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« inserito:: Aprile 08, 2026, 07:41:49 pm » |
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Lo scopo della manifestazione di Torino era la riapertura di Askatasuna ma, dopo quello che è successo, è ovvio ed evidente che Askatasuna non riaprirà mai più. Altro scopo era opporsi al Governo Meloni ("Governo nemico del popolo"), del quale si invocava la caduta e le dimissioni ma, dopo quanto successo, è ovvio ed evidente che il Governo si sia rafforzato enormemente perché ha buon gioco nel presentarsi come il garante della moderazione contro oppositori violenti e seminatori di caos. Ulteriore obiettivo era la protesta contro lo stato di polizia ma, dopo quello che è successo, il decreto sicurezza che verrà presentato in settimana sarà certamente molto più restrittivo. Abbiamo quindi una manifestazione che ha ottenuto l'esatto contrario di ciò che si prefiggeva. Per colpa di una minoranza rispetto alla maggioranza dei partecipanti? D'accordo, ma il risultato finale non cambia: migliaia di persone hanno marciato sabato pomeriggio per ritrovarsi, in serata, in una situazione per loro peggiore di quella della mattina. Di ciò ringrazino gli stupidi che non desideravano altro che gli scontri al calar del sole. E quindi, quelle centinaia che hanno cercato gli scontri sin dai giorni precedenti, costruendo scudi, andando alla manifestazione equipaggiati per difendersi da idranti e gas, portando petardi e altri mezzi contundenti e, infine, non rispettando il tragitto concordato, sono degli emeriti imbecilli? Ovviamente, ma non solo. Sono stupidi, e lo sono nel senso di Cipolla di Allegro ma non troppo: fanno male a sé, vale a dire a ciò che vorrebbero ottenere e perseguire, e fanno male agli altri, a partire dalla città di Torino che conta i danni e i feriti. Ma, oltre l'idiozia, c'è la suprema presunzione di incarnare i partigiani che lottavano contro le SS e i repubblichini. Si autoinvestono del sacro ruolo di resistenti senza che nessuno gliel'abbia mai chiesto, si proclamano unica vera opposizione al governo Meloni e, annegando nella loro presunzione, non si accorgono di essere il suo migliore alleato, quell'alleato che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Idioti e presuntuosi. Persone che pensano seriamente che il miglior modo di opporsi ad un governo sia inimicarsi la popolazione del Paese e della città in cui vivono. Dice Cipolla, sommo Maestro "Lo stupido non è inibito da quel sentimento che gli anglosassoni chiamano self-consciousness. Col sorriso sulle labbra, come se compisse la cosa più naturale del mondo lo stupido comparirà improvvisamente a scatafasciare i tuoi piani, distruggere la tua pace, complicarti la vita ed il lavoro, farti perdere denaro, tempo, buonumore, appetito, produttività - e tutto questo senza malizia, senza rimorso, e senza ragione. Stupidamente". Volevano creare un'opposizione di massa e sociale al Governo? Hanno ottenuto una ripulsa di massa e popolare nei loro confronti. Geni.
Autore Jack Daniel A Carlo Galeazzi e a tutti coloro che ripetono le parole di Cossiga sulla necessità di infiltrare i cortei con agenti provocatori per avere la scusa di "massacrare i manifestanti". 1) E' passato mezzo secolo dal '77. 2) Ciò che Cossiga in uno dei suoi tanti deliri auspicava non è successo né ieri né in ottobre all'Esquilino di Roma dopo la manifestazione per Gaza. Perché tanto ieri quanto ad ottobre chi era nel corteo, lungo il percorso autorizzato, non è stato coinvolto e meno che mai massacrato. I problemi sono nati a ottobre (e ne fui testimone oculare) e sabato quando alcune centinaia di persone, che erano nel corteo, si sono staccate da esso deviando dal percorso concordato. A quel punto hanno incontrato la polizia e sono partiti gli scontri. A ottobre chi aveva fatto il corteo ed era arrivato a San Giovanni non ha avuto nessun problema. Direi quindi che è inutile ricorrere a questa antiche citazioni per spiegare quello che è successo sabato o a ottobre. Sono dinamiche del tutto differenti. 1 h Rispondi Francesco Zirollo Jack Danielva beh dai, non vale la pena neanche più commentarti. 37 min Rispondi Vittorio Roccabruna A ognuno il suo: a sinistra citano Cossiga, a destra Pasolini. Gente che evidentemente non é mai stata a una manifestazione 50 min Rispondi Modificato Antonio Pitrone GIUSTO PERCHE' E' PASSATO MEZZO SECOLO, MA LE TATTICHE DEL POTERE SON SEMPRE LE STESSE La testimonianza di Rita Rapisardi giornalista de il manifesto “Ieri sera verso la chiusura del giornale, tarda, tanto lavoro, vedo esplodere la storia del "poliziotto martellato", soprattutto da dopo che Crosetto twitta il video (rubato a un collega di Torino oggi, non citato, non pagato, il logo tagliato) che poi rimbalza ovunque. La notizia in poco tempo diventa quella principale, oggi ci aprono i giornali, la premier in ospedale a stringere mani, dopo che a Niscemi si è fatta vedere dieci giorni dopo, ma non dalla popolazione per paura di contestazione. Fortuna vuole che quella scena l'abbia vista con i miei occhi, ero a cinque metri, ancora più vicina del videomaker che si trovava alle mie spalle, in mezzo al corso, diviso dalle barriere del tram. A quel punto della serata gli scontri stavano andando verso la conclusione, i manifestanti si erano dileguati da corso Regina, quello di Askatasuna, dove si sono svolti per la maggior parte, per scappare verso il lungo Dora attraverso i giardinetti che portano al Campus Einaudi. Migliaia di persone si sono riversate in quel poco spazio e pian piano sono riuscite ad arrivare dall'altra parte, sulla Dora appunto, anche perché le forze di polizia arrivavano da entrambi i lati e la paura era quella di essere chiusi contro i cancelli, motivo per cui alcuni hanno aperto un varco tra le grate. Il tutto per fortuna si è svolto abbastanza tranquillamente, in molti urlavano di fare piano, con calma e non agitarsi. Nel frattempo continuava incessante il lancio dei lacrimogeni. In corso Regina ormai erano in pochi. Sono tornata indietro per controllare, si parla di 20-30 persone al massimo. Mi affaccio e arrivano lacrimogeni ad altezza uomo (cosa vietata), una ragazza di fianco a me viene colpita, un'altro batte sull'angolo del muro e mi sfiora. Indietreggiamo, capisco che da lì sono un bersaglio, quindi torno sul corso e mi nascondo tra le auto. A questo punto vedo arrivare da sinistra una squadra di venti agenti in antisommossa che corrono per manganellare quei dieci più vicini, ormai deboli di numero. Sono pronta ad urlare "stampa", convinta le avrei prese anche io, abituata a vestirmi sempre di nero poi. Uno di questi, esce dallo schieramento, parte da solo e si allontana di 15 metri, per inseguire un paio di persone. Le inizia a manganellare, uno finisce a terra. Altri manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo sbattono via, lui cade a terra e da lì ci sono quei secondi immortalati dal video ormai virale. Perde casco non allacciato e poi i due colpi di martelletto (non martello). Segui @ossrepressione Mi giro e guardo la squadra, nessuno arriva a salvarlo, eppure l'hanno visto. Intanto da dietro arrivano delle urla, "basta, basta, lasciamolo stare". I militanti si allontanano e finalmente arriva un collega. In due poi lo trascinano via. Doppia ritirata, a quel punto mi allontano anche io, non era rimasto più nessuno. Cosa capiamo quando vediamo un video? Dov'è la nostra capacità di analisi? Quali domande ci facciamo? Cosa è successo prima, come interpreto quei pochi secondi, saranno tagliati ad arte? Ieri sera leggo "il poliziotto assaltato, circondato, preso e isolato". Ci sono numerosi video di persone a terra circondate e manganellate quando sono a terra (non finiranno in home page), ho visto teste aperte, labbra spaccate, persone intossicate dal lacrimogeni che hanno vomitato in strada. Almeno in trenta sono andati negli ospedali torinesi, allertati la sera prima, l'ultima volta l'emergenza era stata data nel periodo Covid, per capirci. Molti altri curati sul posto, non si avvicinano ai pronto soccorsi per paura di denunce. Ora al di là di tutto, questo volevo raccontare, solo perché ero lì, di analisi sulle violenze e il loro significato ne trovate altrove, non aggiungerò altro, quello lo facciamo di persona. La giornata di ieri invece la trovate sul giornale, scritta insieme a Giansandro Merli, o nei commenti.” 50 min Rispondi Giorgio Guiotto Antonio Pitrone giornalista del manifesto: mi è bastato questo per non leggere l'articolo. 37 min Rispondi
Fabrizio Illuminati Temo che la premessa sia sbagliata. Non intendevano denunciare lo "stato di polizia" (che ovviamente non c'è), non volevano manifestare contro e far cadere il governo "fascista" (che ovviamente non c'è), non volevano chiamare a raccolta la società civile contro il potere "degenerato". Volevano fare esattamente quello che hanno fatto. Dal loro punto di vista, non sono né cretini né imbecilli. Non volevano fare nessuna delle cose più o meno dotate di senso che hai elencato nella premessa. Volevano fare più casino possibile, distruggere il più possibile, e menare le mani il più possibile. E, coerentemente, lo hanno fatto. Sapevamo tutti fin dall'inizio che sarebbe stato così. Sono quanto di più lineare e prevedibile ci sia. 11 h Rispondi Carmine Scarf La tua lettura confonde gli effetti con le responsabilità e finisce per fare lo stesso gioco della narrazione governativa. Che dopo gli scontri il governo ne esca rafforzato è vero. Ma non è una scoperta né una dimostrazione di particolare acume analitico: è il copione standard di ogni gestione autoritaria del dissenso. Dire "avete rafforzato il governo" non spiega nulla, descrive solo un esito prevedibile. Il punto rimosso è un altro: che tipo di piazza era quella di Torino. Non un manipolo di violenti, ma una manifestazione ampia, composita, partecipata, che esprimeva un disagio reale. Questo dato viene semplicemente cancellato, come se non fosse mai esistito. E invece è proprio ciò che rende politicamente rilevante quello che è successo dopo. Attribuire alla manifestazione nel suo insieme la responsabilità degli scontri significa accettare – e rafforzare – la logica per cui una minoranza basta a delegittimare un conflitto collettivo. È una logica estremamente comoda per chi governa, perché consente di colpire il diritto di manifestare senza mai dover entrare nel merito delle ragioni della protesta. Che ci fosse una minoranza che cercava lo scontro è evidente. Ma ridurre tutto a una questione di "idioti e presuntuosi" è una scorciatoia morale che evita la questione vera: quelle pratiche non rafforzano il conflitto, lo indeboliscono e lo rendono più facile da colpire. Non sono un incidente imprevedibile, ma nemmeno la causa unica di ciò che seguirà. Il decreto sicurezza non nasce a Torino: Torino è solo il pretesto. Dire che "il risultato finale non cambia" è vero solo se si guarda all’esito immediato. In realtà cambia eccome: cambia perché migliaia di persone che erano in piazza legittimamente vengono cancellate dal racconto pubblico; cambia perché il dissenso viene ridotto a problema di ordine pubblico; cambia perché il messaggio che passa è che manifestare non serve o, peggio, è pericoloso. Ed è qui che sta il vero successo del governo. Non nel fatto che qualcuno sia sceso in piazza, ma nel fatto che bastino pochi scontri per far sparire una piazza intera dal dibattito politico. 4 h Rispondi Brigida Venosa Per vincere la riforma del referendum devono creare il caso e giustificare le azioni punitive che ci saranno nel futuro. Non si potrà più manifestare, l' obiettivo sarà ' di limitare la democrazia e punire i manifestanti in ogni contesto . #G8 #Docet TESTIMONE OCULARE A TORINO :SUGLI SCONTRI DI TORINO, incolliamo la testimonianza della giornalista Silvia Rapisardi: “Ieri sera verso la chiusura del giornale, tarda, tanto lavoro, vedo esplodere la storia del "poliziotto martellato", soprattutto da dopo che Crosetto twitta il video (rubato a un collega di Torino oggi, non citato, non pagato, il logo tagliato) che poi rimbalza ovunque. La notizia in poco tempo diventa quella principale, oggi ci aprono i giornali, la premier in ospedale a stringere mani, dopo che a Niscemi si è fatta vedere dieci giorni dopo, ma non dalla popolazione per paura di contestazione. Fortuna vuole che quella scena l'abbia vista con i miei occhi, ero a cinque metri, ancora più vicina del videomaker che si trovava alle mie spalle, in mezzo al corso, diviso dalle barriere del tram. A quel punto della serata gli scontri stavano andando verso la conclusione, i manifestanti si erano dileguati da corso Regina, quello di Askatasuna, dove si sono svolti per la maggior parte, per scappare verso il lungo Dora attraverso i giardinetti che portano al Campus Einaudi. Migliaia di persone si sono riversate in quel poco spazio e pian piano sono riuscite ad arrivare dall'altra parte, sulla Dora appunto, anche perché le forze di polizia arrivavano da entrambi i lati e la paura era quella di essere chiusi contro i cancelli, motivo per cui alcuni hanno aperto un varco tra le grate. Il tutto per fortuna si è svolto abbastanza tranquillamente, in molti urlavano di fare piano, con calma e non agitarsi. Nel frattempo continuava incessante il lancio dei lacrimogeni. In corso Regina ormai erano in pochi. Sono tornata indietro per controllare, si parla di 20-30 persone al massimo. Mi affaccio e arrivano lacrimogeni ad altezza uomo (cosa vietata), una ragazza di fianco a me viene colpita, un'altro batte sull'angolo del muro e mi sfiora. Indietreggiamo, capisco che da lì sono un bersaglio, quindi torno sul corso e mi nascondo tra le auto. A questo punto vedo arrivare da sinistra una squadra di venti agenti in antisommossa che corrono per manganellare quei dieci più vicini, ormai deboli di numero. Sono pronta ad urlare "stampa", convinta le avrei prese anche io, abituata a vestirmi sempre di nero poi. Uno di questi, esce dallo schieramento, parte da solo e si allontana di 15 metri, per inseguire un paio di persone, mi pare una avesse un'asta in mano. Le inizia a manganellare, uno finisce a terra. Altri manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo sbattono via, lui cade a terra e da lì ci sono quei secondi immortalati dal video ormai virale. Perde casco non allacciato e poi i due colpi di martelletto (non martello). Mi giro e guardo la squadra, nessuno arriva a salvarlo, eppure l'hanno visto. Intanto da dietro arrivano delle urla, "basta, basta, lasciamolo stare". I militanti si allontanano e finalmente arriva un collega. In due poi lo trascinano via. Doppia ritirata, a quel punto mi allontano anche io, non era rimasto più nessuno. Cosa capiamo quando vediamo un video? Dov'è la nostra capacità di analisi? Quali domande ci facciamo? Cosa è successo prima, come interpreto quei pochi secondi, saranno tagliati ad arte? Ieri sera leggo "il poliziotto assaltato, circondato, preso e isolato". Ci sono numerosi video di persone a terra circondate e manganellate quando sono a terra (anche fotografi, che non finiranno in home page), ho visto teste aperte, labbra spaccate, persone intossicate dal lacrimogeni che hanno vomitato in strada. Almeno in trenta sono andati negli ospedali torinesi, allertati la sera prima, l'ultima volta l'emergenza era stata data nel periodo Covid, per capirci. Molti altri curati sul posto, non si avvicinano ai pronto soccorsi per paura di denunce. Ora al di là di tutto, questo volevo raccontare, solo perché ero lì, di analisi sulle violenze e il loro significato ne trovate altrove, non aggiungerò altro, possiamo parlarne di persona. La giornata di ieri invece la trovate sul giornale, scritta insieme a Giansandro Merli, o nei commenti”. Riportiamo le dichiarazioni di Francesco Cossiga: «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell`Interno». «Lasciarli fare (gli universitari). Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città». «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri». «Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì». 11 h Rispondi Mino Panzetta Sono mesi che assistiamo a manifestazioni organizzate dalla sinistra, i cui capi e rappresentanti politici, coadiuvati da personaggi come Landini, incitano apertamente alla “rivolta sociale”. Manifestazioni caratterizzate da attacchi frontali alle forze dell’ordine, insulti e offese al Governo e in particolare alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, inneggiamenti a terroristi come Hamas, violenze verbali diffuse (praticate da tutti i partecipanti) e violenze fisiche messe in atto dalle solite frange, poi puntualmente derubricate a “minoranza”. E ve ne accorgete solo adesso? E solo perché un povero poliziotto ha rischiato seriamente di rimanerci? E meno male che le forze dell’ordine non hanno reagito uccidendo qualcuno, avreste avuto il coraggio di fare di un delinquente l’ennesimo martire e santo, come Giuliani, ed oggi stareste parlando di un povero manifestante ammazzato dalla polizia fascista che vuol impedire il pacifico e democratico dissenso 9 h Rispondi Modificato Carlo Galeazzi Questa intervista è del 2008. La fece Andrea Cangini, oggi parlamentare di Forza Italia, a Francesco Cossiga. - Presidente Cossiga, pensa che minacciando l'uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato? «Dipende, se ritiene d'essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l'Italia è uno Stato debole, e all'opposizione non c'è il granitico Pci ma l'evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia». Quali fatti dovrebbero seguire? «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno». Ossia? “In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito...». Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città». Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri». Nel senso che... «Nel senso che le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pieta e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano». Anche i docenti? «Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!». E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero. «Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio». Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale”. Questo lo diceva un ex ministro dell'Interno democristiano, e ora al suo posto ne abbiamo uno di estrema destra. Tirate pure voi le conclusioni 3 h Rispondi Modificato Andrea Masala · Sicuramente Meloni è molto più preoccupata di quelli che restano a casa a commentare. Tra l’altro a commentare un pezzetto di un video. Perché se vedessero tutto poi dovrebbero ammettere che la polizia ha fatto molte più violenze dei manifestanti. Ma mica si può dire. Non è da moderni riformisti. 10 h Rispondi Roberto D'Oriano Che pena l'ennesima riproposizione della tesi degli infiltrati, che pena i distinguo tra manifestanti buoni e cattivi. 11 h Rispondi Alessandra Quattrocchi Cristo, Jack Daniel. Come se ci fosse mai stata la speranza che Askatasuna o gli altri centri sociali chiusi potessero riaprire in questo clima e con questo governo. Come se la repressione (siamo al SECONDO pacchetto sicurezza in pochi mesi) fosse mai stata in dubbio. Sai cosa aiuta il governo Meloni in queste strategie? L’acquiescenza di persone “di sinistra” di cui sei un eccellente esempio. Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici, eccetera. 5 h Rispondi Raffaele Falcone Fuori da ipocrisia: geni anche i tanti, tantissimi che hanno partecipato alla manifestazione per un centro noto per avere in sé anche una componente violenta che li ha ripagati del tutto prevedibilmente con l'unica moneta per loro corrente. 4 h Rispondi Modificato Brigida Venosa #G8 #Docet è stato creato un caso ad hoc Ecco la ducetta dixit
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