della famiglia anagrafica (sostenuta invece dal Pd): “Non sarà che vogliono annientare la famiglia tradizionale svuotandola di significato dall’interno?”.

Indipendentisti die hard
Tra le fila di Indipendenza Veneta spiccano invece i nomi di Fabio Padovan e Lucio Chiavegato. Il primo è il fondatore della LiFe, il movimento degli imprenditori federalisti che si battono contro l’oppressione fiscale, è stato in Parlamento con la Lega Nord dal 1992 al 1994. L’amore per il Carroccio è finito quando la Lega di Bossi ha preso le distanze dai Serenissimi che lui, al contrario, ha sempre sostenuto (anche economicamente) definendoli degli “eroi” . Da allora è sempre stato un uomo d’azione, pronto a scendere in piazza anche a rischio di prenderle (come nel 1997, quando la manifestazione davanti al tribunale di Venezia contro il processo agli otto Serenissimi finì a botte, sassate e lacrimogeni tra autonomisti, autonomi e polizia). Il suo animo barricadiero, anticasta e antiromano non gli ha impedito però di schierarsi contro il taglio ai vitalizi, che ha spiegato dicendo di essere “contro alla riforma delle pensioni”. Da imprenditore Padovan viene ricordato per due episodi: il regalo di 500 euro a testa ai suoi 150 dipendenti in occasione del suo matrimonio e il viaggio con i dipendenti a Medjugorje, per scongiurare una crisi che poi non lo ha risparmiato.

Lucio Chiavegato è l’altro nome forte del sodalizio autonomista. In prima fila con il movimento dei Forconi che ha paralizzato il Veneto nel 2013, Chiavegato si è fatto sentire parecchio negli ultimi anni, il suo nome figurava anche tra i 24 arrestati su mandato della procura di Brescia nell’inchiesta sul presunto terrorismo armato veneto.

Di Alessandro Madron | 17 maggio 2015

Da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/17/regionali-veneto-gaffe-e-professionisti-della-carega-e-qui-la-patria-del-trasformismo/1690551/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-2015-05-17


Titolo: VENETO Electrolux e il tabù di Ferragosto Disposti a lavorare solo pochi operai
Inserito da: Admin - Agosto 09, 2015, 11:00:02 am
LO STABILIMENTO NEL VENETO
Electrolux e il tabù di Ferragosto Disposti a lavorare solo pochi operai
Il gruppo svedese ha chiesto di tenere aperta la produzione anche sabato 15 agosto per soddisfare la domanda di frigoriferi. Sindacati contrari: «Si assumano persone»

Di Fausta Chiesa

Ferragosto, lavoro mio non ti conosco. Rinunciare al giorno di vacanza per antonomasia in Italia è difficile. Almeno così sembra se si guarda al caso della Electrolux di Susegana, in provincia di Treviso. Sarebbero appena una quarantina i lavoratori dello stabilimento (in tutto sono 1.100) disposti a lavorare il 15 agosto, che per di più quest’anno di sabato. Va detto che il 15 agosto sarebbe per altro l’unico sabato non lavorativo del mese, perché per gli altri è già stata raggiunta un’intesa nelle scorse settimane con le organizzazioni sindacali. La Rsu ha confermato la propria contrarietà. Eppure, i vantaggi - economici - non sono da poco. Per chi vorrà trascorrere il Ferragosto in fabbrica è prevista una maggiorazione del 75%, un po’ meno del 50% di maggiorazione più 2 euro concordati con il sindacato per i 6 sabati lavorativi fissati.

I sindacati chiedono, invece, nuove assunzioni per far fronte alle aumentate esigenze produttive. «E’ lapalissiano che più straordinari facciamo, meno occupazione creiamo - aveva detto già a inizio agosto Augustin Breda della Rsu di Electrolux Susegana -. Dunque, se la ripresa è strutturale, allora si aprano nuove linee di produzione e si assumano persone». Quest’anno Susegana raggiungerà gli 830 mila pezzi, mentre un anno fa la produzione si era fermata sotto le 750 mila unità.

La maggiore produzione con gli straordinari servirebbe a soddisfare la domanda aggiuntiva e raggiungere anche l’obiettivo degli 830mila frigoriferi prodotti nel 2015. Per far fronte al fabbisogno di Ferragosto servono tra i 100 e i 130 volontari e questo per produrre 450 pezzi circa. I numero di addetti così raccolto non basterebbe a ottenere il quantitativo di produzione. Il gruppo svedese non demorde. La verifica sulle disponibilità si sarebbe estesa ai lavoratori assenti per ferie per valutare una loro accettazione di un rientro anticipato al 15 agosto anziché il lunedì successivo. La decisione sull’attivazione delle linee a Ferragosto sarà assunta solo al termine di quest’ultima ricognizione.

5 agosto 2015 (modifica il 5 agosto 2015 | 13:51)
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Da - http://www.corriere.it/economia/15_agosto_05/electrolux-tabu-ferragosto-disposti-lavorare-solo-pochi-operai-0396d20a-3b62-11e5-b627-a24a3fa96566.shtml


Titolo: JENNER MELETTI. Nel Vicentino l'assemblea dei parrocchiani boccia l'ospitalità.
Inserito da: Admin - Settembre 14, 2015, 11:03:12 am
"Sono islamici, via dalla canonica": i fedeli fermano il prete pro-rifugiati
Nel Vicentino l'assemblea dei parrocchiani boccia l'ospitalità.
Il sacerdote: "Sommerso da urla da stadio, ma io non mi arrendo"


Di JENNER MELETTI
08 settembre 2015
   
VALLE DI CASTELGOMBERTO (VICENZA). Gli pesa ancora sul cuore, quell'"assemblea avvelenata ". "Non me l'aspettavo proprio. Volevamo ospitare sei, al massimo dieci profughi in una canonica abbandonata da anni. Ne abbiamo discusso in assemblea, nella chiesa di Santa Cecilia. Quasi tutti hanno detto no. "'Mio nonno ha costruito quella canonica per i preti, non per i musulmani"', ha gridato uno di loro". Don Lucio Mozzo, 63 anni, parroco di Valle e di Trissino, è ancora scosso. Una chiesa così piena -  250 persone -  la vede solo a Natale. Anche mercoledì sera era colma ma quando una ragazza ha mostrato la sua maglietta con la scritta "Chi ha paura muore tutti i giorni..." e ha detto che lei i migranti li avrebbe accolti, "subito si sono alzati -  racconta il parroco -  i buu e le urla, come allo stadio". "Per fortuna, domenica dopo pranzo, mi è arrivato il primo messaggino. "Don Lucio, il Papa la pensa come te". Spero che con l'aiuto di Francesco le cose cambino. Ma ho i miei dubbi".

Boschi e annunci di sagre, nel paese di Valle, 1.200 abitanti. La canonica è grande, perché ospitava non solo parroco e perpetua ma aveva anche stanze per i missionari. "L'edificio ci è stato chiesto -  racconta don Lucio Mozzo -  dall'associazione Giovanni XXIII, quella fondata da don Oreste Benzi, per ospitare migranti in attesa di esame, soprattutto donne e bambini. Non abbiamo voluto decidere solo noi, come Consiglio pastorale. Ci sembrava giusto ascoltare il parere dei fedeli che dovranno convivere con quelle persone. Ma il confronto è stato quasi impossibile. Io ho detto che il cristiano, di fronte a chi ha bisogno, non può guardare da un'altra parte. Non può dire soltanto "prima i nostri", come annunciano i nostri sindaci. "Prima i nostri" può andare bene ma non può significare "nulla per gli altri". Onestamente, quelli della Giovanni XXIII hanno spiegato che donne e bimbi sarebbero stati la maggioranza, ma non potevano escludere la presenza di uomini. E allora tanti si sono messi a protestare. "Fate finta di consultarci e invece avete già deciso. La canonica sta fra la scuola elementare e il parco giochi dei bambini. I nostri piccoli non potranno più uscire di casa". Non si è votato, naturalmente, ma almeno l'80% dei miei parrocchiani ha detto no".

Non è finita. Domani sera si riunirà il consiglio pastorale, nella parrocchia di Trissino. Quelli di Valle stanno organizzandosi per andare a protestare. "Guardiamo la televisione anche qui -  raccontano Gigi Poletto dell'osteria "El punaro” -  e assieme a lui Romina, Davide, Francesco, Benni -  e sappiamo cosa succede quando arrivano questi profughi. Gli extracomunitari sono qui da vent'anni, ci sono serbi e cinesi, brasiliani, sudamericani... Ci sono bambini di 12 nazionalità, a giocare nel parco. Basta un adulto per sorvegliare tutto. Non c'è mai stato razzismo, in paese. Ma questi stranieri si sono integrati qui con umiltà, non ci sono stati imposti. Dietro di loro ci sono quelli che fanno business sulla loro pelle. In assemblea ci hanno anche detto che se non prendiamo questo piccolo gruppo magari la prefettura requisisce un hotel o delle case e ce ne manda cinquanta. Questa è una vera minaccia".

Il vescovo di Vicenza, monsignor Beniamino Pizziol, ospita già 4 migranti nel palazzo vescovile. A febbraio ha lanciato un appello perché i 22 vicariati che guidano le 355 parrocchie della diocesi ospitino "almeno una famiglia ". Non solo alloggio, ma anche assistenza continua di volontari esperti. Finora hanno risposto 7 vicariati. "Siamo rincuorati -  dice oggi -  dall'appello del Papa. E chiediamo che anche le parrocchie possano dare una risposta positiva. Possono essere comprensibili timori e titubanze ma non possiamo permettere che il cristiano ceda alla paura".

Don Lucio Mozzo sta pensando al Consiglio di domani sera. "Dopo quell'assemblea velenosa, speriamo di poter discutere non con la pancia ma con intelligenza, cuore e fede. Ma c'è un punto fermo: un cristiano non può chiudere la porta a chi ha bisogno. Lo spiegheremo anche a quelli che, fedeli o no, verranno a contestarci da Valle. Forse il nonno che ha costruito la canonica non pensava davvero che sarebbe stata usata da musulmani, ma certamente oggi obbedirebbe al Papa". Davanti alla chiesa di Trissino c'è un monumento in bronzo "All'Emigrante". "La speranza sia sempre più forte della paura", c'è scritto. Sembra un appello di papa Francesco: la firma è quella di Tacito.

© Riproduzione riservata
08 settembre 2015

Da - http://www.repubblica.it/cronaca/2015/09/08/news/_sono_islamici_via_dalla_canonica_i_fedeli_fermano_il_prete_pro-rifugiati-122423061/?ref=HREC1-1


Titolo: Banca Popolare di Vicenza, indagato presidente Zonin
Inserito da: Admin - Settembre 23, 2015, 04:05:38 pm
Perquisizioni nella Banca Popolare di Vicenza, indagato presidente Zonin
L'operazione scattata dopo che, nelle settimane scorse, erano giunti in Procura esposti da parte di correntisti. Indagato anche l'ex direttore generale dell'istituto Samuele Sorato. L'accusa è di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza

22 settembre 2015

ROMA - Aggiotaggio e ostacolo alle funzioni dell'autorità di vigilanza. Sono questi i reati ipotizzati dalla Procura di Vicenza che ha avviato un'inchiesta che chiama in causa alcuni esponenti di vertice del gruppo Banca popolare di Vicenza. Per questo, gli inquirenti hanno delegato la guardia di finanza ad eseguire una serie di perquisizioni nei confronti delle persone sottoposte ad indagine e di altri non indagati. Le fiamme gialle hanno svolto verifiche anche sul presidente dell'istituto di credito, Giovanni Zonin, e sull'ex direttore generale dell'istituto Samuele Sorato. Nell'ambito dell'inchiesta sarebbero coinvolte altre sei persone.

Le indagini sulla Banca popolare di Vicenza sono seguite dal pm Luigi Salvadori e dal procuratore capo Antonino Cappelleri. Gli accertamenti sono invece condotti dai militari del nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza di Roma e dalla tributaria di Vicenza. Le perquisizioni disposte dall'autorità giudiziaria riguardano oltre alla sede amministrativa e legale di Vicenza dell'istituto di credito anche gli uffici direzionali di Milano, Roma e Palermo.

Gli inquirenti, in una nota firmata dal procuratore Cappelleri, sottolineano come "l'obbligo del segreto istruttorio deve tutelare ogni portatore di legittimi interessi anche contrapposti tra loro presenti nel contesto". In ogni caso gli atti d'indagine sono ritenuti indispensabili - si aggiunge - "nell'ambito della più complessa acquisizione istruttoria, per rendere compiuta la necessaria e doverosa ricerca di elementi probatori documentali, intesa sia nell'accertamento e riscontro degli elementi di fatto sia all'attribuzione delle responsabilità soggettive".

E, sempre in una nota, la Banca ha fatto sapere che c'è "piena collaborazione da parte della dirigenza e del personale della Banca Popolare di Vicenza ai nuclei di polizia giudiziaria della guardia di finanza che hanno svolto perquisizioni presso la sede centrale della Banca a Vicenza e negli uffici direzionali di Milano, Roma e Palermo".

Tempi duri. La Banca, negli ultimi mesi, ha affrontato un periodo non semplice, complice la necessità di trasformarsi in Spa dopo il decreto sulle popolari varato dal governo Renzi, il taglio del valore delle azioni da 62,5 a 48 euro, che ha fatto infuriare molti azionisti, il rosso da oltre 1 miliardo di euro registrato nel primo semestre del 2015 e la necessità, dopo un'ispezione della Bce, di iscrivere a riserva indisponibile 611,6 milioni di euro perchè erano stati erogati ai soci finanziamenti per 974,9 milioni per acquistare o sottoscrivere azioni.

Nelle ultime settimane, ad appesantire ulteriormente il clima, lo scontro a distanza tra l'ex dg e ad, Samuele Sorato, uscito dall'istituto a luglio, e Gianni Zonin, storico presidente, in sella da 19 anni. La banca, nel frattempo, si è affidata a Francesco Iorio, che oggi pomeriggio presiederà un comitato esecutivo, e che sta lavorando al nuovo piano 2015-2020 dell'istituto e all'aumento di capitale da 1,5 miliardi. Proprio ieri la Popolare di Vicenza aveva annunciato di aver firmato con Unicredit un accordo sulla garanzia dell'aumento, che vedrà un consorzio di collocamento con 5 joint global coordinator: BNP Paribas, Deutsche Bank AG, London Branch, J.P. Morgan, Mediobanca e la stessa UniCredit. "I due passaggi sopra descritti costituiscono importanti conferme dell'interesse del mercato per il piano di rilancio varato dalla Banca, che andrà ulteriormente a rafforzarsi e qualificarsi con l'approvazione, prevista entro il mese di settembre, del nuovo piano industriale", aveva spiegato l'istituto di credito.

L'inchiesta. Azioni della banca acquistate tramite finanziamenti, per 975 milioni di euro, erogati agli azionisti dallo stesso istituto di credito, in misura tale da costituire violazione delle norme del diritto bancario: è questo il filone principale dell'inchiesta della magistratura sulla Banca Popolare di Vicenza (117mila soci), che fa seguito ad un'ispezione compiuta dalla Bce. La banca avrebbe, dunque, finanziato - secondo l'ipotesi investigativa - un quarto del suo stesso capitale azionario (circa 4 miliardi di euro), superando i limiti consentiti. L'indagine della magistratura riguarda anche una sovrastima del prezzo delle azioni della Banca, che ha determinato numerose proteste degli azionisti, e che nell'ultima semestrale, avrebbe indotto i vertici a svalutare i crediti considerati deteriorati.

Codacons annuncia class action. Il Codacons depositerà formale richiesta di costituzione di parte offesa nell'inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Vicenza.  "Abbiamo deciso di entrare nel procedimento aperto dalla Procura in rappresentanza della collettività e dei clienti della banca - spiega il presidente Carlo Rienzi - e se dalle indagini emergeranno illeciti e violazioni delle norme, avvieremo una class action da parte di azionisti e correntisti dell'istituto di credito volta ad ottenere il risarcimento dei danni morali e patrimoniali subiti, anche nei confronti delle autorità di vigilanza per l'omesso controllo".

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22 settembre 2015

Da - http://www.repubblica.it/cronaca/2015/09/22/news/perquisizioni_nella_banca_popolare_di_vicenza_indagato_presidente_zonin-123406247/?ref=nl-Ultimo-minuto-ore-13_22-09-2015


Titolo: BpViCENZA, i compensi dei vertici nell'anno 2015
Inserito da: Arlecchino - Marzo 28, 2016, 07:35:12 pm
BpVi, i compensi dei vertici nell'anno 2015

Non conoscono crisi i compensi incassati dal vertice della Popolare di Vicenza nel 2015, esercizio chiuso con una perdita di 1,4 miliardi e che ha visto il crollo del valore delle azioni di circa 119 mila soci. L’amministratore delegato, Francesco Iorio, in carica dallo scorso 1 giugno, ha ricevuto 2,678 milioni di euro, di cui 1,8 milioni come bonus d’ingresso una tantum. Il vice direttore generale, Jacopo De Francisco, in carica dal 22 giugno 2015, ha percepito 1,02 milioni di euro, di cui 700 mila come bonus d’ingresso una tantum. L’ex presidente Gianni Zonin ha incassato 1,01 milioni. Complessivamente - emerge dalla relazione sulla remunerazione - la banca ha pagato 2,675 milioni di euro di bonus d’ingresso una tantum a sei dirigenti, inclusi Iorio e De Francisco, e 5,2 milioni di euro di buonuscita a cinque ex dirigenti. La più consistente, pari a 4 milioni di euro, è stata riconosciuta all’ex amministratore delegato, Samuele Sorato, che ne ha incassati già due e incasserà gli altri due con differimento triennale. Per l’ex a.d, indagato con Zonin per ostacolo all’attività di vigilanza e aggiotaggio, il compenso complessivo del 2015 (si è dimesso il 12 maggio) è stato di 4,6 milioni. La banca «si è riservata di agire per il recupero» di 4,81 milioni di buonuscite, corrisposte oltre che a Sorato anche agli ex vice direttori generali Emanuele Giustini e Andrea Piazzetta, anche loro sotto indagine. Tra gli emolumenti spiccano quelli dello storico, vicepresidente e braccio destro di Zonin, Marino Breganze (404 mila euro), e dell’ex ragioniere generale dello Stato, Andrea Monorchio (294 mila). Il presidente del collegio sindacale, Giovanni Zamberlan, da moltissimi anni alla guida dell’organo di controllo della banca, ha percepito 180 mila euro. Il nuovo presidente, Stefano Dolcetta, per il periodo che va dal 23 novembre a fine 2015, ha ricevuto poco meno di 120 mila euro.

Da - http://www.ilgiornaledivicenza.it/home/economia/bpvi-i-compensi-dei-vertici-nell-anno-2015-1.4744719


Titolo: Bruciati 5 miliardi dei soci Veneto Banca (di Gianluca Paolucci Raphaël Zanotti)
Inserito da: Arlecchino - Giugno 03, 2016, 12:26:30 pm
Il Cda azzera le azioni: valgono tra 10 e 50 cents.
Bruciati 5 miliardi dei soci di Veneto Banca
Vip, imprenditori e società: la mappa del capitale sparito comune per comune

 
ANSA

31/05/2016
Gianluca Paolucci, Raphaël Zanotti

Avevano in mano cinque miliardi di euro e adesso si trovano con poco più di niente. Sono gli 87.502 soci di Veneto Banca. Ieri sera il Cda che ha fissato la forchetta di prezzo in vista della quotazione: tra 10 e 50 centesimi. I soci hanno così visto le proprie azioni pagate fino a 40,75 euro precipitare a un valore di pochi centesimi. Un disastro finanziario molto democratico: ha coinvolto grandi e piccoli imprenditori, giovani pensionati, politici ed enti caritatevoli, piccole imprese artigiane e grandi banche americane. Per l’88% si tratta persone fisiche con un’età media di 60 anni. Il resto sono aziende. Risparmi di una vita di lavoro o patrimoni familiari, poco cambia: quei soldi non ci sono più. 
 
L’epicentro è ovviamente in Veneto: 2,8 miliardi di ricchezza svanita. Ma guardando la mappa* si può vedere che la ricchezza svanita colpisce tutta Italia. Dai 575 milioni del Piemonte ai poco più di 200mila euro della Valle d’Aosta. Merito di una campagna di acquisizioni che per quasi venti anni, sotto la guida dell’ex padre-padrone Vincenzo Consoli, ha trasformato la piccola popolare di Asolo e Montebelluna nella decima banca italiana. E da ieri, ufficialmente, nell’ennesimo caso di fiducia tradita tra italiani e banche.
 
 
Mettendo insieme Veneto Banca con quanto accaduto alla «vicina» Banca Popolare di Vicenza il quadro è ancora più sconvolgente: almeno 210 soci coinvolti e circa 11 miliardi di euro di ricchezza scomparsa. Due casi vicini e non solo geograficamente. Due banche popolari non quotate, che per anni hanno gonfiato a tavolino il valore delle proprie azioni, vendute allo sportello come prodotti «sicuri» e al riparo delle tempeste della finanza globale. Com’è stato possibile tutto questo e a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro prova a spiegarlo il sociologo Daniele Marini. «Erano le ultime banche di territorio, il controllo era rimasto in mani locali malgrado la crescita dimensionale. I veneti si considerano diversi, adesso abbiamo scoperto che questa diversità non c’era». Marini, che insegna all’Università di Padova e nelle sue ricerche si è concentrato proprio sul «modello Nord Est», sottolinea anche un altro aspetto: «Questa volta non si possono addossare le colpe alla politica, ma va messa in discussione la classe dirigente locale in senso lato». E in effetti nei consigli d’amministrazione c’erano industriali e associazioni di categoria, notabili locali e professori. 
 
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E, molto democraticamente, a rimanerci incastrati sono stati tutti. Renè Caovilla, lo stilista che con le sue scarpe fa sognare le donne di tutto il mondo, ha perso 7,5 milioni. Senza contare quelli dei familiari e i 18 persi con la Popolare di Vicenza. Due storie che continuano a incrociarsi. La Società italiana accumulatori di Avezzano, provincia de L’Aquila, oltre 2 milioni di euro investiti in azioni Veneto Banca, fa parte del gruppo Fiamm, guidato da Stefano Dolcetta che è anche presidente della Popolare di Vicenza. Poi c’è la famiglia Beretta, quella dei salumi. O la Argo finanziaria, cassaforte del gruppo Gavio, un colosso tra autostrade, grandi lavori e logistica. Hanno azioni che al prezzo massimo valevano quasi 25 milioni di euro. 
 
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Ci sono anche i vip. Come Silvio Berlusconi, 29.700 azioni che valevano oltre 1,1 milioni di euro e adesso non valgono più niente. O Bruno Vespa che ha perso anche lui circa un milione contando anche le azioni dei suoi due figli. Il suo caso è un po’ diverso. Legato all’ex ad Consoli (le rispettive mogli socie in una masseria in Puglia) nel 2013 riesce a vendere la parte più consistente delle sue azioni e incassa otto milioni di euro. Storia nota. All’altro socio della masseria pugliese, il dentista padovano Paolo Rossi Chauvenet, è andata peggio. Tra lui e familiari hanno visto sparire circa 2,5 milioni. 
 
Accanto a loro, fanno meno rumore ma molti danni le poche migliaia di euro di un piccolo supermercato in provincia di Perugia, i 200 mila euro di un’azienda agricola nell’Alessandrino. O ancora i 12 milioni di una famiglia d’imprenditori di San Nicola La Strada, provincia di Caserta. Ancora Marini: «Le ricadute di questa storia si faranno sentire ancora a lungo non sui grandi, ma su piccoli imprenditori, artigiani, famiglie che avevano investito i risparmi». E si faranno sentire soprattutto in Veneto, dove le due crisi bancarie hanno il proprio epicentro. La provincia di Treviso ha visto sparire 1,6 miliardi di euro. In classifica è seguita da Vicenza con oltre 500 milioni. Il comune più colpito da questo terremoto è invece Montebelluna, dove la banca ha la sua sede: 31 mila abitanti e 334,5 milioni di euro che non ci sono più. Fanno 10.800 euro a testa. Risparmi rasi al suolo e fiducia da ricostruire. 
 
* Nota metodologica 
La mappa è stata creata utilizzando l’elenco degli 87.502 azionisti di Veneto Banca con il numero di azioni di ciascun socio. Per ricavare la ricchezza perduta è stato calcolato il valore massimo raggiunto dalle azioni (40,75 euro) ed è stato sottratto il valore odierno delle azioni (10 centesimi). 
 
 
Alcuni diritti riservati.

Da - http://www.lastampa.it/2016/05/31/economia/il-cda-azzera-le-azioni-cos-sono-stati-bruciati-cinque-miliardi-dei-soci-di-veneto-banca-TOvidU8D6Jz1dgNon8YrfI/pagina.html


Titolo: ALBERTO MATTIOLI Bossi: “Maroni candidato premier. Salvini non tocchi la parola
Inserito da: Arlecchino - Luglio 30, 2017, 05:44:00 pm
Bossi: “Maroni candidato premier. Salvini non tocchi la parola Nord”
Il Senatùr: “L’unica alleanza è con Berlusconi, i grillini non sono seri. Se Matteo cambia il simbolo tradisce un progetto politico”
Pubblicato il 30/07/2017 - Ultima modifica il 30/07/2017 alle ore 07:36

ALBERTO MATTIOLI
INVIATO A CERVIA (RAVENNA)

Per due giorni, la capitale estiva della Lega è «l’altra» Milano: Milano Marittima. Alla festa della Lega romagnola, in piazza, nel capoluogo Cervia, sono attesi tutti i papaveri del partito, compresi il leader attuale, Matteo Salvini, che ci ha comiziato ieri sera, e quello storico, Umberto Bossi, che parlerà stasera. Bossi anticipa quel che dirà in questa intervista, la prima dopo la condanna in primo grado per la vicenda del «cerchio magico». «Ma ci piacerebbe parlare di politica», fanno sapere dall’entourage del Senatur. 
 
Va benissimo. Bossi, allora, in tutto questo tira e molla sulle alleanze in vista delle elezioni, con chi dovrebbe farla la Lega? 
«Io credo che la Lega debba ripartire dall’alleanza con Berlusconi. Per una ragione molto semplice: anche se ha avuto i suoi problemi, Berlusconi è comunque un uomo che mantiene la parola. E se vogliamo vincere le elezioni e governare, l’accordo lo dobbiamo fare con qualcuno di cui ci possiamo fidare. Non si può certo pensare di mettersi insieme con i Cinque Stelle, che non sono seri. Quindi l’unica coalizione che può davvero vincere passa dall’accordo fra la Lega e Berlusconi».
 
Cita sempre Berlusconi e mai Forza Italia. 
«Infatti. Io parlo di Berlusconi».
 
L’alleanza, però, ha bisogno di un candidato premier. Di nomi appunto Berlusconi ne ha fatti molti, e l’ultimo è quello di Maroni. Che ne pensa? 
«Penso che in questo momento Maroni abbia una responsabilità enorme, che è quella di portare a casa l’autonomia della Lombardia al referendum del 22 ottobre. Vinto quello, tutto diventa possibile».
 
Quindi Maroni candidato primo ministro le andrebbe bene? 
«Sì, potrebbe andare bene».
 
Altro nome di cui si parla molto in questi giorni è quello di Giovanni Toti, che del resto di tutti gli uomini di Forza Italia è il più vicino alla Lega... 
«È una brava persona ma al momento non penso che abbia le spalle abbastanza larghe per fare il candidato premier».
 
Altro problema: i confini della coalizione. Alfano lo riporterebbe dentro? 
«Secondo me, lo ripeto, l’asse della coalizione è l’accordo fra Lega e Berlusconi. Alfano non è un problema nostro, è un problema di Berlusconi. La scelta di riprenderlo con sé deve farla lui. Noi non c’entriamo».
 
C’è anche l’ex sindaco di Verona ed ex leghista Flavio Tosi, che Berlusconi, pare, sta cercando di arruolare. Crede che per la Lega sarebbe accettabile? 
«Sappiamo tutti com’è stato sbattuto fuori. Ma se è stato sbattuto fuori così lui, allora chissà quanta gente avremmo dovuto cacciare dalla Lega. Per me, non sarebbe un problema se entrasse nell’eventuale coalizione. Anche perché in ogni caso ci sono stati dei momenti in cui una figura come la sua è mancata».
 
Lei continua a parlare di coalizione. Alla fine con quale legge elettorale crede che si andrà a votare? 
«Credo che alla fine ci si metterà d’accordo, magari all’ultimo momento, su una legge elettorale maggioritaria. Con un premio alla coalizione, appunto».
 
In questi giorni girano dentro la Lega dei simboli dove sparisce la parola «Nord». Il partito smentisce che si voglia toglierla, però sembra assodato che la questione settentrionale non sia più la priorità. Immagino che non sia d’accordo. 
«Cancellare la parola Nord dal nome e dal simbolo della Lega significherebbe tradire un progetto politico. Sono convinto che la questione settentrionale esista sempre e sia tuttora attuale per la Lega e per la nostra gente. Così attuale che l’obiettivo immediato dev’essere la vittoria al referendum per l’autonomia di Lombardia e Veneto».
 
Dentro la Lega, lei è ormai all’opposizione. In sintesi, cosa rimprovera a Matteo Salvini? 
«Per il momento nulla, perché la Lega in questo momento ha bisogno di essere compatta per portare a casa il risultato del referendum. Una volta vinto il referendum, parleremo di quello che non va».
 
Ultima domanda. Dopo le ultime vicende giudiziarie, è pentito di essersi fidato di Belsito? 
«Sì».

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Da - http://www.lastampa.it/2017/07/30/italia/cronache/bossi-maroni-candidato-premier-salvini-non-tocchi-la-parola-nord-LnYL4ZMQf3TT8cjMjIXsBI/pagina.html


Titolo: DIBATTITO SULL'INDIPENDENTISMO Ma il popolo veneto esiste? Storici e ...
Inserito da: Arlecchino - Novembre 19, 2017, 08:38:49 am
DIBATTITO SULL'INDIPENDENTISMO

Ma il popolo veneto esiste?
Storici e intellettuali a confronto


Grande Stato o piccola patria? Colpevole bluff o errore tecnico? In piena bufera sul referendum on - line di Plebiscito.eu per l’indipendenza del Veneto - 2 milioni di voti secondo i promotori, 100mila per le società che certificano i flussi web - forse l’unico interlocutore credibile si chiama Giambattista Vico (1668 - 1744). La sua teoria dei corsi e ricorsi storici, seppure secolare, è utile a diradare il caos che si è creato. In sintesi: alcuni accadimenti si ripetono con le medesime modalità anche a distanza di tanto tempo e ciò avviene non per puro caso ma in base ad un preciso disegno della divina provvidenza. Così dalla Repubblica veneta dei desideri alla Catalogna passando per il Kosovo e la Scozia sino alla Crimea, probabilmente, alla resa dei conti è una «logica superiore» che s’impone. Eppure c’è un quesito cruciale finora senza risposta: ma quello veneto è un popolo? Di più. Se sì, ha diritto all’autodeterminazione? In mezzo, le ragioni della Costituzione, della storia, della politica, dell’economia. Gianluca Busato, promotore del Comitato del Sì al referendum, il sindaco democratico di Silea Silvano Piazza e il factotum dell’indipendentismo, già leader della Liga Veneta Franco Rocchetta, ci giurano sopra, ne sono fermamente convinti: quello veneto è un popolo e ha diritto all’indipendenza».

Proprio Rocchetta non accetta i luoghi comuni e rilancia con un’analisi che affonda le radici nella storia delle autonomie: «Ho visto molti infantilismi nell’approccio all’iniziativa di Plebiscito.eu. Il Veneto è contemporaneamente un popolo, una nazione e uno stato. Il Veneto non è Italia così come il Portogallo non è Spagna, la Lituania non è Estonia. Io ad esempio ho seguito la genesi di molte Repubbliche dell’ex Europa orientale sin dai tempi della Guerra fredda. Sono storie di orgoglio e riscatto, fenomeni complessi che hanno un’incubazione di anni. Per questo, - argomenta Rocchetta - mi rendo conto che i simulacri della statualità non possono essere costruiti con la stampante 3D. Per noi, la Repubblica di Venezia è tutt’altro che finita nel 1797. Oggi non ci collochiamo né a destra né a sinistra di nessuno, non siamo un partito ma dialoghiamo con tutti. I segnali sono incoraggianti, - insiste Rocchetta - mi pare di vedere una consapevolezza nuova nei cittadini veneti. Fino all’altro ieri non si sapeva niente di storia veneta, ci parlavano sempre e solo del Risorgimento e mai di Daniele Manin e Niccolò Tommaseo, del loro modello di stato, di società, di sistema economico. Le lacune dei veneti sono grandi - riflette Rocchetta - cinquanta anni dopo la Serenissima, il 22 marzo 1848 fu proclamata ufficialmente in piazza San Marco la Repubblica Veneta, anche questo un capitolo poco noto. Recuperare quello spirito, quello slancio, quegli obiettivi, è una scommessa per il futuro del Veneto. Secondo noi, vincente». Carta che vince, carta che perde. Se quella sull’indipendenza del Veneto fosse una semplice partita, forse si potrebbe giocare alla pari. Il punto è che di mezzo c’è uno stato di diritto, una capitale (Roma), la Costituzione. Mario Bertolissi, costituzionalista, non ha pregiudizi. Riflette serenamente: «Nel discutere significato e effetti che può generare il sondaggio degli indipendentisti, è necessario considerare più di una prospettiva: quella giuridica, quella istituzionale e quella politica. La prima risponde alla seguente domanda: l’ordinamento costituzionale italiano, per come la pensa in particolare la Corte costituzionale, contempla l’istituto della secessione? La risposta è no. È una pratica suggerita anche da Niccolò Machiavelli, il quale avvertiva che ’colui il quale trascura ciò che al mondo si fa, per occuparsi invece di quel che si dovrebbe fare, apprende l’arte di andare in rovina, più che quella di salvarsi’".

Il conflitto - sostiene Bertolissi - riguarderà l’articolo 5 della Costituzione che proclama l’unità e indivisibilità della Repubblica». «La seconda prospettiva, - ragiona il costituzionalista - è quella istituzionale. Un referendum consultivo rappresenta l’espressione di una serie di valori pure essi costituzionali: democrazia diretta, libertà di manifestazione del pensiero, pluralismo sia delle persone (cittadini elettori) sia degli enti (Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni) perché la Repubblica non è costituita solo dallo Stato». Infine c’è la terza prospettiva che indica Mario Bertolissi: «È quella politica che dovrebbe guardare al futuro con visione lungimirante. Perché la politica è l’arte del possibile. Il possibile dovrebbe coincidere con ciò che corrisponde al bene della collettività rappresentata. Nel nostro caso, degli abitanti della Regione Veneto. Ora come ora sono lo Stato e le Regioni negligenti ad essere secessioniste, non il Veneto. Anche se tutto non va come dovrebbe andare, neanche in Veneto». Già, il secessionismo. Tema ricorrente nella storia del Veneto. Ciclicamente capace di coagulare consensi o creare divisioni mai sanate. Tema che da sempre appassiona un raffinato scrittore e cultore della storia della Serenissima come Alvise Zorzi. Che non usa mezzi termini: «Qualora fosse confermato l’esito del referendum organizzato da Plebiscito.eu (due milioni di votanti n.d.r.) saremmo davvero davanti ad un fenomeno inaspettato, inedito per il Veneto. Perché questa comunità - sostiene Zorzi - non è mai stata veramente ribelle. Alla fine, ha prevalso sempre la diplomazia, le ragioni del pragmatismo su quelle dell’idealismo.

Il popolo veneto esisteva una volta, non oggi. Lo stesso ricordo della Repubblica veneziana si perpetua da tanti anni. Spesso viene rilanciato ma oggi non mi pare esista una classe politica che possa recuperarne lo spirito autentico e applicarlo al Veneto moderno. No, onestamente il movimento Plebiscito.eu non riesce ad emozionarmi. Dietro la Serenissima, alle spalle di quella Venezia e di quel Veneto - ragiona lo scrittore - c’era una vera e propria potenza economica. Non mi pare che oggi gli industriali del Nordest abbiano le stesse risorse e la stessa voglia di combattere. E poi all’orizzonte, in piazza San Marco, non vedo nessun Mocenigo, nessun Foscari, nessun esponente politico in grado di raccogliere eredità illuminate di quello spessore». Del referendum on line sull’indipendenza del Veneto sorride Mario Isnenghi, per anni titolare della cattedra di Storia contemporanea a Ca’ Foscari. «Non vorrei infierire né apparire poco rispettoso, - esordisce lo storico - davanti ad un’iniziativa probabilmente ispirata da sentimenti sinceri e oneste attese. Ma devo dirglielo con franchezza: il popolo veneto non esiste. Vero anche che reagivamo con lo stesso riso nella metà degli Anni ’80 davanti alla Liga Veneta e alle spinte secessioniste. Ancora più vero che dopo la Lega ha ottimizzato il malumore di questa comunità con risultati elettorali di tutto rispetto ma la lotta politica, indipendenza inclusa, non si fa con la semantica. La stessa Lega che oggi si barcamena con esiti elettorali disastrosi e che rilancia a fini elettorali temi e metodi che una volta risultavano vincenti». Una pausa e Isnenghi riprende il suo ragionamento: «C’è un’immagine che può aiutare a capire. Eric Hobsbawn (grande storico, autore del Secolo breve n.d.r.) sostiene che le tradizioni non si inventano. Io aggiungo: non si semina il rosmarino nel deserto, non crescerà mai. E’ la politica con le ragioni del consenso che decide sempre quale pianta crescerà o no. Per carità, siamo seri. Tra l’altro, - conclude Mario Isnenghi - siamo ancora fermi alla costruzione mentale della Padania e lei pensa che un da un referendum on - line possa davvero nascere la Repubblica veneta?». Di segno opposto invece è l’analisi di Beppe Gullino, docente di Storia moderna e Storia dell’Europa moderna all’università di Padova.

Il referendum di Plebiscito.eu, per lo storico, è comunque «un tentativo da considerare e da studiare, uno fra i pochi che meriti attenzione in questo Veneto irriconoscibile». «Sì, irriconoscibile, - argomenta Gullino - dove piuttosto che leggere un libro si preferisce farsi ammazzare, dove ormai i figli si chiamano Jessica o Denis. Personalmente mi vergogno di essere italiano. Dopo ottocento giorni due fucilieri della nostra Marina militare sono ancora prigionieri in India e non facciamo nulla di concreto per riportarli a casa. Ai tempi della Serenissima - riflette amaramente lo storico - una cosa del genere non sarebbe mai accaduta. La Serenissima aveva una tradizione immensa non solo in ambito politico - economico ma anche sotto il profilo della diplomazia per non parlare del livello all’avanguardia di ordinamento dello stato. Non si dimentichi, - aggiunge Gullino - che Jean Jacques Rosseau prima di scrivere il Contratto sociale fu attaché presso l’ambasciata francese a Venezia e della città, delle sue leggi, dei suoi uomini più illuminati, assorbì tutto. Allora, - conclude lo storico - ben venga ogni iniziativa che riporti il Veneto a quel periodo d’oro». Non sappiamo quale sarà l’esito finale del referendum di Plebiscito.eu e cosa sarà dell’indipendenza del Veneto. L’unica cosa certa al momento è che di dorato in tutta questa storia, c’è poco o niente. Ma forse è irrilevante: l’oro è in crisi di tempo. Come la politica.

28 marzo 2014 (modifica il 31 marzo 2014)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Massimiliano Melilli

Da - http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cultura_e_tempolibero/2014/28-marzo-2014/ma-popolo-veneto-esiste-2224279868658.shtml