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Autore Discussione: Chi sta manovrando l'epidemia in corso in Lombardia? Perchè troppi morti ...  (Letto 73 volte)
Arlecchino
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« inserito:: Marzo 18, 2020, 11:35:09 am »

‘Perché costruire un ospedale in Fiera se c’è già l’ex nosocomio di Legnano con 2 padiglioni attrezzati? ’. La denuncia di un sindacalista

Andrea Sparaciari 9 ORE 35194

Attilio Fontana (a sinistra) e Giulio Gallera (a destra) alla conferenza di presentazione del nuovo centro di soccorso per il coronavirus a Fiera Milano City. Imagoeconomica
«I posti letti per ricoverare i pazienti COVID-19 ci sono già in Lombardia, basta attivarli». È la pesante denuncia di Riccardo Germani, portavoce di ADL Cobas Lombardia, nonché lavoratore dell’Ospedale di Legnano.

Secondo Germani, infatti, mentre il Pirellone in pompa magna ha annunciato di aver affidato al neo-commissario Guido Bertolaso la realizzazione di un ospedale da 500 posti presso i padiglioni della ex Fiera di Milano, a una decina di chilometri da quei padiglioni esiste «una struttura che ha tutte le potenzialità per accogliere velocemente nuovi pazienti». È l’ex Ospedale Civile di Legnano, nosocomio attivo fino a 9 anni fa, tutt’ora dotato del «vecchio monoblocco e di ben due padiglioni realizzati e predisposti 10 anni fa, con tutte le attrezzature».

Secondo Germani, la struttura che è sostanzialmente integra, è dotata di «camere già attrezzate con predisposizione di ossigeno, una rianimazione, reparti di terapia intensiva, reparti che oggi sono chiusi. Mentre è aperto e funzionante in una struttura nuovissima un prezioso laboratorio di analisi. A nostro avviso sarebbe una soluzione immediata se si rendesse operativa questa struttura con l’investimento di meno risorse economiche che potrebbero, invece, essere utilizzate per materiali, dispositivi e per assumere il personale sanitario necessario per gestire più di 500 posti letto, i quali si renderebbero disponibili senza alcuno spreco di risorse e di tempo».

 Ironia della sorte, l’ultimo padiglione costruito nel vecchio ospedale di Legnano era stato proprio il reparto specializzato in malattie infettive, terminato nel 2002, una costruzione iniziata ben 10 anni prima. Reparto che aveva funzionato solo per pochi anni, visto che poi Regione Lombardia – erano i tempi del saccheggio alla Sanità del presidente Roberto Formigoni – aveva deciso di costruirne un altro, a pochi chilometri di distanza. Con una spesa complessiva sui 150 milioni. «Un’operazione in project financing, dove i privati guadagnano, grazie all’affitto pagato dal Pirellone», spiega Germani a Business Insider Italia, «Quello fu un vero saccheggio della sanità pubblica, si figuri che ancora oggi le casse pubbliche stanno pagano i mutui delle ultime costruzioni nel vecchio ospedale», aggiunge amaro.

«È lodevole ogni iniziativa per trovare nuovi posti letto», commenta l’on. Riccardo Olgiati (M5s) «tuttavia, prima di costruirne una ex novo da 500 posti, forse sarebbe stato meglio vedere se si potevano riconvertire quelle già esistenti ed attrezzate. E a me risulta che mai alcun sopralluogo sia stato fatto a Legnano». Non solo, Olgiati aveva anche interessato della questione il Direttore Generale della ASST Milano Ovest, Fulvio Adinolfi, il quale aveva però risposto che «la strada era stata valutata, ma poi abbandonata per una questione di tempi e di risorse».

Una risposta che per Olgiati suona quasi come una beffa «considerando tutti i soldi che per fortuna stanno arrivando dalle donazioni». Per l’on. M5s, insomma, sarebbe stato molto meglio ristrutturare che impiegare tempo e risorse per approntare un punto sanitario in padiglioni destinati ad ospitare la Fiera del Ciclo e Motociclo…

A confutare però la tesi dell’utilizzabilità della struttura, il consigliere regionale di +Europa, Michele Usuelli, che è anche un medico, il quale nel pomeriggio riferisce sulla sua pagina Facebook che secondo il capo ufficio tecnico dell’ospedale in questione la riconversione sarebbe infattibile. E aggiunge: «Continuo a chiedere che sia chiara e trasparente la strategia con cui si sta pensando ai 500 posti in fiera, che mi pare terribilmente difficile realizzare ed utile solo a certe condizioni. O, meno miracolisticamente, continuiamo ad usare le sale operatorie chiuse, già armate di anestesisti ed infermieri. Lì dentro ci sono i letti di risveglio, che sono letti di terapia intensiva con tutti gli allacciamenti. Sono stati già usati tutti?».

E, proprio mentre scoppiava la polemica sull’inutilizzo di Legnano, il presidente Attilio Fontana, l’assessore Giulio Gallera e il presidente di Fondazione Fiera, Pazzali presentavano il cantiere del futuro ospedale alla stampa.

«Il centro di terapia intensiva alla Fiera di Milano sarà pronto in 10 giorni», aveva detto Gallera lunedì 16 marzo ad alta voce, aggiungendo (ma a voce un po’ più bassa) che quei dieci giorni sarebbero partiti solo  «da quando riusciremo a recuperare i respiratori, che sono l’elemento più importante, e il personale». Cioè ad oggi si sta lavorando, ma non si sa quando si potrà essere operativi. Del resto, l’assessore è ben conscio che la Protezione Civile nei giorni precedenti aveva chiaramente specificato di non essere in grado di fornire il materiale sanitario richiesto e che avrebbe preferito che Regione Lombardia puntasse sul rafforzamento di strutture già esistenti (come Legnano, per esempio).

Tuttavia il Pirellone ha scelto di continuare sulla sua strada. Si tratta di una scelta politica, un modo per ribadire la propria autonomia da Roma, per marcare le distanze dal governo. Un progetto che poggia su due pilastri: dipingere Bertolaso come “l’eroe padano” («Guido Bertolaso ha gestito emergenze in tutto il mondo, contiamo che lui possa avere i canali (per ottenere i respiratori, ndr)», ha dichiarato Gallera) e dall’altro, far vedere quanto sono bravi i nuovi vertici di Fondazione Fiera. Quegli stessi vertici nominati da Matteo Salvini quando era al governo, compresa la ex compagna del Capitano, Giulia Martinelli, già capa della segreteria di Fontana e ora vice-presidente della Fondazione, come raccontato da Business Insider Italia.

Una strategia condivisa da tutta l’opposizione: non è affatto un caso infatti che martedì 17 marzo Silvio Berlusconi dal suo prudenziale esilio da Nizza ha fatto sapere di aver staccato un assegno da 10 milioni di euro, proprio «la somma necessaria per la realizzazione del reparto di 400 posti di terapia intensiva alla Fiera di Milano», ha twittato un giubilante Bertolaso. Che non ha nascosto la sua gratitudine nei confronti del vecchio protettore: «Grazie Presidente per questo gesto d’amore per la sua città e per il suo Paese», ha infatti aggiunto subito dopo l’annuncio.

Da - https://it.businessinsider.com/perche-costruire-un-ospedale-in-fiera-se-ce-gia-lex-nosocomio-di-legnano-con-2-padiglioni-attrezzati-la-denuncia-di-un-sindacalista/?ref=fbpu&fbclid=IwAR3otD7QareRb9ksxWQkfLxkyQFxOmrmjqW1TR0ygv4zb4U9QkMhC7y0dY0
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« Risposta #1 inserito:: Marzo 24, 2020, 07:49:34 pm »

COVID-19: L’OTTIMISMO CHE VIENE DALLA CONOSCENZA

23 Marzo 2020
Pubblichiamo questo post tratto dalla bacheca facebook del prof. Guido Silvestri capo dipartimento presso la Emory University di Atlanta.

Scrivo questo post alla fine di una giornata di 14 ore tra ospedale e laboratorio (e domani sarà ancora peggio).

Sono stanchissimo, ho mal di testa, ma lo faccio volentieri perché credo fermamente che fare BUONA INFORMAZIONE sia utilissimo in un momento difficile come questo.

1. ORIGINE DEL VIRUS. E’ uscito due giorni fa uno studio sistematico delle sequenze genetiche di SARS-CoV-2 (Andersen KG et al. Nature Medicine 2020) che dimostra senza ombra di dubbio che il virus ha una origine naturale e zoonotica (da animali, ed in particolare pipistrelli e pangolini). Per cui la storia del virus “creato” in laboratorio si conferma una bufala colossale.

2. COVID-19 NEI BAMBINI. Lo studio comprensivo della infezione COVID-19 nei bambini cinesi dimostra che su 2145 casi totali oltre il 90% erano asintomatici, lievi o moderati, con un solo decesso riscontrato, per una letalità dell’infezione – definita come numero di morti diviso per il totale dei casi – che è, per gli infettati sotto i 18 anni, pari a <0.05% (Dong Y et al. Pediatrics 2020).

3. LETALITA’ DI COVID-19. Mentre i morti aumentano drammaticamente sia in Italia che in altri paesi, è importante ricordare che sulla base dei dati complessivi a disposizione la letalità è stimata inferiore al 2%, il che significa che il 98% delle persone infettate guariscono (Fauci AS, comunicazione personale). Il numero alto di morti che osserviamo in questi giorni è pertanto da relazionare al numero alto di persone infettate, spesso con sintomi lievi o addirittura senza sintomi. Ricordo anche che tutti i dati disponibili confermano che la stragrande maggioranza dei decessi ha più di 60 anni e presenta co-morbilità importanti (diabete, ipertensione, COPD, cardiopatia ischemica, etc).

4. VIRUS SULLE SUPERFICI. Uno studio recente indica che SARS-CoV-2 vive fino a tre giorni in certe superfici come plastica ed acciaio, e solo per poche ore in superfici come cartone e rame. Il virus sembra sopravvivere per tempi brevi, alcune ore al massimo, come aerosol (Van Doremalen et al., N Engl J Med 2020). Evitiamo paranoie del tipo “il virus sopravvive nell’asfalto per mesi”, che sono basate sul nulla.

5. IMMUNITA’ NATURALE. I dati sull’immunità naturale verso SARS-CoV-2 che è acquisita da persone infettate e guarite non sono al momento tali da permettere affermazioni perentorie, ma per quanto sappiamo sugli altri coronavirus una immunità naturale almeno temporanea dovrebbe svilupparsi per un periodo di almeno 6-12 mesi (Ralph Baric, intervista sul “The Week in Virology podcast” – ricordo che Baric sta ai coronavirus come Maradona sta al calcio).


6. TERAPIE. Al momento la cosa più importante nei casi severi o critici di COVID-19 – che sono una minoranza – é il supporto respiratorio, mentre non ci sono “farmaci magici” che fanno guarire dalla malattia, né in Russia né altrove. Però ragionevoli speranze vengono da antivirali come il Remdesivir, e immunomodulatori come Tocilizumab, Baraticinib, ed altri. Ricordo che queste ultime sono terapie da riservare a casi severi o critici, mentre quelli lievi e moderati guariscono da soli o con terapia sintomatica.

7. VACCINO. Si sta lavorando alacremente soprattutto qui negli USA su diverse piattaforme vaccinali, in particolare vaccini a RNA e vaccini a base della proteina spike (S) ricombinante. Questi vaccini potrebbero essere pronti per gli studi clinici iniziali (safety + immunogenicity) entro il prossimo autunno, anche se per studi di efficacia clinica vera e propria ci vorranno probabilmente 12-18 mesi.

8. EFFETTO TEMPERATURA. Continuano ad esserci indizi – non prove, ma certamente indizi – che i danni della pandemia di COVID-19 possano almeno in parte attenuarsi con l’arrivo della primavera. In questo senso sarà importante seguire l’andamento dell’epidemia in Africa, America Latina e Sud-Est Asiatico, in particolare Malaysia, Indonesia, Filippine, India e Bangladesh (e forse anche nell’Italia del Sud).

9. EFFETTO CIARLATANI. Per favore smettiamo una volta per tutte di ascoltarli. Mi riferisco sia ai ciarlatani in malafede — che sono solo degli sciacalli, cialtroni ed accattoni — che a quelli, ahimè, in buonafede, cioè persone credulone ed impaurite che spargono disinformazione perché, molto semplicemente, non sanno di cosa stanno parlando. La disinformazione non serve mai a nulla, in generale e tanto meno in una situazione come questa.

10. OTTIMISMO, SEMPRE E COMUNQUE. Io rimango nonostante tutto fermamente ottimista, e sono convinto che tra qualche mese torneremo a vivere come prima – anzi, che vivremo meglio di prima, se da questa grande paura avremo imparato le giuste lezioni, come scienziati, come cittadini (sia in Italia che in USA) e come umanità in generale. Perché questa è la vera, grande sfida che dobbiamo vincere tutti insieme – anche per onorare nel modo migliore possibile le vittime di questa malattia.

Con questo buona giornata a tutti, grazie sempre per seguirmi ed arrivederci a quando avrò un momento di respiro!

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« Risposta #2 inserito:: Marzo 24, 2020, 07:52:52 pm »

Sapete come si chiama questa cosa?

12 Marzo 2020

Una delle cose più incredibili degli sviluppi precipitosi e senza precedenti degli ultimi giorni – da qui lo si è visto con particolare chiarezza – è stata il ripetersi ineluttabile su ogni scala e in ogni luogo dell’umano e incosciente atteggiamento “magari noi la sfanghiamo”, malgrado i segnali sempre più plateali che questo fosse impensabile. Dicevamo appena tre giorni fa:

C’è, vista da qui, anche la sensazione che in misure diverse molte regioni e paesi del mondo restino in modalità “opossum”, convinti che se stanno attenti a chi entra magari la sfangano. Un po’ come ci si sentiva in Lombardia due settimane fa, o come ci si sentiva a Bergamo subito dopo Codogno, o come ci si sentiva in altri posti del Nord pochi giorni fa. I prezzi da pagare per le restrizioni forzate, in termini economici e di vita quotidiana, sono talmente inauditi che in quelle regioni e paesi si sta acquattati a sperare che passi senza dover intervenire: che Dio ce la mandi buona. Si fischietta. Non sono uno scienziato né uno statistico, e solo per questo mi limito a dire: speriamo non dover dire loro “ve l’avevamo detto”.

Questo impulso, che si è fatto pratica politica, sta saltando e sta per saltare ovunque nel mondo, ma sempre troppo tardi. Questo impulso è stato sbagliato ma normale dopo che si è saputo cosa succedeva a Wuhan. È stato sbagliato ma comprensibile dopo che si è saputo cosa succedeva a Codogno. È stato sbagliato e assurdo dopo che si è saputo cosa succedeva in Lombardia. È diventato sbagliato e folle dopo che si è saputo cosa succedeva in Italia.
Mi ha colpito e quasi commosso la scelta del presidente del Salvador ieri sera, di mettere il paese in quarantena in assenza di casi, scelta più unica che rara.

So che verrò criticato, ma mettiamoci nei panni dell’Italia. L’Italia ora vorrebbe averlo fatto prima.

Ma intorno, come spiega un commento sul New York Times di oggi, il mondo ha reagito sparpagliato, diviso, ignorando il ruolo e l’importanza delle organizzazioni internazionali (“una cacofonia invece che un coro”). Ognuno per sé, ognuno pensando che bastassero dei confini disegnati sulla carta a proteggere le proprie persone e le proprie cose, a impedire l’arrivo di un virus. Lo abbiamo preso – parlo dei paesi del mondo – per un esercito, il virus: succubi di questa unica similitudine che ci viene in mente, la guerra. Gli stessi leader politici nel mondo che hanno chiesto chiusure dei confini, si sono però indignati per le chiusure dei confini altrui. Nel momento del pericolo più grande negli ultimi 75 anni, ognuno ha pensato per sé, scelleratamente: timoroso – a differenza del presidente del Salvador – più delle reazioni immediate nel suo paese che dei pericoli in arrivo per tutti. I governi di destra hanno chiesto e ordinato blocchi e cercato colpevoli esterni, i governi non di destra hanno avuto paura dei ricatti di questo tenore e si sono adeguati, senza fare nessuno sforzo verso un intento comune. Un fuggi fuggi e ognun per sé, convinti di saper badare a se stessi.
E sapete come si chiama questa cosa?

Sovranismo s. m. Posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovrannazionali di concertazione.

I post dei giorni scorsi su tutto questo:
– Capirlo da soli
– Da Milano
– Perché lo fai
– La foto dei Navigli
– Questo stato di cose
– Non siamo preparati

da - https://www.wittgenstein.it/2020/03/12/sapete-come-si-chiama-questa-cosa/
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