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Autore Discussione: Gioele Joel - LA GUERRA A GAZA E IL DOPPIO STANDARD DELL'OCCIDENTE  (Letto 16 volte)
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« inserito:: Aprile 03, 2025, 11:43:26 pm »


 
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Massimo Antracyt si trova presso Irpin, oblast' di Kiev, Ucraina.
 
Massimo Antracyt
Elio Cabib ancora con ste boiate del deep state e l’Ucraina magari con i laboratori citati da Qanon?
Non cadere nella propaganda russa, sono vent'anni che i russi cercano in tutti i modi di destabilizzare l'Ucraina.
...

Gioele Joel

LA GUERRA A GAZA E IL DOPPIO STANDARD DELL'OCCIDENTE
 
Ci sono determinati termini ed espressioni utilizzate di frequente dai media, dai politici e dalle istituzioni internazionali (ONU in testa), emblematiche di come il caso di Israele sia trattato in modo diverso rispetto a tutti gli altri casi al mondo e che rivelano quale sia la principale funzione che assolvono: la  criminalizzazione dello Stato ebraico.

1) Il primo termine è PROPORZIONALITÀ: Israele il 7 ottobre 2023 ha subìto un attacco particolarmente cruento, che ha visto la brutale uccisione di 1300 persone (tra cui donne e bambini), i crimini contro l'umanità più efferati (si pensi agli stupri) e il rapimento di altre 254 (molte delle quali decedute anch'esse). Come molti ricorderanno, già pochi giorni dopo l'attacco, quando ancora Israele cercava di respingere i terroristi e di seppellire i morti, ancorché all'inizio si riconoscesse a Israele "il diritto di difendersi" (altra espressione su cui mi soffermerò), si invocava da più parti (ad iniziare dal palazzo dell'ONU, ma anche da tanti politici di paesi c.d "alleati" dello Stato di Israele) la necessità che lo facesse rispettando il princìpio di "proporzionalità".
Ora, vi svelo un segreto: il termine "proporzionalità", applicato ad un conflitto armato, ha senso soltanto relativamente, fino a un certo punto. Infatti nel diritto internazionale, cioè nei trattati, questo termine non compare. Non c'è nell'art.51 della Carta ONU, che codifica la regola consuetudinaria della legittima difesa, non c'è nelle 4 Convenzioni dell'Aja del 1907 e nemmeno nelle 4 Convenzioni di Ginevra del 1949 (ossia le leggi internazionali che regolano il diritto bellico, anche se oggi da noi viene chiamato "diritto umanitario", e anche su questo aspetto mi soffermerò perché non è casuale). Dopodiché, se voi aprite un qualunque manuale di diritto internazionale, nel relativo paragrafo dedicato alla legittima difesa, troverete certamente spiegato che essa debba svolgersi, tra gli altri requisiti (in particolare, immediatezza e necessità), nei limiti della "proporzionalità". Ma non perché ci sia scritto in nessun trattato. È stato semplicemente ricavato in via interpretativa dalla dottrina e soprattutto dalla giurisprudenza internazionale. C'è chi la considera una consuetudine, chi un princìpio generale di diritto riconosciuto dalle nazioni civili. Ma non si tratta di un princìpio codificato, da nessun trattato internazionale. Si tratta di un princìpio valido in astratto, ma concretamente, nell'ambito di un conflitto armato in cui si tratta di rispondere ad un atto di aggressione (è ovvio che se sei tu il primo ad aggredire, la violazione del princìpio di proporzionalità è in re ipsa, anzi, si tratta precisamente di un crimine di aggressione, si pensi all'invasione russa dell'Ucraina), risulta molto difficile da declinare e quindi rispettare pienamente.
Ad esempio, il ministro degli esteri Tajani, quando si recò a Tel Aviv subito dopo l'attacco, dopo la solita retorica di rito, in cui spiegava tutte le ragioni di Israele di difendersi, di sconfiggere Hamas, etc, anche a lui è sfuggito che Israele avrebbe dovuto reagire "con proporzionalità".
Generalmente, anzi direi sempre, chi si riempie la bocca con questo termine, poi però non ne fornisce una definizione precisa (non la troverete nemmeno nei manuali di diritto internazionale, che si limitano semplicemente ad enunciarlo come uno dei requisiti fondamentali della legittima difesa). Per il semplice motivo che il suo significato è vacuo, evanescente, ambiguo.
La "proporzionalità" esiste in molteplici ambiti dell'ordinamento interno: ad esempio nel mondo assicurativo, se un soggetto che subisce un danno alla propria autovettura o alla propria abitazione, il conseguente risarcimento è proporzionato al danno. Nel diritto penale, la proporzionalità è uno dei requisiti fondamentali della scriminante della legittima difesa: se mi dai uno schiaffo, io non posso reagire rompendoti un braccio o una gamba, o accoltellandoti, perché la mia reazione risulterebbe sproporzionata all'offesa subìta e dunque risponderò del delitto di lesioni personali.
Ma questo concetto, applicato ad una guerra in risposta ad un'azione terroristica efferata come quella del 7 ottobre 2023 (o quella dell'11 settembre 2001, ma in generale ad un'aggressione), cosa significa esattamente? Se ci pensate bene, non c'è una logica chiara. Se Israele ha subìto 1300 morti e 254 rapiti, la proporzione qual è? Doveva fare anch'esso massimo 1300 morti e rapire 254 palestinesi? Così c'è proporzione? E fino a che punto c'è proporzione? Qual è il numero massimo di morti che si possono infliggere al nemico, oltre il quale la reazione in legittima difesa non è più considerabile come "proporzionata"? Il doppio, il triplo, il quadruplo? E perché? Nel caso di Israele, quale sarebbe stato il numero massimo di morti consentito affinché la reazione non trascendesse il perimetro della proporzionalità? 3000 morti? 5000? 10.000? Capite che facciamo ridere, sono discorsi ridicoli. Soprattutto se consideriamo che il requisito della proporzionalità, dev'essere parametrato rispetto ALLO SCOPO che si deve raggiungere con l'azione militare. Nel caso di Israele, lo scopo era (prima che Trump si mettesse in mezzo) l'annientamento di Hamas (il quale sappiamo benissimo in che modo ha operato durante questa guerra, e anche su questo tornerò in seguito). Quindi, tutte le azioni militari strettamente necessarie e funzionali al perseguimento di tale scopo, sono per definizione legittime. A meno che uno non sia dell'opinione - e tanti lo sono - che Israele non avesse il diritto di distruggere completamente Hamas. Però allora dovrebbe avere il coraggio di dirlo, senza nascondersi ipocritamente dietro un dito, accampando come scusa la proporzionalità.
La reazione degli Stati Uniti in Afghanistan in risposta all'attentato terroristico dell'11 settembre 2001 è stata proporzionata? L'intervento della NATO nell'ex Repubblica federale di Jugoslavia, in particolare in Serbia, è stato proporzionato? L'intervento della coalizione guidata dagli Stati Uniti di Barack Obama in Siria è stato proporzionato? Ma non facciamo ridere, per pietà. Dell'invasione dell'Iraq da parte degli Stati Uniti non ne parliamo neanche, dato che si trattò di un'aggressione (e quindi un crimine internazionale) a tutti gli effetti (https://www.facebook.com/share/p/1BdsVMUu6x/). Ma si sa, per quanto tutti continuino a riempirsi la bocca con il diritto internazionale, alla fine della fiera ciò che di fatto conta nel mondo sono i rapporti di forza, e se ti chiami Stati Uniti (o anche Russia, purtroppo) puoi permetterti di tutto senza il timore di alcuna conseguenza significativa sul piano giuridico. Solo che in tutti quei casi nessuno si è scandalizzato e stracciato le vesti in una maniera anche solo lontanamente paragonabile rispetto all'operazione militare a Gaza da parte di Israele.
Tornando al princìpio della proporzionalità, esso deriva essenzialmente dalle norme di pubblica sicurezza, di cui si sono dotati gli Stati, e in cui viene scolpito il concetto che "la difesa non deve eccedere l'offesa". Ma in un contesto siffatto, chi compie un'aggressione ai danni di un altro soggetto, generalmente è un individuo o un gruppo ristretto di individui, che aggrediscono qualcuno o commettono un furto in un'abitazione. Di conseguenza, il legislatore prescrive all'aggredito di non eccedere, nella sua difesa. Ciò risponde altresì all'esigenza di non causare danni a soggetti terzi che nulla c'entrano con l'aggressione: se io mi difendo con un arma da fuoco o con un arma da taglio, devo sapere che se eccedo nella difesa vado incontro a delle conseguenze sul piano penale.
In questi contesti, è indubbio che ciò abbia una logica sacrosanta. Ma in una guerra fra Stati o contro un'organizzazione terroristica, il discorso cambia parecchio.
Anzitutto, se andiamo a leggere le Convenzioni internazionali che regolano la guerra, come già dicevo prima, non compare proprio il termine. Il princìpio di proporzionalità in questi contesti è stato semplicemente ricavato in via interpretativa da altri termini. La radice di questo approccio interpretativo, che non a caso si registra principalmente in Europa e negli Stati Uniti (quindi in Occidente), ma direi soprattutto in Europa (che poi è ciò che l'ha condotta alla situazione in cui versa oggi, con tutti che improvvisamente si ritrovano nel panico perché pare che l'ombrello protettivo degli Stati Uniti, di cui abbiamo sostanzialmente beneficiato a scrocco per 80 anni, ora si sia ristretto), risiede nel RIPUDIO DELLA GUERRA: in Occidente (in particolare in Europa), tantissimi Stati ripudiano la guerra. C'è scritto anche all'art.11 della Costituzione italiana, che l'Italia ripudia la guerra, ancorché come strumento di OFFESA alla libertà degli altri popoli e in generale come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, quindi essa è pienamente consentita come mezzo di DIFESA, compresa dunque la facoltà di assistere militarmente - tramite invio di armi - paesi aggrediti che ne facciano esplicita richiesta, come è il caso dell'Ucraina (sul punto rimando alla parte finale del seguente post: https://www.facebook.com/share/p/165xXS35hL/).
Sicché, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l'Europa ha vissuto per 80 anni, un periodo che, complessivamente, al di là di tutto, può essere definito "di pace". Una pace garantita dagli Stati Uniti, poiché l'Europa ha scelto di non dedicarsi alla propria difesa, avendola invece completamente delegata agli Stati Uniti (e oggi si trova a pagare il prezzo della sua sconsiderata miopia), preferendo invece concentrarsi sull'emanazione di tutta una seria di norme e di princìpi (tanto a livello dei singoli Stati nazionali, quanto a livello di UE), in cui, di fatto, la guerra non era nemmeno più contemplata e presa in considerazione come una reale evenienza del "nuovo" mondo, venendo anzi vista come qualcosa di ormai confinato agli archivi dei periodi più bui della Storia e quindi di definitivamente superato.
Tant'è vero che, in questo senso, ci sono stati anche significativi cambiamenti lessicali: si pensi alle leggi internazionali di guerra, ossia le 4 Convenzioni dell'Aja e le 4 Convenzioni di Ginevra del 1949, le Convenzioni internazionali di riferimento che regolano lo svolgimento della guerra (perché anche la guerra ha delle regole). Esse sono sempre state denominate (perché in effetti questo sono) come "leggi di guerra" o "diritto bellico". Ebbene, oggigiorno da noi non vengono più definite così, se ci fate caso: vengono chiamate "diritto UMANITARIO". Tale mutamento lessicale non è un caso: alla base vi è un'impostazione ideologica molto precisa, in virtù della quale la guerra è ripudiata, non è più neanche concepita. Il non concepire la guerra, significa escluderla come possibilità. Quindi, di fatto, si pone un paese aggredito in condizioni di grande difficoltà, nel poter effettivamente difendersi. E difatti Israele, un Paese che da quando è nato ha subìto numerose e continue aggressioni, si trova regolarmente messo sul banco degli imputati.
Nel diritto internazionale esiste, invece, il concetto di ATTACCO INDISCRIMINATO, che è tutt'altra cosa ed è ben definito: si tratta di un'azione militare rivolta, appunto, indiscriminatamente, alla popolazione civile (espressamente vietata e qualificata come crimine di guerra). Quindi il diritto internazionale prevede una netta distinzione tra la popolazione civile e i reparti militari, le organizzazioni terroristiche o le milizie (chiamiamole come vogliamo), ossia chi combatte ed aggredisce l'avversario. Di solito, non si va mai oltre tale distinzione.
Ma c'è invece un altro punto dirimente da sottolineare, che non è stato rimarcato abbastanza (ed è esattamente il caso del conflitto svoltosi a Gaza): che nel caso di specie, un'organizzazione terroristica (che in realtà è qualcosa di più che una semplice organizzazione terroristica, poiché dotata di capacità militari ben al di là di una comune organizzazione terroristica come le abbiamo conosciute fino ad oggi, inoltre, a tutti gli effetti, ha un ruolo di tipo statuale nella Striscia di Gaza, che non è semplicemente tenuta col pugno di ferro da quest'organizzazione: Gaza è proprio gestita come uno Stato da parte di Hamas, che decide le leggi, si occupa della pubblica sicurezza, esercita le funzioni amministrative, impone la tassazione, controlla l'istruzione etc, ossia esercita di fatto tutti i compiti e le funzioni tipiche di un apparato statuale), in violazione di TUTTE le Convenzioni internazionali (in questo caso sì, per davvero), ha costruito TUTTE le sue installazioni e basi militari (che vanno dai centri di comando, ai centri di comunicazione, al deposito delle armi, alle piattaforme di lancio dei missili, e così via) TRA LE ABITAZIONI CIVILI. Cioè ha utilizzato come scudi umani la propria popolazione. Cosa che è assolutamente vietata dalle Convenzioni internazionali di guerra.
Ma Hamas non si è limitato a questo, perché ha costruito una rete sterminata di tunnel sotterranei, proprio sotto i centri abitati (che a Gaza sono tutti densamente popolati), dove pure lì ha installato dei centri di comando e dove si rifugiavano i vertici e in generale le figure più importanti di Hamas (che non li ha utilizzati certo per proteggere la propria popolazione). La strategia di Hamas è consistita dunque nell'utilizzare i centri densamente popolati come protezione per le proprie basi ed installazioni militari.
Tale modus operandi, oltre ad essere vietato, comporta che gli stessi centri civili diventano effettivamente, in base al diritto internazionale di guerra, obiettivi militari legittimi: perché nel momento in cui non c'è una distinzione chiara e netta tra un una base, un comando o comunque un centro militare e le abitazioni civili, non è che queste ultime prevalgono sugli obiettivi militari. È vero invece il contrario, ed è espressamente sancito nel diritto internazionale: diventano legittimi obiettivi militari, a tutti gli effetti. Quindi è stato Hamas ad esporre al pericolo degli attacchi militari israeliani la propria stessa popolazione. Il vero colpevole è Hamas.
Chi fosse interessato alla questione relativa alla grottesca accusa di genocidio (e si fosse perso il relativo post), può leggere qui: https://www.facebook.com/share/p/1Dp7E3Fv6P/.
Cosa ha fatto la comunità internazionale per impedire tutto ciò? Assolutamente nulla. Ha fatto finta di non vedere. Anzi, ha finanziato tutto questo, perché a Gaza giunge annualmente una valanga di denaro, tramite innumerevoli organizzazioni c.d "umanitarie", ONG, agenzie dell'ONU - si pensi solo all'UNRWA, di cui diversi dipendenti hanno preso parte personalmente all'attacco del 7 ottobre  - nonché tramite i governi di vari Paesi, compresi gli Stati Uniti stessi, si pensi ai miliardi erogati dall'Amministrazione Biden e, ancor prima, da quella di Obama, nonché dall'UE, tutte risorse che hanno reso possibile la preparazione dell'attacco del 7 ottobre (e tutto ciò che ne è conseguito), perché tutti questi fondi poi vengono utilizzati da Hamas per i propri fini bellici. Questa è la realtà dei fatti.
Il resto del patetico teatrino è noto, il canovaccio è ben consolidato: Hamas attacca, Israele risponde difendendosi, lo si accusa di eccesso nell'utilizzo della forza militare, di "sproporzionalità", di non distinguere i civili dai combattenti e così via. Nonostante, A CAUSA DI HAMAS (e solo di Hamas), tale distinzione, di fatto, non esistesse più.
Il tutto con la CONNIVENZA (perché di connivenza si tratta) degli Stati, delle organizzazioni internazionali, a cominciare dall'ONU e dalle sue varie agenzie, nonché di tutte le ONG che operano a Gaza. Perché nessuna persona con un Qi a 3 cifre può realmente credere che i volontari, medici, paramedici, insegnanti etc, che si sono recati a Gaza, non si siano MAI accorti di nulla. È molto difficile da credere, anzi è impossibile. La connivenza è evidente anche per un'altra ragione: perché, se così non fosse, cioè se il personale "umanitario" recatosi a Gaza non fosse connivente, Hamas non gli avrebbe mai consentito di risiedere in quel luogo (detta proprio fuori dai denti).
Israele viene dunque messo sul banco degli imputati, però gli stessi accusatori, negli ultimi 15/20 anni, non hanno fatto nulla per porre termine a questo stato di cose, che non solo andava bene a tutti, ma anzi è stato favorito.
È chiaro che poi per Israele diventa estremamente difficile poter compiere azioni militari senza colpire anche strutture civili, che come abbiamo visto erano obiettivi militari mascherati.
Ci nonostante, Israele è l'unico Paese al mondo che si è dotato di tecniche militari di comunicazione volte a ridurre al minimo i danni c.d "collaterali", tramite telefonate, messaggi sms e messaggi whatsapp inviati alla popolazione civile nelle aree in cui di lì a poco sarebbero stati colpiti dall'aviazione israeliana edifici civili usati come basi militari da Hamas, per farla allontanare in tempo e permetterle di mettersi in salvo, tramite volantini, nonché tramite la tecnica del c.d "Roof Knocking" (molti edifici sono stati avvertiti, prima di un massiccio attacco, con missili depotenziati, cioè privi di testata esplosiva, dove veniva fatto capire agli abitanti che quegli edifici sarebbero stati di lì a qualche ora colpiti da un raid con carica esplosiva, così permettendo alla popolazione civile di fuggire e salvarsi). Ancora: sono state annullate numerose operazioni, sia con i droni che con aerei ed elicotteri, nel momento in cui ci si rendeva conto che il numero di civili troppo vicini all'obiettivo militare prescelto per quella determinata azione, era troppo elevato (cosa che di fatto ha permesso anche a molti terroristi di scamparla, pur di salvaguardare le vite dei civili). Questi metodi, soprattutto la tecnica del Roof Knocking, non li ha mai utilizzati nessun altro (né dagli americani in Aghanistan o in Iraq, dai contingenti NATO in Serbia o in Kosovo, da nessuno). Però il processo col ditino alzato lo si fa regolarmente soltanto ad Israele. Tutte queste cose non vengono dette in nessun talk show, non vengono dette sui giornali, quasi nessuno ne è al corrente (perché già il fatto di essere a conoscenza di queste tecniche, ridurrebbe la criminalizzazione di Israele). Tutto ciò viene volontariamente taciuto o mascherato dai media.

2) Il secondo luogo comune recitato come un mantra, in cui molti tuttora scivolano, è la DISTINZIONE TRA HAMAS E LA POPOLAZIONE PALESTINESE DI GAZA: anche qui, al di là della frase fatta, non viene mai spiegato in cosa consista esattamente tale distinzione, in cosa si sostanzi. Non si è mai letto, in un libro di Storia o comunque nelle cronache dell'epoca, della distinzione tra il partito nazionalsocialista dei lavoratori e la popolazione civile tedesca. Quando gli alleati combatterono contro i nazisti, la stampa e i politici non hanno mai fatto una distinzione, ancorché ovviamente essa ci fosse. Non è che si potessero accusare tedeschi della Germani nazista di essere tutti al 100% nazisti. I nazisti erano una percentuale, probabilmente una maggioranza relativa, ma non tutta la popolazione tedesca era nazista. Non per questo, tuttavia, i bombardamenti anglo - americani della Germania risparmiarono di colpire anche obiettivi civili (volenti o nolenti).
Quando gli anglo - americani bombardarono ripetutamente la Ruhr, colpendo dunque anche le miniere e le attività industriali, in quel caso, le attività industriali erano parte della popolazione civile o parte dello sforzo bellico della Germania nazista? Era lecito bombardare quella fabbrica o non lo era? Evidentemente, tutti l'hanno considerato lecito, perché nel processo di Norimberga non è stato processato nessun generale dell'aviazione americana o inglese che abbia bombardato la Ruhr.
Un altro esempio: gli inglesi, con delle tecniche molto particolari, distrussero delle enormi dighe sul fiume Reno, inondarono la Ruhr, causarono all'incirca tremila morti (attenzione: in un colpo solo), ma nessuno per questo li ha mai accusati di crimini di guerra. È stata una tecnica militare lecita? All'epoca evidentemente si è ritenuto di sì, ma oggi è molto dubbio che la risposta sarebbe ancora affermativa, con la visione che ha maturato oggi l'occidente (più che altro l'Europa) della guerra. Anzi, è probabile che con il metro di oggi tutti i generali americani e tutti i generali inglesi (per non parlare di quelli russi) sarebbero accusati di sterminio e crimini di guerra.
Un esempio più recente: quando la NATO bombardò la Serbia, non bombardò solo installazioni militari, ma anche edifici, installazioni e infrastrutture civili (bombardò i centri abitati nelle città, le stazioni, i treni e così via). Eppure nessuno accusò la NATO di crimini di guerra o di "uso sproporzionato della forza militare". Quindi, come si può vedere, anche lì il confine è molto labile. Tra l'altro, vorrei ricordare che la NATO utilizzò armamenti all'uranio impoverito estremamente dannosi per l'ambiente, i cui danni permanenti sulla popolazione e sui territori si registrano ancora oggi. Eppure lì nessuno ha avuto nulla da ridire. A me non risulta nessuna risoluzione di condanna da parte dell'ONU a questo modo di fare la guerra (se qualcuno l'ha trovata, me la segnali, perché ho provato a cercarla ma non sono riuscito a trovarne nemmeno una). E non stiamo parlando di 80 anni fa, della Seconda Guerra Mondiale, bensì di un conflitto del 1999, quindi abbastanza recente. E soprattutto, stiamo parlando di Paesi democratici: c'erano gli Stati Uniti, l'Inghilterra, la Francia, la Germania, l'Italia etc. Però solo da Israele si esige ciò che non si esige invece da tutti gli altri.
Tornando alla distinzione tra Hamas e i palestinesi di Gaza, era dunque difficile capire chi fossero quelli di Hamas. Eppure è diventato un mantra nei media, tra i giornalisti e i politici, riferirsi alla guerra a Gaza come "la guerra tra Israele e Hamas". Hamas è stata fatta diventare un'astrazione, non si capiva più chi fosse, nessuno ha mai spiegato chi sia, esattamente. Dove e come si è formato Hamas? Da chi è composto? La risposta è semplice, anche se non viene detto:è composto da palestinesi. Perché quando si parla solo di Hamas, in modo astratto, una persona che nulla sa di Medio Oriente e conflitto arabo - israeliano (cioè la netta maggioranza dell'opinione pubblica), potrebbe essere portata a pensare che siano dei marziani che hanno in qualche modo invaso e controllato il territorio della Striscia di Gaza, ma non sia parte della popolazione palestinese. Così come i nazisti erano tedeschi e quindi parte della popolazione tedesca, quelli di Hamas sono palestinesi facenti parte della popolazione palestinese che abita nella Striscia di Gaza. Dopodiché è ovvio che anche qui non si può fare di tutta l'erba un fascio: non è che TUTTI i palestinesi di Gaza sono membri di Hamas o comunque l'appoggiano (anche se la maggioranza di fatto li appoggia). I terroristi di Hamas saranno pure una minoranza, ma sono coloro che governano e controllano il territorio, hanno rovesciato l'ANP nel 2007 con un colpo di Stato sanguinoso (dopo aver vinto però le elezioni nel 2006, con una maggioranza significativa su Fatah, e stranamente anche questo non viene detto. Chi è stato a votarli? Sono stati i francesi, gli olandesi o gli svizzeri? No, sono stati gli arabi palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza) e da allora detengono il potere assoluto.
Abbiamo visto le immagini e i video, postati dagli stessi terroristi di Hamas, una volta rientrati a Gaza con gli ostaggi rapiti, dopo il massacro appena compiuto in Israele, che li mostrano accolti come eroi da una popolazione festante (solo un esempio tra i tanti: https://www.facebook.com/share/p/1AQHLV12MT/). Quindi non si capisce (o meglio, si capisce molto bene in realtà) tutto questo scrupolo nell'affermare che Hamas è una cosa, i palestinesi sono un'altra. Sembra quasi che l'intento sia quello di far credere che quelli di Hamas siano poche persone in una popolazione che nella quasi totalità non li vuole. Ma chi è informato sa bene che non è così, anzi è l'esatto opposto. Tant'è vero che Hamas alle elezioni legislative del 2006 vinse, l'ANP di Abu Mazen allora decise di annullarle, ma non servì a nulla perché poi nel 2007 Hamas cacciò tutti i suoi da Gaza con un golpe sanguinoso. E anche tutte le proiezioni fatte in Giudea e Samaria, nei territori amministrati dall'ANP (le aree A e B, in base agli Accordi di Oslo), sull'esito di possibili future elezioni, vedono Hamas con ben oltre il 70% di preferenze su Fatah (il partito di Abu Mazen). Il che significa che la stragrande maggioranza dei palestinesi, anche quelli residenti di Giudea e Samaria controllati dall'ANP, se potesse votare, Hamas vincerebbe a mani basse. Il che significa che la maggioranza sostiene e appoggia le idee e i propositi di Hamas, sanciti nero su bianco nel suo Statuto (la "purificazione" della Palestina "dal fiume al mare" da tutta la presenza ebraica e la distruzione dello Stato di Israele: https://www.cesnur.org/2004/statuto_hamas.htm), e quindi evidentemente approva anche ciò che Hamas ha fatto il 7 ottobre 2023 (lo stesso Abu Mazen non solo non l'ha condannato e non se n'è dissociato, ma lo ha anzi appoggiato).
Ma d'altronde, voglio dire, ci sarà pure un motivo se Abu Mazen, nei territori di Giudea e Samaria gestiti dall'ANP, dal 2006 non indice più elezioni amministrative nazionali (essendosi limitato ad indire esclusivamente elezioni comunali). Perché non indice elezioni? Perché evidentemente ha il serio e fondato timore di perderle. Ma perderle nei confronti di chi? Evidentemente di Hamas, non è che ci siano altri attori politici. Già questo dovrebbe bastare a capire come stanno le cose e chi sono i palestinesi.
Tra l'altro, già pochi giorni dopo il 7 ottobre, la stessa ANP aveva stanziato alcuni milioni di dollari per i terroristi uccisi da Israele in risposta all'aggressione di Hamas.
Quindi, insomma, anche lì è un gioco delle tre carte: sembra quasi che ci siano quelli buoni e quelli cattivi, e che quelli cattivi siano solo quelli di Hamas. Non è affatto così.
Questo ovviamente non significa che andasse fatta un'azione INDISCRIMINATA, attenzione. Ma significa che un'azione andava fatta. Andava tolto il potere ad Hamas ed affidato a qualcun altro. Con Trump che - tramite Witkoff - si è messo di mezzo (riuscendo laddove per mesi Biden aveva fallito), ora è fallito anche questo obiettivo.
Ma si potrebbe fare un altro esempio, per capire se effettivamente la distinzione tra Hamas e i palestinesi abbia una sua ragion d'essere e fino a che punto. Tra gli attori protagonisti che resero possibile la caduta del regime fascista, fornendo il proprio contributo in tal senso, ci furono i partigiani (ancorché il loro contributo, per quanto comunque importante, non fu neanche minimamente paragonabile a quello degli americani, perché a sinistra gira anche questa balla revisionista degna della fantastoria più becera, secondo cui "sono stati i partigiani a liberare l'Italia dal fascismo"). Qualcuno ha visto, da qualche parte, delle "organizzazioni partigiane" palestinesi lottare - con azioni militari - contro Hamas? Qualcuno ha visto degli esuli nelle testate dei giornali, nelle riviste, nelle televisioni, in generale nei media palestinesi, accusare Hamas in quanto regime dittatoriale e non democratico? Cioè, in sintesi, quella che noi in Occidente definiremmo "un'intellighenzia" che ne potrebbe prendere il posto? Io no. Se mai un giorno ci sarà la caduta di questo regime, chi potrà governare i palestinesi? Altri palestinesi, evidentemente. Ma dove sono questi "altri" palestinesi, questi "partigiani"? Li cerco, ma non li trovo. Non vedo nessuna "resistenza" ad Hamas. Né vale obiettare che Hamas "governa con il pugno di ferro": anche il regime fascista e il regime nazista governavano con il pugno di ferro, ciò non ha impedito ad intellettuali e partigiani di agglomerarsi e dare vita a movimenti di resistenza. Come mai questo non accade a Gaza? Che piaccia o non piaccia ai benpensanti, la verità è che la netta maggioranza della popolazione palestinese non è contro Hamas.
Tutto questo si riflette anche nell'utilizzo di determinati termini da parte della stampa, nel descrivere questo conflitto. Per esempio, si consideri il seguente articolo del Foglio, a firma di Claudio Cerasa (che ne è il direttore), intitolato "Anche questa volta per i talk-show la colpa è tutta dell'Occidente" (https://www.ilfoglio.it/.../anche-questa-volta-per-i.../), un bellissimo articolo tra l'altro (Il Foglio è uno dei pochissimi quotidiani a scrivere articoli in difesa di Israele). C'è un passaggio significativo in cui, riferendosi sia al conflitto scoppiato in Israele che a quello in Ucraina, Cerasa scrive che "I russi uccidono gli ucraini in quanto ucraini. I terroristi uccidono gli israeliani in quanto ebrei".
Bel paragone, però attenzione ai termini: da un lato ci sono "I RUSSI" che uccidono gli ucraini, dall'altro invece ci sono "I TERRORISTI" (e non "i palestinesi") che uccidono gli ebrei. Ma chi sono questi terroristi? Perché non ha scritto "I PALESTINESI uccidono gli ebrei"? Non è curiosa questa cosa? Perché questa distinzione? Non ha voluto usare il termine "palestinesi" perché non tutti i palestinesi sono terroristi? Benissimo, io potrei replicare che allora neanche tutti i russi sono sgherri di Putin. O no? Perché è normale dire "i russi hanno invaso", "l'invasione della Russia" (attenzione: è giustissimo dire così, non mi si fraintenda), e invece per quanto riguarda Hamas e Israele è "Hamas" o "i terroristi", e basta, senza che si capisca chi siano? Quei terroristi hanno un'identità "nazionale" ed etnica molto precisa: sono arabi PALESTINESI. E allora perché evitare di rimarcarlo? Cosa si teme esattamente nel farlo? No perché è SEMPRE così, da parte dei politici e soprattutto dei giornalisti, che causano i danni maggiori, essendo coloro che vengono letti e ascoltati di più dalle persone. In questo caso l'identità palestinese scompare. Rimane solo Hamas, come un'entità astratta inafferrabile che non si capisce bene cosa sia. Invece è bene porre l'accento su queste distinzioni.
Ora, naturalmente Cerasa l'ha fatto in buona fede, ma perché egli stesso è vittima inconsapevole di tale meccanismo. Ciò per far capire come la stampa può essere fuorviante, anche in caso di buona fede, nel forgiare l'immaginario collettivo dell'opinione pubblica rispetto ai conflitti e in generale ai problemi di più varia natura.
3) Infine, "L'EQUIDISTANZA" tra Israele e Hamas: cosa vuol dire avere un'equidistanza? Significa, sostanzialmente mettere sullo stesso piano una realtà statuale e democratica, uno Stato di diritto come Israele da un lato, e un'organizzazione terroristica criminale e sanguinaria come Hamas (che, come dicevo prima, in realtà è anche qualcosa di più di una semplice organizzazione terroristica, essendo un'entità statuale a tutti gli effetti, ancorché agisca con modalità terroristiche). Quindi cosa significa affermare di non prendere le parti né di uno né dell'altro? Si sente dire anche in televisione, da molti sedicenti "esperti", che è meglio mantenere un atteggiamento di equidistanza, perché "la questione è COMPLESSA". Ah, questa è fantastica. La parola magica, la "complessità". Un altro termine stupendo che viene di frequente utilizzato, direi anzi abusato (avviene addirittura con riferimento alla guerra in Ucraina, pur essendo quella una questione molto semplice, per davvero: https://www.facebook.com/share/p/165xXS35hL/).
La verità, evidentemente, è che dietro tale asserita equidistanza, da parte di chi la professa, si cela un atteggiamento di vigliaccheria: questa gente non ha il coraggio di dire che Hamas, in fondo, le sue ragioni le ha. Che bene o male non c'è poi una gran differenza tra Israele e Hamas. Hamas avrà sicuramente compiuto un gesto atroce il 7 ottobre 2023, però, probabilmente, se lo ha fatto, significa che Israele, in fondo, qualche scheletro nell'armadio ce l'ha.
Non è irrealistico ipotizzare che queste stesse persone avrebbero avuto un atteggiamento analogo se fossero vissute ai tempi della Germania nazista: loro sarebbero rimaste "neutrali", perché sì, i nazisti avranno pure fatto cose atroci, ma evidentemente, in fondo, avranno avuto le loro ragioni per farle.
Questo effettivamente è un modo di pensare molto radicato, sia nella stampa che a livello politico - diplomatico (soprattutto a sinistra), perché alla radice di questa presunta neutralità, si cela, ben nascosta dietro la maschera dell'ipocrisia, una posizione ideologica ben precisa: l'avversione per Israele e la sua demonizzazione. Fondamentalmente, l'antisionismo (se non antisemitismo vero e proprio).
Oggi viviamo in un periodo in cui già si tende a relativizzare tutto, ma quando si tratta del caso di Israele, ciò avviene all'ennesima potenza: la questione diventa oltremodo "complessa", "le ragioni non sono mai da una parte sola", ci sono espressioni e termini davvero straordinari .
Anche se non si ha il coraggio di dirlo, è evidente cosa si celi dietro questo modo di ragionare: il fatto che si reputa Israele uno Stato "illegale" e "criminale".
Utilizzando questa chiave interpretativa, riusciamo a capire il perché dei tanti distinguo, il perché Hamas venga scollegato dalla popolazione palestinese, i rimproveri per "l'uso sproporzionato della forza" etc. Perché ovviamente se uno Stato è "legale" (Stati Uniti, paesi europei etc), l'uso della forza è per definizione "proporzionato" e va sempre bene, se invece Israele osa difendersi, essendo uno Stato "illegale", allora l'uso della forza è per definizione sproporzionato. Quindi qualsiasi atto compia, è illegale per definizione.
Questo è. Solo che in Occidente non si ha il coraggio di dirlo. E allora si fa finta.
4) Altra espressione spesso utilizzata, "Israele ha il diritto di difendersi". Peccato che poi però, quando si difende, immancabilmente, commette degli errori, se non dei crimini. Oppure, "Israele ha il diritto di esistere". Qualcuno ha mai sentito un Capo di Stato o di Governo recatosi, che ne so, in Giappone o negli Stati Uniti, durante la sua conferenza stampa, affermare che "Gli Stati Uniti hanno il diritto di esistere" o "di difendersi". Ma è scontato, è naturale. Perché c'è questa necessità di rimarcarlo continuamente, nel caso di Israele? Perché evidentemente si pensa - anche se non si ha il coraggio di dirlo - che non sia così: che non abbia il diritto di esistere e quindi, per la proprietà transitiva, neanche di difendersi. Tant'è vero che questa cosa non viene mica ribadita in tutti gli altri casi, succede solo nel caso di Israele.
"Israele ha il diritto di difendersi". E certo, mi sembra ovvio, uno Stato viene aggredito e si difende. Non c'è mica bisogno di sottolinearlo, la Carta ONU lo sancisce espressamente all'art.51, che un paese aggredito abbia il diritto di difendersi. Anzi, in questi casi, il termine corretto che andrebbe utilizzato è DOVERE: "Israele ha il DOVERE di difendersi". Questo dovrebbe dire un vero alleato di Israele. Altrimenti significa che, in fondo in fondo, chi fa queste affermazioni non crede nella piena legittimità dello Stato di Israele (ancorché ben si guardi dal dirlo, anzi, a parole dica l'esatto contrario).

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« Risposta #1 inserito:: Aprile 03, 2025, 11:49:37 pm »

Massimo Antracyt
Elio Cabib ancora con ste boiate del deep state e l’Ucraina magari con i laboratori citati da Qanon?
Non cadere nella propaganda russa, sono vent'anni che i russi cercano in tutti i modi di destabilizzare l'Ucraina. Nel 2004 hanno avvelenato il presidente Yuschenko, un fatto gravissimo, solo perché filo-occidentale, ben prima del conflitto nel Donbass. Dopodiché hanno armato pesantemente i separatisti del Donbass, è come se la Francia armasse dei separatisti in Piemonte al punto da aprire un vero conflitto armato contro l'esercito italiano, ma ti pare normale? Armati al punto da abbattere per errore un volo di linea con 290 civili a bordo!!! E, anche in quel caso, la Russia potrebbe semplicemente proteggere il Donbass, e invece? DISTRUGGE intera Ucraina, bombardando città a centinaia di km di distanza! Apri gli occhi: Putin vuole annettere l'Ucraina e usa ogni scusa per raggiungere il suo obiettivo. Giustificare Putin non è tollerabile, ti rendi conto che un presidente che avvelena chi non gli sta simpatico non è una cosa tanto normale? Metodi mafiosi per un presidente di una potenza mondiale? Uno che bullizza il capo dei servizi e che tutti temono? Ma non scrivere nemmeno per scherzo che il Donbass giustifica l'inferno di oggi.
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Gianni Gavioli
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O questa Forza la si realizza, oppure noi si sparisce!
Ma non come Europa, bensì come SINGOLE DEMOCRAZIE.
Il trumputinismo, fuso come questo Orrendo termine, ha il preciso obiettivo di spezzarla, l'Europa, sia per derubarne le risorse, sia soprattutto per farsene collane di piccole, medie e grandi Democrature da tenere al loro guinzaglio.
Depravazione disumana che Non passerà!!!
Ma dipende da ognuno di noi.
ggiannig
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