LA-U dell'OLIVO
Aprile 06, 2025, 01:26:53 am *
Benvenuto! Accedi o registrati.

Accesso con nome utente, password e durata della sessione
Notizie:
 
   Home   Guida Ricerca Agenda Accedi Registrati  
Pagine: [1]
  Stampa  
Autore Discussione: GUIDO RUOTOLO - I verbali del caso Meredith  (Letto 4277 volte)
Admin
Utente non iscritto
« inserito:: Novembre 08, 2007, 11:47:09 am »

I verbali del caso Meredith

GUIDO RUOTOLO

PERUGIA


Confessioni e ritrattazioni, quelle di Amanda Knox (l’amica americana, la coinquilina di Meredith Kercher), e del suo fidanzato, Raffaele Sollecito, che confermano soltanto una loro presenza, quella tragica notte dei «morti», nell’appartamento di via della Pergola 7, ma che non spiegano ancora come siano andate effettivamente le cose nella stanza della povera Meredith. Amanda l’americana ha parlato di Patrick Lumumba Diya - che lei aveva portato a casa - che si appartò nella stanza con Meredith e che sentì urla e forse un tonfo. Il suo fidanzato, Raffaele Sollecito, ha giurato di aver dormito a casa sua. Si può anche ipotizzare che Amanda e Raffaele fossero strafatti (di alcol, fumo o altro) ma è difficile credere che i due non ricordino nulla di quella notte indimenticabile.

Quello che emerge dalla prima fase delle indagini, attraverso i racconti dei vari protagonisti - gli indagati, gli amici del piano di sotto, le inquiline, le amiche, lo stesso fidanzato di Meredith - ci propone uno scenario contrastante. Che lascia il dubbio che quella notte non sia stata solo la collera per un rifiuto inaspettato ad armare Patrik (se lui è il colpevole) di un coltello e a sgozzare la sua vittima.


L’americana
Racconta Sophie Purton, una delle amiche inglesi di Meredith: «Vorrei riferire alcune cose che Meredith mi ha detto di Amanda, con la quale non ho la stessa confidenza che avevo con Meredith. Meredith mi ha detto che Amanda avrebbe portato alcune volte degli uomini nella loro casa, non so quanti fossero stati. In particolare, mi ha parlato di un uomo che lavora in un internet caffè. Meredith pensava che questo uomo fosse strano. Nella circostanza non mi ha specificato altro. Ritengo che per Amanda alcuni di questi uomini fossero solo amici, mentre penso che con quello che lavora all’internet caffè ci abbia dormito insieme».

Amanda era fidanzata con Raffaele Sollecito che abitava al piano di sotto. Eppure, dal racconto delle amiche, si lascia intuire che avesse anche una doppia vita. Lei stessa, interrogata su queste sue relazioni, ha ammesso: «Conosco un giovane che frequenta l’Internet point nei pressi del Duomo. Questo giovane è argentino e si chiama Juve. E’ venuto a casa mia almeno cinque volte, di cui l’ultima il 31 ottobre, ha conosciuto anche Meredith una volta al pub con me. Non ha mai provato a stare con me, ha come modo di fare il vizio di abbracciare e toccare, questo anche quando non è ubriaco: tuttavia è fidanzato e ha sempre detto di avere buoni principi verso la propria fidanzata». E ancora: «Gli altri uomini che ho portato a casa sono un certo Spyros alto circa 1,80, solo una volta nel mese di ottobre e in quella occasione ha conosciuto Meredith senza parlare, solo salutandosi; Daniele di Roma di cui non conosco il numero telefonico. Daniele è venuto a casa 2 volte, la seconda ha parlato con Meredith salutandola».


Fumo e pub
Giacomo Silenti era il fidanzato di Meredith. Al secondo anno della facoltà di Comunicazione internazionale dell’Università per stranieri di Perugia, Giacomo abitava al piano di sotto dell’appartamento delle ragazze (di Meredith, Amanda, Filomena e Laura). Sentito il 2 novembre alle 20,40, Giacomo racconta: «Da circa tre settimane avevo instaurato una relazione sentimentale con Meredith, che avevo conosciuto presso la nostra abitazione nel mese di settembre quando lei è arrivata dall’Inghilterra per partecipare al progetto “Erasmus”. Tra me e lei è nata subito una forte simpatia allorquando tre settimane fa all’interno di una discoteca ci siamo baciati e abbiamo deciso di dormire insieme nella mia camera da letto...». Un rapporto, nel racconto del ragazzo, che «diventava sempre più intenso», senza mai «una discussione di alcun genere». Eppure, i due facevano vite separate («sporadicamente ci incontravamo anche casualmente in giro per la città»). Prosegue il ragazzo: «Nonostante mi piacesse molto, non provavo alcuna gelosia nei suoi confronti. Insieme ai miei amici faccio uso spesso di hascisc e marijuana e spesso l’assumevamo insieme, o noi due soli o unitamente ai ragazzi del condominio. In genere prendevamo la droga sulle scale di fronte la chiesa di Piazza 9 Novembre».

Giacomo Silenzi parte il 29 ottobre per tornare al suo paese, Porto San Giorgio, per rientrare a Perugia proprio il 2 novembre («Da quando sono tornato a Porto San Giorgio non ho mai sentito Meredith né telefonicamente né tramite sms»). A proposito del rapporto di Giacomo con Meredith, Giulia, la ex di Marco, un altro coinquilino dell’appartamento di sotto di via della Pergola 7, che vive a Porto San Giorgio, racconta: «Giacomo mi ha detto di trovarsi bene con Meredith e che finalmente si era sbloccato sia con le donne - quella con Meredith era il primo rapporto dopo due anni - che con altri rapporti interpersonali».


Meredith diffidava
Stefano Bonassi, altro coinquilino di Giacomo, parla di Meredith: «Era una ragazza tranquilla, magari un po’ timida e da quanto io ne sappia non aveva frequentazioni con strane persone. La nostra casa aveva notevoli problemi di sicurezza, sia perché in un luogo poco illuminato sia perché saputamente frequentato da tossicodipendenti». Ma una amica di Meredith, Jade Bidwell, racconta una storia diversa: «Circa una settimana fa ho incontrato Meredith al solito pub “Merlins” insieme ad altri amici. Ci siamo seduti a bere allo stesso tavolo e chiacchierando in generale sui rapporti e le relazioni con i ragazzi, la Meredith diceva che il suo ragazzo non era molto affidabile, nel senso che non gli sembrava un tipo fedele nei rapporti in quanto le era capitato di chiamarlo durante una sera in cui lo stesso le avrebbe detto che sarebbe rimasto a casa ed aveva invece intuito che si trovava fuori casa.
Per il modo in cui aveva parlato del suo ragazzo, io penso che non lo considerasse proprio come un “fidanzato” ma come una persona che frequentava senza progetti sentimentali».

da lastampa.it
Registrato
Admin
Utente non iscritto
« Risposta #1 inserito:: Novembre 08, 2007, 11:56:05 am »

I VERBALI dell'inchiesta

Delitto di Perugia, Meredith mi disse: «Tipi strani, troppi uomini in casa»

Daniel, Spyros e gli altri nella casa di Meredith
 
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI


PERUGIA — «Vorrei riferire alcune cose che Meredith mi ha detto di Amanda. Penso che siano importanti. Meredith mi ha detto che Amanda avrebbe portato alcune volte degli uomini nella loro casa, non so quanti fossero stati. Meredith mi ha parlato in particolare di un uomo che abita in un Internet Café. È il posto in cui Amanda lo avrebbe conosciuto. Meredith pensava che quest'uomo fosse strano. Nella circostanza non mi ha specificato altro. Non so indicare l'età di quest'uomo ma posso dire che almeno un altro uomo era stato sicuramente portato nella loro casa anche se non so indicare la nazionalità di queste persone». È il 3 novembre scorso, sono le 23.10. Negli uffici della questura di Perugia viene interrogata Sophie Purton, 20 anni, amica della giovane inglese assassinata la sera del primo novembre. È lei la prima a rivelare che nella casa del delitto c'è sempre stato un gran viavai. I poliziotti decidono così di convocare Amanda Knox, la ragazza statunitense adesso accusata di aver partecipato al delitto.


VIA VAI DI RAGAZZI - Viene interrogata alle 14.45 del 4 novembre. E non nega. «Questo giovane che frequenta un Internet Café è argentino e si chiama Juve. È venuto a casa mia almeno cinque volte, l'ultima il 31 ottobre. Conosce anche Meredith perché l'ha conosciuta al bar con me. Juve non ha mai provato a stare con me, ha come modo di fare il vizio di abbracciare e toccare anche quando non è ubriaco... Gli altri uomini che ho portato a casa sono un certo Spyros solo una volta nel mese di ottobre e in quell'occasione ha conosciuto Meredith; Daniele, di Roma, di cui non conosco il numero telefonico, è venuto a casa due volte, la seconda ha parlato con Meredith salutandola ». Il resto lo aggiunge neanche due ore proprio uno dei ragazzi che abitano al piano terra, Stefano Bonassi: «Un paio di volte sono venuti a casa nostra tre amici di Roma, uno di questi si chiama Daniel De Luna. Quest'ultimo, nella seconda occasione che è venuto a casa, ha avuto un rapporto sessuale con Amanda». Sono tante le persone che frequentavano le studentesse. E la loro presenza, che adesso affolla l'indagine, alimenta dubbi sulla versione fornita da Amanda Knox. Chi c'era davvero nell'appartamento quando Meredith è stata assassinata? E che ruolo ha avuto lei? «La sera del primo novembre Patrick e Meredith hanno avuto un rapporto sessuale. Mi pare che io ero in cucina. A un certo punto ho sentito le grida di Meredith e io spaventata mi sono tappata le orecchie. Poi non ricordo più nulla», ha affermato Amanda. È una versione che non regge. L'accusa ritiene che fosse presente al momento della violenza e «abbia dato un contributo a Patrick Diya». Se anche così non fosse, sembra impossibile che dopo aver sentito le grida dell'amica non sia corsa in camera. E soprattutto, se davvero è stato Patrick ad uccidere Meredith, che cosa hanno fatto dopo? Qualcuno ha certamente tentato di pulire il sangue. Qualcuno ha rotto il vetro di una finestra nel tentativo di simulare un furto commesso da estranei. Ma chi? Possibile che nessuno di loro si sia sporcato? Che fine hanno fatto i vestiti?


LAVANDERIA - Agli atti dell'inchiesta è allegata la testimonianza di due ragazzi che si sono presentati il 3 novembre. «Ieri nel primo pomeriggio — hanno raccontato — siamo andati alla lavanderia a gettoni di via Fabretti per lavare gli indumenti. Erano circa le 13.30. Ci siamo allontanati per qualche minuto e quando siamo tornati all'interno della lavanderia abbiamo notato una ragazza e un cittadino straniero. Quest'ultimo usciva al nostro arrivo. Con la ragazza presente abbiamo commentato il comportamento strano dello straniero. Infatti la stessa riferiva che poco prima era giunto lo straniero alla lavanderia barcollando, metteva degli indumenti nella lavatrice, comprese le scarpe marca Nike di colore blu. Poco dopo usciva e rimaneva incastrato nella porta d'ingresso ma liberandosi subito. Poco dopo è rientrato e abbiamo notato che spostava gli indumenti dalla lavatrice all'asciugatrice. La ragazza ci ha detto che l'aveva visto rovistare nel cassonetto insieme ad un connazionale. È alto circa 1,75, ha la carnagione olivastra, sicuramente è magrebino». Non si sa chi sia questo ragazzo né se questo comportamento «strano» abbia a che fare con il delitto. Ma gli investigatori ritengono che in questa fase nessun particolare possa essere tralasciato per scoprire se altre persone possano avere avuto un ruolo nella vicenda


HASHISH E FESTE - Il quadro che emerge dai verbali dei giovani che frequentavano Meredith e le sue amiche è quello di un «gruppo allargato». Ragazzi che si sono trasferiti a Perugia per studiare, che vivono lontano dalle famiglie e non sembrano avere regole. Ragazzi che vivono la notte, che vagano di festa in festa, che spesso si ubriacano e fumano spinelli fino a stordirsi. Lo racconta anche Giacomo Silenzi, che con Meredith stava insieme da circa tre settimane. La sera dell'omicidio era a casa dei genitori a Porto San Giorgio. «Nonostante mi piaceva molto — dice — non provavo alcuna gelosia nei suoi confronti... Insieme ai miei amici faccio spesso uso di hashish e marijuana, ma non di altre droghe. Anche Meredith faceva uso di hashish e spesso l'assumevamo insieme, o noi due da soli o insieme ai ragazzi del condominio. In genere prendevamo la droga nel centro di Perugia, sulle scale di fronte alla chiesa di piazza 9 Novembre, ma non conosco i nomi degli spacciatori. Ogni volta che ci serviva, uscivamo e andavamo in piazza per rifornirci. Non ricordo che le ragazze avessero mai avuto la droga, in genere la fornivamo noi ragazzi». Canne, ma anche alcol. Accadeva spesso che le ragazze tornassero ubriache. Una sera fu Hicham Khiri, marocchino ventottenne, a riaccompagnarle a casa. Lo ha raccontato lui stesso il 3 novembre: «Eravamo al Gradisca. Era sabato e io ero con un mio amico che si chiama Abdel. All'interno del locale ho visto che c'era tutto lo staff del Merlin e molte studentesse straniere per le quali ogni sabato viene organizzato un pullman. A fine serata, uscendo dal parcheggio, abbiamo incontrato Meredith e Sophie, quest'ultima ubriaca, e un'altra ragazza che non conosco. Meredith mi chiese se, viste le condizioni di Sophie, potevamo riaccompagnarle a casa».

Fiorenza Sarzanini
08 novembre 2007

da corriere.it
Registrato
Admin
Utente non iscritto
« Risposta #2 inserito:: Novembre 08, 2007, 11:57:04 am »

L'inchiesta

«Prove nella stanza del massacro»

Si svolgerà oggi l'interrogatorio di convalida di Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Patrick Lumumba

 DA UNO DEI NOSTRI INVIATI


PERUGIA — L'impronta di una scarpa intrisa nel sangue di Meredith, nella camera dove la studentessa è stata uccisa, «combacia perfettamente» con quella di Raffaele Sollecito, il laureando pugliese che ha sempre detto di non essere entrato nella stanza. I primi risultati che arrivano dalla scientifica, invece, sembrano dire il contrario. Si svolgerà oggi l'interrogatorio di convalida di Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Patrick Lumumba, tutti e tre accusati dello stupro e dell'omicidio di Meredith. Lumumba, quando sono andati a prenderlo, ha detto di non essere mai stato in quella casa: «Vi state sbagliando, sono innocente, io lì non ci sono mai entrato».

Secondo il pm Giuliano Mignini mentono tutti.

I primissimi riscontri della scientifica sembrano dargli ragione. Mentre si attendono le risposte sul Dna, i tecnici stanno esaminando il coltello trovato a casa di Sollecito, ritenuto compatibile «per tipologia e dimensioni», con quello che ha ucciso la ragazza. Di certo, c'è a verbale la dichiarazione di un poliziotto che afferma che «nessuno ha avuto accesso alla camera di Meredith dopo il ritrovamento». Quindi, lì, a credere alle parole dei tre accusati, dovrebbero non esserci le loro impronte.

C'è altro, poi: domenica scorsa, alla polizia di Roma, si è presentato un ragazzo che ha raccontato di aver «ricevuto un messaggio, il 30 ottobre ( il giorno prima dell'omicidio) nel quale era scritta una frase che sul momento non ho capito». C'era scritto: «Per me, stasera o domani, Meredith muore». Il ragazzo racconta di non aver dato peso a quel messaggio, di averlo cancellato. Ora la polizia sta lavorando per recuperarlo.

Allo stesso tempo, la polizia lavorerà sul computer di Raffaele Sollecito: lui ha sempre dichiarato di aver trascorso due ore, la notte dell'omicidio, a navigare in rete.

Al.Cap.
08 novembre 2007

da corriere.it
Registrato
Pagine: [1]
  Stampa  
 
Vai a:  

Powered by MySQL Powered by PHP Powered by SMF 1.1.21 | SMF © 2015, Simple Machines XHTML 1.0 valido! CSS valido!