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Forum Pubblico => ESTERO fino al 18 agosto 2022. => Discussione aperta da: Admin - Luglio 11, 2007, 05:21:50 pm



Titolo: Il rebus palestinese
Inserito da: Admin - Luglio 11, 2007, 05:21:50 pm
Il rebus palestinese

Luigi Bonanate


Dovessi mai assegnare un tema a un concorso diplomatico, penso che proporrei la questione palestinese, in una qualsiasi delle sue ormai infinite manifestazioni. Come traccia, suggerirei in primo luogo una riflessione sulla categoria di ottimismo applicata alla storia mediorientale; in secondo luogo, chiederei di riflettere sulla nozione di novità o innovazione; inviterei infine i candidati a “scrivere una lettera a...”, secondo un uso molto diffuso nelle scuole.

Ovviamente il destinatario della lettera questa volta è obbligato. Si tratta di Tony Blair, pensionato di lusso installatosi alla guida del “Quartetto” che dovrebbe suonare la musica seguendo la quale israeliani, palestinesi di Fatah e di Hamas, potrebbero uscire dalla più lunga crisi internazionale della storia contemporanea. Incomincerei però dalle firme di coloro che ne hanno appena recapitata una a Blair. Scritta da dieci ministri degli Esteri, la prima novità è quella dei firmatari: ben cinque (Slovenia, Bulgaria, Romania, Cipro, Malta) sono paesi da poco entrati nell’Unione europea e quindi non hanno alle spalle né una storia di delusioni o di interventi inutili né fortunatamente patiscono la frustrazione che schiaccia i rappresentanti degli altri cinque (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia). Tutti insieme, comunque, formano un vero e proprio fronte unitario, che è l’arco del fronte dei vicini mediterranei (o quasi tali). Essi vedono la questione palestinese in modo diverso da quello che interessa agli Stati Uniti, alla Gran Bretagna o alla stessa Russia. Per noi il Medio Oriente è vicino e la forza con cui vorremmo favorirne la pacificazione è certamente più alta (e anche più sinceramente spontanea) che quella di altri più grandi ma più lontani paesi. Se venisse da questi paesi l’iniziativa, dall’Italia stessa, questa certo sarebbe una buona cosa.

Da questa prima innovativa circostanza potrebbe dunque scaturire un po’ di ottimismo. Ma vogliamo essere realistici: è possibile che ciò basti a incidere sulla problematica più complessa del nostro tempo, della quale potremmo persino pensare che sia, guardando anche molto indietro, alle origini del terrorismo internazionale, sulla quale quindi nessuna ingenuità è permessa? Per questo la scelta della personalità invitata a rappresentare tutti noi in un grandioso sforzo di fantasia ingegneristica e di buona volontà politica diventa assolutamente centrale, tanto da suggerirci persino di mettere tra parentesi il giudizio politico che molti di noi potrebbero dare sulla performance da primo ministro di Blair: in politica estera egli è soventissimo apparso schiacciato sulle posizioni statunitensi e questo non suggerirebbe nulla di buono rispetto all’incarico che ha richiesto e ottenuto, dato che non sono certo gli Stati Uniti il paese che ha più e meglio operato per la soluzione della crisi mediorientale. Diciamocelo chiaro: per una grande potenza che ragiona secondo schemi terribilmente tradizionali e del tutto inadatti al mondo attuale, la condizione di crisi permanente mediorientale non è totalmente svantaggiosa, ancorché impegnativa e costosa, per il semplice fatto che ne giustifica un interesse costante e tutt’altro che disinteressato, specialmente se in quell’area (un po’ più vicino o un po’ più lontano) giacessero immense quantità di petrolio.

Ciò che tutti chiediamo a Blair è di dare un segno perentorio e chiaro di innovazione: non una pura e semplice ripresa della “Road map”, per intenderci, perché non ha portato in nessun luogo, ma l’individuazione di un’altra strada per giungere alla pacificazione. Nelle settimane passate tutti noi abbiamo assistito con la morte nel cuore allo scontro fratricida tra coloro che stanno a Gaza e coloro che stanno in Cisgiordania, che prefigura (questa sì sarebbe una specie di nuova perversa road map!) la possibile futura formazione di due stati autonomi indipendenti e prontissimi addirittura a farsi guerra l’un l’altro. E allora, per scacciare questo atroce spauracchio, che cosa chiedono i 10 a Blair? I temi individuati sono: separazione territoriale, sicurezza nazionale, riconoscimento dello statuto patriottico dei prigionieri palestinesi, ricomposizione del dissidio tra Fatah e Hamas.

Ho riassunto i quattro punti cercando di definirli con parole meno consuete del solito per cogliere l’innovatività che potrebbero contenere. Nel Medio Oriente a noi più vicino vorremmo vedersi consolidare due soli stati, ugualmente sovrani e dotati di territori congruenti e consecutivi non frazionati né da muri né da fili spinati. A entrambe le parti la comunità internazionale dovrebbe garantire in modo assoluto la sicurezza rispetto ad ogni eventuale attacco esterno. Poiché una gran parte dei palestinesi che giacciono nelle carceri israeliane appartengono a movimenti di lotta per la liberazione della Palestina, Israele deve fare lo sforzo di riconoscerne lo statuto di combattenti e quindi liberarli, come si fa al termine di ogni guerra. Ricompattando le due fazioni palestinesi, è quest’ultima decisione quella che personalmente caldeggerei sopra ogni altra per la sua immensa portata simbolica e sacrificale. Essa parla di uomini, di combattenti, le cui sorti sono state in bilico tra l’essere elencati nell’albo d’oro dei martiri e degli eroi invece che nei casellari giudiziari dei tribunali di tutto il mondo.

Un’azione di questo tipo potrebbe essere sostenuta e garantita dall’intera comunità internazionale che potrebbe considerarla come il pegno della lealtà di ogni futura trattativa. Senza un qualche straordinario e inimmaginabile scatto di creatività e coraggio politico, che cosa farà o potrebbe mai fare un politico come gli altri, magari più abile o fantasioso, ma pur sempre costretto nei limiti della politica di potenza? Offriamo l’intero mondo in garanzia, consegniamoci tutti quanti a chi avrà la capacità di scrivere la parola fine a una delle storie più brutte che abbiamo mai letto: la firmerà Tony Blair?

Pubblicato il: 11.07.07
Modificato il: 11.07.07 alle ore 8.02   
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